L'inutilità del cristianismo contro il nazismo maomettano

L'inutilità del cristianismo contro il nazismo maomettano

Messaggioda Berto » mer ott 14, 2020 1:43 pm

La star atea viene fischiata quando critica l’islam. Dawkins e soci nei guai
di Giulio Meotti
2013/04/03

https://www.ilfoglio.it/articoli/2013/0 ... guai-54267

Vada definire sant’Agostino un “ignorante”, bollare il Dalai Lama come un “monarca ereditario”, chiamare Blaise Pascal “sordido”, liquidare lo scrittore inglese C. S. Lewis come un uomo “patetico”, il re David come un “bandito”, Martin Luther King come un “orgiasta” e Mosè come “un autoritario sanguinario che incitava al genocidio”. Ma guai a definire il Corano come un “libro sessuofobo” o affermare che i kamikaze sono espressione dell’islam. L’ateo non si porta più quando critica il Corano. Era già successo in Italia al compianto Christopher Hitchens, che il nostro ateista militante Piergiorgio Odifreddi chiamò “reazionario” per via delle sue idee sull’islam.

“Sono i nuovi islamofobi”, attacca un lungo articolo sul magazine progressista Salon dedicato ai nuovi atei, o come li ha definiti il filosofo inglese John Gray, autore di “Cani di paglia” (Ponte alle Grazie), lo “squadrone anti Dio”. Richard Dawkins, il più celebre ateo del mondo, ha perso molti lettori dopo che ha definito l’islam “la più grande forma di male al mondo”. Il 25 marzo il noto evoluzionista incalza: “Non devi aver letto il Corano per avere una opinione dell’islam, così come non devi aver letto il ‘Mein Kampf’ per avere una opinione sul nazismo”. Sembra di sentir parlare l’olandese volante Geert Wilders. Ma è solo un assaggio della miscellanea atea del biologo Dawkins, che riscuoteva ben maggiori consensi quando paragonava il cristianesimo paolino alle molestie sessuali e l’educazione cattolica alla pedofilia.

Lo scorso dicembre l’International Humanist and Ethical Union, l’associazione che raggruppa centoventi organizzazioni “atee, razionaliste e umaniste” in oltre quaranta paesi, in occasione della Giornata mondiale per i diritti umani ha pubblicato la sua “watch list”, chiamata “Freedom of Thought 2012”, per denunciare i paesi che perseguitano i “senza dio”. In classifica svettano sette paesi islamici.
La settimana scorsa Dawkins è incappato nella contestazione degli studenti musulmani dell’University College London, dove si era recato per una conferenza. E’ successo che l’aula, a causa dell’alta presenza di alunni di fede islamica, era stata divisa fra uomini e donne, in omaggio alla sharia, la legge islamica. Dawkins ha detto che non avrebbe avallato questa “segregazione sessuale”, questa “apartheid”. Giù contestazioni e fischi, quando Dawkins è solito ricevere soltanto applausi. L’altro ateo di lusso che se la passa male è John Harris, le cui critiche all’islam sono non meno tranchant: a suo dire “gli attentati suicidi sono stati razionalizzati da buona parte del mondo musulmano”. Harris critica coloro che ne minimizzano la relazione con la religione (“chiunque affermi che i precetti dell’islam ‘non hanno nulla a che fare col terrorismo’ non fa che giocare con le parole”) e con i sacri testi (“siamo in guerra proprio con quella visione del mondo prescritta a tutti i musulmani dal Corano, e poi ulteriormente elaborata nella letteratura degli hadith”). Per queste e altre esternazioni, Harris si è visto tagliare i contatti da parte di organizzazioni liberal come il Center for Inquiry, l’American Humanist Association e Americans United for Separation of Church and State. Anche l’ateo più discusso di Francia, Michel Onfray, l’autore di quel “Trattato di ateologia” che ne ha fatto il più ricercato opinionista anticattolico (“ateo di servizio”, si è definito egli stesso), è caduto in disgrazia per i commenti anti islamici. Sul Monde, Maurice T. Maschino, autore del pamphlet anticristiano “La République des bigots”, ha pubblicato un articolo dal titolo: “Michel Onfray ha perduto il suo spirito ribelle?”, perché a suo dire dell’islam dimostra di vedere solo “la faccia nera, cupa e tragica”. E, orrore, scrive Maschino rivolgendosi a Onfray, “ti allinei a Houellebecq”, che per le sue idee anti islamiche fu messo a processo a Parigi. La “colpa” di Onfray è aver dichiarato al giornale arabo al Watan che “dopo secoli di cultura musulmana non c’è stata nessuna invenzione, nessuna ricerca… sul terreno della scienza laica”.
E come a voler coronare questa cacciata dei nuovi atei dal parterre culturale c’è la messa al bando dei libri darwiniani di Dawkins dalla Turchia neo islamica di Tayyip Erdogan. Per essere osannato, l’intellettuale ateo deve accusare Dio o Yahweh, ma riceverà soltanto fischi quando se la prenderà con Allah.


Alberto Pento
Meglio ateo che idolatra.
È più vicino a Dio e alla spiritualità universale e naturale l'ateo che l'idolatra che si allontana sempre da Dio quanto più è concentrato, fissato, ossessionato sul e dal suo idolo.


La Dichiarazione di Parigi l’Europa e il Cristianesimo
5 novembre 2017
di Giulio Meotti

http://www.italiaisraeletoday.it/la-dic ... stianesimo

Qualche giorno fa, alcuni dei più importanti intellettuali europei – tra i quali il filosofo britannico Roger Scruton, l’ex ministro polacco dell’Istruzione Ryszard Legutko, lo studioso tedesco Robert Spaemann e il francese Rémi Brague, docente alla Sorbona – hanno firmato la “Dichiarazione di Parigi”. Nel loro ambizioso manifesto, hanno respinto “la fasulla Cristianità di diritti umani universali” e ” l’utopistica crociata pseudo-religiosa votata a costruire un mondo senza confini”.

Piuttosto, hanno invocato un’Europa basata sulle “radici cristiane”, che s’ispiri alla “tradizione classica” e bocci il multiculturalismo: “I padrini dell’Europa falsa sono stregati dalle superstizioni del progresso inevitabile.

Credono che la Storia stia dalla loro parte, e questa fede li rende altezzosi e sprezzanti, incapaci di riconoscere i difetti del mondo post-nazionale e post-culturale che stanno costruendo. Per di più, ignorano quali siano le fonti vere del decoro autenticamente umano cui peraltro tengono caramente essi stessi, proprio come vi teniamo noi. Ignorano, anzi ripudiano le radici cristiane dell’Europa. Allo stesso tempo, fanno molta attenzione a non offendere i musulmani, immaginando che questi ne abbracceranno con gioia la mentalità laicista e multiculturalista”.

Nel 2007, riflettendo sulla crisi culturale del continente, Papa Benedetto XVI disse che l’Europa sta “dubitando della sua stessa identità”. Nel 2017, l’Europa ha fatto qualcosa in più: creare un’identità post-cristiana pro Islam. Le sedi istituzionali e i musei ufficiali dell’Unione europea in realtà stanno cancellando il Cristianesimo e accogliendo l’Islam.

Uno di questi musei ufficiali che di recente è stato aperto dal Parlamento europeo, la “Casa della storia europea”, è costato 56 milioni di euro. L’idea era quella di creare una narrativa storica del Dopoguerra costruita attorno al messaggio pro-Ue di unificazione. L’edificio è un bellissimo, esempio di Art Deco a Bruxelles.

Ma come ha scritto lo studioso olandese Arnold Huijgen, la casa comune europea è culturalmente “vuota”:”Sembra che la Rivoluzione francese abbia dato vita all’Europa, sembra che non ci sia nulla prima della Rivoluzione. Viene data grande importanza al Codice Napoleonico e alla filosofia di Karl Marx, mentre la schiavitù e il colonialismo sono considerati i lati più oscuri della cultura europea. (…) Ma la cosa più incredibile della Casa è che, per quanto riguarda la narrativa, è come se la religione non esistesse. Di fatto è come se non fosse mai esistita e non avesse mai influenzato la storia del continente. (…) Non si tratta più di laicismo europeo che combatte la religione cristiana, viene semplicemente ignorato ogni aspetto religioso della vita”.

La burocrazia di Bruxelles ha anche cancellato le radici cattoliche della sua stessa bandiera, dodici stelle che simboleggiano gli ideali dell’unità, della solidarietà e dell’armonia tra i popoli dell’Europa. È stata disegnata dall’artista cattolico francese Arséne Heitz, che pare si sia ispirato all’iconografia della Vergine Maria. Ma nella versione ufficiale dell’Unione europea sulla bandiera non c’è traccia delle radici cristiane.

Il dipartimento monetario ed economico della Commissione europea ha persino ordinato alla Slovacchia di ridisegnare le sue monete commemorative eliminando i santi cristiani Cirillo e Metonio. Non si fa una sola menzione al Cristianesimo nella bozza abortita di 75 mila parole della Costituzione europea.
La Commissione europea ha ordinato alla Slovacchia di ridisegnare le sue monete commemorative eliminando i santi cristiani Cirillo e Metonio.

La Commissione europea ha ordinato alla Slovacchia di ridisegnare le sue monete commemorative eliminando i santi cristiani Cirillo e Metonio.

Il ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maizière, membro dell’Unione cristiano-democratica, il partito della cancelliera Angela Merkel, ha proposto di recente di introdurre le festività islamiche. “Perché non si dovrebbe pensare di introdurre una festività islamica in parti del paese dove vivono molti musulmani?”, egli ha detto.

“La sottomissione sta avanzando”, ha replicato Erika Steinbach, già autorevole presidente della federazione che rappresenta i tedeschi espulsi da vari paesi dell’Europa orientale durante e dopo la Seconda guerra mondiale.

Beatrix von Storch, una dei leader di Alternativa per la Germania, (AfD), ha laconicamente twittato: “No no no!” La proposta di De Maizière dimostra che quando si tratta di Islam, il laicismo europeo ufficiale “post-cristiano” è semplicemente latitante.

Poche settimane fa, a Bruxelles è stata ospitata una mostra finanziata dall’Unione europea e intitolata “L’Islam è anche la nostra storia!”. L’esposizione traccia l’impatto dell’Islam in Europa. Un comunicato ufficiale afferma quanto segue: “La prova storica mostrata in questa esposizione – la realtà di un’antica presenza musulmana in Europa e l’interazione complessa fra due civiltà che hanno lottato l’una contro l’altra ma che si sono compenetrate a vicenda – sottende un impegno educativo e politico: aiutare gli europei musulmani e non musulmani a comprendere meglio le loro radici culturali comuni e a coltivare la loro cittadinanza condivisa”.

Isabelle Benoit, una storica che ha contribuito a ideare la mostra, ha dichiarato ad AP: “Vogliamo rendere chiaro agli europei che l’Islam è parte della civiltà europea e che non è un’importazione recente, ma ha radici che risalgono a tredici secoli”.

L’istituzione ufficiale europea ha voltato le spalle al Cristianesimo. L’establishment sembra essere ignaro di quanto il continente e la sua popolazione continuino a dipendere dall’orientamento morale dei suoi valori umanitari, specialmente in un momento in cui l’Islam radicale ha lanciato una sfida di civiltà all’Occidente. “È semplicemente un problema di ‘pieno’ e di ‘vuoto'”, scrive Ernesto Galli della Loggia nel quotidiano italiano Il Corriere della Sera. “È impossibile non considerare che mentre dietro il ‘pieno’ si stagliano i profili di due grandi tradizioni teologico-politiche — quella dell’ortodossia russa della Terza Roma da un lato, e quella dell’Islam dall’altro — dietro il ‘vuoto’, invece, c’è solo la progressiva evanescenza della coscienza cristiana dell’Occidente europeo”.

Ecco perché è difficile capire la “logica” alla base dell’animosità ufficiale europea nei confronti del Cristianesimo e la sua attrazione per un Islam essenzialmente totalitario. L’Europa potrebbe essere tranquillamente laicista senza essere ferocemente anti-cristiana. È più facile capire perché migliaia di polacchi hanno partecipato a una manifestazione di massa lungo i confini del loro paese per protestare contro “la laicizzazione e l’influenza dell’Islam”, che è esattamente la linea dell’assurdo credo ufficiale dell’Ue.

Durante la Seconda guerra mondiale gli Alleati evitarono di bombardare Bruxelles, perché doveva essere il luogo della rinascita europea. Se l’élite europea continuerà con questo rifiuto culturale della propria cultura giudaico-cristiana e umanistica, la città potrebbe essere la sua tomba.
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Re: L'inutilità del cristianismo contro il nazismo maomettan

Messaggioda Berto » mer ott 14, 2020 1:43 pm

La crisi di sopravvivenza dell'Europa
Giulio Meotti
4 novembre 2018

https://it.gatestoneinstitute.org/13246 ... nza-europa

Nell'affrontare questa crisi esistenziale, una spirale discendente in cui gli europei sembrano lentamente estinguersi non riuscendo a riprodursi, pare che l'Europa abbia anche perso ogni fiducia nei valori dell'Illuminismo conquistati a caro prezzo, come le libertà personali, la ragione e la scienza che sostituiscono la superstizione e la separazione tra Stato e Chiesa. Questi valori sono di fondamentale importanza se l'Europa vuole davvero sopravvivere.

"La possibilità che l'Europa diventi un museo o un parco di divertimenti culturale per i nuovi ricchi della globalizzazione non è fuori luogo". Questo spunto di riflessione sull'Europa vista come un parco a tema culturale è stato offerto dal compianto storico Walter Laqueur, il quale, per la sua previsione lungimirante sulla crisi europea, è stato definito il "pessimista indispensabile". Laqueur è stato uno dei primi a capire che l'attuale situazione di stallo in cui si trova il continente va ben oltre l'aspetto economico. Il punto è che i giorni della forza europea sono finiti. A causa dei bassi tassi di natalità, l'Europa sta diminuendo drasticamente. Se i trend attuali continueranno, ha asserito Laqueur, fra cento anni la popolazione europea "sarà solo una minima parte di quello che è ora, e in duecento anni, alcuni paesi potrebbero essere scomparsi".

Purtroppo, la "morte dell'Europa" si sta avvicinando, sta diventando più visibile e gli scrittori famosi ne parlano con maggiore frequenza.

"In un momento in cui la letteratura è sempre più emarginata nella vita pubblica, Michel Houellebecq ci ricorda che i romanzieri possono fornire intuizioni sulla società come gli esperti e gli opinionisti non fanno", ha scritto il New York Times in merito a quello che forse è il più importante scrittore francese. Houellebecq "parla" attraverso i suoi romanzi best-seller, come Sottomissione, o le conferenze. E l'ultima conferenza che ha tenuto a Bruxelles – in occasione del conferimento del Premio Oswald Spengler, per commemorare l'autore di Il tramonto dell'Occidente – è dedicata a questo argomento. "Per riassumere," ha detto Houellebecq, "il mondo occidentale nel suo insieme si sta suicidando".

Perché l'Europa è diventata così ossessionata dalla propria demografia in declino e da una crescente immigrazione fertile dall'Africa?

Secondo Ross Douthat, che scrive sul New York Times, "gli sforzi per controllare la popolazione sostenuti dall'Occidente nel mondo in via di sviluppo" vengono rimessi in discussione per tre motivi:

"Perché i tassi di natalità non sono rallentati così velocemente come gli esperti occidentali si aspettavano, perché i dati demografici europei seguono la legge di Macron verso la tomba e perché i leader europei non sono più così ottimisti riguardo all'integrazione dei migranti come lo erano pochi anni fa".

Douthat si riferisce a due discorsi del presidente francese Emmanuel Macron. Nel 2017, Macron parlò di problemi "di civiltà" dell'Africa e criticò il fatto che [alcuni paesi africani] "hanno sette-otto figli per donna". In un secondo discorso pronunciato a un evento organizzato alla Bill & Melinda Gates Foundation nel settembre scorso, Macron ha detto: "Presentatemi una donna che ha deciso, essendo perfettamente istruita, di avere sette, otto o nove figli". La questione che Macron ha sollevato implicitamente è la seguente: come può l'Europa gestire i propri cittadini istruiti con i loro bassi tassi di natalità, mentre si trova a dover far fronte alla massiccia immigrazione africana e mediorientale con i relativi tassi di fertilità elevati? Si direbbe che l'Europa sia impegnata in una lotta demografica con il resto del mondo e che possa solo perdere.

Nell'affrontare questa sfida esistenziale, una spirale discendente in cui gli europei sembrano lentamente estinguersi non riuscendo a riprodursi, pare che l'Europa abbia anche perso ogni fiducia nei valori dell'Illuminismo conquistati a caro prezzo, come le libertà personali, la ragione e la scienza che sostituiscono la superstizione e la separazione tra Stato e Chiesa.

Questi valori sono di fondamentale importanza se l'Europa vuole davvero sopravvivere. L'illustre storico Victor Davis Hanson ha scritto di recente:

"Giudicando dalle grandi opzioni storiche del potere di una civiltà – carburante, energia, istruzione, demografia, stabilità politica e potere militare – l'Europa sta calando. Sta spendendo l'1,4 per cento del suo Pil collettivo in difesa. (...) E con un tasso di fertilità inferiore a 1,6 per cento, l'Europa si sta restringendo e invecchiando – da qui la miope politica in materia di immigrazione di Angela Merkel, che sembrerebbe considerare l'immigrazione anche come una soluzione alla crisi demografica e come una scorciatoia per la manodopera a basso costo".

Tuttavia, come ha scritto Walter Laqueur, "anche se il declino dell'Europa è irreversibile, non vi è alcun motivo per cui dovrebbe trasformarsi in un collasso".

Ma come evitare questo collasso?

In un recente summit dell'Unione europea, il ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini, leader della Lega, il partito anti-immigrazione, ha dichiarato:

"Ho sentito da qualche collega dire che c'è bisogno di immigrazione perché la popolazione europea invecchia, io ho una prospettiva completamente diversa. Io penso di essere al governo e di essere pagato per aiutare i nostri giovani a tornare a fare quei figli che facevano qualche anno fa e non per espiantare il meglio dei giovani africani per rimpiazzare i giovani europei che per motivi economici oggi non fanno più figli. Magari in Lussemburgo - prosegue Salvini - c'è questa esigenza, in Italia invece abbiamo l'esigenza di aiutare i nostri figli a fare degli altri figli e non ad avere nuovi schiavi (dall'Africa) per soppiantare i figli che non facciamo più."

Poi, replicando direttamente a una interruzione del ministro degli Esteri del Lussemburgo, Jean Asselborn, Salvini ha aggiunto:

"Rispondo pacatamente al suo punto di vista che non è il mio. Se in Lussemburgo avete bisogno di nuova immigrazione, in Italia preferisco aiutare gli italiani a tornare a fare figli."

Evidentemente Salvini sa cosa aspettarsi dal futuro dell'Italia. A condizioni invariate, la popolazione italiana potrebbe crollare, arrivando a poco più di 16milioni di abitanti a fronte dei 59milioni attuali. Questa proiezione inquietante è emersa quest'anno al "Festival della Statistica e della Demografia", dove il professor Matteo Rizzolli dell'Università di Roma ha detto:

"Perché ciò si verifichi tra cento anni, anche se già tra 20 anni saremo comunque 8 milioni in meno - ha detto il prof. Matteo Rizzolli della Lumsa di Roma - è sufficiente comportarsi come adesso, cioè non fare nulla per favorire la natalità e dare sostegno alla famiglia."

L'establishment europeo è quindi perfettamente diviso fra i cosiddetti "europeisti", i quali credono che i nuovi migranti siano necessari per fermare il declino demografico, e gli "euroscettici" che vogliono contrastarlo da soli. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán, ad esempio, ha esortato gli europei a fermare il "declino demografico" investendo di più nelle famiglie tradizionali. Invece, l'arcivescovo cattolico Gian Carlo Perego ha detto:

"La sfida dell'Italia è riconciliare un paese che muore con i giovani di altrove per iniziare una nuova storia. Se chiudiamo la porta ai migranti, scompariremo."

Salvini ha proposto un'altra idea in una intervista al Times:

"Un paese che non fa figli è destinato a morire. Noi abbiamo creato un ministero della Famiglia per lavorare su fertilità, asili nido e aiuti fiscali per le famiglie. Al termine del nostro mandato - ha spiegato il ministro dell'Interno - il nostro governo verrà giudicato soprattutto sul numero dei nuovi nati piuttosto che sul debito pubblico".

La posta in gioco, ha chiosato Salvini, è "la tradizione [dell'Italia], la nostra storia, la nostra identità" e la sinistra sta usando la crisi della fertilità come una "scusa" per "importare migranti".

Un altro vescovo cattolico, Andrew Nkea Fuanya della diocesi di Mamfe, in Camerun, ha affermato di recente riguardo ai bassi tassi di natalità in Europa:

"È una cosa molto grande. E oserei dire che, soprattutto con lo sfondo dell'invasione islamica, se si guarda attraverso la storia, dove la Chiesa ha dormito, si allontanata dal Vangelo, l'Islam ne ha approfittato ed è entrato. Questo è quello che vediamo in Europa, che la Chiesa sta dormendo, e l'Islam si insinua. (...) L'Europa si sta islamizzando e interesserà l'Africa".

Il declino e la trasformazione dell'Europa sono visibili anche in Francia. Secondo i nuovi dati statistici pubblicati dall'Institut national de la statistique et des études économiques, Mohammed e molti altri nomi musulmani tradizionali sono ora in cima alla lista dei nomi più diffusi per i neonati nel dipartimento francese della Seine-Saint-Denis (che conta 1,5 milioni di residenti). È interessante notare che due giornalisti del quotidiano mainstream Le Monde, Gérard Davet e Fabrice Lhomme, hanno appena pubblicato un libro intitolato Inch'allah : l'islamisation à visage découvert ("Inch'allah: l'islamizzazione a volto scoperto"), una inchiesta sulla "islamizzazione" dell'area della Seine-Saint-Denis.

Al contempo, una inchiesta pubblicata a luglio dal settimanale L'Express ha mostrato che in Francia, "fra il 2000 e il 2016, il numero dei bambini con almeno un genitore straniero è aumentato dal 15 al 24 per cento". Die Welt ha riportato che, secondo l'Ufficio federale di statistica tedesco, nella Germania occidentale, il 42 per cento dei bambini di età inferiore ai 6 anni proviene da un contesto migratorio.

L'immigrazione di massa incontrollata in Europa sembra aver causato più male che bene. Walter Laqueur ha scritto:

"...l'immigrazione incontrollata non è stata l'unica ragione del declino dell'Europa. Ma insieme alle altre disgrazie del continente, ha portato a una profonda crisi; un miracolo potrebbe essere necessario per tirare fuori l'Europa da queste situazioni difficili".

Sia Matteo Salvini sia Michel Houellebecq hanno rilevato che il dramma di una Europa che invecchia ed è stanca non è una questione di parte o elettorale, è un problema di civiltà. Tale questione deciderà anche il futuro dell'Unione europea, che la politica delle frontiere aperte potrebbe spazzare via.

Il tempo sta per scadere. Come ha detto Houellebecq in un discorso pronunciato in occasione della consegna del Premio Frank Schirrmacher:

"Il progresso dell'Islam è appena iniziato, perché la demografia è dalla sua parte e l'Europa, che smette di avere figli, è entrata in un processo di suicidio. E questo non è davvero un lento suicidio. Una volta scesi a un tasso di natalità di 1,3 o 1,4, le cose poi vanno molto velocemente".

Giulio Meotti, redattore culturale del quotidiano Il Foglio, è un giornalista e scrittore italiano.
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Messaggioda Berto » mer ott 14, 2020 1:44 pm

I classici e i cristiani
Un grande classico è uno scrittore che si può lodare senza averlo letto.
Un classico è qualcosa che tutti vorrebbero aver letto e nessun vuol leggere.

Gianfranco Ravasi mercoledì 7 dicembre 2011

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine ... i_20111207

Due lingue mordaci, la prima del cattolico inglese Chesterton, l'altra dell'americano protestante Mark Twain, s'incrociano nell'ironizzare sul grande rispetto di cui godono i classici, rispetto che molti testimoniano standone il più lontano possibile. La stessa affermazione potrebbe essere ripetuta pari pari anche per la Bibbia e, a maggior ragione, per quei classici cristiani che sono i Padri della Chiesa. Oggi ne celebriamo uno di prima grandezza, sant'Ambrogio di Milano, le cui pagine sono spesso raccomandate, ma altrettanto ignorate dagli stessi devoti e protetti della sua metropoli lombarda. Di lui vorrei solo ricordare un dato che, per altro, ricalca un atteggiamento costante in molti Padri della Chiesa: il dialogo fecondo - anche se non privo di punte polemiche - con la cultura classica pagana. Anzi, egli scriverà un De officiis, modellandolo sull'omonimo saggio di Cicerone, dedicato ai compiti morali della persona e, nel caso di Ambrogio, del fedele.
È, questo, un esempio illuminante di un dialogo capace di varcare i recinti, di un confronto che conosce incontri, ma anche scontri, nella certezza però che i «semi del Verbo» divino, come dicevano i Padri, sono diffusi anche in terreni lontani. Nel II secolo, Giustino, che pure stava componendo un'Apologia del cristianesimo, non esitava a inserirvi queste righe: «Cristo è il Verbo di cui fu partecipe tutto il genere umano; e coloro che vissero secondo il Verbo sono cristiani, anche se furono giudicati atei come, fra i Greci, Socrate ed Eraclito ed altri come loro». Una lezione anche per i nostri giorni: un ascolto reciproco, serio e ben fondato, può essere benefico per credenti e non, tutti in ricerca umile e appassionata della verità.


https://www.youtube.com/watch?v=_NmR-AbhFug

http://www.lapartebuona.it/wp-content/u ... 6-2018.pdf
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L'inutilità del cristianismo contro il nazismo maomettano

Messaggioda Berto » sab mag 22, 2021 8:43 am

???
Quell’odio di se stessi di chi critica Israele
By Davide Cavaliere
21 maggio 2021

https://www.corriereisraelitico.it/quel ... u-israele/


Niram Ferretti è laureato in filosofia. Scrittore e ricercatore indipendente relativamente al conflitto arabo-israeliano collabora con L’Informale, Caratteri Liberi, Progetto Dreyfus, Italia Atlantica. È direttore editoriale della collana “Ricerche sull’antisemitismo e sull’antisionismo” della Salomone Belforte Editore.

Ha condotto numerose interviste con alcuni tra i più autorevoli studiosi di storia di Israele, islamismo e jihad, tra cui Benny Morris, Daniel Pipes, Robert Spencer, Matthias Küntzel e Mordechai Kedar. Inoltre, è autore de Il Sabba intorno a Israele: Fenomenologia di una demonizzazione (Lindau, 2017) e di Il Capro espiatorio: Israele e la crisi dell’Europa (Lindau, 2019).

Rappresenta una delle voci italiane più autorevoli in difesa delle ragioni dello Stato d’Israele.

Ha accettato di rispondere ad alcune domande per il Corriere Israelitico.

Dott. Ferretti, lei ha scritto due saggi e centinaia di articoli su Israele e l’antisemitismo. Il suo lavoro, così come quello di molti altri autori filoisraeliani, fatica a bucare il muro di menzogne e veleni che aleggiano sullo Stato ebraico. Come spiega questa persistenza dell’odio antisemita che, da anni, ha assunto le fattezze dell’antisionismo?

La persistenza dell’odio antisemita non può essere spiegata se non facendo inevitabilmente riferimento alla sua genesi. Il discorso meriterebbe, ovviamente, una lunga disamina, ma basti qui dire che l’antisemitismo è, alla pari di una concrezione geologica, costituito da diverse falde, quella più antica, ma non la prima perché l’ostilità nei confronti degli ebrei è anteriore al cristianesimo, la troviamo, infatti, già nell’antica Roma, basterebbe leggersi alcuni commenti di Tacito, Giovenale, Seneca, è di natura teologica, e viene dalla affermazione che la Chiesa avesse sostituito l’ebraismo, decaduto in quanto tale dalla sua posizione di preminenza nell’ambito della storia della salvezza, sostituzione che comportava il rigetto degli ebrei da parte di Dio per non avere riconosciuto Cristo come il Messia e avere agito per causarne la morte. Su questa prima falda che è rimasta permanente per millenni, se ne sono poi sovrapposte altre, quella a noi più vicina è rappresentata dall’antisemitismo razziale, poiché quello cristiano era sostanzialmente fondato da motivazioni teologiche. Nonostante le differenze, resta tuttavia costante un fattore, per l’antisemita, l’ebreo in quanto tale viene percepito come il portatore ontologico di un male che può essere espiato solo dalla conversione, nel caso della passata condanna teologica cristiana, oppure dalla sua eliminazione totale. In entrambi i casi l’ebreo non ha molte opzioni, è costretto a sparire. La seconda variante è la più semplice e drastica ed è quella che permane ancora oggi in rapporto a Israele, lo Stato degli ebrei, che i suoi nemici più accaniti vorrebbero sparisse dalla mappa del Medio Oriente, esattamente come Hitler desiderava la completa sparizione degli ebrei dalla faccia della terra.

Mentre dialoghiamo, Israele combatte contro Hamas e la Jihad Islamica palestinese. Si tratta dell’ennesimo scontro, il quarto in tredici anni, nella Striscia di Gaza. Fece male Sharon, nel 2005, a cederla ai palestinesi? Israele dovrebbe riprenderla?

La decisione di Sharon di lasciare Gaza nel 2005 fu dettata dalla realpolitik. Sharon riteneva, giustamente, che l’occupazione di Gaza fosse un costo che era diventato troppo alto da mantenere, sia logisticamente che, soprattutto, politicamente. La sua decisione di disimpegnare Israele dal territorio fu però dettata anche dalla considerazione che così facendo avrebbe potuto salvaguardare gli insediamenti in Cisgiordania, in altre parole, cedo qualcosa per garantirmi qualcos’altro. In realtà si è trattato di una mossa che non ha prodotto molti frutti, perché la pressione su Israele relativamente alla Cisgiordania non è mai cessata un attimo. L’errore vistoso di Sharon è stato quello di non prevedere che, contrariamente alle sue aspettative, Gaza si sarebbe totalmente radicalizzata come è accaduto. Non era una previsione difficile da fare. L’errore a monte è stato quello, da parte di Israele di sostenere Hamas ai suoi esordi contro l’OLP. Ma l’eterogenesi dei fini è sempre in agguato, soprattutto in Medio Oriente, dove le alleanze o le considerazioni tattiche e strategiche possono solo essere fatte, realisticamente, considerando quale sia il male minore rispetto a un male maggiore. In merito alla seconda parte della domanda, Israele si trova ora in un cul de sac. Riprendere Gaza costerebbe enormemente sia concretamente, con inevitabili perdite di uomini sul terreno, che politicamente, provocherebbe una sollevazione internazionale, per non parlare della difficoltà di gestire due milioni di palestinesi, molti dei quali radicalizzati. Non la considero una situazione praticabile, e sicuramente non la considera tale Israele. Certo è che va cambiato il paradigma. Consentire a Hamas di rifornirsi costantemente di denaro proveniente dal Qatar, dargli il tempo di riorganizzarsi militarmente in modo sempre più agguerrito e sofisticato, non può essere la soluzione.

Dall’inizio del conflitto in corso, non dissimilmente dai precedenti, si è scatenato il solito “sabba intorno a Israele”. Cosa dovrebbe fare, il governo israeliano, per controbattere alla narrativa antisionista che mina la reputazione dello Stato?

Lei tocca un punto dolente, quello della grave carenza da parte dello Stato ebraico nel veicolare una informazione capillare di contrasto contro la propaganda anti-sionista. È un grave vulnus che non è mai stato corretto in tutti questi anni. Martin Sherman, uno dei più acuti politologi israeliani, lamenta affranto questa carenza da almeno tre decenni. Purtroppo, la realtà è che Israele ha vinto molte battaglie, ma, come insiste a dire da anni, un altro analista di rilievo, Daniel Pipes, non ha mai vinto la guerra contro i suoi nemici e sicuramente ha perso quella della propaganda.

L’antisionismo, oggi, alligna soprattutto a sinistra dello spettro politico, annidato in movimenti antirazzisti come, ad esempio, Black Lives Matter. Quale legame sussiste tra il progressismo contemporaneo e il nuovo antisemitismo?

Direi che è un legame derivato, non consustanziale come quello dell’antisemitismo in rapporto al nazismo. Esso assume il volto dell’antisionismo ed è incardinato sulla speciosa distinzione tra antisemitismo e antisionismo, per la quale sarebbe del tutto accettabile considerare il sionismo alla pari del nazismo e gli israeliani degli ebrei deviati, mentre gli ebrei non israeliani, soprattutto quelli di sinistra, che quindi condividono le proprie istanze ideologiche e programmatiche, sarebbero da lodare.

Allarghiamo lo sguardo: Israele è avversato in Occidente perché quest’ultimo odia sé stesso, denigra costantemente la propria storia e la propria cultura. Dove si collocano le radici di quella che, Roger Scruton, ha chiamato “oicofobia”?

Come ho cercato di spiegare ne Il Capro espiatorio, Israele e la crisi dell’Europa, il mio secondo libro dedicato al conflitto arabo-israeliano, precisamente a ciò che si muove sullo sfondo entro il quale è collocato, l’odio per se stessi, per la propria storia, per le proprie radici, così icasticamente sintetizzato da Scruton con il termine “oicofobia” è l’inevitabile terminale di una lunga e implacabile istruttoria contro l’Occidente, la sua storia, la sua ragione d’essere, che Pascal Bruckner trentotto anni fa, aveva messo così bene in luce con il suo Il singhiozzo dell’uomo bianco. Israele rappresenta, per i turiferari del progresso, un affronto: è uno Stato fortemente identitario, con una componente religiosa determinante, il quale, nei momenti di emergenza si sa coagulare, al di là delle differenze ideologiche e politiche, in un unico corpo. È uno Stato che difende e salvaguarda i propri confini e che osa affermare, cosa del tutto ovvia e tautologica, di essere lo Stato degli ebrei, essendo nato con lo scopo principale di dare agli ebrei una casa permanente. Tutto questo, per coloro secondo i quali lo Stato nazione, sarebbe un relitto della storia, se non addirittura una sua aberrazione, è inammissibile. Tuttavia, non hanno nulla da eccepire al fatto che il mondo islamico si coaguli nell’Umma, abbia di sé una fortissima percezione religiosa, e vi siano Stati confessionali islamici. C’è qui, apparentemente un cortocircuito, una aporia, se non fosse che in realtà non c’è. L’odio per Israele, l’odio per l’Occidente, la denigrazione delle sue radici giudaico-cristiane, va di pari passo con l’islamofilia, con l’amore per una realtà che si pone, di fatto come alternativa all’Occidente e ai suoi valori. Tout ce tient alla fine.


???
Ricusando la nostra stessa civiltà, come possiamo resistere a coloro che sono fanaticamente sicuri della superiorità della propria?

La risposta alla sua domanda è già contenuta nella domanda. Non possiamo. Le civiltà soccombono quando non credono più in se stesse e sono pronte a venire sostituite da civiltà o culture che hanno di sé un senso di identità forte. Oggi la nostra superiorità è solo tecnico-scientifica, non crediamo più nella nostra supremazia morale, nel fatto di avere edificato, pur con tutte le sue inevitabili ombre, la civiltà più idonea a fare fiorire le più disparate potenzialità umane. Ma una civiltà che si declina esclusivamente in virtù del suo potere tecnico-scientifico non possiede gli anticorpi necessari nei confronti di chi non ha questa superiorità ma in compenso sa offrire una dotazione esistenziale di senso forte. La tecnica e la scienza non possono dirci nulla riguardo al senso della nostra esistenza, lo possono fare solo le religioni, il loro surrogato laico, mentre le ideologie offrono unicamente motivazioni. L’Islam è una religione che ha il vantaggio enorme di essere anche un sistema teopolitico, ovvero di abbracciare tutto l’esistente, in ogni suo aspetto. Saranno combattenti più motivati coloro che lo fanno in nome di Dio o coloro che lo faranno per difendere Facebook e gli smartphone?
???

In che modo i nemici di Israele sfruttano il senso di colpa occidentale?

Presentando Israele come ultimo avamposto del colonialismo, e dunque della rapacità europea nei confronti di un Medio Oriente romanticizzato, in cui prima dell’arrivo dei sionisti, i perfidi ebrei in versione aggiornata, si viveva in pace e concordia. La fiction degli arabi palestinesi vittimizzati e degli ebrei sionisti oppressori è irresistibile. Tocca corde elementari, propone una magnifica fabula per bambini adulti. L’ebreo suprematista, nella fattispecie del sionista è meglio del boero, ed è meglio in quanto ebreo, perché questo stereotipo calza a pennello con quello dell’ebreo dominatore e complottista che si trova nelle pagine dei Protocolli, quindi è perfetto per dare la stura all’antisemitismo più grossolano in salsa antisionista. Lo vediamo tutte le volte, come in questi giorni, in cui Israele si difende dal jihadismo. Sono le occasioni in cui il festival dell’antisemitismo giunge all’apogeo.



Alberto Pento

su alcuni passaggi non sono affatto d'accordo con Niram Ferretti, in particolare:
laddove mette sullo stesso piano dei valori umani e civili le religioni ebraica, cristiana e maomettana;
laddove tratta dei loro idoli o interpretazioni del divino come se fossero Dio;
laddove afferma che sono le religioni a dare il senso complessivo all'esistenza umana e nega alla scienza e alla tecnica che sono parte integrante e fondamentale della esperienza/conoscenza e civiltà umana, il loro specifico contributo alla determinazione del senso dell'esistenza umana;
laddove afferma che il mondo islamico è una civiltà e una cultura ... argomentazione in via di sviluppo.
Ecco un passaggio su cui non sono per nulla d'accordo:
"La risposta alla sua domanda è già contenuta nella domanda. Non possiamo. Le civiltà soccombono quando non credono più in se stesse e sono pronte a venire sostituite da civiltà o culture che hanno di sé un senso di identità forte. Oggi la nostra superiorità è solo tecnico-scientifica, non crediamo più nella nostra supremazia morale, nel fatto di avere edificato, pur con tutte le sue inevitabili ombre, la civiltà più idonea a fare fiorire le più disparate potenzialità umane. Ma una civiltà che si declina esclusivamente in virtù del suo potere tecnico-scientifico non possiede gli anticorpi necessari nei confronti di chi non ha questa superiorità ma in compenso sa offrire una dotazione esistenziale di senso forte. La tecnica e la scienza non possono dirci nulla riguardo al senso della nostra esistenza, lo possono fare solo le religioni, il loro surrogato laico, mentre le ideologie offrono unicamente motivazioni. L’Islam è una religione che ha il vantaggio enorme di essere anche un sistema teopolitico, ovvero di abbracciare tutto l’esistente, in ogni suo aspetto. Saranno combattenti più motivati coloro che lo fanno in nome di Dio o coloro che lo faranno per difendere Facebook e gli smartphone? "
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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L'inutilità del cristianismo contro il nazismo maomettano

Messaggioda Berto » sab mag 22, 2021 8:36 pm

???
"L'Occidente nichilista è in piena decadenza"
Giulio Meotti

https://meotti.substack.com/p/loccident ... UH0EFK1A3Q

“A volte si dice che le grandi ideologie siano scomparse ed è vero. Ma il bisogno ideologico della società è costante. Non è più soddisfatto dal fascismo o dal comunismo, ma da ideologie molto più elementari e probabilmente più invasive anche nella misura in cui non vengono viste: la cancel culture…”.

Parla così in una straordinaria intervista a Philosophie Magazine Jean-Luc Marion, l’accademico francese di maggior successo negli Stati Uniti (Università di Chicago). Ha una biografia intellettuale sterminata ma che può essere sintetizzata così: fondatore dell’edizione francese di Communio (la rivista fondata dall’allora professor Joseph Ratzinger), insignito da Papa Francesco del Premio Ratzinger 2020, allievo di Hans Urs von Balthasar, docente di Metafisica alla Sorbona (dove ha avuto come predecessori Emmanuel Levinas e Pierre Boutang) e uno degli specialisti mondiali di Cartesio. Lo avevo intervistato lo scorso ottobre su Il Foglio…

Marion a Philosophie Magazine sostiene che le nuove identità sono trappole: “I riflessi identitari indeboliscono, lungi dal rafforzarli, le identità di chi li sostiene. Proprio come i credenti fondamentalisti si distinguono per il fatto che non dicono mai nulla del Dio che affermano di essere, così coloro che persistono nell'affermare la loro identità dicono molto poco quando gli viene chiesto di chiarire che identità sia. Vedi l'ultrafemminismo, ad esempio: ti rifiuti di essere rinchiuso in un'identità sessuale, bene, ma qual è allora la tua identità?”.

Siamo alla fine della metafisica. “È arrivata al suo perfetto compimento, al suo culmine, al suo trionfo, all'esaurimento delle possibilità che le sono proprie. Viviamo sotto questa ossessione tautologica e cieca per l'identità vuota ed è per questo che i litigi sull'identità stanno diventando pervasivi”. La tecnologia pervade tutto: “È la forma ultima assunta da questa razionalità, l'oggettivazione di tutto, la trasformazione di tutto in informazioni che possono essere scambiate, diffuse, immagazzinate”.

Poi c’è l’altra grande questione filosofica. “Siamo alle prese con il nichilismo” dice Marion. “Nietzsche disse nel 1886 che sarebbe durato due secoli, quindi ne abbiamo ancora un buon terzo. Il nichilismo è la caratteristica decisiva del raggiungimento della metafisica, l'egemonia della tecnica, l'impennata della volontà di potenza, la padronanza del tempo e la feticizzazione del valore. Nietzsche ha spiegato che il nichilismo corrisponde al momento in cui i valori più alti vengono svalutati. Potremmo correggerlo: tutto, nel nichilismo, appare come un valore, quindi tutto viene svalutato”.

Non è ancora possibile superare il declino. “Non siamo nemmeno in una crisi, non siamo ancora a questo livello. La crisi è un momento in cui puoi prendere una decisione; tuttavia, stiamo incontrando difficoltà a cui nessuno può rispondere. Per decenni i problemi sono rimasti gli stessi, si accumulano e nessuno è in grado di trovare una soluzione, di aprire una nuova possibilità. La debolezza della classe politica si spiega così: non sono più stupidi di prima, ma non hanno più il controllo delle cose. Lo strato di neve è scivolato e siamo rimasti bloccati nella valanga e non siamo riusciti a fermarla. Quello che stiamo vivendo è definito più come una decadenza”.

Il Covid avrebbe dovuto essere una occasione e invece… “Sarebbe stata una fortuna se il Covid avesse scatenato una vera crisi, se fosse stata l'occasione per una nuova decisione, ma credo che non farà che peggiorare il declino. Il nostro tempo non desidera, anzi odia, che accadano gli eventi, rifiuta di ammettere e di ricevere l'imprevedibile, tutto deve essere intelligibile, da qui il terrore interpretativo che ci prende quando accade qualcosa di inesplicabile”.

Cristianesimo e Islam non sono uguali, neanche nel “fanatismo”: “Ci sono persone che sacrificano la propria vita per salvare la vita e quelli che sacrificano le loro vite per uccidere altre vite. Non è affatto la stessa cosa. Il sacrificio per uccidere, se suona come una negazione, equivale ancora a un'affermazione ambigua della volontà di potenza. È una forma di cogito rovesciato: ciò che affermo uccidendomi si imporrà alla coscienza degli altri”.

Come sarebbe un mondo vinto dal nichilismo? “Questa è una domanda a cui io, come nessun altro, non sono in grado di rispondere” concluse Marion. “Ciò che va oltre il nichilismo non può essere previsto, ma ci si può aspettare”.
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L'inutilità del cristianismo contro il nazismo maomettano

Messaggioda Berto » lun mag 24, 2021 1:05 pm

Ecco una visione idolatra cristiana della difesa del mondo cristiano

Chi ha vinto a Lepanto contro i turchi musulmani ? Certo lo dobbiamo alla Lega santa ma lo dobbiamo soprattutto a Maria Auxilium christianorum, che si festeggia oggi, 24 Maggio.
Franco Toscano
24 maggio 2021

https://www.facebook.com/franco.toscano ... 9907178267
Tu terribile come esercito schierato a battaglia, la chiamava san Giovanni Bosco. Oggi siamo sotto la minaccia di un invasione "pacifica" dei musulmani, a chi rivolgersi dunque se non a Lei per proteggerci e per aprire gli occhi a quei prelati, politici che non si rendono conto del pericolo e quelli che se ne rendono conto, non possono essere che complici, chissà per quale motivo, forse per riempirsi le tasche ?
L'invocazione Maria, Auxilium christianorum, ora pro nobis appare, per la prima volta, nella versione delle litanie lauretane pubblicata nel 1576 e approvata da Papa Clemente VIII nel 1601. Tale invocazione fu aggiunta da San Pio V dopo la vittoria riportata dalla Lega santa sugli ottomani musulmani a Lepanto (7 ottobre 1571), ottenuta con l'aiuto dei cristiani che l'hanno invocata in quella occasione, probabilmente come variante del titolo Advocata christianorum che si trova nell'edizione del 1524.
La festa di "Maria Aiuto dei cristiani", fu istituita dal Servo di Dio Pio VII il 15 settembre 1815 e fissata al 24 maggio in ricordo del suo trionfale rientro a Roma (24 maggio 1814) dopo la prigionia sotto Napoleone a Fontainebleau. In origine la festa era limitata alla Chiesa di Roma, ma fu presto adottata dalle diocesi toscane (1816) e poi estesa alla Chiesa universale.
Don Bosco e l'Ausiliatrice
La propagazione della devozione a Maria Ausiliatrice è da attribuire a san Giovanni Bosco, che la scelse come patrona principale della famiglia salesiana e delle sue opere: nel 1862 iniziò a edificare nel rione Valdocco di Torino una basilica dedicata all'Ausiliatrice, consacrata il 27 ottobre 1868. Una nuova chiesa dedicata all'Ausiliatrice fu edificata per i salesiani sulla via Tuscolana a Roma nel 1932.
A Maria Ausiliatrice don Bosco intitolò anche la congregazione di suore da lui fondata insieme con Maria Domenica Mazzarello; all'Ausiliatrice sono intitolate anche le congregazioni di Castelnaudary in Francia, fondata da Maria Teresa de Soubiran La Louvière, del Buon Soccorso, di Shillong in India, voluta da un vescovo missionario salesiano, e di Chone in Ecuador, istituita da Maria Bernarda Bütler.
L'iconografia dell'Ausiliatrice è basata sulla pala dell'altare maggiore realizzata per la basilica di Valdocco da Tommaso Lorenzone secondo i dettami di don Bosco: la Madonna è rappresentata stante, in tunica rossa e mantello blu, con il bambino Gesù nel braccio sinistro e lo scettro nel pugno destro, capelli sciolti, corona sormontata da una stella e capo circondato da un'aureola di dodici stelle; l'immagine è talvolta associata a scene degli episodi della storia della Chiesa tradizionalmente attribuiti all'intervento di Maria (battaglia di Lepanto, assedio di Vienna, liberazione di Pio VII).
Maria Ausiliatrice è patrona di diverse nazioni: Polonia (di cui è patrona anche col titolo di Regina della Polonia), Argentina (di cui lo è anche col titolo di Nostra Signora di Luján), Slovenia (nella locale "variante" di Madonna di Brezje), Australia, Cina.
Riecco questo articolo pubblicato in un mio post il 6 ottobre 2020.
"Per fermare l’Islam che è una minaccia, dovremmo tutti ricordare quel glorioso spirito di LEPANTO (7 ottobre) e di Vienna che ci permise di salvare l’Occidente grazie a Maria e al Rosario e noi siamo qui a cercare un dialogo impossibile e velleitario con chi ci vuole sottomettere perché ci reputa infedeli. L’islam si basa sul Corano che predica la sotto missione degli infedeli. Io non voglio morire islamico e sostengo che tutti noi credenti dovremmo impugnare la spada della fede e della verità. L’islam è violento perché tale lo è il Corano, finiamola con la credenza dell’ Islam moderato”.. Monsignor Liberati
In questo 7 ottobre in cui si festeggia la Madonna del Rosario istituita da san Pio V, con il titolo di Madonna della Vittoria, in occasione della vittoria delle armate cattoliche contro quelle musulmane a Lepanto il 7 ottobre 1571, (il successore, Gregorio XIII, la trasformò in festa della Madonna del Rosario) è bene ricordare quel che dice monsignor Liberati, vescovo emerito di Pompei, una voce fuori dal coro :
"VESCOVO POMPEI: “CI STANNO INVADENDO, E’ TEMPO DI IMPUGNARE LA SPADA”
Dieci anni. Una decade, o forse meno, e l’Europa sarà musulmana. A dirlo è monsignor Carlo Liberati, arcivescovo emerito di Pompei.
E’ in atto, secondo il vescovo, una sostituzione etnica che sta postando all'islamizzazione dell’Europa. Le armi degli islamici non sono tanto le bombe, quando i ventri gonfi delle loro donne.
In una intervista al quotidiano cattolico online, La Fede Quotidiana, monsignor Liberati si dice d’accordo con il vescovo polacco Pieronek quando afferma che “l’Europa rischia di essere islamizzata”.
“Ha scoperto l’ acqua calda. – afferma Liberati -. Temo che tra dieci anni o meno in Europa diventeremo tutti musulmani per via demografica. Loro fanno sei o sette figli, in Europa abbiamo un tasso di natalità pari a zero o quasi, l’ Europa è pagana e viviamo come se Dio non esistesse rinunciando a manifestare pubblicamente la nostra fede della quale pare che ora ci vergogniamo. Mi pongo una domanda: la cattolicità esiste ancora?”.
“Abbiamo smarrito il senso cattolico della vita – continua il vescovo – Per fermare l’Islam che è una minaccia, dovremmo tutti ricordare quel glorioso spirito di Lepanto e di Vienna che ci permise di salvare l’Occidente grazie a Maria e al Rosario e noi siamo qui a cercare un dialogo impossibile e velleitario con chi ci vuole sottomettere perché ci reputa infedeli. L’islam si basa sul Corano che predica la sottomissione degli infedeli. Io non voglio morire islamico e sostengo che tutti noi credenti dovremmo impugnare la spada della fede e della verità. L’islam è violento perché tale lo è il Corano, finiamola con la credenza dell’ Islam moderato”.
“Chi dice che bisogna accogliere tutti o mente sapendo di mentire – attacca Liberati – è un utopista o ha altri disegni, magari preda della demagogia populista. Su questo penso che il presidente ungherese Orban non abbia tutti i torti. Chi va via dalle terre islamiche fugge dall’ Islam non certo dal cristianesimo. Mi domando: perché non li accolgono i ricchi stati islamici? Probabilmente esiste un piano studiato per islamizzare l’Occidente per via demografica”. E a chi si appella alla solidarietà cristiana ricorda che “ma va abbinata alla prudenza, al senso di responsabilità e al realismo. Non possiamo prendere da noi tutta l’Africa e chi esclude che tra quelli che arrivano non si nascondano terroristi? Buonismo e populismo sono una rovina, non un vantaggio”.
Articolo tratto da: voxnews.info
LA SANTISSIMA VERGINE DEL ROSARIO E LA BATTAGLIA DI LEPANTO
“La festa del Rosario fu istituita da san Pio V, in ricordo della vittoria riportata a Lepanto sui Turchi. È, cosa nota come nel secolo XVI dopo avere occupato Costantinopoli, Belgrado e Rodi, i Maomettani minacciassero l’intera cristianità. Il Papa san Pio V, alleato con il re di Spagna Filippo II e la Repubblica di Venezia, dichiarò la guerra e Don Giovanni d’Austria, comandante della flotta, ebbe l’ordine di dar battaglia il più presto possibile. Saputo che la flotta turca era nel golfo di Lepanto, l’attaccò il 7 ottobre dei 1571 presso le isole Echinadi. Nel mondo intero le confraternite del Rosario pregavano intanto con fiducia. I soldati di Don Giovanni d’Austria implorarono il soccorso del cielo in ginocchio e poi, sebbene inferiori per numero, cominciarono la lotta. Dopo 4 ore di battaglia spaventosa, di 300 vascelli nemici solo 40 poterono fuggire e gli altri erano colati a picco mentre 40.000 turchi erano morti. L’Europa era salva. Nell’istante stesso in cui seguivano gli avvenimenti, san Pio V aveva la visione della vittoria, si inginocchiava per ringraziare il cielo e ordinava per il 7 ottobre di ogni anno una festa in onore della Vergine delle Vittorie, titolo cambiato poi da Gregorio XIII in quello di Madonna del Rosario” (Dom Prosper Guéranger).
“Il 7 ottobre è un giorno memorabile negli annali dell’Europa occidentale. In questo giorno, nell’anno 1571, le potenze che rappresentavano la civiltà cristiana si unirono per scongiurare la grande minaccia che veniva dall’Est, nella battaglia di Lepanto. E’ un giorno di ringraziamento, ricordato nel calendario della Chiesa, non soltanto perché i santuari d’Europa e i loro altari furono salvati dalla totale distruzione, ma bensì perchè una larga parte di quella vittoria fu universalmente attribuita alle preghiere che aveva disposto di fare il Papa di allora, san Pio V. Quel giorno ci ricorda il aiuto efficacissimo che Noi, successore di quell’altro Pio, possiamo offrire ai difensori dei diritti di Dio e dell’uomo” (Pio XII, 7 ottobre 1947).
BEI TEMPI ! QUANDO I CRISTIANI E LA CHIESA DIFENDEVANO LA CRISTIANITÀ’ IN TUTTA EUROPA E NEL MONDO


Il caso contrario di Israele che si difende con le unghie e con i denti senza appoggiarsi a dio degli ebrei ma alla sola buona volontà umana degli ebrei e al loro buon diritto.

Il concetto di Dio dopo Auschwitz
6-8 minuti
Opere letterarie e teatrali

https://www.assemblea.emr.it/cittadinan ... -auschwitz

Diversi scrittori ebrei, dopo la guerra, ripresero il lancinante problema del mancato intervento di Dio a favore del suo popolo sterminato e, più in generale, del rapporto di Israele col suo Signore, dopo la traumatizzante esperienza della Shoah. Tra i primi a prendere la parola vi fu Zvi Kolitz, un giornalista che nacque in Lituania nel 1919, emigrò nel 1937 in Palestina e aderì al sionismo nella sua corrente più radicale ed estremista, guidata da Vladimir Ze’ev Jabotinskij. Nel 1946, mentre era in Argentina in cerca di sostegno politico per la causa del futuro stato ebraico, Zvi Kolitz pubblicò un breve racconto, ambientato durante l’insurrezione del ghetto di Varsavia. A causa della sua forza espressiva, per un certo tempo il testo fu considerato autentico, cioè effettivamente composto a Varsavia, da un combattente, durante la primavera del 1943. Il tratto più tipico del racconto di Zvi Kolitz è la tenacia, la determinazione con cui il protagonista si dichiara disponibile a restare legato ai tradizionali precetti ebraici, malgrado le prove cui Israele è stato sottoposto: quasi che Dio avesse fatto di tutto per spingere gli ebrei a non credere più in Lui.

Assai più dura e amara la riflessione di Elie Wiesel, che tornò sul tema dell’incomprensibile comportamento di Dio in un terribile testo teatrale intitolato Il processo di Shamgorod. Il dramma è ambientato in un villaggio della Polonia (Shamgorod, appunto), nel 1628: un anno terribile, per gli ebrei polacchi, in quanto i cosacchi scatenarono contro di loro una terribile ondata di massacri. Inorriditi da quanto accaduto, un gruppo di superstiti decide di processare Dio, a difesa del quale solo Satana osa presentarsi, nel ruolo di avvocato.

La riflessione teologica

La meditazione propriamente filosofica e teologica vide coinvolti numerosi intellettuali, tra cui ricordiamo solo Emil Fackenheim ed Hans Jonas. Il primo non condannava affatto l’eventuale scelta di ateismo compiuta da un individuo: però, esortava gli ebrei a non perdere la fede per colpa di Auschwitz. Fackenheim mise in evidenza come tutte le spiegazioni elaborate in precedenza per giustificare la sofferenza di Israele risultassero del tutto inadeguate: non si andava molto lontano ricorrendo a concetti come punizione del peccato (la pena, infatti, era tragicamente sproporzionata) o martirio (visto che i nazisti uccisero tutti gli ebrei senza distinzione, compresi gli atei e i convertiti). Tuttavia, per Fackenheim, questa vera e propria paralisi dell’interpretazione non doveva spingere ad abbandonare la fede tradizionale: un’eventuale scomparsa della religione ebraica a seguito della Shoah sarebbe stata una clamorosa vittoria postuma di Hitler, un successo che non gli andava in alcun modo concesso.

Jonas dal canto suo, in una celebre conferenza del 1984, intitolata Il concetto di Dio dopo Auschwitz, pose il problema in termini a un tempo più speculativi e più rigorosi. A suo giudizio, in Dio, i tre attributi della bontà , della onnipotenza e della comprensibilità non possono in alcun modo coesistere. Secondo Jonas, dopo Auschwitz, un Dio che venga proclamato come buono e onnipotente è del tutto incomprensibile all’uomo; a maggior ragione, un Dio che sia considerato onnipotente e comprensibile nel suo agire, non può essere valutato come buono. A questo punto, per evitare un rifiuto totale di Dio, delle tre categorie appena citate occorre rifiutare l’onnipotenza: “Dio non intervenne, non perché non lo volle, ma perché non fu in grado di farlo”, in quanto per un’epoca determinata – l’epoca del processo cosmico – Dio “ha abdicato ad ogni potere di intervento nel corso fisico del mondo”. Dopo Auschwitz, secondo Hans Jonas, parlare di onnipotenza di Dio è del tutto impossibile.

Il racconto di Zvi Kolitz Yossl Rakover si rivolge a Dio è ambientato a Varsavia, il 28 aprile 1943. La voce narrante è quella di un combattente del ghetto, ormai privo di munizioni e armato solo di un paio di bottiglie piene di benzina. In questa situazione disperata, il suo pensiero e la sua preghiera si rivolgono a Dio, che sembra aver abbandonato Israele. Eppure il protagonista, Yossl Rakover, proclama che non cesserà di essere ebreo e non abbandonerà la fede dei suoi Padri. In virtù della sua straordinaria potenza espressiva, il racconto fu a lungo considerato come una testimonianza autentica, effettivamente scritta durante l’insurrezione del ghetto di Varsavia; in realtà, fu composto nel 1946.
La presenza di Dio nella Storia, di Emil Fackenheim, uscì nel 1970. Al centro della riflessione dell’autore sta la crisi di tutte le precedenti categorie utilizzabili, per spiegare la sofferenza di Israele. Ciò nonostante, Fackenheim conclude in modo imperativo affermando che non si deve abbandonare la fede dei Padri: chi lo facesse, concederebbe a Hitler una clamorosa vittoria postuma.
Nato nel 1903, Hans Jonas studiò teologia e filosofia in Germania con Husserl, Heidegger e Bultmann. Emigrò nel 1933 e quindi riuscì ad evitare la Shoah, che invece travolse sua madre. Famoso per i suoi studi sullo gnosticismo e per i suoi trattati di etica, Jonas tenne la conferenza Il concetto di Dio dopo Auschwitz. Una voce ebraica a Tubinga, nel 1984. In quella circostanza, Jonas avanzò provocatoriamente la proposta di cancellare l’onnipotenza dagli attributi di Dio, pena la rinuncia alla Sua bontà ed alla comprensibilità del Suo agire nel mondo e nella storia.

Nel 1998, il giornalista americano Ron Rosenbaum pubblicò un denso volume in cui raccolse le interviste che aveva compiuto a numerosi intellettuali (storici, filosofi, registi…) che per svariati motivi si erano occupati di Hitler e della Shoah. Tra gli altri, furono intervistati anche lo storico israeliano Yehuda Bauer, uno dei più prestigiosi studiosi del genocidio ebraico, ed Emil Fackenheim. Mentre lo storico espresse il proprio ateismo disperato, Fackenheim arrivò ad affermare l’esistenza – dopo Ausschwitz - di un nuovo precetto ebraico, da aggiungere ai 613 già presenti nella Torah.
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L'inutilità del cristianismo contro il nazismo maomettano

Messaggioda Berto » mar mag 25, 2021 1:29 am

La lotta al nazismo maomettano o virus/epidemia islamica non si vince anteponendogli/contrapponendoli il cristianismo/l'integralismo cristiano, allo stesso modo che la lotta al coronavirus e alla sua epidemia non si vince con le preghiere e la religione ma con l'impegno e il lavoro scientifico.


Coronavirus e Coranovirus due pandemie globali:
una da virus animale e una da virus ideologico-fideistico, la peggiore e più mortale per l'umanità è la seconda

https://www.facebook.com/photo.php?fbid ... =3&theater


La prima volta nella storia umana in cui si ha la chiara conferma che le religioni non fanno miracoli
viewtopic.php?f=102&t=2902
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 3309583123

Questa è la prima volta nella storia dell'umanità che l'umanità intera può assistere direttamente senza le interpretazioni e le manipolazioni di intermediari, all'impotenza delle religioni e verificare senza dubbio alcuno e con assoluta certezza l'inutilità delle fedi religiose, dei loro idoli, delle loro cerimonie magiche e delle loro millenarie preghiere.

E può altrettanto e al contempo assistere e verificare come solo l'uomo di buona volontà con la sua spiritualità naturale e razionale, con la sua umile esperienza, con il suo buon fare quotidiano, con il suo studio e la sua ricerca, sia in grado di attingere conoscenza alla universalità divina che sta in tutte le cose, che informa tutte le cose con le sue leggi e le sue regole, per trarre ciò che serve a vincere il male, a modificare i rapporti naturali tra le cose e le creature al fine di rendere migliore la condizione umana preservandone la vita.
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L'inutilità del cristianismo contro il nazismo maomettano

Messaggioda Berto » ven giu 11, 2021 7:40 pm

Il grande Murray N. Rothbard disse: "In tutte le società c'è sempre una religione dominante, e se il Cristianesimo viene denigrato e rigettato, qualche altra orrenda forma di religione prenderà subito il suo posto".
10 giugno 2021
https://www.facebook.com/franco.marta.5 ... 4749120514
Gli europei hanno deciso di rifiutare il Cristianesimo, cioè il vertice più sublime dell'esperienza umana in fatto di morale, spiritualità, arte e cultura. Disprezzando la religione che aveva fatto la grandezza della propria civiltà, gli europei pensavano di "emanciparsi". Il risultato di questa ingratitudine, però, conferma l'osservazione di Rothbard. Non si ritroveranno affatto "emancipati", ma schiavi e sottomessi alla più terribile, violenta e totalitaria religione che esista, l'islam.

Antonio Barbaglia
temo che abbia ragione

Emanuel Segre Amar
Non posso concordare in tutte queste parole, dal momento che, ad esempio, sulla morale del Cristianesimo ci sarebbero molte osservazioni da fare. Lo stesso per quanto riguarda arte e cultura. Tuttavia c’è del vero. Ma in futuro temo che ci sarà un duro scontro tra due fedi: islam e comunismo

Giuseppe Bottaro
Copio e pubblico sul mio profilo

Gino Quarelo
Non credo proprio che il cristianismo serva a vincere l'Islam (o nazismo maomettano) come non è servito il cristianismo per vincere il nazismo hitleriano e l'inter nazismo comunista sovietico.
Con il cristianismo di Bergoglio abbiamo già perso la battaglia, serve ben altro, servono i valori civili e laici del rispetto dei diritti umani e civili, delle nostre tradizioni culturali, religiose, laiche e non religiose;
non serve una fede religiosa irragionevole non violenta come quella cristiana (che presenta innumerevoli e insanabili contraddizioni, conflitti, incompetenze e inadeguatezze) da contrapporre a una fede politico religiosa irragionevole violenta, mostruosa e criminale come quella islamica o nazi maomettana.
L'Islam o nazismo maomettano si combatte unicamente trattandolo come nazismo maomettano, come idolatria politico religiosa disumana e criminale, con la forza e la determinazione di uno stato laico e civile che rispetta solo chi riconosce, rispetta e condivide integralmente i suoi valori umani, civili, giuridici e politici.
L'inutilità del cristianismo per le battaglie per l'indipendenza, la libertà e contro il nazismo maomettano
viewtopic.php?f=199&t=2928


Gino Quarelo
Si pensi poi che il mondo cristiano occidentale stava sterminando quai completamente gli ebrei e per un pelo non ci è riuscito.
Non capisco propio come gli ebrei possano concordare con queste "opinioni" di Murray N. Rothbard.
La forza per combattere il male nazi maomettano non si può trovare in una illusione religiosa idolatra ma nei valori umani e civili nostri e universali.
Il fanatismo ideologico religioso si combatte con la ragionevolezza della civiltà come si è fatto con il nazismo hitleriano.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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L'inutilità del cristianismo contro il nazismo maomettano

Messaggioda Berto » ven giu 11, 2021 7:43 pm

La peggiore morte, morire martire per un idolo
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 201&t=2180


Morire per amore della vita, dell'umanità, della libertà, della dignità umana, per difendersi e difendere la propria famiglia, la propria casa, terra, patria e i propri beni ... è una buona morte, ma non vi è morte peggiore che morire per un idolo, magari uccidendo il prossimo e facendo morire i propri figli come fanno gli islamici con il loro ossessionante fanatismo o come fanno certi cristiani che invece di difendersi si lasciano uccidere.

Morire per amore della vita, degli uomini, della libertà, della dignità umana, per difendersi e difendere la propia famiglia, la propria gente, la propria terra, la propria casa, i propri beni, ... è una buona morte e non vi è morte peggiore che morire per un'idolo magari uccidendo i diversamente religiosi e pensanti, come fanno gli islamici o nazi maomettani oppure lasciandosi uccidere in nome di Cristo e del cristianismo nonviolento che rifiuta di difendersi come vorrebbe Bergoglio.





La cristianità non è più quella di Poitiers, Lepanto e Vienna. Oggi solo l'etica laica può sconfiggere l'islam
GIANCARLO MATTA

https://www.facebook.com/MagdiCristiano ... 1255364129


Da qualche anno scrivo sul declino (probabilmente irreversibile) del cristianesimo. Per quelli (pochi) che mi seguono non è una novità. Sbagliano coloro i quali se la prendono con chi addita tale declino; se la prendano bensì con coloro che ne sono la causa. E guardino bene cosa fanno i loro “capi”. E poi si guardino bene allo specchio. Chiaro?

E voglio ripetere -da quel caparbio che sono- un concetto essenziale:
i “papòfili” (se non ho male inteso) dovrebbero (ripeto DOVREBBERO) essere contro la islamizzazione.
Ma se essi si illudono (ripeto SI ILLUDONO) di combattere la islamizzazione della nostra civiltà agitando mazzetti di gelsomino sotto il naso dei jihadisti islamici-veri), oppure contrapponendo a una “religione” abominevole una per lo meno discutibile e infondata metafisica, la guerra stavolta la perdono. Chiaro?
La perdono perché cadono nella trappola degli islamici = condurre lo scontro in atto sul terreno ”religioso / metafisico”.
Su quel terreno gli islamici sono molto, ripeto MOLTO più forti e seducenti dei “papòfili”.
Inutile che essi papòfili si ispirino e si rifacciano alle vittorie conseguite dal cristianesimo sull’islam nei secoli passati. I tempi sono cambiati. E l’Occidente si è evoluto. (L’islam, no)

Oggi, ripeto OGGI lo scontro è sul terreno etico. Oggi la barbarie islamica -rimasta pietrificata a un’epoca quasi pre/umana- oggi si sconfigge anzitutto sul piano dell’etica. Non su quello della religione (o della “metafisica”, che è lo stesso). Chiaro?
L’etica è l’arma vincente contro la barbarie islamica che affronta la civiltà moderna. E che ne costringerà i sostenitori a liberarsene -progredendo- o a perire, facendoli precipitare definitivamente e senza appello nella discarica della Storia.
Quale “etica” (migliore, superiore) possono giammai opporre gli islamici all’Occidente? In cosa ci superano? O papòfili / metafisici : fatevene voi una ragione.

Desidero evidenziare, per soprammercato, quello che si può forse anche definire un paradosso.

In sintesi :
Nell’VIII Secolo (“Battaglia di Poitiers 732”), nel XVI Secolo (“Battaglia di Lepanto 1571”), nel XVII Secolo (“Battaglia di Vienna 1683”) la Civiltà Greco-Romano-Cristiana sconfisse la aggressione islamica mettendo in campo -oltre a forze militari convenzionali di difesa- una sorta di forte “fede religiosa/metafisica” contro potenti forze militari convenzionali allora non tanto animate da zelo religioso/metafisico, quanto piuttosto avide di conquiste territoriali. E riuscì a prevalere. Bene.
Nel XXI Secolo la Civiltà Occidentale (di radici Greco-Romano-Cristiane evolutesi, sviluppatesi e fusesi poi nel Mondo Moderno) nuovamente aggredita dall’islam, può vincere ancora tale potente forza “religiosa e militare-non-convenzionale” ora animata da motivazioni revansciste / proselitistiche, solo mettendo in campo una superiore Etica progredita = costituita da Forza Materiale e Diritto Moderno.
Sono queste oggi “la spada e lo spirito” di cui parlò, secondo il tempo suo, Napoleone.

Chi non afferra queste differenze storiche sostanziali (e non ne trae le corrette e utili indicazioni per il presente), è meglio che si astenga dal trattare questo tema e si dedichi magari al ricamo, o che si converta ben presto all’islam…non si sa mai… .
Le ripetizioni giovano. Da noi, oggi “la spada e lo spirito” moderni devono essere alleati.
(E qui riecheggia nella mia mente anche una frase della efficace retorica ciceroniana: cedant arma togae…della quale, solito vanaglorioso-vanesio, mi approprio osando modificarla aggiornandola a mio talento in: prosint arma togae…)
La “spada” è la diffusa volontà di difendere la nostra Civiltà e di farci rispettare tanto individualmente come cittadini quanto -complessivamente- come società evoluta.
- La “spada” cioè la forza legittima, senza lo “spirito” cioè il sostegno di una sana “etica”, è sterile.
Lo “spirito” è la diffusa consapevolezza che la nostra civiltà, pur con tanti difetti e problemi, è la migliore fino ad ora riscontrabile nella Storia umana nota, e merita di essere conservata e sviluppata.
- Lo “spirito” cioè l’indirizzo di una sana “etica”, senza il sostegno della “spada” cioè della forza legittima, è vulnerabile.
Lo spirito sorregge la spada; la spada difende lo spirito; così la Civiltà e la Libertà vivranno.
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L'inutilità del cristianismo contro il nazismo maomettano

Messaggioda Berto » sab lug 03, 2021 5:12 pm

Tutte le demenzialità e le incoerenze di un uomo che non merita il mio rispetto e che ci fa tanto del male
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Castità, ascetismo-misticismo, solidarismo e pedofilia
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