Mostruosità italiane o italiche

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Messaggioda Berto » mar mar 14, 2017 7:36 am

Mostruosità italiane o italiche
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Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » mar mar 14, 2017 7:37 am

Torino, «genitori-nonni» la figlia è lontana da 4 anni
Gian Piero Robbi | febbraio 28, 2017
http://www.lavocedeltrentino.it/2017/02 ... ana-4-anni

La vicenda, o meglio la tragedia, che ruota attorno a Luigi Deambrosis, Gabriella Carsano e la loro figlia naturale è paradossale quanto foriera di rabbia e tristezza allo stesso tempo.

Sì, perché i giudici della Corte d’appello di Torino hanno sentenziato che la bambina, sottratta ai genitori poche settimane dopo la nascita, non può essere riaffidata a loro, in quanto “l’abbandono fa parte della sua storia, anche senza che la coppia ne abbia colpa”.

Assurdo, vero? Innanzitutto, una sintesi della storia: Luigi e Gabriella sono noti per essere i ‘genitori nonni’, perché, al momento della nascita della bambina, avevano lui 69 e lei 57 (oggi ne hanno 75 e 63).

Un giorno, alcuni vicini di casa denunciarono ai carabinieri la coppia, dopo aver visto piangere la piccola da sola in auto nel vialetto di casa. In poco tempo, il tribunale si pronunciò contro i genitori e dichiarò che non erano adatti a svolgere il proprio ruolo.

La vicenda giuridica si concluse nel 2013, quando la Corte d’Appello confermò il giudizio del Tribunale e sentenziò l’adottabilità della bambina (nel frattempo già inserita in una famiglia adottiva).

Tuttavia, il padre della bambina, accusato di abbandono, alcuni anni dopo, fu assolto in tutti e tre i gradi di giudizio, in quanto fu accertato che la piccola stette in auto per soli “sette minuti” e, tra l’altro, i genitori andavano e venivano tra l’auto e l’appartamento: “la tenevamo costantemente d’occhio: è stata nel seggiolino il tempo di scaldarle il latte”, raccontò Luigi.

Eppure, nonostante l’assoluzione, la bambina ugualmente non può tornare a casa con loro. Neanche l’età avanzata dei genitori può essere considerata un elemento che giustifica la scelta di allontanare la bambina, perché la legge “non prevede limiti per chi intende generare un figlio”, come rilevato dalla Cassazione.

Riassunto ciò, non si può non essere che arrabbiati per la decisione della Corte d’Appello di Torino. Siamo di fronte, infatti, a un caso di ingiustificato e aberrante di allontanamento di minore, frutto dei pregiudizi di chi crede che due anziani non possono allevare un figlio avuto troppo in là con gli anni.

Per di più, nonostante sia stato evidenziato l’errore commesso, oltre al danno, pure la beffa! Con una consapevolezza finale: il sistema può allontanare a proprio piacimento un bambino finanche in presenza di sospetti da provare. Che vergogna!


Dai social a Mirabello, il paese dei genitori anziani scende in piazza: “Restituite la figlia ai Deambrosis”
Mercoledì corteo con le candele accese dopo la sentenza delle Corte d’Appello di Torino
2017/03/20

http://www.lastampa.it/2017/03/20/edizi ... m=facebook

Le mamme di Mirabello (ma anche i papà) non si rassegnano: «Viola deve tornare dai suoi genitori naturali». La recente sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello di Torino che ha confermato la «inadeguatezza genitoriale» di Gabriella e Luigi Deambrosis e che, di fatto, ribadisce l’adottabilità della loro bambina nata a maggio del 2010 e tolta loro a fine giugno dello stesso anno, ha provocato un’ondata di scalpore.
Ma lo sdegno anziché implodere nella rassegnazione reagisce dando vita a una mobilitazione che va oltre il tam tam su Facebook. Si torna alle manifestazioni tradizionali scendendo in strada. Ad alzare la voce è una giovane mamma che vive nello stesso paese dei genitori di Viola (il nome che inventammo quando, sette anni fa, cominciammo a raccontare la storia di questa bimba). Si chiama Lucia Borghino. Anche lei perse una bambina, Giulia: le morì tra le braccia, una notte di qualche anno fa, mentre era ricoverata all’ospedale pediatrico.
L’avocato dei “genitori-nonni”: sicuri sia la soluzione giusta per la bimba?

Lucia ha promosso una «candelata» (un corteo con le candele accese) che si terrà mercoledì 22 marzo alle 21 nella piazza di Mirabello, davanti al Bar Roma che lei gestisce. L’iniziativa, lanciata anche tramite i social, sta raccogliendo molte adesioni. «Volevamo fare una fiaccolata – spiega –, ma è più complicato perché servono autorizzazioni per muoversi sulle strade e occupare luoghi pubblici». Così l’appuntamento silenzioso e con le candele accese è nel dehor del suo bar. Il messaggio è questo: «Restituiamo la bambina alla famiglia Deambrosis».

Gabriella e Luigi sono a conoscenza della mobilitazione, sono grati del sostegno e della solidarietà, ma sono persone molto riservate, preferiscono non essere presenti. Da casa loro è comunque certo che sentiranno la vicinanza solidale. «Non è stato dato il tempo a questi genitori di imparare a fare la mamma e il papà. Viola è stata loro strappata che aveva poco più di un mese e in casa era rimasta soltanto diciotto giorni. È disumano» insiste Lucia Borghino. Tramite Facebook ha raccolto «la condivisione anche delle Iene e di Heather Parisi». E ancora: «Il pregiudizio dell’età è assurdo. E sulla presunta incapacità a fare i genitori… beh, li aiutino, ma togliere una figlia a chi l’ha concepita e desidera continuare ad amarla è inaccettabile».
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Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » mar mar 14, 2017 7:44 am

???

Figli maltrattati prelevati a scuola e tolti a famiglia
09.06.2016
Elia Cucovaz

http://www.ilgiornaledivicenza.it/terri ... -1.4921586

Da qualunque punto di vista la si guardi, questa è la cronaca di un dramma familiare. Da una parte i servizi sociali del Comune di Vicenza che si rivolgono al tribunale per togliere ai genitori tre bambini in condizioni di disagio, per «malnutrizione, maltrattamenti, difficoltà relazionali». Dall’altra una mamma e un papà che si sono visti portare via quella che dicono essere la loro unica ragione di vita. Quando hanno saputo che erano stati prelevati a scuola dai servizi sociali con il supporto della polizia, si sono sentiti cadere il mondo addosso. Tra l’incudine e il martello ci sono tre bambini, (Luca, Chiara e Marco, nomi di fantasia a tutela degli stessi minori) che ora si trovano in una struttura protetta e che non riescono a spiegarsi perché tutto questo sta succedendo proprio a loro.

DENUTRIZIONE. Quanto emerge dai rilievi presentati al tribunale dei minori di Venezia dai servizi, è che i bambini vivevano in condizioni igienico sanitarie carenti, essendo presenti in casa numerosi animali e nell’ambiente un forte odore. In particolare Luca e Marco, il maggiore e il minore dei tre, sono apparsi agli assistenti sociali denutriti, con comportamenti irrequieti, difficoltà di apprendimento e pregiudicati da un’educazione eccessivamente rigida e da atteggiamenti svalutanti e punitivi. Sempre secondo il servizio i genitori avrebbero rifiutato un primo progetto di supporto e non avrebbero voluto spiegare un livido apparso in aprile sulla fronte di Luca. Avrebbero anzi mantenuto un atteggiamento di ostilità nei confronti degli operatori.

LA REPLICA. Per i genitori, tutte queste accuse sarebbero invece infondate. Esagerazioni e dichiarazioni non corrispondenti alla loro realtà familiare. «I servizi sociali si stanno accanendo contro di noi, ci hanno preso di punta, hanno creato un caso dal niente». Per questo assistiti dall’avvocato Bruno Auricchio stanno preparando un ricorso per annullare il decreto di affidamento dei loro bambini. «Faremo qualunque cosa per riportarli a casa con noi». Non nascondono le difficoltà della loro situazione familiare. Una situazione che sarebbe condizionata in particolare dai disturbi da deficit di attenzione e iperattività (Adhd) che affliggono uno dei tre, che per questo era già stato affidato ad un centro diurno di accoglienza.

UNO SCHIAFFO. Sarebbe questo a loro dire il motivo del livido apparso sul volto del bambino. «A volte diventa difficilissimo da contenere. Non ascolta nessuno, causa danni in casa - spiega la madre tra le lacrime - Ma non è certo per uno schiaffo che possono togliere i figli a dei genitori. In casa nostra ci vogliamo bene e i nostri bambini vogliono stare con noi. Questa storia è come un incubo». Secondo i servizi sociali però la situazione sarebbe molto grave. Oltre al maggiore, che avrebbe chiesto di poter rimanere al centro diurno il più possibile per stare lontano da casa, anche il più piccolo mostrerebbe un comportamento irrequieto e ingestibile. Loro sorella Chiara, infine, manifesterebbe disagio con atteggiamenti di chiusura emotiva e isolamento sociale.

IL DECRETO. La decisione del tribunale dei minori di allontanare i tre bambini dai genitori avvalendosi della forza pubblica, e di collocarli in una struttura protetta, è motivata adducendo il rischio che all’interno della famiglia non sia assicurato loro un regolare sviluppo evolutivo. I genitori contestano che un simile trauma non si può giustificare solo con un rischio: «Bisogna avere la certezza». In ogni caso il giudice precisa che si tratta di una misura temporanea. Ora i servizi dovranno verificare la situazione dei bambini, accertare la capacità dei genitori. Che però intendono lottare.
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Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » mar mar 14, 2017 7:45 am

Bambini zingari? Adottateli tutti
di Pino Petruzzelli | 30 novembre 2011

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11 ... tti/174165

I bambini rom dovrebbero essere tolti alle rispettive famiglie e dati tutti in adozione?

Stando alla ricerca di Carlotta Saletti Salza, professoressa presso l’Università di Verona, su un totale di 8.830 procedure di adottabilità, i minori rom e sinti dichiarati adottabili in sette sedi di Tribunali Minorili italiani nel periodo compreso tra il 1985 e il 2005 sono stati 258. Quello che è oggi uno dei maggiori studiosi di cultura romanì in Italia, il professor Leonardo Piasere, commenta i dati: “Se consideriamo che la popolazione dei rom e dei sinti in Italia ammonta allo 0,15% circa della popolazione totale, capiamo che la percentuale di procedure di adottabilità dello 0,15%, cioè in sintonia con la proporzione della popolazione, corrisponderebbe a circa 13 procedure sulle 8.830. Ora il numero di procedure riguardanti rom e sinti, è superiore del 1700% a tale cifra!”

Questo mio intervento non è contro il sistema delle adozioni, perché, lo dico chiaramente, ci sono casi in cui togliere il bambino a una famiglia rom o sinta è cosa sacrosanta.

Ciò che mi interessa è porre alcune domande.

Stando alla legge italiana sono dichiarati in stato di adottabilità i minori di cui sia accertata la situazione di “abbandono” (legge 184 del 2001), ma nella legge 149 dello stesso anno, si dice che:

“1) Le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la potestà genitoriale non possono essere di ostacolo all’esercizio del diritto del minore alla propria famiglia. A tal fine a favore della famiglia sono disposti interventi di sostegno e di aiuto.

2) Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie competenze, sostengono, con idonei interventi, nel rispetto della loro autonomia e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, i nuclei famigliari a rischio, al fine di prevenire l’abbandono e di consentire al minore di essere educato nell’ambito della propria famiglia….”

L’interpretazione del termine “abbandono” è così lasciato alla discrezionalità del Tribunale dei Minori. Ma cosa si intende per abbandono?

Ipotizziamo ci siano due bambini rom di sette e dieci anni, Alin e Mari, che a causa della povertà dei genitori sono costretti a vivere sotto un ponte. Vengono sgomberati e i Vigili Urbani li portano sotto un altro ponte. Lì assistono all’incendio della loro baracca e all’orribile morte di quattro amichetti. Vengono sgomberati nuovamente e ritornano sotto il primo ponte. I genitori non trovano lavoro (chi di noi assumerebbe uno zingaro che vive sotto un ponte?) e tirano avanti solo con gli aiuti che forniscono loro alcuni volontari della Caritas e dell’Arci. Ogni mattina i genitori di Alin e Mari, però, accompagnano i figli a scuola dove i bambini arrivano sempre puliti e ben vestiti anche grazie all’aiuto dei sopra citati volontari. Aggiungo che i bambini, a detta delle maestre, seguono con sufficiente profitto le lezioni. I pomeriggi dei bambini, però, trascorrono sotto il ponte.

Voglio ora porre alcune domande:

1) Se vedessimo Alin e Mari sotto il ponte e non sapessimo nulla di loro, penseremmo giusta l’affidabilità? E sapendo la loro storia e la loro quotidianità, riterremmo lo stesso giusto toglierli alla famiglia e darli in adozione?

2) Può un’Amministrazione pubblica, di qualunque appartenenza politica, sentirsi priva di responsabilità nel lasciare che una famiglia di rom continui a sopravvivere sotto un ponte?

3) La famiglia di Alin e Mari va sgomberata? E, se si, può lo sgombero di un sottoponte, senza una reale alternativa abitativa, bastare a tutelare i minori che vi abitano?

4) Cosa si fa per prevenire le situazioni di estrema miseria in cui sono costretti a vivere alcuni bambini rom e sinti?

5) Togliere un bambino alla propria famiglia deve essere l’ultima strada percorribile o la prima? E se deve essere l’ultima, perché il numero di procedure riguardanti rom e sinti, è superiore del 1700% a quello delle procedure totali nelle sette sedi dei Tribunali dei Minori che ha preso in esame la professoressa di Verona nel suo libro “Dalla tutela al genocidio?”



Togliete i figli a quei rom che li mandano a rubare
Se i genitori invece di portarli a scuola li educano al furto devono intervenire gli assistenti sociali: vanno trattati come tutti
Vittorio Feltri - Lun, 13/04/2015

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 15788.html

Ha provveduto ieri Piero Ostellino a commentare con saggezza e senza fronzoli la ruvida dichiarazione di Matteo Salvini a proposito dei campi rom, che non hanno ragione di esistere.

Indubbiamente, come ha osservato l'ex direttore del Corriere della Sera , ha suscitato più scandalo l'intervista rilasciata dalle ragazzine vagabonde («rubiamo mille euro al giorno alle vecchiette e chissenefrega di loro») che non la reazione veemente del segretario leghista («bisogna radere al suolo gli accampamenti in cui si addestrano ladruncoli»). Polemica chiusa.

C'è il problema del linguaggio. Si rimprovera a Salvini di usare un lessico inaccettabile, offensivo nei confronti delle minoranze non stanziali (vietato definirle nomadi, chissà perché?). Dal che si evince una cosa: per qualcuno (politici, giornalisti e sedicenti intellettuali) sono maggiormente importanti le parole che non i fatti da esse descritti. Per cui non contano i furti commessi sistematicamente dai virgulti rom, i quali non andrebbero né sgridati né, tantomeno, perseguiti in quanto minori, mentre pesa assai la mancanza di comprensione delle camicie verdi nei confronti di povera gente costretta a vivere in tende e roulotte causa indigenza.

Mancanza di comprensione che sfiorerebbe il disprezzo e l'intolleranza, sentimenti condannati dai progressisti, sempre pronti a giustificare i delinquenti - oggi come 50 anni orsono - con la classica formuletta: colpa della società se chi non ha da mangiare, se lo prende. Stando a questa impostazione logica, che logica non è, se idee del genere vengono propugnate dalla sinistra rivelano bontà d'animo; se, viceversa, sono contrastate dalla destra guai: siamo in presenza di una pericolosa tendenza alla crudeltà mentale.

Al di là di queste solite e inconcludenti mene, vorremmo dire una volta per tutte: chi viola la legge, indigente o ricco che sia, va sanzionato. Se i rom non mandano i bambini a scuola e insegnano loro a rubare c'è un solo provvedimento da assumere: far intervenire le assistenti sociali in maniera che agiscano al fine di privare i genitori della patria potestà e affidare i fanciulli a educatori di appositi istituti, esattamente ciò che accade a chiunque in analoghe circostanze. Segnaliamo inoltre che sono disponibili, nei casi più gravi, le carceri minorili.

Sorvolare sui reati delle zingarelle (abbiamo esaurito i sinonimi e gli eufemismi) equivale a incentivarli. Nessuno cova livore verso i rom, o vuole alimentare forme di razzismo. I campi vanno chiusi perché sono illegali, non perché antiestetici e inquinati da lordure di ogni tipo, che pure sarebbero buoni motivi per eliminarli. Rimane il nodo delle case. Persuasi che i rom siano cittadini (spesso italiani) al pari di noi, non siano affatto contrari a riconoscere loro il diritto di comprarsene una adeguata: basta che la paghino e non pretendano di averla gratis o in comodato. Le banche accendono mutui a chi fornisca garanzie, se ne infischiano degli alberi genealogici dei clienti. Qualcuno pensa di avere i requisiti per vedersi assegnato un alloggio popolare? Si metta in fila per ottenerlo in base alle norme valide per ogni italiano.

Sbaraccare i campi, raderli al suolo, dargli fuoco: sono dettagli che non ci stanno a cuore. Ce ne infischiamo anche delle sfumature lessicali. Occorre sia fatta la volontà del legislatore. Il suolo pubblico non è di proprietà dei rom e dei loro allievi ladri.



Elemosina fino alle 3 di notte fratellini rom tolti ai genitori
Picchiati se non raccoglievano soldi I familiari denunciati per riduzione in schiavitù ed evasione scolastica
di IRENE DE ARCANGELIS
28 aprile 2016

http://napoli.repubblica.it/cronaca/201 ... -138634371


Una paura folle dei genitori sempre pronti a picchiarli. Era quella la spinta a chiedere l’elemosina fino alle tre del mattino. Fratellini rom di dieci e undici anni puntuali ogni giorno, dalla mattina presto a notte fonda, per fare il giro dei commercianti.

C’era chi dava loro un cornetto e chi una merendina confezionata. Al bar era pronto il bicchiere di latte e nei negozi di casalinghi riuscivano anche a procurarsi i pannolini per il fratellino più piccolo che li aspettava al campo. Ma soprattutto, pur denutriti e fragili, chiedevano spiccioli. Monetine che erano il loro lasciapassare per evitare i calci di papà e gli schiaffi di mamma. Tornare a casa a mani vuote era vietato.

Poi è successo il miracolo. Dopo le tante visite quotidiane dei due piccoli abbandonati alla strada e alla paura, è partito il tam tam tra i commercianti che si sono rivolti alla Polizia municipale del comandante Ciro Esposito. Il caso è stato affidato al maggiore Sabina Pagnano dell’Unità Tutela Minori che, forte di una vasta esperienza sul campo, ha studiato il caso e ha anche acquisito foto e filmati dei due fratellini che chiedevano l’elemosina tra Poggioreale e la zona della stazione centrale. Da ieri i piccoli rom sono affidati a una struttura protetta. Per ora non rivedranno più i genitori che, intanto, hanno collezionato una lunga lista di denunce. Riduzione in schiavitù per cominciare, ma anche maltrattamenti in famiglia, induzione e sfruttamento dei minori in accattonaggio, evasione dall’obbligo scolastico nei confronti dei propri figli.

È storia di miseria e crudeltà, quella che comincia nel campo rom di via delle Brecce a Poggioreale dove vivevano i due bambini rom con il fratellino di poco più di un anno. Madre violenta come il padre — quest’ultimo è irreperibile — buttati per strada per portare i soldi a casa. Costretti a cercare di racimolare qualche decina di euro, pena le botte. Così facevano ogni giorno lo stesso giro.

Poggioreale, zona della stazione centrale, la sosta e le richieste nei bar e nelle panetterie, salumerie e negozi di articoli per la casa. Mani tese e la spiegazione: dobbiamo portare qualcosa a casa al nostro fratellino più piccolo. A vederli in quello stato — sporchi, trascurati, magrissimi — i commercianti si impietosivano e davano loro qualcosa. Appuntamento fisso, quasi un rapporto di simpatia. Poi però è andata troppo per le lunghe. Il primo commerciante ha parlato con il secondo e questo con il terzo. E alla fine si è deciso di avvertire la Polizia mnicipale che, nella stessa zona, aveva già fatto altri interventi per casi di bambini abbandonati a se stessi oppure avvicinati da pedofili.

Così è scattata l’indagine: una serie di video dal sapore
amaro,protagonisti i due fratellini davanti ai negozi. Infine ieri, in piazza Nazionale, i due bambini sono stati avvicinati, caricati dolcemente a bordo di un’auto dei caschi bianchi e portati via. Loro non hanno fatto storie, hanno avvertito che forse per loro quella vita era finita. Guidati dall’ultimo sprazzo di candore dell’infanzia che era stata loro strappata, hanno raccontato agli assistenti sociali il perché di quella vita: la paura di mamma e papà.


Negli ultimi 10 anni 200 bambini rom sono stati tolti alle loro famiglie e dati in adozione o affidamento ad altre famiglie non rom.
http://www.volontariato.lazio.it/docume ... iudizi.pdf


Il razzismo e la violenza degli zingari, una categoria umana tra le più razziste che esistano sulla faccia della terra
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Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » mar mar 14, 2017 8:14 am

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Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » mar mar 14, 2017 8:15 am

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Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » lun apr 03, 2017 7:30 am

Aiemo łe nostre fameje e i nostri jovani a far fiołi
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Aiemo łe nostre fameje e i nostri jovani a far fiołi anvençe de enportar migranti ke no łi ga amor par naltri e de preocuparse dei fiołe de l'Afrega
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Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » mer lug 19, 2017 7:39 am

Italia rifiuta profughi tibetani in possesso di documento d'identità
12/07/2017

http://www.secolo-trentino.com/66309/es ... /amp/.html

“Stupore e sconcerto ha destato la notizia che il governo italiano nega il visto d’ingresso in Italia ai profughi tibetani in possesso del documento d’identità loro rilasciato dal governo indiano”, ad affermarlo l’associazione Italia-Tibet in una nota stampa.

Il documento (Identity Certificate), riconosciuto come valido da tutti i paesi dell’area Schengen ad eccezione della Svezia e del Portogallo, fino a poche settimane fa veniva accettato senza problemi dal nostro paese per il rilascio dei visti ai rifugiati tibetani.
La Farnesina ha confermato che il documento non è riconosciuto dall’Italia.
Con la Comunità Tibetana in Italia, le associazioni a sostegno del popolo tibetano e della sua cultura, i Centri di Buddhismo e i gruppi a difesa dei diritti umani, l’Associazione Italia-Tibet intende attivarsi per conoscere le ragioni di tale decisione e chiedere la revoca del provvedimento.

Un cambio di atteggiamento dovuto probabilmente a esigenze economiche con la Cina. L’Italia è stata per decenni uno dei paesi più coraggiosi a rifiutare ogni imposizione o diktak e il Dalai Lama è venuto spesso nel nostro Paese a parlare di spiritualità, pace, tolleranza, o a concedere insegnamenti a gruppi sempre più numerosi di persone interessate alla filosofia tibetana, senza contare i premi e riconoscimenti ricevuti da università e amministrazioni pubbliche, basti pensare al suo stretto rapporto con il Trentino.

Raimondo Bultrini, editorialista di Repubblica.it, ha affermato in data 12 luglio: “Una svolta diplomatica di avvicinamento alla Cina. Difficili se non impossibili saranno le possibilità di invitare anche gli insegnanti spirituali (compresi gli assistenti del Dalai Lama e di altre figure importanti delle varie scuole buddhiste) da parte di organizzazioni come l’Unione buddhista – riconosciuta formalmente ma trattata come religione di secondo piano – o dalla stessa associazione Italia Tibet che ha scambiato una corrispondenza con le autorità consolari di Mumbai e con la Farnesina per capire se davvero le restrizioni erano ufficiali (lo sono) e irrevocabili (lo sembrano). Che la svolta diplomatica sia stata determinata da una politica di “avvicinamento” italiano alla Cina non sorprende, ma non per questo è meno indignante per chi crede che i valori umani siano importanti almeno quanto gli affari. Per fortuna nel resto della vecchia Europa non la pensano tutti come Roma, a meno che la decisione italiana non sia il segnale di una tendenza a catena. Nel suo piccolo, il caso tibetano segnerebbe un’altra tappa verso la fine dell’evoluzione di una civiltà come la nostra che ha sofferto molto per creare un mondo di uomini liberi”.
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Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » dom set 24, 2017 7:40 am

Il governo impugna la legge veneta che impone l'esposizione del Leone di San Marco negli edifici pubblici
2017/09/23

http://www.huffingtonpost.it/2017/09/23 ... t-homepage

La bandiera del Veneto con il Leone di San Marco diventa oggetto di scontro tra la Regione di Luca Zaia e il Governo. Il Consiglio regionale aveva approvato da poco la legge che obbliga tutti gli uffici pubblici locali e statali del Veneto ad esporre il gonfalone di San Marco, assieme al Tricolore e alla bandiera dell'Ue. Ma il Consiglio dei Ministri ha detto 'no', decidendo di impugnare davanti alla Consulta il provvedimento.

Per l'esecutivo alcune norme della legge veneta "contrastano con la legislazione statale relativa all'uso dei simboli ufficiali. Ne consegue - si legge nella nota del Cdm - l'invasione nella competenza legislativa riservata allo Stato in materia di 'ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali', stabilita dall'articolo 117 della Costituzione, nonché la violazione dei principi costituzionali di ragionevolezza, uguaglianza e di unità".

Immediata la replica del Governatore Luca Zaia: "questa impugnativa si commenta da sé: da Roma si accusa il Veneto di cercare sempre la rissa, ma quelle a cui in realtà assistiamo sono scelte di un Governo il quale, con tutti i problemi nazionali e internazionali che è chiamato ad affrontare, non trova niente di meglio da fare che impedire a una Regione di esporre la propria bandiera, persino quella del Veneto che ha oltre mille anni di storia". "Non trascurando - aggiunge Zaia - che quella veneta è l'unica bandiera al mondo che riporta la parola 'pace'. Non è certo da sovversivi volere la sua esposizione in tutti gli uffici pubblici, anche in quelli dello Stato, presenti nel nostro territorio. Invece veniamo trattati come l'ultima colonia dell'impero".

La legge veneta, di iniziativa leghista, la n. 28 del 5 settembre scorso, era stata approvata dal Consiglio regionale, con 31 voti favorevoli, 6 contrari e un astenuto. La motivazione era quella di "rafforzare il senso di appartenenza dei cittadini veneti, anche attraverso il riconoscimento e l'esposizione dei simboli che identificano non solo un territorio, ma anche la storia, le tradizioni e le radici del popolo". Il provvedimento obbligava ad esporre il gonfalone con il leone marciano in tutti gli edifici pubblici (Prefetture, Tribunali, Comuni, caserme e comandi delle forze dell'ordine) della regione. Nella legge era stata istituita anche la 'fascia veneta' con il leone di Venezia, che il presidente della Regione - sul tipo di quella tricolore dei sindaci - dovrà indossare durante gli appuntamenti pubblici. La bandiera del Veneto è una 'ripresa' di quella della Repubblica Serenissima, ovvero il leone alato di San Marco con il vangelo in oro su campo rosso Tiziano; ma si differenzia nelle 'code' che per Venezia erano sei (il numero dei 'sestieri' ovvero i quartieri della città lagunare) mentre quella attuale ne ha sette, quante sono le province venete.


Alberto Pento
È la dimostrazione più evidente della profonda incompatibilità tra lo stato italiano e i veneti, la totale mancanza di amore, di fraternità vera e di rispetto che gli italiani hanno per i veneti. Basta e avanza per liberarsi del pesante e oppressivo giogo italico.
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Re: Mostruosità italiane o italiche

Messaggioda Berto » sab nov 25, 2017 8:08 am

Camionista veneto taglieggiato dal fisco

https://www.facebook.com/ControlloIllec ... f=mentions
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