Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Re: Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Messaggioda Berto » gio mar 02, 2017 12:04 am

Il governo italiano, ogni anno, malversa, destina miliardi di euro di risorse pubbliche, estorte con la fiscalità, per accogliere malamente centinaia di migliaia di "clandestini migranti, profughi", quando in Italia vi sono milioni di poveri e di disoccupanti e milioni di famiglie che non arrivano a fine mese e che non possono mettere al mondo figli perché non hanno lavoro, non hanno casa e alcuna certezza economica, tutti cittadini italiani a cui queste risorse dovrebbero o restare in tasca o essere loro destinate.


Povertà, poartà/povartà e mexeria venete, tałiane e ouropee
viewtopic.php?f=161&t=2444

Un laureato disoccupato
https://www.facebook.com/GangsterFanpag ... 2056899748

Le bugie dei radicali, del Papa e di altri sui migranti regolari e sugli immigrati clandestini
viewtopic.php?f=194&t=2460




Accoglienza, ecco quanto ci costa davvero al di là delle propagande

Il "Rapporto sull'economia dell'accoglienza", firmato da un gruppo di studio presso il Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno. I costi della gestione ordinaria si attestano su 30-35 euro per gli adulti e di 45 euro per i minori accolti dai Comuni. Costi drasticamente ridotti rispetto all'emergenza del 2011
di VLADIMIRO POLCHI
08 novembre 2015

http://www.repubblica.it/solidarieta/im ... -126912993

ROMA - Quanto spende l'Italia ogni giorno per un rifugiato? E quanto costa davvero il nostro sistema d'accoglienza? Da anni ballano vari numeri. Ora a rispondere ufficialmente è il primo "Rapporto sull'economia dell'accoglienza", firmato da un gruppo di studio costituito a gennaio 2015 presso il Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno.

L'emergenza 2014. "Il 2014 - si legge nel Rapporto - si chiude con la cifra record di 170mila immigrati arrivati via mare in Italia: quasi il triplo rispetto a quelli del 2011, anno della famosa "Emergenza Nord Africa". La gestione dei centri governativi (Cara, Cda, Cpsa e Cie) nel 2014 è costata circa 139 milioni di euro (compresi i costi delle strutture non di proprietà demaniale). Le strutture temporanee invece, che al 31 dicembre 2014 accoglievano 35.562 persone, hanno comportato una spesa di circa 277 milioni. A tali spese sono da aggiungere quelle di trasporto dei migranti versi i centri, i contributi erogati ai Comuni per l'accoglienza dei minori, le spese per utenze e per gli interventi straordinari al di fuori dei centri per un ammontare complessivo di circa 20 milioni".

Spesi 436 milioni di euro. "Pertanto la spesa complessiva per i migranti accolti nelle strutture di accoglienza diverse dallo Sprar si è attestata nel 2014 su 436 milioni complessivi, con un costo medio giornaliero a migrante pari a euro 26,51. In realtà considerato che l'accoglienza è stata garantita in relazione agli sbarchi registratisi tutto l'anno, il costo medio giornaliero per migrante a cui far riferimento è pari a 30 euro oltre Iva. Pertanto i costi della gestione ordinaria dell'accoglienza si attestano nel range di 30-35 euro per gli adulti e di 45 euro per i minori accolti dai Comuni, costi nettamente inferiori ai quelli sostenuti durante l'emergenza Nord Africa pari a 46 euro per gli adulti e ai 75 euro per i minori. Quindi in una situazione "ordinaria" come quella attuale, che ha avuto punte di emergenza assoluta quanto a persone sbarcate e accolte, i costi sono stati drasticamente ridotti rispetto all'emergenza del 2011".

I costi dello Sprar. "La gestione dello Sprar ha avuto nel 2014 un costo di euro 197.499.225,63, per un totale di 22.961 persone accolte. I costi giornalieri nei progetti Sprar sono diversificati in relazione al grado di vulnerabilità delle persone. Si passa da una spesa media di euro 32,40 per i posti ordinari, di euro 61,30 per i posti riservati ai minori, di euro 73,04 per i posti riservati a persone con disagio mentale. Il valore medio ponderato dei costi giornalieri di accoglienza nello Sprar è pari a 35 euro".

Quanto si spenderà nel 2015. "Per fronteggiare i costi complessivi dell'accoglienza del 2015 il ministero dell'Interno ha stimato in 918,5 milioni le spese relative alle strutture governative e temporanee, e in 242,5 milioni le spese relative ai centri Sprar, per un totale quindi di 1.162 milioni".

Le ricadute positive sul territorio. "Il costo per la gestione dell'accoglienza viene in gran parte riversato sul territorio sotto forma di stipendi a operatori, affitti e consumi e, in ogni caso, rappresenta una piccolissima percentuale, quantificabile nello 0,14%, della spesa pubblica nazionale complessiva".


Presenze, costi, strutture. I numeri dell’accoglienza dei migranti in Italia
INFOGRAFICA. Sono 99 mila le persone ospitate in oltre tremila strutture. Le spese per l’accoglienza nel 2015 ammontano a 1 miliardo e 162 milioni. In media 35 euro pro capite per ogni migrante, di cui la maggior parte servono a coprire i costi per il personale e l’assistenza sanitaria

27 novembre 2015

http://www.redattoresociale.it/Notiziar ... -in-Italia


ROMA – Quanti sono i profughi presenti nei centri di accoglienza italiani? Da dove vengono? Quanto spende l’Italia per la loro gestione? Dove vanno a finire, nel dettaglio, i 35 euro al giorno? Tutti i numeri principali del sistema di protezione per richiedenti asilo e profughi in Italia sono racchiusi nell’infografica realizzata da Jacopo Ottaviani, “L’accoglienza dei migranti: cosa dicono i dati”, presentata in occasione del seminario per i giornalisti “Frontiere”, che si apre oggi alla Comunità di Capodarco di Fermo.

99mila presenze in oltre 3000 strutture. Secondo gli ultimi dati del ministero dell’Interno (aggiornati a ottobre 2015) sono 99mila i migranti presenti in più di tremila strutture, distribuite su tutto il territorio nazionale. Oltre il 70 per cento delle persone sono ospitate nei Cas (centri per l’accoglienza straordinaria), mentre solo il 21,7 per cento negli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e il 7, 25 per cento in Cara (centri di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati) e altri centri governativi.

Oltre un miliardo, ecco come vengono ripartiti i fondi per l’accoglienza. Il ministero dell’Interno ha stimato in 1 miliardo e 162 milioni la spesa complessiva dell’accoglienza in Italia nel 2015. In particolare, per la gestione dei centri vengono erogati, in media, 35 euro al giorno pro capite pro die per ogni richiedente asilo presente. Nel caso dei centri Sprar per ogni quota di 35 euro:13 euro servono a coprire il costo del personale, 8,24 vanno per le spese di assistenza, 4 euro per gli oneri di adeguamento. Mentre 2,5 euro sono i soldi dedicati all’integrazione che rappresentano il cosiddetto pocket money.

14.109 minori sbarcati, il 73 per cento è non accompagnato. Delle oltre 136mila persone arrivate in Italia fino al 10 ottobre 2015, 14.109 sono minori. Di questi il 73 per cento non è accompagnato (10.322). Una percentuale in aumento di molto rispetto al 2014, quando i minori non accompagnati erano il 50 per cento (13.026 su un totale di 26.122). Inoltre, al 31 agosto 2015 più di 5mila minori sono stati segnalati dal Ministero dell'Interno come "irreperibili".



L'emergenza immigrati per l'Italia è un salasso: spesi 5 miliardi in due anni
Renzi continua a negare gli sbarchi: "Solo allarmi elettorali". Ma in mare da gennaio sono morti 2.500 disperati
Patricia Tagliaferri - Mer, 01/06/2016

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 66105.html

Roma - Gli ultimi dati dicono che solo la scorsa settimana il Mediterraneo ha inghiottito più di mille migranti, che dall'inizio del 2016 sono stati 204mila i disperati che hanno affrontato i viaggi della speranza per raggiungere l'Europa e che la gestione degli immigrati giunti via mare è costata all'Italia quasi 5 miliardi in due anni.

Ma Matteo Renzi nega l'evidenza. Per il premier «è chiaro che sul tema dell'immigrazione si gioca la sfida della paura, ma i numeri sono profondamente diversi da quelli raccontanti: non c'è un aumento dei migranti rispetto allo scorso anno, ma solo un aumento di allarmi a fini elettorali». Esagerazioni del centrodestra, insomma. Eppure i numeri parlano di un sorpasso rispetto al 2015, realizzato con i massicci sbarchi del weekend: da gennaio ad oggi sono sbarcati in Italia 47.740 migranti, il 4 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Soltanto a maggio sono arrivate via mare 19.819 persone. Dati preoccupanti, soprattutto perché gli arrivi si sono concentrati in pochi giorni e non lasciano presagire nulla di buono per il futuro. Preoccupanti soprattutto quelli forniti dall'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati sulle vittime dei continui naufragi: 2.510 dall'inizio dell'anno (2.119 delle quali seguendo la rotta più pericolosa, dalle coste africane verso l'Italia), contro le 1.855 dello stesso periodo del 2015.
Ma anche quelli emersi dalla relazione annuale di Banca Italia, che aggiorna i costi dell'immigrazione per il biennio 2014-2015 aggiungendo ai 3,3 miliardi di euro per la gestione degli arrivi, l'accoglienza e l'ospitalità, altri 1,6 miliardi per il funzionamento dell'apparato amministrativo, per le prestazioni sanitarie e l'inserimento scolastico dei minori.

Anche se Renzi minimizza, parlando di «allarmi elettorali», i numeri dell'Agenzia Onu dicono che 1 migrante su 23 muore cercando di raggiungere l'Europa su uno dei tanti barconi sovraccarichi salpati dal Nord Africa o dalla Turchia. «Un anno particolarmente letale» per le rotte migratorie, quello in corso, secondo il portavoce dell'Unhcr, Ginevra William Splinder, che denuncia anche la presenza di scafisti sempre più senza scrupoli sulle coste della Libia, in particolare nell'area di Sabratha, a ovest di Tripoli, i quali non esitano a caricare i barconi fino all'inverosimile, facendo salire a bordo fino a 600 o più persone. Negli ultimi giorni, inoltre, le partenze sarebbero aumentate per la volontà degli scafisti di massimizzare gli introiti prima dell'inizio del Ramadan.

Dopo le critiche arrivate dall'Agenzia Onu per i rifugiati ai paesi dell'Unione sul numero dei ricollocamenti effettuati, ieri la Commissione europea ha ribadito che se i governi nazionali non soddisferanno le quote di ricollocamento di 160mila migranti che si sono impegnati ad accogliere in due anni da Grecia e Italia, è possibile che vengano avviate contro di loro procedure di infrazione. «Per la prima volta vediamo ricollocamenti su base giornaliera - ha detto la viceportavoce capo dell'esecutivo Ue, Mina Andreeva - ma il ritmo deve aumentare. Stiamo parlando di una legge Ue, di una decisione legalmente vincolante». La Commissione europea, invece, ha fatto sapere di essere in attesa di chiarimenti da parte delle autorità italiane sugli hotspot galleggianti.
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Re: Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Messaggioda Berto » gio mar 02, 2017 9:26 pm

Che Bergoglio si sia svegliato e sia rinsavito?

Accogliere «con la prudenza», ovvero «accogliere tutti coloro che si possono accogliere, per quanto riguarda i numeri»
«Ogni Paese allora deve vedere quale numero è capace di accogliere. Non si può accogliere se non c'è possibilità di integrazione».



Il Papa ci ripensa: «Accogliere chi si può» - «Sui migranti è importante il numero. Vanno integrati e non ghettizzati»
Serena Sartini - Mer, 01/03/2017

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 69994.html

Ricevere, accogliere, consolare e subito integrare. Accogliere «con la prudenza», ovvero «accogliere tutti coloro che si possono accogliere, per quanto riguarda i numeri».

È la ricetta di Papa Francesco sull'immigrazione, richiamando i Paesi europei alle proprie responsabilità, ovvero dando piena attuazione a ciò che prevede l'accordo sulle quote di migranti in ciascuno Stato. Il Papa interviene sul tema in un'intervista al mensile di strada Scarp de' tennis, sostenuto da Caritas ambrosiana e italiana, in vista del viaggio a Milano, il 25 marzo.

Bergoglio non manca di bacchettare l'Unione europea. «Quelli che arrivano in Europa dice scappano dalla guerra o dalla fame. E noi siamo in qualche modo colpevoli perché sfruttiamo le loro terre ma non facciamo alcun tipo di investimento affinché loro possano trarre beneficio». Persone che, secondo Francesco, «hanno diritto di emigrare e hanno diritto ad essere accolte e aiutate». Ma, osserva il Pontefice argentino, anche lui figlio di migranti, «è altrettanto importante una riflessione su come accogliere. Perché accogliere significa integrare e questa è la cosa più difficile perché se i migranti non si integrano, vengono ghettizzati».

Il tema dell'accoglienza non è nuovo al Papa che, in più occasioni, è intervenuto incoraggiando i governi a ospitare migranti. Ma questa volta il Pontefice va a fondo su un altro aspetto a lui caro, quello dell'integrazione. «Significa entrare nella vita del Paese, rispettare la legge del Paese, rispettare la cultura del Paese ma anche far rispettare la propria cultura e le proprie ricchezze culturali». E l'integrazione, assicura Bergoglio, «è un lavoro molto difficile».

Da qui l'invito: «Ogni Paese allora deve vedere quale numero è capace di accogliere. Non si può accogliere se non c'è possibilità di integrazione».

Francesco risponde alle domande a tutto campo che i clochard - sono loro i «giornalisti» del periodico di strada gli hanno posto nell'incontro a casa Santa Marta, in Vaticano. Domandano: si fa fatica, oggi, a mettersi nella scarpe degli altri? «È molto faticoso risponde il Papa - perché spesso siamo schiavi del nostro egoismo. Mettersi nelle scarpe degli altri significa avere grande capacità di comprensione, di capire il momento e le situazioni difficili». Significa «servizio, umiltà, magnanimità che è anche l'espressione di un bisogno».

E a chi gli domanda se è giusto fare l'elemosina, Francesco ribatte: «Un aiuto è sempre giusto. Certo non è una buona cosa lanciare al povero solo degli spiccioli. È importante il gesto, aiutare chi chiede guardandolo negli occhi e toccando le mani. Buttare i soldi e non guardare negli occhi, non è un gesto da cristiano». Infine, una confessione personale. «C'è una cosa che mi manca tanto ammette il Papa la possibilità di uscire e andare per strada. Mi piace andare in visita alle parrocchie e incontrare la gente».



Alberto Pento
Bergoglio anche se avanti negli anni e illuminato dallo Spirito Santo, non ha ancora raggiunto la piena saggezza e si lascia scappare qualche ensemenza ideologica come la presunta colpa degli europei che sfruttano e ... la solita insensatezza sull'egoismo che al naturale non è affato un male ma un valore universale:

«Quelli che arrivano in Europa dice scappano dalla guerra o dalla fame. E noi siamo in qualche modo colpevoli perché sfruttiamo le loro terre ma non facciamo alcun tipo di investimento affinché loro possano trarre beneficio»

Domandano: si fa fatica, oggi, a mettersi nella scarpe degli altri? «È molto faticoso risponde il Papa - perché spesso siamo schiavi del nostro egoismo. Mettersi nelle scarpe degli altri significa avere grande capacità di comprensione, di capire il momento e le situazioni difficili».

Questo Papa non ha ancora capito che vivere la propria vita di creatura, al naturale, come da mandato divino del Creatore è un bene e non un male: pensare alla propria famiglia e a se stessi, nel rispetto della propria comunità e dei Diritti e dei Doveri Umani Universali che non comportano alcuna forma di schiavitù o di servitù non è affatto un male ma la condizione normale e giusta per ogni creatura.
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Re: Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Messaggioda Berto » mar mar 07, 2017 10:14 pm

Ungheria, stretta su migranti: detenzione in campi al confine per tutti i richiedenti asilo
La decisione del Parlamento nazionale magiaro che ha accolto una proposta del premier nazionalconservatore Viktor Orbàn: "Misura è contraria al diritto europeo, ma siamo assediati e dobbiamo difenderci"
di ANDREA TARQUINI
07 marzo 201

http://www.repubblica.it/esteri/2017/03 ... -159959469

DETENZIONE automatica per tutti i migranti attualmente presenti in Ungheria e loro concentramento in centri di raccolta costruiti in corsa. Sono villaggi recintati, costruiti con tanti lunghi, grandi container abitativi a schiera. Lo ha deciso come previsto stamane lo Orszaghàz, il Parlamento nazionale magiaro, seguendo una proposta del popolare premier nazionalconservatore Viktor Orbàn e del suo governo, al potere dalle libere elezioni dell'aprile 2010 e riconfermato quattro anni dopo. "I migranti ci assediano, hanno cinto d'assedio la nostra patria, e l'interruzione o forte calo degli arrivi è temporaneo, temiamo presto nuovi grande ondate", ha detto il capo del governo esponendo ai legislatori e all'opinione pubblica la proposta ora divenuta operativa.

In precedenti dichiarazioni citate dalle agenzie di stampa internazionali, Orbàn aveva affermato: "Prendiamo una misura contro l'Unione europea, lo so bene". La nuova legge, votata da 138 deputati contro 6 no e 22 astensioni, restaura le norme che erano in vigore nel paese magiaro fino al 2013, quando erano state soppresse su richiesta dell'Unione europea, della Corte europea dei diritti umani e dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr).

I migranti saranno sistematicamente portati tutti in questi centri di raccolta/concentramento denominati ufficialmente 'zone di transito' e là dovranno restare, senza permessi né libere uscite, finché la loro domanda di asilo o immigrazione verrà esaminata e riceverà una risposta negativa o positiva.

"So che la misura è contraria al diritto europeo, ma siamo assediati dai migranti e difenderci è nostro diritto ed esigenza nazionale", ha affermato il presidente del Consiglio. Nel 2016 oltre 29mila migranti arrivati in Ungheria vi avevano presentato richiesta di asilo politico come Paese d'ingresso nell'area europea senza frontiere di Schengen, ma nella maggior parte dei casi con l'intenzione di proseguire verso Germania o Svezia. Di questi oltre 29mila, appena 425 hanno ottenuto asilo.

In questi giorni è iniziata al confine con la Serbia la costruzione di una barriera bis, o 'barriera intelligente', alle spalle di quella edificata nel 2015. La nuova 'barriera difensiva contro la marea di clandestini' è definita intelligente perché dispone di sensori avvistapersone uno ogni 15 centimetri.

Nei giorni scorsi fonti della Ong Human rights watch, citando testimonianze di migranti, ma senza produrre prove concrete come foto dei presunti fatti, avevano accusato soldati e guardie di frontiera ungheresi di aver pestato brutalmente migranti, scattando poi selfies con i loro smartphones. Nessuna di queste presunte immagini è però mai stata vista, né in Rete né sui social forum né altrove. Le nuove leggi riducono i diritti dei migranti e facilitano il loro respingimento verso la Serbia.
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Re: Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Messaggioda Berto » mar mar 07, 2017 10:15 pm

Stati non obbligati accogliere migranti
'Gli Stati membri restano liberi di farlo sulla base del rispettivo diritto nazionale'
07 marzo 2017

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/e ... d5087.html

"Gli Stati membri non sono tenuti, in forza del diritto dell'Unione, a concedere un visto umanitario" ai profughi che "intendono recarsi nel loro territorio con l'intenzione di chiedere asilo, ma restano liberi di farlo sulla base del rispettivo diritto nazionale". Così una sentenza della Corte Ue, secondo cui "il diritto Ue stabilisce solo le procedure e i requisiti per il rilascio dei visti di transito o per soggiorni previsti sul territorio degli Stati membri della durata massima di 90 giorni".


Migranti, la Corte di giustizia: "I Paesi Ue possono rifiutare i visti umanitari"
Non c'è alcun obbligo per i Paesi membri a concedere il visto umanitario agli immigrati. Viene così a cadere il diktat dell'accoglienza
Sergio Rame - Mar, 07/03/2017

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/mig ... 72333.html

"Gli Stati membri non sono tenuti, in forza del diritto dell'Unione, a concedere un visto umanitario alle persone che intendono recarsi nel loro territorio con l'intenzione di chiedere asilo, ma restano liberi di farlo sulla base del rispettivo diritto nazionale".

La Corte di giustizia europea di Lussemburgo ha sbarrato la strada a una coppia siriana e ai loro tre figli minorenni che hanno presentato domande di visti umanitari presso l'ambasciata del Belgio a Beirut (Libano), prima di fare ritorno in Siria il giorno seguente. "Il diritto dell'Unione stabilisce unicamente le procedure e i requisiti per il rilascio dei visti di transito o per soggiorni previsti sul territorio degli Stati membri della durata massima di 90 giorni".
Le domande dei siriani erano finalizzate a ottenere visti con validità territoriale limitata, sulla base del codice dei visti dell'Unione europea, per consentire loro di lasciare la città assediata di Aleppo al fine di presentare una domanda d'asilo in Belgio. "Sono stato sequestrato da un gruppo armato - ha raccontato uno di questi - sono stato picchiato e torturato finché non è stato pagato il riscatto e mi hanno liberato". In tutta la Siria, e in particolar modo ad Aleppo, la sicurezza è sempre meno. "Noi - hanno raccontato - apparteniamo alla confessione cristiana ortodossa e, per questo, rischiamo di essere perseguitati".

Peccato che fossero cristiani
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Re: Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Messaggioda Berto » ven mar 17, 2017 11:10 pm

La migrazione non è un diritto ma un privilegio e prima vengono i nostri cittadini, bravo Trump!


Il primo faccia a faccia tra Merkel e The Donald
Tensione alla Casa Bianca. Il presidente Usa: "L'immigrazione non è un diritto". La cancelliera: "Proteggere i rifugiati"
Luca Romano - Ven, 17/03/2017

http://www.ilgiornale.it/news/milano/pr ... 76328.html

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, è arrivata alla Casa Bianca per il suo primo incontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Sul tavolo l'Unione europea, i rapporti con la Russia e gli interessi degli investitori tedeschi negli Usa. L'incontro si sarebbe dovuto tenere martedì, ma era stato rimandato a causa della tempesta di neve che ha colpito la costa est degli Stati Uniti. La cancelliera è arrivata alla Casa Bianca dopo le 11.30 ora locale, le 16.30 in Italia. Trump l'ha accolta sulla porta dell'ala ovest della residenza, dove si trova il suo ufficio.

Trump sembra aver ignorato la richiesta di una stretta di mano ad uso dei fotografi nello studio Ovale. E subito dopo un colloquio faccia a faccia si entra nel vivo dei temi caldi, primo fra tutti quello dell'immigrazione. "I nostri due Paesi devono continuare a lavorare insieme per proteggere i nostri popoli dal terrorismo islamico. L’ immigrazione è un privilegio, non un diritto, e la sicurezza dei nostri cittadini viene prima di tutto", ha affermato Donald Trump. E la Merkel ha invece ribadito che "è importante proteggere i confini ma è altrettanto fondamentale «guardare ai rifugiati che fuggono dalle guerre e dalla povertà".

Le relazioni fra Trump e Merkel finora sono state fredde: prima di insediarsi alla presidenza Usa lo scorso 20 gennaio, Trump aveva accusato la cancelliera tedesca di avere commesso "un errore catastrofico" con la sua politica riguardo ai rifugiati. Merkel, dal canto suo, aveva criticato il 'travel ban' imposto da Trump e poi sospeso da un giudice federale. La riunione di oggi permetterà ai due leader di avere un primo contatto di persona: secondo Berlino, non bisogna aspettarsi grandi rivelazioni a livello di contenuti, perché queste arriveranno piuttosto dai vertici multilaterali dei prossimi mesi, cioè quelli di Nato, G7 e G20. Merkel vuole portare a Trump come messaggio il "significato centrale" che l'Ue ha per Berlino e sottolineare che la vittoria in Olanda del partito liberale Vvd del primo ministro uscente Mark Rutte è un "risultato pro Europa". La cancelliera vuole anche far valere il peso economico della Germania per gli Stati Uniti, difendere gli interessi degli investitori tedeschi nel Paese e chiarire che non si ammetteranno nuovi dazi o trattamenti discriminatori per le imprese tedesche.

Trump, dal canto suo, vuole approfittare del faccia a faccia per stabilire una relazione "personale" con Merkel e chiederle consigli, a partire dalla sua esperienza, su come comportarsi con il presidente russo Vladimir Putin, come ha anticipato la Casa Bianca. In particolare, Trump vuole conoscere il punto di vista della cancelliera sul ruolo che gli Usa possano avere nella ricerca di una soluzione al conflitto in Ucraina e per l'applicazione degli accordi firmati a Minsk a febbraio del 2015.

"Ho ribadito l'impegno inoissidabile degli Usa per la Nato ma anche la "necessità che gli alleati paghino la giusta quota delle spese per la difesa, molti Paesi sono rimasti indietro ed è ingiusto nei confronti degli Usa", ha dichiarato il presidente Trump nella conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco. Trump poi ha aggiunto: "Dobbiamo tutelare i cittadini dalla minaccia terroristica e l'immigrazione è un privilegio, non un diritto. La sicurezza dei nostri cittadini deve sempre arrivare in prima posizione".
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Re: Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Messaggioda Berto » gio mar 30, 2017 1:34 pm

"La società aperta non è spalancata, i suoi nemici credono di avere la Verità"
Il filosofo liberale spiega il concetto politico chiave del pensiero di Popper, le sue mistificazioni, i rapporti con la religione e il cristianesimo, la necessità di non tollerare gli intolleranti e i violenti
Gianluca Barbera - Mer, 29/03/2017

http://www.ilgiornale.it/news/spettacol ... 80193.html

Dario Antiseri, classe 1940, filosofo liberale e cattolico tra i più autorevoli e maggiormente tradotti nel mondo, nella primavera del 1964 ebbe l'opportunità di conoscere a Vienna il grande filosofo di origine austriaca naturalizzato britannico Karl Popper, padre della teoria della «falsificabilità» (Logica della scoperta scientifica, 1935), rivoluzionaria in campo scientifico e densa di conseguenze anche in altri ambiti, nonché teorico della «società aperta» (La società aperta e i suoi nemici, 1945), opera chiave della politologia contemporanea, e in particolare del pensiero liberale, che tuttavia ha atteso decenni prima di venire pubblicata in Italia per le ragioni approfondite da Bruno Lai nel saggio Popper in Italia.

Le disavventure di un filosofo politico (Armando, Roma, 2001).

«Società aperta»: un concetto ormai tanto usato e spesso abusato. Come si configura nel pensiero di Popper?

«La società aperta è la società che è aperta a più valori, a più visioni del mondo filosofiche e religiose, a più proposte politiche, e quindi a più partiti, alle critiche più incessanti e severe dei diversi punti di vista. La società aperta è aperta al maggior numero possibile di idee ed ideali diversi e magari contrastanti. La società aperta, pena la sua autodissoluzione, è chiusa solo agli intolleranti e ai violenti. In altri termini: la società aperta è aperta, ma non spalancata. E siccome sappiamo che la libertà non si perde tutta in una volta, il prezzo della libertà è l'eterna vigilanza...».

Certo, la libertà non è un dato anagrafico... e si può perdere. Società aperta e libertà vivono e muoiono insieme. Chiarita l'idea di società aperta, risulta chiaro anche il suo contrario, cioè l'idea di «società chiusa». E ben si comprendono le argomentazioni critiche che Popper rivolge contro Hegel e Marx, «falsi profeti» e nemici della società aperta...

«Nella società aperta è sempre Popper a parlare gli uomini hanno imparato ad assumere un atteggiamento in qualche misura critico nei confronti dei tabù e a basare le loro decisioni sull'autorità della propria intelligenza, dopo una discussione. E se la società aperta trova il suo primo, anche se non unico presupposto nella fallibilità della conoscenza umana, il primo fondamento della società chiusa sta esattamente nella presunzione di quanti si reputano legittimi possessori di verità assolute, interpreti del giusto ed ineluttabile senso della storia o illuminati da una indiscutibile visione di società perfetta. Costoro saranno divorati dallo zelo di imporre questa loro presunta Verità assoluta, e la loro politica sarà inevitabilmente come insegna la storia di ieri, ma anche quella di oggi una politica di carnefici. La società chiusa è una società magica, collettivistica, crudele. È una società bloccata e pietrificata, è sempre l'esito di una tenace follia per tornare e restare nella gabbia della tribù».

Platone edifica uno dei monumenti della storia del pensiero politico, La Repubblica, fondandolo su una domanda capitale: «A chi spetta governare?». Questo è l'interrogativo che si pone Platone e che Popper contesta. Questa domanda le pare mal posta? I teorici della politica non hanno risposto e non rispondono forse a tale domanda?

«La domanda non solo è mal posta, ma è addirittura irrazionale, e questo per la semplice ragione che essa ci manda alla ricerca di ciò che non esiste. Non esiste un individuo, un ceto, una razza, una classe... che sia venuta al mondo con l'attributo della sovranità sugli altri. La giusta domanda afferma Popper è un'altra: Come controlliamo chi comanda?, cioè: Come possiamo organizzare le istituzioni in modo da evitare che governanti cattivi o incompetenti facciano troppo danno?. È questa la domanda sottesa alla società aperta. La democrazia consiste nel mettere sotto controllo il potere politico. È questa la sua caratteristica essenziale».

Restando sempre in argomento, a lei, filosofo cattolico, debbo necessariamente porre questa domanda: come mettiamo insieme la laicità di uno Stato che non vogliamo più assoluto e la tradizione fondata sulle nostre radici giudaico-cristiane? Per essere ancora più chiari: non c'è una stridente antinomia tra la concezione cristiana della vita e la laicità dello Stato?

«Lei, dunque, mi chiede se l'essere cristiano sia compatibile con la laicità dello Stato. Ebbene, a chi sembra dubitarne e a quanti si ostinano a negare tale compatibilità, io mi permetto di rivolgere quest'altra domanda: lo Stato laico cioè la Società aperta o Stato di diritto sarebbe stato possibile senza il messaggio cristiano? Attraverso di esso ha fatto irruzione nella storia degli uomini l'idea che il potere politico non è il padrone della coscienza degli individui, ma che è la coscienza di ogni uomo e di ogni donna a giudicare il potere politico. Per il cristiano solo Dio è il Signore, l'Assoluto. Lo Stato non è l'Assoluto: Káisar (Cesare) non è Krios (il Signore). E con ciò il potere politico è stato desacralizzato, l'ordine mondano relativizzato e le richieste di Cesare sottoposte al giudizio di legittimità da parte di coscienze inviolabili, di persone fatte ad immagine somiglianza di Dio. La secolarizzazione con un mondo non più sacro e con un uomo che, per quanto possa illudersi, non è Dio, è una chiara conseguenza del messaggio evangelico. Il messaggio cristiano libera l'uomo dall'idolatria: il cristiano non può attribuire assolutezza e perfezione a nessuna cosa umana. È, dunque, per decreto religioso che lo Stato non è tutto, non è l'Assoluto».

Queste sue argomentazioni paiono mal conciliarsi con larghi strati di popolazioni europee ormai dimentiche delle radici cristiane nelle quali affonda la loro tradizione...

«Questo è il vero dramma dell'Europa dilaniata da un irrefrenabile cupio dissolvi. E resta valido l'ammonimento di Rosmini: Chi non è padrone di sé, è facilmente occupabile. Senza le idealità cristiane l'Occidente non esisterebbe e non potrà seguitare ad esistere. Certo, la Grecia ha passato all'Europa l'idea di razionalità come discussione critica, per cui, per dirla con Percy Bysshe Shelley, noi tutti siamo greci, ma è anche vero, come ha scritto Wilhelm Röpke, che soltanto il Cristianesimo ha compiuto l'atto rivoluzionario di sciogliere gli uomini, come figli di Dio, dalla costrizione dello Stato. Fu per semplice osservanza della verità che Benedetto Croce volle precisare in "Perché non possiamo non dirci cristiani" che il Cristianesimo è stata la più grande rivoluzione che l'umanità abbia mai compiuto. E ne La società aperta e i suoi nemici è un ateo come Popper a riconoscere del tutto apertamente che gran parte dei nostri scopi e fini occidentali, come l'umanitarismo, la libertà, l'uguaglianza, li dobbiamo all'influenza del Cristianesimo. I primi cristiani ritenevano che è la coscienza che deve giudicare il potere e non viceversa. E la coscienza, come ultima corte di giudizio nei confronti del potere politico, in unione con l'etica dell'altruismo, è diventata la base della nostra civiltà occidentale. Non si può dare torto a Thomas S. Eliot quando afferma che se il Cristianesimo se ne va, se ne va tutta la nostra cultura. E allora si dovranno attraversare molti secoli di barbarie».

La scienza non risponde per principio alle domande più importanti per l'uomo. La filosofia non salva. Dunque, in che direzione possiamo rivolgere lo sguardo?

«Se permette, tento di risponderle con le parole di Norberto Bobbio: La grande filosofia è scomparsa, non c'è nessuna conquista filosofica che valga. E procedimenti di ricerca che permettono un sapere totale (che è poi l'onniscienza, il sapere di Dio, sarete come Dio') con la stessa certezza e la stessa pratica efficacia con cui la scienza ha conquistato di volta in volta un sapere parziale, nessuno sinora li ha trovati. Ora, però, se è vero che non c'è nessuna riconquista filosofica che valga, esiste ed è esistita urgente, sempre pressante, la domanda filosofica che è richiesta di senso. E richiesta di senso chiarisce Bobbio significa bisogno di dare un senso alla propria vita, alle nostre azioni e alla vita di coloro verso i quali dirigiamo le nostre azioni, alla società in cui viviamo, al passato, alla storia, all'universo intero. È così che Bobbio torna alla domanda metafisica fondamentale: Perché l'essere e non il nulla? Perché ci sono cose, uomini, animali, piante, stelle, galassie, in una parola il mondo e non invece il non-mondo?. Insomma: Perché l'universo e non il non-universo?. Tale interrogativo, ad avviso di Bobbio, è una richiesta di senso, che rimane senza risposta, o meglio rinvia ad una risposta che mi par difficile chiamare ancora filosofica».

Se è difficile chiamare ancora filosofica la risposta alla domanda filosofica, questa risposta di che natura è... e dove trovarla?

«Quel che io penso senza per altro presumere che la mia idea sia la giusta interpretazione del pensiero di Bobbio è che la risposta alla richiesta di senso sia una risposta di natura religiosa. Wittgenstein: Pensare al senso della vita significa pregare; Credere in un Dio vuol dire vedere che la vita ha un senso; Il senso della vita, cioè il senso del mondo, possiamo chiamarlo Dio. La scienza dà risposte parziali e la filosofia pone solo domande senza dare le risposte. Ma, proprio perché le grandi risposte non sono alla portata della nostra mente, l'uomo rimane un essere religioso, nonostante tutti i processi di demitizzazione, di secolarizzazione, tutte le affermazioni della morte di Dio, che caratterizzano l'età moderna e ancor più quella contemporanea».

Lei ha scritto: «Da tutta la scienza non possiamo estrarre un grammo di morale». Le chiedo: come è allora possibile fondare quei valori supremi per i quali, come diceva Kierkegaard, «si può vivere o morire»?

«Se poniamo attenzione alle diversità, esistite nel passato ed esistenti oggi, delle concezioni circa il bene e il male, ma se soprattutto volgiamo lo sguardo alla storia delle vicende e dei conflitti umani, dovremmo allora ripetere con Pascal che il furto, l'incesto, l'uccisione dei figli o dei padri, tutto ha trovato posto tra le azioni virtuose; singolare giustizia, che ha come confine un fiume! Verità di qua dei Pirenei, errore di là. La realtà è che i valori e le norme etiche sono proposte di ideali di vita, di azioni corrette, di leggi giuste, di istituzioni valide ecc. e non proposizioni indicative. L'etica non de-scrive; essa pre-scrive. L'etica non spiega e non prevede; l'etica valuta. Difatti non esistono spiegazioni etiche. Esistono soltanto spiegazioni scientifiche; e valutazioni etiche. Né si danno previsioni etiche (o estetiche). L'etica non sa. L'etica non è scienza. L'etica, per usare un'espressione di Uberto Scarpelli, è senza verità. Tutta la scienza e qualsiasi altra teoria descrittiva, magari metafisica, non può logicamente produrre etica. E non lo può perché da proposizioni descrittive non è possibile dedurre asserti prescrittivi. È questa la nota legge di Hume, in base alla quale ben si comprende, appunto, che da tutta la scienza non è possibile spremere un grammo di morale. Dunque, il pluralismo in etica è una realtà inoppugnabile, ieri come oggi...».

Professor Antiseri, diciamolo chiaramente: pluralismo etico non è sinonimo di quello spettro che è il «relativismo»?

«Le direi che su di un argomento del genere occorre la massima cautela. In realtà è ben vero che, allorché si parla di pluralismo etico, ad esso si abbina subito, in senso dispregiativo, il concetto di relativismo, intendendo con esso che tutte le etiche sono sullo stesso piano, che una vale l'altra e che tutte valgono zero. Va da sé che, intesa in questo senso, l'idea di relativismo è fattualmente falsa, per il semplice motivo che il pluralismo non rende i sistemi etici uno uguale all'altro: ogni sistema etico è diverso dall'altro. Ama il prossimo tuo come te stesso non è la stessa cosa dell'occhio per occhio, dente per dente; non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te non è la stessa cosa di chi grida uccidi l'infedele, stermina l'altra razza, sopprimi la classe borghese facendo attenzione che non bisogna accarezzare la testa di nessuno, potrebbero morderti la mano: bisogna colpirli sulla testa senza pietà...».

Dunque: il pluralismo etico ci «condanna» a essere liberi, liberi e responsabili di ciò che scegliamo e di ciò che facciamo...

«Sì, è così. Predicare l'etica è difficile, fondarla è impossibile, ripete Wittgenstein ricalcando, mutandola, l'espressione di Schopenhauer: Predicare l'etica è facile, fondarla è difficile. Ecco, dunque, dove tutte le etiche sono uguali; per nessuna di esse si è in grado di trovare un fondamento razionale, ultimo e definitivo. Siamo costretti a scegliere. E scegliere ad occhi aperti impone di valutare le conseguenze delle nostre scelte. Il pluralismo dei sistemi etici è una sfida alla coscienza di ogni uomo e di ogni donna. Le nostre scelte non ci giustificano, ci giudicano».
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Re: Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Messaggioda Berto » ven apr 14, 2017 7:26 am

La Svizzera è un paese serio che condanna i falsi buoni irresponsabili e ladri; non è un diritto umano entrare in casa, nella città o nel paese degli altri in modo fraudolento e illegale; violare il domicilio e la proprietà sono crimini e non diritti.

Aiutava i migranti a entrare in Svizzera, deputata condannata. "Ignorata del tutto l'attenuante umanitaria"
"Impossibile non agire davanti a tanta disumanità". Lisa Bosia Mirra del Gran consiglio del Canton Ticino è stata anche premiata per il suo impegno. Avrebbe aiutato 9 persone. "Questa è una battaglia di tutti, quello che succede ai confini viola ogni principio sui diritti dell'uomo"
13 aprile 2017

http://milano.repubblica.it/cronaca/201 ... -162885784

Basta scorrere il suo diario per capire che la battaglia per i diritti dei migranti è la sua vita. Nell'ultimo post che pubblica su Facebook 'alza addirittura la voce'. "Sono stata zitta a lungo ma adesso sono pronta a raccontare a chiunque abbia la voglia e il tempo di ascoltare quello che ho visto a Como - scrive - delle ferite ancora aperte, delle donne stuprate, dei minori respinti. Di come quel parco antistante la stazione si sia trasformato nella dimostrazione più evidente della fine di qualunque umanità". È per questo che "era impossibile fare diversamente da come ho agito".

Migranti, condannata deputata svizzera: "Sconcertata, è una battaglia per i diritti di tutti"

Lisa Bosia Mirra - deputata svizzera del Gran consiglio del Canton Ticino, tra l'altro premiata insieme a un sacerdote per quanto fatto per i migranti diretti verso il nord Europa - è stata condannata perché colpevole di "ripetuta incitazione all'entrata, alla partenza e al soggiorno illegale". Nei suoi confronti è stato emanato un decreto d'accusa (in sostanza un decreto penale di condanna) per violazione della Legge federale sugli stranieri. Alla consigliera è stata inflitta una condanna alla pena pecuniaria di 80 franchi al giorno e l'esecuzione è stata sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni. Stando alle accuse, nel settembre scorso, Lia Bosia Mirra era stata fermata dalle Guardie di confine "per aver collaborato all'entrata illegale in Svizzera di cittadini stranieri sprovvisti dei documenti necessari di legittimazione".


I falsi buoni che fanno del male
viewtopic.php?f=141&t=2574
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Re: Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Messaggioda Berto » dom apr 23, 2017 10:05 am

???

Migranti, il Papa: "I campi profughi come i campi di concentramento"
Bergoglio paragona i campi per i rifugiati a quelli di concentramento: "Violano i diritti". E ricorda una cristiana sgozzata davanti al marito islamico
Sergio Rame - Sab, 22/04/2017

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 88789.html

"I campi di rifugiati, tanti, sono campi di concentramento per la folla di gente lasciata lì".

Papa Francesco, nel Santuario dei martiri del Novecento sull'Isola Tiberina, torna a tendere la mano agli immigrati che continuano ad arrivare in Europa. "I popoli generosi che li accolgono - ha esortato il Santo Padre - debbono portare avanti da soli questo peso, e gli accordi internazionali sembrano più importanti dei diritti umani".

Nella Basilica di San Bartolomeo, memoriale dei martiri del Novecento affidato alla Comunità di Sant'Egidio, papa Francesco ha presieduto una liturgia della Parola. Accolto dal fondatore Andrea Riccardi e dal presidente Marco Impagliazzo, attraversando a piedi l'Isola il Pontefice si è come immerso nella folla che gremiva ogni metro della piccola superfice della piazza che divide la Basilica dell'Ospedale Fatebenefratelli. "Vorrei oggi aggiungere un'icona di più in questa chiesa, una donna - non so il nome - ma ci guarda dal cielo", ha detto il Santo Padre ricordando quando, in visita sull'isola di Lesbo, ho conosciuto un 30enne che gli ha detto: "Padre, io sono musulmano, mia moglie era cristiana, nel nostro Paese sono venuti i terroristi ci hanno chiesto la fede, hanno visto lei con il crocifisso, hanno chiesto di buttarlo, lei non lo ha fatto, e l'hanno sgozzata davanti a me".

Questa è l'icona che Bergoglio ha voluto portare in regalo nel Santuario dei martiri del Novecento sull'Isola Tiberina. "Non so se quell'uomo è ancora a Lesbo o è riuscito a andare altrove, se è stato capace di uscire da quel campo di concentramento - ha continuato il Pontefice - quel musulmano portava la croce senza rancore, si rifugiava nell'amore della moglie". Papa Francesco, che aveva ascoltato le testimonianze di alcuni familiari di cristiani uccisi, in particolare della sorella di padre Hamel ucciso a Rouen nel luglio scorso, del figlio di figlio di Paul Schneider, pastore della Chiesa Riformata, ucciso nel campo di Buchenwald il 18 luglio 1939 e di Francisco Hernandez, amico di William Quijano, ucciso in El Salvador la sera del 28 settembre 2009. "Sono i nuovi martiri - ha commentato - senza di loro la Chiesa non può andare avanti. La Chiesa ha bisogno di santi di tutti i giorni, che abbiano il coraggio di essere testimoni fino alla fine, fino alla morte".



Papa Francesco, quanta crudeltà contro i migranti
Pontefice nella chiesa di San Bartolomeo all'Isola Tiberina con Comunità Sant'Egidio
22 aprile 2017

http://www.ansa.it/sito/notizie/politic ... 677a5.html

Papa Francesco ha condannato la "crudeltà" contro i migranti; ha auspicato che "da Lesbo e Lampedusa" un po' di solidarietà "salisse verso l'alto", ha lodato l'accoglienza di "Italia e Grecia", "ma poi i trattati internazionali non li lasciano", sperando che "questa solidarietà possa contagiare un po' il mondo". Ha detto che se ogni famiglia italiana accogliesse "due profughi", il problema sarebbe risolto, e che l'Italia non fa figli: non accogliere e non fare figli "è un suicidio".

Pontefice cita cristiana sgozzata davanti marito islamico - "Vorrei oggi aggiungere una icona di più in questa chiesa, - ha detto il Papa a S.Bartolomeo - una donna, no so il nome, ma ci guarda dal cielo, ero a Lesbo, salutavo, i rifugiati, e ho trovato un uomo trentenne, tre bambini, mi ha guardato, e mi ha detto, 'padre io sono musulmano, mia moglie era cristiana, nel nostro paese sono venuti i terroristi ci hanno chiesto la fede, hanno visto lei con il crocifisso, hanno chiesto di buttarlo, lei non lo ha fatto, e l'hanno sgozzata davanti a me, ci amavamo tanto".

"Chiesa ha bisogno di santi e martiri di tutti i giorni" - "Quante volte, in momenti difficili della storia, si è sentito dire: 'Oggi la patria ha bisogno di eroi'. Allo stesso modo ci si può chiedere: 'Di che cosa ha bisogno oggi la Chiesa?'. Di martiri, di testimoni, cioè dei santi di tutti i giorni, perché la chiesa la portano avanti i santi, senza i santi la Chiesa non può andare avanti, ha bisogno di santi, quelli della vita ordinaria, portata avanti con coerenza; ma anche di coloro che hanno il coraggio di accettare la grazia di essere testimoni fino alla fine, fino alla morte. Tutti costoro sono il sangue vivo della Chiesa". Lo ha detto il Papa nella liturgia per i "nuovi martiri", che celebra nella chiesa di San Bartolomeo all'Isola, affidata da papa Wojtyla alla Comunità di Sant'Egidio proprio per il ricordo dei martiri contemporanei. "Sono i testimoni che portano avanti la Chiesa; - ha detto ancora papa Francesco - quelli che attestano che Gesù è risorto, che Gesù è vivo, e lo attestano con la coerenza di vita e con la forza dello Spirito Santo che hanno ricevuto in dono".

Il Papa è stato nella chiesa di San Bartolomeo all'Isola per il rito in memoria dei "nuovi martiri" che ha celebrato con la Comunità di San'Egidio, cui è affidata la chiesa sull'isola Tiberina. Il contesto di questa preghiera è molto significativo per una serie di fattori: esattamente quattro anni fa ad oggi venivano rapiti i vescovi ortodossi di Aleppo Boulos Yazigi e Gregorios Ibrahim, dei quali non si hanno più notizie; si avvicina il viaggio del Papa in Egitto, che ha una forte impronta ecumenica e interreligiosa perché sottolinea la comunione del sangue delle vittime dell'odio; siamo alla vigilia delle presidenziali in Francia, colpita nei giorni scorsi dall'ennesimo attentato terroristico, rivendicato dall'Isis. Per questo ultimo aspetto, acquista particolare risonanza la presenza di Roselyn, la sorella di padre Jacques Hamel, assassinato dai jihadisti il 26 luglio scorso, in una chiesa nei pressi di Rouen.


Migrare e non migrare, accogliere e non accogliere, diritti e doveri
viewtopic.php?f=194&t=2498
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Re: Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Messaggioda Berto » lun mag 15, 2017 8:03 pm

Cuneo, i parrocchiani contro l'arrivo di 24 profughi: "I negri non li vogliamo". Il prete si arrende: "Non ci sono condizioni"
di Andrea Giambartolomei
15 maggio 2017

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05 ... ni/3587572

Alla fine hanno vinto i contrari e le minacce. Così anche il parroco don Eraldo Serra si è arreso. Ventiquattro profughi non saranno accolti nei locali della parrocchia Immacolata Concezione di Maria a Roata Canale, una piccola frazione di Cuneo abitata da quattrocento persone. La decisione è stata comunicata al termine della messa di domenica 14 maggio celebrata da don Serra. Molti suoi fedeli si erano schierati contro quel progetto di accoglienza al punto che sulla bacheca parrocchiale era comparso un volantino dai toni violenti: “Questo non è un consiglio, è una minaccia. Noi i negri non li vogliamo”. Dopo il messaggio di alcuni, don Eraldo ha deciso: l’accoglienza non s’ha da fare.

La decisione è arrivata dopo un incontro col vescovo Piero Delbosco avvenuto il 2 maggio, quando è emerso che “non esistono le condizioni ambientali per realizzare il progetto della Ubuntu onlus con l’utilizzo dei locali della casa delle opere parrocchiali”, si legge nel comunicato letto al termine della messa. Gli abitanti della frazione, nel dibattito pubblico nella palestra della scuola, avevano riferito il timore non tanto dei “negri”, quanto la paura di non poter più utilizzare gli spazi pubblici della parrocchia come il campo da bocce, quello da calcio, le aule per il catechismo e via dicendo. Poi, ovviamente, non mancavano critiche al “business dell’accoglienza”. Preso atto della contrarietà dei concittadini, don Serra ha riferito al presidente dell’organizzazione che il piano di accoglienza non poteva proseguire, una decisione “conclusiva e definitiva”.

Il parroco ha comunque ringraziato le donne e gli uomini “che hanno operato con onestà, sincerità e verità”, quelli “che hanno dialogato, discusso, ragionato”, poi quelli che “provano ogni giorno a costruire un mondo ricco di umanità, in cui sia bello crescere i propri figli” e ancora quelli che “magari con tanta fatica, testimoniano che il Vangelo è davvero una buona notizia”. Tra i pochi destinatari del suo ringraziamento andrebbe incluso un medico di un ospedale di Cuneo, Corrado Lauro, che il 25 aprile, al termine della festa della Liberazione, ha scritto un post su Facebook rivolto “agli abitanti della frazione cuneese che hanno esposto il cartello”: “Comunico che non intendo prestar loro alcun intervento sanitario in elezione se non in caso di immediato rischio vita o qualora si configurassero le condizioni di una denuncia per il reato di omissione di soccorso – scriveva -. Siete pertanto pregati di rivolgervi ad altro più qualificato professionista. Comincia così la mia Resistenza”. La sua provocazione, però, è stata ripresa e contestata dal centrodestra, impegnato nella campagna elettorale in corso a Cuneo, e il dottore è stato costretto a precisare un punto: “Non mi permetterei mai di fare un triage selettivo su chi si presenta in ambulatorio e meno che mai eviterei di soccorrere qualcuno bisognoso di aiuto”, ha detto ai cronisti locali. Lo ha ripetuto anche sabato sera, ospite di Massimo Gramellini a “Le parole della settimana” su Raitre, dove ha aggiunto che “esiste un confine di tolleranza oltre al quale non possiamo retrocedere”. Dopo quell’intervento, il dottore ha scritto sulla sua pagina Facebook un ultimo messaggio pubblico: “Perdonatemi, devo spegnere i riflettori e tornare dai miei pazienti”.


???

Il paese non vuole gli immigrati. Il medico annuncia agli abitanti: «Io non vi curo più»
Giovedì 11 Maggio 2017

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/c ... 33403.html

Il cartello è comparso in paese contro l'ipotesi che la parrocchia ospitasse 24 richiedenti asilo. «Questa è una minaccia, noi i negri non li vogliamo». A rispondere alla provocazione ci ha pensato un medico, che su Facebook ha annunciato l'intenzione di non curare più gli autori di quel manifesto, e chi la pensa come loro. Perché si tratta di un volantino, spiega, «di razzismo e intolleranza inaccettabile».

Accade in due piccole frazioni della provincia di Cuneo, Roata Canale e Spinetta. Protagonista il dottor Corrado Lauro, che lavora nel reparto di Chirurgia generale dell'ospedale Santa Croce di Cuneo. La vicenda è riportata sulle pagine locali di alcuni quotidiani. «Siete pregati di rivolgervi a un altro più qualificato professionista», scrive sul social il medico, che promette: nessun intervento sanitario «se non in caso di immediato rischio di vita o qualora si configurassero le condizioni di una denuncia per omissione di soccorso». Un centinaio i commenti al post del dottore. C'è chi si dice d'accordo, chi invece crede che abbia passato il segno. Ma il medico sembra intenzionato a tirare dritto

Alberto Pento
Cacciare questo imbecille dal paese. Toglieteli il saluto, non servitegli più il pane, il caffè al bar, la frutta dal fruttivendolo, la benzina al distributore, non nanutentategli più l'ambulatorio (niente elettricista, niente idraulico, niente pittore, niente pulizie), non vendetegli più niente, manifestategli tutto il disprezzo che potete a questo irresponsabile senza rispetto. Fate lo stesso con la moglie e con i figli.
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Re: Migrare e non, accogliere e non, diritti e doveri

Messaggioda Berto » ven mag 19, 2017 5:19 pm

???

Marcia dei migranti, la sindaca di Barcellona: "Accogliere chi soffre è un dovere. Altre città si muovano dopo le nostre"

"Può nascere un network internazionale, in grado di indicare ai governi la via migliore da seguire per rispondere ai bisogni dei migranti, riconoscendoli come un'opportunità per la nostra società. Vogliamo accogliere"
di ADA COLAU
17 maggio 2017

http://milano.repubblica.it/cronaca/201 ... -165665879

Ada Colau, sindaca di Barcellona
Vogliamo accogliere. E vogliamo continuare a farlo. Per questo motivo lo scorso febbraio Barcellona è scesa in piazza. È stata la manifestazione più grande d'Europa a favore dell'accoglienza dei migranti. Ed è nata per la volontà della società civile e con l'appoggio delle istituzioni. Siamo davvero felici di sapere dunque che anche a Milano il 20 maggio si riaffermerà questa stessa volontà e la necessità di non barricarsi dietro anacronistici muri "ideologici" e fisici.

Rifugiati, migliaia in piazza a Barcellona al grido di "Vogliamo accogliere"

"Vogliamo accogliere" non è solo lo slogan in cui si è riconosciuta la manifestazione che ha sfilato nella mia città a inizio anno. È molto di più. "Vogliamo accogliere" è la nostra risposta, della cittadinanza e anche di molti sindaci, di fronte alla cosiddetta "crisi dei rifugiati" con cui l'Europa tutta si deve confrontare. Vogliamo accogliere. E vogliamo continuare a farlo. Perché è nostro dovere. Siamo infatti noi, le città - e non gli Stati -, ad offrire un'opportunità reale di integrazione a immigrati e rifugiati. È nelle nostre strade e nelle nostre piazze che le persone smettono di essere numeri e diventano cittadini e cittadine. Ecco perché noi vogliamo e dobbiamo accogliere più persone e meglio.

Milano, calcetto e concerto in Centrale: è la festa per i migranti

Se non lo facciamo - se non ci impegniamo ad aprire la nostra comunità e la nostra società a chi lascia la sua casa e il suo Paese per cercare un'occasione di vita migliore nelle nostre città - , i nostri figli, i nostri concittadini ci chiederanno dove eravamo quando in Europa si alzavano muri e barriere contro quelli che fuggivano dalla guerra. Soprattutto ci chiederanno: che cosa avete fatto per evitarlo? Vogliamo accogliere. E vogliamo continuare a farlo. Perché l'appello del "popolo dell'accoglienza" che ha manifestato a Barcellona e che sfilerà a Milano per un "20 maggio senza muri" non lascia spazio a interpretazioni. Non abbiamo scuse per ignorarlo. Anzi, il coraggio, l'entusiasmo e l'apertura che così tante persone hanno dimostrato, dimostrano e dimostreranno ci spinge con forza a intraprendere azioni concrete e politiche.

Per questo motivo, serve l'aiuto e la collaborazione di molte altre città del mondo. Da Barcellona e Milano può nascere un network internazionale, in grado di indicare ai governi la via migliore da seguire per rispondere ai bisogni dei migranti, riconoscendoli come un'opportunità per la nostra società. Vogliamo accogliere. E vogliamo continuare a farlo. Perché nella gestione dei migranti l'Europa si gioca il proprio futuro e la propria credibilità. Le immagini che abbiamo visto in Italia, in Grecia e in altri Paesi stanno minando il progetto europeo e le sue conquiste; stanno mettendo in dubbio gli stessi principi fondanti dell'Europa.

Milano prepara la marcia per i migranti del 20 maggio: da Pennac a Saturnino, tutti i testimonial

Oggi, davanti al pericolo di una "Europa- fortezza", come città e come cittadini abbiamo la responsabilità storica di intervenire per cambiare la situazione. Vogliamo accogliere. E vogliamo continuare a farlo con serietà, ma anche con allegria ed entusiasmo. Perché le manifestazioni di Barcellona e di Milano altro non sono che una festa per i cittadini di tutto il mondo, un momento di incontro e di scambio, ricco di musica, colore, gioia e solidarietà. Ecco allora che emerge con forza la necessità di ridare valore al Mediterraneo, di offrire al mondo un altro punto di vista per raccontare ciò che sta accadendo.

Quel mare, che si è trasformato per molti migranti nel "mare della morte", è infatti ancora il ponte, è il luogo in cui le culture si incontrano, è la ricchezza
dei popoli che lo abitano. Affinché questa narrazione sia possibile ed evidente a tutti, le città devono unire le forze e continuare a essere un luogo di libertà che riconosce e garantisce i diritti a tutti coloro che in esse vivono. Per difendere tutto ciò, scendiamo nelle strade a manifestare. Vogliamo accogliere. Vogliamo continuare a farlo. E lo faremo, dando il nostro sostegno a Milano e a tutte le città che vorranno unire la loro voce alla nostra.



https://it.wikipedia.org/wiki/Ada_Colau
Il 7 maggio 2014 Ada Colau ha annunciato che stava lasciando IPA. Un mese più tardi, con diverse persone legate ai movimenti sociali, Colau presenta Guanyem Barcelona, una piattaforma civica creata con l' obiettivo di "costruire un'offerta alternativa" in vista delle elezioni comunali del 2015 nella capitale catalana. Dopo diversi mesi di lavoro, a febbraio 2015 la coalizione elettorale è presentata come Barcelona in Comú (BC), con la confluenza di Iniziativa per la Catalogna Verdi, Sinistra Unita, Equo, Proces costituente, Podemos e la piattaforma Guanyem. Il 15 marzo 2015, Ada Colau è proclamata capo della lista dopo un processo di primarie aperte in cui era l'unico candidato. Nel maggio 2015, Barcellona en Comú vince le elezioni comunali ottenendo 11 consiglieri su un totale di 41.



Barcellona, l'esempio vincente della sindaca Ada Colau
Adriano Ercolani

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10 ... au/3087229

Da occupante a sindaca di Barcellona: questa è la folgorante parabola di Ada Colau, prima cittadina del capoluogo della Catalogna dal 13 Giugno 2015. Il trionfo elettorale della Colau, rappresentante in prima linea del movimento No Global, leader spontanea della Pah (Piattaforma delle vittime dei mutui, nata in seguito alle dissennate politiche abitative dei sindaci precedenti, che hanno consegnato un enorme potere contrattuale alle banche ), da anni in piazza a fianco degli Indignados, può rappresentare un modello vincente di alternativa alle sinistre istituzionali, ormai sempre più arrendevolmente appiattite, in nome della “responsabilità”, su politiche economiche che più che a Gramsci fanno pensare a Margaret Thatcher?

Giacomo Russo Spena, penna di Micromega, rivista da sempre attenta alle dinamiche globali, prova a rispondere, compiendo la propria trilogia di riflessione sulle alternative possibili emerse a sinistra negli ultimi anni. Dopo aver raccontato fenomeni di grande interesse internazionale in Tsipras chi? e in Podemos (entrambi realizzati con Matteo Pucciarelli), nel nuovo libro edito da Alegre, Ada Colau. La città in comune, egli svolge la sua ricerca accanto a Steven Forti, saggista e ricercatore storico di livello internazionale.

I due autori senza dubbio sperano che alla loro puntuale analisi segua un percorso di maggior successo, rispetto ai precedenti, del fenomeno politico oggetto del libro. L’elezione della sindaca ha rappresentato un’importante affermazione del cosiddetto “neomunicipalismo”, ovvero quella tendenza politica, imposta all’attenzione mondiale dall’esperimento brasiliano di Porto Alegre nei primi anni Duemila, che propone di porre al centro del governo cittadino processi partecipativi in grado di coinvolgere sempre più “dal basso” la cittadinanza, spazzando via così i meccanismi clientelari fossilizzati in decenni di potere precedente, automaticamente forieri di corruzione e immobilismo.

Il volume si apre con una lunga intervista alla Colau, che appare proprio come ce la aspettavamo: preparata, combattiva, forte di un carisma naturale ma consapevole che la strada non è certo in discesa. La stabilità politica di Barcellona si regge su un governo di minoranza. L’esperienza di anni di occupazioni e rappresentanza dei movimenti sembra aver insegnato alla sindaca come conciliare determinazione e capacità di mediazione.

Il libro prosegue, nello stile dei precedenti menzionati, illustrando, con notevole perizia documentale (arrivando fino alla cronaca di poche settimane fa), quello che Gadda chiamerebbe “il gomitolo di concause” che ha condotto alla vittoria a furor di popolo della Colau. Una ricostruzione accurata ma non fredda delle evoluzioni (a volte metamorfosi) della sinistra spagnola successive all’epocale congiuntura del “dopo Franco”, con testimonianze spesso raccolte dalla viva voce dei coprotagonisti del successo della Colau (come il responsabile della comunicazione Javier Tortet o come Gerardo Pisarello, strettissimo collaboratore in Comune della sindaca). Testimonianze spesso lucide, a volte entusiastiche, più raramente critiche, ma comunque rispettose e costruttive.

Il volume si chiude con un’intervista a Luigi de Magistris, figura per alcuni versi accostabile alla Colau per le modalità di consenso popolare che lo hanno condotto al potere nella propria città e per il valore iconico di cambiamento che il suo governo cittadino tuttora rappresenta. Alcuni punti sottolineati da Ada Colau ci sembrano un contributo dal valore risolutivo al dibattito, sempre più sterile e autoreferenziale, sull’identità smarrita della sinistra.

In brevi battute, la quarantaduenne leader catalana delinea una riflessione lucida e perentoria: “Siamo un modello in costruzione, una scommessa per tutta la mia generazione che ancora non avevamo vissuto. Credo che il municipalismo sia la chiave per un cambiamento democratico in profondità dal basso verso l’alto. Con tutta l’umiltà e senza massimalismo abbiamo deciso di democratizzare un sistema e il miglior luogo per cominciare era questo: il luogo della vita quotidiana e della prossimità. Chiaro, i cambiamenti non avvengono in una o due elezioni ma si producono col tempo, intanto si stanno imponendo nuove forme di fare politica”.

Non possiamo che fare il tifo per Ada Colau, poiché nonostante tutte le drammatiche evidenze dell’attuale contingenza politica e culturale nostrana, ogni giorno sogniamo di poter tradurre in italiano lo slogan che l’ha condotta alla vittoria: “Si, se puede”.
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