Non portarti la morte in casa, non hai colpe

Re: Non portarti la morte in casa, non hai colpe

Messaggioda Berto » mar nov 06, 2018 10:51 am

Stupro in Israele

https://www.facebook.com/maddy.matarazz ... 1385160209

Questo è l'infiltrato dell'Eritrea che ha cercato di violentare e brutalmente aggredito Olimpia, una donna ebrea di 40 anni e madre di tre figli, in un mercato Netanya. La povera donna è in coma irreversibile!
Questi maledetti infiltrati sono per lo più nel sud di Tel Aviv,
Hanno preso in consegna un intero quartiere e sono un vero pericolo per i residenti locali.
Bibi ha cercato di espellerli nel loro paese,
Ma i sanguinosi esponenti della sinistra hanno protestato e persino fatto Ricorso all'Alta corte di giustizia per impedire l'espulsione degli infiltrati / rifugiati.
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Re: Non portarti la morte in casa, non hai colpe

Messaggioda Berto » mer nov 07, 2018 8:56 pm

Svizzera, il 43% dei giovani musulmani è contro l'Occidente
Agostino Corneli - Mer, 07/11/2018

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/svi ... 98137.html

L'inchiesta condotta su un campione di più di 8mila ragazzi fra i 17 e i 18 anni mostra una spaccatura fortissima fra i giovani e punte di forte estremismo. L'integrazione dei musulmani sembra invece essere deficitaria

Non arrivano segnali incoraggianti dalla Svizzera sul fronte dei giovani.

Secondo un’inchiesta realizzata dall'Istituto per i problemi di delinquenza e per la prevenzione della criminalità della Scuola universitaria professionale zurighese di scienze applicate (Zhaw) in collaborazione con quella friburghese di lavoro sociale (Hets-Fr), il 43% dei 17enni e 18enni musulmani che risiedono in Svizzera ha una percezione negativa della società occidentale, con quasi il 30% ostile ai musulmani “non tradizionali”. Dall’altro lato, circa il 45% dei coetanei si ritiene o xenofobo o nazionalista. Quasi la metà dei giovani si dichiara ostile al capitalismo e il 21,7% è contro lo Stato o le forze dell’ordine.

Preoccupa, in particolare, la popolazione musulmana. Il 2,7% dei giovani (da cui vengono esclusi anche quelli che non hanno risposto in maniera seria al questionario) si possono ritenere a tutti gli effetti estremisti. In gran parte, rifiutano la cultura occidentale, come spiegato prima, e il 5,4% ha preso in considerazione la realizzazione di attentati terroristici o un viaggio jihadista in uno dei teatri di guerra dello Stato islamico o di Al Qaeda.

Come contraltare, la situazione dei giovani svizzeri senza passato migratori: sempre più estremista. Il 5,9% (209) si può considerare di estrema destra. Il 25,1% è xenofobo, il 21,1% nazionalista, il 4,8% ritiene giusta la violenza contro gli stranieri, mentre il 5,4% promuove l’idea di una dittatura Il 7% di tutti gli interrogati (495 ragazzi) risponde invece alle caratteristiche di un aderente all’estremista di sinistra, con l'8,1% che è favorevole alla violenza contro le forze dell'ordine.

In sostanza, quello che emerge da questa inchiesta, che è comunque ridotta nei numeri visto che si parla di 8317 intervistati in 10 cantoni prescelti, è quella di una gioventù molto divisa al suo interno e che respinge lo Stato, o per motivi religiosi o per motivi ideologici. L’anticapitalismo e la ribellione contro la polizia è uno dei tratti che accomuna tutti i giovani estremisti. Ed è interessante analizzare la sovrapposizione di questi dati per comprendere in maniera dettagliata la gioventù della Confederazione elvetica, che dimostra di essere sempre più contraria all’attuale ordinamento: ma da diversi punti di vista.
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Re: Non portarti la morte in casa, non hai colpe

Messaggioda Berto » gio nov 08, 2018 8:10 am

Zone off limits per gli italiani: a Padova ora la gente ha paura
Serenella Bettin
Mer, 07/11/2018

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 95522.html


Siamo andati nei quartieri malfamati di Padova. Dove scorrono fiumi di droga. E da luglio scorso sono state 38 le spaccate che hanno colpito la Città del Santo. Danni ai negozi, commercianti terrorizzati, cittadini furiosi e studenti impauriti.

24 ottobre scorso: il sindaco di Padova, Sergio Giordani, comunica nella propria pagina Facebook che “sono state posizionate a partire dai due quartieri popolari le prime telecamere di un lotto che a breve triplicherà gli impianti di video sorveglianza in città. I punti di osservazione – fa sapere Giordani – da 200 passeranno a 600, attivi in tutte le zone di Padova e collegati con le centrali operative delle forze dell’ordine.

È un investimento da 2 milioni e 500 mila euro. Sulla sicurezza dei cittadini facciamo parlare i fatti concreti”. Già i fatti concreti.

E i fatti concreti sono questi: le spaccate a Padova in soli tre mesi sono state 38. Trentotto a cui si aggiungono le ultime due di queste ultime ore: l’ultima è avvenuta nel locale Gino’s di via Sorio a pochi passi dall’aeroporto. Qui nella notte tra sabato e domenica i ladri si sono introdotti con un piede di porco, hanno abbattuto una porta e rubato 400 euro di incassi e pure alcune bottiglie di vino. In meno di una settimana per il bar - ristorante è il secondo furto. Inoltre hanno fatto irruzione anche al salone e Parrucchiera Diana di via Vecellio. Il copione? Sempre lo stesso: vetrina sfondata, rubato il fondo cassa e razziati circa 1000 euro in prodotti per creme.

E la rassegna stampa locale che parte dal 2 luglio fa paura. In più come se non bastasse domenica pomeriggio un nordafricano è stato accoltellato alla gola in zona Galleria San Carlo. Il sindaco Sergio Giordani di centro sinistra, in campagna elettorale, aveva detto che potevano tutti stare tranquilli, perché pensava lui alla sicurezza. Ma a distanza di qualche anno Padova è ripiombata nella paura. “Padova è diventata città della paura – dice la capogruppo di Forza Italia, Eleonora Mosco, – la paura e l’inquietudine sono il collante dei sentimenti dei padovani, 38 spaccate in soli due mesi e mezzo, hanno distrutto decine e decine di negozi e di attività commerciali, seminando il terrore tra i commercianti. È diventata la capitale dello spaccio con zone che sono off limits non più e non solo di notte, ma anche di giorno”.

Una città universitaria che vanta l’università più antica dopo Bologna. Ma che anche alla luce del sole, lascia qualche remora. E infatti, appena si arriva a Padova , davanti il gigantesco stabile di Padova Fiere, dove ogni mese vengono ospitate anche manifestazioni di rilevanza internazionale - poche settimane fa la mostra delle Auto e Moto d’Epoca - ecco qui davanti, sta un rudere abbandonato, l’ex casa dei diritti Don Gallo, che fino a poco tempo fa ospitava i richiedenti asilo. Ora dei richiedenti nemmeno l’ombra. Di erba alta e incolta invece sì.

Ma basta girare anche in pieno pomeriggio, verso l’ora di pranzo, in quel quadrilatero dove si concentra la maggior parte della malavita padovana. Nella zona della stazione, dove dietro sta il quartiere Arcella, e davanti sta l'ingresso della via principale che conduce al centro storico, qui ci sta un concentrato di immigrati clandestini e irregolari che sostano sopra un lampione o fanno da sentinelle per la prossima vendita di eroina. E li vedi, infatti, stanno in piedi, fanno da palo. Guardano. Osservano. Scrutano. Tra via Cairoli e Nino Bixio poi a volte passare diventa impossibile. Gli immigrati si sono presi le strade, i negozi e pure gli attimi di libertà della gente del luogo. L’unico italiano rimasto in quell’agglomerato, ci dicono fonti ufficiali, ogni mattina deve scavalcare il “piscio e il vomito” di quattro tossici che hanno passato la notte sotto casa.

Poi proseguendo il viaggio arriviamo al cavalcavia Borgomagno. Anche qui un covo di spacciatori. E poi arriviamo ai senza tetto. A quelli che dormono in via Gramsci e rimangono lì, sotto gli occhi noncuranti di tutti. Qui accanto ci sta una struttura dove dentro si vedono: un divano, sporcizia, rifiuti, bottiglie di birra, lattine, cicche per terra, qualche batteria scarica, indumenti vestiti e sacchetti. I senza tetto si ricavano giacigli per dormire, anche sui ponti delle strade che di giorno gli automobilisti percorrono per andare a lavorare. Come quel giaciglio che abbiamo ripreso sul cavalcavia Sarpi Dalmazia. Qui qualcuno ha issato alcuni sacchetti, tende di nylon e ha costruito un letto improvvisato per dormire. Oppure bivaccano accanto ai quartieri universitari. Lungo il Piovego, accanto alla zona dei più grandi colossi finanziari, stanno ragazzi tutti di colore. Clandestini, bivaccano mangiano ascoltano musica e se si passa verso sera si può anche sentire un "gradevole" profumo di cannabis. Poi arriva la polizia, sgombera l’area, ma passano 24 ore e loro tornano lì. Come restano lì anche quelli che ogni sera percorrono il quartiere verso l’ Arcella. Un intero quartiere in mano agli immigrati.

Ora, dopo le spaccate, i commercianti hanno paura. I baristi vogliono l’esercito. Le opposizioni scalpitano. E gli studenti protestano. Su Insulted Unipd – Università di Padova, una pagina dove gli studenti "denunciano" quello che non va, il 16 ottobre scorso scrivevano sulla bacheca ufficiale: “Insulto il degrado di questa città di m….. Non è possibile uscire alle 19.30 dall’Uni per andare verso la stazione e trovare a scelta: 3 extracomunitari che cercano di scassinare un auto dietro i dipartimenti (ho cambiato strada quando hanno iniziato a venirmi incontro); soliti drogati seduti sui gradini della Marzolo occupata che ti guardano storto mentre ascoltano la loro musica di m. dagli speaker del cellulare; baby gang in bici che ti sputano addosso; tossici, questa volta in stazione, che ti chiedono soldi per il biglietto; tossici che ti rapinano a 200 metri dalla stazione.

Non è possibile – continua il post – che in una città studentesca non ci sia nessuna strada sicura (alla sera) dagli istituti alla stazione. Qualsiasi percorso prima o poi passa in qualche strada poco illuminata sempre piena di gente… (…) intere aree della città sembrano l’ambasciata dell’Africa”. Perché le zone colpite sono anche quelle universitarie, frequentate da studenti. La Tecnica Service, la copisteria di via Paolotti, una di quelle più conosciute, dal 2001 ha subito ben 18 colpi. E non sa più che fare. La zona durante il giorno è gremita di studenti ma di sera e di notte si svuota.

Poi ci sono i bar, i commercianti stanchi. "Così non si può più andare avanti - aveva detto ad agosto scorso il presidente dell'Ascom Confcommercio di Padova, Patrizio Bertin - non è possibile che ogni mattina ci si chieda dove è avvenuta la spaccata notturna". Colpito quest'estate anche lo storico Caffè Pedrocchi. Il primo assalto in 187 anni di storia.

Giordani per provare a ovviare al problema delle spaccate, oltre alle telecamere, aveva messo a punto uno stanziamento di 200 mila euro, lanciando l'operazione "Negozi sicuri". Si tratta di fondi disponibili per commercianti, titolari di pubblici esercizi e artigiani, per l'acquisto e l'installazione di videoallarmi antirapina, telecamere, sistemi anti intrusione e tutti quei dispositivi di difesa. Il questore aveva annunciato anche poliziotti di notte, da dire che solo 126 negozi su 3460 pubblici esercizi hanno collegato l'impianto di allarme con la centrale operativa della Questura.

Per le spaccate i carabinieri a metà ottobre scorso avevano arrestato tre persone: un senegalese che abbatteva le vetrine a spallate; il tunisino Amor Ben Lazhar Torch, 39 enne irregolare, un pluripregiudicato mai espulso e un padovano di 51 anni: Luca Smania che vanta una serie di precedenti che vanno dalla ricettazione allo spaccio. L'avevano arrestato mentre studiava un nuovo colpo, ma è stato incastrato dalle impronte. Ora, nonostante questo, le spaccate sono continuate e con gli ultimi fatti dello scorso week end, per gli abitanti di Padova è tornato l'incubo.
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Re: Non portarti la morte in casa, non hai colpe

Messaggioda Berto » dom dic 02, 2018 8:17 am

Uk, accoglie un immigrato in casa Lui la sevizia e poi la strangola
Gerry Freda
Ven, 30/11/

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/uk- ... xWnzX1AkE0


I familiari della vittima hanno subito accusato governo e associazioni umanitarie di avere spacciato per “rifugiato politico” un soggetto “violento e mentalmente instabile”

Nel Regno Unito, un profugo iraniano è stato recentemente accusato dell’omicidio di una vedova ottantenne, Lea Adri-Soejoko.

La donna, nei mesi precedenti, aveva deciso di aderire a un’iniziativa promossa da un’ong pro-migranti e aveva quindi accettato di accogliere l’immigrato nella propria abitazione situata a Nord di Londra, al fine di accudirlo e “favorirne l’integrazione” nella società britannica.

Il presunto assassino si chiama Rahim Mohammadi ed è un cittadino iraniano di etnia curda. Egli sarebbe giunto nel Regno Unito all’inizio dell’anno, nel quadro di un “programma umanitario” promosso dall’ong Freedom from Torture. Mohammadi sarebbe stato infatti considerato dai vertici di quest’ultima come “vittima di torture e persecuzioni da parte delle autorità di Teheran” e quindi come “meritevole dello status di rifugiato politico”. In seguito all’arrivo a Londra dell’Iraniano, l’associazione avrebbe iniziato a cercare persone disposte ad accoglierlo. All’appello lanciato da Freedom from Torture avrebbe immediatamente risposto Lea Adri-Soejoko.

Ad avviso dei residenti del quartiere in cui abitava la vittima, i rapporti tra l’anziana e l’immigrato sarebbero stati però, fin da subito, “estremamente difficili”. In base alle testimonianze raccolte finora dalla polizia, Mohammadi trascorreva quasi tutti i giorni a urlare e a inveire contro la vedova e, molte volte, avrebbe addirittura alzato le mani su di lei. Tale difficile convivenza è terminata con lo strangolamento della donna. Secondo le forze dell’ordine, vi sarebbero “prove schiaccianti” della colpevolezza del profugo, rappresentate da “numerose tracce di Dna” di quest’ultimo rinvenute sul collo e su altre parti del corpo della Adri-Soejoko.

Gli inquirenti sostengono che l’Iraniano avrebbe soffocato l’anziana vedova mediante il “cavo di alimentazione di un tosaerba” e avrebbe poi nascosto il cadavere all’interno di un deposito per attrezzi situato nel giardino dell’abitazione. Dopo una breve fuga, egli è stato catturato dalle forze dell’ordine e incriminato per “omicidio” e “sevizie”.

I familiari della vittima, tramite una lettera pubblicata da The Daily Telegraph, hanno espresso profondo risentimento sia nei confronti dell’imputato sia nei confronti del sistema britannico di accoglienza dei rifugiati: “Non possiamo perdonare chi è stato capace di infliggere sofferenze indicibili a una donna anziana e indifesa. Lea Adri-Soejoko è stata uccisa dalla stessa persona che lei, dimostrando infinita generosità, aveva accolto in casa propria. Questo omicidio è stato favorito dall’irresponsabilità di governo e associazioni umanitarie. Le istituzioni hanno infatti presentato come un rifugiato politico un soggetto violento e mentalmente instabile.”
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Re: Non portarti la morte in casa, non hai colpe

Messaggioda Berto » dom dic 02, 2018 8:33 am

Gli avevaMo dato la casa popolare a lui e ai 4 figli, la Cri lo aiutava col cibo E LUI VOLEVA AVVELENARE L' ACQUEDOTTO SARDO.

Isis, antrace per avvelenare l'acqua: il piano di un terrorista a Macomer VIDEO - Cronaca Sardegna, Nuoro e provincia

https://www.unionesarda.it/articolo/new ... 02540.html

Voleva avvelenare acquedotti pubblici utilizzando veleni come antrace e ricina. È questo il sospetto degli inquirenti che, questa mattina - in pieno centro a Macomer, con un blitz dei Nocs - hanno arrestato per associazione terroristica internazionale Amin Al Haj, 38enne di origini arabe.

Secondo riscontri investigativi, l'uomo - che viveva in una palazzina nel quartiere di Scalarba con la compagna marocchina e quattro figli - da tempo era seguito e monitorato dalle forze dell'ordine.

Il suo progetto, stando alle accuse, era quello di avvelenare serbatoi e impianti di potabilizzazione dell'acqua.

Al Haj sarebbe un fondamentalista vicino all'Isis. Aveva con sé documenti falsi, uno libanese e l'altro israeliano.

L'indagine, portata avanti dalla Procura di Cagliari e dalla Digos di Nuoro, è stata coordinata dalla Procura nazionale distrettuale antimafia. Nel pomeriggio, a Roma, sono stati illustrati i dettagli dell'operazione antiterrorismo.

Le indagini sono state avviate a Cagliari il 17 settembre quando - attraverso l'Intelligence - è stata comunicata la presenza di un "palestinese" che si stava muovendo a Macomer pronto a fare un attentato con l'uso di veleni.

L'informazione è arrivata dopo l'arresto in Libano di un cugino dell'indagato, accusato anche lui di aver aderito all'Isis e di aver portato avanti l'avvelenamento di una cisterna utilizzata dall'esercito libanese.

Dalle indagini è emerso che nel suo smartphone è stata trovata documentazione relativa alle sostanze velenose e cancerogene come le aflatossine letali B1 e il pesticida Metomil.

L'immediata perquisizione effettuata con l'aiuto della polizia scientifica ha portato al sequestro di supporti informatici e campioni di sostanze in polvere.

L'uomo cercava dunque sul web componenti velenosi e pesticidi dalla concentrazione di molto superiore a quella consentita nei prodotti di libera vendita in Italia. E il materiale informativo raccolto sulle tossine alimenta il sospetto che ci fosse un progetto di attacco di tipo chimico-biologico.

Amin si trova ora rinchiuso nel carcere nuorese di Badu 'e Carros.
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Re: Non portarti la morte in casa, non hai colpe

Messaggioda Berto » ven gen 04, 2019 3:43 am

"Violenze da richiedenti asilo" Merkel di nuovo sotto accusa
Gerry Freda - Gio, 03/01/2019

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ger ... 23859.html

Le violenze sono state additate da diversi sindaci e dal sindacato della polizia tedesca come una conseguenza della “politica lassista” sviluppata finora dal governo Merkel in ambito migratorio

La Germania è stata recentemente scossa da un nuovo episodio di violenze ad opera di migranti.

Teatro dell’accaduto è stata una cittadina della Baviera.

Pochi giorni fa, un “branco di ragazzi palesemente ubriachi” ha “brutalmente aggredito e malmenato” alcuni passanti nel centro di Amberg. Secondo i media tedeschi, le vittime dell’assalto, circa una “dozzina”, avrebbero riportato “lesioni significative”, ma non sarebbero in pericolo di vita.

Subito dopo l’aggressione, la polizia bavarese si è messa sulle tracce dei responsabili, descritti dai testimoni dell’accaduto come “individui di origini arabe”. Di recente, le autorità di pubblica sicurezza hanno annunciato l’arresto di “quattro indiziati” con connotati corrispondenti a quelli evidenziati in tale identikit. I ragazzi fermati avrebbero “tra i 17 e i 19 anni di età” e sarebbero tutti “richiedenti asilo”. I loro Paesi di provenienza sarebbero la Siria, l’Afghanistan e l’Iran. I fermati sono stati immediatamente sottoposti a carcerazione preventiva, in attesa del processo per “lesioni gravi”.

Le violenze di Amberg hanno subito indotto il ministro dell’Interno federale, l’esponente Csu Horst Seehofer, a proporre una “stretta” nei confronti degli stranieri attualmente stanziati nel Paese. Il componente del governo Merkel ha infatti annunciato di volere sottoporre all’attenzione della cancelliera una disegno di legge che “acceleri le espulsioni” dei migranti “pericolosi per l’incolumità dei cittadini”. Relativamente alla sorte dei quattro individui arrestati dalla polizia bavarese, Seehofer ha promesso di “fare il possibile” affinché costoro, una volta condannati dalla magistratura tedesca, scontino le condanne “nelle carceri delle nazioni di origine”.

Nonostante la “tolleranza zero” promessa dal ministro federale ai danni degli immigrati “pericolosi”, diversi sindaci hanno iniziato ad attaccare duramente l’esecutivo di Berlino, responsabile di avere compreso “troppo tardi” i pericoli connessi all’immigrazione incontrollata. Proprio il primo cittadino di Amberg, teatro delle recenti violenze, si è rivelato uno dei più feroci critici della gestione dei flussi migratori attuata finora da Seehofer e dalla Merkel. Michael Cerny, collega di partito del ministro dell’Interno, ha infatti accusato il governo centrale di avere esercitato, negli ultimi anni, una vigilanza dei confini nazionali “estremamente blanda” e di avere fatto entrare nel Paese “gente che odia la Germania”.

Accuse di “lassismo” nei confronti delle autorità federali sono state mosse anche da Rainer Wendt, leader del sindacato della polizia. Costui ha rimproverato l’esecutivo di Berlino per non avere mai basato le politiche migratorie su una rigorosa valutazione dell’“adesione dei richiedenti asilo ai valori e alle tradizioni del popolo tedesco”.



Aggressioni dai migranti: ad Amberga arrivano le ronde dell'estrema destra
Alessandra Benignetti - Gio, 03/01/2019

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/agg ... 23951.html

Dopo la rissa scatenata sabato scorso da quattro richiedenti asilo, in cui sono rimaste ferite dodici persone, nella cittadina bavarese di Amberga sono arrivate le ronde dell'estrema destra

Amberga, cittadina tedesca della Baviera, rischia di trasformarsi in una nuova Chemnitz.

Ad infiammare il dibattito politico, e non solo, è un nuovo episodio di cronaca che ha come protagonisti quattro richiedenti asilo di origine afghana e iraniana, che sabato scorso, in preda ai fumi dell’alcol, avrebbero aggredito una dozzina di persone in strada.

Un episodio che ha scatenato un putiferio nell'opinione pubblica, assieme ad una ridda di polemiche nei confronti delle autorità federali, accusate di “lassismo”, nonostante la stretta anti-migranti proposta nelle scorse settimane dal ministro dell’Interno, Horst Seehofer. E così, dopo l’ultima violenza, c’è chi ha optato per il fai-da-te. Il partito di estrema destra Npd ha deciso, infatti, di creare delle pattuglie di autodifesa. Dei veri e propri “vigilantes”, che si sono mobilitato per controllare le strade della città, con tanto di gilet rossi e distintivo con il logo del movimento.

Le ronde si sono spinte fino ad un centro di accoglienza della città, con l'obiettivo di “creare zone sicure”. Questo il motto impresso sulle divise indossate dagli stessi attivisti, che sui social network hanno pubblicato le foto dei pattugliamenti. Foto che hanno “scioccato” il sindaco di Amberga, Michael Cerny, esponente della Csu, l’ala bavarese del partito della cancelliera tedesca, Angela Merkel. “Posso capire l'insicurezza di parte della popolazione, ma l'odio e le minacce di violenza ai quattro angoli del Paese sono veramente troppo”, ha commentato il primo cittadino, che all’indomani dell’aggressione ad opera dei quattro cittadini stranieri non aveva lesinato critiche nei confronti del governo tedesco, accusando la Merkel e Seehofer di aver accolto nel Paese “gente che odia la Germania”.

I quattro richiedenti asilo, tutti di età compresa tra i 17 e i 19 anni, sono stati arrestati dalla polizia. Nella rissa, che secondo le prime ricostruzioni sarebbe stata scatenata per futili motivi, sono rimaste ferite dodici persone. Il più grave è un ragazzo di 17 anni che è stato soccorso dai sanitari per una lesione alla testa. Un episodio, quello di Amberga, che nonostante le condanne arrivate da Berlino, ha infiammato nuovamente il dibattito sulla gestione dei flussi migratori in Germania. Tre dei quattro sospettati, infatti, si trovavano nel Paese nonostante fosse stata rifiutata loro la richiesta di protezione internazionale.

Il ministro dell’Interno Seehofer ha promesso che, se giudicati colpevoli, i quattro sospettati dovranno scontare la loro condanna “nei Paesi d’origine”. Parole che però non sembrano essere servite a placare gli animi.


I popoli del mondo e i popoli nativi o indigeni d'Europa si rivoltano contro l'invasione e la violenza islamica e le demenziali e irresponsabili caste europee e mondiali che la promuovono e la sostengono
viewtopic.php?f=188&t=2054
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Re: Non portarti la morte in casa, non hai colpe

Messaggioda Berto » mer gen 09, 2019 4:09 am

https://www.facebook.com/renata.golin.9 ... 7001147219

7 gennaio alle ore 20:06

SE FOSSE TUO FIGLIO...

Se fosse tuo figlio
riempiresti il mare di navi
di qualsiasi bandiera.

Vorresti che tutte insieme
a milioni
facessero da ponte
per farlo passare.

Premuroso,
non lo lasceresti mai da solo
faresti ombra
per non far bruciare i suoi occhi,
lo copriresti
per non farlo bagnare
dagli schizzi d'acqua salata.

Se fosse tuo figlio ti getteresti in mare,
uccideresti il pescatore che non presta la barca,
urleresti per chiedere aiuto,
busseresti alle porte dei governi
per rivendicare la vita.

Se fosse tuo figlio oggi saresti a lutto,
odieresti il mondo, odieresti i porti
pieni di navi attraccate.
Odieresti chi le tiene ferme e lontane
da chi, nel frattempo
sostituisce le urla
con acqua di mare.

Se fosse tuo figlio li chiameresti
vigliacchi disumani, gli sputeresti addosso.
Dovrebbero fermarti, tenerti, bloccarti,
vorresti spaccargli la faccia,
annegarli tutti nello stesso mare.

Ma stai tranquillo, nella tua tiepida casa
non è tuo figlio, non è tuo figlio.
Puoi dormire tranquillo
E sopratutto sicuro.
Non è tuo figlio.

È solo un figlio dell'umanità perduta,
dell'umanità sporca, che non fa rumore.

Non è tuo figlio, non è tuo figlio.
Dormi tranquillo, certamente
non è il tuo.

Sergio Guttilla

https://www.facebook.com/filippo.impell ... 2740464088


Alberto Pento
Non mi tocca minimamente.
Infatti non è mio figlio e sto tranquillo, più che tranquillo perché non ho alcuna responsabilità, non gli devo niente ma proprio niente, assolutamente niente e ho altro, molto altro a cui pensare e da fare che mi prende, che richiede tutta la mia attenzione e ogni mia risorsa e sono i miei figli, la mia famiglia, la mia gente, i miei concittadini, il mio paese che hanno tanto bisogno.
È suo padre e sua madre, la sua famiglia e la sua comunità, il suo paese e il suo stato che si debbono preoccupare di lui, non certo io, non certo noi che non l'abbiamo messo al Mondo, che si arrangino, non sono io, non siamo noi i responsabili del Mondo intero, ognuno è responsabile solo di quello che gli compete e non di altro ed è già tanto, molto e non vi è posto e risorsa per altro.
Solo i presuntuosi, i dementi, i falsi e i criminali manipolatori dei valori, dei doveri e dei diritti umani si vogliono e ti vogliono responsabilie anche di questo. E guarda caso sono proprio quelli che negano a te, ai tuoi figli, alla tua famiglia, alla tua comunità e al tuo paese i diritti umani e civili alla libertà e alla sovranità e che ti vorrebbero espropriare di tutto e ridurre in schiavitù attraverso questa falsa responsabilità e questa ignobile manipolata solidarietà.
Qualche eccezione si potrebbe fare solo per i cristiani e egli ebrei perseguitati dai nazi maomettani ma nessuna per costoro, proprio nessuna per i nazi maomettani che se te li porti in casa poi potrebbero anche cacciarti, perseguitarti e ucciderti.
Amen!



All'area arabo islamica del nazismo maomettano d'Africa e d'Asia, noi europei, occidentali, atei, aidoli, ebrei e cristiani non dobbiamo nulla, anzi
viewtopic.php?f=188&t=2674


Pensa prima alla tua gente e al tuo paese che ne hanno bisogno, invece che agli africani e all'Africa
viewtopic.php?f=205&t=2681
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Re: Non portarti la morte in casa, non hai colpe

Messaggioda Berto » mar feb 26, 2019 11:23 pm

"Gli stranieri turbano la mia pace". E il parroco cambia canonica
Federico Garau - Mar, 26/02/2019

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... zuZMFjlNsg

Il parroco, stanco e con qualche acciacco, ha chiesto ospitalità ed aiuto alla canonica di Camposampietro: “Viavai di stranieri che chiedono con insistenza aiuti m’impediscono serenità e pace. Non tutti si accontentano”

Sfinito per le pressanti richieste da parte degli extracomunitari che si affollano fuori dalla porta della sua canonica, il parroco della chiesa di Santa Maria Assunta di Rustega (Padova) don Marco Scattolon, decide di cambiare aria.

È lo stesso prete a rivelare sulle pagine de “Il Gazzettino” le motivazioni della sua scelta. Da sempre in prima linea nel sostegno agli extracomunitari, don Marco due anni fa si era addirittura proposto di ospitare in casa un magrebino di 33 anni che doveva scontare gli arresti domiciliari. Tuttavia il nordafricano, incriminato per spaccio di sostanze stupefacenti, aveva reso invivibile la quotidianità del parroco. Continue ed insistite le richieste di denaro da parte dello straniero, che in breve tempo era diventato completamente ingestibile, obbligando Don Marco a rinunciare all’impegno preso.

La notizia della sua benevolenza nei confronti dei migranti si era diffusa a macchia d’olio nella provincia di Padova, tanto che la canonica era divenuta meta di pellegrinaggio da parte di stranieri in cerca di aiuti e denaro. “Il viavai di stranieri che chiedono con insistenza aiuti m’impediscono serenità e pace nei momenti di una possibile quiete”, lamenta il prete. “Non tutti sono educati e sanno accontentarsi di quanto si può dare loro”.

Don Marco, d’altronde, ha 73 anni e qualche acciacco, per cui la situazione è diventata complessa da affrontare quotidianamente. “Da un po’di tempo anch’io mi trovo con stanchezze e malesseri vari.”, riferisce il parroco. “Sono perciò arrivato alla decisione di spostarmi per i pasti e la quiete notturna e un po’ pomeridiana alla canonica di Camposampiero. Don Claudio mi accoglie volentieri”.
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Re: Non portarti la morte in casa, non hai colpe

Messaggioda Berto » mar mar 12, 2019 8:34 pm

Germania, ‘adottano’ immigrato: lui si fidanza con la figlia e la uccide
11 marzo 2019

https://www.facebook.com/groups/1059950 ... 2504953929

Un richiedente asilo tunisino, che doveva essere espulso due giorni prima, ha pugnalato a morte la sua fidanzata di 21 anni durante una lite.

Ahmed T. viveva con la fidanzata nella casa dei genitori della ragazza, Cynthia R., una giovane infermiera tedesca, nella città di Worms. Quella del famoso trattato.

Lei per compiacerlo, indossava anche il velo.

Nella notte tra mercoledì e giovedì, Ahmed ha ucciso la donna con un coltello, assestandole “più di una dozzina di colpi” secondo i rilievi della polizia.

Il tunisino ha confessato il crimine ed è stato arrestato. Dall’arrivo in Germania nell’ottobre 2017, ha vissuto sotto diverse identità, secondo gli investigatori.

L’assassino è ben noto alla polizia per aggressioni o reati legati alla droga. Nell’ottobre 2018, ha scontato una pena di tre settimane per furto.

La famiglia di Cynthia è stordita, non pensava che mettere un clandestino nella camera da letto, comportasse un finale tanto tragico. Lo zio: “Era una persona così dolce. Non parlava male di nessuno. Ha vissuto per il suo lavoro. Lei voleva essere un’ostetrica. Era felice, amava fare festa.”

La festa, invece, gliel’hanno fatta.
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Re: Non portarti la morte in casa, non hai colpe

Messaggioda Berto » dom mar 17, 2019 7:51 pm

L'ira degli immigrati regolari: "Basta clandestini, arriva di tutto"
Mauro Indelicato
Dom, 17/03/2019

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 64132.html

Ad Agrigento la comunità senegalese denuncia spacciatori e degrado nel proprio quartiere: "Siamo qui da trent'anni e non possiamo più vivere così, occorre sicurezza"

“Queste cose nel mio paese non sarebbero accadute, nel giro di poche ore i responsabili sarebbero stati arrestati, qui c’è poca sicurezza”: potrebbe sembrare una delle tante richieste di un maggiore controllo del territorio ad opera di un cittadino italiano che nota degrado nel suo quartiere, a parlare invece è un cittadino senegalese che vive ad Agrigento.

Qui la comunità di cittadini del paese africano è presente da più di trent’anni, vive e lavora nella città dei templi avendo sempre un ottimo rapporto con gli agrigentini: “Mi alzo alle 4 per andare a montare le bancherelle al mercato ogni mattina – dichiara un senegalese arrivato in Sicilia nel 1994 – Non posso avere paura di camminare nella mia zona”.

E la zona in questione è quella di piazza Ravanusella, cuore della Agrigento araba. Il quartiere è tra i più antichi del centro storico, risale alla dominazione saracena e fino agli anni ’50 nella piazza sopra citata ha sede lo “scaro”, il mercato cioè di frutta e verdura: i colori dei prodotti della campagna, nelle foto d’epoca, sono ben assortiti a quelli dei prospetti delle casette circostanti. Alle spalle della piazza, sorgono vicoli e traverse che si arrampicano fino alla centrale via Atenea e che, per decenni, risultano come una sorta di “tabù” per gli agrigentini. Qui infatti fino a pochi anni fa hanno sede le case chiuse, utilizzate per diverso tempo da quelle donne che esercitano il mestiere più antico del mondo.

È in questo contesto che si insedia la comunità senegalese. Ravanusella di fatto diventa una zona interamente africana: da un lato è possibile scorgere il degrado di un quartiere abbandonato dagli agrigentini, dall’altro però i cittadini del Senegal qui presenti non destano mai preoccupazione sotto il profilo dell’ordine pubblico. Già dagli anni ’90 la più vicina scuola elementare accoglie i figli dei primi migranti e non si segnalano problemi nella loro integrazione.

Ma adesso l’equilibrio sembra essersi rotto. E sono gli stessi senegalesi a puntare il dito contro la recente ondata migratoria: “In trent’anni mai un problema – dichiara “Papi”, come viene soprannominato dagli agrigentini che lo riconoscono quale leader storico della comunità senegalese – Ma da qualche anno a questa parte la situazione è peggiorata. È arrivato di tutto, non c’è controllo e nel quartiere si spaccia”.

L’ultimo episodio fa infuriare i senegalesi: alcuni di loro nelle scorse settimane denunciano alla Polizia lo spaccio di droga tra i vicoletti di Ravanusella compiuto da alcuni gambiani, per ritorsione giovedì sera un gruppo di giovani provenenti da questo paese africano sfonda la porta di un’abitazione e fa irruzione. Due senegalesi che in quel momento sono dentro quella casa vengono picchiati e sfregiati con alcune bottiglie di vetro rotte. Per terra, il giorno dopo, ci sono ancora i segni della colluttazione.

“Questi qui – dichiara un cittadino senegalese alludendo ai ragazzi del Gambia – Arrivano senza controllo, non stanno nemmeno nel nostro quartiere ed entrano dentro le nostre case. È inaccettabile”.

E la comunità chiede l’intervento delle forze dell’ordine: “Sta diventando una polveriera – conferma un Carabiniere giunto dopo l’ennesima segnalazione – Da qualche anno non si ragiona più”.

Uno dei pochi cittadini agrigentini rimasti nella zona, rimarca: “Riconosco il fatto che con i senegalesi non ci sono mai problemi, ma di mattina arrivano alcuni ragazzi che riforniscono di droga molti studenti che prima di andare a scuola comprano qui di tutto. E nessuno fa nulla”. Uno sfogo in comune quello di agrigentini e senegalesi: l’enorme flusso migratorio degli ultimi anni lede equilibri che, pur tra mille problematiche, vanno avanti da almeno due decenni.

La città che negli anni passati vede la trasformazione di diverse strutture ricettive in centri d’accoglienza, oggi tocca con mano gli effetti collaterali di un’immigrazione senza controllo avvenuta soprattutto dal 2011 in poi. Liti, tensioni e degrado: ecco gli spauracchi con cui convivono cittadini ed immigrati che lavorano qui dagli anni ’90.

“Guardi quel ragazzo – indica un altro senegalese con riferimento ad uno dei giovani gambiani accusati di spacciare nella zona e, forse, tra i responsabili dell’aggressione sopra denunciata – È visibilmente alterato, non dorme nemmeno qui, ma arriva e causa problemi. Nel mio paese sarebbe subito in galera, non capisco perché qui non si prendano provvedimenti”. Quel ragazzo in effetti, che può avere poco più di 18 anni, viene subito dopo controllato dai Carabinieri chiamati in zona da alcuni residenti. Si regge a malapena in piedi, i militari dell’Arma perquisiscono lo zaino, al suo interno alcune bottiglie e poi lo allontanano dall’area per evitare altre tensioni. L'indomani, dicono il giorno seguente alcuni senegalesi ai nostri microfoni, il ragazzo è di nuovo tra i vicoletti di questa zona.

È questa la quotidianità del quartiere Ravanusella, specchio di tanti altri quartieri in tutta Italia dove la “nuova” immigrazione crea problemi a tutti: agli italiani, ma anche a quei migranti arrivati da diversi anni. La richiesta di aiuto dei senegalesi alle forze dell’ordine ad Agrigento, è una viva testimonianza di tutto ciò. Alla fine la richiesta è la stessa di molti altri cittadini: vivere in sicurezza e con maggiori controlli nelle zone a rischio.
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