Diritto di autodeterminazione: il caso veneto

Re: Diritto di autodeterminazione: il caso veneto

Messaggioda Berto » ven ago 31, 2018 10:27 pm

Politica, ragioniamo sull’indipendentismo veneto
28 agosto 2018
Enzo Trentin

https://www.vicenzareport.it/2018/08/po ... mment-5468


Vicenza – Per le elezioni regionali nel Veneto, del 2015, la Corte d’Appello decise di fare un ulteriore approfondimento (ça va sans dire: il terzo) per l’assegnazione dei seggi in base ai resti. Il presidente Luca Zaia si era frattanto lamentato per questo iter, durato oltre un mese, senza rendersi conto che probabilmente le difficoltà sorgevano dall’interpretazione della legge elettorale emanata dalla precedente amministrazione, sempre a guida Zaia. La conclusione fu che ad “arrampicarsi” in Consiglio regionale fu una persona assai disinvolta, candidata nel collegio di Vicenza, portatrice di una genealogia politica inopportuna.

Poco tempo dopo la nomina, i suoi ex compagni di cordata gli si rivoltarono contro: «Ha firmato un patto, paghi 200 mila euro» […] Via l’indipendenza dal logo, faremo causa al consigliere Antonio Guadagnini.» E lui di rimando: «Volevano impormi cosa fare, quel testo non vale».

«Il problema sostanziale non è l’aspetto economico – precisava Roberto Agirmo, suo compagno di coalizione elettorale – ma il tradimento degli ideali indipendentisti, dei tanti militanti, della fiducia. Della causa». Il patto di cui parlano è consultabile qui. E invero è molto ampio e vincolante. A queste accuse il consigliere Guadagnini replicò: «Se mi fanno causa, mi difenderò. Sono tranquillo, perché per fortuna la Costituzione dice che si è eletti senza vincolo di mandato. Quell’accordo neanche l’ho letto, era nelle carte da firmare per la candidatura e sono tutte cose che non vincolano. Un patto leonino senza valore. Duecentomila euro sono una bella cifra: per fare le cose per bene bisognava andare davanti ad un notaio».

Un consistente numero di elettori – non necessariamente di fede indipendentista – ha riflettuto sulle dichiarazioni di questo “rappresentante” sotto il profilo etico-morale:

Egli si appella alla Costituzione la quale dice che si è eletti senza vincolo di mandato. Ne consegue che gli elettori non scelgono il loro “rappresentante” per portare in sede appropriata le loro istanze, ma più probabilmente votano il loro “padrone”.
In ogni caso, costui non accetta di cooperare con i suoi alleati malgrado gli impegni assunti anche verbalmente. Tanto meno, si suppone, accetterà le richieste dei suoi mandanti, ovvero chi l’ha votato.
Antonio Guadagnini sostiene d’aver firmato l’accordo elettorale senza averlo letto, e di non considerarlo vincolante. Ovvero i veneti hanno un “rappresentante” regionale irresponsabile. Firma alla cieca, benché “sul suo onore”. Non ritiene di dover rispettare i patti sottoscritti senza che gli sia stato per questo torto un braccio, e li considera leonini.
È palesemente così poco responsabile che pretende d’avere l’avvallo e la garanzia notarile per riconoscere un preciso impegno politico liberamente assunto.
Se la sua firma in calce ad un accordo spontaneamente sottoscritto non vale nulla, quanto varrà la sua parola?

Ora, a prescindere dalle beghe tra politicanti, le legittime domande di molti cittadini veneti che aspirano non tanto all’autodeterminazione quanto ad una vita pubblica costumata e ordinata, sono:

Questo spigliato rappresentante politico a che tipo di Stato Veneto indipendente può condurre?
I militanti di “Siamo Veneto” (il gruppo politico creato ad hoc dal Consigliere regionale Antonio Guadagnini) hanno coscienza di questi aspetti etico-morali?
I predetti attivisti hanno consapevolezza della singolarità e dell’irresponsabilità di tali dichiarazioni, e conseguenti comportamenti politici?
Giovedì 12 luglio 2018, i movimenti “Indipendenza Veneta” e “Siamo Veneto” hanno convocato una conferenza stampa, presso il consiglio regionale del Veneto, per comunicare l’intenzione di avviare un percorso comune che porti l’indipendentismo a centrare i prossimi obiettivi con coralità e collaborazione. Erano avversari alle elezioni regionali del 2015, adesso vogliono costruire una casa comune per tutti gli indipendentisti veneti, sapendo che la prossima tappa sarà quella delle urne del 2020 quando si tornerà a votare per Palazzo Balbi. Juri De Luca, portavoce di “Indipendenza Veneta” ha dichiarato: «Il nostro percorso fin qui è stato condito da coerenza, chiarezza e credibilità. Ora stiamo aggiungendo la concretezza, che serve per portare a casa i risultati di cui il Veneto necessita». Gli attivisti di queste due formazioni sedicenti indipendentiste hanno la percezione del fatto che avvallando questo modo di fare politica sono conniventi, complici, e favoreggiatori di una mala politica nella quale prevalgono episodi di dissolutezza?
Considerata la disaffezione ad esercitare il voto da parte di oltre il 50% degli aventi diritto, possono essere questi disinibiti comportamenti politici a risolvere le questioni che affliggono i veneti e gli italiani in generale?

Le persone sono diventate sempre meno capaci di analizzare razionalmente le idee e i comportamenti corretti, così ricorrono immediatamente all’uso della forza per mettere a tacere le voci che sfidano la loro visione del mondo. È un segno dell’ipersensibilità del mondo contemporaneo che le persone istintivamente mettano a tacere le opinioni contrarie piuttosto che conversare e dibattere con coloro con cui non sono d’accordo. Dibattere, poi, presuppone una certa capacità di discernimento, sagacia, buonsenso.

La ragione e il senso del dovere devono guidare il nostro cammino sul viale dell’etica. E seppure etica e morale vengono spesso confuse o scambiate come fossero esatti sinonimi nella pratica (tutti noi usiamo indistintamente espressioni come “non rubare è eticamente corretto”, oppure “non rubare è moralmente corretto”), se vogliamo essere pignoli e riferirci al significato effettivo dei due termini, dovremo più precisamente concludere che: l’etica cerca di studiare delle regole oggettive in base alle quali poter definire i comportamenti corretti e buoni; la morale è la percezione che gli individui hanno sul fatto che determinati comportamenti siano corretti e buoni.

La filosofia morale è una riflessione, quasi una sorta di indagine speculativa, sul corretto agire. La morale non cambia in relazione al soggetto, ma tiene conto solo dell’oggetto, della realtà a cui viene applicata. Accade in vero assai spesso, che si confonda l’agire moralmente con l’essere un moralista (in senso dispregiativo): è morale solo colui che si comporta in maniera morale di fronte ai casi della vita, non chi si limita a giudicare, con eccessiva intransigenza e ipocrisia, la moralità altrui. Salvo, poi, magari adottare comportamenti tutt’altro che morali.

C’è, inoltre, il concetto di dovere che si pone in questi termini: rispettare i bisogni e i desideri altrui, e non creare infelicità al nostro prossimo. La ragione ci consente di perseguire una morale oggettiva ma, nello stesso tempo, autonoma; la ragione ci indica come sia doveroso agire (addivenendo, così, a una morale razionale), fermo restando che occorrerà purificare la ragione da condizionamenti ancestrali presenti in ciascuno di noi, derivati dall’esperienza individuale. Dunque, troppo soggettiva e per ciò stesso nemica di ciò che aspiriamo a conseguire.

E la libertà? La libertà assoluta esiste solo se vi sono delle regole assolutamente morali. Queste regole ci permettono di rispettare il nostro prossimo e, conseguentemente, di poter essere applicate in maniera oggettiva. Immanuel Kant non ci dice quale sia la morale universale, ma ci aiuta nella nostra ricerca, fornendoci alcuni precetti basilari:

Agisci avendo cura di verificare se la tua azione può essere universalizzata: rubare, può essere categorico se muori di fame, ma non potremo certo definirlo universalizzabile; quindi, rubare non è senz’altro morale.
Agisci in maniera da trattare l’umanità come un fine, non come un mezzo: Machiavelli, nel dare consigli di vita al “suo principe”, ricorda che questi dovrebbe porre maggiore attenzione al fine e non al mezzo; l’uomo deve ricordarsi sempre che il suo fine ultimo è il benessere degli altri, e non usare gli altri come mezzo per ottenere il proprio fine.

Con queste sommarie considerazioni passiamo ad analizzare lo “stato dell’arte” dell’indipendentismo veneto, convenzionalmente considerato come il più effervescente in Italia. Ebbene non possiamo che constatare il suo assopimento, dovuto principalmente alla repressione dell’indipendentismo catalano, considerato che da circa dieci mesi sono in carcere alcuni esponenti indipendentisti il cui unico reato risiede nelle loro idee, non in attentati terroristici o fatti di sangue. La Guardia Civil della “democratica” Spagna ha profuso manganellate con dovizia, a una folla inerme e pacifica, che sono state riprese dalle televisioni di mezzo mondo. Insomma, pensare alla “conquista elettorale” della Regione Veneto come premessa all’indipendenza non sembra premiante, né agile e tantomeno celere.

C’è poi l’oggettiva “noncuranza” della questione da parte degli Stati nazionali, dell’Ue, e della politica internazionale. Gli Stati nazionali, ovviamente, non hanno interesse a vender ridotto il loro potere su territori e popolazioni residenti. I “consumer tax”, genericamente identificabili nella casta politico-burocratica potrebbero veder limitati i loro agi, privilegi, rendite politiche e quant’altro affine, che sono sempre rimborsati a piè di lista dai contribuenti. L’Ue, malgrado le sue enunciazioni di principio, rappresenta gli Stati e non i popoli che li compongono, lo abbiamo visto con la Spagna. Infine, l’indipendentismo veneto non ha mai coltivato sostegni internazionali di una qualche rilevanza che lo appoggi, e ne supporti le rivendicazioni.

Esiste una “domanda” di autodeterminazione da parte di una fetta consistente di popolazione veneta, ma all’attivismo indipendentista manca una Intelligencija generatrice di un progetto istituzionale innovativo. Non c’è qualcuno che sia veramente in grado di motivare, guidare e condurre alla vittoria. La militanza politica veneto-indipendentista è assorbita in revival folkloristici che si appagano di simboli: un’infinità di leoni marciani, bandiere, gadget, et similia. Si imbeve di reminiscenze storiche legittime, indispensabili e meritorie, ma che finiscono per idealizzare un passato non più replicabile. Ci sono poi coloro che in maniera molto naïf rivendicano leggi e diritti, dimenticando che la partitocrazia ha più volte eluso la sua stessa Costituzione.

A questo proposito un interessante punto di vista dello scrittore e giornalista Romani Bracalini lo si trova qui http://www.lindipendenzanuova.com/e-se- ... sovietiche . Mentre un diritto che nessuno riconosce non vale molto. Tant’è che l’avvocato Alessio Morosin, fondatore e guida del movimento “Indipendenza Veneta”, s’è visto rigettare dalla Corte Costituzionale – nell’udienza del 28 Aprile 2015, con sentenza 118/2025 – il preteso diritto all’autodeterminazione.

I partiti politici tradizionali hanno poi artatamente sviato la questione dell’autodeterminazione proponendo un referendum (consultivo, quindi senza effetti deliberativi) sull’autonomia del Veneto, ben sapendo che autonomia e indipendenza non sono sinonimi, e quindi giocano sull’equivoco. La rappresentanza movimentista e partitocratica dell’indipendentismo veneto si è di converso distinta per animosità, malanimo e rancore, a cui vanno aggiunte la frammentazione, l’inutilità e l’insignificanza elettorali. Infine, come abbiamo visto più sopra, i politici veneti sedicenti indipendentisti, non brillano per indubbi comportamenti etico-morali. Tutti sembrano ignorare che la fama è fugace, mentre l’infamia dura molto più a lungo.

La ragione e il senso del dovere guidano il cammino sul viale dell’etica. Quando si è convinti di fare la cosa giusta, quando si avverte l’imperativo categorico di compiere ciò che è reputato doveroso anche contro il nostro stesso interesse personale, allora significa che la ragione ha vinto sulle passioni, e facendoci comprendere come l’imperativo morale sia da ritenersi universalmente incondizionato, ci conduce liberamente sulla strada di un agire eticamente e moralmente valido.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Diritto di autodeterminazione: il caso veneto

Messaggioda Berto » mar set 04, 2018 8:17 am

Un'altra discussione dove appare la demenza irragionevole di certi poveri venetisti invasati, creduloni e fanatici

https://www.facebook.com/groups/2376236 ... 5888591823


Franco Paluan
la costituzione italiana si applica a chi e' italiano.

Gino Quarelo
A tutti i cittadini italiani te compreso, che tu voglia o no. Quelli come te sono una minoranza demenziale che non ha alcuna incidenza sulla realtà e che danneggia i veneti. La maggioranza dei veneti si sente e si vuole italiana, si sente determinata come veneta-italiana e va rispettata poiché è la maggioranza dei veneti. Io farei volentieri a meno dell'Italia purtroppo mio padre, mia madre e i miei fratelli si sentono italiani, veneti e italiani e non posso certo negare loro i loro sacrosanti diritti all'autodeterminazione. E come loro è anche la maggioranza dei veneti. Bisogna esserne consapevoli, farsene una ragione e trovare il modo di convincerli che senza lo stato italiano staremmo tutti molto meglio, senza fare atti incosulti e demenziali.

Franco Paluan
STUDIA L'ART. 10 DEA TO COSTITUSION ITALIANA

Gino Quarelo
Art. 10.
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici [26] (1).

Le norme del diritto internazionale non sovvertono l'ordine democratico e non dicono che la minoranza prevale sulla maggioranza. In Veneto la maggioranza dei veneti si sente e si vuole italiana e quindi prevale sulla minoranza inconsistente che non si vuole e non si sente italiana come te. La maggioranza del Popolo Veneto si sente e si vuole italiana, e non si tratta di due popoli diversi ma dello stesso popolo e i diritti della sua maggioranza prevalgonio sui diritti della sua minoranza che si deve naturalmente adeguare ai valori democratici, all'ordinamento italiano e internazionale.

Gino Quarelo
Il "Popolo Veneto" esiste ma in maggioranza si sente e si vuole parte del "Popolo Italiano", realizzando in tal modo il "diritto all'autodeterminazione secondo il diritto internazionale". La minoranza dei veneti che non si sente e non si vuole italiana deve convincere la maggioranza dei veneti a non sentirsi e a non volersi più italiana. Per farlo ci vogliono argomenti assai convincenti, ragioni estremamente logiche, modelli alternativi sensati, realisti e ideali ragionevoli e a tutti comprensibilmente migliori. Finora i venetisti e i venezianisti hanno dimostrato di essere soltanto e per lo più: esaltati, fanatici, irragionevoli, idolatri, inconsistenti, incoscienti, incapaci, ignoranti, stupidi, falsificatori, ... poco credibili (dichiararsi veneti e non avere l'assicurazione auto o rifiutare l'alcoltest essendo visibilmente un po' brilli, oppure l'antisemitismo cristiano di tanti venetisti, non credo possa render credibile e attraente l'indipendentismo veneto).

Franco Paluan
EL PRINCIPIO DE AUTODETERMINASION DISE VERITA' SUPERIORI, CONTINUI SEMPRE A FARE IL PUNTO CON LA MENTALITA' DA ITALIANO, NEL DIRITTO INTERNAZIONALE VI E' MOLTO DI PIU'

Gino Quarelo
Verità superiori, quali? Nel diritto internazionale vi è di più, cosa?

Poi ti ricordo che il 95% dei veneti si sente e si vuole autodetermianre come italiano, quindi abbi rispetto per la maggioranza dei veneti. Se non hai rispetto per la maggioranza dei veneti non hai alcuna credibilità e nessunissima speranza di convincerec qualcuno o chichessia, resti solo un veneto senza creanza, presuntuoso, ignorante e perdente.

Franco Paluan
PER LE LEGGI ITALIANE ED INTERNAZIONALE IL 5% BASTA E VANZA

Gino Quarelo
Questa mi è nuova (e credo non solo a me), secondo te per le leggi italiane ed internazionali conta meno la volontà del 95% del popolo veneto rispetto alla volontà del 5% dello stesso popolo.

Franco Paluan
ART. 10 ED EL DIRITTO CONSUETUDINARIO DE AUTODETERMINASION ZE MOLTO CHIARO

Gino Quarelo
??? Non so quanti veneti capiscono quello che scrivi o che intendi, io di sicuro no. Non c'è nessuna chiarezza nelle tue parole.

Franco Paluan
SE FOSSE VERITA' CIO' CHE DICI, IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO, 1938. OSSIA LA VOLONTA' DELLA MAGGIORANZA, PER LEGGE, PUO' SOPPRIMERE STERMINARE PERPETUARE GENOCIDIO NEI CONFRONTI DELLA MINORANZA. TUTTO IL MONDO HA VISTO I RISULTATI.

Franco Paluan
https://www.unric.org/it/informazioni-generali-sullonu

Gino Quarelo
Si tratta solo di eccezioni che confermano la regola democratica della maggioranza, che resta comunque queste eccezioni e altre imperfezioni, la regola migliore, più sensata e la meno peggio di ogni altra possibile.
Oggi l'ONU è una mostruosità in mano ai nazi maomettani; promuove l'invasione e vorrebbe l'obbligo dell'accoglienza indiscriminata e nega i diritti naturali umani e civili universali dei nativi europei.

Gino Quarelo
ONU - UNESCO e altri FAO - UNICEF (no grazie!) - e Facebook ?
Mito e organizzazioni parassitarie e criminali che non promuovono affatto i diritti umani, le libertà, il rispetto e la fraternità tra gli uomini, le genti, i popoli, le etnie, le nazioni, gli stati.
viewtopic.php?f=205&t=2404

Gino Quarelo
Diritto di autodeterminazione: il caso veneto
viewtopic.php?f=196&t=2796
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Re: Diritto di autodeterminazione: il caso veneto

Messaggioda Berto » ven set 14, 2018 7:05 am

L’ideale indipendentista è sostenuto da uomini preparati?
13 Set 2018
ENZO TRENTIN

http://www.lindipendenzanuova.com/lindi ... -preparati

L’Italia è un paese di patrioti e, tutte le volte che le cose vanno male, che gli affari non funzionano, che l’oppressione burocratica e la fiscalità sono troppo pesanti, basta che il governante di turno si metta ad indicare la necessità di solidarizzare con questa o quella causa, perché questi patrioti si scordino delle loro ragioni di malcontento e ardano dal desiderio di supportare questa o quella causa. Di saltate alla gola del nemico, o di proferir minacce contro un paese straniero, non ci pensa nessuno. Sono cose che ricordano il fascismo. Meglio mandare le forze armate attrezzate di tutto punto in missioni di peacekeeping (mantenimento della pace. Tsz!) È così grande la disponibilità italiana nell’offerta di contingenti militari per operazioni all’estero, senza ritorno di “interessi nazionali”, che pare sia l’unico modo di fare una politica estera.

Tramontata l’era dell’autonomismo sul modello delle Regioni a Statuto speciale; dimenticata la rivendicazione per il federalismo, di cui molti non comprendono l’essenza, e che i politicanti non hanno interesse a praticare; la parola d’ordine di alcuni patrioti che ai giorni nostri si occupano attivamente di politica è diventata: indipendenza. A questo punto, tralasciamo la politica “tradizionale” imperniata sui partiti che con il loro comportamento hanno deluso, tediato e stancato l’opinione pubblica. Ed ecco che i cosiddetti indipendentisti sono diventati tali, perché fallita l’era dell’autonomismo e del federalismo non intravvedono altra via che l’autodeterminazione.

Tuttavia nel fronte patriottico indipendentista si apre una dicotomia: da una parte ci sono coloro che chiedono il voto per entrare nelle istituzioni italiane con il proposito di cambiarle dal loro interno. Metodo sinora sempre fallito. Spesso caldeggiato da persone che hanno già avuto incarichi istituzionali, ma che non hanno mai raggiunto gli scopi per i quali erano stati votati. Se poi a questa fazione viene chiesto: «Che tipo di indipendenza sarà?», rispondono semplicisticamente di volere uno Stato il cui ordinamento sia simile a quello svizzero. E qui molti indipendentisti rizzano le orecchie, perché sanno che le stesse semplificazioni furono adottate anche per il federalismo, e di norme o proposte autenticamente federali non se ne sono mai ottenute da questi rappresentanti. Ciò nonostante costoro hanno un codazzo di plebe che incoraggiano con il «Plaudite cives!» (“applaudite cittadini!”). Ma non c’è da stupirsi, la claque esisteva già nella Roma antica. Era un “servizio” per lo più a pagamento, riservato a chi poteva permettersela. E siccome le istituzioni italiane “pagano bene…”, è diffuso il sospetto che loro vogliano entrarci per poter vivere di rendite politiche.

Dall’altro canto si riscontra una massa di cives che pur non essendo plebe, come per esempio le tifoserie calcistiche, è tuttavia inattiva, attendista. Aspetta gli eventi, o l’uomo della provvidenza, ignorando che se c’è non farà sicuramente i loro interessi quando dovesse apparire all’orizzonte. Infatti quando si conferisce un grande potere a una carica, si ignora quali garanzie avrà il cosiddetto “popolo sovrano” nel momento della crisi. Insomma per dirla in termini commerciali: esiste una domanda di mercato, ma l’offerta per soddisfarla è carente.

I patrioti più sensibili fanno propria un’affermazione di Thomas Jefferson: «Se un popolo crede di poter essere libero e disinteressarsi della politica, immagina qualcosa che non è mai stato né mai sarà.» Si sono convinti che una bozza di progetto istituzionale innovativo, potrebbe soddisfare tale domanda, e contemporaneamente rendere inoffensivi i politicanti.

Ad ogni buon conto quando si parla di autodeterminazione si deve tener presente che il principio fu solennemente enunciato da Woodrow Wilson in occasione del Trattato di Versailles (1919), e avrebbe dovuto fungere da linea guida per il tracciamento dei nuovi confini, ma in realtà fu applicato in modo discontinuo e arbitrario. Il principio di autodeterminazione dei popoli si è poi sviluppato compiutamente a partire dal 1945. In particolare, è stata l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) a promuoverne lo sviluppo all’interno della Comunità degli Stati.

Si tenga presente che il princìpio di autodeterminazione dei popoli sancisce l’obbligo, in capo alla comunità degli Stati, a consentire che un popolo sottoposto a dominazione straniera (colonizzazione o occupazione straniera con la forza), o facente parte di uno Stato che pratica l’apartheid, possa determinare il proprio destino in uno dei seguenti modi: ottenere l’indipendenza, associarsi o integrarsi a un altro Stato già in essere, o, comunque, a poter scegliere autonomamente il proprio regime politico. Il princìpio, nell’ambito del diritto internazionale, esplica i suoi effetti solo sui rapporti tra gli Stati e non sancisce alcun diritto all’autodeterminazione in capo a un popolo: quest’ultimo, infatti, non è titolare di un diritto ad autodeterminare il proprio destino ma è solo il materiale beneficiario di tale principio di diritto internazionale, i cui effetti, invece, si ripercuotono solo sui rapporti tra Stati.

Invece, ai sensi del diritto internazionale sui diritti umani, il soggetto titolare del diritto all’autodeterminazione è il popolo come soggetto distinto dallo Stato. Ma in nessuna norma giuridica internazionale c’è la definizione di popolo. Questa reticenza concettuale non è dovuta al caso. Gli Stati giocano sull’ambiguità, non essendo ancora disposti ad ammettere espressamente che i popoli hanno una propria soggettività giuridica internazionale.

Sotto quest’ultimo aspetto, ad oggi, solo la Corte suprema del Canada, valutando le rivendicazioni di indipendenza del Québec rispetto al Canada, ha analizzato attentamente tale principio definendone i limiti: di esso sono autorizzati ad avvalersi ex colonie, popoli soggetti a dominio militare straniero, e gruppi sociali cui le autorità nazionali rifiutino un effettivo diritto allo sviluppo politico, economico, sociale e culturale. (Sentenza 385/1996) Insomma, si può rigirarla come si vuole, ma è indispensabile che il soggetto che vuole autodeterminarsi si dia prima una parvenza di soggetto istituzionale, di comunità politica con norme e regole proprie e condivise dalla maggior parte di quella popolazione cui fa riferimento.

Ciò premesso, un primo (fallito) tentativo di autodeterminazione lo possiamo riscontrare nei giorni stessi in cui il princìpio fu determinato. Alla fine della Grande Guerra, la conferenza di pace di Parigi del 1919 stabilì che Fiume non poteva essere Italiana, e a molti nazionalisti italiani questa decisione non piacque, perché contraddiceva uno dei principi della Conferenza stessa, quello della “Autodeterminazione dei Popoli”. D’Annunzio si fece portavoce di questa contraddizione e con i suoi legionari occupò Fiume.

Sotto la sua supervisione il Vate affidò immediatamente la redazione di una Costituzione della reggenza italiana del Carnaro – così si chiamò la Repubblica italiana di Fiume – ad un repubblicano fondatore del sindacalismo rivoluzionario, il socialista Alceste de Ambris. La Costituzione nota come Carta del Carnaro, superava di molto lo Statuto Albertino in termini eversivi; doveva instaurare un nuovo ordine fondato sul lavoro, la tutela dei diritti individuali, la giustizia sociale, la prosperità e l’idea di bellezza. Riportiamo qui solo due degli articoli più significativi:

2 – La Repubblica del Carnaro è una democrazia diretta, che ha per base il lavoro produttivo e come criterio organico le più larghe autonomie funzionali e locali. Essa conferma perciò la sovranità collettiva di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di classe e di religione; ma riconosce maggiori diritti ai produttori e decentra, per quanto è possibile, i poteri dello Stato, onde assicurare l’armonica convivenza degli elementi che la compongono.

5 – La Costituzione garantisce inoltre a tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, l’istruzione primaria, il lavoro compensato con un minimo di salario sufficiente alla vita, l’assistenza in caso di malattia o d’involontaria disoccupazione, la pensione per la vecchiaia, l’uso dei beni legittimamente acquistati, l’inviolabilità del domicilio, l’habeas corpus, il risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario o di abuso di potere.

La democraticità della Carta è attestata anche dall’introduzione del sistema referendario, sia in chiave propositiva che abrogativa (artt. LVI e LVII), nonché dall’incompatibilità, ossia il nostro moderno conflitto d’interessi: “…Nessun cittadino può esercitare più di un potere né partecipare di due corpi legislativi nel tempo medesimo” (art. LIX).

Orbene, nessuno Stato vuole l’autodeterminazione di una parte della sua popolazione, né che questo determini lo smembramento del suo territorio. E adesso che la propaganda è più potente di quanto lo sia mai stata, e che tutti i suoi strumenti sono in mano a chi regge lo Stato; nell’Italia governata dalla partitocrazia non è più possibile per gli indipendentisti autentici far conoscere la verità.

L’autodeterminazione non è prodotta, se mai lo è stata, da forze economiche semplicisticamente analizzabili. Ora l’autodeterminazione è perlopiù progettata da individui singoli, da demagoghi, e da politicanti che giocano sul patriottismo dei loro concittadini per indurli, una volta che le loro millantate pretese non sono riuscite a soddisfare i popoli soggetti al malgoverno dello Stato dal quale vogliono scindersi, a credere in un grande imbroglio. E il colossale raggiro in Italia consiste ed è messo in atto da coloro che vogliono farsi eleggere nelle istituzioni dello Stato, per poi da lì “guidare” l’indipendenza.

Capziosamente portano ad esempio la Scozia, la Catalogna o la Corsica, ma sono molto attenti a non mettere in evidenza le sostanziali differenze di questi tre indipendentismi che, in ogni caso, hanno dei precisi progetti di nuovo assetto istituzionale, e che – ancora più importante – hanno il seguito di una consistente parte dell’opinione pubblica cui fanno riferimento.

La questione dell’assetto istituzionale, è evidenziata anche in una intervista concessa dall’ambasciatore russo in Italia: S. S. Razov, all’emittente Radio Nazionale Veneta [www.radionazionaleveneta.org ], dove tra l’altro afferma: «[…] nella fase attuale nessuno Stato è in grado di funzionare senza il decentramento del potere. Il contenuto reale dello status di autonomia dipende dalla portata dei diritti e dei poteri della regione che naturalmente devono essere sanciti nella corretta forma giuridica».

Radio nazionale veneta

Ecco allora che molti patrioti sono “distratti” da pseudo indipendentisti che sono molto prodighi nel ricordare lo splendido passato, ma avari di proposte istituzionali credibili, perché troppo attenti a non privarsi delle cospicue rendite politiche di cui vivono da molti anni.

È invece convinzione di molti che si debba lavorare per prefigurare adesso le nuove istituzioni, e con detto progetto si debba agire sul doppio binario:

1) sull’opinione pubblica alla quale ci si vuole rivolgere per avere l’ampio consenso di cui godono i catalani e gli scozzesi, e in misura minore i corsi;

2) operare sul piano internazionale per i necessari appoggi e riconoscimenti.

Naturalmente si può fare altro; ma prima o poi si dovrà arrivare a questo, perché questo rimane il nocciolo del problema.





Alberto Pento

Trentin ha scitto:
Orbene, nessuno Stato vuole l’autodeterminazione di una parte della sua popolazione, né che questo determini lo smembramento del suo territorio. E adesso che la propaganda è più potente di quanto lo sia mai stata, e che tutti i suoi strumenti sono in mano a chi regge lo Stato; nell’Italia governata dalla partitocrazia non è più possibile per gli indipendentisti autentici far conoscere la verità.

Alberto Pento osserva:
Questa generalizzazione non è del tutto esatta e non corrisponde al caso Italia-Veneto poiché in questo caso la volontà dello Stato Italiano coincide con la volontà della stragrande maggioranza dei veneti, circa il 95% che si sentono e che si vogliono autodeterminare come cittadini italiani più che come veneti indipendenti.
Credo che nessuna persona intelligente e di buon senso possa pensare di negare a questo 95% di veneti la loro veneticità e il loro diritto all'autodeterminazione come individui, persone, esseri umani, cittadini.

La sola possibilità che hanno gli indipendentisti veneti è quella di riuscire a convincere la maggioranza dei veneti a desiderare e a volere l'indipendenza, l'autodeterminazione come veneti indipendenti dallo stato italiano.
Se non conquisteranno il cuore e la mente della maggioranza dei veneti non potranno avere mai alcuna indipendenza.
Nella prospettiva dell'indipendenza il modello della vecchia e morta Serenissima è un non senso perché allora i veneti non erano affatto indipendenti e sovrani ma la maggioranza di loro era suddita dei veneziani.
E Venezia nulla fece affinché la sua Repubblica Aristocratica veneziana divenisse la Repubblica Aristocratica o Democratica di tutti i veneti.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Diritto di autodeterminazione: il caso veneto

Messaggioda Berto » lun ago 19, 2019 7:34 am

???

Manuale per l’indipendenza del Popolo Veneto
Pubblicato 22 Febbraio 2019 | Da daniele

https://www.life.it/1/manuale-per-lindi ... olo-veneto


Dopo lunga gestazione ha trovato luce il “Manuale per l’Indipendenza del Popolo Veneto”.

Lo scopo di questo Manuale è di divulgare la conoscenza del diritto dei Popoli di decidere liberamente il loro destino (impropriamente chiamato diritto di autodeterminazione) e creare nei Veneti la consapevolezza che questo è un loro diritto inalienabile.

Il Manuale si compone di due parti:

La prima è la pubblicazione della Tesi di Laurea di V.Q. dal titolo “Il Principio di autodeterminazione dei Popoli” ed è utile per conoscere tale principio che nel tempo ha acquisito natura di diritto; come e da dove trae origine; il modo in cui l’Italia lo ha recepito; i più recenti casi di applicazione di questo diritto, dal Bangladesh alla Slovenia, dalla Croazia alla Bosnia fino alle Repubbliche Baltiche per arrivare ai controversi casi del Kosovo e della Crimea e dell’incompiuta indipendenza del Québec dal Canada. Nel finale le considerazioni giuridiche con alcuni risvolti politici;

La seconda parte ha come titolo “L’Italia, il Popolo Veneto, il diritto di decidere da sé e come esercitarlo” ed è una disanima della condizione politica del Popolo Veneto, della sua pesante discriminazione ad opera dello Stato italiano e le reali possibilità pacifiche di far valere questo diritto giuridicamente.

Il tutto, trovando origine da fatti reali, potrebbe costituire uno shock per coloro che fino ad ora hanno tratto ispirazione da fonti teoriche ma per questi, il presente Manuale possa essere di stimolo per continuare con più vigore la battaglia e non una scusa per posare le armi.

Disponibile in sede LIFE
Daniele Quaglia
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Diritto di autodeterminazione: il caso veneto

Messaggioda Berto » lun ago 19, 2019 7:35 am

Discussione con quelli del CLNV

Orazio Scavazzon

Alberto Pento dalle domande che poni , hai molta confusione nei pensieri ,
Intanto tantissimi veneti si sentono erroneamente italiani perchè è l'italia che dalla nascita gli fa credere quello che non è , perciò bisogna prendere consapevolezza e conoscenza delle proprie origini della propria storia e anche della storia italica
Poi il diritto di autodeterminazione ce l'hanno sia i veneti coscenti che quelli non coscenti , bisogna prendere coscenza dei propri diritti e rivendicarli esercitare tali diritti altrimenti tutto rimane come prima , se non cambiamo noi per prima non possiamo pretendere che le cose cambino
Il clnveneto.net lotta per i veneti in autodeterminazione consci e non consci , ma per fare una nazione uno stato serve una massa critica sufficientemente grande per farlo , se tutti aspettano gli altri per farlo o peggio criticano chi si da da fare , protestano , o vanno a votare partiti italiani non si raggiungerà mai la libertà
Gestire
clnveneto.net
CLNV | COMITATO LIBERAZIONE NAZIONALE…
https://clnveneto.net



Alberto Pento
No grazie alle demenzialità del CLNV a cominciare dalla sua idolatria venezianista e dal considerare veneti tutti i sudditi di Venezia e come Patria Veneta tutti i domini della Serenissima.


Orazio Scavazzon
Alberto Pento queste sono solo tue affermazioni senza nessun senso logico .
La verità è solo una : se si vuole cambiare dobbiamo farlo noi stessi per primi non continuando a fare sempre gli stessi sbagli , intraprendere nuove vie.
Poi c'è chi lo capisce subito , chi arriva un pò più tardi , chi proprio non ci arriva , chi non vuole arrivarci e critica gli altri , scegli dove stare.


Alberto Pento
Orazio Scavazzon, non vi è alcuna "logica" nelle posizioni settarie, fideistiche e dogmatiche del CLNV, solo illogicità, irragionevolezza, irrazionalità a partire dall'idea demenziale di ripristinare la Repubblica veneziana con i suoi domini di terra e di mare (sarebbe come voler ripristinare l'Impero romano o l'Impero austroungarico).
Le nuove vie che non portano da nessuna parte non ha alcun senso intraprenderle per un veneto che abbia la testa sulle spalle.
Certamente, io veneto vicentino indipendentista non venezianista, non sto con voialtri e con nessuno dei veneti che presuntuosamente credono di rappresentare la volontà della maggioranza dei veneti e che si propongono di ripristinare la Repubblica di Venezia com'era e dov'era, riprendendo le parole del doxe Gardin.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Diritto di autodeterminazione: il caso veneto

Messaggioda Berto » lun ago 19, 2019 7:37 am

Discussione con quelli del CLNV

Concetto storico-politico del Popolo Veneto come beneficiario del diritto all’autodeterminazione.

https://www.facebook.com/groups/2376236 ... up_comment

I patti elaborati dalla commissione Diritti Umani consentono un’interpretazione dell’autodeterminazione più ampia e perciò più vicina al contenuto reale del diritto. Le riflessioni che sul termine “popolo” emergono dagli atti di un seminario dell’Unesco tenutosi a Parigi nel 1989. In base ad essi,quando si parla di “popolo”,si fa riferimento: -ad un gruppo di esseri umani che presenti le seguenti caratteristiche: a)una tradizione storica comune, b)un’identità razziale o etnica,c)un’omogeneità culturale,d)un’identità linguistica,e)affinità religiose o ideologiche,f)legami territoriali,g)una vita economica comune; -il gruppo,senza bisogno di essere numericamente considerevole(per esempio,la popolazione dei micro-stati),deve essere più di una semplice associazione di individui in seno ad uno Stato; -il gruppo in quanto tale deve desiderare di essere identificato come un popolo o avere coscienza di essere un popolo-restando inteso che gruppi o membri di questi gruppi,pur condividendo le caratteristiche sopra indicate,possono non avere questa volontà o questa coscienza; -il gruppo deve avere istituzioni o altri mezzi per esprimere le proprie caratteristiche comuni ed il suo desiderio di identità.
L' Autodeterminazione è dunque un principio eminentemente giuridico che ha alla base i concetti di democrazia e libertà delle persone poiché postula in definitiva il potere dei popoli,di ciascun popolo,di scegliere sia la forma politico-istituzionale con cui collocarsi nel sistema delle relazioni internazionali, sia il regime politico, economico e sociale all’interno del proprio stato. Possiamo fondatamente dire insomma che se un popolo non è libero di autodeterminarsi non è sovrano.
https://www.clnveneto.net



Alberto Pento
Mai dimenticare che il 95% dei veneti si vuole autodeterminare anche come italiani; il diritto all'autodeterminazione vale anche per loro. E se voi volete autodeterminarvi solo come veneti e non italiani siccome siamo in democrazia dovete fare i conti con la volontà della maggioranza dei veneti. Poi non vanno confusi i veneti con i veneziani e nemmeno con i sudditi della morta Serenissima. E siccome non esistono due territori veneti ma uno solo, la minoranza indipendentista ha una sola possibilità quella di convincere la maggioranza dei veneti a volere l'indipendenza e dopo i veneti possono pretendere l'indipendenza. La maggioranza dei veneti che si vogliono autodeterminare come italiani sono biologicamente, etnicamente, culturalmente e linguisticamente veneti, molti di loro sono nostri genitori, nostri parenti, nostri compaesani. Poi non va confusa la cultura con l'ideologia e le forzature e le deformazioni ideologiche, essere di cultura veneta non significa avere il mito di Venezia e della Serenissima, conoscere per bene la storia veneta è altro dall'ideologia-idolatria venezianista.


Erica Scandian
Nel 2014 un plebiscito digitale portò ad un SI per l'indipendenza del veneto con circa 2 milioni di voti...i non votanti furono per coloro che furono "importati" e/o prezzolati dallo stato occupante per lavorare in prefetture, questure, carabinieri, guardia di finanza e nei vari enti statali. L'autodeterminazione, come nei Paesi Balcanici, dovà essere promossa e attuata dai veneti "ius sanguinis"/popolo indigeno e da chi, non veneto, vorrà sostenere la libertà e indipendenza dei Territori Veneti. La domanda è: possono degli stranieri decidere del futuro delle Terre ancestrali del Popolo Veneto?

Alberto Pento
Erica Scandian nel 2014 non si trattò di un plebiscito ma di una truffa.

Erica Scandian
Io personalmente conosco centinaia di amici e parenti che hanno votato...ma non parlo più con chi non ha il coraggio di metterela propria foto nel profili.

Maurizio Bedin
È truffa solo quando, e come, lo decide l'ameba senza volto ed identità. Offende e blatera senza dignità. Nascosto nell'ombra, come un sicario, pronto a colpire alle spalle.... Codardo. Non hai neanche il coraggio delle tue affermazioni.

Giancarlo Franco Lora
Alberto Pento eeeee già, genio, dimostrami che è stata una truffa

Mazarol Veneto
Te si proprio un begano! Varda che nesun idipendentista voe impor co la forsa niente! Solo poder spiegarghe la verità storega,no quel che propina i libri de testo italiani e quei come tì che e seta a sparar casae da Wichipedia!

Alberto Pento
Erica Scandian, io non cerco compagnia femminile o maschile, non ho bisogno di mettere la mia immagine. A me basta lo scambio di informazioni e la civile discussione.

Maurizio Bedin
Alberto Pento no te rispondo par no metarme al to livello di... Civiltà.

Orazio Scavazzon
Io ero responsabile di una vasta area ( da bassano a breganze ) dove avevamo allestito parecchi seggi digitali , posso garantire che i votanti furono migliaia . Comunque se ne pensi fu un'azione storica si diede voce ad un popolo di esprimere il proprio pensiero al di fuori del sistema italiano .
Per l'indipendenza i SI furono 2.340,000 mila circa l'89%
Comunque di tutto il pipotto scritto più in alto dal sedicente pento aggiungerei anche il " se" me nona la gavese le rode la saria un careto


Raffaello Domenichini
Ho timore e sentore che quanto detto sia tristemente vero ... Convincere chi NON vuol convincersi: ahimè, ahinoi!
Forse occorrerebbe cambiare radicalmente registro.

Maurizio Bedin
Raffaello Domenichini dunque?

Maurizio Bedin
dunque la logica riscontra la realtà e non basta evocare santi e passati gloriosi ma ci vorrà convincimento della massa, soldi e forza.

Maurizio Bedin
Raffaello Domenichini grazie. Nessuno di noi, qui, ci eravamo resi conto di questo.
A parte la fiera dell'ovvio, la comunicazione in grsnde è difgicile ed anche contrastata. Della scuola, non ne parliamo. Quindi poi, qualche troll viene a dirci che noi siamo bugiardi. Perché non lo vanno a dure all'avvocato Fogliata?
Sapete qual è la verità?
L'amico di Quarelo e Pento, il sig. Goebbels, diceva che ripetere (con autorità) una bugia per cento volte, essa diventa verità.
Per fare capire che il re è nudo, bisogna fare controinformazione. Occorre un apparato e soldi.
Noi, per adesso, ci adattiamo.

Alberto Pento
La menzogna non è controinformazione ma un crimine.
Il convincimento vero e profondo si ottiene solo con la verità, la fraternità vera e la condivisione della sovranità.
Con la Serenissima non c'era vera fraternità e alcuna condivisione della sovranità.
Per quanto riguarda Fogliata:
La storia contà da Fojata/Fogliatta
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 148&t=2744



Alberto pento

Il vero e il falso, confronto tra i due referendi per l'indipendenza tenutisi in Catalogna e in Veneto e la loro rispettiva coerenza con le specifiche realtà indipendentiste dei due paesi.
Quale credibilità per il referendo veneto virtuale, incoerente sia con i risultati delle elezioni regionali, sia con il numero dei manifestanti indipendentisti che si mostrano al Mondo, oltre al fatto che i votanti e i risultati non sono in alcun modo verificabili?
In Catalogna vi è completa corrispondenza tra i milioni di votanti indipendentisti sia alle elezioni regionali che al referendo e i milioni di manifestanti indipendentisti;
in Veneto non vi alcuna corrispondenza tra i milioni di votanti al referendo indipendentista virtuale e le decine di migliaia di votanti indipendentisti alle elezioni regionali e le poche migliaia di manifestanti per l'indipendenza che normalmente presenziano a tali manifestazioni.

Se poi si considera che il politicante fanfarone che ha organizzato questa truffa ideologica del referendo virtuale l'ha fatto per farsi propaganda nel tentativo di farsi eleggere al Consiglio regionale del Veneto ma che non è riuscito nemmeno a raccogliere le firme per potersi presentare alle elezioni, il quadro truffaldino dei dati si fa ancora più chiaro
.


Immagine
https://www.filarveneto.eu/wp-content/u ... 68x845.jpg


Maurizio Bedin
Alberto Pento imbecille. Mi hai portato al tuo livello. Ora, denunciami...cosi saprò se hai un nome... Ameba


Orazio Scavazzon
La foto di destra è viale dei martiri bassano del grappa è stata fatta durante una manifestazione pro referendum per l'autonomia voluto da zaia a bassano del grappa .
Ulteriore prova che la lega usa la bandiera di una nazione di un popolo per scopi politici .


Alberto Pento
Manifestazione promossa da il Veneto Decida per un referendo sull'indipendenza, la stragrande maggioranza erano indipendentisti:
http://www.lindipendenzanuova.com/zaia- ... ti-di-roma
Informati per bene prima di aprire bocca.


Alberto Pento
Non si è ancora concretizzata nella storia una nazione dei veneti con un suo stato a sovranità di tutti i veneti.
La Serenissima non era lo stato nazionale dei veneti.


Orazio Scavazzon
C'ero a tutte e due le manifestazione e come si vede bene a fianco del politico italiano zaia amministratore locale per conto di roma ci sono i due noti avvocati allora presidente e vice del partito movimento italiano " indipendenza veneta " ambedue ex leghisti sostenitori esterni alla lega , finti indipendentisti i mancati risultati li ha portati alla scissione del partitino veneto facendo nascere un'altro micro partito dal nome simile per far confusione ma con il quale ci ha guadagnato una carega istituzionale come consigliere regionale il guadagnini altro caregaro italiano ex VS ex Dc ex ecc ecc

Alberto Pento
Io invece non c'ero, da tempo ho abbandonato il demenziale mondo venetista, dove abbondano gli ignoranti presuntuosi, gli invasati dogmatici idolatri antisemiti, i fanfaroni e i truffatori, carrieristi e caregari, molta gente senza arte né parte né rispetto.
La manifestazione è stata indetta da Veneto Decida per un referendo sull'indipendenza, punto e a capo.
Voi del CLNV non siete indipendentisti né migliori degli altri siete una banda di invasati presuntuosi e ignoranti che danneggia i veneti e il Veneto.


https://www.youtube.com/watch?v=12O21Jyx2NA


Serata di soddisfazioni per "Il Veneto Decida" a Legnago
26 ottobre 2013
http://www.legnago24.com/tag/il-veneto-decida

Ieri sera si è tenuta in sala civica a Legnago l’incontro pubblico de “Il Veneto Decida“, comitato referendario per l’indipendenza del Veneto, che ha già ottenuto importanti risultati, facendo discutere in consiglio regionale il progetto di legge per indire un referendum consultivo.

Il comitato, formato da Veneto Stato, Indipendenza Veneta, Liga Fronte Veneto, Raixe Venete, ed altri movimenti ed associazioni minori ha presentato le motivazioni per cui questo percorso pacifico e democratico è possibile e quali saranno i prossimi passi di pressione nei confronti del consiglio regionale.

Durante i vari interventi degli esponenti che si sono susseguiti è emersa una unità d’intenti e l’accantonamento di personalismi ed ambizioni personali per raggiungere l’obiettivo prefissato.

Alla serata erano ospiti : Stefano Valdegamberi (consigliere regionale promotore), Mara Bizzotto (europarlamentare) e per Legnago l’assessore Maurizio De Lorenzi, marcato a stretto contatto dall’onnipresente Luciano Giarola.

Interessante la presenza di quest’ultimi, considerato anche le posizioni espresse in passato da De Lorenzi, che considerava un’utopia l’indipendenza del Veneto. Il tempo chiarirà idee e posizioni.

Serata ricca di appuntamenti in zona Legnago, ieri sera. Contemporaneamente all'evento in sala civica del comitato referendario per l'indipendenza "Il Veneto Decida", a poca distanza si è tenuta una serata della LIFE Veneto con il Presidente Lucio Chiavegato. La LIFE, che appoggia anch'essa l'indipendenza del Veneto pur non facendo parte…

Orazio Scavazzon
La definizione di banda è intesa se si è in poche decine di persone .
Comunque non mi tocchi non mi definisco ne venetista ne venexianista
Ma tu come ti definisci ?

Alberto Pento
Io sono un semplice uomo di buona volontà, veneto da generazioni con anche radici friulane (etnicamente veneto vicentino, non veneziano), sono aidolo e non cristiano quindi non cattolico e non marciano;
sono cittadino italiano ed europeo come tutti voi;
mi piacerebbe vivere in un Veneto federale, comunale e cantonale come la Svizzera e in un'Europa sempre come la Svizzera, a democrazia mista: diretta per le questioni importanti e rappresentativa per l'ordinaria amministrazione con la possibilità di rimuovere i rappresentanti in ogni momento.
Non auspico assolutamente il ritorno della Serenissima, primo perché è un'ipotesi assurda, poi perché la Serenissima non era il paradiso in terra e ai sudditi veneti era stata negata la sovranità dai veneziani la cui aristocrazia signoreggiava su tutti ed era antidemocratica e poi perché nel momento del bisogno ci ha abbandonati vigliaccamente.

Orazio Scavazzon
E chi ti dice non sia il mio medesimo progetto ?
E di grazia , in quale documento risulta tu sia certificato ufficialmente, legalmente come veneto ?

Alberto Pento
Io non bisogno della tua certificazione, mi certifico da solo, anche perché questa terra da tanto tempo si chama Veneto e quindi i suoi abitanti, una volta naturalizzati, sono veneti, e poi mi certifica anche l'anagrafe e il certificato elettorale.
Poi non esiste una cittadinanza statuale veneta perché non esiste uno stato veneto.
Le vostre certificazioni sono truffe ideologiche che possono danneggiare i poveri veneti che stupidamente vi seguono.

Orazio Scavazzon
Hai ragione non sono io che ti debbo certificare , sei tu che lo devi fare per nulla si chiama autodeterminazione del popolo veneto , sei tu che ti devi autodeterminare .
Per il resto sbagli i veneti vengono chiamati così solamente perchè abitanti la regione del veneto ( ente amministrativo italiano dal 1970) ma sono codificati come cittadini italiani la stessa consulta ha dichiarato nel 2014 che il popolo veneto non esiste ma esistono degli cittadini italiani abitanti la regione veneto e chiamati veneti .
L'anagrafe è italiana all'interno del comune ente amministrativo italiano dove sventola la bandiera italiana e della regione veneta ente amm ecc ecc , in tutti i documenti è scritto da per tutto che sei cittadino italiano e fai parte della repubblica italiana , come pure sul certificato elettorale ed è votando un qualsiasi partito italiano che riconosci le istituzioni italiane presenti sul territorio .
Esiste una cittadinanza veneta incarnata dal clnv.net riconosciuto all'ONU dal 2014 con atto costitutivo depositato presso gli uffici preposti rispettando tutte le leggi di riferimento sia dell'ONU sia dell'italia stessa divenendo soggetto di diritto internazionale (stato a divenire sui generis )
Lo stato esiste deve crescere e sopratutto deve essere riconosciuto dai suoi stessi cittadini ( che però tramite il voto preferiscono riconoscere i partiti e istituzioni italiani ) e dagli stati esteri .
Esistono anche stati 4 al mondo che esistono ma non sono riconosciuti da nessuno


Alberto Pento
Non esiste alcuna cittadinanza veneta incarnata dal clnv.net;
questa cittadinanza farlocca è come il referendo virtuale del fanfarone di Plebiscito.eu e come il Corano che i maomettani ritengono la parola di Allah incarnato/incartato nella carta del libro, demenzialità truffaldine.
Se poi si pensa che lo stato virtulale di riferimento del clnv.net non è quello che potrebbe nascere nel Veneto ad opera dei veneti suoi abitanti ma la morta Serenissima, allora si chiarisce ancora più la demenzialità della cosa.

Orazio Scavazzon
Ancora sbagli la cittadinanza sei tu che te la guadagni con l'atto notorio tramite autodeterminazione dei popoli il clnv serve come piattaforma serve come traghettatore da uno status di occupazione territoriale da parte dello stato italiano alla futura repubblica veneta " a divenire " al momento giusto il clnv cesserà di esistere


Alberto Pento
Non c'è nessuna occupazione della terra veneta sono stati i veneti a voler essere annessi allo Stato italiano, quella dell'occupazione è una menzogna che si fonda sulla falsa tesi del Pebiscito Truffa.

Orazio Scavazzon
Stai sereno e dormi bene tra due guanciali
Io ho documenti che dicono il contrario
L'italia per quella menzogna che si fonderebbe sulla falsa tesi ecc ecc ha preso una denuncia internazionale e per correre ai ripari ha definitivamente abbrogato eliminato tutti i regi decreti e le successive leggi che fecero capo al famoso referendum plebiscito truffa del 1866 .
Comunque ci sono le date e le targhe storiche che certificano la truffa basta saper guardare

Orazio Scavazzon
Passo e chiudo
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Re: Diritto di autodeterminazione: il caso veneto

Messaggioda Berto » ven set 06, 2019 7:19 am

???

MESSAGGIO AL POPOLO VENETO IN AUTODETERMINAZIONE

http://www.clnveneto.net/?fbclid=IwAR2l ... Kd-5vEjsA0

L'Autorità Nazionale Veneta, emanata dal CLNVeneto, come previsto dall'Art. 96.3 I° Protocollo Convenzione
di Ginevra 1977 – legge n.762/1985 del 11 dicembre)
COMUNICA
che ha dato incarico ad un avvocato estero di Diritto Internazionale, di seguire a livello giuridico il CLNVeneto nel suo percorso di decolonizzazione e ad un noto avvocato veneto, favorevole all'indipendenza dei Territori Veneti, di essere nostro referente in loco.
L'avvocato veneto, vagliati tutti i documenti finora prodotti dal CLNVeneto, ha deciso di spendersi volontariamente per la causa, l'avvocato estero, invece, ha costi di parcella che richiedono l'aiuto di tutti gli autodeterminati.
Preferiamo non fare i nomi dei due avvocati per tutelarli.
Il CLNV, attraverso l'Associazione Culturale Cuore Veneto, raccoglie donazioni all'IBAN IT69U0538760530000002587382. Vi chiediamo di fare una donazione mensile di 9 € o 27 € con Rid bancario mensile, diventando così SOSTENITORI ORDINARI o SOSTENITORI SPECIALI , oppure di fare una libera donazione una tantum, a seconda delle vostre possibilità.
Chiediamo a tutti Voi la partecipazione a questo GRANDE PROGETTO DI INDIPENDENZA che inizia a prendere forma e ad essere sempre più definito. Lo stesso stato occupante inizia ad interloquire, attraverso i suoi funzionari, con il CLNV; prova ne sia l'incontro avvenuto e verbalizzato il 2 agosto presso la sede Agenzia Entrate regionale Veneto di Marghera (cfr. verbale nel sito www.clnveneto.net).
L'avvocato estero ci ha confermato che la legge sull'Autodeterminazione dei popoli è un diritto fondamentale, sancito da Patto di New York del 1966, e ratificato dallo stato occupante italiano con L881/77, diritto cogente che lo Stato italiano DEVE rispettare e se non lo rispetta verrà portarlo a giudizio presso la Corte Penale Internazionale (CPI). Quindi, trattenere le risorse economiche (tasse, tributi e imposte italiane estorte a chi ha compilato la Dichiarazione di Nazionalità Veneta, protocollata al proprio comune di residenza) dandole in parte (al momento sotto forma di libera donazione attestata dalle ricevuto e/o dai movimenti bancari) al proprio Governo Provvisorio di riferimento è LEGITTIMO. Stiamo raccogliendo documenti che attestino la violazione della 881/77.
La nostra DETERMINAZIONE e coraggio stanno facendo e faranno la differenza: il vostro appoggio e la diffusione del percorso di decolonizzazione del CLNVeneto saranno fondamentali. Grazie per tutto ciò che potete fare.
Territori Veneti, 16-08-2019 Autorità Nazionale Veneta


Discussione

Alberto Pento
Il veneto non è cosa esclusivamente vostra.
Vi ricordo che la libertà di pensiero, di parola e di critica è un valore basilare anche per i veneti e in Veneto.
Vi ricordo anche che la storia, la lingua e il destino politico dei veneti appartiene a tutti i veneti e non a voi soltanto che siete una minoranza settaria inconsistente e incocludente, per nulla illuminata e per me del tutto inaffidabile.

Giuseppe Giordani
Soliti discorsi dei veneti vigliacchi che no ga coraio..go dito abastansa..sarà" la strada dei TRUST O. LR..che funziona..che castellani le oncora in galera...fame ridare..

Alberto Pento
Vigliacco diglielo ai veneziani che non hanno difeso i loro domini e i loro sudditi al tempo di Napoleone e dittelo a te stesso in quanto ancora non hai dato il buon esempio di finire in galera e di perdere tutti beni (se ne hai).

«Evitare espropri? Create micro Stati e autoproclamatevi indipendenti e inviolabili»

https://www.ilgazzettino.it/nordest/ver ... 99929.html

VERONA - Suggeriva alle persone colpite da esproprio di beni di creare "microstati" così da evitare ogni sequestro, il veronese, Diego Nicolini, 57, arrestato assieme ad Andrea Castellani, 51, di a Camagna Monferrato (Alessandria), per turbativa d'asta. Nicolini (già in carcere dallo scorso febbraio per corruzione) è accusato anche di estorsione, truffa, minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale, e calunnia. L'indagine, coordinata dai pm scaligeri Francesco Rombaldoni e Giovanni Pietro Pascucci, è stata condotta dai carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura per contrastare azioni di intralcio alle procedure che devono portare alla vendita all'asta di beni per soddisfare le richieste dei creditori. Per bloccare queste procedure, oltre alle presunte minacce fatte da uno dei due indagati che ha manomesso serrature, esposto cartelli minatori alle proprietà e appeso manichini con il cappio, Castellani - sedicente "diplomatico" - ha fondato l'organizzazione "Centro Operativo Esseri Umani", con sede a Verona, negli uffici della ditta di Nicolini, dichiarata fallita. Attraverso questo centro, con incontro in varie città del Paese, video su YouTube e pagine Fb, veniva fatto credere alle persone colpite da esproprio che potevano creare «Micro Stati», autoproclamandosi indipendenti e inviolabili, per non ritenersi più soggetti alle leggi dello Stato. In questo modo la procedura nei confronti dei debitori si è aggravata di interessi e spese del giudizio, facendo perdere valore ai beni che dovevano andare all'asta. Nicolini risulta inoltre sottoposto a procedura esecutiva immobiliare per un debito di circa 600mila euro ed è accusato anche di truffa ai danni di un 90enne al quale sono stati presentati documenti usati capziosamente per indurlo a pagargli il canone d'affitto anziché al custode dei beni nominato dal Tribunale. Così, sulla base degli elementi raccolti, il gip Bruno Marzio Guidorizzi ha emesso le due ordinanze di custodia cautelare in carcere.


https://www.pressreader.com/italy/corri ... 7932579352


Questo non è un eroe ma una vittima di certo demenziale venetismo.

Finisce in carcere il venetista che investì un carabiniere e mostrò la "patente veneta"
Redazione 08 gennaio 2019

http://www.padovaoggi.it/cronaca/carcer ... -2019.html

La giustizia italiana ha presentato il conto al noto venetista e autoproclamato "presidente dello Stato di Padova della Repubblica Veneta", arrestato su disposizione del tribunale lunedì sera.

Messaggio non recepito

Gabriele De Pieri, 51enne di Loreggia, ha ricevuto la visita dei carabinieri che gli hanno notificato un ordine di carcerazione. Il provvedimento, firmato dal tribunale di Venezia il 28 dicembre scorso, lo condanna a 2 anni e 28 giorni di prigione per non aver rispettato l'obbligo di prestare servizi sociali come alternativa alla pena detentiva. Doveva essere l'occasione per riabilitarsi, invece il venetista ha scelto di andare ancora una volta contro il sistema, non presentandosi per svolgere i lavori socialmente utili.

Automobilista indisciplinato

L'impiego in favore della comunità gli è stato assegnato dopo diversi guai con la giustizia. Oltre ad alcune bagarre interne al movimento venetista che lo hanno visto in prima linea fin dal 2002, De Pieri è anche protagonista di diversi rocamboleschi incontri ravvicinati con le forze dell'ordine. Nel 2009, dovendo rispondere di resistenza a pubblico ufficiale per essersi opposto a una multa, ha chiesto di essere giudicato da un "tribunale del popolo veneto", non riconoscendosi nella giustizia e nello Stato italiano. Copione ripetuto nel 2011, quando fu fermato a Campodarsego dopo un sorpasso azzardato. In quell'occasione mostrò la patente veneta, adottata al posto di quella italiana. Portato in caserma per l'identificazione, denunciò a gran voce di essere stato sequestrato dai carabinieri e privato dei suoi diritti. La vicenda si concluse con una denuncia e una sanzione per guida senza patente ai danni del sedicente presidente dello Stato di Padova.


L'episodio più grave con il ferimento di un carabiniere

Il culmine del suo problematico rapporto con le autorità è arrivato nel maggio 2016, quando all'ennesimo alt dei militari tentò di eludere il posto di blocco dando il via a un inseguimento culminato con l'investimento di un carabiniere. Siamo al casello di Vicenza Nord e per quell'episodio De Pieri fu arrestato e processato per lesioni e resistenza oltre che per rifiuto di fornire le generalità. Anche quella volta, al posto della carta d'identità, aveva sbandierato il suo documento di appartenenza alla "Republica Veneta". Dopo la condanna, l'opportunità di evitare il carcere svolgendo lavori di utilità sociale. Opportunità che il 51enne ha evidentemente rifiutato e che ora gli farà passare i prossimi due anni in cella.
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Re: Diritto di autodeterminazione: il caso veneto

Messaggioda Berto » ven set 06, 2019 7:19 am

.
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Re: Diritto di autodeterminazione: il caso veneto

Messaggioda Berto » ven set 06, 2019 7:20 am

???


Perché l'Algeria sì, e il Veneto no?
Enzo Trentin

https://www.vicenzareport.it/2019/09/pe ... iIY3MOeJOs

Vicenza – Questo articolo vuole essere una speculazione intellettuale sul perché alcuni territori sono legittimati ad affrancarsi dal colonialismo autodeterminandosi, e ad altri viene negato pur ricorrendo analoghe condizioni. Fatto questo incipit è necessario analizzare in primo luogo cos’è il colonialismo.

Il moderno colonialismo europeo inizia nel quindicesimo secolo e può essere suddiviso in due fasi: dal 1415 al 1800; dal 1800 al 1962 circa. Esso consiste nell’occupazione e nello sfruttamento territoriale realizzati con la forza dalle potenze europee ai danni di popoli ritenuti arretrati o selvaggi. Analizzeremo, per brevità, solo un episodio della seconda parte del fenomeno rilevando che il problema della giustificazione morale e politica dell’espansione coloniale europea negli altri continenti ha accompagnato, senza trovare una definizione univoca e unanime, le vicende del fenomeno.

Successivamente, anche sulla base d’impegni internazionali (primo di essi l’Atto generale della Conferenza di Berlino del 1885) sono stati riconosciuti e considerati, almeno nella teoria, i diritti delle popolazioni locali. Da allora, in generale gli orientamenti della politica coloniale possono essere classificati in tre modi: assoggettamento, inteso come ‘dispotismo illuminato’ o paternalistico; assimilazione, tendenza a parificare le colonie e i suoi abitanti con la metropoli e i suoi cittadini; autonomia, sistema che, limitando l’ingerenza delle autorità coloniali nella struttura sociale della popolazione locale, mirava a preparare la progressiva assunzione da parte degli elementi locali di responsabilità amministrative e politiche.

Ciò premesso analizziamo solo la storia dell’Algeria. Essa fu, fin dall’antichità, fortemente legata alle vicende dell’area del Mediterraneo. Controllata in successione da Fenici, Cartaginesi, Romani, Vandali e Bizantini. La regione divenne parte dell’impero ottomano, per entrare il 21 dicembre 1847 nei domini francesi.

I francesi ebbero sull’Algeria un’influenza politica, culturale e demografica che ha pochissimi paralleli nella storia del colonialismo in Africa, tanto che nel 1947 l’Algeria sarebbe stata parificata al territorio metropolitano francese. Uno degli effetti più evidenti è la diffusione della lingua francese, che Kateb Yacine definì “bottino di guerra”. Fu istituita un’assemblea algerina e concesso il diritto di inviare deputati all’Assemblea nazionale. Il diritto di rappresentanza era però concesso in egual misura alla maggioranza africana ed alla minoranza di origine francese, che in buona sostanza rimaneva una élite privilegiata.

In Algeria a cavallo tra la fine del 1800 ed i primi anni del 1900 diventa operativa la “Dottrina Lyautey”. Tale concezione consisteva nello strisciante ampliamento del territorio africano sotto dominazione coloniale francese, che si materializzava in forma molto semplice. Analogamente a quei contadini che spostavano periodicamente le pietre di confine della loro proprietà, i francesi usavano la Legione Straniera che costruiva fortini sempre più isolati e sempre oltre i confini allora previsti. Al tempo il generale Louis Hubert Gonzalve Lyautey aveva affermato che: «la Francia deve essere una grande potenza musulmana.»

La comunità europea in Algeria comprendeva gruppi di varie origini, a forte dominante mediterranea: francesi (in particolare còrsi), spagnoli, italiani, maltesi, ma anche tedeschi e svizzeri. A questi si aggiungeva l’elemento di origine locale costituito dalla comunità ebrea algerina, completamente assimilata a quella francese, di cui aveva adottato la cultura e le avversioni. Benché i coloni di nazionalità francese fossero la maggioranza, i non francesi costituirono a lungo una quota importante di questa popolazione, fino a raggiungere il 49% nel 1886.

Gli appartenenti alla comunità europea vennero presto denominati “Pieds-Noirs”. Nel 1959 erano circa 1.025.000, ovvero il 10,4%, pressati dalla crescente espansione demografica della popolazione musulmana. Hanno un ruolo importante nell’economia algerina: forniscono circa la metà del fabbisogno alimentare. Trasformarono il territorio che dalla costa s’inoltra per circa 200 chilometri in una sorta di immensa fattoria-giardino. Pur essendo territorio metropolitano francese gli autoctoni sono dispregiativamente chiamati raton (giovane ratto). Eppure questi soggetti avevano combattuto, sofferto, e si erano sacrificati in tutte guerre combattute dall’Armée française.

A questo punto è necessario fare una digressione: secondo molti storici la fine del colonialismo ha inizio con la sconfitta dell’Armée nella battaglia per Dien Bien Phu. Circa 5.000 dei 20.000 soldati francesi che vi avevano preso parte erano morti in combattimento; si trattava in larga parte di paracadutisti e volontari della Legione straniera, ma erano presenti unità coloniali di tutta l’Union française.

Tra di essi, un battaglione del Settimo reggimento “tirailleurs” algerini occupava il caposaldo Gabrielle. I nordafricani, combatterono fino all’ultimo e dei circa 850 effettivi, solo 170 rientrarono nelle postazioni della piazzaforte assediata. Dopo 56 giorni di sanguinosi scontri, nel piovoso pomeriggio del 7 maggio 1954, il Generale Giáp, capo militare del Việt Minh di Ho Chi Minh, venne informato che i francesi avrebbero cessato il fuoco per le ore 17:30.

I prigionieri presi a Dien Bien Phu furono il numero più alto che i Việt Minh riuscirono mai a catturare, un terzo del totale dei prigionieri presi nell’intera guerra. I prigionieri vennero divisi in gruppi. Quelli sani e i feriti in grado di camminare vennero costretti a una marcia forzata di quasi 400 km, fino ai campi di prigionia. Centinaia morirono di malattie lungo la strada. Ai feriti, contati in 4.436, furono date cure di base (triage) fino all’arrivo della Croce Rossa, che ne rimosse 838 e diede una migliore assistenza ai restanti, i quali vennero anch’essi inviati alla detenzione.

Durante tale cattività, i Việt Minh furono molto duri con i paracadutisti e i legionari stranieri, poiché s’erano dimostrati i combattenti più duri e irriducibili. Gli altri, i «coloniali», furono oggetto di una rieducazione politica o lavaggio del cervello. Molto semplicisticamente si può dire che li fecero ragionare in questo modo: «tu combatti, soffri e muori per la Francia, ma come noi non sarai mai francese. Quindi, perché sacrificarsi per chi ti suborna. Ovvero la Francia che ti induce, con offerte e promesse, a un comportamento contrario al tuo dovere e interessse?»

Il successivo 12 luglio 1954, dopo nove anni di combattimenti, si concludeva anche formalmente la guerra d’Indocina. La Francia lascia definitivamente l’Indocina il 25 settembre 1954. Il primo novembre 1954 è la data d’inizio della guerra di indipendenza algerina. Chi guidava il braccio armato dell’Fln erano proprio i reduci algerini dei campi di concentramento Việt Minh.

All’inizio del 1957 ci fu la battaglia di Algeri, combattuta e vinta dalla Decima Divisione Paracadutisti del generale Jacques Massu. In seguito magistralmente documentata dall’omonimo film (del 1966) di Gillo Pontecorvo. La guerra d’indipendenza algerina tuttavia si concluse il 19 marzo 1962. In tale modo il colonialismo era praticamente finito, e oggi sopravvivono altre formule sotto la definizione di neocolonialismo.

Nel corso di questo conflitto ci fu l’importante ruolo dei “Pieds-Noirs”. Essi erano stati sostenitori del ritorno di de Gaulle alla politica. Si sentirono acutamente traditi dal suo consenso all’indipendenza dell’Algeria, consenso che non teneva in alcun conto le conseguenze umane della scelta politica. Come conseguenza diedero vita all’Organisation de l’armée secrète (OAS).

Secondo gli indipendentisti veneti (che definiscono i “rappresentanti” indigeni nelle istituzioni italiane dei Quisling) lo Stato italiano ha perpetrato nei confronti dei Veneti un vero e proprio genocidio culturale, storico, linguistico, e una predazione economica non molto dissimile da quelli subiti dagli algerini. Anche i veneti come gli algerini si sono sacrificati nelle guerre volute da Savoia con il loro tricolore. Similmente agli algerini anche i veneti hanno i loro “Pieds-Noirs” identificabili negli appartenenti alla burocrazia, e alla dirigenza delle istituzioni in mano a personale non sempre autoctono. Però in dissonanza con gli algerini i “Pieds-Noirs” del Veneto non producono che soffocanti e infinite pratiche amministrative, dispendiose e poco efficaci. Inoltre si avvalgono di rendite di posizione inaccettabili.

A differenza di questi ultimi e degli algerini; i veneti appartengono a una civiltà millenaria documenta sia nel museo archeologico di Quarto d’Altino che nel Museo nazionale Atestino di Este [ http://www.atestino.beniculturali.it] senza trascurare la storia e la civiltà anch’esse millenarie della Repubblica Veneta o di San Marco.

Come gli algerini gli indipendentisti veneti basano le loro rivendicazioni sull’articolo 1.2 della Carta della Organizzazione delle Nazioni Unite (firmata a San Francisco il 26 giugno 1945 ed entrata in vigore il 24 ottobre 1945). E sul principio di autodeterminazione dei popoli che sancisce l’obbligo, in capo alla comunità degli Stati, di consentire che un popolo sottoposto a dominazione straniera (colonizzazione o occupazione straniera con la forza), o facente parte di uno Stato che pratica l’apartheid, possa determinare il proprio destino in uno dei seguenti modi: ottenere l’indipendenza, associarsi o integrarsi a un altro Stato già in essere, o, comunque, a poter scegliere autonomamente il proprio regime politico; la cosiddetta “autodeterminazione esterna”.

Tale principio costituisce una norma di diritto internazionale generale, cioè una norma che produce effetti giuridici (diritti e obblighi) per tutta la Comunità degli Stati. Inoltre, questo principio è anche una norma di ius cogens, cioè diritto inderogabile, un principio supremo e irrinunciabile del diritto internazionale, per cui non può essere derogato mediante convenzione internazionale.

Come tutto il diritto internazionale, il principio di autodeterminazione viene ratificato da leggi interne: in Italia vi è la Legge n. 881/1977. Nell’ordinamento italiano poi il principio vale come legge dello Stato che prevale sul diritto interno (Cass. Pen. 21-3-1975), e il decreto legislativo n. 212 del 2010, che rispettivamente impongono la facoltà agli autodeterminati di trattenere le proprie risorse economiche, il difetto assoluto di giurisdizione dello Stato italiano e a cascata di tutti gli enti per esso operanti.

Non bastasse il massacro economico, culturale, storico e linguistico, Allen Buchanan nel libro «Secessione – Quando e perché un paese ha il diritto di dividersi» (© 1994 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano) nel Capitolo II, dimostra che un gruppo può lecitamente opporsi allo Stato con la forza qualora si trovi a essere vittima di una ridistribuzione discriminatoria – ossia, qualora le politiche economiche o fiscali dello stato operino sistematicamente a detrimento di quel gruppo e a beneficio di altri, in assenza di una valida giustificazione morale per questa difformità di trattamento. In terzo luogo, ritiene che, a certe condizioni, un gruppo sia legittimato a secedere quando ciò risulti necessario alla tutela della sua particolare cultura o forma di vita comunitaria. Ciascuna di queste conclusioni rappresenta una brusca dipartita rispetto a quella che spesso viene ritenuta una fondamentale caratteristica dell’individualismo liberale: l’esclusiva preoccupazione per i diritti individuali e il conseguente insuccesso nel valutare l’importanza della comunità o dell’appartenenza al gruppo per il benessere e per la stessa identità dell’individuo.

Dopo quest’analisi – che potrebbe essere molto più approfondita – possiamo rilevare che nessun veneto auspica l’uso delle armi cui gli algerini furono costretti. Semmai c’è chi si sorprende che l’esistente sentimento indipendentista veneto – una sorta di fiume carsico – sia stato sin qui lasciato alla rappresentanza di persone inadeguate e malaccorte. Eufemismi per intellettuali e politici felloni interessati solo al potere a discapito dei veneti. Scombinati che hanno considerato solo la via istituzionale che, per esempio, in Catalogna non è stata assolutamente premiante.


Discussione
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Alberto Pento
Perché il Veneto non è una colonia dello Stato italiano, paragone assurdo.

Alberto Pento
L'Algeria fu conquistata dai francesi con la violenza, mentre il Veneto non fu conquistato con la violenza dallo Stato italiano ma ceduto dai dominatori austriaci (per accordi politici internazionali in relazione a sconfitte militari) e annesso conformemente alla volontà dei veneti che hanno scelto l'unione statuale italiana in mancanza d'altro di meglio, anche visto e considerato che Venezia quando avrebbe potuto non ha promosso alcuna nazione e alcun stato unitario veneto a sovranità di tutti i veneti. Circostanza non secondaria che ha determinato storicamente la volontà dei veneti di inglobarsi nello stato italiano allora Regno d'Italia promosso dai Savoia signori del Piemonte e poi della Sardegna.

Alberto Pento
Nell'elenco delle dominazioni dell'Algeria, dopo i bizantini e prima degli ottomani vi sono le dominazioni arabe e connesse.
Da non dimenticare che per secoli la Penisola iberica e la Sicilia furono dominio arabo-africano-maomettano e che sempre per secoli i pirati algerini razziavano le coste europee e riducevano in schiavitù i loro abitanti cristiani.

Alberto Pento
Anche Trentin dimentica e omette la storia medievale non veneziana di gran parte delle città venete durata oltre 930 anni, più del doppio della storia della dominazione veneziana sulle terre venete.
Città e province venete che costituiscono i 6/7 delle terre venete.
Poi non esistono solo i musei di Altino (storia del periodo veneto-romano) e di Este (preistoria del periodo venetico-preromano) a testimonianza delle variegate genti venete e della loro lunga preistoria e storia.

Alberto Pento
Tutta la penisola italica pagò lo scotto e i costi dell'unificazione politico statuale ad opera dei Savoia; e la pagarono maggiormente i ceti costituiti dai sudditi più poveri e disorganizzati che a milioni si ritrovarono in miseria e furono costretti a emigrare per sempre; tra questi a pagare di più furono i veneti e il Veneto-Friuli, non va dimenticato che taluni veneti si avvantaggiarono di tali disgrazie.
Poi il Veneto/Friuli ebbero l'immane tragedia della Prima guerra mondiale che nessun'altra area italica dovette sopportare e per colpa di tutta l'Italia e in particolare del triangolo industriale Milano-Torino-Genova che spinse per la guerra e la produzione bellica.

In tutte queste vicende vi è anche la responsabilità e la colpa di molti veneti e della mancata unificazione nazionale e statuale dei veneti ad opera di Venezia.

Alberto Pento
Una visione storica che trascura o omette 930 anni di vita (che è la vita di 6/7 delle genti venete del Veneto) e che non riesce ad assumerli e integrarli organicamente al punto da eliminarli, da fare come se non ci fossero non può essere che una visione storica patologica, viziata da ideologismi, mitismi mitomaniacali, dogmatismi, pregiudizi e storture.

Gino Quarelo
Paragone assurdo, nessuna analogia, il Veneto non è mai stato occupato, non è mai stato invaso militarmente e conquistato dallo stato italiano savoiardo.
Caso mai gli apparati dello stato italiano in Veneto sono stati poi occupati dai meridionali.
Sarebbe interessante che Trentin ci spiegasse quando e come lo stato italiano avrebbe conquistato con la violenza militare e contro la volontà dei veneti le terre venete.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Diritto di autodeterminazione: il caso veneto

Messaggioda Berto » ven set 06, 2019 7:25 am

Repubblica Veneta Serenissima, specificità e durata, realtà e mito; la mia Patria, no!
viewtopic.php?f=183&t=2879
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Serenissima no grazie, non era la Repubblica dei veneti tutti ma solo dei veneziani e della loro aristocrazia.

Io Alberto Pento, veneto da innumerevoli generazioni, indipendentista convinto, principalmente per valori/doveri/diritti naturali e civili universali che mi inducono a ritenere che l'umanità dell'individuo e delle sue comunità, si realizzi al meglio quando ess è libera, atutonoma, indipendente, responsabile e sovrana;
per tali motivi non posso assolutamente volere alcun restauro/ripristino/ritorno della Serenissma repubblica veneta a dominio veneziano, proprio perché questa repubblica era un regime aristocratico oligarchico. illiberale, antidemocratico e anti indipendentista che ha operato per mantenere i veneti non veneziani sudditi di Venezia e della sua aristocrazia, e che ha impedito loro di diventare indipendenti attraverso l'acquisizione della sovranità politica democratica in seno alla Repubblica Serenissima.

Sarebbe una contraddizione assurda desiderare il ritorno di un regime aristocratico e antidemocratico contrario all'indipendenza dei veneti.
Pertanto coloro che auspicano e operano per il restauro/ripristino/ritorno della Serenissima non possono essere assolutamente considerati come indipendentisti veneti ma vanno considerati come nemici del vero indipendentismo veneto;
la Serenissima non era affato lo Stato dei Veneti o del Popolo Veneto, ma lo stato Veneziano con il suo regime repubblicano aristocratico e oligarchico, in cui la maggior parte dei veneti non era veneziana ed era suddita di Venezia e politicamente non sovrana.
L'indipendenza dei veneti e del Veneto è tutto fuorché il restauro/ripristino/ritorno della Serenissima Repubblica veneziana.
Chi desidera veramente l'indipendenza dei veneti e del Veneto non può assolutamente desiderare il ritorno della Serenissima.

Gli invasati della Serenissima, sono tutto fuorché veri indipendentisti.

Proporre il ritorno della Serenissima tal quale come era e dov'era, in versione democratica è un non senso demenziale, un vero imbroglio da imbonitori poiché la Serenissima non era democratica e quindi non può esistere una versione democratica; ciò che potrebbe esistere è solo un Veneto indipendente, federale, democratico e sovrano, se la maggioranza dei veneti lo volesse.
Se la Serenissima fosse stata una Repubblica democratica, federale e a sovranità di tutti i veneti, allora avrebbe senso riproporla come tale, ma così non era e quindi non è possibile riproporla in tali termini.
Proporre un sistema veneto indipendente e sovrano, federale e democratico è incompatibile con la Serenissima che fu.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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