Ouropa e mafia criminal terorestega rełijoxa xlamega

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Messaggioda Berto » gio nov 26, 2015 7:15 pm

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Europa e Islam, Democrazia e Sharia, Diritti Umani e Schiavitù Divina
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Ouropa e Ixlàm (Europa e Islàm)
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Re: Ouropa e mafia criminal terorestega rełijoxa xlamega

Messaggioda Berto » gio nov 26, 2015 7:17 pm

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Re: Ouropa e mafia criminal terorestega rełijoxa xlamega

Messaggioda Berto » gio nov 26, 2015 7:17 pm

Ixlam e ixlameghi
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I crimini de l’Ixlam (el nasixmo połedego-rełijoxo)
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Islam è religione di guerra e violenza non di pace, è religione che viola i Diritti Umani Universali
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Islam, palestinesi, ebraismo, ebrei, Israełe
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Ixlamofasixmo, nasixlam e rasixmo xlamego
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L'Islam è violento o è pacifico?
Questa dottrina e ideologia politico-religiosa è violenta o è pacifica?
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Re: Ouropa e mafia criminal terorestega rełijoxa xlamega

Messaggioda Berto » gio nov 26, 2015 7:20 pm

Berlino, forze speciali in moschea: due arresti. Belgio, caccia ai terroristi: operazione a sud di Bruxelles

Continua la ricerca di Salah Abdeslam e Mohamed Abrini. Afp: "I due, più la mente degli attentati di Parigi, nella lista con nomi di 85 radicalizzati stilata dai servizi belgi e trasmessa ad autorità locali" cinque mesi prima degli attacchi. Allarme antrace a Bruxelles: evacuata grande moschea. Napoli a porte chiuse col Club Brugge. In Francia, trasferte vietate ai tifosi
26 novembre 2015

http://www.repubblica.it/esteri/2015/11 ... -128207768

BRUXELLES - E' scattata a Sambreville e non nella vicina Auvelais, come comunicato in un primo momento dai media locali, la massiccia operazione della polizia belga nella provincia di Namur, non lontano da Charleroi. Lo ha confermato la procura generale alla tv pubblica Rtbf, aggiungendo che ci sono state diverse perquisizioni, alla ricerca di armi ed esplosivi, più che di persone. In una nota, la Procura comunica che nessun arresto è stato eseguito. In Belgio, il livello di allerta è scalato da 4, il massimo grado, a 3. Le forze dell'ordine continuano a lavorare per stanare i due jihadisti ricercati dopo gli attacchi di Parigi del 13 novembre: Salah Abdeslam e Mohamed Abrini. Da ieri, il governo belga ha autorizzato la riapertura delle scuole, delle attività commerciali e del trasporto pubblico dopo quattro giorni di chiusura totale. Sul livello di allerta, ha precisato il primo ministro, ogni decisione sarà adottata sulla base delle informazioni fornite da una organizzazione "indipendente".
Forze speciali antiterrorismo in azione anche in Germania: gli agenti hanno fatto irruzione in una moschea di Charlottenburg, periferia ovest di Berlino, dopo l'arresto di due persone sospettate di appartenere a una cellula islamica estremista. Un portavoce della polizia non ha fornito ulteriori dettagli sugli arrestati o sulle ragioni dell'operazione. Secondo la Bild, i due arrestati sono sospettati di aver pianificato un attentato terroristico. Una seconda operazione è stata condotta nel distretto di Britz, zona sud di Berlino, dove è stata trovata un'auto sospetta e sono stati evacuati 16 edifici residenziali.
Poco prima, il capo della polizia federale Hans-Georg Maasen aveva dichiarato all'agenzia di stampa Austria che le autorità tedesche ricevono ogni settimana una o due informative "piuttosto concrete" riguardanti attività terroristiche pianificate. Maasen aveva anche confermato quanto affermato ieri dal presidente francese Hollande, in conferenza stampa all'Eliseo con la cancelliera Angela Merkel: tra le migliaia di persone in fuga dalla Siria si celano jihadisti dello Stato Islamico che arrivano in Europa per mettere in atto piani terroristici. Secondo Maasen, gli estremisti non sfruttano sistematicamente il flusso dei rifugiati per infiltrarsi. Il capo della polizia federale tedesca ha offerto anche delle cifre: il suo ufficio è a conoscenza di 7900 gli islamici radicalizzati che in Germania sostengono la violenza per il raggiungimento dei loro obiettivi, con alcuni di loro impegnati anche a fare proseliti tra i migranti.
Allarme antrace in moschea in Belgio, dove il più antico luogo del culto islamico a Bruxelles è stato evacuato in seguito al ritrovamento di diverse lettere contenenti "polvere bianca". In realtà si trattava probabilmente di farina, come ha fatto sapere la polizia belga. La moschea, non lontana dal Parlamento europeo, è stata raggiunta dalle squadre di decontaminazione, insieme al laboratorio mobile per recuperare le lettere da analizzare. Le sette persone che si trovavano all'interno della moschea sono state trasportate precauzionalmente in ospedale.
Bruxelles, buste con polvere sospetta: evacuata grande moschea
Ma un'altra notizia scuote l'opinione pubblica, evidentemente non solo belga: Abdeslam e Abrini, ma anche Brahim Abdeslam e soprattutto la mente degli attentati, Abdelhamid Abaaoud, figuravano in una lista di 85 "radicalizzati" stilata dai servizi segreti del Belgio e trasmessa alle autorità municipali di Molenbeek nel giugno 2015, ben cinque mesi prima degli attentati di Parigi. Lo ha confermato all'Afp una fonte vicina al comune di Molenbeek coperta da anonimato. "La lista era stata trasmessa nel giugno del 2015 dall'Ocam (letteralmente, Organo di coordinamento per l'analisi della minaccia) al borgomastro di Molenbeek (il sindaco Françoise Schepmans, ndr) e al comandante della polizia locale".
La fonte ha confermato la presenza in quell'elenco di Abdelhamid Abaaoud, belga di origini marocchine, 28 anni, il presunto organizzatore delle azioni terroristiche del 13 novembre, rimasto ucciso nel blitz delle teste di cuoio francesi in un appartamento di Saint-Denis, nel nord di Parigi. Accanto al suo nome, l'indicazione: "Radicalizzato, partito per la Siria". In lista anche i fratelli Salah, 26 anni, e Brahim Abdeslam, 31, definiti dai servizi come "radicalizzati, appartenenti al movimento islamista". Si ritiene che il ricercato Salah sia tornato in Belgio qualche ora dopo gli attentati nella capitale francese, mentre suo fratello Brahim si è fatto esplodere durante i raid terroristici.
Quanto a Mohamed Abrini, 30 anni, ricercato dopo essere stato identificato come l'uomo ripreso da una telecamera di sicurezza in auto con Salah due giorni prima degli attentati, veniva catalogato come "presumibilmente partito per la Siria e presumibilmente di ritorno". L'Ocam aveva compilato l'elenco, ha spiegato ancora la fonte anonima, dopo lo smantellamento di una cellula jihadista a Verviers, nell'est del Belgio, il 15 gennaio del 2015, una settimana dopo la strage a Charlie Hebdo. A Verviers la polizia belga prese d'assalto un appartamento dove si trovavano tre jihadisti: due furono uccisi, il terzo catturato e interrogato. La cellula aveva contatti con Molenbeek e i servizi compilarono la lista dei personaggi segnalati per "avere una visione d'insieme" su quanti che avrebbero potuto essere legati ai jihadisti partiti per combattere con l'Is in Siria o di ritorno in Belgio.
La notizia è destinata a rafforzare le convinzioni di chi crede che non tutto è stato fatto per evitare gli attentati terroristici. Ad esempio, i parenti di alcune delle 129 vittime degli attentati di Parigi che criticano apertamente il governo francese per non aver saputo prevenire tanto spargimento di sangue innocente. Due in particolare. Emma Prevost, sorella di Francois-Xavier, ha lanciato su Facebook l'appello a disertare la commemorazione nazionale delle vittime programmata per venerdì, a cui interverranno anche la madre, il fratello e una zia di Valeria Solesin, non il padre rimasto a Venezia. "Sono passati 10 mesi" dalla strage a Charlie Hebdo e "le stesse persone sono state capaci di ripartire, causando dieci volte più vittime", scrive Emma. C'è poi Matthieu Mauduit, che ha perso il fratello nella carneficina al Bataclan. Anche Matthieu fa sapere su Facebook che venerdì diserterà la commemorazione: "Non voglio essere un trofeo politico esibito da un governo che non ha fatto niente per mesi, anzi anni".
In Belgio, il Napoli giocherà stasera a porte chiuse la partita di Europa League contro il Club Brugge. Attenzione alla sicurezza degli spettacoli sportivi anche in Francia, dove le autorità hanno esteso una misura che vieta ai tifosi di seguire le squadre in trasferta nel prossimo weekend di campionato. La Federcalcio francese esegue così la decisione adottata dal ministero dell'Interno. Il divieto riguarda tutte le partite della categorie dei professionisti in tutto il Paese. Fino a metà dicembre, oltre al campionato e alla coppa di Francia, il divieto interesserà anche le competizioni internazionali, Champions League e Europa League. Due le ragioni della misura: la "scarsa disponibilità di forze di polizia" da destinare alla sicurezza dentro e fuori gli stadi perché già impegnate a presidiare luoghi sensibili nell'applicazione dello stato di emergenza proclamato dopo gli attentati; in secondo luogo, il peggioramento delle condizioni climatiche che si verificherà tra 30 novembre e 11 dicembre. Negli stadi sono stati rinforzati i controlli di sicurezza, dai metal-detector alle ispezioni personali.
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Re: Ouropa e mafia criminal terorestega rełijoxa xlamega

Messaggioda Berto » ven dic 25, 2015 8:49 pm

Il radicalismo nel nome dell'islam
Una riflessione approfondita sulla crescente malattia del fondamentalismo radicale in Europa. L'intervista esclusiva de IlGiornale.it al professore Carlo degli Abbati
Fabio Polese - Mer, 23/12/2015 - 12:10

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/rad ... 07409.html

“La radicalizzazione che si manifesta è la somma di fattori storici, antichi e recenti, riguardanti sia il Medio Oriente che l’Europa. Vanno dal cambiato contesto mediorientale alla percezione occidentale dell’Islam e alle caratteristiche della comunicazione religiosa nel nuovo mondo globalizzato”. A parlare a ilGiornale.it è il professore Carlo degli Abbati, docente di Scienze Politiche all’Università di Genova, è autore del saggio Il radicalismo nel nome dell’Islam. Una responsabilità condivisa? (Aracne Editrice).
Quali sono le cause della radicalizzazione?
A partire dalla metà degli anni ’70 - cioè dalla sconfitta nella seconda guerra arabo-israeliana e dalla morte del presidente egiziano Gamal Abdel Nasser - con il tramonto della ideologia del nazionalismo laico socialista panarabo, si è assistito a una generale riaffermazione del religioso nel quadro del mondo musulmano. Si sono affermati progressivamente dei movimenti di reislamizzazione della società che si sono fatti espressione di una contestazione, di una rottura con la società occidentale e i valori fondanti del sistema sociale risultante dalla decolonizzazione, quali il socialismo arabo e il terzomondismo. In seguito, la rottura si è poi estesa anche al liberismo, dopo gli effetti di impoverimento degli strati popolari prodotti dalle condizioni internazionali dei prestiti concessi dagli organismi internazionali di credito a questi Paesi, a cominciare dall’Algeria. In questo contesto rapidamente mutato, l’Arabia Saudita, nel suo ruolo di propagatrice della fede sunnita perché conservatrice dei Luoghi Santi di Mecca e di Medina, ha avuto buon gioco, grazie all’indefettibile e acritico sostegno americano e alla forza dei petrodollari, a sostenere delle correnti politiche wahhabite-salafite, ispirate cioè alla lettura più letterale, rigorista e normativa dei testi sacri e alla utopia retrospettiva del ripristino dell’epoca d’oro del Califfato delle origini, l’Islam dei salaf, i compagni del profeta Muhammad, gli assistenti (ansâr) e i compagni (muhâjhirun) dell’Egira. Questo ambiente generale ha favorito, accanto alla formazione di movimenti islamisti che semplicemente si richiamavano ad un progetto politico riferito alla religione musulmana, anche l’insorgere di un nuovo radicalismo, cioè l’apparire di una nebulosa di gruppi islamisti radicali, che possiamo definire come jihadisti, che predicavano la violenza in nome dell’Islam anche senza l’avallo di una autorità religiosa riconosciuta e quindi in piena violazione del dogma religioso (Al-Qaida, Boko Haram, Abu Sayyaf, Daesh o Stato Islamico).
E in Europa?
Il secondo fattore, appunto, questa volta specificatamente europeo, è legato alla percezione dell’Islam, alla difficoltà del mondo europeo di percepire l’Islam come una “alterità” non esterna, ma interna alla cultura occidentale, nel ceppo abrahamico delle tre grandi religioni monoteiste, e quindi alla disponibilità, espressa da molti settori politici e non, a considerare superficialmente le sette e movimenti che predicano la violenza in nome dell’Islam come espressioni connaturate a questa religione. C’entrano le vicende storiche a partire dallo spirito delle crociate, l’etnocentrismo cristiano incapace di riconoscere all’Islam una dignità etica e spirituale, e quindi all’origine di una costante rimozione dei suoi contenuti dalla cultura europea, la dominazione coloniale del mondo arabo, oltre che l’effetto di tensione e di paura provocato dall’avvento prima di una repubblica islamica in Iran nel 1979 e poi degli attentati di Al-Qaida a partire dal 2001. A cause diverse si può poi ascrivere la polarizzazione dei giovani europei verso questi movimenti jihadisti, che si possono definire come delle vere e proprie sette, riunite intorno a figure profetiche in senso weberiano, ieri Osama Bin Laden e oggi Abu Bakr al-Baghdadi, i cui contenuti ideologici - dall’obbligo individuale del jihad alla sublimazione del martirio per la fede - si sono sempre più allontanati dai valori dell’Islam tradizionale. Nel quadro di una globalizzazione cui si accompagna uno sviluppo straordinario delle tecniche di informazione e di comunicazione, innanzi tutto si affermano i due nuovi fattori della deterritorializzazione e della deculturazione. La deterritorializzazione non è solamente legata alla circolazione delle persone, ma riguarda anche la circolazione delle idee, degli oggetti culturali, dell’informazione. Ma per circolare l’oggetto religioso deve essere universale e quindi deculturato. Si è così rotto il legame fra le religioni e la cultura e si è affermato un grande mercato concorrenziale del religioso, dove ritrovare i componenti per una ricostruzione individuale di identità spirituale secondo un sempre più diffuso “fai da te”. Giovani recentemente convertiti soprattutto su internet o attraverso la influenza di gruppi di persuasione molto spesso formatisi al di fuori della rete delle moschee ufficiali (i “born-again Muslims”, 25% degli effettivi di Al-Qaida o Daesh), o in crisi di identità personale, o in opposizione dichiarata alla cultura tradizionale dei padri, o in odio contro una società da cui si sentono marginalizzati, o semplicemente inclini alla violenza, possono così vedere nel jihadismo capace ormai di grandi operazioni a partire da New York, una giustificazione, uno sbocco personale, di successo e notorietà immediata. Si è assistito anche ad una progressiva variazione nella composizione jihadista. Nel decennio ‘80 la base potenziale dei gruppi jihadisti è la popolazione musulmana deteriterritorializzata, come indicato dalla prima generazione dei volontari partiti a combattere i sovietici dopo l’invasione dell’Afghanistan, quasi sempre fortemente ideologizzati nell’ambito di organizzazioni islamiste di Algeria, Egitto, Pakistan e Arabia Saudita. A partire dagli anni ’90, invece, abbiamo fra le reclute l’apparizione di giovani europei senza passato militante, spesso, ma non sempre, appartenenti alla periferia sia nella loro società che nelle loro traiettorie personali, e molto spesso costituiti da convertiti recenti (¼ delle forze storiche di Al-Qaida), reislamizzati, i born- again muslims, appunto. Questo fenomeno vale nella stessa misura per Francia e Belgio, ma anche per gli altri paesi europei. Nel caso poi della Francia c’è in più da prendere in conto la lunga storia coloniale con i paesi del Maghreb, il problema delle periferie dove sono confinati i discendenti dei maghrebini chiamati nella madepatria per sostenere lo sviluppo industriale del paese e poi largamente marginalizzati in quanto mai completamente accettati dallo hard-core della società francese. Delle Sodoma e Gomorra francesi , che possono formare un idoneo terreno di cultura del jihadismo. In questo senso, il filosofo Onfray può affermare che l’islamofobia è all’origine degli attentati di Parigi e il politologo Roy sostenere che le manifestazioni terroristiche sono legate in Francia alla islamizzazione del radicalismo più che alla radicalizzazione dell’Islam.
Di che numeri stiamo parlando?
I numeri più condivisi parlano di circa 1.500 jihadisti in Francia e 1.500 in Belgio. In generale si cita spesso un totale di 30.000 jihadisti diciamo internazionalisti di vari paesi accorsi a sostenere il Califfato. Ma occorrerebbe al riguardo una precisa ricostruzione se si pensa che già nelle cifre degli iscritti allo schedario “S” del ministero degli interni francese si passa a 5.000 - 10.000 persone.
I giovani sono i più attratti dall'estremismo. Come funziona il reclutamento?
I giovani vengono soggiogati per i motivi sopradescritti dagli obiettivi di violenza estrema nei confronti dei valori occidentali, espressi dalla comunicazione di Daesh, in varie lingue, che sino ad oggi è proceduta indisturbata, per tutte le vie di comunicazione consentite, basate anche sulla utilizzazione di satelliti europei. La rivista di Daesh in francese, Dar al-Islam, era sino a pochi giorni dopo l’attentato ancora perfettamente accessibile. E’ piuttosto il successo nella guerra dell’informazione jihadista ad assicurare il reclutamento, la stessa situazione che faceva dire al grande diplomatico americano Richard Holbrooke nel 2005 a proposito di Bin Laden: “Come può un uomo in una caverna comunicare meglio della più potente società di comunicazione del mondo?”. Daesh ha ulteriormente migliorato in tutti i sensi la modernità della sua comunicazione. A parte l’attività di gruppi di persuasione al jihadismo esistenti sul territorio, la rete è al principio la costante della maggior parte delle adesioni individuali e costituisce il nuovo terreno di lotta alla diffusione del jihadismo che va identificato in Europa. Molto di più delle più politicamente visibili operazioni di nuovo controllo di frontiere che sta studiando l’Unione Europea nell’ambito di una nuova conclamata War on Terror, guerra al terrore, secondo i metodi bushiani, già sperimentati con scarso successo dopo gli attentati di New York. Nella guerra globale agli oppositori, lo Stato Islamico presenta una struttura territorializzata e una deterritorializzata, si difende in Siria e Iraq e attacca all’estero, potendo anche contare sulla capacità tecnica di ex- appartenenti ai servizi militari e di sicurezza iracheni.
Si rifanno più allo Stato Islamico o ad Al-Qaida?
Oggi lo Stato Islamico attira molto di più che Al-Qaida. Fra Bin Laden e Abu Bakr al-Baghdadi la differenza sta nel senso del tempo. Bin Laden pensava - a differenza di Abdallah Azzam, che aveva creato l’“ufficio dei servizi” che poi divenne Al-Qaida - che l’obbiettivo del Califfato pur condivisibile era troppo lontano, che nel frattempo bisognava limitarsi ad attentare agli interessi occidentali. Abu Bakr ha invece voluto subito il Califfato e lo ha proclamato il 29 giugno 2014. Partecipare ad una avventura che unisce il senso del politico con il religioso e lavora alla creazione di un proto-stato su un territorio specifico esteso a Siria e Iraq è per i giovani molto più attraente che lavorare oscuramente alla preparazione di attentati secondo lo schema proposto da Al-Qaida.
Gli attentati a Parigi si potevano prevedere?
Si può concordare sul fatto che le agenzie di intelligence francesi, per effetto di diverse riforme di cui l’ultima risalente al 2013, sono troppe, poco coordinate e tendenti alla sovrapposizione delle proprie competenze. Dopo l’attentato di gennaio 2015 (Charlie Hébdo), una nuova legislazione ha segnato una svolta extra-giudiziale della lotta al terrorismo, con una intelligence rafforzata, ma che non risponde alla magistratura, bensì esclusivamente al potere politico. Da qui la critica dell’autorevole giudice francese Marc Trévidic impegnato per un decennio nelle indagini dei gruppi terroristici, anche se burocraticamente avviato a nuove funzioni poco prima dei recenti attentati di Parigi. Di fatto, gli autori degli attentati erano quasi tutti iscritti in un fiche segnaletica “S” emessa dal ministero degli interni, ma l’assenza di sorveglianza giudiziaria non ha permesso alle autorità di intervenire in via preventiva nei loro confronti. La preoccupazione di molta parte della magistratura francese è che la lotta al terrorismo si converta progressivamente in metodi extragiudiziali, amministrativi, in definitiva arbitrari, sull’esempio americano dopo il 2001, e finisca per costituire una scelta politicamente controproducente, oltre che pericolosa per le libertà democratiche. Il rinforzo delle strutture di investigazione, sin qui toccate in Francia come altrove, dalla ben nota austerità europea nei confronti dei bilanci nazionali, va quindi necessariamente accompagnata da un rafforzamento equivalente dell’apparato giudiziario.
Abbiamo commesso qualche errore in passato?
Le colpe sono evidenti, anche se la situazione non è il frutto di responsabilità esclusivamente occidentali. Resta che gli interventi delle grandi potenze nella regione hanno sempre conseguito dei risultati politicamente destabilizzanti. L’opposizione occidentale a Nasser, conseguenza del suo allineamento al campo filo-sovietico ha innescato, dopo la sua caduta, un generale ripiegamento del mondo arabo sul religioso, preparando il terreno per l’attuale radicalismo. L’intervento sovietico in Afghanistan nel 1978 e l’invasione del 1979 hanno completamento destrutturato lo stato afghano. L’appoggio americano ai gruppi islamisti radicali nel paese in funzione anti-sovietica ha in seguito preparato il terreno alla dominazione talebana e all’intreccio con Al-Qaida. La decisione americana con Bush sr. di evitare nel 1990 la mediazione del re Fahd di Arabia Saudita nel primo conflitto inter-arabo della storia contemporanea e di intervenire con 540.000 soldati nella guerra Kuwait-Iraq, ha alienato agli americani le simpatie di grande parte degli ambienti sauditi, poi esasperati dal mantenimento di un contingente militare americano sul sacro suolo saudita anche dopo i fatti di guerra. 1.500 soldati, che avrebbero potuto essere utilmente acquartierati nel Qatar o nel Kuwait appena liberato, in territori cioè privi dello stesso significato religioso. L’intervento voluto nel 2003 con Bush jr. in Iraq , dai neo-conservatori americani ideologicamente convinti di provocare a partire dall’Iraq un effetto domino “democratifero” nell’intero M.O., ha anche comportato la sistematica dissoluzione dell’apparato militare e di sicurezza ba`tista iracheno . Lo stesso apparato che oggi concorre in gran parte con i jihadisti sunniti iracheni a formare il nocciolo duro dello Stato Islamico. Inoltre, lo sconvolgimento degli equilibri regionali provocato dal passaggio alla maggioranza sciita del controllo dell’Iraq durante il governatorato americano di Paul Bremer, ha offerto all’Iran una influenza nella regione ben superiore al passato, provocando le inquietudini della seconda tradizionale potenza regionale, l’Arabia Saudita, che ha cominciato a fare ricorso ai gruppi radicali sunniti iracheni in funzione anti-iraniana. L’intervento franco-inglese in Libia del 2007, giustificato da vecchie teorie di interventismo umanitario sposate dal presidente francese, ed effettuato sulla base di una “torsione” dei contenuti di una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha riportato la Libia alle frammentazioni tribali non più controllate dal governo autoritario di Gheddafi e anche avviato la destabilizzazione dei paesi sahelici africani. Infine, last but non least, gli interessi occidentali si sono sempre molto preoccupati della cattura delle risorse naturali dell’area e poco preoccupati della progressiva trasformazione della regione del M. O. in una polveriera sociale. Ora, il radicalismo si è nutrito delle crisi soprattutto economiche, ma anche politico-istituzionali che ha conosciuto il mondo arabo-islamico. L’esplosione demografica, in riduzione solo nei paesi del Maghreb, la crescente sperequazione fra ricchi e poveri, l’incapacità di adeguamento al progresso tecnologico, lo sfruttamento delle materie prime da parte di gruppi economici e organizzazioni esteri, la durezza repressiva della società civile da parte di regimi corrotti e tirannici. Queste circostanze hanno fornito il terreno di coltura del radicalismo e della violenza, nel quadro di una generale povertà che l’imitazione delle politiche ultraliberalistiche, antistataliste, proposti dalle organizzazioni internazionali di credito non hanno fatto che aggravare, per esempio nell’Algeria del FLN a partire dal 1986 o nell’Egitto di Sadat o Mubarak fra il 1980 e il 2010.
Cosa possiamo fare ora?
Non penso che nella opposizione a Daesh si sia giunti a un punto di non ritorno. Per sopravvivere e mantenere una popolazione di 7 milioni di persone lo Stato Islamico come proto-stato ha bisogno di fondi. Se si esaminano le sue risorse, si può ritenere che, passato il momento escatologico, il modello proposto non sia sostenibile finanziariamente nel medio-lungo periodo, anche per effetto dei mezzi anche militari della coalizione che è riuscita a creare contro di sé. Il vero problema è che la reazione solo militare, quella più facilmente attivabile, va completata con una azione politica e diplomatica internazionale di “sfiancamento” dello Stato islamico, le cui componenti risultano di ineguale difficoltà di realizzazione: vanno dal blocco della diffusione del wahhabismo propagato dalla Arabia Saudita e dai paesi del Golfo, dalla fine della persecuzione dei Fratelli Musulmani in Egitto, dalla reinclusione delle tribù sunnite nel futuro politico del’Iraq e dal rafforzamento dell’esercito iracheno, dalla risposta efficace agli squilibri socio-economici della regione medio-orientale che si è progressivamente trasformata in una “polveriera sociale”, come dimostrato anche dalle rivolte arabe dal 2010, sino alla ripresa della ricerca di una soluzione del conflitto israelo-palestinese. Questo nell’ambito dei due punti interrogativi principali rappresentati dal comportamento dei due paesi fondamentali nella regione, la Turchia di Erdogan, che dimostra di ritenere il problema curdo molto più importante di Daesh, e l’Arabia Saudita, per la quale il problema più importante è l’opposizione all’Iran e al suo modello riuscito di repubblica islamica.
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Re: Ouropa e mafia criminal terorestega rełijoxa xlamega

Messaggioda Berto » sab dic 26, 2015 10:23 pm

Is, Austria: allerta attentati in Ue entro Capodanno. Al-Baghdadi: "Raid non ci hanno indebolito"
Allarme terrorismo a diverse capitali europee. La polizia austriaca: "Non esistono minacce concrete contro un posto specifico in una data ora" ma un elenco di nomi di attentatori. Il 'califfo' dello Stato islamico minaccia Israele: "La Palestina sarà vostro cimitero"
26 dicembre 2015
http://www.repubblica.it/esteri/2015/12 ... /?ref=fbpr

VIENNA - A diverse capitali europee è stato girato un allarme terrorismo, in merito alla possibilità di un attentato con esplosivi o armi tra Natale e capodanno. E' quanto trapela dalla polizia di Vienna, che ha fatto sapere di aver inasprito le misure di sicurezza senza tuttavia annullare alcun evento previsto. "Sono stati segnalati diversi nomi di possibili attentatori che sono stati controllati, ma le indagini avviate finora non hanno portato a risultati concreti", ha fatto sapere in un comunicato la polizia austriaca.

L'allerta arriva sei settimane dopo le stragi di Parigi del 13 novembre che hanno portato a un innalzamento del livello di allerta terrorismo in tutte le capitali europee. In una nota, la polizia di Vienna ha fatto sapere che la soffiata da un non meglio identificato "servizio di intelligence amico" è arrivata pochi giorni prima del Natale.

E oggi in un nuovo messaggio audio pubblicato su account Twitter legati allo Stato islamico e attribuito al "califfo" dell'autoproclamato Stato Islamico Abu Bakr al-Baghdadi, il leader dell'Is afferma che i raid aerei della Russia e della coalizione anti Is guidata dagli Stati Uniti non sono riusciti a indebolire il gruppo. "Siate fiduciosi che Dio garantirà la vittoria a coloro che lo adorano", si sente nell'audiomessaggio. "Più intensa è la guerra contro" lo Stato islamico "più puro e duro diventa", prosegue. A ottobre si era parlato di un possibile ferimento di al-Baghdadi in un bombardamento dell'aviazione irachena contro il convoglio in cui viaggiava, vicino al confine con la Siria, ma la notizia non ha mai trovato conferma. Anzi, ora l'Is minaccia Israele. "La Palestina non sarà la vostra terra nè la vostra casa ma il vostro cimitero. Allah vi ha raccolto in Palestina perché i musulmani vi uccidano" ha avvertito al-Baghdadi.

Il portavoce di polizia, Christoph Poelzl, ha dichiarato all'agenzia di stampa Austria Press che non esistono minacce concrete contro un posto specifico in una data ora. Le forze dell'ordine hanno fatto sapere di aver intensificato la sorveglianza nei posto dove è presumibile ci siano grandi concentramenti di persone, compresi i principali snodi ferroviari.

A inizio settimana, le autorità del Belgio hanno incriminato una nona persona in relazione alle stragi dello scorso mese a Parigi, che provocarono almeno 130 morti. Le stragi nella capitale francese sono state rivendicate dalle milizie jihadiste dello Stato islamico.

Intanto in Siria, dove almeno 14 civili sono morti oggi sotto bombardamenti nelle provincie di Aleppo e Idlib, una coalizione militare arabo-curda ha conquistato ai danni delle milizie jihadiste dello stato islamico una diga strategica dell'Eufrate, nel nord della Siria. Lo ha annunciato la portavoce del gruppo. L'Is aveva assunto il controllo della diga Tishreen nel 2014, dopo aver allontanato diversi gruppi ribelli, tra i quali Ahrar al-Sham, secondo l'Osservatorio siriano dei diritti umani (Osdh). La diga è strategica perché fornisce elettricità a vaste regioni della provincia di Aleppo, ha indicato l'Ong.

Le Forze democratiche siriane (Fds) "hanno liberato la diga di Tishreen", ha indicato il loro portavoce, il colonnello Talal Sello, precisando che "gli scontri proseguono nella zona in cui si trovano gli alloggi dei dipendenti, intorno alla diga". Abbiamo liberato la regione "a est della diga", ha inoltre indicato il portavoce di questa coalizione, formata principalmente dalle Unità di protezione popolare (Ypg) e da combattenti arabi.

Sospeso accordo per evacuare jihadisti. Raggiunto sotto l'egida dell'Onu, l'accordo (che tra l'altro registrava l'assoluta novità di un'intesa, seppur locale, tra Damasco e gli uomini dell'Is) per evacuare oltre duemila miliziani dell'Is e di altri gruppi ribelli integralisti siriani dalla periferia meridionale di Damasco, è saltato come conseguenza dell'uccisione di Zahran Alloush, il capo dell'Esercito dell'Islam, morto sotto le bombe di un raid aereo venerdì. Il convoglio che trasportava i miliziani in direzione di Raqqa, la capitale del cosiddetto 'califfato', doveva attraversare il territorio controllato dall'Esercito dell'Islam; ma secondo l'emittente, i pullman arrivati per caricare i miliziani e almeno 1.500 loro familiari, una volta giunti nella zona controllata dall'Esercito dell'Islam, non sono stati lasciati passare.

I negoziati di pace non si fermano e il mediatore delle Nazioni Unite, Staffan De Mistura, come ha annunciato il Palazzo di vetro, spera di poter riunire a partire dal 25 gennaio i rappresentanti del governo e dell'opposizione. De mistura ha "intensificato gli sforzi" di mediazione e "ha l'intenzione di completarli per l'inizio di gennaio, con l'obiettivo di iniziare le discussioni inter-siriane a Ginevra il 25 gennaio", ha indicato in una nota il suo portavoce.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Ouropa e mafia criminal terorestega rełijoxa xlamega

Messaggioda Berto » dom gen 10, 2016 5:27 pm

Il Risultato del Multiculturalismo in Norvegia
https://www.facebook.com/Heinrich.Josep ... 4888688922
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Re: Ouropa e mafia criminal terorestega rełijoxa xlamega

Messaggioda Berto » lun gen 11, 2016 10:59 pm

L'ordine agli immigrati sul web "Aggredite le donne bianche"
Sarebbe questo il messaggio che ha dato il via alla notte da incubo di Colonia. L'ipotesi: attacco coordinato
Mario Valenza - Lun, 11/01/2016

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/lor ... 12070.html

"Molesta e aggredisci la donna bianca, usala come vuoi". Sarebbe questo il terribile messaggio che ha dato il via alla notte da incubo di Colonia.
Un ordine rivolto agli islamici di tutta Europa, che a Capodanno avrebbero dovuto vendicarsi contro la "donna bianca", appunto. "A Capodanno - continuava il raccapricciante messaggio - attuate il Taharrush gamea ovunque in Europa, assaltate le loro donne, fate vedere chi siamo".
"Taharrush Gamea", significa molestare e aggredire le donne in strada, con l'obiettivo di mostrare il predominio dei maschi. A quanto pare, secondo le indagini condotte dalla polizia tedesca, il mondo islamico si sarebbe organizzato online per sferrare l'attacco di Capodanno, sfociato poi nelle molestie di massa a Colonia. Di fatto gli agenti hanno un dato senso più compiuto alle parole del ministro della Giustizia tedesco, Heiko Maas, che ha subito parlato di "un'azione organizzata e coordinata". Secondo le indagini sarebbero stati mandati e-mail, sms e messaggi criptati, sia in arabo sia in inglese così come in tedesco e in italiano, ai residenti di origine araba nel Vecchio Continente.
Una chiamata alle armi del mondo islamico per umiliare le nostre donne. Interpellati da Repubblica, i responsabili del ministero dell'Interno tedesco e del Bka (l'equivalente della Fbi) non hanno smentito la ricostruzione: "Indaghiamo su tutte le piste, senza escludere nulla, tanto meno il fatto che l'appello alle aggressioni sessuali di massa sia stato una trappola diffusa online dall'ultradestra xenofoba o neonazista contro i migranti".

Il ministro dell'Interno tedesco, Thomas de Maizière, fedelissimo di Angela Merkel, non usa giri di parole: "È una nuova dimensione del crimine. È chiaro che tutto è stato preordinato e organizzato". L'ultima sfida degli islamici in Europa, insomma, è il "Taharrush gamea".
"La maggior parte degli indagati e dei sospetti - spiegano gli agenti tedeschi - non sono migranti dell'ultima ora: da Colonia a Stoccarda, da Halsinki a Zurigo, gli assalti erano troppo precisi.
Mostrano conoscenza da guerriglia urbana delle città in cui sono avvenuti".
Intanto dalle indagini sulla notte di San Silvestro finora non risulta che gli attacchi alle donne a Colonia siano stati "organizzati o guidati", ha fatto sapere la polizia locale in un rapporto.
La polizia locale indaga su 19 sospetti: 10 sono richiedenti asilo, 9 sono presunti clandestini.



L’attacco è alla libertà femminile, a quella emancipazione impossibile in contesti che danno legittimazione al dominio del maschio È un atto di sopraffazione culturale, non si tratta di semplice bestialità
Quelle donne libere umiliate a Colonia dal fanatismo
di Pierluigi Battista
07/01/2016
http://27esimaora.corriere.it/articolo/ ... -fanatismo

Gli uomini che a Colonia si sono avventati come animali sulle donne in festa per il Capodanno volevano punire la libertà delle loro vittime. Hanno palpeggiato, molestato, umiliato, violentato, picchiato le donne che osavano andare da sole, che giravano libere di notte, che si abbigliavano senza rispetto per le ingiunzioni e i divieti consacrati dai padroni maschi. Consideravano prede da disprezzare e da percuotere le donne che facevano pubblicamente uso di una libertà che gli stupratori e gli energumeni di Colonia considerano inconcepibile, peccaminosa, simbolo di perversione, donne che studiano e lavorano. Che sposano chi desiderano e non il marito oppressore che la famiglia, la tradizione, il clan assegnano loro. Che non sono costrette a uscire solo in compagnia dell’uomo prevaricatore. Che bevono e mangiano in libertà, entrano nei locali, fanno l’amore quando scelgono di farlo, brindano a mezzanotte, indossano jeans e magliette, flirtano, fanno sport e si scoprono per praticarlo, hanno la sfrontatezza di festeggiare il Capodanno con i loro amici maschi. Per chi considera la libertà delle donne un peccato da estirpare, le donne libere sono delle poco di buono da umiliare, da riempire di lividi sul seno e sulle cosce aspettandole all’uscita della metropolitana e con la polizia impotente e immobilizzata. Come si fa con gli esseri considerati inferiori.
Come è accaduto a Colonia in una tragica e sconvolgente prima volta nella storia dell’Europa contemporanea in tempo di pace. È stato un rito di umiliazione organizzato, coordinato, diretto a colpire quello che oramai comunemente viene definito uno «stile di vita».
Nonostante i retaggi del passato, nonostante le tenebre oscurantiste che ancora avvolgono come fumo di un passato ostinato le città e persino le famiglie dell’Europa figlia dell’Illuminismo, malgrado i branchi di lupi che infestano i nostri Paesi e fanno morire di paura le donne che si avventurano sole, le ragazze indifese di fronte al bullismo e al teppismo, malgrado tutto questo, la libertà della donna resta pur sempre un principio e una pratica di vita inimmaginabile in altri contesti culturali, in altri sistemi di valori.
Ed è l’incompatibilità valoriale con questo spirito di libertà che le bande di Capodanno hanno voluto manifestare contro le donne che andavano a ballare, a bere, a baciare anche.
Non capire il senso di «prima volta» che gli agguati di Colonia portano con sé è un modo per restare ciechi, per non capire, per farsi imprigionare dalla paura e dall’afasia.
Così come non abbiamo voluto vedere, abbiamo fatto finta di niente, siamo restati volontariamente ciechi quando al Cairo, nella leggendaria piazza Tahrir, la «primavera araba» diventò cupa e le donne a decine cominciarono in nome dell’Islam ad essere aggredite, molestate, violentate dai super-fanatici del fondamentalismo misogino. Ora dovremmo cercare di capire che nelle gesta di prevaricazione degli uomini che odiano le donne libere si riflette un gesto di aggressività valoriale di stampo irriducibilmente sessista e non lo sfogo barbarico di un primitivismo pulsionale. Un atto di sopraffazione culturale, non di ferocia animalesca e irriflessa.
Con tutte le cautele e il senso di responsabilità che si deve in questo genere di problemi, Colonia ha lo stesso significato di aggressione simbolica dell’irruzione fanatica nella redazione di Charlie Hebdo : lì veniva scatenata un’offensiva mortale contro la libertà d’espressione, considerata un peccato scaturito nel cuore del mondo infedele; qui contro la libertà della donna, la sua emancipazione impossibile e temuta in contesti culturali che danno legittimazione ideale e persino religiosa al predominio e alla sopraffazione del maschio. Certo, è diverso lo sterminio dei vignettisti dalle botte umilianti di Colonia. Ma c’è un comune sostrato punitivo, l’identificazione di un simbolo culturalmente indigeribile che stabilisce una distanza abissale tra uno «stile di vita» libero e una mentalità che bolla la libertà delle persone, uomini e donne allo stesso modo, come una turpitudine, un’offesa, un peccato, un oltraggio.
Rubricare invece le violenze di Colonia come una delle tante, tristissime manifestazioni di aggressione contro le donne che infestano la vita delle città europee significa smarrirne la specificità, la novità, il senso stesso della sua dinamica. Significa non capire cosa ha mosso gli aggressori, il fatto che fossero centinaia e centinaia in un abuso di massa del corpo e della libertà delle donne come non si era mai visto. Loro, gli aggressori, possono dire che le donne colpite e umiliate «se la sono cercata» semplicemente perché hanno scelto un modo di vivere inammissibile e peccaminoso. A noi il compito di difenderlo, questo modo di vivere, e di considerare inviolabili le donne, e la loro libertà.

http://www.bufale.net/home/disinformazi ... bufale-net
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Re: Ouropa e mafia criminal terorestega rełijoxa xlamega

Messaggioda Berto » lun gen 11, 2016 11:00 pm

???

Minacce al sindaco che difende gli italiani: "Razzista, ti colpiremo"
Il sindaco di San Pietro Mussolino (Vicenza) ha ricevuto nei giorni scorsi una lettera di minacce dopo aver realizzato controlli per la sicurezza in un'area piena di immigrati
Claudio Cartaldo - Lun, 11/01/2016

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ ... ok+Interna

"Lei pensa solo al popolo italiano.

E per questo ha un atteggiamento razzista. Se non cambierà comportamento nei confronti degli altri popoli, ci saranno gravi conseguenze per la sua persona". È questo il testo della lettera ricevuta da Gabriele Tasso, il sindaco di San Pietro Mussolino (Vicenza). La sua colpa? Aver difeso gli italiani, inviando pattuglie di controllo in zone degradate dalla presenza di numerosi immigrati.

Il 26 dicembre, racconto il Giornale di Vicenza, alcuni cittadini del comune di 1630 abitanti (di cui 270 stranieri) hanno notato una pacco indirizzato al primo cittadino. Inospettiti dalla corrispondenza inviata in un giorno di festa, a Municipio chiuso, hanno chiamato i carabinieri.

"I carabinieri - ha raccontato il sindaco Tasso - aperto il pacco con le dovute cautele, hanno trovato una lettera scritta a mano in stampatello minuscolo, senza né data né firma. È un foglio bianco, un A4. Conteneva alcune minacce nei miei confronti. Era scritta in italiano, tra l’altro con qualche imperfezione. E si rivolgeva direttamente al sindaco Tasso. Faceva riferimento al mio comportamento, al fatto che mi preoccupo soltanto del popolo italiano e questo atteggiamento farebbe di me un primo cittadino razzista. Mi intimava di non comportarmi più in questo modo nei confronti di tutti quei popoli che non sono il ‘mio’, altrimenti ci saranno gravi e inevitabili conseguenze per la mia persona".

Minacce dirette, e solo perché il sindaco nei giorni precedenti aveva inviato dei controlli di polizia in aree del Comune ad alto tasso di immigrazione. "Non ho idea di chi abbia compiuto questo atto e scritto certe parole minacciose – ha continuato il sindaco, intervistato dal Giornale di Vicenza – in questi giorni sono in continuo contatto con i carabinieri e ho informato dell’accaduto il Prefetto di Vicenza. In famiglia all’inizio un po’ di preoccupazione c’è stata, ma io sono tranquillo. E non ho certo cambiato le mie abitudini per quello che è accaduto. Chi decide di fare il sindaco, fa una scelta responsabile e sa di poter andare incontro anche ad episodi spiacevoli come questo". Poi ha spiegato il motivo per cui si era attivato per controllare la presenza degli immigrati nel suo Comune. "In seguito ad alcune segnalazioni dei cittadini - racconta - da tempo ci sono un paio di strade del paese, zone ad alta concentrazione di immigrati, che sono state sottoposte a controlli serrati e che vengono costantemente monitorate dalla polizia locale – spiega ancora Tasso – per questioni di decoro urbano ma anche per irregolarità anagrafiche e di residenza degli stranieri. Una situazione di abbandono che esisteva da tempo. Forse i controlli hanno dato fastidio a qualcuno. L’ultimo monitoraggio importante è stato un mese fa. E questo mi fa pensare. Tra l’altro le sanzioni sono state poche rispetto a quelle che si sarebbero potute fare, perché abbiamo cercato comunque di trovare soluzioni ragionevoli alle problematiche emerse durante i controlli".

Sull'eventualità che la minaccia diventi concreta, Gabriele Tasso, commenta anche la possibilità di difendersi da solo. "Una pistola? Sì, ce l’ho a casa con regolare porto d’armi - racconta - ma non certo per autodifesa. Sono appassionato di tiro e vado spesso al poligono, è una passione che ho da sempre".
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Re: Ouropa e mafia criminal terorestega rełijoxa xlamega

Messaggioda Berto » mar gen 12, 2016 7:19 am

Partexani de ła viołensa dei migranti xlameghi
viewtopic.php?f=194&t=2155
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