Favorire la migrazione clandestina è un crimine universale

Favorire la migrazione clandestina è un crimine universale

Messaggioda Berto » ven mar 30, 2018 2:51 pm

Le caste immonde che promuovono e favoriscono l'aggressione-invasione


Le caste che si credono illuminate, superiori, elittarie, divine, semidei o vicari di Dio o Dio
viewtopic.php?f=141&t=2747
Le loro menzogne e ignoranza, la loro peresunzione e arroganza, le loro irresponsabilità, le loro miserie e crimini, i loro idoli e ideologie.
L'arte criminale del governare, dell'amministrare, dell'informare di tutte queste caste ademocratiche, dittatoriali, predatorie e violente sta nel manipolare la verità e nella menzogna.



La schiavitù è un crimine contro l'umanità, sempre.
La solidarietà e l'accoglienza imposta e obbligatoria è una delle peggiori e più odiose forme di schiavitù e di oppressione.
viewtopic.php?f=149&t=2599

Rifugianti, asilanti, migranti, clandestini, diritti umani, obblighi e realismo
viewtopic.php?f=194&t=1811


Essere umani e buoni uomini e per chi ci crede anche sensati cristiani
viewtopic.php?f=141&t=2746

Essere umani e buoni uomini e per chi ci crede anche sensati cristiani non significa e non comporta:
il farsi mancare di rispetto,
il lasciarsi maltrattare e calpestare,
il farsi truffare, derubare e depredare,
il lasciarsi ridurre in schiavitù,
il farsi cacciare dalla propria casa e dalla propria terra
il lasciarsi uccidere e martirizzare.


Accogliere e non accogliere, buone regole umane e civili da rispettare

1) In Italia c'è il debito pubblico più elevato dell'occidente dopo la Grecia, esistono milioni di poveri, milioni di disoccupati, milioni di famiglie che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese, milioni di giovani che non possono farsi una famiglia, una casa e dei figli per difficoltà economiche, centinaia di migliaia di giovani costretti a emigrare "legalmente" ogni anno per avere un futuro lontano dalla loro terra di origine, le imprese sono soffocate dalle tasse e sono costrette a chiudere, a fallire o a delocalizzare, centinaia di lavoratori autonomi e di imprenditori si suicidano ogni anno (anche per colpa delle amministrazioni pubbliche che non pagano i loro debiti), vi sono le paghe da lavoro dipendente più basse dell'occidente; vi sono i disabili, gli ammalati e i vecchi maleassistiti e trascurati; vi sono milioni di parassiti, di ladri, di farabutti, di fanulloni, di bugiardi, di privilegiati, di truffatori, di mafiosi, di irresponsabili (tra cui i governanti, tra i dipendenti pubblici e gran parte di coloro che si promuovono come "buoni" dediti al bene altrui e di tutti gli uomini della terra specialmente degli ultimi o fantomatici ultimi). In queste condizioni non esistono risorse e prospettive per poter aiutare, accogliere, ospitare e integrare offrendo un lavoro e un futuro dignitoso a chicchessia proveniente dal resto del mondo; oltretutto l'accoglienza e l'ospitalità non dignitose, non integranti e pelose sono una vergogna e danneggiano in primo luogo i migranti bisognosi e secondariamente tutti i cittadini e le loro comunità.

2) i beni di un paese (stato, comunità, nazione) quali le risorse economiche pubbliche, i diritti civili e/o di cittadinanza, il territorio, la cultura generale, l'identità e le tradizioni locali delle varie comunità (etnie, popolazioni, genti native, indigene, autoctone), la sicurezza civile, il sostegno pubblico, sono beni esclusivi di tutti i suoi cittadini (e a quelli equiparati ai cittadini aventi la residenza per lavoro, studio e altro) ed è un crimine gravissimo scialacquarli, sperperarli, dilapidarli, malversarli, dispensarli con prodigalità, rubarli ai propri cittadini bisognosi per darli ad altri, ... ed è altrettanto criminale non difendere i valori civili e sociali, la cultura e le tradizioni dei propri cittadini lasciandoli disprezzare, calpestare, violare, negare, oltraggiare dai non cittadini, dai migranti, dagli ospiti che in tali casi dovrebbero essere privati dei diritti di cittadinanza, della possibilità di richiederla e/o espulsi più o meno immediatamente a seconda della gravità dei casi.

3) è una violazione gravissima delle leggi fondamentali di ogni paese e dei diritti umani, civili e politici dei suoi abitanti e cittadini, mettere a rischio i loro beni, la loro vita, il loro ordine civile, sociale e culturale, permettendo a chiunque di poter entrare nel paese senza essere ben certificato, documentato e dotato di risorse sufficenti a mantenersi per tutto il periodo di permanenza;
in particolare lasciar entrare liberamente criminali comuni e politici, terroristi e nazisti maomettani (siano essi fondamentalisti o moderati con la loro incivile e disumana idolatria politico religiosa portatrice: di demenziali e criminali discriminazioni umane e sociali, irrisolvibli conflitti civili e politico religiosi; di orrore, terrore e morte).

4) la solidarietà con stranieri (tra cui il soccorso, l'accoglienza, l'ospitalità) imposta per coercizione statale dei governi contro la volontà dei cittadini (sia pure di una loro parte) specialmente in mancanza di risorse e di possibilità di lavoro, è tra le più odiose, aberranti forme di schiavitù e la sua imposizione è un tradimento della fraternità "della cittadinanza o nazionale" e un crimine contro l'umanità.

5) Ogni cittadino in possesso delle piene facoltà mentali e dei diritti civili, nel rispetto delle leggi esistenti e della sicurezza del proprio paese, è libero di disporre della sua vita e dei suoi beni personali adottando, accogliendo e ospitando, assumendosi però la piena responsabilità civile e penale e rispondendone in solido con la sua libertà personale e con il suo intero patrimonio.

6) Le convenzioni e i trattati internazionali sul soccorso e dell'asilo umanitario e politico vanno considerate e rispettate unicamente se compatibili: con le possibilità economiche, con la tenuta sociale e politica, con la sicurezza, la cultura, le tradizioni e i valori civili del paese e non debbono arrecare alcun danno e alcuna violazione dei diritti umani, civili e politici dei cittadini del paese il cui bene è il supremo e prioritario valore per lo stato, le sue istituzioni e i governi.


Accoglienza o ospitalità imposta o forzata è un crimine contro l'umanità
viewtopic.php?f=196&t=2420


Non esiste il dovere assoluto ad accogliere e il diritto assoluto ad essere accolti.

I diritti umani universali a migrare e a non migrare dal proprio paese natale esistono al pari del diritto universale alla non accoglienza che però è prioritario rispetto al diritto di essere accolto.

Il diritto internazionale ad essere accolti per i rifugianti asilanti sussiste assieme al diritto alla non accoglienza, qualora non esistessero le condizioni necessarie, basilari per l'accoglienza stessa e la valutazione di tali condizioni fanno capo unicamente al paese a cui è chiesta la disponibilià ad accogliere:

condizioni demografiche, economiche, politiche, culturali che lo consentano.

Qualora non vi sia lo spazio demografico sufficente,
qualora non vi siano le risorse economiche bastanti,
qualora l'accoglienza comportasse gravi problemi politici e sociali a danno dei cittadini del paese a cui è chiesta l'accoglienza,
qualora non vi siano le compatibilità culturali, sociali e religiose tra i richiedenti ospitalità e rifugio con gli abitanti del paese a cui si rivolge la richiesta.


Non deprediamo e non uccidiamo la nostra gente con l'irresponsabile accoglienza indiscriminata e scriteriata a spese delle scarse risorse pubbliche, dei nostri figli e nipoti e dei nostri compaesani e concittadini
viewtopic.php?f=196&t=2605


Tutto quello che viene speso per accogliere, ospitare, mantenere i clandestini e i profughi veri o finti è sottratto alla nostra gente che ne avrebbe bisogno e ciò è un delitto e un tradimento della solidarietà nazionale ed europea e un crimine contro l'umanità.

Tutto quello che viene dato a questi invasori
viene tolto a te,
alla tua famiglia,
ai tuoi figli,
ai tuoi vecchi,
alla tua gente,
ai tuoi concittadini,
ai tuoi ammalati,
ai tuoi disoccupati,
ai tuoi lavoratori,
alle tue imprese,
ai tuoi poveri,
ai tuoi nipoti,
alla tua terra,
alla tua cultura,
al tuo futuro
e alla tua vita;

senza contare
che nessuno di questi invasori ha un diritto assoluto ad essere accolto,
e che molti non hanno nemmeno alcun diritto relativo, all'accoglienza e all'ospitalità;
che buona parte sono criminali comuni e parassiti
e che tanti altri sono terroristi e nazisti maomettani che possono nuocere gravemente alla tua gente, al tuo paese, alla tua famiglia e alla tua vita;

che lo stato italiano è pieno di debiti che gravano sulle spalle dei cittadini per generazioni e che non ha risorse e lavoro nemmeno per le sue genti, per i suoi figli già nati e per farne nascere altri.


Non portarti la morte in casa, non hai colpe né responsabilità
viewtopic.php?f=194&t=2624

Crimini e delitti dei clandestini, degli irregolari e di altri stranieri più o meno regolari o in attesa di regolarizzazione o di respingimento
viewtopic.php?f=194&t=1814
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Messaggioda Berto » ven mar 30, 2018 3:03 pm

Gli stati europei e l'Europa dovrebbero modificare tutte le leggi, i trattati e le convenzioni la cui applicazione integrale, sconsiderata obblighi, induca, consenta, permetta abusi, favorisca l'invasione scriteriata e l'immigrazione clandestina e illegale indipendentemente e contro la volontà e a danno dei cittadini europei.
In attesa delle opportune e necessarie modifiche gli stati europei e l'Europa dovrebbero fare urgentemente una legge provvisoria straordinaria che sospenda momentaneamente tutte queste leggi-trattati e convenzioni, in nome del bene comune e primario dei cittadini degli stati europei e della loro sicurezza.
Andrebbero perseguite tutte le ONG che in nome di un presunto bene universale di tutti gli uomini, di fatto danneggiano gravemente la vita delle comunità umane indigene e dei cittadini europei favorendo l'immigrazione clandestina e l'invasione criminale;
dovrebbero essere confiscati i beni di tutte queste associazioni/organizzazioni e i beni personali di tutti coloro che ne fanno parte come finanziatori e attivisti, che andrebbero trattati come le associazioni criminali mafiose.
Dovrebbero essere sospesi tutti gli aiuti, i sostegni, i permessi e i visti ai cittadini dei paesi che discriminano, perseguitano, maltrattano, uccidono, i diversamente religiosi, le donne, i cittadini di diversa etnia e razza come capita nei paesi a prevalenza maomettana ( dove si discriminano e si uccidono tra l'altro gli ebrei e i cristiani) e nei paesi africani (dove si discriminano i cristiani e i bianchi come in Sudafrica).


Ecco le istruzioni per immigrati: "Così potete fregare gli italiani"
Claudio Cartaldo - Ven, 03/06/2016

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 67054.html

Le Ong distribuiscono un manuale "welcome to Italy" dove spiegano agli immigrati come aggirare le nostre leggi sull'immigrazione

Un manuale per immigrati, per fregare gli italiani. È questa la sintesi del tomo di 53 pagini distribuito dalle Ong ai migranti per spiegargli come aggirare tutti i cavilli burocratici e ottenere l'asilo in Italia.

Si chiama "welcome to Italy" ed è stato redatto dalla "rete euro-africana", nata nel 2009 e aiuta i volenterosi che aiutano i migranti ad accasarsi in Europa.


Il manuale per immigrati

Nell'introduzione, gli autori spiegano che il manuale è una "guida indirizzata a tutti i migranti che arrivano in Italia". E si parla davvero di tutto. Come spiega Libero, nelle 53 pagine si legge che "in questa guida troverete informzioni indipendenti sui vostri diritti fondamentali qui in Italia". Così sembra detta molto bene, ma non è altro che una guida all'immigrazione clandestina. Si spiega, per esempio, che chiunque può fare richiesta di protezione internazionale. Informzioni "sulle pratiche e la legislazione italiane ed europee". Senza dimenticare, ovviamente, le indicazioni per "muoversi in Italia e chiedere aiuto e si chi contattare nelle varie città italiane". Insomma, c'è tutto.


I ricorsi a spese degli italiani

Ma non basta. Perché per quelli a cui viene respinta la richiesta di asilo, i bravi volontari della Ong spiegano come fare ricorso in Tribunale a spese dei contribuenti. "Se la tua domanda viene rifiutata - si legge - e ricevi un diniego da parte della commssione territoriale, puoi rivolgerti ad un avvocato per fare ricorso in Tribunale. Si può chiedere aiuto allo Stato Italiano chiamato "patrocinio gratuito" cioè la possibilità di fare ricorso contro il diniego senza spese a tuo carico se hai un reddito inferiore a 11mila euro". E, ovviamente, tutti i migranti sono nullatenenti.


Istruzioni per l'invasione

L'ultima chicca di questo manuale è la spiegazione di come farsi raggiungere da altri immigrati. "Se sei in contatto con amici e parenti - si legge ancora - che potrebbero arrivare via mare, comunica loro il numero di telefono dell'Alarm Phone che (...)è un numero di emergenza per sollecitare le operazioni di salvataggio. Gli immigrati chiamano, le Ong rispondono e l'Italia obbedisce: accettare chiunque arrivi. Non solo. Perch quel numero è disponibile anche a rispondere in caso di "pericolo di respingimento".

Welcome to Italy
http://www.meltingpot.org/Welcome-to-It ... rSWR5ch2jI
La guida “Welcome to Italy” è realizzata dalla rete euro-africana “Welcome to Europe” formata da centinaia di attivisti/e ed associazioni che dal 2009 in tutta Europa e in Africa del Nord offrono supporto diretto a migranti e rifugiati/e, promuovono la libertà di movimento, l’uguaglianza dei diritti per tutti/e e lottano contro i confini, le discriminazioni e le politiche militari e repressive dell’Unione Europea, dei singoli Stati europei ed i loro alleati in altre parti del mondo.
Questa guida è indirizzata a tutti/e i/le migranti che arrivano in Italia e che intendono restarci o andare in un altro Paese europeo.
http://www.meltingpot.org/IMG/pdf/guide ... it_web.pdf
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Favorire la migrazione clandestina è un crimine universale

Messaggioda Berto » ven mar 30, 2018 3:11 pm

Le navi delle ONG del finto soccorso in mare dovrebbero essere sequestrate e confiscate e il loro personale inquisito per favoreggiamento dell''immigrazione clandestina e condannato esemplarmente a pene rlevanti,
con l'aggiunta della confisca dei patrimoni personali a compensazione delle spese che lo stato e le comunità locali e nazionali sostengono per l'accoglienza degli immigrati clandestini e dei disagi e dei danni che questi arrecano ai cittadini italiani ed europei, ai loro beni e alla loro integrità fisica.



Queste ONG in molti casi sono produttori di male mascherato da bene


Ong, i produttori di bene al di sopra della legge
Anna Bono

http://www.lanuovabq.it/it/ong-i-produt ... 4.facebook

Le Organizzazioni non governative sono centinaia di migliaia. Fanno del bene e lo fanno bene, guai a metterlo in dubbio; e, poiché fanno del bene e "lo fanno bene", per loro è lecito sfidare i governi. Ultimo esempio in ordine di tempo è quello della Ong spagnola Open Arms la cui nave ProActiva è sotto sequestro a Catania, per aver trasportato 218 persone raccolte in acque libiche. Il sospetto è che sia collusa con i trafficanti di esseri umani. E peggiora l'immagine della solidarietà internazionale.

AUMENTA LA PRESSIONE SULL'UE MEDITERRANEA di Gianandrea Gaiani
Open Arms, conferenza stampa

Le Organizzazioni non governative sono centinaia di migliaia. Ce n’è di piccole, fondate e amministrate da alcune persone che hanno deciso di aiutare il prossimo in difficoltà: ad esempio, medici che dedicano le ferie a prestare servizio volontario negli ambulatori africani e, per dotarli di apparecchiature e presidi sanitari, si tassano e invitano amici e conoscenti a contribuire finanziariamente. Altra cosa sono le Ong internazionali come Medici senza frontiere, Save the Children, Amnesty International, con migliaia di soci e dipendenti retribuiti e bilanci milionari grazie a cospicue donazioni, private e pubbliche. Sono in grado di realizzare progetti di sviluppo e assistenza di vaste proporzioni e di attivarsi con prontezza all’insorgere di emergenze umanitarie in qualsiasi parte del mondo.

Piccole o grandi, le accomuna la missione di essere utili e spesso, come stiamo scoprendo, la pretesa di esserlo, indiscutibilmente. Fanno del bene e lo fanno bene, guai a metterlo in dubbio; e, poiché fanno del bene e lo fanno bene, per loro è lecito sfidare i governi, scegliere come, dove e quando agire, porsi al di sopra delle leggi, nazionali e internazionali, venire a patti con il diavolo stipulando accordi con gruppi armati e terroristi. Possono contare sul formidabile sostegno delle Nazioni Unite e di alcune tra le più potenti fondazioni private.

Un esempio clamoroso è quello delle Ong associate alle organizzazioni criminali che trasportano gli emigranti illegali diretti in Europa. Intervengono su richiesta degli scafisti, trasferiscono sulle rispettive navi e poi sbarcano gli emigranti illegali, la maggior parte dei quali si fingono profughi per chiedere asilo, e poi ripartono per una nuova “missione” imponendo all’Italia di farsi carico delle persone da loro “salvate”, pena, in caso contrario, l’accusa di non essere solidali, di “alzare muri” dove bisognerebbe “costruire ponti”.

Emblematico è il caso più recente, di cui è protagonista l’Ong spagnola Open Arms. Il 15 marzo la ProActiva, la nave noleggiata dalla Ong per operazioni di salvataggio nel Mediterraneo, ha risposto a una richiesta di aiuto proveniente da un gommone. Nonostante che la Guardia costiera libica avesse assunto il comando delle operazioni di soccorso, è entrata in acque libiche e ha preso a bordo 218 persone. Ne ha lasciate a Malta due, una donna e il figlio di tre mesi, e ha poi proseguito verso l’Italia chiedendo l’autorizzazione a sbarcare. L’Italia ha replicato che la richiesta andava rivolta allo stato di appartenenza, la Spagna in questo caso, o al paese più vicino, Malta, ma la nave ha continuato la rotta verso il porto siciliano di Pozzallo dove alla fine il 17 marzo ha ottenuto l’autorizzazione a sbarcare gli emigranti. Il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro ha disposto il sequestro della ProActiva e ha iscritto al registro degli indagati il comandante della nave, il coordinatore a bordo e il responsabile della Ong con l’accusa di associazione a delinquere per favorire l’immigrazione clandestina.

“Non è pensabile che sia stato istituito il reato di solidarietà” è stato il sarcastico commento di un legale della Open Arms. Inutile provare a spiegare che gli immigrati che si affidano ai trafficanti, oltre a essere clandestini, non provengono quasi mai da paesi in guerra e nessuno fugge da situazioni di povertà estrema, ma che in compenso l’afflusso in Europa di centinaia di migliaia di persone che bisogna ospitare per lunghi periodi va a danno dei 60 milioni di profughi effettivi, di decine di milioni di persone in condizione di povertà estrema, delle campagne sanitarie che salvano milioni di vite, dei programmi di sostegno, sviluppo ed emergenza perché riduce i fondi che l’Unione Europea e gli stati europei, i maggiori finanziatori della cooperazione internazionale insieme agli Stati Uniti, sono in grado di offrire.

Chi ha famigliarità con il mondo delle Ong, dell’Onu e della cooperazione internazionale non si stupisce. Qualunque sia l’ambito di intervento, le Ong si regolano allo stesso modo. Quasi tutte, ad esempio, ritengono che l’Africa sia povera perché è sovrappopolata: non è vero, ma loro credono che sia così. Quindi puntano sul controllo delle nascite più che sulla crescita economica, anche perché diffidano dello sviluppo “occidentale” e propendono per una “decrescita felice” per tutti. I loro interventi però danno risultati deludenti. Il motivo è che gli africani desiderano avere dei figli e inoltre, finchè non ci saranno sistemi di previdenza sociale che assicurino pensioni di invalidità e vecchiaia, ne hanno bisogno. Le Ong non lo capiscono e allora dal controllo delle nascite tramite i profilattici passano alla sterilizzazione e all’aborto.

Stiamo parlando di organizzazioni non governative con fini umanitari. Quelle ambientaliste non sono da meno. Molte se non tutte hanno sposato la teoria del riscaldamento globale di origine antropica, credono ciecamente nelle teoria della impronta ecologica. Quindi vanno a dipingere di bianco le montagne spalmandole di calce e albume, si fanno finanziare progetti per convincere la gente a mangiare gli insetti (una carne più buona e nutriente di quella dei mammiferi oltre che “responsabile”, dicono), ogni anno partono in spedizioni per misurare di quanto si sono ridotti i ghiacci artici (e ogni volta bisogna provvedere a disincagliare le loro navi imprigionate nei ghiacci “residui”).

Nelle scorse settimane si è anche scoperto che non tutti i dipendenti delle Ong sono affidabili. Le denunce di abusi sessuali su donne e bambine hanno coinvolto alcune Ong tra le più accreditate e, come è stato osservato, si tratta della punta dell’iceberg. La reazione infastidita allo scandalo dell’amministratore delegato della Oxfam Mark Goldring la dice lunga: “Che cosa abbiamo mai fatto? Mica abbiamo ucciso dei neonati in culla!”.


I falsi buoni che fanno del male - I falsi salvatori del mondo
viewtopic.php?f=141&t=2574

ONU - UNESCO e altri FAO - UNICEF (no grazie!) - e Facebook ?
Mito e organizzazioni parassitarie e criminali che non promuovono affatto i diritti umani, le libertà, il rispetto e la fraternità tra gli uomini, le genti, i popoli, le etnie, le nazioni, gli stati.
viewtopic.php?f=205&t=2404

Amare e aiutare chi ti fa del male non è un bene ma un male
viewtopic.php?f=141&t=2542
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 7401811401



Migranti, la rivolta delle Ong: " Non ci fermeranno, altre navi in campo"
Dopo la convalida del sequestro della Open Arms, la Proactiva sta cercando un'altra imbarcazione. E i tedeschi della Sea-eye scendono in mare con un nuovo mezzo
di Alessandra Ziniti
2018/03/28

http://www.repubblica.it/cronaca/2018/0 ... -192437209

"Non ci fermiamo e stiamo già cercando un'altra nave, così come non abbiamo mai pensato di riconsegnare le persone ai libici".
Riccardo Gatti, direttore operativo della Ong spagnola 'Proactiva Open Arms, conferma l'intenzione di non abbandonare i soccorsi in mare dopo la convalida del sequestro della nave ferma al porto di Pozzallo ormai da dieci giorni in attesa che sugli atti si pronunci ora il giudice di Ragusa al quale sono stati inviati gli atti dopo che il gip di Catania ha dichiarato l'incompetenza della Direzione distrettuale antimafia vista l'insussistenza del reato di associazione per delinquere ipotizzato dal procuratore Carmelo Zuccaro nei confronti del comandante e della capomissione della nave. "La nostra colpa - ha ribadito Gatti - è stata di non aver consegnato alla Guardia costiera libica che ci minacciava donne e bambini che sarebbero stati riportati nell'inferno in Libia".

In attesa che gli spagnoli trovino una nuova nave su cui proseguire la loro missione, a dare manforte all'unica nave umanitaria al momento presente nel Mediterraneo, la Aquarius di Sos Mediterranee, arrivano i tedeschi di Sea-eye, anche loro estremamente critici nei confronti dell'operato della magistratura italiana. La Seefuchs, con dieci uomini a bordo sotto la guida del capitano Johann Rieb, ha lasciato Malta e domani raggiungerà la zona di soccorso al largo delle coste libiche alla ricerca di imbarcazioni in pericolo e pronta a soccorerle. Dice il fondatore Michael Buschheuer: "La minaccia in corso da parte della guardia costiera libica e i tentativi della magistratura italiana di fermare il salvataggio privato in mare non possono impedirci di adempiere al nostro dovere umanitario".

A fianco delle Ong anche l'Oim, l'Organizzazione internazionale migranti. "Nelle ultime settimane si sono
verificati gravi episodi che hanno coinvolto migranti e operatori del soccorso che hanno avuto gravi conseguenze, proprio nei giorni in cui sono nuovamente divampate accese polemiche sulle imbarcazioni impegnate in attività di ricerca e soccorso in mare, polemiche che corrono il rischio di fare dimenticare come il salvataggio di vite umane debba sempre essere la priorità". L'Oim ricorda che, nonostante il calo degli arrivi ( -70 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), "il numero di morti, anche se diminuito in numeri assoluti (727 nel 2017, 358 nel 2018), è in realtà proporzionalmente aumentato del 75 per cento".
L'emergenza umanitaria nel Mediterraneo "resta quindi sempre drammaticamente attuale e il rafforzamento delle operazioni di ricerca e soccorso dovrebbe avere la precedenza su qualsiasi altra valutazione politica". Così
l'Oim ribadisce che la salvaguardia della vita umana "è prioritaria rispetto a tutte le altre considerazioni afferenti la gestione del fenomeno migratorio e che il soccorso di persone in difficoltà è un principio fondamentale di umanità e solidarietà.


Alberto Pento
Sequestrare e confiscare le navi a chi favorisce e si fa complice dell'invasione criminale dei clandestini
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Favorire la migrazione clandestina è un crimine universale

Messaggioda Berto » ven mar 30, 2018 7:55 pm

Il discrimine tra il caos e il cosmo, tra il disordine e l'ordine, tra l'informe e la forma, tra la non vita o morte e la vita, tra la prepotenza la sopraffazione e il diritto, tra l'ingiusto e il giusto, tra il regresso e il progresso è il limite, il confine, la frontiera, la barriera, il muro che separa, che contiene, che da sostegno e forma a ogni struttura organizzata dell'universo e della vita.

Muri, termini, confini e barricate, segni naturali e sacri di D-o
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Favorire la migrazione clandestina è un crimine universale

Messaggioda Berto » ven mar 30, 2018 7:56 pm

Tentativo di aggressione-invasione dei nazisti maomettani palestinesi a Israele, ma con gli ebrei di Israele non si scherza, essi difendono la loro vita, la loro terra, il loro paese o spazio vitale con le unghie e con i denti, con il cuore e con estrema intelligenza e determinazione: W Israele e W i suoi ebrei.


LA REALTÀ CHE INCALZA E LE MENZOGNE DELLA PROPAGANDA
Niram Ferretti
30/03/2018

https://www.facebook.com/permalink.php? ... 4575318063

La cosiddetta marcia pacifica organizzata a Gaza in nome del diritto al ritorno dei palestinesi, in parole povere tutti i discendenti dei palestinesi che lasciarono la Palestina come conseguenza della Guerra del 1948, circa cinque milioni, il che significherebbe, ovviamente, la fine dello Stato ebraico, non è altro che una prova generale. La prova generale per il Nakba Day, ovvero il giorno della "catastrofe" per la nascita di Israele. Quel giorno sarà il 15 di maggio, quando, secondo il calendario, l’Amministrazione Trump forse nella persona stessa del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, inaugurerà l’apertura dell’ambasciata americana a Gerusalemme.

In merito ai rifugiati, al diritto del ritorno e alla nakba, occorre dire alcune cose.

“La degiudaizzazione della nazione israeliana attraverso il ritorno in massa dei rifugiati è ancora oggi all’ordine del giorno, ha scritto Pierre André Taguieff. Questa e non altra, infatti, è la ragione principale per la quale dal 1948 in poi i rifugiati arabi-palestinesi sono stati mantenuti tali in campi profughi dagli stati arabi limitrofi mentre nessuno dei profughi ebrei (820,00 circa) espulsi dagli arabi dall’Egitto, dall’Iraq, dalla Libia, dalla Siria, dallo Yemen, dall’Algeria, tra il 1948 e il 1972 si è trovato in una situazione analoga essendo stati tutti assimilati dall’Europa, dagli Stati Uniti e da Israele, che da solo ne ha assorbiti ben 586,000.

Nel novembre del 1975, l’ONU istituì il Committe for the Exercise of the Inalienable Rights of the Palestinian People, (CEIRPP) il quale ha avuto nel corso degli anni come suo scopo principale quello di promuovere il rimpiazzo di Israele con uno stato palestinese. Il Comitato, tra le altre iniziative, avrebbe provveduto a perorare uno dei cavalli di battaglia (e vero e proprio cavallo di Troia) dell’offensiva araba contro Israele, il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi della guerra del 1948, diritto esteso non solo ai sopravvissuti della guerra ancora in vita all’epoca, ma anche a tutti i loro discendenti. Uno caso al mondo, quello dei rifugiati arabi palestinesi, in cui lo statuto di rifugiato si eredita per discendenza.

La vittimologia palestinese, categoria fondamentale all’interno del conflitto arabo-israeliano è uno strumento decisivo della propaganda antisionista. Si parte, naturalmente dalla Guerra di Indipendenza del 48-49 e dal numero di palestinesi, tra 600,000 e 700,000 che lasciarono la Palestina come conseguenza del conflitto. L’esodo sarà trasformato post factum dalla narrativa palestinese nella Nakba, e attribuito indiscriminatamente alla “pulizia etnica” da parte dell’esercito israeliano. Questa narrativa martirologica è consustanziale a quella del sionismo come impresa colonialista tesa a dispossessare un popolo autoctono dalla sua terra originaria. La realtà è ben altra rispetto alla mitologia fondata dalla propaganda.

Non ci fu nessuna pulizia etnica, a meno che non si intenda qualcosa di diverso da ciò che la definizione significa, la sistematica evacuazione o eliminazione di una popolazione dal territorio nel quale risiedeva da parte di un altro popolo o etnia. Curioso caso quello di un paese appena nato il cui esercito provvede a "pulirlo etnicamente" da coloro i quali diventeranno poi un quinto dell’attuale popolazione risiedente. Quello che accadde fu in realtà un combinato di vari fattori, intimazione da parte degli stati arabi rivolti alla popolazione palestinese di lasciare le proprie abitazioni in attesa di un prossimo ritorno dopo che Israele fosse stato sconfitto, abbandono volontario e anche, necessariamente, evacuazione forzata da parte dell’esercito israeliano. Nonostante ciò la Nakba è stata istituzionalizzata e presentata come un esempio oggettivo della violenza ebraica. Naturalmente, se il nascente stato ebraico fosse stato distrutto dagli eserciti arabi e tutti gli ebrei sterminati, come era dichiarato intento dei comandi militari arabi dell’epoca, non ci sarebbe alcuna Nakba da celebrare e lo sterminio degli ebrei in Medioriente si sarebbe trasformato, come era già nelle intenzioni di Amin al Husseini, in una appendice della Shoah da commemorare qui in Occidente a occhi lucidi.

Veniamo ai nostri giorni. Ci sono già sette vittime palestinesi, uomini che si sono avvicinati troppo alla barriera di confine tra l’enclave costiera di Gaza e il territorio israeliano. Lo hanno fatto consapevolmente e a loro rischio e pericolo. Israele aveva preventivamente avvisato di non oltrepassare il perimetro consentito, 700 metri dal confine. Naturalmente sono già partiti i titoli criminalizzanti dei soliti giornali di area progressista. L’Huffington Post titola, ISRAELE SPARA SULLA MARCIA PALESTINESE, e Repubblica, che non si fa mai mancare nulla, titola SALE LA TENSIONE A GAZA. CINQUE PALESTINESI UCCISI DALL’ESERCITO ISRAELIANO. CENTINAIA DI FERITI.

Altri titoli verranno. Non abbiamo da stupirci. La demonizzazione non perde colpi. Nemmeno uno. Non può. Ma intanto la storia si muove. Verso altri lidi. La causa palestinese è un cadavere ambulante mantenuto in vita in Medioriente solo dall’Iran e, ovviamente, in Occidente dall’Europa.

L’amministrazione Trump ha fatto saltare i vecchi parametri americani di oggettivo appoggio all’Autorità Palestinese. Sono stati tagliati i fondi all’UNRWA e sospesi quelli all’Autorità Palestinese fintato che cesserà di pagare, con i soldi dei contribuenti americani, i terroristi. Gerusalemme è stata dichiarata capitale di Israele con il consenso degli stati arabi, Arabia Saudita in testa, i quali si sono limitati a protestate solo ritualmente. Ma la demonizzazione persiste. E’ normale. Cinquanta anni indefessi di propaganda contro Israele non cessano da un momento all’altro. Cesseranno solo quando la realtà obbligherà gli arabi-palestinesi a riconoscere che hanno perso, che Israele non si autodissolverà e che dovranno accettare le condizioni poste agli sconfitti, come è sempre stato per chi perde una guerra da parte della potenza vincitrice.

Spetterà a Israele assumere con determinazione questo ruolo.


Dragor Alphandar
I palestinesi non esistono, sono arabi e basta..E dovrebbero smettere di trasmettersi il titolo di rifugiato da una generazione all'altra. Hanno un solo diritto: andare in Giordania, grande 5 volte Israele, il territorio che è stato assegnato agli arabi alla spartizione della Paestina. E il dovere di lasciare in pace gli israeliani.

Francesco Birardi
E andrebbero anche convinti ad andarci, in Giordania.... con le buone (soldi) o con le cattive (calci nel culetto). Giudea e Samaria SONO Israele!!!

Lucas Palomo
Già peccato che la Giordania ne sterminò alvune migliaia e ne cacciò una buona parte nel famoso Settembre Nero. Sembra che nessuno li sopporti.




Morti e feriti palestinesi al confine di Gaza.
Giulio Meotti
30/03/2018

https://www.facebook.com/giulio.meotti/ ... 9542181682

Hamas ha incitato 20mila persone a entrare in Israele ed è la sola responsabile di queste vittime. Lo chiamano "diritto di ritorno". È soltanto Jihad e terrorismo. E Israele difende i suoi confini, a differenza dei paesi occidentali. Cosa farebbero questi ultimi se l'Isis avesse organizzato una simile manifestazione a Calais, a Mentone, sul Brennero, a Melilla? Cosa chiedono i benpensanti a Israele, di far entrare migliaia di palestinesi di Gaza per una merenda nei kubbutz ebraici al confine? Hamas e l'Isis sono figli della stessa serpe malata. Entrambi usano i civili come scudi umani e legna da ardere in olocausto. Anzichè l'istruzione, hanno le marce ai confini. Anzichè le infrastrutture, hanno i tunnel e i missili. Non c'è alcuna occupazione a Gaza dal 2005. Ma Hamas vuole tutto, Ashkelon, Giaffa, Gerusalemme. Per questo vogliono sfondare i confini israeliani. In tutto il mondo si manifesta con cartelli e slogan. A Gaza con molotov e fucili. E portano pure i bambini a queste manifestazioni violente. Ma non ci riusciranno. La capacità di Israele di "tenere" è unica al mondo. Quale altro stato democratico e occidentale resisterebbe al suo posto? No al terrorismo.



LE TECNICHE BEN NOTE
30/03/2018
Niram Ferretti

https://www.facebook.com/permalink.php? ... 4575318063

Il solito tentativo da parte di Hamas di usare i civili come carne da cannone nella speranza di lucrare sulle vittime.

Sembra che attualmente i morti palestinesi siano sette ma l'IDF non conferma la cifra. Secondo l'esercito gli organizzatori della protesta hanno cercato deliberatamente di posizionare i civili in modo da pregiudicare la loro incolumità. Una bambina di sette anni è stata spedita verso la barriera di sicurezza in modo che potesse essere colpita dall'esercito israeliano. La bambina morta sarebbe stato poi il trofeo da esibire come prova della "bestialità" israeliana. Fortunatamente le truppe impiegate hanno avuto sentore di quanto stava accadendo e hanno fatto in modo che la bambina non venisse colpita.

Il cinismo di Hamas, un gruppo di criminali, per cui la morte è da preferire alla vita, non conosce limiti. In Europa gli antisionisti e i propalestinesi accaniti non vedono l'ora di potere contare le vittime palestinesi in modo da potere esercitarsi nel loro sport preferito, la criminalizzazione di Israele.



Gaza, scontri al confine: uccisi 13 palestinesi
davide lerner
2018/03/29

http://www.lastampa.it/2018/03/29/ester ... agina.html


È di tredici morti e almeno 1100 feriti il bilancio degli scontri fra palestinesi al confine fra Israele e la Striscia di Gaza. Un palestinese è stato ucciso dal fuoco di un tank israeliano questa mattina mentre altri dodici sono rimasti uccisi durante le manifestazioni. L’esercito israeliano ha confermato che gruppi di attivisti sono impegnati in una «sommossa in sei luoghi lungo la Striscia di Gaza, bruciando gomme, lanciando sassi alla barriera di sicurezza e verso le truppe israeliane che rispondono con mezzi di dispersione e sparando verso i principali istigatori».

La Giornata della Terra segna l’inizio di un mese e mezzo di proteste. Questa mattina un colpo di cannone ha ucciso Ahmed Wahid Samour (27 anni), agricoltore, colpito dalle “schegge di un proiettile” vicino a Khan Younis. Poi Hamas ha dato il via alle proteste in cui sono morti sono un 38enne di nome Amin Muamar, proveniente da Rafah, e Muhammed Najar, caduto a est della città di Jabalia. Più tardi le altre dieci vittime. Migliaia di persone, moltissime donne e bambini, sono stati fatti affluire nei giorni scorsi a ridosso delle frontiera fra la Striscia Gaza e Israele. L’intento è di sfondare la recinzione e occupare simbolicamente un pezzetto del territorio israeliano. Israele ha risposto con un imponente cordone di sicurezza e ha schierato anche 100 cecchini al confine.

Il 30 marzo per i palestinesi è la Giornata della Terra, anniversario dell’espropriazione da parte del governo israeliano di terreni di proprietà araba in Cisgiordania, nel 1976. Hamas ha allestito otto tendopoli di civili che marceranno lungo la frontiera e cercheranno di forzare la recinzione per mettere in difficoltà l’esercito. Le proteste dureranno da domani, Giornata della Terra, al 15 maggio, Giorno della Nakba, la data dell’indipendenza di Israele e dell’inizio della guerra 1948-1949 conclusa con la sconfitta degli eserciti arabi e palestinesi. Quest’anno il 15 maggio segnerà anche il trasferimento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme.

Linea rossa

È stato il capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano, Gadi Eizenkot, ad annunciare il dispiegamento di “oltre 100 cecchini” e che non sarà permessa alcuna violazione della frontiera. Israele si oppone a qualsiasi ritorno di rifugiati su larga scala, perché “distruggerebbe il carattere ebraico” del Paese. “Cercheremo di usare la forza minima necessaria per evitare feriti e vittime palestinesi, ma la linea rossa è molto chiara: restino dalla parte di Gaza e restiamo in Israele”, ha dichiarato Yoav Galant, del gabinetto di sicurezza del premier Benjamin Netanyahu.

Arabi in crescita

Il braccio di ferro con Hamas arriva dopo che il Cogat, Coordination of Government Activities in the Territories, ha lanciato l’allarme sulla crescita della popolazione araba in Israele, Gaza e Cisgiordania. Nel complesso ha quasi raggiunto quella ebraica. In Cisgiordania ci sono 2,7 milioni di arabi, 2 milioni a Gaza, 1,8 milioni in Israele. In totale fanno 6,5 milioni, mentre gli ebrei che vivono in Israele sono 6,7. Ciò significa, ha notato il colonnello Uri Mendes, che per la prima volta dal 1967 gli arabi hanno quasi raggiunto la parità con gli ebrei nel complesso dei Territori sotto controllo totale o parziale di Israele.

Il rapporto punta a sottolineare i rischi di una annessione dei Territori, ormai proposta sempre più apertamente da partiti religiosi e ampi settori del Likud. Uno Stato unico significherebbe che gli ebrei si ritroverebbero nel giro di qualche anno in minoranza. I dati però sono contestati dalle associazioni degli insediamenti: l’Autorità palestinese tende a gonfiare il numero di abitanti in Cisgiordania, che sarebbero in realtà “meno di due milioni”.




LIVE dal confine con Gaza.
https://www.facebook.com/wallanews/vide ... 7866019737

https://www.facebook.com/YUSUFATAR2012/ ... 8002254781

Hamas nei giorni precedenti ha promosso "Great March of Return to Palestine"

La campagna organizzata dai leaders Palestinesi è una provocazione premeditata con lo scopo di infiammare il confronto con Israele ed incrementare la tensione

Come si vede dal video (e da alcune immagini che posteremo) sono a migliaia i palestinesi che stanno facendo pressioni al confine minacciando un'invasiano tutt'altro che pacifica sul suolo israeliano. Negli anni precedenti sono stati infatti centinaia i tentativi di infiltrazione da parte di palestinesi con l'obiettivo di rapire e uccidere civili israeliani.

Cosi com'è per tutti i paesi del mondo, Israele ha il sacrosanto diritto di difendere i propri confini e di prevenire delle “eventuali” infiltrazioni nel proprio territorio.

Nelle ultime 2 settimane, c’è stato un aumento importante di attentati terroristici, supportati ed incoraggiati dai leaders Palestinesi. Questi sono stati pesantemente sottovalutati dai media internazionali, perchè ormai considerati di piccola entità. Ma se In Italia accoltellassero ogni due giorni un cittadino, sarebbe normale?

https://www.facebook.com/GNNA.NOW/video ... 0968002731


Ecco quando le migrazioni non sono invasioni e portano il bene e non il male
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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Berto
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Favorire la migrazione clandestina è un crimine universale

Messaggioda Berto » ven mar 30, 2018 9:58 pm

La difesa del territorio del proprio paese (città, nazione, stato) e dei suoi confini, coincide con la difesa del proprio domicilio, della propria casa, della proprietà privata e tutto ciò corrisponde alla difesa dello spazio vitale nelle sue varie estensioni a tutela e a difesa della propria persona, del proprio corpo e della propria vita.
La difesa dei propri confini è un'estensione naturale, sociale e politica della legittima difesa personale.



Legittima difesa
https://it.wikipedia.org/wiki/Legittima_difesa_(diritto)
La legittima difesa, in diritto, è un istituto giuridico previsto da vari ordinamenti giuridici, generalmente con finalità di tutela.
Cenni storici
La ragione dell'istituto è probabilmente ispirata al brocardo latino vim vi repellere licet e la ratio va individuata nella prevalenza attribuita, in un atto di autodifesa, all'interesse dell'ingiustamente aggredito piuttosto che all'interesse dell'aggressore.




La legittima difesa non solo è pienamente umana ma è anche pienamente cristiana e rientrante nei diritti e doveri umani universali
viewtopic.php?f=141&t=2540
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 1356950777




Legittima difesa di Israele all'aggressione invasione dei nazisti maomettani palestinesi.
Quando si supera il confine/limite/linea fisica e pisichica di sicurezza. che è un valore segnale universale per tutte le specie animali, tra cui l'uomo, si configura pienamente la violenza aggressiva dello spazio vitale altrui con tutte le conseguenze possibili e ciò richiede una reazione di chiusura e difesa altrettanto violenta.


"Strage" e "Massacro", titola La Repubblica in prima pagina oggi sulla guerra che Hamas ha portato al confine di Israele. Non una riga sul diritto di Israele di proteggere i propri confini e i propri civili. Non era una "marcia". Era terrorismo che Hamas ha ordito con milioni di dollari al confine di Israele. Spari da parte di Hamas e Jihad Islamica? Scomparsi. Sommosse per abbattere il confine? Scomparse. "Uccisi" i palestinesi. Scomparsa la relazione di causa ed effetto. Cosi si demonizza il popolo di Israele e si processa il suo diritto a difendersi da una organizzazione terroristica che da trent'anni cerca di distruggerlo a suon di kamikaze e missili, che costruisce tunnel sotto quei confini e che ieri ha cercato di organizzargli una Pasqua di sangue. Che vergogna di giornalismo. Non ho visto gli stessi titoli di prima pagina sparati sui 5 israeliani uccisi dai terroristi palestinesi nelle ultime settimane. O me li sono persi?

https://www.facebook.com/giulio.meotti/ ... 4101535663



Stallo e impotenza Onu sul sangue di Gaza. Israele: "Se insistono la nostra risposta sarà più potente"
2018/03/31
https://www.huffingtonpost.it/2018/03/3 ... a_23399786

Il drammatico venerdì di sangue alla frontiera israeliana rischia di non rimanere un fatto isolato. L'Onu è in pieno stallo, dimostra tutta la sua impotenza annunciando un'indagine e dicendosi pronta a rilanciare i dialoghi di pace, ma Israele minaccia Hamas, se proseguiranno la protesta stavolta la risposta sarà ancora più imponente, e l'Autorità nazionale palestinese denuncia Israele di "omicidio premeditato". E non sfugge che tra le voci di condanna contro Israele sia arrivata prontamente quella dell'Iran, che denuncia il "tiranno sionista".

La situazione in Medio Oriente sta per precipitare e il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, chiede "un'indagine indipendente e trasparente" sui violenti scontri avvenuti al confine tra Israele e la Striscia di Gaza in occasione della Grande Marcia del Ritorno. Il bilancio è pesantissimo, stimato è di 17 palestinesi morti, con oltre 2 mila feriti. Secondo quanto riferito da un portavoce, l'Onu ha ribadito "la prontezza" dell'organismo mondiale a dare nuovo slancio agli sforzi per la pace. "C'è il timore che la situazione possa deteriorarsi nei prossimi giorni", ha spiegato l'assistente del segretario generale delle Nazioni Unite per gli affari politici, Taye-Brook Zerihoun. "Siamo profondamente rattristati dalla perdita della vita di oggi", ha aggiunto il diplomatico. "Il rischio di escalation è molto reale", ha affermato ricordando che "esiste la possibilità di un nuovo conflitto nella Striscia di Gaza".

Il portavoce dell'esercito israeliano, Ronen Manelis, ha detto che ieri è stato "il peggior giorno di sangue per Gaza dal 2014", ma se la protesta al confine proseguirà, la reazione di Israele sarà ancora più forte. Finora i soldati hanno reagito ai palestinesi che hanno provato a raggiungere la frontiera, ma se le incursioni proseguiranno la risposta verrà ampliata.

Il primo ministro dell'Anp Rami Hamdallah ha chiesto che Israele venga riconosciuto responsabile di quello che ha definito "omicidio premeditato" di palestinesi nella Striscia di Gaza. Sul suo account ufficiale di Facebook Hamdallah ha chiesto alla "comunità internazionale di riconoscere a Israele la piena responsabilità dell'omicidio premeditato del nostro popolo" per aver sparato e ucciso 15 civili palestinesi, oltre al ferimento di altre centinaia. Alla comunità internazionale, il premier dell'Anp chiede anche di prendere "azioni decisive per mettere fine all'occupazione, fornire protezione internazionale al popolo palestinese e trovare una soluzione allo status finale, soprattutto la questione dei rifugiati in base a quanto prevede la Risoluzione 194 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e la creazione di uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme come sua capitale".

Oggi nei Territori occupati si celebra una giornata di lutto nazionale indetta dal presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen, che ha accusato Israele di essere "pienamente responsabile dell'aggressione a Gaza e della morte dei palestinesi". Il Consiglio di sicurezza ha esortato entrambe le parti alla moderazione, ma non deciso nessuna azione nè rilasciato alcuna dichiarazione al termine della riunione.

L'ambasciatore palestinese al Palazzo di Vetro, Riyad Mansour, si è detto rammaricato che il Consiglio di Sicurezza non si sia unito nella condanna di questo "massacro odioso" di dimostranti pacifici e non abbia sostenuto la richiesta di protezione internazionale per i civili palestinesi. "Ci aspettiamo - ha aggiunto - che il Consiglio di sicurezza si assuma le proprie responsabilità" e "disinneschi questa situazione instabile, che costituisce chiaramente una minaccia per la pace e la sicurezza internazionali".

Per l'ambasciatore israeliano Danny Danon, invece, "la comunità internazionale non deve essere ingannata" da quello che ha definito come "un raduno del terrore ben organizzata e violento" sotto le insegne di una manifestazione pacifica.

L'Iran, attaverso il portavoce del ministro degli Esteri ha condannato i fatti di sangue di Gaza parlando di "massacro selvaggio" del "regime sionista" di Israele nei confronti dei palestinesi. Anche il ministro Mohammad Javad Zarif ha denunciato il "tiranno sionista" con un tweet.

Timori sono stati espressi dall'ambasciatore svedese Carl Skauper per "una situazione estremamente preoccupante", con il pericolo che ci sia un escalation fuori controllo. Alcuni membri hanno raccomandato di tenere un'indagine, sostenendo che Israele dovrebbe usare la forza in modo proporzionato.


La forza di Israele e la debolezza dell’Europa
31/03/2018
Niram Ferretti

http://www.linformale.eu/la-forza-di-is ... delleuropa

Durante l’estate del 2014, mentre era in corso l’operazione Margine di Protezione, l’ultimo conflitto diretto tra Israele e Hamas, il filosofo Gianni Vattimo affermava durante una trasmissione radiofonica di stare dalla parte del gruppo integralista islamico.

Vattimo è solo uno della schiera degli intellettuali europei e più in generale occidentali che hanno girato le spalle a Israele per abbracciare il jihadismo scambiandolo per “resistenza” nei confronti dell’oppressore. Si tratta di una capitolazione radicale dell’intelletto che vanta nomi illustri e che nel passato, sia a destra come a sinistra si è votato, da Sartre a Saramago, da Céline a Hamsun da Neruda a Schmitt, alle ragioni del totalitarismo nazista e comunista.

Oggi che nazismo e comunismo hanno terminato la loro corsa, (anche se il secondo continua come uno zombie a ripresentarsi sullo scenario della storia), resta pur sempre a una Europa sempre più afflitta da una profonda crisi identitaria, l’esecrazione di Israele. Non è qui possibile tracciare la genesi di questa affezione patologica, ma occorre dire che essa si nutre in parte sostanziale di terzomondismo e di anti-atlantismo declinato in modo classico come avversione nei confronti degli Stati Uniti.

I fatti recenti accaduti in Israele. I sedici morti arabi-palestinesi uccisi dall’esercito israeliano durante la manifestazione orchestrata a Gaza ai confini della barriera di separazione dallo Stato ebraico, hanno nuovamente dato la stura all’abituale coro di attacchi contro Israele per la sua risposta armata.

Il copione è fisso da decenni. Quando Israele interviene per difendere le proprie ragioni scatta subito l’esecrazione pubblica. I palestinesi uccisi diventano immediatamente vittime e i soldati israeliani carnefici. Lo abbiamo visto massimamente nel 2014 quando le piazze soprattutto europee si riempivano di manifestazioni anti-israeliane e i manifestanti marciavano con chi glorificava e glorifica gli estremisti islamici di Hamas.

Per costoro, che Hamas controlli dal 2007 dopo un golpe in cui esautorò Fatah dal potere, l’enclave costiera di Gaza, imponendo un regime di terrore costruito sulla violenza, la delazione, la corruzione e avvilendo in modo drammatico le condizioni di vita della popolazione, è irrilevante. Come è irrilevante sapere che dieci degli arabi palestinesi uccisi dal soldati israeliani ieri, appartenessero alla Brigata Izz ad-Din al-Qassam, l’ala armata del gruppo jihadista.

Quello che conta è la narrazione secondo la quale la Marcia per il Ritorno, che ha portato ai confini tra Gaza e Israele 30.000 persone, sia una manifestazione pacifica perché così è stata annunciata dagli organizzatori e che, improvvisamente, soldati killer israeliani abbiano deciso di sparare a casaccio sulla folla. Si vuole credere questo, è necessario credere questo. Se così non fosse bisognerebbe ammettere che il cosiddetto “ritorno” invocato dagli aderenti alla marcia e abilmente orchestrato da Hamas che si trova in un momento di estrema debolezza e tenta così di rilanciarsi, significa, come scritto chiaramente nella Carta programmatica del gruppo, la presa di tutta la Palestina. Significa la fine di Israele in quanto stato ebraico.

Bisognerebbe ammettere che Hamas, e prima di Hamas l’OLP di Arafat hanno sempre e solo cercato di giungere a questo obbiettivo attraverso la lotta armata e il terrorismo. Bisognerebbe ammettere che le ragioni di Hamas sono quelle del jihad islamico, bisognerebbe ammettere che se Hamas avesse la meglio e Israele scomparisse, al suo posto ci sarebbe un altro stato islamico fondato sul rigorismo della sharia.

Ma siccome ammettere questo significa dovere riconoscere la verità e capitolare difronte alla realtà, si preferisce rappresentare Israele come una potenza malvagia e assassina e chi ha in odio la democrazia, la libertà e il pluralismo, come “resistente” e “vittima”.

D’altronde, quanti qui in Europa nelle file della sinistra, al cospetto della terribilità del totalitarismo sovietico e dei suoi regimi satelliti, osava denunciarne l’orrore e la disumanità, e non preferiva invece esaltarne supposte virtù di eguaglianza, progresso, emancipazione umana dalle storture del liberalismo e del capitalismo?

Leggere la stampa italiana (ma non solo) a proposito dei fatti accaduti al confine tra Gaza e Israele insieme alle dichiarazioni di alcuni esponenti politici, tra cui l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, provoca nel lettore il solito senso di vertigine per l’incapacità strutturale di vedere chiaramente la realtà e capire senza fallo da che parte abitino quei valori che l’Europa, nella sua travagliata storia si è conquistata faticosamente, e da che parte sta invece la barbarie.

Ma è uno dei segni terribili dei nostro tempo e di questa Europa che si crede al riparo dalle minacce rappresentate da chi ha in odio la democrazia e i suoi corollari, non sapersi riconoscersi senza se e senza ma nell’unico paese in Medioriente che sa difenderla senza indugio. Ed è forse questo il punto, che mentre Israele non ha mai smesso di difenderla, l’Europa sta progressivamente rinunciando a farlo.




In Israele si rischia una Pasqua di rappresaglia
Fiamma Nirenstein - Sab, 31/03/2018

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 10965.html

C'è confusione sui numeri ma non sul significato della «Marcia del ritorno», come l'ha chiamata Hamas.

15 morti, 1.400 feriti e 20mila dimostranti sul confine di Israele con Gaza, in una manifestazione organizzata per essere solo la prima in direzione di una mobilitazione di massa che dovrebbe avere il suo apice il 15 di maggio, giorno della Nakba palestinese, il «disastro», festa dell'indipendenza di Israele, che coinciderà anche con il passaggio dell'ambasciata americana a Gerusalemme.

Un'escalation continua di eccitazione mentre cresceva l'incitamento ha visto per ben quattro volte unità di giovani armati di molotov, bombe a mano e coltelli, infiltrati dentro il confine. Un esempio limitato di quello che Hamas vorrebbe riprodurre su scala di massa, ovvero l'invasione di Israele, come nei loro discorsi ieri hanno ripetuto i leader massimi Ismail Hanyie e Yehyia Sinwar. Non a caso nei giorni della preparazione si sono svolte esercitazioni militari con lanci di razzi e incendi di finti carri armati, pretesi rapimenti e uccisioni che hanno persino fatto scattare i sistemi antimissile spedendo gli israeliani nei rifugi. Il messaggio di Hamas era chiaro: marciate, noi vi copriamo con le armi. Ma le intenzioni terroriste sono state incartate dentro lo scudo delle manifestazioni di massa e l'uso della popolazione civile, inclusi donne e bambini, è stato esaltato al massimo. Molti commentatori sottolineano che se Hamas decide di marciare, non ci sia molta scelta. E una marcia di civili risulta indiscutibile presso l'opinione pubblica occidentale, ma il messaggio sottinteso è stato spezzare il confine sovrano di Israele con la pressione della folla civile, utilizzare le strette regole di combattimento dell'esercito israeliano che mentre lo stato maggiore si arrovellava, si è trovato nel consueto dilemma delle guerre asimmetriche: tu usi soldati in divisa e il nemico soldati in abiti civili, donne, bambini, talora palesemente utilizzati come provocazione. L'esercito ha confermato che una piccola di sette anni per fortuna è stata individuata in tempo prima di venire travolta negli scontri. E in serata Israele ha bombardato con cannonate e raid aerei tre siti di Hamas a Gaza in risposta a un tentativo di attacco armato contro soldati.

La protesta di Hamas - che arriva alla vigilia della festa di Pesach, la Pasqua ebraica - ha vari scopi: il primo è legato alla situazione interna di Gaza. L'uso militarista dei fondi internazionali e il blocco conseguente del progresso produttivo ha reso la vita della gente miserabile e i confini restano chiusi. È colpa della minaccia che l'ingresso da Gaza di uomini comandati da un'entità terrorista, comporta per chiunque, israeliani o egiziani. Hamas con la marcia incrementa la sua concorrenza mortale con l'Anp di Abu Mazen, cui ha cercato di uccidere pochi giorni fa il primo ministro Rami Hamdallah; minacciata di taglio di fondi urla più forte che può contro Israele, cosa su cui la folla araba, anche quella dei Paesi oggi vicini a Israele come l'Arabia Saudita e l'Egitto, la sostiene. Il titolo «Marcia del ritorno» significa che non può esserci nessun accordo sul fondamento di qualsiasi accordo di pace, ovvero sulla rinuncia all'ingresso distruttivo nello Stato ebraico dei milioni di nipoti dei profughi del '48, quando una parte dei palestinesi fu cacciata e una parte se ne andò volontariamente certa di tornare sulla punta della baionetta araba.

Israele ha cercato invano di evitare che alle manifestazioni si facessero dei morti. Ma nessuno Stato sovrano accetterebbe da parte di migliaia di dimostranti guidati da un'organizzazione che si dedica solo alla sua morte una effrazione di confini. Hamas userà i nuovi shahid (povera gente) per propagandare la sua sete di morte in nome di Allah e contro Israele. Certo questo non crea in Israele maggiore fiducia verso una pace futura.




ISRAELE CI RICORDA
Niram Ferretti
01/04/2028

https://www.facebook.com/permalink.php? ... 4575318063

Stiamo assistendo in queste ore all'abituale festival dell'esecrazione di Israele. Non poteva essere diversamente. Chi sta dalla parte dei jihadisti di Hamas non può non risentirsi per il fatto che Israele abbia impedito l'ingresso di terroristi all'interno del proprio confine.

Hamas ha utilizzato lo schermo della marcia "pacifica" per infiltrare miliziani, esattamente come, durante i conflitti con Israele, hanno usato la popolazione civile come carne da cannone.

Sia nel 2009 che nel 2014 hanno fatto credere che Israele avesse perpetrato crimini contro l'umanità, gonfiando le cifre, inventando i morti.

È' una vecchia tecnica. È la propaganda usuale. Winston Churchill diceva, "Durante la guerra la prima vittima è sempre la verità".

Il caso di Jenin, nel 2002 ha fatto scuola.

All'epoca Yasser Arafat proclamò che il “massacro di Jenin” poteva essere paragonato solo all’assedio di Stalingrado della seconda guerra mondiale. E l’ineffabile Erekat ( n.d. A. capo negoziatore palestinese) dichiarò alla stampa: “Il numero di morti si aggira sui 500”, aggiungendo: “Il campo profughi di Jenin non esiste più, e abbiamo notizia che vi avvengono esecuzioni di massa”. Cinque giorni più tardi, a combattimenti finiti, il Segretario Generale dell’Autorità Palestinese, Ahmed Abdel Rahman, dichiarò all’UPI che il numero era nell’ordine delle migliaia, usando la parola “genocidio”. E la notizia fece il giro del mondo.

Il numero effettivo dei morti a Jenin fu di 53 palestinesi e 23 soldati israeliani, ma prima che le cifre reali venissero verificate, la versione falsa del massacro israeliano era stata già propagata con successo per traslare poi, lo stesso anno, nel film “Jenin, Jenin” del regista arabo israeliano Mohammed Bakri. Nel film, il regista, successivamente portato in tribunale dai soldati reduci dell’episodio sostenuti nella loro azione dalle famiglie dei caduti, mostrava, alterando completamente la realtà dei fatti, l’esercito israeliano mentre sparava su donne, anziani e bambini. Bakri avrebbe poi affermato davanti ai giudici che la sua versione dei fatti era “artistica” e intesa a presentare “la verità palestinese”.

Israele, spara sui terroristi, decidendo di non farli entrare, e per questo viene linciato mediaticamente da una Europa fallimentare che ai terroristi non solo concede l'ingresso dentro le proprie frontiere, ma permette loro di costruire reti di affiliazioni, protetti dallo scudo dei "diritti umanitari".

L'Europa illusa, pensa che la guerra sia un'esperienza del passato, qualcosa di ormai concluso e che la pace sia acquisita. Per questa Europa la storia si è fermata. Non sappiamo più difenderci, non vogliamo più difenderci.

Israele ci ricorda che se vogliamo sopravvivere, la difesa è necessaria.


Alberto Pento
Anche se non fossero terroristi ma solo civili, se entrassero senza permesso violando l'ordine e l'invito a non entrare, demolendo recinzioni, superando sbarramenti, sarebbe comunque un atto di aggressione e una invasione violenta
che richiederebbe e giustificherebbe la reazione armata violenta come legittima difesa.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Favorire la migrazione clandestina è un crimine universale

Messaggioda Berto » sab mar 31, 2018 4:35 pm

???Più che difendere i migranti queste associazioni crimionali favoriscono l'invasione e l'aggressione clandestina

Bardonecchia, i doganieri francesi fanno irruzione nella sede dei medici che difendono i migranti
cristina insalaco
2018/03/30

http://www.lastampa.it/2018/03/30/crona ... agina.html

Non era mai accaduto ed è verosimile che diventi un caso diplomatico l’irruzione di cinque uomini della dogana francese, questa sera (30 marzo) intorno alle 19, nella base di «Freedom Mountain» a Bardonecchia, dove medici e infermieri dell’associazione Rainbow for Africa con mediatori culturali del Comune, pagati con fondi del ministero dell’Interno, assistono i migranti che mettono a rischio la loro vita nel tentativo di passare oltreconfine.

La pattuglia, diversamente da altre volte, quando aveva riaccompagnato i migranti in Italia, scaricandoli davanti alla base che si trova alla stazione di Bardonecchia, è entrata - hanno raccontato i testimoni - con atteggiamento imperioso nel locale accompagnando un giovane migrante. Gli agenti hanno intimato ai presenti di allontanarsi, mostrando le armi che avevano addosso. Il gruppo aveva con sé un giovane migrante, probabilmente ritenuto un corriere della droga: il ragazzo è stato portato nel bagno dove gli agenti gli hanno fatto l’esame delle urine.

Mentre i doganieri francesi erano occupati con il giovane, gli operatori hanno chiamato la polizia e il sindaco di Bardonecchia, subito accorsi. I nostri agenti hanno fatto uscire i doganieri francesi. «Non avevano il diritto di entrare - ha detto il sindaco Francesco Avato -, nessun poliziotto italiano si sarebbe permesso di fare la stessa cosa in Francia». La vicenda è al vaglio delle nostre autorità.


Alberto Pento
Questi sono criminali che favoriscono l'immigrazione clandestina in Francia. I francesi hanno ragione.



Bardonecchia, cinque agenti francesi in un centro migranti italiano. Furia FdI: "Non siamo la toilette di Macron"
31 Marzo 2018

http://www.liberoquotidiano.it/news/pol ... talia.html

Cinque agenti delle dogane francesi hanno fatto irruzione armati in una sala della stazione di Bardonecchia, al confine tra Italia e Francia, e hanno costretto un migrante nigeriano sospettato di essere uno spacciatore a sottoporsi al test delle urine. A denunciare lo sconfinamento è la Rainbow4Africa, Ong che assiste i migranti che tentano di varcare la frontiera delle Alpi per raggiungere la Francia. È stata una «grave ingerenza nell’operato delle Ong e delle istituzioni italiane», si legge in una nota diffusa a tarda sera, in cui Rainbow4Africa ha ricordato che «un presidio sanitario è un luogo neutro, rispettato anche nei luoghi di guerra». «Ignobili provocazioni», ha le ha definite il presidente della Ong torinese, Paolo Narcisi, «abbiamo fiducia nell’operato delle istituzioni e della giustizia italiana». Poco dopo le 19 di venerdì, i ’douaniers’ sono entrati nella saletta gestita dal Comune di Bardonecchia dove dall’inizio dell’inverno operano i volontari della Ong torinese e hanno prelevato un migrante giunto da un treno appena arrivato in stazione. Poi hanno intimato ai volontari di fargli usare il bagno per costringere il migrante a sottoporsi alle analisi delle urine. I volontari presenti hanno provato a chiedere spiegazioni, ma inutilmente.

Di «atto di forza» ha parlato il sindaco di Bardonecchia, Francesco Avato, che si è detto «arrabbiato e amareggiato»: «Non contesto che gli agenti francesi possano svolgere attività di controllo in territorio italiano in base al diritto internazionale ma non in un luogo deputato alla mediazione culturale, questo denota un pò di confusione». Per il primo cittadino si tratta di «istituzioni che hanno bisogno di mettersi in mostra» mentre la collaborazione tra le amministrazioni locali sui due lati del confine «è ottima». Dell’accaduto sono stati informati il prefetto di Torino Renato Saccone e l’assessore regionale alle pari opportunità Monica Cerutti.

Durissimo il commento della parlamentare di Fratelli d'Italia, Augusta Montaruli: "Non siamo la toilette di Macron Il comportamento degli agenti francesi a Bardonecchia è stato gravissimo. L'Italia chiami Macron e gli ricordi che qui nessun agente straniero può venire a far valere la propria autorità. Si tratta di una mancanza di rispetto inaudita verso l'Italia ed un precedente inammissibile. Siamo contrari a questa gestione del problema profughi da parte di un'Europa lavativa. Sappiamo peraltro che, dietro le richieste di asilo, c'è troppe volte il tentativo di eludere la normativa sull'immigrazione clandestina. Ma dopo il danno di essere lasciati soli, non assisteremo pure alla beffa di essere usati come la loro toilette"

Da alcuni mesi Bardonecchia, località sciistica della Valle di Susa, si trova al centro della rotta dei migranti che, abbandonata la via di Ventimiglia, tentano di raggiungere la Francia sfidando neve e gelo. Sulla porta della sala teatro del blitz, vicino alla stazione di Bardonecchia c’è un cartello firmato dallo stesso sindaco che spiega come gli unici autorizzati ad entrare siano i volontari e il personale della struttura.


Alberto Pento
FdI sono demenziali, dovrebebro invece preoccuparsi che l'Italia non favorisca la imigrazione clandestina in Francia, la quale potrebbe considerare la cosa come un'agressione. Lo stato italiano ha il dovere di impedire che i clandestini presenti nel suo territorio invadano illegalmente il paese vicino.



La versione francese sul caso Bardonecchia: "Intervento legittimo in base a un accordo del 1990"
2018/03/31

https://www.huffingtonpost.it/2018/03/3 ... a_23399982

"Al fine di evitare ogni incidente in futuro, le autorità francesi sono a disposizione delle autorità italiane per chiarire il quadro giuridico e operativo nel quale i doganieri francesi possono intervenire sul suolo italiano" in virtù degli accordi del 1990 "in condizioni rispettose del diritto e delle persone". È quanto afferma un comunicato diffuso oggi da Gerald Darmanin, ministro francese per i conti pubblici, che offre una ricostruzione da parte francese dell'irruzione dei doganieri in un centro per migranti a Bardonecchia. Irruzione che si è trasformata in un vero e proprio caso politico e diplomatico, con la Farnesina che ha convocato l'ambasciatore francese a Roma.

Ciò che il comunicato non chiarisce, tuttavia, è se gli agenti francesi abbiano avvisato l'Italia dell'operazione, o se quanto meno abbiano chiesto l'intervento della polizia italiana, come richiesto dagli articoli 40 e 41 del trattato di Schengen. Fonti legali vicine a Rainbow4Africa, l'ong che opera nella sala della stazione oggetto del blitz francese, fanno inoltre notare che l'accordo italo francese sulla cooperazione transfrontaliera in materia di polizia e dogana non prevede l'imposizione di analisi mediche e accertamenti sanitari come quelli svolti ieri sera a Bardonecchia.

"Venerdì sera 30 marzo 2018, intorno alle 19.00 - ricostruisce il comunicato francese - una squadra della brigata ferroviaria delle dogane francesi di Modane era di controllo sul treno ad alta velocità Parigi-Milano. Questi agenti, in uniforme e identificati come doganieri francesi, hanno sospettato che un viaggiatore, di nazionalità nigeriana e residente in Italia, trasportasse stupefacenti 'in corpore'".

"Applicando l'articolo 60bis del codice delle dogane - si legge ancora - gli agenti hanno chiesto alla persona se consentiva a un test urinario per la rilevazione di stupefacenti, cosa che è stata accettata per iscritto alle 19.15. Al fine di realizzare questo controllo in condizioni di rispetto della persona, gli agenti hanno atteso l'arrivo del treno per poter utilizzare il locale attenente alla stazione di Bardonecchia, messo a disposizione della dogana francese in applicazione degli accordi sugli uffici a controlli nazionali giustapposti (BCNJ) del 1990".

"Essendo da qualche mese questi locali ugualmente messi a disposizione di un'associazione di aiuto ai migranti, gli agenti hanno sollecitato il permesso di accedere ai sanitari, cosa che gli è stata accordata. Il controllo si è alla fine rivelato negativo. Tuttavia, dei membri dell'associazione sono rimasti colpiti da questo controllo e hanno auspicato che la persona controllata rimanesse con loro dopo il controllo", afferma il comunicato, che si conclude con la disponibilità a chiarire il quadro il quale i doganieri possono intervenire sul suolo italiano.


Bardonecchia, Salvini: "Russi? Espellere i diplomatici francesi"
Lucio Di Marzo - Sab, 31/03/2018

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 11118.html

Dopo l'irruzione degli agenti della dogana a Bardonecchia, Salvini spara a zero su Parigi. E la Farnesina convoca l'ambasciatore
Un'irruzione armata, da parte di cinque agenti delle dogane francesi.
Così sono entrati in un sala vicino alla stazione di confine di Bardonecchia, per costringere un migrante nigeriano a un test delle urine, sospettando che si trattasse di uno spacciatore.
Uno sconfinamento denunciato dall'ong Rainbow4Africa, che parla di un'azione contro "un luogo neutro" come è il presidio sanitario, dove possono entrare soltanto operatori e mediatori culturali, "rispettato anche nei luoghi di guerra".
Se l'organizzazione umanitaria parla di una "grave ingerenza, inaccettabile" da parte degli agenti, a esprimere la sua contrarietà è anche il mondo della politica, con il leader del Carroccio, Matteo Salvini, che usa parole che lasciano pochi dubbi.
''Altro che espellere i diplomatici russi, qui bisogna allontanare i diplomatici francesi! - commenta - Con noi al governo l'Italia rialzerà la testa in Europa, da Macron e Merkel non abbiamo lezioni da prendere, e i nostri confini ce li controlleremo noi''.
Dura anche la risposta del sindaco di Bardonecchia, "arrabbiato e amareggiato" per quanto successo, soprattutto vista la collaborazione "ottima" tra le amministrazioni di confine e certo che si tratti invece di "istituzioni che hanno bisogno di mettersi in mostra".
"L'Italia chiami Macron e gli ricordi che qui nessun agente straniero può venire a far valere la propria autorità. Siamo una Nazione sovrana, non una provincia della Francia", commenta invece Augusta Montaruli, deputata di Fratelli d'Italia.
Intanto la Farnesina ha convocato l'ambasciatore francese a Roma Christian Masset.


Alberto Pento
Il povero Salvini che prende le difese di chi è complice dell'immigrazione clandestina, che vergogna!
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Favorire la migrazione clandestina è un crimine universale

Messaggioda Berto » dom apr 01, 2018 10:06 am

???

Bardonecchia, blitz agenti francesi in centro migranti. Scontro Roma-Parigi
2018/03/30

http://www.ansa.it/piemonte/notizie/201 ... 752e2.html

Diventa un caso diplomatico il blitz dei gendarmi francesi in un centro di migranti a Bardonecchia. Attaccano l'Ong Rainbow4Africa, che ha denunciato quanto avvenuto ('Grave ingerenza'), FdI ('Non siamo la toilette di macron'), il sindaco ('Non si permettano più'), Enrico Letta ('ennesimo errore sulla questione migranti'). Interviene la Farnesina: "Abbiamo chiesto spiegazioni al governo francese e all' Ambasciata di Francia a Roma, attendiamo a breve risposte chiare, prima di intraprendere qualsiasi eventuale azione". Il ministero degli Esteri convoca, quindi, l'ambasciatore francese a Roma.

Ma Parigi rivendica la legittimità dell'intervento in Italia. Il ministro francese dei conti pubblici, Gérald Darmanin, cui fanno capo i doganieri, in un comunicato, afferma: "Al fine di evitare qualsiasi incidente in futuro, le autorità francesi sono a disposizione di quelle italiane per chiarire il quadro giuridico e operativo nel quale i doganieri francesi possono intervenire sul territorio italiano in virtù di un accordo (sugli uffici di controlli transfrontalieri) del 1990 in condizioni di rispetto della legge e delle persone"

Primo test estero per Salvini e Di Maio. Secondo il leader della Lega, i diplomatici francesi devono essere cacciati. E Di Maio plaude alla Farnesina per la convocazione dell'ambasciatore.

Il Direttore Generale per l'Ue, Giuseppe Buccino Grimaldi, ha rappresentato all'ambasciatore francese la ferma protesta del governo italiano per la condotta degli agenti doganali francesi, ritenuta inaccettabile, e ha manifestato, al contempo, disappunto per l'assenza di risposte alle nostre richieste di spiegazioni". Si tratta di un "grave atto, considerato del tutto al di fuori della cornice della collaborazione tra Stati frontalieri" e che "mette in discussione" il suo funzionamento.

Il ministero degli Interni, intanto, sta valutando l'opportunità di sospendere le 'incursioni' all'interno di tutto il territorio italiano da parte del personale delle forze di polizia e dei doganieri francesi. Lo si apprende da qualificate fonti del Viminale dove si giudica la risposta arrivata dal ministro francese dei conti pubblici sul caso Bardonecchia "non soddisfacente e inesatta".

COME SONO ANDATI I FATTI
Sono piombati armati nella sala della stazione di Bardonecchia, al confine tra Italia e Francia, dove opera Rainbow4Africa. E, di fronte allo stupore di medici e volontari, hanno costretto un migrante a sottoporsi al test delle urine. È un vero e proprio sconfinamento quello compiuto la scorsa sera da cinque agenti delle dogane francesi. A denunciarlo l'associazione che assiste i profughi che sempre più numerosi scelgono le Alpi per tentare di oltrepassare la frontiera.

Una "grave ingerenza nell'operato delle Ong e delle istituzioni italiane", si legge in una nota diffusa a tarda sera, con cui Rainbow4Africa ricorda che "un presidio sanitario è un luogo neutro, rispettato anche nei luoghi di guerra". Da alcuni mesi Bardonecchia, località sciistica della Valle di Susa, si trova al centro della rotta dei migranti che, abbandonata la via di Ventimiglia, tentano di raggiungere la Francia nonostante la neve e il gelo. E nonostante la rigidità delle autorità francesi.

È dei giorni scorsi la notizia della guida alpina francese indagata per avere aiutato una migrante incinta. A denunciare l'episodio sempre Rainbow4Africa, la stessa associazione che nelle scorse settimane ha assistito un'altra donna incinta e malata, respinta al confine, morta dopo un parto miracolo all'ospedale Sant'Anna di Torino.

Dallo scorso dicembre sono un migliaio i profughi, per lo più nordafricani, che hanno trovato assistenza nelle stanze della stazione di Bardonecchia dove è avvenuta l'irruzione. Gli agenti della dogana francese accompagnavano un migrante, come altre volte in passato. Solo che anziché scaricarlo davanti alla stazione, sono entrati nei locali della Ong, costringendo il profugo al test delle urine e intimidendo un medico, i mediatori culturali e i volontari dell'Asgi, l'associazione per gli Studi giuridici sull'immigrazione. Ad allontanare gli agenti transalpini ci ha pensato il personale del Commissariato, avvisato dalla stessa Ong di quanto stava accadendo. L'episodio rischia ora di diventare un caso diplomatico. Rainbow4Africa ricorda infatti di agire "secondo principi inviolabili di indipendenza, neutralità, imparzialità e umanità.

L'azione degli agenti della Dogana Francese viola tali principi", insiste l'associazione, secondo cui "il comportamento adottato nei confronti dell'ospite nigeriano appare irrispettoso dei diritti umani". "Riteniamo questi atti delle ignobili provocazioni - commenta Paolo Narcisi, medico e presidente di Rainbow4Africa - Abbiamo fiducia nell'operato delle istituzioni e della giustizia italiana, che sono state investite della responsabilità di attuare i passi necessari verso la Francia. Il nostro unico interesse rimane assicurare il rispetto dei diritti umani dei migranti". "Ritengo che quanto accaduto sia una gravissima violazione non solo di quel sistema dei diritti umani che dovrebbe contraddistinguere l'Europa, ma anche una violazione dei principi basilari della dignità umana, intollerabile nei confronti di persone venute per richiedere protezione - aggiunge l'avvocato Lorenzo Trucco, presidente di Asgi -.Si valuterà pertanto ogni possibile azione per contrastare simili comportamenti".

Scoppia la polemica: "Il comportamento degli agenti francesi a Bardonecchia è stato gravissimo. L'Italia chiami Macron e gli ricordi che qui nessun agente straniero può venire a far valere la propria autorità. Siamo un Paese sovrano non una provincia della Francia. I campioni delle urine li prendano nei bagni francesi o ne segnalino la necessità alle nostre Forze dell'Ordine", afferma Augusta Montaruli, deputata di Fdi. "Già scaricano sul nostro Paese tutto il peso dell'immigrazione e dell'emergenza profughi ora non vengano a far valere i loro distintivi a casa nostra - aggiunge la parlamentare -. Si tratta di una mancanza di rispetto inaudita verso l'Italia ed un precedente inammissibile. Siamo contrari a questa gestione del problema profughi da parte di un'Europa lavativa e sappiamo peraltro che dietro le richieste di asilo troppe volte c'è il tentativo di eludere la normativa sull'immigrazione clandestina ma dopo il danno di essere lasciati soli non assisteremo pure alla beffa di essere usati come la loro toilette".

All'attacco anche il sindaco di Bardonecchia, Francesco Avato: "Non avevano alcun diritto di introdursi lì dentro. Non si permettano mai più". "Quella è una stanza gestita dal Comune con dei mediatori - aggiunge il sindaco - i volontari di Raimbow4Africa, come altre realtà, collaborano con il progetto. L'accesso alla sala è possibile solo agli operatori autorizzati. È uno spazio calmo, neutro, dove si incontrano i migranti, si parla con loro, si spiegano i rischi del viaggio che hanno deciso di intraprendere e si cerca di convincerli a rimanere in Italia, dove possono trovare accoglienza".



Alberto Pento
Si spiega loro i rischi del viaggio?
No bisognerebbe dir loro che il viaggio clandestino è un crimine e bisognerebbe denunciarli e impedir loro di farlo e di violare il territorio francese; non hanno alcun diritto umano e civile di entrare illegalmente nei paesi altrui e andrebbero rispediti in Africa.
L'attività di questa associazione si può configurare come un'indiretto favoreggiamento all'emigrazione clandestina in Francia.
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Re: Favorire la migrazione clandestina è un crimine universa

Messaggioda Berto » dom apr 01, 2018 3:57 pm

Favorire l'emigrazione clandestina in Francia è un crimine contro i francesi e contro l'Europa:
assistere, rifocillare, far riposare, fornire di cibo e acqua, vestiti, assistenza topografica e in caso di bisogno anche soccorso attraverso il telefono o i controlli a distanza, è un farsi complici di questo delitto.



Lungo la nuova rotta dei disperati dove i gendarmi dettano legge “Siamo in Italia, ma comandano loro”
Piero Bianco
2018/04/01

http://www.lastampa.it/2018/04/01/itali ... agina.html

Dicono che a primavera, e con il disgelo, la montagna regalerà brutte sorprese. E che da sotto la neve ridotta in poltiglia affiorerà il corpo di chi non ce l’ha fatta ad attraversare il confine inseguendo il sogno della Francia. E dicono anche che l’incidente dell’altra notte con la polizia francese non è certo una novità.

Non nel senso che gli agenti sono entrati altre volte a controllare i migranti della stanzetta del Comune di Bardonecchia accanto all’ingresso della stazione, dove operano medici e volontari di Rainbow for Africa. E allora che cosa significa non è un caso unico? Moussa, il senegalese che fa da mediatore culturale in quelle tre stanze si rolla l’ennesima sigaretta e, con calma, spiega che: «Quelli fanno ciò che vogliono. Sui treni e alla frontiera. Rimandano indietro la gente anche se ha soldi e documenti a posto». E ancora: «Fanno come fossero loro i padroni di casa. Molto duri, con pochissima umanità».

Bardonecchia, vigilia di Pasqua, dodici ore dopo l’irruzione che è diventata un caso diplomatico, è un paese che si sveglia con il sole. Sciatori sulle piste, seconde case con le tapparelle alzate, auto, parcheggi impossibili e il solito affollamento dei periodi di festa. Questa è la terra dove Francia e Italia si fondono, dove lo frontiere - se non conosci il territorio benissimo - diventano ipotesi sulle quali ognuno può dire la sua. E il piazzale davanti alla stazione è un non luogo nel quale i furgoni bianchi con la banda tricolore della Gendarmeria vanno e vengono tutto il giorno e scaricano migranti fermati alla frontiera. «Fanno tutto ciò che vogliono» insistono davanti alla stazione. Chi? I gendarmi? «Tutti, anche le dogane». E così accade che alle undici del mattino i tre agenti francesi appena scesi dal treno in arrivo da Modane, per il servizio di pattugliamento e controllo viaggiatori tra Italia e Francia, chiedano i documenti anche a chi sta in piazza: «S’il vous plait». Italiani. Non migranti. Ma questo è territorio italiano e le persone a cui lo domandano non sono scese dal treno. «Fanno sempre così, con tutti» raccontano al bar davanti alla stazione. Operano in modo indipendente in una sorta di attività extraterritoriale condotta in autonomia, cioè senza l’appoggio delle autorità italiane. Che sarebbe indispensabile. Perché, se non c’è, è un abuso.

Lo dice alle due del pomeriggio anche Edoardo Greppi, docente di diritto internazionale all’Università di Torino che, ancora con addosso la tuta da sci si presenta davanti alla stazione per capire cos’è accaduto. «Non è scoppiata la terza guerra mondiale, certo. Ma un abuso c’è stato e i contorni sono tutti da definire».

Lo ribadisce il sindaco Francesco Avato, dopo che quelli di Rainbow for Africa hanno denunciato sul web ciò che accaduto l’altra notte. Dopo che Moussa ha spiegato ai microfoni che quando gli agenti sono entrati con quel ragazzo al loro seguito erano decisi. E lei Moussa che cosa ha fatto? «Ho detto che non potevano e sa che cosa mi hanno risposto? Hanno messo il dito davanti alla bocca, così. E mi hanno detto di stare zitto. Cioè che loro potevano fare ciò volevano».

Quando cala la sera su Bardonecchia nevica. La polizia francese non si vede in paese dalle tre del pomeriggio. Poi parli con quelli che si occupano di migranti e saltano fuori mille altre storie che puoi trovare solo in questa terra di mezzo, dove i temi dell’immigrazione si confondono con la convivenza, dove i ruoli non sono mai netti. Dove le norme sono sempre e comunque interpretate. E le storie che circolano in paese andrebbero chiarite fino in fondo. Come quella che raccontano ancora i mediatori: «I minori vengono respinti alla frontiera. In barba a ogni accordo internazionale di protezione dei più piccoli». Conferma Avato: «Lo sappiamo, ne abbiamo sentito parlare». Ma se ci fossero dubbi sulla effettiva età dei migranti? «Deve comunque prevalere la protezione della persona. Quindi prima l’accoglienza, poi tutto il resto».

E salta fuori di nuovo la storia di Beauty, malata di linfoma in fase terminale, incinta di sette mesi, morta dopo essere stata respinta alla frontiera e subito dopo aver dato alla luce il figlio, grazie all’impegno e agli sforzi dei medici dell’ospedale Sant’Anna di Torino. «Un altro abuso, un’altra cosa che i doganieri francesi non potevano fare» insistono i volontari. A Briançon, appena oltre frontiera, storcono il naso i gendarmi. E il giornale locale dice che non è andata così. Che è stato fatto tutto secondo la legge. E Bardonecchia si prepara per un’altra serata di neve e di gelo. Di migranti che arrivano. Di polemiche. Di confini fisici e legali che si confondo, si mescolano, non si capiscono più.



???

Macron fa il bullo
Alessandro Sallusti - Dom, 01/04/2018
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 11162.html

A Bardonecchia raid armi in pugno dei gendarmi francesi. Parigi non si scusa. È solo l'ultima prepotenza del presidente amato dalla sinistra

Gendarmi francesi armati hanno fatto ieri un'operazione di polizia non autorizzata in territorio italiano.

È successo a Bardonecchia, obiettivo un centro di accoglienza di immigrati in attesa, probabilmente, di tentare la sorte per passare clandestinamente in Francia. È un duro colpo per la sovranità nazionale che certo non prevede la delega della sicurezza e del rispetto della legge a uno Stato estero, manco fossimo una colonia di Parigi. La vicenda ci dice due cose. La prima è che l'Europa, anche quella democratica e progressista di Macron, non ne può più del lassismo dell'Italia su controllo e gestione dei flussi migratori, che sta mettendo a rischio non solo la legalità interna ma pure quella internazionale. La seconda riflessione è che l'Italia ha perso l'autorevolezza di un tempo e il rispetto dei Paesi confinanti: l'Austria sta per annettersi senza alcun accordo i cittadini del Sud Tirolo, ai quali offre in modo automatico la doppia cittadinanza, la Germania fa sapere di non avere più intenzione di sopportare la nostra allegra gestione dei conti pubblici e ora la Francia che ci commissaria con i suoi gendarmi.

Colpa nostra, quindi. Colpa dei governi di sinistra che si sono succeduti negli ultimi anni elemosinando piaceri, scorciatoie e sconti alla comunità internazionale invece che trattare con serietà e fermezza le proprie non poche ragioni, soprattutto in tema di immigrazione. Servi e questuanti prima o poi vengono trattati da tali, e ieri lo si è visto in modo eclatante. Ma detto questo resta il fatto che Emmanuel Macron si sta comportando come un despota di altri tempi, arrogante e presuntuoso come solo i francesi sanno essere. Questo signore merita, al di là dei nostri demeriti, una risposta molto dura prima che sia troppo tardi. Se i suoi incapaci poliziotti non sono stati in grado di evitare le stragi di Charlie Hebdo, del Bataclan e di Nizza, dubito che possano servire a qualcosa inseguendo armi in pugno un disperato in Italia, Paese nel quale l'unica cosa che pare funzionare - facciamo gli scongiuri - è proprio la sicurezza nazionale.

Non c'è niente da fare, i francesi sono tutti uguali nella loro boria. Sarkozy rideva di noi, Macron ci deride e umilia perché loro, appunto, sono francesi e noi i soliti les italiens. Sai che c'è? Non farei cambio per nessuna ragione al mondo. Senza Roma, da quelle parti sarebbero ancora fermi ad Asterix e Obelix.



Alberto Pento
Sallusti non farmi ridere.
I francesi hanno tutto il diritto di deridere l'Italia per la sua irresponsabilità e demenzialità e anche di arrabbiarsi perché l'Italia favorisce l'emigrazione illegale in Francia a danno dei francesi.
Su Roma poi, che è la capitale più corrota e parassitaria dell'occidente!
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Favorire l'immigrazione clandestina è un crimine universale

Messaggioda Berto » gio apr 05, 2018 4:33 pm

Il ministro francese: «Dispiaciuti per il malinteso di Bardonecchia Se serve, pronti a rivedere le intese»
Stefano Montefiori, corrispondente a Parigi
3 aprile 2018

http://www.corriere.it/esteri/18_aprile ... e7a2.shtml

«Sono dispiaciuto per il malinteso. Verrò in Italia il 16 aprile prossimo per vedere come migliorare le cose in futuro». In un ufficio dell’Assemblea nazionale francese, dopo un’audizione parlamentare sulla lotta all’evasione fiscale, il ministro dei Conti pubblici con competenza sulle dogane Gérald Darmanin incontra il Corriere della Sera per tornare sui fatti di venerdì sera a Bardonecchia. Trentacinque anni, una passione per l’Italia proclamata in tempi non sospetti — a gennaio disse che il suo sogno è «aprire un’enoteca a Siena» —, il più giovane ministro di Macron annuncia una visita in Italia che definisce «un segno di distensione, di riconoscimento, rispetto e amicizia verso il Paese fratello». I rapporti sono diventati più delicati dopo le elezioni italiane? Darmanin preferisce evocare un sentimento radicato, da proteggere e rilanciare con il viaggio a Roma. «Quali che siano i governi e i parlamentari eletti nei due Paesi, è importante che l’amicizia molto forte tra Francia e Italia continui. È come in amore, i malintesi vanno evitati».

Qual è il suo giudizio su quanto accaduto venerdì sera a Bardonecchia ?

«Credo si tratti di un incidente increscioso, nato da un malinteso tra i doganieri francesi e le ferrovie italiane sull’uso del locale nella stazione di Bardonecchia. In base alle informazioni a nostra disposizione, sappiamo che una squadra ferroviaria delle dogane francesi ha effettuato un controllo su un cittadino nigeriano residente in Italia, nell’ambito della lotta al traffico di stupefacenti. Si trattava di un controllo doganale di routine ma le condizioni nelle quali si è effettuato sono state percepite, dall’altra parte delle Alpi, come un’offesa alla sovranità italiana e questo ha suscitato una grande emozione. Da venerdì ho seguito di persona gli sviluppi di questa vicenda. Ne ho informato il Presidente della Repubblica e ci sono stati contatti molto stretti con il governo italiano. La Francia è molto attaccata alla cooperazione con l’Italia e voglio sottolineare l’eccellenza della nostra cooperazione doganale, a beneficio di entrambi i Paesi. L’ho detto, l’Italia è un partner essenziale, una nazione sorella: non si è in alcun modo trattato di attentare alla sua sovranità. Mi rammarico che questo incidente sia stato avvertito in questo modo. Ho chiesto al direttore generale delle dogane francesi di andare già questa settimana in Italia. Io stesso verrò poco dopo, lunedì 16 aprile, perché la nostra cooperazione transfrontaliera continui in modo efficace e con fiducia reciproca».


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Il lavoro dei doganieri

Non pensa che i doganieri francesi, che pure stavano facendo il loro lavoro, avrebbero potuto interpretare la loro missione con uno stile diverso, più rispettoso dei diritti del cittadino nigeriano residente regolarmente in Italia, del lavoro della Ong «Rainbow4Africa», e della sovranità italiana?

«Credo che i doganieri francesi abbiano fatto il loro lavoro in modo rigoroso, nel rispetto del diritto e del nostro quadro di cooperazione. La persona oggetto dei controlli ha dato il suo consenso per iscritto a sottomettersi al test delle urine. I nostri doganieri hanno preferito effettuarlo nel locale della stazione di Bardonecchia piuttosto che sul treno. Questo per garantire la privacy della persona. Hanno chiesto all’associazione presente nel locale di permetterne l’accesso. Cosa che, a mia conoscenza, non è stata loro rifiutata. Il rapporto non menziona alcuna arma, contrariamente a quanto mi è parso di sentire. Nelle nostre procedure, l’utilizzo di armi in pugno è autorizzato unicamente per far fronte a una situazione di pericolo. Per quanto è a mia conoscenza, questo non è stato il caso. Ovviamente, dopo la reazione di stupore suscitata da questo controllo, ho chiesto di sospendere tutte le operazioni trans-frontaliere in questa zona: il tempo di trovare con le autorità italiane una soluzione operativa che possa soddisfare tutti».

L’utilizzo dei locali a Bardonecchia

Nessuno mette in dubbio l’esistenza di un accordo tra Francia e Italia, ma quel locale da tempo non era utilizzato dagli agenti francesi. Le autorità francesi conoscevano questa situazione, e proprio per parlare di questo era già previsto un incontro tra i prefetti di Torino e di Chambéry. Quella riunione si terrà comunque?

«I nostri accordi di cooperazione doganale sono assolutamente classici. Regolano un ”diritto di seguito’’ per i controlli cominciati in una parte della frontiera e proseguiti dall’altra, e danno ai doganieri italiani le stesse facoltà sul suolo francese che hanno i nostri su quello italiano. Tengo a sottolineare questa reciprocità. In ottemperanza a questi accordi, è stato previsto che quei locali siano messi a disposizione dalle Ferrovie italiane ai doganieri francesi. Quel che mostra il controllo effettuato venerdì scorso è un malinteso sull’utilizzo dei locali messi a disposizione dal 1990 nella stazione di Bardonecchia. I nostri doganieri, che li utilizzano due o tre volte al mese, avevano capito che gli stessi locali erano usati occasionalmente, da qualche mese, per permettere a persone in situazione precaria di passarvi la notte. Una situazione non ideale, quindi i miei servizi hanno interrogato il loro contatto presso la stazione di Bardonecchia all’inizio di marzo per chiarire le cose, senza ricevere notifica ufficiale sul fatto che non potevano più accedere al locale. Proprio perché l’utilizzo di questo locale è una necessità operativa, hanno proposto di aggiungere la questione all’ordine del giorno della riunione del 16 aprile, dedicata a un altro tema, quello delle pattuglie congiunte tra la Polizia delle frontiere francese e i poliziotti italiani. Andremo quindi avanti per chiarire, e migliorare la cooperazione operativa dei nostri doganieri».

La sovranità dell’Italia e i migranti

Gli agenti francesi sono intervenuti per ribadire un diritto preesistente?

«No, sarebbe totalmente contrario al nostro spirito di cooperazione, al rispetto e all’amicizia che animano le nostre relazioni con i nostri partner italiani. Abbiamo costruito l’Europa insieme e abbiamo bisogno dell’Italia per scrivere il futuro dell’Europa insieme. L’attaccamento degli italiani alla loro sovranità è un sentimento che i francesi comprendono e condividono. La sovranità italiana è e sarà rispettata, ovviamente».

I fatti di Bardonecchia giungono dopo la vicenda di Beauty, la migrante nigeriana respinta dalla Francia sul colle dell’Echelle e morta in ospedale a Torino dopo aver partorito. Si tratta di una coincidenza oppure la politica francese verso i migranti si sta indurendo?

«L’incidente di Bardonecchia non ha nulla a che fare con la politica migratoria. Il controllo effettuato dai doganieri francesi mirava esclusivamente alla lotta al traffico di stupefacenti. La presenza di una ONG di aiuto ai migranti nel locale ha provocato una confusione che non aveva motivo di essere. La circolazione delle persone attraverso la nostra frontiera comune è d’altronde una questione importante. La Francia e l’Italia cooperano in maniera stretta per evitare drammi. I ministri degli Interni sono in contatto permanente su questo punto».

La minaccia terroristica


Gli attacchi terroristici e la crisi dei migranti hanno spinto la Francia a sospendere l’applicazione del Trattato di Schengen. L’ultima proroga di questa sospensione, in data di novembre 2017, sta per terminare. Che succederà dopo?

«La Francia è stata di nuovo colpita, duramente, il 23 marzo scorso, da un attacco terroristico a Carcassone e a Trèbes, rivendicato dall’Isis, che ha fatto 4 vittime e 15 feriti. La minaccia terroristica resta quindi onnipresente. Dall’inizio del 2018, due progetti di attentati sono stati neutralizzati. Nel 2017, 31 avevano come bersaglio il territorio francese, di cui 3 realizzati, 8 falliti e 20 neutralizzati. Per lottare efficacemente contro questa minaccia, la Francia ha fatto ricorso in questi ultimi anni al ristabilimento dei controlli sull’insieme delle sue frontiere nazionali. Il diritto europeo lo permette, proprio in caso di minaccia terroristica. Non è assolutamente una sospensione del codice delle frontiere Schengen. È al contrario l’applicazione del suo articolo 25. Considerato che il livello di minaccia non è per ora diminuito, il governo francese desidera, al momento, continuare a effettuare controlli nelle nostre frontiere nazionali. La Francia l’ha notificato alla Commissione Europea la settimana scorsa. Si tratta di uno strumento che contribuisce ad assicurare la sicurezza dei francesi, ma anche quella dei Paesi europei vicini. È assolutamente necessario che la UE e gli Stati membri continuino a fare tutto il possibile per per lottare contro il terrorismo».


Dunque gli episodi recenti sono legati alla prossima scadenza della sospensione di Schengen?

«Gli accordi di Schengen riguardano la circolazione delle persone. Ancora una volta, non era questo l’oggetto del controllo. Disponiamo di un’eccellente cooperazione, in particolare doganale, con l’Italia. Facciamo fronte a delle minacce comuni con traffici di ogni tipo contro i quali dobbiamo lottare insieme per essere efficaci. Sono in gioco la sicurezza e la protezione dei nostri cittadini, dei nostri figli. Per questo motivo abbiamo un insieme di accordi che permettono di combinare le nostre forze e i nostri sforzi. L’incidente di Bardonecchia ha dimostrato che un chiarimento è necessario, dobbiamo verificare che i canali operativi di comunicazione funzionino bene. Questo è quello che propone la Francia ed è per questo che verrò a Roma nei prossimi giorni».

I rapporti tra l’Italia e Macron

L’opinione pubblica italiana sembra notare una contraddizione tra l’europeismo proclamato dal presidente Macron e dal vostro governo, e le azioni concrete della Francia: dal blocco durato mesi dell’accordo STX-Fincantieri, alle difficoltà con le autorità italiane a proposito dei migranti prima a Ventimiglia, poi nel Frejus e a Bardonecchia. Cosa ne pensa?

«Nessuna delle azioni di questo governo è contraria alla nostra ambizione europea, che il presidente Macron ci ha dato come road map i tutti i campi. In Francia come in Italia, i cittadini esigono dal loro Stato e dall’Europa di essere protetti di più, e la pressione migratoria è una sfida dappertutto, in particolare per i nostri due Paesi. La nostra visione è che l’Europa deve renderci più forti, per far fronte a sfide collettive come l’immigrazione, ma anche per avere un peso maggiore nella competizione economica internazionale. Credo che l’aspirazione a più sovranità non sia incompatibile con l’approfondimento dell’Europa. Al contrario, la nostra sovranità passa per l’Europa. Su STX e l’alleanza molto promettente tra Fincantieri e Naval Group, abbiamo trovato un accordo che va a beneficio di entrambi i Paesi, e ne siamo lieti. Quanto alla cooperazione transfrontaliera che, lo ripeto, è eccellente, deve adattarsi di continuo a situazioni molto variabili; è questo che abbiamo fatto a Ventimiglia, è questo che facciamo nelle Alpi. È questa Europa sovrana che ci guida quando, con l’Italia, difendiamo una riforma della politica migratoria e del regolamento di Dublino, quando proponiamo assieme la riforma dei lavoratori distaccati, quando promuoviamo entrambi una politica commerciale europea aperta ma protettrice, o quando difendiamo assieme la riforma dell’euro zona. La nostra agenda comune è profondamente europea».

La situazione è delicata anche a causa del momento di transizione politica in Italia. Il presidente Macron, dopo il risultato delle elezioni, ha in parte attribuito la vittoria delle forze anti-sistema al fatto che l’Italia è stata lasciata sola nella crisi dei migranti. La Francia intende fare degli sforzi perché questo non si ripeta?

«Non sono il ministro incaricato della politica migratoria ma posso dirvi che questa questione è al centro dell’impegno europeo di Emmanuel Macron. Condividiamo con l’Italia la volontà di vedere l’Europa agire in modo più efficace contro l’immigrazione illegale. Lavoriamo insieme, Italia e Francia, con i Paesi d’origine e di transito, per la sicurezza e lo sviluppo al fine di evitare che giovani e famiglie partano sulle rotte migratorie, spesso mettendo in pericolo la propria vita, e siano vittime dei trafficanti».

Il Trattato del Quirinale

Dopo i malintesi dell’estate scorsa, Francia e Italia hanno annunciato la prossima firma prossima di un Trattato del Quirinale. Questo progetto è destinato a continuare? E con quali tempi?

«Il Trattato del Quirinale proposto a settembre dal presidente della Repubblica Macron e dal presidente del Consiglio Gentiloni, in occasione dell’ultima vertice bilaterale, è il riconoscimento dell’importanza e della specificità della nostra relazione. Dobbiamo trarne tutto il potenziale, negli ambiti dell’economia, dell’industria e dell’innovazione, nell’educazione, la ricerca, l’università e la cultura tra le altre cose. La nostra vicinanza ci porta troppo spesso a pensare che le cose vadano avanti da sole, e questo può portare a malintesi. La volontà della Francia è che la nostra relazione sia meglio strutturata e più ambiziosa. Il Trattato del Quirinale punta precisamente a rafforzare gli scambi e i canali di comunicazione per prevenire ogni difficoltà e agire in modo più efficace. Sono state designate alcune personalità indipendenti per contribuire alla sua elaborazione. Stanno lavorando. Toccherà al prossimo governo italiano pronunciarsi in merito. Ma so che la nostra ambizione comune rimarrà, perché una buona relazione bilaterale è indispensabile per i nostri due Paesi ed è necessaria per l’Europa».
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