Mostruosità italiane o italiche

Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » lun ott 15, 2018 8:56 pm

«L’ambulanza non la chiamiamo, tanto muori stasera. Ora ci firmi un foglio e ci lasci la casa» ·
IxR Pietro
Prato. Maltrattamenti alla casa di riposo: “L’ambulanza non la chiamo, tanto muori stasera”
Biagio Chiariello

https://www.informarexresistere.fr/prat ... 7m-CdFh0C8


Nuovi sviluppi per il caso della Rsa di Narnali. Le riprese effettuate con lo smartphone da alcuni degli infermieri che hanno poi denunciato le malefatte dei tutor sembrano inchiodare i protagonisti della vicenda. Le vessazioni subite dagli anziani ospiti erano continue.

“Respiri male? Noi l’ambulanza non la chiamiamo, tanto muori stasera… Anzi, ora ci firmi un foglio e ci lasci la casa”. Questa è solo una delle sconvolgenti intimidazione che alcuni infermiere e operatrici sociosanitarie avrebbero rivolto agli anziani pazienti ricoverati nella casa di riposo di Narnali (Prato).

Parole agghiaccianti, rievocate ieri in tribunale dai due principali testimoni, nel corso del processo a carico delle quattro imputate che hanno scelto il rito ordinario (altri nove infermieri sono stati condannati nel novembre 2016 dal gup Angela Fantechi).

Come si legge su La Nazione, ieri sul banco dei testimoni è salito il tirocinante infermiere Michele Corsetti, che insieme al “collega” Diego Longo. ha denunciato le malefatte del gruppo di operatori sanitari della struttura per anziani. Grazie alla loro denuncia alle forze dell’ordine, la squadra mobile ha avviato le indagini, col contribuito di intercettazioni ambientale, che hanno portato alla luce emergere, dal 2014 in poi, centinaia di episodi di maltrattamenti verbali, oltre ad isolati episodi di violenza fisica. Corsetti ha risposto alle domande del pm Egidio Celano, davanti al giudice Francesca Scarlatti, incentrate sulle due figure alle quali è stato affiancato per un mese a Narnali: l’infermiera tutor M. C. L. e l’operatrice sociosanitaria L. D. M. Il tirocinante ha ribadito come fosse incessantemente sbeffeggiato, schernito e umiliato dall’infermiera tutor. Per questo motivo non sarebbe riuscito ad intervenire quando dovette assistere all’episodio della anziana che respirava male: “Volevo imparare la professione e mi sono trovato davanti gente così…”.

Dopo la denuncia alle autorità, Corsetti avrebbe iniziato ad acquisire prove autonomamente. Diversi i filmati effettuati con lo smartphone, contenenti offese rivolte ad alcune pazienti ricoverate in struttura, sono stati acquisito dagli inquirenti. Una paziente, allettata e incapace di muoversi, sarebbe stata ingiuriata in più occasioni con epiteti pesantissimi a sfondo sessuale. La registrazione è ora agli atti del processo. Rispondendo alle domande di Antonino Denaro, avvocato difensore di M. C. L, il testimone è sbottato: “Quella donna mi fa schifo, mi auguro di non vederla mai più. Nessuno dovrebbe trovare un’infermiera come lei”.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » ven nov 23, 2018 8:59 am

Grandi Opere, nella maxi-retata arrestati anche il progettista e il manager del ponte sullo Stretto
Paolo Fior e Ferruccio Sansa
27 Ottobre 2016

https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/1 ... to/3126414

Proprio un mese fa, nel giorno in cui Matteo Renzi rilanciava il progetto, Michele Longo ed Ettore Pagani erano al suo fianco. Da ieri sono agli arresti nell'ambito dell'inchiesta che ha portato in manette anche il figlio dell'ex ragioniere dello Stato Monorchio e in cui è finito indagato Lunardi jr. Il premier minimizza: "Processo sia rapido. Stiamo parlando di arresti legati a vicende del passato"

A un mese esatto dal roboante annuncio del rilancio del progetto del Ponte sullo Stretto, la maxi-retata di mercoledì 26 ottobre ha tolto dalla circolazione alcuni di quelli che erano gli uomini chiave del progetto e che erano proprio di fianco al premier Matteo Renzi a Milano nel giorno dell’annuncio. Si tratta del presidente e del vice-presidente del Consorzio Cociv, Michele Longo ed Ettore Pagani. Due uomini espressione del gruppo Salini-Impregilo. Il primo, Longo, ne è una delle figure apicali essendo general manager domestic operation e avendo quindi la responsabilità non solo delle opere del cosiddetto Terzo Valico, ma anche di tutte le altre operazioni italiane che coinvolgono il gruppo. Di più, è l’uomo del Ponte, colui con il quale lo Stato deve parlare se l’argomento è la maxi opera tra Sicilia e Calabria. E Pagani è il suo braccio destro, nonché “responsabile del progetto Ponte sullo Stretto” per conto di Impregilo, come recita il suo curriculum.



Grandi opere, 21 arresti per corruzione e appalti truccati in tutta Italia
Redazione 26 ottobre 2016

http://www.today.it/cronaca/grandi-oper ... -2016.html

Corruzione in appalti per grandi opere, 21 arresti in tutta Italia. I reati contestati sono corruzione e tentata estorsione. Gli investigatori ipotizzano un'associazione per delinquere che ha compiuto condotte corruttive per ottenere contratti di subappalto.

GLI ARRESTI - Dalle prime luci dell'alba, tra il Lazio, la Lombardia, il Piemonte, la Liguria, la Toscana, l'Abruzzo, l'Umbria e la Calabria i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma stanno eseguendo una misura cautelare emessa dal GIP presso il Tribunale di Roma, nei confronti di 21 indagati, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio e tentata estorsione.

CORRUZIONE - L'attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, e condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Roma, convenzionalmente denominata "Amalgama", ipotizza un'associazione per delinquere finalizzata al compimento di condotte corruttive per l'ottenimento di contratti di subappalto nell'ambito dei lavori per la realizzazione di varie opere pubbliche.

LE GRANDI OPERE - Le opere pubbliche sono: tratta TAV "A.V./A.C Milano-Genova-Terzo Valico Ferroviario dei Giovi" (Alta Velocità Milano-Genova); sesto Macrolotto dell'Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e della People Mover di Pisa.

IL GRUPPO - L'indagine ricostruisce le condotte illecite di un gruppo di persone costituito, organizzato e promosso da colui che - fino al dicembre 2015 - era il Direttore dei Lavori nell'ambito delle tre citate opere pubbliche - e dal suo socio di fatto, un imprenditore calabrese operante nel ramo delle costruzioni stradali, che si è avvalso del contributo di altre 9 persone, tra cui anche alcuni funzionari del consorzio COCIV.

ALTA VELOCITA' - In particolare, la Guardia di Finanza di Genova, si legge in una nota delle fiamme gialle, sta eseguendo 14 ordinanze di custodia cautelare emesse dal G.I.P. del Tribunale di Genova, per i reati di corruzione, concussione e turbativa d'asta, nei confronti di alcuni imprenditori e di dirigenti di un consorzio - General Contractor - che sta realizzando una linea ferroviaria ad alta velocità di importanza strategica per il Paese. Le indagini svolte dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria di Genova e coordinate dalla Procura della Repubblica del Capoluogo Ligure, hanno consentito di appurare episodi di corruzione, concussione e di turbativa d'asta perpetrati dagli indagati, nei vari ruoli dagli stessi ricoperti negli anni, in relazione all'aggiudicazione di commesse per un valore complessivo di oltre 324 milioni di Euro.

OFFERTE ANOMALE - Nell'ambito delle attività è emersa una convergenza investigativa con i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, delegati dall'Autorità Giudiziaria della capitale, con i quali si è svolta una costante collaborazione sia a livello investigativo che giudiziario. In particolare, dall'attività investigativa è emerso che in occasione dello svolgimento delle gare indette dal General Contractor, alcuni dirigenti preposti allo svolgimento delle stesse, per pilotare l'assegnazione dei lotti ad alcune società ed escluderne altre, hanno fatto in modo, in alcuni casi, che offerte "anomale" divenissero regolari in violazione ai principi della "par condicio" e, in altri, si sono avvalsi della compiacenza di concorrenti di comodo, in realtà non interessati all'aggiudicazione della gara, per indirizzare direttamente l'assegnazione all'unico concorrente interessato. In una circostanza la turbativa veniva accompagnata dal pagamento di una somma di denaro. Allo stato sono in corso di esecuzione numerose perquisizioni e sequestri di documentazione in Liguria, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto-Adige, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Molise e Campania, in cui sono impegnati i Finanzieri di 19 Comandi Provinciali.





Materiali scadenti per ponti e viadotti, verifiche Gdf su 150 appalti
2018-11-21

https://www.ilsole24ore.com/art/notizie ... 1542798571

Sono circa 400 i finanzieri del Comando Friuli Venezia Giulia impegnati nel Triveneto e in 11 Regioni per una seire di acquisizioni documentali, perquisizioni e sequestri disposti dalla Procura di Gorizia presso 120 enti pubblici e società nell’ambito di una indagine su appalti di opere pubbliche per un valore stimato di oltre un miliardo di euro. L'inchiesta ipotizza turbative d'asta tra le imprese coinvolte per effetto di pratiche collusive, ma anche frodi nella realizzazione di ponti, viadotti, cavalcavia, sottopassi, gallerie, piste aeroportuali costruite utilizzando materiali difformi da quelli dichiarati.

Accertamenti sulla Tre Valli Umbre
Gli accertamenti in corso riguardano in particolare circa 150 gare d'appalto per la realizzazione o la manutenzione di opere pubbliche. Tra queste, anche alcune riguardanti opere e strade da realizzare nelle zone dell'Italia centrale colpite dal terremoto del 2016 tra cui la strada statale 685, l’arteria trasversale della bassa Umbria denominata Tre Valli Umbre. Le verifiche delle Fiamme Gialle si concentrano sulle gare indette in tre anni, dal 2015 al 2018.

Controlli inaccurati e forniture con frode
Secondo i finanzieri - che hanno chiamato l'operazione “Grande Tagliamento” - le opere venivano realizzate utilizzando talvolta materiali non certificati o comunque difformi da quelli dichiarati e in quantità inferiori rispetto a quelli richiesti e fatturati, riscontrando anche un comportamento a volte omissivo di chi avrebbe dovuto controllare. Tra i reati, si ipotizzano associazione a delinquere, turbativa d'asta, inadempimenti e frodi nelle pubbliche forniture, subappalti in violazione di legge e concussione.

Coinvolte le maggiori stazioni appaltanti
Diverse le stazioni appaltanti coinvolte: Autostrade per l'Italia, Anas, Veneto strade Spa, Autovie Venete Spa, Commissario per l'emergenza della mobilità riguardante la A4, Friuli Venezia Giulia Strade Spa, Concessioni Autostradali Venete Spa, Commissario per l'emergenza traffico in province Treviso e Vicenza, le società che gestiscono gli aeroporti di Trieste (Aeroporti Friuli Venezia Giulia Spa), Treviso (Aer Tre Spa), Venezia (Save Spa), Verona (Aeroporto Valerio Catullo Spa), la Regione Friuli e le società competenti per i porti di Trieste (Autorità di Sistema portuale del mare Adriatico orientale) e di Monfalcone (Consorzio per lo sviluppo economico del monfalconese).
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Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » ven nov 23, 2018 9:02 am

Abusivismo edilizio

Abusivismo, ricorsi e tragedia: il Comune finse di non vedere
Angelo Scarano - Lun, 05/11/2018

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 97093.html

Già nel 2011 il Comune di Casteldaccia avrebbe potuto eseguire l'ordine di demolizione per la villetta abusiva

"Indaghiamo per disastro colposo e omicidio colposo. Siamo nelle primissime fasi delle indagini e nei prossimi giorni, quindi, potrebbero esserci degli aggiornamenti. Al momento si procede contro ignoti.

L'abusivismo è il principale colpevole e lo sottolineo". Il procuratore di Termini Imerese Ambrogio Cartosio che indaga sulla strage di Casteldaccia non ha dubbi: il colpevole è l'abusivismo.

Ma chi è che avrebbe dovuto contrastare l'abusivismo? Il Comune. Che ora finisce nella bufera. Perché se è vero che nel 2008 il ricorso al Tar aveva allungato i tempi, è anche vero che tre anni dopo, come scrive Repubblica, il Comune di Casteldaccia avrebbe potuto eseguire l’ordinanza di demolizione per la villa abusiva.

Questo perché alla fine del 2011 il Tar si era pronunciato sul ricorso e aveva emesso un decreto di "perenzione", che scatta per l'inattività delle parti dopo due anni. Non solo. Il Comune, come ricostruisce Repubblica, non si era costituito in giudizio e per questo non aveva ricevuto comunicazione dell’esito del procedimento.

Circostanze che smentiscono il sindaco Giovanni Di Giacinto che ieri affermava che il Tar non si fosse neanche pronunciato.



https://it.wikipedia.org/wiki/Abusivismo_edilizio
In Italia l'abusivismo edilizio ha assunto proporzioni di scarso paragone con altre realtà continentali, giungendo ad assumere una rilevanza sociale ai limiti dell'ordinarietà. La stessa percezione di illegalità del fenomeno, dato anche il numero di nuclei familiari che vi hanno o vi hanno avuto coinvolgimento, è considerata incredibilmente talmente tenue che il reato commesso non comporta reazioni di riprovazione sociale per rilevanti quote della popolazione. Questo malcostume in Italia ha danneggiato e continua a danneggiare l'economia, il paesaggio e la cultura della legalità e del rispetto delle regole.

Se nella prima metà del Novecento si portarono a compimento diverse importanti trasformazioni nella previsione legale delle materie riferite agli immobili e nella gestione del territorio, dopo la seconda guerra mondiale si ebbero le prime ondate di diffusa edificazione in spregio delle normative urbanistiche ed edili.



La mappa dell'abusivismo edilizio in Italia
Daniele Ferri
2018/11/05

https://www.lettera43.it/it/articoli/cr ... lia/225129

Dal 2004 a oggi, dopo l'ultimo condono, la lotta contro l'abusivismo edilizio in Italia è stata combattuta con armi spuntate. La strage di Casteldaccia in Sicilia, dove nove persone hanno perso la vita per l'ondata di piena del torrente Milicia, in una villetta che poteva e doveva essere demolita già sette anni fa, ha riacceso l'attenzione dell'opinione pubblica su un fenomeno drammatico, fotografato da Legambiente nel rapporto "Abbatti l'abuso", presentato proprio a Palermo a settembre del 2018. Perché le case abusive nel nostro Paese non vengono quasi mai rase al suolo?


PRESCRIZIONI CHE RESTANO INAPPLICATE

In Italia l'immobile abusivo colpito da un'ordinanza di abbattimento che non viene eseguita entro i 90 giorni successivi diventa, secondo la legge, a tutti gli effetti di proprietà del Comune. L'ente municipale deve demolirlo in danno dell’ex proprietario, oppure destinarlo a usi di pubblica utilità. Legambiente segnala però che negli uffici comunali preposti quasi nessuno applica queste prescrizioni, visto che rispetto ai 57.432 abusi non demoliti censiti dall’associazione solo 1.850 (appena il 3%) sono stati acquisiti al patrimonio comunale. Un'inerzia compiacente, che rischia di diventare addirittura complice. Il risultato, infatti, è che le case rimangono nella disponibilità degli abusivi, che ne godono senza alcun titolo e spesso senza oneri. La villetta di Casteldaccia travolta dalla piena del Milicia era stata persino data in affitto, circa due anni fa, alla famiglia vittima della tragedia.


CAMPANIA MAGLIA NERA, FRIULI VENEZIA GIULIA AL TOP

La situazione è particolarmente critica al Sud. In Campania, negli ultimi 14 anni, è stato abbattuto solo il 3% delle case abusive oggetto di ordinanza a livello regionale. In Calabria solo il 6%, in Puglia il 16,3% e in Sicilia il 16,4%. Il Friuli Venezia Giulia, al contrario, è la regione che ha eseguito il maggior numero di ordinanze di demolizione: 65,1%. Secondo Legambiente risultano buoni, pur collocandosi sotto il 50%, i risultati della Lombardia (37,3%), del Veneto (31,5%) e della Toscana (24,8%). Mettendo a confronto le diverse parti d'Italia, l'Istat ha certificato che l'indice di abusivismo edilizio tocca il 49,9% del patrimonio immobiliare al Sud, il 20,7% al Centro e il 5,9% al Nord.


NON SEMPRE È UN PROBLEMA DI SOLDI

Occorre inoltre sfatare un mito. Si dice spesso che in Italia le case abusive non vengono demolite per mancanza di risorse economiche. I proprietari sui quali ci si dovrebbe rivalere sono al verde (almeno formalmente) e i bilanci dei Comuni sempre in rosso, mancano le alternative. Non sempre è così. Basti pensare che, come scrive Il Sole 24 Ore, risulta utilizzato solo al 55% il Fondo per la demolizione delle opere abusive creato dalla Cassa depositi e prestiti. Dal 2004 a disposizione dei sindaci ci sono 50 milioni di euro, su un Fondo rotativo che anticipa tutte le spese con commissioni minime da restituire al recupero dei costi o comunque entro cinque anni. A questo strumento, però, si è fatto ricorso per un importo medio di 509 mila euro. Una goccia nel mare: solo 120 domande pervenute nel 2014, la metà nel 2013. Del resto, al 31 dicembre 2016, i circa 25 milioni già assegnati risultavano ancora non erogati. L'assegnazione dei fondi, infatti, avviene dopo che il Comune interessato presenta a Cdp tutti gli atti che dimostrano la regolarità della decisione di demolire. I soldi, invece, arrivano solo dopo l'effettiva rimozione dell'abuso, con la fattura dell'impresa esecutrice. Il denaro, quindi, resta bloccato, perché la demolizione non si realizza quasi mai: un cane che si morde la coda.


SOLTANTO NEL 2016 CENSITI 17 MILA ABUSI EDILIZI

Nel frattempo, nel solo 2016, tra nuove costruzioni e ampliamenti di edifici già esistenti gli abusi edilizi commessi in Italia sono stati circa 17 mila. Secondo le stime del Cresme, citate dall'Agenzia Giornalistica Italia, i luoghi interessati vanno da Terracina a Civitavecchia, da Palermo al Salento, dalla Liguria all'arcipelago della Maddalena in Sardegna, dalle spiagge del Barese a quelle di Agrigento. Un caso celebre è la collina di Pizzo Sella, 1 milione di metri quadrati di cemento illegale su un'area a vincolo idrogeologico alle spalle del mare di Mondello, in provincia di Palermo. I carabinieri che hanno messo i sigilli agli edifici e ai terreni l'hanno definita «una colossale speculazione immobiliare, che nasconde un'imponente operazione di riciclaggio di Cosa Nostra». C'è poi il villaggio di Lesina a Torre Mileto, in provincia di Foggia. Mentre a Capo Colonna, nell'area archeologica in provincia di Crotone, ci sono 35 costruzioni abusive sotto sequestro dai primi Anni 90 «che sopravvivono indisturbate alle ruspe». Soltanto alcune, a 26 anni di distanza, sono state demolite a giugno del 2018. Infine c'è il caso di Ischia, al centro delle polemiche politiche che hanno investito il decreto Genova. Circa 600 case sono state colpite da ordine definitivo di abbattimento, ma sono 27 mila le pratiche di condono presentate dagli abitanti negli anni precedenti e in attesa di risposta.


IL MINISTRO COSTA STUDIA UNA NUOVA LEGGE

Il ministro dell'Ambiente Sergio Costa, dopo la strage di Casteldaccia, ha detto di voler affrontare di petto il problema dell'abusivismo: «Ho costituito un gruppo di lavoro fatto da magistrati, forze dell'ordine e giuristi per studiare e proporre al parlamento e al governo una norma più veloce per gli abbattimenti, perché dobbiamo tutelare il bene collettivo». L'esecutivo, inoltre, sta valutando la possibilità di accedere ai Fondi europei di solidarietà per i danni causati dal maltempo. Sul dossier stanno lavorando da una parte il ministro degli Affari europei, Paolo Savona, e dall'altra il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, insieme al ministro dell'Economia Giovanni Tria.




A Casteldaccia il maltempo fa 9 morti, due famiglie distrutte. Sotto accusa l'abusivismo. In totale 12 vittime in Sicilia
2018/11/04

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca ... 2a29b.html

A Casteldaccia, in provincia di Palermo, il maltempo fa una strage: nove persone, compresi due bimbi, di uno e tre anni, e un adolescente, muoiono rimaste intrappolate dentro una villetta.

Ma in Sicilia, in totale, sono 12 le vittime. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si reca nella regione, mentre da Trieste arriva la solidarietà del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. "In queste ore tanti nostri militari, che ringrazio particolarmente, - ha detto - sono impegnati con tanti volontari nel soccorso ai territori che sono stati investiti da un'ondata di maltempo con drammatiche conseguenze di lutti e devastazioni. Ai familiari delle vittime va tutte la vicinanza dell'Italia e alle zone colpite la solidarietà piena e concreta".

Il bilancio più grave nel Palermitano, dove è stato dichiarato il lutto cittadino. La furia dell'acqua ha cancellato due famiglie, i cui componenti si erano riuniti per passare la serata insieme in una villetta situata in località Casteldaccia. L'edificio è stato sommerso dall'acqua e dal fango del fiume Milicia, ingrossato dalle piogge e le nove persone all'interno sono annegate.

Il racconto disperato del sopravvissuto - VIDEO

Il premier Conte ha annunciato che sono stati messi a disposizione per il dissesto idrogeologico un miliardo per interventi di sicurezza del territorio, per proteggere e salvaguardare le vite umane. Poi ulteriori 50 milioni per le autorità di bacino per regolare i flussi d'acqua. "Dopo avere firmato i provvedimenti necessari a gestire l'emergenza maltempo, mi accingo a convocare il Consiglio dei Ministri, la prossima settimana, per deliberare lo stato di emergenza. Con la deliberazione dello stato di emergenza il Governo disporrà lo stanziamento delle prime risorse e adotterà gli interventi necessari a superare l'emergenza", ha annunciato su Facebook.

La drammatica fuga da un ristorante di Bolognetta - VIDEO

Sotto accusa c'è l'abusivismo: baracche costruite alla bene e meglio, villette adiacenti alla piana dove scorreva il fiume Milicia senza argini o mura di cemento: è questa la zona dove è avvenuta la strage del maltempo a Casteldaccia . La casa dove sono morte 9 persone è a meno di 300 metri dal normale corso del fiume Milicia quasi sotto ai piloni dell'autostrada e vicino vi sono baracche di legno e lamiera e qualche prefabbricato. Un centinaio di metri più avanti c'è la casa di riposo Martina. A questo piccolo agglomerato edilizio si accede da una stradella, che permette solo il passaggio di un'automobile, che parte dalla strada statale 113 dopo Casteldaccia e prima di Altavilla Milicia.

Il fiume segna il confine tra i due comuni. A destra del Milicia si apre un pianoro dove vi sono agrumeti e anche qualche abitazione: anche queste sono state rovinate dalla piena. Questo appezzamento di terreno termina dove si erge una falesia: sotto la montagnola si trovava la villetta che è stata devastata dall'acqua. Gli abitanti della zona dicono che raramente il fiume ingrossato formava fango ma mai era avvenuto un allagamento così impetuoso.

Almeno due lottizzazioni abusive, case fuori legge con fognature che scaricano nel fiume. E' il quadro descritto da Giuseppe Virga, sindaco di Altavilla Milicia, comune confinante con quello di Casteldaccia. "Da assessore e poi da sindaco - racconta - ho fatto prima segnalazioni verbali ai carabinieri, poi un esposto alla Procura di Termini Imerese insieme all'ex sindaco di Castedaccia Fabio Spatafora". E il sindaco di Castedaccia Giovanni Di Giacinto rende noto che la "casa travolta dal fiume era abusiva e pendeva dal 2018 un ordine di demolizione del Comune che è stato impugnato dai proprietari dell'immobile davanti al Tar. Da quanto ci risulta ancora il tribunale amministrativo non ha provveduto, per cui la demolizione non è stata possibile".

Foto: Giuseppe Giordano, uno dei tre superstiti della villa del Palermitano che ha lanciato l'allarme col cellulare aggrappandosi a un albero

Federico Giordano, figlio di Giordano, è una delle vittime

La famiglia Giordano (Foto postata su Fb)

"Non so neppure io come mi sono salvato". Davanti all'obitorio del Policlinico, sprofondato su una sedia, Giuseppe Giordano ricorda gli attimi fatali della tragedia di Casteldaccia. "Mi sono accorto - racconta - che l'acqua stava entrando a casa. A tutti ho detto: andiamo subito via. Ma, appena ho aperto la porta, sono stato investito da un fiume d'acqua che mi ha catapultato fuori. Mi sono aggrappato a un albero. Così sono sopravvissuto".

"Mio figlio Federico ha tentato di salvare la sorellina. Ma sono morti tutti e due": nel ricordo affiora una scena drammatica nella villetta invasa dall'acqua. "Ho visto - racconta - le vetrate diventare scure, la luce è andata via, uno strato di fango si muoveva sul pavimento. Ci siamo spostati nella stanza accanto. E qui c'era mio figlio Federico che aveva in braccio la sorellina Rachele. Ci penso io, mi ha detto. Poi ho aperto la porta e non c'è stato più scampo".

Le vittime vivevano a Palermo, Santa Flavia e Bagheria (Palermo). Sono Rachele Giordano, di 1 anno; Francesco Rughò, 3 anni; Federico Giordano, di 15 anni; la madre Stefania Catanzaro, 32 anni e moglie di uno dei tre sopravvissuti, Giuseppe Giordano; il nonno Antonino Giordano, 65 anni, e la moglie Matilde Comito, 57 anni; il figlio Marco Giordano, di 32 anni, e la sorella Monia Giordano, di 40; Nunzia Flamia, 65 anni. Drammatiche anche le testimonianze di alcuni degli abitanti che risiedono vicino alla villetta travolta dall'acqua. "E' una tragedia immane", ha detto il sindaco del paese, Giovanni Di Giacinto.

Sempre vicino Palermo, a Vicari, è stato trovato morto un uomo, Alessandro Scavone, titolare di un distributore di carburanti, che era a bordo di un'auto investita dall'acqua del fiume San Leonardo. Con lui un amico. I due erano andati a recuperare un giovane rimasto al distributore, che è riuscito a salvarsi lanciandosi dalla vettura.

Risulta invece disperso Giuseppe Liotta, 40 anni, medico palermitano che si stava recando nell'ospedale di Corleone per prendere servizio: la sua auto è stata trovata in contrada Raviotta, tra Ficuzza e Corleone, sulla statale 118 interrotta in diversi punti per smottamenti ed allagamenti. Nel zone colpite stanno operando Vigili del fuoco, Carabinieri, Protezione civile e sanitari del 118.

E altri due morti nell'Agrigentino: le vittime sono un uomo e una donna, di mezza età, originari di Cammarata ma residenti in Germania da anni. I due, da quanto è stato ricostruito, avevano noleggiato l'auto su cui viaggiavano, che è stata ritrovata dentro un torrente, in contrada Sant'Onofrio a Cammarata.

Ed è in ginocchio anche il nordest, in particolare nel bellunese in Veneto, ma anche in Trentino e in molte zone del Friuli. Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, oggi è a Belluno e Venezia (il VIDEO della conferenza stampa).

Le acque della diga del Comelico a San Pietro in Cadore (Belluno)

Ed è drammatico il bilancio complessivo del maltempo che sta mettendo in ginocchio l'Italia: 30 vittime in una settimana. Dal Lazio alla Liguria, dal Veneto alla Sicilia. Bufere di vento, grandine, mareggiate, piogge torrenziali e fiumi esondati hanno devastato la Penisola da nord a sud. Dodici solo tra lunedì e mercoledì, nel ponte di festa di Ognissanti, durante il quale il maltempo aveva colpito in particolare le regioni del centro-nord e la Liguria. Altri quattro morti si sono registrati l'1 novembre, due in Valle d'Aosta, schiacciati in auto dalla caduta di un grande castagno, e due in Trentino Alto-Adige. Ulteriori due vittime il giorno successivo, il 2 novembre, che si aggiungono ai 12 di domenica, nella tragica giornata che ha visto la Sicilia tra le regioni più colpite.
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Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » sab dic 08, 2018 10:54 am

Corruzione, disastro italiano: ci costa 230 miliardi l'anno (siamo tra i peggiori in Europa)
di Federica Bianchi
2018/12/06

http://espresso.repubblica.it/affari/20 ... 53mgWTT9U0


È l'Italia il Paese con il più alto livello di corruzione in Europa. Almeno in termini assoluti e non in percentuale al Pil. Ogni anno perdiamo infatti 236,8 miliardi di ricchezza, circa il 13 per cento del prodotto interno lordo, pari a 3.903 euro per abitante. La cifra della corruzione, già impressionante di per se, è due volte più alta di quella della Francia, pari a 120 miliardi di euro e al 6 per cento del Pil e di quella della Germania, dove la corruzione costa 104 miliardi di euro (il 4 per cento del Pil).

Questi sono i numeri contenuti in uno studio pubblicato dal gruppo dei Verdi europei basato sulle analisi condotte dalla ong americana RAND per il parlamento europeo, relatrice la deputata 5 Stelle Laura Ferrara.

Complessivamente l'Unione europea perde per corruzione 904 miliardi di euro di prodotto interno lordo se si includono nel calcolo anche gli effetti indiretti, come le mancate entrate fiscali e la riduzione degli investimenti esteri. Tanto per mettere le cifre in contesto: porre fine alla fame del mondo costerebbe 229 miliardi; fornire educazione primaria a tutti i bambini dei 46 Paesi più poveri del globo 22 miliardi; 4 miliardi per eliminare la malaria; 129 miliardi per offrire acqua pulita e fognature a tutti gli esseri umani.

In Europa le persone non credono che gli sforzi del governo per combattere la corruzione siano efficaci e le uniche istituzioni di cui hanno fiducia a larga maggioranza sono le forze di polizia. La fiducia nelle istituzioni europee poi è bassissima: si ferma al 4 per cento.

All'interno della Ue, il Paese più corrotto in termini di perdita percentuale del prodotto interno lordo è la Romania, con il 15,6 per cento di perdita del Pil. Non è un caso. Il suo governo socialista, che sta per presiedere il prossimo semestre dell'Unione, è da tempo nel mirino della Commissione e del parlamento europeo per le misure legislative prese con lo scopo di coprire la corruzione. E la mancanza di lotta contro la corruzione è stata al centro di uno dei rapporti più duri inviati recentemente da Bruxelles a Bucarest.

Più in generale, la corruzione sembra essere un vero problema per l'Europa dell'Est, oltre che per l'Italia: Bulgaria, Lettonia e Grecia perdono circa il 14 per cento di Pil ogni anno, la Croazia il 13,5 per cento, la Slovacchia il 13, la Repubblica Ceca il 12.

Al contrario, è l'Olanda – una notizia che non dovrebbe essere una sorpresa per chi segue le vicende europee – il Paese più virtuoso. Qui la corruzione vale solo lo 0,76 per cento del Pil (circa 4,4 miliardi di euro). Sul podio sono anche Danimarca e la Finlandia, 4 miliardi entrambe, rispettivamente il 2 e il 2,5 per cento del Pil. E non se la cava male nemmeno il Regno Unito dove la corruzione ruba al Pil “solo” il 2,3 per cento, ovvero circa 41 miliardi di euro.

Con riferimento al nostro Paese, lo studio mette in evidenza come le risorse così sprecate potrebbero da sole risolvere le maggiori emergenze sociali. La perdita di ricchezza dovuta alla corruzione è infatti pari a oltre una volta e mezza il budget nazionale per la sanità pubblica; a 16 volte gli stanziamenti per combattere la disoccupazione; a 12 volte i fondi per le forze di polizia e addirittura è di 337 volte più grande della spesa per le abitazioni sociali. Per non parlare degli investimenti sull'istruzione, nota dolente, che con quei soldi potrebbero essere più che triplicati. Infine, se quei 237 miliardi fossero distribuiti agli italiani basterebbero per dare a oltre il 18 per cento della popolazione 21mila euro l'anno, la media nazionale.

In oltre la metà degli stati europei (Italia, Bulgaria, repubblica ceca, Croazia, Cipro, Grecia, Ungheria, Lituania Lettonia, Romania, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna) l'80 per cento degli abitanti ritiene che la corruzione sia un fenomeno diffuso nel loro Paese al punto che la maggioranza di loro non la denuncia.

Un'abitudine al peggio che viene ribadita anche in un sondaggio condotto da Eurostat nel 2017, secondo cui il 55 per cento degli intervistati riteneva che l'alto livello di corruzione fosse peggiorato negli tre anni precedenti e il 30 percento che fosse rimasto allo stesso livello. Solo il 4 percento pensava che fosse diminuito. E difatti l'89 per cento degli italiani pensa che la corruzione sia estremamente diffusa nel Bel Paese, con l'84 per cento convinto addirittura che faccia parte della cultura d'impresa del Paese.

Ma c'è un segno di speranza. Secondo il 79 per cento la corruzione non è un fenomeno accettabile e dovrebbe essere combattuta aggressivamente. Se solo lo Stato lo volesse.
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Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » dom dic 09, 2018 3:49 am

Truffa alle assicurazioni: anche tre giudici fra i ventidue arrestati
Falsi incidenti stradali, perizie pilotate, sentenze ad hoc; e in casa di un indagato trovati migliaia di euro in contanti: è quanto emerge da un provvedimento emesso dalla procura di Roma in seguito ad una indagine della Finanza.
di Francesco Giorgi
28 settembre 2018

https://www.motori.it/attualita/770364/ ... Nzfzd27fLk

Ci sono anche tre magistrati – un giudice di pace, attualmente agli arresti domiciliari, ed altri due giudici – fra le persone sottoposte a misura cautelare, da parte della Procura di Roma, oltre ai 22 arrestati (nell’abitazione di uno dei quali sarebbero stati trovati migliaia di euro in contanti), in seguito ad una operazione condotta nei giorni scorsi a Torre Annunziata (Napoli), da parte della Guardia di Finanza in merito ad una indagine rivolta a smascherare un “giro” di incidenti stradali fasulli che ha provocato un notevole raggiro ai danni di alcune Compagnie di assicurazione.

Pesanti i capi di accusa: da corruzione a corruzione in atti giudiziari, al favoreggiamento. “In 45 giorni di indagine – spiegano, in un “lancio” di agenzia, i magistrati del Tribunale di Roma Paolo Ielo e Maria Golfieri – sono stati riscontrati ben 37 episodi di reato”. “Oltre ai tre giudici, sono stati arrestati una ventina fra avvocati e consulenti; indagati anche due appartenenti alle forze dell’ordine, che avrebbero rivelato l’esistenza dell’inchiesta”.

Dalla dichiarazione dei magistrati, e dall’entità delle indagini, si comprende come la “macchina” delle truffe fosse particolarmente articolata: sentenze aggiustate, perizie compiacenti, responsabilità “limate”. Molto di tutto ciò comparirebbe, nero su bianco attraverso la stesura delle conversazioni che compromettono ed offendono la funzione, nell’ordinanza firmata dal giudice Costantino De Robbio. Nel mirino dei militari della GdF anche l’assegnazione di alcune perizie “pilotate” a consulenti che pagavano per vedersi assegnati gli incarichi. Al momento c’è un ulteriore indagato, che le Fiamme Gialle stanno cercando.
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Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » mer dic 26, 2018 5:24 am

Sergio Bramini, tribunale blocca esproprio dei beni. "Commosso: sogno di poter ricomprare la mia casa"
24 dicembre 2018

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/1 ... sa/4858251

Il tribunale di Brescia ha accettato la domanda di liquidazione presentata dal legale di Sergio Bramini, l’imprenditore monzese dichiarato fallito nonostante un credito di 4 milioni di euro verso lo Stato.

I giudici bresciani hanno stabilito che “non possono essere iniziate e proseguite azioni cautelari o esecutive né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio oggetto di liquidazione da parte dei creditori”.

Con questa decisione “si bloccherà immediatamente l’esproprio dell’azienda di Bramini, per cui i giudici avevano annunciato la decisione il 16 gennaio” spiega l’avvocato Monica Pagano. “Con l’accesso alla procedura di sovraindebitamento e il decreto di apertura della liquidazione – aggiunge il legale – si fermano tutte le azioni esecutive: Bramini avrà quattro anni per cedere i suoi beni a un prezzo congruo e al termine della procedura tutti i suoi debiti saranno dichiarati cancellati”.

“Sono commosso”, ha dichiarato l’imprenditore monzese, che nei mesi scorsi aveva ricevuto anche la visita di Salvini e Di Maio, “è una delle più belle Vigilie di Natale della mia vita. Ma ora, più di prima, voglio che venga approvata una legge a tutela di chi vive i miei stessi problemi”.

“Mi è stato accordato il decreto di sovraindebitamento dal Tribunale di Brescia, che ha bloccato di conseguenza la procedura esecutiva sulla mia abitazione”.
Sulla sua casa però pende l’offerta di un imprenditore cinese dopo la messa all’asta da parte del Tribunale di Monza: “registreremo un reclamo per far saltare l’aggiudicazione della mia abitazione il 27 dicembre, se il Tribunale farà opposizione noi faremo appello a Brescia”, prosegue Bramini, il quale ha definito l’aggiudicazione della sua villa “una porcata”.
Quindi, ha continuato “se l’imprenditore cinese vorrà comprarla comunque, salderà al liquidatore e non più dal Tribunale, se si tirerà indietro la casa verrà venduta dal liquidatore”. Poi Bramini ribadisce il suo desiderio per Natale “se riuscirò a capire come pagare il prestito che mi faranno quelli di Credito Italia e gli imprenditori, pur non sbilanciandosi, il mio sogno è ricomprare la mia villa costruita in una vita di impegno e sacrifici“.
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Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » sab gen 05, 2019 9:39 pm

Senza la garanzia dello Stato le mafie proliferano
2019/01
Enzo Trentin

https://www.vicenzareport.it/2019/01/se ... roliferano

Vicenza – Venendo meno, nello stato moderno, la garanzia della spontaneità del processo decisionale che coinvolge i cittadini nella deliberazione della legge, i rappresentanti politici e la burocrazia non riescono ad assumere il ruolo di garanti della libertà, della giusta ripartizione della ricchezza e della giustizia eguale per tutti, mentre divengono progressivamente i tutori delle fonti di spreco, di inefficienza, di privilegio, di ingiustizia e di corruzione del governo e della pubblica amministrazione.

In questo quadro le mafie, che oramai controllano ampie aree dello Stato italiano, e s’infiltrano sempre più nel territorio rimanente vanificano la funzione di garante che è alla base dello Stato moderno. Si legga a tal proposito l’opera di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato: “Il ritorno del principe” (Chiarelettere, Milano, 2017) dove si legge della corruzione e della mafia che sembrano essere costitutive del potere in Italia, a parte poche eccezioni.

Il libro è questo: racconta il fuori scena del potere, quello che non si vede e non è mai stato raccontato ma che decide, fa politica e piega le leggi ai propri interessi. Ci avviamo verso una democrazia mafiosa? Gli italiani possono reagire? E come? A dimostrazione di questo assunto ecco l’esposizione – senza un preciso ordine d’importanza – di alcuni aspetti:


La tassazione persecutoria e compulsiva

Confrontare i Paesi su scala mondiale in base al livello di tassazione fiscale non è semplice per diversi motivi. Le leggi fiscali variano infatti in base alle giurisdizioni nazionali, e inoltre le aliquote fiscali non sono ugualmente applicate tra i membri della popolazione. Nel 2016 (vedi qui) il cuneo fiscale che grava su un lavoratore medio in Italia è stato pari al 47,8% contro una media del 36% registrata dai paesi OCSE.

In sintesi, secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre: “tra Irap, Imu/Tasi e addizionali Irpef, famiglie e imprese versano a Regioni ed Enti Locali oltre 60 miliardi di euro all’anno. L’incidenza di questo importo, sul totale delle entrate tributarie, è pari al 12% e, purtroppo, è destinato ad aumentare. Dal 2019, infatti, rischiamo di pagare almeno 1 miliardo in più, a seguito della rimozione del blocco delle aliquote dei tributi locali introdotta nella manovra del Bilancio approvata a fine anno.

Gli atti normativi in vigore, al 18 giugno 2018, sono circa 111 mila (qui), come dichiara il Poligrafico di Stato. L’archivio, però, va a ritroso fin solo al 1916, tralasciando ancora la quantità di regi decreti nati a partire dal 1861. Ancora presenti, poi, 21 atti firmati da Mussolini. Niente di scandaloso, verrebbe da dire, se non fosse che alcuni sono ancora pienamente attivi o solo in attesa di essere cancellati. Qualche esempio: a) disciplina per produrre i rigenerati di cuoio (giugno 1943), b) accordo per produzione, collocamento e vendita del baco da seta (1943), c) accordo economico per la coltivazione e compravendita del pomodoro (settembre 1940). Inoltre si tratta solo di quanto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, quindi materiale che ha sola valenza nazionale. Nel conto, per dirne una, manca la legislazione regionale. Per la Burocrazia, nel suo mondo illusorio, solo le funzioni e le finzioni hanno valore. E difatti per il burocrate anche la realtà esterna esiste solo se essa è riconosciuta, approvata, autorizzata da lui o da un altro membro della sua corporazione. Ma è soprattutto nel rapporto tra lavoro e guadagno che emerge l’assurdità della condizione burocratica.


L’unità culturale

È stata artatamente creata una società basata su un sistema fallimentare perché, come diceva don Luigi Sturzo, poteva andar bene l’unità culturale, ma non certo quella economica, com’è invece poi accaduto. La condizione dovrebbe essere che le persone precedono lo Stato, e pertanto il rispetto della loro Sovranità è un loro bisogno inalienabile, inviolabile, illimitabile ed imprescrivibile. La Costituzione è un insieme di regole che stabilisce il ruolo che lo Stato deve avere nei confronti della vita di ogni associato (cittadino, persona, individuo).

Una Costituzione, se definita “democratica” (art. 1 ad esempio) può essere fondata in due diversi modi: 1) tenendo in considerazione i “diritti” ed i “valori“; oppure 2) i “bisogni” ed i “fatti“. Diritti e valori lasciano la porta aperta a diverse e talvolta contrapposte interpretazioni. I Valori del M5S, ad esempio, sono molto differenti dai Valori di Berlusconi o della Lega salviniana, ed i Diritti dell’uomo e del cittadino stabiliti sessanta anni fa nella famosa Carta, sono ben diversi dai Bisogni dell’uomo e del cittadino. La fame non può essere soddisfatta dai “diritti” come dimostra la realtà dell’Africa, ma dalla soddisfazione dei “bisogni”. Valori e diritti, infatti, sono concetti filosofici, che ognuno interpreta a modo suo. Fatti e bisogni, in quanto misurabili e verificabili, si avvicinano ai concetti scientifici.

Ciò considerato dobbiamo scegliere, per prima cosa, quale dei due tipi di Costituzione si dimostra conveniente ed utile per garantire alle persone stesse ed alle future generazioni, la pace, la sicurezza, la giustizia, la giusta libertà, la giusta autorità, il controllo del potere che discende dalla politica, una certa eguaglianza ed il benessere. Possiamo considerare la domanda osservando due esempi concreti di forma di Stato e di Governo: da una parte la Costituzione italiana, fondata sui concetti filosofici dei diritti e dei valori dei cittadini; dall’altra la Costituzione Svizzera, fondata sui “fatti” e sui “bisogni” delle persone.

Chi conosce bene i due Paesi, può fare un confronto: da una parte (l’Italia) la produzione di una grande quantità di ricchezza prodotta per le incredibili capacità di iniziativa e di lavoro di una parte considerevole del popolo italiano, dalla varietà e bellezza dell’ambiente naturale, dall’arte, dalla storia e dalle risorse naturali, ma nessuna possibilità del popolo di esercitare la sovranità sui fatti, e di conseguenza mancanza di controllo del potere che discende dalla politica, e chiacchiere, menzogne ed enormi perdite di tempo per parlare di valori e di diritti che spesso si trasformano in truffe di Democrazia.


L’istruzione

L’Italia è all’ultimo posto, nell’Ue, per la spesa in cultura e scuola. È quanto emerge da uno studio pubblicato da Eurostat che compara la spesa pubblica nel 2011: abbiamo speso l’1,1% del Pil contro una media del 2,2%, peggio anche della Grecia che investe l’1,2% della propria economia. Nella classifica delle università, la prima ad apparire è quella di Bologna. In Europa appare al 24° e nel mondo, al 157° posto.


La ricerca

L’Italia è al 27° posto tra i paesi che spendono di più nella ricerca in percentuale sul Pil al netto delle spese per la difesa, al di sotto della media dei paesi dell’Ocse, e al di sotto della media dei paesi della Ue a 28. Lontani dall’obiettivo europeo del 2020, che punta al 3% in tutta l’Ue, e lontanissimi dal podio di Israele (4,3%), Corea del Sud (4,2) e Svizzera (3,4). L’Italia scivola ancora più giù nelle classifiche quando si conta il numero di ricercatori per mille occupati (34° posto), non brilla per parità di genere e affonda in ultima posizione se si considerano i docenti universitari sotto i 40 anni. Numeri che vengono dal nuovo rapporto dell’Anvur, l’agenzia nazionale di valutazione, e che sono stati presentati alla stampa.


L’economia

È pericolosamente in declino: perso circa il 25% del tessuto produttivo. Si va poi contro la regola aurea che ognuno deve vivere con ciò che produce. Vedasi l’Istat 2018. Circa il residuo fiscale, esso significa che dall’intera tassazione si tolgono quei beni e servizi erogati dallo Stato. Tale residuo per la Lombardia ammonta a 54 miliardi di euro, nel Veneto 15,4 miliardi di euro, nell’Emilia-Romagna 18,8 miliardi di euro. In coda alla classifica: Umbria (-82 mln), Molise (-614 mln), Trento (-249 mln), Basilicata (-1.261 mln), Abruzzo (-1.301 mln), Sardegna (-5.262 mln), Campania (-5.705 mln), Calabria (-5.871 mln), Puglia (-6.419 mln) e Sicilia (-10.617 mln). Pare che non ci si debba rendere conto che con questo trend tutti continueremo ad essere schiavi.


La sanità e il welfare

La sanità la paghiamo più volte: a) con le tasse, b) con il ticket sulle ricette e su certi esami, e c) quando sorgono determinate urgenze con il ricorso alla spesa per i liberi professionisti. Esiste poi un sistema di welfare generalizzato e radicato, poggiato sull’assistenzialismo, che però sta per esplodere e questo rappresenterà sicuramente un grosso problema sociale dalle nostre parti, soprattutto nell’immediato futuro.


La difesa

Da qualche anno si è abbandonato l’obsoleto ed inefficiente sistema della leva. Tuttavia, non per questo un “esercito di Ascari subordinati” appare la soluzione. L’art. 11 della Costituzione appare abbastanza chiaro. Ciò che non convince sono alcuni intellettuali e poteri che argomentano che si tratta, nello specifico, del principio di giustizia universale in ossequio al quale il nostro ordinamento sceglie di condizionare le proprie azioni ad obblighi assunti a livello internazionale e purché ciò sia fatto anche dagli altri Stati, poiché, altrimenti, non si potrebbe garantire una situazione di pace tra i popoli. Se per caso i diritti umani fossero la vera motivazione alla base degli interventi militari degli americani e dei loro alleati europei, tra cui Francia e Italia, per quali motivi non si dovrebbe dichiarare guerra ai Paesi che violano i diritti dell’uomo, come Arabia Saudita, Qatar, Cina, Corea del Nord e tanti altri distintamente citati nei rapporti ufficiali di Amnesty International?

I realtà è ora di dire basta attaccare, uccidere e bombardare persone in paesi stranieri. Una causa principale, anche se non è affatto l’unica, dell’attuale invasione dei paesi occidentali da parte di orde di immigrati stranieri, sono le guerre avviate e condotte in Medio Oriente e altrove dalle élite al potere. Dovremmo invece chiedere ad alta voce una politica estera di rigoroso non interventismo.

Alle missioni di peacekeeping l’Italia sta partecipando in vari modi: oltre novemila i militari italiani impiegati nelle Forze di pace multilaterali, quali la Sfor in Bosnia-Erzegovina, la Kfor in Kossovo e l’Isaf in Afghanistan, ma anche condotte direttamente dall’Unione Europea (Eupm in Bosnia, Concordia/Proxima in Macedonia). Tutte queste missioni sono autorizzate e poste sotto l’egida del Consiglio di sicurezza Onu. Il costo di tali operazioni supera 1,2 miliardi di Euro l’anno, aggiuntivi rispetto ai contributi al peacekeeping Onu.

In sovrappiù il capitolo Cimic, l’acronimo che indica nella Civil Military Cooperation, una funzione operativa che presiede all’interazione tra le forze militari e le componenti civili presenti nelle aree di crisi. Ovvero l’accordo con i maggiorenti indigeni per regalare alle scuole quaderni, penne ed altra cancelleria et similia; oppure per concertare la realizzazione di piccole infrastrutture locali.

Volendo banalizzare si tratta dell’equivalente del lancio di tavolette di cioccolato, gomma da masticare, e sigarette che gli Alleati – nel 1943/45 – lanciavano alla folla festante perché liberata dopo che l’avevano incessantemente e pesantemente bombardata.

In concreto nessuno prospetta una soluzione alla Svizzera dove è il cittadino che si addestra all’autodifesa, portandosi a casa le armi individuali e il relativo munizionamento. Gli svizzeri arrivano persino comprarsi, e detenere legalmente, fucile, pistola e relative pallottole a fine dell’obbligo militare.


Gli pseudo indipendentisti

In questo quadro appena accennato, e limitato per ragioni di spazio a qualche argomento, si capisce come una parte della popolazione cominci ad intravvedere nell’autodeterminazione dei popoli una via d’uscita da questa situazione immodificabile. Tuttavia, i veneti in particolare, non hanno un progetto politico-amministrativo innovativo che offra un’alternativa.

L’impredicibilità degli effetti inintenzionali delle azioni intenzionali è uno degli “accidenti” della vita. Tuttavia Max Weber ha ben delineato un’etica adeguata alla bisogna: la Verantwortungsethik. Ovvero l’etica della responsabilità che si ha in tutti i casi in cui si bada al rapporto mezzi/fini e alle conseguenze. Senza assumere princìpi assoluti, l’etica della responsabilità agisce tenendo sempre presenti le conseguenza del suo agire: è proprio guardando a tali conseguenze che essa agisce. Ma gli pseudo autodeterministi del nord-est preferiscono presentarsi alle elezioni italiane; ignorando che le centinaia di rappresentanti che negli ultimi trentanni hanno eletto non hanno realizzato nessuna riforma degna di questo nome.
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Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » dom gen 06, 2019 10:06 am

Falsi diplomi, un centinaio in tutto il Veneto i bidelli a rischio licenziamento
di Raffaella Ianuale
Sabato 5 Gennaio 2019

https://www.ilgazzettino.it/nordest/pri ... 10946.html

Sono un centinaio i bidelli sotto la lente, perlopiù provenienti dal Sud Italia e a tempo determinato nelle scuole venete: le posizioni sono al vaglio per accertare i titoli presentati. Potrebbe scattare la denuncia alla Procura. Una vicenda - dopo il primo licenziamento già scattato - che si allarga, mentre nel Portogruarese, in provincia di Venezia è stato verificato che un bidello campano aveva dichiarato il falso sui titoli: è stata avviata l'istruttoria e lì la scuola ha...



Dalla Campania al Nord Italia con falsi diplomi: insegnanti e bidelli licenziati

https://www.ilmessaggero.it/italia/fals ... 09287.html

Falsi diplomi per lavorare nelle scuole del Nord, scattano i primi licenziamenti e le prime revoche delle supplenze. Su quattro bidelli salernitani piomba lo stop agli incarichi. E c’è il primo licenziamento di un bidello nel Veneto per aver presentato una falsa dichiarazione sui titoli. Dopo il blocco con risoluzione dei contratti scatterà, da parte delle scuole, la denuncia alle Procure di competenza territoriale per dichiarazioni mendaci e presentazione titoli falsi.

L'Ufficio scolastico regionale della Campania ha incardinato procedimenti disciplinari nei confronti di alcune docenti accusate di aver utilizzato un titolo di sostegno irregolare. Il provvedimento - come riporta il quotidiano Il Mattino - riguarda almeno tre insegnanti salernitane che, per anni, avrebbero usufruito di titoli falsi per insegnare ad alunni diversamente abili. Le certificazioni ritenute non conformi sarebbero state emesse prima del 2000 (anno in cui sono subentrate le Scuole di specializzazione all'insegnamento secondario) da enti privati. Un sistema che avrebbe consentito alle insegnanti di scalare le graduatorie a scorrimento provinciale. Il caso, tra l'altro, si affianca al polverone che ha travolto quattro bidelli salernitani emigrati fuori regione e finiti nel mirino delle direzioni scolastiche del Veneto, delle Marche e dell'Abruzzo. I collaboratori scolastici sarebbero stati colpiti dal provvedimento di revoca incarico in quanto avrebbero presentato diplomi di qualifica falsi e titoli di servizio irregolari. Uno di loro avrebbe perso il ruolo a Venezia, mentre per gli altri tre si tratterebbe di revoca della supplenza annuale. Il tutto accade mentre la Procura di Napoli continua a indagare sull'incendio verificatosi lo scorso 2 dicembre nell'archivio del Provveditorato di Salerno. Nei giorni scorsi è stato effettuato un sopralluogo all'interno dei locali per provare a ricostruire quanto accaduto e individuare eventuali responsabili.
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Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » lun feb 18, 2019 9:53 pm

Napoli, donna muore in ospedale: parenti assaltano il reparto e picchiano medici
18 Febbraio 2019

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/0 ... Sz3GEtERUQ

Il raid si è verificato nel reparto di Medicina d’urgenza dell’ospedale Sant'Anna e Santissima Maria della Neve di Boscotrecase. Sul caso indagano i carabinieri della compagnia di Torre Annunziata, che stanno procedendo all’accertamento delle identità dei coinvolti. Dal canto loro, i parenti della donna hanno sporto denuncia in procura

Una loro parente è decedura in ospedale. E loro hanno assaltato la struttura sanitaria picchiando medici e infermieri. È quello che è successo nel reparto di Medicina d’urgenza dell’ospedale Sant’Anna e Santissima Maria della Neve di Boscotrecase, in provincia di Napoli. Alcune persone hanno picchiato il personale sanitario, danneggiando suppellettili e macchinari. Tutto per ”vendicare” la morte di una loro congiunta, deceduta a 55 anni dopo 4 giorni di ricovero. Sono intervenuti i carabinieri per riportare l’ordine e identificare gli autori dei danneggiamenti.

Sul caso indagano i carabinieri della compagnia di Torre Annunziata, che stanno procedendo all’accertamento delle identità dei coinvolti nel ”raid’’ avvenuto nel pomeriggio e denunciato dall’Asl Napoli 3 Sud. Dal canto loro, invece, i parenti della donna hanno sporto denuncia alla procura, che sul caso ha aperto un’inchiesta. La salma è stata sequestrata e trasferita all’obitorio di Castellammare di Stabia per eseguire l’autopsia disposta dai magistrati.
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Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » lun feb 18, 2019 9:56 pm

Bancarotta e false fatturazioni: i genitori di Renzi agli arresti domiciliari
Tiziano Renzi e Laura Bovoli accusati di aver fatto fallire "dolosamente" tre cooperative dopo averne svuotato le casse
Chiara Sarra - Lun, 18/02/2019

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 47446.html

Tiziano Renzi e Laura Bovoli, genitori dell'ex premier ed ex segretario Pd Matteo Renzi, sono finiti agli arresti domiciliari.

Come rivela il Corriere, i due sono accusati di bancarotta fraudolenta e false fatturazioni: avrebbero infatti fatto fallire "dolosmente" tre cooperative dopo averne svuotato le casse, guadagnando così illecitamente diversi milioni di euro.



Genitori di Renzi rinviati a giudizio sul caso fatture false. I legali: «Decisione scontata»
4 settembre 2018

https://www.ilmessaggero.it/primopiano/ ... 51944.html

Tiziano Renzi e Laura Bovoli, genitori di Matteo Renzi a processo per emissione di fatture false. Lo ha stabilito il gup di Firenze Silvia Romeo, al termine di un'udienza preliminare svoltasi questa mattina. Rinviato a giudizio anche l'imprenditore degli outlet di lusso Luigi Dagostino, attualmente ai domiciliari nell'ambito di un'altra inchiesta, che dovrà rispondere pure del reato di truffa.

La prima udienza è fissata per il 4 marzo 2019. Due le fatture finite nel mirino della guardia di finanza, risalenti al 2015, una per un importo di 20 mila euro e l'altra di 140 mila euro, relative a studi di fattibilità che Tramor - società di gestione dell'outlet The Mall di Reggello di cui all'epoca era amministratore delegato Luigi Dagostino - aveva incaricato le società Party ed Eventi 6, facenti capo ai genitori dell'ex segretario del Pd. Per i pm Luca Turco e Christine Von Borries, che sottolineano l'assenza di documentazione in merito fatta eccezione per una relazione di tre pagine e alcune planimetrie inviate via mail, gli studi commissionati non furono mai eseguiti. Una delle consulenze riguardava l'ampliamento al 'food' dell'offerta dell'outlet della moda, l'altro era volto invece a elaborare strategie di comunicazione e ad incentivare la logistica in modo da attrarre più turisti asiatici. Per i legali degli imputati - avvocato Federico Bagattini e studio Miccinesi e associati per i Renzi, e Sandro Traversi per Dagostino - le consulenze furono regolarmente eseguite, anche se Dagostino avrebbe pagato effettivamente una cifra spropositata poiché si trovava in una condizione di «sudditanza psicologica» verso Tiziano Renzi, come ammesso dallo stesso imprenditore in un'intercettazione citata anche in una memoria difensiva finita agli atti. La tesi della falsità delle fatture è sostenuta anche dalla Tramor, costituitasi parte civile nel processo. Il nuovo amministratore della società, scopertà la falsità delle fatturazioni, le avrebbe anche fatte cancellare dalla dichiarazione dei redditi dell'azienda. Per i difensori di Tiziano Renzi e Laura Bovoli, tuttavia, la società non avrebbe annullato le fatture, limitandosi in via cautelativa a considerarne i relativi costi non come inesistenti ma come indeducibili. «Il processo era una decisione scontata» affermano i difensori dei Renzi. «Vogliamo difenderci in aula e non nel tritacarne mediatico - proseguono - anche perché le fatture ci sono, sono state regolarmente pagate e il progetto è in corso di realizzazione».
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