Eitan è un ebreo cittadino israeliano e non italiano

Re: Eitan è un ebreo cittadino israeliano e non italiano

Messaggioda Berto » lun nov 15, 2021 9:32 pm

Il caso Bibbiano e il caso Eitan, come l'incultura e l'inciviltà sinistra (e di certa destra sinistrata a questa affine) diffusa ad ogni livello istituzionale (tra cui la magistratura) e in ogni ambito sociale (vedasi i vari media), trattano i bambini, condizionati dalle loro demenzialità ideologiche e utopistiche e dai loro pregiudizi tra cui quelli antisemiti e antisraeliani



Il nonno di Eitan: «Il suo futuro deciso in 20 minuti. Non avevo capito cosa stava succedendo, parlavano italiano»
18 novembre 2021
https://video.corriere.it/cronaca/nonno ... ad85ef04dd

La lunga intervista di Massimo Giletti a «Non è l’Arena» su La7
La lunga intervista di Massimo Giletti al nonno di Eitan, il bimbo sopravvissuto al Mattarone: «Ho saputo della loro morte solo alle 9 di sera, il 24 maggio la mattina presto siamo arrivati a Torino, ho pianto con Aya, il 25 un processo di 20 minuti in cui non ho capito cosa dicessero, il 30 ho saputo la verità che mi ha scioccato».


Non è l'Arena: finalmente un'intervista corretta al nonno di Eitan
19/11/2021
Commento di Deborah Fait

https://www.informazionecorretta.com/ma ... 0&id=83644


Non è l'Arena, conduce Massimo Giletti, ore 21.35, 17 novembre 2021. In studio la criminologa Roberta Buzzone e l'avvocato Andrea Catizone, specializzato in diritto di famiglia.

https://www.la7.it/nonelarena/rivedila7 ... 021-409242

Finalmente la televisione ha dato voce con una lunga intervista a Shmuel Peleg, nonno del piccolo Eitan, l'unico sopravvissuto alla tragedia della funivia del Mottarone (Alcune settimane fa era stato intervistato brevemente anche da -La vita in diretta-). È importante che la Tv se ne occupi finalmente in modo serio, onesto e senza pregiudizi perché internet che, si sa, ha un forte impatto sull'opinione pubblica, ha sempre presentato nonno Peleg in modo sospetto, come una specie di criminale, un mascalzone, un farabutto che se ne frega della legge ( questi e altri gli epiteti che si leggono sul web dove ha fatto anche capolino un neanche tanto nascosto antisemitismo). Mai un pensiero di pietà per una persona che ha perso la figlia, il nipotino e il genero a causa dell'incuria omicida di certuni. Alcuni media hanno persino cercato di disumanizzarlo chiamandolo ex soldato, fingendo di non sapere che in Israele tutti sono ex soldati dopo una certa età perché il servizio militare è obbligatorio per tutti, donne e uomini. Israele è un paese sempre minacciato da guerre e terrorismo. Lo sanno ma, se si può infangare un israeliano, allora fanno i finti tonti. Ieri sera Nonno Peleg ha potuto dimostrare la persona che è, serio e dignitoso, commosso fino alle lacrime quando parlava della tragedia che ha colpito lui e la sua famiglia, con un affetto infinito per quel nipotino che vogliono strappargli per portarlo in Italia.

Poi, incalzato da Giletti, ha raccontato come sono andate le cose con la magistratura italiana e molti particolari sconosciuti sono venuti alla luce. Mentre Eitan era in ospedale è stata fatta una specie di riunione in una camera dello stesso ospedale "La camera era piena di gente, mi hanno fatto entrare ma io non capivo quello che dicevano" Giletti a questo punto ha chiesto sbalordito "Come, non le avevano affiancato un traduttore, almeno in inglese?" No, niente, nessuno, poi Roberta Buzzone, assunta dalla famiglia israeliana per seguire quanto avviene in Italia, ha spiegato che accortisi finalmente, bontà loro, che il signor Peleg era uno straniero, hanno chiamato un'anestesista dell'ospedale che sapeva "qualche parola" di ebraico. Shmuel Peleg ha spiegato di aver capito solo la parola "temporaneo", si è allora assicurato di aver capito bene. Il giudice gli ha risposto di sì, la tutela alla zia Aya sarà temporanea. Non si sa per quale motivo il temporaneo sia poi diventato definitivo! Una giornalista di Non è l'Arena è andata a Torino per intervistare chi era presente in quella stanza, anestesista compresa, ma nessuno ha voluto parlare, è stata praticamente cacciata anche in malo modo. Il signor Peleg ha raccontato anche del blitz per portare in Israele il nipotino, spiegando che non aveva idea di andare contro la legge internazionale, era suo nipote, Eitan era contento di andare dalla nonna in Israele. Certo, è stato un errore ma, un giorno, ha detto con voce rotta dall'emozione: "Eitan capirà che il nonno ha fatto di tutto per salvarlo". Aggiungo che un mandato di cattura internazionale non è mai stato spiccato per alte decine di rapimenti e vi sono padri e madri disperati che non vedono i loro figli da anni. Ma questo nonno aveva qualcosa in più degli altri, qualcosa che ha avuto un gran peso sulle decisioni dei giudici: è israeliano, non solo, è un "ex soldato" ergo uno che forse avrà maltrattato qualche palestinese quindi giusto punirlo a dovere. La fiducia dei Peleg/Cohen (Cohen la nonna) nella giustizia italiana è andata a farsi benedire alla luce del comportamento raffazzonato nei confronti del signor Peleg. Il Tribunale di Tel Aviv, che ha dato credito ad Aya disponendo che Eitan ritornasse in Italia entro pochi giorni, non è stato migliore. Per fortuna è intervenuta l'Alta Corte di Gerusalemme che ha bloccato il tutto grazie all'istanza presentata dalla famiglia israeliana di Eitan e deciderà il da farsi a giorni. C'è anche la speranza che venga revocata la tutela, data forse con troppa superficialità senza preoccuparsi di sentire il parere del nonno presente all'udienza. Vedremo, questa triste e drammatica storia sarà ancora lunga. La speranza è che Eitan, forte dei suoi sei anni, passi il tempo a giocare. Il nonno ha detto che ha chiesto solo una volta della mamma e poi mai più. Fa male pensare alla confusione che quel bambino avrà nel cuore e per questo credo che la salvezza per lui sarebbe Israele dove tutti parlano la lingua che lui parlava con mamma e papà, dove potrà recarsi sulla tomba della sua famiglia distrutta per poter elaborare il suo dolore.



Eitan, nuove accuse dal nonno rapitore «Aya mi aveva escluso»
S.Bar.
19 Novembre 2021

https://laprovinciapavese.gelocal.it/pa ... 1.40940899

Continua lo scontro tra i due rami della famiglia di Eitan Biran, 6 anni unico superstite della strage del Mottarone. Il nonno materno Shmuel Peleg, accusato di rapimento dalla giustizia italiana, ha tirato nuove bordate contro la zia paterna e affidataria del bambino, la pavese Aya Biran. Per il momento del ramo pavese della famiglia non ci sono repliche alle nuove esternazioni di Peleg. I Biran, con i loro legali italiani ed israeliani, lavorano per accelerare il ritorno di Eitan in Italia ordinato in due gradi di giudizio a Tel Aviv, ma congelato fino a fine mese da un nuovo ricorso di Peleg.

Le nuove accuse del nonno accusato di rapimento in Italia sono arrivate l'altra sera durante la trasmissione tv "Non è l'arena" condotta da Massimo Giletti. Peleg ha contestato le prime udienze a Torino, durante il ricovero di Eitan, che hanno portato all'affidamento poi confermato dal tribunale di Pavia ad Aya. «C'era tanta gente nella sala, io non avevo capito quello che stava succedendo, Eitan era ancora in rianimazione - ha detto Peleg - Il processo è continuato in italiano per venti minuti. La giudice non mi ha detto nulla. Ho chiesto ad Aya numerose volte di spiegarmi, ma lei ha continuato in italiano. Ho chiesto che Aya fosse responsabile per i medicinali qui in ospedale, in modo temporaneo. Il giudice mi disse che era temporaneo. Il giorno dell'udienza mi hanno accostato una dottoressa italiana, mi dissero che avrebbe tradotto il processo, però io non ho capito né il contesto né l'importanza Il 30 maggio Aya mi ha chiamato di sera e mi ha informato che il giudice ha deciso di darle la responsabilità su Eitan. E questo mi ha choccato. Ho capito che dovevo fare qualcosa. Ho cercato di parlare con Aya per andare insieme dal giudice, ma Aya non era d'accordo». Peleg poi ha parlato dei fatti contestati dello scorso 11 settembre: «Non sono d'accordo che ho fatto una cosa illegale. Io rispetto la legge, educo i miei figli a rispettare la legge. Tutto quello che ho fatto è alla luce del sole. Non sapevo che ci fosse un divieto di espatrio - ha sottolineato il nonno materno di Eitani -. L'ho saputo per la prima volta qui in Israele durante il processo. Ho fatto le cose in modo legale. Se avessi saputo che c'era qualcosa di illegale, non l'avrei fatto. - Aya non mi ha mai aggiornato, e io ho pensato che non c'era bisogno di aggiornare lei. Io penso che un giorno Eitan saprà che ho cercato di salvarlo».



La vicenda di Eitan presenta dei personaggi che hanno una certa analogia con quelli di Bibbiano

Bibbiano inchiesta, no al patteggiamento. Per il giudice la pena era "esigua"
il Resto del Carlino
L’avvocato di Cinzia Magnarelli, assistente sociale indagata, aveva raggiunto un accordo con la pm. Per lei era stata decisa una reclusione di un anno e quattro mesi (pena sospesa) ma l’intesa è stata bocciata
ALESSANDRA CODELUPPI
Bibbiano (Reggio Emilia), 28 gennaio 2020 -

https://www.ilrestodelcarlino.it/reggio ... -1.5003000

Cinzia Magnarelli non esce, al momento, dall’inchiesta ‘Angeli e demoni’ sui presunti affidi illeciti di bambini. L’assistente sociale 33enne, indagata per le relazioni false che aveva stilato, "sotto pressione dei superiori" come da lei confessato, in modo tale da giustificare l’allontanamento dei bambini dalle loro famiglie, ieri si apprestava, prima e unica tra tutti gli indagati, a patteggiare la pena e a concludere la spinosa vicenda giudiziaria. Ma il giudice Andrea Rat non ha accettato l’accordo raggiunto da lei, rappresentata dall’avvocato Alessandro Conti, e dal pm titolare dell’inchiesta Valentina Salvi: un anno e quattro mesi di reclusione, pena sospesa, per i reati di falso ideologico e frode processuale per sette episodi (le altre ipotesi di tentata estorsione e violenza privata erano già state eliminate dal giudice Luca Ramponi per mancanza di gravi indizi), per i quali rischia da uno a sei anni.

Il giudice ha ritenuto la pena "non congrua né adeguata" ma "esigua". Perché? Il giudice Rat si sofferma sull'episodio «ritenuto più grave in astratto», contestato in concorso con l’ex responsabile dei servizi sociali Val d’Enza Federica Anghinolfi: aver bocciato la capacità genitoriale di una coppia perché non ammetteva gli abusi sessuali su una figlia, addebitata anche a un problema culturale perché stranieri. Su quest’accusa "l’indagata - scrive il giudice - ha attestato una pluralità di circostanze false nella sua relazione del 27 giugno 2016". E parla di "danno di assoluta gravità, capace di mettere in pericolo le decisioni dell’autorità giudiziaria, chiamata a pronunciarsi sull’affidamento dei minori, e di ledere i vincoli familiari".

L’avvocato Conti aveva rimarcato alcune circostanze: Magnarelli "è incensurata, si è pentita e ha collaborato con gli inquirenti". Ma anche e soprattutto il fatto che lei "fosse stata sottoposta a una formazione mirata sui minori e operasse in un ambito lavorativo già preformato su determinate regole": per dirla in breve, un sistema in cui lei avrebbe subito pressioni dai superiori. Ma secondo Rat non basta: "L’intensità del dolo non può ritenersi assestata sui livelli minimi per il solo fatto che lei fosse in qualche modo soggetta a sudditanza verso Anghinolfi, nemmeno ritenendo che ci fosse un effettivo condizionamento psicologico".

Neppure gli aumenti di pena previsti nell’accordo tra le parti sono stati ritenuti adeguati, considerando la continuazione tra i diversi episodi contestati: Magnarelli "anche in concorso con i coimputati ha posto in essere una pluralità di falsità ideologiche in atti pubblici, a cui si aggiungono le frodi processuali, tutte percorse - rimarca il giudice - da un gravissimo disegno criminoso". Un ‘piano’ "strumentale a perseguire obiettivi ideologici non imparziali, capaci di indirizzare, anche attraverso la possibile induzione in errore dei consulenti tecnici d’ufficio, le scelte dell’autorità giudiziaria, e ciascuno connotato - prosegue Rat - da un disvalore assolutamente significativo".

A fronte della bocciatura del giudice, Conti intende ora provare a rimodulare la proposta di pena, che una volta trovato l’accordo con il pm dovrà essere di nuovo ripresentata al giudice per mandare in porto il patteggiamento, altrimenti si aprirà la strada del processo.


Affidi illeciti: gup in camera consiglio per prime sentenze
(ANSA) - REGGIO EMILIA, 11 NOV 2021
https://www.ansa.it/sito/notizie/cronac ... 143f6.html

Si è ritirato in camera di consiglio il gup Dario De Luca del tribunale di Reggio Emilia.


Nel pomeriggio sono attese le prime sentenze del processo 'Angeli e Demoni', l'inchiesta sul presunto sistema di affidi illeciti di minori nella val d'Enza reggiana.

In particolare saranno emesse le decisioni riguardo allo psicoterapeuta Claudio Foti, titolare del noto studio di cura torinese 'Hansel&Gretel' e per Beatrice Benati, assistente sociale dell'Unione val d'Enza. Entrambi hanno scelto il rito abbreviato.
Per il primo, il sostituto procuratore Valentina Salvi, titolare del fascicolo, ha chiesto sei anni di condanna per le accuse di abuso d'ufficio, frode processuale e lesioni gravissime (ipotesi di reato formulata per la presunta alterazione psichica di una paziente), mentre per la seconda ha chiesto un anno e sei mesi di condanna con le accuse di violenza privata e tentata violenza privata. Finora l'unica pena relativa al procedimento è quella di Cinzia Magnarelli, assistente sociale sempre dell'Unione Val d'Enza, rea confessa e accusata di falso ideologico e frode processuale, la quale ha patteggiato a un anno e otto mesi (pena sospesa).
Infine il giudice oggi pomeriggio dovrebbe decidere anche se accogliere o meno le richieste di rinvio a giudizio per 22 indagati, tra cui anche l'ex responsabile dei servizi sociali Federica Anghinolfi, ritenuta l'imputata chiave, e il sindaco Pd del Comune di Bibbiano, Andrea Carletti accusato di abuso d'ufficio.


Affidi illeciti a Bibbiano, 4 anni per lo psicoterapeuta Foti. Assolta l’assistente sociale Benati. 17 rinvii a giudizio: c’è il sindaco Carletti
11 novembre 2021

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/1 ... o/6388686/

Condannato lo psicoterapeuta Claudio Foti a 4 anni, assolta l’assistente sociale Beatrice Benati e 17 indagati rinviati a giudizio, tra cui il sindaco Andrea Carletti e cinque persone prosciolte da ogni accusa. Sono arrivate le prime sentenze in abbreviato per il processo sul presunto sistema di affidi illeciti a Bibbiano, il caso che negli ultimi due anni ha travolto i servizi sociali della Val d’Enza. A essere condannato per abuso d’ufficio e lesioni gravissime è stato lo specialista del noto studio di cura torinese Hansel&Gretel: la procura aveva chiesto sei anni, ma è stato assolto dall’accusa di frode processuale. I legali di Foti hanno parlato di una sentenza “infondata” e annunciato che faranno ricorso in appello. E’ stata invece assolta l’assistente sociale Benati: per lei la procura aveva chiesto un anno e sei mesi per violenza privata e tentata violenza privata.

17 rinvii a giudizio: c’è anche il sindaco Pd Carletti – Ora il processo ordinario continuerà per 17 imputati, ai quali vengono contestati 97 capi d’accusa. Secondo la procura i bambini venivano sottratti ai genitori sulla base di relazioni artefatte in cui si riportavano abusi e maltrattamenti non avvenuti. E in seguito venivano sottoposti a sedute di psicoterapia gestite dall’associazione “Hansel e Gretel”. Questo però, secondo chi ha indagato, sarebbe avvenuto in frode alla pubblica amministrazione caricando sull’Ausl (che pagava le prestazioni) costi superiori a quelli correnti di mercato. Tra i rinviati a giudizio c’è anche il sindaco eletto con il Pd (e poi autosospeso) Andrea Carletti: è stato rinviato a giudizio per abuso d’ufficio, ma prosciolto dalle accuse di falso. Il processo, in pratica, dovrà verificare se sia stata commessa qualche illegittimità amministrativa nell’affidamento dell’appalto concernente il servizio terapeutico di cura dei minori da parte dell’Unione dei Comuni. “La sua posizione”, ha commentato l’avvocato Giovanni Tarquini, “è stata ulteriormente alleggerita“. Il primo cittadino era finito nell’estate del 2019 agli arresti domiciliari ed è stato scarcerato dalla Cassazione. Poi è tornato ad amministrare il Comune della Bassa Reggiana.

Va invece a processo con un significativo carico di accuse l’ex dirigente del Servizio sociale, Federica Anghinolfi, 64 capi di imputazione, tra cui falso e depistaggi. Con lei il suo braccio destro, l’assistente sociale Francesco Monopoli, che risponde di 31 episodi e in particolare, in concorso con la psicologa Imelda Bonaretti, proprio delle lesioni psicologiche per cui è stato già condannato Foti. Affronteranno il dibattimento, tra gli altri, anche la moglie di Foti, la psicologa Nadia Bolognini. Prosciolte invece cinque persone: per Nadia Campani, funzionaria dell’Unione dei Comuni della val d’Enza, la stessa Procura ha chiesto un verdetto di assoluzione perché “il fatto non sussiste”. Il “non luogo a procedere perché il fatto non sussiste”, è stato inoltre disposto per le posizioni di Attilio Mattioli, Barbara Canei, Sara Testa e la funzionaria del Comune di Reggio, Daniela Scrittore. Con loro esce dal processo anche l’assistente sociale Cinzia Magnarelli, che ha ottenuto un patteggiamento a un anno e 8 mesi dopo aver iniziato a collaborare con i magistrati.

La condanna per Foti e l’assoluzione di Benati – La prima accusa per cui Foti è stato ritenuto colpevole riguarda, appunto, le lesioni personali volontarie gravi ai danni di una ragazzina, in concorso con altre due imputate. Foti avrebbe fatto sedute di psicoterapia con modalità suggestive, ingenerando nella minore la convinzione di essere stata abusata sessualmente dal padre e sottoponendola alla tecnica della Emdr, la ‘macchina dei ricordi’, “in totale violazione dei protocolli di riferimento”. Le sedute avrebbero avuto l’effetto di provocare disturbi, ansia e depressione alla piccola. Nel secondo caso, in concorso con altri, tra cui il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti, chiamato in causa anche nella sua qualità di delegato per le politiche sociali dell’Unione di Comuni, Foti rispondeva dell’affidamento senza procedura di evidenza pubblica al suo centro studi, ‘Hansel e Gretel’. Un affidamento dal valore di 40.000 euro per una struttura i cui membri “esercitavano sistematicamente, a nessun titolo, il servizio di psicoterapia, a titolo oneroso, con minori asseritamente vittime di abusi sessuali o maltrattamenti”. Per questa attività era consentito l’utilizzo gratis dei locali della struttura pubblica ‘La Cura’ dell’Unione, dove i “professionisti” si assicuravano l’ingiusto profitto corrispondente alla tariffa di 135 euro l’ora a minore trattato (rispetto a quella standard di 70/75 euro).

Foti è stato interdetto dai pubblici uffici per la durata di 5 anni e sospeso dall’esercizio della professione di psicologo e psicoterapeuta per 2 anni. Il fondatore del centro Hansel e Gretel dovrà inoltre risarcire i danni in favore delle parti civili Gens Nova Onlus, Unione Val d’Enza, Unione dei Comuni Modenesi Area Nord, Ausl di Reggio Emilia, Regione Emilia Romagna, Ministero della Giustizia, Comune di Montecchio Emilia. Gli avvocati di Foti insistono nel dire che lo psicoterapeuta è “assolutamente estraneo e innocente”, hanno dichiarato Giuseppe Rossodivita e Girolamo Andrea Cuffari. “E una sentenza che non sta in piedi dal punto di vista giuridico e ha un carattere ideologico. La psicoterapia è stata definita eccellente, questo processo è stato paragonato in una perizia a quello di Galileo Galilei perché è stata messa sul banco degli imputati la psicoterapia del trauma“. Lo stesso Foti, dopo la sentenza, ha dichiarato: “Ho dedicato 40 anni della mia vita all’ascolto attento e rispettoso di bambini e ragazzi. Abbiamo noi consegnato 15 videoregistrazioni che non sono state esaminate con il minimo di attenzione. Credo che qualsiasi persona si approcci senza pregiudizi all’analisi di quelle videoregistrazioni verificherà un atteggiamento che è opposto a quello necessario, sufficiente a potermi condannare per lesioni”. E ha aggiunto: “C’è stato uno scontro in quest’aula che non doveva avvenire in ambito giudiziario ma in accademia tra posizioni culturali, teoriche diverse. Credo sia stata criminalizzata la psicoterapia del trauma, portata avanti da una componente ampia di psicoterapeuti. Ho fiducia che in appello possa essere rivista. Penso di essermi comportato correttamente in scienza e coscienza”.

L’altra imputata che ha scelto l’abbreviato è l’assistente sociale Beatrice Benati, chiamata a rispondere di un episodio di violenza privata e di uno in cui è stata solo tentata. Nello specifico l’operatrice, suppose che il compagno della madre di una bambina affidata ai servizi di cui era referente nutrisse un interesse sessuale verso la minore. E per questo, disse l’accusa, intimò alla donna di interrompere la sua relazione affettiva dietro la minaccia di collocare la figlia in affido extra familiare. Per entrambi gli episodi, Benati è stata assolta.

Il tritacarne mediatico – L’inchiesta, fin dalle prime battute, è finita in un violento tritacarne mediatico, complici anche le elezioni Regionali in Emilia-Romagna di gennaio 2020. L’indagine è diventata motivo di campagna elettorale, con attacchi a mezzo stampa e nei comizi da una parte e dell’altra. L’allora vicepremier M5s Luigi Di Maio attaccò in un video il Pd, definendolo il “partito di Bibbiano”. Un’accusa che poi venne rinfacciata all’esponente 5 stelle, quando fu il momento per i giallorossi di sedere allo stesso tavolo. Ma chi ha fatto campagna contro il presunto “sistema” di Bibbiano è stata la destra: Fratelli d’Italia e Lega per mesi si sono trasferiti in zona, sostenendo di voler difendere le famiglie e denunciare un “business sui bambini sottratti alle famiglie”.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Eitan è un ebreo cittadino israeliano e non italiano

Messaggioda Berto » mer nov 17, 2021 3:16 am

Caso Eitan, i legali dei nonni: «La zia non poteva ricorrere in Israele»
16.11.2021

https://www.bluewin.ch/it/attualita/reg ... 70227.html

Aya Biran, center right, a paternal aunt of Eitan Biran, who survived a cable car crash in Italy that killed his immediate family, arrives to court in Tel Aviv on Thursday, Sept. 23, 2021 for a hearing in the alleged kidnapping of her nephew. The boy's parents and younger sibling were among 14 killed in May when a cable car slammed into a mountainside in northern Italy. He is now the focus of a custody battle between his maternal grandparents in Israel and his paternal relatives in Italy. (AP Photo/Sebastian Scheiner)
Aya Biran, center right, a paternal aunt of Eitan Biran, who survived a cable car crash in Italy that killed his immediate family, arrives to court in Tel Aviv on Thursday, Sept. 23, 2021 for a hearing in the alleged kidnapping of her nephew. The boy's parents and younger sibling were among 14 killed in May when a cable car slammed into a mountainside in northern Italy. He is now the focus of a custody battle between his maternal grandparents in Israel and his paternal relatives in Italy. (AP Photo/Sebastian Scheiner)

Altra udienza davanti al Tribunale di Pavia sul caso di Eitan, il piccolo sopravvissuto alla tragedia del Mottarone e al centro di una contesa tra i due rami familiari.

Oggi i legali dei nonni materni, Shmuel Peleg ed Ester Cohen, hanno discusso davanti ai giudici un'istanza con cui hanno chiesto di revocare l'autorizzazione che fu concessa a settembre alla zia paterna e tutrice legale Aya Biran per attivare la Convenzione dell'Aja.

Convenzione sulla sottrazione internazionale di minori sulla base della quale i giudici israeliani in primo grado e in appello hanno stabilito che il bimbo, portato dal nonno a Tel Aviv l'11 settembre, deve tornare in Italia.

Secondo i legali dei nonni, la zia non sarebbe stata legittimata a richiedere l'attivazione della Convenzione perché, stando ad alcuni atti acquisiti, il 14 settembre, tre giorni dopo il presunto sequestro di persona, la tutrice ha presentato domanda di adozione del piccolo al Tribunale per i minorenni di Milano.

Dal punto di vista procedurale, secondo i legali, la zia avrebbe dovuto «spogliarsi» dell'incarico di tutore avendo richiesto l'adozione e quindi poi, senza la veste di tutrice, non avrebbe potuto richiedere l'attivazione della Convenzione.

Un conflitto d'interessi

Un conflitto d'interessi tra il ruolo di tutore e quello di richiedente l'adozione che se venisse riconosciuto, stando all'istanza dei legali, potrebbe avere effetti sul procedimento in Israele, data la contestata legittimazione a richiedere il rimpatrio del bimbo.

I giudici si sono riservati, come già avevano fatto su altre istanze nei giorni scorsi dopo un'udienza nella quale i legali dei nonni avevano contestato la presunta «falsità» di un verbale del procedimento torinese che ha portato alla nomina della tutrice.

Per domani mattina, intanto, è fissata l'udienza davanti al Riesame di Milano per discutere sul fronte penale il ricorso della difesa contro l'ordinanza a carico di Shmuel Peleg, che ha portato al mandato d'arresto internazionale per il rapimento.



Eitan, i legali del nonno al Tribunale del Riesame: non è stato sequestrato
Shmuel Peleg, nonno materno del piccolo Eitan
17 novembre 2021

https://www.rainews.it/dl/rainews/artic ... 01ad4.html

Contestate le accuse di sequestro di persona e trattenimento di minore all'estero: i legali di Shmuel Peleg - nonno materno del piccolo Eitan, unico sopravvissuto alla strage della funivia del Mottarone che causò la morte di 14 persone - hanno presentato istanza al Tribunale del Riesame di Milano, chiedendo la revoca dell'ordinanza cautelare emessa dal giudice per l'udienza preliminare di Pavia, con la quale è stato spiccato il mandato di arresto internazionale a suo carico. "La zia paterna Aya, tutrice del bambino" - affermano i legali di Peleg, gli avvocati Paolo Sevesi, Sara Carsaniga e Paolo Polizzi - "non è affidataria e non ha diritti di custodia sul minore".
I legali hanno inoltre presentato un ricorso anche alla Corte Suprema di Israele, dopo le due sentenze a loro sfavorevoli

Peleg, sostengono i legali, "non sequestrò il bambino", quando nel blitz con un avventuroso viaggio aereo portò il nipote in Israele. Sull'uomo pende un mandato d'arresto internazionale (al momento non applicato) sul quale si dovrà esprimere il Tribunale del Riesame, che potrebbe emettere la sentenza entro il 22 novembre prossimo.

Il ricorso alla Corte Suprema di Israele
Nel secondo ricorso - quello fatto alla suprema corte del paese - i legali del Nonno di Eitan hanno chiesto che si disponga "un esame immediato da parte di esperti per chiarire quale sia la reale volontà del bambino ed il suo bene". La scelta di Peleg di ricorrere alla Corte è avvenuta nei 7 giorni previsti dalla Corte di appello di Tel Aviv, che aveva respinto il ricorso presentato dallo stesso Peleg disponendo il rientro entro 15 giorni del piccolo sopravvissuto alla strage in Italia con la zia paterna (come disposto dalla prima sentenza del Tribunale della famiglia della città).

La sentenza del 30 Ottobre
Il 30 ottobre scorso il Gip di Pavia, Pasquale Villani, ha firmato un mandato di arresto internazionale per Shmel Peleg e per il presunto complice Gabriel Alon Abutbul, accusati - in concorso con la nonna materna Esther Cohen - dei reati di sequestro di persona sottrazione e trattenimento di minore all’estero, oltre a non non aver osservato il provvedimento del giudice tutelare di Pavia che confermava la zia paterna Aya Biran tutrice legale di Eitan.

Gli altri filoni processuali
In attesa della decisione del Tribunale pavese (entro il primo dicembre), gli avvocati dei due rami familiari dovranno depositare le proprie memorie di fronte al Tribunale per i minorenni di Milano, con oggetto il reclamo contro la nomina della zia come tutrice; gli avvocati dei nonni materni hanno posto la questione di un presunto conflitto d'interessi di Aya Biran, tra i suoi ruoli di tutore e di "richiedente l'adozione".



Caso Eitan, i legali del nonno: “Non lo ha rapito, la zia non è affidataria del bimbo”
17 novembre 2021

https://www.lastampa.it/cronaca/2021/11 ... o_-414459/

Shmuel Peleg, nonno materno di Eitan Biran, il bimbo sopravvissuto alla tragedia del Mottarone il 23 maggio scorso, non ha rapito il nipote, quando l'ha portato a Tel Aviv l'11 settembre, e non si è trattato, dunque, di un sequestro di persona, anche perché la zia paterna Aya, tutrice del bambino, non è affidataria e non ha diritti di custodia sul minore.

È quanto hanno sostenuto, in sostanza, i legali dell'uomo, rappresentato dagli avvocati Paolo Sevesi, Sara Carsaniga e Paolo Polizzi, davanti al Tribunale del Riesame di Milano per chiedere la revoca dell'ordinanza cautelare, emessa dal gip di Pavia, che ha dato origine al mandato d'arresto internazionale a carico del 58enne.

Il Riesame si è riservato.

I legali, a quanto si è saputo, hanno contestato le accuse di sequestro di persona e sottrazione e trattenimento di minore all'estero, ossia la qualificazione giuridica dei fatti. Fatti che in sé sono chiari, ovvero il trasferimento del bimbo in Israele. Altri aspetti dell'istanza riguarderebbero le esigenze cautelari che giustificano, secondo il gip, l'ordinanza di custodia in carcere (non eseguita). I giudici (Gerli-Alonge-Cucciniello) si sono riservati dopo l'udienza e dovranno decidere (il termine potrebbe scadere tra 5 giorni).

L'ordinanza del gip Pasquale Villani riguarda anche Gabriel Alon Abutbul, “soldato di ventura” dell'agenzia di contractor statunitense BlackWater, che avrebbe aiutato Peleg a portare il piccolo a Tel Aviv.

Sul fronte civile i legali dei nonni materni hanno avanzato una serie di istanze in due udienze ai giudici di Pavia ponendo, tra le altre cose, la questione di un conflitto d'interessi di Aya Biran tra i suoi ruoli di tutore e di richiedente l'adozione. Il Tribunale pavese si è riservato, mentre per l'1 dicembre gli avvocati dei due rami familiari dovranno depositare memorie di fronte al Tribunale per i minorenni di Milano, davanti al quale pende il reclamo contro la nomina della zia come tutrice (depositate anche due istanze urgenti).

Nel frattempo, il bimbo è in Israele con la zia, dopo due decisioni favorevoli da parte dei giudici israeliani, e i legali israeliani dei nonni hanno possibilità di fare ricorso alla Corte Suprema. La Procura generale di Milano ha chiesto l'estradizione dei due indagati, trasmettendo gli atti al Ministero delle Giustizia e si è aperta la fase del dialogo tra le autorità dei due Paesi.



Eitan: legali nonno a Riesame, non è stato un sequestro
Agenzia ANSA
17 novembre 2021

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronac ... bd9ce.html

Shmuel Peleg, nonno materno di Eitan, non ha rapito il nipote, quando l'ha portato a Tel Aviv l'11 settembre, e non si è trattato, dunque, di un sequestro di persona, anche perché la zia paterna Aya, tutrice del bambino, non è affidataria e non ha diritti di custodia sul minore.

E' quanto hanno sostenuto, in sostanza, i legali dell'uomo, rappresentato dagli avvocati Paolo Sevesi, Sara Carsaniga e Paolo Polizzi, davanti al Tribunale del Riesame di Milano per chiedere la revoca dell'ordinanza cautelare, emessa dal gip di Pavia, che ha dato origine al mandato d'arresto internazionale a carico del 58enne.

Il Riesame si è riservato. (ANSA).


Alberto Pento
Eppoi sull'affidamento del bimbo che è cittadino israeliano e non italiano, il tribunale competente non è quello italiano ma quello israeliano.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Eitan è un ebreo cittadino israeliano e non italiano

Messaggioda Berto » gio nov 18, 2021 7:21 pm

Eitan Biran, la Corte Suprema di Israele sospende il rientro in Italia: accolto il ricorso del nonno
Giorgio Carbone
18 novembre 2021

https://www.liberoquotidiano.it/news/it ... talia.html

Sospeso il rientro in Italia di Eitan, il bambino di 6 anni sopravvissuto alla strage del Mottarone. La Corte Suprema d'Israele - cui si era appellato il nonno accusato di sequestro, Shmuel Peleg - ha congelato l’esecutività della sentenza emessa dal Tribunale di Tel Aviv lo scorso ottobre. Una sentenza che aveva disposto il ritorno del piccolo a Pavia insieme alla zia affidataria Aya. "Il signor Peleg ha dimenticato che occorre occuparsi del bene del bambino e continua ad impedire ad Eitan di tornare al tessuto sociale ed educativo da cui è stato rapito", hanno dichiarato i legali della zia Aya Birani.

Adesso la Suprema Corte deve attendere la presentazione delle osservazioni delle parti: gli avvocati della zia paterna e tutrice di Eitan hanno tempo fino al 21 novembre per presentare la loro replica, mentre i legali del nonno devono presentarli entro il 23, per eventuali controrepliche. Dopodiché la Corte Suprema stabilirà come procedere. Nel ricorso, i legali del nonno di Eitan avevano chiesto di disporre "un esame immediato da parte di esperti per chiarire quale sia la reale volontà del bambino ed il suo bene".

La scelta di Peleg di ricorrere alla Corte è avvenuta nei 7 giorni previsti dalla Corte di appello di Tel Aviv, che aveva respinto il ricorso presentato dal nonno disponendo il rientro entro 15 giorni del piccolo. Il 30 ottobre scorso invece il Gip di Pavia aveva firmato un mandato di arresto internazionale per Shmel Peleg e per il presunto complice Gabriel Alon Abutbul, accusati - in concorso con la nonna materna Esther Cohen - dei reati di sequestro di persona, sottrazione e trattenimento di minore all’estero.



Eitan, il ministero alla Procura di Milano: Israele non estrada cittadini
Il dicastero della Giustizia ai magistrati milanesi: da parte di Tel Aviv la consegna a Paesi esteri di persone colpite da mandati di cattura internazionale è facoltativa e finora non è mai successo
15 novembre 2021

https://laprovinciapavese.gelocal.it/pa ... 1.40924085

MILANO. La Procura generale di Milano, che nei giorni scorsi ha inoltrato al Ministero della Giustizia gli atti dell'ordinanza cautelare in carcere per il nonno materno di Eitan e per il suo autista-aiutante con richiesta di estradizione per il rapimento del piccolo, è stata informata dallo stesso ministero che da parte di Israele la consegna a Paesi esteri di persone colpite da mandati di cattura internazionale è facoltativa e che le autorità non hanno mai estradato cittadini israeliani.

Già nei giorni scorsi da fonti di via Arenula si era saputo che tra Italia e Israele si applica la Convenzione europea di estradizione del 1957 di Parigi, ma anche che Israele ha apposto una riserva alla Convenzione in base alla quale non estrada i propri cittadini. Ora di ciò è stata informata la Procura generale, a cui il Ministero della Giustizia dovrà far sapere eventualmente se intenderà chiedere l'estradizione alle autorità israeliane di Shmuel Peleg, nonno del bimbo sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, e di Gabriel Alon Abutbul, soldato dell'agenzia di contractor statunitense BlackWater.

A quanto si è saputo, la sensazione in Procura generale è che prima si attenderà di vedere come andrà a finire la 'partita' del rientro in Italia del bambino (già due le decisioni favorevoli alla zia paterna) e poi, con un dialogo tra ministeri, si definirà la questione del mandato d'arresto internazionale. L'Italia, in teoria, potrebbe chiedere a Israele di perseguire penalmente i due sul proprio territorio per i reati contestati dai magistrati di Pavia.



Alberto Pento
L'affidamento provvisorio di Eitan alla zia in Italia, stabilito dal giudice italiano, dovuto all'emergenza del disastro del Mottarone e alle incerte e precarie condizioni del bimbo ricoverato in ospedale, non ha più ragione di essere poiché queste condizioni non esistono più.
E non è certo il tribunale italiano che ha la giurisdizione umana, civile e politica per decidere a chi affidare definitivamente Eitan che è un ebreo di cittadinanza e nazionalità israeliana e non è certo un italiano anche se risiedeva provvisoriamente in Italia con i gentitori.
I genitori di Eitan e il suo fratellino come i bisnonni materni sono sepolti in Israele la loro terra, la loro madre patria, il loro paese, la loro nazione, il loro stato, non avevano mai fatto testamento di voler essere sepolti in Italia. Il bambino va cresciuto dai suoi parenti in Israele a meno che lui stesso non decida esplicitamente e convintamente di voler essere affidato alla zia in Italia.





Le tante demenzialità dell'Avvenire che non riconosce nemmeno la nazionalità ebraica e la cittadinanza israeliana di Eitan e mette insieme un mucchio di situazioni tra loro molto diverse e slegate tra loro, presentando la cosa alla maniera della gretina Greta Thunberg.



A Eitan, a Matias e agli altri dovremo dire che i grandi sono bravi a scrivere convenzioni, meno ad applicarle
Elisa Chiari
20 novembre 2021

https://www.famigliacristiana.it/artico ... tempo.aspx

Il 20 novembre nelle scuole si racconta la storia della giornata dei Diritti dell’infanzia. Spieghiamo ai bambini che accade perché il 20 novembre del 1989 i grandi si sono messi d’accordo per scrivere una lunga Convenzione, 54 articoli, che mette nero su bianco i diritti dei più piccoli. L’hanno ratificata, cioè fatta propria, tutti gli Stati del mondo, ad eccezione degli Stati Uniti d’America.

Raccontiamo loro che tra questi diritti ci sono principi fondamentali tra cui il diritto a non essere discriminati, il diritto allo sviluppo e al benessere, di cui fanno parte salute, scuola, gioco, il diritto a essere coinvolti in base all’età nelle decisioni che li riguardano. Ma i bambini vivono tra noi, osservano con più attenzione di noi, origliano le notizie dai nostri Tg. Davanti al nostro celebrare la giornata ci chiederanno, loro così specialisti dei “perché”, perché, se tutti hanno firmato questa bella cosa, in Nigeria c’è ancora la poliomielite? Perché ancora tante bambine nel mondo non vanno a scuola? Perché ci sono bambini dietro il filo spinato al freddo al confine della Polonia?

Diremo loro che è un lungo cammino: che ci sono voluti millenni per capire prima che le persone avevano dei diritti e dopo che ci sono voluti secoli per capire che anche i bambini erano persone con diritti loro. E infatti i meno giovani tra noi, cioè i loro nonni, hanno fatto in tempo a vedere l’epoca in cui capitava che già a otto anni i bambini lasciassero la scuola per essere avviati a lavori pesanti, con orari senza fine, per paghe più modeste di quelle dei grandi, un po’ per fame, un po’ perché si doveva ancora maturare la consapevolezza che quella fosse un’ingiustizia. Spiegheremo loro che la scuola, che a otto anni magari si vive come un obbligo sofferto, in certi posti del mondo, nonostante le leggi, non è ancora un diritto scontato e dove non c’è si va al lavoro troppo presto e si perde il diritto di giocare. E nell’ammettere questo dovremo dire loro che i grandi sono bravi a scrivere carte, meno ad applicarle e che comunque per far vivere le buone idee ci vuole tanto tempo.

Ma poi succede di guardarsi attorno, più da vicino, e accanto a quelle dei bambini svegli, ma tutto sommato fortunati, che ci stanno intorno, sentiamo affacciarsi altre domande, più difficili da eludere: sono le domande mute del piccolo Eitan, che ha perso la sua famiglia al Mottarone, e adesso è conteso tra Italia e Israele; della bambina di Sassuolo, cui il compagno della madre ha sterminato la famiglia; del bimbo di un anno morto di freddo alle porte dell’avanzata Europa; di Matias, ucciso dal padre che non accettava la separazione dalla sua mamma; della bimba nata 15 mesi fa con maternità surrogata in Ucraina e lasciata là in un limbo tutto da indagare.

Davanti alle loro domande noi adulti non potremo che abbassare lo sguardo e ammettere che, con tutte le nostre conquiste, non siamo sempre all’altezza dei loro diritti che pure affermiamo. A loro non può bastare la risposta che ci diamo, che ci vuole tempo, perché loro sono quelli per cui non siamo arrivati in tempo. E allora ben venga la giornata purché non serva a celebrare le conquiste raggiunte ma a tenere a mente gli obiettivi di là da venire.
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Re: Eitan è un ebreo cittadino israeliano e non italiano

Messaggioda Berto » lun nov 22, 2021 7:57 pm

Eitan: Riesame conferma ordinanza arresto nonno

Lombardia
Agenzia ANSA
22 novembre 2021

https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2 ... d99dc.html

Il Tribunale del Riesame di Milano ha respinto il ricorso della difesa di Shmuel Peleg, nonno materno di Eitan, il bimbo sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, contro l'ordinanza d'arresto emessa dal gip di Pavia a carico del 58enne accusato del sequestro, l'11 settembre scorso, del nipote portato a Tel Aviv.
Ordinanza che ha dato origine a un mandato d'arresto internazionale, allo stato non eseguito.



Eitan: pm, istanza estradizione nonno giunta in Israele
Agenzia ANSA
26 NOV 2021

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnew ... 245d1.html

La richiesta di estradizione delle autorità italiane nei confronti di Shmuel Peleg, nonno di Eitan su cui pende un mandato di arresto internazionale per il sequestro del nipote portato a Tel Aviv l'11 settembre, "è arrivata alle autorità israeliane".
È quanto risulta alla Procura di Pavia e spetta ad Israele decidere cosa fare anche se pare difficile che si possa arrivare all'esecuzione dell'arresto e all'estradizione del 58enne.
È stato arrestato, invece, a Cipro Gabriel Abutbul Alon, l'uomo che avrebbe aiutato Peleg nel rapimento. Attende l'udienza di convalida dell'arresto e l'estradizione potrebbe avvenire nei prossimi giorni. (ANSA).
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Re: Eitan è un ebreo cittadino israeliano e non italiano

Messaggioda Berto » mar nov 30, 2021 7:37 am

Che giorno triste!

La Corte Suprema israeliana ha rigettato il ricorso di Shmuel Peleg, nonno di Eitan.
29 novembre 2021

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronac ... 8bc72.html

Lo rende noto la famiglia secondo cui il bambino torna ora in Italia come disposto dalle prime due sentenze israeliane.

Gabriel Alon Abutbul - il soldato di un'agenzia di contractor che avrebbe aiutato il nonno di Eitan a rapire il nipote - arrestato lo scorso 25 novembre su mandato d'arresto internazionale a Cipro, è stato scarcerato con obbligo di firma dai giudici ciprioti.

Prossima udienza il 2 dicembre e la procedura sull'eventuale estradizione deve concludersi, a quanto si è saputo, in 60 giorni prorogabili di altri 30.



La Corte Suprema israeliana ha rigettato il ricorso di Shmuel Peleg, nonno di Eitan Biran: il bambino, unico sopravvissuto della tragedia del Mottarone, tornerà in Italia
Eitan Biran torna in Italia: respinto appello del nonno Shmuel Peleg
Davide Frattini
29 novembre 2021

https://www.corriere.it/esteri/21_novem ... e091.shtml

GERUSALEMME — Questa volta la formula dei giudici «entro quindici giorni» significa davvero che Eitan Biran rientrerà in Italia appena la zia paterna Aya è pronta a partire con lui. E in ogni caso «entro il 12 dicembre». La Corte Suprema israeliana ha respinto il ricorso dei nonni materni: Shmuel Peleg e l’ex moglie Esther non hanno altri tribunali a cui rivolgersi nella battaglia per l’affidamento del bambino di sei anni, il padre Amit e la madre Tal sono morti nell’incidente sul Mottarone del 23 maggio.

«Lo Stato d’Israele ha rinunciato a un bambino ebreo, suo cittadino indifeso, senza che la sua voce venisse ascoltata per farlo vivere in terra straniera, lontano dalle sue radici, dalla sua amata famiglia, da dove sono sepolti i suoi genitori e il fratellino». È quello che ribadiscono i Peleg dopo la decisione ed è quello che i loro legali hanno ripetuto al tribunale per la famiglia di Tel Aviv (prima sentenza favorevole al ritorno) e ai giudici d’appello distrettuali (altra conferma). Di fatto la Corte Suprema non ha voluto affrontare il caso, ritenendo i due gradi precedenti sufficienti e lo ha motivato in 17 pagine che ricostruiscono tutti i passaggi.

Adesso i nonni materni si appellano all’Italia perché «riesamini l’affidamento» anche se in questi mesi hanno accusato il Paese dove Eitan è cresciuto da quando ha un mese. «Non ci fidiamo delle autorità locali, tutti i procedimenti sono stati fatti in una lingua che non capiamo».

L’11 settembre il nonno aveva incontrato il piccolo a casa della zia a Travacò Siccomario – in provincia di Pavia, dove vivevano anche i genitori – ed erano usciti per un giro. Che si è rivelato lungo. Aiutato da un altro israeliano lo aveva portato in auto a Lugano e dalla Svizzera erano decollati su un jet privato verso Tel Aviv. Da allora Eitan è in Israele, ha passato i giorni in attesa della prima sentenza in condivisione tra le due famiglie, in queste settimane è stato con Aya.

Gabriel Alon Abutbul, l’esperto di sicurezza privata che gli investigatori italiani hanno individuato come il complice del nonno, è stato arrestato cinque giorni fa a Cipro su mandato di cattura internazionale e scarcerato oggi con obbligo di firma dopo aver versato una cauzione di 200 mila euro. La procedura per l’estradizione verso l’Italia andrà avanti nelle prossime udienze.




Eitan, la Corte suprema israeliana ha deciso: “Deve tornare in Italia entro il 12 dicembre”
29 novembre 2021

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/1 ... e/6409002/

Eitan deve essere riportato in Italia non oltre il 12 dicembre. Lo ha stabilito la Corte Suprema israeliana: il giudice, Alex Stein, ha ricordato che ricordato che il principio base della Convenzione dell’Aja prevede “tolleranza zero verso i rapimenti ed evidenzia la necessità di una restituzione immediata. Non è discutibile – ha sottolineato – che il luogo normale di vita del minore sia in Italia dove ha trascorso quasi tutta la sua esistenza”. Stein ha stabilito che Eitan “è stato portato in Israele con un rapimento e che quindi deve essere restituito ai tutori”. Il giudice ha quindi sottolineato che Peleg non ha provato che il ritorno di Eitan in Italia “rischia di provocargli danni mentali e fisici significativi”. Per il giudice israeliano tocca inoltre alle “autorità giudiziarie italiane” stabilire se ascoltare il minore “nel processo di adozione o in un altro processo che riguardi il suo bene”. Per Stein non è dunque Israele la sede per affrontare queste questioni, come invece chiesto dal nonno materno di Eitan. La Corte ha quindi disposto il pagamento da parte di Peleg delle spese processuali pari a 25.000 shekel (7 mila euro circa).

Una decisione “legalmente, moralmente e umanamente corretta”, hanno commentato Shmuel Moran e Avi Chimi, legali della famiglia Biran: “Sebbene sia un sospiro di sollievo è la fine di un episodio sfortunato, e per lo più dannoso e inutile per il piccolo Eitan”. Il bambino “potrà ora tornare alla sua famiglia in Italia, compresi i suoi nonni, i genitori del suo defunto padre, e a tutte le strutture da cui è stato tolto: mediche, psicologiche ed educative”. Sui Peleg, “speriamo che ora, in considerazione delle loro azioni e delle conseguenze penali delle loro azioni, sapranno fermare le battaglie legali”. Dopo aver evocato che “forse, solo forse, le cose possano tornare a una traiettoria ottimistica di riabilitazione e riconciliazione”, i legali della famiglia Biran hanno augurato al “piccolo Eitan una vita avvolta dall’amore, che cresca su chi riposa, e che conosca bei giorni di pace e tranquillità”.

“Lotteremo in ogni modo legale per riportare Eitan in Israele e impedire la rottura del legame impostogli da sua zia dalla famiglia della sua defunta madre Tal”. Così la famiglia Peleg ha commentato la sentenza della Corte suprema di Tel Aviv, non appellabile. “Lo Stato di Israele oggi ha rinunciato a un bambino ebreo indifeso”, hanno proseguito i nonni e gli zii materni di Eitan. “In una nota si legge che Israele “ha rinunciato a un cittadino israeliano senza che la sua voce fosse ascoltata, a favore della vita in una terra straniera, lontano dalla sua amata famiglia”. La corte di Tel Aviv ha inoltre stabilito che solo Aya Biran, la zia paterna di Eitan, ha diritto all’affidamento del nipote. Il giudice Stain ha inoltre riconosciuto che i precedenti tribunali avevano stabilito che i genitori di Eitan, entrambi deceduti dopo il crollo della funivia, avessero deciso di stabilirsi in Italia a tempo indeterminato, ovvero “per un lungo periodo di tempo e senza fissare una data per il loro ritorno in Israele”.

Intanto Gabriel Alon Abutbul, l’ex militare israeliano ritenuto complice di Schmuel Peleg nel rapimento del bambino, avvenuto l’11 settembre scorso, è stato scarcerato dall’autorità giudiziaria di Cipro dietro il pagamento di una cauzione di 200mila euro. L’uomo, nei confronti del quale era stato eseguito un mandato di arresto europeo, adesso dovrà sottoporsi all’obbligo di firma 2 volte al giorno, in attesa che il giudice cipriota si pronunci sulla sua estradizione, chiesta dalla procura di Pavia che sta indagando sul rapimento del bambino. Era stato arrestato nella sua casa di Limassol il 25 novembre. Dovrà presentarsi nuovamente il 2 dicembre davanti all’autorità giudiziaria cipriota.
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Re: Eitan è un ebreo cittadino israeliano e non italiano

Messaggioda Berto » lun dic 20, 2021 2:01 am

Eitan, troppi conflitti tra le famiglie: tribunale nomina tutore ma resta con la zia. Aya Biran e il marito indagati per furto in casa dei genitori del bambino
Luca De Vito, Sharon Nizza
17 dicembre 2021

https://milano.repubblica.it/cronaca/20 ... 330508584/

Il Tribunale per i minorenni di Milano, nell'ambito del procedimento sul reclamo presentato dai nonni materni di Eitan contro la nomina della zia paterna Aya come tutrice legale, ha deciso di nominare come "tutore" in "sostituzione" della zia "un professionista estraneo ad entrambe le famiglie di origine", mantenendo "il bambino collocato presso la zia".

Lo ha comunicato il presidente del Tribunale per i minorenni Maria Carla Gatto chiarendo che la decisione è stata presa data "l'elevatissima conflittualità, manifestatasi successivamente all'iniziale nomina del tutore" che "ha reso necessaria l'individuazione di un soggetto terzo". La richiesta era stata avanzata anche dalla procura minorile, proprio con l'obbiettivo di tutelare il minore: una decisione molto frequente in tutti quei casi in cui si manifestano delle conflittualità. Il riferimento in questo caso è alle accuse di rapimento mosse dalla procura di Pavia al nonno Shmuel Peleg (con tanto di richiesta di arresto internazionale) dopo che lo scorso 11 settembre l'uomo ha portato il bambino di sei anni con sé in Israele, di nascosto, organizzando un volo privato con l'aiuto di un contractor cipriota. E' "necessario nell'interesse del minore che la funzione di tutore" venga svolta "da una figura terza, estranea all'aspra conflittualità che si è aperta" tra i rami familiari "nonostante l'esplicito richiamo alla collaborazione" da parte del "giudice tutelare", si legge in u passaggio del provvedimento.

Con una nota la famiglia Peleg fa sapere che "accoglie con favore la decisione eclatante del tribunale di Milano di nominare un avvocato come tutore esterno neutrale su Eitan e di rimuovere Aya dalla facoltà di assumere decisioni critiche per il suo futuro. Questo è un primo raggio di luce, a sei mesi dal terribile disastro. La famiglia è fiduciosa che il sistema giudiziario italiano farà tutto ciò che è in suo potere per salvaguardare e proteggere gli interessi di Eitan, come ha fatto e continuerà a fare la famiglia di sua madre".

Intanto gli zii da parte del padre di Eitan Or Nirko e Aya Biran sono stati indagati dalla procura di Pavia per furto nell'abitazione dei genitori del bambino morti nell'incidente della funivia del Mottarone e per diffamazione. L'iscrizione nel registro degli indagati arriva dopo la denuncia presentata alla Polizia di Tel Aviv dalla nonna materna del bimbo, Esther Cohen, a ottobre. La donna li aveva accusati dell'"uso illegale di cellulari ritrovati nell'abitazione dei genitori di Eitan", del presunto furto avvenuto subito dopo l'incidente di gioielli, Ipad e macchine fotografiche e per aver usato illegalmente dei contenuti del computer. La denuncia è stata poi trasferita per competenza da Israele a Pavia.

Arriva la risposta dai legali della zia Aya Biran, gli avvocati Cesaro, Pani, Moran e Chimi, che "esprimono soddisfazione per la decisione che ha respinto completamente tutti i ricorsi della famiglia Peleg in merito alla sua nomina a tutore, confermando che tutti i procedimenti che hanno portato alla nomina della Dott.ssa Biran come tutore sono totalmente leciti e corretti. Inoltre, il tribunale ha stabilito che Eitan continui a risiedere presso Aya Biran. La decisione prevede inoltre che una parte terza venga nominata come tutore neutrale in sostituzione ad Aya, a seguito del rapimento commesso da una delle famiglie, tutore che prenderà decisioni economiche e altre importanti decisioni relative ad Eitan per escludere pretese di conflitto di interessi e permettere ad Aya di dedicarsi alla crescita di Eitan. Purtroppo, in aggiunta alla decisione odierna, la famiglia Peleg cerca di alimentare i media circa l'esistenza di un'indagine contro la dott.ssa Biran, come tipico di una parte che diffama e incita. Queste pubblicazioni non hanno fondamento".

Il piccolo Eitan dopo essere tornato in Italia lo scorso 3 dicembre è andato a vivere a casa della zia. Dopo questa decisione del giudice rimarrà ancora a vivere nell'abitazione di Travacò Siccomario, in provincia di Pavia, ma sarà una terza persona curarlo e occuparsi dell'amministrazione dei suoi beni. Ancora aperta invece la partita sull'affidamento: nei mesi scorsi la zia Aya Biran aveva fatto richiesta di adozione al tribunale dei minori. Anche l'altro ramo familiare, quello materno dei Peleg che vive in Israele, avanzerà la stessa richiesta. "Accogliamo con soddisfazione la rimozione di Aya Biran come richiesto dai nonni materni e appoggiato anche dal procuratore del tribunale dei minori - fanno sapere gli avvocati Sara Carsaniga e Paolo Alberto Polizzi i legali della famiglia Peleg che seguono le vicende che riguardano la tutela del bambino - auspicando che finalmente vi sia un approfondimento nell'interesse del minore per decidere del suo futuro".




Sarà un avvocato di Monza a gestire il patrimonio del piccolo Eitan

17 dicembre 2021

https://www.monzatoday.it/attualita/eit ... monio.html

Il Tribunale dei Minori di Milano ha affidato a un avvocato di Monza la gestione del patrimonio del piccolo Eitan, il bambino unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone.A darne notizia l'Agi.

Eitan, in quella tragedia avvenuta sette mesi fa, ha perso i genitori, il fratellino e i nonni. Il bimbo di soli 9 anni si è miracolosamente salvato. Ma a quel punto è iniziata una difficilissima e dolorosa battaglia legale per il suo affidamento. Eitan, una volta dimesso dall'ospedale, era stato affidato alla zia che vive in provincia di Pavia. Ma poi, alcuni mesi fa, durante una visita del nonno, il bambino è stato portato in Israele. A quel punto la battaglia è passata direttamente nelle aule del Tribunale.

Adesso la svolta. Il piccolo, rientrato poche settimane fa in Italia, continuerà a vivere con la zia; ma tutte le decisioni che lo riguardano verranno prese dall'avvocato monzese.

"L'elevatissima conflittualità, manifestatasi successivamente all'iniziale nomina del tutore ha reso necessaria l'individuazione di un soggetto terzo visto che la contesa parentale insorta indubbiamente contribuisce a complicare ogni scelta personale, relazionale, economica ed educativa che dovrà essere assunta nel prioritario interesse del bambino, già così drammaticamente segnato dai tragici vissuti personali ", ha scritto la presidente del Tribunale per i minorenni di Milano, Maria Carla Gatto, che ha quindi nominato un tutore esterno, "un professionista estraneo a entrambe le famiglie di origine".



Caso Eitan, parla il nonno Peleg: "Temo l'arresto e non lo porterei più via, ma mio nipote mi ringrazierà"

Sharon Nizza
20 dicembre 2021

https://www.repubblica.it/cronaca/2021/ ... 330872909/

PETACH TIKVA (TEL AVIV) - Fissa lo schermo con la chiamata persa dal cellullare di Amit, alle 10:10 del 23 maggio. Poco dopo, si sarebbe spezzata quella maledetta fune e con essa le vite di 14 persone. "Avevamo parlato la sera, quella mattina ci siamo rincorsi e poi è stato troppo tardi". Shmuel Peleg parla dall'abitazione nei pressi di Tel Aviv, dove l'11 settembre, con un jet privato via Lugano, il piccolo Eitan è stato "riportato a casa", nella versione del nonno, "sequestrato" secondo le carte degli inquirenti che descrivono un "certosino piano di esfiltrazione" dei cui elementi Peleg non fornisce ulteriori dettagli "perché soggetti a indagine penale".
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Re: Eitan è un ebreo cittadino israeliano e non italiano

Messaggioda Berto » gio gen 13, 2022 10:20 pm

Caso Eitan, i legali di nonno Peleg: "Non estradatelo in Italia"
10 gennaio 2022

https://www.ilgiorno.it/pavia/cronaca/c ... -1.7233631

Pavia - Nuovo capitolo del caso Eitan, il bambino unico sopravvissuto della tragedia della funivia al Mottarone e conteso dalle famiglie paterna e materna (il bimbo ha perso entrambi i genitori nell'incidente) fra il Pavese e Israele. Gli avvocati di Shmuel Peleg, il nonno materno accusato di aver rapito il nipote portandolo in Israele prima che i giudici affidasseo il bimbo alla zia paterna, si sono rivolti al ministro della Giustizia israeliano Gideon Saar per chiedere che il loro assistito non venga estradato in Italia per essere processato. Lo riporta l'emittente israeliana N12 spiegando che gli avvocati Uri Korb e Sivan Russo temono prossimo un arresto di Peleg e una sua successiva estradizione.

Per evitarlo, i due legali hanno tenuto diversi incontri presso il Dipartimento internazionale della Procura di Stato, come spiega N12. Ai funzionari e al ministro Saar gli avvocati hanno ricordato che Peleg è un tenente colonnello riservista e hanno sottolineato la tragedia subita con la perdita della figlia, di un nipote e del genero. Per questo, i legali chiedono che il loro assistito venga processato in Israele.
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Re: Eitan è un ebreo cittadino israeliano e non italiano

Messaggioda Berto » dom gen 30, 2022 12:32 pm

Eitan, gli zii paterni di Travacò rinunciano ai loro avvocati
M. Fio.
9 gennaio 2022

https://laprovinciapavese.gelocal.it/pa ... 1.41109749

Revocato il mandato ai legali che si erano occupati dei procedimenti a Tel Aviv e in Italia. Resta ancora in piedi il fronte dell’adozione

Gli zii paterni di Eitan, Aya Biran e Or Nirko, hanno rinunciato a tutti i loro avvocati, che li avevano seguiti nell’ambito dei diversi procedimenti civili legati, in particolare alla tutela del bambino. La decisione è stata presa verso la fine di dicembre, in seguito alla nomina di un tutore esterno per il bambino di sei anni, unico sopravvissuto alla strage del Mottarone, e alla revoca di Aya Biran come tutrice. Gli zii si limitano a confermare la circostanza senza rilasciare dichiarazioni. La scelta sarebbe dettata dal fatto che la tutela del bambino è ora nelle mani di un altro avvocato, Andrea Cascio, professionista del foro di Monza, incaricato di occuparsi del futuro del bambino sia negli aspetti educativi che economici.

Gli avvocati (tra loro Cristina Pagni e Grazia Cesaro in Italia, Avi Chimi e Shmuel Moran in Israele) si erano occupati anche del procedimento aperto a Tel Aviv sull’applicazione della Convenzione dell’Aja, che aveva consentito ai Biran di rientrare a Travacò con Eitan i primi di dicembre.

Sempre a dicembre era arrivato a conclusione il procedimento nato dal reclamo dei nonni materni, Shmuel Peleg ed Esther Cohen, contro la nomina della zia come tutrice legale, decisa prima dal tribunale di Torino e poi di Pavia. Il tribunale per i minorenni di Milano ha deciso di nominare come tutore, in sostituzione della zia, «un professionista estraneo ad entrambe le famiglie di origine».

Una decisione, aveva spiegato la presidente del Tribunale per i minorenni Maria Carla Gatto, presa a causa «dell’elevatissima conflittualità, manifestatasi successivamente all’iniziale nomina del tutore», che «ha reso necessaria l’individuazione di un soggetto terzo, visto che la contesa parentale insorta indubbiamente contribuisce a complicare ogni scelta personale, relazionale, economica ed educativa che dovrà essere assunta nel prioritario interesse del bambino, già così drammaticamente segnato dai tragici vissuti personali». Eitan, che riprenderà a frequentare la scuola delle Canossiane a Pavia, dove era stato già iscritto, si trova collocato «presso la zia», cioè continua a restare nella casa di Travacò, dove era rientrato dopo la decisione dei giudici di Tel Aviv, ma d’ora in avanti le decisioni sul bambino saranno nelle mani del nuovo tutore, che dovrà comunque sottoporre ogni decisione al vaglio del Tribunale dei minori. Resta aperto, a questo punto, il fronte dell’adozione: una domanda è stata presentata a settembre proprio da Aya Biran, l’altra, ad agosto, era stata depositata a Tel Aviv dalla zia materna Gali Peleg. —
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Berto
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Re: Eitan è un ebreo cittadino israeliano e non italiano

Messaggioda Berto » mer set 07, 2022 9:08 pm

Il calvario di Eitan: dopo la tragedia una seconda vita in Italia
Laura Cataldo
23 maggio 2022

https://www.ilgiornale.it/news/cronache ... 1653313611

Ad un anno dalla tragedia del Mottarone, dove morirono 14 persone tra cui la famiglia di Eitan Biran, unico superstite e simbolo di questa sciagura, il piccolo potrà avere finalmente giustizia. Il bambino, infatti, dopo aver perso entrambi i genitori, ha dovuto subire un'infinita diatriba, fatta di litigi e minacce, tra i parenti materni e quelli paterni per contendersi l'affido del piccolo. Da qualche tempo, però, sembra che il bambino abbia ricominciato a vivere la sua età cercando di dimenticare tutto ciò che ha passato.

Il 23 maggio del 2021 la funivia 3 che percorre Stresa-Alpino-Mottarone precipita nel vuoto a pochi metri dall'ultima stazione, lasciando senza vita i corpi di 14 persone sparpagliati nel bosco. L'unico sopravvissuto è Eitan, un bambino di 5 anni, figlio maggiore di una giovane coppia israeliana che viveva da anni a Pavia. Il padre gli salva la vita: con il suo corpo ammortizza il colpo proteggendolo dalla caduta. Da quel momento, però, il bambino perde non solo i genitori ma con loro anche il diritto ad una vita tranquilla.

Il rapimento del piccolo

Dopo la tragedia, infatti, il nonno materno ne rivendica l'affido, nonostante il parere contrario dei parenti paterni e dopo varie liti l'uomo rapisce il bambino dalla casa della sorella del papà, Aya, portandolo in Israele. Gli zii materni di Eitan reclamano l'adozione del bambino e il suo trasferimento affinché possa essere educato con i principi ebraici. "Eitan è tenuto in ostaggio in Italia da una famiglia che non gli era vicina in alcun modo. Il suo diritto è che dovrebbe avere una casa dove i suoi genitori volevano che crescesse; come ebreo in una scuola ebraica, e non in una scuola cattolica in Italia. È tenuto prigioniero", sostengono gli zii Gali e Ron Perry. Tra le due famiglie inizia una battaglia dentro e fuori l'aula del tribunale.

Quando Eitan viene portato in Israele dal nonno stava seguendo un percorso di riabilitazione, con il supporto degli psicologi, che lo seguono fin da quando è stato ricoverato in ospedale. La paura più grossa, in quel momento, è che tutto il lavoro venga perso e che il bambino, già molto fragile, possa traumatizzarsi maggiormente. Per questo motivo il nonno viene accusato di sequestro di persona e sottoposto agli arresti domiciliari. Con lui viene indagata anche la moglie, Etty Peleg, considerata la "mente" del sequestro del nipote. Gli zii paterni chiedono a gran voce un aiuto da parte dello Stato italiano, sostenendo che "la famiglia Peleg trattiene Eitan come i soldati dell'esercito israeliano sono tenuti prigionieri nelle carceri di Hamas - dichiara Or Nirko (marito di Aya Biran, la zia tutrice legale del bambino conteso) -. La famiglia Peleg si rifiuta di dire dove il bambino si trova. Lo nascondono in una specie di buco".

Sono giorni di estrema sofferenza, di telecamere puntate verso questa assurda battaglia in cui l'unica vittima è un bambino a cui è crollato il mondo addosso e con esso ogni speranza nel futuro.

La svolta del caso

Ad ottobre 2021, a cinque mesi di distanza dal terribile incidente, il giudice del tribunale della famiglia di Tel Aviv decide che Eitan deve tornare a casa della zia in Italia. "Il tribunale non ha accolto la tesi del nonno che Israele è il luogo normale di vita del minore né la tesi che abbia due luoghi di abitazione", dichiara il giudice nella sentenza con cui accoglie il ricorso della zia affidataria, imponendo il rientro immediato in Italia del bambino.

La faida familiare, però, continua feroce, combattuta a colpi di ripicche, minacce e fango gettato dai parenti materni su quelli paterni e viceversa. La zia Aya, infatti, dopo la decisione del tribunale, vola a Tel Aviv e riprende con sé il nipote tagliando ogni rapporto con la famiglia della madre del piccolo. "Eitan è a Tel Aviv ma la zia non lo fa vedere ai nonni - spiegano i legali dei parenti che denunciano la donna - La nonna ha fatto denuncia alla polizia israeliana, che sta avviando le ricerche del bambino. I nonni si sono anche rivolti al Tribunale di Tel Aviv".

Alla fine Eitan torna in Italia e nonostante i suoi pochi anni di vita è come se ne avesse vissute più di una. A dicembre il volo decollato da Tel Aviv atterra all'aeroporto di Orio al Serio (Bergamo). Da quel momento il piccolo torna a vivere con la zia paterna, anche se seguito da una terza persona che gli fa da tutore. "È necessario nell'interesse del minore che la funzione di tutore venga svolta da una figura terza, estranea all'aspra conflittualità che si è aperta tra i rami familiari nonostante l'esplicito richiamo alla collaborazione da parte del giudice tutelare", così cita il provvedimento del tribunale.

Ancora oggi però, dopo un anno della tragedia, la controversia tra le due famiglie è aperta."Eitan è con noi nei nostri cuori e nei nostri pensieri. Continueremo a lottare per lui perché cresca in Israele, la sua casa naturale, casa della sua famiglia, luogo di sepoltura dei suoi genitori e del fratellino", con queste parole, il portavoce israeliano del nonno di Eitan, Gadi Solomon, ha fatto sapere che la famiglia materna non si è ancora arresa.

In mezzo a tutta questa vicenda, all'interno della quale le battaglie legali per fare giustizia alle vittime del Mottarone sono ancora in corso, e dopo che lo Stato ha spento i riflettori alla vicenda, l'unico che ha davvero diritto di dimenticare rimane solo il piccolo Eitan.



Alberto Pento

Mai dimenticare che questo bambino è israeliano ed ebreo e che il suo paese è Israele dove sono seppelliti i suoi genitori che erano ebrei israeliani, uccisi in Italia dalla irresponsabilità dolosa di alcuni italiani.

Gino Quarelo
Alberto Pento Infatti farlo crescere in Italia con la famiglia della zia è un privarlo dell'identità israeliana ed ebraica dei suoi genitori, un crimine contro l'umanità. Una vergogna che Israele abbia permesso che questo bambino sia stato sottratto alla famiglia dei nonni materni. I nonni paterni non si sono mai sentiti è come se fossero morti.


Mai dimenticare che questo bambino è israeliano ed ebreo e che il suo paese è Israele dove sono seppelliti i suoi genitori che erano ebrei israeliani, uccisi in Italia dalla irresponsabilità dolosa di alcuni italiani.
Farlo crescere in Italia con la famiglia della zia è un privarlo dell'identità israeliana ed ebraica dei suoi genitori, un crimine contro l'umanità. Una vergogna che Israele abbia permesso che questo bambino sia stato sottratto alla famiglia dei nonni materni.
I nonni paterni, invece, non si sono mai sentiti è come se non fossero mai esistiti o fossero morti.



Caso Eitan: chiusa l'inchiesta su rapimento per il nonno e il complice
8 luglio 2022

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronac ... 1316d.html

Per il caso del rapimento del piccolo Eitan, unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, la Procura di Pavia ha chiuso le indagini, in vista della richiesta di processo, nei confronti del nonno del ramo materno Shmuel Peleg e del suo presunto complice Gabriel Abutbul Alon, accusati di sequestro di persona aggravato, sottrazione e trattenimento di minore all'estero e appropriazione indebita di passaporto.

Come emerge dall'avviso di conclusione dell'inchiesta è stata stralciata, probabilmente per una richiesta di archiviazione, la posizione della nonna Esther Cohen.

Come si legge nell'imputazione, firmata dal pm Valentina De Stefano della Procura guidata da Fabio Napoleone, Peleg e Abutbul l'11 settembre 2021 avrebbero portato via il piccolo, che aveva 6 anni, "prelevandolo dal domicilio stabilito dall'Autorità giudiziaria italiana", a Travacò Siccomario (Pavia), "sottraendolo alla tutrice" Aya Biran, zia paterna, "nominata con decreto del 26 maggio 2021" del giudice di Torino.

E l'avrebbero fatto con un "piano premeditato e organizzato" privando il minore della "libertà personale" e portandolo in Israele, con un volo privato da Lugano, "contro la volontà della persona che ne aveva la custodia". Da qui l'accusa di sequestro di persona aggravato, perché su minore. Dopo una battaglia giudiziaria a Tel Aviv i giudici israeliani avevano disposto il rientro del bambino in Italia.

Peleg e Abutbul sono anche accusati di sottrazione e trattenimento di minore all'estero e di essersi appropriati del passaporto israeliano del bimbo, "senza restituirlo" a quella che era la tutrice, ossia la zia Aya, "entro il termine" del 30 agosto 2021, come aveva stabilito il giudice di Pavia.

Abutbul, 50enne soldato di un'agenzia di contractor, israeliano e residente a Cipro, avrebbe fatto da autista a Peleg aiutandolo nel suo piano. Era stato estradato in Italia a giugno in esecuzione di un mandato d'arresto europeo. Era stato interrogato dal gip di Pavia, che lo aveva rimesso in libertà col divieto di dimora a Milano, Pavia e Varese, e così era rientrato a Cipro. Su Peleg, 59 anni e che vive a Tel Aviv, ancora pende un mandato d'arresto internazionale ed è improbabile che le autorità israeliane diano seguito alla richiesta di estradizione italiana.







Eitan, il nonno Shmuel Peleg arrestato e subito scarcerato a Pavia: è accusato del sequestro del bambino
Peleg avrebbe sottratto il bambino alla zia paterna Aya Biran, all'epoca sua tutrice, portandolo con sé in Israele
Eitan, il nonno arrestato e subito scarcerato a Pavia: Peleg è accusato del sequestro del bambino
Mercoledì 7 Settembre 2022

https://www.ilmessaggero.it/italia/eita ... 13979.html

È stato arrestato, e subito scarcerato, Shmuel Peleg, nonno materno del piccolo Eitan. Accusato del sequestro del bambino, unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, l'uomo è stato sottoposto a interrogatorio di garanzia in tribunale a Pavia. Al termine, il gip ha sostituito la custodia cautelare in carcere con il divieto di dimora a Milano, Varese e Pavia, dove il bambino vive con gli zii paterni e i cuginetti. Disposto anche il divieto di avvicinamento al nipote, nelle prossime ore il 59enne farà rientro in Israele, a Tel Aviv, dove vive. Approfittando di una visita concessa dalla famiglia paterna, a cui il bimbo era affidato, l'11 settembre dello scorso anno Peleg, ex militare, prelevò il bambino dalla casa della zia, Aya Biran, e con la complicità dell'autista Gabriel Abutbul Alo, anche lui arrestato e poi rilasciato per il rapimento, portò il nipote in Israele con un volo privato partito dalla Svizzera.

L'accusa

«Pensavo di avere diritto di stare con mio nipote, di aver fatto una cosa lecita. Il piccolo è sempre stato bene con me, non l'ho mai nascosto, appena siamo arrivati a Tel Aviv ho informato subito la zia Aya e le autorità locali», si è difeso nell'interrogatorio, durato circa tre ore. Peleg, su cui pendeva da mesi l'ordinanza di custodia in carcere emessa dai magistrati di Pavia e un mandato d'arresto internazionale, «si è presentato stamani spontaneamente a Malpensa», come riferito dall'avvocato Sevesi che lo assiste con la collega Sara Carsaniga. Ad attenderlo c'erano i legali e gli agenti della Squadra mobile per eseguire l'arresto.

Una procedura, in pratica, 'concordata'. Nel corso dell'interrogatorio, l'uomo ha ribadito ciò che più volte aveva detto anche in alcune interviste, respingendo l'accusa di aver rapito il nipote, tornato in Italia dopo tre mesi su disposizione del tribunale di Tel Aviv. Subito portato dall'aeroporto in tribunale, «davanti al gip senza manette e per tre ore ha fornito spiegazioni su tutto, compresi gli aspetti affettivi e sentimentali di questa vicenda», ha spiegato ancora Sevesi. La difesa ha chiesto la revoca o la sostituzione della misura cautelare e il giudice ha sostituito il carcere col divieto di dimora a Pavia, Milano e Varese e di avvicinamento a Eitan senza autorizzazione. In serata, ha chiarito il legale, il 60enne tornerà in Israele. In pratica, per Peleg è stata applicata la stessa procedura seguita per il presunto complice, Gabriel Abutbul Alon. Intanto, dopo la chiusura dell'inchiesta a luglio a carico dei due, si va verso la richiesta di processo.
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