Fuminanti, fulminanti, fiamiferi, çerini, solfarin

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Messaggioda Berto » mar mar 24, 2015 10:41 am

Fuminanti, fulminanti, fiamiferi, çerini, solfarini
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fomes, itis, m.,
alimento, esca per il fuoco: rapuit in fomite flammam, suscitò la fiamma nel mucchietto dell'esca, VERG. Aen. 1, 176; ramoscelli, P. FEST.; focolare, fuoco: intepuit fomite fumeo, si riscaldò al fumoso fuoco, PRUD.; fig. stimolo, eccitamento, nutrimento: f. peccati, stimolo al peccato, PRUD.; f. salutis, elemento di salvezza, BOETH.
[cf. foveo].

fomentum, i, n., generalm. pl.,
fomento: habes qui adsideat, fomenta paret, medicum roget, hai chi t'assista, prepari i fomenti, chiami il dottore, HOR. Sat. 1, 1, 82; quia calida fomenta non proderant, frigidis curari coactus, poiché i fomenti caldi non avevano effetto, fu costretto a curarsi con quelli freddi, SUET.; benda per ferite: fomenta vulneribus nulla, nessuna benda per ferite, TAC. Ann. 15, 55; alimento per il fuoco: fomenta ignium, AMM.; nutrimento (poet.), HOR.; fig. conforto, sollievo, rimedio: haec sunt solacia, haec fomenta summorum malorum, queste sono le consolazioni, questi sono i conforti dei più grandi dolori, CIC. Tusc. 2, 59; aliquod fomentum (conforto per) procellae, VAL. MAX.; fomenta fidei, conforto della fede, TERT.; stimolo: quidquid non licet fomentum desiderii accipit, tutto quello che non è permesso eccita lo stimolo del desiderio, HIER.
[foveo + -mentum].

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... /fomes.jpg
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Fuminanti, fulminanti, çerini, solfarin

Messaggioda Berto » mar mar 24, 2015 10:42 am

Enpisàr/inpisar el fogo
viewtopic.php?f=44&t=1131


Gaetano Xonpini:
http://it.wikipedia.org/wiki/Gaetano_Zompini
(pitor veneto e no tajan)
Da: Le arti ke łe va par łe całe ente ła çità de Venesia (1753)

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... ferali.jpg
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Re: Fuminanti, fulminanti, çerini, solfarin

Messaggioda Berto » mar mar 24, 2015 10:42 am

Cosa gała ente ła man sanca sta dona?
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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... e-done.jpg

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... ta-oca.jpg

Kisà se sti baketełi o fuxi o torçe, no łi xe fuminanti (de na volta e speçałi) par enpisar on fogo ritual de on sagrefar (sagrefiço):



El fogo e łi anxołi
http://corsodireligione.it/religioni/zo ... astr_4.htm
Consultando il dizionario etimologico di Manfred Mayrhofer (KEWA I, 21; EWA I, 49) si nota alla parola angirah – nome di una classe di sapienti indiani al cui vertice stava il dio del fuoco Agni – una comparazione con il greco anghelos ” “messaggero” e con l’iranico angaros.
Il motivo eschileo del “fuoco annunziatore” (angaron pyr) non ci riporta soltanto alla scienza tecnica della comunicazione mediante il fuoco (pyrsetica) in uso nell’impero persiano degli Achemenidi (Mazzarino, 1966, p. 79) ma, più profondamente e in senso traslato, alla tipologia di “annunziatore” e di “messaggero” che il fuoco rappresenta nella cultura iranica.
Si può inoltre affermare che il paragone con il sanscrito angirah e il legame di questo termine con il dio del fuoco Agni chiarisce meglio, grazie alla comparazione indo- iranica, la natura “angelica” del fuoco nella religione zoroastriana.
Il fuoco ha quindi un ruolo di mediazione tra gli uomini e il mondo divino tale da renderlo di fatto un messaggero e quindi, si potrebbe dire, un “Angelo” sui generis: lo stesso vocabolo con cui viene designato nell’Avesta, ovvero duta, denota infatti il “messaggero”: è da notare inoltre che tale vocabolo designa nell’India vedica il dio del fuoco Agni, ambasciatore tra la terra e il cielo e responsabile della comunicazione tra il basso e l’alto che si genera nello scambio sacrificale delle offerte.
Nel passo avestico in cui compare (Yasna 34.12) il “messaggero” (duta-) viene identificato da alcuni commentatori (Kellens e Pirart, 1991, pp. 79-80) con il fuoco e con la sua funzione mediatrice; oppure, in una prospettiva di collettività religiosa, con la comunità che si riunisce intorno o di fronte al fuoco (Humbach, 1991, II, p. 87).
La preminenza del fuoco all’interno del pensiero religioso zoroastriano è del resto un fatto comprovato non soltanto da una ricca speculazione teologica ma anche dagli osservatori esterni che nelle loro testimonianze hanno lasciato fondamentali conferme di quanto si trova nella letteratura zoroastriana, sia in avestico sia nel pahlavi dei libri, lingua medio- iranica degli scritti più speculativi e dottrinali.
Grazie quindi a etnografi ante litteram come Erodoto (I, 131) ci viene data notizia che i Persiani sacrificano sulle cime delle montagne per rendere il culto al fuoco, alla terra, all’acqua, al sole e al vento: un particolare che rivela la sacralità di ogni elemento e la cura devota che ognuno di essi riceve nelle prescrizioni religiose e nelle osservanze che fanno obbligo ai fedeli di non contaminarli.
E sicuramente le fonti classiche sono preziose per constatare il rispetto tributato in primis al fuoco e all’acqua, due degli elementi centrali nella pratica rituale zoroastriana, e anche nelle moderne credenze degli zoroastriani dell’India e dell’Iran.
Vista la riverenza concessa al fuoco, che è tale da costringere i Magi a indossare dei bavagli per non contaminarlo con il respiro, e la sua forte rilevanza simbolica anche all’interno dell’ideologia regale iranica – che prevedeva per l’intronizzazione di ogni sovrano l’accensione di un fuoco personale – non vi è da stupirsi se agli occhi di osservatori stranieri il fuoco potesse denotare gli stessi zoroastriani per antonomasia: tale è quanto appare dalle fonti cinesi che per designare la religione zoroastriana usavano appunto il termine “fuoco” (hsien).
Questa breve disamina storica sulle fonti esterne ci permette di comprendere la centralità del fuoco e la sua vicinanza al dio supremo Ahura Mazda, al punto tale che è chiamato “simile a te” e anche “figlio”: i poteri elargiti da questa icona vivente e crepitante di Ahura Mazda riguardano molteplici benefici di energia vitale, di calore e di luce che ha il potere di istruire (Yasna 34.4) e che concede un potere di visione duplice, benefico per i giusti e malefico per gli empi, in una prospettiva dualistica che è una costante della cultura zoroastriana e che si riflette in una sorta di partita doppia di azioni che vengono giudicate buone o cattive secondo l’appartenenza del fedele ad Ahura Mazda o all’Avversario Ahriman.
Il fuoco concede quindi doni e ‘soddisfazioni’ al pari del pensiero (mainyu-) di Ahura Mazda e anzi vi è un’identità tra il fuoco e il pensiero (Yasna 36.3) che lo avvicina a una dimensione noetica e meditativa e ne fa una sorta di frammento di energia celeste che può essere contemplata al pari di quel cielo luminoso di cui è detto
“noi ti riconosciamo, o Ahura Mazda, per la forma più bella tra le forme: questo cielo luminoso” (Yasna 36.6).
Una tale dimensione mentale e meditativa del fuoco chiarisce anche il suo ruolo mediatore in alcune speculazioni teologiche e sacrificali su di esso e la sua importanza come supporto di particolari tecniche di concentrazione (Gnoli, 1980, p. 192) non dissimili, probabilmente, da alcune pratiche meditative indiane dello yoga che portavano l’asceta a concentrarsi sui carboni ardenti, per realizzare una serie di acquisizioni psico-animiche sull’essenza della combustione (M.Eliade, 1975, p. 84).
Si capisce bene come le qualità trasfiguranti, e di illuminazione intellettiva, potessero fare del fuoco un supporto meditativo in grado di generare particolari esperienze di allucinazione cosciente, motivata dall’esigenza di realizzare una visione fuori dall’ordinario, favorita dalla concretezza di un elemento partecipe della natura divina e in grado di essere messaggero di molteplici doni spirituali che potevano fluire nella comunicazione tra dei e uomini innescata dalla pratica rituale; e da determinate tecniche di estasi che, per usare una felice espressione di Kuiper, dovevano fare parte di un “Aryan mysticism” indo- iranico fondato su una simbolica della luce e su una dottrina della vista interiore (Piras, 1998).
Tolto da: http://www.fralenuvol.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Angerona

http://www.ruditoffetti.it/articoli/fuocoriti2.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Tempio_del_Fuoco
http://it.wikipedia.org/wiki/Yaj%C3%B1a


Sagro fogo (fovo?, foco, focus)
http://it.wikipedia.org/wiki/Sacro_fuoco
Il culto del fuoco nelle culture indoeuropee in epoca storica viene fatto risalire ad un'antica concezione religiosa naturalista degli Indoeuropei, della quale sarebbero un'attestazione il dio vedico Agnis ed il culto del fuoco greco e romano.
Cultura greca
L'importanza del fuoco nei culti greci è attestata nella tradizione, ripresa da Virgilio nell'Eneide che dice che Enea aveva portato via da Troia il fuoco sacro. Tale uso sarebbe perdurato anche in epoca storica con il fuoco sacro portato dalla città madre dai coloni nel nuovo loro insediamento.
La divinità che impersonava tale fuoco oggetto di culto era Estia.
Culto delle vestali
Il Sacro Fuoco era la fiamma perpetua che ardeva nel tempio di Vesta e che le Vestali, vergini consacrate alla dea, mantenevano sempre accesa. lo spegnimento del fuoco, così come la perdita della verginità, veniva punito con la condanna a morte. Poiché le vestali erano inviolabili la morte non era data da mano umana, ma mediante segregazione in un luogo sotterraneo.
Esso venne spento nel 391 d.C., quando l'imperatore romano Teodosio, dopo l'editto di Tessalonica del 390 d.C., impedì la pratica di riti pagani ed impose il cristianesimo come unica religione dell'impero.

Estia
http://it.wikipedia.org/wiki/Estia
Suo simbolo era il cerchio e la sua presenza era avvertita nella fiamma viva posta nel focolare rotondo al centro della casa e nel braciere circolare nel tempio di ogni divinità. Talvolta viene raffigurata assieme ad Ermes, ma mentre quest'ultimo aveva il compito di proteggere dal male e di propiziare una buona sorte, Estia santificava la casa.
La sua prima raffigurazione è stata una pietra, denominata erma, dalla forma di una colonna.
Culto
Ogni città, nell'edificio principale, aveva un braciere comune, il pritaneo, dove ardeva il fuoco sacro di Estia, che non doveva spegnersi mai. Poiché le città erano considerate un allargamento del nucleo familiare, era adorata anche come protettrice di tutte le città greche.
Nelle famiglie, il fuoco di Estia provvedeva a riscaldare la casa e a cuocere i cibi.
Il neonato diventava membro della famiglia cinque giorni dopo la nascita, con un rito (anfidromie) in cui il padre lo portava in braccio girando attorno al focolare.
La novella sposa portava il fuoco preso dal braciere della famiglia di origine nella sua nuova casa, che solo così veniva consacrata.
I coloni che lasciavano la Grecia, portavano con sé una torcia accesa al pritaneo della loro città natale, il cui fuoco sarebbe servito a consacrare ogni nuovo tempio ed edificio.
Un rito che sopravvive anche nelle Olimpiadi moderne.
Estia provvedeva il luogo dove sia la famiglia che la comunità si riunivano insieme: il luogo dove si ricevevano gli ospiti, il luogo dove fare ritorno a casa, un rifugio per i supplici. La dea e il fuoco erano una cosa sola e formavano il punto di congiunzione e il sentimento della comunità, sia familiare che civile.
« Per lungo tempo credetti stoltamente che ci fossero statue di Vesta, ma poi appresi che sotto la curva cupola non ci sono affatto statue. Un fuoco sempre vivo si cela in quel tempio e Vesta non ha nessun'effigie, come non ne ha neppure il fuoco. »
(Ovidio, Fasti, VI, 255-258)


http://it.wikipedia.org/wiki/Fiamma_olimpica



Le foglie di acero dell’Uomo venuto dal giaccio
http://www.iceman.it/it/foglie
In cammino sulle Alpi, l’Uomo venuto dal ghiaccio portava con sé un recipiente di corteccia di betulla in cui conservava resti di braci per accendere il fuoco. Per evitare che il recipiente si bruciasse e mantenere le braci accese, egli le aveva avvolte in foglie di acero riccio appena colte, che servivano dunque come materiale isolante. Queste foglie ci forniscono importanti informazioni per determinare il periodo dell’anno in cui è morto Ötzi. Il fatto che contengano ancora clorofilla ci testimonia, che sono state raccolte fresche, in un periodo compreso fra giugno e settembre.
L’importanza vitale del fuoco
Il fuoco era ed è un compagno costante dell’uomo. Non è un caso che l’Uomo venuto dal ghiaccio portasse con sé braci accese in un recipiente in corteccia di betulla. Per l'uomo preistorico il fuoco non era solo fonte di calore, ma serviva anche per cuocere il cibo, che diventava così più digeribile, allontanare gli animali, vedere al buio e molto altro. Anche la produzione della ceramica e la lavorazione dei metalli sono state possibili solo con l’ausilio del calore del fuoco. Il fuoco era di importanza vitale! Per migliaia di anni gli abitanti della preistoria hanno usato un “set per accendere il fuoco” composto da pietra focaia, pirite e una miccia. L’Uomo venuto dal ghiaccio, per esempio, portava con sé pezzi di un fungo d’esca (Fomes fomentarius) come miccia per accendere il fuoco. Chiare tracce di pirite trovate sul fungo dimostrano che anche Ötzi usava questo materiale per generare le scintille. La pirite è, infatti, un minerale che produce scintille se battuto contro la selce. Quando le scintille cadono su una miccia, questa comincia ad ardere. La miccia prende fuoco aggiungendovi materiale facilmente infiammabile e soffiandovi sopra con cautela. Con questa tecnica si può accendere un fuoco in un minuto circa. Bisogna arrivare al medioevo perché l'acciarino sostituisca la pirite per generare le scintille.

http://it.wikipedia.org/wiki/Fomes_fomentarius
Latino fomes = esca, alimento del fuoco, per l'uso che se ne faceva una volta.
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Re: Fuminanti, fulminanti, çerini, solfarin

Messaggioda Berto » mar mar 24, 2015 10:43 am

Estia, Istà, Estate

Estia
http://it.wikipedia.org/wiki/Estia
Suo simbolo era il cerchio e la sua presenza era avvertita nella fiamma viva posta nel focolare rotondo al centro della casa e nel braciere circolare nel tempio di ogni divinità. Talvolta viene raffigurata assieme ad Ermes, ma mentre quest'ultimo aveva il compito di proteggere dal male e di propiziare una buona sorte, Estia santificava la casa.
La sua prima raffigurazione è stata una pietra, denominata erma, dalla forma di una colonna.
Culto
Ogni città, nell'edificio principale, aveva un braciere comune, il pritaneo, dove ardeva il fuoco sacro di Estia, che non doveva spegnersi mai. Poiché le città erano considerate un allargamento del nucleo familiare, era adorata anche come protettrice di tutte le città greche.
Nelle famiglie, il fuoco di Estia provvedeva a riscaldare la casa e a cuocere i cibi.
Il neonato diventava membro della famiglia cinque giorni dopo la nascita, con un rito (anfidromie) in cui il padre lo portava in braccio girando attorno al focolare.
La novella sposa portava il fuoco preso dal braciere della famiglia di origine nella sua nuova casa, che solo così veniva consacrata.
I coloni che lasciavano la Grecia, portavano con sé una torcia accesa al pritaneo della loro città natale, il cui fuoco sarebbe servito a consacrare ogni nuovo tempio ed edificio.
Un rito che sopravvive anche nelle Olimpiadi moderne.
Estia provvedeva il luogo dove sia la famiglia che la comunità si riunivano insieme: il luogo dove si ricevevano gli ospiti, il luogo dove fare ritorno a casa, un rifugio per i supplici. La dea e il fuoco erano una cosa sola e formavano il punto di congiunzione e il sentimento della comunità, sia familiare che civile.
« Per lungo tempo credetti stoltamente che ci fossero statue di Vesta, ma poi appresi che sotto la curva cupola non ci sono affatto statue. Un fuoco sempre vivo si cela in quel tempio e Vesta non ha nessun'effigie, come non ne ha neppure il fuoco. »
(Ovidio, Fasti, VI, 255-258)

Estia, Vesta, Istà, Estate

Estia
http://it.wikipedia.org/wiki/Estia
Suo simbolo era il cerchio e la sua presenza era avvertita nella fiamma viva posta nel focolare rotondo al centro della casa e nel braciere circolare nel tempio di ogni divinità. Talvolta viene raffigurata assieme ad Ermes, ma mentre quest'ultimo aveva il compito di proteggere dal male e di propiziare una buona sorte, Estia santificava la casa.
La sua prima raffigurazione è stata una pietra, denominata erma, dalla forma di una colonna.
Culto
Ogni città, nell'edificio principale, aveva un braciere comune, il pritaneo, dove ardeva il fuoco sacro di Estia, che non doveva spegnersi mai. Poiché le città erano considerate un allargamento del nucleo familiare, era adorata anche come protettrice di tutte le città greche.
Nelle famiglie, il fuoco di Estia provvedeva a riscaldare la casa e a cuocere i cibi.
Il neonato diventava membro della famiglia cinque giorni dopo la nascita, con un rito (anfidromie) in cui il padre lo portava in braccio girando attorno al focolare.
La novella sposa portava il fuoco preso dal braciere della famiglia di origine nella sua nuova casa, che solo così veniva consacrata.
I coloni che lasciavano la Grecia, portavano con sé una torcia accesa al pritaneo della loro città natale, il cui fuoco sarebbe servito a consacrare ogni nuovo tempio ed edificio.
Un rito che sopravvive anche nelle Olimpiadi moderne.
Estia provvedeva il luogo dove sia la famiglia che la comunità si riunivano insieme: il luogo dove si ricevevano gli ospiti, il luogo dove fare ritorno a casa, un rifugio per i supplici. La dea e il fuoco erano una cosa sola e formavano il punto di congiunzione e il sentimento della comunità, sia familiare che civile.
« Per lungo tempo credetti stoltamente che ci fossero statue di Vesta, ma poi appresi che sotto la curva cupola non ci sono affatto statue. Un fuoco sempre vivo si cela in quel tempio e Vesta non ha nessun'effigie, come non ne ha neppure il fuoco. »
(Ovidio, Fasti, VI, 255-258)


Vesta
http://it.wikipedia.org/wiki/Vesta
Vesta, figlia di Saturno (Crono) e di Opi, sorella di Giove, Poseidone Ade, Demetra, Era, è una figura della mitologia romana, che corrisponde alla divinità greca Estia, con la differenza che il suo culto a Roma assunse una maggiore rilevanza.


Estate
http://it.wikipedia.org/wiki/Estate
L'estate è una delle quattro stagioni dell'anno, con un inizio nel mese di giugno e termine nel mese di settembre (dicembre-marzo nell'emisfero australe). Il termine "estate" deriva dalla parola in latino aestas, col significato di "calore bruciante", a sua volta mutuato da aestus (come il greco aìthos) "calore", con riferimento al caldo fastidioso.



http://www.etimo.it/?term=estate
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Re: Fuminanti, fulminanti, çerini, solfarin

Messaggioda Berto » ven apr 24, 2015 11:04 pm

Fulminanti
...

Fiamiferi
...

Cerini
...

Solfarini
...

al laor
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