Pałestina: Le raxon de Ixrael

Pałestina: Le raxon de Ixrael

Messaggioda Berto » sab apr 09, 2016 4:22 pm

Pałestina: Le raxon de Ixrael
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Il 14 Maggio 1948 nasce lo Stato d’Israele
Nia Guaita

https://www.facebook.com/niaguaitaoffic ... 7313319488

Il 14 Maggio 1948 nasce lo Stato d’Israele. Nel 1947, l'Assemblea delle Nazioni Unite stabilì la creazione di uno Stato ebraico e di uno Stato arabo in Palestina, con la città di Gerusalemme sotto l'amministrazione diretta dell'ONU. La dichiarazione venne accolta con favore dagli ebrei, mentre gli Stati arabi proposero la creazione di uno Stato unico federato, con due governi. Tra il dicembre del '47 e la prima metà di maggio del '48 vi saranno cruente azioni di guerra civile da ambo le parti. Il 14 maggio del 1948, venne dichiarata dal leader David Ben Gurion, la nascita dello Stato di Israele, ufficialmente entrato in essere il 15, quando, alla mezzanotte, terminò il precedente mandato britannico. Lo stesso giorno gli eserciti di Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania, attaccarono il neonato Stato di Israele ma l'offensiva venne bloccata dall’appena sorto esercito israeliano e le forze arabe vennero costrette ad arretrare. La guerra, che terminò con la sconfitta araba nel maggio del 1949, diede origine a quella che resterà la causa degli scontri successivi: più di 700.000 profughi arabi. In seguito all'armistizio ed al ritiro delle truppe israeliane, l'Egitto occupò la striscia di Gaza, mentre la Transgiordania occupò la Cisgiordania, assumendo il nome di Giordania. Negli anni immediatamente successivi, dopo l'approvazione nel 1950 della “Legge del Ritorno” da parte del governo israeliano, si potè assistere ad una forte immigrazione, che porterà al raddoppio della popolazione di Israele. Il sostegno emotivo e politico più importante venne per gli ebrei (dopo la nascita dello Stato nazionale) dagli Stati Uniti. Il Governo Britannico del dopoguerra, non aveva la forza necessaria per controllare la situazione o trovare una mediazione con la quale soddisfare sia ebrei che arabi. Capacità che purtroppo, non furono neppure degli Stati Uniti nè di altri. Era iniziata una delle più gravi questioni del novecento, quella degli arabi e degli ebrei della Palestina.



Discorso del Primo Ministro d'Israele

https://www.facebook.com/pagnogno.mosca ... 6948618083

Il Sr. Nethanyahu ha detto:

• 70 anni fa gli ebrei sono stati condotti al macello come pecore
•60 anni fa non avevamo né un paese né un esercito
• 7 paesi arabi hanno dichiarato guerra al nostro piccolo stato, poche ore dopo la sua creazione!
• Eravamo solo 650mila ebrei, contro il resto del mondo arabo! Senza IDF (Forze di difesa israeliane). Senza una forza area potente, ma solo persone coraggiose senza meta
• Il Libano, la Siria, l'Iraq, la Giordania, l'Egitto, la Libia e l'Arabia Saudita ci hanno attaccato allo stesso tempo
• Il paese che ci ha dato le Nazioni Unite equivaleva al 65% del deserto. Il paese si trovava in mezzo al nulla
• 35 anni fa abbiamo lottato contro i 3 eserciti piú potenti del Medio Oriente, e li abbiamo spazzati...sí...in soli 6 giorni
Abbiamo lottato contro varie coalizioni di paesi arabi che possedevano eserciti moderni e molte armi sovietiche, e li abbiamo sempre sconfitti!

Oggi abbiamo:
• Un paese
• Un esercito
• Una potente forza aerea
• Un'economia di stato che esporta milioni di dollari
• Intel - Microsoft - IBM commercializzano i propri prodotti all'interno del paese
• I nostri medici ricevono premi per la ricerca medica
Abbiamo fatto fiorire il deserto, venduto arance, fiori e vegetali in tutto il mondo
Israele ha inviato i suoi satelliti nello spazio! 3 satelliti allo stesso tempo!

Non l'abbiamo mai ammesso ufficialmente, ma tutti sanno, che 60 anni fa, siamo stati condotti, invergognati e senza speranza, a morire nel deserto!
Abbiamo estirpato le rovine fumeggianti dell'Europa, abbiamo vinto le nostre guerre qui, con meno di niente. Abbiamo costruito il nostro piccolo "Impero" dal nulla.

Siamo sopravvissuti al Faraone
Siamo sopravvissuti ai greci
Siamo sopravvissuti ai romani
Siamo sopravvissuti all'inquisizione spagnola
Siamo sopravvissuti ai pogroms in Russia
Siamo sopravvissuti a Hitler
Siamo sopravvissuti ai tedeschi
Siamo sopravvissuti all'Olocausto
Siamo sopravvissuti agli eserciti di sette paesi arabi
Siamo sopravvissuti a Saddam
Continueremo a sopravvivere ai nemici presenti oggi

Ricordati: tutte le nazioni o culture che una volta hanno provato a distruggerci, oggi non esistono piú - mentre noi, viviamo ancora!
• Gli Egizi?
• I Greci?
• Alessandro Magno?
• I romani? (Qualcuno parla ancora in latino oggi?)
• Il Terzo Reich?
Ora guarda noi:
La nazione della Bibbia
Gli schiavi dell'Egitto
Siamo ancora qui!
E parliamo lo stesso idioma. Prima e ora! Gli arabi non sanno ancora ma impareranno che c'é un Dio...mentre conserveremo la nostra identitá sopravviveremo.
Quindi, perdonateci:
*se non ci preoccupiamo
*se non piangiamo
*se non abbiamo paura
Le cose vanno bene da queste parti.
Certamente, potrebbero migliorare.
Nel frattempo: non credere ai media, loro non dicono che le nostre feste continuano ad essere festeggiate, che le persone continuano a vivere, che le persone continuano ad uscire, che le persone continuano a vedersi con gli amici.
Sí, la nostra morale é bassa. E quindi? Soltanto perché piangiamo le nostre morti, mentre gli altri si rallegrano nel versare il nostro sangue?
É per questo che alla fine, noi vinceremo.


Gerusalemme capitale storica sacra e santa di Israele, terra degli ebrei da almeno 3 mila anni
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Re: Pałestina: Le raxon de Ixrael

Messaggioda Berto » sab apr 09, 2016 4:23 pm

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Re: Pałestina: Le raxon de Ixrael

Messaggioda Berto » sab apr 09, 2016 4:23 pm

Alcune domande scomode sulla Palestina su cui riflettere
Dic 30, 2015

http://www.rightsreporter.org/alcune-do ... riflettere

Riproponiamo questo pezzo non nostro sulla Palestina (ma ignoriamo l’autore altrimenti lo avremmo citato) pubblicato a suo tempo sul nostro forum che però ora non è più disponibile. Buona lettura e buona riflessione.

Egregio signore/a, sarebbe così gentile da rispondere a qualche domanda? Se lei è così sicuro che la “Palestina” sia stata fondata molti secoli fa, ben prima della presenza degli ebrei e abbia lasciato tracce nella storia, beni culturali da conservare, eredità da difendere, certamente lei sarà in grado di rispondere alle seguenti domande:

Quando è stata fondata e da chi?
Quali erano i suoi confini?
Qual era la sua capitale?
Quali erano le sue città più importanti?
Qual era la base della sua economia?
Qual era la sua forma di governo?
Può citare almeno un leader palestinese prima di Arafat e di Amin Al Husseini, il muftì di Gerusalemme amico di Hitler?

La “Palestina” è stata mai riconosciuta da un paese la cui esistenza a quel tempo non lascia spazio a discussioni?
Qual era la lingua parlata nello stato di Palestina prima degli ebrei?
Avevano un sistema politico? Il loro sovrano portava un titolo? C’era un parlamento o un consiglio? Hanno combattuto delle battaglie?
C’è un qualche libro palestinese prima del Novecento? Può nominare uno scrittore palestinese, un pittore, uno scultore, un musicista, un architetto palestinese prima di tale data?

Esiste un piatto tipico palestinese, che lei sappia? Un costume caratteristico?
Che religione aveva la Palestina prima di Maometto?
Qual era il nome della sua moneta? Ne esistono degli esemplari in qualche museo?
Scelga pure una data nel passato anche recente e ci dica: qual era il tasso di cambio della moneta palestinese nei confronti del dollaro, yen, franco, ecc.?
Poiché questo paese oggi non esiste, può spiegare la ragione per cui ha cessato di esistere? E può specificarne la data di estinzione?
Se la sua organizzazione piange per il destino dei poveri palestinesi “occupati”, mi può dire quando questo paese era orgoglioso e indipendente?
Se le persone che, a torto o a ragione, chiamate palestinesi non sono solo una collezione di immigrati dai paesi arabi e se davvero hanno una identità definita etnica che assicura il diritto di autodeterminazione, mi sa spiegare perché non hanno cercato di essere indipendenti dai paesi arabi prima della devastante sconfitta nella Guerra dei Sei Giorni? Perché datano l’”occupazione” dal ’67, se prima i “territori palestinesi” erano governati da stati “non palestinesi” come l’Egitto e la Giordania?

Le ho fatto tante domande, mi auguro che potrà rispondere almeno a qualcuna. Finisco solo con una nota: spero che lei non confonda i palestinesi con i Filistei, che erano una popolazione marittima di lingua indeoeuropea (i popoli del mare) che fecero un’invasione in terra d’Israele, come anche in Egitto e nell’attuale Libano verso il nono secolo a.C. Il solo rapporto è l’invenzione romana che dopo la distruzione del Tempio, nel I secolo, ribattezzò quelle terre per spregio con il nome di un antico nemico dei ribelli ebrei. L’etimologia non è storia.

Altre domande scomode
Come mai non è nato uno Stato palestinese tra il ’48 e il ’67?
E poi un’altra domanda: come sono stati trattati i profughi palestinesi dai fratelli arabi prima e dopo il ’67, dopo ma anche prima sottolineo?
Conoscete gli orrori del “Settembre nero” in Giordania? Conoscete il ruolo della Siria nel massacro del campo di Tal el Zatar?
Ma soprattutto: sapete che se i palestinesi avessero accettato il piano di spartizione dell’Onu, oggi avremmo due popoli e due Stati? Non c’era bisogno di tante guerre e tanto spargimento di sangue se gli arabi e i palestinesi avessero accettato il diritto degli ebrei ad avere uno Stato. Questo pochi lo sanno. Pochi lo vogliono sapere.
E’ possibile che 20 anni dopo Oslo, miliardi di dollari, miliardi di euro, aiuti da tutto il mondo, compreso Israele, l’Autorità Palestinese non sia stata capace di costruire un solo ospedale moderno, una qualsiasi struttura e continui a piangere miseria? Questa è la domanda che molti si fanno, per “molti” intendo le persone pensanti, non certo i pacifisti filopalestinesi o i sinistri antisraeliani che continuano il boicottaggio contro Israele, accecati dall’odio e dalla loro criminale ideologia. Allora?
Qualcuno sa dirmi dove sono finiti i miliardi e perché l’ANP (per non parlare di Gaza) pullula di villone con piscina di proprietà dei capi e capetti palestinesi mentre non esiste un ospedale degno di questo nome, non esistono università se non quelle dove si allevano amorevolmente giovani fanatici destinati a diventare possibili terroristi, (es.: Bir Zeit)?
Qualcuno sa dirmi perché, letteralmente affogati, alla Paperon de’ Paperoni, nei miliardi che il mondo manda da decenni all’ANP, miliardi che avrebbero potuto ricoprire d’oro ogni casa palestinese e rendere ricco ogni singolo abitante, miliardi che avrebbero potuto costruire ospedali e atenei all’avanguardia, la popolazione palestinese vive male e chi ha bisogno di cure serie deve venire in Israele o andare in qualche altro paese disposto ad accoglierli e a curarli gratis?

Alcune persone dicono che gli arabi sono “nativi palestinesi”, mentre gli ebrei sono “invasori” e”colonizzatori”. Quindi, io ho letto le biografie dei leader israeliani e palestinesi e sono diventato confuso.
Ecco chi tra i leader israeliani e palestinesi è Nato il in Palestina:

Leaders israeliani:
BENJAMIN NETANYAHU, Nato il 21 ottobre 1949 a Tel Aviv.
EHUD BARAK, Nato il 12 febbraio 1942 a Mishmar HaSharon, Mandato britannico della Palestina.
ARIEL SHARON, Nato il 26 febbraio 1928 a Kfar Malal, Mandato britannico della Palestina.
EHUD OLMERT, Nato il 30 settembre 1945 a Binyamina-Giv’at Ada, Mandato britannico della Palestina.
ITZHAK RABIN, Nato il 1 March 1922 a Gerusalemme, Mandato britannico della Palestina.
ITZHAK NAVON, Presidente israeliano nel 1977-1982. Nato il 9 aprile 1921 a Gerusalemme, Mandato britannico della Palestina.
EZER WEIZMAN, Presidente israeliano nel 1993-2000. Nato il 15 giugno1924 a Tel Aviv, Mandato britannico della Palestina.

Leader arabi “palestinesi”:
YASSER ARAFAT, Nato il 24 agosto 1929 al Cairo, Egitto.
SAEB EREKAT, Nato il 28 Aprile 1955, in Giordania. Ha la cittadinanza giordana.
FAISAL ABDEL QADER AL-HUSSEINI, Nato il 1948 a Bagdad, Iraq.
SARI NUSSEIBEH, Nato il 1949 a Damasco, Siria.
MAHMOUD AL-ZAHAR, Nato il 1945 al Cairo, Egitto.

Quindi i leader israeliani, che sono nati in Palestina, sono colonizzatori o invasori.
Mentre i leader arabi palestinesi che sono nati in Egitto, Siria, Iraq e Tunisia sono nativi palestinesi????-
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Re: Pałestina: Le raxon de Ixrael

Messaggioda Berto » sab apr 09, 2016 4:24 pm

El sionixmo nol xe envaxion e gnanca cołognałixmo
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Israele è stato comprato, non rubato

di Daniel Pipes
25 giugno 2011

Pezzo in lingua originale inglese: Not Stealing Palestine but Purchasing Israel

http://it.danielpipes.org/9941/palestin ... acquistato

"I sionisti hanno rubato la terra dei palestinesi". È questo il mantra che l'Autorità palestinese e Hamas insegnano ai loro bambini e diffondono nei media. Quest'asserzione riveste un'enorme importanza, come spiega Palestinian Media Watch: "Presentare la creazione dello Stato [israeliano] come un atto di ladrocinio e la sua esistenza come un'ingiustizia storica funge da base per il non-riconoscimento da parte dell'Ap del diritto d'Israele ad esistere". L'accusa di furto mina altresì la posizione dello Stato ebraico a livello internazionale.

Ma quest'accusa è fondata?

No, non lo è. Paradossalmente, la costruzione di Israele è l'esempio della più tranquilla ondata di immigrazione e della più pacifica creazione dello Stato della storia. Per comprenderne il motivo, occorre vedere il sionismo nel suo contesto. In poche parole, la conquista è la norma storica. Ovunque, il potere è stabilito con l'invasione e quasi tutti gli Stati sono stati fondati a spese di un altro. Nessuno comanda a tempo indeterminato, le radici di tutti riconducono altrove.

Le tribù germaniche, le orde dell'Asia Centrale, gli zar russi e i conquistadores spagnoli e portoghesi hanno ridisegnato le carte geografiche. I greci moderni hanno un debole collegamento con i greci dell'antichità. Chi può contare il numero di volte in cui il Belgio è stato invaso? Gli Stati Uniti sono nati sconfiggendo i Nativi americani. I re hanno razziato l'Africa, gli Ariani hanno invaso l'India. In Giappone, coloro che parlavano Yamato hanno eliminato tutti i piccoli gruppi come gli Ainu.

Il Medio Oriente, grazie alla sua centralità e alla geografia, ha subito un eccessivo numero d'invasioni, tra cui quella greca, romana, araba, dei Crociati, selgiuchide, timuride, mongola e degli europei moderni. In seno alla regione, le lotte dinastiche hanno costretto lo stesso territorio a essere conquistato e riconquistato, come nel caso dell'Egitto, ad esempio.

Gerusalemme ha conosciuto numerose guerre: nel 70 d.C., l'imperatore Tito celebrò la sua vittoria sugli ebrei con la costruzione di un arco di trionfo sul quale sono rappresentati dei soldati romani che trasportano una menorah sottratta dal Monte del Tempio.
La terra su cui ora sorge Israele non ha fatto eccezione. In Jerusalem Besieged: From Ancient Canaan to Modern Israel, Eric H. Cline scrive così di Gerusalemme: "Nessun'altra città è stata più ferocemente contesa nel corso della sua storia". E avvalora quest'affermazione contando "almeno 118 differenti conflitti per e dentro Gerusalemme negli ultimi quattro millenni". Cline calcola che Gerusalemme è stata completamente distrutta almeno due volte, 23 volte assediata, 44 conquistata e 52 attaccata. L'Ap fantastica che i palestinesi di oggi discendono da un'antica tribù cananea, i Gebusiti; però, di fatto, sono nella stragrande maggioranza una progenie di invasori e di immigrati in cerca di opportunità economiche.

Ma in questo quadro di conquiste incessanti, di violenze e di sconfitte, gli sforzi sionisti di stabilire una presenza in Terra Santa fino al 1948 appaiono come sorprendentemente miti, essendo stati i sionisti più mercanti che militari. Due grandi imperi, quello ottomano e britannico, hanno governato Eretz Israel. Al contrario, i sionisti non avevano una forza militare. Non è stato loro possibile diventare uno stato a tutti gli effetti attraverso la conquista.

Piuttosto, hanno acquistato i terreni. L'obiettivo dell'impresa sionista fino al 1948 era di acquisire proprietà dunam dopo dunam, e così per le aziende agricole e le case. Il Fondo nazionale ebraico, istituito nel 1901 per acquistare terreni in Palestina onde "contribuire alla creazione di una nuova comunità di ebrei liberi impegnati in un progetto attivo e tranquillo" era l'istituzione chiave – e non l'Haganà, l'organizzazione clandestina di difesa ebraica fondata nel 1920.

I sionisti hanno focalizzato altresì l'attenzione sul risanamento di ciò che era arido e considerato inutilizzabile. Non solo hanno fatto fiorire il deserto, ma hanno bonificato le paludi e le terre incolte, depurato i canali d'acqua, imboschito le colline spoglie, rimosso le rocce e il sale dal suolo. La bonifica ebraica e le misure igieniche hanno all'improvviso ridotto il numero di decessi per malattie.

Fu solo quando la potenza mandataria britannica rinunciò alla Palestina nel 1948, cui fece subito seguito un ostinato tentativo da parte dei Paesi arabi di annientare ed espellere i sionisti, che questi ultimi impugnarono le armi per difendersi e andarono a procurarsi la terra con la conquista militare. E anche allora, come dimostra lo storico Efraim Karsh in Palestine Betrayed, la maggior parte degli arabi abbandonò le loro terre e solo pochissimi furono costretti ad andarsene.

Questa storia contraddice il racconto palestinese che "le bande sioniste rubarono la Palestina ed espulsero il suo popolo" che ha portato a una catastrofe "senza precedenti nella storia" (secondo un libro di testo dell'Ap per gli alunni di 17-18 anni) o che i sionisti "depredarono la terra palestinese e gli interessi nazionali, fondando il loro stato sulle rovine del popolo arabo palestinese" (scrive un editorialista nel foglio dell'Ap).
Le organizzazioni internazionali, gli editoriali dei quotidiani e le petizioni che circolano negli atenei reiterano questa menzogna in tutto il mondo.

Gli israeliani dovrebbero tenere la testa alta e far rilevare che la costruzione del loro Paese fu basata sul movimento più civilizzato e meno violento che abbia mai avuto qualunque popolo nella storia. Le bande non hanno rubato la Palestina: i mercanti hanno acquistato Israele.

Aggiornamento del 21 giugno 2011: Per altri punti non trattati in questo articolo, si veda il pezzo del mio blog, "Supplemento d'informazione riguardo alla questione che i sionisti hanno acquistato Israele e non hanno rubato la Palestina".

Supplemento d'informazione riguardo alla questione che i sionisti hanno acquistato Israele e non hanno rubato la Palestina
di Daniel Pipes
21 giugno 2011

http://it.danielpipes.org/blog/2011/06/ ... to-israele

Ecco alcuni punti aggiuntivi che non ho trattato nel mio articolo "La Palestina non è stata rubata, ma Israele è stato acquistato":

La giustificazione della presenza ebraica è, naturalmente, l'antico legame e l'amore per Sion, e non i recenti acquisti di terre, anche se tali acquisizioni corroborano la legittimità della migrazione verso Israele.

Oggi la "Palestina" rappresenta il Paese scevro della presenza di Israele, ma nei decenni che hanno preceduto la creazione d'Israele avvenuta nel 1948, il termine rappresentava le aspirazioni sioniste.

L'argomentazione antisionista rileva che, all'epoca del ritiro britannico nel 1948, gli ebrei possedevano solo il 6-10 per cento della superficie del paese. È vero, ma se si tolgono le terre non-coltivate e quelle del demanio pubblico la percentuale diventa molto più alta.
Il governo degli Stati Uniti si è lanciato nella conquista del territorio contro gli Indiani [d'America], ma ha egualmente acquistato porzioni importanti del suo patrimonio, specie l'Acquisto della Louisiana nel 1803 e dell'Alaska nel 1867.

Wall Street Journal ha pubblicato ieri un articolo di Warren Kozak titolato "What If Jews Had Followed the Palestinian Path?" Questo pezzo fa una considerazione simile alla mia: "È poco probabile che ci sia mai stata, dopo la Seconda guerra mondiale, una mancanza di umanità più orribile di quella riservata agli ebrei sopravvissuti. (…) Eppure, in un lasso di tempo molto breve, questa calamità epica è scomparsa tant'è che oggi poche persone si ricordano di quel periodo. Com'è potuto accadere questo in un'epoca in cui i rifugiati palestinesi continuano a essere apolidi da generazioni?"
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Re: Pałestina: Le raxon de Ixrael

Messaggioda Berto » sab apr 09, 2016 4:24 pm

Ebrei antisionisti
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Re: Pałestina: Le raxon de Ixrael

Messaggioda Berto » sab apr 09, 2016 4:25 pm

Ixrael na bona democrasia e na granda çeveltà
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Lo Stato d’Israele è l’espressione democratica dell’autodeterminazione del popolo ebraico
Fronteggiando vivaci contestazioni, Netanyahu ha difeso in parlamento il disegno di legge su "Israele, stato ebraico"
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu mercoledì alla Knesset
(Da: Times of Israel, 26.11.14)


http://www.israele.net/lo-stato-disrael ... lo-ebraico

Con un discorso più volte interrotto da vivaci contestazioni, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha difeso mercoledì alla Knesset il controverso disegno di legge su Israele come stato nazione del popolo ebraico, accusando i suoi avversari di volere uno stato d’Israele bi-nazionale (senza più nulla di ebraico e sionista) accanto a uno stato palestinese ripulito da ogni presenza ebraica.

Netanyahu ha detto che il disegno di legge è necessario per correggere uno squilibrio storico che ha visto i diritti civili acquisire supremazia sui diritti del popolo ebraico ad avere il proprio stato nazionale. Brào!

“Il disegno di legge che sottoporrò alla Knesset – ha detto – si fonda sul fatto che lo stato di Israele è uno stato ebraico e democratico. Questi principi sono intrecciati fra loro e l’uno non sostituisce l’altro. Israele garantisce uguali diritti a tutti i suoi cittadini, senza discriminazioni di religione, sesso o etnia”.
Il disegno di legge dovrebbe andare al voto della Knesset in prima lettura mercoledì prossimo e la sua sorte potrebbe influenzare il futuro della coalizione di governo dal momento che i ministri Yair Lapid (Yesh Atid) e Tzipi Livni (Hatnua) si sono schierati in vario grado contro di esso.

“Israele – ha detto Netanyahu – è lo stato nazionale del popolo ebraico e soltanto del popolo ebraico, pur nel rispetto di tutti i diritti per le minoranze non ebraiche”.

Delineando i principi generali del suo progetto di legge sullo “stato ebraico”, il primo ministro ha riecheggiato le parole della Dichiarazione d’Indipendenza d’Israele e delle sue Leggi Fondamentali:
La Terra d’Israele è la patria storica del popolo ebraico – ha ricordato – ed è il luogo dove esso ha stabilito lo stato di Israele. Lo stato d’Israele è la patria nazionale del popolo ebraico e in esso il popolo ebraico esercita il proprio diritto all’autodeterminazione. Il diritto di esercitare l’autodeterminazione dentro lo stato di Israele spetta al popolo ebraico. Lo stato d’Israele è uno stato democratico e garantisce i diritti a tutti i cittadini secondo la legge”.

Netanyahu ha ribadito d’essere determinato a portare avanti la proposta di legge per garantire la presenza e l’autodeterminazione del popolo ebraico in Terra di Israele. Quindi, rivolgendosi direttamente ai parlamentari dell’opposizione che lo contestavano rumorosamente, ha detto: “Spiegatemi cosa non condividete di questi principi. Vorrei capire”.

Netanyahu ha poi puntato il dito contro coloro, “dentro e fuori il paese, governi e organismi non governativi, che mirano a sabotare i diritti del popolo ebraico nello stato d’Israele, e che rifiutano di riconoscere il diritto del popolo ebraico ad un proprio stato. A tutto questo dobbiamo fare fronte”.

“Capisco bene come mai Hamas non vuole accettare Israele come stato nazionale del popolo ebraico – ha aggiunto – ma non capisco perché non lo vogliano anche alcuni dei miei migliori amici nella Knesset”.
Netanyahu ha anche criticato quegli oppositori che di tutta l’attività del governo vedono soltanto, ha detto, il rifiuto di ritirarsi unilateralmente dalla Cisgiordania: “Non importano le riforme economiche, i progetti di infrastrutture in Galilea e nel Negev, lo sviluppo del sistema difensivo Cupola di ferro, la ferma posizione contro il nucleare iraniano, i successi nella lotta contro il terrorismo: se non sgomberi gli insediamenti in Cisgiordania non hai fatto niente”.
Gli oppositori, ha detto Netanyahu, vorrebbero un irresponsabile ritiro territoriale nell’illusione di placare i palestinesi. “Ma sarebbe un salto nel buio, in fondo al quale ciò che aspetta Israele non è un atterraggio morbido, ma ISIS e Hamas”.
Netanyahu ha concluso ribadendo che il testo che sottoporrà alla Knesset metterà sullo stesso piano il carattere ebraico e il carattere democratico di Israele.
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Re: Pałestina: Le raxon de Ixrael

Messaggioda Berto » sab apr 09, 2016 4:25 pm

Ixrael paradixo de łebertà anca par arabi, musulmani e creistiani
viewtopic.php?f=197&t=2208



Solo in Israele: le parole di una dottoressa araba
Dirige la terapia intensiva e, dice, “non vivrei mai in un altro posto”
Di Gheula Canarutto Nemni
(Da: Times of Israel, 1.3.16)

http://www.israele.net/solo-in-israele- ... essa-araba

Ci siamo incontrate una settimana fa, mentre ero lì per assistere un mio parente. Faiza è a capo del reparto di terapia intensiva, e corre da un paziente all’altro offrendo sempre un sorriso dolce e cure molto professionali.

Faiza vive a Shuafat, un quartiere arabo di Gerusalemme teatro di frequenti disordini. Proviene da una famiglia di undici figli, per la maggior parte laureati nelle università israeliane. Tra un paziente e l’altro, ci scambiamo opinioni sulla vita.

“Amo la mia vita – dice – Mi piace vivere in Israele. Ringrazio ogni giorno Allah per avermi dato l’opportunità di crescere qui. So che se non fosse stato per questo paese, non sarei mai diventata quello che sono. Qui si può scegliere – aggiunge, mentre finisce il caffè della pausa e accenna col capo a medici e infermieri arabi – Israele ti dà la possibilità di esprimere il tuo potenziale umano”.

Vengo a sapere che in tutte le università e luoghi di lavoro israeliani ci sono posti garantiti per i cittadini arabi del paese.
La dottoressa arabo-israeliana Suheir Assady (a destra), primaria di Nefrologia all’ospedale Rambam di Haifa, parla con un suo paziente in dialisi

La dottoressa arabo-israeliana Suheir Assady (a destra), primaria di Nefrologia all’ospedale Rambam di Haifa, parla con un suo paziente in dialisi

Nei suoi occhi c’è qualcosa di speciale, si può sentire il suo amore per l’umanità. “L’ho imparato qui, in Israele – dice – che ogni essere umano ha la sua propria dignità, oltre alla sua fede e al suo credo. Hai visto i soldati israeliani che aiutano i siriani? Hai visto come rischiano la vita attraversando il confine per portare i feriti siriani negli ospedali israeliani? Quando vado a casa e incontro la mia famiglia – continua – devo stare zitta. Mia madre mi ha detto che difendo troppo Israele davanti ai miei fratelli e alle loro famiglie. Non voglio far correre rischi ai miei figli”.

Ma…

“Vuoi sentire una storia buffa?” mi chiede, mentre getta il bicchierino di carta e si avvia verso l’unità intensiva. Da giovane viaggiava molto. Per un anno di scambio universitario si ritrovò a Londra. “Avrei potuto andare a vivere in un quartiere arabo, ma scelsi di affittare un piccolo appartamento in una zona ebraica. Là, tra le kippà e il silenzio dello Shabbat, mi sentivo protetta. Sapevo che se qualcuno avesse cercato di farmi del male, qualunque ebreo sarebbe intervenuto per difendermi. Non avrei mai cresciuto i miei figli in un posto diverso. Qui posso insegnare loro a credere in se stessi e nei loro sogni. Mio figlio ha undici anni e sogna di diventare ingegnere. Mia figlia ne ha sedici anni e vuole fare l’avvocato. E non credere che io abbia smesso di sognare. Ho divorziato da mio marito e ora sto conseguendo il dottorato di ricerca”.

Torno alla mia sedia, dolorosamente travolta dall’immagine di Israele che i mass-media cercano di trasmettere in tutto il mondo, le campagne BDS, i boicottaggi universitari.
Da sinistra, Ahmed Eid, primario di chirurgia, ed Elchanan Fried, responsabile del reparto di terapia intensiva, presso l’ospedale Hadassah dell’Università di Gerusalemme

Da sinistra, Ahmed Eid, primario di chirurgia, ed Elchanan Fried, responsabile del reparto di terapia intensiva, presso l’ospedale Hadassah dell’Università di Gerusalemme

Innumerevoli bugie sono state dette sul conto degli ebrei, nel corso della storia. Calunnie del sangue, avvelenamento di pozzi. Dimenticando che agli ebrei non è permesso mangiare neanche un uovo se vi è una piccola macchia di sangue all’interno. Ignorando il fatto che gli angeli fermarono i canti di lode al Signore sulle sponde del Mar Rosso perché tanti egiziani, i nazisti di quel tempo, erano morti.

Nonostante tutte le menzogne, non abbiamo mai smesso di lottare per una vita migliore, per il mondo intero. I fautori del boicottaggio, gli odiatori di ebrei che abitano il nostro pianeta dovrebbero essere costretti a vivere per un mese intero in Israele.

Qui esiste la convivenza. Gli arabi, qui, sono gli arabi più sereni di tutto il Medio Oriente. Jamal, l’aiutante di Faiza nell’unità di terapia intensiva, ci sorride: “Lei è speciale” dice. “Siamo tutti speciali – risponde lei – perché viviamo in un posto speciale”.

Ci abbracciamo. “In quale altro luogo una musulmana potrebbe parlare in questo modo con una ebrea osservante?”.


Cristiani alle armi per difendere Israele “È l’unica nazione che ci protegge”
Grande balzo in avanti delle reclute arabo-israeliane di fede cristiana nell’esercito dello stato ebraico nella seconda metà del 2013
06/04/2014
maurizio molinari
inviato a RAMALLAH

http://www.lastampa.it/2014/04/06/ester ... agina.html


Pronunciare il “Padre Nostro” e farsi il segno della croce prima di arruolarsi nell’esercito non è qualcosa di molto comune fra le reclute israeliane ma l’aumento dei volontari cristiani sta moltiplicando proprio simili momenti. Nella seconda metà del 2013 gli arabo-israeliani di fede cristiana arruolatisi nell’esercito sono stati 84, ovvero l’equivalente dei totale dei 18 mesi precedenti, e il balzo in avanti fa discutere, sebbene si tratti ancora di un numero ristretto in una comunità di circa 120 mila anime.

A sostenere la necessità di arruolarsi è il “Forum per il reclutamento dei cristiani” di Gabriel Nadaf, il sacerdote greco-ortodosso convinto del bisogno di «vestire la divisa israeliana per difendere la nostra minoranza» in un Medio Oriente dove i cristiani vengono «perseguitati ed uccisi» in più Paesi, a cominciare dalla Siria. È proprio Nadaf a pregare assieme alle reclute cristiane, dicendogli «voi non sparerete ma proteggerete perché il Messia ha detto di non uccidere ma non ha detto di non difendere, e la Terra Santa va difesa». Per il capitano cattolico maronita Shadi Haloul, 38 anni, portavoce del Forum e riservista, «il numero delle reclute cristiane cresce a seguito di quanto sta avvenendo in Medio Oriente dove siamo perseguitati ovunque e l’unica nazione che ci difende è Israele».

Sono parole che fanno scalpore perché in Israele sono gli ebrei ed i drusi a servire sotto le armi - tre anni gli uomini, due le donne - mentre in genere cristiani e musulmani sono esentati. In particolare, i cristiani sono sempre stati ai margini della vita militare considerandosi anzitutto palestinesi. Ma il Forum di padre Nadaf sembra esprimere l’affermarsi di un’opinione diversa dentro famiglie e villaggi cristiani, concentrati in Galilea. «Servire nell’esercito aiuta l’integrazione nella società israeliana che offre molte opportunità di lavoro, crescita e sviluppo» sostiene Haloul, secondo il quale «i cristiani in Medio Oriente hanno la possibilità di rafforzarsi e prosperare solo nella democrazia israeliana».

Padre Nadaf è in procinto di ricevere dalle forze armate lo status ufficiale di “cappellano militare” e ciò significa che potrà recarsi in qualsiasi base per portare conforto religioso ai soldati cristiani, proprio come fanno i rabbini per quelli ebrei. A criticare aspramente l’approccio di Nadaf è l’ex patriarca latino di Gerusalemme Michel Sabbah, accusandolo di «tradimento dell’identità palestinese» al pari di quanto fatto da alcuni deputati arabi della Knesset. Ma il sacerdote greco-ortodosso non fa passi indietro: «Sostengo l’integrazione dei cristiani nella società israeliana e la chiave per riuscirci e il servizio militare, i cristiani servono negli eserciti di molte nazioni e possono farlo anche qui, tanto più che gli ebrei non sono nostri nemici, il Cristianesimo viene dall’Ebraismo».

Fra le giovani reclute che condividono tale approccio c’è Faras Mattar, 19 anni, di Cana, secondo il quale «Israele difende tutti i suoi cittadini ed io voglio fare la mia parte, difendere la mia famiglia e nazione, senza curarmi di chi afferma il contrario». Jennifer Jozel, 17 anni, in settembre si arruolerà nell’aviazione e vuole essere assegnata alle batterie dell’”Iron Dome” che proteggono città e villaggi: «Quando i razzi cadono non distinguono fra ebrei e non, minacciano tutti ed io voglio difendere tutti».
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Pałestina: Le raxon de Ixrael

Messaggioda Berto » sab apr 09, 2016 4:26 pm

Ixlam, pałestinexi, ebraixmo, ebrei, Ixraełe
viewtopic.php?f=188&t=1924


Le bugie di Saeb Erekat
Come la propaganda palestinese deforma la verità e mina gli sforzi di pace
26 novembre 2015
http://www.progettodreyfus.com/le-bugie-di-saeb-erekat

Se Saeb Erekat non esistesse bisognerebbe inventarlo. Quest'uomo, nel corso degli ultimi anni, è riuscito nell'eccezionale impresa di svolgere allo stesso tempo il ruolo di capo negoziatore per palestinesi nel processo di pace con Israele e quello di capo della propaganda anti-israeliana per Yasser Arafat e Mahmoud Abbas. Con il tempo le sue bugie sono diventate sempre più grandi e hanno contribuito in maniera determinante al fallimento di ogni iniziativa diplomatica dei palestinesi. A lui si deve la decisione dell'Autorità Nazionale Palestinese di abbandonare i negoziati per proseguire esclusivamente con mosse unilaterali nelle principali istituzioni internazionali.

Nel Marzo 2014 Erekat ha presentato un documento chiamato Study Number 15 ad Abbas che poi lo ha portato con sé alla Casa Bianca per l'incontro con Obama in cui sono definitivamente naufragati i tentativi di pacificazione con Israele. In questo testo, oltre a rifiutare qualsiasi mutuo riconoscimento con Israele e ogni possibile compromesso sulla sicurezza richiesto dallo Stato ebraico, venivano anticipate quelle che poi saranno le scelte intraprese da Abbas nei mesi seguenti come l'accesso a diverse organizzazioni internazionali e la formazione di un governo di unità nazionale con Hamas.

Ora Erekat è tornato a diffondere la sua propaganda: il suo dipartimento a Ramallah a inizio Novembre ha distribuito ai media un documento chiamato "Punti chiave da ricordare quando si scrive della Palestina occupata". E' utile smontare punto per punto questo testo per capire la mentalità di Erekat e svelare come la leadership palestinese sia ancora ben lontana dall'accettare le premesse necessarie alla pace. Senza contare poi come questo mostri una certa maniacale attenzione per la copertura mediatica. Per analizzare questo documento proponiamo la traduzione di un articolo, diffuso in diversi media israeliani, scritto da Eran Lerman, ex deputato per la politica estera e gli affari internazionali presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale israeliano.

1. "Israele occupa lo Stato di Palestina"

L'Autorità Nazionale Palestinese non è mai stata una nazione e non era sua la terra conquistata nel 1967. Per questo può diventare uno Stato solo attraverso un accordo negoziato. Ha ragione Erekat quando afferma che "non è un conflitto fra pari", se lo fosse stato dopo le ripetute aggressioni subite dal 1948 in poi oggi Israele non esisterebbe. Il fatto che Israele si trovi ora in West Bank potrà sembrargli spiacevole ma è una mera conseguenza della guerra difensiva del 1967. Un negoziato diventa quindi necessario ed il fatto che i palestinesi lo abbiano più volte rigettato rende falsa l'affermazione secondo cui "Israele nega sistematicamente l'inalienabile diritto all'indipendenza". Così come è falso dire che "Israele ha dislocato la popolazione palestinese per rimpiazzarla con coloni", lo testimonia l'ultima decisione della Corte Suprema israeliana che ha ordinato la demolizione di una Sinagoga costruita su terra considerata di proprietà palestinese. Inoltre se i palestinesi devono essere considerati come "indigeni" non è chiaro perché non debbano essere considerati tali anche gli ebrei: questo tentativo di dipingere il sionismo come un movimento colonialista, quando invece è un movimento nazionale legittimo, rende difficile qualsiasi compromesso per la pace.

2. "Il tema principale è l'occupazione israeliana"

Forse in questo modo Erekat cerca di sviare l'attenzione dal fatto che la mentalità dei palestinesi oggi è quella di mandare giovani adolescenti nelle strade con l'obiettivo di compiere attentati terroristici. Per Erekat "la colonizzazione e l'occupazione illegale sono la causa delle continue rivolte dei palestinesi che vivono da decenni sotto un regime di Apartheid". In questa frase ci sono ben 4 bugie:
- Gli ebrei si stanziano nella terra dei loro padri, il termine colonizzazione vorrebbe accostare Israele al colonialismo europeo che nulla aveva a che fare con terre già abitate dai loro antenati.
- Quella che Erekat chiama occupazione è una condizione che deriva puramente dalla sconfitta dei paesi Arabi che avevano aggredito Israele.
- Non si tratta di rivolte ma di campagne terroristiche mosse dai dirigenti di ANP come quella del 2000-2004, la Seconda Intifada. Lo stesso Abbas nel 2002 ha ammesso che la "militarizzazione delle rivolte" fu un grave errore.
- Si può definire Apartheid un regime in cui arabi musulmani ricoprono cariche importanti nella giustizia, nella diplomazia e nella politica? L'Apartheid, ovunque viene praticato, è destinato a sparire. Con questa menzogna si alimenta solo una falsa speranza nella popolazione palestinese cioè che Israele prima o poi sparirà.
E ancora: "Sebbene i portavoce israeliani abbiano dichiarato che il problema principale sono l'incitamento e le bugie su al-Aqsa, la cosa importante è che Israele continua a negare sistematicamente i diritti dei palestinesi". Sembra quasi un'ammissione che effettivamente l'incitamento alla violenza c'è ma in ogni caso Erekat cerca limpidamente di cambiare argomento. Per Erekat "i leader israeliani incitano alla violenza contro i palestinesi", qui la bugia è assurda vista la natura unilaterale degli atti violenti di questi giorni.

3. "Il riconoscimento di Israele da parte dei palestinesi è stato accolto con ulteriore colonizzazione"

Il compromesso con cui l'OLP ha riconosciuto Israele con i confini pre-'67 non può essere considerato un riconoscimento pieno. A questo non si è mai accompagnata una proposta che ponesse fine del tutto al conflitto e i palestinesi non hanno mai recesso dal "diritto al ritorno" che in pratica eliminerebbe Israele. Gli Accordi di Oslo chiariscono che i confini, la sovranità e gli insediamenti sono tutti argomenti che vanno risolti attraverso un negoziato sullo status definitivo. Lamentarsi e ripetere accuse contro Israele non cambia il fatto che i canali diplomatici lo Stato ebraico li ha sempre tenuti aperti. Lo testimoniano le tre offerte di pace israeliane che sono state rifiutate. Inoltre si cerca di gonfiare e confondere i numeri degli insediamenti nella West Bank inserendovi anche gli israeliani che vivono a Gerusalemme.

4. "Per Israele la politica ufficiale è la colonizzazione non la soluzione a due Stati"

Riportare citazioni di politici in campagna elettorale o opinioni personali di persone importanti non cambia il fatto che Israele si è impegnato con la comunità internazionale. Ciò che conta sono i discorsi di Netanyahu a Bar-Ilan, al Congresso degli Stati Uniti, all'incontro con la Mogherini dopo le elezioni e all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In tutte queste occasioni Israele si è impegnato nella soluzione a due Stati. Dire che "Israele respinge la soluzione a due Stati" è un'ingiuria. E' stato Abbas a dire no al piano Kerry e per come si sono evolute le cose in Giudea e Samaria un compromesso praticabile non è stato compromesso. Inoltre parlare di "pace e sicurezza per i palestinesi" è assurdo visto che sono gli israeliani ad essere colpiti su base giornaliera.

5. "Gerusalemme Est è parte integrante dello Stato occupato di Palestina"

Dato che lo Stato di Palestina è al momento più finzione che realtà l'intera frase non ha senso. Nessuno può contraddire la realtà di una Gerusalemme ormai unificata grazie all'atto emanato nel 1967 subito dopo la liberazione della città dal dominio della Giordania. Da quel momento Gerusalemme ha attirato sempre più palestinesi perché Israele l'ha gestita con successo. Chiedere di lacerare una città è una follia che danneggerebbe chiunque vi abita. "360 000 palestinesi vivono a Gerusalemme" e infatti sono una minoranza nella città così come lo sono stati per 150 anni, molto prima dell'avvento del sionismo. Sfacciatamente i palestinesi cercano di falsificare l'identità e la storia di Gerusalemme nonostante queste siano note a chiunque abbia letto una Bibbia. Si cerca così di obliterare l'indistruttibile legame fra Gerusalemme e gli ebrei che dura da più di duemila anni.

6. "Gli insediamenti israeliani a Gerusalemme Est occupata sono illegali allo stesso modo di quelli nel resto dello Stato occupato di Palestina"

Non c'è bisogno di ripetere ciò che è stato affermato nel punto precedente. Va comunque ricordato che nel 1993 i palestinesi hanno accettato di riconoscere la natura unica di Gerusalemme e di trattare la questione separatamente. Inoltre Erekat elenca una serie di quartieri come Ramot e la Collina Francese definendoli insediamenti nonostante questi siano parte di Israele in qualsiasi configurazione possibile.

7. "Il compound di al-Aqsa è sotto occupazione israeliana come il resto di Gerusalemme Est"

Subdolamente Erekat ignora non solo che Israele rispetta lo status quo, come ha ribadito nonostante le provocazioni, denigra anche il ruolo costruttivo della Giordania nel mantenere l'ordine nel sito sacro. "Le interferenze con le istituzioni degli occupati da parte della potenza occupante sono severamente proibite dal diritto internazionale" rammenta Erekat. Questa invenzione è molto elegante: le autorità israeliane agiscono all'interno del diritto quando con molta cautela cercano di evitare che tali istituzioni siano usate per il terrorismo e la violenza! Se un predicatore pagato dall'ANP incita alla violenza contro gli ebrei in stile nazista nella moschea è compito del governo porre fine a questa violazione. Un'altra bugia sfacciata: "Israele ha effettivamente interferito con lo status quo e lo ha cambiato per i siti di preghiera cristiani e musulmani a Gerusalemme Est occupata". Esattamente al contrario Israele ha scrupolosamente rispettato le pratiche religiose esistenti a Gerusalemme. A meno che Erekat non si riferisca alle istituzioni politiche dell'OLP, chiuse per ovvie ragioni dopo l'ondata di violenze del 2001-2002 istigate da Arafat.

8. "Israele ha effettivamente cambiato lo status quo di al-Aqsa"

La vergognosa campagna di bugie di Erekat è apparentemente rivolta verso giornalisti che non si preoccupano di controllare ciò che gli viene propinato. Nessun rispetto viene dato al retaggio e al patrimonio ebraico del Monte del Tempio. Così come non viene dato al fatto che il Waqf ha deliberatamente distrutto le prove archeologiche delle antiche sinagoghe ebraiche. Le bugie si riferiscono ad alcuni atti che Israele avrebbe compito negli anni e che sono facilmente rintracciabili: "l'attacco terroristico del 1969" fu compiuto da un cristiano australiano; nel 2000 Sharon non "assalì la Spianata", fu semplicemente una visita; gli "scavi illegali" sono da attribuire esclusivamente al Waqf; le "tombe distrutte" furono rimosse perché posizionate illegalmente come provocazione, non avevano niente a che fare con il Monte del Tempio. Per quanto riguarda le occasionali limitazioni all'ingresso imposte da Israele sono strettamente temporanee e designate per prevenire le violenze in base alle informazioni ben dimostrate dalle intenzioni dei giovani provocatori. A meno che Erekat non voglia considerare anche gli attacchi contro i turisti o i lanci di pietre verso chi prega al Muro del Pianto come legittime pratiche della tradizione islamica. Infine "il piazzamento di telecamere è un'ulteriore violazione dello status quo". Qui si cerca di delegittimare e distruggere lo sforzo comune di Israele, Giordania e Stati Uniti per istituire la trasparenza riguardo alle attività sul Monte del Tempio. Chiaramente l'ANP ha qualcosa da nascondere, perché altrimenti opporsi alle telecamere? Cosa hanno da temere se le loro intenzioni sono sincere?

9. "Il popolo palestinese ha diritto alla protezione internazionale"

Nel chiedere protezione Erekat omette l'origine degli ultimi tre round di violenze generati da Hamas a Gaza. C'è da chiedersi cosa ne pensano i popoli indifesi di Siria, Iraq, Libia, Yemen e Congo rispetto alla necessità di protezione internazionale e di come possa essere considerata così relativa. Il problema non è che qualche male informato reporter occidentale possa essere portato a pensare che sia giusto avanzare una richiesta del genere in nome dello sfortunato e innocente popolo palestinese, persone che apparentemente non avrebbero mai fatto del male nemmeno a una mosca. Il problema è che a Ramallah sono convinti veramente che il mondo gli debba un intervento! Finché persistono tali illusioni le speranze di un compromesso pratico che porterebbe alla pace con Israele saranno sempre scarse.

10. "Il diritto internazionale, le risoluzioni ONU e gli accordi sono fatti per essere implementati non negoziati"

Qui la non comprensione dei testi base, mischiata con l'avversione per il compromesso negoziato, è addirittura arrogante. Si tratta di una sfida verso la comunità internazionale, verso tutti quelli, dal Segretario Generale ONU Ban Ki Moon in giù, che hanno chiesto ad Abbas di tornare al tavolo dei negoziati. Per avere un negoziato significativo la parte palestinese deve affrontare la realtà: la necessità di un compromesso ragionevole, l'arrangiamento di un robusto sistema di sicurezza ed il mutuo riconoscimento dei due movimenti nazionali. Nessuno di questi temi è stato chiesto come precondizione da Israele, al contrario sono soggetti al negoziato. Dall'altra parte Erekat compila una lista di precondizioni mascherate da "obblighi" come la cessazione degli insediamenti. Da quando è diventato un obbligo? L'ultima volta che sono stati fermati per dieci mesi Abbas rifiutò di trattare. Un'altra precondizione, il rilascio dei prigionieri (palestinesi condannati per omicidio) fa parte di un accordo che i palestinesi hanno rotto prendendo decisioni unilaterali. Lo stesso vale per la richiesta di riaprire le istituzioni politiche a Gerusalemme Est. Anche la famosa risoluzione ONU numero 242 del 1967 viene distorta. Le parole "territori" e non "I TERRITORI", così come "confini sicuri e riconosciuti", suggeriscono chiaramente il bisogno di negoziare i nuovi confini. Gli stessi Accordi di Oslo firmati dall'OLP dicono che qualsiasi processo politico dovrebbe portare a un ragionevole accordo fra Israele e i palestinesi, non quindi a una soluzione imposta che accolga ogni richiesta palestinese. Erekat conclude condannando la "cultura dell'impunità israeliana". Come ha recentemente fatto notare il senatore statunitense Charles Schumer il mondo oggi sarebbe molto diverso se i palestinesi, che ci hanno donato la pratica dei dirottamenti aerei negli anni '60 e '70 e che hanno profanato le olimpiadi di Monaco nel 1972 con un massacro, non fossero stati perdonati e loro crimini dimenticati. Sarebbe quantomeno doveroso che i propagandisti come Saeb Erekat non insistessero troppo con la falsa accusa di impunità verso Israele.
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Re: Pałestina: Le raxon de Ixrael

Messaggioda Berto » sab apr 09, 2016 4:26 pm

Basta darghe skei a łi teroristi xlamego pałestinexi par copar ebrei
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 196&t=2193


“Sterminare gli ebrei, soggiogare i cristiani”
Agghiacciante sermone alla tv palestinese
18 maggio 2005
http://www.israele.net/sterminare-gli-e ... -cristiani

Tra le tante fonti di informazione, questa mi pare tra le più equilibrate e le meno schierate e faziose (anche Israele ha le sue ragioni).
Operazione piombo fuso
https://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Piombo_fuso


L'Unione Europea, come al (suo) solito, predica bene e razzola malissimo, visto che è la prima a violare le pur arcinote norme internazionali, finanziando deliberatamente un programma di costruzioni per famiglie palestinesi in quell'Area C della West Bank sotto il pieno controllo militare e civile delle autorità israeliane (che NON hanno MAI rilasciato alcun permesso): chiamata finalmente a rispondere di fronte alla legge israeliana, invoca l'immunità diplomatica per i propri rappresentanti (che dovrebbero essere neutrali ma finanziano ed incitano una aperta e massiccia violazione delle leggi non solo israeliane ma internazionali, a partire dagli Accordi di Oslo del 1993).
E poi ci si stupisce ancora del fatto che l'Unione Europea non conti un cazzo in Medio Oriente?
Che non risulti un credibile mediatore diplomatico nel processo di pace arabo-israeliano?

http://www.dailymail.co.uk/news/article ... -land.html

Immagine
https://www.filarveneto.eu/wp-content/u ... 04/1-2.jpg



A cogna arestarli e sararli en prexon!
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Re: Pałestina: Le raxon de Ixrael

Messaggioda Berto » sab apr 09, 2016 4:36 pm

Questioni legali israelo palestinesi:

???
Insediamenti de cołoni 'xraełiani en Cixjordagna

https://it.wikipedia.org/wiki/Insediamenti_israeliani

Gli insediamenti israeliani sono comunità abitate da israeliani nei territori palestinesi occupati nel corso della guerra dei sei giorni del 1967. Tutti gli insediamenti sono attualmente presenti in Cisgiordania - che è parzialmente sotto amministrazione militare da parte d'Israele e parzialmente sotto il controllo dell'Autorità Nazionale Palestinese - e sulle Alture del Golan, che sono sotto amministrazione civile israeliana.
La politica d'Israele nei confronti di questi insediamenti ha oscillato dalla promozione attiva allo sgombero con la forza, e la loro perdurante esistenza e status giuridico, fin dagli anni settanta è uno dei problemi maggiormente dibattuti che ostacola un concreto superamento del conflitto che contrappone da quasi settant'anni Israele e i palestinesi.

La definizione abbraccia talora comunità nel territorio conquistato nel 1967 da Israele, che è da quel momento in poi passato sotto l'autorità del codice civile israeliano, della sua amministrazione e della sua giurisdizione. Ciò riguarda:
Gerusalemme Est, che è incorporata all'interno dei confini della municipalità di Gerusalemme, malgrado questa annessione non sia riconosciuta de jure da gran parte della comunità internazionale.
Le Alture del Golan, in cui il governo militare è stato revocato nel 1981 e che sono soggette all'autorità del codice civile israeliano, alla sua amministrazione e alla sua giurisdizione grazie alla Legge sulle Alture del Golan (Golan Heights Law).
Ulteriori diciotto insediamenti erano presenti nella Penisola del Sinai, ventuno nella Striscia di Gaza e quattro nella cosiddetta Samaria settentrionale (regione della Cisgiordania). Essi furono fatti evacuare dai suoi abitanti dalle autorità di governo israeliana nel 1982 (Sinai) e nel 2005.

Tutti i maggiori organismi internazionali, inclusi il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia, l'Unione europea, Amnesty International e la Human Rights Watch, oltre a numerosi studiosi ed esperti hanno qualificato gli insediamenti come una violazione del diritto internazionale. Secondo il diritto, le colonie di popolamento sono illegali. La Corte internazionale di giustizia ha confermato l'illegalità degli insediamenti israeliani, che violano l'art. 49.6 della Quarta Convenzione di Ginevra: «La potenza occupante non potrà mai procedere alla deportazione o al trasferimento di una parte della propria popolazione civile sul territorio da essa occupato»
In più, l'art. 8.2,b,VIII dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale definisce «il trasferimento, diretto o indiretto, da parte di una potenza occupante, di una parte della propria popolazione civile, sul territorio da essa occupato» come un crimine di guerra. Israele non ha ratificato lo Statuto.
Senza distinguere tra insediamenti nuovi o ripristinati (Hebron o Gush Etzion), il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e l'Assemblea generale delle Nazioni Unite hanno condannato più volte Israele per la costruzione e l'ampliamento delle colonie.
Nonostante le condanne ricevute, Israele afferma che la costruzione sarebbe legale in base al diritto internazionale, poiché lo Stato di Israele nega che ci sia occupazione di territorio. A questo proposito si fa notare che la Corte suprema di Israele ha sentenziato nel giugno 2005 che né la Cisgiordania né Gaza fanno parte del territorio nazionale. ??? Sensa fonte ???



Il Mandato Britannico stabilì incontrovertibilmente il diritto per gli ebrei di insediarsi a est del fiume Giordano, in altre parole nella West Bank, a Gerusalemme e nella Striscia di Gaza. Questo diritto non è mai stato revocato e può esserlo solo attraverso un negoziato tra Israele e l’Autorità Palestinese. Le linee del 1949 non sono confini territoriali ma unicamente linee armistiziali e che quindi possono essere superate senza che questo comporti la violazione della legalità internazionale. Questo non significa che gli insediamenti possono allargarsi a dismisura, ma che non sono i confini armistiziali del ’49 a delimitarne i confini legali.

https://it.wikipedia.org/wiki/Mandato_b ... _Palestina
https://it.wikipedia.org/wiki/Piano_di_ ... _Palestina
https://it.wikipedia.org/wiki/Cisgiordania
https://it.wikipedia.org/wiki/Striscia_di_Gaza
https://it.wikipedia.org/wiki/Stato_di_Palestina
https://it.wikipedia.org/wiki/Insediamenti_israeliani



La verità sugli insediamenti in West Bank che anche l’Onu finge di ignorare
3 dicembre 2015 Niram Ferretti

http://www.linformale.eu/la-verita-sugl ... i-ignorare

Una questione spinosa, quella degli insediamenti colonici nella West Bank (Giudea e Samaria). Anche qui, la storia e i fatti incastonati al suo interno ci vengono in aiuto per fare un po’ di luce sulle mistificazioni e le leggende.
Dobbiamo fare un giro di manovella e tornare all’epoca del mandato britannico della Palestina. Il diritto degli insediamenti ebraici in Giudea e Samaria fa riferimento alle disposizioni britanniche emanate all’epoca, secondo le quali gli ebrei avevano gli stessi diritti di insediarsi in Giudea e Samaria di quanti ne avessero di insediarsi a Haifa, Tel Aviv e Gerusalemme. Il mandato britannico affermava “Il legame storico del popolo ebraico con la Palestina e le basi per ricostruire il loro domicilio nazionale in quel paese”.
“Molti credono”, ha scritto Eugene W. Rostow (nella foto), uno degli architetti della Risoluzione 242, “che il mandato palestinese ha avuto termine nel 1947 quando il governo britannico si dimise da potentato mandatario. Errato. Un accordo non cessa quando il fiduciario muore, si dimette, sottrae la proprietà affidata o è licenziato. L’autorità responsabile dell’accordo nomina un nuovo fiduciario o in alternativa dispone per l’adempimento dell’accordo…In Palestina il mandato britannico ha cessato di essere operativo relativamente ai territori di Israele e della Giordania quando questi due stati vennero creati e riconosciuti dalla comunità internazionale. Ma le sue normative sono ancora effettive relativamente alla West Bank e alla Striscia di Gaza (n.b. il testo è del 1990), le quali non sono ancora state allocate a Israele, la Giordania o a uno stato indipendente“.
Dunque secondo Rostow e non solo secondo lui, gli insediamenti ebraici in Giudea e Samaria godono della legittimità conferita loro all’epoca del mandato britannico fino a quando non vi sarà una risoluzione negoziale che determinerà lo statuto legale definitivo dei territori in oggetto. Cosa che di fatto non è ancora avvenuta.

Diamo un’occhiata alla Quarta Convenzione di Ginevra e all’articolo 49 che da essa promana, “Deportazioni, trasferimenti, evacuazioni”. Articolo che secondo molti è esplicitamente violato da Israele all’interno dei territori occupati relativamente agli insediamenti che vi si trovano. L’articolo, il cui scopo è la protezione dei civili durante lo stato di guerra, proibisce a un potere occupante la deportazione e il trasferimento della propria popolazione civile all’interno del territorio che esso occupa. Tuttavia i coloni sono volontari. Israele non ha mai trasferito forzatamente alcun cittadino israeliano all’interno della West Bank. La Convenzione non proibisce ad alcun cittadino di scegliere il proprio luogo di residenza. Inoltre la Convenzione fa esplicito riferimento ad azioni perpetrate all’interno del territorio di qualcun altro. E’ un punto fondamentale. La West Bank non è il territorio di un potere assegnatario ma la parte “non allocata” del mandato britannico. Ne consegue che, seppure l’articolo 49 possa essere invocato per prevenire gli insediamenti durante il periodo dell’occupazione, esso non può mettere fine ai diritti conferiti dal mandato britannico. Tali diritti possono cessare (di nuovo) unicamente dal momento in cui vi sia una risoluzione negoziale tra le parti in causa. In altre parole, la creazione di una nuova entità statale.

E’ buona cosa ricordare ai tanti che difendono il diritto dei palestinesi alla propria autodeterminazione che precedentemente al 1967 non vi era alcun riconoscimento internazionale di sovranità sia su i territori della Striscia sia su quelli della West Bank. Non può quindi essere affermato su alcuna base legale che tali territori sono di diritto dei palestinesi. Non essendo mai stato affermato precedentemente al 1948 né antecedentemente al 1967.
Molti degli insediamenti (non tutti, ma numerosi) sono stati stabiliti su siti che erano già stati domicilio della popolazione ebraica durante le generazioni precedenti. Hebron è un esempio classico. Gush Etzion venne fondato nel 1948 su terreni comprati negli anni venti. Questo diritto degli ebrei di risiedere nei territori oggi considerati occupati venne, come già scritto, conferito dal mandato britannico e riconosciuto nel 1922 dalla Lega delle Nazioni. Solo nel 1948-1967 gli insediamenti vennero proibiti quando la Giordania invase la Samaria e la Giudea.
Relativamente alla risoluzione 242, che gli arabi, hanno cercato di strumentalizzare a loro esclusivo vantaggio tentando di renderla un testo ambiguo, è sempre Eugene W. Rostow, tra coloro i quali contribuirono a redigerla, a scrivere relativamente alla auspicata negoziazione tra le parti, “A Israele è richiesto di ritirare le proprie forze armate ‘da territori’ occupati durante la Guerra dei Sei Giorni, non ‘dai territori’ né da ‘tutti i territori'” Ne consegue che la risoluzione 242 non obbliga affatto Israele a riconoscere piena sovranità a un futuro stato palestinese su tutta la Giudea e la Samaria.
Nel 1979, in relazione ai negoziati di pace con l’Egitto, Israele si ritirò dal Sinai, il quale, infatti, non aveva mai fatto parte del mandato britannico.

Tutto ciò non significa legittimare lo status-quo. Significa tuttavia de-mistificare la leggenda che afferma che la Giudea e la Samaria siano di diritto dei palestinesi, quando non lo sono mai state, e che sarebbero state loro sottratte da Israele, il quale illegalmente occupa i suddetti territori. Significa de-mistificare l’altra leggenda la quale afferma che gli insediamenti ebraici all’interno dei suddetti territori non hanno alcuna ragione di esistere.
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