Demenziali pseudo intellettuali di destra e di sinistra

Re: Demenziali pseudo intellettuali di destra e di sinistra

Messaggioda Berto » gio nov 11, 2021 10:18 pm

Il virus editoriale antisemita
11 novembre 2021

http://www.linformale.eu/il-virus-edito ... ntisemita/

Non solo le Edizioni Segno, in Italia sono numerose le case editrici, di estrema destra e di estrema sinistra, che stampano libri dai contenuti antisemiti e antisionisti.

In tal senso, sul versante della destra radicale, si distinguono la Thule Italia Edizioni e la Ritter. La prima, il cui nome evoca la Thule-Gesellschaft, il cenacolo antisemita che, secondo lo storico Giorgio Galli, costituì il “nucleo primigenio del Partito Nazionalsocialista e, di conseguenza, uno dei presupposti fondamentali della vicenda storica del regime hitleriano”, per sua stessa ammissione si è assunta “l’onere e (l’onore) di rendere in italiano e in versione integrale libri come Il Mito del XX secolo di Rosenberg, I Fondamenti del XIX secolo di Chamberlain, il Mein Kampf di Hitler, Datemi 4 anni di tempo di Berndt, Horst Wessel di Ewers“.

Con l’obiettivo di “conoscere la storia del XX secolo, e in special modo il nazionalsocialismo, di cui tanto ancora si discute, dai documenti piuttosto che dalle opinioni”, la Thule Italia Edizioni propone, oltre ai libri sopra citati, i discorsi di Hitler, i diari di Goebbels, testi di propaganda nazista, tra i quali spicca Lotta contro il nemico mondiale di Julius Streicher, il malefico direttore del torbido e pornografico settimanale antisemita Der Stürmer, il cui tono è il seguente: “Quando, dopo la funesta guerra mondiale, una marmaglia di galeotti messa insieme dall’ebreo si era impadronita del potere in Germania, quando trionfavano codardia e meschinità – mentre coraggio e fedeltà venivano invece disprezzati –, era del tutto tipico che il borghese, divenuto vile, si sottomettesse volontariamente alla subumanità“.

Non manca nemmeno il Manifesto per spezzare l’asservimento all’interesse del denaro di Gottfried Feder, militante nazista e studioso di economia. Viene spontaneo chiedersi se la pubblicazione di libri dal contenuto inequivocabilmente antiebraico sia, veramente, orientata solo agli storici dell’argomento e non piuttosto a cultori di rune e svastiche. Inoltre, se consideriamo che la Thule Italia Edizioni è espressione di un’omonima associazione culturale, che intende fare informazione “alternativa”, il sospetto che la casa editrice celi motivazioni ideologiche diventa piuttosto consistente. Non a caso, sei anni fa, l’Osservatorio antisemitismo, aveva pubblicato un articolo di Francesco Germinario, intitolato Goebbels & C, i cattivi maestri che piacciono agli italiani, nel quale si descriveva la casa editrice Thule come “gravitante nell’ambiente di Casa Pound”. È un caso che un editore con un nome ambiguo, che pubblica testi nazisti, sia anche legato a un movimento di estrema destra?

Passiamo ora alle Edizioni Ritter, che si dichiarano specializzate in “Storia Militare, Fascismo e Nazionalsocialismo, Armi e Forze Speciali, Neofascismo, Ultras, Musica Alternativa ed Etnonazionalismo”, ha pubblicato i libri deliranti di Gianantonio Valli, medico antisemita, autore di testi dai titoli piuttosto eloquenti: Sessantottismo. Radici ebraiche di una devastazione e Giudeobolscevismo. Il massacro del popolo russo, nella cui nota editoriale si legge: “Se la storia ebraica riflette sempre il tema che il popolo di Israele è il popolo scelto da Dio per redimere il mondo, è vero che questo popolo deve essere un partner attivo, nelle imprese umane come in quelle divine. Per questo, nel XIX e XX secolo, impazienti, senza attendere l’arrivo di quel Messia che avrebbe liberato l’umanità, gruppi sempre più numerosi di ebrei, fidenti nelle nuove Tavole laicizzate da Marx, diedero vita al più atroce tentativo di distruggere il mondo reale. Questo ponderoso saggio documentale mette in evidenza, senza possibilità di dubbio o confutazione, come dietro al bolscevismo, come dietro a ogni comunismo che tra le due guerre cercò di incendiare l’Europa, ci sia stata la longa manus ebraica non solo ideologica ma anche organizzativa, e non tanto a livello dei sottufficiali, quanto proprio a livello degli ufficiali superiori”.

Il testo di Valli sul “Giudeobolscevismo” è stato elogiato da Maurizio Blondet, decano degli antisemiti italiani, in un articolo apparso sul sito Blondet & Friends, intitolato Confessione di un intellettuale: sono del tutto inutile. Altri testi di Valli, ormai non più disponibili, vennero pubblicati dalla casa editrice Effepi, vera e propria miniera di letteratura antisemita.

Sul fronte dell’estrema sinistra, si segnala Zambon editore, d’impronta marcatamente rossobruna, che fa uscire testi radicalmente antisionisti, come quelli di Alan Hart e dell’esponente del movimento BDS Amedeo Rossi. Tra i titoli spiccano La censura di Facebook agli ordini dei sionisti di Diego Siragusa, un attivista antisionista tra i più accaniti e il falsario Ilan Pappé con Controcorrente. La lotta per la libertà accademica. Zambon editore sembra specializzato in propaganda filopalestinese, tra le pubblicazioni si rinvengono anche i seguenti titoli: Missione di inchiesta delle Nazioni Unite sul conflitto di Gaza, Spezzare l’assedio. Il cinema del conflitto israelo–palestinese, USA: padroni o servi del sionismo? I meccanismi di controllo del potere israeliano sulla politica degli USA e L’Occidente all’ultima crociata. L’impero, NATO e Al Qaida: predatori di primavere.

Anche in questo caso, i suddetti testi sono disponibili nel sito di IBS, in quello di Amazon e nello store online della Feltrinelli. Sebbene si tratti di piccoli editori, case editrici come quelle qui presentate non vanno sottovalutate, poiché il commercio online ha reso la promozione dei testi poco costosa e più capillare. Le tesi antisemite contenute in molti dei libri elencati si sono diffuse sul web in modo impressionante, attirando non pochi sprovveduti e coalizzando fanatici di diversa estrazione politica. Sottovalutare l’influenza di gruppi neototalitari è sempre un errore.


Alberto Pento
Che vergogna per il Veneto!
https://www.amministrazionicomunali.it/ ... zioni-srl#
ZAMBON EDIZIONI SRL
ITALIA VENETO VENEZIA JESOLO
VIA ANTICHE MURA, 12


Antisemiti veneti: comunisti, fascisti, venetisti, cristiani e nazisti maomettani

http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 205&t=2690
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Re: Demenziali pseudo intellettuali di destra e di sinistra

Messaggioda Berto » mar dic 28, 2021 10:25 pm

ROSENBERG AGGIORNATO
Niram Ferretti
28 dicembre 2021

https://www.facebook.com/permalink.php? ... 4575318063

Leggiamo sul numero di Limes uscito a maggio, dedicato alla "questione israeliana", il contributo di Diego Fabbri, l'allucinato collaboratore di quella che si presenta come "Rivista italiana di geopolitica". Vale la pena riportarne il primo paragrafo. Il turgore della prosa e non solo quello, lo vedremo a breve, fa immediatamente pensare a un autore più noto, Alfred Rosenberg:
"Che ne sarà dell’impero israeliano dopo la rivolta dei palestinesi interni? Benché scambiata per nazionalistica, la Legge fondamentale sulla nazione del 2018 confermò il dominio del ceppo ebraico sulla minoranza araba, protagonista di una spettacolare crescita demografica, superiore a quella dei concittadini ebrei. Escamotage giuridico per cristallizzare una superiorità già sostanziale, formalizzazione dell’egemonia, grammaticalmente centrata su di una specifica stirpe. Prodromo della materiale annessione di metà della Cisgiordania, sospesa soltanto su pressione statunitense, temporaneamente barattata con la resa di Emirati Arabi Uniti e Bahrein, tradotta nei cosiddetti accordi di Abramo, ispirati dall’Arabia Saudita, altro ex nemico in tragica difficoltà".
Già, Israele, che a seguito della Guerra dei Sei Giorni conquistò la penisola del Sinai, restituita interamente all'Egitto con gli Accordi di Camp David del 1979, che con gli Accordi di Oslo del 1993-1995 consenti la gestione amministrativa del 40% del territorio della Giudea e Samaria che il Mandato per la Palestina del 1922 gli aveva assegnato interamente, all'Autorità Palestinese, che nel 2005 lasciò Gaza, oggi diventata la roccaforte di Hamas, sarebbe per il Fabbri furioso, un "impero".
Mai si vide nella storia un impero che non solo non si estendeva oltre i confini legali che un impero vero, quello britannico, gli aveva assegnato, ma cedeva progressivamente territori, non invasi per allargare la propria estensione (la vocazione di ogni impero) ma catturati a seguito di guerre di aggressione.
Ma Dario Fabbri, consulente ISPI, ha in mente altro. Per lui gli ebrei sono "stirpe", per non dire "razza", non si usa più, ricorda troppo un antisemitismo d'antan, duro e puro, meglio dire "ceppo ebraico", camuffa meglio, ma poi la mascherina cade subito, è troppo più forte dell'autore il conato mentale, che ripropone l'immarcescibile paradigma antisemita degli ebrei dominatori e spossessatori.
La legge fondamentale del 2018, la quale null'altro ha fatto se non statuire tautologicamente che Israele è lo Stato degli ebrei, scopo con il quale fu fondato nel 1948, per fornire al popolo ebraico appunto proprio Stato, diventa il suggello della pervicace volontà di dominio ebraica, la stessa che aveva messo in luce Alfred Rosenberg, in "Der staatsfeindliche Zionismus" (Sionismo, nemico dello Stato) libro pubblicato nel 1921.
Rosenberg scriveva che in Palestina gli ebrei usavano “Il vecchio metodo di espellere e cacciare attraverso mezzi ‘legali’ la vera popolazione che aveva vissuto lì per migliaia di anni”.
Il mito della cacciata o espulsione della autoctona popolazione araba da parte del protervo dominatore ebreo, è duro a morire, nonostante i fatti, inesorabilmente lo smentiscano, poichè già a metà Ottocento con le prime immigrazioni ebraiche, le terre vennero comprate spesso a prezzi esorbitanti dalle famiglie dei latifondisti arabi che le possedevano, dagli ebrei che dall'Europa avevano deciso di trasferirsi in Palestina. Non che Fabbri sostenga questo, no, si limita a dirci che Israele, l'Israele della sua convulsa immaginazione, è una nazione "scossa da impulsi identitari", in cui "il ceppo ebraico", la "stirpe" imperiale è impegnata nella sottomissione della popolazione araba e nel consolidamento di un impero.
Null'altro che un aggiornamento di "Der staatsfeindliche Zionismus" di Alfred Rosenberg del quale Limes si fa megafono solerte.


Democrazia etnica, apartheid e dhimmitudine
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 141&t=2558
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Re: Demenziali pseudo intellettuali di destra e di sinistra

Messaggioda Berto » gio gen 13, 2022 7:41 pm

L'antisemitismo di Vittorio Sgarbi nella versione moderna di antisraelismo


IL PUDORE DI MONI OVADIA E LA SPUDORATEZZA DI VITTORIO SGARBI
Niram Ferretti
13 gennaio 2021

https://www.facebook.com/permalink.php? ... 4575318063

Ora sappiamo che Israele ha perpetrato un genocidio nei confronti del popolo palestinese. Era arrivato il momento finalmente di saperlo e lo abbiamo saputo. Ce lo ha detto non Moni Ovadia, presente alla conferenza di presentazione del Festival delle Momorie, (badate bene la declinazione al plurale), che si terrà al Teatro Comunale di Ferrara di cui è direttore, ma il suo sponsor, Vittorio Sgarbi, signorotto di Ferrara e piccolo boss culturale.
Quando è stato il suo turno di parlare, Sgarbi ha detto quello che Ovadia dice da anni. Ascoltiamolo.
"Io ho chiamato Moni Ovadia per la considerazione del suo grande impegno e anche per la natura di ebreo, tra l'altro in forte contrasto con il mondo ebraico tradizionale, perché di uno sterminio lui per pudore non si occupa, quello dei palestinesi. Sarebbe una provocazione troppo grave, aggiungere anche quello sterminio che lo Stato di Israele è venuto facendo in questi anni, per ragioni che si possono discutere, ma che sono indiscutibili, rispetto al fatto".
Sì, conosciamo tutti il pudore di Moni Ovadia, nei confronti dello "sterminio" dei palestinesi da parte di Israele, lo ha sempre coltivato con dolore, sommessamente e dobbiamo ringraziare Sgarbi per averlo sottolineato, lui che invece questo pudore non lo ha e ci dice che Israele stermina i palestinesi.
Con un amico così chi ha bisogno di nemici?



Conferenza stampa presentazione Festival delle Memorie - dal ridotto del Teatro Comunale Ferrara
Festival delle Memorie | In occasione del Giorno della Memoria, una settimana di incontri e spettacoli con testimoni e voci autorevoli del mondo della cultura. Uno sguardo nuovo e inedito nel segno di una “memoria universale” che abbraccia tutti i popoli vittime di genocidi. Dal 25 al 30 gennaio a Ferrara.

https://www.facebook.com/teatrocomunale ... 184057190/
Conferenza stampa di presentazione del progetto ideato da Moni Ovadia
Lunedì 10 gennaio 2022 ore 12 in diretta dal Ridotto del Teatro Comunale di Ferrara
intervengono:
Marco Gulinelli, assessore alla Cultura del Comune di Ferrara
Moni Ovadia, direttore della Fondazione Teatro Comunale di Ferrara
Marcello Corvino, direttore artistico della Fondazione Teatro Comunale di Ferrara
Franco Cardini, curatore degli incontri pomeridiani del Festival
Vittorio Sgarbi, presidente della Fondazione Ferrara Arte



Moni Ovadia l'ebreo ateso e sinistrato che odia Israele e che sta dalla parte dei nazi maomettani

Ebrei di sinistra, sinistre mostruosità umane assai razziste
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 197&t=2802
Ebrei di sinistra, sinistre mostruosità umane, razziste, antisraeliane e antisemite, antidemocratiche e castuali, che violano e calpestano i diritti umani naturali universali e civili dei nativi e cittadini europei ed italiani.
L'orrore degli ebrei di sinistra che sostengono e promuovono il nazismo maomettano.

Demenziali e fanatici ebrei antisionisti
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 197&t=2240

Ebrei e non più ebrei che odiano gli ebrei e/o Israele
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 197&t=2469
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Messaggioda Berto » dom giu 12, 2022 7:33 pm

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Messaggioda Berto » dom giu 12, 2022 7:33 pm

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Demenziali pseudo intellettuali di destra e di sinistra

Messaggioda Berto » dom giu 12, 2022 7:33 pm

Franco Cardini
https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Cardini

ROSSOBRUNO CARDINIANO
Niram Ferretti
12 giugno 2022

https://www.facebook.com/niram.ferretti ... 9216938854
Nel mondo di cartapesta di Franco Cardini, fu medievalista e poi ideologo e fabbricatore di fiction in cui i fatti e la realtà si dissolvono per lasciare apparire al loro posto immagini tra l’onirico e il fantastico, c’è una costante che non delude mai i suoi lettori, il cattivo, infatti, è sempre l’Occidente e il buono è sempre ciò che ad esso si contrappone.
Nulla di che meravigliarsi, già ragazzo, Cardini venne folgorato dall’ex collaborazionista e ardente ammiratore del Terzo Reich, Jean Thiriart, fondatore dell’organizzazione Giovane Europa che aveva come finalità quella di sganciare il vecchio continente dagli Stati Uniti e dal Patto Atlantico. Da allora e forse anche prima, non è dato saperlo, gli USA, agli occhi di Cardini, come a quelli del suo assai più celebre omologo americano, Noam Chomsky, sono diventati come Mordor ne “Il Signore degli Anelli”.
Tutto è buono quando si tratta di resistere all’impero del denaro, all’arrembaggio del Weltmarket. Non importa se oggi l’ex Cina comunista vi si sia convertita, sono gli USA la minaccia maggiore alla sopravvivenza del pianeta. E Cardini, che, nella sua vita è stato uomo di intersecazioni, in modo particolare quella tra gli “ismi”, di cui, l’Islam è l’ultima folgorazione dopo le amorevoli inclinazioni fascio-catto-comuniste che lo hanno preceduto, ha trovato anche in esso un buon antidoto.
Lo si comprende. L’Islam è l’approdo di tutto ciò che sanamente si contrappone alla tabe occidentale, ed è, infondo, la soluzione ultima, anche se iniziale (essendo esso, per i suoi seguaci, la religione primigenia dell’umanità), a ogni alienazione.
Lo scrisse chiaramente un eroe cardiniano, l’ayatollah Khomeini a Gorbaciov, il 1 1°gennaio del 1989: “Dichiaro chiaramente che la Repubblica Islamica dell’Iran, che è il bastione più saldo dell’Islam nel mondo, può facilmente riempire il vuoto ideologico del vostro sistema”. Ed è davvero un peccato che Cardini non sia giunto prima di ora a queste stesse conclusioni, si sarebbe risparmiato molta fatica, deviazioni e strade senza uscita.
Leggerlo fa sempre gusto. Il campionario è vintage, ma come il classici non delude mai. Così, in una intervista di un paio di anni concessa al sito, Osservatorio globalizzazione impariamo che:
“Il Patto di Varsavia, l’alleanza politico-militare tra URSS e i paesi suoi “satelliti”, è stata la necessaria risposta al patto NATO, a sua volta determinato dal fatto che gli statunitensi, rompendo una loro consuetudine politica che datava dalla cosiddetta “dottrina Monroe”, hanno preso a impegnarsi sempre di più come potenza egemone non solo sul Pacifico, ma anche sull’Atlantico. Una volta disintegrata l’Unione Sovietica, anche grazie all’impegno politico, diplomatico e culturale statunitense e allo strumento propagandistico degli ideali della “società del benessere”, vale a dire del consumismo, quella politica si è procurata altri nemici, sempre più agguerriti nella misura nella quale essa, provocando una sempre maggior concentrazione di ricchezza, determinava un generale impoverimento dei popoli”.
Nemmeno Gianni Minà o Lucio Manisco. L’URSS virtuosa con i suoi alti ideali di eguaglianza e fraternità che ha dovuto soccombere contro il Weltmarket, il peggiore flagello che ha colpito l’umanità e di cui Adam Smith, Ludwig Von Mises, Friederich Hayek sono stati i sacerdoti. Esemplare.
La politica imperialista economica americana che impoverisce i popoli e arricchisce se stessa è filastrocca assai stantia, ma sempre efficace nonostante i fatti la smentiscano inesorabilmente. Basta guardare i dati concreti (ma gli ideologhi hanno sommo orrore della realtà) dal dopoguerra ad oggi per quanto riguarda il livello di povertà nel mondo. Come ha dichiarato recentemente il presidente del World Bank Group, Jim Yong Kim, “Negli ultimi 25 anni, più di un miliardo di persone sono uscite dall’estrema povertà e il livello globale della povertà è oggi inferiore a quello mai storicamente registrato. Questo è uno dei più grandi conseguimenti umani della nostra epoca ”. Ma non c’è nulla da fare, “I fatti non hanno accesso nel regno delle nostre fedi”, scriveva Marcel Proust. E la fede di Cardini è granitica, la sua ortodossia non ammette smagliature. Nella stessa intervista può infatti proclamare:
“Le potenze occidentali sottoposte all’egemonia statunitense hanno largamente provato di aver bisogno, per sopravvivere a se stesse conferendosi valori etici e culturali che evidentemente non sono più in grado di promuovere, di un “nemico metafisico”. L’Occidente contemporaneo, dopo aver battuto il “Male assoluto” nazista e l’”Impero del Male” comunista e sovietico (espressione coniata da Ronald Reagan nel 1983), aveva bisogno d’inventarsi un altro nemico, il “Terrore islamico”. Questa espressione si diffuse globalmente nel 2001, dopo l’11 settembre, e fu poi adottata dal governo di George W. Bush jr. a proposito del rais iracheno Saddam Hussein, precipitosamente derubricato da alleato nella tensione contro l’Iran a “nuovo Hitler” nella seconda guerra del Golfo.. L’adozione del passepartout ideologico costituito dal libro The clash of civilizations di Samuel Huntington e i movimenti neoconservative e theoconservative statunitensi, facilmente impiantati anche da noi, hanno fatto il resto, favorendo un ridicolo clima da “nuova crociata”.
È questo il feuiletton preferito del cantastorie rossobruno. Torvo, cupo. Un po’ Dumas, un po’ Eugène Sue. L’Occidente a traino americano che si inventa i mali, prima il nazismo, poi il comunismo, e poi, sì, poi, l’Islam nella forma del “terrore islamico”. Perché anche questa è una fola. Certo. Il jihad non fu mai praticato dai seguaci di Maometto se non come tenzone spirituale, è cosa nota. L’Islam è sempre stato pacifico e se, a volte, è stato guerriero, lo è sempre stato per reazione, per necessità, mai per vocazione. Fu solo e unicamente per reazione che nel settimo secolo il jihad detonò dall’Arabia. L’imperialismo islamico si impose solo per difesa, in Occidente come in Asia e in Africa. Certamente reazione fu, a chi non voleva e non vuole sottomettersi al Verbo del Profeta. Ma, per Cardini, le crociate sono solo state cristiane, e i cattivi da copione sono caucasici, europei in primis e poi, in seconda battuta, ameriKani. Quanto a Samuel Huntington è un vero villain, va bene per tutte le occasioni. I terzomondisti, o alterglobalisti, ne hanno fatto una caricatura, come gli atei militanti alla Hitchens e Dawkins l’hanno fatta dell’Altissimo. Colui che scrisse un libro rimasto negli annali della politologia della seconda metà de Novecento, ben sapeva che, “Fintanto che l’Islam resterà l’Islam (cosa che farà) e l’Occidente resterà l’Occidente (che è più dubbio) il fondamentale conflitto tra queste due civiltà e modi di vita continuerà a definire le loro relazioni nel futuro come le ha definite nel passato per quattordici secoli“. E a Bernard Lewis non pareva proprio che la violenza perpetrata in nome dell’Islam fosse una conseguenza della protervia occidentale, ma un dispositivo intrinseco alla sua stessa vocazione, quando scriveva: “La divisione tradizionale islamica del mondo in Casa dell’Islam e Casa della Guerra, due gruppi necessariamente opposti, dei quali il primo ha l’obbligo collettivo della lotta continua contro il secondo, ha ovvi paralleli con la visione comunista degli affari mondiali…il contenuto delle credenze è del tutto diverso, ma il fanatismo aggressivo del credente è il medesimo”.
Di nuovo nulla di tutto ciò nel dispositivo concettuale del burbanzoso fiorentino. L’Islam è solo palingenesi e umiliati e offesi, sublimi porte e angelologia. L’intervista in questione contiene altre perle.
“La grande crisi nasce nel 1979 dal susseguirsi di due eventi precisi e quasi contemporanei. Primo: l’impiantarsi in Iran della repubblica islamica nata coralmente da una grande rivoluzione di popolo contro la tirannia interna e l’umiliazione esterna imposta alla sua gente dallo shah Mohammed Reza Palhevi che aveva inaugurato un regime di dura repressione con introduzione coatta dei costumi occidentali in Iran e aveva nel contempo consentito agli statunitensi di spadroneggiare nel suo regno, provocando un sentimento di quasi unanime esasperata reazione dal quale fu cacciato a furor di popolo. Secondo: la necessità di cacciare i sovietici dall’Afghanistan e di metter fine all’esperimento socialista afghano, obiettivi che si sarebbero potuti ottenere in modo relativamente facile se gli afghani avessero accettato l’aiuto della repubblica islamica dell’Iran, vicina e disposta a muoversi (com’era nei voti del capo militare afghano comandante Massud, che pur era un musulmano sunnita mentre gli iraniani sono sciiti). Per “liberare” l’Afghanistan senza ricorrere agli iraniani, gli USA scelsero di appoggiarsi al loro principale alleato musulmano, il wahhabita re dell’Arabia saudita, che inviò in Afghanistan i suoi combattenti-missionari. Questi ultimi immisero in quel Paese un tipo d’Islam fanatico e retrivo, estraneo alle tradizioni afghane e tipico invece della setta wahhabita, fino ad allora confinata nel sud dell’Arabia. Da allora il wahhabismo ha innervato l’intero Islam, dilagando e distorcendone il carattere, fino a giungere al punto al quale siamo adesso: i wahhabiti, egemonizzati dal primo alleato degli USA nel mondo arabo, intendono egemonizzare a loro volta l’intero Islam sunnita sostenendo una guerra civile (fitna) contro gli sciiti in genere e gli iraniani in particolare. Tale guerra ha purtroppo il supporto sia degli USA, sia d’Israele, per ragioni e considerazioni di carattere politico-strategico che personalmente ritengo infauste”.
È stato necessario riportarla tutta intera questa infilata esorbitante di grotesqueries. Per Cardini è irrilevante che la guerra fratricida tra sunniti e sciiti cominci con la morte stessa di Maometto e perduri fino ad oggi. La colpa dell’estremismo islamico sarebbe solo dei wahhabiti a seguito della guerra in Afghanistan. E, ovviamente, ça va sans dire, i mandanti sarebbero loro, gli Stati Uniti, promotori anche del terribile Scià di Persia. Il fatto che il jihad, nella sua versione moderna, nasca in Egitto nel 1928 grazie ad Hassan al Banna e alla Fratellanza Musulmana, è un altro di quei fatti scomodi, che vanno doviziosamente rimossi dalla scena onde possano intaccare la fiction cardiniana. Quanto ai missionari, chi fu più missionario dell’ayatollah Khomeini il quale innestò l’Islam sull’impianto ideologico rivoluzionario marxista, la cui ispirazione trovò in Alì Shariati? Ce lo ricorda Melanie Phillips in The World Upside Down: The Global battle over God, Truth and Power:
“Ali Shariati, un prominente ideologo della rivoluzione islamica in Iran, era un islamo-marxista che si basò cospicuamente sull’estremista anticolonialista Franz Fanon e la sua concezione di creare ‘un uomo nuovo’. Shariati mutuò da Fanon la descrizione dei ‘diseredati della terra’ e la tradusse in persiano rivitalizzando il termine coranico, mostazafin, o ‘il diseredato’. Sotto l’influenza di Shariati, gli estremisti iraniani diventarono marxisti e lessero Che Guevara, Regis Debray e il terrorista della guerriglia urbana, Carlos Marighela…Sotto l’influenza di Shariati, l’ayatollah Khomeini introdusse nel pensiero islamico radicale il fondamentale concetto marxista del mondo diviso in oppressi e oppressori…Nel 1980 Khomeini aveva stabilito una ‘rivoluzione islamica’ culturale di stile comunista per purgare ogni traccia di influenza occidentale dai licei e dalle università”.
Ma guai a incolpare l’Islam sciita, così puro e nobile e soprattutto antagonista degli amerikani, mentre, come è noto, i sunniti, soprattutto la Casa di Saud, sono intrecciati agli USA dal 1945.
Occorre fermarsi. Prendere respiro. Gli ebrei sono alle porte, ma Cardini è scaltro, evita accuratamente di cadere in un antisemitismo troppo corrivo. Gli ebrei restano in filigrana, presunti e non desunti. E sempre nella medesima intervista, a un certo punto, ecco aprirsi l’uscio su Israele:
“L’alleanza statunitense-israeliana-saudita, alla quale si sono accodati tanto la NATO quanto paesi arabi quali Egitto e Giordania, sta seriamente minacciando la pace, nel Vicino Oriente e nel mondo…La lotta ai migranti dall’Africa condotta senza combattere le vere cause della migrazione, ovvero l’alleanza tra le lobbies multinazionali che depredano suolo e sottosuolo africano, i governi locali tirannici e corrotti loro complici e la copertura internazionale che Francia e Gran Bretagna forniscono loro utilizzando sistematicamente lo strumento del veto in sede di consiglio di sicurezza ONU a tutte le risoluzioni che potrebbero fornire qualche via d’uscita al problema continentale africano, è il secondo grande problema del nostro mondo. Politica degli USA ed egemonia delle lobbies finanziarie internazionali sono le prime responsabili della situazione internazionale odierna”.
Questo è il nadir. C’è tutto, ma proprio tutto l’armamentario. Le calcificazioni, le ossidazioni della mente. Israele, gli Usa, i sunniti, le lobbies delle multinazionali, gli immigrati africani. Mancano gli Illuminati, il gruppo Bilderberg, i Savi. Sono impliciti, dentro nell’impasto. I topoi sono vecchi, stantii, puzzano di muffa, ma Cardini non demorde. La pace nel mondo sarebbe a rischio a causa di Israele, gli USA e gli arabi sunniti. Attenzione all’incastro. Non è Israele da solo che mette a repentaglio la sicurezza mondiale, rodato paradigma di antisemiti e antisionisti pluridecorati, ma lo è insieme agli USA e alla Casa di Saud. Se voglio lanciare il sasso contro gli ebrei e gli israeliani, lo lancio contemporaneamente contro altri bersagli. Mi limitassi al solo Israele, si noterebbe troppo, e Cardini non è un Blondet o un Fusaro qualunque.
Il Medioriente non sarebbe in tensione perenne da settanta anni a causa delle opposte mire arabo-islamiche, delle lotte intestine e tribali per conseguire il basto del potere, unicamente convergenti e solidali quando si tratta di unirsi nel tentativo di distruggere Israele. Il problema attuale non sarebbe l’espansionismo neo-imperiale sciita che si protende sulla Siria, in Libano, in Iraq, in Yemen, con appendice a Gaza. Non sarebbe l’impulso millenarista della rivoluzione islamica congiunto alla dichiarata intenzione di volere distruggere Israele. No. Anche qui gli sciiti sono rimossi dalla scena. I puri buoni sciiti. L’ultima frase del pistolotto brilla di luce propria.
Sembra uscita da un comunicato radio di Berlino o di Roma degli anni Trenta. Chi c’è dietro le lobbies finanziare internazionali e la politica degli USA? Chi gobierna el mundo? Cardini non lo dice, anche se in un suo feuilleton sulla seconda guerra del Golfo, Astrea e i Titani, scriveva a proposito degli USA
“Politica degli USA ed egemonia delle lobbies finanziarie internazionali sono le prime responsabili della situazione internazionale odierna”.
“Di quale potere sovrano esso è rappresentante, di quale sovrana volontà esso è l’esecutore, al di là delle forme giuridiche preposte a legittimarlo. È sua la detenzione del potere imperiale o dietro ad esso ed altre forze, attualmente ‘in presenza’ nel mondo, si cela un ‘impero invisibile’-nel senso etimologico del termine, che cioè non è responsabile, non deve rispondere alle sue azioni-dinanzi ai suoi sudditi, i quali neppure sanno-o almeno, non con chiarezza-essere tali?“
Basta una leggera spinta, un tocco in più, ed ecco apparire I Protocolli.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Demenziali pseudo intellettuali di destra e di sinistra

Messaggioda Berto » dom giu 12, 2022 7:34 pm

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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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