Orrore e odio per il nazismo maomettano (sana islamofobia)

Orrore e odio per il nazismo maomettano (sana islamofobia)

Messaggioda Berto » lun mar 13, 2017 12:13 pm

Orrore, terrore e odio per il nazismo maomettano o sana e naturale islamofobia
viewtopic.php?f=188&t=2523
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Orrore e odio per il nazismo maomettano (sana islamofobi

Messaggioda Berto » lun mar 13, 2017 12:15 pm

La paura è una emozione universale sana e naturale come lo è il terrore per il male reale e la sua rappresentazione irreale o immaginaria.
Ed è un diritto e un dovere umano avversare e odiare il male che genera paura e terrore.


E tra il male vi è il nazismo razzista e totalitario che può essere hitleriano, maomettano, staliniano, ecc..
Islamofobia è la paura e l'odio per l'orrore ed il terrore del nazismo islamico o Islam.

L'odio e la paura per il nazismo maomettano o Islam non è il frutto di un pregiudizio assurdo, immotivato, illogico, razzista ma la logica conseguenza dell'esperienza storica e odierna e di quanto detto e fatto da Maometto e prescritto nel Corano che è il testo fondante del nazismo mussulmano.

L'islamofobia quindi non è una malsana fobia irrazionale ma è una paura dell'Islam, una sana, naturale e più che motivata e giustificata paura e avversione per l'orrore ed il terrore islamico o maomettano o mussulmano.
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Orrore e odio per il nazismo maomettano (sana islamofobia)

Messaggioda Berto » lun mar 13, 2017 12:15 pm

Breve pensiero sull'islamofobia.
http://zweilawyer.com/2013/10/14/rifles ... mofobia-22

Il trucco è antico e funziona benissimo. Nel passato, quando volevano mettere a tacere qualcuno, e non avevano argomenti utili, logici, razionali, per farlo, dicevano che era pazzo.
Nei regimi dittatoriali i contestatori, coloro che gli sgherri del regime avevano bollato come pazzi, venivano internati in appositi lager. Da qualche parte del pianeta immaginiamo che la prassi sia ancora in uso.
Oggi l'accusa è più soft, ma è pur sempre una bella patente di anormalità. Le tue non sono legittime opinioni, più o meno condivisibili, i tuoi pensieri sono frutto della fobia, di una patologia, di una paura irrazionale del diverso, sempre accompagnata da una buona dose di ignoranza. Il risultato assicurato dell'infamante accusa è l'autocensura di quanti temono che venga cucita loro addosso la lettera scarlatta ed il loro progressivo isolamento, la ghettizzazione.



Alberto Pento
Molti in occidente usano in modo improprio il termine "islamofobia" sull'onda di altre "fobie" politicamente corrette e meno giustificabili; "fobia" significa paura e credo proprio che una persona sana di mente, consapevole e senza alcun pregiudizio, abbia tutte le ragioni per avere paura, avversione, timore, fobia e orrorre dell'Islam e degli islamici, con tutto quello che è capitato nella storia, che capita ogni giorno ai nostri tempi, che ha fatto Maometto e che è prescritto nel Corano.
Far passare l'islamofobia o timore dell'Islam e degli islamici come qualcosa di scorretto, immotivato, irragionevole, insensato, ingiustificato, pregiudizievole, asociale, aculturale, razzista, assurdo e delittuoso è una irresponsabile e criminale manipolazione della storia, della realtà e della sana psicologia umana. La paura è connaturata a tutte le creature ed è la base di ogni naturale, sensata e sana difesa della vita dal male, da ogni male. La manipolazione criminale dei Diritti Umani inizia proprio dalla manipolazione e falsificazione delle parole, delle parole più elementari e universali adoperate per esprimere valori e diritti naturali che si vogliono negare. Per paralizzarti e impedirti di muoverti e di esprimerti ti negano anche la paura.
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Orrore e odio per il nazismo maomettano (sana islamofobia)

Messaggioda Berto » lun mar 13, 2017 12:17 pm

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Parliamo di islamofobia
Il Post

http://www.ilpost.it/giovannifontana/20 ... slamofobia

Scrivendo un articolo per Limes che tocca anche il tema dell’islamofobia, mi è tornato in mente questo pezzo del mio blog personale che, per un disguido, non avevo mai messo qui sul Post: lo faccio ora, ché mi sembra importante discuterne.

Islamofobia è una parola che qualifica più chi la usa che chi ne è destinatario. Parlo naturalmente di chi lo fa consapevolmente, perché ci sono molte persone che non hanno mai riflettuto sul portato semantico e ideologico di quella parola (come del resto ho fatto io in passato, anche su questo blog).
È per questi ultimi che scrivo questo post.

Islamofobia è una parola fasulla perché cerca di accostare al razzismo il rifiuto di una religione. È una parola clericale, come lo è cristianofobia, che il Papa usa tutte le volte che quelli come me fanno richieste sacrosante come la rimozione del crocifisso dalle aule. È una parola che cerca di accusare chi non è d’accordo con te – chi non sottoscrive la tua sottomissione a un dogma – di non esserlo per una paura irrazionale, e non per un più che ragionevole diritto di critica.

Invece il razzismo contro l’Islam non esiste né esiste quello contro il Cristianesimo, perché Islam e Cristianesimo non sono razze. Sono sistemi di pensiero con cui ognuno di noi può decidere di essere d’accordo, oppure no. È come parlare di razzismo contro il Fascismo, contro il Liberalismo, contro il Marxismo, cose che è legittimo non sottoscrivere. Eppure nessuno potrebbe darmi del leghistofobico, nonostante la metà dei post di questo blog siano una critica alla Lega Nord: molto semplicemente, è la mia idea, non è “una paura irrazionale e persistente”.

Un’obiezione sensata potrebbe essere l’antisemitismo, ma anche questa mostra una scarsa indagine di cosa si intenda per antisemitismo. Per ragioni storiche, il Giudaismo è considerato sia una religione che una nazionalità: quale che sia la nostra opinione al riguardo, tale distinzione è un dato di fatto – un ebreo ateo è un ebreo, non esistono cattolici atei. L’antisemita è chi lotta contro l’Ebraismo per questione di sangue, non per ideologia religiosa: ci mancherebbe altro che non si possano criticare gli ebrei ortodossi per la condizione femminile, o per le ridicole pratiche bibliche a cui sottopongono i proprî figli. Chi vi accusasse di antisemitismo per queste legittime critiche farebbe lo stesso uso contraffatto della parola islamofobia.

Questa distinzione fra ideologia ed etnia è fondamentale: essere contro i tunisini o gli egiziani, contro i tailandesi o i filippini, è razzista (forse sarebbe il caso di concentrarci su questa battaglia?); essere contro l’Islam, quindi compresi quelli come John Walker Lindh che di arabo non hanno nulla, è – per quanto mi riguarda – l’unica posizione razionale (fino al giorno in cui non ci portano le prove della veridicità di quelle credenze).

Non so quando sia successo, ma è arrivato un giorno in cui abbiamo deciso che le religioni che vanno di moda – in genere Cristianesimo, Islam ed Ebraismo: nessuno mi accuserebbe di scientologyfobia – andassero trattate in maniera del tutto diversa, e privilegiata e pregiudiziale, da qualsiasi altro fenomeno nel mondo.

Non c’è dubbio che oggi questo equivoco sia alimentato principalmente in relazione all’Islam, e non al Cattolicesimo o ai testimoni di Geova (perché vi sarà capitato di scrivere che vi stanno antipatici i Testimoni di Geova, o no?). Se cristianofobia è usato soltanto dal Papa e da qualche teo-con in piena sindrome d’accerchiamento, la parola islamofobia – come dimostra la copertina qui a fianco – è usata anche fra persone che, almeno fino a quindici anni fa, nessuno avrebbe mai potuto accusare di clericalismo. Eppure per quanto le religioni non siano uguali fra loro, il principio è lo stesso. È bene spiegare che essere contro l’Islam non vuol dire essere “contro i mussulmani”, per la semplice ragione che – per fortuna – le persone sono molto più che una sola cosa: possiamo non essere d’accordo con le convinzioni politiche dei nostri amici, senza per questo rifiutarli del tutto. Tanto più che l’Islam è composto di almeno tre cose: la Sunna, quindi il Corano e gli Hadith; la tradizione della legge islamica, la Shari’a; e le persone che ci vivono dentro. Si possono considerare infondate, sessiste, violente, le idee espresse nelle prime due senza estendere questa valutazione a coloro che queste idee decidono di ignorarle.

Anzi, proprio in questa distinzione c’è un grande segno di speranza, tanto che se non ci fosse saremmo perduti. Confido spesso – è ciò che muoveva la mia azione in Palestina, e ciò che la muoverà in futuro – nella quantità di persone, di mussulmani, che vivono con dignità e altruismo nonostante i pessimi insegnamenti che sono dentro a un libro (e una teologia) fra i più sanguinosi e immorali che l’umanità abbia mai creato, che – guarda caso – è molto vicino a quello che penso dei cristiani.

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Alberto Pento

Non è prorpio così perché nemmeno la voce "mussulmano" è un termine etnico e razziale ma indica il credente nella ideologia politico-religiosa islamica e in quanto tale è assimilabile all'Islam.
Un mussulmano non credente non è un mussulmano, poiché non si può essere credenti e non credenti al contempo: o si è credenti nell'Islam e perciò si è mussulmani o non si è credenti nell'Islam e perciò non si è mussulmani.
I non credenti dei paesi mussulmani non sono mussulmani ma sono marocchini, egiziani, arabi, libici, turchi, siriani, iraniani, algerini, sudanesi, irakeni, curdi, yemeniti, giordani, afgani, pakistani, malesi, ...
essere contro i nazisti tedeschi non significa essere contro i tedeschi poiché i tedeschi possono essere anche non nazisti;
come essere contro i mussulmani egiziani non significa essere contro gli egiziani che possono essere atei, cristiani, agnostici, ecc. .
Mussulmano non è una categoria etnico culturale ma ideologico-politico-religiosa che esprimendo idee, concetti e manifestando comportamenti che violano i Diritti Umani Universali può essere legittimamente oggetto di avversione, discriminazione preventiva e perseguimento civile e penale sino alla condanna e al bando.


L'Islam in quanto ideologia e prassi politico religiosa può essere leggittimamente oggetto di critica, di avversione e di odio in quanto tale ideologia e prassi politico religiosa nei comportamenti del fondatore e nella sua sistemazione ideologico-teologica coranica, sunnica e e shariaca,
L'islam è il credente mussulmano sono un condensato orrendo e terrificante di razzismo nazista poiché non sono avversi soltanto alle altre religioni, ma lo sono verso tutte le altre ideologie politiche e verso tutti gli altri sistemi politici o civili diversi da quelli basati sulla sharia o legge islamica e lo sono verso la cultura, gli usi, i costumi e le tradizioni differenti da quelle dei paesi islamici e non compatibili con l'islam e le sue prescrizioni politiche, etiche, giuridiche, civiche.
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Messaggioda Berto » lun mar 13, 2017 12:17 pm

Le menzogne dei mussulmani - Islamofobia secondo gli islamici

http://centroislamico.it/messaggero/_ne ... 83_02.html

L’islamofobia non è soltanto un movimento che rema contro la storia; un movimento che si pone in contrasto con le leggi internazionali, e cozza contro il pensiero di ogni persona ragionevole, ma è anche un pericolo per la pace e per la sicurezza internazionale.
L’islamofobia è un sentimento di reazione compensativa, dettato da complesso di inferiorità, che si produce in persone psicolabili, il numero delle quali è in continuo aumento, specialmente in masse frustrate nelle loro aspettative socio-economiche e vittime di analfabetismo non solo originario, ma anche di ritorno.
Se questo è vero, come è vero, l’islamofobia, non può più essere considerata un fenomeno episodico e temporaneo in quanto essa assumendo dimensioni preoccupanti, provoca ricadute e danni non solo nei confronti del mondo islamico, ma anche contro la pace internazionale e la sicurezza. E ciò perché ogni attacco all’Islàm al suo credo e alle sue pratiche di vita è finalizzato a minare la stabilità della società umana.

Il fenomeno della Islamofobia non è il risultato di una situazione contemporanea o dell’attacco alle torri gemelle dell’11 settembre, come molti credono; essa è un reliquato di odi storici che fomenta lo sviluppo di intolleranza culturale, sociale e politica; è un misto di influenze negative e di fallimenti.

L’islamofobia, in realtà, per farla breve, è un movimento religioso, culturale e politico, che minaccia quei valori comuni dell’umanità, che formano l’essenza delle leggi internazionali e governano le relazioni tra gli Stati; essa influisce su queste relazioni ed è in totale contraddizione con la Carta delle Nazioni Unite la Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo, le relazioni, le convenzioni e gli accordi internazionali e specialmente contro l’articolo 20 dell’Accordo internazionale sui diritti civili e politici.
L’Islamofobia, ponendosi in contrasto con il movimento della storia e la legge internazionale, con il suo deleterio impatto e con i danni crescenti che provoca è diventata un fattore negativo che pregiudica la pace internazionale e la sicurezza. E ciò poiché essa non colpisce solamente l’Islàm e i Musulmani, ma ha un impatto negativo su tutto il mondo. La denigrazione dell’Islàm e la guerra condotta contro esso sul piano culturale e religioso avrà senza dubbio, se non viene energicamente neutralizzata, una ricaduta negativa anche sulle altre religioni e sui loro seguaci.

Coloro i quali fanno scattare e guidano l’islamofobia sono gruppuscoli di nemici della pace che violano i diritti umani e hanno in odio i valori universali e intralciano gli sforzi finalizzati a realizzare il dialogo tra culture, la cooperazione tra le civiltà e a promuovere la tolleranza, la reciproca comprensione e il mutuo rispetto.

A onor del vero c’è da riconoscere che tra le cause dell’islamofobia, che si risolvono in un attacco all’Islàm, cercando di calunniarlo e denigrarlo, ci sono isolati episodi riprovevoli, che avvengono sia in alcune parti del mondo islamico sia in Europa, perpetrati da individui provenienti dall’area geo-politica definita “mondo islamico”; c’è la denuncia di violazioni di diritti umani, dell’esistenza di una endemica diffusione della corruzione e di altro. Su tali deplorevoli fatti - pur essendo in pieno contrasto con i dettami dell’Islàm - viene incardinata una propaganda falsa e tendenziosa, per creare disprezzo, sospetto, paura e odio contro l’Islàm e i Musulmani. Così la grancassa mediatica spacciando questi episodi come paradigmi di barbarie che hanno matrice nell’Islàm, spalanca la porta al fanatismo islamofobico.

Noi Musulmani dobbiamo guardare il fenomeno con le lenti dell’autocritica e dobbiamo sforzarci di svolgere una capillare attività di informazione, con la parola e con l’esempio, a tutti i livelli, esponendo al pubblico i deleteri effetti dell’islamofobia sulla civile convivenza, mettendo in evidenza le falsificazioni, le distorsioni, le calunnie, le pretestuose motivazioni che i propagandisti professionali di essa spacciano per diffonderla, contrastare le falsità usate come sua giustificazione per fomentare odio contro l’Islàm e i Musulmani.

A tal fine dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti di comunicazione non solo per formare una opinione pubblica correttamente informata sulla realtà dell’Islàm, usando, nel confrontarci con i detrattori dell’Islàm, la precisione linguistica e la chiarezza concettuale, che proviene dalla conoscenza della Parola di Allàh, rifulga lo splendor della Sua Luce e degli insegnamenti del profeta Muhàmmad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria.

Il nostro sforzo deve tendere a cancellare con la luce della verità l’erronea informazione e le distorsioni relative all’Islàm e ai Musulmani diffuse dai media. Questo risultato può essere raggiunto solo attraverso un metodo che fa uso del pensiero scientifico, in modo appropriato, di un linguaggio persuasivo e di un ragionamento logico, cioè, come insegnò il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, esponendo gli argomenti parlando a livello del calibro mentale di una comunità tecnologicamente e scientificamente avanzata.

Questa e la via moderna per contrastare efficacemente la permanente campagna diffamatoria dell’Islàm e dei musulmani che certe aree socio-culturali mentalmente datate ai secoli bui del medioevo europeo conducono indefessamente per produrre islamofobia, cioè disprezzo, paura e odio contro l’Islàm e i Musulmani. Un pregevole saggio di delirio islamofobico lo potete leggere nell’articolo seguente, intitolato LA GRANDE MOSCHEA DI MILANO E L'ISLAMOFOBO.
N.° 183
Rabì II° 1435 Febbraio 2014
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Che bugiardi questi maomettani; sono proprio i paesi e i regimi islamici a rifiutare i Diritti Umani Universali e a non averli sottoscritti:

Islam e integrazione: il problema della Dichiarazione Islamica dei Diritti Umani
Rights Reporter - Gen 25, 2015
http://www.rightsreporter.org/islam-e-i ... itti-umani


Si fa un gran parlare di integrazione da parte degli stranieri e si arriva pure a sostenere che l’aumento dell’estremismo islamico in Europa sia il frutto proprio della mancanza di una adeguata politica di integrazione.

Noi non siamo molto d’accordo con questa teoria e spieghiamo perché. Secondo il nostro modestissimo parere la mancata integrazione degli stranieri nei Paesi europei (nel nostro caso parleremo di Italia) non dipende tanto dalla situazione sociale in cui molti stranieri si vengono a trovare, che è certamente importante, ma non decisiva per una piena comprensione dei valori che alimentano le nostre democrazie, valori che dovrebbero essere proprio alla base di qualsiasi forma di integrazione. Per capire meglio il nostro ragionamento prendiamo proprio i casi più eclatanti di mancata integrazione che riguardano principalmente gli immigrati musulmani (anche di seconda e terza generazione) che in moltissimi casi rifiutano di accettare quei valori fondamentali su cui si basano le democrazie europee, valori che fanno capo a due documenti specifici che sono la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

In particolare, inutile negarlo, lo scontro tra la nostra cultura e quella musulmana si manifesta su tutti quegli articoli che parlano di libertà individuali e di parità di Diritti tra generi e soprattutto nel differente approccio al concetto di legge. Mentre nelle due dichiarazioni sopra citate i punti focali sono i Diritti Individuali basati esclusivamente su un concetto laico del Diritto, nella Dichiarazione Islamica dei Diritti Umani il concetto di fondo è la legge islamica, la Sharia, che si basa esclusivamente su precetti religiosi.

E chiarissimo e lampante che tra le due visioni di insieme la differenza è abnorme e non conciliabile. E’ quindi impossibile che un qualsiasi residente in Europa possa accettare che i propri concetti di Diritto laici vengano spazzati via da un concetto teocratico che in molti punti fa addirittura a pugni con quanto stabilito dalle dichiarazioni dei Diritti accettate nel nostro continente in quanto stabilisce con chiarezza la supremazia della legge islamica rispetto alle leggi nazionali. In particolare nei seguenti articoli che non possono in nessun caso essere accettati in Europa e che, per dirla tutta, andrebbero messi fuorilegge:

Art. 4 – Il diritto alla giustizia

1) Ogni individuo ha diritto di essere giudicato in conformità alla Legge islamica e che nessun’altra legge gli venga applicata…

5) Nessuno ha il diritto di costringere un musulmano ad obbedire ad una legge che sia contraria alla Legge islamica. Il musulmano ha il diritto di rifiutare che gli si ordini una simile empietà, chiunque esso sia: «Se al musulmano viene ordinato di peccare, non è tenuto né alla sottomissione né all’obbedienza» ( ḥadīth )[1].

O ancora la definizione di equità di un processo e di presunzione di innocenza:

Art. 5 – Il diritto ad un processo giusto

1) L’innocenza è condizione originaria: «Tutti i membri della mia Comunità sono innocenti, a meno che l’errore non sia pubblico» ( ḥadīth ). Questa presunzione di innocenza corrisponde quindi allo «statu quo ante» e deve rimanere tale, anche nei confronti di un imputato, fino a che esso non sia stato definitivamente riconosciuto colpevole da un tribunale che giudichi con equità.

2) Nessuna accusa potrà essere rivolta se il reato ascritto non è previsto in un testo della Legge islamica… …

4) In nessun caso potranno essere inflitte pene più gravose di quelle previste dalla Legge islamica per ogni specifico crimine: «Ecco i limiti di Allah, non li sfiorate» (Cor. II:229)…

Inoltre, relativamente al libero pensiero, troviamo delle fondamentali differenze tra le due Dichiarazioni; infatti per i Paesi firmatari della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo si legge:

Articolo 18

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

Articolo 19

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

mentre nella Dichiarazione islamica troviamo:

Art. 12 – Il diritto alla libertà di pensiero, di fede e di parola

1) Ogni persona ha il diritto di pensare e di credere, e di esprimere quello che pensa e crede, senza intromissione alcuna da parte di chicchessia, fino a che rimane nel quadro dei limiti generali che la Legge islamica prevede a questo proposito. Nessuno infatti ha il diritto di propagandare la menzogna o di diffondere ciò che potrebbe incoraggiare la turpitudine o offendere la Comunità islamica: «Se gli ipocriti, coloro che hanno un morbo nel cuore e coloro che spargono la sedizione non smettono, ti faremo scendere in guerra contro di loro e rimarranno ben poco nelle tue vicinanze. Maledetti! Ovunque li si troverà saranno presi e messi a morte» (Cor., XXXIII:60-61). … 4) Nessun ostacolo potrà essere frapposto alla diffusione delle informazioni e delle verità certe, a meno che dalla loro diffusione non nasca qualche pericolo per la sicurezza della comunità naturale e per lo Stato: «Quando giunge loro una notizia rassicurante o allarmante, essi la divulgano; se l’avessero riferita all’Inviato di Dio e a quelli di loro che detengono l’autorità, per domandare il loro parere avrebbero saputo se era il caso di accettarla, perché di solito si fa riferimento alla loro opinione» (Cor. 4,83).

Ora, è chiaro che se anche le seconde generazioni di musulmani crescono apprendendo che i loro Diritti sono tutelati dalla Dichiarazione islamica dei Diritti Umani invece che dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani o dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, lo scontro tra civiltà e ideologie diverrà immancabile e a farne le spesa sarà proprio quella integrazione di cui tanto si parla.

E qui sarebbe il caso anche di fare un lungo ragionamento sul concetto di integrazione, che non significa che noi europei ci dobbiamo adattare alle usanze e alle leggi di chi viene nel nostro continente ma è esattamente il contrario. Come si risolve questo problema? Si risolve dal basso, inserendo obbligatoriamente lo studio dei Diritti Umani nelle scuole e un piano di studio che compari le varie dichiarazioni e ne evidenzi le differenze in termini di Diritto. Se a una bambina musulmana viene spiegato che lei ha gli stessi Diritti di un maschio musulmano quando questa andrà a casa saprà che qualsiasi forma di costrizione nei suoi confronti è di fatto una violazione della legge, della nostra legge che è l’unica che tutti sono tenuti a rispettare se veramente vogliono essere integrati. Ed è questo il punto focale della nostra iniziativa: è impossibile accettare che la legge islamica prevalga sulle leggi nazionali e per questo che dai prossimi giorni daremo il via a due iniziative congiunte. La prima è volta a chiedere che in Italia l’insegnamento dei Diritti Umani così come enunciati nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani venga reso obbligatorio e non come semplice complemento dello studio del Diritto Civile. La seconda iniziativa è volta rendere fuorilegge la dichiarazione islamica dei Diritti Umani in quanto chiaramente incompatibile sia con le nostre leggi che con tutte le legislazioni dell’Unione Europea in quanto pone la legge islamica al di sopra delle leggi nazionali, un vero e proprio bastione contro l’integrazione. Le due iniziative, in particolare quella in Europa, verranno aperte da un dettagliato esposto che renderemo pubblico appena possibile cioè non appena verranno recepiti e messi in discussione, il che ci auguriamo avverrà prima possibile.
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Messaggioda Berto » lun mar 13, 2017 12:18 pm

Non nascondiamo l’islam - Silenzio su vittime e cause, censure culturali e giuridiche. La falsa “islamofobia”
di Guido Salvini
22 Dicembre 2016

http://www.ilfoglio.it/cultura/2016/12/ ... nte-112107

In questo intervallo sospeso tra le stragi avvenute – Nizza, Orlando in Florida, Dacca – quella di lunedì a Berlino e quelle che avverranno, si può prendere fiato e buttar giù tre o quattro proposizioni non a caldo sul terrorismo islamico. Anche per fare un po’ d’ordine in mezzo tante parole. I caduti di Dacca, per cominciare, sono gli ultimi degli ultimi tra gli italiani vittime del terrorismo. Sono cittadini caduti all’estero quasi del tutto dimenticati forse perché soggetti sparsi che non rappresentano un gruppo sociale riconoscibile che è possibile ricordare in uno specifico territorio come le vittime delle stragi eversive degli anni ’70. Eppure il prezzo pagato dalla nostra collettività è già alto. Senza tornare indietro sino alle due stragi di Fiumicino nel dicembre 1973 e nel dicembre 1985, e se si individua come momento di partenza l’attentato alle Torri Gemelle del 2001, le vittime civili italiane degli ultimi anni sono ormai più di 40. In Iraq, Afghanistan, Arabia Saudita, Egitto, Nigeria, Turchia, Bangladesh sono morti tecnici, cooperanti, lavoratori in alberghi, semplici turisti tra i quali i quattro pensionati morti al museo del Bardo in Tunisia di cui non si ricordano nemmeno i nomi. Poi Cesare Tavella, cooperante in Bangladesh ucciso nel settembre 2015, la prima vittima italiana rivendicata dall’Isisi e Valeria Solesin uccisa nell’attentato al Bataclan di Parigi. Il ristorante di Dacca è la strage in cui sono morti contemporaneamente più cittadini italiani, uccisi insieme ad altri cittadini stranieri che non sapevano recitare versetti del Corano. Sono sei i cittadini italiani vittime della strage sul lungomare di Nizza. Senza dimenticare i numerosi tecnici e giornalisti rapiti, spesso rilasciati dopo molti mesi di sofferenze. Nessuno quasi li ricorda, i loro nomi in breve evaporano come quelli delle vittime degli incidenti stradali. Effetto questo di una autocensura che cancella tanto le vittime quanto l’identità politico-religiosa dei loro assassini.

Parliamo allora di questa identità. Affermare che il terrorismo attivo in quasi tutti i continenti del mondo nulla abbia a che fare con l’islam è un pensiero puerile anche se lo raccomandano alcune risoluzioni dell’Unione europea, alcuni famosi magistrati italiani procuratori antiterrorismo e purtroppo, con un’uscita poco felice, anche Papa Francesco. Infatti il terrorismo di oggi nasce all’interno di un discorso religioso islamico. Tanto i radicali quanto i “moderati” sono entrambi figli dell’islam. E a molti purtroppo sfugge il lato oscuro dell’impostazione che nega il rapporto islam-terrorismo. Se i crimini dell’Isis e di Al Qaeda nulla hanno a che fare con l’islam, perdono infatti ogni significato gli sforzi nei confronti degli islamici “moderati” affinché reagiscano e trovino all’interno del mondo islamico anticorpi affinché eventi simili non si ripetano. Consente loro di stare in silenzio e, come troppo spesso è avvenuto, di stare alla finestra a guardare. Negare che si tratti di terrorismo religioso è negare la comprensione delle sue origini. E’ sufficiente infatti nel coacervo contraddittorio del Corano e anche tra gli Hadith del profeta, scegliere la sura e cioè il versetto che si preferisce, quella che esalta la violenza contro i miscredenti o quella più tollerante, perché ogni fedele possa collocarsi in una delle molte realtà dell’islam, dalle più radicali alle più pacifiche, in una frammentazione resa possibile dalla mancanza di un’autorità religiosa centrale. Se così non fosse e il terrorismo di oggi, come vorrebbero alcuni, nascesse solo dalla povertà e dal sottosviluppo, che pure incidono, in molti paesi del Sudamerica e dell’Africa non islamizzata, si sgozzerebbero i turisti e si metterebbero bombe nei ristoranti e negli alberghi.

Ma ciò non avviene perché appunto il pensiero ossessivo che muove il terrorismo odierno nasce dal Corano e dai suoi derivati. Il terrorismo islamico è ideologia allo stato puro, violenza quasi del tutto autogenerata. Il seme di ogni deriva violenta esiste del resto già dagli albori di questa fede, storicamente espansionistica e conflittuale. L’islam è l’unica grande religione fondata da un capo militare. L’islam soprattutto tratta l’umanità “all’ingrosso”. La sua espansione si è quasi sempre basata sulla conquista e non sulla convinzione. Conquistato un territorio, divenuto quindi Dar al-Islam, terra dell’islam, i credenti o coloro che devono diventare tali sono semplicemente tutti coloro che vi abitano sopra. Da qui deriva la progressiva erosione in tutti paesi islamici delle comunità degli appartenenti ad altre fedi, il divieto di propagandarle e la proibizione assoluta dell’apostasia: diventare musulmano non è una strada reversibile. Soprattutto non c’è nell’islam alcuna prospettiva, come nel cristianesimo, di un Dio che parla alla coscienza del singolo uomo. Le scelte individuali del singolo, che del resto non ha alcun modo di rapportarsi con Allah ma deve solo obbedirgli, non hanno posto. La sottomissione della coscienza individuale ha provocato nel tempo non pochi guasti. Basti pensare alla povertà della ricerca scientifica, con il suo portato di arretratezza, nei paesi islamici e basti confrontare la modesta normativa giuridica del Corano, fatta di imposizioni e di divieti anche bizzarri con il corpus del diritto romano, origine del diritto civile giunto sino a noi.

Ma tornando al problema dello scivolamento di tanti musulmani in tanti paesi verso il terrorismo proprio dal quadro culturale e religioso ora accennato discende che il travaso è possibile in ogni momento e che si deve correttamente parlare di transitabilità. La radicalizzazione può essere immediata e questo aspetto non ha paragone con quanto vi è stato nel terrorismo interno. Le Brigate rosse e le organizzazioni similari “laiche” impiegavano anni per “costruire” un militante regolare, un soggetto cioè, operaio o studente che fosse, disponibile a lasciare i relativi agi della vita normale e a passare alla clandestinità. Nel terrorismo di matrice islamica non è affatto così. La strage di Nizza, quella di Berlino e altri attentati avvenuti in Europa e altrove, così come il fenomeno dei foreign fighters offrono molti esempi di cambiamenti improvvisi che maturano nel giro di pochi giorni come un’infezione. Tanto l’immigrato senza storia quanto il musulmano di seconda generazione, tanto lo studente borghese come a Dacca quanto il piccolo malavitoso che sino a poco prima non frequentava nemmeno la moschea, possono transitare nel giro di poche settimane al radicalismo islamico e alla disponibilità a compiere azioni in suo nome. La suggestione e la forza attrattiva operano come un’improvvisa infezione senza nemmeno il bisogno di un contatto diretto con esponenti del radicalismo, grazie alla mediazione di Internet e alla “chiamata” e agli appelli diffusi dai siti.

Transitabilità quindi per evitare la quale le realtà musulmane anche più moderate sono tuttora ben lontane dal costruire antidoti culturali. Sono infatti incapaci di riconoscere che l’epidemia viene dall’interno del proprio mondo e più propense, per comodità, a dare implicitamente la colpa all’esterno, all’impatto fuorviante di tanti giovani con il “corrotto” mondo occidentale. Vi è poi la questione del “multiculturalismo”, parola entrata nel lessico comune ma senza comprenderne appieno il significato, darne un contenuto preciso. E’ utile, per capire senza travisamenti, qualche esempio, tra i tanti possibili. Una recente sentenza della Corte costituzionale tedesca ha dichiarato illegittimo il divieto di portare il velo per le insegnanti delle scuole pubbliche. Le conseguenze della sentenza rischiano di essere drammatiche per delle ragazzine di 10-12 anni, nel momento del loro primo affacciarsi sul mondo, che magari in casa conducono una battaglia quotidiana per non portare il velo e per altre libertà. Queste ragazzine verranno di sicuro iscritte nelle scuole con insegnanti velate e così anche la scuola contribuirà ad aumentare la pressione psicologica su queste ragazze.

Anche di peggio ha fatto l’Arcivescovo di Canterbury, capo della chiesa anglicana, che ha proposto l’istituzione di un sistema parallelo di sharia in Gran Bretagna con un aumento delle competenze del Consiglio islamico che in quel paese giudica già di matrimoni e divorzi musulmani. Fortunatamente la proposta è stata accolta con indignazione da buona parte dell’opinione pubblica. Sempre più spesso in Francia, in Germania, in Inghilterra si evita, oltre alle vignette satiriche, di pubblicare libri, di rappresentare opere teatrali, di esporre opere d’arte perché offenderebbero la “sensibilità” dei credenti musulmani e provocherebbero l’ira e la reazione del mondo islamico. Esempio simile di “multiculturalismo” trasformato in resa culturale è stata a Roma, in occasione della visita del presidente della Repubblica islamica iraniana, la copertura delle statue che rappresentavano, anche in nudità, dei e personaggi dell’antichità. Questo multiculturalismo è da rifiutare. Lo stato è formato da cittadini, non da tante comunità separate ciascuna con le sue leggi, comunità di cui qualcuna pretende di stabilire limiti alla libertà di tutti gli altri. A questa visione, che tra l’altro anche all’interno di ogni comunità identitaria porta alla prevalenza dei più forti che pretendono di rappresentarla e alla sottomissione di tutti gli altri, non vanno contrapposti atteggiamenti di xenofobia o, peggio, indulgenze verso forme di razzismo. L’unica strada rispettosa della Costituzione, delle nostre leggi e delle convenzioni internazionali, prima di tutte quella sui Diritti dell’uomo, è quella del rafforzamento dell’universalismo dei diritti, da non confondere con il multiculturalismo, universalismo in ogni campo: nella famiglia, nelle espressioni sociali, quindi il diritto di studiare, lavorare, uscire, frequentare chi si vuole, nelle scelte religiose che devono appartenere solo alla coscienza dei singoli. Lo stato e la democrazia si costruiscono sulla cittadinanza, non tollerando ghetti monoculturali.

E, per concludere, merita una riflessione la pretesa islamofobia, pseudoconcetto di cui si legge un giorno sì e un giorno no sulla stampa. L’espressione islamofobia, complice una stampa sventata e superficiale, è sempre più presente nei discorsi pubblici e anche negli atti giudiziari e nelle denunce di avvocati che sostengono stabilmente organizzazioni islamiche e denunciano presunte discriminazioni o diffamazioni nei confronti di tale religione e dei suoi aderenti. Ma islamofobia è solo un’invenzione che cerca di dare forma con un’espressione a qualcosa che non esiste nella realtà, quantomeno non in quella italiana. E’ una parola priva di contenuto che i supporter radicali dell’islam sono riusciti accortamente a diffondere nel linguaggio comune e anche in quello istituzionale. Tecnicamente, per usare i termini degli studiosi del linguaggio, è una “ipostasi”, cioè l’artificio grazie al quale una parola non si riferisce a una realtà che preesiste, per descriverla, ma la crea e dopo aver creato una realtà inventata consente di utilizzarla in molti modi tra cui colpire chi viene collocato all'interno di quella realtà fittizia. Infatti non vi è nessuna islamofobia in Italia. Nessuno è discriminato in quanto musulmano nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli asili, negli ospedali. Al più possono incontrare difficoltà in quanto stranieri ma non in quanto musulmani. Al contrario di molti paesi islamici, ove, per inciso, i lavoratori stranieri sono più che maltrattati, in cui il cristianesimo, l’ebraismo e l’intero occidente vengono spesso ferocemente denigrati anche nei testi scolastici per i bambini.

Più semplicemente molti, sia cristiani sia laici, giudicano molto negativamente la religione islamica, e questa è una facoltà di giudizio e un diritto di critica garantiti a tutti dai tempi dell’Illuminismo. Si augurano che le violenze che alcuni seguaci del Corano tengono a mostrarci tutti i giorni via Internet e televisione non si propaghino al nostro paese e siano prevenute da chi ha ne ha il compito nell’ambito delle leggi, democratiche, che ci siamo dati. E questo è l’auspicio, legittimo, di tutti o quasi, certo non una “fobia” parola che tra l’altro evoca una malattia psichica. E, per fare un esempio concreto che si riferisce a uno dei dibattiti in corso nell’estate scorsa, era indubbiamente sbagliato pensare di vietare il burqini e pensare di usare la polizia sulle spiagge per spogliare le bagnanti islamiche. Ciò non toglie tuttavia che chiunque ha il diritto di scrivere e di sostenere in pubblico che paramenti simili sono frutto di una visione del mondo arcaica e medioevale. E chiunque, soprattutto ha il diritto di esprimere che tutte le uniformi simili contengono germi di disprezzo e di razzismo perché comportano implicitamente l’idea radicata che tutti gli altri, bagnanti e non, siano esseri umani pericolosi dai quali è meglio nascondersi. Del resto quando si parla di burqa e di velo integrale si argomenta il loro possibile divieto con la sottomissione e la segregazione di cui sono vittime le donne costrette a portarli.

Questo punto di vista è giusto ma, essendo incompleto, rischia di spuntarsi davanti alla critica dei fautori del velo secondo cui molte donne scelgono liberamente di portarlo. Il punto di vista deve essere completo e coinvolgere non solo chi porta al vero ma anche chi lo deve sopportare dal di fuori e cioè ciascuno di noi. Anche quando la scelta di barricarsi dietro una cortina di stoffa è più o meno libera, rimane una scelta socialmente non indifferente. Comporta infatti inevitabilmente rifiuto, disprezzo e paura nei confronti di tutti coloro che si incontrano, giudicati diversi e ostili: razzismo di matrice religiosa quindi, non c’è altro nome per chiamarlo, e anche per questo motivo e non solo per combattere la sottomissione delle donne il velo deve essere bandito dai luoghi pubblici. Dire tutto questo non è islamofobia ma semplice esercizio del diritto alla libertà di pensiero e del diritto di critica cui l’islamismo, come qualsiasi altra credenza, non può avere il privilegio di sottrarsi. L’islamofobia è un pretesto che serve solo a giustificare il proprio risentimento, le convulsioni del proprio mondo e spesso il fallimento del proprio sistema culturale. Il filosofo del linguaggio Ludwig Wittgenstein scriveva che la più grande violenza che si può fare è quella attraverso le parole, snaturandole e creando con esse incantesimi. E una di queste parole usata per fare violenza alle cose è appunto islamofobia. Non dobbiamo cadere in questo tranello.

L’autore è magistrato del Tribunale di Milano
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Orrore e odio per il nazismo maomettano (sana islamofobia)

Messaggioda Berto » lun mar 13, 2017 12:21 pm

L'Occidente si piega alle leggi sulla blasfemia
Judith Bergman
12/03/2017

https://it.gatestoneinstitute.org/10043/leggi-blasfemia

L'Occidente si piega alle leggi sulla blasfemia. La Danimarca, ad esempio, avrebbe deciso che è giunto il momento di invocare una polverosa e vecchia norma del codice penale sulla blasfemia, che fino ad ora è stata utilizzata tre volte. L'ultima volta è accaduto quasi mezzo secolo fa, nel 1971. La procura generale danese ha di recente incriminato un uomo per aver bruciato una copia del Corano.

In Occidente, la blasfemia intesa come reato penale è da secoli considerata un retaggio del passato. In una società largamente senza Dio, poche persone si offendono per commenti o atti blasfemi. I cristiani non attaccano i presunti blasfemi con pistole e coltelli, e i redattori non si preoccupano di "offendere" i cristiani.

Nel 1997, un artista bruciò una copia della Bibbia durante un programma andato in onda sulla televisione di Stato. Nessuno venne incriminato, anche se ci furono delle denunce e la magistratura condusse indagini sul caso.

Adesso però, un uomo danese sarà processato perché ha bruciato una copia del Corano nel suo giardino e poi ha postato il video sulla pagina Facebook aperta al pubblico di un gruppo intitolato "Sì alla libertà, No all'Islam" con il seguente testo di accompagnamento: "Pensate al vostro vicino di casa, quanto puzza quando brucia". Il procuratore generale Jan Reckendorff ha dichiarato:

"La procura ritiene che bruciare testi sacri come la Bibbia e il Corano implichi in alcuni casi una possibile violazione della norma in materia di blasfemia, riguardante lo scherno pubblico o il vilipendio di una religione. Noi riteniamo che le circostanze di questo caso richiedano che esso sia perseguibile in modo che i tribunali abbiano la possibilità di assumere una posizione sulla questione".

Il procuratore generale potrebbe aver menzionato la Bibbia soltanto per correttezza. Dopo tutto, nessuno è stato perseguito per aver dato fuoco alla Bibbia in Danimarca, e anche il fatto di averla bruciata in un programma della televisione di Stato non è stato considerato sufficientemente offensivo. Il Corano è ovviamente una questione molto diversa.

La decisione ha riacceso il dibattito sulla necessità di abolire in Danimarca la norma sulla blasfemia, una questione che salta fuori periodicamente.

In Norvegia, la norma contro la blasfemia è stata abolita nel 2005. Un sondaggio condotto a gennaio ha mostrato che il 41 per cento dei musulmani norvegesi ritiene che la blasfemia debba essere punita e il 7 per cento pensa che ovunque si dovrebbe punire la blasfemia con la pena di morte.

In Gran Bretagna, almeno un uomo è stato perseguito e condannato per aver bruciato il Corano (nel 2011) e qualcuno è stato arrestato nel 2010 e nel 2014 .

L'applicazione delle norme sulla blasfemia, così fuori luogo in un'Europa in gran parte postcristiana, fa tornare in mente il Medioevo, quando la blasfemia era ferocemente perseguita dalla Chiesa. La società moderna europea deve davvero aspirare a tornare a un'era come questa, dopo secoli di lotte per la libertà di parola?

In Canada, invece, vengono approvate mozioni anti-islamofobia, che mirano gradualmente a vietare ogni critica mossa all'Islam – e che si ispirano alle leggi islamiche sulla blasfemia. A febbraio, il parlamento dell'Ontario ha approvato all'unanimità una mozione anti-islamofobia, che esorta i legislatori a "prendere posizione contro ogni forma di odio, ostilità, pregiudizio, razzismo e intolleranza; biasimare la crescente ondata di retorica e sentimenti anti-musulmani" e "condannare ogni forma di islamofobia". È superfluo dire che mozioni del genere sono state introdotte per proteggere l'Ebraismo o il Cristianesimo.

Nell'ottobre 2016, il parlamento nazionale del Canada ha approvato all'unanimità una mozione anti-islamofobia, che è frutto di una petizione presentata da Samer Majzoub, presidente del Canadian Muslim Forum e affiliato ai Fratelli Musulmani.
Nessuno però sapeva cosa si stesse condannando: la critica dell'Islam? La critica del musulmani? Si discuteva se l'Isis fosse una vera manifestazione dell'Islam? Nessuno lo sapeva, visto che nessuno si era preoccupato di stabilirlo.

La mancanza di definizione non ha scoraggiato Iqra Khalid, una deputata liberal, dal presentare una nuova proposta di legge sulla scia di quella precedente, la mozione M-103. La proposta chiede che "l'islamofobia" non solo sia condannata, ma che il governo metta a punto un approccio esaustivo per ridurre o eliminare l'islamofobia. La mozione non fornisce ancora alcuna definizione né alcuna statistica a sostegno dell'affermazione secondo cui "l'islamofobia" in Canada rappresenta un problema. Tuttavia, non dovrebbe indignare nessuno il fatto che la prima mozione di condanna dell'islamofobia abbia trovato rapidamente seguito in una nuova proposta che chiede misure governative concrete. Dopo l'approvazione della prima proposta di legge, l'uomo che ha presentato la petizione iniziale, Samer Majzoub, ha rilasciato questa dichiarazione in un'intervista al Canadian Muslim Forum:

"Ora che l'islamofobia è stata condannata, questa non è la fine, ma piuttosto l'inizio (...). Dobbiamo continuare a lavorare politicamente e socialmente, e con la stampa. Si soleva mettere in dubbio l'esistenza dell'islamofobia, ma ora non occorre preoccuparsi di questo, perché tutti i blocchi e le figure politiche, rappresentati dalla suprema autorità legislativa canadese, hanno discusso di questa esistenza. Dobbiamo indurre i responsabili delle decisioni politiche a fare qualcosa, soprattutto quando si tratta dei liberal, che hanno dimostrato di avere una palese apertura per quanto riguarda i musulmani e tutte le etnie (...). Tutti noi dobbiamo lavorare sodo per mantenere la nostra lotta pacifica, sociale e umanitaria, in modo che la condanna sia seguita da politiche esaustive".

L'Occidente vuole davvero che si ritorni all'Inquisizione del Medioevo?

Judith Bergman è avvocato, scrittrice, editorialista e analista politica.
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Messaggioda Berto » lun mar 13, 2017 12:21 pm

Colpirne uno per educarne cento: Il caso Bensoussan
10 marzo 2017

http://www.linformale.eu/colpirne-uno-e ... bensoussan

La notizia dell’assoluzione di Georges Bensoussan dall’accusa di odio razziale non può non rallegrare.

Bensoussan, uno dei massimi studiosi contemporanei, era stato messo alla gogna da un insieme di associazioni contro il razzismo e l’islamofobia. Durante una trasmissione radiofonica, lo storico si era limitato a commentare una frase, oltretutto di un sociologo algerino, il quale affermava che, nel lessico famigliare di numerose famiglie arabe, “ebreo” viene insegnato come insulto fin dalla tenera età. Sì, aveva glossato Bensoussan, in queste famiglie l’antisemitismo lo si succhia con il latte materno.

Lo hanno voluto portare in tribunale, l’autore di libri fondamentali come “L’eredità di Auschwitz, Come ricordare?”, “Storia della Shoah”, Juifs en pays arabes.: Le grand déracinement 1850-1975, esponendolo alla pubblica gogna. Il reato del nuovo millennio, per prendere in prestito il titolo di un pamphlet scritto a quattro mani tempo fa da Robert Spencer e David Horowitz è appunto “l’islamofobia”.

È lo stigma à la page, la nuova lettera scarlatta con cui vengono bollati tutti coloro i quali osano mettere in discussione la vulgata imperante secondo la quale l’Islam è solo luce, armonia, pace.

Nessuna altra religione ha il privilegio di avere intorno a sé un cordone sanitario così serrato. Certo, gli ebrei e i cristiani, se vengono dileggiati Mosè e Gesù o i simboli della loro religione non usano farsi esplodere e fare stragi. Bisogna fare più attenzione con i seguaci del profeta, (non tutti, beninteso). Alla peggio puoi venire ammazzato, vivere perennemente sotto scorta come è accaduto a Robert Redeker o, se sei più fortunato, venire trascinato in tribunale.

Bensoussan esce a testa alta da questo processo farsa anche se, chi lo conosce, sa quanto gli sono costati psicologicamente questi lunghi mesi in cui il suo nome è stato trascinato nella polvere.

Ma il caso Bensoussan ci racconta altro, mette in evidenzia in modo chiaro e inequivocabile come anche il pacato e misurato discorso di un intellettuale del suo rigore, è insostenibile per i nuovi piccoli stalinisti del politicamente corretto che flagellano senza scampo chiunque osi dire la verità. E che questo accada in Francia, una volta la patria libertina e libertaria di Voltaire, è un altro segno paradossale di un profondo smarrimento riguardo al senso delle cose, al nostro dirsi occidentali.

Colpirne uno per educarne cento. Fortunatamente c’è un giudice a Parigi.
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Messaggioda Berto » lun mar 13, 2017 12:22 pm

La paura o timore da cui la salutare diffidenza è un meccanismo naturale di difesa senza del quale l'uomo come tutte le creature sarebbe più vulnerabile e indifeso.
La paura è un diritto umano inalienabile. La paura è un elemento della legittima difesa ed è una dotazione naturale e per i credenti un dono di D-o come "il Sacro Timor di Dio".


Paura nei gatti
https://www.facebook.com/TheThingscom/v ... 7708074075


La paura è un'emozione primaria, comune sia al genere umano sia al genere animale.
https://it.wikipedia.org/wiki/Paura

Il Galimberti così la definisce:
“Emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia. La paura è spesso accompagnata da una reazione organica, di cui è responsabile il sistema nervoso autonomo, che prepara l’organismo alla situazione d’emergenza, disponendolo, anche se in modo non specifico, all’apprestamento delle difese che si traducono solitamente in atteggiamenti di lotta e fuga”.

Nelle paure c’è quindi la sensazione che qualcosa minacci la nostra esistenza o la nostra integrità biologica o quella delle persone a noi più vicine. L’emozione della paura si proietta nel futuro: qualcosa di brutto accadrà a noi o agli altri, pertanto spinge il soggetto ad aggredire per eliminare o allontanare l’oggetto della paura (condotte aggressive) o al contrario fuggire da questo per evitare il danno che potrebbe procurarci (condotte di evitamento dall’oggetto fobico).


Odio
https://it.wikipedia.org/wiki/Odio
L'odio è un sentimento umano che si esprime in una forte avversione o una profonda antipatia. Lo distingue da questi ultimi la volontà di distruggere l'oggetto odiato, e la percezione della sostanziale "giustizia" di questa distruzione: chi odia sente che è giusto, al di là di leggi e morali, distruggere ciò che odia. Si parla di "oggetto" odiato anche nel caso di odio verso persone, perché queste non vengono considerate propri simili, esseri umani come chi odia, ma appunto oggetti invece che soggetti.
In misura ulteriore rispetto all'innata capacità di provare sentimenti negativi nei confronti di un'altra persona, il termine odio viene usato in senso figurato per riferirsi alla forma più estrema di rifiuto verso cose o persone. A differenza dell'amore, l'odio non è necessariamente preceduto dalla volontà d'espressione: può, infatti, essere causato per costrizione, proprio malgrado.
Viene inoltre considerato comunemente in contrapposizione all'amore; di fatto i due sentimenti possono essere accostati per l'intensità e l'impeto. Dal punto di vista emozionale l'odio è tuttavia il sentimento opposto all'insensibilità nei rapporti umani, più propriamente detta indifferenza.

Orrore
https://it.wikipedia.org/wiki/Orrore
Per orrore si intende un sentimento di forte paura e ribrezzo destato da ciò che appare crudele e ripugnante in senso fisico o morale. Per estensione, orrore può indicare un fatto, un oggetto o una situazione che desta tale sentimento.

Terrore
https://it.wikipedia.org/wiki/Terrore
Il terrore è uno stato di paura incontrollabile per un pericolo imminente ma non necessariamente reale.

Fobia
https://it.wikipedia.org/wiki/Fobia
Il termine fobia (dal greco φόβος, phóbos, "panico, paura") indica un'irrazionale e persistente paura e repulsione di certe situazioni, oggetti, attività, animali o persone, che può, nei casi più gravi limitare l'autonomia del soggetto come nel caso dell'evitamento, ma che non rappresenta un reale pericolo per la persona.



L'avversione e l'odio da paura e da orrore per il male o sana fobia per il male non è uno stato patologico ma una condizione naturale e nel caso dell'islamofobia o timore/paura/fobia/orrore/terrore del male islamico è più che giustificato quindi razionale e non irrazionale.
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Orrore e odio per il nazismo maomettano (sana islamofobia)

Messaggioda Berto » lun mar 13, 2017 7:11 pm

Le mille e una ragioni per avere un più che ragionevole o razionale, giustificato o motivato, naturale e sano orrore, terrore, paura, fobia, avversione e odio per e dell'Islam, del suo nazismo maomettato, di Maometto, del Corano, di Allah, dei mussulmani, dei paesi islamici, della Sharia:
...

L'Islam non è una religione di pace (ITALIANO)
https://www.youtube.com/watch?v=43GApzUQbWQ
Anne Marie Waters, Islam Is Not A Peaceful Religion, Oxford Union
https://youtu.be/4CdR1Jd5wag

L' Islam e il suo meraviglioso profeta ...
https://www.facebook.com/dessinssatiriq ... 0930329528

Dopo l'attacco alle Torri Gemelle Oriana Fallaci scrisse "La rabbia e l'orgoglio", vendendo milioni di copie in tutto il mondo. La giornalista toscana puntò il dito contro l'integralismo denunciando le pericolose debolezze dell'Occidente
http://www.ilgiornale.it/video/mondo/is ... 49074.html

Brave ex Muslim from Saudi Arabia protested against Islam classes at schools in Canada "Quran is a book of hate."
Coraggiosa ex musulmana di Arabia Saudita ha protestato contro l'insegnamento dell'Islam nelle classi delle scuole in Canada "Il Corano è un libro di odio."

https://youtu.be/7UtvKih2XSI

LA VERITÀ CHE NON DICONO SULL'ISLAM - Dr. Bill Warner
https://www.youtube.com/watch?v=LcUazmYYUcI

Islam e Maometto ciò che il corano ha prodotto nei secoli è solo morte, fame, terrore e miseria
https://www.youtube.com/watch?v=DL-cSp5X6dI

La morale contorta di Muhammad, il cosiddetto "Profeta", consente ai suoi seguaci di ingannare, tradire, ed uccidere.
https://www.youtube.com/watch?v=BNdNAzbfp8M

“È arrivato il momento di denunciare la radice del male, l’islam, e di mettere fuorilegge l’islam”
https://www.youtube.com/watch?v=w-X-2Sm54S8

Magdi Allam spiega i versetti del Corano ...
https://www.youtube.com/watch?v=XV866O-jNyo

Un coraggioso musulmano parla senza le solite ambiguità a Piazzapulita
https://www.youtube.com/watch?v=bwGjKZUO9dw

"Se non abbiamo il coraggio di dire che il male è l'islam saremo destinati al suicidio"
https://www.youtube.com/watch?v=DCNNWsFGwEE

IL TERRORISMO ISLAMICO spiegato da Magdi Cristiano Allam
https://www.youtube.com/watch?v=PP16qnROSfg

Magdi Cristiano: l'islam è incompatibile con la democrazia
https://www.youtube.com/watch?v=o18zGAs5mLk
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