Joani Albieri dito Venerio - ensorxensa de Crespin

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Messaggioda Berto » sab giu 11, 2016 7:20 am

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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Joani Albieri dito Venerio - ensorxensa de Crespin

Messaggioda Berto » sab giu 11, 2016 7:22 am

Ensorxensa de Crespin

http://www.polesinesport.it/la-sommossa ... -suppliche

PRIMA PARTE DEL LIBRETTO STORY / LA SOMMOSSA DI CRESPINO DEL 20 OTTOBRE 1805 ( Pubblicato “ In occasione dei Festeggiamenti Patriottici del VII Ottobre MCMVI).

<< Nel marzo 1805 Napoleone I veniva proclamato Re d’Italia, e il 26 del maggio successivo incoronato nel Duomo di Milano, colla ferrea Corona.
Il nuovo Regno d’Italia non aveva l’estensione territoriale raggiunta in seguito per la riunione delle provincie Venete, dell’Umbria, delle Marche ed altre, ma comprendeva il Polesine, come dipartimento del Basso Po, il cui capoluogo era Ferrara.
L’Austria aveva in quei tempi, benché per poco, occupata la legazione di Ferrara, senza dar motivo di lamenti; ma per la pace di Campo-Formio 1797, lasciando Lombardia e legazioni, riceveva il Veneto sino al confine dell’Adige.
Crespino, anche allora borgata importante di 4200 abitanti, abbellita da giardini e palazzi, villeggiature splendide di molte fra le più nobili famiglie di Bologna e di Ferrara, quali i Marchesi Bevilacqua, i Principi Pio, i Conti Bonacossi oltre ai Medici, Tosi, Baruffi, Colla, Casoni, Busolli, Carravieri, tutte famiglie cospicue ed agiate del luogo, non apparteneva al Veneto, bensì alla legazione di Ferrara, sotto lo Stato Pontificio, divenuta allora con Rovigo Dipartimento del Basso Po.
I Crespinesi, abituati all’indipendenza ed alla vita quieta, quasi patriarcale del passato, mal sopportavano le nuove leggi e le tasse imposte dai Francesi, quali leva militare, tassa sul sale, accrescimento delle imposte, aumenti della tariffa postale, requisizioni militari, non i mal pagate.



Pare, così il Bocchi, che denaro e promesse si spargessero da parte dell’Inghilterra e dell’Austria fra i più influenti campagnoli degli Stati ex pontifici e Parmensi oltre il Po.
Scoppiata la guerra tra i Francesi e l’Austria, corse voce che gli Austriaci stavano per passare l’Adige. Il 20 ottobre 1805 una cinquantina di nostri o poco più, a cui s’unirono circa altrettanti facinorosi dei vicini paesi, corsero ad abbattere gli stemmi Napoleonici, l’albero della libertà, disarmarono la guardia nazionale, invasero il Municipio ( ora sede della Pretura) , insultarono gli impiegati , distrussero i ruoli delle imposte ed i registri della leva, e stracciarono e calpestarono sulla piazza la bandiera di Napoleone.
Corsero di poi esultanti incontro agli Austriaci fino a Pontecchio; ma giunti colà, invece di trovar soccorso, ebbero la paurosa notizia, che l’avanguardia austriaca si era ripiegata sul grosso dell’esercito.
Il paese fu occupato militarmente. Rimesse a posto le autorità, ricostituita la guardia nazionale, i Crespinesi fidavano che il momentaneo subbuglio sarebbe stato dimenticato, qual lieve incidente in una gigantesca guerra, quando quattro si dopo li colpì un ben funesto annunzio.
Napoleone colle sue vittorie di Germania e d’Italia giungeva al culmine della sua potenza, e tutti tremavano e si profondevano in adulazioni più servili, giungendo a paragonarlo quasi a un Dio.
Non potevano certo a lui nascondere lo sfregio fatto al suo governo ed alla sua bandiera dai Crespinesi, ma non dovevasi neppure esagerarlo, come senza carità, spintovi dalla sua ambizione, per dar prova di zelo nei pubblici servizi, fece nella sua relazione il Ministro di polizia del Regno Diego Guicciardi.


Pare, così il Bocchi, che denaro e promesse si spargessero da parte dell’Inghilterra e dell’Austria fra i più influenti campagnoli degli Stati ex pontifici e Parmensi oltre il Po.
Scoppiata la guerra tra i Francesi e l’Austria, corse voce che gli Austriaci stavano per passare l’Adige. Il 20 ottobre 1805 una cinquantina di nostri o poco più, a cui s’unirono circa altrettanti facinorosi dei vicini paesi, corsero ad abbattere gli stemmi Napoleonici, l’albero della libertà, disarmarono la guardia nazionale, invasero il Municipio ( ora sede della Pretura) , insultarono gli impiegati , distrussero i ruoli delle imposte ed i registri della leva, e stracciarono e calpestarono sulla piazza la bandiera di Napoleone.
Corsero di poi esultanti incontro agli Austriaci fino a Pontecchio; ma giunti colà, invece di trovar soccorso, ebbero la paurosa notizia, che l’avanguardia austriaca si era ripiegata sul grosso dell’esercito.
Il paese fu occupato militarmente. Rimesse a posto le autorità, ricostituita la guardia nazionale, i Crespinesi fidavano che il momentaneo subbuglio sarebbe stato dimenticato, qual lieve incidente in una gigantesca guerra, quando quattro si dopo li colpì un ben funesto annunzio.
Napoleone colle sue vittorie di Germania e d’Italia giungeva al culmine della sua potenza, e tutti tremavano e si profondevano in adulazioni più servili, giungendo a paragonarlo quasi a un Dio.
Non potevano certo a lui nascondere lo sfregio fatto al suo governo ed alla sua bandiera dai Crespinesi, ma non dovevasi neppure esagerarlo, come senza carità, spintovi dalla sua ambizione, per dar prova di zelo nei pubblici servizi, fece nella sua relazione il Ministro di polizia del Regno Diego Guicciardi.


Napoleone, conosciuto da quella relazione il fatto, montò su tutte le furie, e dalle Tuilieres l’11 febbraio 1806 dettò egli stesso il famoso decreto che riportiamo :
<<Visti i rapporti del consultore consigliere di Stato incaricato dalla polizia generale del Regno;
Considerando, che gli abitanti del comune di Crespino, dipartimento del basso Ponel nostro Regno d’Italia, nel tempo della cessata guerra, si sono ribellati al Governo, commettendo i più gravi eccessi contro e autorità locali, e favorendo a mano armata l’invasione dell’inimico;
Considerando che sì enormi misfatti meritano di essere a pubblico esempio puniti con straordinarie misure di severità;
NOI ABBIAMO DECRETATO E DECRETIAMO QUATO SEGUE:
I./ Gli abitanti del Comune di Crespino sono privati ei diritti di cittadinanza.
II./ Non potranno in verun caso reclamare i diritti della Costituzione.
III. / Saranno governati da un comandante della gendarmeria, che unirà in sé tutte le funzioni proprie della municipalità.
IV./ Saranno trattati come colona del Regno composta di gente senza patria.
V./ Pagheranno doppia imposta prediale.
VI. / Saranno puniti col bastone ne’ casi in cui pei cittadini italiani ha luogo la pena di carcere.
VII. / Una lapide di marmo sopra la porta della casa del Comune porterà la seguente iscrizione:
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------
NAPOLEONI I
IMPERATORE DEI FRANCESI E RE D’ITALIA
HA DECRETATO
GLI ABITANTI DI CRESPINO
NON SONO CITTADINI ITALIANI
VIII./ I ministri della giustizia; dell’interno e della finanza, per ciò che rispettivamente li concerne, sono incaricati dell’esecuzione del presente decreto, che sarà stampato ed inserito nel Bollettino delle leggi.

Dal nostro palazzo delle Tuileries 11 febbraio 1806
NAPOLEONE Per l’Imperatore e Re
Il ministro segretario di Stato
ALDINI
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Re: Joani Albieri dito Venerio - ensorxensa de Crespin

Messaggioda Berto » sab giu 11, 2016 7:24 am

Il ministro e segretario di Stato in Parigi Aldini, tentò con pietoso ufficio, per giustizia ed umanità, di mitigare lo sdegno di Napoleone, cercando di persuaderlo che fautori del fatto erano stati pochi giovinastri e con loro alcuni mascalzoni dei vicini paesi, mentre i Crespinesi non erano colpevoli, ma vittime della sommossa per danni sofferti nelle robe e nei poderi, per prepotenze e vendette, e che i maggiorenti del paese s’erano invece adoperati per richiamare al dovere verso il governo e le autorità i ribelli.
Ma a nulla riuscì, e, scrive il Zanolini :<< dovette a malincuore contrassegnare il decreto che riguardava come una barbarie , ma che pure risvegliò , negli animi rozzi di taluno di quei disgraziati una virtù pari all’eroismo antico>>.

Indicibile fu il terrore che invase gli infelici abitanti di Crespino al sentire la gravissima ed ignominiosa condanna.

Erano essi rei di fellonia a al segno da meritarsi sì tremenda ed obbrobriosa punizione? Niuno vorrà certo disconoscerne la sproporzione e ingiustizia.
Napoleone, nell’immensa sua ambizione, inebriato da tante vittorie contro chi gli resisteva, cadeva ormai in eccessiva e colpevole severità.
I miseri Crespinesi , colpiti da così severo ed ingiusto castigo, pensaroro di ricorrere al Vice-re Principe Eugenio, più mite e ragionevole, affinché per loro implorasse perdono dal sommo Imperatore, e molti giovani spontaneamente si offersero alla Municipalità per recarsi a Parigi come ostaggi e mallevadori della condotta che avrebbe tenuto il Comune pronti anche a dare la vita perché si perdonasse al loro paese, e il fatale decreto fosse revocato. Fra essi furono scelti dodici tutti appartenenti alla Guardia Nazionale approvata dal decreto prefettizio dopo il 20 ottobre.

Ecco la supplica da essi presentata a tale effetto, enfatica sì nella forma, ma che ben rispecchia quanto pronti e nobili fossero nel sacrificio e quanto grande fosse il dolore de’ loro compaesani:

“ONORATISSIMI SIGG. AMMINISTRATORI DELLA MUNICIPALITA’ DI CRESPINO,
L’orrore che sorprese gli animi vostri ed il pianto che spargeste all’annunzio del Sovrano Decreto 11 febbraio , stampato nei prossimi fogli, portarono colpi di morte in tutta questa numerosa popolazione. Le universali grida e la universale disperazione nel riflettere la patria abbandonata e proscritta dall’unico Eroe, che Dio abbia eletto ad essere Padre e Sovrano di queste contrade, commossero gli animi nostri e l’estremo dolore ci ispirò l’idea di partire indilatamente da questo misero suolo e portare alli di lui piedi con le nostre le vostre lagrime. Comunicata agli stessi genitori vi prestarono tutto il concorso e ci hanno eccitati al gran passo beneficati dalla loro benedizione.
Municipalisti probi ed attaccati al Sovrano, come ne ritenete luminosi riscontri negli atti vostri, al nostro aspetto rasserenatevi e non turbate più le nostre risoluzioni. Accompagnateci subito all’ottimo ed egregio nostro Prefetto.
La nostra intenzione è di proseguire fino alli piedi del Sommo e del Grande nostro Sovrano. Umiliati a Lui, vogliamo implorare che siano raddoppiate a noi le catene ed anche esposti a pubblica vista per sofferire ogni infame punizione, quantunque innocenti della colpa che lo ha giustamente irritato. Vogliamo implorare l’attivazione di castighi sopra di noi, per ottenere da quell’Eccelso Eroe il perdono alla patria e veder salvi 4200 suoi abitanti vittime immolate alla colpa di circa cinquanta dei nostri e altrettanti forestieri , tale a un dipresso essendo il numero degli rei dell’enorme commesso delitto nel giorno 20 ottobre verso la di lui Maestà. Gli diremo: Augustissimo Napoleone Imperatore e Re, donaste troni, creste Re, perdonaste alli inimici della vostra gloria: perdonate dunque, Uomo unico, Sovrano potente e generoso; sì perdonate agli abitanti di Crespino, rendete alla giustizia il suo diritto col nostro sacrificio. Dalla di Lui clemenza sia revocato il fatale Decreto e saremo molto premiati, se dagli altari sacrati a Dio Ottimo Massimo si canteranno sopra le nostre ceneri per un tanto bene Inni di grazia.

Colla Francesco , d’anni 29, Capitano della G.N. Deputato di Crespino
Zampieri Antonio, d’anni 26, del Campo di Riserva,
Gardellini Giuseppe, d’anni 19 Sergente della G.N.
Cagnoni Antonio, d’anni 19 Tenente del Campo di Riserva
Bolognesi Bellino, d’anni 10 Sergente del Campo di Riserva
Baruffi Vincenzo d’anni 19 Sergente della G.N. di Crespino da parata
Carravieri Vincenzo d’anni 19 della G.N. di Crespino (questo come i seguenti sempre di anni 19 …”tutti individui della Guardia Nazionale di Crespino approvata dal Decreto prefettizio dopo il giorno 29 ottobre”)
Peverati Giovanni
Baruffi Giovanni
Marzolla Angelo
Zanforlin Tommaso
Magnanini ....
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Re: Joani Albieri dito Venerio - ensorxensa de Crespin

Messaggioda Berto » sab giu 11, 2016 7:24 am

I loro nomi rimasti, fatta qualche eccezione, oscuri, meritavano di essere tratti dall’oblio, ed è vera soddisfazione di tutti i discendenti e compaesani, il vederli scolpiti oggi in lapide marmorea nell’atrio municipale, e lode ne vada a chi propose e a chi lo mandò ad effetto.
La generosa proposta dei dodici giovani fu accettata e per le spese di viaggio per queli che ne erano sprovvisti di mezzi, si aperse una colletta che fruttò all’istante oltre 300 scusi.
Il cursore del Municipio, certo Scabbia, assai povero, diede per primo uno scudo che era tutto il suo avere, e destò l’entusiasmo degli altri. I dodici generosi partirono per MIlano confortati e benedetti dai loro parenti, muniti d’una commendatizia del Prefetto del Basso Po.
Furono introdotti davanti il principe Eugenio, che li accolse benignamente, ma non li fce proseguire per Parigi, temendo che la loro presenza potesse rinfocolare ancor maggiormente l’ira dell’imperatore.
Dietro parere dei ministri, stimò che a persone gravi e primarie del paese, meglio che a que’ giovani generosi, convenisse il presentarsi a Sua Maestà, onde commise al Prefetto del Basso Po che venisse eletta una deputazione di capi di famiglia più autorevoli del Comune, e che questi intanto gli inviassero una supplica da presentare all’Imperatore.
Licenziò i dodici giovani, che ritornarono fra i loro compaesani, dolenti di non aver potuto recarsi a Parigi, ma lieti di aver parlato col Principe e di riportare buone speranze.
Fu tosto nominata la deputazione scegliendo i tre più accreditati per ingegno, per virtù e per gli uffici che esercitavano: Pietro Colla Arciprete; Leonardo Medici giureconsulto e giudice, e Giovanni Aguiari aiutante maggiore della Guardia Nazionale e preposto alla coscrizione.
Essi mandarono la supplica al Vice-re e si rivolsero al Ministro segretario d Stato Aldini , affinché volesse presso Napoleone interporsi in favore dei Crespinesi.
Constabili Contini di Ferrara e Alamanno Isolani bolognese, ambdue in cariche eminenti ed amicissimi del ministro, a prò dei Crespinesi gli rivolsero calde raccomandazioni. In pari tempo il Vice-re s’interessò per essi, scrivendo all’Imperatore .
Ma non valsero ad ammansarlo le premure di Aldini, che il 21 aprile rispondeva all’Isolani:<< Riguardo agli abitanti di Crespino è stato inutile il nuovo tentativo da me fatto per muovere la sovrana clemenza in loro favore. S.M. mi troncò il discorso, dicendomi che se si fosse trovato in Italia nell’occasione dell’attentato avrebbe invece fatto bruciare quel paese.>>

Anche ad Eugenio il 21 marzo aveva risposto inesorabilmente:<< Mio figlio: ricevetti la supplica del comune di Crespino. Io non tollero che si manchi in tali maniere. Le mie bandiere vennero insultate, i miei nemici accolti con feste, il delitto non può espiarsi che col sangue. Se quel comune vuol lavarsi dall’obbrobrio di cui è coperto, fa d’uopo consegni i tre principali colpevoli per essere tradotti innanzi ad una commissione militare . ed essere fucilati, con un cartello portanti queste parole:
TRADITORI AL LIBERATORE D’ITALIA ED ALLA PATRIA ITALIANA
Allora soltanto perdonerò al comune, revocherò il mio decreto. Vi rimando perciò tutte le vostre carte, ce non leggerò se non quando sarà fatto, ciò ch evi ho detto.>>

Pochi giorni dopo, il 4 aprile, scriveva ancora: <<Non revocherò il mio decreto per Crespino se non allorché effettivamente vi saranno tre uomini fucilati. La condanna in contumacia non vale un bel nulla. Si procuri dunque di arrestare i colpevoli.>>
Quest’ira implacabile, tanta pervicacia di vendetta e l’ingiustizia di un castigo enorme e disonorevole inflitto a migliaia d’innocenti , per colpa dei pochi, non si saprebbero spiegare in Napoleone che pure si mostrò talvolta persino eccessivamente indulgente verso reati ben maggiori.
Che rimaneva ai poveri Crespinesi da tentare presso l’onnipotente Sire? >>.


....
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Re: Joani Albieri dito Venerio - ensorxensa de Crespin

Messaggioda Berto » sab giu 11, 2016 7:24 am

“La sommossa di Crespino” /Episodio Storico della Dominazione Napoleonica in Italia ( SECONDA PARTE) / Napoleone solo dopo la fucilazione di Giovanni Albieri “detto Veneri” decretò da Varsavia (11 gennaio 1807) la GRAZIA al Comune di Crespino

http://www.polesinesport.it/la-sommossa ... i-crespino

“La sommossa di Crespino” /Episodio Storico della Dominazione Napoleonica in Italia ( SECONDA PARTE) / Napoleone solo dopo la fucilazione di Giovanni Albieri “detto Veneri” decretò da Varsavia (11 gennaio 1807) la GRAZIA al Comune di Crespino

http://www.polesinesport.it/la-sommossa ... i-crespino

Praticamente un anno dopo la “Sommossa” datata 14 ottobre 1806 il giorno stesso in cui Napoleone vinceva la famosa battaglia di Jena, la storia racconta che il ‘misero pescivendolo’ Giovanni Albieri ( detto “Veneri” appunto perché pescivendolo) fu decapitato sulla piazza del mercato dinnanzi al palazzo municipale, dopo essere stato condannato a morte ‘per delitto di ribellione al Governo francese’ .

Ma andiamo con ordine e con riferimento al Libro Story pubblicato nel 1906 ( in occasione del Centenario per i Festeggiamenti patriottici ) e dedicato alla “Dominazione Napoleonica in Italia” , adesso vi proponiamo la SECONDA PARTE di quel significativo “Episodio Storico” che passò alla Storia come “La Sommossa di Crespino” del 20 ottobre 1805.
E per la quale a‘carico’degli abitanti di Crespino proprio Napoleone decretò ‘straordinarie punizioni’ sia economiche che legislative, fino al famoso “punto primo” per il quale fu decretato che “Gli abitanti di Crespino sono privati dei diritti di cittadinanza”.
Potrei anche raccontarvi che giovedì scorso sono stato a …casa del Lupo, e che a tal proposito ho ascoltato gli ‘speciali duetti storici’ tra Gianni Sparapan ed Elios Andreini, col quale poi abbiamo ‘ricordato’ …fatti e misfatti di quel periodo napoleonico in Polesine.

D’altra parte Elios Andreini da Bagnacavallo ma sempre più ‘icona’ della Storia del Polesine, è un ‘grande’ sia quando lo ascolti che quando lo leggi; perciò vi invito a leggere il suo libro “Crimini e Storia tra Po e Adige” ( pag 730) di cui però vi parleremo a parte.
Per la cronaca segnalo che Elios Andreini nel suo Libro Story ha dedicato 4 pagine ( da 367 a 370) alla “Sommossa di Crespino “ titolando “Eroe o non eroe?” e chiosando così” Ripetiamone almeno il nome: Giovanni Albieri detto Venerio”, dopo che qualche righe prima lo stesso Andreini , cantastorie abituato ai …paralleli, aveva scritto quanto segue sulle ‘coincidenze’ napoleoniche:<< Per Bonaparte, in fondo, Crespino portava fortuna. Il giorno della sommossa aveva vinto ad Ulma, il giorno della decapitazione di Venerio si era ripetuto a Jena.>> .


Ma ritornando alla “Sommossa di Crespino” facciamo un piccolo flash giusto per agganciarci alla prima parte della nostra Story.
Ricordate? Vi avevamo lasciato a fine “Prima Parte” di questo significativo Episodio Storico della Dominazione Napoleonica in Italia, con quella domanda dove le speranze dei ‘poveri’ Crespinesi dipendevano non tanto da sé stessi quanto da un Napoleone più sensibile alle umane necessità di quanto avesse fino allora dimostrato l’Imperatore dei Francesi e Re d’Italia.

SECONDA PARTE DEL LIBRETTO STORY / LA SOMMOSSA DI CRESPINO DEL 20 OTTOBRE 1805 ( Pubblicato “ In occasione dei Festeggiamenti Patriottici del VII Ottobre MCMVI).
L’Aldini nella sopracitata lettera all’Isolani così suggeriva:<< Esorto di fare un ultimo tentativo, mandando qui la Deputazione per implorare la mediazione dell’Imperatrice, onde ottenere dall’Imperatore grazia e perdono. Questo, a parer mio, è il solo mezzo che resta a tentare a quegli infelici…>>.

Non si pose indugio a sognare a seguire il consiglio e la deputazione partì per Parigi, e l’Aldini li presentò all’Imperatrice e Regina. Nuovo allo sfarzo ed alle cerimonie della Corte Imperiale rimasero confusi e impauriti.
Giuseppina, dotata di ottimo cuore, sentì compassione della sventura ond’erano colpiti, li confortò e promise di intercedere grazia pel loro paese. Ma l’inflessibile Sire le rispose che l’avrebbe accordata soltanto dopo aver conosciuto l’esito del processo.


Tra i molti arrestati però si riconobbe non esservi alcuno dei capi, che con mezzi potenti erano riusciti a mettersi in salvo, e la Commissione militare non poteva emanare la sentenza di morte voluta da Napoleone. Le Autorità italiane riuscirono, col tacito assenso del Vice-re, a tirare in lungo il processo, nella lusinga non infondata, che il tempo mitigherebbe lira dell’Imperatore. Intanto egli partiva per la nuova guerra contro la Prussia.

Non riuscendo a colpire i veri capi della sommossa, la Commissione militare aveva raccolti indizi contro il pescivendolo Giovanni Albieri d’anni 45, detto Veneri, come quegli che aveva calpestata la bandiera francese nella giornata del 20 ottobre, e perciò si era messo in maggior evidenza agli occhi del volgo; questi si ritenne per capo principale della sollevazione, e non era vero, ed egli, capo espiatorio peri veri sobillatori ed autori della sommossa, dovette pagare con la vita la minima parte che aveva presa nel fatto, <<tanto è vero, esclama il Bullo, che son sempre gli stracci che vanno all’aria.>>

Nascostosi nelle valli di Ca-Repetto, sotto Rovigo, l’Albieri si credeva sicuro, forse protetto oltre che dai Redetti, anche da altri patrizi Veneziani che colà avevano i loro vasti possessi. Ebbe però l’imprudenza di mantenersi in rapporto con un pescatore di Crespino, suo compare al quale vendeva il pesce che pigliava in quelle valli. La moglie di costui, donna forestiera soprannominata Blatona, forse per gelosia di mestiere, questione di interesse od avidità di guadagnare la taglia messa sul capo dell’Albieri, lo denunziò alla giustizia, e anzi, vuole una tradizione, essa stessa condusse a Ca-Redetto i gendarmi che arrestato l’Albieri, lo ridussero il dì stesso a Crespino.

Per giudizio statario fu condannato a morte per delitto di ribellione al Governo francese e la mattina seguente, il 14 ottobre 1806, il giorno stesso in cui Napoleone vinceva la famosa battaglia di Jena, il misero Albieri fu decapitato alle ore 10 antimeridiane sulla piazza del mercato dinnanzi al palazzo municipale.

Osserva il Bullo che <<il sangue sparso a Crespino fu una delle macchie del Regno di Napoleone in Italia. Il povero pescatore Giovanni Altieri era un ribelle, è vero, del Regno d’Italia, e con lui gli altri rivoltosi, ma quel Regno d’allora non era uno stato nostro indipendente, bensì vassallo, anzi schiavo di Francia, e chiunque combatta per la propria patria contro qualsiasi potenza straniera è sempre un patriota, ed altamente patriottico fu il moto di Crespino>>.
L’annunzio che la rivolta di Crespino era espiata col supplizio di uno de’ capi, i meravigliosi trionfi delle sue armi, la smisurata potenza cui era alito, placarono l’ira del grande Imperatore che finalmente s’indusse a perdonare.

L’11 gennaio 1807 emanò il seguente decreto, che annullava il primo, cotanto ingiusto e crudele:
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
<< Visto il rapporto del Gran Giudice Ministro della Giustizia del nostro Regno d’Italia, dal quale risulta che il capo della rivolta accaduta lo scorso anno nel Comune di Crespino è stato capitalmente punito;
Viste le replicate suppliche presentateci dagli abitanti di quel Comune;
Volendo verso loro usare della Sovrana nostra clemenza;

ABBIAMO DECRETATO E DECRETIAMO QUANTO SEGUE:

Art.1/ E’ fatta la grazia al Comune di Crespino. Cessano dal giorno d’oggi le disposizioni portate dal nostro Decreto 11 febbraio scorso, e gli abitanti di Crespino sono ripristinati ai diritti di cittadinanza; trattati e amministrati come gli altri cittadini del Regno.
I Ministri della Giustizia, dell’Interno e delle Finanze del nostro Regno d’Italia, per ciò che rispettivamente li concerne, sono incaricati dell’esecuzione del presente decreto, che sarà stampato, pubblicato ed inserito nel Bollettino delle Leggi.
<< Dato dal nostro Quartiere Imperiale di Varsavia, questo dì 11 gennaio 1807.
<<NAPOLEONE>>
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Re: Joani Albieri dito Venerio - ensorxensa de Crespin

Messaggioda Berto » sab giu 11, 2016 7:52 am

Vincenzo Carravieri (Crespino, 1787 – Crespino, 1876) è stato un medico e patriota italiano. Fu un noto personaggio protagonista nella storia della carboneria in Polesine.

https://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Carravieri

Biografia

Attivo dal 1805, anno in cui prese parte all'organizzazione della ribellione dei Crespinesi contro la dominazione francese. La reazione di Napoleone fu allora immediata, tolse la cittadinanza ai Crespinesi ed impose tasse doppie finché non fossero trovati e puniti i capi della rivolta. I Crespinesi, colpiti dal provvedimento ritenuto ingiusto, su consiglio del parroco Pietro Colla, con una supplica chiesero che dodici dei loro più rappresentativi cittadini, tra questi anche Vincenzo Carravieri, allora studente universitario di medicina a Bologna, che si offrivano come ostaggi, fossero ricevuti da Napoleone a Parigi. Giunti a Milano, il principe Eugenio di Beauharnais, viceré del Regno d'Italia, non li lasciò proseguire nel viaggio, timoroso che la loro presenza rinfocolasse ancora delle tensioni. Una nuova delagazione di tre persone formata da Arciprete, Maggiore della Guardia Nazionale e Giureconsulto andò a Parigi per la supplica a Giuseppina Beauharnais.
Napoleone irremovibile pretese che prima venissero condannati i capi della rivolta.
Alla fine per tutti pagò un povero pescivendolo, tale Giovanni Albieri, soprannominato "Veneri" o Venerio, arrestato, condannato a morte e ghigliottinato nella piazza del municipio di Crespino il 14 ottobre 1806: fu l'unico dei rivoltosi ad essere sacrificato come capro espiatorio dell'intera vicenda.

Successivamente Carravieri, laureatosi in medicina, proseguendo nel suo impegno patriottico durante la dominazione austriaca come affiliato alla Carboneria, coinvolto dal pretore di Crespino Felice Foresti, capo e diffusore della setta segreta in Crespino, venne arrestato dalla polizia asburgica il 7 marzo 1819, imprigionato ai piombi di Venezia e condannato a morte con una sentenza del Supremo Tribunale di Giustizia di Venezia del Regno Lombardo-Veneto il 18/5/1821 per il reato di alto tradimento nei riguardi dell'imperatore Francesco I.Tale pena fu poi commutata in via di grazia clementissima il 29/10/1821 in sei anni di carcere duro che scontò, parzialmente, nella prigione di Lubiana in Slovenia.

Rientrato al paese di Crespino nel 1824 Vincenzo Carravieri, divenne fervente mazziniano, si affiliò alla Giovane Italia, esercitò la professione di medico in Crespino, dove morì nel 1876, quasi novantenne.
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Re: Joani Albieri dito Venerio - ensorxensa de Crespin

Messaggioda Berto » sab giu 11, 2016 7:54 am

Albieri: eroe o non eroe?
di Elios Andreini
Ventaglio n. 34 - Gennaio 2007
STORIA-TRADIZIONI

http://www.ventaglio90.it/articolo.php?id=483

Duecento anni fa, il 14 Ottobre 1806, a Crespino veniva giustiziato Giovanni Albieri detto Veneri o Venerio. Una lapide, posta sulla facciata di un’abitazione della piazzetta XX Settembre, ricorda senza alcuna retorica il fatto, chiarendo i motivi per cui il crespinese fu condannato alla pena capitale, attuata col sistema della ghigliottina. Questo il testo quanto mai conciso:

GIOVANNI ALBIERI
DETTO VENERI
DECAPITATO IN QUESTA PIAZZA
IL 14-X-1806
PER DELITTO DI RIBELLIONE
AL GOVERNO FRANCESE
A RICORDO

La decapitazione fu il triste epilogo dell’atto di insorgenza verificatosi a Crespino giusto un anno prima, il 20 ottobre 1805. Una ribellione contro i francesi dominatori e il loro pesante sistema tributario, che, una volta domata, fu seguita dalla decisione di Napoleone imperatore di punire durissimamente gli abitanti di Crespino. Vediamo dunque i particolari della vicenda cominciando dall’antefatto1.

Eroe o non eroe?
Nelle alterne vicende politico-militari degli inizi dell’Ottocento il Polesine, e non solo, fu sballottato di qua e di là. A volte era confine di stato l’Adige, a volte il Po, a volte, raramente, il vecchio e secolare confine. Inoltre, se i Francesi non scherzavano, i Tedeschi non erano da meno. Lo ricordavano i Bandi, da leggersi nelle Chiese, minaccianti il Consiglio di Guerra per i trasgressori.
Meno amate erano sicuramente le truppe di Napoleone, che avevano imposto la coscrizione obbligatoria. Da qui un fuggi-fuggi generale. I gallici, inoltre, erano scrupolosi ed impietosi nei sequestri di derrate e nell’imposizione fiscale. Quanta nostalgia per gli antichi regimi!
Pagavano le Chiese, i nobili, i borghesi e i mugnai con il dazio di macina. La farina divenne quasi introvabile e i contrabbandieri dovettero moltiplicare l’attività.
Agli occhi dei più, i francesi erano visti come i sovvertitori di ogni ordine costituito, con l’aggravante di essere nemici del Papa e quindi eretici. Ne derivava che, nel periodo in cui il Polesine fu interamente e a lungo sotto Milano (Repubblica Cisalpina) e cioè sotto Parigi, le simpatie dei possidenti e dei preti guardassero oltre Adige, agli Austriaci. Questi, con denaro proprio, russo ed inglese, incoraggiavano i malumori, in vista della liberazione. Qualche soldo arrivò anche nelle tasche dei poveracci.
Tra i nostri borghi, il più insofferente era Crespino sul Po. Le anime dipendevano dall’Arcivescovo di Ravenna e i villani dai nobili di Ferrara, che in loco avevano costruito significative residenze per la villeggiatura. Si ricordi l’Arciduchessa d’Austria ospite a Crespino (1781) del Marchese Camillo Bevilacqua. Costui nei vari trambusti era stato nominato da Vienna come Reggente Imperiale della Città estense.
A Crespino c’erano tutte le premesse, ideologiche, economiche e finanziarie, per alimentare l’odio contro i francesi, colpevoli fra l’altro di avere tentato di umiliarla con l’aggregazione ad Adria, tramite anche la complicità dei “traditori” di Papozze.
Successe così che il 20 ottobre del 1805, anticipando l’esercito austriaco in avanzata dall’Adige, il popolo tutto insorse, distrusse le insegne francesi, abbatté l’Albero della Libertà, bruciò i registri di leva (registri civili non più religiosi), disarmò la Guardia Nazionale. Non contenti, i ribelli presero la strada di Rovigo, dove rubarono (prelevarono) cavalli, carabine, la Cassa Comunale e liberarono i Coscritti. Una vera lotta di Liberazione dai francesi, con qualche eccesso.
L’indomani le avanguardie austriache arrivarono a Crespino a complimentarsi e a progettare una puntata su Ferrara. Ma né i ribelli, né gli imperiali sapevano ancora cosa era successo ad Ulma, in Germania, proprio il 20 ottobre: Napoleone vi aveva sbaragliato le truppe austriache. Fu gioco forza per le citate avanguardie ritornare al di là dell’Adige, lasciando le Ville del Polesine e soprattutto Crespino al loro destino, cioè alla rioccupazione francese.
Tutto come prima? Magari! Capita quasi sempre che, di fronte ad immensi scenari, le terre e i borghi periferici restino dimenticati, pure in coincidenza di episodi di una certa valenza. Così avrebbe gradito Crespino. Ma l’Imperatore Napoleone, nonostante gli splendidi successi e le infinite incombenze, aveva chiesto informazioni sulla “insorgenza” di Crespino.
Prontamente da Milano si erano mossi i Ministri Aldini e il Guicciardi (il Capo della Polizia), che in più Rapporti avevano ricostruito l’intera vicenda. In essi variavano solo il numero dei rivoltosi e il nome dei caporioni. Per il resto la descrizione degli episodi “delittuosi” era precisa e fedele,
Ne seguì, a sorpresa, che alle Tuileries l’Imperatore dei Francesi e Re d’Italia, Napoleone Bonaparte in persona, leggesse tutte le carte in data 11 febbraio del 1806. Visionati i dispacci di terra e di mare, i rapporti dei Ministri, ecc. Egli avrebbe voluto rilassarsi con un buon cognac al ritmo dei giornali compiacenti, ma gli illustri e capricciosi familiari chiedevano udienza. Ed allora il Sovrano, dichiaratosi impegnato, prese la carta geografica a cercare Crespino ed in lui si rinnovò il furore. Chiamò lo scrivano e dettò le sue volontà, tramite Decreto.
Un vero fulmine, una catastrofe per gli illusi crespinesi. Qualcuno aveva sperato che la sentenza colpisse soltanto i capi, il pescivendolo Venerio, un certo Colla (da sottolineare) ed un Bellettati. Oppure che si cercassero i più facinorosi, responsabili di reati specifici. Ma non erano queste le opinioni del furente corso.
Crespino perse i diritti di cittadinanza, fu relegata al rango di Colonia senza patria e fu obbligata a pagare il doppio delle tasse. Inoltre, in futuro sarebbe stata amministrata da un Comandante della Gendarmeria con tutti i poteri. A Lui pure la competenza di infliggere la pena del bastone, nei casi in cui gli altri italiani pagavano con il carcere.
Tutti in paese si agitarono. l maggiorenti cercarono comuni amici del Ministro Aldini; qualcuno si rivolse al Viceré Eugenio; si formò una le delegazione di giovani rampolli su suggerimento del Parroco (Pietro Colla) per andare a Milano. Si chiese clemenza, si riconobbe il terribile errore e ci si dichiarò disposti a pagare di persona anche con “infami punizioni”. I “sacrificandi avevano sui 19 anni e tra essi c’era Vincenzo Carravieri, destinato a meno volontari patimenti2.
La spedizione milanese non sortì effetto alcuno, ed anzi il Principe Eugenio consigliò di non irritare ulteriormente Napoleone con una visita fuori programma a Parigi. Nel frattempo sarebbe stato meglio nominare un’ambasceria più credibile in attesa degli eventi. Anche perché la collera dell’Imperatore sembrava non avesse requie: “Se fossi stato in Italia avrei fatto bruciare il paese”. Poi un poco rinsavì, chiedendo soltanto la fucilazione dei tre capi della rivolta. Non si accontentava di condanne in contumacia e voleva la scritta di traditori sui corpi dei d colpevoli.
Infine, dall’alto venne un suggerimento: che una Delegazione autorevole (Arciprete, Giureconsulto, Maggiore della Guardia Nazionale) chiedesse un incontro all’Imperatrice Giuseppina. E così i Rappresentanti del paese partirono dal Po per raggiungere la Senna e il Palazzo il Reale che era stato del Re Sole.
Bonaparte ascoltò la consorte, disse che avrebbe deciso diversamente solo dopo il processo ai colpevoli e subito partì per una nuova guerra.
Fin qui è tutto noto. Resta invece misterioso come mai la polizia sia arrivata nelle campagne vallive dei Radetti, tra S. Martino e Beverare (zona Adige), a catturare il citato pescivendolo, Giovanni Albieri, detto Venerio, contumace sotto la protezione di qualche patrizio. Chi lo scelse come capro espiatorio, chi fece la spiata? Non si saprà mai.
Fu riconosciuto a Rovigo come capo della sommossa, condotto in catene a Crespino via Pontecchio, identificato come il più tenace nel calpestare la bandiera francese.
E questo bastò per la condanna capitale. Venerio, di anni 45, vedrà l’ultimo sole in Piazza del Municipio (oggi Trattoria Aligi) il 14 ottobre 1806, un anno dopo la sommossa. Decapitato, raggiungerà un sito particolare del Cimitero, denominato il Purgatorio. E Napoleone revocherà il Decreto, dal Quartiere di Varsavia.
Per Bonaparte, in fondo, Crespino portava fortuna. Il giorno della sommossa aveva vinto ad Ulma, il giorno della decapitazione di Venerio si era ripetuto a Jena.
Lo stesso Napoleone, quando era soltanto Console, era stato più tollerante con gli “insorgenti” del Po, bande di un centinaio di persone, comandate dal prete Giacomo Giorgi.
Eravamo nel 1799 e la rivolta era partita da Ariano, al suono delle campane ed in collaborazione con gli austriaci. Una Cannoniera francese era stata bloccata con l’intero equipaggio e poi, lungo tutta l’asta del fiume, ribelli e regolari avevano imperversato fino a Ferrara.
Sull’uno e sull’altro episodio gli studiosi si sono interrogati a lungo. Sommosse popolari o sanfedismo plebeo, per l’Italia libera o per i vecchi regimi? Venerio va considerato un Martire o un mascalzone sfortunato?
La storia ufficiale, scritta dagli uomini del Risorgimento, quasi tutti filo francesi, ha preferito il mezzo silenzio, e il povero pescivendolo, vittima sacrificale involontaria, non è assurto tra gli Eroi. Pochi polesani ne conoscono il nome e il destino; una lapide, collocata in luogo errato, conferma l’oblio.
Ripetiamone almeno il nome. Giovanni Albieri detto Venerio.



NOTE

1.Il testo qui riproposto è tratto - per gentile concessione dell’autore e dell’editrice - dal volume: Elios Andreini, Crimini e Storia tra Adige e Po, Arcilibri, 2002, pagg. 367-370
2. Vincenzo Carravieri (1787-1876), nel 1806 studente presso la facoltà di medicina di Bologna, si era inutilmente offerto in ostaggio con altri generosi compagni, nel tentativo di placare l’ira di Napoleone. Laureatosi, esercitò la professione di medico nel paese di Crespino, dove partecipò attivamente alla diffusione delle idee della Carboneria con il pretore Felice Foresti. Arrestato dagli Austriaci il 7 marzo 1819, fu condannato al carcere duro nella fortezza di Lubiana. Scarcerato nel 1824, tornò a Crespino, accolto con gioia dai suoi compaesani. Riprese la sua attività di medico e continuò a professare idee patriottiche antiaustriache, iscrivendosi al movimento mazziniano della Giovane Italia. Dopo la liberazione del Veneto con la terza guerra di indipendenza, partecipò alla vita amministrativa del paese, spegnendosi quasi novantenne nel 1876.
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