I dixocupai no produxe PIL e non łi paga łe pension

Re: I dixocupai no produxe PIL e non łi paga łe pension

Messaggioda Berto » ven lug 21, 2017 1:32 pm

Ettore Gotti Tedeschi: "Boeri sugli immigrati si sbaglia"
Francesco Boezi - Gio, 06/07/2017

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 17223.html

Tito Boeri, presidente dell'Inps, si è espresso pochi giorni fa sulla necessità di accogliere gli immigrati: "Non abbiamo bisogno di chiudere le frontiere.

Al contrario, è proprio chiudendo le frontiere che rischiamo di distruggere il nostro sistema di protezione sociale", ha specificato nella sua relazione annuale il presidente dell'Inps. Insomma, la nostra previdenza sociale sarebbe direttamente legata alla crescita del numero degli immigrati presenti in Italia, unica condizione per far sì che il sistema pensionistico possa reggere. Non è la prima volta, del resto, che Boeri si esprime a favore dell'immigrazione per necessità di carattere economico. C'è, però, chi non è affatto d'accordo. Tra questi, Ettore Gotti Tedeschi, economista e banchiere italiano.

Direttore Gotti Tedeschi, Tito Boeri sostiene che l'Inps, senza contributo degli immigrati, possa saltare. Qualcuno potrebbe controbattere sostenendo che la maggior parte di questi, non lavorando, rappresenta semmai un costo aggiuntivo per lo stato...

Non credo ci siano dubbi. A meno che Boeri non ci illustri le cifre in maniera chiara, cosa che ritengo alquanto difficile, se non impossibile. Boeri, però, è innocente di questo squilibrio, sia chiaro. Io credo che questa affermazione sia l’ennesimo tentativo di giustificare il processo di immigrazione che ci viene imposto. Che è stato deciso, pianificato e voluto, ma non tanto per compensare il gap di popolazione (imprevista) nel nostro paese (se così fosse, detta compensazione non sarebbe stata necessaria o sarebbe avvenuta progressivamente negli ultimi 30anni) quanto per realizzare il progetto di sincretismo religioso voluto ed annunciato dai veri segretari Onu (da Butros Gali a Kofi Annan a Ba-Ki moon) necessario per realizzare il famoso piano di omogeneizzazione delle culture nel mondo globale, che deve passare da una omogeneizzazione delle morali religiose. Si vadano a leggeri i Report Kissinger (1974) e seguenti.

Cosa dovrebbe spiegare Boeri agli italiani?

Quello che il presidente dell'Inps dovrebbe spiegare, invece, è come gli immigrati creeranno ricchezza, valore, faranno crescere il Pil, produrranno redditi che genereranno contributi sociali e tasse pagate. Sarei incantato di ascoltare e capire come si potrebbe creare occupazione produttiva per gli immigrati, in un Paese come il nostro, nella situazione economica in cui si trova, con la disoccupazione che è già altissima, avendo perso tanti vantaggi competitivi, e avendo una altissima percentuale di imprese (quelle che lavorano nel mercato domestico) che lavorano al di sotto della capacità produttiva, perciò non guadagnano, non assumono, non pagano tasse. Il nostro Paese, oggi, non può fare azioni di politica economica che creino sviluppo, in un'Europa che ci opprime e boicotta, con governi inconsistenti cooptati (non eletti) che non hanno saputo fare nulla di buono e sostenibile. Sarebbe bene, poi, che ci si chiarisse anche quanti immigrati dobbiamo accogliere nei prossimi 20anni:3 milioni (pari a 150mila l'anno, come lascia supporre Boeri) o 6milioni (325mila anno) come scrisse Stella sul Corriere l’anno passato?

L'Inps è davvero nelle condizioni di poter saltare?

Lo è come lo è il Paese Italia. Io solo penso, dopo aver letto le dichiarazioni di Boeri, che questa sia solo l’ultima manovra intimidatoria per convincerci ad auspicare l’ingresso indiscriminato di immigrati (per le ragioni sopra spiegate)? Si provi a fare il calcolo di quanto dovrebbero contribuire gli immigrati per equilibrare i conti Inps. Poi si calcoli quanto devono guadagnare per poterlo fare, poi si calcoli quanti posti di lavoro a queste condizioni si devono creare, infine, si chieda agli imprenditori privati ( non a chi è occupato in lavori “socialmente utili” a spese dello stato, come oggi) a che condizioni investirebbero per creare posti di lavoro. L’Inps potrebbe andare in default solo volendolo.

Quali sono, secondo lei, le difficoltà dell'Inps in questa fase?

L’Inps, a parte il ben noto squilibrio dovuto al crollo natalità, soffre la passata (non quella di Boeri) cattiva gestione della distribuzione pensioni che ha creato squilibri tra pensioni pagate e contributi versati, camuffando l’assistenzialismo con la “solidarietà", una vera vergogna... Poi soffre il processo di deindustrializzazione del paese legato alla delocalizzazione produttiva che ha impedito investimenti e crescita–stabilità di occupazione. Ancora, soffre il peso fiscale più alto d’Europa. Quindi, soffre l’incapacità della nostra classe dirigente negli ultimi 6 anni, che non ha saputo, non solo reagire alla crisi e gestirla, ma neppure difendere il valore del nostro paese (si pensi solo al fiscal compact), ormai in mano, come dice Boeri, agli immigrati, giovani, forti e sani. Ma per quale ragione al mondo dovrebbe crescere il PIL (risanando i conti) se il numero di abitanti produttivi (immigrati) cresce d’incanto del 15-20%, quando c’è una disoccupazione ufficiale di circa il 12% (e reale ben più alta)?

Esiste un'alternativa programmatica alla visione di Boeri?

Se non facciamo buon viso a cattivo gioco, temo, non resti che l’eutanasia per i pensionati ultrasessantenni. Secondo il ragionamento di Boeri o si aumentano i contributi o si riducono le contribuzioni. I contributi non si possono aumentare, le contribuzioni non si possono diminuire (si può fare solo demagogicamente, populisticamente, come ha dichiarato il Papa: le pensioni d’oro sono un' offesa, un peccato). Certo, l’aiuto alla creazione di famiglie è la cosa migliore, ma darebbe risultati a lungo termine e si scontrerebbe comunque con la cultura, la pessima cultura, che si è creata contro la famiglia.

I sistemi pensionistici delle altre nazioni europee hanno le stesse necessità paventate da Boeri? Sembra che l'accoglienza a tutti i costi rimanga una prerogativa solo italiana...

Mi sembra chiaro.
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Re: I dixocupai no produxe PIL e non łi paga łe pension

Messaggioda Berto » ven lug 21, 2017 1:32 pm

L'epica bastonata del prof. di sinistra a Renzi: "Ius Soli? È come dire: venite, tanto non vi rimandiamo indietro"
10 Luglio 2017

http://www.ilpopulista.it/news/10-Lugli ... ietro.html

Luca Ricolfi, docente all’Università di Torino, è sociologo di sinistra con posizioni spesso fuori dal coro. Anche sull’immigrazione. In un’intervista a Libero, mette a nudo le clamorose contraddizioni di un Matteo Renzi che “ha perso la bussola”. E smonta le tesi del presidente dell’Inps sui presunti benefici economici derivanti dagli immigrati. Un uomo di sinistra che ribalta i luoghi comuni della sinistra.

A cominciare dallo ius soli: “L’Italia è già tra i paesi che negli ultimi anni sono stati più generosi nella concessione della cittadinanza. Allargare le maglie ora, con i flussi migratori fuori controllo, può rivelarsi una mossa azzardata”. E si sofferma sul significato politico della cittadinanza facile: “Il punto è il messaggio che si invia a chi desidera trasferirsi in Europa. Per ora i messaggi sono due: in Italia si arriva facilmente, perchè c’è sempre qualcuno che ti salva e ti sbarca nella penisola. E chi riesce ad arrivarci vivo (il 99% di chi parte) può fermarsi anche se non ne avrebbe il diritto, perchè tanto non ti riportano indietro. Allargare le maglie ora rafforzerebbe questi messaggi”.

Sul segretario del PD, che ora afferma il contrario di quanto sostento e praticato per anni, il giudizio è chiaro: “Renzi ha bisogno della battaglia dello ius soli per tenere unito il popolo della sinistra che Pisapia e i fuoriusciti del Pd gli stanno contendendo”. Ma promettendo di approvare lo ius soli e nel contempo auspicando il numero chiuso per gli immigrati, l’ex premier va in evidente cortocircuito: “Quelle di Renzi sono le contorsioni di un uomo che ha perso la bussola. Ha passato tre anni cercando di convincerci che i salvataggi in mare e accoglienza fossero doveri morali, ora dice che bisogna mettere un tetto al flusso dei migranti, ma al tempo stesso difende lo ius soli. Tentativo maldestro di salvare capra e cavoli”.

Quindi la stoccata a Tito Boeri e ai suoi calcoli sul fatto che bloccare l’immigrazione costerebbe al Paese 38 miliardi, ovvero una sciagura economica. Per Ricolfi si tratta di un “ragionamento tendenzioso”. “Nel calcolo di Boeri, secondo cui gli immigrati ci farebbero risparmiare 1.7 miliardi l’anno nei prossimi 22 anni, mancano almeno 5 voci essenziali: quel che ci costa oggi l’accoglienza; quello che ci costano gli immigrati che non lavorano; quello che ci costano, anche in termini di criminalità, gli immigrati irregolari; quel che ci costano gli immigrati in carcere (un detenuto su tre); quello che ci costeranno le pensioni degli immigrati quando ne matureranno il diritto (la simulazione di Boeri si ferma al 2040, giusto in tempo per non includere questa voce). E la prima voce da sola, il costo dell’accoglienza, è già oggi più del doppio del risparmio calcolato da Boeri”.

Il sociologo torna anche sul concetto della sinistra “che disprezza il popolo”, già sviscerato in diverse pubblicazioni e in un’intervista al Populista: “La passione della sinistra per i migranti è una sorta di compensazione per la sua rinuncia alla difesa dei ceti popolari. La sinistra non ama il popolo, ma per potersi ancora chiamare sinistra ha bisogno di amare i migranti. I migranti sono una specie di ‘succedaneo’ della classe operaia”. Parliamo della stessa sinistra, non solo politica ma anche mediatica, che s’indigna quando il popolo vota in “modo sbagliato”. Brexit e Trump insegnano: “Il popolo è anni che viene ignorato, o deriso, o addirittura disprezzato da chi pensa di avere il monopolio della verità, della giustizia, della civiltà”. Del resto “la sinistra non ha più idee generali, né progetti convincenti, e così le resta solo la competizione fra galli che ci regala oggi”.
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Re: I dixocupai no produxe PIL e non łi paga łe pension

Messaggioda Berto » ven lug 21, 2017 1:32 pm

Boeri: "Servono più migranti regolari, versano 8 miliardi di contributi a Inps e ne ricevono soltanto 3 in pensioni"
di F. Q. | 20 luglio 2017

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07 ... ni/3742201

"Gli immigrati regolari versano ogni anno 8 miliardi in contributi e ne ricevono 3 in pensioni, con un saldo netto di circa 5 miliardi per le casse dell’Inps", ha spiegato il presidente dell’istituto, in un’audizione alla commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza. "La forte crescita di rifugiati non compensa il mancato arrivo di immigrati regolari", ha spiegato ancora l'economista denunciando "il sostanziale azzeramento delle quote del decreto flussi" per i lavoratori stranieri

“Abbiamo calcolato che sin qui gli immigrati ci hanno regalato circa un punto di Pil di contributi sociali a fronte dei quali non sono state loro erogate delle pensioni“. Tito Boeri torna ad avventurarsi in un terreno minato: per la terza volta in due mesi tenta di spiegare all’opinione pubblica l’importanza del ruolo che gli immigrati regolari rivestono nella tenuta complessiva del sistema pensionistico. Un tentativo in cui non viene minimamente sostenuto dal principale partito della sinistra, il Pd, e in cui si trova sotto il fuoco incrociato delle opposizioni guidate dalla Lega Nord. Per Salvini il presidente dell’Inps “vive su Marte”, mentre Deborah Bergamini (Forza Italia) usa l’ironia, sottolineando che “l’Inps non è l’Istituto nazionale previdenza stranieri”. Detto del silenzio del Partito Democratico (tranne il timido tentativo dei deputati Patriarca e Gelli e della senatrice Puglisi), l’unica a sostenere la posizione di Boeri è la presidente della Camera Laura Boldrini. Una coppia, quella formata da Boldrini e Boeri, a cui quel pezzo di sinistra che coincide con il Pd sembra aver demandato le questioni più spinose per il centrosinistra. In tal senso, val la pena sottolinearlo, quello dei migranti è un tema così scottante da consigliare il silenzio ai vertici dem, con Boeri usato come parafulmine per gli strali del centrodestra.

LE PAROLE DEL PRESIDENTE DELL’INPS – “Gli immigrati regolari versano ogni anno 8 miliardi in contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi per le casse dell’Inps”, ha spiegato il presidente dell’Istituto nazionale di previdenza sociale, in un’audizione alla commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza dei migranti. “I lavoratori che sono stati regolarizzati con le sanatorie non hanno sottratto opportunità ai loro colleghi – ha proseguito Boeri – le analisi evidenziano che la probabilità di separarsi da un’impresa per i colleghi degli emersi è pari al 42%, e se il numero di emersi cresce tale probabilità aumenta solo del’1%. L’effetto di spiazzamento è dunque molto piccolo e riguarda unicamente i lavoratori con qualifiche basse. Non ci sono invece effetti per i lavoratori più qualificati, né in termini di opportunità di impiego né di salario”. “Mentre i migranti che entrano nel mercato del lavoro italiano sono per la maggior parte dei casi a bassa qualifica, la quota degli italiani non laureati che scelgono di emigrare per motivi economici è dimezzata tra il 2007 e il 2015. Sembra difficile perciò ipotizzare che la fuga dei giovani dal nostro Paese possa essere dovuta alla competizione sul mercato del lavoro con gli immigrati”, ha aggiunto il presidente dell’Inps.

Secondo quanto emerge dai dati delle ispezioni di vigilanza Inps nel periodo 2013-2015 nelle aziende, un lavoratore in nero su tre è clandestino. Boeri spiega che la regolarizzazione dei lavoratori immigrati porta a “un’emersione persistente nel tempo di lavoro altrimenti svolto in nero”: dopo le sanatoria del 2002 del 2012, l’80% degli immigrati risulta contribuente alle casse dell’Inps anche cinque anni dopo la regolarizzazione. “Il confronto pubblico – afferma Boeri – dovrebbe incentrarsi su come inserire gli immigrati stabilmente nel nostro mercato del lavoro regolare. L’integrazione nel mercato del lavoro contribuirebbe anche a migliorare la percezione che gli italiani hanno degli immigrati”.

“La forte crescita di rifugiati non compensa il mancato arrivo di immigrati regolari”, ha spiegato ancora Boeri denunciando “il sostanziale azzeramento delle quote del decreto flussi” per i lavoratori stranieri. Infatti “i centri di accoglienza dei rifugiati sono concentrati in aree rurali, dove ci sono meno opportunità di impiego”. Ad esempio, i Cas del Piemonte ospitano mediamente tre rifugiati per 1000 abitanti, ma questo rapporto è pari alla metà a Torino ed è quasi sempre inferiore nei comuni capoluogo che nelle relative province. Inoltre “gli incentivi al lavoro regolare da parte dei rifugiati – dice Boeri – sono limitati dal fatto che il permesso per attesa richiesta asilo politico non può comunque essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro”.

BOERI E IL RUOLO DEI MIGRANTI: I PRECEDENTI – Boeri aveva affrontato la questione già il 16 giugno: “Se oggi chiudessimo le frontiere agli immigrati non saremmo in grado di pagare le pensioni e i nostri sistemi di protezione sociale: versano 8 miliardi e ne prelevano 3, con un surplus di circa 5 miliardi”, aveva già spiegato il presidente dell’Inps partecipando alla Repubblica delle Idee. “Molti migranti tornano nei paesi di origine prima di arrivare all’età pensionistica e spesso, malgrado ci siano le leggi, non la richiedono. Usiamo moltissimo questi contributi che – conclude – finiscono per essere a fondo perduto“. Il 4 luglio l’economista ribadiva le proprie ragioni illustrando alla Camera la relazione annuale dell’Inps: “Non abbiamo bisogno di chiudere le frontiere. Al contrario, è proprio chiudendo le frontiere che rischiamo di distruggere il nostro sistema di protezione sociale”, spiegava commentando una simulazione che guarda all’ipotesi di azzeramento dei flussi guardando all’evoluzione da qui al 2040 “in entrata di contribuenti extracomunitari“. Questo, ha spiegato Boeri, porterebbe “73 miliardi in meno di entrate contributive e 35 miliardi in meno di prestazioni sociali destinate a immigrati, con un saldo netto negativo di 38 miliardi” per le casse dell’Istituto. Valori che comporterebbero“una manovrina in più da fare ogni anno per tenere i conti sotto controllo”.

LE REAZIONI: CENTRODESTRA ALL’ATTACCO, PD IN SILENZIO – Immediato è scattato il fuoco di fila di chi fa dei migranti il nemico da combattere. Durissima la critica del leader della Lega Nord Matteo Salvini: “‘Gli immigrati ci pagano le pensioni… Gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare… Servono più immigrati’. Tito Boeri, presidente dell’Inps, vive su Marte” ha scritto su Twitter il segretario del Carroccio, che sintetizza in 140 caratteri le posizioni già espresse dai suoi colleghi di partito. Tra questi, da segnalare Roberto Calderoli: “Sbaglia il presidente INPS, Tito Boeri, ad ostinarsi a ripetere che gli immigrati non hanno sottratto il lavoro agli italiani – ha detto Calderoli – Una bugia contraddetta dai numeri forniti dallo stesso Boeri incrociati con quelli forniti dall’Istat: se da una parte la percentuale di giovani immigrati che pagano regolari contributi previdenziali è salita al 35%, dall’altra la percentuale di nostri giovani che non hanno un lavoro è intorno al 40%, questo significa semplicemente che i giovani immigrati hanno tolto il lavoro ai giovani italiani che sono costretti ad andarsene all’estero in cerca di opportunità professionali”. Non meno tenere le parole utilizzate sempre su Twitter da Deborah Bergamini di Forza Italia: “Inps = Istituto nazionale di previdenza stranieri? No, perché a legger Boeri viene il dubbio…” ha scritto la responsabile comunicazione di Forza Italia. Già lo scorso 4 luglio, del resto, Bergamini aveva fatto notare al presidente Boeri che “i costi dell’immigrazione irregolare, di qui al 2040, andrebbero a creare un buco nei conti dello stato di 85,6 miliardi”.

LE REAZIONI: LAURA BOLDRINI STA CON BOERI – L’unico nome di peso della politica italiana a sostenere il presidente dell’Inps è stata Laura Boldrini. “Il 65% degli italiani (contro il 21% dei tedeschi) considera i rifugiati un peso perché godono di alcuni benefit, secondo loro, mentre si ignora il contributo positivo che invece danno in termini di saldi fiscali e contributivi, come ci ricorda sempre il Presidente dell’Inps Tito Boeri” ha detto la presidente della Camera, presentando i dati della relazione finale della Commissione Cox sui fenomeni di odio, intolleranza, xenofobia e razzismo. Per la Boldrini sui temi dell’immigrazione c’è una “clamorosa divaricazione tra i numeri e la realtà percepita. E sono soprattutto le persone che non conoscono, che non hanno accesso ai dati, le persone che probabilmente si limitano ad ascoltare certi esponenti politici o a leggere alcuni giornali, che sono più frequentemente portatrici di atteggiamenti di odio. Purtroppo chi non sa è portatore di odio“.
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Re: I dixocupai no produxe PIL e non łi paga łe pension

Messaggioda Berto » ven lug 21, 2017 1:33 pm

Quanti danni fa il teorema degli immigrati salva-pensioni
Francesco Forte - Ven, 21/07/2017

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 22853.html

Quanti danni fa la favoletta del presidente Inps secondo cui gli immigrati generosi salveranno le nostre pensioni

Tito Boeri presidente dell'Inps dice abbiamo bisogno di nuovi immigrati perché ci pagano la spesa sociale e fanno lavori che gli italiani non fanno.
Sostenere che perciò bisogna accogliere gli enormi flussi migratori attuali è assurdo.

Gli immigrati che pagano la sicurezza sociale sono quelli che lavorano, non gli irregolari, i clandestini e i disoccupati e i profughi, con diritto all'assistenza. Oramai i pronto soccorso sono intasati di immigrati senza tessera sanitaria; La disoccupazione supera l'11 per cento, è più grave fra i giovani e al Sud. Se si liberalizzasse il mercato del lavoro e si ponesse un limite all'immigrazione condizionandola alle offerte di lavoro e alla capienza urbanistica, la spesa pubblica sarebbe minore, i giovani ora disoccupati pagherebbero nuovi contributi sociali, avremmo meno poveri, una vita migliore per tutti, immigrati compresi. Boeri invece vuole il taglio retroattivo delle pensioni degli italiani residenti all'estero che hanno lavorato in Italia o all'estero e hanno pagato i contributi.

Anche una riforma per il futuro, contro questi concittadini è aberrante perché non si può obbligare un pensionato Inps a stare in Italia anziché in un paese con tasse più basse e minor costo. Ma applicare questi tagli al passato implica la violazione di diritti acquisiti. Le proposte di riforme pensionistiche retroattive sommandosi alla mala gestione delle crisi bancarie dei governi Pd, ante Gentiloni, e alle loro tasse patrimoniali generano due effetti negativi. Molti italiani non credono più che avranno la pensione che la legge promette. E quelli che hanno capitali all'estero non aderiscono alla voluntary disclosure.

La gente non crede più che i politici Pd rispettino le regole dello stato di diritto. Nel loro Dna ci sono dirigismo e razionalismo perfettista assieme alla pretesa d'esser quelli che conoscono il vero e il giusto. E lo vogliono imporre anche quando per mancanza di cognizioni storiche e giuridiche fanno la battaglia per lo ius soli adottato dagli inglesi per colonizzare l'America, che ora servirebbe agli afroasiatici per colonizzare noi. Boeri segue lo «ius boeriano» che in parte ha basi astrattamente contributive in parte basi di equità da lui pensate giuste. Le pensioni per gli italiani all'estero dovrebbero esser depurate dalla «spesa impropria» a favore di chi ha lavorato meno di dieci anni e beneficia dell'integrazione al minimo e di chi ha diritto alla quattordicesima.

L'integrazione al minimo per lui è una misura impropria. Ciò benché sia ispirata al principio mutualistico di suddivisione del rischio fra tutti coloro che pagano i contributi. La retribuzione e la pensione annua possono essere date in 12 o 13 o 14 mensilità, essendo solo un modo diverso di rateizzarle, come gli acquisti a rate differite. Secondo Boeri si tratterebbe di rendite pensionistiche inique quando vanno a un italiano residente all'estero anche perché fanno risparmiare allo stato estero prestazioni assistenziali equivalenti. È una tesi pericolosa: gli italiani che risiedono in Italia possono ben pensare: ora tocca a loro, poi toccherà a noi. Proprio come per le pensioni «di lusso» di categorie che svolgono attività aleatorie che comportano rischi umani e la perdita di altre opportunità, come gli uffici pubblici e quelli politici e di pubblica difesa. Esse non possono obbedire al mero criterio socio-contributivo boeriano. E se lo si vuol adottare, non lo si può fare in modo retroattivo. L'Inps, secondo i rilievi della Corte dei Conti ha bisogno di una riforma del suo management e di un miglioramento della gestione dei crediti deteriorati per medicare le ferite ai suoi bilanci.

Per chi gestisce l'Inps o vi sovrintende vale la massima «medice cura te ipsum»: medico cura te stesso, invece che suggerire cure improprie per gli altri.
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Re: I dixocupai no produxe PIL e non łi paga łe pension

Messaggioda Berto » sab lug 22, 2017 3:37 pm

Inps smentisce il suo presidente: “Immigrati ci stanno prosciugando le casse”
luglio 21, 2017

http://voxnews.info/2017/07/21/inps-sme ... o-le-casse

Ogni anno aumenta l’assegno che l’Italia versa come sostegno sociale agli immigrati. La legge, voluta dal governo Prodi, prevede che chiunque possa godere in Italia della pensione sociale, basta avere più di 65 anni. Nella lista ci sono anche residenti rifugiati, titolari di protezione sussidiaria e coloro che soggiornano per un lungo periodo. I soggetti, che ne possono beneficiare, devono avere un reddito basso, al di sotto dei 5.824,91 €.

L’Inps, smentendo il suo fanatico presidente di nomina piddina Boeri, sta denunciando che il costo per sostenere la spesa aumenta ogni anno, e le casse ne risentono notevolmente. L’assegno erogato è di circa di 450 € per 13 mensilità. Prendono anche la tredicesima.

In caso di approvazione dello Ius Soli, la platea dei beneficiari si amplierebbe in modo devastante per l’Inps. L’Ente ammette che la situazione pensionistica in Italia è drammatica e non si può sostenere anche questo costo. L’Inps denuncia soprattutto che questa soluzione dovrebbe essere erogata senza alcun contributo versato, tolto direttamente dai lavoratori che ne hanno diritto.

Secondo l’Inps, la spesa sociale e previdenziale, se lo Ius Soli verrà approvato, prosciugherà totalmente le proprie casse.

Nel 2017, grazie ai controlli elettronici, si è scoperto che molti immigrati, che percepiscono la pensione, non sono più residenti in Italia. Il primo metodo è molto semplice. Inoltrare la richiesta all’Inps. Venire in Italia con ricongiungimento familiare richiesto dal figlio, rimanere con residenza e permesso di soggiorno per un anno in modo da verificare che l’assegno giunga all’effettivo nominativo. In seguito tornare a casa e far riscuotere l’assegno dal figlio.

Il secondo metodo è quello di far arrivare un parente vicino ai 65 anni di età. Farlo restare il tempo per maturare la domanda e una volta accettata ecco che giunge l’assegno mensile. Ma basta anche avere un amico in Italia.

Solo grazie agli ultimi controlli elettronici di banche, agenzie dell’Entrate e dell’Inps, si sono scoperti migliaia di questi furbetti. Dato il flusso di immigrati, che ogni anno ne fa richiesta, l’Ente ammette che la spesa non è più sostenibile e chiede al Governo dei Fondi economici. Inoltre, sempre l’Inps, dichiara che siamo il primo Paese al mondo ad avere un indebitamento pubblico altissimo a causa della spesa previdenziale. Il costo reale è superiore ai 197 miliardi di euro all’anno.

I numeri del grafico sopra mostrano numero e tipologia di pensioni incassate dagli immigrati residenti in Italia. L’Inps, che ha messo a disposizione questi dati, si ferma con le rilevazioni al 2015, anno in cui gli immigrati titolari di una pensione di tipo “sociale” sono erano 81.619, in crescita dai 74.429 dell’anno precedente. La maggior parte di loro sono titolari di pensioni assistenziali: 49.852 nel 2015 dai 44.645 dell’anno precedente.


Le pensioni di tipo assistenziale sono svincolate da qualsiasi rapporto assicurativo o previdenziale, nel senso gli immigrati che le ricevono non hanno versato contributi: in pratica paghiamo loro la pensione solo perché si sono trasferiti qui e hanno più di 65 anni.

Questo tipo di pensione è stato creato per dare una pensione a italiani over 65 anni che non avevano una pensione ‘normale’. Il PD ha approvato una legge che estende questo diritto agli immigrati. Ergo, è nato un ‘turismo degli anziani’ che da ogni parte del mondo si trasferiscono qui per ricevere la pensione sociale o, in molti casi, essendo genitori di immigrati fingono di farlo prendendo la residenza a casa dei figli. E noi paghiamo.

L’assegno medio è di 8 mila euro circa. Moltiplicato per 81 mila pensionati siamo a circa 640 milioni di euro l’anno. Quindi, versiamo 640 milioni di euro a pensionati immigrati che non hanno mai lavorato in Italia o che non hanno mai versato contributi. Vi siete mai chiesti, infatti, cosa accadrà quando i venditori senegalesi andranno in pensione? Credete abbiano versato i contributi? No, ci troveremo milioni di attuali inutili ‘lavoratori’ da mantenere in vecchiaia.



Pensione agli immigrati senza versare contributi, numeri in aumento
Blasting News

http://it.blastingnews.com/tasse/2017/0 ... 66883.html

Ogni anno aumenta l’assegno che l’Italia versa come sostegno sociale agli extra comunitari. Nella lista ci sono residenti rifugiati, titolari di protezione sussidiaria e coloro che soggiornano per un lungo periodo. I soggetti, che ne possono beneficiare, devono avere un reddito basso, al di sotto dei 5.824,91 €.

L’Inps sta denunciando che il costo, per sostenere la spesa aumenta ogni anno e le casse ne risentono notevolmente. L’assegno erogato è di circa di 450 € per 13 mensilità. Per ottenere il #sussidio bisogna avere 65 anni e 7 mesi e dimostrare di essere residente in Italia da almeno 10 anni, se si è extracomunitari bisogna avere un permesso per i lungo-soggiornanti e la carta di soggiorno.


Lo Ius Soli: pensione senza versamento contributi

Questa forma di assistenza sociale e previdenziale sta scatenando un forte scontro tra il Governo, che sta discutendo la proposta, e l’Inps. L’Ente ammette che la situazione pensionistica in Italia è drammatica e non si può sostenere anche questo costo. L’Inps denuncia soprattutto che questa soluzione dovrebbe essere erogata senza alcun contributo versato, tolto direttamente dai lavoratori che ne hanno diritto. Il problema maggiore è che il metodo rientrerebbe nella spesa assistenziale nonostante sia una pensione vera e propria.


Troppe richieste

Solo nel 2016, in Italia, sono giunti circa 4.000 extracomunitari, di cui poco più di 2000 registrati all’Inps con regolare permesso di soggiorno. L’Inps porta alla luce che la spesa sociale e previdenziale, se lo Ius Soli verrà approvato, essiccherà totalmente le proprie casse.

Attualmente la proposta dell’Ente è quella di modificare la spesa sociale e previdenziale per concentrarsi sulle #Pensioni. I contributi versati a stento riescono a provvedere all’erogazione dell’assegno pensionistico e, di conseguenza, non si può approvare la legge senza una modifica radicale alla spesa previdenziale.


Sono due i metodi per percepire l’assegno senza versare contributi

Nel 2017, grazie ai controlli elettronici, si è scoperto che molti immigrati, che percepiscono la pensione, non sono più residenti in Italia. Il primo metodo è molto semplice. Inoltrare la richiesta all’Inps. Restare in Italia, con residenza e permesso di soggiorno, per un anno in modo da verificare che l’assegno giunga all’effettivo nominativo. In seguito tornare nella propria patria e far riscuotere l’assegno da un amico o un familiare rimasto in Italia.

Il secondo metodo è quello di far arrivare un parente vicino ai 65 anni di età. Farlo restare il tempo per maturare la domanda e una volta accettata ecco che giunge l’assegno mensile.


Com'è stata scoperta la truffa?

Solo grazie agli ultimi controlli elettronici di banche, agenzie dell’Entrate e dell’Inps, si sono scoperti migliaia di questi furbetti. Dato il flusso di immigrati, che ogni anno ne fa richiesta, l’Ente ammette che la spesa non è più sostenibile e chiede al Governo dei Fondi economici. Inoltre, sempre l’Inps, dichiara che siamo il primo Paese al mondo ad avere un indebitamento pubblico altissimo a causa della spesa previdenziale. Il costo reale è superiore ai 197 miliardi di euro all’anno.

Per la legge Ius Soli se ne riparlerà a settembre, dopo la pausa estiva, ma l’Inps ha intenzione di dare battaglia per modifiche sostanziali alla spesa previdenziale. Per seguire l’evolversi dell’indagine premi Segui in alto vicino al titolo.
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Re: I dixocupai no produxe PIL e non łi paga łe pension

Messaggioda Berto » lun lug 24, 2017 8:06 pm

Non ci pagheranno le pensioni, caro Boeri
Elena Vigliano
22/07/2017

http://www.einaudiblog.it/non-ci-pagher ... caro-boeri


Questa è la busta paga di un lavoratore straniero con moglie priva di reddito e tre figli a carico.

I contributi Inps che vengono versati all’Inps dall’azienda sono 479 euro (di cui 349 euro a carico dell’azienda)
ma al contempo, l’Inps versa al lavoratore 317 euro per gli assegni familiari; inoltre il lavoratore ottiene dal fisco uno sconto per detrazioni fiscali per 260 euro quindi non versa un euro di tasse e in aggiunta riceve anche gli 80 euro.

Quindi sommando importi a debito e a credito questo lavoratore allo Stato non versa nulla ma, al contrario, prende.

Infatti 479-317-260-80= +178

Tanto è vero che la sua retribuzione netta è superiore a quella lorda.
Ecco questa è una busta paga tipica di un lavoratore dipendente immigrato, uno di quelli che ci pagheranno le pensioni.

C’è poi da considerare un fatto: oltre a non versare ma a prendere, la sua retribuzione netta è addirittura superiore a quella lorda, i suoi tre figli e la moglie utilizzeranno il welfare (scuola, asili nido, sanità).

Tra l’altro molti riescono ad autocertificare familiari a carico che vivono però all’estero.

Le gestioni INPS ed Erario vengono gestite dallo Stato in modo separato. Ciò che conta è che se verso nel settore contributivo, ma prendo dal settore assistenza e fiscale per un importo superiore, il saldo per lo Stato è in rosso.

Questo lavoratore non versa un euro allo Stato grava sul welfare con il suo nucleo familiare di 5 persone usufruendo dell’assistenza sanitaria gratuita, asili nido, abitazione del Comune, scuola pubblica.

Ripeto non versando un euro allo Stato, ma a carico del contribuente italiano, figuriamoci se può pagarci la pensione.
Rimesse all’estero

Inoltre solo nel 2015 gli immigrati hanno inviato rimesse di denaro all’estero per 5,2 miliardi di euro. Dato un tasso di risparmio del 8,5% medio (dati Istat) abbiamo avuto un danno al PIL nazionale per ben 4,795 miliardi.

Calcolata una pressione reale fiscale sul PIL del 50,2% (CGIAA di Mestre) abbiamo un calo di entrate fiscali pari a 2.379 milioni di euro, superiore al mancato introito per contributi previdenziali nel caso non vi fossero immigrati, per .1618 milioni.

Un enorme flusso di denaro che andrà ad arricchire altre nazioni.

La Banca d’Italia indica inoltre che a queste cifre che transitano via intermediari ufficiali (money transfer, banche, poste) vadano aggiunti circa 700 milioni l’anno di rimesse che sarebbero inviate all’estero tramite canali “informali”, e che quindi non fruttano neanche nulla in termini di commissioni e tassazioni.

Io non voglio pensare che i politici siano in malafede, ma voglio credere che non siano informati su queste “cose che hanno a che fare con i numeri” e che quindi siano convinti che facendo entrare immigrati che hanno redditi bassi e nuclei familiari numerosi che gravano sul welfare ritengano che ci pagheranno le pensioni.

Ma non è così.

Ci potrebbero essere immigrati che pagano le pensioni: ad esempio se un ingegnere straniero arriva in Italia con moglie anche lei che lavora e tre figli a carico, se guadagna 60.000 euro lordi e la moglie 30.000 euro lordi non otterrà assegni familiari non avrà sconti fiscali e anche se utilizzerà servizi pubblici li pagherà attraverso i versamenti.

Questo è il genere di immigrati che dovremmo incentivare una immigrazione qualificata che apporta valore aggiunto e know-how.

Venire per farsi assistere?

È corretto che un cittadino straniero riceva un sostegno al reddito?

Attenzione non sto parlando di usufruire di un servizio come le strade, l’illuminazione pubblica, la raccolta rifiuti, la polizia o i vigili del fuoco. Sto parlando di sostegno al reddito, cioè integrare il reddito con denaro o godimento di beni quando una persona non è economicamente autosufficiente.

La risposta è NO.

Gli immigrati dovrebbero venire in Italia in forza di un contratto di lavoro, per apportare capitali e investimenti o per studiare.

Mai per farsi assistere. Questo è compito del loro paese di origine.

Se il lavoratore o l’investitore, una volta entrato in Italia, non è più in grado di mantenersi, producendo un reddito sufficiente per sé e la propria famiglia, entro un lasso di tempo ragionevole ad es. 6 mesi, perde il diritto di rimanere in Italia e deve essere rimpatriato nel suo paese d’origine.

Ed il motivo è evidente: ciò è assolutamente necessario in quanto, in caso contrario, verrebbe a crearsi una immigrazione finalizzata allo sfruttamento dello Stato Sociale italiano da parte di soggetti che hanno necessità di essere assistiti in quanto non economicamente autosufficienti.

La nostra Nazione senza questa clausola di salvaguardia si trasformerebbe in una sorta di bancomat al servizio delle popolazioni del globo, rendendo insostenibile la nostra spesa pubblica e l’equilibrio dei nostri conti pubblici.


Povertà, alzare l’asticella

Per evitare di importare mangiatori di welfare, cioè di tasse, è assolutamente necessario alzare l’asticella del reddito che l’immigrato deve dimostrare di produrre o di detenere. Attualmente è sufficiente dimostrare un reddito di soli 5.818 euro annui cioè 484 euro mensili. Tale importo sulla base dei dati ISTAT è assolutamente inadeguato a garantire l’autosufficienza.

Infatti il parametro di riferimento è la soglia di povertà assoluta, rappresentata dal valore monetario, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia, definita in base all’età dei componenti, alla ripartizione geografica e alla tipologia del comune di residenza.

Una famiglia è assolutamente povera se sostiene una spesa mensile per consumi pari o inferiore a tale valore monetario. Per il singolo individuo è pari per il 2016 a circa 10.000 euro (9.829,56 euro mensili dati Istat) Evidentemente insufficiente.

Come accade in altri paesi il reddito mensile richiesto per ottenere il permesso di soggiorno dovrebbe essere tale da garantire una piena autonomia: almeno 13.000 euro annui se single, 20.000 se in coppia, 24.000 se con moglie a carico e 2 figli.

Al di sotto di queste soglie non sarebbe garantita l’autosufficienza e quindi la piena integrazione.

L’attuale governo britannico di Theresa May ha richiesto una entrata annua non inferiore a 35.000 sterline (40.000 euro annui 3300 euro al mese) per poter continuare a conservare il permesso di soggiorno. Persino in Thailandia, dove il costo della vita è ben più basso, è necessario produrre una certificazione di reddito dalla quale si evinca che l’entrata mensile non è inferiore a 65.000 Baht (1700 euro mensili, 20.400 euro annui a persona) per ottenere un permesso di soggiorno.

Se confrontiamo questi parametri con i 5.800 euro annui sufficienti in Italia per ottenere un permesso di soggiorno. ci rendiamo conto di quanto le nostre normative siano inadeguate e creino i presupposti per forme di assistenzialismo, concorrenza sleale e comportamenti illeciti.

Dobbiamo incentivare l’arrivo di immigrati, investitori, professionisti qualificati, portatori di patrimoni e di know-how e consumatori dei nostri beni e servizi, che avrebbero un effetto positivo sulla nostra economia, instaurerebbero una competizione positiva basata sulle competenze e sul merito e non sulla concorrenza sleale: questa è l’immigrazione che dobbiamo incoraggiare.

L’immigrazione va gestita politicamente, cioè va governata e non subita.
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Re: I dixocupai no produxe PIL e non łi paga łe pension

Messaggioda Berto » mar ago 22, 2017 1:16 pm

Pensioni, Blangiardo rivela come stanno le cose: "Lavoreremo per mantenere gli immigrati"
21 Agosto 2017

http://www.liberoquotidiano.it/news/ita ... grati.html

La nonna Europa ripopolata dalla giovane Africa. Gli stranieri che fanno i lavori che gli italiani rifiutano. Gli immigrati che pagano le nostre pensioni. La legge sullo ius soli che, una volta approvata, adeguerà l'Italia agli standard di civiltà europei. Sono alcuni dei luoghi comuni di cui è pieno il discorso pubblico e che, pazientemente e numeri alla mano, Gian Carlo Blangiardo smonta o ridimensiona. Blangiardo insegna demografia all'Università di Milano-Bicocca e quindi il suo oggetto di studi è l'altra crisi che investe il nostro Paese, oltre a quella economica. Una crisi meno evidente (anche se è ogni giorno sotto gli occhi di tutti), ma dalle radici più profonde. La crisi delle nascite.

In 150 anni di Italia unita non era mai successo che in un anno venissero al mondo meno di 500 mila bambini. Nemmeno nel 1917, dopo tre anni di guerra, quando i nuovi nati furono 676 mila. Nemmeno durante la Seconda guerra mondiale, quando non si scese mai sotto gli 800 mila. Ebbene, nel 2015, dopo settant'anni di pace, le nascite sono state 486 mila. L'anno dopo si è scesi ancora. «E nel 2017 sarà ancora peggio. A nulla sono servite iniziative un po' maldestre come il bonus bebè o la possibilità accordata anche ai padri di assentarsi dal lavoro per accudire alla prole. Si è trattato di spot elettorali o poco più», dice Blangiardo. Calano le nascite, aumentano i decessi (con picchi anomali in anni recenti: «per un peggioramento, temo, della qualità dell'assistenza sanitaria: a farne le spese sono i soggetti più deboli»), diminuisce inesorabilmente la popolazione italiana. Gli immigrati non suppliscono: il tasso medio di natalità delle donne d'origine straniera, pur superiore a quello delle italiane, scende con gli anni. «L'immigrazione ha compensato per un po' il saldo naturale negativo fra nati e morti. Oggi non lo fa più».

Il trend è europeo o c' è una specificità italiana?
«L' Italia è, in Europa, uno dei Paesi più deboli con Grecia, Spagna e Portogallo. C' è anche una debolezza della Germania, ma i tedeschi sono più furbi, selezionano meglio gli stranieri in ingresso e da un po' dimostrano una sensibilità maggiore rispetto a questi temi. Diciamo che, se al mondo Germania Giappone e Italia sono le nazioni più vecchie, la prima prova a correre ai ripari, il secondo si affida ai robot, la terza invece naviga a vista».

In Europa ci sono casi in controtendenza?
«La Francia e i Paesi del Nord: Svezia, Norvegia, Finlandia, in parte anche Olanda e Regno Unito. Non che vantino risultati eclatanti, ma lì la fecondità è più elevata».

Perché?
«Merito di servizi più efficienti, di leggi migliori sulla conciliazione tra famiglia e lavoro e di incentivi economici per chi fa figli. La Francia ha grosso modo i nostri abitanti, ma grazie a misure come il quoziente familiare registra ogni anno 200-300 mila nascite in più rispetto all' Italia».

I nostri politici sono più disinteressati o più impotenti?
«Quando ero all' Osservatorio nazionale della famiglia, dal governo ci si diceva: il "fattore famiglia" (una sorta di quoziente familiare adattato all' Italia) sarebbe una bellissima cosa, ma non possiamo investire tutte quelle risorse».

Quindi c' è la consapevolezza, ma mancano i soldi.
«E manca il coraggio. Immaginiamo qualcosa di simile alla "tassa sui celibi" d' antica memoria: chi la proponesse si alienerebbe i voti dei giovani. I risultati si otterrebbero, ma dopo vent' anni. Meglio, allora, misure più dimostrative che efficaci, come gli 800 euro alle neo-mamme. Una visione di corto respiro. Per invertire la tendenza ci vorrebbe un De Gasperi, e di De Gasperi oggi non ne vedo».

La bassa natalità, si dice, è figlia del benessere. Nel contempo si dice anche che non si fanno figli perché c' è la crisi. Non è contraddittorio?
«Le due cose non si escludono. Quando il livello del benessere aumenta, si diventa più esigenti. Così oggi un figlio, rispetto al passato, richiede più attenzioni, più cure, più tempo: più costi. Di qui, il calo della natalità. Ma quando sopravviene una crisi economica le cose cambiano: prima di fare un figlio, che pure si desidera avere, si preferisce aspettare. È il perverso rinvio che poi, complice l' orologio biologico e la minor fertilità della popolazione, diventa rinuncia».

Ci "salveranno" gli immigrati, ci viene ripetuto.
«L' immigrazione va gestita con criteri di sostenibilità, per non compromettere il benessere di chi c' è e di chi arriva. Possiamo permetterci di ricevere chi vada a colmare effettive carenze in determinati settori. Penso agli indiani che mungono le mucche della pianura padana, alle badanti dell' Est Europa Il mercato, alle condizioni attuali, ha un certo bisogno di manodopera straniera. Sottolineo: alle condizioni attuali».

Che intende dire?
«Che basterebbe alzare il livello delle retribuzioni e cambiare certi contratti per spingere i giovani italiani a fare quei lavori che oggi non fanno. Nella mia università il personale che fa la vigilanza è in buona parte straniero, ma non credo che i nostri disoccupati, a certe condizioni, non siano disponibili a quel tipo di lavoro. E comunque, anche ammettendo lacune settoriali da colmare facendo ricorso a manodopera straniera, va fatta una riflessione sull' andamento futuro del mercato del lavoro».

Cioè?
«In molti campi un giorno potrebbe non esserci quella richiesta di forza lavoro che oggi ancora c' è. E i buchi nella popolazione non avrebbero quindi bisogno di rimpiazzi».

A proposito di futuro. Gli immigrati ci pagano le pensioni, sostiene il presidente dell'Inps Tito Boeri.
«Quelli di Boeri sono discorsi un po' propagandistici. Certo, oggi l' Inps incassa i contributi di giovani immigrati e li usa per pagare gli assegni. Ma vanno considerate due cose. Anzitutto, è vero: noi abbiamo bisogno ogni anno di un certo numero di nuovi lavoratori che versino contributi. Ma non necessariamente devono essere stranieri, potrebbero anche essere donne o giovani italiani, per citare due categorie il cui tasso di partecipazione al mercato del lavoro è basso».

La seconda osservazione?
«I contributi versati dagli immigrati sono un prestito, non un regalo. Andranno restituiti sotto forma di assegni pensionistici. Non si può mica sperare che gli immigrati si dimentichino di quanto hanno versato in Italia e se ne tornino nei Paesi d' origine senza reclamarlo...».

Si pensa poco all' immigrato come futuro pensionato.
«Io ho fatto qualche calcolo, confrontando anno dopo anno il numero dei sessantacinquenni presenti in Italia con il numero delle persone nate in Italia 65 anni prima. Inizialmente il primo numero è inferiore: di tutti i nati, non tutti sopravvivono fino a quell' età. Col tempo, il primo numero diventa maggiore. Come si spiega? A compiere 65 anni sono soggetti non nati in Italia, ma invecchiati qui. Ebbene, all' incirca dal 2030 in poi la differenza tra i due numeri è nell' ordine di 200 mila persone all' anno».

Duecentomila immigrati che ogni anno arriveranno vicini all' età della pensione.
«Gente che, però, è arrivata qui magari a 30 anni, o anche a 50 (pensiamo alle badanti ucraine), e che spesso, prima di firmare un regolare contratto di lavoro e versare i contributi, ha lavorato per un certo periodo in nero. Quando andranno in pensione, i loro assegni, calcolati col metodo contributivo, saranno molto esigui. Alcuni, è da pensare, talmente modesti da dover essere integrati dalla fiscalità generale. Sempre che ce lo si possa permettere».

Insomma, se si comparano i benefici ai costi le affermazioni di Boeri si rivelano unilaterali.
«E non abbiamo calcolato i costi delle prestazioni di altra natura, dalla scuola all' assistenza sanitaria. Basta andare in un pronto soccorso e vedere il numero di stranieri per farsene un' idea».

Della polemica sullo ius soli che idea s' è fatto?
«È una legge che non serve. Quando sento Grasso o la Boldrini parlare di scelta di civiltà rabbrividisco. I diritti dei bambini non dipendono dalla cittadinanza: vanno riconosciuti a prescindere. Molte obiezioni, poi, sono infondate: uno studente senza cittadinanza in gita scolastica può andare praticamente dappertutto. Idem per l' Erasmus: basta avere il permesso di soggiorno. C' è poi una cosa che nessuno dice».

Che cosa?
«Con la legge attuale il nostro Paese è il primo in Europa per numero di cittadinanze concesse: 178 mila nel 2015 (salite a 202 mila nel 2016). Quanto alla cittadinanza ai minorenni, siamo secondi solo alla Francia (70 mila sempre nel 2015). Questo perché la legge consente la trasmissione ereditaria. Quando i genitori ottengono la cittadinanza, la passano automaticamente ai figli. Ma non basta».

Che altro c'è?
«Oltre che inutile, la riforma sarebbe dannosa, perché scomporrebbe l' unità dei nuclei familiari. Ci sono 64 Paesi che non ammettono la doppia cittadinanza (tra gli altri, Cina India Nigeria Tunisia Ucraina). Se un bimbo cinese diventa italiano perde la cittadinanza cinese, che rimane ai genitori e magari al fratello più grande. Si immagini le difficoltà, per quel nucleo familiare, di viaggiare o tornare in patria. Insomma, questa legge è oggettivamente una scemenza, una pura battaglia di bandiera».

di Alessandro Giorgiutti
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Re: I dixocupai no produxe PIL e non łi paga łe pension

Messaggioda Berto » ven set 15, 2017 3:44 am

"Assumete profughi, non italiani". La coop fa pressioni sugli imprenditori
Anna Pedri
Trento, 14 set, 2017

http://www.ilprimatonazionale.it/cronac ... tori-72678

Non assumete italiani, preferite i profughi. Il messaggio agli imprenditori della Valsugana è arrivato forte e chiaro da parte di una coop che l’accoglienza dei migranti per conto della provincia autonoma di Trento. La Cinformi, infatti, secondo quanto riporta La Voce del Trentino che riferisce la testimonianza di un imprenditore a cui è toccata la pressione della cooperativa, contatta direttamente le aziende locali per fare in modo che inseriscano i loro profughi insistendo perché abbiano la precedenza sugli italiani.

L’offerta che la coop fa agli imprenditori è allettante, una di quelle che quando viene proposta a lavoratori italiani spesso costringe il candidato a rifiutare perché non permette il sostentamento: uno stage gratuito per il primo mese e poi 400 euro al mese. Tutte le spese burocratiche sono a carico della cooperativa. Il datore di lavoro deve solo quindi formalizzare il contratto all’immigrato. Ma se l’imprenditore obietta che in questo modo vengono penalizzati quanti si affannano per trovare un lavoro la solerte cooperativa taglia corto e dice “la ricontatteremo”. Poi il nulla.

Se una persona deve pagare affitto, bollette e le altre spese varie, con 400 euro mensili è impossibile arrivare a fine mese. Diverso è il caso se la proposta viene fatta a chi di spese non ne ha, né di vitto né di alloggio, come è il caso dei profughi accolti dalle varie cooperative, che ricevono soldi pubblici per il mantenimento di queste “risorse”. Inoltre le ore che la cooperativa chiede vengano lavorate sono 40 alla settimana, cioè un tempo pieno a tutti gli effetti. E dopo sei mesi il contratto di lavoro dovrà diventare a tempo indeterminato.

Una prassi, quella della Cinformi, che è finita al centro di una interrogazione da parte di un consigliere provinciale, Claudio Civettini di “Civica Trentina”, che ha chiesto alla giunta trentina di sinistra di fare chiarezza, avanzando l’ipotesi di sistemi contributivi facilitati per quanto riguarda l’assunzione a qualsiasi titolo di profughi o presunti tali.



Non deprediamo e non uccidiamo la nostra gente con l'irresponsabile accoglienza indiscriminata e scriteriata a spese delle scarse risorse pubbliche, dei nostri figli e nipoti e dei nostri compaesani e concittadini
viewtopic.php?f=196&t=2605
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Re: I dixocupai no produxe PIL e non łi paga łe pension

Messaggioda Berto » sab set 23, 2017 7:57 pm

La bufala dei migranti africani che salvano il nostro Pil: ora anche la Bce lo smentisce
redazione
23 settembre 2017

http://www.informazioneitalia.com/la-bu ... -smentisce

La bufala dei migranti economici in arrivo dall’Africa che salvano il nostro Pil: ora anche il report della Bce smentisce la favoletta economico-buonista. In base ai dati di Eurotower, infatti, la ripresa si deve sì ala lavoro femminile e all’apporto degli immigrati, ma di quelli provenienti dall’Est Europa, e non dai paesi dell’Africa sub-sahariana…


Quando Boeri profetizzava il possibile disastro delle nostre casse se…

Vi ricordate quella nefasta previsione – poi smontata con la veridicità della matematica percentuale e l’attendibilità dei calcoli probabilistici – secondo cui, a detta di Boeri – il presidente dell’Inps – profetizzava che «chiudere le frontiere agli immigrati» – che nel nostro caso significa impedire o dirottare gli sbarchi di migranti economici provenienti quasi esclusivamente da paesi africani – avrebbe avuto un costo pari a circa «38 miliardi» oltre che la «distruzione del nostro sistema di protezione sociale»?

Ebbene, per capire come e perché questa ardimentosa e discutibile teoria – già smontata negli ultimi due mesi da addetti ai lavori a suon di obiezioni politico-economiche e riscontri vari – continui ad essere smentita nei fatti (numerici), basta dare un’occhiata all’ultimo rapporto mensile della Bce pubblicato ieri nel quale – come riporta tra gli altri il sito de il Giornale in queste ore, si sottolinea che «l’immigrazione ha dato un ampio contributo positivo alla popolazione in età lavorativa riflettendo soprattutto l’afflusso di lavoratori dai nuovi stati membri dell’Unione europea».


Bce, non sono i migranti africani a salvare il nostro Pil

Di fatto, ragionando sull’analisi degli economisti capitanati da Mario Draghi – un report assai tecnico all’interno del quale non ci avventureremo, se non per quanto concerne il risultato finale enucleato – si evince che il sostanzioso afflusso di immigrati seguito all’ampliamento dell’Eurozona a partire dal 2004 – e che ha registrato i suoi picchi massimi tra il 2007 e il 2009 e che, come riporta sempre il Giornale «(le statistiche si possono riassumere in un flusso di circa 10 milioni di persone nei maggiori Paesi dell’Unione)» – ha alimentato tra domanda e risposta il mercato del lavoro che sarebbe stato messo in crisi dall’incombente invecchiamento della popolazione.

«In questo modo – spiega allora il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti – «la domanda di lavoro ha potuto trovare uno sbocco quando la ripresa si è avviata e così sono cresciuti consumi e Pil». Il punto, però, è che questa cresciuta non si è dovuta ai migranti africani, ma ai flussi d’immigrazione all’interno della stessa area Ue. Tanto che, come scrive il Giornale, «Implicitamente l’Eurotower ha riaffermato l’importanza dell’Ue e della moneta unica come spazio economico efficiente («ottimale» per gli economisti) in quanto si incoraggia la mobilità dei lavoratori contenendo in questo modo le pressioni salariali».

Il che, per la proprietà transitiva dell’eguaglianza – sempre per rimanere in ambito matematico-economico – vuol dire che la manovalanza d’importazione dall’Africa subsahariana soprattutto non ha prodotto nessun incremento positivo del Pil: e così la Bce torna a sfatare, una volta di più, il falso mito secondo cui i profughi economici salvano i nostro conti.
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Re: I dixocupai no produxe PIL e non łi paga łe pension

Messaggioda Berto » dom mar 11, 2018 11:39 pm

I COMUNI SVEDESI DOVRANNO AUMENTARE LE TASSE PER MANTENERE I MIGRANTI
di Cesare Sacchetti
09/03/2018

http://ilsudconsalvini.net/i-comuni-sve ... i-migranti

L’istituto nazionale di ricerca economica in Svezia:”dovremo aumentare le tasse dei comuni per mantenere i migranti.” Non sono i migranti che pagano le tasse per mantenere gli europei. Sono gli europei che pagano più tasse per mantenere i migranti.

L’adagio preferito dei sostenitori delle immigrazioni di massa è quello che queste arricchirebbero economicamente le comunità interessate dal fenomeno per le tasse e i contributi versati dai migranti. Dalla Svezia, non solo arriva la smentita a questo luogo comune del tutto privo di solide basi economiche, ma emerge una verità di segno opposto.

È Urban Hansson Brusewitz, il direttore generale del NIER, l’acronimo dell’istituto nazionale di ricerca economica, a lanciare l’allarme sull’imminente necessità dei comuni svedesi di aumentare le tasse locali per mantenere i migranti. La ragione sta nell’esplosione demografica che sta avvenendo in Svezia, dove la popolazione cresce al ritmo di 100.000 persone all’anno.

Una crescita determinata non dall’aumento delle nascite della popolazione residente, ma dalle ondate migratorie che hanno investito il Paese negli ultimi anni. “Nei prossimi anni affronteremo una sfida demografica, un fatto che suscita preoccupazioni sulla necessità di alzare le tasse”, così si è espresso Brusewitz.

La ragione principale dell’aumento dell’imposizione fiscale, secondo l’economista, sta nel fatto che tra i migranti il tasso di disoccupazione è decisamente più elevato rispetto a quello della popolazione svedese. Mentre infatti il tasso di disoccupazione tra gli svedesi nativi si attesta intorno al 3,9%, quello tra i migranti è quasi 7 volte maggiore, raggiungendo la soglia del 21,8%, secondo gli ultimi dati disponibili pubblicati dall’agenzia per l’impiego svedese.

Se dal calcolo complessivo della disoccupazione svedese, pari al 7,3%, fossero esclusi gli immigrati, la Svezia avrebbe uno dei tassi di disoccupazione più bassi d’Europa, superata solo dalla Repubblica Ceca e Germania, rispettivamente con il 2,9% e il 3,8%.

La disoccupazione tra la popolazione di immigrati in Svezia resta piuttosto elevata soprattutto per la mancanza di formazione professionale specifica e di istruzione, degli elementi senza i quali l’accesso al mercato del lavoro svedese è precluso.

Per Annika Sunden, analista all’agenzia per l’impiego svedese, molti immigrati “sono privi dell’istruzione essenziale per i requisiti del mercato del lavoro svedese.”

Sostanzialmente quindi la penisola scandinava ha importato un elevato numero di persone senza le qualifiche necessarie per trovare un’occupazione nel paese, e potrebbero essere presto i cittadini svedesi degli enti locali a pagare il conto.

Il sostentamento degli immigrati viene esclusivamente dal welfare dei comuni svedesi, e se il boom demografico degli immigrati non si arresta, sarà inevitabile un aumento dell’imposizione fiscale sulle comunità locali per continuare a mantenere una fetta di popolazione di disoccupati che resta priva dei requisiti minimi per trovare un impiego.

Recentemente, il ministro delle finanze svedese, Magdalena Andersson, aveva espresso preoccupazioni simili a quelle del capo del NIER, quando aveva dichiarato che l’aumento della popolazione avrebbe portato necessariamente il governo a considerare un aumento dell’età pensionabile per mantenere i migranti senza lavoro. L’unico modo quindi per rendere sostenibile l’immigrazione di massa sembra quello di far pagare il suo costo ai cittadini residenti.
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