Accoglienza imposta è un crimine contro l'umanità

Re: Accoglienza imposta è un crimine contro l'umanità

Messaggioda Berto » dom lug 22, 2018 7:47 am

«Migranti, non basta dire aiutiamoli a casa loro»
Il vescovo di Vicenza, Beniamino Pizziol
19.07.2018

http://m.ilgiornaledivicenza.it/territo ... refresh_ce

VICENZA. È «una grave colpa da parte dei governanti dei paesi più ricchi e anche da parte di ciascuno di noi, ignorare queste situazioni di assoluto disagio e voltare la faccia da un’altra parte. Non è sufficiente dire "aiutiamoli a casa loro". Bisogna avviare concretamente ed efficacemente delle iniziative a livello di politica economica mondiale, di solidarietà tra le nazioni, di formazione etica e sociale che aiutino le singole persone e la coscienza collettiva a ritrovare la passione per il bene e per la giustizia, allargando il proprio sguardo e il proprio raggio d’azione dal luogo in cui si vive fino ad abbracciare il mondo intero, "casa comune" e sempre più "villaggio globale"». Lo sottolinea il vescovo di Vicenza, mons. Beniamino Pizziol, in un messaggio alla sua diocesi.

«Già a partire dal nostro particolare Comune, dal nostro Paese, dalla nostra comunità e dalla nostra famiglia siamo chiamati sempre più e sempre meglio ad aprirci a quella dimensione di mondialità e di solidarietà che ci fa sentire prossimo e vicino il problema della persona lontana, ancorché sconosciuta», dice il vescovo invitando «ogni cristiano, ogni uomo e donna di buona volontà a praticare una qualche forma di volontariato, mettendosi a disposizione della Caritas diocesana e parrocchiale, o di altre associazioni, individuando piccole strutture di accoglienza».




Forza Nuova risponde al Vescovo Pizziol.
https://www.facebook.com/andrea.visenti ... 8380486520

Vicenza – Dopo le farneticanti dichiarazioni del Vescovo Beniamino Pizziol, che in un messaggio alla sua diocesi asserisce come non sia sufficiente affermare che i migranti vadano aiutati a casa loro, ma che ogni cristiano, ogni uomo e donna di buona volontà dovrebbe praticare una qualche forma di volontariato, mettendosi a disposizione della Caritas diocesana e parrocchiale, o di altre associazioni, individuando piccole strutture di accoglienza.
“Speriamo si tratti semplicemente di un colpo di sole – afferma il coordinatore regionale Veneto di Forza Nuova, Andrea Visentin – Più che le parole di un Vescovo cattolico sembra un appello di una Ong o di una delle tante cooperative che sulle spalle di queste persone continuano a lucrare alimentando un business legato a questa moderna tratta degli schiavi”.
“Siamo sempre più convinti che esista una connivenza tra questa chiesa (la C minuscola non è una dimenticanza) e coloro che stanno alimentando questa invasione controllata e voluta”.
“Forza Nuova continuerà ad essere al fianco dei fratelli italiani, cercando di contrastare in tutti i modi questo fenomeno ormai scappato di mano anche a coloro che lo hanno indotto e agevolato – conclude Visentin – e continuerà ad attaccare e ostacolare tutti coloro che si renderanno complici di tutto ciò: fossero anche la Caritas e questa Chiesa”.
Ufficio Stampa Forza Nuova Vicenza
vicenza@forzanuova.info


Gino Quarelo
No grazie! No alla schiavitù della solidarietà forzata, tanto meno a quella fanatica dei cristiani esaltati. No al dominio politico della Caritas con il pretesto della solidarietà cristiana. Nessun riconoscimento di superiorità morale e civile a questi "cristiani" e a questi preti.

Alberto Pento
Questa idea di aiutarli a casa loro è un'idea razzista che presuppone la nostra superiorità e implica la loro inferiorità. Noi non dobbiamo affatto aiutarli, debbono arrangiarsi e se ci chiedono consulenza su qualche materia dove noi siamo più esperti, possiamo dargliela a pagamento. Poi questi africani non hanno alcun diritto a entrare nel nostro paese senza prima chiederci il permesso e noi non abbiamo alcun dovere di darglielo in nessun caso.
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Re: Accoglienza imposta è un crimine contro l'umanità

Messaggioda Berto » lun apr 15, 2019 7:45 am

La proposta di Trump, "i migranti mandiamoli nelle città di sinistra"
Mondo, 13 aprile 2019

https://www.mattinonline.ch/it/article/ ... O7FrYOLqRM

Secondo quanto riportato dal Washington Post, l’amministrazione Trump avrebbero provato a “scaricare” i migranti nelle cosiddette “città santuario”, città guidate da esponenti democratici o di sinistra che si rifiutano di applicare la legge federale e espellere i clandestini presenti sul proprio territorio.

La Casa Bianca e il Dipartimento per la sicurezza interna hanno poi negato che la proposta fosse ancora sul tavolo ma rispolverare l'idea, tuttavia, ci ha pensato nelle scorse ore il presidente Donald Trump. “A causa del fatto che i democratici non sono disposti a cambiare le nostre pericolose leggi sull’immigrazione ” ha scritto il Presidente americano in un tweet “stiamo seriamente pensando al collocamento degli immigrati clandestini” nelle città santuario. “La sinistra radicale sembra sempre avere una politica di Open borders, Open arms – quindi questo dovrebbe renderli molto felice!”.

Difficilmente la proposta di Trump troverà un'applicazione concreta, ma solo il parlarne probabilmente serve a spostare il discorso sull'ipocrisia della sinistra, contraria a qualsiasi legge che inasprisca le condizioni per immigrare negli USA. D’altro canto, se i democratici sostengono di essere sempre così “accoglienti” e contro le frontiere, perché dovrebbero opporsi all’arrivo di qualche immigrato privo di documenti? Di

conseguenza, la sinistra americana non può criticare più di quel tanto la proposta di Trump – altrimenti darebbero l'impressione di non volere i clandestini a cui a parole vogliono difendere – nè possono entrare nel merito perchè se effettivamente i migranti fossero tutti inviati nelle città-santuario, quasi tutti bastioni dei democratici, il collasso sarebbe inevitabile.

Negli USA ci sono circa 200 le “città-santuario”, una trentina quelle più grandi, che, dal loro gran rifiuto nel 1996 alla Legge sull’immigrazione dell’Amministrazione democratica di Bill Clinton sull’aumento delle espulsioni, tengono orgogliosamente aperte le porte agli stranieri irregolari sul territorio. Tra le città più importanti troviamo New York, San Francisco, Chicago, Seattle, ma anche Detroit, Dallas e Tampa.

In queste realtà, gli immigrati clandestini non vengono segnalati alle autorità. In prima fila nella difesa dei migranti irregolari c’è il sindaco di New York, il democratico Bill de Blasio, che all’indomani dell’elezione di Donald Trump ha dichiarato: “Non daremo al Dipartimento del governo le liste degli irregolari di New York. Non deporteremo coloro che rispettano la legge”e, soprattutto, “non separeremo le famiglie”. Ora Trump è pronto a mettere alla prova “accoglienti” e Open borders.
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Re: Accoglienza imposta è un crimine contro l'umanità

Messaggioda Berto » ven mag 17, 2019 3:28 am

La Corte Ue vieta il rimpatrio anche se il rifugiato delinque
Chiara Sarra - Mar, 14/05/2019

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 94307.html

La Corte Ue vieta il rimpatrio di ex rifugiati che arrivano da Paesi dove rischiano torture o la vita stessa: "Nemmeno la questione sicurezza cancella i diritti"

No al rimpatrio nemmeno per questioni di sicurezza se nel Paese di origine rischia la tortura o la vita.

Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue che ha fissato una serie di paletti per la revoca o il rifiuto del riconoscimento dello status di rifugiato in uno stato membro.

Secondo i giudici di Lussemburgo, la decisione di revocare o rifiutare lo status di rifugiato non permette quindi di togliere tale status - né i diritti che derivano dalla Convenzione di Ginevra - o di rimpatriare l'extracomunitario se ci sono "fondati timori" che sia perseguitata nel suo paese di origine. Prevalgono, quindi, i fondamenti della Carta dei diritti fondamentali dell'Ue che vieta il respingimento in un Paese dove la sua vita o la sua libertà possano essere minacciate e dove siano in vigore la tortura e le pene e i trattamenti inumani o degradanti. La Corte Ue in sostanza ha stabilito che il diritto dell'Unione riconosce ai rifugiati interessati una protezione internazionale più ampia di quella assicurata dalla Convenzione di Ginevra.

La sentenza riguarda il caso di tre migranti (un ivoriano, un congolese e un ceceno) che in Belgio e in Repubblica Ceca si sono visti revocare o negare lo status di rifugiato perché considerate una minaccia per la sicurezza o perché condannate per un reato particolarmente grave.

"Ecco perché è importante cambiare questa Europa con il voto alla Lega del 26 maggio", ha commentato Matteo Salvini, "Comunque io non cambio idea e non cambio la Legge: i 'richiedenti asilo' che violentano, rubano e spacciano, tornano tutti a casa loro. E nel decreto Sicurezza Bis norme ancora più severe contro scafisti e trafficanti”.



L'Ue soccorre i rifugiati: "No al rimpatrio anche se delinquono"
Gian Micalessin - Mer, 15/05/2019

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 94634.html

L'asilo non decade se lo straniero rischia la vita in patria. Salvini: a casa chi spaccia o ruba

La sicurezza dei richiedenti asilo vale più di quella dei cittadini europei e italiani.

E per garantirla dobbiamo rassegnarci ad accollarci ladri, assassini e terroristi, evitando di rimandarli a casa se questo mette a rischio la loro incolumità. È il nuovo paradosso europeo. Un paradosso impostoci dalla Corte di Giustizia Ue del Lussemburgo che rende praticamente inapplicabili le norme di quel decreto sicurezza, voluto da Matteo Salvini, che prevede proprio la revoca di qualsiasi forma di protezione internazionale nel caso di condanna definitiva per i reati di violenza sessuale, spaccio di droga, rapina ed estorsione.

Il nuovo caso di autolesionismo europeo nasce dalle istanze di un cittadino ivoriano, di uno congolese e di un ceceno. I tre si erano visti revocare o negare lo status di rifugiato in Belgio e Repubblica Ceca sia perché considerati una minaccia alla sicurezza, sia perché condannati per reati particolarmente gravi per la comunità dello Stato membro ospitante. Ma i magistrati della Corte Europea del Lussemburgo hanno ritenuto che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea sia stata redatta nel rispetto della Convenzione di Ginevra e ne vadano quindi rispettati i principi anche nel caso di reati commessi da chi gode della protezione internazionale. «La revoca e il rifiuto del riconoscimento dello status di rifugiato spiega la Corte in una nota relativa alla sentenza - non producono l'effetto di privare una persona che abbia fondato timore di essere perseguitata nel suo Paese di origine, né dello status di rifugiato, né dei diritti che la Convenzione di Ginevra ricollega a tale status».

Nell'illustrare la sentenza la nota precisa che «lo status di rifugiato è definito dalla direttiva come il riconoscimento, da parte di uno Stato membro, dello status di rifugiato e che quest'atto di riconoscimento ha natura meramente ricognitiva e non costitutiva di tale qualità», quindi «la revoca dello status di rifugiato o il diniego del riconoscimento non hanno l'effetto di far perdere lo status di rifugiato a una persona che abbia un timore fondato di essere perseguitata nel suo Paese d'origine». Quindi, conclude la Corte, «una persona, avente lo status di rifugiato, deve assolutamente disporre dei diritti sanciti dalla Convenzione di Ginevra». Grazie alle nuove regole imposte dagli azzeccagarbugli europei un richiedente asilo sospettato di appartenere all'Isis dovrà soltanto sostenere di temere il patibolo e qualsiasi stato europeo, Italia compresa, se lo dovrà tenere nonostante il rischio per la propria sicurezza pubblica. Gli effetti più pericolosi rischiano di essere quelli connessi alla prevenzione del terrorismo. Negli ultimi anni l'Italia ha dato il via a centinaia di espulsioni rimandando al paese d'origine tutti i soggetti sospettati di connivenza con Al Qaida o l'Isis anche in mancanza di prove sufficienti a garantirne una condanna in Tribunale. Ora tutto questo rischia di venir messo in discussione. Il primo a insorgere contro la sentenza è stato Matteo Salvini: «Ecco perché è importante cambiare questa Europa ha dichiarato il ministro dell'Interno - comunque io non cambio idea e non cambio la legge: i richiedenti asilo che violentano, rubano e spacciano, tornano a casa loro».



Alberto Pento
La Corte UE è fatta da magistrati eletti prevalentemente sinistri, le cui sentenze demenziali producono una serie di conseguenze che ricadono sulle nostre spalle a nostro danno e a nostre spese, violando i nostri diritti umani, naturali, civili e politici. Bisogna cambiare questa Corte con magistrati che a casa nostra e nei nostri paese non violino i nostri diritti e la nostra volontà e non ci facciano del male ma che di difendano.
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Re: Accoglienza imposta è un crimine contro l'umanità

Messaggioda Berto » ven mag 17, 2019 3:28 am

Così il Tar si piega ai buonisti e non espelle più l'immigrato
Mauro Indelicato - Gio, 16/05/2019

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 95720.html

Il ghanese Paul Yaw non verrà espulso. Dopo lo sciopero della fame di Biagio Conte a Palermo il Tar decide per la sospensiva e se ne riparlerà il prossimo 11 giugno: ma sembra nascondersi un vero e proprio corto circuito

La Palermo più ricca festeggia per una sentenza che evita sicura espulsione per un povero. La Palermo più povera mastica amaro quasi rassegnata all’indifferenza oramai cronica ad essa riservata.

È questo il paradosso che si vive nel capoluogo siciliano negli ultimi giorni. La Palermo dei salotti istituzionali, delle associazioni culturali e dei movimenti anti razzisti esulta per la sospensiva decretata dal Tar sul decreto di espulsione per Paul Yaw, ghanese di 51 anni raggiunto dal provvedimento dopo aver perso il lavoro e non aver maturato i titoli per poter rinnovare il permesso di soggiorno.

Se ne parla adesso il prossimo 11 giugno, quando il caso sarà trattato in sede di camera di consiglio. Per questa parte di città, si tratta di una vittoria non tanto legale quanto di “umanità”: in particolare, c’è chi parla dell’avanzata di quella Palermo anti Salvini e contraria ai porti chiusi che da giorni prende a cuore le sorti del cittadino ghanese. Quasi una vittoria di un principio che salva la città da presunte derive “razziste”. Almeno questa è l’interpretazione offerta da coloro che sui social festeggiano la decisione del Tar, un filone di pensiero sposato in toto anche dal sindaco Leoluca Orlando e dall’arcivescovo Corrado Lorefice.

Un successo della “parte umana” dunque, ma non si sa bene contro chi. Perché in realtà a firmare il decreto di espulsione è il Prefetto di Palermo e non certo per questioni politiche o, peggio ancora, legate al razzismo. Semplicemente Paul Yaw si è visto rifiutare la domanda di rinnovo di permesso di soggiorno in quanto, secondo la legge, non sussistono più i requisiti. Il ghanese è sostanzialmente vittima dello stesso terribile elemento che colpisce per intero Palermo: la crisi economica. Manca il lavoro e chi lo perde è difficile che riesca a trovarlo. Capita a centinaia di palermitani, giovani o di mezza età, capita anche a chi vive nel capoluogo siciliano da dieci anni, come nel caso di Paul Yaw.

Il ghanese vive facendo l’idraulico all’interno dell’edificio che ospita la missione “Speranza e Carità” di Biagio Conte, ma non ha un contratto da poter esibire o un impiego che potrebbe permettergli di rimanere in Italia. Nessun razzismo o disumanità quello delle istituzioni palermitane che applicano semplicemente la legge. Ma lo stesso Biagio Conte, missionario laico che negli anni ’90 fonda la sua missione, riesce a trasformare la vicenda in un caso mediatico che mobilita diverse associazioni. Intraprende per due settimane anche lo sciopero della fame, parla di Palermo come una città che sembra aver perso il suo spirito di accoglienza, il caso dunque oltrepassa la storia personale del cittadino ghanese e diventa quasi una questione di principio.

Non si sa se il clamore mediatico abbia o meno influito sulla decisione di sospendere il provvedimento. Fatto sta che, come detto, la notizia della sentenza fa esultare chi in questi giorni sposa la causa del missionario. E così, per qualche ragione, l’applicazione della legge da parte di prefetto e questore diventa un atto disumano e l’annullamento del provvedimento è una vittoria della “Palermo bene”.

La Palermo più povera, quella che forse meglio potrebbe capire le condizioni di Paul Yaw, che vive in situazioni di precarietà, di mancanza di lavoro e di una vita fatta di stenti tra i vicoli del centro storico e nei ghetti costruiti dalla Democrazia Cristiana negli anni del sacco edilizio, guarda quasi attonita.

Yaw forse resterà in Italia, il clamore mediatico della sua vicenda gli farà avere anche un posto da qualche parte, politici e prelati sbandiereranno la sua storia in futuro come un successo della parte sana di Palermo e del Paese intero. Per tanti altri poveri e disoccupati, che hanno la sfortuna di essere palermitani, il silenzio e l’abbandono continueranno ad essere filo conduttore delle proprie rispettive vite.
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Re: Accoglienza imposta è un crimine contro l'umanità

Messaggioda Berto » sab mag 18, 2019 8:56 pm

Lettera dell'Onu al governo: «Il decreto sicurezza bis viola i diritti umani»
Sabato 18 Maggio 2019

https://www.ilmessaggero.it/italia/lett ... 00288.html

«Abbiamo appreso che con una lettera inviata al governo Italiano da parte dell'Alto Commissariato dell' Onu per i diritto umani si condannano le direttive alle forze di polizia e alla Difesa del ministro dell'Interno Matteo Salvini per vigilare contro l'attività della nave Mare Jonio».

Lo scrive sui propri profili social Mediterranea Saving Human sostenendo che la condanna è legata al fatto che i provvedimenti «rappresentano un altro tentativo politico di criminalizzare le operazioni di ricerca e salvataggio svolte in tutti questi anni dalle organizzazioni della società civile nel Mediterraneo oltre a intensificare ulteriormente il clima di ostilità e xenofobia nei confronti dei migranti». Il governo italiano, insomma - conclude Mediterranea - sta violando i diritti umani, dicono le Nazioni Unite. Ora c'è un'unica strada percorribile per confermare le ragioni del diritto e dell'umanità: revocare le direttive del Viminale, rispettare le convenzioni internazionali. La solidarietà non può essere un reato»

Il riferimento è alla lettera di dieci pagine inviata il 15 maggio da Beatriz Balbin, capo delle procedure speciali dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i diritti umani, all'ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, rappresentante italiano all'Onu di Ginevra perché la trasmetta al ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi: gli esperti dell’Alto commissario criticano la politica sull’immigrazione di Salvini e indicano ripetute violazione dei diritti umani. La lettera è stata inviata anche all’Ue e alla Libia.

Alberto Pento
Il decreto tutela i nostri diritti umani, l'ONU invece no li viola e va denunciato, grazie Salvini.
La solidarietà forzata è un crimine, una delle peggiori forme subdole di schiavitù e viola i nostri diritti umani, civili e politici di cittadini italiani ed europei.


Accoglienza o ospitalità imposta o forzata è un crimine contro l'umanità
viewtopic.php?f=196&t=2420



I sei ultrà pro immigrazione dietro l'attacco Onu a Salvini
Andrea Indini - Mer, 22/05/2019

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... 99596.html

Professionisti dell'immigrazione, fondatori di ong e esponenti della sinistra: ecco chi sono gli autori della lettera contro il decreto Sicurezza bis

Dietro l'ultimo assalto delle Nazioni Unite all'Italia ci sono sei ultrà dell'accoglienza, professionisti dell'immigrazione che non vedono di buon occhio le politiche restrittive messe in atto da Matteo Salvini.

I loro nomi non sono noti ai più, ma hanno tutti quanti un passato impegnato a favorire le frontiere aperte e la libera circolazione delle persone da un Paese all'altro. La scorsa settimana hanno firmato una lettera che chiede al governo italiano di ritirare le direttive del Viminale sulle operazioni di salvataggio in mare e di interrompere immediatamente l'iter di approvazione del decreto Sicurezza bis.

La lettera dell'Onu, pubblicata in versione integrale sul sito della ong Mediterranea Saving Humans (leggi qui), è un attacco durissimo al governo italiano e, in modo particolare, a Salvini accusato, senza troppi giri di parole di mettere "a rischio i loro diritti umani, inclusi i richiedenti asilo", di fomentare "il clima di ostilità e xenofobia" e di violare "le convenzioni internazionali". Le undici pagine sono state inviate dal capo delle Special Procedures dell'Alto Commissariato per i Diritti Umani, Beatriz Balbin, all'ambasciatore italiano alle Nazioni Unite, Gian Lorenzo Cornado, affinché la trasmetta al ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. L'obiettivo è fare pressioni sull'esecutivo proprio metre questo sta limando il decreto Sicurezza bis che introduce sanzioni e confisca per le imbarcazioni che per salvare gli immigrati violano i divieti imposti dal nostro Paese (leggi qui la bozza). "È stato ampiamente documentato in diversi report dell'Onu che i migranti in Libia sono soggetti ad abusi, torture, omicidi e stupri - scrive l'Alto Commissariato - quindi la Libia non può essere considerata un place of safety (porto sicuro, ndr) per lo sbarco".

Quella inviata dall'Onu lo scorso 15 maggio non è la prima comunicazione ufficiale contro l'Italia. Già nel 2018 erano stati fatti due richiami, sempre sul tema dell'immigrazione. Quello che stupisce sono i nomi dei sei firmatari. Non si tratta di funzionari super partes ma di veri e propri professionisti dell'immigrazione che tifano per i porti aperti e che vorrebbero che le navi delle ong tornassero a solcare i mari per evitare che la Marina Militare libica fermi le partenze riportando indietro i clandestini che si imbarcano alla volta delle coste italiane. Tra questi troviano Michel Forst, membro della ong "Front Line Defenders" che ha sede a Dublino; Maria Grazia Giammarinaro, ex capo dell'ufficio legislativo e consigliere del ministro per le Pari opportunità dal 1996 al 2001 con Anna Finocchiaro (Pds); Laura Balbo della Federazione dei Verdi; Katia Bellillo, che ha un passato nei Comunisti italiani e poi nel Partito democratico; Felipe González Morales; Nils Melzer; E. Tendayi Achiume e Obiora C. Okafor. Con un colpo a gamba tesa senza precedenti, hano chiesto apertamente all'esecutivo gialloverde di "fermare immediatamente il processo di approvazione del decreto Sicurezza bis". Un'ingerenza senza precedenti che mina, ancora una volta, l'imparzialità delle Nazioni Unite.
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Re: Accoglienza imposta è un crimine contro l'umanità

Messaggioda Berto » ven mag 24, 2019 11:18 pm

Caso “Diciotti”, assolti i due migranti fermati all’arrivo a Trapani
24 Maggio 2019

https://www.trapanisi.it/caso-diciotti- ... -a-trapani

Assolti dal gup del Tribunale di Trapani Piero Grillo i due migranti – il 32enne senegalese Bichara Ibrahim Tuani e il 27enne ganese Ibrahim Amid – che, lo scorso luglio, furono fermati dalla Polizia a Trapani perché ritenuti autori della rivolta a bordo del rimorchiatore “Vos Thalassa” che li aveva tratti in salvo assieme ad altre 65 persone nel Canale di Sicilia mentre navigavano su una imbarcazione in precarie condizioni.

Il comandante del rimorchiatore, in un primo momento, aveva fatto rotta verso Lampedusa ma poi, richiamato dalle autorità libiche, invertì la navigazione verso il Paese africano provocando in tal modo la reazione dei migranti,

L’equipaggio diresse allora verso le coste siciliane e chiese l’intervento di un’unità della Marina militare italiana, la “Diciotti”, che prese i migranti a bordo e fece rotta verso il porto di Trapani.

La nave della Marina militare dovette attendere alcune ore prima di entrare in porto e altre ore prima che da Roma giungesse l’autorizzazione a far sbarcare le persone salvate. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, infatti, mentre la “Diciotti” era ancora in navigazione verso Trapani, aveva chiesto che gli autori della rivolta a bordo della “Vos Thalassa” scendessero a terra in manette. Un “braccio di ferro” che si concluse la notte del 12 luglio con lo sbarco dei migranti – grazie anche all’intervento del Quirinale – compresi i due sospettati della rivolta che furono scortati da agenti della Squadra Mobile. I due vennero posti in stato di fermo da parte della Procura di Trapani 24 ore più tardi dopo essere stati indicati agli investigatori dall’equipaggio della “Vos Thalassa” come gli organizzatori della sommossa e gli autori delle minacce.

Adesso, però, la decisione del giudice che ha assolto Tuani e Amid per non avere commesso i fatti loro contestati, cioè la resistenza a pubblico ufficiale, le violenze e le minacce e il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Il pm aveva chiesto per i due la condanna a due anni e due mesi. Agli atti del procedimento è stata acquisita la relazione chiesta dal giudice all’Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) sulle condizioni politiche nei luoghi di provenienza dei due imputati e sulla situazione in Libia, ritenuta porto non sicuro.

Una sorta di giustificazione per quanto avvenuto a bordo della Vos Thalassa: i migranti avevano paura di finire uccisi se fossero stati consegnati ai militari libici. I due migranti assolti hanno chiesto già dinanzi al giudice di essere riconosciuti come rifugiati.


Nuovo delirio delle toghe rosse.
https://www.facebook.com/groups/1059950 ... 1678428678
Sono stati assolti dal gup, giudice Piero Grillo, i due clandestini, il senegalese Bichara Ibrahim Tuani, 32 anni, e il ganese Ibrahim Amid, 27 anni, che lo scorso luglio furono fermati e poi arrestati dalla Polizia a Trapani perché autori della rivolta a bordo del rimorchiatore Vos Thalassa che li aveva tratti in salvo in acque internazionali assieme ad altri 65 clandestini da una imbarcazione prossima al naufragio.

E adesso i legali dei due dirottatori hanno presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo denunciando la violazione dell’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo sul diritto all’equo processo, sostengono gli avvocati, “da parte di Salvini e Toninelli con le loro dichiarazioni colpevoliste nei confronti di persone non ancora processate e giudicate”.

Tradotto: questi due, con altri, hanno dirottato una nave esigendo di essere portati in Italia. E la toga rossa di turno li assolve: in pratica obbligare una nave a portarti in Italia, secondo la bizzarra tesi di questo giudice, non sarebbe reato.

Questo apre scenari agghiaccianti.




Alberto Pento
Spero che le altre parti facciano ricorso. Bisognerebbe che lo Stato o il Ministero degli Interni si costituisse parte civile in tutti questi processi e che si costituissero parte civile anche nuove associazioni (da formarsi) a tutela dei diritti umani e civili dei cittadini italiani ed europei.
Magistrati come questi andrebbero rimossi.
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Re: Accoglienza imposta è un crimine contro l'umanità

Messaggioda Berto » dom giu 02, 2019 8:12 am

"Immigrazione e multiculturalismo Il silenzio degli «accoglienti»"
Da Il Corriere del 25/05/2019
Ernesto Galli della Loggia

https://alleanzacattolica.org/immigrazi ... t.facebook

Vi sono libri importanti in ragione del loro argomento e del modo in cui esso viene trattato, oppure in ragione di qualche peculiarità del loro autore, e vi sono libri, poi la cui importanza dipende da un’altra ragione ancora: dal clamore straordinario o all’opposto dal silenzio sospetto che li accoglie. Il libro di Raffaele Simone L’ospite e il nemico (Garzanti) ha la singolarità di segnalarsi per tutti e tre i motivi ora detti: non solo perché tratta di un tema chiave come la grande migrazione dal Sud del mondo di cui l’Europa è la meta da anni, ma perché il tema stesso, a differenza di tante altre pubblicazioni analoghe, è svolto in modo quanto mai documentato e soprattutto con una totale spregiudicatezza; infine perché dell’uscita del libro nessuno ma proprio nessuno ha mostrato di accorgersi. Un silenzio davvero singolare per non autorizzare un dubbio: e cioè che il mainstream culturale devoto al politicamente corretto — il Club Radicale come viene definito in queste pagine — abbia così voluto punire chi mostrava di non tenere alcun conto delle sue fisime e dei suoi tabù. Soprattutto perché chi osava tanto era uno studioso come Simone — il quale, lo ricordo, professionalmente è un linguista — la cui produzione di saggistica politica si è sempre mossa in una prospettiva schiettamente di sinistra. E che dunque oggi al suddetto Club deve essere apparso un transfuga, un traditore.

Che cosa sostiene di così scandaloso per il benpensante progressista il libro di cui stiamo parlando? Innanzitutto un criterio di metodo: «Non c’è nessun immigrato, in quanto persona, leggiamo, che visto da vicino, non susciti compassione e impulso al soccorso (…). Ma si possono osservare i fenomeni collettivi persona per persona?». Simone non ha dubbi: non è possibile. L’immigrazione verso l’Europa è un evento di una tale vastità potenziale che, incontrollato, non potrebbe che condurre questa parte del mondo a un’autentica catastrofe, più o meno analoga a quella rappresentata a suo tempo dalle invasioni barbariche. Si tratta di una presa di posizione niente affatto ideologica: infatti è davvero impressionante, in proposito, la vasta e varia documentazione, la quantità di notizie, di dati, di fatti di cronaca, circa le conseguenze negative già in atto o assai prevedibili contenute nel libro. Il cui autore, proprio perciò, sottolinea come siano a dir poco sorprendenti lo «spesso clima di ipocrisia e di falsità», «la sceneggiatura irenico-umanitaria» e la «sconsiderata rilassatezza» delle politiche migratorie praticate finora: attuate «quasi tutte — si aggiunge — contro il parere del popolo». Ce n’è abbastanza, come si vede, per giustificare la censura decretata al libro dal Club Radicale.

Sono due i principali obiettivi della polemica di Simone, dura quanto lucidamente argomentata. Il primo è l’insulsa colpevolizzazione che da tempo l’Europa va facendo del proprio passato, alimentando un vero e proprio odio di sé che in particolare il suo ceto politico-intellettuale e la sua scuola non si stancano di accrescere, costruendo l’idea di un debito che il continente sarebbe oggi chiamato giustamente a pagare, ad espiazione delle sue passate malefatte verso i popoli del Sud del mondo, sotto forma per l’appunto di un indiscriminato obbligo di accoglienza.

Ne è nata una vera e propria «cultura del pentimento e della discolpa» ormai diffusa in tutta la sfera pubblica occidentale, che conduce a considerare ad esempio come delittuosa «islamofobia» ogni pur ragionata valutazione critica della religione e della cultura islamiche. Arrivando, ad esempio, perfino al caso di indagini di polizia che in più occasioni tacciono l’origine islamica dell’indagato per il timore d’incorrere nell’accusa di razzismo. Secondo Simone si tratta di un indirizzo ideologico che, appunto per la «bramosia di penitenza» di cui si sta parlando, tende alla fine a cancellare il carattere fondamentale dell’identità europea, fondata sull’assoluta peculiarità del binomio Cristianesimo-Illuminismo e dei suoi mille esiti positivi rispetto a qualunque altra cultura. Sfidando il politicamente corretto l’autore ha il coraggio di porsi una domanda decisiva: «Cosa vogliamo preservare da qualunque rischio di alterazione? (…) Ci sono valori europei (corsivo nel testo) che bisogna assolutamente proteggere?».

Il secondo dei due principali bersagli del libro è la latitudine tendenzialmente indiscriminata del concetto di accoglienza, che è stato il criterio morale di fondo a cui il politicamente corretto occidentale si è fin qui sentito in dovere di guardare, sia pure con le inevitabili incertezze e contraddizioni del caso.

Ricordando come nell’antichità indoeuropea ospite e nemico fossero indicati dalla stessa parola (ne è rimasta traccia in latino: hospes/hostis) Simone fa una distinzione assai importante. Un conto è il diritto all’ospitalità, cioè ad essere accolto temporaneamente in un luogo e con il beneplacito dell’accogliente — secondo il modello così diffuso in moltissime culture — un conto ben diverso è il presunto diritto a stabilirsi dove uno vuole, indipendentemente dalla volontà (e dal numero!) di chi in quel luogo abita da tanto tempo, avendovi magari profuso da generazioni lavoro e cura per renderlo ciò che esso è oggi. Senza dire che quando parliamo di ospitalità intendiamo da sempre quella riservata ad una sola persona o ad un piccolo gruppo, non di certo a una massa. In questo caso sembra davvero più appropriato parlare al limite di invasione anziché di ospitalità.

Presumere che esista un diritto all’accoglienza illimitata comporta logicamente né più né meno che teorizzare la cancellazione virtuale dei confini: cioè di qualcosa che l’autore stesso definisce «una necessità etologica dei gruppi umani».

Naturalmente nessun «accogliente» ha il coraggio politico e intellettuale di trarre una simile conseguenza dalla propria posizione. La retorica serve per l’appunto a rimediare a questa falla dispiegando le sue armi, quelle che Simone chiama per l’appunto le «retoriche dell’accoglienza» (da «siamo stati tutti migranti e siamo tutti meticci» a «dall’arrivo dei migranti abbiamo da trarre solo vantaggi» e così via seguitando). Retoriche che egli smonta una per una, con precisione, con i fatti, ragionando. Un libro assolutamente da leggere, insomma, non foss’altro che per discuterlo: proprio come al Club Radicale non piace mai fare con chi non la pensa come lui.
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Re: Accoglienza imposta è un crimine contro l'umanità

Messaggioda Berto » ven giu 21, 2019 2:19 am

Migranti, 600 famiglie accolgono ciascuna un rifugiato: "Nonostante clima politico"
20 Giugno 2019

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/0 ... co/5269140
Sono pronte ad accogliere migranti a casa loro. Seicento famiglie italiane hanno dato disponibilità ad
ospitare un rifugiato nell’ambito del progetto Refugees Welcome Italia. Negli ultimi sei mesi, le disponibilità sono state più di tre al giorno. Questa è la dimostrazione, secondo Fabiana Musicco, direttrice del progetto, “di come il desiderio di aiutare chi è costretto ad abbandonare la propria casa a causa di conflitti, persecuzioni o miseria rimanga forte, nonostante il clima politico non sia dei più favorevoli”.

In questo periodo, racconta Musicco, “molte persone ci scrivono per condividere con noi l’esigenza di fare qualcosa di concreto: vedono nell’accoglienza in famiglia una risposta, un modo per dire chiaramente da che parte si sta”. È il caso, ad esempio, di Guido, Giovanna e Laura che condividono la casa e un pezzo di vita con Layla, irachena, arrivata in Italia con un corridoio umanitario dal Libano. La famiglia racconta che “da tempo avevamo scelto tutti insieme di ospitare nella nostra famiglia una persona rifugiata. Per molte ragioni: in primo luogo come rifiuto di sentirci complici di scelte politiche non condivisibili. Ma anche perché siamo una grande famiglia per cui la condivisione e la solidarietà sono per noi un fondamento”.

Qualche volta, le motivazioni possono essere anche più personali, come il desiderio di dare un esempio ai propri figli. I genitori Camilla e Paolo hanno raccontato di aver aderito al progetto “perché vorremmo fare capire ai nostri figli, Vincenzo di 14 anni, Miriam di 11 e Pietro di 10, quanto sono fortunati. Accogliere Hafsa, una ragazza somala di 18 anni, è stato facile, è diventata subito un membro nella nostra pazza famiglia. Siamo contenti. Ogni volta che lei parla o sorride si apre un nuovo mondo”.
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