Siensa e tenega ente l'ara xlamega

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Messaggioda Berto » gio nov 26, 2015 4:15 am

Siensa e tenega ente l'ara xlamega - scienza e tecnica di area islamica
viewtopic.php?f=188&t=2016
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Siensa e tenega ente l'ara xlamega

Messaggioda Berto » gio nov 26, 2015 4:17 am

Scienza e tecnica islamiche (di area islamica)
https://it.wikipedia.org/wiki/Scienza_e ... _islamiche

Contributo islamico all'Europa medievale
https://it.wikipedia.org/wiki/Contribut ... _medievale

https://it.wikipedia.org/wiki/Discussio ... _medievale

Il titolo della voce non è corretto e ingenera confusione
Islam è voce che si riferisce a una religione diffusa in un'area limitrofa molto ampia e coinvolgente tre continenti: Africa, Asia e Europa con una varietà etnica, culturale e storica che non può confondersi con la religione islamica; molti degli elementi scientifico-culturali (filosofici e medici) attribuiti all'Islam in realtà hanno origini etno-geografiche e temporali (preistoriche e storiche) precedenti l'islam e indipendenti dalla religione islamica. Sarebbe come dire che la stampa europea è un prodotto del cristianesimo, in realtà è un'innovazione nata in area germanica a opera di un certo Gutenberg che probabilmente era anche cristiano, ma dire che la stampa europea è un prodotto e un portato del cristianesimo sarebbe sbagliato anche se il primo libro stampato mi pare che sia stato la Bibbia. Ad esempio la voce ambra (resina fossile) non è un portato dell'Islam ma è voce antica diffusa in area europea e mesopotamica vedasi sumero ambar = palude. Un'altro esempio sono le conoscenze mediche, matematiche, numeriche, di calcolo che non sono necessariamente un prodotto dell'Islam ma sono elaborazioni indipendenti dall'Islam e spesso preistorico-storiche preislamiche: egiziane, sumere, assire, iraniane, persiane o di provenienza indiana ecc, o sorte o prodotte o inventate in aree geografiche non arabe e poste sotto il dominio islamico. Non credo che sia enciclopedicamente corretto far coincidere tutte queste realtà con l'Islam e farle derivare dall'Islam; anche se molte di queste conoscenze si sono trasmesse all'Europa in un periodo di espansione politico-militare islamica o nei circa mille anni di dominio religioso islamico di vaste aree contigue dei tre continenti sopracitati come per il gioco degli scacchi che pare sia di origine indiana. Alberto Pento --79.38.249.59 (msg) 14:41, 14 apr 2015 (CEST)
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Re: Siensa e tenega ente l'ara xlamega

Messaggioda Berto » gio nov 26, 2015 4:17 am

???

http://www.arab.it/islam/la_matemtica_d ... lamico.htm


Gli Arabi, ovvero i matematici del mondo islamico che vissero tra il nono e il quindicesimo secolo, non furono semplici traduttori degli scritti greci di matematica, ma, come dimostrano studi recenti, elaborarono molte parti della matematica che poi ricomparve in Europa tra il Cinquecento e il Settecento.

Sino a tempi recenti la maggior parte degli storici della matematica continuano a rifiutare l'ipotesi di qualsiasi contributo originale del mondo islamico allo sviluppo della matematica sia omettendo di riportare le loro scoperte sia accettando quasi acriticamente l'opinione del filosofo della scienza Pierre Maurice Duhem per cui la scienza araba non avrebbe fatto altro che riprodurre quanto le era pervenuto dalla traduzione dei matematici dell' antica Grecia e consegnarlo ai matematici europei. In questo modo, il cammino della scienza, in particolare della matematica, si sarebbe interrotto per circa 1000 anni, per poi riprendere dal punto in cui i Greci l'avevano lasciata.

Oggi particolarmente grazie agli studi di R. Rashed (Lo sviluppo della matematica araba, The development of Arabic Mathematics, Londra 1994), sappiamo che le cose stanno in modo ben diverso. In realtà, la matematica moderna somiglia enormemente più a quella araba che non a quella greca. Tuttavia, ancora nell'anno 2000, risulta molto difficile modificare le opinioni correnti, riportate nei testi scolastici e nelle enciclopedie.

Se è vero che gran parte degli sviluppi della matematica che si ebbero in Occidente tra il Cinquecento e il Settecento furono dovuti a matematici europei di quel periodo, è altrettanto vero che alcuni risultati fondamentali erano già stati scoperti da matematici del mondo islamico molti secoli primi.

Ma chi sono questi matematici 'arabi' e quali sono le scoperte che segnarono un taglio netto con la matematica greca? Esaminiamo qui di seguito solo alcuni dei ritrovati della cosiddetta matematica araba che sarebbero stati poi riscoperti in Europa diversi secoli dopo. Ovviamente è necessario precisare che quando si parla di matematica araba si intende matematica del mondo islamico: la precisazione è doverosa perché molti dei matematici più famosi, come il cantore del vino Omar El Kheyyam, non furono arabi ma iraniani. D'altra parte anche il termine matematica islamica è deviante, perché altrimenti si dovrebbe parlare di matematica cattolica o di matematica protestante, che è una palese assurdità poiché la matematica non è un prodotto religioso. Detto ciò, per semplicità potremo anche accettare e utilizzare l'uso del termine matematica araba.

La base degli sviluppi originali della matematica del mondo arabo furono posti sotto il quinto califfo abbaside Harun al-Rashid, che iniziò il suo regno nel 786 a Damasco, promosse la nascita di scuole, la diffusione delle conosce matematiche degli Indiani e la traduzione dei testi scientifici greci. Nel corso del suo regno al-Hajjaj tradusse gli Elementi di Euclide, il testo di geometria su cui tutti abbiamo studiato. Suo figlio, al-Ma'mun, sesto califfo abbaside, che stabilì in Baghdad la capitale del regno, rese questa città non solo la sede dell'opera di traduzione, ma anche il più rinomato centro scientifico mondiale. Fu il centro in cui brillarono al-Kindi (nato nell'80l), i tre fratelli Banu Musa e il famosissimo traduttore Hunayn ibn Ishaq. Furono tradotte tutte le opere di matematica, di ottica e di fisica di Euclide. Di Archimede furono tradotte solo due opere: La sfera e il cilindro e la misurazione del cerchio, ma furono sufficienti a stimolare innumerevoli ricerche originali dal sec. IX al sec. XV.
Khawarizmi
Unione sovietica francobollo commemorativo con il nome Abu Abdullah Muhammad Bin Musa Al-khwarizmi "1200 anni"

Durante il regno di al-Ma'mun, Abu Ja'far Muhammad ibn Musa al-Khwarizmi (morto dopo l'846) scrisse il trattato, che diede origine a una nuova scienza (i termini algebra e algoritmo derivano appunto dal nome del matematico islamico). Fu tradotta la fondamentale opera di Apollonio di Perge sulle coniche, fu tradotta l'Arithmetica di Diofanto (la stessa opera sui cui margini Pierre de Fermafscrisse di avere dimostrato il suo famoso ultimo teorema) e il trattato di geometria sferica (Spherica) di Menelao d'Alessandria. Furono tradotti anche i testi di numerosi altri matematici, quali il trattato di Diocle Sugli specchi ustori e il trattato di Teodosio sulla sfera. E fu tradotta la massima opera di astronomia dell' antichità e del medioevo, l’Almagesto di Claudio Tolomeo.

Neanche le opere minori furono trascurate: tutta la scienza greca fu esaminata e assimilata da scienziati e studiosi pronti a spiccare il balzo verso altri territori di scoperta.
Il punto focale di tutto questo discorso è appunto che l'attività di traduzione dei testi greci fu praticata non da linguisti, ma da matematici e non fu un'attività fine a se stessa, bensì il necessario corollario dell'attività scientifica che si svolgeva in Baghdad.

Per riconsiderare in modo decisivo il giudizio sulla matematica araba, basta pensare che i Greci non possedettero mai un modo di pensare algebrico: la loro matematica era esclusivamente geometria. L'introduzione dell'algebra e dei procedimenti algebrici costituì quindi una delle più grandi rivoluzioni nella storia della matematica. L'algebra era una teoria unificatrice che avrebbe consentito di trattare oggetti tanto diversi quanto i numeri razionali, i numeri irrazionali e le grandezze geometriche sotto l'unica categoria degli oggetti algebrici. Ma ancora più importante fu, come scrive Rashed, il fatto che i successori di al-Khwarizmi intrapresero l'applicazione sistematica dell'aritmetica all'algebra e dell'algebra all'aritmetica, e dell'algebra e dell'aritmetica insieme alla trigonometria. L'algebra fu anche applicata alla teoria euclidea dei numeri e alla geometria. Reciprocamente, la geometria fu applicata all'algebra. I risultati furono molto più fecondi di quanto gli storici della matematica siano mai stati disposti ad ammettere. Ne derivarono l'algebra dei polinomi, l'analisi combinatoria, l'analisi numerica, la soluzione numerica delle equazioni, la nuova teoria elementare dei numeri e la costruzione geometrica delle soluzioni delle equazioni.

Vediamo alcune tappe di questi straordinari sviluppi.
Appena quarant'anni dopo la pubblicazione dell'opera di al-Khwarizmi al-Mahani (nato nell'820) concepì l'idea di tradurre i problemi geometrici, quali quello della duplicazione del cubo, in problemi algebrici. E arriviamo a al-Karaji. Nato nel 953, fu il primo a liberare completamente l'algebra dai procedimenti geometrici tipici dei Greci e fu il primo a definire ciò che oggi conosciamo come monomi a esponenti interi positivi e negativi e a enunciare esplicitamente le regole per ottenerne i prodotti. Al-Karaji fondò anche una scuola di algebra che fiorì per molti secoli.

Quasi 200 anni dopo di lui, ne fu membro influente al-Samawal (nato nel 1130), che diede la prima precisa definizione del campo abbracciato dall'algebra: operare sulle incognite esattamente allo stesso modo in cui si opera sulle quantità note, come scrive egli stesso. Alla stessa scuola appartenne Omar El Khayyam, nato nel 1048, che diede una classificazione completa delle equazioni cubiche trovandone geometricamente le soluzioni tramite intersezioni con sezioni coniche (parabole, ellissi, iperboli). La sua strada fu seguita da Sharaf al-Din al- Tusi, nato nel 1135, il cui trattato sulle equazioni cubiche, che poneva le basi dello studio delle curve tramite equazioni, rappresenta un contributo fondamentale alla fondazione della geometria algebrica.

La matematica arabaLa matematica araba non fu però solo algebra. Tra i diversi nuovi campi esplorati spiccano importanti sviluppi della teoria dei numeri. Torniamo ora indietro agli inizi della scuola di Bagdad. Tra i vari fondamentali contributi alla teoria dei numeri di Thabit ibn Qurra (nato nell'836), allievo dei fratelli Ibn Musa, vi è in particolare la scoperta di un bellissimo teorema che gli consentì di trovare coppie di numeri amici (coppie di numeri in cui ciascuno è pari alla somma dei divisori degli altri). AI-Haytham (nato nel 965), poi, fu probabilmente il primo a tentare di classificare tutti i numeri perfetti (numeri uguali alla somma dei propri divisori) sotto la forma 2k-1 (2k-1), in cui 2k-1 è un numero primo. Il fatto straordinario, e assai poco noto, è che AI-Haytham enunciò il teorema della teoria dei numeri che oggi va sotto il nome di teorema di Wilson. Secondo Al-Haytham, se p è un numero primo, allora 1 + (p-1)! è divisibile per p. È da notare che questo teorema è chiamato teorema di Wilson perché il matematico inglese Edward Waring (1734 - 1798) aveva scritto nel 1770 che il teorema era del giudice e matematico inglese John Wilson (1741 - 1793). Né Waring né Wilson diedero però alcuna dimostrazione di questo fondamentale teorema sui numeri primi: la prima dimostrazione di cui abbiamo notizia è quella di Pierre Simon de Laplace, del 1771. Insomma, prima che la teoria dei numeri giungesse a risultati più avanzati di quelli della matematica araba dovettero passare ben 750 anni.

Ciò non significa che nel frattempo gli sviluppi arabi della teoria dei numeri non fossero ulteriormente progrediti. I numeri amici, in particolare sembravano affascinare i matematici. Al-Farisi (nato nel 1260) fornì una nuova dimostrazione del teorema di Thabit ibn Qurra introducendo importanti nuove idee sul concetto di fattorizzazione e sui metodi di analisi combinatoria. La scoperta che i numeri 17296 e 18416 sono numeri amici è tradizionalmente attribuita al matematico svizzero Leonardo Eulero (1707 - 1783). Sappiamo ora invece che il fatto era noto ben prima di al-Farisi, e che forse era stato scoperto dallo stesso di Thabit ibn Qurra.

Certamente gli Arabi furono molto avvantaggiati dall'utilizzo della numerazione decimale posizionale (la stessa che usiamo attualmente), ma certe scoperte furono decisamente notevoli e precedettero di molto lo sviluppo della matematica europea.

Abu'l-Wafa e Omar El Khayyam sapevano già estrarre radici e al-Karaji (nato, come si è detto, nel 953) usava il teorema del binomio di Newton per esponenti interi. AI-Kashi (nato nel 1380) conosceva un algoritmo per calcolare le radici ennesime, un algoritmo che si presenta come caso particolare del metodo scoperto molti secoli dopo da Paolo Ruffini (1765 - 1822).

Ma gli Arabi non furono solo innovatori. Continuando a usare i metodi greci tradizionali, Ibrahim ibn Sinan (nato nel 908) introdusse un metodo di integrazione più generale di quello scoperto da Archimede.

In conclusione, vedere la matematica araba solo come tramite per consentire la continuazione dello sviluppo scientifico greco in Occidente, oltre che limitativo è palesemente falso.



Alberto Pento
I matematici del mondo islamico non erano arabi ma persiani, egiziani, siriani, greci, bizantini, ecc. e spesso nemmeno maomettani ma ebrei e cristiani.


Al-Hajjāj ibn Yūsuf ibn Maṭar al-Ḥāsibī (in arabo: ﺍﻟﺤﺠﺎﺝ ﺑﻦ ﻣﻄﺮ ﺑﻦ ﻳﻮﺳﻒ ﺍﻟﺤﺎﺳﺒﻲ‎, 786-833) fu un matematico e un astronomo arabo.
https://it.wikipedia.org/wiki/Al-Hajj%C ... E1%B9%ADar
Di lui non si conosce quasi nulla, salvo il fatto che operò a Baghdad, allora la capitale del califfato abbaside.
Fu il primo traduttore in lingua araba degli Elementi di Euclide dal greco.


Abu Ja'far Muhammad ibn Musa al-Khwarizmi
https://it.wikipedia.org/wiki/Mu%E1%B8% ... rizm%C4%AB
Abū Jaʿfar Muḥammad ibn Mūsā al-Khwārizmī, persiano: ابو جعفر محمد خوارزمی‎‎ (Corasmia, 780 circa – 850 circa), è stato un matematico, astronomo, astrologo e geografo persiano.
Nativo - come dice la sua nisba - della regione centroasiatica del Khwārezm (in persiano Khwārazm, l'antica Corasmia),[1] Abū Jaʿfar Muḥammad ibn Mūsā Khwārizmī (Farsi ابو جعفر محمد بن موسی خوارزمی, Abu Jaʿfar Moḥammed ebn Musā Khwārezmi; Arabo ابو جعفر محمد بن موسى الخوارزمي, Abū Jaʿfar Muḥammad b. Mūsā al-Khwārizmī), talvolta confuso con Jaʿfar Muḥammad ibn Mūsā ibn Shākir,[2] visse a Baghdad presso la corte del califfo al-Maʾmūn, che lo nominò responsabile della sua biblioteca, la famosa Bayt al-Ḥikma, "Casa della sapienza", di Baghdad.
Sotto la sua direzione furono tradotte in arabo molte delle principali opere matematiche del periodo greco-ellenistico, dell'antica Persia, di Babilonia e dell'India. Il cratere lunare Al-Khwarizmi è dedicato a lui.


Abū Bakr ibn Muḥammad ibn al Ḥusayn al-Karaji (Karaj, 953 – 1029) è stato un matematico persiano.
https://it.wikipedia.org/wiki/Al-Karaji
Autore del libro di algebra Il glorioso, conseguì importanti risultati nella somma delle prime, seconde e terze potenze di numeri n.

al-Samawʾāl ibn Yaḥyā al-Maghribī
https://it.wikipedia.org/wiki/Al-Samaw%27al_al-Maghribi
al-Samawʾāl ibn Yaḥyā al-Maghribī (in arabo: السموأل بن يحيى المغربي‎; Fès, 1130 – Maragheh, 1180) è stato un matematico, astronomo e medico ebreo convertito all'islam[1].
Suo padre era un importante rabbino del Maghreb al-Aqsa e un rispettato matematico e letterato.
Dopo aver trascorso la sua infanzia a Fez, dove il padre gli insegnò i principi della matematica e dell'ebraismo, al-Samawʾāl si trasferì a Baghdad assieme a tutta la famiglia. Qui studiò Medicina con Abu l-Barakāt al-Baghdādī. Nello stesso periodo continuò l'approfondimento delle sue conoscenze in matematica, studiando in particolar modo le opere di Abū Kāmil Shujāʿ ibn Aslam e al-Karaji, verso i quali provava una grande ammirazione.
Nel 1163 si convertì all'Islam dopo che un sogno gli aveva ordinato di convertirsi.


Ibrāhīm ibn Sinān b. Thābit b. Qurra
https://it.wikipedia.org/wiki/Ibrahim_ibn_Sinan
Ibrāhīm ibn Sinān b. Thābit b. Qurra (in arabo: ابراهيم بن سنان بن ثابت بن قرة‎; Baghdad, 908 – Baghdad, 946) è stato un astronomo e matematico arabo musulmano iracheno.
Figlio di Sinān ibn Thābit,[1] era nipote di Thābit ibn Qurra e studiò Matematica, Geometria e Astronomia a Harran.[2] approfondendo il problema di Geometria analitica della tangente e del cerchio.
Studiò anche la quadratura della parabola e la teoria degli integrali, ampliando il lavoro di Archimede, all'epoca non disponibile.[2] Viene spesso citato come uno dei più impportanti matematici del suo tempo.
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Re: Siensa e tenega ente l'ara xlamega

Messaggioda Berto » gio nov 26, 2015 4:20 am

I cristiani nei paesi islamici: a colloquio con Samir Khalil Samir
a cura di Aleksander Romanowski
http://www.paginecattoliche.it/teo_islam.htm

Nel VII e VIII secolo - il periodo delle conquiste territoriali dei musulmani - i cristiani conservavano l'eredità del mondo ellenistico. Gli arabi musulmani notavano la grande differenza tra la loro cultura beduina e la cultura greca dei cristiani di Damasco, di Alessandria, di Antiochia. Allora i conquistatori chiedevano ai conquistati di trasmettere loro questa cultura. Così per secoli i cristiani hanno trasmesso la scienza, la filosofia, la medicina al mondo arabo musulmano. E sono stati loro per secoli i più grandi scienziati e filosofi del mondo arabo. I primi grandi filosofi musulmani compaiono nel X secolo, ma sono tutti discepoli dei cristiani. Al-Farabi, riconosciuto dagli arabi come il più grande filosofo dopo Aristotele, è discepolo di tre maestri cristiani. Questo processo si riduce man mano che i cristiani diventano musulmani e i musulmani assorbono la cultura dei popoli conquistati.

Alla fine del XVI secolo, esattamente nel 1584, il papa Gregorio XIII fonda a Roma il Collegio maronita, dove vengono accolti i cristiani maroniti provenienti da Cipro e dal nord del Libano. Ivi si formano, studiano le varie scienze, imparano le lingue (latino, greco, italiano e altre lingue europee). Così nella Chiesa maronita si forma un'élite intellettuale e religiosa.

All'inizio del XVIII secolo essi creano in Libano la prima scuola di tipo occidentale nel mondo arabo. Nello stesso periodo, i missionari cattolici organizzano scuole ad Aleppo. In questo modo, nell'ambiente cristiano si forma una nuova cultura che è in equilibrio tra la cultura classica orientale (araba, siriaca, poi turca) e la cultura occidentale, latina.
Nell'Ottocento si verifica ciò che il mondo arabo chiama la Nahda (rinascimento), che è opera dei cristiani e che continua fino all'inizio del XX secolo.

Nell'impero ottomano i cristiani lavoravano al servizio dello Stato, mentre altri, grazie alla conoscenza delle lingue, esercitavano le attività commerciali. Essi formavano una classe di funzionari, di intellettuali e di commercianti.

In Egitto, nel XIX secolo, il pascià Mehmet Alì, per formare gli egiziani alla cultura occidentale, chiama dalla Siria scienziati e uomini di cultura cristiani che conoscevano sia la lingua araba sia le lingue occidentali.

Nell'Ottocento essi sono un'élite culturale ed economica: organizzano l'università, fondano i primi giornali, compreso il più grande giornale egiziano al-Ahram, scrivono i primi romanzi, creano la cinematografia, ma anche le prime industrie. Anche le leggi egiziane sono fatte sul modello delle leggi europee. Non a caso il Cairo e Alessandria sono considerate città occidentali.

Un fenomeno simile si verifica all'inizio del XX secolo in Turchia. La rivoluzione militare di Kemal Atatürk del 1923 mira ad avvicinare la Turchia all'Occidente, sopprimendo nel 1924 il califfato, simbolo dell'unione tra potere temporale e potere religioso. In questa società il cristiano sta bene perché trova spazi di libertà.


Nahda
https://it.wikipedia.org/wiki/Riformismo_islamico
Può essere definito riformismo islamico (o semplicemente in arabo: إصلاح ‎, Iṣlāḥ) il movimento culturale e politico - talora definito Modernismo islamico, Riformismo islamico o Nahḍa (in arabo: نهضة‎, Nahḍa, "Rinascita") - che cominciò a esprimersi nel mondo islamico in genere, e in quello arabo in particolare, a partire dalla fine del XIX secolo.
In linea di massima gli studiosi concordano nell'indicare in Jamāl al-Dīn al-Afghānī il primo esponente di questa corrente di pensiero e in una serie di pensatori siriani ed egiziani i suoi discepoli e i continuatori della sua opera.
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Re: Siensa e tenega ente l'ara xlamega

Messaggioda Berto » gio nov 26, 2015 4:30 am

La scienza islamica nella cultura medioevale
Il Contributo italiano alla storia del Pensiero – Scienze (2013)
di Piero Morpurgo
http://www.treccani.it/enciclopedia/la- ... Scienze%29

La scienza islamica nella cultura medioevale
Per scienza islamica medioevale s’intende il corpus di testi, commenti e analisi di autori appartenenti all’islam, che tradussero e interpretarono, spesso per tramite cristiano-siriaco o ebraico, le opere del pensiero greco, e recarono in lingua araba esperienze o elaborazioni astronomiche, matematiche e naturalistiche. Essa s’irradiò nell’Europa cristiana medioevale attraverso le traduzioni in latino di opere in lingua araba, circolanti a partire dalla fine del 10° sec., e influenzò sia la rinascita scientifica del 13° sec., sia il successivo affermarsi della scienza occidentale. Da un punto di vista cronologico, il pensiero islamico esercitò il suo influsso sin dai secc. 7° e 8°, quando l’espansione musulmana si affermò nei territori europei del Mediterraneo, interessando la Sicilia e la Spagna, ove furono introdotti gli stili di esegesi al Corano fondati su un’attenta serie di riferimenti testuali; questi stili di analisi furono poi applicati ad altri generi, e in particolare ai testi scientifici, inizialmente considerati derivanti da suggestione diabolica.
L’affermarsi delle scienze naturali, astronomiche e meccaniche avvenne con un progressivo divaricarsi, come ricordato da Tullio Gregory, dei legami tra scrittura e natura, tra uomo inteso come nesso di cause (causarum series, nexus, ordo, machina) e uomo inteso come creatura di Dio, simbolo di orizzonti teologici, tra testo religioso e orizzonte dell’osservazione e dell’esperienza scientifica. Di qui, con l’introduzione dei testi della tradizione greca, islamica ed ebraica, si dipana il dibattito sull’uso delle forze della natura e sul rapporto tra natura e arti, ordo terrestre e astrologia, che è stato legato spesso (Gregory 1992, p. 21) alla costruzione di un sapere utile alla società civile, di una civilis scientia nell’uso di una civilis ratio.
Questo percorso si articolò in diverse fasi.

...

Da sovegnerse ke tanti de sti omani de siensa xlameghi li jera de orexene cristiana, ebraega, persiana, iraniana, grega, nò araba.
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Re: Siensa e tenega ente l'ara xlamega

Messaggioda Berto » gio nov 26, 2015 7:50 am

I noumari diti arabi, no łi xe na envension de łi arabi e gnanca de l'ixlam; gnanca el noumaro xero el lo xè; al memo de łi noumari diti romani ke no łi xe na envension dei romani e de ła grafia dita latina ke no ła xe na envension dei latini.

I numeri detti arabi non sono una invenzione né araba né islamica, nemmeno il numero zero lo è stato; allo stesso modo che i numeri detti romani non sono un'invenzione dei romani e della grafia detta latina che non è un'invenzione dei latini.

https://it.wikipedia.org/wiki/Numero
Il sistema adottato in Europa è il sistema di numerazione decimale, detto anche numerazione araba. In realtà proviene dall'India, e molto probabilmente deriva dai numeri corsivi egiziani, i numeri copti. ???

https://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_d ... ione_arabo
I numeri arabi, prima conosciuti come numeri indo-arabici, o anche come numeri indiani, numeri indù, numeri arabi occidentali, numeri europei, o numeri occidentali, sono la rappresentazione simbolica delle entità numeriche più comune al mondo. Sono considerati una pietra miliare nello sviluppo della matematica.

https://it.wikipedia.org/wiki/0_%28numero%29
Lo zero (cf. arabo صفر (sifr), ebraico אפס (éfes), sanscrito शून्य (śūnya), neol. greco μηδέν (inteso come nulla, niente)) è il numero che precede uno e gli altri interi positivi e segue i numeri negativi.
Zero significa anche niente o nullo. Se la differenza tra il numero di oggetti in due insiemi è zero, significa che i due insiemi contengono lo stesso numero di elementi. Zero va però distinto da "assenza di valore" poiché si tratta di due concetti diversi: ad esempio se la temperatura è zero, l'acqua ghiaccia (nel caso della gradazione Celsius della temperatura), se manca il dato della temperatura, assenza del valore, nulla si può dire.

cfr. con:

https://it.wikipedia.org/wiki/Sephirot
Sephirot, Sephiroth, Sefiroth o Sefirot (סְפִירוֹת), singolare: Sephirah, o anche Sefirah (סְפִירָה, "enumerare" in lingua ebraica).
La parola Sefirot è connessa, secondo il Sefer Yetzirah, con sefer (scrittura), sefar (computo) e sippur (discorso), che derivano dalla stessa radice SFR. Il significato basilare viene reso come emanazioni: le Sefirot nella Cabala ebraica sono le dieci modalità o gli "strumenti" di Dio (a cui ci si riferisce con אור אין סוף Or Ein Sof, "Luce Senza Limiti") attraverso cui l'Ein Sof (l'Infinito) si rivela e continuativamente crea sia il reame fisico che la Catena dei Reami metafisici superiori (Seder hishtalshelus).
Nel Pentateuco il termine è anche correlato appunto al "conteggio" per gli ebrei compiuto da Aronne e Mosè, con il supporto del popolo ebraico tutto.


La nascita dei numeri in Mesopotamia- La naseda dei nomari en Mexopotamia
http://php.math.unifi.it/archimede/arch ... 012-2a.pdf


Numerazione - noumerasion
viewtopic.php?f=102&t=462

Zero - xero
viewtopic.php?f=44&t=345

http://www.etimo.it/?term=numero
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http://www.etimo.it/?term=zero
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Perché i numeri arabi sono fatti così. Ecco la spiegazione che fa litigare i matematici
7 settembre 2018

https://www.corriere.it/scuola/maturita ... iani.shtml

Ogni cifra contiene il numero di angoli che le corrisponde: un angolo nell’1, due nel 2 e così via. Ma l’ipotesi - per quanto corretta - è considerata fantasiosa. Ecco perché.

Quello degli angoli corrispondenti alle diverse cifre non è l’unico aspetto che fa discutere.In Occidente i numeri attuali vengono insegnati sin dalle elementari come «numeri arabi», ma per gli esperti sono numeri «indo-arabi» e per essere corretti dovrebbero essere numeri indiani, perché dall’India provengono : compaiono intorno al 400 avanti Cristo nella loro versione primitiva e poi si sviluppano per quasi otto secoli prima di diffondersi, attraverso i commercianti arabi, nell’Asia occidentale (IX secolo), e poi in Europa in meno di un secolo. È ovvio che poiché arrivarono nei nostri porti attraverso il lavoro di matematici ed astronomi arabi, i numeri vennero chiamati «numeri arabi».



I numeri arabi e il relativo sistema di numerazione non sono stati inventati dagli arabi, bensì nacquero in India tra il 400 a.C. e il 500 d.C.. Sono così chiamati perché sono stati introdotti nella cultura occidentale grazie al lavoro di alcuni astronomi arabi.
https://www.youmath.it/domande-a-rispos ... arabi.html



Immagine



Alberto Pento
In verità gli astronomi cosidetti arabi non erano arabi ma magari persiani, siriani, armeni, egiziani, ebrei, cristiani, greci, ecc. magari sudditi degli imperi arabo-islamici o islamici non arabi.
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Re: Siensa e tenega ente l'ara xlamega

Messaggioda Berto » dom dic 06, 2015 7:36 pm

La scritura araba lè na envension dei cristiani


La łengoa araba de Maometo e del Coran
viewtopic.php?f=188&t=2033

La lingua araba e imperiale di Maometto e del Corano
https://www.facebook.com/permalink.php? ... 0147022373


Lengoa araba
https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_araba

Lè parlà en:
Algeria, Arabia Saudita, Bahrain, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Giordania, Kuwait, Libano, Libia, Mauritania, Marocco, Oman, Qatar, Sudan, Siria, Tunisia, Autorità Nazionale Palestinese (Cisgiordania e Gaza), Sahara Occidentale, Yemen dalla maggioranza, e in molti altri paesi, come Israele, come lingua di minoranza.
La scrittura dell'arabo classico si sviluppò dalla forma tardo-nabatea dell'aramaico. L'alfabeto aramaico dei nabatei, con la loro capitale Petra, è un precursore della scrittura araba. La scrittura dei graffiti arabi era soprattutto aramaica o nabatea. Secondo il Kitab al-Aghani (Il libro dei canti), tra i primissimi inventori della scrittura araba ci furono due cristiani di al-Hīra (Zayd ibn Bammad e suo figlio). A Zabad (a sud-ovest di Aleppo) sono state trovate delle iscrizioni cristiane in tre lingue (siriaco, greco e arabo), degli anni 512-513 d.C., finora le più antiche testimonianze scoperte della scrittura araba.

Nel mondo arabo si parlano molte varianti dialettali della lingua araba, spesso molto diverse tra loro. Mentre esiste un arabo ufficiale standard (Fusha) che viene usato per la comunicazione scritta e in situazioni formali, per la comunicazione orale viene usato a livello pubblico l'arabo standard oppure, a livello privato, la lingua dialettale. Alcuni di questi dialetti sono solo parzialmente comprensibili per arabi che vengono da regioni diverse. In particolare i dialetti del Maghreb sono considerati molto diversi dall'arabo standard. Mentre le persone di buon livello culturale sono in genere capaci di esprimersi nell'arabo ufficiale, la maggioranza degli arabi usa generalmente solo il proprio dialetto locale. Al giorno d'oggi i dialetti egiziano e siriano sono probabilmente i più conosciuti e compresi nel mondo arabo, grazie alla grande popolarità della filmografia egiziana e siriana.

No se parla arabo in gran parte del mondo mussulmano: Iran, Irak, Kurdistan, Turkia, Indonesia, Malesia, Pakistan, Kazakistan, Cecenia, Bosnia, Albania, Kossovo
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Re: Siensa e tenega ente l'ara xlamega

Messaggioda Berto » lun dic 07, 2015 8:41 am

Nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze è conservato un manoscritto unico al mondo: “Il Libro dei Segreti risultanti dai pensieri”.
Completato nel 1266, si tratta di una copia di un testo di 200 anni prima, contenente i progetti di 31 macchine straordinarie come orologi ad acqua, teatri meccanici e strumenti bellici.
“Il Libro dei Segreti risultanti dai pensieri” è un manoscritto mai divulgato fino a oggi, scritto in arabo da uno scienziato andaluso, un Leonardo da Vinci nato 400 anni prima.

https://www.facebook.com/Copernicum/pho ... =3&fref=nf
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Re: Siensa e tenega ente l'ara xlamega

Messaggioda Berto » mer dic 09, 2015 11:19 pm

Gnoransa e fanatixmo xlamego

Rivolta islamica a scuola: "È tutto scritto nel Corano"
L'istituto Schiapparelli di Milano fornisce un esempio di quanto possa essere difficile l'integrazione degli immigrati di fede islamica
Mario Valenza - Sab, 05/12/2015 - 20:20

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 01882.html

L'istituto Schiapparelli di Milano fornisce un esempio di quanto possa essere difficile l'integrazione degli immigrati di fede islamica.
Circa 300 studenti delle ultime due classi, di età compresa tra i 17 e i 19 anni, sono riuniti a parlare di Isis e Islam. Sul palco siedono due giornalisti del Corriere della Sera e i rappresentanti degli studenti. In platea c'è anche una quarantina di giovani musulmani. Ed è proprio da questo gruppo che partono le proteste durante la conferenza. Si sta parlando di guerra per la successione trasunniti e sciiti. Amina, di religione islamica, si alza e prende la parola: "Chi l'ha detto che sciiti e sunniti si scontrano sulla successione?
Per l'Islam non ci può essere successore di Maometto.
E comunque è tutto spiegato nel Corano. Non servono altri libri, il Corano spiega tutto, dice tutto". I relatori cercano di spiegare che il Corano è stato scritto prima dello scisma, e dunque difficilmente potrebbe fornire una spiegazione "laica" di quanto accaduto nella storia. Scatta la protesta. "Sono una quarantina di studenti musulmani che la appoggiano sempre quando parla. Per noi è davvero difficile replicare. In genere gli studenti italiani restano zitti, non sanno bene cosa dire, non hanno argomenti", spiega Andrea, uno dei due rappresentanti di istituto. I giornalisti del Corriere sottolineano come il mondo occidentale sia impregnato di cultura rinascimentale e illuministica, da Voltaire a Rousseau, e che per il nostro mondo sia scontato farsi domande e avere dubbi su tutto, religione in testa. Amina e i ragazzi musulmani, però, escono dall'aula.
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Re: Siensa e tenega ente l'ara xlamega

Messaggioda Berto » gio dic 10, 2015 7:23 am

???

LE INVENZIONI DEL MONDO MUSULMANO

http://www.liutprand.it/articoliMondo.asp?id=296

Dall'orologio con l’elefante alla camera oscura, le invenzioni dei secoli IX - XV

Non esiste una cosa come la scienza islamica - poiché la scienza è la più universale delle attività umane.
Ma i mezzi per facilitare i progressi scientifici sono sempre stati dettati dalla cultura, dalla volontà politica e dalla ricchezza economica. Ciò che solo ora sta apparendo con chiarezza (a molti in Occidente) è che, durante le epoche buie dell'Europa medievale (no ghe jera epoke buie gnorante!), incredibili progressi scientifici furono compiuti nel mondo musulmano. Geni a Baghdad, al Cairo, a Damasco e a Cordoba portavano avanti, dalle opere accademiche degli antichi Egitto, Mesopotamia, Persia, Grecia, India e Cina, lo sviluppo di quella che noi chiameremmo la scienza "moderna". Nuove discipline apparivano – l’algebra, la trigonometria e la chimica, nonché importanti progressi nella medicina, l'astronomia, l'ingegneria e l'agricoltura. I testi arabi sostituivano quelli greci greco come testimonianze di saggezza, e contribuivano così a modellare la rivoluzione scientifica del Rinascimento. Ciò che gli scienziati medievali del mondo musulmano articolarono in modo brillante è che la scienza è universale, il linguaggio comune della razza umana. Le 1001 invenzioni in mostra al London's Science Museum raccontano alcune delle storie di quel tempo dimenticato. Ecco le prime sei scoperte in mostra, a mio avviso...
1. L'orologio con l’elefante
Questo pezzo centrale della mostra è una replica alta tre metri di un antico orologio ad acqua del XIII secolo e una delle meraviglie dell'ingegneria del mondo medievale. Esso fu costruito da al-Jazari, e dà forma fisica al concetto di multiculturalismo. È dotato di un elefante indiano, draghi cinesi, un meccanismo greco ad acqua, una fenice egizia, e robot di legno in abiti tradizionali arabi. Il meccanismo di temporizzazione si basa su un secchio pieno d'acqua, nascosto all'interno dell'elefante.
2. La camera oscura
Il più grande scienziato del mondo medievale era un arabo del sec. X con il nome di Ibn al-Haytham. Tra i suoi numerosi contributi all’ottica è stata la prima spiegazione di come funziona la corretta visione. Ha utilizzato l'invenzione cinese della camera oscura (o camera con foro a spillo) per mostrare come la luce viaggia in linea retta dall'oggetto per formare una immagine capovolta sulla retina.
3. Il mappamondo di Al-Idrisi
E' esposta una riproduzione su tre metri della famosa mappa realizzata nel sec. XII dal cartografo andaluso Al-Idrisi (1100-1166), prodotta in Sicilia e considerata come la descrizione più elaborata e completa del mondo fatta in epoca medievale. Questo mappamondo fu utilizzato ampiamente dai viaggiatori per diversi secoli e conteneva una descrizione dettagliata del nord cristiano così come del mondo islamico, dell’Africa e dell'Estremo Oriente.
4. Gli “ingegnosi dispositivi” dei fratelli Banu Musa
Questi tre fratelli furono celebrati matematici e ingegneri del IX secolo a Baghdad. Il loro libro di dispositivi ingegnosi, pubblicato nell’850, fu una grande opera illustrata sui dispositivi meccanici che comprendeva automi, puzzle e giochi di prestigio come pure ciò che oggi definiamo "i giocattoli esecutivi".
5. Gli strumenti chirurgici di Al-Zahrawi
Questa gamma di strani e meravigliosi dispositivi mostra il tipo di strumenti utilizzati dal chirurgo del sec. X al-Zahrawi, che praticava a Cordoba. Il suo lavoro ebbe un’enorme influenza in Europa e molti dei suoi strumenti sono ancora in uso oggi. Tra le sue più note invenzioni ci sono la siringa, la pinza, il gancio e l'ago chirurgici, la sega per le ossa e il bisturi per la litotomia.
6. L’apparecchio volante di Ibn Firnas
Abbas Ibn Firnas fu un leggendario inventore del IX secolo e il Da Vinci del mondo islamico. Egli è onorato sui francobolli arabi e un cratere sulla Luna porta il suo nome. Compì il suo tentativo di volo controllato più famoso quando, a 65 anni, costruì un rudimentale deltaplano e si lanciò dal lato di una montagna. Alcuni racconti sostengono che rimase in aria per diversi minuti prima di atterrare male e sulla schiena.
L’apparecchio volante di Ibn Firnas. Fotografia: Shaun Curry / AFP / Getty Images

L’autore - Jim Al-Khalili è uno scrittore e giornalista. Egli è professore di fisica e di impegno pubblico nel campo della scienza presso l'Università di Surrey.



Ibn al-Haitham, Abū ῾Alī al-Ḥasan ibn al-Ḥasan
http://www.treccani.it/enciclopedia/ibn ... n-al-hasan

Ibn al-Haitham ⟨... hàitℎam⟩, Abū῾Alī al-Ḥasan ibn al-Ḥasan. - Fisico matematico e astronomo arabo (Bassora 965 circa - Il Cairo 1039). È lo Alhazen o Avenatan degli scrittori italiani del Medioevo e del Rinascimento, che dei suoi numerosi scritti di matematica, astronomia, medicina, filosofia e scienze esatte conobbero soprattutto l'opuscolo De crepusculis et nubium ascensionibus (Lisbona, 1542) e il trattato di ottica pubblicato col titolo Opticae thesaurus nel 1572. In questo è esposto un celebre problema, noto come problema di Alhazen: dato uno specchio sferico e una sorgente luminosa puntiforme, trovare il punto dello specchio in cui si riflette il raggio che perviene all'occhio di un osservatore. Tale problema fu risolto da Leonardo mediante un congegno meccanico, da Ch. Huygens per via geometrica e da A. G. Kästner per via analitica (si tratta di un problema di 4º grado).

Più che arabo era irakeno.



Al-Idrisi
http://www.treccani.it/enciclopedia/al-idrisi
al-Idrīsī ⟨al idrìisii⟩ (it. Edrisi). - Geografo arabo (n. 1099 circa - m. 1164 circa). Per invito di re Ruggero, attese più anni a Palermo alla costruzione di un gran planisfero d'argento e alla redazione dell'opera geografica volta a illustrarlo. Questa Nuzhat al-mushtāq, famosa tra gli arabi anche col nome Kitāb Rugiār ("Libro di Ruggero"), fu ultimata nel 1154, e se per certe regioni africane e asiatiche riproduce ancora elementi tolemaici, per il resto non solo offre la somma di quanto si desumeva dalle opere arabe, ma presenta anche preziose notizie originali persino riguardo a paesi del tutto inesplorati a quel tempo, come le regioni baltiche; al-I. stesso curò dell'opera due altre redazioni, una perduta, l'altra abbreviata e con prevalenza dei dati itinerarî.

Più che arabo era andaluso.



Banū Mūsā
https://it.wikipedia.org/wiki/Banu_Musa
I Banū Mūsā erano i tre fratelli matematici: Abū Jaʿfar Muḥammad ibn Mūsā ibn Shākir, Aḥmad ibn Mūsā ibn Shākir e al-Ḥasan ibn Mūsā ibn Shākir, che lavorarono nella Bayt al-Ḥikma di Baghdad nel IX secolo.
I Banū Mūsā furono fra i primi scienziati arabi a studiare i lavori dei matematici greci e ad arricchirne i concetti con nuove intuizioni e sviluppi, cercando di dare altre dimostrazioni ai risultati dei Greci e andando oltre ciò che essi avevano già precedentemente dimostrato.

Più che arabi erano iracheni di Bagdad.


Abū al-Qāsim Khalaf ibn al-‘Abbās az-Zahrāwī
https://en.wikipedia.org/wiki/Al-Zahrawi
Abū al-Qāsim Khalaf ibn al-‘Abbās az-Zahrāwī (936–1013), (Arabic: أبو القاسم خلف بن العباس الزهراوي‎), popularly known as Al-Zahrawi (الزهراوي), Latinised as Abulcasis (from Arabic Abū al-Qāsim), was an Arab Muslim physician and surgeon who lived in Al-Andalus.

https://it.wikipedia.org/wiki/Abu_al-Qasim_al-Zahrawi
Abū l-Qāsim Khalaf ibn ʿAbbās al-Zahrāwī (latinizzato in Abulcasis) (in arabo: أبو القاسم بن خلف بن العباس الزهراوي‎; Madinat al-Zahra, 936 – Cordova, 1013) è stato un chirurgo arabo.
Abulcasis s'impose come il maggiore rappresentante ed il grande maestro della chirurgia ispano-arabica dell'epoca, a Cordova, capitale del Califfato di Cordova, nella Spagna musulmana, nella stessa epoca in cui visse Avicenna, nel periodo di grande rivalità tra Baghdad l'abbaside e Cordova l'omayyade. È considerato il padre fondatore della chirurgia moderna.

al-Zahrāwī era andaluso e non arabo


ʿAbbās ibn Firnās
https://it.wikipedia.org/wiki/Abbas_ibn_Firnas
ʿAbbās ibn Firnās (in arabo: عباس بن فرناس‎; Cordova, 810 – Cordova, 888) è stato uno scienziato e inventore berbero, vissuto a Cordova durante la dominazione musulmana dell'Andalusia.[1]
Si rese famoso per le sue innumerevoli attività di studioso e inventore, applicandosi alla fisica, alla chimica e all'astronomia.
Sviluppò una formula per la fabbricazione del cristallo, nonché un sistema per la costruzione di planetari, con la simulazione della rotazione di stelle e pianeti.
Viene ricordato principalmente per il suo esperimento di volo. Con circa mille anni di anticipo sui fratelli Wright, infatti, costruì una macchina volante con la quale, all'età di 65 anni, tentò personalmente il volo lanciandosi da una torre di Cordova. L'esperimento riuscì parzialmente: ‘Abbās riuscì per qualche momento a librarsi nell'aria, ma finì per planare bruscamente a terra, procurandosi alcune ferite, probabilmente per non aver calcolato correttamente l'utilizzo della coda.
Sono stati intitolati al suo nome l'aeroporto di Baghdad e un cratere lunare.

ʿAbbās ibn Firnās era un berbero vissuto a Cordoba e non un arabo.

L'Andalusia era Europa anche durante la dominazione islamica, non ha mai smesso di essere Europa.
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