L'infernale alleanza tra comunisti e maomettisti

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Messaggioda Berto » gio giu 24, 2021 8:13 pm

L'infernale alleanza tra comunisti e maomettisti

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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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L'infernale alleanza tra comunisti e maomettisti

Messaggioda Berto » gio giu 24, 2021 8:13 pm

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Re: L'infernale alleanza tra comunisti e maomettisti

Messaggioda Berto » gio giu 24, 2021 8:14 pm

I comunisti gli utili idioti del nazismo maomettano: il caso C. Battisti

La vicenda di Cesare Battisti, rappresenta anticipatamente un futuro dominato dal suprematismo nazi maomettano promosso demenzialmente e irresponsabilmente dai comunisti, di cui si sono fatti alleati e complici che poi saranno costretti ad accettarlo e a subirlo loro malgrado pena la morte.

Battisti si lamenta: "Sono in carcere con i jihadisti"
Gabriele Laganà
4 Febbraio 2021

https://www.ilgiornale.it/news/cronache ... 21552.html

Cesare Battisti, ex militante di Pac condannato all'ergastolo per quattro omicidi, teme per la sua vita ed afferma di essere vittima di ingiustizie
Battisti si lamenta: "Sono in carcere con i jihadisti"

Prima le lamentele per il cibo considerato scarso e di poca qualità servito nel carcere di Massama, in provincia di Oristano, ora la paura per possibili aggressioni di matrice islamica nella struttura penitenziaria di Rossano, in Calabria, dove è tutt’ora rinchiuso. Cesare Battisti continua in un modo o nell’altro a far sentire la sua voce. L'ex militante dei Proletari armati per il comunismo (Pac), condannato all'ergastolo per quattro omicidi, ha annunciato ancora una volta di avere paura per la sua vita. In carcere la situazione per lui non sarebbe semplice: secondo la sua tesi, infatti, rischia di fare una brutta fine per mano degli jihadisti.

Battisti sarebbe disperato. Come racconta Libero, per rendere pubblico le sue ansie e il suo disagio l’ex terrorista rosso ha deciso di coinvolgere una delle sue figlie che vive a Parigi per farsi aiutare. Alla giovane, il detenuto ha dettato al telefono un messaggio che il settimanale francese L'Obs ha pubblicato lunedì sul suo sito. "Sono l'unico detenuto senza alcun rapporto con il jihadismo che si ritrova in un reparto di alta sicurezza riservato agli accusati di "terrorismo islamico", situazione insostenibile che mi priva di qualsiasi attività, compresa l'ora d'aria, fuori dalla cella se così si può chiamare questa gabbia minuscola in cui non entra mai un raggio di sole". È questo l’inizio dell’accorato appello lanciato dall’ex terrorista rosso.

Secondo Battisti il reparto di alta sicurezza Isis-As2 è "una flagrante violazione delle norme nazionali e europee che vigilano sulla dignità dei detenuti” in quanto in quest’area "non esiste alcuna attività rieducativa o di reinserimento sociale. La struttura stessa è concepita con un fine esclusivamente punitivo, vera e propria tomba dove nemmeno un prete osa entrare". Tale protesta, che Battisti chiama "appello alla giustizia", arriva a distanza di cinque mesi dalla lettera inviata al Garante nazionale dei detenuti nella quale l’ex terrorista dei Pac sosteneva di sentirsi in pericolo tra i tagliagole islamisti, ricordando di aver già ricevuto delle intimidazioni da parte dei terroristi di Al Qaeda nel 2004, per essersi espresso "contro il velo islamico e l'atroce discriminazione delle donne», e da parte dello Stato islamico nel 2015, «per avere pubblicamente criticato l'operato dell'Isis in Siria".

L'ex terrorista dei Pac si dice "allo stremo delle forze psichiche e fisiche, con patologie croniche" ed annuncia una nuova protesta. "Non mi resta altro da fare che dichiarare lo sciopero della fame e della terapia, affinché venga applicata la decisione della Corte d'Assise d'Appello di Milano e mi sia permesso di andare in una prigione dove posso intraprendere il legittimo percorso di reinserimento sociale previsto dalla legge", ha affermato Battisti con riferimento alla sentenza del maggio 2019, quando i giudici milanesi, pur confermando l'ergastolo, spiegarono che a lui non era "applicabile il regime ostativo".

Nel corso del tempo Battisti si è più volte lamentato per il regime di detenzione. Eppure l'ex terrorista rosso non sarebbe un detenuto modello. In carcere Battisti non ha fatto altro che collezionare punizioni per il suo comportamento aggressivo. Secondo quanto appreso lo scorso autunno da La Verità, poche ore dopo il suo trasferimento dal carcere di Oristano a quello di Rossano, Battisti si era scagliato verbalmente contro un ispettore della polizia penitenziaria: questa azione gli era costata quindici giorni di esclusione dalle attività comuni. Il 25 settembre si era rifiutato di lasciare i locali adibiti a quarantena anti-coronavirus per i detenuti obbligando i poliziotti a portarlo via con la forza. Per lui quindici giorni di punizione. Ma non è tutto. Il giorno dopo, ha chiesto e ottenuto di fare una telefonata al fratello. I poliziotti hanno scoperto che Battisti stava parlando con una donna: altri sette giorni di punizione.

Intanto, pare che la sua carriere di scrittore non sia finita con il carcere. A Parigi, le celebri Éditions du Seuil sarebbero già pronte a pubblicare il suo prossimo libro, che ha scritto durante l’isolamento.




Battisti: "Appello alla giustizia per istanza respinta, ora sciopero fame e cure"
08 giugno 2021

https://www.adnkronos.com/battisti-appe ... de4uzavX7i

Rigettata istanza di trasferimento dal reparto di Alta sicurezza di Rossano

Cesare Battisti lancia un lungo ‘appello alla giustizia’ dal carcere di Rossano Calabro, dove è detenuto da quasi un anno in regime di Alta sicurezza (AS2) e da dove attendeva la decisione del Dap sulla sua istanza di trasferimento, presentata dai suoi legali, Gianfranco Sollai e Davide Steccanella, all’indomani dell’arrivo in Calabria. Istanza rigettata nei giorni scorsi, da quanto appreso dall’Adnkronos, e per la quale l’ex terrorista dei Pac ha iniziato lo sciopero della fame e interrotto le terapie cui si sottopone per problemi di salute. Nella sua lettera-appello inviata tramite gli avvocati, Battisti parte dalle motivazioni che hanno spinto il Dap a non concedere il suo trasferimento: il regime di Alta sicurezza legato alla tipologia di reato commesso e un percorso che secondo il Dap è comunque teso alla rieducazione e al reinserimento del condannato. Tesi che Battisti contesta, ricordando di "aver trascorso 40 anni in esilio, conducendo una vita di cittadino contribuente perfettamente integrato nella società civile, con incessante attività professionale, pacifico coinvolgimento nell’iniziativa culturale e nel volontariato, ovunque mi è stato offerto rifugio".
"Il Dap pare ignorare che nel reparto dove sono detenuto, nel carcere di Rossano, nulla è predisposto per i detenuti che non condividono i costumi e la tradizione musulmana o che abbiano vivaci incompatibilità di convivenza con questa categoria di detenuti" scrive Cesare Battisti nella sua lettera appello dal carcere di cui l'Adnkronos è venuta a conoscenza, consegnata ai suoi avvocati dopo il rigetto della sua istanza di trasferimento dal reparto di Alta sicurezza dove è recluso insieme a detenuti appartenenti all’Isis. "L’As2 di Rossano è una tomba, lo sanno tutti - aggiunge ancora Battisti -. E’ l’unico reparto sprovvisto persino di mattonelle e servizi igienici decenti, dove nessun operatore sociale mette piede. Il famigerato portone ‘Antro Isis’ è tabù perfino per il cappellano, che finora ha regolarmente ignorato le mie richieste di colloquio. Qui tutto è predisposto per tenere a bada dei ferventi musulmani, ai quali, se pure in condizioni esecrabili, è stato concesso il diritto di pregare insieme".

"Avevo riposto speranze in quest’ultima istanza di trasferimento, immaginando che, dopo oltre due anni in condizioni estreme, le autorità non infierissero oltre, considerata la mia età e il mio precario stato di salute. Ma anche e soprattutto per aver mostrato grande disponibilità alla riconciliazione con quei settori della società che più hanno sofferto le conseguenze della lotta armata degli anni ’70, con particolare riferimento alle famiglie delle vittime" è un altro dei passaggi chiave della lettera-appello alla giustizia inviata da Cesare Battisti "ai familiari, ai legali difensori, alle istanze competenti e a tutti coloro che si sono fin qui solidarizzati affinché mi fosse garantito un regime di carcerazione dignitoso".

L’ex terrorista dei Pac accusa il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di non tener conto "del grande disagio dovuto alla distanza che separa il condannato dai suoi affetti" e di trattare il suo caso con un carattere sanzionatorio della pena e non, come prevede la Costituzione, recuperatorio.

"Le cose - scrive Battisti - non sono mai quelle che sembrano secondo i media. La questione dei rifugiati in Francia è una farsa, così come è reale l’intenzione dello Stato di negarmi i diritti stabiliti fino alla fine. L’Italia - accusa Battisti - ha mentito garantendo un trattamento umano a clemenza. Lo provano le condizioni della prigionia di Cesare Battisti. L’opposto di quello che dovrebbero aspettarsi veramente i rifugiati che, dalla Francia, arrivano in Italia".

Recluso nel carcere di Rossano in un reparto nel quale "sono l’unico detenuto non legato al terrorismo islamico" sottolinea Battisti nella lettera di accuse al Dap, lamentando, tra le altre cose, di essere in isolamento da oltre 27 mesi, "dei quali gli ultimi 8 senza mai espormi alla luce solare diretta".

Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria "ignora deliberatamente o sembra interpretare in modo singolare - scrive ancora l’ergastolano - la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Milano, confermata in Cassazione nel novembre 2019, la quale stabilisce che il sottoscritto deve scontare la pena in un carcere con regime ordinario. In nessun caso il reparto di Alta Sicurezza di Rossano potrebbe garantire un trattamento ordinario, giacché non è questa la sua funzione".




LE STRAGI DIMENTICATE. QUANDO IL FANATICO È CRISTIANO (MA PREFERIAMO IGNORARLO)
Tre giorni fa un integralista cristiano ha sparato a 10 persone in una clinica per aborti in Colorado. L'ennesima strage in nome di Dio, ignorata da tanti. Perché?
Di Mauro Orrico
1 Dicembre 2015

https://www.facemagazine.it/le-stragi-d ... ignorarlo/

Come per i morti, anche tra gli estremisti ci sono fanatici di serie A e fanatici di serie B. Se un terrorista islamico uccide anche un solo europeo, l’indignazione (giustamente) è unanime. E, puntuale, arriva la voce di non perde occasione di evocare guerre di religione. Al grido di sono tutti estremisti o peggio, Bastardi islamici. Soprattutto se a farlo è un giornale in crisi di vendite ma assetato di visibilità (e clienti).

Il discorso cambia però se i fanatici sono tra noi e professano il nostro stesso credo. Partono i distinguo, in tanti minimizzano e in troppi ignorano. Nessuno che chieda ad intere comunità di “prendere le distanze”. Nessuno parla di terrorismo, fondamentalismo cattolico. Ma tutto è mascherato, giustificato dal raptus.

Chi si ricorda ad esempio di George Tiller, 68 anni, medico abortista ucciso mentre entrava in chiesa, nel Kansas, qualche anno fa? E in quanti ricordano il giovane norvegese che il 22 luglio 2011 piazzò una bomba nel pieno centro di Oslo che uccise 8 persone? Poi si diresse verso l’isola di Utoya, dove erano radunati 600 giovani laburisti, e sparò all’impazzata, uccidendone 69. Era un estremista di destra, integralista cristiano e la sua follia omicida era mossa – ha dichiarato l’assassino – in nome di Dio, contro il nemico “socialista”. La corte distrettuale di Oslo lo ha riconosciuto “sano di mente” e colpevole di “atti di terrorismo” e condannato al massimo della pena.

Eric Robert Rudolph era membro del movimento ultracattolico Christian Identity (che ritiene i cattolici ariani la Razza Eletta dal Signore); è stato autore di una serie di attacchi terroristici tra cui l’attentato alle Olimpiadi di Atlanta presso il Centennial Olympic Park nel 1996 con 111 feriti ed un morto, la bomba ad una clinica per aborti ad Atlanta del 16 Gennaio 1997, la bomba all’Otherside Lounge, un bar per clientela lesbica, del 21 Febbraio 1997, la bomba alla clinica per aborti di Birmingham, Alabama del 29 Gennaio 1998, l’uccisione di Robert Sanderson, poliziotto di Birmingham e guardia part-time di una clinica abortistica.

L’ultima delle tante stragi cristiane, è avventuta in Colorado, tre giorni fa: un uomo armato ha assaltato una clinica dove vengono praticati gli aborti. Ha ucciso 3 persone e ferite 9. E ancora una volta a pagare il prezzo della follia religiosa è il corpo delle donne. L’indignazione anche qui è stata (quasi) unanime, seppure ignorata da tanti. Ad iniziare dalla stampa: nessuno che abbia raccontato di nuove crociate o abbia titolato Bastardi cristiani. E poi ci sono i politici, soprattutto nostrani, che in questi giorni accusano le comunità islamiche di essere fucine di odio e terrore, senza distinzione alcuna. E invocano il crocifisso, come unica arma contro paura, fanatismi, terroristi. La parola laicità, oggi, per molti è una bestemmia. E linciare chi prova ad affermarne il valore è più facile e appagante in termini di like, condivisioni, voti.
La storia non ci ha insegnato niente.
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Re: L'infernale alleanza tra comunisti e maomettisti

Messaggioda Berto » gio giu 24, 2021 8:42 pm

Il Papa bugiardo e l'infernale alleanza con l'Islam
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 188&t=2378


Criminali e irresponsabili difensori dell'Islam o nazismo maomettano
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 188&t=2263


Tutte le demenzialità e le incoerenze di un uomo che non merita il mio rispetto e che ci fa tanto del male
viewtopic.php?f=199&t=2933
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 6636654604
Trattasi di un uomo malvagio e ingiusto che non fa certo del bene anche se dice di agire in nome del bene perché trattasi di un uomo che ha perso il senso del bene e del male che confonde il bene con il male.
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Re: L'infernale alleanza tra comunisti e maomettisti

Messaggioda Berto » dom giu 27, 2021 2:34 am

Cesare Battisti trasferito da Rossano al carcere di Ferrara
26 giugno 2021

https://www.ansa.it/calabria/notizie/20 ... 880db.html

Sappe, 'istituto calabrese non gradito'. Era in sciopero fame

(ANSA) - BOLOGNA, 26 GIU - Cesare Battisti è stato traferito dal carcere di Rossano (Cosenza) a quello di Ferrara. Lo fa sapere il Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe).

Battisti era in sciopero della fame dal 2 giugno per protestare contro il collocamento presso la sezione del carcere calabrese destinata ai terroristi islamici.
"Cesare Battisti - afferma Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto Sappe - probabilmente anche grazie al sostegno politico ricevuto, è stato traferito dal carcere di Rossano, istituto a lui non gradito, a quello di Ferrara.
Ricordiamo che tra gli omicidi commessi da Battisti vi è anche quello del maresciallo Santoro, allora comandante del carcere di Udine. Speriamo che adesso sconti la pena prevista, cioè l'ergastolo, considerato che per tanti anni si è sottratto alla giustizia e che per i famigliari delle vittime ci sia il giusto risarcimento".

Cesare Battisti è stato trasferito dal carcere di Rossano a quello di Ferrara a causa di alcune condizioni di potenziale rischio della sua sicurezza. Nell'ultimo periodo, infatti, nella sezione in cui era recluso - popolata anche da molti detenuti islamici - si era creato un clima di possibile tensione sfociato anche in alcuni episodi specifici che hanno portato alla decisione del trasferimento.



Ha vinto Battisti: cambia prigione
Luca Fazzo
27 Giugno 2021

https://www.ilgiornale.it/news/cronache ... 1624808923

Via dal carcere bunker di Rossano Calabro, ai margini estremi della Penisola. Una nuova cella novecento chilometri più a Nord, a Ferrara, a ridosso delle regioni in cui quarant'anni fa la sua banda di terroristi rossi seminò la morte.

Via dal carcere bunker di Rossano Calabro, ai margini estremi della Penisola. Una nuova cella novecento chilometri più a Nord, a Ferrara, a ridosso delle regioni in cui quarant'anni fa la sua banda di terroristi rossi seminò la morte. Cesare Battisti, il leader dei Proletari armati per il Comunismo estradato dalla Bolivia nel 2019 dopo decenni di coccolata latitanza, ha ottenuto la prima vittoria dopo due anni di battaglie contro lo Stato italiano. Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, la struttura del ministero della Giustizia che gestisce le carceri, ha disposto il suo trasferimento dalla struttura calabrese alla casa di reclusione emiliana. La decisione è stata presa d'intesa con il ministro della Giustizia Marta Cartabia, e fonti di via Arenula motivano il provvedimento con ragioni di sicurezza. Ma è un dato di fatto che il trasloco del criminale arriva dopo giorni in cui lo sciopero della fame di Battisti, finalizzato proprio a ottenere il trasferimento, ha raccolto appoggi nell'opinione pubblica progressista, con fonti autorevoli arrivate a definirlo «una vittima».
Per Battisti il trattamento carcerario continua a essere il cosiddetto As2, ovvero il circuito di alta sicurezza appena inferiore rispetto ai detenuti più pericolosi. Il ministero della Giustizia fa presente che la declassificazione di Battisti avrebbe richiesto una serie di pareri positivi che non sono arrivati anche a causa dell'atteggiamento tenuto dal pluriomicida dopo il suo rientro in Italia, privo di qualunque espressione di pentimento e nemmeno di autocritica rispetto ai delitti di cui è stato ritenuto colpevole.
E allora perché Battisti è stato trasferito? In qualche modo è stato proprio il leader dei Pac ad aprire la strada, con la sua campagna mediatica dei giorni scorsi. Il detenuto, tramite i suoi legali, aveva segnalato che nel carcere di Rossano gli unici altri detenuti sottoposti al regime As2 erano dei terroristi islamici, e questo rendeva incompatibile la convivenza. In realtà questa carta era stata tentata da Battisti già nell'ottobre scorso, quando aveva sostenuto di avere ricevuto minacce durante l'ora d'aria a causa di non meglio precisate minacce che gli integralisti islamici gli avrebbero rivolto, postumi di contrapposizioni risalenti all'epoca in cui Battisti viveva in Francia protetto dalla «dottrina Mitterrand». In ottobre le affermazioni di Battisti erano state giudicate campate in aria dal Dap e dalla Procura di Milano. E Battisti era stato lasciato a Rossano.
Ora, a quanto pare, lo scenario è cambiato. Proprio a seguito delle lamentele trasmesse ai media, il pluriergastolano sarebbe stato «avvicinato» in carcere da detenuti legati all'integralismo islamico. Non si parla di minacce vere e proprie, ma di avvisaglie che il ministero ha ritenuto di non poter sottovalutare: si parla di un «clima di contrapposizione seguito anche da episodi specifici». Così è partito l'ordine di trasferimento, anche perché se dopo gli endorsement a suo favore a Battisti fosse successo davvero qualcosa, ne sarebbe scaturito un mezzo finimondo. Così l'altro ieri è stato prelevato a Rossano e trasferito al Nord. Non è un cedimento, dicono al ministero. Ma intanto Battisti ha sospeso lo sciopero della fame.
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Re: L'infernale alleanza tra comunisti e maomettisti

Messaggioda Berto » mar lug 20, 2021 6:58 am

Un eroe della libertà del nostro tempo.
"Sono troppo vecchio per nascondermi sotto un sasso"
Giulio Meotti
19 luglio 2021

https://meotti.substack.com/p/sono-trop ... ascondermi
È morto a 86 anni Kurt Westergaard, autore della più celebre delle vignette su Maometto pubblicata nel 2006 dal quotidiano danese Jyllands Posten. Lo incontrai, per Il Foglio, dopo che cercarono di ucciderlo fin dentro casa. Questo è il racconto.

“La Danimarca è troppo piccola per nascondersi”. È tornato a casa Kurt Westergaard. Un mese fa stava quasi per essere accoltellato a morte da un fondamentalista islamico penetrato in casa sua, ad Aarhus, la seconda città della Danimarca. A 75 anni Westergaard, autore della controversa caricatura di Maometto con la bomba nel turbante, effigie bruciata in tutte le piazze del mondo arabo, ha avuto la prontezza di chiudersi in una stanza sfuggendo all’ascia del killer. Kurt Westergaard è un uomo serafico, pacificato, malgrado i cinque rifugi e i tre complotti scoperti dalla polizia. Per ucciderlo arrivano da tutto il mondo. Ma mai un commando islamico era arrivato tanto vicino al più celebre dei ritrattisti danesi che hanno pubblicato le caricature del Profeta Maometto.

L’intervista è spesso interrotta perché Westergaard deve aggiornarsi con il Pet, il servizio segreto che lo protegge 24 ore su 24. Il settimanale tedesco Der Spiegel ha appena titolato sull’“ergastolo diWestergaard”. È così che il disegnatore, più vicino alla cultura sessantottina che non alla nuova destra al potere in Danimarca, ripercorre con me quei minuti di puro terrore. “Ero seduto con mia nipote nel salotto di casa, quando ho visto un giovane spezzare il vetro della porta con un’ascia. Era un ragazzo con una grande lama, ci veniva incontro nel corridoio, decisi di non contrastarlo, sarei rimasto ucciso, non avevo possibilità contro quel giovane, io sono soltanto un vecchio. La mia reazione è stata di chiudermi nella ‘stanza sicura’, suonando l’allarme. Da dietro alla porta sentivo l’uomo urlare parole violente, come ‘vendetta’. Non sapevo se la stanza avrebbe retto alla sua violenza, alla sua ascia. Poi è arrivata la polizia a neutralizzarlo. Nei giorni successivi siamo stati portati in una ‘casa sicura’. Oggi ho una protezione che soltanto il primo ministro Rasmussen necessita in Danimarca. I miei ragazzi, le guardie del corpo che portano occhiali scuri Ray Ban, sono molto gentili, discreti, fanno un grande lavoro per proteggermi. Sono fiero di averli accanto. Mia moglie ogni mattina prima di uscire mi dice: ‘Il servizio è con te oggi’. Devo accettare di aver realizzato l’unica vignetta che gli islamisti non hanno dimenticato. È un modo di vivere complicato, ma ci si abitua. E poi non è da me ripararmi sotto un sasso. Questa battaglia per la libertà d’espressione è la più importante di oggi. Non lascerò il mio paese, sarebbe la capitolazione. La resa. Molte persone mi hanno offerto riparo in Israele, in Germania, nell'isola di Faro, in Francia. Nel mio ufficio ho un pulsante per l'allarme. Una volta l'ho usato quando mi gridarono al telefono: ‘Brucia all'inferno’”.
La casa di Kurt Westergaard dopo che un terrorista è entrato in casa sua. Si è salvato chiudendosi nella stanza blindata

Nel suo “fortino”, o casa, Westergaard si sente relativamente sereno. “È vivere in quelle ‘case sicure’ che è stata la cosa più deprimente. Dipendi da piccole cose, dal tuo bagno, da quelle poche pareti. Mia moglie portò via alcune cose da casa nostra, come una candela, un dipinto, per ricreare l’atmosfera familiare”. Il vignettista rifiuta di avere paura. “Per quel che mi riguarda, ho 75 anni e questo fatto mi dà un vantaggio, ho meno paura della morte perché ho meno da perdere, avendo meno vita davanti a me. Ho difeso alcuni valori danesi che stipulano la libertà di ognuno di praticare la propria religione, ma anche la libertà di parola”. Dei dodici vignettisti danesi autori delle caricature di Maometto, soltanto Westergaard è diventato un bersaglio internazionale. Dal 2007, Kurt e la moglie Gitte hanno vissuto in clandestinità dopo che la polizia ha scoperto un complotto di matrice tunisina per assassinarlo. Due musulmani americani sono stati arrestati a Chicago. Stavano andando ad assassinare Westergaard. Poi i talebani pachistani hanno tentato di buttare giù l’ambasciata danese a Islamabad. Alberi spezzati, corpi smembrati, un cratere di dieci metri. Il dottor Ayman al Zawahiri, numero due di al Qaeda, ha detto: “Incito ogni musulmano che possa farlo a colpire la Danimarca in difesa del Profeta”. Chiedeva il “castigo” per la vignetta satirica su Maometto fatta da Westergaard. Abu Yehya al Libi, capo di al Qaida in Afghanistan, in un video si augura che “Allah tagli le sue mani”. Il religioso pachistano Mohammed Yousaf Qureshi ha annunciato che pagherà fino a un milione di dollari chi gli porterà la testa del vignettista. Molto di più di quanto gli americani abbiano offerto per i capi di al Qaida in Iraq. Anche il defunto leader talebano Dadullah aveva posto su di lui una ricompensa di cento chilogrammi d’oro.

La persecuzione ha avuto ripercussioni anche sul resto della famiglia Westergaard. Sua moglie Gitte se ne è andata dall’asilo dove lavorava perché avrebbe messo a rischio la vita dei bambini e dei colleghi. Ci sono 81 Westergaard in Danimarca e molti di loro hanno ricevuto minacce di morte al telefono, fino al punto di dover essere spesso protetti dalla polizia, sebbene non abbiano che il cognome in comune con il vignettista. Una volta lo hanno trasferito all’Hotel Radisson di Aarhus, ma dopo tre settimane ha dovuto abbandonarlo per i pericoli che la sua presenza poneva agli altri ospiti. “Per fortuna ho sempre avuto il sostegno della mia famiglia, mia moglie ha avuto seri problemi al suo lavoro all’asilo. Il mio parrucchiere, un turco, ha smesso di farmi i capelli perché la sua famiglia ne sarebbe stata ‘disonorata’”. Ora, di ritorno a casa, Westergaard si vede costruire un padiglione in cui i poliziotti possono risiedere, presenza fissa dopo l’attentato.

Westergaard dice di avercela soprattutto con la “classe intellettuale”. “Io provengo dalla cultura liberal relativistica, ma i relativisti di oggi non accettano la battaglia in corso, sono vittime di un’autentica paranoia intellettuale, mentre di fronte hanno una cultura che si basa sull’onore e il rispetto, seppur in una forma distorta. La sinistra, l’eredità del socialismo, è impegnata soltanto a bere caffè e nella coltivazione del relativismo culturale. La Danimarca ha dato moltissimo ai poveri di tutto il mondo, siamo un faro della solidarietà internazionale. I musulmani non avevano nulla quando sono arrivati qui e noi gli abbiamo dato tutto, case, scuole, soldi, moschee. Avevano la miglior prospettiva e i danesi oggi si chiedono perché non ci sia in loro alcuna gratitudine e rispetto per la nostra tradizione democratica occidentale. Nella secolarizzazione danese i musulmani potevano godere di ogni libertà religiosa. Ma hanno rigettato lo spirito democratico. Una parte dell’islam può essere usata come ispirazione per uccidere le persone. Può essere l’arma dei fanatici. Ci sono fanatici ovunque, in Italia c’erano le Brigate rosse. Penso che la vasta maggioranza dei musulmani sia onesta, gente che lavora e vuole un futuro per sé e i propri figli”.

L’abitazione ad Aarhus, dove vivono i Westergaard, sembra un’anonima casa nordeuropea di periferia. “Dentro è una fortezza, con telecamere di sicurezza e finestre blindate”, prosegue Westergaard. “Sarebbe molto più difficile se nella mia situazione ci fosse un ritrattista più giovane. Sono vecchio, non mi ridurranno al silenzio. Nel febbraio di due anni fa, la polizia danese ha scoperto un complotto per assassinarli, i killer sarebbero entrati a casa mia e mi avrebbero ucciso a mani nude. Da allora vivo sotto protezione e penso di restarci per il resto della mia vita. Una vignetta è un’idea fatta di poche linee. La mia vignetta rappresentava la libertà d’espressione. Per me quella caricatura fu un normale giorno di lavoro. Non mi dispiaccio, anche se ci sono state conseguenze. Ho fatto il mio lavoro. La vignetta l’ho costruita sotto l’emozione delle Torri gemelle, delle bombe di Madrid e di Londra, ho lavorato sotto la spinta di questi eventi e così ho creato Maometto con la bomba. E per me è la caricatura che illustra l’uso della religione a fini bellici, l’islam piegato per uccidere esseri umani. Siamo ancora nella turbolenza del conflitto fra le due culture, dobbiamo sorpassare questa marea e un giorno la vignetta spero venga ricordata in un grande film o un grande libro come la cosa che ha provocato questo grande dibattito. Non potremo ignorarla in futuro, per la Danimarca ha avuto conseguenze felici perché stiamo discutendo della libertà e della democrazia”.

La campagna d’odio scatenata dalla umma islamica ha trasformato Westergaard in un “ratto all’inferno”, come ripetono orgogliosi i fondamentalisti islamici. Un sistema di allarme gps lo segue ovunque vada, in modo che la polizia sappia sempre dove si trovi. Fino a oggi Westergaard ha guidato nove automobili diverse e ha vissuto in dieci appartamenti. “Se avessi avuto il vizio di bere, mi sarei ubriacato ogni notte. Non sono un uomo particolarmente coraggioso, se il paese venisse occupato non mi metterei a fare sabotaggi, me ne starei seduto a disegnare. Ma non è giusto essere minacciati perché hai fatto il tuo lavoro. La mia vignetta era il tentativo di far luce su quei fanatici che giustificano le bombe, gli omicidi e altre atrocità con i versetti del Profeta. Se così tanti musulmani pensavano che la loro religione non approvava simili gesti, avrebbero dovuto alzarsi e dichiarare che questi violenti falsificavano il vero islam. Invece pochi lo hanno fatto. La questione delle vignette è il barometro decisivo dei valori del nostro tempo. Nonostante il prezzo che ho pagato, sono quindi certo di aver fatto la cosa giusta”.

Westergaard chiude l’intervista portando a esempio un suo predecessore, il vignettista danese Hans Bendix, che faceva satira sui nazisti e che fu messo a tacere dall’allora governo danese che non voleva “provocare” la Germania. “La democrazia non funziona senza la libertà di parola”, ci dice Westergaard. “Abbiamo la libertà d’espressione perché abbiamo combattuto per essa. Abbiamo già tentato la via dell’appeasement negli anni Trenta, quando cessammo di fare vignette su Hitler e i nazisti. Hitler era al potere in Germania quando nel 1933 un vignettista danese di nome Hans Bendix fece caricature su Hitler e il nazismo, profetizzando la distruzione del mondo. La Danimarca chiese di fermare queste vignette satiriche, lo minacciò di lincenziamento da un giornale socialdemocratico. Fu l’inizio dell’interferenza della politica nelle vignette danesi che prosegue fino a oggi. Fu anche l’inizio dell’appeasement verso la barbarie. La Danimarca fu occupata dai nazisti nella Seconda guerra mondiale. E per me l’esempio di Bendix vale ancora oggi, con la differenza che il governo danese non ha chiesto di fermare i vignettisti. C’è semmai un problema di classe intellettuale, scrittori e giornalisti, fra di loro c’è sempre più paura, alcuni non vogliono pubblicare nulla che possa offendere i musulmani. E’ un male, la libertà di parola è oggi in regressione in tutta Europa. In un prossimo futuro saremo censurati da autorità islamiche in paesi fortemente antidemocratici?”.

A pentirsi, in ogni caso, Westergaard non ci pensa affatto. “Non ho alcun rimpianto, non mi pento di nulla, ho smesso di pensare a questo, l’ho fatto e ora cerco di difendere la mia scelta. Ho soltanto fatto il mio lavoro. Era anche il mio dovere. Pablo Picasso un giorno incontrò un ufficiale tedesco nel sud della Francia dopo la distruzione di Guernica. Quando l’ufficiale capì con chi stava parlando, gli chiese: ‘Ah, dunque sei tu ad aver realizzato Guernica?’. Picasso replicò: ‘Non sono stato io, ma tu’. Allo stesso modo io ho reagito con questa vignetta a quello che ho visto dopo l’11 settembre”.

E sorridendo, su una nota pessimistica. “L’autocensura sta prendendo piede, la gente ha paura di scrivere e di dire quello che pensa. Oggi la mia vignetta non verrebbe pubblicata da nessun giornale”.



Criticare l'Islam è una necessità vitale primaria, un dovere civile universale prima ancora che un diritto umano;
poiché l'Islam è il nazismo maomettano.
Non va solo criticato ma denunciato, contrastato, perseguito e bandito.

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La blasfemia vera è quella che sta alla base delle religioni, ossia la presunzione sacrilega di detenere il monopolio di Dio, dello Spirito Universale;
questa blasfemia è la fonte di ogni male, specialmente laddove questa presunzione demenziale si accompagna alla mostruosa e disumana violenza coercitiva.
L'odio e la violenza sono intrinseci all'Islam, a Maometto e al Corano, vanno denuciati, perseguiti e banditi come il male assoluto.
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Apostati dell'Islam, eroi dell'umanità
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L'Islam è una merda?
Sì e planetaria ma non solo è anche una minaccia e una mafia mondiale, una mostruosità, un male assoluto per l'intera umanità.
Nessuna offesa quindi, nessun oltraggio, nessun insulto perché è la pura e semplice verità.
Merda è il nome figurato perfetto per indicare ciò che è ributtante, schifoso, orripilante, da rifiutare, rigettare, scartare, ciò che è disgustoso, velenoso, tossico, demenziale che fa del male, che terrorizza, che manca di rispetto, che disumanizza, che induce all'odio, alla discriminazione, al razzismo, al suicidio, all'omicidio, alle guerre civili e allo sterminio, che porta orrore, terrore e morte.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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