Le bugie dei radicali e altri sull'invasione dei clandestini

Le bugie dei radicali e altri sull'invasione dei clandestini

Messaggioda Berto » gio gen 19, 2017 9:23 pm

Accoglienza o ospitalità imposta o forzata è un crimine contro l'umanità
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Re: Le bugie dei radicali sull'invasione dei clandestini

Messaggioda Berto » gio gen 19, 2017 9:24 pm

Profughi? Tutte balle! Non sono poveri e non scappano dalla guerra né dalla fame
Anna Bono, docente di Storia dell'Africa all'Università di Torino: "C'è una propaganda che li esorta a venire in Italia spiegando che qui è tutto gratis"
Marco Dozio
20 Ottobre 2016
http://www.ilpopulista.it/news/20-Ottob ... uerra.html


Anna Bono, docente di Storia e Istituzioni dell’Africa all'Università di Torino, conoscendo a fondo la materia, ribalta un bel gruzzolo di luoghi comuni. Spiega che chi sbarca o viene traghettato sulle nostre coste, arrivando prevalentemente dall'Africa subsahariana, per la stragrande maggioranza dei casi non è un profugo. E nemmeno un povero in fuga dalla fame. Ma un giovane maschio, spesso appartenente al ceto medio, che non scappa da guerre o persecuzioni. "La maggior parte di chi lascia l’Africa subsahariana per l'Europa non scappa né dalla guerra né dalla povertà estrema".

Professoressa, ci raccontano che gli immigrati che arrivano in Italia sono profughi.
I dati dicono che dall'inizio dell'anno il numero di persone che hanno fatto domanda di asilo politico, e che hanno ottenuto risposta positiva, si assesta intorno al 4%. Significa che tutti gli altri non rientrano nei parametri previsti dalla convenzione di Ginevra, quindi non sono persone che hanno lasciato il loro Paese sotto la minaccia di perdere la libertà o la vita: non sono persone perseguitate.

E ci raccontano che chi non scappa dalla guerra però scappa dalla fame.
I costi elevatissimi dell’emigrazione clandestina contraddicono questa tesi comune. Ormai è risaputo che chi vuole venire in Europa deve mettere insieme 4mila, 5mila o 10mila dollari per potersi appoggiare a un’organizzazione di trafficanti che provveda all'espatrio. Cifre appunto elevatissime soprattutto se rapportate ai redditi medi dei Paesi di provenienza. Chi arriva generalmente appartiene al ceto medio o medio basso, comunque per la gran parte non si tratta di indigenti. C’è chi risparmia, chi si fa prestare il denaro dai parenti, chi paga a rate, chi vende una mandria, però i soldi ci sono, i trafficanti vogliono essere pagati in contanti. È gente che ha una disponibilità economica. Certo c’è la delusione di vivere in Paesi dove avanzano prevalentemente i raccomandati: la spinta può arrivare anche da lì, da delusioni lavorative, come succede per chi parte dall'Italia.

Per quale motivo chi è eventualmente coinvolto in un conflitto dovrebbe far rotta dall'Africa subsahariana verso l'Europa?
Infatti non succede questo. In Africa i profughi sono milioni e milioni ma la quasi totalità di coloro che ottengono asilo non lascia il continente. I profughi sono più di 60 milioni, dato del 2015, di cui 41 milioni sono profughi interni, sfollati. Quando si vive in uno stato di conflitto o di pericolo ci si allontana solo il minimo indispensabile per mettersi al sicuro, pensando di poter fare ritorno a casa propria. La maggior parte delle persone si allontana restando all'interno dei confini nazionali, mentre un’altra porzione di persone oltrepassa i confini per essere ospitata nei campi dell'Unhcr anche per lungo tempo, come per il caso della Somalia. Benchè la diaspora somala sia una delle più numerose al mondo, a causa di vent'anni di instabilità e del terrorismo di Al Shaabab, solo una parte dei profughi è fuggita all'estero: la gran parte ha oltrepassato i confini nazionali riparando nel vicino Kenya.

Qual è la situazione nei Paesi di partenza?
Molti emigranti arrivano per esempio da un Paese come il Senegal che non è in guerra, non vive gravi problemi di conflitti e come tutti i Paesi africani, con poche eccezioni, vive un periodo positivo dal punto di vista economico. Da anni quasi tutta l’Africa presenta una crescita del prodotto interno lordo costante e in certi casi consistente. Il problema è che questa crescita non si traduce in vero e proprio sviluppo economico o umano, anche a causa della corruzione endemica e del malgoverno.

Per quale motivo telegiornali, grande stampa e larga parte della politica insistono nel parlare erroneamente di "sbarchi di profughi o rifugiati"?
Mass media, politici, chiunque parli di immigrazione utilizza emigrante, profugo o rifugiato come fossero sinonimi. Ma ovviamente non lo sono. In parte ciò è frutto di una confusione involontaria. In parte però si tratta di un errore voluto, perché c'è la tendenza ad affermare che chiunque lasci il proprio Paese abbia una forma di disagio e dunque abbia il diritto di essere ospitato. Questo approccio si traduce in ciò che vediamo: centinaia di migliaia di persone in marcia per arrivare in Europa. Molti dei quali non sono indigenti e per la maggior parte, circa l’80%, sono giovani uomini di età non superiore ai 35 anni. Poi c’è una fetta crescente di minori non accompagnati, metà dei quali non si sa che fine faccia. Si parla tanto di accoglienza e poi lasciamo sparire 5mila bambini nel nulla.

L'esodo è favorito da una sorta di propaganda?
Nei Paesi dell’Africa subsahariana esistono pubblicità che incitano ad andare in Italia, spiegando che qui è tutto gratis. E in effetti lo è. Mi immagino le telefonate di questi ragazzi ai loro amici, in cui confermano che effettivamente tutto viene assicurato loro gratuitamente.

Come vede la questione in prospettiva?
Se continuiamo ad andarli a prendere a poca distanza dalle coste africane, come illustrava una vignetta satirica di Krancic, la situazione non potrà che peggiorare. In Grecia non sbarca quasi più nessuno da quando è stato siglato l’accordo con la Turchia. Se chi pensa di venire in Italia ha la certezza di essere rimandato indietro, non avendo le caratteristiche per ottenere l'asilo, alla fine desiste. Manca la volontà politica. Che ci sia un divario notevole tra le condizioni di vita dell’Africa, del Sudamerica o di una parte dell’Asia rispetto all'Occidente è evidente. Però noi abbiamo 4 milioni e 600mila poveri assoluti e il 40% dei giovani senza lavoro, numeri di cui tenere conto.



SILVANA DE MARI - Dobbiamo accogliere gli immigrati, tutti, altrimenti siamo cattivi.

https://www.facebook.com/MagdiCristiano ... 6408081947

I migranti africani fuggono dalla miseria: ho fatto il medico in Africa, gli africani nella miseria non somigliano per nulla a quelli che sbarcano a Lampedusa. Quelli che sbarcano a Lampedusa hanno abiti corretti, cellulari e l'aspetto inequivocabile di chi ha sempre mangiato e ha la disponibilità economica per il trasporto. Quelli che arrivano a Lampedusa, come ci dicono gli intellettuali africani, è gente che scappa da nazioni con ottimi Pil come la Costa d'Avorio o l'Algeria, perché preferisce fare il mantenuto al lavoratore, dopo aver dissanguato la propria terra, sottraendo il costo del trasporto, sufficiente nei paesi di origine a comprare una piccola mandria o una fattoria.

Stiamo dissanguando l'Italia e peggiorando le condizioni dell'Africa per accogliere i peggiori. È il più bizzarro suicidio che una civiltà abbia mai compiuto.

Il secondo punto che vale la pena di esaminare è la religione dei richiedenti asilo. Ogni anno supera le centomila unità il numero dei cristiani assassinati per la loro fede. Ricordiamo sempre che in ogni tipo di aggressione o conflitto, in media a ogni morto corrispondono venti vittime che hanno subito danni non mortali, quali ferite e stupri.

Mischiati con gli islamici che arrivano sulle nostre terre ci sono i cristiani, loro sì degni di soccorso, di asilo e facilmente integrabili nelle nostre società. L'Italia, l'Unione Europea e il bizzarro tizio vestito di bianco che sta a Santa Marta, fanno tutto quello che possono perché le persecuzioni continuino nei centri di accoglienza. I cristiani devono nascondere la loro identità sui barconi o rischiano di essere uccisi. Di 12 di loro abbiamo avuto notizia perché il loro assassinio è avvenuto nelle nostre acque territoriali ed è stato visto e denunciato, ma la maggioranza passa inosservata.

La terza carica di questa nazione, la signora Boldrini, ha deriso con una frase sprezzante l'assassinio di questi uomini affermando che di certo non si fanno discussioni teologiche sui barconi. Le violenze continuano anche nei centri di accoglienza. In Germania e Svezia sono all'ordine del giorno, gli amici cristiani pachistani di Bergamo mi assicurano che nei centri italiani sono la norma.

Se il bizzarro tizio vestito di bianco avesse fatto salire qualche cristiano sul suo aereo lo avrebbe salvato da sofferenze certe. Se avesse elevato alla porpora cardinalizia qualcuno dei vescovi delle terre del cristianesimo perseguitato, avrebbe dato potenza alla sua voce. Se almeno la piantasse di riempire il web con il suo ridicolo segno di ok sarebbe una parziale consolazione per le donne cristiane stuprate a Mosul dopo aver visto i mariti decapitati.
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Re: Le bugie dei radicali sull'invasione dei clandestini

Messaggioda Berto » mer feb 01, 2017 10:30 pm

Di Ilaria Bonaccorsi, su Left in edicola n. 4/2017
2017 01 30

http://www.radicali.it/20170130/non-ci- ... onino-left

È dura. Come sempre, e non ci gira intorno. È stanca? No. È sempre lì, questa la sorpresa ogni volta, e combatte. Qualche giorno fa, l’ex ministro degli Esteri Emma Bonino, insieme ai Radicali italiani ha organizzato un convegno, “Come vincere la sfida dell’immigrazione?”: perché è ora «di superare la logica della Bossi-Fini», una legge vecchia di quindici anni che ragiona per «rimpatri e accordi bilaterali» in un mondo che non è più quello. «Occorre scendere per strada e iniziare a dire la verità», dice. Sembra uno slogan ma non lo è. La pasionaria Bonino ha lanciato la mobilitazione per una Legge di iniziativa popolare che superi il vecchio impianto della Bossi-Fini e il racconto falso di una continua emergenza a cui far fronte respingendo i migranti, «tappandoli in Africa o costruendo muri e muretti». «Mentre invasione non è, ci servono». Bisogna cambiare il racconto e lavorare seriamente sull’integrazione.

Emma, che sta succedendo a Belgrado? Sono giorni che vediamo immagini terribili, migliaia di persone fare la fila al freddo e al gelo per un tozzo di pane…

Sì, sono stati fatti paragoni col ’43 e nel frattempo, non dimentichiamolo, ne sono affogati qualche centinaio nel Mediterraneo. Il punto rimane sempre lo stesso. Solo in questi primi venti giorni del 2017 sono sbarcate (salvate o non salvate) 2.800 persone, esattamente il doppio dell’anno scorso nello stesso periodo. E continuerà, questo è evidente, nonostante il periodo invernale. In più in Libia, come si sa, sono “tappati” (letteralmente tappati) in condizioni terribili di stupri e violenze più di 260mila, se non 300mila rifugiati provenienti da vari Paesi africani. La situazione è questa e, foto o non foto, ogni giorno che passa, si conferma il dato tra rifugiati e migranti. E l’unica cosa che viene in mente all’Europa è di tapparli da qualche parte. Bisogna poi tener conto che su dieci africani in mobilità solo uno tenta la strada europea, gli altri si muovono all’interno del continente, già fragili di loro, con conseguenze che si vedranno, forse, tra qualche anno.

«Usciamo per strada con una legge di iniziativa popolare per cambiare racconto sull’immigrazione», hai dichiarato così in occasione dell’incontro al Senato, dove hai lanciato con i Radicali Italiani la proposta di una mobilitazione nazionale su una Legge d’iniziativa popolare di riforma della Bossi-Fini…

Ho detto sostanzialmente che è inutile che ci riuniamo tra “già convinti”, e che quello che serve e che finora non c’è stato è una risposta coraggiosa ai vari stereotipi e bufale e menzogne che sono state rovesciate, senza mai un contraltare autorevole, sull’opinione pubblica italiana. In giro ci sono stereotipi di tutti i tipi: è un’invasione, ci rubano il lavoro, pesano sul bilancio dello Stato… tutte falsità. Su cui nessuno ha reagito molto, neanche dicendo banalmente che il declino demografico del nostro Paese – come quello della Spagna, del Portogallo, della Germania e della Bulgaria – fa sì che, per esempio, in Italia per mantenere un equilibrio tra forza lavoro e pensionati servirebbero 160mila nuove forze ogni anno per i prossimi dieci anni. Perché siamo un Paese e un continente che diventa sempre più vecchio. Per cui se non si dicono queste verità e invece continua a girare la voce che “ci rubano le pensioni”, oltre a salvare le persone, a fare il meglio che si può, a garantire assistenza a chi riesce ad arrivare, non cambierà mai nulla. Dobbiamo invece dare una risposta coraggiosa, dire delle verità anche scomode e proporre una politica che certamente di questi tempi non va per la maggiore, quella che porta a una necessaria integrazione. Perché, ripeto, a parte i valori, noi ne abbiamo bisogno. Questa sarebbe una politica – e devo dire che capita raramente – in cui gli interessi nazionali coincidono con i valori. Quindi, in teoria dovrebbe essere facilissimo portarla avanti, perché succede davvero di rado che gli interessi coincidano con i valori. Questa è una di quelle rare volte. Eppure non accade.

Due voci sono al centro della vostra proposta di Legge d’iniziativa popolare: un nuovo racconto del fenomeno migratorio e la costruzione dell’integrazione. Però al momento va per la maggiore, sia in politica che sui media, dire “l’integrazione non ha funzionato, rimandiamoli tutti a casa loro”…

Veramente l’integrazione non l’ha tentata mai nessuno, tantomeno in Italia. Ci sta provando la Germania con una legge piuttosto rigorosa ma molto chiara su diritti e doveri, e da questo punto di vista Merkel ha dimostrato una tenuta notevole perché sa e vuole far coincidere gli interessi con i valori: la Germania ne ha bisogno perché è in declino demografico.

Come facciamo allora a rovesciare il racconto?

Dobbiamo uscire per strada, anche sui media (se ci invitassero!), e cercare un dialogo sincero. Può piacere o non piacere, ma la verità è questa. Per questo stiamo concludendo la proposta di una Lip confrontandoci anche con le altre organizzazioni e i sindaci. È di fatto un superamento della Bossi-Fini, prende spunto dalle esperienze dei vari sindaci che si sono aperti allo Sprar (Servizio di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati), un’accoglienza diffusa sul territorio e a piccoli gruppi. Rimane il fatto incontestabile che se non si supera la Bossi-Fini, i sindaci non possono violare la legge. Noi abbiamo 500mila irregolari, che ad oggi sono impediti dal fare un lavoro regolare. La stragrande maggioranza lavora in nero con tutte le conseguenze che comporta, dallo sfruttamento alla violenza. Nonostante la Bossi-Fini avesse previsto delle sanatorie (l’ultima nel 2012, di 700mila persone), non c’è nulla che faccia emergere il nero, come ha detto il prefetto Morcone al convegno. In Italia sono respinte oltre il 60% delle richieste d’asilo e una volta respinte non è che le persone tornano a casa loro, rimangono qui ma in una condizione irregolare. Non dobbiamo combattere gli irregolari ma l’irregolarità.

Eppure anche questo governo e questo nuovo ministro degli Interni, Minniti, continuano a parlare di rimpatri e di accordi bilaterali con i Paesi di provenienza dei migranti. Questo non aiuta a cambiare il “racconto”.

Il ministro non ha ancora spiegato bene il suo piano, anche nella riunione Stato-Regioni non ci sono state le audizioni, per cui aspetto che ci comunichi i dettagli. L’unica cosa di cui ha parlato è l’apertura di nuovi Cie più piccoli. Quello che so per certo è che i quattro Cie esistenti oggi in Italia certo non hanno dato buona prova, per essere gentili. Per il resto, noi abbiamo quattro accordi di rimpatri con Tunisia, Marocco, Senegal e Nigeria. Poi c’è una cooperazione molto discussa con il Sudan. Minniti ha fatto un giro in Libia per vedere se poteva chiudere un accordo con loro, dove appunto sono “tappate” 300mila persone. Ma a Tripoli non c’è un governo per cui non so bene con chi abbia parlato né credo funzionerà. Se il suo obiettivo, avevo sentito dire, era di rimpatriare 20mila persone, faccio solo presente che gli irregolari sono 500mila. Quindi ammesso anche che funzioni, ammesso che si rispettino i diritti umani (mi auguro…), l’obiettivo è di 20mila rimpatri, ne rimangono fuori 480mila. In aumento, peraltro, perché continuano ad arrivare e ad ingrossare questo esercito di irregolari. Che vogliamo fare? Sarebbe molto “razionale”, oltreché aderente ai valori universali, una politica di integrazione. Questa ad oggi non c’è, e noi proviamo a spingere perché si realizzi. Proviamo anche a togliere tutti gli stereotipi pericolosi – respingimenti, “lasciamoli annegare nel Mediterraneo” – con cui non si va da nessuna parte.

Per questo proponete una legge di iniziativa popolare?

Questa proposta non è solo dei radicali ma anche dei sindaci e di tutto il terzo settore di Milano. È nata dopo lunghe consultazioni e la sostiene chi sul terreno affronta il problema da tempo.

Nella vostra proposta, il lavoro sembra la chiave centrale per produrre integrazione. Parlate di sportelli ad hoc e di quote.

Ci sono tante possibilità, certo uno dei problemi più grandi è l’inadeguatezza dei nostri centri per l’impiego. Sia per gli italiani che per gli stranieri, i centri regionali per l’impiego sono sottodimensionati. Tanto per farti capire: i centri per l’impiego in Inghilterra hanno al loro attivo 78mila operatori, i nostri 9mila. I 78mila operatori inglesi, che ovviamente costano circa 6 miliardi di stipendi, sono molto efficaci, trovano lavoro entro 6 mesi e il costo del sussidio ai disoccupati è sceso a 5 miliardi. In sintesi, loro hanno 78mila operatori, pagano 6 miliardi di stipendi e 5 miliardi di sussidi. Noi abbiamo 9mila operatori, paghiamo 500milioni di stipendi, peccato però che paghiamo 25 miliardi di sussidi.

Questo a chi o a che cosa giova?

Non lo so, perché i centri per l’impiego valgono anche per gli italiani che cercano lavoro. Sono i centri che, se potenziati, evitano la guerra tra poveri. Anche perché non sono limitati a migranti o rifugiati, ma sono aperti a tutti. Questa non è una strada miracolosa ma è una delle vie da seguire. L’altra è l’emersione del nero. Il problema è mettersi nell’ottica che questa non è un’emergenza, che non li possiamo affogare tutti nel Mediterraneo né li possiamo “tappare” per sempre in Africa, perché ne abbiamo bisogno. Tra un po’ dovremo andare a cercarli. Per giunta la normativa che regge tutta questa vicenda risale a 15 anni fa. Nel frattempo il mondo è cambiato, sarebbe bene che ci dessimo una regolata anche noi.

Ma perché a livello europeo non si cambia il regolamento Dublino?

Sai che i trattati europei si modificano all’unanimità e come è del tutto evidente questa unanimità in Europa non c’è. Tant’è che hanno creato muri e chiuso le frontiere dappertutto. Non c’è la volonta politica di cambiare Dublino.

Quindi, come fare un passo in avanti?

Veramente noi siamo un passo indietro, dovremmo capire chi arriva, dovremmo metterci in ascolto e dovremmo imparare le cifre che riguardano noi. Studiare non è un reato.

Sì, ho capito, ma la storia dell’invasione come la cambi?

Con una leadership politica che dice, rischiando tutto quello che deve rischiare, guarda Merkel, “io le porte non le chiudo”.

Merkel però rischia di perdere le prossime politiche per queste sue posizioni…

Ne dubito. La gente una volta che è correttamente informata poi convive con il fenomeno. Tutti noi ci viviamo con queste persone, ci facciamo assistere da loro, le impieghiamo… Il problema semmai è che bisogna avere la volontà politica di cambiare questa realtà e io ai giovani che mi chiedono cosa possono fare rispondo sempre: innanzitutto puoi studiare, così diventi un po’ più resistente alle bufale dei vari Le Pen, Salvini…

Mi preoccupano di più quelli che non chiedono nulla, i vari Salvini d’Italia.

Ho capito anche io, ma se nessuno – siccome è impopolare, siccome si perdono le elezioni che tanto si perdono comunque -, reagisce in modo autorevole a livello politico, è difficile cambiare. Pensiamo invece alla nostra storia, ci sono molti modi. Anche all’inizio della cam-
pagna sul divorzio, come sull’aborto, siamo stati travolti da slogan del tipo “uccidete la famiglia”… Ci abbiamo messo un po’ di anni, ma ci siamo arrivati. Insomma, bisogna dire alla gente di pretendere dai leader politici che comincino a dire la verità. Sarà impopolare, ma non c’è altra partenza possibile che il coraggio di dire la verità. Che peraltro i cittadini già sanno, perché gli italiani non sono razzisti, semmai non sopportano il disordine e hanno una certa idiosincrasia nei confronti della povertà… Se nella notte vai nelle stazioni, le comunità di diseredati sono piene di italiani, migranti, e spesso solidarizzano tra di loro. Sono tantissimi gli anziani italiani che dormono al freddo, solo che in noi scatta una certa rimozione della povertà. Invece se arriva lo “sceicco” musulmano con tanto di concubine, gli stendiamo il tappeto rosso.

E tu dici che se i politici abbracciassero quello che chiami “il coraggio della verità”, agli italiani passerebbe la paura?

Esattamente. Io non voglio più sentire parlare di invasione, di emergenza, ma di un fenomeno destinato a vivere con noi dal momento che siamo il continente più ricco al mondo che sta progressivamente invecchiando e che ha un giardino d’infanzia a meno di 300 km di distanza. Il movimento dei popoli poi è sempre stato globale, pensiamo ai 20milioni di italiani che si sono spostati tra le due guerre. Per cui non è che non si può fare o non si può governare. Si deve.


Ke ensemenia la Bonino
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Re: Le bugie dei radicali sull'invasione dei clandestini

Messaggioda Berto » mer feb 08, 2017 6:04 pm

Da una Tv araba, Emma Bonino: servono 1,6 milioni di immigrati
mercoledì, 8, febbraio, 2017

https://www.facebook.com/omar.bassani.7 ... 9854674739

Queste sono le voci riportate all’estero, mentre a noi fanno credere che vogliono fermare l’immigrazione. Emma Bonino: Gli immigrati hanno contribuito al pil italiano con 100 miliardi di euro. Ci pagano 640mila pensioni. Abbiamo un problema demografico, servono 1,6 milioni di immigrati


Alberto Pento
Questa è demente e irresponsabile, confonde i migranti regolari giunti nei decenni che lavorano, pagano le tasse e versano i contributi con i clandestini, i migranti irregolari, gli pseudo asilanti-rifugianti che non lavorano, che non pagano tasse, che non versano contributi, che magari delinquono e che vivono a spese nostre. Questa è una parassita bugiarda e irresponsabile.
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Re: Le bugie dei radicali sull'invasione dei clandestini

Messaggioda Berto » sab feb 11, 2017 7:47 pm

I radicali sfrattano Bonino, l'ultima faida del dopo Pannella
Divergenze politiche ma soprattutto questioni patrimoniali: Radicali italiani, Associazione Luca Coscioni e Non C’è pace senza giustizia, dal primo marzo non avranno più una scrivania, un computer e un telefono nella sede storica di Roma
di SILVIO BUZZANCA
11 febbraio 2017

http://www.repubblica.it/politica/2017/ ... ef=HREC1-6

I radicali pannelliani sfrattano dalla sede storica di Via di Torre Argentina i radicali boniniani.
L’ultima rottura fra le due anime si è consumata ieri quando iscritti, ex iscritti e iscrivendi hanno ricevuto una lunghissima email inviata dai 16 dirigenti che guidano il Partito radicale non violento transnazionale e Transpartito dopo il congresso svoltosi a settembre nel carcere romano di Rebibbia. Verso la fine del testo si può leggere che la disponibilità della sede "dal 1° marzo passerà alla Lista Pannella e questo comporterà una redistribuzione degli 'spazi' disponibili, tra la stessa Lista, il Partito, e le sole associazioni impegnate nella realizzazione degli obiettivi congressuali stabiliti nella mozione generale del Partito Radicale".

Tradotto vuol dire che Radicali italiani, l’Associazione Luca Coscioni e Non C’è pace senza giustizia dal primo marzo non avranno più una scrivania, un computer e un telefono.
Mentre si salveranno gli spazi per le altre associazioni che facevano parte della galassia del Partito radicale, congelata dal congresso, che seguono la linea uscita vincente a Rebibbia. Il gruppo dei 16 informa anche che "verrà a breve ridiscusso il palinsesto di 'Radio Radicale', unico media praticato dai Radicali 'scostumati' con l'obiettivo di potenziare la presenza del Partito Radicale, per il raggiungimento dell'obiettivo vitale dei 3000 iscritti, e degli altri punti approvati con la mozione di Rebibbia". E infine si annuncia che per cercare di trovare fondi si cercherà di affittare a prezzi di mercato il secondo piano della sede. E quel “prezzo di mercato” sembra un ulteriore sbarramento all’idea subito circolata in Rete che i “cacciati” potessero affittare dei locali a via di Torre Argentina per continuare la loro attività. E sempre sulla Rete si ricorda che Radio Radicale, mai successo nella storia, ha già interrotto la diretta dell’ultimo Comitato nazionale di Radicali italiani.

Le divergenze politiche fra i due gruppi diventano quindi anche patrimoniali. Da un lato i duri e puri accusano gli altri di avere da almeno tre anni una linea politica concentrata sul piano nazionale e ostile a quella pannelliana che punta tutto sulle questioni relative alla giustizia, al carcere e al diritto umano alla conoscenza.
In pratica si dice usano i nostri mezzi e i nostri soldi per affossare la linea politica voluta da Pannella e sancita dal congresso. Ma, replica Riccardo Magi, segretario di Radicali italiani, "proprio Pannella aveva costruito questo meccanismo della galassia e lui era il garante del pluralismo interno.
Adesso vedremo cosa fare da un punto di vista legale. Ma è evidente la concezione 'proprietaria' di Turco e degli altri di un bene che è stato costruito da generazioni e militanti e dirigenti radicali".

La lunghissima email, alla fine, sembra avere come bersaglio principale Emma Bonino.
Accusata fino dall’inizio di avere impedito la presentazione della lista Bonino-Pannella alle politiche del 2013. All’ex ministro degli Esteri il gruppo dei 16 rimprovera di giocare in proprio, con l’aiuto di Radicali italiani, una partita tutta sua. Citando un Pannella del 1978, nell’email si scrive che "i 'colpi' al partito verranno non solo dal Regime, ma anche, e con maggiore determinazione e violenza, da chi anela ad accostarsi al Regime 'con educazione', fino ad esserne ammesso a farne parte". Fra le righe si lamenta il presenzialismo mediatico della Bonino, apparsa in tv nelle ultime settimane, o lo spazio dato a iniziative di Radicali italiani come quella di regalare un “semino” di cannabis.
Cose contrapposte all’ostracismo mediatico nei confronti della decennale battaglia di Rita Bernardina sulla cannabis legale. Bernardini che, si ricorda, anche adesso, nel silenzio generale, è in sciopero della fame per chiedere lo stralcio della riforma penitenziaria dalla riforma penale che giace al Senato.



Coomenti


waltergio52
Il partito Radicale è, ed è sempre stato ampiamente sopravvalutato. Pannella ed i suoi accoliti si sono intestati battaglie civili giuste e sacrosante, facendo credere che senza di loro le conquiste non si sarebbero ottenute.
I vertici del partito si sono comportati da 'casta' e, per conservare per sé questo status, hanno sempre agito con spregiudicatezza alleandosi con chiunque permettesse loro di galleggiare.
Non dimentichiamo che Pannella fu il primo a battezzare la lista col proprio nome, e questo ha dato il via alla nascita dei partiti padronali, nei quali nulla si muove se il capetto di turno non vuole.
Oggi si può vedere il risultato della degenerazione dei partiti, e l'esempio dei radicali vi ha contribuito per la sua parte.
Quindi non meravigliamoci più di tanto nel vedere gli eredi di Pannella che si azzuffano come comari.

raul35
Un vero peccato. Gli eredi di parte pannelliana sfrattano i sostenitori della Bonino e così si attenua ancora di più la già flebile azione di Emma. Il fatto è che la Bonino non è interessata al suo futuro politico ma getta le ultime energie (e sfrutta la sua buona reputazione e la sua grande esperienza) per valide battaglie in linea con il radicalismo. Un vero peccato!

Armando Friulano
Patetici disuniti ma concordi verso la distruzione.

andreachiari
Le vestali dell'ultimo Pannella ne coltivano le semplificazioni senili che hanno portato il partito a diventare una ONG pro carcerati e poco altro. Della dimensione internazionale (vedi l'ultimo congresso a Rebibbia) non è rimasto nulla. Qualcuno ha visto un delegato straniero? Si aggiunga un a dimensione arrogante e dittatoriale dei quattro gatti che hanno avuto la maggioranza con i voti degli ergastolani. I radicali italiani conservano invece la tradizione migliore del radicalismo ed Emma Bonino è un politico di assoluto prestigio.

masteris
Cose già viste che appartengono all'eterna antropologia delle vestali che custodiscono prima il corpo morente e poi l'urna del capo che non c'è più. Il flusso creativo della vita si interrompe, gli "eredi" si fanno statue di marmo a presidio di una tradizione che da linfa che concima si trasforma in un fermo immagine destinato all'oblio. E da qui la malinconia, lo squallore e la miseria delle rivendicazioni sulla titolarità dell'asse ereditario: subito il verbo che si fa dottrina e quindi parola vuota ed infine la robba. Le diversità smettono di produrre ricchezza e diventano motivo di guerre etniche. Che peccato, ma forse è così che finiscono le storie. Speriamo che dalle ceneri ne comincino altre.

ulrich02
Anche nel partito Radic. un problema ? Dopo il probl. nel PD, dopo il probl. in FI ! !
Siamo conosciuti a Brux per la nostra conflittualità... e per l'incapacità di costruire nel sociale/politico... Quel che occorre sapere è :
- in Italia non esistono gli strumenti adeguati per gestire un Paese.. ;
- non esistono le capacità gestionali di base per gestire un Paese !
Dunque l'Italia, per sine cura, va all'affondamento, mentre continua a pagare multe alla U.E., per essseere incapace a fare quel che c'è da fare ! !
Il Male Oscuro Italiano è stato chiarito da illustri personaggi, si tratta di un male mentale, che porta un male sociale, che porta un male economico...!

laburista
In questo momento soltanto Emma Bonino puo' salvare il partito radicale,liberandolo dalle catene che lo hanno imprigionato per 4 decenni.Marco Pannella e' stato il responsabile unico di tale soffocamento culturale e politico:divorzio e aborto e poi?Arroganza e narcisismo sono stati il suo pane e come diceva il marchese del Grillo io sono io e voi non siete un cazzo.Lui pensava cosi.



Il Papa loda Napolitano e Bonino: "Sono i grandi dell'Italia di oggi"
Bergoglio elogia l'ex Capo dello Stato per il suo ok al secondo mandato. Tra i "grandi dimenticati" annovera anche il sindaco di Lampedusa Nicolini
Sergio Rame - Lun, 08/02/2016

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 21517.html

"Tra i grandi dell'Italia di oggi ci sono Giorgio Napolitano ed Emma Bonino".

In un incontro raccontato in prima pagina dal Corriere della Sera, papa Francesco spiega che tra "i grandi dimenticati" c'è anche il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini. Napolitano autore di "un gesto di 'eroicità' patriottica", quando ha accettato l'incarico per la seconda volta. Mentre la Bonino "ha offerto il miglior servizio all'Italia per conoscere l'Africa". E anche se non la pensa come la Chiesa, "pazienza - dice Francesco - bisogna guardare alle persone, a quello che fanno".

Dalle Primavere arabe all'emergenza immigrazione, fino all'abbraccio ai fratelli ortodossi. Il Santo Padre parla a trecentosessanta gradi di politica estera e lancia l'invito a costruire ponti, non muri. "Sulle Primavere arabe e l'Iraq si poteva immaginare prima quello che poteva succedere - tuona Bergoglio - dunque l'Occidente deve fare autocritica". Nell'incontro a Casa Santa Marta riportato dal Corriere della Sera, sottolinea che "in parte c'è stata una convergenza di analisi tra la Santa Sede e la Russia", in parte la Russia ha mostrato di avere "i suoi interessi". Il Pontefice invita, quindi, a pensare "alla Libia prima e dopo l'intervento militare: prima di Gheddafi ce n'era uno solo, ora ce ne sono cinquanta". Il fallimento delle Primavere arabe sono tra le cause principali dell'ondata migratoria che ha invaso il Vecchio Continente. Ondata che, a detta del Santo Padre, l'Unione europea deve gestire e accogliere. "L'Europa è come Sara (la moglie di Abramo, ndr), che prima si spaventa - spiega - ma poi sorride di nascosto, con la speranza che questa sorrida di nascosto agli immigrati". Il Pontefice sottolinea che l'Europa "deve e può riformarsi". "Si è rotto un sistema educativo: quello che trasmetteva i valori dai nonni ai nipoti, dai genitori ai figli - dice papa Francesco - bisogna ricostruirlo".

Papa Francesco si dice "felicissimo" per la riconciliazione tra Chiesa cattolica e ortodossa dopo quasi mille anni di scisma. "I ponti durano, e aiutano la pace. I muri no: quelli sembrano difenderci, e invece separano soltanto". Il Pontefice osserva, poi, che non viviamo in "un mondo in pace". "Le guerre come si fanno? Agendo sull'economia, col traffico delle armi, e facendo la guerra contro la nostra casa comune, che è la natura. I trafficanti stanno facendo molti soldi, comprando armi da un Paese che gliele dà per colpirne un altro, suo nemico. E si sa quali sono".
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Le bugie dei radicali e altri sull'invasione dei clandestini

Messaggioda Berto » mar feb 14, 2017 1:58 pm

Un altro bugiardo

Giorgio Napolitano: “È grazie agli immigrati se l’Italia è cresciuta economicamente”

http://24orenotizie.com/giorgio-napolit ... omicamente

Secondo quanto afferma il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, il fatto che in Italia siano giunti tanti migranti è qualcosa di molto positivo per il Belpaese. Senza il contributo dei migranti non saremmo stati in grado di affrontare il periodo post-bellico degli anni quaranta e oltre, e non saremmo potuti diventare la Nazione che oggi siamo. Il ragionamento fatto dal presidente emerito trova però molte persone che non sono d’accordo, visto che a detta di coloro che danno torto al presidente Napolitano ci sono e ci sarebbero stati anche tanti italiani disposti a fare i lavori più umili pur di rimenere in Italia anziché emigrare altrove come avvenne (e come sta avvenendo oggi).

La questione dell’immigrazione, del resto, è un tema controverso. Difatti, il problema dell’emergenza migranti è più un tema contemporaneo che del passato, e le due cose non vanno confuse.

Alcuni sostengono il pensiero totalmente opposto, quello cioè che non ci sarebbe stato affatto bisogno dei migranti, che gli italiani sarebbero bastati per mandare avanti il Paese negli anni passati (visto che molti di essi andarono via per mancanza di opportunità lavorative o comunque per cercare maggiore fortuna, nel dopoguerra), così come basterebbero anche adesso per poter andare avanti, anche considerando tutti i migranti regolari e non già presenti. Altri invece sostengono che quanto detto da Napolitano è un discorso che potrebbe essere giusto nei decenni passati, che quindi in sostanza le sue parole sono corrette: ma oggi la situazione è diversa, e non è giusto mettere assieme i due periodi, perché attualmente si è in piena emergenza immigrazione, e perché i migranti spesso lavorano accontentandosi di poco, spingendo gli italiani o a fare altrettanto pur di trovare un’occupazione, o in modo indiretto, di invogliare gli italiani stessi a spostarsi altrove. Infine, vi è chi si dice perfettamente in sintonia con l’immigrazione secondo questi, il fatto che molti migranti giunsero, sono giunti e giungeranno in Italia è un fatto che deve accadere in nome dell’accoglienza e della solidarietà.
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Le bugie dei radicali e altri sull'invasione dei clandestini

Messaggioda Berto » ven feb 17, 2017 9:03 pm

Il paese calabro dei parassiti che vivono alle nostre spalle con i finanziamenti/contributi statali ed europei

Mimmo Lucano, nella Top 50 di Fortune il sindaco che ha rilanciato Riace grazie agli immigrati. Ed è l’unico italiano

Il politico calabrese nella classifica dei "potenti", insieme a Bergoglio, Merkel, Bono degli U2... Il suo merito? Aver trasformato l'emergenza sbarchi in una risorsa per rivitalizzare il paese dei Bronzi. Seimila gli stranieri ospitati, che hanno aperto attività e sono rimasti. La videointervista a ilfattoquotidiano.it
di Lucio Musolino | 30 marzo 2016

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03 ... no/2591194

Lui la chiama “l’utopia della normalità”. Iniziata nel 1998 con il primo sbarco di curdi a Riace e piano piano diventata realtà, è proprio quell’utopia che oggi ha consentito al sindaco Mimmo Lucano di vedere il suo nome al quarantesimo posto della classifica di “Fortune” dei 50 leader più influenti del mondo, insieme a papa Bergoglio, Angela Merkel, Aung San Suu Kyi, Bono degli U2.
Un riconoscimento per il suo impegno nel campo dell’immigrazione. Da quando è sindaco Lucano, infatti, il Comune di Riace ha dato ospitalità a oltre seimila immigrati che hanno ripopolato il piccolo paesino della Locride.
Molti di loro non se ne sono più andati e hanno avviato anche una serie di attività artigianali e imprenditoriali. Mimmo Lucano è l’unico italiano nella Top 50: nessun altro politico, nessun presidente del consiglio, nessun presidente di Regione, nessun uomo di Stato o grande imprenditore. Solo un sindaco di una piccola cittadina calabrese, arroccata ai piedi dell’Aspromonte, con meno di duemila abitanti di cui quasi la metà sono migranti. Ma anche un sindaco “solo” a cui (a parte la Boldrini e l’ex governatore Loiero) nessuno ha sentito il dovere di dire “bravo” o semplicemente “grazie”. In una terra dove contano più le parole non dette, il silenzio della classe dirigente, del mondo politico rende ancora più merito al lavoro di Mimmo Lucano.

“Non ho inseguito questa classifica”. Mimmo Lucano tiene a precisare che non ne sapeva nulla fino a pochi giorni fa. Il politichese è una lingua che il sindaco di Riace non è mai riuscito a parlare e proprio per questo oggi prova un po’ di imbarazzo: “Non faccio queste cose per una carriera politica. Mi sento di appartenere agli ultimi e non ai primi. Mi dà un certo disagio la storia americana di questa classifica. Tuttavia sono contento nell’animo perché mi dà la sensazione che quello che stiamo facendo ha trasmesso il messaggio di umanità di un luogo nonostante le sue precarietà economiche e sociali e i condizionamenti della criminalità organizzata. Mi sento di condividere questo riconoscimento con tantissime persone che sono passati da qui come il vescovo Bregantini”. E ancora: “Mi auguro – ha ribadito il primo cittadino – che questa gratificazione possa rappresentare una svolta positiva anche per Riace e per tutta la Calabria, dando la possibilità anche agli ‘ultimi’, che noi ci ostiniamo a voler rappresentare, di vedere riconosciute le loro istanze”.

La sua storia e il suo impegno li racconta lui stesso in un’intervista del giugno 2015 che in occasione del riconoscimento ilfattoquotidiano.it pubblica con brani inediti.

La prima a sottolineare l’importanza di questo riconoscimento è stata Laura Boldrini, legata a Lucano da un antico rapporto che risale ai tempi in cui la presidente della Camera era portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati. “Soddisfazione – ha scritto su Twitter la presidente Boldrini – per Mimmo Lucano, Sindaco Riace, precursore accoglienza e inclusione”. Ai tempi di Agazio Loiero, ex governatore della Calabria, Riace è stata protagonista del cortometraggio “Il Volo” di Wim Wenders che raccontava in modo particolarmente suggestivo una storia di immigrazione.

“Il riconoscimento tributato dalla rivista ‘Fortune’ a Mimmo Lucano – ha dichiarato Loiero all’Ansa – è una notizia che dovrebbe inorgoglire i calabresi. Certo, quell’aggettivo potente, ai giorni nostri in genere fa riferimento a un certo tipo di potere. In Calabria, invece, può significare altro: soprattutto la capacità di accogliere chi viene da lontano povero, malnutrito e soprattutto inatteso. In tale attitudine, che eredita dalle nostre antichissime radici, Mimmo Lucano è veramente potente”.


A Domenico Lucano il premio Dresda per la pace 2017 cultura e società, Dalla Locride, migrazioni 8 febbraio 2017
Notizia tratta da: http://ciavula.it/2017/02/riacelucano/
http://ciavula.it/2017/02/riacelucano

Sarà consegnato il 12 febbraio prossimo, presso il Teatro Dresden Semperoper della città tedesca, a Domenico Lucano, sindaco di Riace, il Premio internazionale Dresda per la pace per aver realizzato il paese dell’accoglienza, progetto unico di convivenza tra italiani e rifugiati. Da 18 anni qui i migranti vengono sistemati in gran numero e hanno casa, occupazione e formazione linguistica integrandosi nella vita del villaggio. Dei 1800 abitanti attuali di Riace, 550 sono rifugiati. La scorsa primavera Domenico Lucano è stato scelto dalla rivista americana Fortune come uno dei 50 più grandi leader del mondo al fianco di personaggi come il Papa e Angela Merkel. Su richiesta di Papa Francesco, Lucano ha partecipato insieme ai sindaci europei all’incontro indetto dalla Pontificia Accademia nel mese di dicembre a Roma per affrontare la questione dei profughi. 11soc1-sindaco-lucano-domenico-fg Nel frattempo, da tutto il mondo arrivano i visitatori ad osservare il modello Riace. Questa la motivazione del premio a Domenico Lucano redatta da Günter Blobel, premio Nobel e co-fondatore del Premio di Dresda: «È raro che il sindaco di un piccolissimo paese lontano delle grandi metropoli del mondo metta in imbarazzo i dirigenti di nazioni più forti. Domenico Lucano l’ha fatto, definendo come unico criterio per l’accoglienza dei rifugiati la compassione per il prossimo. «Domenico Lucano ha fatto questo, rendendo l’umanità l’unico metro nel trattare con i rifugiati. Mentre altrove vengono costruite recinzioni e si mercanteggiano quote di ammissione, Riace da 18 anni accoglie a braccia aperte le persone fuggite da guerra e povertà, salvando con sguardo reciproco i cittadini migranti e il piccolo villaggio calabrese che è stato a rischio di estinzione. «Così si realizza in Calabria quello che Domenico Lucano chiama l’utopia della normalità. In un mondo dove sempre più numerose sono le persone costrette a lasciare le loro case, non abbiamo bisogno di paura del diverso, non più odio ma più coraggio, molte più Riace e molte più persone come Domenico Lucano». Il Premio Dresda, del valore 10.000 Euro è sponsorizzato dalla Fondazione Klaus Tschira. La Laudatio sul vincitore del premio sarà tenuta da Martin Roth durante la cerimonia che si terrà al teatro dell’opera Semperoper di Dresda, moderata dall’ex ministro federale dell’interno, Gerhart Baum. lucano riace Prevista l’esibizione della cantante Etta Scollo, celebrata dai critici come la Voce della Sicilia, che presenterà anche proprie canzoni sul tema dei profughi e la proiezione del film di Wim Wenders Il volo, dedicato a Riace e al modello calabrese dell’accoglienza dei rifugiati. Dopo le riprese del film nel 2010, Wim Wenders disse: «La vera utopia non è la caduta del Muro, ma quello che sono riusciti a fare in Calabria, a Riace».


Si pensi a come la raccontano questi criminali manipolatori della realtà: i nativi calabresi emigrano perché non c'è lavoro; così in questo paese si accolgono i clandestini con i nostri soldi (italiani ed europei) e si fa passare l'accoglienza dei clandestini con un'attività economica che genera ricchezza, nascondendo che la ricchezza arriva dai finanziamenti e dalle contribuzioni pubbliche che ci vengono tolte dalle nostre tasche con il fisco.


??? Altra menzogna ???

Il welfare buono dei migranti, che al Sud crea ricchezza e lavoro
A Sant’Alessio in Aspromonte, 357 abitanti, il progetto Sprar per i rifugiati è diventato un modello che anche all’estero vogliono replicare. “C’è un aspetto umanitario, ma c’è anche una ricaduta economica e occupazionale per il territorio”, assicura il sindaco
di Lidia Baratta
5 Novembre Nov 2016

http://www.linkiesta.it/it/article/2016 ... voro/32288

Trecentocinquantasette abitanti. Più 35 rifugiati. Fanno una popolazione di 392 persone. Nel comune di Sant’Alessio in Aspromonte, a mezzora di macchina da Reggio Calabria, hanno creato un modello di accoglienza per richiedenti asilo che ora anche all’estero vogliono replicare. Il sindaco Stefano Calabrò è appena tornato dal Portogallo, dove ha spiegato ai politici locali come si fa ad accogliere un gruppo di migranti in un piccolo centro come il suo, senza provocare barricate e malumori. Con ricadute positive su un territorio altrimenti a rischio spopolamento. «È un welfare a due facce: per la gente del luogo e per i migranti che vengono accolti», dice Calabrò. «C’è un aspetto umanitario che è prioritario, ma non si deve nascondere che esiste anche un ritorno economico per la comunità. Il segreto è comprendere quello che vogliono gli uni e gli altri». E alla fine la solidarietà ripaga. Letteralmente.

Dal 2013 il piccolo comune calabrese fa parte del Sistema di protezione per richiedenti asilo, meglio conosciuto come Sprar. È l’accoglienza programmata (non quella straordinaria), quella che rispetta alti standard qualitativi, sulla quale il governo vuole puntare. Il comune partecipa al bando indetto dal ministero dell’Interno e dà avvio a un progetto per la sistemazione e l’integrazione dei migranti. Da quest’anno, poi, i progetti avviati a Sant’Alessio sono due: quello “ordinario”, e quello per le categorie più vulnerabili.

Ad oggi, su 35 posti disponibili, nel paesino si trovano 16 richiedenti asilo. Alcuni sono usciti dal sistema Sprar per raggiungere i familiari in altri Paesi europei, altri stanno per arrivare. La maggior parte viene dall’Africa subsahariana, ma c’è anche una famiglia di curdi iracheni. Non è la prima volta che in paese hanno a che fare con l’immigrazione: dagli anni Novanta in poi nel comune si sono stabilite famiglie di romeni e magrebini, ormai perfettamente integrate.

«Da qui abbiamo capito che si poteva lavorare anche con l’accoglienza dei rifugiati», dice Luigi De Filippis, medico e responsabile dell’equipe Sprar di Sant’Alessio. Prima dell’arrivo dei rifugiati, la popolazione è stata informata. E De Filippis, che è medico reumatologo, in occasione della giornata dell’osteoporosi ha effettuato visite specialistiche incontrando gli anziani del paese, cioè la maggioranza della popolazione. «Abbiamo spiegato», racconta, «che è un progetto con un aspetto umano, ma che poteva avere una ricaduta economica e occupazionale importante sul territorio».

«È un welfare a due facce: per la gente del luogo e per i migranti che vengono accolti», dice Calabrò. «C’è un aspetto umanitario che è prioritario, ma non si deve nascondere che esiste anche un ritorno economico per la comunità. Il segreto è comprendere quello che vogliono gli uni e gli altri»

Dei 40/60 euro a persona al giorno che arrivano per la gestione del progetto Sprar, 2,50 euro vanno ai migranti per il pocket giornaliero, il resto rimane in paese. Creando un indotto positivo. «Le figure necessarie alla gestione del progetto vengono cercate tra le competenze sul territorio», spiega il sindaco. «Grazie allo Sprar, sei giovani del paese che altrimenti sarebbero andati via invece sono rimasti». L’equipe è composta da un medico, un infermiere, un operatore legale, un mediatore linguistico, un insegnante di italiano, uno psicologo e un assistente sociale. «Tutti giovani professionisti laureati che non avrebbero trovato lavoro qui», dice il primo cittadino. «Aiutando i rifugiati abbiamo evitato anche nuova emigrazione dalla Calabria».

Non solo. Il comune ha pubblicato un avviso pubblico per cercare immobili adatti ospitare i migranti. «In questo modo abbiamo stipulato otto contratti di affitto e riaperto case che altrimenti sarebbero rimaste vuote», racconta il sindaco. «Questo ha un ritorno economico per i proprietari, ma anche per il Comune, perché significa Tari, Tasi e altre tasse in più che entrano nelle casse pubbliche. E vedere qualche luce in più accendersi alla sera è anche un conforto per chi abita in paese». Appartamenti, quindi, e non centri di accoglienza isolati come spesso accade. «Questo», dice il sindaco, «è una scelta per dare maggiore autonomia a queste persone. L’obiettivo è formare cittadini, non solo dare assistenza».

I rifugiati ricevono quattro euro al giorno per fare la spesa, cinquanta euro a bimestre per il vestiario. Devono prendersi cura delle abitazioni che occupano, frequentano le scuole e i corsi di italiano. Le botteghe, gli alimentari, le farmacie del paese e dei comuni limitrofi guadagnano nuovi clienti. E l’arrivo dei migranti con i figli per prima cosa ha evitato la chiusura della scuola del paese. Il comune, poi, ha messo a disposizione pure un bus e un autista per accompagnare i rifugiati nelle scuole di Reggio Calabria. E alcuni dei ragazzi quest’anno hanno conseguito la licenza media.

«Grazie all’avvio del progetto, sei giovani del paese che altrimenti sarebbero andati via invece sono rimasti», spiega il sindaco. Tutti giovani professionisti laureati che non avrebbero trovato lavoro sul territorio. Aiutando i rifugiati abbiamo evitato anche nuova emigrazione dalla Calabria»

Sant’Alessio è stato premiato dall’Anci tra i dieci comuni con il migliore progetto Sprar. E Calabrò, dal suo piccolo centro di meno di 400 anime, è nell’elenco dei cento sindaci più influenti d’Europa. I rifugiati raccontavano alle proprie ambasciate quello che accadeva nel paesino dell’Aspromonte. E l’esempio di Sant’Alessio è diventato noto anche all’estero. Tanto che circa il 20% di chi passa da qui decide di non andare via allo scadere dei sei mesi del progetto, ma di restare.

La domanda che a questo punto molti si pongono è: cosa farà mai un rifugiato nella Calabria profonda, sempre più depressa e senza lavoro? «Ci vogliono piccoli sani egoismi perché le cose funzionino», risponde De Filippis. «È come incrociare domanda e offerta. Sviluppiamo un piano individuale per ciascun rifugiato che arriva qui, incrociandolo con le richieste del territorio ed evitando lo sfruttamento della manodopera immigrata».

Uno strumento che si è rivelato utile sono i tirocini formativi nelle imprese della provincia, che molto spesso si sono trasformati in vere e proprie assunzioni. È successo a un rifugiato pakistano, assunto da un falegname reggino, che a suo tempo è stato emigrato in Svizzera. Un altro, invece, dopo un tirocinio in una cooperativa che si occupa della gestione del verde urbano, ha contribuito a sua volta a fondarne un’altra. E un perito informatico egiziano si è rivelato una risorsa per tutto il paese.

«Queste persone diventano così un vantaggio per tutti», dice De Filippis. I rifugiati sono parte della comunità. Sono scesi in strada per la sagra del paese, hanno festeggiato in piazza il Capodanno, e hanno partecipato alla cena solidale per i terremotati. E alla cooperativa che gestisce il progetto, la Coopisa, il sindaco ha dedicato anche un ufficio nel palazzo del municipio. «Per far capire alla comunità che si lavora in simbiosi con il comune», dice Calabrò. «Non è semplicemente la cooperativa a cui è stato dato in gestione il servizio. È una precisa scelta politica».

Sant’Alessio ha fatto da apripista nella valle del Gallico. Ora anche altri comuni limitrofi hanno partecipato al bando Sprar. E da diverse parti della regione chiedono spiegazioni su come funziona il modello Sant’Alessio per replicarlo. «Progetti come questo funzionano bene nei piccoli comuni come il nostro che rischiano di spopolarsi. Certo non è la panacea a tutti i mali, ma in questo momento è la soluzione principale», dice il sindaco. «Grazie allo Sprar qualche coppia giovane ha trovato lavoro qui ed è rimasta, i bambini popolano le scuole, e i commercianti tengono aperte le botteghe». L’accoglienza, quella fatta bene, alla fine ripaga. E l’aiuto è reciproco.

I rifugiati ricevono quattro euro al giorno per fare la spesa, cinquanta euro a bimestre per il vestiario. Devono prendersi cura delle abitazioni che occupano, frequentano le scuole e i corsi di italiano. Le botteghe, gli alimentari, le farmacie del paese e dei comuni limitrofi guadagnano nuovi clienti. E l’arrivo dei migranti per prima cosa ha evitato la chiusura della scuola
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Messaggioda Berto » ven feb 17, 2017 9:21 pm

Per salvare la popolazione italiana servono 18 milioni di immigrati

17 Febbraio 2017
Nei prossimi 50 anni gli arrivi dall'estero saranno l' antidoto al declino demografico, ma intanto l'immigrazione già regala all'Italia 2,2 miliardi di euro l'anno. Le riflessioni del rapporto Ocse Idos presentato a Roma

http://www.stranieriinitalia.it/attuali ... grati.html

Roma - 17 febbraio 2017 - L'immigrazione cresce e continuerà a farlo e i problemi non devono far perdere di vista i vantaggi. Da quelli strettamente demografici a una realtà lavorativa dipendente e autonoma in grado di favorire i rapporti con i Paesi di origine, passando per una dimensione multiculturale e multireligiosa che di per sé avvalora le ragioni della convivenza.

Temi affrontati stamattina a Roma nel corso della presentazione a Roma del rapporto OCSE curato da Idos su "Il fenomeno dell’immigrazione in Italia e le sue implicazioni internazionali". Questa è una scheda di sintesi,con sette riflessioni tratte dal volume.

Jonathan Chaloff dell’OCSE ha posto in evidenza che nel 2016 sono emigrati nei Paesi aderenti all'organizzazione, per risiedervi stabilmente, 4 milioni e 800 mila persone, un livello superiore a quello rilevato negli anni precedenti la grande crisi del 2008. Se mai ve ne fosse ancora bisogno, questo aumento sottolinea come le migrazioni costituiscano uno dei segni più caratteristici del mondo globalizzato, secondo le previsioni destinato a perdurare.

In uno scenario così delineato Ugo Melchionda, presidente di IDOS, ha inserito le riflessioni sull’Italia, da considerare uno degli esempi più significativi del rapporto tra globalizzazione e migrazioni per diversi motivi.

Il deficit demografico italiano è elevato, con una continua diminuzione degli italiani (nel 2015, tra gli italiani, le morti sono prevalse sulle nascite di 228.000 unità), mentre gli stranieri aumentano per nascite sul posto (72.000) e arrivi dall’estero (250.000). I nuovi arrivi sono avvenuti in prevalenza per motivi familiari e umanitari e meno per motivi di lavoro.

Dall’inizio del secolo i cittadini stranieri sono cresciuti di oltre 3,5 milioni e lo faranno ancora: l’Istat ha previsto, tra il 2011 e il 2065, 18 milioni di ingressi dall’estero per mantenere inalterato il livello della popolazione a fronte del declino degli italiani, stranieri che arriveranno a incidere per un terzo sulla popolazione totale (attualmente l’incidenza è dell’8,3%).

Le ragioni demografiche si intrecciano con quelle lavorative, anche se il dinamismo risulta rallentato. I lavoratori stranieri occupati sono diventati 2.350.000, aumentati di 65.000 unità nel corso di un anno ma non in misura tale da ridimensionare sostanzialmente la massa dei disoccupati stranieri (450.000).

I cittadini non comunitari sono diventati per lo più lungo soggiornanti (62,5%), senza essere più costretti a lasciare l’Italia in caso di perdita del posto di lavoro. Ma non si tratta di una massa di assistiti, tenuto conto che è maggiore l’apporto che essi assicurano al sistema fiscale italiano rispetto alle spese pubbliche sostenute a loro favore: il bilancio è di 2,2 miliardi a favore dell’Italia.

Peraltro, diventa sempre più difficile una rigida suddivisione tra italiani e stranieri e sarebbe più corretto parlare di residenti di origine straniera. Si stima, infatti, che i cittadini italiani di origine straniera siano già oltre 1 milione e 150mila, dei quali 178.000 diventati tali nel 2015.

Un altro aspetto fortemente legato alla globalizzazione è la provenienza dai più diversi Paesi del mondo (più di quanto avvenga in altri Paesi europei), con un protagonismo differenziato sia nel mercato occupazionale (dove i romeni sono la prima collettività) sia nell’ambito delle 550.000 imprese a gestione immigrata, dove la prima collettività è quella marocchina e la seconda è quella cinese, mentre i romeni sono solo terzi.

Nel 2015, in ambito OCSE, sono stati 1 milione e 650mila i richiedenti asilo. Anche l’Italia è stata fortemente caratterizzata da questi flussi. Tra i 153.000 sbarcati sulle sue coste, spesso salvati dall’intervento delle navi italiane e di quelle comunitarie dell’Agenzia del Frontex, sono stati in 83.540 a presentare domanda d’asilo. Tra i cittadini presenti in Italia in provenienza da Mali, Gambia, Somalia, Nigeria, Costa d’Avorio, Ghana e Burkina Faso, la maggior parte lo è per ragioni di protezione umanitaria.

A presiedere l’incontro sono stati il giornalista tedesco Tobias Piller, presidente dell’Associazione Stampa Estera, e a coordinare i lavori il giornalista pakistano Ejaz Ahmad, quasi a rappresentare visivamente, sottolineano i curatori, che la globalizzazione del fenomeno migratorio unisce l’Europa agli altri continenti.
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Le bugie dei radicali e altri sull'invasione dei clandestini

Messaggioda Berto » lun mar 06, 2017 9:14 pm

D'Alema: "abbiamo bisogno di almeno 30 milioni di immigrati"
14 feb 2015
https://www.youtube.com/watch?v=rmA4u4lTPyw
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Messaggioda Berto » lun mar 06, 2017 9:14 pm

Ła sołedaretà come łebertà e no come s-ciavetù
viewtopic.php?f=132&t=752


GLI STATALISTI FANNO I “BUONI SAMARITANI” SOLO COI SOLDI DEGLI ALTRI
di MATTEO CORSINI

http://www.miglioverde.eu/gli-statalist ... egli-altri

“Potrei ricorrere alla difesa dell’immigrazione dicendo che abbiamo bisogno degli immigrati per pagare le pensioni dei nostri figli. Ma, di fronte alle immagini di coloro che fuggono la guerra e la morte, preferisco appellarmi alla buona e vecchia solidarietà del Buon Samaritano. Lei dice: deve essere un fatto spontaneo e del tutto privatistico. Non sono d’accordo. Come penso, del pari, che quando Papa Francesco si augura che ogni parrocchia accolga un rifugiato, dice cosa nobile e giusta, ma che rimane al livello privatistico. Quando il numero di rifugiati tocca i milioni, c’è bisogno di creare lavoro e dare accesso ai servizi pubblici. L’approccio non può più essere spontaneo, ma deve coinvolgere lo Stato e i fondi pubblici; che un giorno saranno rimpolpati – è già successo – dai contributi e dalle tasse pagate dagli immigrati”. Rispondendo a un lettore in merito al tema dell’immigrazione, Fabrizio Galimberti ha usato le argomentazioni che ho riportato per difendere l’apertura delle frontiere. Non condivido praticamente nulla di quello che sostiene.

In primo luogo, difendere l’immigrazione sostenendo che saranno gli immigrati a pagare le pensioni dei nostri figli è semplicemente una ipotesi di dubbio fondamento. Non è affatto detto che costoro saranno disposti a mantenere un welfare state come quello in essere, se si troveranno a essere contributori netti. Oggi è lecito dubitare che lo siano, per lo meno in quelle famiglie con un solo lavoratore che ha moglie e diversi figli piccoli a carico. In questi casi gli immigrati sono beneficiari netti del welfare state, anche se un componente della famiglia paga tasse e contributi.
Galimberti afferma che “è già successo” che i contributi e le tasse pagate dagli immigrati abbiano “rimpolpato” le casse pubbliche. Senza specificare quando e in che misura. Dubito che potrebbe specificarlo. Quanto alla questione del Buon Samaritano, la penso come il lettore a cui è destinata la risposta di Galimberti: la solidarietà deve essere spontanea e privata. Chiunque può invitare gli altri a essere solidali, ma invocare l’intervento dello Stato per forzare la solidarietà mediante il fisco è la negazione della vera solidarietà, oltre a una violazione del diritto di proprietà di chi è costretto a pagare il conto.
In un contesto nel quale vigesse la proprietà privata o le comunità fossero costituite in modo volontario, ogni persona potrebbe avere accesso a una proprietà solo con il consenso o l’invito del proprietario. E, una volta entrato nella proprietà di una o più persone, l’ospite non avrebbe alcun diritto se non quello a non essere aggredito.
In un contesto dominato dallo Stato, al contrario, i flussi migratori finiscono per essere ingestibili o mal gestiti, non da ultimo per via dello stato sociale. Non dubito che molti immigrati fuggano da situazioni di guerra e persecuzione, ma è innegabile che queste persone scelgano come destinazione non già i Paesi più vicini dove verrebbe rispettata la loro libertà, bensì quelli dove il welfare state è più generoso. Rispondere con il buonsamaritanismo statale può forse fare presa sui buonisti in servizio permanente, ma, oltre a comprimere la proprietà di chi è costretto a pagare il conto, rischia di scassare ulteriormente dei bilanci pubblici già parecchio malridotti.
Non si tratta di essere cinici o cattivi, ma di essere realisti. E di non sacrificare ulteriormente sull’altare dei buoni sentimenti il diritto di proprietà di chi questo disastrato welfare state già lo mantiene da tempo.
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