Libertà delle "religioni" e libertà dalle "religioni".

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Messaggioda Berto » ven giu 21, 2019 9:21 pm

Tikkunismo: il pericolo di una nuova religione politica
Ugo Volli
21 Giugno 2019

https://www.progettodreyfus.com/tikkuni ... Ipoebwnfy0

C’è una nuova religione nata nel seno, e forse sarebbe meglio dire al posto, dell’ebraismo americano. Possiamo chiamarla con Vic Rosenthal “Tikkunismo”. Il nome viene dall’idea di “tikkun ‘olam”, che nel lessico della Kabbalah significa “riparazione” o redenzione del mondo, quel lavoro che il mistico compie con la preghiera e altri mezzi rituali per recuperare le scintille di santità disperse nel mondo, anche nei suoi luoghi più impuri e malvagi, in seguito all’esplosione primordiale che nel linguaggio kabbalistico si chiama “shevirat hakelim”, “rottura dei vasi” della materia, incapaci di contenere la luce divina. Tutta questa connotazione mistica, con la ricca narrativa e le immagini che la circondano nella Kabbalah, è però del tutto perduta nel tikkunismo. Qui “tikkun ‘olam” significa letteralmente occuparsi dei mali del nostro mondo, l’ingiustizia, l’inquinamento, la violenza, la fame, la fuga di persone perseguitate e cercare di porvi rimedio.

Naturalmente non vi è nulla di male, anzi molto è lodevole in questa esigenza, sempre che sia compresa in maniera politica, cioè come una certa posizione ideale che deve confrontarsi con altre posizioni concorrenti, con interessi legittimi e anche semplicemente con i vincoli di compatibilità che limitano ogni progetto umano. Per esempio è chiaro che è bene, anche secondo l’etica delle Scritture ebraiche, combattere la fame e la miseria, cercare la giustizia sociale e la possibilità per ciascuno di vivere una vita dignitosa e promettente, liberare i popoli oppressi. Ma quando questo obiettivo viene posto come unico e assoluto, come nell’ideologia comunista, ne segue inevitabilmente un regime dirigista e totalitario che non solo comprime la libertà economica, sociale e ben presto anche quella di pensiero, ma fallisce il suo stesso obiettivo portando tutta la società (salvo i pochi privilegiati che la governano) alla miseria e all’ingiustizia che ne consegue. Così è accaduto sempre, in Russia e in Cina, a Cuba e in Venezuela.

Oppure è giusto (ed è ancora prescritto nell’ebraismo) aiutare e rispettare gli stranieri. Ma devono essere casi di emergenza limitati nel tempo e dovuti a problemi gravissimi; oppure deve trattarsi di una forma di integrazione economica che ha senso purché gli stranieri ospiti rispettino le leggi e la cultura che li accoglie e non cerchino di sovvertirla o rovesciarla; e anche nei limiti della possibilità economica e sociale della società accogliente di integrare davvero questi immigrati, di inserirli nella vita sociale ed economica. Se questi limiti sono superati lo straniero (che le Scritture ebraiche chiamano per lo più in questo contesto “gher”, cioè ospite, straniero residente) diventa un invasore o un parassita e la società che lo subisce si decompone. Non c’è certamente nella tradizione ebraica l’obbligo di amare i banditi come ‘Amalek, o i nemici come i Filistei, o gli oppressori come i Romani. L’obbligo di tutelare se stessi e la propria società precede quello di aiutare gli altri. Voglio richiamare qui il titolo della più lucida e obiettiva analisi del problema dell’immigrazione uscita in Italiano, ad opera di uno scienziato di sinistra, ma boicottata da tutti i media: “L’ospite e il nemico” di Raffaele Simone, pubblicata da Garzanti, cui penso di dedicare presto un articolo.

Ma nel tikkunismo queste esigenze non sono pensate col buon senso con cui si dovrebbero considerare le posizioni politiche, bensì con l’assolutezza del dovere religioso. La politica viene deificata. Essere ebrei non significa comportarsi secondo le regole millenarie basate sulla Torah e neppure credere in qualche cosa (anche Dio è opzionale per i tikkunisti), ma avere posizioni politiche intenzionate a “riparare il mondo”, naturalmente cioè di sinistra (che poi ci riescano è tutta un’altra questione, la storia mostra che le società più intolleranti, inquinanti, violente sono sempre state quelle totalitarie, di destra e di sinistra allo stesso modo). Per i tikkunisti, chi non è di sinistra, perché crede al mercato, alla libertà individuale, all’importanza delle culture nazionale, non è semplicemente uno che la pensa in maniera diversa, o magari un avversario politico. E’ il “fascista” la personificazione del male, che dev’essere demonizzato, esorcizzato e distrutto, soprattutto se ha raggiunto qualche influenza. E’ una posizione che influenza profondamente in questo momento non solo il mondo ebraico, ma in generale i media, la politica e gli intellettuali “autorevoli”, perfino la Chiesa con la figura di papa Bergoglio. Il fatto che questo travestimento e traviamento della politica in religione sia spesso in buona fede non rende più lieve il problema, ma lo aggrava: come discutere, come negoziare con chi ti considera il male assoluto?

C’è dunque un fatto generale, ma c’è soprattutto un problema specificamente ebraico del tikkunismo. Ed è il fatto che esso si sviluppa molto spesso in antisionismo, in disapprovazione, se non proprio odio, per l’esistenza dello Stato di Israele, magari sotto la foglia di fico del dissenso per il suo governo di centrodestra, regolarmente scelto alle elezioni negli ultimi quindici anni dal popolo israeliano. Le ragioni sono ovvie. Israele è lo stato nazione del popolo ebraico, e i tikkunisti sono contro gli stati e ancor più le nazioni, perché pensano che siano trappole contro gli oppressi. Israele è oggetto di una guerra ininterrotta da parte dei musulmani e degli arabi da oltre un secolo, da prima della sua fondazione. Ma musulmana è la maggior parte degli emigranti e gli arabi sono poveri (benché seduti sui depositi di materie prime più ricche del mondo). Dunque hanno ragione loro, a prescindere.

Di più, i tikkunisti non nutrono dubbi rispetto alla miracolosa nascita di un nuovo popolo, i “palestinesi”, generato dai servizi segreti sovietici poco meno di sessant’anni fa. E dato che questo “popolo” afferma di essere stato spossessato del loro stato, non importa che questo stato non sia mai esistito e che gli ebrei abbiano comprato a caro prezzo le terre che hanno risanato ed abitato, che i loro avi siano gli indigeni di quelle terre, che ci sia stata un’approvazione legale internazionale per la fondazione del loro stato. Quel che conta è che gli altri pretendano di essere delle vittime espropriate, e questo impone di appoggiarle, anche nel terrorismo. Infine Israele è alleato dell’America, ha abbandonato il socialismo diventando prospero, è un regime democratico pluripartitico senza un dittatore rassicurante con la faccia di Castro, di Maduro o di Mao – il che ai tikkunisti proprio non va giù.

Dunque il tikkunismo, che con altro nome (“progressismo”) è diffuso un po’ dappertutto nella “migliore intelligenza” occidentale, nel mondo ebraico costituisce una scissione particolarmente grave, anche perché gli antisemiti (che si presentano come “solo” antisionisti) hanno gran vantaggio e gusto a potersi appoggiare su esponenti dei loro nemici ebrei che dicono a voce alta di condividere il loro odio per Israele. E’ un pericolo, abbastanza secondario in Europa, più rumoroso e paradossale in Israele, ma veramente grave negli Stati Uniti. Esserne coscienti è essenziale per non cadere in questa trappola politica travestita da religione.


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Re: Libertà delle "religioni" e libertà dalle "religioni".

Messaggioda Berto » sab giu 22, 2019 10:51 pm

Per la Corte Suprema americana la Croce della pace non discrimina nessuno
22 giugno 2019

https://www.tempi.it/per-la-corte-supre ... gyc_nE4sIs


La sentenza storica chiude una vicenda giudiziaria durata sette anni sul memoriale di Bladensburg. Salvando l’onore ai caduti di guerra dall’isteria politicamente corretta

Era una decisione attesissima in America ed è arrivata il 20 giugno scorso: la Corte Suprema ha stabilito che la grande Croce della pace di Bladensburg (Maryland), monumento ai caduti della Prima Guerra mondiale, non viola il primo emendamento e non verrà eradicata dal suolo pubblico.


DAL 1925 ALL’ERA DEL BIGOTTISMO ICONOCLASTA

Uno si chiederà: in che momento una croce del 1925, memoriale edificato in onore dei 49 caduti delle contee circostanti, pagato dalle famiglie della contea e dalla Legione americana, ha iniziato a violare la Costituzione americana? Ovviamente mai. La storia della Croce di Bladensburg, assolutamente comune in America, dove sono sorte croci in migliaia di memoriali e cimiteri (ma anche all’estero, dove la morte dei soldati americani è stata commemorata da file di semplici croci bianche o stelle di David, a seconda della loro fede), sembra piuttosto aggiornare la saga del dilagante bigottismo iconoclasta politically correct che da qualche anno si propone di fare piazza pulita di ogni festa, monumento e ricordo della storia, dei padri fondatori e degli eroi americani.


«CROCE INCOSTITUZIONALE: FAVORISCE I CRISTIANI»

Tutto ha inizio nel 2012, quando il Maryland National Park, responsabile del mantenimento del memoriale, riceve una lettera dall’Associazione degli umanisti americani che chiedono la rimozione della croce. Due anni dopo la stessa associazione avvia una causa a nome di tre residenti della zona, sostenendo che il monumento viola l’Establishment Clause del primo emendamento della Costituzione americana, che vieta al governo degli Stati Uniti di preferire una religione rispetto a un’altra. Per l’avvocato degli umanisti, Monica Miller, la croce «favorisce in modo incostituzionale i veterani cristiani a esclusione di tutti gli altri».


L’ITER IN TRIBUNALE

La palla passa dunque ai tribunali. Una prima sentenza del 2015 che rigetta la causa degli umanisti, ritenendo che la croce serva bene il suo laicissimo scopo di onorare i soldati caduti nella Grande Guerra, viene ribaltata in appello nel 2017: secondo una corte federale della Virginia la croce, con la sua imponenza (è alta 12 metri), «ha l’effetto primario di avallare una religione e invischia in modo inappropriato il governo con la religione». Tra i compromessi suggeriti, quello di tranciare le braccia della croce, così da renderlo un monumento inoffensivo. È allora che il First Liberty Institute, opponendosi al verdetto, ottiene dalla Corte Suprema la revisione del caso.


UNA CROCE «NON DOVREBBE RENDERCI CIECHI»

E veniamo al 20 giugno 2019 e a una sentenza che a buon diritto potremmo definire “storica”. Con una maggioranza di 7 a 2, la corte ha stabilito infatti nel caso American Legion v. American Humanist Association che la Croce di Pace di Bladensburg non solo non viola l’Establishment Clause del primo emendamento, ma può rimanere su suolo pubblico ed essere mantenuta con fondi pubblici. Il verdetto della maggioranza, a cui si sono opposti solo i giudici Ruth Bader Ginsburg e Sonia Sotomayor, è stato scritto dal giudice Samuel Alito ed esprime forti critiche all’applicazione del cosiddetto “Lemon Test” (dal caso Lemon v. Kurtzman del 1972 e da allora in voga nei tribunali per determinare se un’azione crea «eccessivo coinvolgimento del governo con la religione») rivendicando il buon senso nei casi in cui siano coinvolti simboli religiosi a scopo commemorativo o cerimoniale: «La croce è indubbiamente un simbolo cristiano, ma questo fatto non dovrebbe renderci ciechi di fronte a tutto quello che la Croce di Bladensburg è venuta a rappresentare».


UNA SENTENZA STORICA

La rimozione di un monumento di lunga data come questo potrebbe infatti «non apparire più neutrale, specialmente per la comunità locale per la quale ha assunto un significato particolare», ha spiegato Alito. «Un governo che gira per il paese, abbattendo monumenti con simboli religiosi e cancellando ogni riferimento al divino non potrà che apparire aggressivo e ostile nei confronti della religione. Le dittature militari hanno condotto progetti analoghi in passato, e per chi ha memoria storica, l’immagine dei monumenti abbattuti potrebbe diventare evocativa, inquietante e divisiva».

Sulla valutazione del “Lemon Test” non tutta la maggioranza si è mostrata unita, tuttavia il parere unanime sul caso Bladensburg resta. La Croce della pace, e con lei a cascata migliaia di cimiteri e mausolei in onore ai caduti di guerra, rischiava di fare la fine del Columbus day, delle statue confederate, degli affreschi dell’università di Notre Dame, vittime dell’isteria politicamente corretta che molti cocci e macerie ha già lasciato sul suolo americano. Per questo la sentenza della Corte Suprema segna un’inappellabile difesa della libertà e dei simboli del pluralismo religioso sulla pubblica piazza.
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Re: Libertà delle "religioni" e libertà dalle "religioni".

Messaggioda Berto » gio lug 18, 2019 9:28 pm

???

Leader musulmani ribadiscono l’adesione al Documento sulla Fratellanza
Vatican News
luglio 2019
Benedetta Capelli

https://www.vaticannews.va/it/mondo/new ... c.facebook

A quasi sei mesi dalla firma ad Abu Dhabi del Documento sulla Fratellanza Umana, sottoscritto da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb, 22 leader e intellettuali musulmani sunniti, sciiti e sufi hanno firmato un testo di 15 pagine per ribadire il loro sostegno al Documento

“Un punto di partenza” e “di non ritorno”. Così, secondo quanto riportato da “La Croix”, 22 leader e intellettuali musulmani sunniti, sciiti e sufi definiscono il Documento sulla Fratellanza Umana per la pace mondiale e la convivenza comune, firmato ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, nel corso della visita di Papa Francesco tenutasi dal 3 al 5 febbraio scorso. Un documento congiunto e sottoscritto insieme al Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb per ribadire insieme che la cultura del dialogo è la via per vivere in pace, conoscendosi reciprocamente.

La Fratellanza per la conoscenza e la cooperazione

È il titolo del testo di 15 pagine nato su iniziativa dell’Imam Yahya Pallavicini, presidente della Coreis italiana (Comunità religiosa islamica), insieme all'Istituto di Studi Islamici in Francia e ad un piccolo gruppo di altri leader musulmani che avevano già firmato la Lettera dei 138 intellettuali musulmani a Papa Benedetto XVI, nel 2007, o alla Dichiarazione di Marrakesh sulle minoranze religiose nel 2016. Nel testo si definisce il Documento sulla Fratellanza Umana come “un evento istituzionale senza precedenti nella storia delle relazioni tra cristiani e musulmani”, il segno dell’apertura di una nuova fase orientata “verso il riconoscimento della legittimità e la provvidenziale diversità di rivelazioni, teologie, religioni, lingue e comunità religiose”.

Diversità per mettere in pratica la fraternità

I 22 leader e intellettuali musulmani evidenziano come le diversità non siano più considerate “come una chiamata alla conquista o al proselitismo, o un pretesto per una semplice tolleranza di facciata”, ma piuttosto un’opportunità per mettere in pratica la fraternità che è “una vocazione contenuta nel piano di Dio per la creazione”. Pertanto, il dialogo interreligioso, che era già “raccomandato dal Corano”, appare oggi “vitale”.
Costruire una rete di dialogo tra cristiani e musulmani

L’intento del recente testo – riferisce l’Imam Pallavicini - è quello di esortare alla riflessione “sulla Dichiarazione, sul suo metodo, sul suo linguaggio: discuterne in modo fraterno, possibilmente critico, ma senza escludere apertamente il testo per ragioni ideologiche o politiche”. Il direttore del Coreis sottolinea che la firma di Abu Dhabi ha generato delle divisioni all’interno del mondo musulmano, non sono mancate critiche per l’iniziativa condotta dagli Emirati Arabi e portata avanti dal Grande Imam di Al-Azhar. Alcuni esponenti religiosi hanno anche deciso di non sottoscrivere il testo: “La Fratellanza per la conoscenza e la cooperazione”. Chi ha firmato – ha spiegato Pallavicini – intende raccogliere l’invito a costruire una “fraternità umana” oltre i confini religiosi, l’intenzione è di “promuovere iniziative locali sulla base di questa dichiarazione”, anche “a livello accademico”, costituendo una “rete di sostegno al dialogo tra cristiani e musulmani”.


Libertà delle "religioni" e libertà dalle "religioni", da tutte le idolatrie religiose, specialmente da quelle totalitarie, disumane, terroristiche e violente come quella nazi maomettana.
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 201&t=2827


Criticare l'Islam è una necessità vitale primaria, un dovere civile universale prima ancora che un diritto umano;
poiché l'Islam è il nazismo maomettano.

Non va solo criticato ma denunciato, contrastato, perseguito e bandito.
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 188&t=2811


Dialogo interreligioso - la Nostra Aetate e l'Islam
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... =24&t=2561
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