L'omo nero (el marcante de s-ciavi anca putini?), babao

L'omo nero (el marcante de s-ciavi anca putini?), babao

Messaggioda Berto » mar apr 01, 2014 7:13 am

L'omo nero (el marcante de s-ciavi anca putini?), babao
viewtopic.php?f=149&t=634

I secoli degli schiavi slavi
http://www.centrostudilaruna.it/i-secol ... slavi.html

Che questi ragazzi e ragazze fossero poi trattati male dai mercanti è un’assoluta menzogna. Costavano talmente tanto e il prezzo era riscosso soltanto se la “merce” si presentava bene! Figuriamoci quindi se non venissero curati affinché arrivassero a destino in piena forma! Di certo viaggiavano ben nutriti, ben puliti e in ordine. E il viaggio era pure lungo. Per dare qualche esempio su quest’ultimo punto diremo che da Kiev a Costantinopoli ci voleva circa un mese mentre per giungere a Cordova ce ne volevano anche tre. Si può quindi immaginare quali spese incontrava il mercante per questi ragazzi che doveva tenere in ozio per risparmiarli dalle fatiche.

Un altro quadro sbagliato è quello di vedere sempre gli schiavi esposti al mercato! Al contrario! Quelli destinati alle corti signoriali erano già prenotati e quindi non dovevano neppure essere visti per sbaglio dall’acquirente occasionale. Al limite, soltanto quelli scartati andavano successivamente sul mercato!

Nei dipinti poi a volte vediamo schiavi incatenati o con le braccia legate e il mercante con la frusta in mano che volge loro uno sguardo che sembra minaccioso perché promette di batterli a sangue. Anche questo non è il caso per gli schiavi saqaliba! Erano presentati nudi affinché non si nascondessero eventuali difetti fisici ed erano palpati e guardati in tutti i recessi corporei… questo sì! Alla fine non era un grande scandalo per i costumi dell’epoca, perché i giovani erano già puberi e dunque la loro era una nudità innocente e artistica, se così si può dire.

E vediamo un po’ di capire come e dove venivano raccolti. Nemmeno qui le fonti sono di grande aiuto e tutt’al più possiamo dedurre come avvenisse la “raccolta” dal folclore nordico che probabilmente ne ha conservato nelle favole un lontano ricordo “cristianizzato”. Si può esser sicuri che, dietro le fiabe tedesche di Grimm come Pollicino o delle byline russe sulla Baba Jagà, si è tramandato proprio tutto un complesso di eventi legato giusto alla vendita degli schiavi giovanetti.
...
Anzitutto è fuorviante pensare a grandi numeri, sebbene i censimenti degli schiavi adulti presenti in ogni corte musulmana, ma anche nel Laterano, citati da M. Lombard parlino di una decina di migliaia di schiavi slavi per corte. A nostro avviso, sono numeri globali relativi ad un certo numero di anni perché, da altri paragoni documentari che abbiamo, un dato più reale è al massimo una cinquantina di ragazzi (e ragazze insieme) per ogni spedizione dal Nord.
Questi sono condotti in un certo luogo dove il mercante (forse dietro l’Uomo Nero delle favole, il bielorusso Kraciùn, si nasconde proprio costui) li esamina, fa un prezzo, lo paga (di solito in natura) al portatore e finalmente può portar via con sé la partita acquistata.
...


http://it.wikipedia.org/wiki/Pollicino
La miseria e la carestia regnano sul paese. Un boscaiolo e sua moglie, non avendo più di che sfamare i loro sette figli, decidono di abbandonarli nel bosco. Il più piccolo dei fratelli, Pollicino, avendo udito per caso la conversazione dei genitori, si riempie le tasche di sassolini bianchi. Il giorno dopo, quando i genitori conducono i figli nella foresta con una scusa, Pollicino lascia cadere i sassolini dietro di sé; seguendo questa traccia riesce a riportare i fratelli a casa. Il giorno dopo la cosa si ripete, ma questa volta Pollicino ha a disposizione, per segnare il sentiero, solo briciole di pane, che vengono mangiate dagli uccelli.
I sette fratellini, perduti nel bosco, chiedono ospitalità in uno stupendo palazzo. La padrona di casa decide di accoglierli, ma li avverte che il marito è un Orco che mangia i bambini, e nasconde i sette fratelli con cura per proteggerli. Quando il marito rientra, però, sente odore di "carne fresca" e presto scopre gli intrusi, decidendo di mandarli a morte il giorno successivo.

http://www.arcarussa.it/forum/baba-jaga ... vt579.html

I fioli de Jacob: bepi e li so fradeli:
http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_e_i_suoi_fratelli
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Bepi vendesto da li so fraei
https://www.youtube.com/watch?v=XDdnTc1Kt98
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Re: L'omo nero (el mercante de s-ciavi anca putini?)

Messaggioda Sixara » mar apr 01, 2014 8:24 am

Uh si si: l Omo-nero, la Strìa, l Orco, el Babào..
a ghi n emo parlà anca cuà :
http://evenesie.prophpbb.com/topic35.html

Nei riti di iniziazione i bambini venivano spesso rapiti e portati nel luogo sacro bendato o chiusi in un sacco. Gli individui che venivano dalla foresta a prelevare gli adolescenti raffiguravano o imitavano animali e spesso indossavano maschere terrificanti ( ...) i ragazzi venivano feriti, circoncisi, battuti, spesso dovevano subire la tortura del fuoco o dell'acqua bollente (...) Il lupo, l'orco, la mammadraga, la strega sono la corruzione finale di un duplice filone di simboli, di cui uno si ricollega all'animale totem che operava l'inghiottimento, e l'altro alla figura misteriosa che celebrava il rito d'iniziazione.
( C. Gatto Trocchi, La fiaba italiana di magia, Roma, 1972)

El motivo del putìn tel saco e de l azion "tipicamente stregonesca della bollitura" da parte de la strìa, te la pegnatona, i è stà mesi n relazion da la critica storicistica co le uxanze arcaike de le tribù de i caciatori. Vojo dire ke la xe na fòla ke la scumitsia a concretizzarse te kel periodo là, co i riti de iniziazion . Te sè - i ciapava i putini, i li bendava o i li meteva te on saco e i li portava tel luogo-sacro ( bosco-caverna..).. e na 'olta là .. Ooh dèso ghe sémo!


Te la fòla de Pierìn pereto a ghè na Strìa e on putìn, te kela de l Barbatsucon a ghè on Orco e na putìna. Penso ke pa le putìne el tratamento el fùse difarente.
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Re: L'omo nero (el mercante de s-ciavi anca putini?)

Messaggioda Berto » mar apr 01, 2014 1:12 pm

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Re: L'omo nero (el mercante de s-ciavi anca putini?)

Messaggioda Berto » mar apr 01, 2014 1:16 pm

Omo moro o nero o negro

http://it.wikipedia.org/wiki/Uomo_nero
L'uomo nero è una creatura leggendaria, un essere amorfo, cattivo e oscuro presente nella tradizione di vari paesi. Negli Stati Uniti d'America è conosciuto come boogeyman (scritto anche bogeyman, boogyman o bogyman). In Italia viene identificato anche con la figura del Babau.

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http://en.wikipedia.org/wiki/Bogeyman
http://de.wikipedia.org/wiki/Butzemann
http://hu.wikipedia.org/wiki/Mumus
http://tr.wikipedia.org/wiki/%C3%96c%C3%BC (ocu)
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Re: L'omo nero (el marcante de s-ciavi anca putini?), babao

Messaggioda Berto » mar apr 01, 2014 2:15 pm

Babao (etimoloja)

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... bao-29.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -Zolli.jpg

Ahi, ahi, ahi sti sapienti ke gno sà!!!

babau,
s. m. ‘mostro immaginario, spauracchio per bambini’, ‘persona che è o sembra terribile’ (av. 1712, F. Moneti, cit., senza attest., in TB Giunte; ma, secondo il Berg. Voci, babao è già testimoniato nel Cinquecento; babau: 1842, Vanzon App.; babào: 1824, Bianchini; in rom., nel 1695, babai ‘fantasmi orridi’: G. Berneri, cit. in Jacaccio).

Da far bau bau (fare il baubau ha l'Aretino nell'Ipocrito), vc. imit., che già gli antichi adoperavano per richiamare l'abbaiare del cane (gr. baúzein, lat. baubari), e i moderni la voce, ora insinuante (far bao bao e pissi pissi ‘bisbigliare’: av. 1484, L. Pulci), ora paurosa di un essere fantastico. Appunto il Bau (VEI). Per il Wagner (DES) bisogna risalire alla radice di provenienza infant. bab-, bob-, ma, come osserva il VDSI, l'incontro di più basi onomat. non è infrequente.


babau m
http://it.wiktionary.org/wiki/babau
1.mostro frutto dell'immaginazione, usato per spaventare i bambini.

http://it.wikipedia.org/wiki/Babau
Il Babau (più raramente Babao o Barabao) è nel folclore italiano e di altre regioni europee, un mostro immaginario dalle caratteristiche non ben definite che viene tradizionalmente invocato per spaventare i bambini ("se non la smetti chiamo il Babau!").

Si può intendere il Babau come strettamente correlato all'Uomo nero e all'Orco delle fiabe, o addirittura usare queste diverse denominazioni come sinonimi. In questo senso generico, il "Babau" corrisponde sostanzialmente all'inglese boogeyman (boogeyman, bugaboo).

Le origini di questa figura non sono accertate. Secondo alcune fonti, il Babau potrebbe essere un retaggio dell'antico timore nei confronti dei Saraceni (IX-X secolo). In questo caso, la parola "Babau" potrebbe derivare dall'arabo Baban. Un'intepretazione più diffusa intende invece il nome "Babau" come onomatopea, ottenuto per raddoppiamento dal latrato del cane o di un altro animale. L'uso del termine "Babau", in ogni caso, è accertato anche al di fuori dell'Italia, per esempio nella Linguadoca in Francia.
Al Babau è dedicato il racconto omonimo di Dino Buzzati. Alcune traduzioni delle opere dei fratelli Grimm rendono Herr Korbes (nome di un personaggio e titolo di una fiaba) come Messer Babau.

"Babau" (o "Babbau") è il soprannome con cui è noto il basso italiano Ruggero Raimondi (soprattutto nella trasmissione radiofonica "La Barcaccia" di Radio3), a causa del suono cupo e minacciosamente "pseudo-slavo" delle sue vocali.

Nel film "Nightmare Before Christmas" di Tim Burton è presente una creatura chiamata "Bau Bau", fatta di insetti cuciti nella stoffa.

Nel videogame "Guild Wars", MMORPG sviluppato da ArenaNET e NCSoft, la popolazione degli Asura, esseri che abitano le profondità della terra, denominano gli esseri umani "Babau", per indicarne l'aspetto selvaggio e poco e intelligente, in ogni caso invocato per spaventare i piccoli di Asura.

Nel 54esimo capitolo di Dylan Dog "ombre" il babau appare sotto forma di ombra di un immenso mostro volante che perseguita alex smith fino al momento della sua morte

http://www.etimo.it/?term=babau
http://www.etimo.it/?term=bau


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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... %A0-55.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -di-55.jpg
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Re: L'omo nero (el marcante de s-ciavi anca putini?), babao

Messaggioda Berto » mar apr 01, 2014 2:19 pm

Da Origini delle lingue europee, del glottologo Mario Alinei Volume I

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 290004.jpg

Animali come parenti in Europa del glottologo Mario Alinei
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... 9uR3M/edit

4. Ideologia del Paleolitico Superiore
4.1. Totemismo
...

4.1.4. L'arcobaleno come animale e come «bevitore» nei dialetti d Europa

La carta europea dei nomi dell’arcobaleno è stata la prima che ho realizzato per l’ALE [Alinei 1981b, c; 1983b; 1984b, ci, 1992e], ed è quella che ha inaugurato la serie di carte motivazionali, la più saliente innovazione metodologica del progetto.

Essa è stata anche la prima che ha mostrato la fondamentale tripartizione stratigrafica:
(A) strato recente, antropomorfico storico, con nomi di entità cristiane e mussulmane (Dio, Noè, S. Maria, vergine, Nostra Signora, S. Martino, S. Giovanni, S. Bernardo, S. Michele, S. Bernabeo, S. Dionigi, S. Marco, aureola dei santi, grazia, ecc. in area cristiana; Allah, ponte Sirat (simbolo di perfezione morale) in area mussulmana);
(B) strato intermedio, antropomorfico preistorico, con nomi di entità antropomorfe locali, precristiane maschili (Ukko, il Vecchio, il dio del tuono, Tiermes, Tängri, Soslan, gigante, arma (di un dio)), e femminili (Iris, Laume, Mariolle, Nerandzula, la Vecchia, la signora, ragazza lunga ecc.), fra queste figure, «la vecchia» è quella che ha la distribuzione più vasta:
portoghese arco da velha, spagnolo arco da vella «arco della vecchia», albanese in Italia brezi pjakavet, moldavo bryul babei, neogreco tis gras to lurí, serbo croato babin lub, tutti «cintura della vecchia», turco ebe kušagι «cintura della levatrice», nogai qurt-qašiq «vecchietta», calmucco dohlηg (e)mgn «vecchia zoppa»; e
(C) lo strato più antico, totemico, con nomi di rappresentazioni zoomorfe: italiano (arco)baleno da balena, italiano dialettale drago, serbo croato dialettale alždaja, albanese ylber tutti «drago», bilorusso smok, lituano smãkas «serpente», lettone delvērdze «ventre verde», tedesco in Italia regenwurm «lombrico», slovencino mavrica «vacca nera», komi öškamöška «un bue e una vacca» e ienöš jenöška «bue di Dio», calmucco solg «donnola gialla», lituano straublỹs «proboscide», basco ortzederra «corna (di bue)», Zachur (nord-caucasico) /han'ewur/ «intestino del cielo», Khvarsci (nord-caucasico) /zar'us æšu/ «cintura della volpe» e molti altri.

Sia nel caso dei nomi cristiani/islamici che di quelli pagani l’arcobaleno è un semplice attributo di una divinità antropomorfica. Mentre nelle rappresentazioni zoomorfiche – ricostruibili grazie anche al folclore europeo (v. oltre) - l'arcobaleno si identifica con un animale gigantesco, che beve l’acqua della terra e la restituisce in forma di pioggia.

In genere, le rappresentazioni zoomorfiche dei fenomeni atmosferici si spiegano ipotizzando un’influenza dei Bestiari medievali [per es. DEI, s.v. dragone]. È però difficile immaginare come ai servi della gleba medievali, per definizione analfabeti, fosse dato avvicinarsi ai Bestiari dell’epoca, opere di origine dotta. Inoltre, il bestiario mitico contadino non ha niente a che fare coi Bestiari medievali, ma si collega con la tradizione orale espressa dalla fiabistica. E in questa grande tradizione fiabistica gli animali non rappresentano una ramificazione dei Bestiari medievali, bensì, al contrario, ne sono l'antefatto.

A confermare l'antichità del fenomeno si possono ricordare due cose: da un lato, la ricchissima mitologia dell’arco-baleno presso le popolazioni etnografiche: il più noto esempio, e uno dei più calzanti per la tipologia che abbiamo visto, è il mito del serpente-arcobaleno degli Aborigeni australiani, sul quale esiste una vasta letteratura [Buchler e Maddock 1978]. Anche in Cinese, l’ideogramma dell’arcobaleno si basa sul radicale per «verme» [com. pers. di William S.Y. Wang, della Stanford University], e l’arcobaleno torna anche nella rappresentazione dell’ideogramma per il «sifone», ciò che conferma che anche in Cinese esisteva la concezione dell'arcobaleno come «pompa», che aspirava l’acqua dalla terra per restituirla in forma di pioggia.

Alle stesse rappresentazioni zoomorfiche si legano anche i nomi europei dell'arcobaleno basati sulla motivazione del «bere», attestati in quasi tutta l'Europa. Vediamo questo aspetto più in dettaglio, anche per i suoi aspetti cronologici.
La rappresentazione dell’arcobaleno come bevitore, che pompa l'acqua del mare e della terra per riprodurla sotto forma di pioggia, è comunissima in tutta Europa: per esempio italiano arco bevente, rumeno curcubẹu, ungherese szivárvány «pompa», lituano straublỹs «proboscide (che succhia)», udmurto vujuis «bevitore d’acqua», kuaz vu juem «il tempo ha bevuto l’acqua» ecc.
Nei paesi slavi essa è tanto radicata che in diverse lingue slave invece di dire che una persona «beve come una spugna» si dice «beve come l’arcobaleno», per esempio ceco pít jako duha (duha «arcobaleno»).
Ora, che la rappresentazione dell’arcobaleno bevitore sia antica è provato dalle sue numerose attestazioni nella letteratura latina. La più antica e importante è quella di Plauto, che fa dire a un personaggio del Curculio [Alinei 1992e] la frase «bibit arcus», cioè «l’arcobaleno sta bevendo», a proposito di una vecchia che per tracannare un boccale di vino si arcua all’indietro. «Vecchia» è anche uno dei nomi neolatini ed europei dell’arcobaleno, è non è escluso che Plauto volesse così giocare anche su questo motivo.
Ma a parte questo, la diffusione del motivo dell’arcobaleno bevitore in tutta Europa dimostra che il Latino non è l’apice dell'albero, bensì uno dei suoi molti rami.

Inoltre, la motivazione lessicale dell’arcobaleno che beve non è che la forma abbreviata di una rappresentazione dell’arcobaleno come animale gigantesco, che beve l’acqua della terra e la restituisce in forma di pioggia, attestata nelle tradizioni popolari di molte aree europee e non europee.
Ecco dunque che non solo l’arcobaleno come bevitore viene ricondotto a una visione primitiva dei fenomeni atmosferici e della natura, ma la stessa rappresentazione zoomorfica generalizzata dell’arcobaleno che appare dalla documentazione dialettale paneuropea si lascia collegare in modo imprevedibile a questo grande mito. Sicché la stessa rappresentazione di Plauto e degli altri autori latini, paradossalmente, appare molto più come un tardo riflesso di questa mitologia primitiva, filtrato dalla cultura razionaleggiante del ceto dominante romano, che non come un archetipo.


4.1.5. L'arcobaleno come «cintura della vecchia»

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -vecia.jpg

Una delle più diffuse motivazioni europee dell’arcobaleno è poi quella della «cintura» (o «grembiule» «fascia», «nastro»), ovviamente indossata da un essere proiettato in cielo: francese courroie, italiano cintura, lituano júosta, bulgaro dialettale pojas, zuna, tkanica, futa, serbocroato dialettale pruga, moldavo regionale bryu, neogreco zóni, zonári, lorí, albanese bres, shok, turco kušagι, ecc. In totale la troviamo nell’area albanese, celtica, finnica, greca, lappone, nako-daghestana, permica, neolatina, slava, turcica, udmurta, vepsa, e zigana.
E spesso si riferisce a un indumento esclusivamente femminile, o è esplicitamente associata ad un essere femminile: per esempio albanese brezi pjakavet, moldavo bryul babei, neo greco tis gras to lurí, serbocroato babin lub, tutti «cintura della vecchia», turco ebe kušagι «cintura della levatrice», lituano Laũmes júiosta «cintura di Laumes», neogreco /tis kh'eras i z'oni/ «la cintura della signora». Ora, nei dialetti greci, slavi e baltici questa motivazione di «cintura» si realizza con la stessa radice IE «cingere» (da *-ienu- «unire»: P. 508, 513), che appare in greco zōst(e)r, zōma (< *zōs-ma), zōnē «cintura», lituano júosta, antico slavo pojasъ, «cintura».
Questo significa che possiamo ricostruire non solo una protoforma ma anche un «protomito» che si potrebbe definire «arcobaleno come cintura di un essere femminile», che manca in qualunque documento scritto normalmente utilizzato per la comparazione IE, mentre emerge con grande chiarezza da quel museo fossile vivente che è la documentazione dei dialetti parlati. Inoltre, data la vastità e la configurazione dell’area, azzarderei l’ipotesi che la «cintura» potrebbe essere quella della «Grande Madre» incinta o prolifica, le cui statuine paleolitiche mostrano talvolta una cintura come unico indumento [Clark e Piggott 1990, 72].

4.1.6. La «Vecchia» come dominatrice della natura

Nella sua famosa ricerca sulle fiabe, Vladirnir Propp definisce la figura della «Vecchia» nelle fiabe mondiali come una derivazione dell'«antenata totemica matrilineare», e la descrive come la dominatrice degli animali e della natura [Propp 1946, trad. it. 1949, 125].

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... beluna.jpg

Serci o diski de bronxo veneteghi
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... hhTFE/edit
viewtopic.php?f=43&t=194


Se Propp era arrivato a questa conclusione studiando le fiabe e il folclore mondiali, i dialetti europei confermano questa interpretazione, in quanto col nome della «Vecchia» appaiono designati innumerevoli fenomeni della natura.
Manca, purtroppo, uno studio sistematico di questa figura, come del resto di tanti altri aspetti magico-religiosi legati alle tradizioni orali e ai dialetti.
Gerhard Rohlfs ha attirato l'attenzione su alcune manifestazioni della vetula latina e della «Vecchia» romanza. [Rohlfs 1952]; Hermann Usener [1913] ha studiato die Alte «la Vecchia» tedesca; e io ho confrontato la documentazione (cusita dita) “dialettale neolatina” sulla «vecchia» con quella ancora più ricca della baba slava [Alinei 1988c]. La triplice documentazione, neolatina, germanica e slava (a cui si possono aggiungere i pochi indizi greci e albanesi finora raccolti), crea un continuum mitologico di fatto paneuropeo, che a mio avviso corrisponde da vicino all'area di diffusione delle rappresentazioni della «Grande Madre» del Gravettiano.

In quest’ottica, è anche utile ricordare che Usener interpretava i documenti germanici per la maggior parte come conseguenza di influenze latine o slave, a seconda delle aree, ciò che non è senza rilievo dal punto di vista archeologico, data la concentrazione delle statuette ad occidente e ad oriente.
Riassumo qui in maniera estremamente schematica i principali dati.
Anzitutto, è stato osservato che, dal punto di vista etnografico, «vecchio» è chiunque si trovi fra 35 e 60 anni [HWDA, s.v. Alte]. Di fatto significa piuttosto «adulto». Anche sotto questo profilo, dunque, la «Vecchia» potrebbe benissimo essere la «Grande Madre», cioè la donna incinta prolifica, simbolo di fecondità magica, rappresentata dalle tipiche statuette del Paleolitico Superiore.

http://www.google.it/images?hl=it&sourc ... =&gs_rfai=

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... /vecie.jpg

Quanto al suo ruolo magico-religioso esso emerge da questi dati folelorici: i bambini non possono pronunciare il suo nome, e il suo potere viene considerato misterioso e soprannaturale.
Inutile ricordare il rapporto fra vecchia e Strega (striga, stria, strix), nel quale la seconda appare come una specializzazione negativa della prima.
L'incubo appare spesso in forma di «Vecchia» (v. la morte rappresentata da una vecchia con la falce).
E anche la personificazione più nota dell'inverno, come tale ha tuttora un ruolo centrale nei riti di carnevale, dove viene segata, bruciata o fatta ubriacare in varie parti d'Europa, nell'area latina, slava e nelle aree germaniche adiacenti.

Usener aveva avvicinato la «vecchia» dell'area latina ad Anna Perenna, l’antica divinità italica (il cui nome Anna è probabilmente affine ad anus «vecchia» [DELLA). Ma a loro volta, le numerosissime divinità femminili italiche sono probabilmente il risultato di un processo di specializzazione della Grande Madre del Paleolitico Superiore, la donna dotata del potere magico di partorire, e come tale dominatrice della vita.

Nell'ambito della TC dunque, la «Vecchia» d’area latina e slava appare più probabilmente legata direttamente alla Grande Madre come archetipo, che non alle diverse ramificazioni in cui esso si è frantumato nel corso del Neolitico e dell'età dei Metalli.

In tutta l'area slava, baba «la Vecchia» appare con i significati di «nutrice», «levatrice», «maga», «profetessa», «Orca», «strega», «spauracchio dei bambini».
Verbi derivati da baba significano «assistere la puerpera nel parto», «praticare la stregoneria», «guarire con pratiche magiche».
In questi aspetti, l'area slava appare come più conservatrice di quella latina, dove la vetula appare soprattutto in associazione con i riti di Carnevale (la vecia veneta).

http://www.sanmartino.com/images/albums ... ia%202.jpg
http://www.sanmartino.com/images/albums ... ia%201.jpg
http://annitapoz.files.wordpress.com/20 ... 061697.jpg


Sia la baba slava che la vetula neolatina (e la vecia veneta) prestano il proprio nome agli animali: come abbiamo già visto, le troviamo entrambe associate ad uccelli, vermi, lumache, rospi e rane, svariati insetti (farfalla, tarma, scarafaggio, coccinella, bruco, ragno, cimice, larva ecc.).
Come nome di piante la «Vecchia» è soprattutto diffusa in area slava.
Più importante, sia la baba slava che la vetula latina, e con minore frequenza anche die Alte (o alte Weib) tedesca ed altre «vecchie» greche o albanesi, appaiono associate a innumerevoli fenomeni atmosferici e della natura.
Abbiamo visto che la vetula latina ed altre «vecchie» europee appaiono associate all'arcobaleno, talvolta come la sua cintura.
Ma essa appare anche associata ai più svariati nomi di fenomeni atmosferici o naturali: «gli ultimi tre giorni di marzo o febbraio», «scintilla», «fata morgana», «riflesso della luce (gibigianna)», «estate di San Martino», «capelli della madonna (fili di ragnatela che si alzano e volano di primavera)», «nuvola (di vari tipi)», «uragano», «turbine», «calore che fa vibrare l'aria», «nebbia», «ronzio dei boschi», «sole», «luna», «neve che turbina sul Reno», «demone meridiano» ecc.
Quasi ovunque la «Vecchia» appare come l’«ultimo covone di grano» (una nozione magica, molto ben studiata in area germanica dove viene identificata con uno dei Korndämonen). Inutile dire che in questo ruolo la «Vecchia» come ultimo covone di grano appare come un tipico sviluppo neolitico di un mito preesistente.
Molto comune e significativo è anche il nome di «Vecchia» per la gravidanza o per malattie, soprattutto infantili: varicella, rosolia, vaiolo, bizze infantili, colica, incubo, verme, ecc.
E non mi soffermo, per mancanza di studi adeguati sull'argomento, su nomi di giochi di profondo significato magico, come la «mosca cieca», che si associano, soprattutto in area latina e slava, alla «Vecchia».
Sul piano etnografico, il confronto più produttivo è quello che si lascia istituire con le credenze degli Aborigeni, quelle che meglio si avvicinano all’ideologia del Paleolitico Superiore.
Nella mitologia aborigeno, la «Vecchia» occupa un ruolo centrale: è lei la «Madre di tutti», e come tale viene spesso chiamata anche «la Madre».
È lei la maga iniziatica che ingoia i bambini per risputarli come iniziati alla vita adulta, è lei la cui voce viene rappresentata simbolicamente dal crepitacolo magico, il principale strumento magico degli Aborigeni, ed è lei che appare come serpente-arcobaleno, altro cardine della mitologia australiana. È ancora lei che troviamo associata con fenomeni della natura, come per esempio la nebbia del mare [Maddock 1978].

4.1.7. Parenti-mostri, vivi nelle fiabe, fossili nel lessico: l'evidenza italiana

Vladimir Propp ha dimostrato non solo che la figura del parente-animale, di origine totemica, è fondamentale nelle fiabe di tutto il mondo, ma anche che questa figura tende a diventare un mostro, per la sua funzione nei riti iniziatici, in cui l'iniziando viene ingoiato, divorato, ucciso e restituito alla vita come adulto, attraverso riti spesso molto crudeli, attestati in tutte le popolazioni etnografiche.
Questo aspetto «orroroso» dell'animale-parente appare in tutta la sua evidenza nelle manifestazioni etnografiche della mitologia e dei riti iniziatici (ne abbiamo appena visto un esempio per la Vecchia degli Aborigeni), ma sopravvive come fossile anche in Europa: per esempio nella mammadraga e nella zia draga della fiabistica siciliana, nella magne «mia zia (serpente)» della fialoistica friulana, nel nanni orco o nannorca «nonno orco, nonna orca» di quella pugliese, di mai Orca «comare orca», mammorca, babborku, paborku, di quella sarda, e fuori d'Italia in figure equivalenti.
Da questa premessa si deve partire per interpretare correttamente i tantissimi nomi di «spauracchi infantili», che
sono anche, contemporanemente, nomi di insetti e di antenati: dal sardo babbói e bau, al retoromanzo babáu e bau, all'italiano babau, al veneto babao al ticinese babau, babó, babocia, bóu ecc. e tanti altri, tutti a mio parere affini del latino abavus «antenato» (venetico havos).
Per spiegare l'importanza della componente «insetto» in questa fenomenologia si deve riflettere a due cose: da un lato al ruolo centrale degli insetti nell'alimentazione delle popolazioni etnografiche e nella loro classificazione totemica (aspetto ora dimostrato dalla ricerca di Kutangidiku [1995] per lo Zaire), dall'altro al fenomeno della metamorfosi, che porta la larva a divenire crisalide e poi farfalla, fenomeno col quale gli uomini primitivi si sono certo confrontati, e che potrebbe aver fornito la base per la simbologia universale della «maschera».
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: L'omo nero (el marcante de s-ciavi anca putini?), babao

Messaggioda Berto » mar apr 01, 2014 2:29 pm

Noreja/Noreia, *Noretia, Nortia, Nurtia, Norzia, Ortia, Nerta, Nertho/Nerthus, *Nertia, Reitia/Rhetia, Norne, Roxmerta, ...
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... Nobm8/edit

Fate, Moire, Parke, Norne, Matronae, Angoane
Pora Reitia Sainatei Vebelei
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... dtd1U/edit

Reitia, porai, sainatei, vebelei
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... lQMEU/edit



Kubaba
http://it.wikipedia.org/wiki/Kubaba
Kubaba, anche Kug-Baba o Kubau (... – ...), è stata regina dei Sumeri.
http://it.wikipedia.org/wiki/Kish

Kubaba divenne la dea tutelare protettrice dell'antica città siriana di Karkemish, nei pressi dell'Eufrate, nel tardo periodo hurrita e all'inizio dell'età ittita. Alcuni reperti archeologici conservati presso il Museo della Civiltà Anatolica di Ankara la ritraggono seduta su un trono, mentre indossa un copricapo cilindrico (una sorta di polos), mentre in una mano tiene uno specchio circolare, e nell'altra l'ovario maturo di un fiore di oppio. Secondo l'interpretazione di Mark Munn, quando il suo culto si diffuse nel resto del Vicino Oriente il suo nome venne adattato per la principale divinità femminile dei regni anatolici che seguirono gli Ittiti. Infine divenne per i Frigi la matar kubileya http://it.wikipedia.org/wiki/Cibele . La dea frigia inoltre presenta alcune somiglianze con Kubaba, divinità principale dei Sardi, conosciuta dai Greci come Kybebe. Il nome di Kubaba in Siria venne modificato come Heba, divenendo poi Hawah, la dea-serpente siriana, madre di tutti gli esseri viventi, forse collegandosi in questo modo al mito biblico di Eva.

http://en.wikipedia.org/wiki/Baba_(goddess)
http://it.wikipedia.org/wiki/Bau_(mitologia)
Nella mitologia sumera, Bau, chiamata in seguito anche con i nomi di Ninishinna o Gula, è la dea della medicina e dea patrona di Lagash.
Il suo culto era diffuso anche a Babilonia dove veniva venerata per la sua opera di protezione della salute e della fertilità. Bau era figlia di An e sposa del dio Ningirsu. Viene anche paragonata alla dea greca Cibele.
Questa divinità era rappresentata con la testa di un cane, e il suo nome può essere tradotto in "latrato" (??? li xe mati: anca Demetra vegneva figurà co na testa de can e Anubi e altri ... http://www.astercenter.net/animali/cavallo/cavallo3.htm e http://www.summagallicana.it/lessico/a/ ... anubis.htm ).

http://en.wikipedia.org/wiki/Baba_(Egyptian_god)
http://fr.wikipedia.org/wiki/Baba_(myth ... 9gyptienne)
Dans la mythologie égyptienne, Baba est un génie de la fertilité représenté par un singe ou un chien roux. Il protège la barque de Rê et a un caractère comparable à celui de Seth, colérique et imprévisible.

Baba Jaga (la vecia)
http://it.wikipedia.org/wiki/Baba_Jaga
Baba Jaga (o Baba Yaga) è un personaggio della mitologia slava, in particolare di quella della Russia, e la figura immaginaria di un personaggio fiabesco.

Immagine

http://en.wikipedia.org/wiki/Baba_(honorific)
http://it.wikipedia.org/wiki/Sathya_Sai_Baba
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Re: L'omo nero (el marcante de s-ciavi anca putini?), babao

Messaggioda Sixara » mar apr 01, 2014 2:50 pm

La Ku-baba la me piaxe màsa :D
Elora sti riti de inisiasion? me pare ke de i mas.ci ormai i ga dito tuto ma de le femene? :?
Si brancola nel buio.
Ma pa forza, digo-mi - le femene no le ghe n à bixogno : le sa zà tuto, le ghe nàse sapienti. :D
Po i mas.ci i ghe fa tuti sti rituali pa distinguarli el pì posibile dae femene ma le femene da còsa ga-le da distinguarse?
A i mas.ci - poareti - i ghe fà tute kele robe parké no ghe vegna la tentasion de èsare/deventare femena.
E comuncue a semo indrio co i studi, eh?

Un discorso a parte meritano le iniziazioni femminili, che sono oggi al centro di un rinnovato interesse. Ci si interroga prima di tutto sulle differenze tra iniziazioni maschili e femminili, a partire dalla constatazione che le seconde paiono complessivamente meno numerose delle prime. Anche le iniziazioni femminili sono un fatto culturale e sociale, e non naturale, legato ad esempio alla prima mestruazione. Le fanciulle, infatti, possono essere sottomesse a un rituale di iniziazione allo stato adulto, come ha dimostrato J.K. Brown (v., 1963, p. 838), a un'età variabile tra gli otto e i vent'anni: determinante diventa il tempo culturalmente e socialmente stabilito come significativo dalla singola cultura. Un'altra differenza è data dal fatto che sovente le donne verrebbero iniziate da sole, di contro ai maschi, iniziati in gruppo. Là dove l'iniziazione coincide con il rito puberale, ciò può spiegarsi con la particolare drammaticità dell'evento della mestruazione; più in generale, però, l'isolamento dell'inizianda riflette l'isolamento o la marginalità sociale che sovente contraddistingue, dal punto di vista dell'autorità e del potere, anche la condizione della donna adulta. Si tratta, d'altro canto, di una spiegazione valida soltanto fino a un certo punto, dal momento che esistono società, come i Gisu, che posseggono iniziazioni femminili più elaborate e socialmente rilevanti di quelle maschili. (...)

Tuto cuà? :D

Po tratare la 'circoncisione maschile' a lo steso modo de la cusì-dita 'circoncisione femminile' lè mìa serio, ke le ga obietivi difarenti, opposti direi. Dovrei continuare in italiano ma asemo perdare, ke no go voja de inrabiarme.
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Re: L'omo nero (el marcante de s-ciavi anca putini?), babao

Messaggioda Sixara » mar apr 01, 2014 3:04 pm

Ciò Alberto ma kei do libri lì de l Alinei.. còsa ghè capità? Ca pare ke i sia finìi sota l treno.
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Re: L'omo nero (el marcante de s-ciavi anca putini?), babao

Messaggioda Berto » mar apr 01, 2014 5:53 pm

Sixara ha scritto:Ciò Alberto ma kei do libri lì de l Alinei.. còsa ghè capità? Ca pare ke i sia finìi sota l treno.


Li go doparà dapartuto: en pie, distirà, sentà, en leto, sol ceso, en makina, so la tola da laoro o scrivania, parfina butà sol prà longo l'Astego e sol moscon a Gravo!
Da Origini delle lingue europee, del glottologo Mario Alinei Volume I
Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 290004.jpg
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