Il tempio o la casa della libertà e della non credenza

Re: El tenpio o ła caxa de ła lebartà e de ła no credensa

Messaggioda Berto » gio mar 24, 2016 4:28 pm

Magdi Allam: "Lascio la Chiesa, che legittima Islam e protegge immigrati" - Il Fatto Quotidiano
di RQuotidiano | 25 marzo 2013

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03 ... ati/541366


“Papalatria” e “buonismo fisiologico” di una Chiesa che legittima “l’Islam come vera religione” e si erge “a massimo protettore degli immigrati – e soprattutto – i clandestini”. La conversione di Magdi Cristiano Allam è durata solo quattro anni e, “in concomitanza con la fine del papato” di Benedetto XVI, è arrivata al capolinea. In un lungo articolo pubblicato su Il Giornale, l’ex vicedirettore del Corriere della Sera dice addio al cattolicesimo, abbracciato il 22 marzo 2008 in San Pietro, alla vigilia di Pasqua, col battesimo celebrato da Ratzinger in cui Maurizio Lupi gli fece da padrino.

Si tratta di “una scelta – spiega – maturata anche di fronte alla realtà di due Papi”, ma ciò che “più di ogni altro fattore mi ha allontanato dalla Chiesa – specifica – è la legittimazione dell’Islam come vera religione di Allah come vero Dio, di Maometto come vero profeta, del Corano come testo sacro, delle moschee come luogo di culto”. Allam, che anche per la campagna elettorale aveva utilizzato slogan contro la religione musulmana, si dice inoltre “convinto che l’Islam sia un’ideologia intrinsecamente violenta così come è stata storicamente conflittuale al suo interno e bellicosa al suo esterno” e ritiene che “l’Europa finirà per essere sottomessa all’islam, così come è già accaduto a partire dal Settimo secolo”, “se non avrà la lucidità e il coraggio di denunciare l’incompatibilità dell’islam con la nostra civilità e i diritti fondamentali della persona, se non metterà al bando il Corano per apologia dell’odio”.

Non solo: per l”ex’ convertito, “è una autentica follia suicida il fatto che Giovanni Paolo II si spinse fino a baciare il Corano il 14 maggio 1999, che Benedetto XVI pose la mano sul Corano pregando in direzione della Mecca all’interno della Moschea Blu di Istanbul il 30 novembre 2006, mentre Francesco I ha esordito esaltando i musulmani ‘che adorano Dio unico, vivente e misericordioso”. Tuttavia, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata “la Papalatria che ha infiammato l’euforia per Francesco I e ha rapidamente archiviato Benedetto XVI“, evidenzia.

Ma l’allontanamento di Magdi Cristiano è dovuto anche ad altri fattori. Ad esempio “il buonismo che porta la Chiesa a ergersi a massimo protettore degli immigrati – e soprattutto – i clandestini”. E lo dice nonostante anche lui rientri nella prima categoria, visto che è nato e cresciuto fino a vent’anni al Cairo, in Egitto. A supporto della tesi, cita anche il Vangelo che “applica” alla sua personale visione: “Io sono per l’accoglienza con regole e la prima regola è che in Italia dobbiamo innanzitutto garantire il bene degli italiani, applicando correttamente l’esortazione di Gesù ‘ama il prossimo tuo come te stesso'”. E conclude: “Continuerò a credere nel Gesù che ho sempre amato e a identificarmi orgogliosamente con il cristianesimo come la civiltà che più di altre avvicina l’uomo al Dio che ha scelto di diventare uomo”.

Te ghè fato benon; mi a xe on toco ke ła go łasà!

Magdi Cristiano Allam l'apostata
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 188&t=1854

Immagine
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Re: El tenpio o ła caxa de ła lebartà e de ła no credensa

Messaggioda Berto » ven apr 15, 2016 8:01 am

On bon somexo de goeriero de ła łebartà:

È morto Pietro Pinna, primo obiettore di coscienza italiano
Chiamato alle armi nel 1948, rifiutò di prestare il servizio di leva. La scelta gli costò 18 mesi di carcere per disobbedienza
14 aprile 2016

http://www.repubblica.it/politica/2016/ ... -137641957

FIRENZE - È morto ieri a Firenze, a 89 anni, Pietro Pinna, primo obiettore di coscienza al servizio militare per motivi politici e fondatore, con Aldo Capitini, del Movimento Nonviolento.
Nato nel 1927 a Finale Ligure (Savona), fu chiamato alle armi nel 1948 ma, influenzato dal pensiero del pacifista Capitini, rifiutò di prestare il servizio di leva.
Processato per disobbedienza, fu condannato al carcere una prima volta per dieci mesi e successivamente per altri otto. Venne infine riformato per "nevrosi cardiaca", ma nel corso della vita, più volte è finito in carcere per le sue scelte nonviolente.
Diventato uno dei più stretti collaboratori di Capitini, organizzò con lui la prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi nel 1961 e le tre successive.
Non smise mai di operare nel Movimento Nonviolento, diventandone segretario nazionale dal 1968 al 1976. Nel 2008 è stato insignito del Premio Nazionale Nonviolenza e nel 2012 la facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Pisa gli ha conferito la laurea honoris causa in Scienze per la Pace. In una nota, il Movimento Nonviolento ricorda che "Pietro Pinna - Piero, per tutti – ha avuto sempre chiaro che non si può sconfiggere la guerra senza eliminarne lo strumento che la rende possibile, gli eserciti.
E in questo impegno per la nonviolenza specifica – fatto di disobbedienze civili, marce antimilitariste, azioni dirette nonviolente per il disarmo unilaterale – ha speso ogni momento della sua esistenza, coerente e rigoroso soprattutto con se stesso, sempre aperto all’incontro con l’ altro nella tensione e familiarità della ricerca della verità. Oggi, i giovani, che tanto a cuore stavano a Piero, che si affacciano all’esperienza del servizio civile, sanno – o dovrebbe sapere – che la loro esperienza di difesa civile non armata e nonviolenta è possibile soprattutto grazie all’impegno di una vita di Pietro Pinna. Ciao Piero”, conclude la nota.
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Re: El tenpio o ła caxa de ła lebartà e de ła no credensa

Messaggioda Berto » mer apr 27, 2016 7:42 pm

CINA È morto Harry Wu, il testimone dei laogai, i campi di lavoro forzato in Cina
27/04/2016

http://www.asianews.it/notizie-it/E'-mo ... 37333.html

Il dissidente ha passato 19 anni in un campo di “rieducazione tramite il lavoro”. Rilasciato, scappa negli Stati Uniti da dove inizia una battaglia lunga decenni contro il sistema dei laogai. Grazie anche al suo impegno e alla sua testimonianza coraggiosa, Pechino è stata costretta – almeno sulla carta – a chiudere i campi di lavoro forzato. Cattolico, ha parlato molte volte in difesa della libertà religiosa in Cina.

Washington (AsiaNews) – Harry Wu, uno dei dissidenti cinesi più noti nel panorama internazionale, è morto a 79 anni di età mentre si trovava in vacanza in Honduras. Lo annuncia l’amministratrice della Laogai Human Rights Organisation, Ann Noonan, che collaborava da molto tempo con lui. Non sono ancora chiare le cause della morte: il figlio Harrison e l’ex moglie China Lee sono in viaggio per l’America centrale, dove assisteranno all’autopsia e da dove riporteranno il corpo negli Stati Uniti.

Nato in una famiglia benestante cattolica di Shanghai, che subisce le requisizioni maoiste dopo la vittoria comunista del 1949, Wu prova sulla sua pelle la brutalità del regime cinese. Arrestato dalle autorità comuniste nel 1960 – mentre studiava geologia all’università – con l’accusa di essere “controrivoluzionario” e “appartenente a un gruppo di studenti cattolici fuorilegge”, viene rilasciato nel 1979 dopo ben 19 anni di detenzione. Nel 1985 riesce a raggiungere gli Stati Uniti e da allora inizia a lottare per il ritorno dei diritti umani nel suo Paese.

Il tragico racconto di quei 19 anni è raccolto in Bitter Winds (1994), memoria delle sue esperienze nei laogai. Il volume è stato tradotto e pubblicato in lingua italiana, col titolo “Contro rivoluzionario. I miei anni nei gulag cinesi” (Edizioni San Paolo) nel 2008. Il testo venne presentato dallo stesso autore al Pontificio Istituto Missioni Estere di Milano.

Divenuto cittadino americano, viene assunto con il ruolo di professore di Geologia all’Università della California, Berkeley. Qui inizia a scrivere delle sue esperienze nei laogai e nel 1992 abbandona l’insegnamento per dedicarsi esclusivamente all’attivismo e alla denuncia delle violazioni dei diritti umani in Cina. A questo scopo crea la Laogai Research Foundation, organizzazione di ricerca e pubblica educazione non-profit sui campi di lavoro cinesi.

Il sistema di rieducazione forzata ideato dal governo comunista sin dalla sua nascita si divide in laojiao (forma breve di "laodong jiaoyang", rieducazione attraverso il lavoro) e laogai. Entrambi sono stati messi in atto da Mao Zedong dal 1957 per “riformare la mente dei controrivoluzionari e conservatori di destra”.

La condanna al primo era a discrezione della polizia e non poteva durare più di sei mesi; il secondo è comminato con una sentenza e può durare decine di anni. Secondo la Laogai Research Foundation in Cina, al 2013 vi erano almeno 1045 laogai, con circa 4 milioni di prigionieri. Le strutture industriali o agricole dei laogai sono un vero e proprio sistema che contribuisce all'economia cinese. I prigionieri dei laogai non sono pagati.

Wu ha testimoniato di fronte a diversi Congressi negli Stati Uniti, al parlamento del Regno Unito, della Germania, dell'Australia, alle Nazioni Unite e al Parlamento Europeo, facendo sì che negli Stati liberi sia proibita la diffusione e la vendita dei prodotti provenienti dai laogai.

Continua a visitare spesso la patria per raccogliere testimonianze e rapporti sulla reale situazione sociale: per questo lavoro viene arrestato di nuovo nel 1995 e condannato a 15 anni con l’accusa di spionaggio. Grazie a un intenso lavoro diplomatico viene riportato negli Stati Uniti senza scontare la pena.

Nel 2008 apre a Washington il “Museo del Laogai”: questo, nelle sue parole, “servirà a preservare la memoria delle molte vittime del sistema della rieducazione tramite il lavoro, e aiuterà a far conoscere al pubblico le atrocità commesse dal regime comunista cinese”.

Grazie anche al suo impegno, nel 2013 Pechino annuncia la chiusura del sistema dei laogai. Anche se all’annuncio non seguono subito fatti concreti, nel giro di due anni i campi vengono ufficialmente dismessi. “Era un vero eroe – conclude Noonan – e il suo lavoro continuerà. Non si fermerà mai”.
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Re: El tenpio o ła caxa de ła lebartà e de ła no credensa

Messaggioda Berto » dom mag 01, 2016 10:43 am

Marcantonio Bragadin, eroe e martire de ła łebartà, el ga prefaresto morir pitosto ke convertirse a l'Islam

Marcantonio Bragadin (Venezia, 21 aprile 1523 – Famagosta, 17 agosto 1571) è stato un politico e militare italiano, cittadino della Repubblica di Venezia.
Fu Rettore della città-fortezza di Famagosta, ricco porto sulla costa orientale dell'isola di Cipro, durante l'assedio degli ottomani.
https://it.wikipedia.org/wiki/Marcanton ... enerale%29

Nonostante il trattato di resa stabilisse che i militari superstiti potessero ritirarsi a Candia con i civili, il comandante turco Lala Kara Mustafa Pascià non osservò le condizioni pattuite. Bragadin venne imprigionato a tradimento e mutilato al viso (gli vennero mozzate ambedue le orecchie e il naso), quindi rinchiuso per dodici giorni in una minuscola gabbia lasciata al sole, con pochissima acqua e cibo.
Al quarto giorno i Turchi gli proposero la libertà se si fosse convertito all'Islam, ma Bragadin rifiutò.
Il 17 agosto del 1571, tratto già quasi esanime dalla prigionia e con gravi ustioni sul corpo, fu appeso all'albero della propria nave e massacrato con oltre cento frustate, quindi costretto a portare in spalla per le strade di Famagosta una grande cesta piena di pietre e sabbia, finché non ebbe un collasso. Fu quindi riportato sulla piazza principale della città incatenato a un'antica colonna e qui scuoiato vivo a partire dalla testa, anche se morì prima della fine della tortura. Le sue membra squartate vennero distribuite tra i vari reparti dell'esercito e la pelle, riempita di paglia e ricucita, venne rivestita delle insegne militari e portata a cavallo di un bue in corteo per Famagosta. Il macabro trofeo, insieme con le teste del generale Alvise Martinengo, del generale Astorre Baglioni, di Gianantonio Querini e del castellano Andrea Bragadin, venne issato sul pennone di una galea e portato a Costantinopoli.
La pelle di Bragadin fu trafugata nel 1580 dall'arsenale di Costantinopoli da Girolamo Polidori, giovane marinaio veneziano; fu portata a Venezia e conservata nella chiesa di San Gregorio per essere trasferita nel 1596 in quella dei Santi Giovanni e Paolo, dove si trova ancora oggi.
La fama del Bragadin si deve all'incredibile resistenza che seppe opporre all'esercito che lo assediò, dato il rapporto delle forze in campo, nonché all'orribile scempio cui fu sottoposto dopo la resa della sua città. Dal punto di vista militare, la tenacia e il protrarsi della resistenza degli assediati capitanati dal Bragadin richiese un ulteriore impiego di forze da parte turca e tenne impegnati gli assedianti per un lungo periodo, tanto che la Lega Santa ebbe il tempo di organizzare la flotta che avrebbe sconfitto quella ottomana nella battaglia di Lepanto.

17 agosto 1571: il martirio di Marc’Antonio Bragadin
http://www.storiainrete.com/3316/rinasc ... o-bragadin

La difesa di Famagosta fu una della pagine più epiche mai scritte dalle armi italiane, inequivocabile dimostrazione della falsità con cui sempre si è dipinto l’italiano come pavido, incapace di combattere e inetto: i difensori della fortezza, il veneziano Marcantonio Bragadin, prefetto civile, e il perugino Astorre Baglioni, capitano di ventura, ingegnere militare e comandante delle truppe cittadine, tennero contro un esercito nemico immenso, facendo pagare alla Sublime Porta un prezzo sproporzionato per una vittoria amara. Ma la loro sorte fu terribile, indicibile addirittura quella di Bragadin.

Astorre Baglioni si distinse per abilità tattica e strategica, rendendo l’assedio un vero e proprio incubo per gli oppugnanti: rinforzò le difese famagostane, ideò stratagemmi e tattiche (come i famosi «gattoli», trincee tortuose al riparo delle quali i guastatori potevano «sgattaiolare» e portare offesa agli attaccanti), fu maestro nella guerra delle mine, portando a segno numerosi colpi contro le gallerie scavate dai turchi sotto le mura cittadine. Con le sue sortite temerarie inflisse perdite sanguinose al nemico, e cocenti umiliazioni, come quando sottrasse ai tracotanti turchi il gonfalone di Nicosia, trofeo che i nemici sventolavano orgogliosamente in faccia ai difensori di Famagosta, credendo così di deprimerne il morale. Quando una flotta veneziana di rinforzo salpò da Cipro, Baglioni fa credere al nemico di aver evacuato Famagosta su quelle navi: i turchi s’avvicinarono alla città in formazione di parata, senza precauzioni, ma furono accolti da un’imboscata tesa dai duemila italiani, quattromila stradiotti greci e albanesi e dagli altri volontari ciprioti al comando di Astorre, che inflissero alle avanguardie turche 2.500 morti, oltre ad una dura lezione di prudenza ed umiltà. Ma l’esercito ottomano crebbe rapidamente di numero, fino a sfiorare (alcuni dicono anche a superare) le 200 mila unità, con oltre centodieci bocche da fuoco.

Baglioni fece allora avvelenare i pozzi attorno alla città, per privare gli assedianti d’acqua potabile, fa cospargere il terreno di triboli (ricci di ferro per ferire i piedi dei fanti e le zampe dei quadrupedi) e piazza il suo alloggio nel bastione di Santa Nappa, da dove può dirigere con precisione il tiro delle artiglierie. I turchi pagano ogni assalto alle mura ed ogni sortita della cavalleria veneziana con decine di migliaia di morti: cifre da Prima Guerra Mondiale, se è vero che in soli 10 giorni almeno 30 mila fra fanti e guastatori turchi arrossarono la terra di Famagosta con il loro sangue. Comandante civile e politico assieme a Baglioni fu Marcantonio Bragadin: uomo di rare virtù e coraggio, riuscì a galvanizzare la popolazione cittadina greca ed a gestire le magre risorse durante tutto l’assedio, dimostrandosi anche soldato valoroso ed implacabile. Il 31 luglio 1571 gli esausti difensori respingono il quinto assalto generale: sono rimasti ormai meno di cinquecento uomini validi e la popolazione è alla fame. Il comandante dei turchi, l’arabo Lala Mustafà, rende note a Bragadin condizioni di resa estremamente vantaggiose: salva la vita e le proprietà di tutti, evacuazione a Candia di chi avesse desiderato e libertà di culto per chi fosse rimasto.
Bragadin è titubante: vorrebbe respingere la profferta, ma le delegazioni dei cittadini disperati lo scongiurano di accettare. Vorrebbe anche tentare un’ultima sortita (appiedata, giacchè i cavalli sono già stati tutti macellati per nutrire soldati e civili) e morire combattendo, ma i cittadini gli fanno notare che questo renderebbe furioso il turco, che si sfogherebbe poi sui civili inermi.
Bragadin sa quale sorte sia toccata a Nicosia dopo la resa: 20 mila persone sterminate nei metodi più orrendi, le donne che si gettavano dai tetti pur di non cadere in mano ai vincitori, duemila bambini e ragazze inviati nel mercato degli schiavi del sesso di Costantinopoli. Ma, a malincuore, accetta.
In gran pompa la delegazione dei capitani italiani esce dalle mura in rovina e si reca alla tenda del Pascià per consegnare le chiavi della città. Lala Mustafà finge cortesia per tre giorni, poi con un pretesto fa arrestare tutta la guarnigione cristiana.
Il comandante turco è infatti furibondo: ha impiegato oltre 11 mesi per piegare la resistenza, ha perduto 52 mila uomini, fra cui il suo primogenito. Quando si rende conto all’esiguità dei difensori, la furia, la frustrazione e il senso di inferiorità lo accecano. Fa impiccare Astorre Baglioni e gli altri capitani italiani, Lorenzo Tiepolo, Gianantonio Querini, e Alvise Martinengo (quest’ultimo impiccato tre volte per prolungarne l’agonia) e il capitano greco-cipriota Manoli Spilioti, esponendo le loro teste infisse su picche, mentre per il superbo Bragadin medita una fine ancor più agghiacciante: gli fa mozzare orecchi e naso, e poi rinchiudere in una gabbia sotto il sole: per tredici giorni il capitano italiano è stretto in agonia fra le sbarre arroventate mentre le ferite gli si infettano. Il 17 agosto, un venerdì, Lala Mustafà lo fa uscire, pestare e frustare, lo costringe a percorrere due volte il perimetro della città caricato di gerle piene di sassi ed immondizia sulle spalle piagate, facendogli premere dalla soldataglia la bocca in terra ad ogni passaggio davanti al suo trono.
Lo fa quindi appendere per ore ad un’antenna nel porto, in maniera che tutti gli schiavi cristiani ai remi ed i prigionieri possano vedere l’orribile sorte del loro comandante.

Ma il pascià non è ancora sazio di vendetta. Bragadin è legato ad una colonna, più morto che vivo. Il carnefice gli si avvicina con lame affilatissime. Lala Mustafà gli intima di abiurare la Croce ed abbracciare l’Islam. Ma Bragadin rifiuta sdegnato, con la poca forza che gli rimane. Il pascià ordina allora l’orrendo supplizio: il boia inizia a scorticarlo vivo, partendo dalla nuca e dalla schiena, lentamente e con metodo, ripetendogli «convertiti e la tortura finirà! » Ma Bragadin non cede. Alla fine la morte pietosa lo colse solo quando il coltello del carnefice fu giunto all’ombelico. La pelle impagliata sarà appesa come macabro trofeo all’ammiraglia della flotta di Lala Mustafà e portata a Costantinopoli. Anni dopo mercanti veneziani con la complicità di uno schiavo cristiano riusciranno a trafugarla, ed oggi è conservata nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia, e venerata come una reliquia, sebbene la Chiesa non abbia mai elevato il martire Bragadin alla gloria degli altari. L’infingardia di Lala Mustafà fu tale che egli dovette giustificarsi davanti al suo superiore Pertev Pascià, che si sentiva disonorato dal comportamento del suo generale. In occidente il martirio di Bragadin infocò gli animi e fu tra i motivi che spinsero le flotte cristiane a battersi come leoni fino alla vittoria, a Lepanto, due mesi dopo.
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Re: El tenpio o ła caxa de ła lebartà e de ła no credensa

Messaggioda Berto » mar giu 07, 2016 2:30 pm

Piero de o da Abano

viewtopic.php?f=179&t=2332

Accusato tre volte dal Tribunale dell'Inquisizione di magia, eresia e ateismo (nel 1300, nel 1306 e, probabilmente, nel 1312) fu prosciolto le prime due volte. L'ultima volta morì in prigione a causa delle torture subite, un anno prima della fine del processo. A seguito della condanna il suo cadavere fu dissotterrato per essere arso sul rogo.
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Re: El tenpio o ła caxa de ła lebartà e de ła no credensa

Messaggioda Berto » lun ott 10, 2016 9:33 pm

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Re: El tenpio o ła caxa de ła lebartà e de ła no credensa

Messaggioda Berto » sab nov 26, 2016 4:27 pm

“In Olanda troppi marocchini”: Wilders a processo sfida i giudici, non si presenta in tribunale
2016/10/30

http://www.riscattonazionale.it/2016/10 ... -tribunale

“Nessuno potrà zittirmi. Non mi hanno fermato le minacce dei terroristi e non lo faranno nemmeno i giudici con questo processo politico a cui io non mi presto. L’Olanda del politicamente corretto sta diventando una dittatura“. Così dice in un messaggio video agli olandesi Geert Wilders, carismatico leader del Partito Liberale (PVV) alleato della Lega Nord in Europa. I sondaggi dicono che sarà il vincitore delle elezioni politiche di marzo e il prossimo premier e allora ecco che domani inizierà il processo ad orologeria con l’accusa di incitamento all’odio razziale per cui rischia sino a due anni di carcere.

L’antefatto l’avevo già raccontata ma eccolo in breve: a seguito del successo alle elezioni comunali del 2014 il leader del PVV incontra all’Aja una folla di elettori e, tra le altre cose, chiede: “In questa città e in tutta l’Olanda volete più o meno marocchini?”. Dalla gente parte un boato “Minder-Minder-Minder”. Meno, ne vogliono meno. Tutto qui, senza insulti o considerazioni di sorta, ma per la sinistra e la stampa basta e avanza per definirlo un razzista e ottenerne il processo. Eppure tutti sapevano bene che la domanda non era frutto di una improvvisa ubriacatura razzista ma di un problema, definito “il problema marocchino”, di cui Wilders parlava ufficialmente da anni in Parlamento snocciolando dati e chiedendo, senza ottenerle, risposte e azioni.

“Oltre il 60% dei marocchini tra i 12 e i 26 anni ha precedenti penali e oltre l’80% torna a commettere reati – spiegava Wilders – nessun altro gruppo è così tanto recidivo e la seconda generazione commette ancora più crimini della prima. La Polizia e il Rapporto annuale sull’integrazione – continuava – ci dicono che la criminalità marocchina ha raggiunto numeri esorbitanti che pongono seri rischi alla sicurezza nazionale. È ora di trovare rimedi in Parlamento”. E in Parlamento il capo del PVV elencò una serie lunghissima di gravi violenze commesse da giovani marocchini ai danni di categorie deboli quali anziani, disabili e donne e concluse: “C’è un razzismo dei marocchini contro i non marocchini che rende la vita impossibile a tutti gli altri e bisogna finirla di parlare di problema giovanile poiché i giovani delle altre comunità non hanno tale problema.” Come soluzione il suo partito chiedeva restrizioni sulla doppia nazionalità e leggi più dure che per certi tipi di reato prevedessero espulsione e ritiro del passaporto olandese.

Un problema per la sinistra olandese che ha pensato bene di tappargli la bocca mettendolo fuori gioco con le denunce, ma Wilders nel suo ultimissimo messaggio è stato chiaro: “Questo è un processo contro la libertà di parola per impedire che si parli di ciò che dà fastidio al politicamente corretto, ma è mio diritto e mio dovere denunciare i problemi del Paese e il problema marocchino è un grande problema. Lo dicono i numeri – ha continuato – che queste persone sono over rappresentate negli episodi criminali e nella dipendenza dai sussidi statali e come se non bastasse il 75% dei terroristi partiti verso la Siria sono marocchini. Il 43% degli olandesi dichiara di non volerne più, di volerne di meno, non per razzismo ma per sfinimento e per l’esorbitanza dei costi sociali e in fatto di delinquenza. Se dire queste verità è punibile penalmente – ha concluso – l’Olanda è una dittatura. A questa farsa rifiuto di partecipare e non mi presenterò in tribunale. Si tratta di una questione politica che va discussa in Parlamento, non in tribunale. Mi vogliono zittire ma l’Olanda ci appartiene, questa è la nostra Patria, non mi fermeranno”.
Parole da statista che l'Olanda olandese pare aver apprezzato al di là degli schieramenti e adesso il processo politico rischia di trasformarsi in un boomerang e farne un eroe nazionale. Una storia da seguire con grande interesse perché dalle ventose spiagge del Mare del Nord possono partire onde tali da impensierire i palazzi della vicina Bruxelles.


Processo per blasfemia
Quello che dice Wilders e chi lo vuole morto
di
Lorenza Formicola e Roberto Santoro
26 Novembre 2016

https://www.loccidentale.it/articoli/14 ... uole-morto

Secondo i canoni imperanti del politicamente corretto, il leader del partito per la libertà olandese, Geert Wilders, è certamente "blasfemo". Lo stanno processando per incitamento all'odio razziale perché, durante un comizio di tre anni fa, disse di volere "meno marocchini" nelle città arancioni. Ha detto anche altro, e molto peggio, sul Corano e sulla religione islamica. Wilders, che i sondaggi danno per favorito alle prossime elezioni politiche nazionali, ed è stato ospitato alla Convention repubblicana che ha incoronato Trump, nei giorni scorsi si è rivolto ai giudici in aula, dicendo, in sostanza, due cose. La prima è che la libertà di espressione non si tocca.

Per Wilders, la libertà di parola è uno dei bastioni della identità olandese e per questo motivo lui ha il diritto di dire quello che pensa sulla immigrazione incontrollata, anche se significa incorrere in qualche reato o eventuale condanna. Wilders, più di Trump, vuole bloccare il processo di islamizzazione in corso nella società olandese. La seconda cosa che ha detto il chiomato leader anti-jihadista, invece, suona più o meno così: cari signori giudici, provate a immedesimarvi un secondo nella mia vita. Da anni, in virtù delle mie dichiarazioni, sono recluso, protetto da una scorta, c'è qualcuno di guardia fuori dalla porta anche quando vado in bagno. Una volta, noi dell'Occidentale abbiamo incontrato Wilders a Roma, nel corso di un evento, e in effetti girava circondato dalle guardie del corpo, armi alla mano mentre uscivano dall'auto blindata.

Wilders è sulla lista nera di Al Qaeda, ISIS ed altri gruppi del fondamentalismo islamico. Il 2 novembre del 2004, Mohammed Bouyeri, un immigrato marocchino legato al gruppo terroristico Hofstad, tagliò la gola per strada al regista Theo Van Gogh, nei pressi di Sarfaati Park ad Amsterdam. Van Gogh era un amico di Wilders. Si scoprì che nel mirino della cellula jihadista c'erano anche Wilders e la scrittrice Ayaan Hirsi Ali. Hirsi Ali oggi vive negli Stati Uniti, Paese che, a quanto pare, ha ritenuto un posto più sicuro dell'Europa per sfuggire a chi le dà la caccia. Nel suo caso, per quello che scrive sull'Islam.

Chi va contro il pensiero unico, dunque, incorre nel reato di blasfemia, che sta trionfando un po' ovunque nel Vecchio Continente. Nel Regno Unito, per esempio, il ginnasta ventisettenne Louis Smith è stato sospeso dalla British Gymnastics non perché risultato positivo all'antidoping bensì perché l’olimpionico, un po’ brillo dopo un matrimonio, si era permesso di scherzare, stendendosi sul tappeto come se volesse pregare rivolto verso la Mecca. Smith è stato ripreso in un video. La stampa ha subito trasformato la vicenda in un caso nazionale. E' stata aperta una indagine. Smith, per non vedere compromessa la sua carriera, si è fatto intervistare dicendo che lui non è un razzista. Ha anche visitato una moschea. Ma la gogna del politicamente corretto non si accontenta. Così l'atleta ha scritto su Facebook: "Possiamo tutti esercitare il diritto alla libertà di parola, ma essendo una celebrità e uno sportivo influente è mia responsabilità farlo con buon gusto". Wilders non si piega.

A Glasgow, sempre in Gran Bretagna, un deejay radiofonico è stato licenziato dopo che aveva provato a difendere il cristianesimo in un dibattito televisivo con degli ospiti musulmani. A Birmingham, due cristiani sono stati allontanati dalla polizia mentre pregavano: "qui non si può predicare, questa è zona musulmana", gli è stato detto. In una contea dell'Inghilterra, due liceali sono stati puniti dal loro insegnante dopo che si erano rifiutati di pregare Allah. In Irlanda, dal 2010 è entrata in vigore una nuova legge, il Defamation Act, che prevede il reato di diffamazione blasfema a mezzo stampa, con multe fino a 25mila euro.

Secondo l’Irish Times, la legge sulla blasfemia irlandese viene citata come esempio di giurisprudenza da altri Stati islamici, come il Pakistan, che alle Nazioni Unite ha evocato il modello irlandese per legittimare le sue leggi. In Pakistan, la cristiana Asia Bibi marcisce in prigione dopo che volevano condannarla a morte, ancora per blasfemia. Sulla scrivania del primo ministro inglese Theresa May c'è una ricerca, pubblicata dalla politologa Machteld Zee, che studia la penetrazione della giurisprudenza islamica nel sistema giudiziario inglese: un mondo parallelo, fondato sulla Sharia, che agisce al fianco della common law.

Le corti islamiche funzionano come tribunali arbitrali. "Oggi in Gran Bretagna ci sono oltre cento corti che applicano la sharia," dice la Zee, "Si tratta di un sistema giuridico completo e in contrasto con le nostre leggi laiche. Le donne, per esempio, nei tribunali islamici devono poter chiedere se il loro matrimonio può essere sciolto, anche se vengono maltrattate dai mariti. I tribunali islamici hanno invitato le donne ad accettare la poligamia e a non denunciare i casi di violenza domestica. Padri che picchiano i loro figli ne ottengono comunque la custodia".

Insomma siamo alle solite. Le società occidentali devono accettare tutto in nome di una malintesa idea di integrazione ed accoglienza, anche la giustizia parallela islamica. Gli artisti d'avanguardia possono essere blasfemi se prendono di mira il crocefisso o la fede cristiana (e a chi obietta qualcosa si risponde di solito che il cristianesimo è una religione aggressiva); se invece, come fece Van Gogh, irridono l'islam, finiscono nel migliore dei casi nella spirale del pubblico ludibrio, nel peggiore con la gola tagliata. Se le cose nel Vecchio Continente non cambieranno, un giorno forse le corti islamiche chiederanno l'impeachment del primo ministro Wilders.
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Re: El tenpio o ła caxa de ła lebartà e de ła no credensa

Messaggioda Berto » mar mar 20, 2018 7:59 pm

Un appello contro il “nuovo totalitarismo islamista”
Giulio Meotti
20/03/2018

https://www.facebook.com/giulio.meotti/ ... 1070209938

Un appello contro il “nuovo totalitarismo islamista” è stato lanciato sul Figaro da 100 intellettuali francesi fra cui gli storici Georges Bensoussan e Alain Besançon, il medievista Rémi Brague, lo scrittore Pascal Bruckner, l'ex ministro Luc Ferry, i filosofi Alain Finkielkraut e Jean-Pierre Le Goff, lo studioso Pierre Nora, il professor Robert Redeker, il romanziere algerino Boualem Sansal, il politologo Pierre-André Taguieff e altri.

“Non molto tempo fa, l'apartheid regnava in Sud Africa. Oggi l'apartheid di un nuovo tipo viene proposta alla Francia, una segregazione capovolta grazie alla quale i 'dominati' preserverebbero la loro dignità riparandosi dai 'dominatori'.

Il nuovo separatismo avanza mascherato. Vuole apparire benigno, ma è in realtà l'arma della conquista politica e culturale dell'islamismo. Vogliamo vivere in un mondo in cui entrambi i sessi si guardano l'un l'altro senza sentirsi insultati dalla presenza dell'altro. Vogliamo vivere in un mondo in cui le donne non sono giudicate inferiori per natura. Vogliamo vivere in un mondo in cui le persone possano incontrarsi senza paura. Vogliamo vivere in un mondo in cui nessuna religione detta legge”.

Non so se la Francia sia perduta, come spesso temo, ma almeno esistono ancora delle teste pensanti che hanno il coraggio di battersi per ciò che siamo e che sanno bene quale sia la minaccia più grande alla nostra cultura.
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Re: Il tempio o la casa della libertà e della non credenza

Messaggioda Berto » mar nov 09, 2021 10:37 pm

"La religione dei diritti umani è il suicidio dell'Europa"
Giulio Meotti
9 novembre 2021

https://meotti.substack.com/p/la-religi ... ti-umani-e

Oggi per la newsletter sono a colloquio con Jean-Louis Harouel, professore emerito di Storia del diritto all’Università Parigi II, di cui in Italia è stato tradotto il libro “I diritti dell’uomo contro il popolo” (Liberilibri) e che in Francia ha appena pubblicato “L’islam est-il notre avenir?”.

"In molte parti del suo territorio la Francia si è oggi trasformata in un paese diverso: un paese musulmano”. Questo lei dice sull’ultimo numero della rivista Éléments. Perché?

I musulmani che vivono in Francia hanno le loro moschee, le donne velate camminano per le strade, i burkini si stanno moltiplicando sulle spiagge e nelle piscine, ci sono sale di preghiera nelle aziende, si sono moltiplicate le attività halal e gli scaffali halal in supermercati e gran parte della carne consumata in Francia (anche dai non musulmani) viene macellata secondo il rito halal. Queste vaste popolazioni musulmane - che ammontano tra i 7 e i 10 milioni - affermano di essere governate dalle norme di diritto stabilite dall'Islam e dagli stili di vita da esso prescritti. In molte parti del suo territorio la Francia si è lasciata trasformare in un paese musulmano. L'Islam è condannato a impadronirsi di nuovi territori e a permettere ai membri di altre religioni di sussistere solo nella modalità subordinata e umiliante della dhimmitudine. È questo spirito di conquista dell'Islam che si sta attualmente dispiegando davanti ai nostri occhi e a nostro danno. L'Islam si lancia oggi nella conquista dell'Europa in generale e della Francia in particolare, sommergendo intere aree e installando con prepotenza la sua civiltà, i suoi minareti, la sua legge, le sue mentalità, i suoi modi di vita.

Il collasso del cristianesimo ha un ruolo in questa situazione?

Noi europei siamo tutti - agnostici, atei, anticlericali e anticristiani inclusi - il prodotto storico della cristianità. Di fronte alla conquista musulmana, che ha travolto la parte rimasta ricca e civilizzata dell'impero romano cristiano, la religione cristiana è sopravvissuta, durante il Medioevo, grazie agli europei. Se il declino del cristianesimo fosse stato accompagnato allo sviluppo della filosofia aristotelica, orientata alla ricerca della realtà e alla sollecitudine per il bene comune, non ci sarebbero stati problemi. La tragedia dell'Europa occidentale deriva dalla loro adesione a una nuova utopia che dovrebbe instaurare sulla terra il regno del bene: la religione laica dei diritti umani. Questa vieta agli europei di proteggersi dalla presenza invasiva di altri popoli, altre civiltà. Questa silenziosa conquista dell'Europa da parte dell'Islam si realizza effettivamente attraverso i diritti umani, una religione laica ossessionata dalla non discriminazione. Instaurando una morale di stato virtuosamente suicida, questa religione laica ostacola così la Francia e gli altri paesi europei di fronte all'ondata di immigrazione e alla presenza sul loro suolo di un Islam di massa.

L'Europa sembra contenta di assistere passivamente a questa immensa trasformazione. Mentre parliamo è record di sbarchi in Italia, mentre il confine polacco è preso d’assalto. In Germania le città stanno invece autorizzando la chiamata alla preghiera del muezzin dai minareti.

Il Consiglio d'Europa giustifica l'espansione dell'Islam in Europa, dichiarando che "i musulmani sono di casa in Europa" (risoluzione 1743). Questa affermazione è di rara malafede, poiché costituisce oggi la base della legittimità del massiccio insediamento di musulmani nei paesi europei. È un po' come dire che i francesi sono di casa in Algeria, gli italiani in Libia o gli inglesi in India e Pakistan. I leader europei si rifiutano di vedere l'ovvio, ovvero che l'Europa è vittima dell'impresa di conquistare la civiltà musulmana. L'esempio di resistenza viene dalla vecchia ed esemplare democrazia svizzera, dove è vietato costruire minareti mentre è ancora possibile erigere campanili. Gli svizzeri fecero così sapere ai musulmani che vivevano sul loro suolo che non erano nella terra dell'Islam. Hanno rifiutato l'islamizzazione visiva del loro paese, la sua acquisizione simbolica da parte di una civiltà straniera, senza limitare la libertà di culto.

A rischio è il concetto stesso di “Occidente".

L'Occidente è sul banco degli imputati. E sono gli stessi occidentali ad essere all'origine di questo processo contro se stessi. Senza l'Occidente, il mondo sarebbe rimasto sottosviluppato. Senza l'Occidente non ci sarebbe stato sviluppo economico e intellettuale dell'umanità. Non ci sarebbe stata libertà individuale e libertà di pensiero. Le civiltà non sono tutte uguali, c'è un genio nella civiltà europea e nell'Occidente che ha ancora senso oggi. Ma per sperare di potersi difendere, l'Occidente deve combattere risolutamente i nuovi diritti umani e ridare onore ai vecchi, alle libertà pubbliche, prima tra tutte la libertà di esprimere il proprio pensiero e la propria opinione.



Nazi demo-comunisti che manipolano i diritti umani e alimentano l'odio terrorista, antisemita e anticristiano
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 205&t=2877

Nazi demo comunisti che calpestano, negano, violano e manipolano i nostri diritti umani naturali, civili e politici, che sostengono e promuovono il nazismo maomettano e ne giustificano il terrorismo (contro i bianchi, i cristiani e gli occidentali),che alimentano l'antisemitismo e l'antisionismo/antisraelismo di destra, di sinistra e mussulmano in Occidente, in Israele/Palestina, in Medioriente e in tutto il Mondo e l'odio verso l'Occidente e la sua civiltà, il suo benessere, le sue libertà, la sua democrazia, la sua umanità.
https://www.facebook.com/permalink.php? ... 7003387674



Criticare l'Islam è una necessità vitale primaria, un dovere civile universale prima ancora che un diritto umano;
poiché l'Islam è il nazismo maomettano.

Non va solo criticato ma denunciato, contrastato, perseguito e bandito.
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 188&t=2811

La blasfemia vera è quella che sta alla base delle religioni, ossia la presunzione sacrilega di detenere il monopolio di Dio, dello Spirito Universale;
questa blasfemia è la fonte di ogni male, specialmente laddove questa presunzione demenziale si accompagna alla mostruosa e disumana violenza coercitiva.
L'odio e la violenza sono intrinseci all'Islam, a Maometto e al Corano, vanno denuciati, perseguiti e banditi come il male assoluto.
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 6248299139
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