Perché i tedeschi se la sono presa così tanto con gli ebrei?

Re: Parké i todeski łi se ła ga ciapà tanto co łi ebrei?

Messaggioda Berto » ven gen 24, 2014 9:46 pm

???


Da le ruine de la I goera mondial, da le maçerie de la Xermagna sconfita e calpestà a xe vegnesto fora Hitler co la so Mein Kampf (La me bataja), par trar fora da la mexeria la Xermagna ... co tuto coel ke dapò de mal a ghe xe stà, anca par colpa de tanti altri e no lomè de Hitler, de i nasisti e dei todeski.

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Re: Parké i todeski łi se ła ga ciapà tanto co łi ebrei?

Messaggioda Berto » ven gen 24, 2014 9:52 pm

Seita la conta de Blondet:
Pubblichiamo un estratto, di particolare significato, da «Israele, USA, il terrorismo islamico» , Maurizio Blondet, EFFEDIEFFE, 2005, pagine 161-171.


Per la prima volta i tedeschi compresero che erano stati disfatti, che subivano le tremende riparazioni che gli erano imposte dai vincitori, perché i sionisti volevano la Palestina ed erano decisi ad averla ad ogni costo.

Qui è un punto interessante.
Quando i tedeschi capirono, naturalmente cominciarono a nutrire rancore.
Fino a quel giorno, gli ebrei non erano mai stati meglio in nessun Paese come in Germania.

C’era Rathenau là, che era cento volte più importante nell’industria e nella finanza di Bernard Baruch in questo Paese.
C’era Balin, padrone di due grandi compagnie di navigazione, la North German Lloyd’s e la Hamburg-American Lines.
C’era Bleichroder, che era il banchiere della famiglia Hohenzollern.
Cerano i Warburg di Amburgo, i grandi banchieri d’affari, i più grandi del mondo.
Gli ebrei prosperavano davvero in Germania.

E i tedeschi ebbero la sensazione di essere stati venduti, traditi.
Fu un tradimento che può essere paragonato a questa situazione ipotetica: immaginate che gli USA siano in guerra con l’URSS.
E che stiamo vincendo.
E che proponiamo all’Unione Sovietica: ‘Va bene, smettiamola. Ti offriamo la pace‘.
E d’improvviso la Cina Rossa entra in guerra come alleato dell’URSS, e la sua entrata in guerra ci porta alla sconfitta.
Una sconfitta schiacciante, con riparazioni da pagare tali, che l’immaginazione umana non può comprendere.
Immaginate che, dopo la sconfitta, scopriamo che sono stati i cinesi nel nostro Paese, i nostri concittadini cinesi, che abbiamo sempre pensato leali cittadini al nostro fianco, a venderci all’URSS, perché sono stati loro a portare in guerra la Cina contro di noi.
Cosa provereste, allora, in USA, contro i cinesi?
Non credo che uno solo di loro oserebbe mostrarsi per la strada; non ci sarebbero abbastanza lampioni a cui impiccarli.

Ebbene: è quello che provarono i tedeschi verso quegli ebrei.
Erano stati tanto generosi con loro: quando fallì la prima Rivoluzione russa (5) e tutti gli ebrei dovettero fuggire dalla Russia, ripararono in Germania, e la Germania diede loro rifugio.
Li trattò bene.
Dopo di che, costoro vendono la Germania per la ragione che vogliono la Palestina come ‘focolare ebraico’».

Nahum Sokolow
«Ora Nahum Sokolow, e tutti i grandi nomi del sionismo, nel 1919 fino al 1923 scrivevano proprio questo: che il rancore contro gli ebrei in Germania era dovuto al fatto che sapevano che la loro grande disfatta era stata provocata dall’interferenza ebraica, che aveva trascinato nella guerra gli USA. Gli ebrei stessi lo ammettevano.
[…]
Tanto più che la Grande Guerra era stata scatenata contro la Germania senza una ragione, una responsabilità tedesca.
Non erano colpevoli di nulla, tranne che di avere successo.
Avevano costruito una grande nazione.
Avevano una rete commerciale mondiale.
Dovete ricordare che la Germania al tempo della Rivoluzione francese consisteva di 300 piccole città-stato, principati, ducati e così via.
E fra l’epoca di Napoleone e quella di Bismarck, quelle 300 microscopiche entità politiche separate si unificarono in uno Stato.
Ed entro 50 anni la Germania era divenuta una potenza mondiale.
La sua marina rivaleggiava con quella dell’Impero britannico, vendeva i suoi prodotti in tutto il mondo, poteva competere con chiunque, la sua produzione industriale era la migliore.
Come risultato, che cosa accadde?
Inghilterra, Francia e Russia si coalizzarono per stroncare la Germania […].

Quando la Germania capì che gli ebrei erano i responsabili della sua sconfitta, naturalmente nutrì rancore.
Ma a nessun ebreo fu torto un capello in quanto ebreo.

Il professor Tansill, della Georgetown University, che ha avuto accesso a tutti i documenti riservati del Dipartimento di Stato, ne cita uno scritto da Hugo Schoenfeldt, un ebreo che Cordell Hull inviò in Europa nel 1933 per investigare sui cosiddetti campi di prigionia politica, e riferì al Dipartimento di Stato USA di avere trovato i detenuti in condizioni molto buone.
Solo erano pieni di comunisti.
E una quantità erano ebrei, perché a quel tempo il 98% dei comunisti in Europa erano ebrei.

Qui, occorre qualche spiegazione storica,
Nel 1918-19 i comunisti presero il potere in Baviera per qualche giorno, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht ed altri, tutti ebrei.
Infatti a guerra finita il Kaiser scappò in Olanda perché i comunisti stavano per impadronirsi della Germania e lui aveva paura di fare la fine dello Zar.
Una volta schiacciata la minaccia comunista, gli ebrei ancora lavorarono […] erano 460 mila ebrei fra 80 milioni di tedeschi, l’1,5% della popolazione, eppure controllavano la stampa, e controllavano l’economia perché avevano valuta estera e quando il marchio svalutò comprarono tutto per un pezzo di pane».
«Gli ebrei tengono nascosto questo, non vogliono che il mondo comprenda che avevano tradito la Germania e i tedeschi se lo ricordavano.
???

I tedeschi presero misure contro gli ebrei.
Li discriminarono dovunque possibile.
Allo stesso modo noi tratteremmo i cinesi, i negri, i cattolici, o chiunque in questo Paese che ci avesse venduto al nemico e portato alla sconfitta.


Ad un certo punto gli ebrei del mondo convocarono una conferenza ad Amsterdam.
E qui, venuti da ogni parte del mondo nel luglio 1933, intimarono alla Germania: ‘Mandate via Hitler, rimettete ogni ebreo nella posizione che aveva, sia comunista o no. Non potete trattarci in questo modo. Noi, gli ebrei del mondo, lanciamo un ultimatum contro di voi‘.

Potete immaginare come reagirono i tedeschi.

Nel 1933, quando la Germania rifiutò di cedere alla conferenza mondiale ebraica di Amsterdam, Samuel Untermeyer, che era il capo della delegazione americana e presidente della conferenza, tornò in USA, andò agli studios della Columbia Broadcasting System (CBS) e tenne un discorso radiofonico in cui in sostanza diceva:
‘Gli ebrei del mondo dichiarano ora la Guerra Santa contro la Germania. Siamo ora impegnati in un conflitto sacro contro i tedeschi. Li piegheremo con la fame. Useremo contro di essi il boicottaggio mondiale. Così li distruggeremo, perché la loro economia dipende dalle esportazioni‘ (6).
E di fatto i due terzi del rifornimento alimentare tedesco dovevano essere importati, e per importarlo dovevano vendere, esportare, i loro prodotti industriali.
All’interno, producevano solo abbastanza cibo per un terzo della popolazione.

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Ora in quella dichiarazione, che io ho qui e che fu pubblicata sul New York Times del 7 agosto 1933, Samuel Untermeyer dichiarò audacemente che ‘questo boicottaggio economico è il nostro mezzo di autodifesa. Il presidente Roosevelt ha propugnato la sua adozione nella Nation Recovery Administration‘, che, qualcuno di voi ricorderà, imponeva il boicottaggio contro qualunque Paese non obbedisse alle regole del New Deal, e che poi fu dichiarato incostituzionale dalla Corte Suprema.

Tuttavia, gli ebrei del mondo intero boicottarono la Germania, e il boicottaggio fu così efficace che non potevi più trovare nulla nel mondo con la scritta ‘Made in Germany’.

Un dirigente della Woolworth Co. mi raccontò allora che avevano dovuto buttare via milioni di dollari di vasellame tedesco; perché i negozi erano boicottati se vi si trovava un piatto con la scritta ‘Made in Germany’; vi formavano davanti dei picchetti con cartelli che dicevano ‘Hitler assassino’ e così via.

In un magazzino Macy, di proprietà di una famiglia ebraica, una donna trovò calze con la scritta ‘Made in Germany’.
Vidi io stesso il boicottaggio di Macy’s, con centinaia di persone ammassate all’entrata con cartelli che dicevano ‘Assassini’, ‘Hitleriani’, eccetera».


«Va notato che fino a quel momento in Germania non era stato torto un capello sulla testa di un ebreo.
Non c’era persecuzione, né fame, né assassini, nulla.


Ma naturalmente, adesso i tedeschi cominciarono a dire: ‘Chi sono questi che ci boicottano, e mettono alla disoccupazione la nostra gente e paralizzano le nostre industrie?‘.

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Membri delle SA invitano al boicottaggio anti-ebraico nel 1933

Così cominciarono a dipingere svastiche sulle vetrine dei negozi di proprietà degli ebrei […]
Ma solo nel 1938, quando un giovane ebreo polacco entrò nell’ambasciata tedesca a Parigi e sparò a un funzionario tedesco, solo allora i tedeschi cominciarono ad essere duri con gli ebrei in Germania.

Allora li vediamo spaccare le vetrine e fare pestaggi per a strada.
Io non amo usare la parola ‘antisemitismo’ perché non ha senso, ma siccome ha un senso per voi, dovrò usarla.

La sola ragione del risentimento tedesco contro gli ebrei era dovuta al fatto che essi furono i responsabili della Prima Guerra mondiale e del boicottaggio mondiale.

In definitiva furono responsabili anche della Seconda Guerra mondiale, perché una volta sfuggite le cose dal controllo, fu assolutamente necessario che gli ebrei e la Germania si battessero in una guerra per questione di sopravvivenza.

Nel frattempo io ho vissuto in Germania, e so che i tedeschi avevano deciso che l’Europa sarebbe stata comunista o ‘cristiana’: non c’è via di mezzo.
E i tedeschi decisero che avrebbero fatto di tutto per mantenerla ‘cristiana’.

Nel novembre 1933 gli Stati Uniti riconobbero l’Unione Sovietica.
L’URSS stava diventando molto potente, e la Germania comprese che ‘presto toccherà a noi, se non saremo forti».


E’ la stessa cosa che diciamo noi, oggi, in questo Paese.
Il nostro governo spende 83-84 miliardi di dollari per la difesa.
Difesa contro chi?
Contro 40 mila piccoli ebrei a Mosca che hanno preso il potere in Russia, e con le loro azioni tortuose, in molti altri Paesi del mondo.[…]

Che cosa ci aspetta?»
«Se scateniamo una guerra mondiale che può sboccare in una guerra atomica, l’umanità è finita.
Perché una simile guerra può avvenire?
Il fatto è che il sipario sta di nuovo salendo.
Il primo atto fu la Grande Guerra, l’atto secondo la Seconda guerra mondiale, l’atto terzo sarà la Terza guerra mondiale.
I sionisti e i loro correligionari dovunque vivano, sono determinati ad usare di nuovo gli Stati Uniti perché possano occupare permanentemente la Palestina come loro base per un governo mondiale.
Questo è vero come è vero che sono di fronte a voi.
Non solo io ho letto questo, ma anche voi lo avete letto, ed è noto a tutto il mondo. […]
Io avevo una idea precisa di quello che stava accadendo: ero l’ufficiale di Henry Morgenthau Sr. nella campagna del 1912 in cui il presidente [Woodrow] Wilson fu eletto.
Ero l’uomo di fiducia di Henry Morgenthau Sr., che presiedeva la Commissione Finanze, ed io ero il collegamento tra lui e Rollo Wells, il tesoriere.
In quelle riunioni il presidente Wilson era a capo della tavola, e c’erano tutti gli altri, e io li ho sentiti ficcare nel cervello del presidente Wilson la tassa progressiva sul reddito e quel che poi divenne la Federal Reserve, e li ho sentiti indottrinarlo sul movimento sionista.
Il giudice Brandeis e il presidente Wilson erano vicini come due dita della mano.
Il presidente Wilson era incompetente come un bambino.
Fu così che ci trascinarono nella Prima guerra mondiale, mentre tutti noi dormivamo. […]

«Quali sono i fatti a proposito degli ebrei?
Li chiamo ebrei perché così sono conosciuti, ma io non li chiamo ebrei.
Io mi riferisco ad essi come ai ‘cosiddetti ebrei’, perché so chi sono.
Gli ebrei dell’Europa orientale, che formano il 92% della popolazione mondiale di queste genti che chiamano se stesse ‘ebrei’, erano originariamente Kazari.
Una razza mongolica, turco-finnica.

Erano una tribù guerriera che viveva nel cuore dell’Asia.
Ed erano tali attaccabrighe che gli asiatici li spinsero fuori dall’Asia, nell’Europa orientale.
Lì crearono un grande regno Kazaro di 800 mila miglia quadrate.
A quel tempo [verso l'800 dopo Cristo, ndr] non esistevano gli USA, né molte nazioni europee […]. Erano adoratori del fallo, che è una porcheria, e non entro in dettagli.
Ma era questa la loro religione, come era anche la religione di molti altri pagani e barbari.
Il re Kazaro finì per disgustarsi della degenerazione del proprio regno, sì che decise di adottare una fede monoteistica – il cristianesimo, l’Islam, o quello che oggi è noto come ebraismo, che è in realtà talmudismo.
Gettando un dado, egli scelse l’ebraismo, e questa diventò la religione di Stato.
Egli mandò inviati alle scuole talmudiche di Pambedita e Sura e ne riportò migliaia di rabbini, aprì sinagoghe e scuole, e il suo popolo diventò quelli che chiamiamo ‘ebrei orientali’.

Non c’era uno di loro che avesse mai messo piede in Terra Santa.
Nessuno!
Eppure sono loro che vengono a chiedere ai cristiani di aiutarli nelle loro insurrezioni in Palestina dicendo: ‘Aiutate a rimpatriare il Popolo Eletto da Dio nella sua Terra Promessa, la loro patria ancestrale, è il vostro compito come cristiani… voi venerate un ebreo [Gesù] e noi siamo ebrei!’.
Ma sono pagani Kazari che si sono convertiti.

E’ ridicolo chiamarli ‘popolo della Terra Santa’, come sarebbe chiamare 53 milioni di cinesi musulmani ‘Arabi’.
Ora, immaginate quei cinesi musulmani a 2.000 miglia dalla Mecca, se si volessero chiamare ‘arabi’ e tornare in Arabia.
Diremmo che sono pazzi.
Ora, vedete com’è sciocco che le grandi nazioni cristiane del mondo dicano: ‘Usiamo il nostro potere e prestigio per rimpatriare il Popolo Eletto da Dio nella sua patria ancestrale‘.
«C’è una menzogna peggiore di questa?
Perché loro controllano giornali e riviste, la televisione, l’editoria, e perché abbiamo ministri dal pulpito e politici dalla tribuna che dicono le stesse cose, non è strano che crediate in questa menzogna.
Credereste che il bianco è nero se ve lo ripetessero tanto spesso.
Questa menzogna è il fondamento di tutte le sciagure che sono cadute sul mondo.
Sapete cosa fanno gli ebrei nel giorno dell’Espiazione, che voi credete sia loro tanto sacro?
Non ve lo dico per sentito dire…
Quando, il giorno dell’Espiazione, si entra in una sinagoga, ci si alza in piedi per la primissima preghiera che si recita.
Si ripete tre volte, è chiamata ‘Kol Nidre’.
Con questa preghiera, fai un patto con Dio Onnipotente che ogni giuramento, voto o patto che farai nei prossimi dodici mesi sia vuoto e nullo (7).
Il giuramento non sia un giuramento, il voto non sia un voto, il patto non sia un patto.
Non abbiano forza.
E inoltre, insegna il Talmud, ogni volta che fai un giuramento, un voto o un patto, ricordati del Kol Nidre che recitasti nel giorno dell’Espiazione, e sarai esentato dal dovere di adempierli.
Come potete fidarvi della loro lealtà?
Potete fidarvi come si fidarono i tedeschi nel 1916.
Finiremo per subire lo stesso destino che la Germania ha sofferto, e per gli stessi motivi».
E’ la profezia di Benjamin Freedman.
Ci riguarda.

Note

1) Freedman fondò tra l’altro la «Lega per la pace con giustizia in Palestina», e collaborò con l’americano «Istituto per la revisione storica», il centro promotore di tutto ciò che viene chiamato «revisionismo storico». E’ scomparso nel 1984.

http://it.wikipedia.org/wiki/Benjamin_Harrison_Freedman
http://en.wikipedia.org/wiki/Benjamin_H._Freedman

2) Louis Dembitz Brandeis, influentissimo giudice della Corte Suprema, acceso sionista, fu il consigliere molto ascoltato di W. Wilson. Brandeis apparteneva alla setta ebraica aberrante fondata nella Polonia del ’700 da Jacob Frank: essa predicava che la salvezza si consegue attraverso il peccato ???.
http://en.wikipedia.org/wiki/Jacob_Frank
http://de.wikipedia.org/wiki/Benjamin_Freedman

3) Il 2 novembre 1917 il ministro degli Esteri britannico, lord Arthur Balfour, scrisse a Lord Rotschild una lettera in cui dichiarava: «Il governo di Sua Maestà vede con favore la nascita in Palestina di un focolare nazionale per le genti ebraiche, e userà tutta la sua buona volontà per facilitare il raggiungimento di questo obbiettivo. Si intende che nulla dovrà essere fatto per pregiudicare i diritti civili e religiosi delle esistenti popolazioni non ebraiche in Palestina».
Era la «Dichiarazione Balfour», che decretava di fatto la nascita dello Stato d’Israele. Lord Balfour, spiritista e massone, fondatore della Loggia «Quatuor Coronati» (la Loggia-madre di tutte le Massonerie di obbedienza «scozzese») credeva fra l’altro che agevolare il ritorno degli ebrei in Palestina avrebbe accelerato il secondo avvento di Cristo. Il punto è che la terra che Sua Maestà prometteva agli ebrei non era sotto dominio britannico, ma parte dell’impero Ottomano. Per dare attuazione al «focolare ebraico», il governo britannico non esitò a distogliere centinaia di migliaia di soldati dal pericolante fronte europeo, per spedirli alla conquista di Gerusalemme.

http://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione_Balfour
http://it.wikipedia.org/wiki/Arthur_Balfour
http://it.wikipedia.org/wiki/Walter_Rothschild


4) Bernard Baruch (1876-1964), potente finanziere ebreo, nato in Texas, fu il consigliere privato di sei presidenti, da Woodrow Wilson (1916) a D. Eisenhower (1950). Nella prima come nella seconda guerra mondiale, Baruch promosse la creazione del War Industry Board, l’organo di pianificazione centralizzata della produzione bellica. Di fatto, fu una sorta di «governo segreto» degli Stati Uniti, che praticò ampiamente i metodi del socialismo, compreso il controllo della stampa e il sistema di razionamento alimentare. Dopo la seconda guerra mondiale Baruch e i banchieri ebrei americani gestirono i fondi del Piano Marshall. Ne affidarono la distribuzione a Jean Monnet, loro fiduciario. Secondo le istruzioni ricevute, per dare i fondi, Monnet esigeva la cessione da parte degli Stati europei di sostanziali porzioni di sovranità: così fu creata la Comunità Europea.
http://it.wikipedia.org/wiki/Bernard_Baruch

5) Si tratta della «rivoluzione dekabrista» del 1905, in realtà un putsch di giovani ufficiali zaristi, tutti ebrei. La comunità ebraica russa la sostenne, e i suoi figli vi parteciparono con inaudita violenza. Futuri capi della successiva rivoluzione bolscevica, come Trotsky e Parvus, furono l’anima dei dekabristi, e dovettero riparare all’estero dopo il fallimento.
http://it.wikipedia.org/wiki/Decabrismo

6) Freedman allude qui al vero e proprio rito magico di maledizione, detto Cherem o scomunica maggiore, celebrato al Madison Square Garden il 6 settembre 1933. «Furono ritualmente accesi due ceri neri e si soffiò tre volte nello shofar [il corno di ariete], mentre il rabbino B.A. Mendelson pronunciava la formula di scomunica» contro la Germania. Samuel Untermeyer, membro del B’nai B’rith, ripeterà il 5 gennaio 1935 la dichiarazione di embargo totale contro le merci tedesche «a nome di tutti gli ebrei, framassoni e cristiani» (Jewish Daily Bulletin, New York,
6 gennaio 1935).


7) E’ la preghiera centrale dello Yom Kippur.

Eccone la formula: «Di tutti i voti, le rinunce, i giuramenti, gli anatemi oppure promesse, ammende o delle espressioni attraverso cui facciamo voti, confermiamo, ci impegniamo o promettiamo di qui fino all’avvento del prossimo giorno dell’Espiazione, noi ci pentiamo, in modo che siano tutti sciolti, rimessi e condonati, nulli, senza validità e inesistenti. I nostri voti non sono voti, le nostre rinunce non sono rinunce, e i nostri giuramenti non sono giuramenti». Secondo il rabbino Jacob Taubes, con questa formula il popolo eletto si scioglie dalla comunità del resto del genere umano – dalle sue leggi, dalle sue lealtà alle istituzioni e allo Stato – per dedicarsi solo a Dio.
In realtà, il Kol Nidre fonda l’antinomismo radicale della religione ebraica: il «popolo di Dio» non è tenuto ad obbedire ad alcuna norma.
Per Taubes, il popolo ebraico è dunque il popolo dissolutore, il contrario del «kathecon» (Ciò che trattiene l’Anticristo, in San Paolo, ossia il diritto naturale adottato da Roma) (Jacob Taubes, «La Teologia Politica di San Paolo», Adelphi, pagina 71).

http://it.wikipedia.org/wiki/Yom_Kippur
http://it.wikipedia.org/wiki/Jacob_Taubes

Kol Nidre

http://it.wikipedia.org/wiki/Preghiera_ ... _Kol_Nidre
Tutti i voti, o impegni o consacrazioni o scomuniche o giuramenti o obbligazioni e qualsiasi termine sinonimo che potessimo aver pronunziato o giurato o consacrato o proibito per noi, • dal precedente giorno del digiuno di Espiazione fino a questo giorno del digiuno di Espiazione e...• ♦ da questo giorno del digiuno di Espiazione fino al giorno del digiuno di Espiazione che verrà per nostro beneficio. ♦ noi vi ritrattiamo con la presente dichiarazione dinanzi al nostro Padre celeste, se pronunziammo voto si consideri come non emesso, altrettanto dicasi per qualsiasi impegno, consacrazione scomunica giuramento obbligazione; sia annullato totalmente il voto, l'impegno, la consacrazione, la scomunica, il giuramento, l'obbligazione. Annullati i voti gl'impegni, le consacrazioni, le scomuniche i giuramenti, le obbligazioni, invochiamo remissione, perdono espiazione per tutti i nostri peccati. Conforme a quanto è scritto: sarà perdonato a tutta la congregazione dei figli d'Israele, e al forestiero che dimora in mezzo a loro perché tutto il popolo commise la cosa per errore.
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Re: Parké i todeski łi se ła ga ciapà tanto co łi ebrei?

Messaggioda Berto » ven gen 24, 2014 10:43 pm

Olocausto

http://it.wikipedia.org/wiki/Olocausto

Anca kive so wikipedia no se fa sovensa (sovegnansa) o mension de le vere raxon de l'odio ke li gheva li todeski par li ebrei, cauxe ke no le xe coele del rasixmo antisemita tradisional e storego, de fondamento cristian e arian/endouropeo.

Gnente se tol a la gran traxedia a contar le robe come ke le stà.

Na parte de i todeski li odiava li ebrei no parké li jera ebrei e prasiò semiti e anticristiani (encolpà de ver copà Cristo) ma parké li gheva tradio la Xemagna ente la prima goera mondial e parké dapò li se gheva mesi contro el so tentativo/serca de resorxar da le mexerie e maxiere de la I goera mondial.

Coela contro li ebrei la me par ke la sipia stà pì na goera de sterminio etnego/poledego ke on sterminio par coestion de edeoloja rasista.
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Re: Parké i todeski łi se ła ga ciapà tanto co łi ebrei?

Messaggioda Berto » sab gen 25, 2014 8:01 am

Połedega economega e monedara de ła Xermagna co xe rivà Hitler

http://it.wikipedia.org/wiki/Economia_d ... _monetaria


Il principio fondante di tutto l'hitlerismo è stata la costruzione della Grande Germania (Grossdeutsche Reich) e del suo "spazio vitale" (Lebensraum): a quest'idea tutto andava sottomesso, compresa l'economia.

Tuttavia quando Hitler salì al potere nel gennaio 1933 le condizioni economiche della Germania erano disastrose: il 20% della forza lavoro (circa 7 milioni di persone) disoccupate ed al limite della soglia della malnutrizione, ed una costante ripresa dell'inflazione che faceva temere il ritorno alle condizioni d'iperinflazione del biennio 1922 - 1923.

Le riserve auree della Reichsbank erano ridotte ad appena 200 tonnellate.
Hitler si affidò al Ministro delle Finanze, Hjalmar Schacht, per ottenere quello che non esitava a definire "un miracolo": il riassorbimento della disoccupazione, l'eliminazione dell'inflazione e il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, evitando nel contempo la deflazione e la stagnazione del mondo produttivo.
Ciò fu ottenuto grazie a un piano di grandi opere pubbliche e a enormi investimenti nella produzione di armi.

Queste misure rimisero in moto le grandi industrie manifatturiere e consentirono la ripresa del mercato interno.

...

Si comprende quindi come l'economia nazista fosse essa stessa un potente fattore di destabilizzazione dell'ordine mondiale al pari delle armate di Hitler: di questo tutte le parti in causa erano pienamente convinte.

Un episodio poco conosciuto ce lo dimostra. Nell'aprile 1939, quando ancora pareva possibile un accordo generale che evitasse la guerra, la diplomazia inglese fece arrivare alla Germania l'offerta ufficiosa - perché trasmessa per mezzo di uomini d'affari anziché di diplomatici - di un prestito a lunga scadenza e a tassi interesse straordinariamente bassi di 1 miliardo di Dollari per la riconversione industriale dalla produzione di mezzi bellici alla produzione di beni di consumo: in cambio si chiedeva alla Germania di rinunziare all'occupazione militare della Cecoslovacchia (avvenuta appena un mese prima) e ad ogni politica espansionista ai danni dei propri vicini.
Tale proposta, se accettata, avrebbe riportato il Terzo Reich nell'ambito dei Paesi capitalistici e posto le basi per un nuovo ordine mondiale.

...
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Re: Parké i todeski łi se ła ga ciapà tanto co łi ebrei?

Messaggioda Berto » lun gen 27, 2014 9:12 am

???



Me par ke li todeski li gapie axio cusì cruamente (...) contro li ebrei parké li sentiva e li considerava on gran mal e on gran pericolo par luri, come ke i veci xermani li gheva fato co i romani co sti kì li gheva envaxo la Xermagna:

Teotobourgo
na bataja de tera ke come coela de mar a Lepanto la ga canvià el corso de la storia d’Ouropa
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... xSeTg/edit
Immagine


Teotoburgo – el degheio par li barbari romani
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... VUY00/edit
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Re: Parké i todeski łi se ła ga ciapà tanto co łi ebrei?

Messaggioda Berto » lun gen 27, 2014 7:09 pm

Giornata della memoria, a Malo ricordata Katia Bleier, moglie di Meneghello

http://www.ilgiornaledivicenza.it/stori ... ello_video

26/01/2014

MALO. Malo ha celebrato oggi la Giornata della memoria con un evento speciale dedicato a quella che è stata una delle sue cittadine più illustri, Katia Bleier, moglie di Luigi Meneghello, la quale, durante la Seconda guerra mondiale, visse la terribile esperienza della prigionia nel campo di concentramento di Auschwitz. Nella sala consiliare San Bernardino gremita dal pubblico, l'Amministrazione comunale e l'Istituzione culturale “Villa Clementi” hanno proposto “La storia di Katia Bleier e della sua famiglia”, con letture di testi e brani musicali da parte degli studenti del Liceo “Corradini” di Thiene. Nel corso dell'appuntamento, sono stati presentati i risultati della ricerca di Lavinia Bortoli sulle vicende di cittadini ebrei internati a Malo durante la guerra, con l'esposizione di materiale dell'archivio storico del Comune.

http://www.ilgiornaledivicenza.it/video ... ideo/51717
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Re: Parké i todeski łi se ła ga ciapà tanto co łi ebrei?

Messaggioda Berto » lun gen 27, 2014 8:01 pm

'MIO PADRE NAZISTA PARLANO I FIGLI DEL REICH'

http://ricerca.repubblica.it/repubblica ... reich.html


LUGANO Il cinquantesimo anniversario della notte dei cristalli, inizio della persecuzione degli ebrei da parte dei nazisti, e il caso nato dal discorso commemorativo tenuto al Bundestag da Philipp Jenninger, sono serviti a ricordare al mondo che il passato hitleriano della Germania è ancora massicciamente presente, come una pesante eredità che continua a gravare sull' animo tedesco.

Al di là delle polemiche, l' ex presidente del Parlamento tedesco ha detto una cosa profondamente vera, incontestabile: Per i tedeschi il nazismo è un passato che non si acquieterà né passerà mai.
Non passerà per chi lo ha vissuto, né per chi lo ha ereditato. Molto si è detto e scritto sui discendenti delle vittime dell' Olocausto, ma che ne è dei discendenti dei loro persecutori, dei figli dei gerarchi e dei funzionari nazisti? Cosa significa, oggi, portare il nome di Goering, di Rommel, di Frank, di Hess?
Sul destino dei nazisti, ma soprattutto su quello dei loro discendenti sembra essersi steso un velo di indifferenza, quando non di omertà.
Ma questi eredi sono ancora tra di noi e accanto a noi. Come vivono il loro passato? Cosa pensano dei loro padri? Cos' hanno ereditato? Si ritengono nati colpevoli? Abbiamo cercato di trovare una risposta a queste domande.

La ricerca che abbiamo eseguito nel corso di un servizio per la televisione della Svizzera italiana, andato in onda qualche giorno fa suggerisce una riflessione su ben più vaste responsabilità politiche, culturali e generazionali. Tempo, pazienza e insistenza Avvicinare i figli dei nazisti non è stato facile. C' è voluto tempo, pazienza e insistenza: una cosa è fare un' intervista scritta, un' altra convincere a confessarsi davanti a una cinepresa e su un argomento così delicato e tabù come il passato nazista.

La maggioranza dei tedeschi si rifugia nella rimozione del passato. Pochi affrontano questo tema con serenità.

Uno di questi è, per esempio, Manfred Rommel, figlio della volpe del deserto e da quattordici anni sindaco di Stoccarda. Tra figli di nazisti eccellenti e figli di gregari ne abbiamo contattati una cinquantina, ma solo una decina si sono dichiarati disposti a farsi intervistare.
Alla fine ne abbiamo scelti sette: Edda Goering, figlia di Hermann, maresciallo del Reich e numero due del regime; la figlia di Viktor Brack, inventore delle camere a gas volanti; Niklas Frank, figlio dell' ex governatore generale di Polonia Hans Frank; Manfred Rommel, figlio del generale Erwin Rommel; Hans Georg Behr (che ha cambiato cognome), figlio del generale Jodl, che firmò la resa della Germania nazista. Infine la scrittrice Pieke Biermann di Berlino e la psicologa Inge Scheer di Vienna, figlie di due semplici esecutori nazisti.
Come criterio nella scelta dei personaggi avevamo due possibilità. La prima era cercare tra le progenie dei grandi capi: l' alternativa più semplice.
Ma uno degli scopi che ci eravamo prefissi era di mescolare i capi ai cosiddetti gregari. Andare alla ricerca soltanto dei figli di nazisti famosi avrebbe conferito alla ricerca una sfumatura di mistificazione che ritenevamo inaccettabile.
Erano state soprattutto le centinaia di migliaia di probi e rispettabili funzionari ed esecutori a far funzionare la macchina nazista.
Anche i figli di queste persone ci interessavano: cosa sapevano, e come facevano a convivere con quello che sapevano. Non abbiamo seguito una gerarchia dell' orrore. Un destino non è più interessante di un altro perché il padre è responsabile di centomila morti, a differenza di un oscuro funzionario che si è limitato a far incarcerare un paio di socialdemocratici.
E abbiamo trovato che c' è una differenza fondamentale tra i figli dei padri famosi del nazismo e i figli dei semplici gregari. I discendenti dei capi sono tutti ben informati sul passato del proprio padre, anche se i giudizi possono divergere diametralmente, come nei casi di Edda Goering e di Niklas Frank.
I figli dei semplici funzionari invece lamentano quasi tutti di essere rimasti a lungo all' oscuro del passato dei propri genitori, di essere stati educati nel più assoluto silenzio e nelle menzogne.

Dalle interviste da noi raccolte non risulta mai che i genitori abbiano espresso un minimo senso di colpevolezza personale, un turbamento e tantomeno una qualche vergogna.

La generazione dei colpevoli fu in gran parte muta, disonesta e mendace con i propri figli (???).
Se almeno una volta mia madre mi avesse detto che anche lei aveva partecipato, che era stato un terribile errore, e che sperava che io, sua figlia imparassi da quell' errore!, ci ha detto Inge Scheer. Avrei potuto riconciliarmi con lei, anche se fosse stata una guardiana di lager. Inge Scheer ha invece suscitato le ire dei genitori per aver sposato, dieci anni fa, un medico ebreo e soprattutto per aver poi avuto dei figli con lui.
Pieke Biermann di Berlino così giudica suo padre: Era uno dei tanti tedeschi che hanno seguito dalla prima ora Hitler. Un essere banale, squallido che non ha mai mostrato un minimo senso di vergogna, un sentimento umano per quello che ha fatto.
Reputo ciò molto peggio dell' affermazione di non essere colpevole. Per fortuna si è suicidato e ha fatto posto a una nuova generazione.
Da questi stralci di interviste si intuisce che, per molti figli, liberarsi di quel passato è stato possibile solo a prezzo di sforzi enormi.

Il concetto di incapacità di lutto esprime esattamente il clima che si respirava nelle famiglie dopo la guerra. Quanto alla disponibilità a farsi intervistare davanti a una telecamera abbiamo avuto reazioni molto significative. La figlia di Viktor Brack e la figlia di Goering, ad esempio, hanno posto particolari condizioni.
La prima, figlia dell' inventore delle camere a gas volanti, quelle montate su pullman, ci ha chiesto di non filmarla di viso. Non voglio farmi riconoscere, mi vergogno di essere la figlia di un tale individuo. Un' esistenza tragica, la sua, in bilico tra depressioni e idee di suicidio.

Opposto invece l' atteggiamento di Edda Goering, la figlia del numero due del Reich. Sicura, quasi spavalda, un passato da fotomodella, alle spalle una storia sentimentale con Heidemann, il giornalista di Stern autore dei falsi diari di Hitler, Edda Goering nutre grande rispetto per suo padre e non rinnega nulla.
Si meraviglia che gli alleati abbiano confiscato gli ottocento quadri d' autore che aveva suo padre (noto collezionista di opere d' arte) e li rivendica per sé essendo l' unica erede.
Per concederci l' intervista ha chiesto una considerevole somma e il divieto di mandarla in onda in Germania e in Austria. E' stata l' intervista più dura da ottenere. Quanto agli altri figli dei capi nazisti, alcuni sono solidali con i loro padri. Altri niente affatto. Fra i primi Rudiger Hess, il figlio del vice di Hitler Rudolf Hess, morto un anno fa a Spandau.
Anche una delle figlie di Martin Bormann, il più fedele collaboratore di Hitler, si è espressa in termini positivi nei confronti del padre rifiutandoci però l' intervista.
Un violento libro-accusa Un rapporto altamente conflittuale con la memoria di suo padre, l' ex governatore generale della Polonia Hans Frank, lo vive Niklas Frank, giornalista a Stern.
Dopo lunghi anni di minuziosa ricerca e documentazione ha scritto un violento libro-accusa contro il padre, dal significativo titolo Mio padre il boia nazista (Hans Frank venne processato e giustiziato a Norimberga per aver fatto uccidere oltre tre milioni e mezzo di polacchi ed ebrei).

Interessanti le affermazioni del figlio del generale Jodl, forse il più lucido e severo nel giudicare il passato.
Ma mi faccia il piacere! Ma che crisi di identità soffrono i figli dei nazisti, i figli dei militari! Tutt' altro! Sono coccolati, viziati.
Guardi il figlio di Rommel e altri! Godono tutti del bonus di essere nati figli di nazisti. Loro sì che fanno carriera, altro che i figli dei comunisti!
Ma guardi un po' come è composto il Bundestag di oggi. E poi non si dica che i tedeschi non sapevano cosa succedeva con Hitler. Io abitavo a pochi chilometri da Auschwitz e i domestici, ogni volta che facevo i capricci, minacciavano di portarmi nelle camere a gas (??).
Manfred Rommel invece ha un atteggiamento più sfumato, più articolato. Il sindaco democristiano di Stoccarda sa che suo padre non è stato proprio un modello di nazista. Rommel riconosce gli errori dei tedeschi ma chiede di lasciar finalmente in pace il passato, di guardare avanti.

Lamenta che il dibattito, fuori dalla Germania federale sia più orientato a pesare e ricordare le tragedie storiche dei tedeschi invece di riconoscere che la Germania è diventata un paese democratico, civile e ormai immune da tentazioni dittatoriali.
Volendo in conclusione dare un giudizio comune di questi figli nati colpevoli si può dire che la stragrande maggioranza, ed è umanamente comprensibile, cerca di rimuovere il passato trasferendo eventuali colpe sui padri. I più sensibili o motivati invece vivono con grandi problemi personali, in costante conflittualità con l' ombra dei padri.
In questo senso sono anche loro vittime della Storia.

di PETER LORENZI 17 dicembre 1988


Spero ke i todeski li cate la forsa de liberarse da sta capa de caligo ke li sofega e ke li diga ciaro e tondo come ke xe stà le robe e parké li ga fato coel ke li ga fato e ke li ghe sighe al mondo ke xe daromai ora ke i ghe la mole de ronparghe i cojoni e ke li ga finio de sentirse en colpa.

Come ke i cristiani li ga da molarghela de encolpar li ebrei de esar li sasini de Cristo, cusì se ga molarghela de mortefegar li todeski.
Tuti a ghemo da no dexmentegar e anca li todeski li ga calcosa da no dexmentegar e l'Ouropa no la pol dexmentegar tute le ditature totaletàre, conprexa la pì granda de tute coela comounista e no se ga da dexmentegar gnanca le cauxe ke le ga portà a ste ditature e le colpe e le responsabeletà de ognon.


L'industria dell'Olocausto
http://www.fisicamente.net/ISR_PAL/index-1223.htm
" I travisamenti e le menzogne dell'industria dell'Olocausto favoriscono la negazione dell'Olocausto"
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Parké i todeski łi se ła ga ciapà tanto co łi ebrei?

Messaggioda Berto » lun gen 27, 2014 9:30 pm

Ma davvero i tedeschi non sapevano nulla di quello che accadeva agli ebrei?

http://www.viaggio-in-germania.de/tedeschi-nazismo.html

Articolo di Luisa Martinelli.
Con la testimonianza (in tedesco e italiano) di Brigitta Gehrts, una signora tedesca che ha vissuto gli anni del nazismo.

Luisa Martinelli, autrice di questo articolo, è docente di tedesco nella scuola superiore da molti anni, supervisore di tedesco presso la SSIS (scuola superiore di specializzazione per l’insegnamento superiore) di Rovereto (TN) e docente incaricata presso la facoltà di Mediazione Linguistica per le imprese e il turismo dell’Università di Trento. Per alcuni anni è stata lettrice ministeriale di italiano presso l’Università di Hannover.
È autrice di numerosi articoli e libri di didattica del tedesco, collabora con riviste didattiche e con istituzioni pubbliche per la formazione degli insegnanti.

Vedi anche:
Il sito di Luisa Martinelli
Per contattarla:
luimartin@email.it



L'entrata del campo di concentramento a Auschwitz (Polonia)
Immagine

Ci sono domande alle quali non riusciamo a dare risposte adeguate.
A volte ci rassegniamo e finiamo per dimenticare quello che volevamo sapere; ma a volte la domanda non ci lascia in pace e prima o poi ritorna. È successo anche a me.

C’è una domanda che non mi ha mai abbandonato da quando, tanto tempo fa, decisi di dedicarmi allo studio della letteratura e della cultura tedesca, una domanda per la quale ho cercato con insistenza una risposta: com’ è possibile che un popolo che ha prodotto opere di estrema elevatezza morale, ricche di sensibilità e di amore universale, lucide e rigorose nell’analizzare le debolezze ed i lati oscuri dell’uomo, abbia potuto generare e tollerare uno dei più gravi misfatti dell’umanità: lo sterminio del popolo ebraico durante il periodo del nazionalsocialismo?

Me lo sono chiesto ripetutamente: com’ è possibile che un popolo generoso, ligio ai propri doveri e rispettoso dei diritti altrui, che considera sacra l’amicizia ed ama la natura non abbia fatto nulla per impedire o contrastare avvenimenti che calpestavano i suoi principi?
Allora forse è vero, come è stato detto spesso, che i cittadini tedeschi “non sapevano nulla”?

Cercavo una spiegazione e volevo una risposta sincera.
Ho iniziato così ad interrogare proprio loro, i tedeschi, ogni volta che mi sembrava di raggiungere una confidenza tale da permettermi questa domanda. Ho cominciato verso la fine degli anni 70, durante il mio primo lungo periodo di studio passato in Germania.

A 20 anni, sorretti dall’entusiasmo e dalla curiosità, è facile essere schietti: la mia domanda era infatti spudoratamente precisa.
Però non si trattava tanto di impudenza o arroganza, come qualcuno mi faceva notare, quanto semplicemente di incoscienza; si trattava certamente anche di mancanza di tatto, dovuta ad ignoranza. Non sapevo, infatti, e non capivo perché per i tedeschi fosse così difficile parlare del nazionalsocialismo.
A quel tempo in Italia noi studenti discutevamo senza problemi del passato che non ci apparteneva: fascismo, Resistenza, errori dei genitori … I nostri nonni e genitori raccontavano quasi sempre senza imbarazzo quello che avevano vissuto.

Non riuscivo a capire perché invece in Germania l’argomento fosse così sgradito, come mai fosse così difficile parlare di un passato che, per quanto brutto, mi sembrava comunque superato.

“Noi non c’entriamo con quel passato”, era la risposta più frequente da parte dei miei coetanei.
“Non abbiamo colpa di quello che è successo prima di noi.”
”Vogliamo guardare avanti, ci interessano di più il nostro presente ed il nostro futuro.”


Mi sembrava evidente che non ne avessero mai parlato né in famiglia, né tra di loro e che non avessero voglia di parlarne, tanto meno con uno straniero.
Ho capito che il loro passato non era niente affatto “superato”, ma piuttosto evitato, o volutamente rimosso.

Eppure solo qualche anno prima, appresi in seguito, quegli stessi giovani avevano mostrato ben altro atteggiamento. Anche la Germania, come tutta Europa, aveva avuto il suo il ’68, il periodo della ribellione, della contestazione globale, dell’ansia di liberarsi dalla rigidità del conformismo e delle regole consuete.
In quegli anni i giovani tedeschi avevano però motivi ben più pesanti dei coetanei europei per rivoltarsi contro le generazioni precedenti, che consideravano colpevoli di avere sterminato milioni di concittadini e di avere perso la guerra in modo catastrofico. (E nte la Talia no?)

Rinfacciavano ai loro genitori di essersi macchiati di crimini orrendi e di essersi attirati l’odio ed il disprezzo dell’umanità.

Molti giovani sospettavano i propri genitori di aver collaborato a quei crimini, di averne approfittato e beneficiato e, nel minore dei mali, di avere comunque tollerato e taciuto. Capitava, come mi hanno riferito con vergogna e dolore anziani tedeschi, di sentirsi chiedere con rabbia dai propri figli se le lampade del loro appartamento fossero fatte con la pelle di ebrei, se ci fossero in casa oggetti appartenuti ad ebrei, avuti a prezzo irrisorio da gente in fuga, barattati o ricevuti direttamente dai campi di concentramento.
Il conflitto fra genitori e figli deve essere stato terribile in quegli anni, o forse era già iniziato molto prima: i giovani tedeschi non riuscivano a superare un passato che sentivano ingombrante ed ineluttabile, imposto dai vincoli di sangue.

Negli anni successivi, durante ulteriori soggiorni più o meno lunghi in Germania, si è confermata la mia impressione che il nazionalsocialismo e la persecuzione degli ebrei fossero, per i tedeschi, argomenti tabù, velati di sospetto e di imbarazzo.

E, soprattutto, i tedeschi non erano disposti a parlarne con chiunque. Io ho continuato a chiedere, sebbene con più prudenza, con più tatto, solo se “sentivo” una certa disponibilità e confidenza; volevo sinceramente capire, volevo sapere per comprendere, non certo per giudicare. Per avvicinarmi alla “verità”, tuttavia, avevo compreso che dovevo cercare gli interlocutori fra i diretti testimoni, dovevo parlare con gli anziani che avevano vissuto in Germania in quel periodo, non con i loro figli e nipoti miei coetanei. Ci ho provato.

Qualcuno mi ha detto chiaramente di non voler parlare di questo problema, perché è impossibile capire e giudicare obiettivamente oggi la situazione di allora. Da persone anziane e da vecchi ho sentito storie toccanti, raccontate a volte con trepidazione e prudenza, a volte con ostentato distacco, ma quasi sempre con l’emozione di chi rivive sensazioni forti ed indelebili, dolorose o imbarazzanti. Ognuno conservava una sua personale esperienza del periodo nazista.
C’era chi aveva avuto parenti in carcere o ai lavori forzati perché iscritti in partiti di sinistra; chi era stato costretto a rinchiudere un giovane fratello debole di mente in casa di cura, per ricevere da lì a poco l’avviso di un improvviso decesso; chi aveva visto scomparire un po’ alla volta i vicini di casa ebrei e credeva (o voleva credere) che se ne fossero andati spontaneamente; chi, allora giovane studente, era stato ripreso severamente dal professore, solo perché aveva chiesto notizie di un compagno di classe ebreo che non era più venuto a lezione. (???)

Si tratta di esperienze accennate, più che raccontate, mai dettagliate ed ostentate. In queste storie ho avvertito spesso un senso di impotenza, la consapevolezza di non aver avuto il coraggio di chiedere spiegazioni, la tristezza e la rabbia di aver avuto paura, l’ammissione di aver sempre e solo accettato ed ubbidito.
“Ma sì, qualche notizia trapelava, giravano delle voci, anche se non si poteva, non si osava chiedere nulla, ma quello che realmente succedeva agli ebrei, no, no, quello non si sapeva!”

Da qualche tempo ho smesso di chiedere: sono consapevole che l’argomento può evocare ancora sensazioni e ricordi spiacevoli, pudore o reticenze non voluti, inquietudini e rancori non assopiti. Che diritto ho io, di forzare ricordi, di frugare nelle intenzioni, di estorcere ammissioni di colpa o suscitare reazioni di difesa?
È una violenza che oramai evito, soprattutto con le persone che mi sono care.
Non si tratta, tuttavia, di ignorare la questione, quanto piuttosto di trattarla cambiando la prospettiva, rivolgendo lo sguardo al presente e al futuro anziché al passato.

Alcuni anni fa, durante una lunga permanenza in Germania, ho stretto amicizia con un’anziana signora, ex insegnante di lingue straniere, colta ed intelligente, interessata e partecipe alla vita culturale e sociale; quando Hitler andò al potere aveva 11 anni. Anche a lei ho posto la mia solita domanda: “Ma tu non sapevi nulla di quello che succedeva agli ebrei durante il periodo nazista?”
È rimasta per un po’ in silenzio e mentre già mi pentivo di averglielo chiesto, mi ha pregata di lasciarle un po’ di tempo per riflettere: voleva darmi una risposta sincera e ponderata, che mi aiutasse meglio a capire.

Dopo qualche giorno mi ha consegnato la risposta in una lunga lettera che conservo fra i ricordi più cari: vi si intuisce il dolore del ricordo, lo sforzo di superare l’emotività con lucida analisi e di spiegare o giustificare anche a se stessa l’accettazione passiva di situazioni sconcertanti; ma c’è anche speranza e fiducia nella ragione umana e generosità nel volere spartire con me la sua esperienza.

Ora, dopo quasi nove anni, ho pensato di usare questa testimonianza non solo come “esercizio di traduzione di testo autentico” su argomenti inerenti il programma scolastico, ma soprattutto come punto di partenza per una discussione su temi attuali.

La traduzione della lettera (già suddivisa in capitoli da chi l’ha scritta) è stata fatta in gruppi dagli studenti della mia classe 5L D, poi rivista e commentata assieme. Le lettrici Eleonora ed Andrea, presenti in alcuni momenti di questo lavoro, hanno integrato il testo con la loro esperienza personale e con il loro interessante punto di vista “di tedesche”. La discussione che ne è seguita ha dato l’opportunità di mettere a fuoco e di riflettere su alcune situazioni che si ripropongono nel nostro presente e che rivelano che la questione, purtroppo, non riguarda solo il popolo tedesco, ma tutti gli stati della terra:

Il bisogno di sicurezza, gli interessi personali e la sfiducia nella giustizia potrebbero portare anche oggi i cittadini a cercare protezione in poteri “forti”, magari a discapito della democrazia?
Come possono intervenire i paesi democratici di fronte a palesi violazioni dei diritti umani in altri paesi?
Cosa possiamo fare NOI per impedire i genocidi che avvengono tuttora nel mondo?
Nonostante oggi sembri essere estremamente facile reperire e divulgare notizie da tutto il mondo, sono veramente complete ed obiettive le informazioni che riceviamo?



Testimonianza di Brigitta Gehrts, una signora tedesca che ha vissuto gli anni del nazismo.

1. Il comportamento della popolazione tedesca durante il periodo hitleriano

Oggi viene spesso sollevata la questione sul perché i tedeschi non abbiano agito diversamente fra il 1933 ed il 1945. Ecco il tentativo di una spiegazione.

Dobbiamo immaginarci un mondo completamente diverso, che non si può paragonare a quello di oggi. Per mezzo della televisione oggi ognuno è rapidamente informato su quello che succede in tutto il mondo.

Atteggiamenti che si affermano negli Stati Uniti si riscontrano ben presto anche in Europa. La contestazione degli studenti di Parigi nel 1968 si è estesa ben presto alle università tedesche. La possibilità di viaggiare contribuisce a stabilire rapidamente contatti.

Nella Germania in cui sono cresciuta (ho iniziato il liceo nel 1933) tutto questo non era possibile. Era difficile ottenere il passaporto, ancora più difficile cambiare i marchi in valuta straniera. Non c’era una stampa indipendente, tutti i giornali erano “sintonizzati sullo stesso canale", ossia riportavano la stessa opinione. La televisione era pressoché sconosciuta, il programma radiofonico era diretto esclusivamente dal Ministero della Propaganda (Goebbels come ministro).

Le cosiddette “riceventi popolari”, apparecchi radio a buon mercato, non offrivano la possibilità di ascoltare trasmissioni estere. Ciò era possibile solo con apparecchi più grandi e molto più costosi. Già dall’inizio la Germania è stata quindi esposta ad un incessante stillicidio di propaganda nazista.

La fiducia che la grande maggioranza del nostro popolo riponeva in Hitler era enorme.
Apparentemente riusciva a fare miracoli. La disoccupazione diminuiva, nessuno doveva più patire il freddo e la fame, si instaurava un sentimento di appartenenza. La parola d’ordine era: “Uno per tutti, tutti per uno.” Venivano raccolte con enorme successo grandi quantità di offerte, favorite in parte da una certa pressione. Ad esempio la cosiddetta offerta dell’Eintopf, il minestrone popolare: una domenica al mese si rinunciava a mangiare il consueto arrosto con patate e verdure e si preparava il più economico minestrone; il denaro risparmiato era destinato a questa offerta. Il portiere dei caseggiati andava con una lista nei vari appartamenti e raccoglieva i soldi. Nessuno avrebbe osato escludersi dalla comunità.

Nei soli 6 anni fino allo scoppio della guerra si assistette ad una costante ascesa. Anche l’estero era sbalordito per i successi di Hitler. Altrimenti non si sarebbe arrivati all’accordo di Monaco.

Probabilmente non ci sarebbe stata una guerra se le grandi potenze avessero isolato Hitler. Nessuno lo ha disturbato nelle sue fantasticherie: il suo obiettivo era la “Grande Germania”.


2. I campi di concentramento

L’esistenza di tali campi era localmente nota. A Berlino si sapeva ad esempio che alle porte della città, a Oranienburg, c’era un campo di concentramento. I detenuti nella loro divisa di carcerati lavoravano nella zona della stazione di Oranienburg. Tuttavia noi credevamo che si trattasse di colpevoli di delitti gravi, ad esempio di tipo sessuale. Il normale cittadino berlinese non sapeva che lì erano detenuti anche dissidenti del regime, quindi prigionieri politici.
La pesante pena inflitta ai colpevoli di delitti sessuali e ad altri autentici criminali ebbe come conseguenza che Berlino e altre città erano molto sicure. Questo era un dato di fatto che la popolazione apprezzava molto. Si poteva camminare anche con il buio pesto nelle strade di Berlino senza temere di venire aggrediti. Completamente ignoto era il fatto che esistessero campi di sterminio come ad esempio Auschwitz. Nessuno aveva la minima idea dell’uccisione di ebrei nelle camere a gas. Si raccontava che gli ebrei che scomparivano da Berlino venissero sistemati in una particolare riserva nell’Est (a Warthegau) e per questo venissero portati lì con convogli. Supponevamo che lì lavorassero come agricoltori e quindi non esercitassero le loro originarie professioni di giudici, medici, artisti.

Dopo la guerra ho saputo che la sorella della mia insegnante di inglese (avevo fatto la maturità nel 1941 ed ero rimasta in contatto con la mia insegnante) era stata in carcere per “dichiarazioni disfattiste”. Era diplomata bibliotecaria, dirigeva la grande biblioteca Siemens nella cittadella Siemens a Berlino ed aveva espresso l’opinione che la guerra era ormai persa per la Germania. Questo fatto veniva punito gravemente come “demoralizzazione delle truppe” se qualcuno sporgeva denuncia. Io ho espresso lo stesso parere all’università di Berlino, ma non sono stata denunciata da nessuno.

Nell’autunno del 1944, dopo l’attentato a Hitler, il Prof. Schirmer, anglista, disse a me ed alle mie amiche che ora dovevamo essere prudenti nell’esprimere opinioni politiche, perché nel seminario erano state inserite delle spie. Da quel momento abbiamo parlato di politica solo nella stretta cerchia di amici.

Siccome i campi di concentramento erano tenuti ermeticamente chiusi verso il mondo esterno, alla popolazione non era noto in quali orribili condizioni vivessero i detenuti.


3. Quali tedeschi erano informati?

Si tratta di una percentuale ristretta. Erano quelli che erano a loro volta perseguitati in quanto socialdemocratici, comunisti o cattolici oppositori del regime.
Chi si opponeva veniva imprigionato, fra questi c’erano noti pastori della chiesa evangelica o sacerdoti della chiesa cattolica, come ad esempio nella Renania, ed attivi membri del partito comunista o socialdemocratico.

Conosco una signora che abitava nel quartiere Dahlem di Berlino in stretta vicinanza con ricche famiglie ebree e sapeva che queste venivano deportate dalle SS dalla stazione di Berlino-Grunewald.

Qualcuno è riuscito ad emigrare dopo che gli era stato proibito di esercitare la professione. Altri ebrei, soprattutto quelli che nella prima guerra mondiale erano stati ufficiali tedeschi ed avevano ottenuto decorazioni al valore, escludevano che si potesse fare loro del male. Sono rimasti. Nemmeno per loro lo stato nazista ha avuto rispetto.

Molti colleghi di mio padre sono emigrati presto e sono sfuggiti così ad un triste destino. Paesi di destinazione erano particolarmente la Palestina, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna. Conoscendo bene la lingua inglese potevano lavorare come scienziati. Altri hanno dovuto cominciare da zero. La concessione d’asilo negli Stati Uniti e in Gran Bretagna non comportava assolutamente assistenza sociale e sostegno finanziario – come è oggi in Germania. Ognuno doveva arrangiarsi per provvedere a se stesso.


4. La mia esperienza personale

Molte delle esperienze che ho vissuto personalmente erano certamente al di fuori della norma in quel periodo. Di tutta la scuola ero l’unica ad avere un apparecchio televisivo in casa, perché mio padre l’aveva avuto per motivi di ricerca. In tal modo ho potuto seguire in televisione le olimpiadi di Berlino nel 1936. Di tutto la scuola “Regina Luisa” a Berlino-Friedenau sono stata l’unica ad andare a Parigi con i miei genitori nel 1937. Un evento sensazionale. Mio padre, professore universitario di fisica, era lì come responsabile della televisione tedesca nel padiglione tedesco della fiera mondiale dal febbraio fino al novembre del 1937. La televisione tedesca a quel tempo era molto più avanzata di quella francese. Io stessa ho potuto fare i confronti.



5. Contatti all’estero

Come dipendente statale mio padre era sottomesso alle norme del governo tedesco. C’era una particolare disposizione che riguardava i rapporti con ebrei all’estero: per motivi di lavoro il contatto era permesso, a livello personale era proibito. Il viaggio a Parigi è stato possibile anche per mia madre e per me perché era stato fatto un accordo di viaggio fra la Francia e la Germania per il periodo della fiera mondiale: abbiamo potuto ottenere valuta estera e passaporti.

Con la nostra potente radio potevamo sentire anche la BBC di Londra (una trasmissione in lingua tedesca, informata molto obiettivamente) e radio Mosca. Poiché era proibito ascoltare trasmissioni nemiche, dopo la perdita del nostro appartamento nel 1943 abbiamo appeso una coperta di lana sopra la radio, perché i nostri vicini non potessero sentire.
Dal Natale del 1942 sapevamo, grazie ad un soggiorno in Svizzera di mio padre per conferenze scientifiche, che la stampa e la radio in Germania ci mentivano. Sui giornali svizzeri appariva tutta la verità della sconfitta della VI armata tedesca sotto il generale Paulus a Stalingrado.

Quanto meglio oggi ci possiamo informare, lo dimostra il fatto che spesso io leggo su giornali stranieri cose che la stampa tedesca ci nasconde. A chi conosce bene le lingue straniere è data la possibilità di formarsi un quadro personale degli avvenimenti politici di questo mondo, oltre che degli sviluppi economici e culturali.

Hannover, lì 5/8/1998
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Re: Parké i todeski łi se ła ga ciapà tanto co łi ebrei?

Messaggioda Sixara » mar feb 11, 2014 9:04 pm

Parké i parla(va) Yiddish :
http://www.youtube.com/watch?v=-qQSAEMq5ko

e ghe parea ke l Yiddish el ghe fése el verso al tedesco.
( tel video el tedesco lè cueo n canotiera)

Franz Kafka in Love :
http://www.youtube.com/watch?v=-eracUY-x-A

Tumbalalalka:
http://www.youtube.com/watch?v=aYs6NlgcrVU

e Mein Yiddishe Mame:
http://www.youtube.com/watch?v=msXoInq243c :D
Ultima modifica di Sixara il mar feb 11, 2014 9:25 pm, modificato 1 volta in totale.
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Re: Parké i todeski łi se ła ga ciapà tanto co łi ebrei?

Messaggioda Berto » mar feb 11, 2014 9:22 pm

Xe par tute ste robe ke mi a so par l'Ouropa dei popołi, de ła łebartà e de ła responsabełetà!

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