Perché i tedeschi se la sono presa così tanto con gli ebrei?

Re: Parké i todeski łi se ła ga ciapà tanto co łi ebrei?

Messaggioda Berto » lun apr 03, 2017 1:34 pm

A so drio lexar "Non nel nome di Dio" del rabin o rav Jonathan Sacks de Londra

http://www.giuntina.it/Schulim_Vogelman ... o_682.html

Jonathan Sacks
https://it.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Sacks
Jonathan Henry Sacks (Londra, 8 marzo 1948) è un rabbino britannico, considerato la massima autorità spirituale e morale ebraica ortodossa in Gran Bretagna, col titolo di Chief Rabbi of Great Britain and the Commonwealth of Nations ("Rabbino capo della Gran Bretagna e del Commonwealth delle nazioni") dalla sua nomina nel 1991 fino alla conclusione del suo mandato nel 2013. Creato Sir dalla Regina Elisabetta II nel 2005 per servizi resi alla Comunità e alle relazioni inter-religiose e nel 2009 nominato Lord Barone con un seggio a vita nella Camera dei Lord.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/ ... eeting.jpg



Capitoli

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Dualismo

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Per comprendere come funziona, vale la pena di prendere in considerazione un esempio estremo: la Germania dal 1933 al 1945. L’ideologia nazista non era religiosa, al più era pagana. Era anche fondata su opinioni che, al tempo, si ritenevano scientifiche: il cosiddetto «studio scientifico della razza» (un miscuglio di biologia e antropologia) e il «darwinismo sociale», la teoria secondo la quale gli stessi processi operano in natura come nella società. I forti sopravvivono eliminando i deboli.

La ragione per avere usato questo esempio è mostrare come le credenze, che viste a distanza sembrano infantili e assurde, possono essere sostenute da persone veramente intelligenti. Le persone che hanno ceduto la loro dignità intellettuale al nazismo erano tra le menti eminenti della Germania: tra di esse vi erano figure come lo studioso biblico Gerhard Kittel, il filosofo Martin Heidegger e il giurista e filosofo politico Carl Schmitt.6 Joseph Goebbels, il cervello della propaganda nazista, aveva una laurea in letteratura tedesca dell’Università di Heidelberg. Josef Mengele, il famigerato sovrintendente medico ad Auschwitz, era laureato in antropologia e medicina ed era professore associato presso il Kaiser-Wilhelm-Institut per la genetica.

La resistenza al programma nazista da parte della intellighenzia fu minima se non addirittura inesistente. Gli accademici furono tra i suoi sostenitori più zelanti, licenziando i colleghi ebrei e mettendo al bando i loro libri senza alcuna obiezione. I giudici misero in atto, senza protestare, le Leggi di Norimberga, privando gli ebrei di tutti i diritti umani. Secondo Ingo Müller, perfino la Corte Suprema mostrò una «ossessiva determinazione nel perseguire tutti gli ebrei».7 Medici diressero i programmi di sterilizzazione ed eutanasia. Ad Auschwitz «la partecipazione al massacro, e anzi la sua supervisione fu dei medici dall’inizio alla fine».8 La metà di tutti i medici tedeschi aderirono alla Lega dei medici nazisti.9

Più di metà dei partecipanti alla Conferenza di Wannsee del gennaio 1942, che decise la Soluzione Finale, il totale sterminio degli ebrei d’Europa, aveva il titolo di «dottore», sia che fossero medici o accademici laureati,10 e il 41 per cento degli ufficiali delle SS avevano un’istruzione universitaria, a fronte del 2 per cento della popolazione nel suo complesso.11 Nel 1927 Julien Benda, in un libro famoso, Il tradimento dei chierici, scriveva di come il discorso pubblico si era trasformato nella organizzazione intellettuale degli odi politici. Questo sarà, diceva, «una delle sue rivendicazioni più clamorose nella storia morale dell’umanità».12

Quasi nessuno è immune dal dualismo una volta che si è impossessato di una cultura.

Il nazismo come lo aveva costruito Hitler era un dualismo patologico perfetto. I figli della luce erano la nazione tedesca, più specificamente la razza ariana. I figli delle tenebre erano gli ebrei. Erano le forze del male, i distruttori della Germania, i profanatori della sua purezza razziale, i corruttori della sua cultura e coloro che ne minavano il morale. Malgrado il fatto che fossero meno dell’1 per cento della popolazione della Germania, si diceva che ne controllassero le banche, i media e il destino, e cospirassero segretamente per manipolare il mondo.

Come parte della logica della socialità umana, la coesione interna di un gruppo è in proporzione diretta rispetto al grado di minaccia che percepisce venire dall’esterno. Ne consegue che chiunque voglia unire una nazione, specialmente una che è stata profondamente spaccata, deve demonizzare un avversario o, se necessario, inventarsi un nemico. Per i turchi furono gli armeni. Per i serbi furono i musulmani, per Stalin furono la borghesia e i controrivoluzionari. Per Pol Pot furono i capitalisti e gli intellettuali, per Hitler furono gli ebrei: l’eterno Altro dell’Europa cristiana.

Per ri-moralizzare una nazione, i capi spesso riportano in vita i ricordi dell’antica gloria. Vamik Volkan, che ha applicato i concetti di scissione e di proiezione ai conflitti internazionali, mette in rilievo il corollario: il trauma scelto, un evento che «ha fatto sì che un vasto gruppo dovesse affrontare drastiche perdite comuni, si sentisse inerme e vittimizzato da un altro gruppo, e dovesse condividere una offesa umiliante». In Bosnia e in Kossovo negli anni ’90, Slobodan Milosevic e Radovan Karadzic riaccesero la memoria della sconfitta dei serbi da parte dei musulmani nella battaglia del Kossovo nel 1389, seicento anni prima. Più recentemente Osama bin Laden, al-Qaeda e l’Isis si sono concentrati sulle Crociate e la disgregazione dell’impero ottomano per mano dell’Occidente. Per Hitler fu la sconfitta della Germania nella prima guerra mondiale e le condizioni umilianti del Trattato di Versailles. Di tutto ciò – la guerra stessa, la sconfitta della Germania e il successivo disastro economico – Hitler accusava gli ebrei.

Una volta che riesci a identificare un nemico, riattivi un trauma scelto e unisci tutte le fazioni nel timore e nell’odio verso una minaccia comune, metti in moto la parte più primitiva del cervello, l’amigdala con le sue reazioni immediate ed estremamente difensive, e rendi una cultura soggetta a un dualismo puro e potente in cui tu sei la parte innocente e la violenza diventa sia una vendetta giustificata che la necessaria protezione del tuo gruppo. Ne consegue la triplice sconfitta della moralità.

Il primo stadio è la disumanizzazione. Questa è il preludio al genocidio. Il paradosso nella frase «crimini contro l’umanità» sta nel fatto che i grandi crimini sono commessi contro coloro che non ritieni condividere la tua umanità. Per gli hutu, i tutsi erano inyenzi, scarafaggi. Per i nazisti, gli ebrei erano insetti, pidocchi, parassiti, un cancro che doveva essere eliminato, un arto malato che doveva essere amputato. Goebbels parlava dell’eliminazione degli ebrei in termini di «igiene sociale» proprio come «un medico toglie di circolazione un bacillo».13 «Gli ebrei sono i pidocchi dell’umanità civilizzata» disse nel 1941. «Devono essere in qualche modo sterminati».14 Hitler parlava della «tubercolosi razziale» ebraica, e chiedeva che la Germania fosse «immunizzata». Dobbiamo «eliminare il veleno se vogliamo guarire».15 Gli ebrei erano «un parassita nel corpo di altre razze»16 e una «infezione del nostro corpo etnico nazionale causata da avvelenamento del sangue».17 Konrad Lorenz, che in seguito avrebbe ricevuto il premio Nobel per i suoi studi sugli animali, scrisse, in un articolo per l’Ufficio nazista per la politica razziale, che una nazione con «membri difettosi» era come un individuo che aveva un tumore maligno. La rimozione chirurgica era necessaria in entrambi i casi.18 Un medico nazista in un campo di sterminio, a cui venne chiesto come aveva potuto fare ciò che aveva fatto alla luce del giuramento di Ippocrate, rispose che «per rispetto verso la vita umana asporterei un’appendice incancrenita da un corpo malato. L’ebreo è l’appendice incancrenita nel corpo dell’umanità».19

Primo Levi scrisse del colloquio cruciale che dovette sostenere per essere riconosciuto come scienziato e poter lavorare nella vicina fabbrica chimica, cosa che lo rendeva sufficientemente necessario allo sforzo bellico tedesco, e non essere quindi ucciso immediatamente. L’esame venne condotto da un certo Doktor Pannwitz. Levi dice che: «Mi sono domandato quale fosse il suo intimo funzionamento di uomo»…

Perché quello sguardo non corse fra due uomini; e se io sapessi spiegare a fondo la natura di quello sguardo, scambiato come attraverso la parete di vetro di un acquario tra due esseri che abitano mezzi diversi, avrei spiegato l’essenza della grande follia della terza Germania.

Quello che tutti noi dei tedeschi pensavamo e dicevamo si percepì in quel momento in modo immediato. Il cervello che sovrintendeva a quegli occhi azzurri e a quelle mani coltivate diceva: «Questo qualcosa davanti a me appartiene a un genere che è ovviamente opportuno sopprimere. Nel caso particolare, occorre prima accertarsi che non contenga qualche elemento utilizzabile».20

Stabilire la sub-umanità degli ebrei era una parte fondamentale del programma di istruzione nazista tra il 1933 e il 1939. Si trattava di uno sforzo complesso, sfaccettato, che comportava libri di testo, racconti per bambini, vignette sui giornali e sui periodici, manifesti, film, istituti di ricerca, riviste scientifiche, gruppi di esperti e di professionisti. Il Ministero dell’Istruzione decretò che «nessun studente si laureerà se non ha compreso che il futuro di un Volk dipende dalla razza e dal retaggio».21 Le persone dovevano essere istruite in modo tale da non provare alcuna compassione per gli ebrei prima che iniziasse l’eccidio. Come disse Rudolph Hess, il comandante di Auschwitz: «Guardate, potete vedere da voi stessi. Non sono come voi e me. Non si comportano come esseri umani. Sono qui per morire».22

Il secondo stadio è costituito dalla vittimizzazione. Così come è necessario privare i nostri nemici della loro umanità, così si deve trovare un modo di sottrarsi alla responsabilità del male che si sta per commettere. Ci si deve definire come vittime. Ne consegue che, nel commettere un omicidio, perfino un genocidio, si sta agendo puramente per autodifesa. È la vittima ad essere responsabile.

Questa fu l’affermazione costante e assolutamente paradossale di Hitler. Come fa notare Jeffrey Herf, Hitler e i suoi addetti alla propaganda dovevano sostenere due idee completamente contraddittorie: «una radicata nel concetto grandioso di una razza padrona e della supremazia mondiale, l’altra basata sulla paranoia dell’autocommiserazione della vittima innocente e assediata».23 In generale, come osserva Vamik Volkan, i sostenitori di questo dualismo tendono a unire «sentimenti paradossali di onnipotenza e vittimismo».24 Da un lato siamo i signori dell’universo, dall’altro siamo gli schiavi del diavolo.

Al raduno di Norimberga del 1938, Hitler accusò «il nemico mondiale ebraico» della «tentata eliminazione delle nazioni ariane».25 In un discorso radiofonico dell’aprile 1942, spiegava che «le forze nascoste che trascinarono l’Inghilterra nel 1914 nella prima guerra mondiale erano gli ebrei», aggiungendo che «il potere che ci ha paralizzato in quella guerra» era «quello ebraico».26

Gli ebrei, affermava Hitler, erano al momento responsabili dell’opposizione dell’America alla Germania. Roosevelt era solo una marionetta nelle mani degli ebrei. «Gli ebrei negli Stati Uniti detengono il potere con l’aiuto del governo ebraico, dissanguano il popolo e lo opprimono».27 Conosciamo, disse Hitler in un annuncio radio del dicembre 1941, «quale potere stia dietro Roosevelt. È l’eterno ebreo».28

Anche gli inglesi erano i loro schiavi: «Oggi sappiamo chi abbiamo di fronte in Inghilterra: il nemico mondiale numero uno: gli ebrei internazionali, e l’ebraismo mondiale assetato di potere e colmo di odio».29 Goebbels riprese l’argomento, dicendo a proposito degli inglesi che nella loro «brutalità, nel mentire, nella loro pietosa ipocrisia e bigotta religiosità, sono gli ebrei tra gli ariani e appartengono a quel gruppo di uomini ai quali bisogna prima di tutto spaccare i denti prima di poter sperare di parlare con loro in modo razionale».30 L’articolo di fondo del Völkischer Beobachter dichiarava: «Churchill promette la Germania agli ebrei come bottino di guerra; rinnovata la solidarietà al parassita mondiale».31

Gli ebrei erano responsabili anche del comunismo. A un raduno nazista a Monaco nel novembre 1941 Hitler dichiarò «il maggiore servo degli ebrei è l’Unione Sovietica».32 E, in relazione al problema di come gli ebrei potessero essere dietro sia al capitalismo che al comunismo, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, la sua risposta era semplice: «Se presi in considerazione in modo superficiale la plutocrazia e la dittatura del proletariato sono diverse come il fuoco e l’acqua. In realtà, sono due facce della stessa medaglia. Il loro comune denominatore è costituito dagli ebrei».33

Da qui il commento di Hitler, fatto al Reichstag il 30 gennaio 1939, e più volte ripetuto pubblicamente, che, se fosse scoppiata la seconda guerra mondiale, sarebbe stata colpa degli ebrei, e la Germania avrebbe reso un servizio al mondo intero sterminandoli:

Durante la mia vita sono stato spesso un profeta e sono stato soprattutto deriso … oggi voglio essere nuovamente un profeta: se l’ebraismo della finanza internazionale all’interno e all’esterno dell’Europa dovesse riuscire ancora una volta a far precipitare le nazioni in una guerra mondiale, il risultato non sarà la bolscevizzazione della terra, e quindi la vittoria dell’ebraismo, ma l’annientamento [Vernichtung] della razza ebraica in Europa.34

Dieci giorni dopo l’invasione tedesca della Cecoslovacchia, Goebbels pubblicò un saggio in cui scriveva: «Gli ebrei sono colpevoli! Se in un’ora funesta dovesse scoppiare un giorno la guerra in Europa, questo grido deve risuonare su tutta la nostra parte della terra. Gli ebrei sono colpevoli! Vogliono la guerra, e stanno facendo tutto ciò che è in loro potere per trascinarvi dentro i popoli».35 Nel suo discorso per il nuovo anno, il primo gennaio 1940, Hitler dichiarava: «Il nemico mondiale ebraico-capitalista che abbiamo di fronte ha un solo scopo: sterminare la Germania e il popolo tedesco».36

Il 21 gennaio 1945, con la sconfitta della Germania che appariva ormai inevitabile, Goebbels pubblicava il suo ultimo, importante articolo sugli ebrei, in cui le dichiarazioni si fondevano in un crescendo:

Chi trascina i russi, gli inglesi e gli americani nel fuoco, e sacrifica moltitudini di vite straniere in una lotta senza speranza contro il popolo tedesco? Gli ebrei! … Chi inventa nuovi programmi di odio e di sterminio contro di noi, e così facendo trasforma questa guerra in un’azione orribile di auto-massacro orrendo e di autoannientamento della vita dell’Europa, della sua economia, istruzione e cultura? Gli ebrei! Chi ha inventato, attuato e ora custodisce gelosamente la disgustosa alleanza tra l’Inghilterra e gli Stati Uniti d’America da un lato, e il Bolscevismo dall’altro? … gli ebrei, soltanto gli ebrei! … Dovunque guardiate, vedete ebrei.37

Definire se stessi come vittima è la negazione di ciò che ci rende umani. Ci vediamo come oggetti, non come soggetti. Diventiamo passivi, non attivi. Il biasimo impedisce l’accesso alla responsabilità. La vittima, attribuendo la sua condizione ad altri, colloca la causa della sua situazione fuori di sé, rendendosi così incapace di liberarsi dalla trappola che si è creato. Poiché attribuisce un fenomeno concreto (dolore, povertà, ignoranza, malattia, sconfitta, umiliazione) a una causa immaginaria, scopre che l’eliminazione della causa non rimuove il sintomo. Per questo gli sforzi devono essere moltiplicati. Se si uccidono le streghe perché causano la malattia, le streghe muoiono e la malattia resta. Allora devi trovare più streghe da uccidere, e tuttavia la malattia rimane. Le culture del biasimo perpetuano ogni condizione contro la quale protestano.

E corrompono anche gli altri. Uno dei più nobili di tutti gli istinti umani è la compassione. Aspiriamo ad aiutare le vittime anche se si tratta di estranei, anche se non c’è altro legame tra di noi se non la comune umanità. Ma la compassione può essere sfruttata. Quando le auto-definite vittime rivendicano la compassione in una causa meno che nobile, trasformano le persone di buona volontà in co-dipendenti. Nel cercare di aiutare, rafforzano il modello di comportamento che desiderano curare.

Quando la disumanizzazione e la demonizzazione si combinano con una sensazione di vittimismo, il terzo stadio diventa possibile: la perpetrazione del male in una causa altruistica. Il nazismo si presentava come un movimento profondamente morale, concepito per purificare la nazione da elementi alieni che inquinavano la sua visione tradizionale, per restaurare la grandezza della razza ariana, liberare il mondo da false dottrine come il capitalismo e il comunismo, e salvare il Volk dalla depravazione. Dall’inizio, Hitler definì il suo compito in termini morali ed estetici, in Mein Kampf scriveva che «il fine più alto di uno stato etnico è l’interesse per la conservazione di quegli elementi razziali originali che conferiscono cultura e creano la bellezza e la dignità di una più nobile natura umana».38

Uno dei testi classici della malvagità altruistica è il discorso del Reichsführer Heinrich Himmler, il capo delle SS, a una riunione segreta tenutasi in Polonia il 4 ottobre 1943:

Desidero fare riferimento qui davanti a voi, in totale franchezza, a una questione realmente seria. Tra noi, questa volta, sarà espressa in assoluta sincerità; ma in pubblico non ne parleremo mai … Mi riferisco all’evacuazione degli ebrei, all’annientamento del popolo ebraico. Questa è una di quelle cose che sono facili a dirsi. «Il popolo ebraico sarà annientato» dice ogni membro del partito. «Sicuro, è nel nostro programma l’eliminazione degli ebrei, l’annientamento – ce ne occuperemo». E poi vengono tutti avanti faticosamente, ottanta milioni di rispettabili tedeschi, e ciascuno ha il suo onesto ebreo. Sicuro, gli altri sono dei maiali, ma questo è un ebreo eccellente. Di tutti quelli che parlano in questo modo, nessuno lo ha visto succedere, nessuno ci è passato. La maggior parte di voi sa cosa significa vedere un centinaio di cadaveri giacere fianco a fianco, o cinquecento, o un migliaio. Avere resistito sino alla fine e – tranne che in casi di umana debolezza – essere rimasti puliti, questo è quello che ci ha induriti. È una pagina di gloria che non era mai stata scritta nella nostra storia e che mai più lo sarà.39

La prima volta che Himmler visitò Auschwitz, l’esperienza lo fece vomitare. Tuttavia esigeva rigorosamente da se stesso quello che esigeva dai suoi subordinati. S’indurì al punto di ritornare. In quella nuova occasione,

Si fermò nelle vicinanze di una fossa ardente e aspettò che gli fosse dato un paio di guanti. Poi prese i guanti, afferrò uno dei corpi che stavano fuori della fossa e lo gettò nel fuoco. «Grazie a Dio,» disse a voce alta «alla fine ho bruciato un ebreo con le mie mani!».40

Hitler dichiarava in Mein Kampf che, nello sterminare gli ebrei, «sto facendo l’opera del Signore». Sostenne questo credo fino alla fine. Il suo ultimo testamento, scritto il 29 aprile 1945, un giorno prima che si suicidasse, ripeté la sua dichiarazione che né lui né «chiunque altro in Germania» voleva la guerra nel 1939. «Essa fu desiderata e lanciata esclusivamente da quegli uomini di stato internazionali che erano di origine ebraica o lavoravano per interessi ebraici». Gli ebrei sono «la parte veramente colpevole di questa battaglia mortale». Nella frase finale del suo ultimo messaggio al mondo esortò i tedeschi a «perseverare in una spietata resistenza contro l’avvelenatore mondiale di tutti i popoli, l’ebraismo internazionale».41

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4
Capro espiatorio
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Tre aspetti collegano l’antisemitismo islamico di oggi con il suo omologo in Germania negli anni ’30. Il primo è che entrambi rappresentano ciò che lo storico Robert Wistrich chiama un’ossessione. Non c’è quasi nemmeno un ebreo nella maggior parte delle cinquantasei nazioni che compongono l’Organizzazione di Cooperazione Islamica. C’erano una volta, ma negli anni ’40 e ’50 quasi tutti partirono o furono scacciati. In Germania costituivano l’1 per cento della popolazione. Una storiella degli anni ’30 coglieva l’irrealtà della situazione. Due tedeschi stanno discutendo la causa dei guai della loro nazione. Uno dice che sono gli ebrei. L’altro risponde: «Gli ebrei e i ciclisti». «Perché i ciclisti?» chiede il primo. «Perché gli ebrei?» replica il secondo.

Come apparve evidente dopo le Leggi di Norimberga del 1935, che li privarono da un giorno all’altro di tutti i loro diritti di cittadini, gli ebrei non avevano alcun potere o influenza, sia all’interno della Germania che all’esterno. Tra il 1935 e il 1939, Hitler, che non faceva mistero delle sue intenzioni genocide nei riguardi degli ebrei, mise alla prova più e più volte l’affermazione. Gli ebrei erano potenti? Controllavano la Germania? Avevano un’influenza significativa sulla Gran Bretagna o l’America? Avevano amici o alleati ovunque nel mondo che sarebbero venuti in loro aiuto? Solo quando, con sua grande soddisfazione, ebbe la prova che gli ebrei erano di fatto senza amici e impotenti, poté procedere, con sicurezza, ad accusarli di essere così potenti da controllare il mondo.

I problemi della Germania dopo la prima guerra mondiale, non avevano niente a che vedere con gli ebrei. Analogamente i problemi dell’Egitto, della Siria, dell’Iraq, del Pakistan e dell’Afghanistan non avevano niente a che fare con gli ebrei. Si trattava di questioni interne. Il nazionalismo laico del tipo emerso in Egitto, Siria e Iraq era forse in grado di mantenere le sue promesse di democrazia, di prosperità e di un ristabilito orgoglio nazionale? Dopo la rivoluzione iraniana nel 1979 e il ritiro della Russia dall’Afghanistan nel 1989 fu vista con favore un’alternativa, annunciata per la prima volta da Hassan al-Banna e dalla Fratellanza musulmana nel 1928. La strada migliore poteva essere un ritorno all’islam originario dei primi secoli, quando conquistò vaste aree del Medio Oriente, il Maghreb e al-Andalus (la Spagna e il Portogallo) con una velocità sorprendente e torreggiava su quel mondo come un colosso? Questo grave interrogativo non ha niente a che vedere con gli ebrei, o con i ciclisti. Osservate, tuttavia, che la sola caratteristica che il nuovo islamismo condivide con i regimi secolari che cerca di sostituire è l’antisemitismo.

Il secondo aspetto che collega il nuovo antisemitismo al suo precursore tedesco è il suo carattere irrazionale, contraddittorio. Gli ebrei erano odiati in Germania perché erano ricchi e perché erano poveri, perché erano capitalisti e perché erano comunisti, perché se ne stavano per conto proprio e perché s’infiltravano ovunque, perché credevano in una fede primitiva e perché erano cosmopoliti senza radici che non credevano in niente. Hitler credeva che gli ebrei controllassero sia gli Stati Uniti che l’Unione Sovietica. Come potevano fare entrambe le cose? Perché erano ebrei.
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Per un migliaio di anni il capro espiatorio preferito in Europa e in Medio Oriente sono stati gli ebrei. Erano gli estranei più evidenti. Non cristiani in un’Europa cristiana, non musulmani in un Medio Oriente islamico. Ma questo capitolo non riguarda principalmente l’antisemitismo. Riguarda ciò che gli dà origine. L’antisemitismo riguarda gli ebrei solo in modo fortuito. Gli ebrei sono le sue vittime, ma non ne sono la causa. La causa è il conflitto all’interno di una cultura. È la potenziale violenza interna che, se espressa, ha il potere di distruggere una società.

Ricordate il punto di vista di Girard: il capro espiatorio è il meccanismo con cui una società allontana da sé la violenza focalizzandola su una vittima esterna. Pertanto, ovunque troviate l’antisemitismo ossessivo, irrazionale, omicida, troverete una cultura così scissa e spaccata al suo interno che, se i suoi membri smettessero di uccidere gli ebrei, inizierebbero ad uccidersi l’un l’altro. È ciò che è accaduto in Europa nel XVII secolo e, di nuovo, nelle due guerre mondiali del XX secolo, ed è ciò che accade oggi in Siria, Iraq, Afghanistan e in altre regioni devastate dalla guerra nel Medio Oriente, in Asia e in Africa.

Per comprendere la comparsa dell’ebreo-come-caproespiatorio dobbiamo concentrarci su alcuni momenti storici chiave. Il primo è il 1095 quando papa Urbano II lanciò il suo appello per la Prima Crociata. Nel 1096 alcuni dei crociati, lungo la strada per andare a liberare la città santa di Gerusalemme, si presero una pausa per massacrare le comunità ebraiche nel Nord Europa: a Colonia, a Worms e a Magonza. Morirono a migliaia. Molti ebrei si suicidarono piuttosto che essere acciuffati dalla plebaglia e convertiti a forza al cristianesimo. Fu un momento traumatizzante per l’ebraismo europeo, e il presagio del peggio che sarebbe arrivato.

Da questo momento in poi gli ebrei nell’Europa cristiana iniziarono ad essere visti da molti non certo come esseri umani, ma come una forza maligna, una presenza cattiva, un potere demoniaco e distruttivo che, in modo misterioso e tuttavia concreto, cercava di far del male agli altri. Gli ebrei furono accusati di profanare l’ostia, di avvelenare i pozzi e diffondere la peste. Furono ritenuti responsabili della cosiddetta Black Death, l’epidemia che nel XIV secolo costò milioni di vite. Era un’epoca in cui gli ebrei vivevano nella paura.

Quel periodo aggiunse al vocabolario dell’Occidente concetti come controversia pubblica, libri al rogo, conversione forzata, Inquisizione, auto da fé, espulsione, ghetto e pogrom. Per durata e intensità si classifica tra una delle cronache più prolungate dell’odio nella storia. Si trattò di un dualismo del tipo più rigido e devastante.

Alla fine l’Europa andò avanti. Ma non prima di due episodi destinati ad avere conseguenze importanti secoli più tardi. Il primo ebbe luogo in Spagna dove, sotto la minaccia della persecuzione, gli ebrei avevano vissuto nel terrore dal 1391: la Kristallnacht spagnola, quando le sinagoghe furono bruciate e gli ebrei massacrati, fino alla loro espulsione nel 1492. Molti, minacciati, si erano convertiti. Alcuni furono sospettati di continuare a praticare l’ebraismo in privato e divennero vittime dell’Inquisizione. Altri, tuttavia, abbracciarono la nuova fede e raggiunsero posizioni di rilievo nella società spagnola.

Fu allora che fece la sua comparsa un nuovo fenomeno: la permanenza del pregiudizio dopo che la sua causa manifesta era stata rimossa. I «nuovi» cristiani erano ancora odiati da alcuni, ora non per la loro religione, ma per la loro razza. Fu introdotta la legislazione per proteggere la limpieza de sangre, la «purezza del sangue». Una prima legge in tal senso apparve a Toledo nel 1449. Osteggiata all’inizio dalla Chiesa, ricevette l’approvazione del papa Alessandro VI nel 1496 e durò per buona parte del XIX secolo. Fu la prima comparsa nella storia dell’antisemitismo razziale che si sarebbe riversato in tutto il continente europeo quattro secoli e mezzo più tardi.

La seconda importante evoluzione si ebbe con Martin Lutero. All’inizio favorevolmente disposto verso gli ebrei, credeva che il motivo per cui non si erano convertiti fosse l’incapacità e la crudeltà della Chiesa cattolica. Avvicinati con amore, pensava che sarebbero diventati cristiani in massa. Quando ciò non accadde, la sua collera quasi non conobbe limiti. Nel 1543 pubblicò un opuscolo intitolato Degli ebrei e delle loro menzogne che divenne un classico della letteratura dell’odio. Le sinagoghe dovevano essere bruciate. Le case degli ebrei dovevano essere distrutte. Gli ebrei avrebbero dovuto vivere in un’unica stanza, o in una stalla perché capissero che non erano altro che «miserabili prigionieri». I loro libri di preghiera e i Talmud dovevano essere sequestrati e ai loro rabbini doveva essere proibito d’insegnare. Doveva essere loro proibito di viaggiare, e dovevano essere privati di qualsiasi protezione legale fino a quando il mondo non si fosse liberato da ciò che chiamava «la nostra piaga, pestilenza e sventura». L’opuscolo fu ristampato più volte durante il periodo nazista, e le sue proposte emulate dalle Leggi di Norimberga.

La collera di Lutero garantì che l’ostilità verso gli ebrei perdurasse dopo la Riforma, e lasciò un’impressione permanente nei paesi dove il luteranesimo dominava. La sorprendente eccezione cristiana fu Giovanni Calvino, che tenne la Bibbia ebraica in alta considerazione e fu meno incline dei più a denigrare gli ebrei. Questo ebbe un effetto durevole in Olanda nel XVI secolo e in Inghilterra nel XVII, come anche sui Pilgrim Fathers in America. Questi furono tra i primi luoghi a far progredire la libertà religiosa. È a questo punto che la storia prende una svolta sorprendente e tragica. L’Europa occidentale nel XVIII secolo si volse all’Illuminismo nella convinzione che la ragione potesse superare i pregiudizi del passato. Nel XIX secolo questo fu seguito dall’Emancipazione, attraverso la quale ai gruppi religiosi minoritari, e tra essi gli ebrei, furono concessi i diritti civili nelle nuove nazioni-stati, uniti non come nel passato dalla religione, ma dalla cittadinanza e dalla legge civile. Tuttavia il pregiudizio persistette, come era accaduto nella Spagna post-espulsione.

Tra chi praticava questo pregiudizio c’erano alcune delle menti eminenti d’Europa. Voltaire definiva gli ebrei «un popolo ignorante e barbaro, che unisce da tempo la più sordida avarizia alla più detestabile superstizione e al più invincibile odio per tutti i popoli che li tollerano e li arricchiscono». E aggiungeva, generosamente: «Tuttavia non dovremmo bruciarli».9

Immanuel Kant parlava degli ebrei come dei «vampiri della società» e invocava «l’eutanasia dell’ebraismo».10 Georg Hegel vedeva gli ebrei e l’ebraismo come paradigmi di una «moralità da schiavo», incapace di concepire o praticare una religione di amore.11 Rifiutando il cristianesimo, gli ebrei erano stati abbandonati dalla storia ed erano rimasti come una «nazione fossile», una «razza fantasma».

Johann Gottlieb Fichte credeva che gli ebrei fossero il nemico della libertà: «Quanto a dar loro [gli ebrei] i diritti civili» scriveva «io non vedo altro modo che una notte tagliare loro le teste e attaccarne al loro posto altre in cui non ci sia una sola idea ebraica». In alternativa avrebbero dovuto essere «spediti» nella loro «terra promessa».12 Arthur Schopenhauer parlava degli ebrei come qualcosa di «non migliore del bestiame», come della «feccia della terra» e come di un popolo che doveva essere espulso. Friedrich Nietzsche criticava aspramente l’ebraismo come la «falsificazione» di tutti i valori naturali. La sua grande originalità sta nel fatto che, invece di criticare gli ebrei per avere rifiutato il cristianesimo, li biasimava prima di tutto per avere dato origine ad esso.

Chiunque incolpi la religione di creare odio dovrebbe considerare questi esempi e riconsiderare la cosa. L’antisemitismo filosofico da Voltaire a Heidegger è un fenomeno poco conosciuto ma devastante. Quando la cultura europea si laicizzò e l’antiebraismo religioso mutò nell’antisemitismo razziale, le conseguenze furono letali. I cristiani potevano operare per la conversione degli ebrei, perché si può cambiare religione. Ma non puoi cambiare il tuo sangue o i tuoi geni. Gli antisemiti perciò potevano operare soltanto per l’eliminazione degli ebrei. Il risultato fu la Shoah.

Nel corso di questo periodo dal 1095 al l945 apparvero un certo numero di miti, due dei quali di particolare interesse. Il primo fu quello dell’accusa di omicidio rituale. A Norwich nel 1144 fu trovato un bambino, di nome William, pugnalato a morte. Circolava la voce che gli ebrei fossero i responsabili. Nessuno a quel tempo la prese sul serio, ma divenne una cause célèbre cinque anni più tardi quando apparve un resoconto, scritto da un monaco chiamato Thomas di Monmouth.13 Sosteneva che gli ebrei uccidevano i bambini cristiani per usarne il sangue per fare la matzà, il «pane non lievitato» consumato per la Pasqua ebraica [Pesach]. Era manifestamente assurdo: se vi è qualcosa che gli ebrei aborrono, questo è il sangue (una singola macchiolina nel cibo lo rende non commestibile per la legge ebraica) e il sacrificio dei bambini. L’accusa di omicidio rituale fu condannata ufficialmente da diversi papi – tra di essi Innocenzo IV, Gregorio X, Martino V, Paolo III e Niccolò V, e anche dall’imperatore Federico II. Questo non impedì all’accusa di diffondersi per tutta l’Europa. Ci furono più di 150 casi registrati, e molti portarono al massacro della popolazione ebraica locale.

Il secondo mito, circa 750 anni dopo, fu quello dei Protocolli dei Savi di Sion. Ideato da dei membri della polizia segreta russa con base a Parigi, era un documento che dava a intendere di rappresentare i verbali di una cospirazione segreta ebraica per ottenere il dominio del mondo attraverso il controllo della stampa e della economia mondiale. Fabbricato attingendo ad opere di narrativa e a teorie complottiste, nessuna delle quali riguardava originariamente gli ebrei,14 fu smascherato come un falso dal Times nel 1921. Ciò nonostante vendette moltissimo prima in Russia, poi in Germania, dove il suo uso nella propaganda nazista lo trasformò, secondo la frase di Norman Cohn, in «una licenza per il genocidio».15

Ciò che affascina in questi due miti è il modo in cui esemplificano la scissione-e-la-proiezione che fornisce al dualismo la sua presa psicologica unica. L’accusa di omicidio rituale è una proiezione cristiana (il che non vuol dire che il cristianesimo lo accettasse o ne fosse responsabile: ricordate il rifiuto papale). Esso non ha alcun senso nel contesto dell’ebraismo. Mentre aveva un senso per alcuni credenti nella transustanziazione, il concetto che il pane e il vino usati nell’eucarestia non sono simbolicamente ma realmente il corpo e il sangue del Figlio di Dio. Il termine «transustanziazione» fu usato per la prima volta da Hildebert de Lavardin, arcivescovo di Tours, intorno al 1079, e la dottrina stessa venne formalizzata dal Quarto Concilio Laterano. Ed è precisamente tra queste date che fa la sua comparsa la calunnia di omicidio rituale.

Fu così pure per i Protocolli. Furono pubblicati per la prima volta in Russia nel 1903, quando gli ebrei stavano subendo il trauma del pogrom di Kishinev. A seguito dei pogrom scoppiati in tutta la Russia nel 1881 e le leggi antisemite del maggio 1882, milioni di ebrei erano in fuga dalla zona di residenza loro assegnata verso l’Occidente. Un opuscolo scritto a quel tempo da un ebreo assimilato, Leon Pinsker, dava piena e struggente espressione a cosa si provava in quel tempo nell’essere un ebreo nell’Europa orientale. «Tra i popoli viventi sulla terra» scriveva «gli ebrei sono come un popolo morto da tempo». Sono «un cadavere vivente, un popolo senza unità o organizzazione, senza terra o altri legami di unità, non più vivo e che tuttavia cammina tra i vivi».

Che un popolo simile, dei profughi senza alcun diritto, potessero essere impegnati nel gestire segretamente il mondo era chiaramente assurdo. Tuttavia, se interpretato come un desiderio represso e proiettato da parte dei suoi inventori, aveva un senso considerevole. Questi erano gli ultimi sognatori della magnificenza imperiale russa prima che le rivoluzioni del 1905 e del 1917 infrangessero per sempre il loro mondo. Ciò spiega perché Hitler, con le sue ambizioni di dominare il mondo, fosse così attratto dai Protocolli, sebbene fosse ben consapevole del fatto che erano stati smascherati come un falso (il fatto che gli ebrei negassero la loro autenticità era, per lui, la prova regina che fossero veri). «Nessuno poteva essere così geniale» disse Hitler a Goebbels il 13 maggio 1943 «da descrivere la lotta degli ebrei per il dominio del mondo come gli ebrei stessi».16

Ciò che rende questi miti pertinenti ai nostri giorni è il fatto che essi furono in seguito introdotti in Medio Oriente e nell’islam. L’accusa di omicidio rituale fu introdotta in Medio Oriente agli inizi del XIX secolo da cristiani, ad Aleppo (1881, 1853), a Beirut (1824), ad Antiochia (1826) ad Hama (1829), a Tripoli (1834), a Dayr el-Qamar (1847) a Damanhur (1877) e a Damasco (1840, 1848 e 1890). Fino ad allora, le accuse di omicidio rituale rivolte agli ebrei erano virtualmente sconosciute all’interno dell’islam. Il caso più famoso fu quello di Damasco nel 1840. Un frate cappuccino scomparve a Damasco. I suoi confratelli, assistiti da un diplomatico francese del luogo, accusarono gli ebrei di averlo ucciso a scopi rituali. I capi della comunità ebraica furono imprigionati e torturati. Alcuni morirono, altri confessarono. Il caso divenne ampliamente pubblicizzato in Europa e provocò delle proteste fino a quando le autorità Ottomane non fecero indagini sul capo d’accusa e ammisero che le accuse lanciate erano false. Questo non impedì alla calunnia di diffondersi altrove e ci furono ulteriori casi tristemente noti ad Algeri nel 1897-8 e al Cairo nel 1901-2.

Nel 1983 il ministro della difesa siriano Mustafa Tlass scrisse un libro, La matzà di Sion, sostenendo che l’accusa originale del caso di Damasco era in effetti vera, e che gli ebrei continuano a uccidere bambini non ebrei per usarne il sangue nel fare la matzà di Pesach. Il libro è stato tradotto in inglese e ristampato varie volte. L’8 febbraio 1991, secondo la Jewish Telegraph Agency, il delegato siriano nella Commissione ONU per i Diritti Umani lodò questo «pregevole libro» dicendo che «smascherava il carattere razzista del sionismo». Nel 2001 il giornale egiziano Al-Ahram reiterava l’accusa, aggiungendo che «L’impulso bestiale a impastare le matzòt di Pesach con il sangue di non ebrei è [confermato] nei rapporti della polizia palestinese dove sono registrati molti casi di corpi di bambini arabi, che erano scomparsi, ritrovati smembrati e senza una singola goccia di sangue».17 I protocolli dei Savi di Sion fu introdotto in Medio Oriente, insieme a Mein Kampf, tradotto in arabo, negli anni ’30, da, tra gli altri, il Gran Muftì di Gerusalemme, Muhammed Amin al-Husayini, che aveva passato il periodo della seconda guerra mondiale a Berlino, dedicandosi alla produzione di trasmissioni radiofoniche in arabo per i nazisti e reclutando musulmani bosniaci per le Waffen-SS. Continua ad essere ristampato e largamente venduto e letto. Nel 2002 una serie televisiva in 41 episodi ispirata ai Protocolli, intitolata Cavaliere senza cavallo, fu trasmessa durante il Ramadan da una rete televisiva satellitare con base in Libano, di proprietà della organizzazione terroristica Hezbollah.18 Nel 2003 una serie simile, Al-Shatat (Diaspora) fu trasmessa dalla televisione siriana.19

I Protocolli, malgrado sia largamente risaputo che si tratta di un falso, hanno un ruolo importante nella politica degli islamisti e compaiono nella Carta di Hamas. In questo contesto è degna di nota un’osservazione fatta da alcuni scrittori recenti. Fanno riferimento a una scoperta fatta dall’FBI nel 2007 durante la preparazione del processo per il finanziamento del terrorismo della Holy Land Foundation (il 24 novembre 2008, cinque ex funzionari della Fondazione furono dichiarati colpevoli di cospirazione nel fornire supporto materiale ai terroristi).

Durante la loro indagine gli uomini dell’FBI s’imbatterono in un documento datato 22 maggio 1991, preparato da Mohamed Akram, il leader della Fratellanza Musulmana negli Stati Uniti. Intitolato «Memorandum esplicativo sull’obiettivo strategico generale per il gruppo del Nord America», includeva il seguente passo: «L’Ikhwan (la Fratellanza) deve capire che il loro lavoro in America è una specie di ambizioso Jihad nell’eliminazione e la distruzione della civiltà occidentale dall’interno e nel “sabotaggio” della sua miserabile casa per opera delle loro mani e delle mani dei credenti così che essa venga eliminata e la religione di Dio sia resa vittoriosa su tutte le altre religioni».20 Quando le persone accusano gli altri di voler controllare il mondo, forse stanno inconsciamente proiettando cosa essi stessi vogliono, senza essere accusate di volerlo. Se si vuole comprendere cosa un gruppo si prefigga, si osservino le accuse che lancia contro i suoi nemici.


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Re: Parké i todeski łi se ła ga ciapà tanto co łi ebrei?

Messaggioda Berto » lun gen 15, 2018 10:22 pm

Idiozie e odio contro Israele e gli ebrei
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Re: Parké i todeski łi se ła ga ciapà tanto co łi ebrei?

Messaggioda Berto » dom mar 18, 2018 10:02 pm

Darwinismo sociale, eugenetica e antisemitismo in Germania tra '800 e '900
Roberto Riviello
il 18 marzo 2018

http://www.linformale.eu/darwinismo-soc ... -800-e-900

Prima di esaminare la diffusione delle teorie che, verso la fine del XIX secolo in Germania, richiamandosi alle scoperte di Darwin, vennero estese dalla biologia alle scienze umane e fornirono il sostegno pseudo-scientifico ad una vera e propria ideologia razzista, occorre precisare che il concetto di “darwinismo sociale” – come spiega Antonello La Vergata – è molto ampio e soprattutto che è comunemente ( ed erroneamente) associato agli esiti che sono l’ oggetto del presente articolo. In verità, scrive lo studioso: “Le idee di Darwin ( o a lui attribuite) furono invocate a sostegno delle idee politiche più disparate. Vi fu un darwinismo sociale liberista, uno solidarista, uno statalista conservatore, uno nazionalista, uno militarista, uno pacifista, uno socialista, uno anarchico…”. È chiaro, dunque, che è sbagliato ridurre il darwinismo sociale in quanto tale all’ antisemitismo che nella Germania nazista ebbe poi le terribili conseguenze della “pulizia etnica” e della “soluzione finale”; ma è altrettanto vero che alcuni concetti di origine biologica come la lotta per l’ esistenza e la selezione naturale, applicati nel campo dell’ antropologia e della medicina, in un contesto storico ben definito, si tradussero in una distorta visione della società basata sul predominio della “razza pura”.

Senza voler quindi attribuire a Darwin o agli autentici darwinisti sociali come Spencer alcuna responsabilità (per quanto puramente teorica) di un tale travisamento, precisiamo che qui ci occuperemo soltanto di quello che lo stesso La Vergata definisce “darwinismo alla tedesca”, quando spiega che fu per primo un generale di cavalleria in pensione, Friedrich von Bernardhi , con la pubblicazione nel 1912 del libro La Germania e la prossima guerra, a indicare nel darwinismo la giustificazione scientifica del suo militarismo nazionalista. Va anche detto, a onor del vero, che non furono soltanto gli scienziati sociali tedeschi a travisare le idee di Darwin ed utilizzarle per sostenere la superiorità della razza germanica: com’ è noto, i più “autorevoli” teorici razzisti, che fecero scuola in Germania, erano il francese conte Arthur de Gobineau ( autore di Essai sur l’ inégalité des races humaines) e l’ inglese Houston Chamberlain, che all’ inzio della Prima guerra mondiale diventò, molto probabilmente, consigliere del Kaiser. Persino il concetto di “spazio vitale” (Lebensraum), che fu uno dei capisaldi del nazismo, era stato precedentemente elaborato dal geografo tedesco Friedrich Ratzel e dall’ inglese Halfred Jhon Mackinder.

Fatta questa dovuta premessa, andiamo a prendere in esame la Germania degli ultimi anni del XIX secolo, quando in essa si diffusero il neoromanticismo, la riscoperta delle antiche tradizioni popolari e il culto della razza ariana, che andarono poi ad incontrare l’ antropologia di ispirazione darwiniana.

Come spiega George L. Mosse, per “neoromanticismo” si intende la rinascita del romanticismo tedesco che era stato sin dai suoi inzi caratterizzato da una forte componente irrazionalistica, mistica e panteistica; e che trovò nell’ editore Eugen Diederichs uno dei suoi principali divulgatori. A caratterizzare questa seconda fase del romanticismo germanico, è la presenza del positivismo come filosofia dominante in un contesto storico incentrato su un forte sviluppo industriale, portatore di valori tipicamente materialistici. A questo tipo di società, Diederichs contrapponeva un idealismo fondato sui valori tradizionali del popolo germanico, il Volk, che erano il suolo, la patria e la razza (anche se quest’ ultima era intesa da lui soprattutto in senso culturale). Grazie alla pubblicazione della rivista Die Tat, a partire dal 1912, egli ebbe una sempre crescente influenza su ampi settori del Movimento giovanile, come quello del Sera Circle, i cui membri si riunivano annualmente a Jena per celebrare il solstizio d’ estate con uno spirito apertamente pagano.

Altro personaggio significativo di questo periodo, è Alfred Schuler, che viveva a Monaco nel quartiere degli artisti, dove si era costituita una comunità intellettuale legata dall’ ideologia nazionalista, con una forte inclinazione verso il misticismo e l’ occultismo. Sostanzialmente contrari all’ individualismo, i suoi membri (tra cui il noto poeta Stefan George) esaltavano i valori comuni di carattere razziale, identificandoli nel sangue del Volk tedesco. Il riferimento alla purezza del sangue derivava, nella loro visione, dagli antichi culti druidici. Schuler teneva conferenze in cui condannava le manifestazioni della società moderna, come il grande sviluppo dei centri urbani e la conseguente diffusione del materialismo; a quest’ ultimo, egli sosteneva, era ncessario contrapporre l’ antica tradizione germanica che gli iniziati, cioè i membri del Volk, dovevano ristabilire mediante una battaglia di carattere spirituale.

Nel 1923 fu poi fondato Die Sonne, un periodico che diffondeva le idee nazional-patriottiche ispirate a una concezione propriamente germanica: tra i suoi collaboratori vi erano il nazionalsocialista Darré, il teorico razzista Gunther, il romanziere nazionalista Kapherr. Grande influenza sui giovani ebbe anche il pittore e illustratore Karl Hoppner, più conosciuto con lo peseudonimo di Fidus, che combianava l’ idelogia nazionalista con la teosofia e l’ occultismo. Uno dei suoi quadri più famosi, Vagabondi nel sole ( in cui si vede un giovane inondato di luce, su una rupe, che pare stia per spiccare il volo ), diventò l’ immagine-simbolo dell’ intero Movimento giovanile tedesco.

È dunque in questo revival di idee romantiche, diffuse dai teorici del Volk, che si vanno ad innestare le due scienze che, secondo Mosse, serviranno “ad attuare in misura ben più ampia l’ oggettivazione dell’ ideologia nazional-patriottica: antropologia e filologia”. Da una parte gli antropologi neoromantici, a partire da Franz Joseph Gall, iniziarono a stabilire relazioni tra caratteristiche fisiche esteriori e qualità morali, attraverso il metodo delle misure craniche; dall’ altra, i filologi indicarono la comune origine del popolo tedesco e di quello inglese, e uno di essi, Max Muller, ipotizzò la provenienza dall’ India dei loro antenati ariani ( fu così che molti scrittori iniziarono a fantasticare su di un mondo mitico situato in Oriente, le cui tracce in seguito saranno ricercarte dagli archeologi nazisti inviati da Himmler in Nepal).

In questo stesso periodo, come abbiamo già precisato, fu pubblicato il primo testo in cui il concetto di purezza razziale veniva apertamente teorizzato, Essai sur l’ inégalité des races (1853) del diplomatico francese Gobineau, che indicava nella democrazia liberale il sistema politico colpevole di aver prodotto la commistione razziale. Le idee di Gobineau furono, però, diffuse in Germania soltanto alla fine del secolo, quando Ludwig Schemann fondò una società con questo preciso intento. La loro diffusione trovò l’ appoggio degli autorevoli membri del circolo wagneriano, tra i quali Cosima Wagner, vedova del compositore, e soprattutto di numerosi insegnanti che a loro volta si fecero promotori di idee razziste nelle scuole tedesce.

Ma è solo con la penetrazione negli ambienti scientifici del darwinismo sociale “alla tedesca”, che la teoria della razza pura trova, per così dire, la sua elaborazione più completa, al punto da divenire l’ ideologia dominante nella Germania imperialista del Kaiser Guglielmo II.

Uno dei primi a introdurre il darwinismo sociale in Germania e a trapiantarlo nel terreno del neoromanticismo nazional-patriottico e antisemita fu Houston Stewart Chamberlain (nella foto), figlio di un ammiraglio inglese, che trascorse molti anni in Europa e poi, per dimostrare il suo autentico sentimento filogermanico, chiese la cittadinanza tedesca. Su di lui Mosse scrive che, a differenza del francese Gobineau, “ si dedicò all’ analisi della civiltà intesa come un tutto non perché preoccupato del suo declino ma, al contrario, perchè aspirava a un futuro razziale migliore e più degno”.

Inizialmente studioso di fitopatologia, Chamberlain si applicò poi a sviluppare le sue dottrine razziali; conobbe e sposò la figlia di Richard Wagner, ed entrò a far parte del circolo wagneriano di Bayreuth che era uno dei principali centri di diffusione dell’ ideologia antisemita ( non a caso la nuora di Wagner, Winnifred, dopo la salita al potere di Hitler nel 1933, fece del festival operistico di Bayreuth una grande manifestazione nazionalsocialista). Si comprende bene la tragica importanza che la figura di Houston Chamberlain assunse in Germania tra le due guerre, ricordando che Hitler in persona gli fece visita nel 1927, quando era vecchio e morente, riconoscendogli così il ruolo di ispiratore e profeta del nazismo.

Fu grazie a Chamberlain che la (pseudo)scienza fornì la giustificazione delle teorie mistiche sulla purezza razziale: le misure craniche e quindi la morfologia del cervello influenzavano direttamente i caratteri psicologici e morali degli individui; non solo, ma esprimevano anche i criteri estetici. L’ ariano rispondeva sia moralmente che fisicamente al modello di perfezione germanica; mentre l’ ebreo rappresentava esattamente l’ opposto. La storia stessa era concepita da Chamberlain come uno scontro senza fine tra due razze che, mantenutesi entrambe pure mentre tutte le altre si erano contaminate, incarnavano i principi di bene (la razza germanica) e di male ( gli ebrei). Il suo testo principale, I fondamenti del XIX secolo (1899), è una sintesi di neoromanticismo e teorie razziali, in cui già si prefigura, come necessaria conseguenza della lotta tra bene e male, la necessità dell’ igiene razziale: un concetto che veniva ripreso dal darwinismo sociale, secondo la cui teoria la natura seleziona i più adatti alla sopravvivenza proprio attraverso la lotta per l’ esistenza.

Si era così stabilito un diretto legame tra purezza razziale ed eugenetica; e il fatto che proprio nella Germania fin de siècle esso trovò ampio consenso, è dimostrato dal concorso letterario che il grande industriale dell’ acciaio Alfred Krupp sponsorizzò nel 1900, avente come tema: Che cosa possiamo ricavare dai principi del darwinismo, per applicarlo agli sviluppi politici interni e alle leggi dello Stato? Krupp, che da giovane era stato un appassionato di botanica, era un sostenitore della riforma sociale che prevedeva assistenza medica e controlli igienico-sanitari per la crescente popolazione urbana di fine Ottocento. Per lui la scienza era un motore di sviluppo dell’ intera società, e quindi finanziava spedizioni marine e zoologiche.

Il concorso fu presentato alla fine del 1899 e vi parteciparono sessanta autori, che provenivano anche dalla Russia e dagli Stati Uniti. Ai candidati era richiesto di sviluppare il tema dell’ ereditarietà, anche in relazione all’ ambito della società, facendo particolare attenzione alla differenza delle predisposizioni naturali tra gli individui. Il primo premio venne assegnato al medico tedesco Schallmayer, il quale sosteneva l’ importanza dello studio della biologia per delinerare la riforma sociale e la necessità di misure igienico-sanitarie al fine di prevenire la riproduzione dei non adatti alla sopravvivenza; secondo lui, lo Stato doveva diventare “socialgeneutico” e adottare politiche mirate alla prevenzione della diffusione dell’ alcolismo etc.

Un altro medico che suscitò l’ attenzione della giuria, fu Ludwig Woltmann il quale, pur non avendo ricevuto il primo premio, ebbe nel corso degli anni seguenti una vasta influenza. Passato dal marxismo al darwinismo, Woltmann trasformò la dialettica della lotta di classe nell’ idea del conflitto tra le razze. La società capitalistica portava alla negazione della purezza razziale; per questo, bisognava stabilire nuovi metodi di selezione che servissero a creare una elite in grado di guidare la società. A tal fine, era l’ origine germanica e non l’ abilità economica a fare la differenza. Inoltre, egli dichiarò che la pigmentazione della pelle umana era di fondamentale importanza, in quanto esisteva un legame diretto tra la chiarezza della pelle e l’intelligenza.

Chiarezza della pelle e colore biondo dei capelli erano un evidente richiamo al mito solare, presente nei culti pagani della tradizione germanica; e così, ancora una volta, antropologia e misticismo neoromantico venivano tragicamente associati.

In questo contesto storico e politico, si sviluppò un movimento utopistico che intendeva contrastare gli sviluppi della società industriale, proponendo la creazione di comunità in campagna fondate sull’ ideologia del Volk. Un personaggio di spicco del movimento fu Willibald Hentschel, che aveva fatto studi di chimica, biologia ed agricoltura. Egli immaginò nel suo libro Varuna la nascita di una comunità di nome Mittgart (ricordando il mitico luogo d’ orgine degli ariani) in cui vivesse isolata un’ aristocrazia razziale tipicamente germanica. Qui si sarebbero allevati (anche grazie all’ istituzione della poligamia) “i prototipi ariani più adatti, capaci di garantire la sopravvivenza della razza “(Mosse). Anche se Mittgart non venne mai realizzata, essa divenne un modello di ispirazione per organizzazioni di estrema destra come la Artmanenbewegung, tra i cui capi vi era Heinrich Himmler, futuro comandante delle SS.

Alfred Ploetz fu uno scienziato che ai primi del ‘900 considerava la biologia un mezzo di rigenerazione sociale ed elaborò una sua particolare teoria combinando il razzismo con le moderne scoperte in campo igienico-sanitario. Allo scopo di controbilanciare la mancanza di selezione naturale nella società moderna, le misure di igiene sociale dovevano sostituire il naturale processo evolutivo. Anche Ploetz immaginò una colonia basata sul controllo della riproduzione ai fini della purezza razziale, nella quale si fondessero i principi del darwinismo con quelli del socialismo.

Un altro scienziato, che ebbe notevole influenza nella diffusione del darwinismo “alla tedesca”, fu Ernest Haeckel, per il quale l’ embriologia era lo strumento per la comprensione dell’ evoluzione: ogni individuo è una sintesi della storia della sua specie, fino alla prima cellula di vita apparsa sulla terra. Per lui la biologia cellulare diventò la base di un sistema etico e di organizzazione sociale, e la storia stessa era concepita come il risultato dell’ evoluzione biologica dell’ uomo.

Haeckel considerava il Reich tedesco “altamente evoluto”, perché i suoi principi sociali (senso del dovere e subordinazione dell’ egoismo all’ interesse generale) rispecchiavano l’ evoluzione degli organi. Gli organi formati da tessuti, infatti, potevano essere equiparati alle istituzioni sociali e statali. In questo senso scienza e concezione politica erano convergenti, e la riforma guglielmina dello Stato ne era l’ esempio migliore. Il darwinismo era visto come un modello teorico che si adattava perfettamente alla Germania di Bismark, perché il nuovo Stato prussiano si era sviluppato proprio grazie alla selezione e all’ integrità razziale. Haeckel considerava Bismarck un “novello Lutero” e salutò l’ unificazione del Reich tedesco con grande entusiasmo.

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale l’ eugenetica fece un balzo in avanti, e da teoria appartenente a circoli intellettuali ristretti diventò ideologia pianificatrice dello Stato sociale. La guerra fu allora concepita come un’ occasione per risanare la Nazione tedesca; e la vita militare venne propagandata come più salutare della vita in città, perché i soldati al fronte erano a contatto con la natura e, grazie alle continue esercitazioni, in perfetta forma fisica.

Fu poi con l’ avvento del nazismo, che la corrente eugenetista trovò la “perfetta” corrispondenza in un sistema politico e sociale. A partire dal 1933 il compito di stabilire le leggi più adatte alla realizzazione concreta della dottrina dell’ ereditarietà, spettò al Ministro degli interni del Terzo Reich W. Frick che, come riporta lo storico tedesco E. Nolte, nella prima seduta del “Consiglio degli esperti per la politica demografica e razziale”, dichiarò: “ Noi dobbiamo avere di nuovo il coraggio di organizzare il corpo del nostro popolo secondo il suo valore eredditario”.

Analizzare il contenuto del Mein Kampf di Hitler e verificare se le sue teorie, direttamente o indirettamente, si ricolleghino in qualche modo al darwinismo, non è lo scopo del presente articolo. Ciò nonostante, non si possono ignorare passaggi come il seguente: “ La battaglia per il pane quotidiano seleziona i deboli, i malati, gli imbecilli, mentre la lotta dei maschi per conquistare la femmina garantisce solo ai più sani il diritto o la possibilità di procreare”. Giustamente A. La Vergata così commenta: “ Hitler ha forse in mente l’ evoluzione biologica? Il testo è troppo vago, e comunque Darwin non è mai menzionato. Fatto sta che Hitler pensa solo alla lotta fra le razze”; e più oltre: “A Hitler sta a cuore solo affermare un parallelo fra specie biologiche e razze. Se è darwinismo, il suo è puramente superficiale”.

Qui non si vuole riaprire il dibattito su un possibile collegamento tra Darwin e Hitler; ma è molto probabile che negli anni in cui il giovane Hitler, a Vienna, fino allo scoppio della Prima guerra mondiale, si dedicò allo studio da autodidatta, abbia conosciuto le teorie eugenetiste e socialdarwiniste che in quegli anni circolavano, come abbiamo già detto, in molte riviste, libri e pubblicazioni. Ed è ragionevole dunque suppore che Hitler, come molti tedeschi del suo tempo, sia stato influenzato, per esempio, dalle idee di Haeckel e dalla sua distorta interpetretazione del darwinismo.

La biografia di un noto personaggio, Konrad Lorenz, spiega bene il rapporto viziato che si venne a creare nella Germania nazista tra biologia e politica. Egli prese la tessera del partito nazista nel 1938 (anno dell’ annessione dell’ Austria) quando, tra i suoi interessi scientifici, oltre a quelli più tradizionali dell’ ereditarietà, vi era quello dell’ ecologia in relazione al Lebensraum (la conquista dello spazio vitale ad Est). Ma Lorenz non fu certo l’ unico scienziato sostenitore dell’ eugenetica a salutare con entusiasmo l’ avvento di Hitler, soprattutto perché nel 1935, insieme alle tristemente noti “Leggi di Norimberga” che colpivano gli ebrei tedeschi, vennero varati decreti per la sterilizzazione coatta, divieto di matrimoni per certe categorie di malati ereditari, progetti per l’ eliminazione della cosiddetta “vita senza valore”. Com’ è noto, Himmler, organizzò degli appositi uffici per la salute pubblica e la selezione razziale all’ interno delle SS.

Uno dei più stretti collaboratori di Himmler, Walter Darrè, fu nominato Ministro dell’ agricoltura proprio in funzione del programma che voleva rielaborare la cultura tradizionale germanica del Volk in termini scientifici moderni, cioè mediante le nuove tecniche dell’ agricoltura e la biologia ereditaria di Mendel. Fu proprio Darrè, che aveva studiato agraria e pubblicato una serie di articoli sull’ ibridazione animale, a concepire una teoria razziale basata sugli incroci di cittadini di pura razza ariana; e suggerì che lo Stato organizzasse un programma specifico per la riproduzione umana. Himmler e Darré operavano in perfetta sintonia, tanto che Himmler, già nel 1931, gli aveva affidata la direzione di un ufficio razziale delle SS.

Non c’ è dubbio, dunque, che nel contesto politico del Terzo Reich, i sostenitori del darwinismo sociale, discepoli di Haeckel e Ploetz, interagissero e trovassero piena affinità intellettuale con i nazionalsocialisti antisemiti, producendo così un nefasto intreccio ideologico e pseudo-scientifico che caratterizzò tutti gli anni della dittatura di Hitler. In quegli anni, Alfred Ploetz ebbe numerosi premi e riconoscimenti e nel 1936 fu addirittura candidato al premio Nobel; quando morì, nel 1940, il suo funerale fu celebrato alla presenza degli ufficiali delle SS che lo consideravano il fondatore dell’ igiene razziale.

Non è possibile concludere, senza ricordare il nome che certamente più di tutti evoca l’ orrore e i crimini compiuti in nome della concezione eugenetista della scienza: Josef Mengele, soprannominato nel lager di Auschwitz “Angelo della Morte” (Todesengel). Laureato in antropologia a Monaco e in medicina a Francoforte, si dedicò allo studio dei caratteri ereditari dei gemelli, provocandone in modo calcolato quanto crudele la morte per effettuare valutazioni simultanee. Gli “esperimenti” del dottor Mengele rappresentano la forma più estrema e degenerata di quel filone culturale che, come abbiamo cercato di illustrare, si diffuse in Germania a cavallo tra Ottocento e Novecento, nel quale ideologia volkish e antisemitismo incontrarono un’ interpretazione distorta del darwinismo sociale. Fu questo filone, che in Germania ha dunque una storia antica, ad ispirare i fondatori del nazismo, da Hitler a Himmler, nonché medici e scienziati, alcuni dei quali furono responsabili di veri e propri crimini contro l’ umanità.

Bibliografia essenziale:
GALLI G., Hitler e il nazismo magico, Rizzoli, Milano 2016
LA VERGATA A., Guerra e darwinismo sociale, Rubettino Editore, Soveria Mannelli 2005
MOSSE G.L., Le origini culturali del Terzo Reich, il Saggiatore, Milano 2015
NOLTE E., Controversie, Tea, Milano 2002
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Re: Parké i todeski łi se ła ga ciapà tanto co łi ebrei?

Messaggioda Berto » sab mag 19, 2018 2:12 pm

Ebrei, Israele, confini, legittima difesa, nazismo maomettano palestinese
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https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 0187198759

Io veneto sto con Israele e i suoi ebrei che sono tra gli uomini più umani e civili della terra
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Lunedì 14 maggio prossimo io veneto indipendentista festeggio con Israele e i suoi ebrei
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Israele una buona democrazia e una grande civiltà:
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Israele un paradiso di libertà anche per arabi, musulmani, cristiani e gay
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Gerusalemme capitale storica sacra e santa di Israele, terra degli ebrei da almeno 3 mila anni.
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Palestina ebreo israeliana o arabo mussulmana?
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Canan, Pałestina, Judea, Ixrael
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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 72x300.jpg
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Ensemense só e contro łi ebrei e Ixrael
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Razismo e razzisti contro gli ebrei e Israele
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Re: Parké i todeski łi se ła ga ciapà tanto co łi ebrei?

Messaggioda Berto » mer lug 11, 2018 3:01 am

Già nel 1925 nel suo Mein Kampf, Hitler esprimeva il suo antisemitismo.


Citazioni dal Mein Kampf che trattano degli ebrei
http://www.daemuk.ch/citazioni_mein_kam ... liano.html

Attualmente l'individuo deve notare con sofferenza, che nel mondo antico, molto più libero del moderno, apparve, con la venuta del cristianesimo, la prima paura spirituale. Ma non si può obiettare che da quel tempo è pervaso e dominato da quella oppressione, che solo l'oppressione distrugge l'oppressione, solo la paura, la paura.

Ogni tanto le riviste riportano delle notizie al piccolo borghese tedesco: un negro per la prima volta è diventato avvocato, professore, pastore o qualcosa del genere in un posto o in un altro. Mentre la stupida borghesia accoglie la notizia con sorpresa per un così stupefacente avvenimento, ammirata per questo strabiliante effetto della pedagogia attuale, l'ebreo astutamente si serve di questo per convalidare la teoria da inculcarsi ai popoli in merito all'eguaglianza degli uomini. La nostra società borghese e decadente non si accorge che in questo modo si commette un vero peccato contro la ragione; che è una vera pazzia quella di istruire una mezza scimmia perchè si pensi di aver preparato un avvocato, mentre milioni di membri della eccelsa razza civile devono rimanere in posti pubblici e miseri.

Così l'unico vero promotore della rivoluzione, colui che valutò i risultati, cioè l'ebreo cosmopolita, gioì della situazione. I tedeschi non erano ancora giunti come i russi al punto di essere trasportati nella sanguinosa fogna bolscevica e questo perchè non ci fu mai divario tra gli intellettuali e gli operai tedeschi in quanto, erano, come in altri stati, amalgamati gli uni negli altri, perchè c'era una più salda unità di razza, cosa che non ci fu mai in Russia. Lì infatti l'intelligenza per la maggior parte non era di origine russa o almeno non aveva una individualità di rosso slavo.

Così lo scarso numero d'intellettuali faceva sì che questi potessero essere annullati grazie anche alla deficienza di persone intermedie che li amalgamassero con la massa, nella quale era quasi nullo il livello spirituale e morale. Così fu sufficiente scatenare questa massa ignorante contro gli intellettuali, da cui essa era staccata, per ottenere la vittoria della rivoluzione. Il popolo ignorante divenne schiavo dei suoi dittatori ebrei, i quali mascherarono la loro carica sotto il nome di "dittatore del proletariato".

Mentre il mondo ebraico internazionale ci disgrega a poco a poco ma sicuramente, i nostri cosiddetti patrioti gridano contro un individuo e contro un movimento che ebbero il coraggio, almeno in un posto sulla terra, di sottrarsi alla tenaglia ebraico-massonica e mettere contro una resistenza nazionalistica all'inquinamento internazionale del mondo. Ma era troppo affascinante, per caratteri fragili, girare la vela a seconda del vento e arrendersi di fronte alle grida della mentalità generale.

La lotta che l'Italia fascista svolge contro le tre maggiori armi del giudaismo, è ottimo indizio del fatto che - sia pure per vie indirette - a questa velenosa potenza superstatale si possono spezzare i denti. Il divieto della Massoneria, delle società segrete, la soppressione della stampa supernazionale e la demolizione del marxismo internazionale permetteranno col tempo, al governo fascista di servire sempre più gli interessi del popolo italiano senza curarsi delle strida dell’idea mondiale ebraica.
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Re: Parké i todeski łi se ła ga ciapà tanto co łi ebrei?

Messaggioda Berto » mer lug 11, 2018 7:43 am

Hitler e i nazisti, i tedeschi e la Germania

non hanno tratto alcun beneficio dal pregiudizio antisemita e dallo sterminio degli ebrei, dall'arianismo e dal razzismo, dall'imperialismo e dalla guerra.
Anzi hanno avuto molti danni, svantaggi, spese, morti, dolore.


Essi sono stati al contempo vittime e carnefici di loro stessi oltre che carnefici di altri e degli ebrei.

Il loro pregiudizio antisemita era (ed è sempre) essenzialmente (culturalmente, politicamente, economicamente) infondato perché se egli ebrei fossero stati quello che pensavano e pensano tutti gli antisemiti occidentali e cristiani, Hitler e i suoi nazisti, ogni paese dell'occidente, dove vi fossero molti ebrei in posizioni economicamente, socialmente, amministrativamente e politicamente dominanti avrebbe dovuto trovarsi in seria difficoltà ed essere travolto e distrutto dalla voracità e dalla malvagità degli ebrei, invece non è accaduto nulla di tutto ciò. I paesi dove gli ebrei non hanno subito alcuna o quasi nessuna discriminazione e persecuzione sono anche quelli oggigiorno più benestanti, democratici ed economicamente sviluppati.

L'antisemitismo (con le sue radici religiose principalmente nel cristianismo e poi nel maomettismo) si è dimostrato un'analisi storica, antropologica ed economico-finanziaria del tutto sbagliata che se inserita in una prospettiva più ampia e generale sull'evoluzione, lo sviluppo e la politica di un paese e della sua gente, stravolge ogni senzatezza, ogni buona intenzione portando quel paese fuori strada sino a incidentarlo tragicamente.

In nessun paese dell'occidenete gli ebrei si sono dimostrati una quinta colonna del nemico, di qualsiasi nemico e mai hanno agito contro quel paese e la o le loro genti. Mai!
Anzi gli ebrei sono il sale della prosperità, con la loro buona e forte volontà, il loro sano realismo, la loro brillante intelligenza hanno contribuito e contribuiscono significativamente al benessere di ogni paese.

Nella prima guerra mondiale, gli ebrei tedeschi non hanno mai agito contro il loro paese, la Germania e se gli ebrei dei paesi in guerra con la Germania hanno difeso i loro paesi e sono riusciti a convincere gli Stati Uniti d'America a scendere in campo schierandosi contro i tedeschi hanno fatto solo il loro dovere di cittadini di quei paesi.

È stata una grande stupidità quella dei tedeschi di interpretare il comportamento degli ebrei inglesi e francesi a difesa dei loro paesi come se l'avessero fatto unicamente per avere in cambio la Palestina o Sion. Come cittadini inglesi e francesi era loro dovere fare il possibile per difendere e far vincere la Francia e la Gran Bretagna, anche se in caso di vittoria era stata loro promesso lo stato di Israele nella Palestina britannica.

Poi Hitler con la sua dichiarazione di guerra antisemita pubblicata nel 1925, contenuta nel suo Mein Kampf si è alienato del tutto le simpatie degli ebrei del mondo, attirandosi la loro giusta avversione.

Hitler, i suoi nazisti e i tedeschi hanno sbagliato ad intendere il mondo, le cose e gli uomini e per questo hanno pagato e ancora in parte pagano, si spera che sia servito loro di lezione come pure ad altri.




Mein Kampf
viewtopic.php?f=130&t=2339

Citazioni dal Mein Kampf che trattano degli ebrei
http://www.daemuk.ch/citazioni_mein_kam ... liano.html

Questi che seguono sono tra i più importanti e significativi passaggi del libro, La mia battaglia (Mein Kampf) di Adolf Hitler.
Adolf Hitler

Le persone che vogliono liberare il popolo tedesco dalla sua condizione attuale non devono sforzarsi a pensare quanto sarebbe meglio se questa o quella cosa non ci fosse, devono cercare la maniera di distruggere ciò che c'è. Ma un'idea del mondo piena di dannata intolleranza può essere soltanto annientata da un'altra vivificata e spinta da uno spirito simile, da una simile volontà, da una concezione nuova che sia incontaminata e completamente vera. Attualmente l'individuo deve notare con sofferenza, che nel mondo antico, molto più libero del moderno, apparve, con la venuta del cristianesimo, la prima paura spirituale. Ma non si può obiettare che da quel tempo è pervaso e dominato da quella oppressione, che solo l'oppressione distrugge l'oppressione, solo la paura, la paura. Soltanto dopo si può pensare di creare una condizione nuova.
...

I partiti politici accettano di scendere a patti, le idee del mondo no. I partiti politici contano anche sui nemici, le idee del mondo dichiarano la propria infallibilità. Pure i partiti politici hanno, alla base, quasi sempre la tendenza a conquistare per sè il potere: è spesso nascosta in essi una piccola tendenza ad un'idea del mondo. Ma già la limitatezza del loro programma li priva di quel sentimento eroico che una tale idea richiede. Lo spirito di accordo che vivifica le loro volontà porta ad essi le teste mediocri e fragili, con le quali non si può cominciare una crociata. Perciò spesso restano fermi alla loro mediocrità, rinunciano a combattere per un'idea universale, e cercano di ottenere, con la cosiddetta "collaborazione positiva" in fretta, un piccolo posto nella mangiatoia del governo presente e di rimanervi più tempo possibile.
...

In questo consiste tutto il loro sforzo. Se un giorno un avversario alquanto feroce li cacciasse dalla mangiatoia generale tutte le loro attività e idee cercherebbero di avanzare di nuovo, magari con la forza e con l'inganno, nella mandria degli affamati, per rimpinzarsi nuovamente, a costo magari delle loro più sante idee, all'adorata fonte alimentare. Sciacalli della politica! Un'idea del mondo non accettando mai di dividere con un altra, non può accettare di operare insieme ad un tipo di governo che essa disprezza; ma sente il dovere di lottare contro questo governo e contro tutte le convinzioni dei nemici, con ogni mezzo e di distruggerle.
...

Se accettiamo come primo compito dello Stato il giovare al popolo, il mantenimento, la cura e l'evoluzione delle migliori caratteristiche della razza; è evidente che i provvedimenti statali debbono ampliarsi fin dalla nascita del piccolo figlio della nazione, e che lo stato debba educare il fanciullo per farne un altro elemento di una continua propagazione della razza.

E come, generalmente, la condizione preliminare della capacità di sviluppo spirituale si trova nelle facoltà di razza di un dato tipo umano, così anche nell'uomo si deve curare e rendere migliore la salute del corpo. Perchè lo spirito sano e forte si trova soltanto in un corpo sano e forte. Non nega ciò il fatto che talvolta i geni furono malati o magari infermi. Sono solo eccezioni che, confermano la regola. Ma quando la moltitudine di un popolo è formata da degenerati, è insolito che da una tale situazione si distingua una grande intelligenza.
...

Ogni tanto le riviste riportano delle notizie al piccolo borghese tedesco: un negro per la prima volta è diventato avvocato, professore, pastore o qualcosa del genere in un posto o in un altro. Mentre la stupida borghesia accoglie la notizia con sorpresa per un così stupefacente avvenimento, ammirata per questo strabiliante effetto della pedagogia attuale, l'ebreo astutamente si serve di questo per convalidare la teoria da inculcarsi ai popoli in merito all'eguaglianza degli uomini. La nostra società borghese e decadente non si accorge che in questo modo si commette un vero peccato contro la ragione; che è una vera pazzia quella di istruire una mezza scimmia perchè si pensi di aver preparato un avvocato, mentre milioni di membri della eccelsa razza civile devono rimanere in posti pubblici e miseri.

Si pecca contro il volere di Dio, permettendo che centinaia e centinaia delle migliori creature perdano la loro forza nell'odierno pantano proletario per istruire a professioni intellettuali, Ottentotti e Zulù. E in questo caso è proprio un addestramento come per il cane, e non di un "perfezionamento" scientifico. Il medesimo zelo e lavoro rivolto a razze intelligenti, formerebbe uomini mille volte più capaci a tali prestazioni. Questo fatto sarebbe insopportabile se in futuro non si trattasse più unicamente di eccezioni, ma già oggi è insopportabile nel caso in cui non il genio e le capacità insite nell'individuo determinano un'educazione superiore.
...

Così l'unico vero promotore della rivoluzione, colui che valutò i risultati, cioè l'ebreo cosmopolita, gioì della situazione. I tedeschi non erano ancora giunti come i russi al punto di essere trasportati nella sanguinosa fogna bolscevica e questo perchè non ci fu mai divario tra gli intellettuali e gli operai tedeschi in quanto, erano, come in altri stati, amalgamati gli uni negli altri, perchè c'era una più salda unità di razza, cosa che non ci fu mai in Russia. Lì infatti l'intelligenza per la maggior parte non era di origine russa o almeno non aveva una individualità di rosso slavo.

Così lo scarso numero d'intellettuali faceva sì che questi potessero essere annullati grazie anche alla deficienza di persone intermedie che li amalgamassero con la massa, nella quale era quasi nullo il livello spirituale e morale. Così fu sufficiente scatenare questa massa ignorante contro gli intellettuali, da cui essa era staccata, per ottenere la vittoria della rivoluzione. Il popolo ignorante divenne schiavo dei suoi dittatori ebrei, i quali mascherarono la loro carica sotto il nome di "dittatore del proletariato".
...

Mentre il mondo ebraico internazionale ci disgrega a poco a poco ma sicuramente, i nostri cosiddetti patrioti gridano contro un individuo e contro un movimento che ebbero il coraggio, almeno in un posto sulla terra, di sottrarsi alla tenaglia ebraico-massonica e mettere contro una resistenza nazionalistica all'inquinamento internazionale del mondo. Ma era troppo affascinante, per caratteri fragili, girare la vela a seconda del vento e arrendersi di fronte alle grida della mentalità generale.
...

Non è lo stato che forgia un determinato grado di civiltà; esso può soltanto conservare la razza che è la premessa e la base di quel grado. In altri casi, lo stato può continuare ad esistere come tale, per secoli, mentre, siccome non gli fu proibita una mescolanza di razze, la genialità e l'esistenza di un popolo limitate da questo hanno subito radicali cambiamenti. Ad esempio, lo Stato presente, può come complesso esteriore, continuare ad esistere per secoli, ma l'avvelenamento razziale del corpo della nostra nazione crea un declino culturale, che già oggi ci appare disastroso.
Adolf Hitler

Quindi, la condizione preliminare della vita di un'umanità superiore non è lo Stato, ma la nazione, unica capace di portarla. Questa facoltà è sempre presente e deve essere stimolata all'azione pratica, da determinate condizioni esteriori. Le nazioni, o meglio, le razze fornite di caratteristiche creatrici hanno insite, nascoste, queste condizioni, anche se in alcuni momenti situazioni esterne impediscono alle loro buone qualità di attuarsi. Rappresentare come barbari e come incivili i popoli germanici dei tempi precedenti il cristianesimo, è un inconcepibile stupidaggine. Non furono mai cosi. Ma la durezza delle condizioni climatiche del nord li obbligò ad un modo di vita che impediva l'attuarsi delle loro capacità creative.

Ma questa medesima capacità originaria creatrice di civiltà, non deriva esclusivamente dal clima nordico. Se fossero arrivati nelle terre del Sud dal clima temperato e avessero estratto i primi mezzi dal materiale umano inferiore, la capacità di cultura, latente in essi, avrebbe creato una meravigliosa fioritura, come per i Greci. Un Lappone, mandato nel Sud, non sarebbe niente più che un Esquimese creatore di civiltà. No, questa stupenda forza creatrice èdata solamente all'Ariano, sia che egli l'abbia in potenza, sia che la manifesti, in base alle situazioni favorevoli o a una Natura sfavorevole. è conseguenza di ciò questo concetto!
...

Lo Stato è un mezzo per raggiungere un fine. La sua meta consiste nella conservazione e nell'accrescimento di una società conducente un'esistenza fisica e morale dello stesso genere. Questa conservazione include la vita d'una razza e con ciò concede alla razza la libertà di evolvere tutte le qualità latenti in essa. Una parte di esse sarà in funzione della conservazione della vita materiale, l'altra opererà per l'evoluzione intellettuale. In verità, però, l'una delle parti crea le condizioni prima dell'altra.
...

Dobbiamo distinguere con massima chiarezza fra lo stato che è il recipiente e la razza che è il contenuto. E questo recipiente ha valore solo se sa contenere e custodire il contenuto; altrimenti non ha senso.
Adolf Hitler

Essa non solo ammette un diverso valore delle razze, ma anche quello dei singoli. Mette in luce l'uomo di valore e agisce così da ordinatrice, di fronte al marxismo creatore del disordine. Riconosce il bisogno di idealizzare l'umanità, vedendo solo in questa idealizzazione la base della vita dell'umanità stessa. Ma non può permettere ad un'idea morale di esistere se questa idea costituisce un rischio per l'esistenza razziale dei sostenitori di una morale superiore: perchè un mondo corrotto "negrizzato " resterebbe per sempre privo dei concetti di umanamente bello e del sublime, e di ogni cognizione di un futuro idealizzato della umanità. Cultura e civiltà del nostro continente sono strettamente collegate, con la presenza degli Ariani. Il declino e la sparizione dell'Ariano riporterebbe sul mondo ere di barbarie.

Distruggere il contenuto della civiltà umana con la distruzione di quelli che la simboleggiano, appare il più disprezzabile dei delitti agli occhi di un'idea nazionale del mondo. Chi ha il coraggio di alzar la mano sulla migliore delle creature fatta a immagine di Dìo, pecca contro il munifico creatore e coopera alla espulsione dal Paradiso. Perciò l'idea nazionale del mondo, corrisponde alla più profonda volontà della Natura, perchè ripristina quel libero scontro delle forze che deve portare ad una prolungata, mutua educazione delle razze, fin quando, mediante il raggiunto dominio della terra, sia facilitata la strada ad una umanità migliore, la quale possa agire in campi posti al disopra e al di fuori di essa.
...

La medesima opera esclusivamente teorica che non è valutabile nei particolari delle future scoperte materiali, sembra a sua volta, un esclusivo frutto di un singolo individuo. Una collettività umana sembra bene organizzata se rende facile l'opera di queste capacità creative, se le usa a vantaggio della comunità. Quello che ha più importanza in una invenzione materiale o teorica è soprattutto l'inventore come uomo.

È perciò, prima e massima mansione dell'organizzazione, della comunità nazionale, quella di renderlo proficuo per la nazione. Sì, l'organizzazione deve solo servire ad attuare quest'idea: in questo modo si salva dall'esecrazione del meccanismo e diventa cosa vivente. Deve tendere ad elevare i geni dalla massa e a sottomettere la massa ai geni. Cosi l'organizzazione non solo non deve ostacolare i geni ad emergere, ma deve facilitare questo sollevamento, grazie alla propria formazione e natura.

Per questo scopo deve servirsi della sentenza che per l'umanità la benedizione non fu mai nella massa ma nelle menti creative che sono perciò i veri benefattori della umanità. È nell'utilità dell'umanità garantire loro la dovuta autorità e agevolarne l'attività. Certamente, non si serve a quest'utilità nè la si appaga lasciando dirigere agli inabili e agli incapaci, ma solo concedendo il comando a quelli che hanno avuto in dono dalla Natura particolari facoltà. Come affermammo, la dura lotta per la sopravvivenza, pensa a scegliere questi cervelli.
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...

La fede innalza l'uomo al disopra della vita animale e coopera a fortificare ed assicurare l'esistenza. Si privi la odierna umanità dei principi religiosi ed etici, rinvigoriti dalla sua comunicazione; ed aventi per essa il valore di dottrina pratica. Togliendo l'educazione religiosa senza sostituirle niente di eguale valore: ne conseguirà un danno profondo alle fondamenta dell'esistenza. Si può decretare che non solo l'uomo vive per essere soggetto ad ideali superiori ma sono questi stessi ideali a fondare la base dell'esistenza umana.
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Re: Parké i todeski łi se ła ga ciapà tanto co łi ebrei?

Messaggioda Berto » mer feb 20, 2019 10:49 pm

In Italia, stando alle cronache degli ultimi mille anni, gli ebrei non hanno mai provocato alcun danno politico, civile, economico, bancario e finanziario anzi!


Amare e rispettare gli ebrei e Israele è una gioia, una necessità, un dovere, fondamento di libertà.
viewtopic.php?f=131&t=2785

Nemmeno nella mia terra veneta gli ebrei hanno mai provocato alcun danno politico, civile, economico, bancario e finanziario anzi!

Veneti e ebrei
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Antisemiti veneti: comunisti, fascisti, venetisti, cristiani e nazisti maomettani
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Re: Parké i todeski łi se ła ga ciapà tanto co łi ebrei?

Messaggioda Berto » mer feb 20, 2019 10:50 pm

L'antisemitismo non ha portato alcun bene a Hitler, ai nazisti e alla Germania, anzi! E anche quello odierno non porta e non porterà bene ai tedeschi, alla Germania e all'Europa.
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https://www.facebook.com/permalink.php? ... 7003387674
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Re: Parké i todeski łi se ła ga ciapà tanto co łi ebrei?

Messaggioda Berto » gio feb 21, 2019 8:23 am

Ebrei e non più ebrei che odiano gli ebrei e Israele
viewtopic.php?f=197&t=2469


Benjamin Harrison Freedman (New York, 4 ottobre 1890 – maggio 1984) - un ebreo divenuto cristiano, odiatore e calunniatore degli ebrei e di Israele
(i cristiani per 2000 anni sono stati odiatori, calunniatori e diffamatori degli ebrei)

https://it.wikipedia.org/wiki/Benjamin_ ... n_Freedman

Benjamin Harrison Freedman è stato un politico statunitense.
Era di confessione ebrea ashkenazita poi convertitosi al cristianesimo. Divenne un acceso polemista critico del giudaismo e del sionismo. Tenne molte conferenze e discorsi e scrisse anche alcuni articoli su questo tema.

Questo demenziale ex ebreo divenuto cristiano odiatore e calunniatore degli ebrei è citato dal demenziale antisemita e fascista Maurizo Blondet
http://www.effedieffe.com/index.php?opt ... mid=100021

L'antisemita fascista e criminale Maurizio Blondet
http://www.veniteadme.org/quegli-odiosi ... llebraismo
http://www.informazionecorretta.com/mai ... 0&id=27203
https://www.forumastronautico.it/t/non- ... terra/8190
https://attivissimo.blogspot.com/2011/0 ... udore.html



Anche gli ebrei hanno tra loro qualche lazzarone e truffatore come Bernie Madoff (ebreo americano e non israeliano) ma i cristiani ne hanno mille volte di più, specialmente quelli italiani e veneti, come Carlo Ponzi e i banchieri cristiani che hanno truffato con la Veneto Banca, la Popolare Vicentina, Monte dei Paschi di Siena e tante altre banche tutte gestite da cristiani e non da ebrei.

Bernard Lawrence Madoff (New York, 29 aprile 1938) è un criminale statunitense, condannato per una delle più geniali frodi finanziarie di tutti i tempi.

https://it.wikipedia.org/wiki/Bernard_Madoff

Nasce a New York da una famiglia di origine ebraica, si sposa con Ruth Madoff.[2] Era molto conosciuto e stimato nella comunità, come dimostrano le numerose cariche ricevute presso le più importanti istituzioni culturali della città. Era consigliere della Sy Syms School of Business della Yeshiva University, del New York City Center e membro del Cultural Institutions Group. È stato anche presidente del NASDAQ, il listino dei titoli tecnologici statunitensi.

Schema truffaldino Ponzi
https://it.wikipedia.org/wiki/Schema_Ponzi

Carlo Ponzi
https://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Ponzi
Charles Ponzi, nato Carlo Ponzi (Lugo, 3 marzo 1882 – Rio de Janeiro, 18 gennaio 1949), è stato un truffatore italiano. Registrato all'anagrafe con il nome di Carlo Pietro Giovanni Guglielmo Tebaldo Ponzi, tra i molti nomi che adottò per mettere in atto le sue operazioni ci sono Charles Ponci, Charles P. Bianchi, Carl e Carlo.


Benjamin Harrison Freedman non era un ebreo ma un cristiano
(un ex ebreo divenuto cristiano, odiatore e calunniatore degli ebrei, del sionismo e di Israele; un demenziale antisemita traditore della sua gente, una vergogna umana)

Le idiozie di Benjamin Harrison Freedman (New York, 4 ottobre 1890 – maggio 1984)
un ebreo divenuto cristiano, odiatore e calunniatore degli ebrei e di Israele
(i cristiani per 2000 anni sono stati odiatori, calunniatori e diffamatori degli ebrei)

https://it.wikipedia.org/wiki/Benjamin_ ... n_Freedman

Benjamin Harrison Freedman è stato un politico statunitense.
Era di confessione ebrea ashkenazita poi convertitosi al cristianesimo. Divenne un acceso polemista critico del giudaismo e del sionismo. Tenne molte conferenze e discorsi e scrisse anche alcuni articoli su questo tema.


L' ex-Sionista Benjamin Freedman parla al Willard Hotel in Washington D.C. nel 1961
http://hugequestions.com/Eric/TFC/Ben_Freedman-I.html
Ha lasciato il movimento Sionista, cambiato cognome da uno ebreo (Friedman) ed esposto alcune delle trame diaboliche utilizzate per creare le premesse per le guerre in Europa ed in Medio Oriente.
Non dice tutte le cose come stanno ma quando siamo noi a muovere le stesse accuse, siamo bollati come "anti-semiti". Fatele dunque ascoltare ad altri direttamente dalla bocca di un ebreo; la gente sarà per questo più ricettiva su ciò che diciamo.

Così parlò Benjamin Freedmann
http://www.effedieffe.com/index.php?opt ... mid=100021

1917: Il grande gioco americano
di MASSIMO IACOPI
http://win.storiain.net/arret/num170/artic3.asp


Se i tedeschi hanno perso la Prima guerra mondiale non è certo colpa degli ebrei della Germania o del Mondo.
Gli ebrei non hanno tradito nessuno, tanto meno gli ebrei tedeschi anno tradito la Germania.
Sono stati i tedeschi che nella prima guerra mondiale si sono fatti troppi nemici perdendo così la guerra, anche grazie al tradimento dell'Italia.
Gli ebrei tedeschi non hanno affatto svenduto la vittoria Germania, causandone la sconfitta facendo entrare in guerra gli USA, per avere in cambio dagli inglesi la Palestina.


Perchè gli USA sono entrati nella Prima Guerra Mondiale?

https://it.answers.yahoo.com/question/i ... ccounter=1

Migliore risposta: La causa "ufficiale" fu l'affondamento del Lusitania, ma ciò che più fece si che gli Usa entrassero in guerra furono i forti contatti diplomatici tra la Germania e il Messico.
Infatti i diplomatici del Kaiser fecero di tutto per convincere i messicani ad intervenire in una guerra contro gli Usa in modo da rioccupare i terreni persi nei decenni precedenti (New Mexico, California... ).
L'ipotesi di un intervento messicano, o meglio, il rischio che i tedeschi riuscissero a convincerli, fece intervenire gli Usa con tutta la loro forza.


Il complotto ebraico - Antisemitismo cattolico

https://www.assemblea.emr.it/cittadinan ... to-ebraico

Germania, anni Venti. Cartolina postale che attribuisce la rivoluzione del 9 novembre 1918 (e quindi la sconfitta della Germania, nella prima guerra mondiale) agli ebrei.
Durante la prima guerra mondiale, morirono 2,5 milioni di tedeschi, mentre altri 4 milioni rimasero feriti. Tra i soldati caduti, 12 000 circa erano cittadini di religione ebraica. Malgrado questo elevato tributo, già nel corso del conflitto gli ebrei tedeschi vennero accusati di scarso patriottismo, di essere degli imboscati e dei profittatori. L’11 ottobre 1916, subendo la pressione di varie associazioni antisemite, il Comando Supremo accettò di svolgere un’inchiesta tra i soldati al fronte, per verificare se la percentuale degli ebrei in prima linea era pari (o inferiore) a quella degli altri gruppi religiosi tedeschi. Dopo la resa, gli ebrei furono accusati di essere i veri responsabili della disfatta. Con il loro denaro – si affermava – essi avevano finanziato gli eserciti dei nemici del Reich: e dunque, a guerra finita, si disse che erano loro i padroni della nuova Germania umiliata e sconfitta.

Una simile concezione presupponeva che gli ebrei avessero un potere enorme, che fossero tutti uniti e ben organizzati, che avessero ordito un grande piano per conquistare il potere mondiale. Tale concezione era stata condivisa e divulgata, alla fine dell’Ottocento, da moltissimi e disparati soggetti, tra cui la Chiesa Cattolica.

Negli anni Ottanta e Novanta dell’Ottocento, la rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica dedicò alla questione ebraica una lunga serie di articoli. In essi, oltre a rilanciare il tema dell’omicidio rituale, si sosteneva che gli ebrei erano potenti e pericolosi cospiratori che miravano al potere mondiale. Secondo i gesuiti (che tuttavia sottoponevano qualsiasi articolo all’approvazione della Santa Sede), solo l’introduzione di leggi speciali, che privassero gli ebrei dell’eguaglianza civile, avrebbe salvato la cristianità dal cadere sotto il giogo degli ebrei.


Gli ebrei tedeschi
Il complotto giudaico è una pura e semplice fantasia, che ignora le divisioni esistenti tra i vari gruppi e le varie tendenze esistenti all’interno del popolo ebraico. Soprattutto, questo mito attribuisce agli ebrei una potenza diabolica che essi non hanno assolutamente mai posseduto. Inoltre, nel caso tedesco, l’accusa di complotto sottovaluta lo straordinario attaccamento di moltissimi ebrei tedeschi alla Germania, considerata da essi come unica e vera patria.
All’inizio del XX secolo, gli ebrei tedeschi erano decisamente pochi. Nel 1910, ne vennero censiti 615 021, su una popolazione totale di 64 925 993 abitanti del Reich. La percentuale dei cittadini ebrei, dunque, era vicina all’1% della popolazione globale. Inoltre, va precisato che gli ebrei erano distribuiti in modo molto diseguale, sul territorio tedesco, dato che la maggioranza degli israeliti risiedeva nelle grandi città. La sola Berlino, ad esempio, nel 1910 ospitava ben 144 043 ebrei: una quota pari al 21,65% dell’intera popolazione ebraica tedesca.
Sul piano economico, va ricordato che la presenza di imprenditori ebrei era molto importante in alcuni settori di punta come le banche, l’industria elettrica e l’editoria, mentre era scarsa o nulla in agricoltura e nell’industria pesante (estrazione del carbone e produzione di acciaio). Rispetto alle altre componenti della popolazione tedesca, fra gli ebrei il livello medio d’istruzione era decisamente più elevato, il che spiega l’alto numero di medici e avvocati israeliti presenti nelle grandi città: a Francoforte sul Meno, nel 1913, su un totale di 405 medici, 147 erano ebrei (36,2%); su un totale di 218 avvocati, 133 erano ebrei (61,0%).

L'antisemitismo dei gesuiti
Secondo i gesuiti di Civiltà Cattolica, la Rivoluzione francese era una sorta di condensato di tutti gli errori moderni e il segnale più evidente che, dietro l'intero movimento, stavano gli ebrei. Infatti, in nome dei diritti dell'uomo e del cittadino (cioè del principio di uguaglianza, secondo cui tutti gli uomini e tutti i cittadini devono godere dei medesimi diritti, oltre ad avere i medesimi doveri) l’Assemblea Nazionale Costituente aveva proclamato nel 1791 la completa eliminazione di ogni restrizione civile e giuridica nei confronti degli israeliti. Per i gesuiti, il loro obiettivo era quello di scalzare le fondamenta cristiane della società europea: senza fede, essa sarebbe caduta nelle grinfie del giudaismo, prima di sprofondare nelle barbarie del socialismo. L’articolo che riportiamo fu pubblicato nel 1890.

https://www.assemblea.emr.it/cittadinan ... ei-gesuiti

Le riflessioni di un ebreo tedesco
Nel 1933, Viktor Klemperer era un prestigioso docente di letteratura francese a Dresda. Avendo sposato una donna ariana, durante la guerra non venne deportato, ma subì comunque vari provvedimenti restrittivi e numerose angherie, negli anni del Terzo Reich. I suoi diari sono una testimonianza insostituibile, per comprendere dall’interno i sentimenti degli ebrei tedeschi, molti dei quali si erano pienamente integrati nella società della Germania imperiale e in quella della Repubblica di Weimar. Il passo che riportiamo fu scritto nel gennaio 1939. Malgrado l’inasprirsi delle misure naziste, Klemperer continuava a sentirsi tedesco e a non condividere gli ideali dei sionisti.

https://www.assemblea.emr.it/cittadinan ... eo-tedesco

Germania, anni Venti. Cartolina postale che attribuisce la rivoluzione del 9 novembre 1918 (e quindi la sconfitta della Germania, nella prima guerra mondiale) agli ebrei.


Le comunità ebraiche nella Germania d’anteguerra

https://encyclopedia.ushmm.org/content/ ... ar-germany

Durante il periodo della Repubblica di Weimar (che durò dalla fine della Prima Guerra Mondiale alla presa del potere da parte del Nazional Socialismo), gli Ebrei costituivano meno dell’uno per cento della popolazione tedesca. Mentre all’inizio dell’Ottocento gli Ebrei risiedevano quasi esclusivamente in piccoli paesi e centri di provincia, all’inizio del Novecento la maggior parte di loro - anche se non tutti - viveva nelle grandi città. Inoltre, se nel 1910 circa il 60 per cento degli Ebrei tedeschi risiedeva in aree urbane con più di 100.000 abitanti, nel 1933 più del 7 per cento viveva nelle città tedesche più grandi. Solo il 10 per cento degli Ebrei abitava nelle campagne, mentre il 20 per cento viveva nelle cittadine di provincia. Secondo il censimento del 1925, gli Ebrei residenti in Germania durante la Repubblica di Weimar erano 564.973, 71.5 per cento dei quali risiedeva nella regione più grande, la Prussia.

Gli storici hanno potuto stabilire che l’assimilazione degli Ebrei al resto della popolazione durante la Repubblica di Weimar fu limitata da un antisemitismo diventato più aggressivo, da ripetuti periodi di difficoltà economica e da un’endemica instabilità politica. In anni recenti, nuove linee di ricerca hanno esplorato l’ipotesi che quegli stessi problemi abbiano allo stesso tempo favorito, in una larga parte della popolazione ebraica tedesca, la nascita di un senso di identità comune.

L’organizzazione chiamata Gemeinde (La Comunità), presente solo in Europa Centrale, servì come punto di riferimento per la vita degli Ebrei tedeschi. Creata per gestire le attività locali della comunità ebraica, la Gemeinde si rivolgeva a tutti gli Ebrei residenti nel paese - inclusi coloro che non possedevano la cittadinanza. Le varie rappresentanze locali della Gemeinde - che durante la Repubblica di Weimar erano diventate società pubbliche - erano riconosciute ufficialmente dal governo ed erano responsabili dell’organizzazione delle attività locali rivolte agli Ebrei, sia quelle socio culturali che quelle religiose. Le Gemeinden si occupavano di assumere i rabbini e altro personale religioso, costruivano le sinagoghe e ne curavano la manutenzione, e amministravano una serie di istituzioni come giornali, associazioni di carattere sociale, librerie, cliniche e i fondi destinati ad attività di beneficenza. Queste attività venivano pagate con i proventi fiscali raccolti o dal governo per conto degli Ebrei o dalla comunità ebraica stessa.

All’interno delle Gemeinden locali gli Ebrei esprimevano la propria identità comune in modi diversi: ad esempio, partecipando alle attività dei gruppi giovanili, o dei gruppi Sionisti come Brit Shalom, oppure frequentando le nuove scuole ebraiche, le società sportive, le associazioni studentesche ebraiche, le biblioteche, le logge del B’nai B’rith, i musei ebraici, e partecipando ai gruppi di canto e di arti visuali.

A livello nazionale, per difendersi dagli attacchi antisemiti, nel 1893 gli Ebrei fondarono l’Unione Centrale dei Cittadini Tedeschi di Religione Ebraica. Altri esempi di come gli Ebrei tedeschi si organizzarono per esprimere la propria etnicità, prima e dopo la Prima Guerra Mondiale, furono l’Associazione del Reich dei Soldati Ebrei al Fronte (più di 100.000 Ebrei tedeschi avevano infatti combattuto durante la Prima Guerra Mondiale, 12.000 circa dei quali erano morti per il proprio paese) o l’organizzazione femminista Lega delle Donne Ebraiche, fondata nel 1904.

I tentativi di promuovere un senso d’identità ebraica in Germania differirono in alcuni aspetti importanti dalle attività delle associazioni ebraiche operanti nell’Europa orientale. Ad esempio, gli Ebrei tedeschi non crearono alcun sindacato e poche associazioni professionali. Sebbene molti artisti Ebrei riuscissero ad ottenere fama e riconoscimenti, attività culturali di carattere musicale o teatrale furono organizzate molto raramente sotto l’auspicio di personalità o gruppi ebraici.

Il profilo professionale degli Ebrei tedeschi era molto diverso da quello del resto della popolazione. Storicamente esclusi da molte professioni, gli Ebrei erano concentrati in alcune aree dell’economia, come il giornalismo, l’avvocatura, la medicina e la vendita al dettaglio. Proprio perché così raggruppati in un ristretto numero di professioni (e per la maggior parte residenti in aree urbane) gli Ebrei costituivano un facile bersaglio per coloro che criticavano, spesso violentemente, la Repubblica di Weimar. Benché la maggioranza degli Ebrei tedeschi appartenesse alle classi medie, un numero piuttosto ampio di quelli che vivevano nella Germania di Weimar - composto da rifugiati dai paesi dell’Europa dell’Est (molti dei quali parlavano Yiddish) - viveva in condizioni umili, lavorando come operai, artigiani o venditori ambulanti. L’iperinflazione dei primi anni 20 e la Grande Depressione (iniziata con il crollo del mercato azionistico americano nel 1929) complicarono ulteriormente la vita di tutti gli Ebrei Tedeschi.
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Perché i tedeschi se la sono presa così tanto con gli ebrei?

Messaggioda Berto » gio feb 21, 2019 10:59 pm

La demenzialità dei credenti nel complottismo ebraico contro la Germania rientra nel filone classico e millenario dell'antisemitismo cristiano che vede negli ebrei la causa del male nel mondo


Il Mein Kampf di Hitler fu scritto a cominciare dal 1923 e editato nel 1925, già conteneva in nuce il programma nazista anti ebrei considerati come la causa principale di tutti mali del mondo, in particolare della Germania e dell'Europa. Fu questo progetto che indusse la comunità ebrea internazionale e in particolare americana a prendere posizione contro Hitler e la Germania nazista.
viewtopic.php?f=130&t=2339


Gli Ebrei sono parassiti
Adolf Hitler — 1925-1926
“L’Ebreo è e resta un tipico parassita che vive a spese del suo ospite, che si espande come un bacillo nocivo su un territorio sempre più vasto ovunque riesca a trovare un buon terreno fertile: ma dove appare lui, prima o poi muore il popolo che lo ospita.”



Se la Germania perse la Prima guerra mondiale non fu certo per responsabilità e colpa degli ebrei in generale, tradimendo degli ebrei tedeschi e per un complotto antidetesco degli ebrei del resto del mondo;
la Germania ha perso la guerra semplicemente perché si era fatta troppi nemici:
Francia, Gran Bretagna, Russia e poi gli USA; e non poteva reggere contro un fronte così vasto;
gli ebrei e il sionismo non c'entrano proprio nulla e gli USA entrarono in guerra perché gravemente minacciati dalla Germania che dopo aver affondato il transatlantico inglese Lusitania con oltre 1000 americani a bordo, cercò di istigare il Messico a una guerra contro gli USA.


https://it.wikipedia.org/wiki/RMS_Lusitania

Poi arrivò Hitler con il suo demenziale Mein Kampf, 1923/1925 in cui dichiarò il suo programma di guerra agli ebrei di Germania e del mondo intero e quando salì al potere nel 1933, gli ebrei del mondo giustamente presero le distanze con la conferenza di Amsterdam presieduta dall'ebreo americano Samuel Untermyer e promosserp il boicottaggio della Germania hitleriana e nazista senza preoccuparsi delle possibili ritorsioni contro gli ebrei tedeschi.

http://it.wikipedia.org/wiki/Samuel_Untermyer

Poi iniziarono le persecuzioni degli ebrei tedeschi da parte dei nazisti hitleriali e scoppiò la Seconda guerra mondiale e anche questa volta la Germania commise l'errore di farsi troppi nemici e di aprire un fronte troppo vasto che la fece soccombere come 37 anni prima.


Perché la Germania ha perso la prima guerra mondiale?
https://it.quora.com/Perch%C3%A9-la-Ger ... a-mondiale

Ha risposto 18/lug/2018
Essenzialmente per il blocco navale britannico, che affamò la popolazione degli Imperi Centrali, arrivando ad uccidere per fame circa 500.000 civili tedeschi. Alla fine della guerra anche le truppe erano mal nutrite. La Germania, vista la coalizione che si era messa contro, avrebbe potuto vincere solo con una guerra lampo, ma la tecnologia dell’epoca glielo impedì (prevalenza della difesa sull’attacco). Una volta iniziata la guerra di posizione il logorio reciproco di risorse non poteva che finire a vantaggio degli Alleati.


La politica razziale nella Germania nazista si sostanzia nelle specifiche scelte e leggi adottate dalla Germania nazista in materia razziale: esse postulavano la superiorità della "razza ariana" e comportarono una serie di misure discriminatorie, soprattutto nei confronti della popolazione ebraica.

https://it.wikipedia.org/wiki/Politica_ ... ia_nazista

Queste politiche affondano le proprie radici nell'epilogo della prima guerra mondiale, quando le fazioni nazionaliste tedesche, irritate e deluse dalla sconfitta subita, attribuirono la cosiddetta "pugnalata alle spalle" (in tedesco Dolchstoßlegende) della Germania da parte di forze esterne (principalmente pacifisti, socialdemocratici, massoni e comunisti). Il nascente partito nazista fece leva su questo sentimento per la propria pubblicità politica e successivamente, assunto il potere, lo istituzionalizzò attraverso la pubblicazione delle leggi di Norimberga e l'apertura di campi di internamento.


???
DICHIARAZIONE DI GUERRA EBRAICA ALLA GERMANIA NAZIONALSOCIALISTA

https://forum.termometropolitico.it/405 ... zista.html

Il boicottaggio economico del 1933

Molto prima che il governo-Hitler cominciasse a limitare i diritti degli Ebrei, i capi delle comunità ebraiche mondiali dichiararono guerra alla "nuova Germania", cioè in un momento in cui il governo americano e perfino i leader ebrei tedeschi invitavano a non essere precipitosi nelle relazioni con il regime di Hitler.

La guerra della dirigenza internazionale ebraica contro la Germania non causò soltanto provvedimenti antiebraici, bensì gettò anche le basi per una sorta di intesa politico-economica tra il regime di Hitler e i capi del
movimento sionista, i quali sperarono che le tensioni tra Tedeschi ed Ebrei portassero ad un massiccio esodo di Ebrei verso la Palestina. In poche parole ci fu un’alleanza tattica tra i Nazisti e i fondatori del moderno
Stato d’Israele, circostanza questa che oggi molti vorrebbero vedere dimenticata.
Fino ad oggi si è sempre creduto ( erroneamente ) che non appena Adolf Hitler venne eletto primo cancelliere di Germania, il suo governo cominciò subito una politica di repressione verso gli Ebrei tedeschi,
chiudendoli nei campi di concentramento e cominciando azioni violente di terrore e rappresaglia contro di essi. Se da un lato vi furono isolati atti di violenza contro Ebrei in Germania dopo che Hitler venne al potere, dall’
altro questi non vennero ufficialmente tollerati né incoraggiati.

Pochi sono a conoscenza dei fatti singolari, che si risolsero poi con quella che è conosciuta come 2° guerra mondiale, cioè la dichiarazione di guerra dell’ebraismo internazionale alla Germania immediatamente successiva alla venuta al potere di Hitler e avvenuta molto prima che il governo tedesco decidesse leggi o provvedimenti ufficiali ostili agli Ebrei.
Il numero del 24 marzo 1933 del Daily Express di Londra ( qui sopra riprodotto ) descrive come la dirigenza ebraica insieme a grossi gruppi internazionali ebraici di potere economico diedero avvio a un boicottaggio
della Germania con lo scopo dichiarato di stroncare la sua già traballante economia, in modo da far crollare il governo-Hitler. Soltanto dopo di ciò cominciarono come risposta le prime rappresaglie contro gli Ebrei.
Se si vuole far onore alla verità, quindi, bisogna riconoscere che non la Germania, bensì la dirigenza internazionale ebraica sparò il primo colpo della seconda guerra mondiale.
Il famoso avvocato newyorkese Samuel Untermeyer ( in alto a destra ) fu uno dei più caldi sostenitori della guerra contro la Germania, descrivendo la campagna militare ebraica anti-tedesca come nientemeno che una "guerra santa".
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