Basta finansiar el terorixmo ixlamego pałestinexe antiebreo

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Messaggioda Berto » mer gen 11, 2017 10:03 pm

L'ATTACCO TERRORISTA A GERUSALEMME
Fiamma Nirenstein
https://www.facebook.com/noicheamiamois ... 4074879653

Sono 21 anni che i terroristi palestinesi ammazzano con veicoli degli innocenti: sono loro i maestri dell’Isis e di tutti gli altri gruppi terroristi,con le auto, i camion e i trattori; loro sono stati i primi terroristi suicidi che esplodono urlando Allah Hu Akbar; i primi a mettere a frutto crudeli rapimenti; i primi a commettere stragi degli innocenti senza confini (gli atleti di Monaco, i bambini a scuola); loro i primi sequestri di aerei e gli ostaggi selezionati secondo il credo religioso.

È il terrorismo palestinese che ha insegnato tutto all’Isis, ad Al Qaeda, a Hezbollah… E non il contrario dai tempi di Mohammed Amin al-Husseini, Muftì di Gerusalemme, amico di Hitler, nemico degli ebrei e dell’Occidente tutto. I maestri di fanatismo religioso islamico non sono nati sono in Arabia Saudita o in Iran.

Il terrorismo palestinese imperversa come prodotto di un'ideologia integralista religiosa fin dagli anni ’20, non c’entrano nulla “i territori occupati”, vicenda che comincia dal ‘67, con la conquista da parte di Israele, in una guerra di difesa, di zone occupate dalla Giordania, su cui non è mai sorto nessuno Stato palestinese.

Il 15 di questo mese a Parigi è stata convocata dal governo francese una “Conferenza di Pace”: essa si concluderà certamente, sulle orme dell’ ONU e di Obama, con un documento che vorrebbe consegnare ad Abu Mazen, ad Hamas e alle altre fazioni palestinesi uno Stato coi confini del ‘67, anche se l'ONU a quel tempo stabilì che si trattava di territori disputati su cui condurre una trattativa bilaterale.

Questo documento esentando i palestinesi da qualsiasi trattativa diretta con Israele suonerà di nuovo come un incitamento a seguire la strada del terrorismo per ottenere di più, e sempre di più, dalla Comunità internazionale.

Così come la Risoluzione 2334 votata dall’Onu e voluta da Obama si è presentata come una resa all’ondata di terrorismo internazionale su cui Hamas si è felicitato, così una analoga Risoluzione a Parigi susciterà la soddisfazione dell’esercito terrorista del mondo e lo mobiliterà verso nuove vittorie politiche e diplomatiche. E verso nuove, indiscriminate stragi ovunque gli sia possibile.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Messaggioda Berto » mer gen 25, 2017 8:34 pm

Da Obama milioni ai palestinesi. E Trump vuole tornare indietro
Il Dipartimento di Stato promette modifiche allo stanziamento in extremis
Lucio Di Marzo - Mer, 25/01/2017

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/oba ... 55562.html

Una decisione dell'ultimo minuto, con cui l'amministrazione Obama ha stanziato 221 milioni di dollari, destinandoli ai palestinesi, dovrà ora passare lo scrutinio degli uomini di Trump, dopo che dal congresso sono arrivate critiche alla scelta.

Lo dice il Dipartimento di Stato, che ha promesso di dare un'occhiata al pagamento e aggiustamenti per assicurare che sia in linea con i punti cardine della visione del mondo del nuovo presidente e il suo approccio "America first".

La notifica del pagamento da parte degli Stati Uniti è arrivata venerdì, a poche ore dal giuramento di Trump, annunciata da John Kerry e subito seguita dalle critiche di Kay Granger, senatrice repubblicana del Texas, che si è detta "profondamente delusa", aggiungendo che i soldi non andranno direttamente all'Autorità palestinese, tuttavia finanzieranno "programmi nei Territori palestinesi che sono ancora sotto lo scrutinio del Congresso".

I finanziamenti, che arrivano dall'Agenzia per lo sviluppo internazionale, sono destinati a Cisgiordania e Gaza. Da tempo l'amministrazione Obama premeva perché fossero sbloccati.

La nuova amministrazione ha messo in chiaro più volte quale sia la sua posizione su Israele e Palestina, assicurando di voler valutare lo spostamento dell'ambasciata statunitense a Gerusalemme.



Questa mi pare più che ottima politica umana, altro che quella di Bergoglio

TRUMP, STOP AI FONDI CHE ALIMENTANO IL TERRORISMO
di Niram Ferretti

https://www.facebook.com/ProgettoDreyfu ... 8662993826

Donald Trump sta procedendo com un caterpillar. E' di poche ore fa la notizia che il presidente degli Stati Uniti sta preparando due disposizioni esecutive indirizzate all'ONU.

Lo scopo delle disposizioni è quello di ridurre il ruolo degli Stati Uniti all'interno di quelle agenzie a cui sono iscritte l'Autorità Palestinese e l'OLP.

La legge federale impone già agli Stati Uniti di ritirare i propri fondi da quelle agenzie dell'ONU che accordano all'OLP il medesimo statuto degli stati membri.

La disposizione dell'amministrazione Trump ha lo scopo di far sì che i soldi dei contribuenti americani non finiscano nelle tasse di una organizzazione la quale, secondo quanto riportato dal New York Times, "è controllata o sostanzialmente influenzata da stati che sponsorizzano il terrorismo".

La mossa di Trump è in linea con la mozione presentata al Senato dai senatori Lindsay Graham eTed Cruz, intitolata "Safeguard Israel Act" (Atto a protezione di Israele) la cui esplicita finalità è di congelare i contributi americani alle Nazioni Unite fintanto che la Risoluzione 2334 non sia stata revocata.

Il senatore Lindsay Graham, ha dichiarato “Non ritengo che sia un buon investimento per il contribuente americano dare soldi a una organizzazione che condanna l'unica democrazia del Medioriente e considera che gli insediamenti sono l'unica è più importante questione a detrimento della pace".

Ted Cruz a sua volta ha sottolineato come la risoluzione 2334 sia del tutto ingiustificabile, “Afferma che buona parte di israele è illegale e illegittimo, afferma che una buona parte di Gerusalemme non è una legittima parte di Israele, afferma che il quartiere ebraico non è parte di Israele, afferma che il Monte del Tempio, il sito più sacro per il popolo ebraico non è parte di Israele, afferma che il Muro del Pianto non è parte di Israele"

Con un tweet del 23 dicembre 2016, il giorno stesso in cui la risoluzione 2334 venne approvata all'ONU, Donald Trump, comunicò che le cose sarebbero cambiate a partire dal 20 di gennaio, il giorno del suo insediamento.
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Messaggioda Berto » dom feb 05, 2017 9:45 am

Gli arabi detestano i palestinesi. - Ecco perché.

by Lila C. Ashuryan on Feb 4, 2017

https://www.rightsreporter.org/gli-arab ... esi-perche


Gli arabi detestano i palestinesi.
Non è una affermazione che viene da un sondaggio o da ipotesi frutto di ricerche, ma dalla semplice constatazione dei fatti.

Come mai i Paesi arabi che ospitano i cosiddetti “profughi palestinesi” negli ultimi 68 anni non hanno mai concesso loro la cittadinanza? (se si fa eccezione per pochi casi in Giordania?).
Come mai alla caduta di Saddam Hussein la prima cosa che hanno fatto gli iracheni è stata quella di espellere migliaia di palestinesi? Perché gli arabi preferiscono tenere i palestinesi segregati all’interno di grandi campi profughi? Perché in Siria gli unici ad essere attaccati da tutti, siriani, Hezbollah e ISIS, sono stati i palestinesi?
Come mai l’Arabia Saudita ha tagliato quasi tutti i finanziamenti alla Autorità Nazionale Palestinese? Perché l’Egitto perseguita i palestinesi di Gaza, impedendo loro il passaggio di materiali dal proprio confine e vietando ai palestinesi di uscire da Gaza?

Queste sono solo alcune delle domande che ci si dovrebbe porre quando si parla di palestinesi. Il mondo è concentrato unicamente sul conflitto israelo-palestinese e fa a gara per attribuire ogni responsabilità a Israele. Ma la realtà è che gli unici a sopportare questo popolo "inventato dal nulla" sono proprio gli israeliani, perché gli arabi li detestano.

Il professore Mordechai Kedar sostiene che questa antipatia degli arabi verso i palestinesi sia motivata in massima parte dal fatto che gli arabi sono convinti che le cosiddette “sofferenze” dei palestinesi derivino da loro stessi; e, in particolare, dal fatto che molti arabi palestinesi sin da prima del 1948 abbiano venduto le loro terre agli ebrei, incassato milioni di dollari, poi spostati nei conti svizzeri. E oggi, quegli stessi che hanno venduto terre agli ebrei, li accusano di aver rubato le loro terre.
Questa narrativa funziona benissimo in un Occidente sempre più antisemita e anti-israeliano, ma non funziona nei Paesi arabi dove, pur senza ammetterlo, tutti conoscono la verità.
Molto più semplicemente il motivo per cui gli arabi detestano i palestinesi dipende dal fatto che li ritengono una specie di "parassiti" che per decenni hanno sfruttato la “solidarietà araba”, senza riuscire in alcun modo a scalfire Israele. E, nel contempo, senza impegnarsi minimamente nella costruzione di un loro Stato indipendente e autonomo.
Per decenni hanno ricevuto centinaia di miliardi di dollari, più di qualsiasi altro Paese al mondo, e oggi continuano a piangere miseria e a lamentarsi della perdita di terre che loro stessi hanno venduto agli ebrei.
Un fatto che appare in tutta la sua evidenza a Gerusalemme, dove prima i palestinesi hanno venduto terreni, case e appartamenti agli ebrei e oggi si lamentano della “giudaizzazione” di Gerusalemme!

Ci sono molti altri motivi per cui i palestinesi sono detestati dagli arabi, alcuni storici sostengono sia attribuibile al tentativo da parte di Arafat di rovesciare il regno giordano (Settembre Nero); fino all’appoggio dato a Saddam Hussein durante l’invasione del Kuwait; mentre altri motivi sarebbero di tipo antisemita e, comunque, legati all’odio degli arabi per gli ebrei; un odio che porta a detestare i palestinesi per non essere mai riusciti a distruggere Israele.

Oggi nessun Paese arabo è disposto a combattere per i palestinesi o a rinunciare a qualcosa per sostenere la loro causa.
Nei media arabi i palestinesi non sono mai stati a un livello di gradimento così basso. Solo l’Occidente continua a credere alla narrativa palestinese e a finanziarla profumatamente.
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Messaggioda Berto » mar mar 14, 2017 1:13 pm

Un’inchiesta pubblicata domenica dal britannico Mail on Sunday ha rilevato che 24 scuole palestinesi finanziate con gli aiuti di Londra sono intitolate a terroristi e vi operano insegnanti che promuovono la violenza contro Israele e descrivono i terroristi come eroi.
Il pezzo include le foto di bambini palestinesi che mettono in scena la fucilazione di un soldato israeliano come parte di una recita scolastica.
Gli educatori palestinesi intervistati spiegano come fanno ad eludere sistematicamente le linee guida indicate dai donatori britannici ed europei, e ammettono di incoraggiare gli studenti ad imitare i terroristi adolescenti.

https://www.facebook.com/noicheamiamois ... 2385411488

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Messaggioda Berto » lun mar 20, 2017 8:55 pm

ISRAELE: ARRESTATO IL FONDATORE DEL BDS PER AVER EVASO 700.000 DOLLARI CON LA COMPLICITA' DI RAMALLAH
https://www.facebook.com/ProgettoDreyfu ... 4018023290

È stato arrestato e poi rilasciato su cauzione, Omar Barghouti, il fondatore del Boycott, Divestment and Sanctions (BDS https://www.facebook.com/Boycott-Divest ... 3011869901 ) Movement, accusato di aver nascosto al fisco israeliano 700.000 dollari guadagnati tra il 2007 e il 2017. Il denaro proviene dalla sua attività di direttore del National Computing Resources, una società con sede a Ramallah, che commercia e affitta bancomat, e l'evasione sarebbe avvenuta grazie alla complicità dell'Autorità Nazionale Palestinese. I soldi, depositati in un conto di Ramallah, comprenderebbero anche i guadagni di alcuni tour mondiali che Barghouti ha effettuato come leader del BDS, così come i diritti d'autore di alcuni suoi scritti.

Omar Barghouti è nato in Qatar, ha la cittadinanza palestinese
e attualmente risiede nella città israeliana di Akko, dove vive con la moglie arabo-israeliana, grazie alla quale ha ottenuto la residenza permanente in Israele. Le autorità israeliane lo hanno rilasciato tramite il pagamento di una cauzione, ma per ora gli hanno proibito di lasciare il Paese. Alcune carte di credito e ricevute trovate nel suo appartamento, pare che attestino la veridicità delle accuse mosse contro l'attivista del movimento antisemita.

Barghouti ha lanciato la campagna di boicottaggio di Israele nel 2005, ma molto spesso il movimento ha preso di mira anche ebrei non israeliani, come nel caso del cantante americano Matisyahu, togliendo così la maschera dell'antisionismo, per mostrare il vero volto antisemita di questi attivisti. Tra le citazioni di Barghouti, vi è quella del 2013 in cui sosteneva che "stiamo assistendo alla rapida scomparsa del sionismo, e nulla può essere fatto per salvarlo", così come l'anno successivo dava il suo appoggio al terrorismo palestinese (anche qui scoprendo la maschera), con queste parole: "I palestinesi hanno il diritto di fare resistenza con ogni mezzo, compresa la resistenza armata".

Un'altra dimostrazione, questa, di quanto convenga il business della "causa palestinese" e della delegittimazione di Israele. Tanti soldi e anche a nero.
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Messaggioda Berto » mer mar 29, 2017 8:02 pm

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... aphira.jpg


https://www.facebook.com/IsraelAkshav/p ... 0905284022

Due anni fa Ayala Shapira che oggi ha 13 anni, è stata sfigurata da una bomba molotov lanciata da un terrorista arabo. Questa settimana Ayala con grande coraggio ha fatto un discorso al Parlamento Europeo condannando il sostegno europeo al terrorismo palestinese: “Voi pensate di stare dalla parte della pace quando in realtà sostenete la guerra”.

“Mi chiamo Ayala, ho quasi quattrodici anni. Mi piace leggere, scrivere storie e disegnare. La verità è che nel momento dell’attacco non stavamo realizzando quello che stava per accadere. Vidi solo una palla di fuoco entrare nell’abitacolo dell’auto in quel momento guidata da mio padre. Il mio corpo era in fiamme e riuscì a venir fuori dalla macchina grazie a lui che poi mi urlò di rotolarmi a terra. Fui ricoverata per otto mesi. Capii che la mia vita sarebbe cambiata per sempre.”

Anche la mamma di Ayala, Ruth, ha preso la parola. «Il terrorista allora aveva solo sedici anni. Per quel gesto vigliacco la sua famiglia riceve un compenso mensile dall’Autorità Nazionale Palestinese come premio per il gesto eroico. Questi soldi le autorità palestinesi le ricevono da voi, dai paesi dell’Unione Europea che ogni anno inviano milioni di euro ai palestinesi senza sapere come li spenderanno. Fermate quest’assurdità kafkiana, state solo incoraggiando il terrorismo che distrugge le famiglie. E’ impensabile che sotto la maschera della pace e degli aiuti umanitari, il Parlamento Europeo permetta l’omicidio di gente innocente. Sta a voi decidere cosa fare. Grazie.»
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Messaggioda Berto » gio mar 30, 2017 11:45 am

Il sindaco di Napoli De Magistris non si smentisce, promuove ancora il Bds
29 marzo 2017

http://www.progettodreyfus.com/napoli-de-magistris-bds

Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris promuove ancora il Bds. E questa volta lo fa in una maniera sottile, nascondendolo dietro una formula artificiosa come il titolo del convegno ospitato dalla sala del Consiglio Comunale del capoluogo campano: “A Napoli il Mondo: recepire il diritto internazionale umanitario nella quotidiana pratica amministrativa”.

Convegno in cui si è stilata una lista nera di aziende e imprese “colpevoli” di avere rapporti o relazioni lavorative con Israele. Un tentativo di impegnare il Consiglio Comunale di Napoli in una campagna contro lo Stato ebraico e in favore del movimento Boicottaggio-Disinvestimenti-Sanzioni contro Israele.

Luigi De Magistris è tutt’altro che nuovo a iniziative del genere. Dall’appoggio alla Freedom Flottilla, alla proposta della cittadinanza onoraria di Napoli al terrorista palestinese Bilal Kayed e a quella concessa ad Abu Mazen, leader dell’Autorità nazionale palestinese, che da anni ha allungato arbitrariamente il suo mandato senza elezioni e che quando parla al mondo si rivolge in inglese con parole miti verso il governo di Gerusalemme e quando si rivolge alla sua gente in arabo, riversa tutto il suo odio nei confronti Israele. Due facce della stessa medaglia. Quella del dialogo e quella del terrorismo.

Flavia Lepre ha spiegato che l’obiettivo del convegno è quella di ottenere il recepimento del diritto internazionale umanitario nella pratica amministrativa. Bene. Ma chi è Flavia Lepre?

È un membro del Comitato BDS Campania, che nel comunicato stampa del 16 marzo 2017 è stato definitivo Boicottaggio, Disinvestimenti e Sanzioni contro Israele per libertà, uguaglianza e diritto al ritorno del popolo palestinese.

Bene. Ritorno dove?

Perché se per ritorno si intende nella Terra d’Israele, che prima del 1948 era chiamata Palestina, c’è un errore storico. Nel dizionario francese Larousse fra gli Anni 20 e 30 del 1900 la bandiera della Palestina era composta da un Maghen David (stella di David) oro su fondo per metà bianco e metà azzurro, gli stessi colori e lo stesso simbolo che verranno scelti per la bandiera futuro Stato d’Israele.

Delle due l’una: errore storico o antisemitismo?
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Re: Basta finansiar el terorixmo ixlamego pałestinexe antieb

Messaggioda Berto » lun apr 24, 2017 7:20 pm

Ma quale Nelson Mandela, signor Barghouti, lei è solo un terrorista
«Non so a voi, ma a me fa un po’ schifo sentire uno stragista impenitente che parla di “lotta pacifica” e Convenzioni di Ginevra»
Di Byreuven Ben-Shalom
(Da. Jerusalem Post, 18.4.17)

http://www.israele.net/ma-quale-nelson- ... terrorista

Si immagini questa situazione: Terry Nichols, l’autore dell’attentato ad Oklahoma City del 1995, firma un editoriale pubblicato sul New York Times in cui si paragona niente di meno che a Nelson Mandela; parla di se stesso come di un combattente per la libertà, afferma di perseguire la pace, la dignità e la libertà; si scaglia contro le autorità per il suo “arresto arbitrario” e accusa il personale della prigione federale di tortura e violazione sistematica dei diritti umani. Non fa il minimo accenno, invece, alle 168 persone che ha ucciso nell’attentato. L’articolo si conclude con la dicitura (di per sé ineccepibile): “Terry Nichols è un uomo d’affari ed ex soldato dell’esercito degli Stati Uniti”. Presumo che i miei amici americani avrebbero qualche commento piuttosto pesante da fare a proposito dell’assassino condannato per strage ed anche del giornale che gli ha dato voce in quel modo. L’editoriale del terrorista palestinese Marwan Barghouti pubblicato lo scorso 16 aprile dal New York Times non è diverso.

Rapido riepilogo: in quanto capo di Tanzim, propaggine terrorista di Fatah, Barghouti ha pianificato, approvato e diretto molteplici attentati terroristici, sia in Cisgiordania che all’interno della “linea verde” pre-‘67. È stato arrestato, regolarmente processato e condannato all’ergastolo per cinque omicidi e complicità in altri quattro attentati. Personalmente avrei calorosamente raccomandato al New York Times di non prestarsi a fare da mezzo di propaganda dei terroristi. O per lo meno, di spiegare bene ai lettori chi è l’autore dell’articolo, anziché limitasi a definirlo laconicamente “un leader e parlamentare palestinese” (sul serio?). Ma ora che l’articolo è uscito ne consiglio la lettura, perché serve come una lezione sul potere che ha una narrazione mistificatoria, e di come i terroristi sfruttano abilmente gli strumenti e i valori democratici contro coloro che invece li hanno a cuore.

Affermando di essere “testimone e vittima del sistema illegale israeliano di arresti arbitrari di massa” Barghouti spaccia di sé l’immagine di un innocente spettatore passivo che è stato catturato senza alcun motivo e illegalmente incarcerato dai bruti israeliani. Ma Barghouti non è un testimone, é un autore di reati. Non è una vittima, è un assassino che ha inflitto dolore e sofferenza a molte vittime innocenti.

Nella sua commovente perorazione, Barghouti ripete per due volte la frase “arresti arbitrari di massa”, cercando di inculcare questa ridicola menzogna nella mente delle persone che non vivono in Israele e non conoscono la verità dei fatti. Barghouti vorrebbe farci credere che Israele non sta cercando di difendersi da un terrorismo spietato, ma sta cospirando per “spezzare lo spirito dei prigionieri e della nazione a cui appartengono”. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di smentire. Ma dato che sono uno che ha trascorso molti anni a preparare e realizzare operazioni antiterrorismo e che ha visto da vicino le carceri d’Israele, ho il dovere di affermare che queste sono solo spregevoli menzogne.

“Lo sciopero della fame è la più pacifica forma disponibile di resistenza”, predica il virtuoso Barghouti. Non so a voi, ma a me fa un po’ schifo sentire uno stragista impenitente che usa il termine “pacifico”. Poi parla delle “buie celle” israeliane, nel tentativo di dipingere le disumane condizioni imposte ai detenuti in Israele. Ho personalmente visitato la prigione di Barghouti, per cui ancora una volta posso testimoniare che sta mentendo. Non solo la sua cella è (ovviamente) ben illuminata, ma l’abbondante disponibilità di libri garantita dal servizio penitenziario gli ha permesso di completare un dottorato in scienze politiche dall’interno del carcere. Ovviamente questo suo successo accademico è stato deliberatamente omesso dalle sue credenziali in calce all’editoriale, giacché questa informazione avrebbe compromesso l’immagine da martire sapientemente costruita nell’articolo. Barghouti vuole che i suoi lettori compiangano il suo “sacrificio”: un termine che ha una connotazione positiva, così come quello di “martire”, tranne quando viene usato dai terroristi.

Barghouti fa tutto il possibile per denigrare gli israeliani: non solo distorce, omette e ingigantisce, ma muove anche gravissime accuse relative a presunte torture. Israele ha leggi severe che proibiscono la tortura, che vengono così accuratamente monitorate e applicate che a volte le autorità di sicurezza si sentono con le mani legate, anche quando devono ottenere informazioni di vitale importanza su un imminente attentato da terroristi che definiamo “bombe a orologeria”. Proprio così: accade a volte che dei civili israeliani perdano la vita a causa dei limiti auto-imposti dalla democrazia israeliana.

Tutto l’articolo di Barghouti è zeppo di sciocchezze, ma alcune spiccano più delle altre. Se non fosse così grave, sarebbe quasi divertente vedere un terrorista mai pentito che discetta di diritto internazionale lamentando “violazioni delle Convenzioni di Ginevra”.

Ma parlando seriamente, possibile che abbia mentito su tutto? Beh, perché mai un terrorista dovrebbe avere remore morali a mentire spudoratamente? Se uccidere civili innocenti è un mezzo giustificato per realizzare i propri obiettivi politici, certamente non è meno accettabile sfruttare una tribuna di prestigio per conquistare cuori e menti con le menzogne. E funziona. Non è facile leggere questo testo toccante e respingere tutto come pura manipolazione. Se non si conoscono sfondo e contesto, se non si conoscono i fatti di prima mano, le sue parole conquistano simpatia e solidarietà. Quale essere umano non è toccato dalle parole “lotta per la libertà”? “Le nostre catene saranno spezzate prima che lo siamo noi” grida il martire, il santo, il campione della pace e della giustizia. “La libertà e la dignità sono diritti universali” proclama Barghouti, e astutamente ne fa lo slogan per la sua campagna. La contraffazione prosegue fino all’ultimo: “Solo la fine dell’occupazione porrà fine a questa ingiustizia e segnerà la nascita della pace”. Di nuovo la parola “pace”, il furbo. Ma non si dimentichi che è come sa parlasse Terry Nichols, lo stragista di Oklahoma City. No, signor Barghouti, lei certamente non è un Nelson Mandela. Lei è solo un terrorista.
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Re: Basta finansiar el terorixmo ixlamego pałestinexe antieb

Messaggioda Berto » ven apr 28, 2017 9:28 am

SE QUESTO NON E' TERRORISMO...Di David M. Weinberg
aprile 2017

https://www.facebook.com/noicheamiamois ... 1430095583

Due donne palestinesi sono state sorprese settimana scorsa mentre cercavano di introdurre esplosivi dalla striscia di Gaza in Israele per conto di Hamas. Le due sorelle nascondevano l’esplosivo fra le medicine che avevano ricevuto in Israele dal momento che una di loro, malata di cancro, è in cura presso un ospedale israeliano.

Già il mese scorso, il vice ministro della difesa israeliano Eli Ben-Dahan aveva rivelato che Hamas sfrutta i malati di cancro a Gaza per contrabbandare oro e denaro dentro Israele allo scopo di finanziare operazioni terroristiche.

Tutti, qui, ricordano Wafa Samir Ibrahim al-Biss, la 21enne palestinese di Gaza che nel 2005 venne catturata con 10 kg di esplosivo legati alle gambe, sotto il vestito, mentre passava la frontiera per recarsi al centro medico di Soroka dell’Università di Beersheba dove veniva curata per ustioni dovute a un incidente domestico di cinque mesi prima. Ammise di essere stata reclutata dalle Brigate Martiri di al-Aqsa di Fatah, aggiungendo che intendeva uccidere nell’ospedale “venti o cinquanta ebrei, bambini compresi”. (Per la cronaca, nel 2011 Al-Biss è stata scarcerata nell’ambito del ricatto di Hamas per la liberazione dell’ostaggio israeliano Gilad Shalit. Giunta a Gaza, ha ribadito d’essere pronta a “sacrificare” la propria vita e ha detto ai bambini di una scuola: “Spero che seguirete il nostro esempio e che, a Dio piacendo, vedremo alcuni di voi diventare martiri”).

Nonostante i rischi per la sicurezza, Israele consente ogni anno a decine di migliaia di palestinesi della striscia di Gaza di entrare in Israele per ricevere cure mediche in Israele (o in Cisgiordania, o in Giordania). È un fatto che conosco di prima mano. Per dieci anni ho lavorato nell’amministrazione dello Sheba Medical Center di Tel Hashomer, il più grande ospedale del Medio Oriente. Un quarto di tutti i pazienti dell’istituto pediatrico Edmond e Lily Safra dello Sheba Center sono arabi di Gaza. Curare questi bambini provenienti dalla terra nemica di Hamas è un impegno umanitario molto complesso che nasce dal senso di umanità radicato nella storia e nella tradizione ebraica. I medici e gli amministratori dello Sheba sono fieri dei loro sforzi, come quelli di altri ospedali israeliani che offrono analoga assistenza ai palestinesi dalla Cisgiordania, ai feriti siriani e, tacitamente, ad arabi provenienti da tutto il Medio Oriente. Ma fa male al cuore vedere forze perfide sfruttano questa professionalità e questa buona volontà per propositi atroci, e che abusano della nostra generosità umanitaria per fare del terrorismo.

Sono stato testimone oculare della seguente, ignobile vicenda. Diversi anni fa c’era un bambino palestinese di otto anni affetto da una rara forma di cancro. Senza un trapianto di midollo osseo era destinato a morire, e fu portato allo Sheba. Lo Sheba si adoperò con tenacia per ottenere il permesso di entrare a Gaza e testare i parenti del bambino, finché i medici trovarono un fratello di 18 anni che aveva la combinazione giusta per donare il midollo osseo. Il problema era che le autorità israeliane non volevano concedere l’ingresso in Israele di questo fratello perché era un attivista di Hamas legato a noti terroristi. Tuttavia, un certo numero di medici dell’ospedale riuscì a inoltrare con successo una petizione al Ministero della difesa che accordò una dispensa speciale per consentire al fratello maggiore di entrare in Israele e salvare la vita al fratellino. Il fratello maggiore arrivò nel tardo pomeriggio di un venerdì e i medici avviarono la delicata procedura. Sfruttando una finestra di 24 ore, il piano era quello di deprimere il sistema immunitario del paziente, raccogliere il midollo osseo dal fratello donatore e eseguire il trapianto. Ma venerdì sera a mezzanotte, quando era giunto per il fratello donatore il momento di fare la sua parte, si vide che era sparito. I medici sembravano impazziti, finché un’infermiera disse d’averlo visto prelevare da due agenti dei servizi segreti. Sembrava la condanna a morte per il bambino malato di otto anni.

Cosa si può fare nel mezzo della notte? Il direttore dell’ospedale chiamò direttamente l’ufficio del primo ministro (che sovrintende ai servizi di sicurezza). Dov’è il mio donatore di midollo osseo? chiese senza tanti complimenti. Entro due ore fu messo in contatto con un funzionario della sicurezza di altissimo livello che ammise: sì, lo avevano portato via loro. I servizi di sicurezza avevano preso delle precauzioni e aveva messo sotto controllo le conversazioni del cellulare del diciottenne. E avevano sentito che, dall’interno dell’ospedale israeliano dove era stato appositamente portato per salvare la vita del fratello minore, quel giovane terrorista palestinese stava dando istruzioni per telefono ai suoi contatti di Hamas a Gaza su come superare i sistemi di sicurezza dello Sheba Medical Center e farlo saltare in aria. (Per la cronaca, la fine della storia è che, malgrado questo sopruso, il direttore dell’ospedale chiese che il giovane terrorista venisse riportato all’ospedale per qualche ora per salvare la vita del bambino di otto anni. I servizi di sicurezza lo riportarono indietro alle 4 del mattino con le catene alle caviglie perché donasse il midollo osseo, e i medici riuscirono a salvare la vita del fratello minore. Dopodiché il terrorista di 18 anni è stato nuovamente portato via.)

Inutile dire quanto questa storia faccia ribollire il sangue, quanto ferisca rendersi conto d’essere sfruttati da estremisti palestinesi violenti, rendersi conto che agiamo con umanità e compassione mentre i nostri nemici agiscono in modo disumano e crudele. Storie come questa non fanno che esacerbare la nostra sensazione di essere isolati e demonizzati, quando in realtà i veri demoni sono quelli che non avrebbero esitato a colpire un ospedale israeliano che stava facendo di tutto per curare palestinesi, compresi i membri di una famiglia legata a Hamas. Storie come questa alimentano l’indignazione degli israeliani, giustamente e comprensibilmente.

E alimentano la mortificazione per essere così poco capiti e apprezzati dal mondo. Se avessi raccontato questa storia a un giornalista straniero (una cosa che, al momento, non era possibile), ad esempio al corrispondente del New York Times, pensate che l’avrebbe pubblicata? Pensate che di una storia così lusinghiera verso a Israele e così sgradevole per i palestinesi il quotidiano avrebbe fatto un bel servizio, magari in prima pagina? Molto improbabile. In base ad anni di esperienza professionale come portavoce di istituzioni mediche, accademiche, difensive e diplomatiche israeliane, posso testimoniare quanto sia difficile ottenere la pubblicazione di una storia che non corrisponda alla linea convenzionale e politicamente corretta secondo cui Israele è sempre il persecutore e i palestinesi sono sempre le vittime.
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Re: Basta finansiar el terorixmo ixlamego pałestinexe antieb

Messaggioda Berto » ven mag 12, 2017 7:55 am

La dura accusa di Danon all’Onu “Basta pagare i terroristi palestinesi”

11 maggio 2017
di David Rosenberg

http://www.italiaisraeletoday.it/la-dur ... alestinesi

L’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite Danny Danon ha chiesto che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite intervenga per porre fine ai pagamenti dell’Autorità palestinese ai terroristi imprigionati e alle loro famiglie.

“Il Consiglio di sicurezza deve agire immediatamente per porre fine al finanziamento dei terroristi da parte dell’Autorità palestinese. Gli aiuti forniti dai paesi donatori all’AP ogni anno finiscono per finanziare il terrorismo che fa strage di innocenti ad Israele. Un terrorista palestinese che uccide civili innocenti e viene condannato a trent’anni di carcere riceve più di 3.000 dollari Usa al mese. Denaro sporco di sangue che “premia” i terroristi che uccidano gli ebrei. Lo Stato e il popolo di Israele non vogliono altro che vivere in pace e sicurezza con tutti i nostri vicini. Se i palestinesi hanno lo stesso obiettivo, allora il loro primo passo deve essere quello di fermare la glorificazione dei terroristi “.

Le dichiarazioni di Danon sono venute un giorno dopo che l’ambasciatore ha inviato una lettera al Consiglio di Sicurezza sulla questione.

(Arutz Sheva)
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