I mussulmani Rohingya perseguitati o persecutori ?

Re: I mussulmani Rohingya perseguitati o persecutori ?

Messaggioda Berto » mar set 05, 2017 6:44 pm

Se ne va un'altra Ong: Moas chiude la missione per i migranti
Claudio Cartaldo - Lun, 04/09/2017
Moas, l'Ong dei coniugi Catambrone, abbandona il Mediterraneo: "Rispondiamo all'appello del Papa di aiutare i Rohingya in Myanmar"

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 37459.html

"Moas ritiene di voler sospendere le operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo".

Se ne va un'altra Ong, dopo gli adii e le sospensioni che nei giorni scorsi avevano fatto parlare molto: la Migrant Offshore Aid Station annuncia di non voler "diventare parte di un meccanismo" che non condividono.

A cambiare le carte in tavola sono state le scelte del ministro Marco Minniti e la decisione della Libia di Al-Serraj di aumentare (col sostegno finanziario italiano) i pattugliamenti nelle acque territoriali libiche. I risultati si vedono: gli sbarchi sono diminuiti e da ormai 25 giorni non si registrano morti in mare. Le Ong dovrebbero esultare, e invece se ne vanno.

"Attualmente non è chiaro cosa succede in Libia ai danni delle persone più vulnerabili i cui diritti andrebbero salvaguardati in ottemperanza al Diritto internazionale e per difendere il principio di umanità", fa sapere l'Ong di Regina e Chris Catambrone. "Moas non vuole diventare parte di un meccanismo in cui, mentre si fa assistenza e soccorso in mare, non ci sia la garanzia di accoglienza in porti e luoghi sicuri. In questo contesto, e nel rispetto dei nostri principi fondativi, MOAS ritiene di voler sospendere le operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo".

Moas era la più chiacchierata delle Ong attive nell'area Sar a ridosso della Libia. Sulle loro navi era calata l'attenzione dei servizi segreti, i quali ipotizzavano che i milionari italo-americani potessero fare attività di intelligence coprendola con i salvataggi. In tre anni Moas ha salvato e portato (prevalentemente) in Italia più di 40mila persone. Insieme ad altre Ong, si era infine decisa a firmare il codice di condotta voluto da Minniti.

Ma ora che la Libia intercetta e riporta indietro i barconi carichi di migranti, Moas preferisce andare altrove. Prossima meta: la crisi dei Rohingya in Myanmar. Così come, nel 2014, Moas aveva seguito l'appello di Papa Francesco ad assistere i migranti lungo il confine del Mediterraneo, così oggi decide di andare nel golfo del Bengala per rispondere ad un'altro invito di Bergoglio, che lo scorso 27 agosto aveva riacceso l'attenzione sul Myammar. I Catambrone lasciano il golfo di Sicilia e fanno rotta verso il Sud-Est asiatico.


Gino Quarelo
Basta che non li portino in Europa e in Italia
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31381
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: I mussulmani Rohingya perseguitati o persecutori ?

Messaggioda Berto » mer set 06, 2017 2:10 pm

Mai credere ai maomettani

Il Myanmar e la fuga dei Rohingya, Aung San Suu Kyi risponde a Malala: "Basta disinformazione"
Scontro tra Premi Nobel per la Pace
06 settembre 2017

http://www.rainews.it/dl/rainews/artico ... 13f7d.html

L'attivista pakistana e musulmana, Malala Yousafzai aveva aspramente criticato la 'collega' Nobel, la birmana Aung San Suu Kyi, che di fatto guida il Paese, per ignorare la 'pulizia etnica' in atto contro la minoranza musulmana nei Rohingya, che ha costretto 125.000 persone a fuggire in Bangladesh negli ultimi 10 giorni

La signora tira dritto. Chiamata in causa dall'atto di accusa pubblico di Malala la leader birmana risponde indirettamente alle aspre critiche sulla violazione dei diritti umani nel suo Paese, dove secondo gli osservatori internazionali la minoranza etnica e religiosa dei Rohingya viene sistematicamente perseguitata.

Aung San Suu kyi: "È solo disinformazione"

La Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, leader de facto del Myanmar, ha denunciato la "disinformazione" sulla crisi dei Rohingya. La 'Lady', come e' conosciuta dai birmani, parla di "pesante iceberg di disinformazione", che deforma il racconto di quel che sta accadendo. "Questo tipo di false informazioni è solo la parte piu' visibile di un enorme iceberg di disinformazione", ha detto nel corso di un colloquio telefonico con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan.

I Rohingya sono una minoranza di religione musulmana che vive nello Stato di Rakhine la cui repressione sta sollevando le critiche internazionali e gli appelli dei premi Nobel, 'colleghi' di Aung San Suu Kyi, il cui silenzio ha attirato molte perplessità. Alcuni attivisti per i diritti umani indonesiani, il più popoloso Paese musulmano al mondo, hanno addirittura invitato il comitato per i Nobel a ritirare il premio alla leader birmana. Parlando per la prima volta della crisi con un comunicato diffuso dal suo ufficio, lo scorso 25 agosto, Aung San Suu Kyi aveva detto che le 'fake news' erano messe in giro ad arte per "creare moltissimi problemi tra le diverse comunita'" e per promuovere "l'interesse dei terroristi".

L'atto di accusa di Malala

La voce più alta che si è levata contro la leader birmana è quella di un altro Nobel per la Pace. L'attivista pakistana e musulmana, Malala Yousafzai aveva infatti aspramente criticato la 'collega' per ignorare la 'pulizia etnica' in atto contro la minoranza musulmana nei Rohingya, che ha costretto 125.000 persone a fuggire in Bangladesh negli ultimi 10 gionri.

"Ogni volta che leggo le notizie il mio cuore si spezza per le sofferenze del musulmani Rohingya in Myanmar", ha denunciato Malala, sopravvissuta miracolosamente ad un tentativo di assassinio da parte dei talebani locali in Pakistan quando a soli 15 anni nel 2012 lottava per dell'educazione femminile. "Nel corso degli ultimi anni ho ripetutamente condannato questa trattamento tragico e vergognoso. Sto ancora aspettando che la mia collega premio Nobel Aung San Suu Kyi faccia lo stesso", ha denunciato Malala, che conquisto' il Nobel per la pace nel 2014. Suu Kyi, Nobel per la Pace nel 1991, che ha passato oltre 20 anni isolata nella sua casa dalla giunta militare, e' ormai dal 2016 ministro degli Esteri e Consigliere di Stato (carica creata apposta per lei) che la pone di fatto, sempre con il placet dei generali, alla guida dello Stato. Ma Suu Kyi, buddista, non vuole inimicarsi il sostegno della maggioranza della popolazione birmana che odia i mususlmani.



Rohingyas : Aung San Suu Kyi dénonce la désinformation des «terroristes»
Par Fanny Laurent
2017/09/06

http://www.lefigaro.fr/international/20 ... ingyas.php


VIDÉO - La prix Nobel de la paix birmane a accusé mercredi des «terroristes» de diffuser massivement de la désinformation concernant les exactions commises par l'armée et les milices bouddhistes contre la minorité musulmane.

Dans un entretien téléphonique avec le président turc Recep Tayyip Erdogan mercredi , la chef du régime birman a dénoncé «l'iceberg de désinformation» donnant selon elle une vision trompeuse de la crise des musulmans rohingyas. D'après elle, cette désinformation ambiante vise à «créer un tas de problèmes entre différents pays dans le but de promouvoir les intérêts des terroristes». C'est le premier commentaire officiel de la dirigeante, prix Nobel de la paix, depuis le début des troubles fin août.

Ses détracteurs ne manqueront pas de dénoncer l'escalade verbale d'Aung San Suu Kyi et son manque de sensibilité quant au sort des Rohingyas. La prix Nobel de la Paix ne mentionne pas la situation actuelle de la minorité musulmane dans l'État d'Arakan (Rakhine), dans l'ouest du pays. Ils sont des dizaines de milliers à fuir les affrontements violents qui se déroulent dans cette zone pour rejoindre le Bangladesh voisin. Leur nombre atteint désormais environ 146.000 d'après l'ONU dans la région de Cox's Bazar au Bangladesh, pour un total de 233.000 arrivants depuis le début des troubles au mois d'octobre. Certains tentent de traverser la rivière Naf, frontière entre la Birmanie et le Bangladesh mais sont abattus par les soldats birmans.

«Chaque fois que je regarde les informations, j'ai le cœur brisé face aux souffrances des musulmans rohingyas de Birmanie»

Malala Yousafza , prix Nobel de la paix 2014

Le sort de ces réfugiés, souvent démunis de tout, inquiète fortement les responsables des Nations unies sur place. À New York mardi, le secrétaire général de l'Onu, Antonio Guterres, a - fait rare - écrit au Coneil de sécurité, exprimant la crainte que la situation ne débouche sur «une catastrophe humanitaire». Selon l'ONU, 37.000 personnes auraient passé la frontière dans les dernières vingt-quatre heures. Si l'État de Rakhine est le théâtre depuis quelques années de ces face-à-face sanglants entre musulmans et bouddhistes, majoritaires à 90% en Birmanie, la crise atteint des sommets vertigineux avec l'épuration ethnique orchestrée par les autorités birmanes ces dernières semaines. Depuis l'attaque du 25 août menée par les rebelles de l'Armée du Salut des Rohingyas de l'Arakan (ARSA) sur une vingtaine de postes de police pour défendre les droits de la minorité musulmane, les affrontements entre le gouvernement, épaulé par des milices bouddhistes, et les rebelles ont fait 400 morts, dont 370 Rohingyas.

La «Dame de Rangoun», qui exerce le pouvoir bien qu'elle n'ait pas pu se faire élire directement à la tête de l'État en raison d'un empêchement constitutionnel, ne cesse de nier les accusations de nettoyage ethnique de l'ethnie des Rohingyas et assure que le gouvernement «a déjà entamé la protection de toute la population de Rakhine de la meilleure manière possible». Ce silence sur ces crimes de guerre est d'autant plus dérangeant qu'il émane de la lauréate du prix Nobel de la paix de 1991 pour son combat contre la junte militaire. L'armée continue d'encadrer de très près le pouvoir. Et les critiques se multiplient contre la dirigeante birmane, accusée de soutenir les méthodes violentes de l'armée à l'encontre des Rohingyas. Une pétition avec pour objet le retrait de son prix Nobel circule et a déjà recueilli plus de 300.000 signatures. La Turquie, elle, sous l'égide du président Erdogan, a annoncé mercredi l'envoi de 10.000 tonnes d'aides aux Rohingyas en exil.

La jeune pakistanaise Malala Yousafzai figure également parmi les principaux détracteurs d'Aung San Suu Kyi. L'icône mondiale du combat pour l'éducation des filles a pris fait et cause pour la communauté des Rohingyas. «Chaque fois que je regarde les informations, j'ai le cœur brisé face aux souffrances des musulmans rohingyas de Birmanie», s'est émue Malala sur son compte Twitter. La plus jeune lauréate du prix Nobel de la paix (2014) exhorte son homologue birmane à sortir du silence pour condamner le «traitement honteux dont [les Rohingyas] font l'objet». Malala appelle également la communauté des pays, y compris le Pakistan, à suivre l'exemple du Bangladesh dans l'accueil des réfugiés birmans «qui fuient la violence et la terreur».


https://www.facebook.com/permalink.php? ... 3626373283

Comme en Israel et en général dans le reste du monde, les musulmans égorgent, brûlent, écrasent, violent, détruisent, insultent et pratiquent le nettoyage éthnique, puis pleurnichent et jouent les victimes. Oh les pauvres, tout le monde s'en prend à eux! Frappe et pleure est leur devise. Ce serait pas grave si le pays occidentaux, au lieu de leur rigoler au nez comme on devrait toujours faire avec un musulman qui pratique la taqqya, ne les prenaient pas au sérieux.

Come in Israele e in generale nel resto del mondo, i musulmani sgozzano, bruciano, schiacciano, violenti, distruggono, insultano e praticano la pulizia etnica, poi piagnucolano e giocano le vittime. Oh, i poveri, tutti se la prendono con loro! Bussa e piangi è il loro motto. Non sarebbe grave se il paese occidentale, ridessero loro in faccia, come si dovrebbe fare sempre con un musulmano che pratica la taqqya, non li prendessero mai sul serio come vittime ma solo come carnefici.


https://www.facebook.com/permalink.php? ... 3626373283
I Rohingya della Birmania sono una comunità musulmana feroce, assetata di sangue e conquistatrice. Vogliono proclamare uno stato islamico in Birmania, come i palestinistes in Israele e in generale i musulmani nel resto del mondo non ancora islamizzato. I maomettani bruciano le pagode per praticare la solita pulizia etnica musulmana. Meritano di essere cacciati dalla Birmania con ogni mezzo possibile.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31381
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: I mussulmani Rohingya perseguitati o persecutori ?

Messaggioda Berto » mer set 06, 2017 9:25 pm

???

India, uccisa la giornalista Gauri Lankesh: si batteva contro caste e nazionalisti indù
di F. Q. | 6 settembre 2017

2017/09/06

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09 ... du/3839863

La giornalista Gauri Lankesh è stata uccisa a colpi di pistola davanti casa, nella città di Bangalore, nello stato meridionale di Karnataka, in India. La reporter di 55 anni, molto nota per le sue battaglie contro le caste e la politica nazionalista indù, è stata aggredita la sera del 5 settembre, intorno alle 20 ore locali, da un commando di sconosciuti che le ha sparato a distanza ravvicinata. Secondo il commissario di polizia T. Suneel Kumar, la giornalista è stata affrontata mentre rientrava a casa nel quartiere di Rajarajeshwari. Le hanno sparato sette colpi, di cui tre hanno raggiunto la donna: due al torace ed uno in fronte.

Lankesh era conosciuta per la sua critica laicista dei nazionalisti indiani e della destra, compresi i membri del partito conservatore di governo Bjp, Bharatiya Janata Party. Nei suoi ultimi post su Facebook la reporter aveva affrontato il tema della persecuzione della minoranza musulmana Rohingya in Birmania, ma anche quello dei diritti gay in India. Nota semplicemente come Gauri, nata da una famiglia induista originaria di Bangalore, aveva iniziato la sua carriera al The Times of India. In seguito era diventata la responsabile di un settimanale indipendente in lingua kannada, parlata nello stato del Karnataka. La rivista Lankesh Patrike, che da lei prendeva il nome, era gestita insieme a suo fratello Indrajit. Parenti e gli amici ne ricordano l’impegno a difesa del pensiero secolare e la sua contrarietà ad una “induizzazione” del Paese.

La sua morte ha commosso l’India ma ha anche scatenato dure polemiche sulla matrice dell’omicidio e sul modo in cui è affrontato dalle autorità. Secondo la tv alla news Ndtv è stata “messa a tacere la voce del coraggio“, poiché alla base dell’omicidio ci sarebbero proprio le idee progressiste di Gauri. Il governatore dello Stato, Siddaramaiah, che ha subito condannato l’omicidio dichiarando di essere “completamente scioccato” e definito la reporter “un avvocato della secolarizzazione ed una lottatrice contro le ingiustizie“, ha poi ordinato la costituzione di un team di investigatori, guidato da un Ispettore generale ed ha attribuito l’omicidio a “criminalità organizzata“. Colleghi giornalisti e membri del partito di opposizione però non ci stanno. Ricordando l’uccisione nell’agosto 2015 dello scrittore razionalista, che si era espresso contro le superstizioni induiste, M.M. Kalburgi, hanno chiesto che si segua la pista dei fondamentalisti indù. Una tesi sostenuta anche dal vicepresidente del partito del Congresso, Rahul Gandhi, secondo cui “chiunque parla contro l’ideologia del Bjp, il partito conservatore al governo, o del RSS, movimento di destra, è sottoposto a pressioni, picchiato, attaccato ed anche ucciso”. Il ministro dei Trasporti, Nitin Gadkari, ha replicato: “Dire che l’uccisione di Gauri Lankesh sia opera di gente che condivide la nostra ideologia è sbagliato e ingiusto”, ha detto l’esponente del Bjp.

Negli ultimi anni, i cronisti critici verso i nazionalisti induisti sono stati sempre più presi di mira da campagne diffamatorie. Alcuni esponenti del Bjp sono arrivati ad attaccare apertamente i giornalisti coniando per descriverli il termine “presstitute“, dall’unione delle parole “stampa” e “prostituta”.



Gino Quarelo
Era contro gli indù e a favore degli islamici. Non mi pare una persona tanto a posto e in regola con i diritti umani.

Dario Lepore
Stai parlando SOLO della terza grande religione monoteista del mondo, con oltre un miliardo e mezzo di fedeli.
PS: gli Indù, campioni di diritti umani, difendono ancora le caste chiuse


Gino Quarelo
No, sto parlando solo del nazismo maomettano e del suo orrorre e terrore che dovunque arriva genera conflitti, guerre, sofferenze e morte.
Anche Gandhi era un indù e non mi pare che abbia ammazzato nessuno come invece ha fatto e comandato di fare Maometto.
L'islam è la peggiore ideologia idolatra politico religiosa che esista sulla terra; 1,5 miliardi di persone assoggettate con l'orrore e con il terrore, infatti l'apostasia, l'ateismo, l'aidolismo e la critica a Maometto, al Corano ad Allah sono vietati e puniti con la morte. Senza violenza, senza orrore e terrore l'Islam scomparirebbe e il suo idolo Allah si sgretolerebbe come le dune di sabbia al vento.

L'India ha firmato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani i paesi a dominio islamico no.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31381
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: I mussulmani Rohingya perseguitati o persecutori ?

Messaggioda Berto » gio set 07, 2017 7:32 pm

MYANMAR - Rohingya, Aung San Suu Kyi: ‘Un enorme iceberg di disinformazione’
06/09/2017

http://www.asianews.it/notizie-it/Rohin ... 41705.html

“Messo in atto per creare problemi tra le diverse comunità e promuovere l'interesse dei terroristi”. Le prime dichiarazioni del premio Nobel dall’inizio delle ultime violenze. Il comunicato rilasciato dopo una telefonata con il presidente turco Erdogan. Gli scontri in Rakhine hanno ucciso almeno 400 persone. Circa 125mila Rohingya hanno cercato rifugio nel confinante Bangladesh. Più di 25mila residenti non musulmani sono stati evacuati.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) – L'indignazione della comunità internazionale per il trattamento del Myanmar verso i Rohingya è alimentata da “un enorme iceberg di disinformazione”. È quanto afferma oggi Aung San Suu Kyi, consigliere di Stato e leader de facto birmano, che risponde all’invito delle Nazioni Unite a porre fine alle violenze nel nord del Paese.

L’ultima crisi nello stato di Rakhine è iniziata lo scorso 25 agosto, quando i militanti dell’Arakan Rohingya Salvation Army (Arsa) hanno attaccato decine di posti di polizia e una base militare. Gli scontri e una contro-offensiva militare hanno ucciso almeno 400 persone ed hanno scatenato l'esodo degli abitanti dai villaggi della regione. Circa 125mila Rohingya hanno cercato rifugio nel confinante Bangladesh, mentre più di 25mila residenti non musulmani sono stati evacuati con l’assistenza dello Stato.

Il governo del Myanmar afferma che le sue forze di sicurezza stanno combattendo una legittima campagna contro i “terroristi bengali”, responsabili di una serie di attacchi contro polizia ed esercito dall'ottobre scorso. Le autorità ed i gruppi etnici locali accusano i militanti Rohingya per gli incendi delle abitazioni e le morti tra i civili buddisti ed indù.

Nelle sue prime dichiarazioni ufficiali dall’inizio dell’ultimo conflitto armato, Aung San Suu Kyi afferma che la “disinformazione” con cui media e governi internazionali trattano il caso Rohingya “è calcolata per creare molti problemi tra le diverse comunità, con l'obiettivo di promuovere l'interesse dei terroristi”.

L’ufficio del consigliere di Stato ha rilasciato il comunicato dopo una conversazione telefonica tra “la Signora” ed il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il quale aveva sostenuto l’esistenza di un “genocidio” nei confronti dei Rohingya. Come esempio della mancanza di valide informazioni sull’argomento, la leader birmana sottolinea la pubblicazione di alcune immagini su internet da parte del vice primo ministro turco Mehmet Simsek. “Scattate altrove e non in Burma”, le fotografie ritraevano diversi cadaveri, attribuiti in maniera erronea a musulmani Rohingya.

Aung San Suu Kyi difende le azioni del suo governo, dicendo che la sua amministrazione “sta tutelando tutta la popolazione dello stato di Rakhine nel miglior modo possibile”. “Sappiamo molto bene – chiarisce il premio Nobel – che cosa significa essere privati dei diritti umani e della protezione democratica. Per questo ci assicuriamo che a tutte le persone nel nostro Paese venga assicurata la tutela dei diritti e una difesa non solo politica, ma sociale ed umanitaria”.

Negli ultimi giorni, “la Signora” ha ricevuto dure critiche da comunità internazionale e Paesi islamici per il suo silenzio di fronte all’inasprirsi della crisi umanitaria. Malala Yousafzai, la più giovane vincitrice di un premio Nobel per la pace, ha lanciato ieri un appello per la fine della “persecuzone” dei Rohingya, invitando Aung San Suu Kyi a condannare le violenze.




MYANMAR - Rakhine, i gruppi etnici raccontano le violenze subite: ‘Impossibile la pace con i Rohingya’
06/09/2017

http://www.asianews.it/notizie-it/Rakhi ... 41710.html

Nella regione i tribali (buddisti e indù) sono un decimo dei musulmani. In 25mila sono sfollati nei campi allestiti dall’esercito. Le ripetute violenze compromettono la coesistenza pacifica. Diffuso un sentimento di paura per possibili infiltrazioni islamiste nel Paese. Mizzima: “L’Isis dietro gli attacchi alle postazioni dell’esercito birmano”. Il tentativo di sabotare il processo di pace di Aung San Suu Kyi.

Yangon (AsiaNews) – Mentre la comunità internazionale preme sul governo del Myanmar per porre fine alle violenze nello Stato di Rakhine, la società birmana ed i gruppi etnici evacuati dai villaggi del nord del Paese denunciano le atrocità subite per mano dei militanti armati Rohingya.

Oltre 400 persone hanno perso la vita negli scontri in corso dallo scorso 25 agosto, quando i militanti dell’Arakan Rohingya Salvation Army (Arsa) hanno attaccato decine di posti di polizia e una base militare. Agli attacchi è seguita quella che il governo definisce una “legittima campagna militare contro i terroristi bengali”.

Le violenze hanno causato l'esodo degli abitanti della regione, dove i musulmani originari del Bangladesh sono 750mila e i tribali locali (buddisti e indù) 75mila. Circa 125mila Rohingya hanno cercato rifugio nel confinante Bangladesh, mentre più di 25mila residenti non musulmani sono stati evacuati con l’assistenza dello Stato.

Dal campo per sfollati di Taungbaza, allestito da governo ed esercito, i gruppi etnici accusano i Rohingya per l’inizio delle ostilità e difendono l’operato delle forze di sicurezza birmane. Aung Tun Hla racconta quanto accaduto nel suo villaggio durante le prime ore di scontri: “Circa 20mila Rohingya hanno attaccato il villaggio. Abbiamo informato subito il Tadmadaw [l’esercito bimano ndr], che ha provveduto all’evacuazione. I terroristi hanno attaccato i militari e ci hanno inseguiti mentre fuggivamo attraverso i campi verso la collina. Grazie ai contro-attacchi dell’esercito, abbiamo raggiunto la collina e ci siamo messi in salvo. Se i terroristi bengali rimarranno, non faremo ritorno ai nostri villaggi natii. Non possiamo più coesistere come un tempo, vogliamo vivere separati da loro. In passato, hanno perfino stuprato alcune delle nostre donne. Non consentiremo loro di restare nella regione”.

Phyu Phyu Hlaing, di Buthidaung, dichiara: “Ci hanno assediati, circondando il villaggio su quattro lati. Ci siamo salvati fuggendo verso il monastero”. Ngwe Hlaing, originario dello stesso villaggio: “Nel 2008, i terroristi bengali hanno stuprato e ucciso due ragazze del paese. Il 25 agosto ci hanno attaccati armati di spade. Nella notte abbiamo saputo che avevano assaltato il posto di polizia di Phaungdawbyin. Non possiamo vivere in pace, non possiamo vivere con loro”.

“Il mio villaggio vive da sempre sotto la minaccia dei bengali – racconta Soe San Maung, di Thinbawhla – La mattina dell’attacco ci hanno circondati, intimandoci di non abbandonare le nostre case. Non è la prima volta che ci aggrediscono. Nel 1990, hanno ucciso una famiglia di sei persone a Thayagon. È stato un massacro. Non vogliamo vivere con i bengali”.

Alcuni analisti sostengono che l’influente esercito birmano sfrutti le annose tensioni tra musulmani Rohingya e gruppi etnici per affermare di volta in volta il proprio potere, ma nella popolazione locale è diffuso un sentimento di paura per possibili infiltrazioni islamiste nel Paese.

Citando fonti di intelligence, Mizzima, agenzia fondata da giornalisti birmani in esilio, afferma che il 23 e 24 agosto India e Bangladesh hanno intercettato tre lunghe telefonate di Hafiz Tohar, capo militare dell’Arsa con alcuni terroristi islamici in Pakistan. Secondo le fonti, queste comunicazioni hanno svolto un ruolo chiave nell’offensiva del gruppo armato contro le forze di sicurezza del Myanmar. Esse chiariscono che l’Arsa ed i suoi sostenitori (Isis e Isi) sono determinati a causare problemi al governo di Aung San Suu Kyi, che si era impegnato ad istituire un comitato interministeriale per attuare le raccomandazioni dalla Commissione Rakhine, guidata da Kofi Annan.

“L'Arsa è determinato a sconfiggere le buone intenzioni di Aung San Suu Kyi di attuare la relazione di Kofi Annan. Vogliono brutalizzare la situazione in Rakhine per ri-militarizzare l'area, affinché i racconti delle torture e degli omicidi extra-giudiziari dell’esercito li aiutino a rafforzare il jihad e trovare reclute”, ha dichiarato a Mizzima un funzionario di intelligence del Bangladesh.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31381
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: I mussulmani Rohingya perseguitati o persecutori ?

Messaggioda Berto » sab set 09, 2017 2:32 am

Face aux exactions musulmanes, la Birmanie donne l’exemple au monde entier
Jacques Guillemain
7 septembre 2017

http://ripostelaique.com/face-aux-exact ... ntier.html


Le monde entier part en croisade pour sauver les Rohingyas, minorité musulmane de Birmanie qui fuit les représailles de l’armée birmane vers le Bangladesh.

C’est l’hystérie collective, l’émotion à sens unique, avec ses accusations délirantes et son déluge de désinformation où les fake news sont légion.

Nettoyage ethnique, crime contre l’humanité, extermination, génocide, c’est la surenchère dans le vocabulaire de la presse mondiale.

Le Pape, l’ONU, le HCR, Human Rights Watch, les pays musulmans, les imams de tout poil, chacun y va de son couplet accusateur pour dénoncer une épuration ethnique et accabler l’emblématique leader du pays, Aung San Suu Kyi, prix Nobel de la paix 1991 et arrivée au pouvoir en 2016.

Même Erdogan, qui décidément ose tout, s’est fendu d’un appel à la “Dame de Rangoon” pour s’indigner du sort fait aux Rohingyas.

Le sultan d’Ankara n’oublie qu’un détail : le génocide de plus d’un million d’Arméniens perpétré par les Turcs en 1915 et qu’il refuse de reconnaître !

En matière d’atrocités et de scènes d’épouvante, les Turcs n’ont rien à envier à personne ! Ce qu’ont vécu les Arméniens dépasse l’entendement.

Mais dans ce conflit birman qui dure depuis des décennies, la minorité musulmane serait dans son droit et la majorité bouddhiste serait coupable. Tel est le postulat incontournable décrété par la communauté internationale.

Aucune mission de l’ONU n’a pu se rendre sur place pour écouter les différents sons de cloche, mais peu importe. Il suffit d’affirmer et de faire taire tout contradicteur, en l’occurrence les autorités birmanes et les bouddhistes.

Celle qui fut l’idole des médias occidentaux quand elle luttait contre la dictature de la junte militaire birmane, et qui fut emprisonnée pendant 20 ans, est accusée aujourd’hui de rester passive devant les évènements, voire d’être complice des brutalités de l’armée.

Une foule d’aboyeurs exige le retrait de son prix Nobel de la paix. Demande aussi farfelue qu’impossible, puisque la révocation d’un prix attribué à un candidat n’est pas prévue par les textes de l’Institut Nobel norvégien.

On notera que ce déchaînement de passion pour sauver la minorité musulmane des Rohingyas, tranche cruellement avec la passivité de l’Occident chrétien, Pape en tête, quand il s’agit de sauver les chrétiens d’Orient.

Pourtant, ces derniers subissent un génocide qui dépasse en horreur et en ampleur, tout ce que peuvent subir les Rohingyas.

En un siècle la population chrétienne du Moyen-Orient est passée de 20% à 3%.

“Villages rasés, massacres collectifs, meurtres de religieux et de civils (femmes, enfants, vieillards), viols, enlèvements, persécutions à grande échelle, conversions forcées, églises incendiées, monastères et écoles détruites, les Chrétiens d’Orient vivent aujourd’hui dans l’angoisse du lendemain, dans la peur et la souffrance quotidiennes.”

La première religion du monde est chassée de son berceau historique.

Et que fait l’Europe ? Elle détourne le regard, abandonnant les chrétiens à la barbarie islamique et à l’esclavage.

Même le Pape n’a rien trouvé de mieux, lors de son voyage à Lesbos, que de ramener dans son avion personnel trois familles de réfugiés musulmanes, en laissant les chrétiens sur le tarmac !

Et pour se justifier, face à l’incompréhension des Européens, le Vatican a prétexté que les familles chrétiennes n’avaient pas de papiers en règle !

Il faut oser. Des centaines de clandestins débarquent en Italie chaque jour, mais le Pape, qui nous demande par ailleurs d’accueillir toute la misère du monde, n’accueille quant à lui que des migrants en règle !! Il se fout de nous !

Oui, les Rohingyas fuient vers le Bangladesh voisin. Mais pourquoi ?

Parce que cette minorité, originaire majoritairement du Bangladesh, n’a jamais été acceptée par les bouddhistes birmans. A la fois pour des raisons culturelles mais aussi historiques.

Car les Rohingyas furent, pendant des décennies, les supplétifs du colonisateur anglais contre les Birmans qui luttaient pour leur indépendance. Ils ont donc toujours été considérés comme des traîtres et traités comme tels.

Ils sont les harkis de Birmanie en quelque sorte. Indésirables à jamais.

Depuis le viol et le meurtre d’une jeune birmane par un musulman en 2012, les violences n’ont jamais cessé.

En octobre 2016 et en août 2017 , l’Arsa, “l’armée rohingya” en rébellion contre le pouvoir birman, a lancé plusieurs attaques contre des postes de police et de l’armée birmane, avec de très nombreux tués de part et d’autre.

Il ne faut donc pas s’étonner que les représailles soient sanglantes et que les Rohingyas soient rejetés dans le camp des rebelles et des terroristes.

C’est exactement ce qu’ont fait les Russes avec les Tchétchènes. A cette époque, les Occidentaux, qui n’avaient rien compris à la situation, accablaient Poutine et se mobilisaient pour sauver Grozny.

La réalité est que Poutine combattait déjà le terrorisme islamique qui n’avait pas encore frappé l’Europe. Il le disait et il avait raison.

Quant à Aung San Suu Kyi, on voit mal en quoi elle pourrait s’opposer aux généraux birmans qui sont les véritables maîtres du pays.

Elle nie tout nettoyage ethnique et accuse les Rohingyas d’utiliser des enfants soldats dans les assauts contre l’armée birmane.

Propagande de l’armée ? Possible. Mais il est clair que son pouvoir est limité et qu’il ne tient qu’au bon vouloir de l’armée. S’aliéner l’armée, c’est un suicide politique.

Par conséquent, défendre la cause des Rohingyas, c’est défendre ceux qui ont toujours trahi le pays en combattant avec les Anglais contre les indépendantistes birmans, c’est s’opposer au nationalisme bouddhiste de plus en plus affirmé.

Et on oublie que les 85% de bouddhistes se foutent éperdument du sort des Rohingyas, communauté méprisée depuis la nuit des temps.

Dans cette hystérie collective, seule la Chine reste mesurée et s’abstient de toute critique. Pendant les 50 années de pouvoir de la junte militaire, la Chine fut le seul interlocuteur de la Birmanie.

Il est vrai qu’avec ses 10 millions de musulmans Ouïghours du Xinjiang, province en perpétuelle rébellion, Pékin connaît la musique !

Tout cela prouve une fois de plus la difficile cohabitation entre l’islam et les autres religions.

Ce n’est pas pour rien que les Indes anglaises furent divisées en deux Etats distincts en 1947. Le Pakistan musulman et l’Inde hindouiste, deux pays qui n’ont jamais connu la paix depuis.

Le multiculturalisme est un leurre. Il serait temps de l’admettre, avant de connaître en Europe des violences interconfessionnelles comme au Moyen-Orient ou en Asie.

Depuis le nuit des temps, le meilleur gage de paix, c’est le chacun chez soi.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31381
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: I mussulmani Rohingya perseguitati o persecutori ?

Messaggioda Berto » sab set 09, 2017 7:40 pm

'I Rohingya vogliono stato musulmano' - Combattenti dell'Arsa cercano separazione da nazione buddhista
06 settembre 201717

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/a ... e86a1.html

(ANSA) - KUTUPALONG (BANGLADESH), 6 SET - I ribelli armati Rohingya vogliono creare uno stato musulmano indipendente dalla Birmania. Lo ha detto oggi in conferenza stampa il consigliere per la sicurezza nazionale della Birmania, Thaung Tun, spiegando che i combattenti ribelli musulmani dell'Esercito Arakan per la salvezza dei Rohingya (Arsa) sono gli autori degli attacchi di due settimane fa a polizia e forze dell'ordine (30 uccisi), all'origine della repressione e dell'ennesima tragedia che ora colpisce i civili Rohingya. "L'Arsa vuole uno stato islamico indipendente dalla nostra nazione a forte maggioranza buddhista - ha dichiarato Thaung Tun - e le forze armate stanno usando il massimo della moderazione nelle operazioni militari contro di loro", cercando di "salvaguardare i civili innocenti".
Thaung Tun ha così risposto a chi ha accusato il governo birmano di aver sparato indiscriminatamente contro i civili e di aver compiuto razzie nei villaggi musulmani Rohingya. L'Arsa ha rivendicato gli attacchi armati antigovernativi.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31381
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: I mussulmani Rohingya perseguitati o persecutori ?

Messaggioda Berto » sab set 16, 2017 9:22 pm

"Non sono i buddisti ad uccidere i musulmani in Myanmar, sono i Rohingya musulmani che uccidono i buddisti sin dal 1947" - un titolo ad effetto che fa da cornice ad un articolo che cerca di ripercorrere gli eventi storici e i fatti di cronaca che hanno portato all'escalation di violenza nella regione birmana di Rakhine, abitata prevalentemente dalla minoranza musulmana Rohingya.


Its Not Buddhists Killing Muslims In Myanmar, Its Rohingya Muslims Killing Buddhists From 1947
Prof. Van Heizen




http://www.religionmind.com/2016/10/why ... 8gqpj2U.01

These content links are provided by Content.ad. Both Content.ad and the web site upon which the links are displayed may receive compensation when readers click on these links. Some of the content you are redirected to may be sponsored content. View our privacy policy here.

To learn how you can use Content.ad to drive visitors to your content or add this service to your site, please contact us at info@content.ad.

Family-Friendly Content

Only recommend family-friendly content

Website owners select the type of content that appears in our units. However, if you would like to ensure that Content.ad always displays family-friendly content on this device, regardless of what site you are on, check the option below. Learn More

Ahinamo Kurasawa From Tokyo.

There's a big misconception about the violence in Burma that has caused severe casualties to both Rohingya Muslims and Burmese Buddhists. Therefore it is important that a fair assessment to this issue is done to shed light on the grey areas and enlighten those who are clueless on the subject.

The Rohingyas are a Muslim minority who migrated from Bangladesh and reside in Myanmar. The community procreated in large numbers within a very short period of time without any family planning and considerations to limited resources, because of which the native community in the area has became a minority and deprived of their own lands that were grabbed by increased population of Rohingyans.

the real reason behind buddhist and muslim violance in Burma myanmar

According to Rohingyas, they are indigenous to Rakhine State, while the Burmese historians claim that they migrated to Burma from Bengal primarily during the period of British rule in Burma, and to a lesser extent, after the Burmese independence in 1948 and Bangladesh Liberation War in 1971.

General Ne Win's government, in 1982, enacted the Burmese nationality law, which denied citizenship to the Rohingyas honoring the opinion of vast majority of Burmese. (96%) The decision also came as a result as the Rohingyas were rebelling the government for several decades with the support of external forces, mainly from separatists movements and extremist groups including Al Qaeda.
The Rohingya insurgency in Western Myanmar was an insurgency in northern Rakhine State (also known as Arakan), waged by insurgents belonging to the Rohingya ethnic minority. Most clashes have occurred in the Maungdaw District, which borders Bangladesh.

Local mujahideen groups were rebelling government forces From 1947 to 1961, in an attempt to have the mostly Rohingya populated Mayu peninsula in northern Rakhine State secede from Myanmar, and have it be annexed by East Pakistan (present-day Bangladesh). In late 1950s they lost most of their support and surrendered to government forces.

The modern Rohingya insurgency in northern Rakhine began in 2001 although Shwe Maung, the then MP of the Rohingya-majority, rejected claims that new Islamist insurgent groups had begun operating along the Bangladeshi border.

Latest incident that got reported was in October 2016, where clashes have erupted on the Myanmar-Bangladesh border, with Rohingya insurgents linked to foreign Islamists suspected of being the perpetrators.

However Rohingyas have stayed in Burma for several generations and account for nearly 4% of Myanmar’s population.
On the other hand the incident where brutal rape and murder of a Rakhine Buddhist woman by Muslim men, followed by the killing of Rohingya Muslims (as retaliation) sparked the communal riots between Rakhine Buddhists and Rohingya Muslims. This was not exactly a one sided massacre, but a communal riot with victims from both sides.

The issue became more severe when Rohingyas started killing monks too. Often by beheading them. At least 19 such monk killings were reported within a couple of months where monks started to take the side of the native groups who were fighting the Rohingyas.


Now the question every one of us must be asking is, why do Muslims kill Christians? Why do Muslims kill Muslims? pretty much everywhere in the world. None of the Buddhists we know did/ does / wants to kill Muslims, at least not because of any religious reasons. But in Myanmar we find low tolerance towards proselytism, this means there’s no problem with any religion you may have, as long as you stick to it and don’t attempt to convert others. The Christians have learned their lesson a long time ago although they continue to do it without being aggressive about it, the Hindus never had such ambitions, the Buddhists never engage in that, but the Muslims…Well…Well...Well

On the other hand Rohingyas communities tend to be highly conservative of inter-faith marriages where they punish and sometimes kills their women in case they marry someone outside Rohingyas. While they are ready to marry Buddhist women and convert them to Islam. This doesn’t sit well with some conservative factions of the Buddhist majority, for obvious reasons.

Christians and hindus, the 2nd and 4th largest communities, by population, are integrating just fine despite many Christian ethnicities engaging against the Buddhist Bamar (Kachin, Chin, Karen, etc), the disputes are historical, territorial and resource-based, never religious. Also, insulting religion, ANY religion, for whatever reason, is illegal in Myanmar and would land you in jail in a matter of hours. And that’s actively enforced, probably for good reason.

Rohingyas Muslims were welcomed as guests in the beginning according to historians. There was little or no problem at the beginning. Problems such as rebelling did happen later but an agreement was reached and they disarmed in early 60s. Although minor conflicts occurred among both communities, nothing serious occurred until about 5 years ago where Muslims gathered in numbers and walked the streets killing the minority natives in their areas. Which is why Burmese Buddhists started counter attacking the Muslims who were killing their brothers and sisters in Rohingyas lands. Below video is self explanatory to the fact that how Muslims gathered in hundreds to attack Minority Buddhists in Rakhine State.

Therefore, it is critical that one needs to understand that Buddhists do not kill Muslims but the natives are responding to the rebels who are virtually on a ethnic cleansing mission is Rakhine State. If Buddhists were at fault, they should probably be attacking Christians too. At least some type of discrimination against Christians which is the 2nd largest religious community in Burma which has never happened.

It must also be noted that no one should be linking the unrest to religious war. Its a political war where natives trying to protect their life from insurgents belonging to a migrated community. Who are not only trying to procreate at a disturbing rate but also trying to convert natives to their faith forcibly by direct and indirect means. To make it worst, they are promoting Rohingyas men to marry Buddhists but has banned Rohingyas women to marry Buddhists. Its a riot the Rohingyas started by attacking Buddhists and other way round as it is evidently true to anywhere else in the world. It is Rohingyas who kill people Chanting Allahu Akbar and not a single Buddhist because Buddhists can't possibly justify killing according to their teachings. But their survival has become a priority which compel them to fight back.

Buddhists in Burma have seen Rohingyas rioting against them for more than half a century for no apparent reason except the need to create a separate Islam region in Burma with the funding that come from extremist organizations and middle east in addition to the support they have from neighboring Pakistan and Bangladesh. Its as the last resort they have opted to deal with the obvious problem they have at hand. It was simply a question for Buddhists weather they were willing to die at the Hands of Muslim separatists or try to prevail by fighting back.


(WARNING - This is copyrighted material. Republishing without permission will be treated as a DMCA violation)

These content links are provided by Content.ad. Both Content.ad and the web site upon which the links are displayed may receive compensation when readers click on these links. Some of the content you are redirected to may be sponsored content. View our privacy policy here.

To learn how you can use Content.ad to drive visitors to your content or add this service to your site, please contact us at info@content.ad.

Family-Friendly Content

Only recommend family-friendly content

Website owners select the type of content that appears in our units. However, if you would like to ensure that Content.ad always displays family-friendly content on this device, regardless of what site you are on, check the option below. Learn More

Its Not Buddhists Killing Muslims In Myanmar, Its Rohingya Muslims Killing Buddhists From 1947 4.5 5 SEEKER Sunday, 30 October 2016 Ahinamo Kurasawa From Tokyo. There's a big misconception about the violence in Burma that has caused severe casualties to both Rohi...
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31381
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: I mussulmani Rohingya perseguitati o persecutori ?

Messaggioda Berto » dom set 17, 2017 8:49 pm

Geert Wilders supporters
Ieri alle 19:34 · Petah Tiqwa, Central District, Israele ·
16/09/2017

https://www.facebook.com/francesca.ughi ... 9061930800


Comment by an ethnic Burmese regarding the "Rohingya Muslims Crisis" and the story we've shared earlier (see first comment):
I'm from western Burma. It's true.
We've been suffering from their invasion and terrorism since 1942. Technically, They're just Bengali immigrants from overpopulated Bangladesh. The term Rohingya is neither of an ethnic community nor historical name and it was invented for the sake of the political asylum. There's no Rohingya in Burmese history and census. Most of Western media are using propaganda in order to believe their victim stories and gain support from UN. They want to wipe out the ethnic Rakhine people and build an Islamic state in western Myanmar with the help of the Muslim militants and foreign Muslim countries.
Commento di un birmano etnico riguardo alla "crisi dei musulmani Rohingya" e alla storia che abbiamo condiviso in precedenza (cfr. Primo commento):
Sono della Birmania occidentale. È vero.
Abbiamo sofferto per l'invasione e il terrorismo dal 1942., tecnicamente, sono solo immigrati bengalesi provenienti da sovrappopolato Bangladesh. Il termine Rohingya non è né di una comunità etnica né di un nome storico ed è stato inventato per il bene dell'asilo politico. Non ci sono rohingya nella storia e nel censimento birmano. La maggior parte dei media occidentali sta usando la propaganda per credere alle storie delle vittime e ottenere il sostegno delle Nazioni Unite. Vogliono eliminare i rakhine etnici e costruire uno stato islamico nel Myanmar occidentale con l'aiuto dei militanti musulmani e dei Paesi musulmani stranieri.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31381
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: I mussulmani Rohingya perseguitati o persecutori ?

Messaggioda Berto » sab set 30, 2017 8:13 pm

Mai dire "Rohingya" e fiducia in Aung San Suu Kyi
30-09-2017

http://www.lanuovabq.it/it/mai-dire-roh ... an-suu-kyi

Per Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, la crisi dei rifugiati Rohingya musulmani è “un incubo per i diritti umani”.
È la prima riunione del Consiglio di Sicurezza negli ultimi otto anni che riguarda il Myanmar. Nemmeno Nikki Haley, ambasciatrice degli Usa, ha lesinato attacchi, benché l'amministrazione Trump passi per "anti-musulmana": “Non dobbiamo aver paura di chiamare le azioni delle autorità birmane come ciò che sembrano essere: una brutale, prolungata campagna per ripulire il Paese da una minoranza etnica”. Vuole sanzioni militari (niente armi straniere destinate alle forze di sicurezza del Myanmar) e chiede al governo di punire i militari responsabili dei massacri. Dalla Chiesa del Myanmar, invece, arrivano dichiarazioni più prudenti a nome della piccola minoranza cristiana, in vista della visita di Papa Francesco, prevista per gli ultimi tre giorni di novembre. Nessuno sconto sulla richiesta di giustizia, nessun negazionismo: solo un invito alla prudenza. E un rinnovo della fiducia al premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, che sta agendo in buona fede.

È quanto si evince dalle interviste rilasciate ieri alla stampa internazionale del cardinale Charles Maung Bo. Il prelato è una persona insospettabile. Non può essere considerato in alcun modo colluso con i militari, dato che per decenni si è udita la sua voce solitaria contro la violazione dei diritti umani contro i Rohingya e le altre minoranze etniche in Birmania/Myanmar. Il cardinale afferma che il Papa, nel suo prossimo viaggio prenderà in considerazione tutti i casi di violazione massiccia dei diritti umani, a partire dall’esodo di circa mezzo milione di Rohingya musulmani dallo stato sudorientale di Rakhine e anche dei 120mila cittadini di etnia Kachin e Karen, soprattutto cristiani ospiti dei campi rifugiati negli stati di Kachin e Shan, o lungo il confine con la Tailandia. Tuttavia sa che parlarne, soprattutto parlare della crisi dei Rohingya, può essere controproducente e dannoso per loro stessi. Anche le parole pronunciate dal Papa nell’Angelus del 27 agosto, quando il pontefice ha parlato per la prima volta in difesa dei Rohingya, hanno avuto un impatto immediato sui birmani, alimentando la reazione nazionalista della maggioranza buddista. In un rapporto a Vatican Insider, il cardinale Bo spiega quali potrebbero essere le difficoltà del prossimo viaggio apostolico e gli argomenti che è meglio evitare. “Ashin Wirathu, monaco che guida il movimento buddista Ma Ba Tha, ha bollato la visita papale come ‘una visita politica’” – spiega il porporato. Per questo, il Papa dovrebbe evitare anche di usare lo stesso termine “Rohingya”, perché per i nazionalisti il popolo apolide che vive nel Sudovest del paese è bengalese. Mentre è lecito “parlare dei diritti umanitari dei musulmani che soffrono nello stato di Rakhine, della necessità di una soluzione pacifica e duratura, dell'adozione di misure non violente e dell'urgenza di una cooperazione regionale”.

Nella sua intervista rilasciata ieri a Uca News, il cardinal Bo si dice comunque sicuro che il Papa parlerà della crisi del Rakhine in termini che risultino accettabili alle autorità del Myanmar. “Il motto del Papa è ‘amore e pace’. Per amore si intende quello tra i vari gruppi etnici e religiosi, fra la maggioranza buddista e le minoranze religiose. Per pace si intende la fine della pluri decennale guerra civile che ancora riguarda il Nord del paese”. Cioè le regioni abitate dalle minoranze cristiane. “Il problema dei Rohingya è certamente grave – aggiunge Charles Maung Bo – ma si deve considerare la situazione nel suo complesso e i problemi di tutti i popoli. (…) Ridurre la sua visita a uno solo dei vari problemi – come si aspetta l’opinione pubblica interna e internazionale - sarebbe fuorviante e potrebbe risultare controproducente”. Timori anche per le dichiarazioni che il Papa potrebbe fare sui militari. “Criticare il governo e i militari potrebbe essere controproducente”, perché la Chiesa locale potrebbe rimanere esposta alla pressione di militari, governo e maggioranza buddista.

Grande attenzione anche alla figura di Aung San Suu Kyi, Nobel per la Pace al governo (in veste di ministro degli Esteri e primo ministro “di fatto” del Myanmar), che da tutto il mese sta subendo un fuoco incrociato di critiche da parte dei governi occidentali, delle Ong e degli altri premi Nobel per la Pace. Aung San Suu Kyi è accusata, niente meno, che di coprire i crimini dei militari, evitando di denunciare la pulizia etnica in corso. “Ci sono due governi paralleli – spiega monsignor Bo a Uca News, facendo notare che, con la riforma costituzionale del 2008, la giunta militare si è ritagliata per sé il grosso del potere decisionale e una rappresentanza fissa in parlamento, lasciando al governo civile poche decisioni all’infuori della politica economica. Ma è il governo civile, però, che è legalmente responsabile. Quindi i militari commettono i crimini e Aung San Suu Kyi ci deve mettere la faccia, soprattutto all’estero. Se alza troppo la voce, rischia di essere defenestrata da un altro golpe. Tuttavia, afferma il cardinale, “la sua integrità e il suo impegno sono al di sopra di ogni sospetto”. E assicura che abbia imboccato la giusta direzione: “ha costituito una apposita commissione di lavoro - scrive Bo a Vatican Insider - per attuare le raccomandazioni della Commissione Kofi Annan: iniziativa positiva che merita stima e collaborazione della comunità internazionale”

“Tutti noi dobbiamo passare da un passato ferito a un futuro di guarigione. Lasciate che la lezione del passato illumini il nostro futuro. La pace basata sulla giustizia è possibile, la pace è l'unica strada possibile”, si conclude la nota del cardinal Bo inviata all’agenzia Fides. Come soluzione concreta parla di “soluzione federale” per tutte le etnie. “Passato ferito” non è solo una frase fatta: sono 60 anni di dittatura militare, di diffusione della violenza e del reciproco sospetto in tutta la popolazione. Di fatto, una guerra civile permanente, a tutti i livelli. Non una cosa che si possa risolvere dalla sera alla mattina.


Alberto Pento
Ma i mussulmani Rohingya rispettano i diritti umani dei birmani buddisti e cristiani?
No!
Per essere giusti è necessario prendere le difese dei birmani buddisti.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31381
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: I mussulmani Rohingya perseguitati o persecutori ?

Messaggioda Berto » dom ott 01, 2017 2:01 pm

Da oltre dieci anni i mussulmani Rohingya attaccano i villaggi dei buddisti, bruciandone le case e costringendo alla fuga gli abitanti, decapitando i mionaci buddisti, violentandone le donne e nessuno tra i media se ne è mai occupato.
Dall'ONU al Vaticano hanno tutti taciuto fino a quando l'esercito ha dovuto combattere i terroristi.
Ora gli stessi media e i loro sponsor dimostrano la loro disperazione nel tentativo di allontanare il dubbio che si, il problema stia proprio nei testi santificati per secoli nel Corano. E basti guardare al tentativo di trovare dei mussulmani "oppressi" in qualche parte del mondo mentre trascuravano le radici religiose delle persecuzioni contro ebrei, cristiani, yazidi, buddisti, induisti, atei e minoranze sessuali ovunque nei paesi a forte influenza mussulmana.
Ora in nome di questo hanno addirittura sacrificato un loro idolo come Aung San Suu Kyi, ma stanno mentendo sapendo di mentire.
Gli islamisti di Rohingya hanno creato ghetti all'interno del Myanmar in cui hanno imposto la Sharia dando vita a gruppi radicalizzati e molto violenti, grazie ai fondi provenienti dall'Arabia Saudita. La gente del Myanmar li ha accolti per decenni ma come sempre funziona con gli islamici, aumentano la loro popolazione e poi diventano sempre più ostili nei confrionti della popolazione locale.

Ora anche il Bangladesh ha rifiutato di accettare i mussulmani di Rohingya, temendo la portata della radicalizzazione islamica in questa popolazione avviene il miracolo e il mondo si accorge dell'esistenza della Birmania.
Vergognosamente vengono spacciate per attuali le foto risalenti alle devastazioni dell'uragano che colpì quelle zone nel 2008, sono arrivati ad attribuire le mine poste al confine tra Myanmar e Bangladesh all'esercito quando si tratta di mine islamiche poste durante la guerra del 1990. Non ci sono giornalisti o fotoreportere nella zona, indagate e vedrete ma lo dice la stessa leader del Myanmar.
I Rohingya avrebbero potuto essere cittadini del Myanmar se avessero rispettato le regole di quella Nazione e di quel governo. Ma non lo fanno, non vogliono vivere insieme agli altri pacificamente ma imporre uno Stato nello Stato governato dalla legge islamica.
Il 25 agosto terroristi musulmani hanno attaccato di notte 30 stazioni di polizia uccidendo i poliziotti, hanno bruciato le case delle persone di Rohinj, sgozzato 79 monaci Buddisti costringendo alla fuga migliaia di persone. Qualcuno forse lo ha notato nelle redazioni della Clinton News Network?
Se l'esercito non avesse reagito lo Stato di Rakhine sarebbe diventato un califfato islamico e per questo i Musulmani sono fuggiti dal paese verso il Bangladesh per trovare rifugio e sono stati respinti (la celeberrima solidarietà islamica).
Ora tutti parlano di pulizia etnica ma ripeto mentono sapendo di mentire nel disperato bisogno di trovare dei musulmani perseguitati, tutti piegati ai disgustosi scopi del globalismo purchessia.
Se volete nemmeno il termine "Rohingya" è un nome di un gruppo etnico né un nome storico, ma questo nome è stato inventato per un movimento politico legato ad un movimento islamico. Non è nemmeno una specifica etnia, essenzialmente si tratta di un termine politico.
Nel dialetto Chittagong del linguaggio bengalese, la terra Rakhine (Arakan) è chiamata "Rohan" e il popolo Rakhine (Arakanese) viene chiamatao "Rohangya" (Rohan = Rakhine, Gya = uomo). Alcuni dei secessionisti musulmani utilizzarono il nome per identificarsi come nativi dell'Arakan (da cui deriva il nome del loro gruppo terroristico). Si sono auto denominati "Rohingya" deformando il nome dei veri nativi di Arakan (Rakhine) in lingua bengalese.
Questo è il motivo per cui tutto il popolo della Birmania non può accettare quel termine perché sono consapevoli dei dati storici e vedono chiaramente il gioco politico con ambizioni di secessioniste da parte di una minoranza islamica assolutamente non autoctona e in larga composta da clandestini. Ne vedremo delle belle in Italia ma guai a dirlo se non si vuol esser tacciati di islamofobia. E infatti mancava solo che questo Papa, che non risponde agli appelli disperati dei cristiani perseguitati dai musulmani e dai regimi comunisti, decidesse in Myanmar il 27 novembre per perorare la sempre più improbabile "causa islamica".
Ma quale genocidio. Ripetete solo le notizie di cui vi imbeccano. Auguri
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31381
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

PrecedenteProssimo

Torna a Diriti omàni, descremenasion, rasixmi

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite