Foibe - par colpa dei falsi nazionalismi totalitari

Foibe - par colpa dei falsi nazionalismi totalitari

Messaggioda Berto » ven gen 17, 2014 9:18 am

Foibe - par colpa dei falbi nasionałeixmi edeołojeghi
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FOIBE, UNA TRAGEDIA DELLO STATO NAZIONE

http://www.lindipendenza.com/foibe-una- ... to-nazione

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... /foibe.jpg
http://www.lindipendenza.com/wp-content ... /foibe.jpg


i SIMONE RIVA*

Ci vergogniamo delle polemiche che si sollevano ogni anno sul tema delle foibe e dell’esodo istro-veneto dalle terre “al di là dell’acqua” avvenuto nella seconda metà degli anni ’40 del secolo scorso. Sarebbe ora di smetterla, per dignità, di giocare carte politiche sulla pelle e sulle anime di migliaia di persone trucidate e centinaia di migliaia esiliate. La storia dovrebbe offrirci la possibilità di capire il presente attraverso il passato e invece spesso, troppo spesso, soprattutto in ambito moderno-contemporaneo, diventa occasione di sfruttamento per fini poco nobili.

Analizzare la tragedia delle foibe da un punto di vista storico significa partire dalle cause scatenanti, passando attraverso le responsabilità dei carnefici e le sofferenze delle vittime, giungendo così a trarne un insegnamento che possa arricchirci culturalmente e personalmente, oltre a contribuire nella ricerca di una soluzione alla situazione che, da sessant’anni a questa parte, si è venuta a creare nella zona interessata.

Ricordare le foibe vuol dire fare informazione storica – noto con amarezza come per molti queste siano solamente un fenomeno geologico e per altri nemmeno quello – spiegare cosa sono, da chi e come sono state utilizzate e quali le cause e gli effetti storici nonché geopolitici che le hanno accompagnate. Non può risultare slegato dal discorso un quadro sulla situazione istriana e dalmata, il cui suolo è stato teatro dell’accanimento dei due fronti: da una parte il comportamento arrogante e colpevole assunto dall’Italia dagli anni ’20 in poi – con l’italianizzazione forzata nei confronti di veneti e slavi e le conseguenti persecuzioni verso i dissidenti, fino ad arrivare alla connivenza con la Jugoslavia dei politici del dopo guerra, Togliatti e De Gasperi per non fare nomi – dall’altra le efferatezze perpetrate dalle truppe jugoslave di Tito sui vinti.

Poi assistiamo allo squallido rimbalzo delle responsabilità: slavi e comunisti additano come invasori e colpevoli di atti barbarici – giustificando i propri – gli italiani e i fascisti; a loro volta questi mettono in luce solamente le colpe degli altri rivendicando le proprie pretese sulle terre adriatiche sottratte dalla “vittoria mutilata”. La nostra tesi vede nel colpevole l’esasperato nazionalismo di entrambe le parti in gioco. Un nazionalismo artificioso e di stampo tardo-ottocentesco che oggi non ha più ragione di esistere (la Jugoslavia si è frammentata, l’Italia non ancora) ha portato rancore e distruzione in una terra in cui da secoli popolazioni di diverse radici, dagli illiri agli austriaci passando per slavi e veneti, hanno saputo convivere serenamente.

Il divario tra le componenti etniche è scattato come una miccia incontrollabile nel momento in cui quella terra doveva essere italiana o jugoslava: ovvero, in entrambi i casi, diventare parte di qualcosa a cui non apparteneva. Semplicemente l’Istria era Istria e la Dalmazia Dalmazia, al di là di come la potessero pensare in Italia o in Jugoslavia. Da questa lezione storica risulta chiaro che l’imposizione forzata di un’identità artificiale che non tenga conto di quelle vere pre-esistenti non può che portare scompiglio se va bene ed eccidi efferati quando la situazione precipita.

Nonostante la tragedia non ci tocchi direttamente come lombardi, è giusto ricordare che anche le nostre città ospitarono migliaia di profughi (solamente nel bresciano furono quasi diecimila) sfatando quel luogo comune che ci vuole chiusi ed egoisti e dimostrando invece quella fratellanza e solidarietà tra popoli oppressi che ci contraddistingue.

Vale inoltre la pena di ricordare che pro Lombardia Indipendenza, a livello europeo, è attiva politicamente nel gruppo European Free Alliance assieme al partito ”Lista za Rijeku – Lista per Fiume”, che fa della collaborazione tra croati e fiumani un pilastro fondamentale della propria azione politica, nel pieno rispetto delle proprie differenze culturali. Lanciamo quindi il nostro appello per mantenere vivo il ricordo, nel lutto e nella consapevolezza, perché il sangue versato e i soprusi subìti non siano vani né dimenticati.

*pro Lombardia Indipendenza

Comenti================================================================================================================================

Salice triestino
5 Giugno 2012 at 11:30 pm #
State molto attenti che la questione delle foibe è per lo più strumentale al tentativo dei neofascisti di far valere le loro tesi ed ai sinistrorsi del PD di togliersi di dosso l’impronta comunista, facendo il gioco dei fascisti.
La realtà dei fatti però è ben diversa, è complicata, e va studiata da testi attendibili, e solo dopo essere sicuri di conoscere la composizione linguistica e geopolitica di Trieste e dell’Istria.
Ad esempio a Trieste hanno costruito un monumento nazionale sopra a quella che chiamano foiba, ma che altro non è che un pozzo di miniera artificiale pieno di detriti.
Quando Trieste era parte del Territorio Libero, il sindaco stesso lo fece utilizzare come discarica. Tornata l’Italia l’hanno chiuso, decidendo che dentro ci sono migliaia di morti, senza fare alcuna indagine scendendo di sotto a vedere. Cosa peraltro già fatta dagli inglesi nel 1945 che dentro vi hanno trovato un paio di morti e qualche carcassa di cavallo, decidendo quindi di interrompere le ricerche.
Vi consiglio il libro del triestino J. Pirjevec, molto ben fatto, e boicoittato guarda caso da tutti i nazionalisti filo-italiani.


sergio
22 Marzo 2012 at 2:27 pm #
Tutto è stato tolto agli ISTRIANi ma la dignità e l’amore per la loro terra mai. Fascisti , comunisti, nazisti, stessa razza. assieme a molti così detti democristiani, che hanno defraudato ai vivi i loro beni.


giovanni
13 Marzo 2012 at 9:49 am #
Noi Italiani fuggiti dalla nostra amata e bella Istria, approdati scalzi e ignudi su terra patria fummo nuovamente infoibati nell’ Italica e marcia politica .Giovanni :Fiumano con radici lontane e perse.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Foibe

Messaggioda Berto » mer feb 05, 2014 8:26 am

Storia tragica istriana, evento con il Comune di Arzignano (Vi)

http://www.lindipendenza.com/storia-tra ... zignano-vi


“La Commissione Cultura del Comune di Arzignano ha il piacere di invitare la cittadinanza presso la biblioteca Bedeschi domenica 9 febbraio ad una serata dedicata ai martiri delle foibe. In ottemperanza alla legge n.92 del 2004 che istituisce il Giorno del Ricordo, anche Arzignano partecipa alla memoria della tragedia di cui nostri connazionali (veneto istriani e no taliani bauco) sono stati vittime quando in centinaia di migliaia furono costretti ad abbandonare le proprie abitazioni per fuggire in Italia o, nel peggiore dei casi, ad essere torturati ed uccisi nelle cavità carsiche denominate Foibe dai partigiani titini (e i xlavi sasenà da li taliani ? bauco).

La Commissione Cultura ha il piacere di promuovere questa iniziativa invitando la cittadinanza a partecipare numerosa”.

———————————————-

9 febbraio 2014, ore 20.45

Biblioteca Civica

Via IV Novembre, 39

Comune di Arzignano
Commissione Cultura

Storia tragica Istriana

Reading teatrale dell’attore e regista

Umberto Fabi

Presentazione di Gabriele Tasso

——————————————

Norma è una ragazza di ventitre anni. Norma è iscritta al quarto anno del corso di laurea in lettere e filosofia. Norma sta preparando la tesi. Norma è una ragazza bella, intelligente, benestante, sveglia, emancipata, vitale. Norma è fortemente italiana. È nata e vive a Santa Domenica di Visinada, Istria, Italia. Arriva l’otto settembre del ’43. Per l’Istria e gli Istriani ha inizio la salita al Calvario. Norma è presa e imprigionata da un gruppo armato titino. Norma è violentata dal gruppo armato titino. La notte del quattro ottobre, festa del Patrono d’Italia, è gettata nella foiba di Villa Surani. Viva.
Nelle guerre sono le zone di confine che spesso pagano il tributo maggiore, spesso sono le prime a essere aggredite, le ultime a trovare pace. Le zone di confine restano terre disputate anche quando, nei palazzi del potere, la pace è fatta. È proprio in quei momenti che sul limes il gioco si fa più duro, si fa più sporco. L’importante è vincere. L’importante è conquistare più terra nel minor tempo possibile. Tutto ciò che c’è, tra l’intento e la realizzazione dell’obiettivo del popolo aggressore, diritti, esseri umani, i loro luoghi e storia; non ha alcuna importanza. Un popolo può divenire un ostacolo da eliminare: dalla terra e dalla storia.
Una delle prime vittime, dell’allora nascente progetto di pulizia etnica messa in atto della spietata logica titina, è stata Norma. Quella di Norma è una delle tantissime tragedie scritte dalla guerra nelle terre giuliano, istriane, fiumane e dalmate. È una delle tantissime storie terribili di una delle tantissime guerre. Ma è la storia di Norma nella sua unicità che abbiamo preso per raccontare l’inconcepibile, quanto inevitabile, storia della brutalità che divora innocenza e bellezza. E per mettere in scena questo lato oscuro dell’homo sapiens sapiens (sic?), ci siamo affidati ai valori universali contenuti nella fiaba, dove l’unico diviene simbolo del tutto, di tutte le tragedie che han visto e, purtroppo, ancora vedranno soccombere la purezza di fronte alla bestialità.

Gabriele Tasso
Commissione Cultura
Comune di Arzignano (Vi)
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Re: Foibe

Messaggioda Berto » mer feb 05, 2014 8:28 am

Arzignano: il sindaco, le foibe e la verità storica troppo spesso bistrattata

http://www.lindipendenza.com/arzignano- ... istrattata


di GILBERTO ONETO

Caro Direttore,

leggo sul nostro quotidiano l’annuncio di una iniziativa del Comune vicentino di Arzignano sulle foibe. Fa bene quel Comune a organizzare e pubblicizzare commemorazioni di una vicenda così tragica e facciamo bene noi a darne notizia. Su quella dolorosa vicenda si sono però fatte troppe speculazioni: le sinistre l’hanno ignorata e svillaneggiata per decenni e le destre ci hanno costruito sopra un castello di capziose esagerazioni.

Così, quella povera gente è stata violentata tre volte:

dai suoi carnefici fisici,
dai compagni negazionisti
e dai camerati strumentalizzatori e cacciapalle.


Non mi riferisco solo ai numeri della vicenda che vengono inutilmente ingrossati (fantasmagorici dati di “infoibati”, ed anche ad Arzignano si favoleggia di “centinaia di migliaia” di esuli, senza pensare che il delitto non ha bisogno di palle statistiche per assumere connotazioni più ignobili) quanto alle interpretazioni che da troppo tempo si vuole dare alla vicenda storica.
Sostenere – come fanno gli “italianissimi” – che sia stata una pulizia etnica degli slavi contro gli italiani implica la volontà di fare passare alcune menzogne.

1- Innanzitutto si sta parlando di triestini, istriani e dalmati di lingua veneta: certo non di italiani, se non nel senso di cittadini di uno Stato chiamato Italia.
Si tira in ballo la presenza della Serenissima che era cosa ben diversa dall’Italia che ne ha usurpato l’eredità. Anche in tal caso, cosa c’entrano Trieste, Gorizia, Fiume, Ragusa e l’Istria orientale?
Se contrapposizione etnica c’era non era fra “italiani” e “slavi” ma fra veneti, sloveni e croati (e una mezza dozzina di altre comunità): una contrapposizione che non c’è mai stata sotto la Serenissima e che è stata inventata dal nazionalismo italiano e poi da quello jugoslavo, due tragiche creature moderne.

2 – Lo scontro era ideologico: comunisti e fascisti che si scannavano fra di loro al di là delle componenti etniche.
I morti sloveni e croati delle foibe e dintorni sono almeno venti volte più numerosi di quelli “italiani”: i comunisti non si preoccupavano di sapere che lingua parlassero i loro avversari. Nelle foibe ci sono finiti tanti soldati tedeschi e anche qualche neozelandese.
Se odio c’era era contro gli “italiani” intesi come fascisti facendo spesso qualche inevitabile semplificazione.
Che non fosse una guerra etnica lo dimostrano sia il trattamento subito dagli “italiani” rimasti (cui non è stato torto un capello e che hanno ricevuto tutele superiori a quelli delle comunità slovene rimaste al di qua della frontiera) sia quello delle migliaia di “italiani” che si sono trasferiti in Jugoslavia per scelta ideologica dopo la guerra.

3 – Ricordare quegli avvenimenti è giusto ma va fatto rispettando la verità storica. Oggi la questione è utilizzata dagli “italianissimi” in chiave nazionalista e anti-autonomista. Non si parla di difesa delle specificità locali (Istria e Dalmazia sono state per secoli straordinarie realtà culturali e sociali. Lo stesso vale per Trieste, Fiume e Ragusa) ma di una “italianità” inventata e prepotente che si è da quelle parti macchiata di innegabili nefandezze. Insistere sulla versione patriottica della tragedia degli esuli significa dare addosso alle sacrosante richieste di autonomia dei triestini, degli sloveni della Benecia, degli istriani della Dieta, ma anche di friulani e veneti e di tutti quelli che rifiutano la gabbia italiana e il suo funesto repertorio di morti.

Non è un caso che il sindaco di Arzignano sia un solido patriota: è quello che ha rifiutato di incontrare il console indiano a causa della detenzione dei marò e che ha aderito a una manifestazione organizzata a Brindisi scrivendo che il suo Comune “vuole stringersi in un unico forte abbraccio con i marò, mirabili esempi di dedizione al dovere ed all’amore patrio”. Così si mettono assieme quei due poveracci alle migliaia di esuli nella strumentalizzazione patriottica, simbolizzata da un davvero tristissimo striscione in cui il Leone marciano è costretto a un umiliante sodalizio cromatico.

La giunta di Arzignano è sostenuta dalla Lega, metà dei consiglieri sono leghisti. Condividono questi furori tricolori? Certo la posizione è molto “tosiana” e lo stesso cognome del sindaco (Gentilin) non lascia molto spazio ad atteggiamenti che non siano “italianissimi”. Ma davvero i leghisti veneti possono continuare a subire questa brodaglia patriottica?

Ad Arzignano vivono 1.134 serbi: il sindaco sta meditando un progrom? E come voterà al referendum sull’indipendenza del Veneto?
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Re: Foibe

Messaggioda Berto » mer feb 05, 2014 8:33 am

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http://www.criminidiguerra.it

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Soldati italiani fotografati con gli ostaggi uccisi in Montenegro
http://www.criminidiguerra.it/immagini/1.jpg

Militari italiani ritratti con gli ostaggi fucilati in Montenegro
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Sequenza di una fucilazione di ostaggi

Graduato italiano malmena un ostaggio condotto alla fucilazione
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Gli ostaggi in attesa della scarica del plotone di esecuzione italiano
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Gli ostaggi mentre vengono colpiti dalle fucilate del plotone di esecuzione italiano
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Gli ostaggi caduti a terra sotto i proiettili dei militari
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L'ufficiale italiano spara il colpo di grazia agli ostaggi agonizzanti
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I cadaveri degli ostaggi (particolare)
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Sequenza della fucilazione di un partigiano

Partigiano jugoslavo attende la scarica mortale del plotone di esecuzione italiano
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Il partigiano morente prima del colpo di grazia
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Il cadavere del partigiano fucilato
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fonte: Fondo Voce comunista b. 95 f. 15, b.97, presso Fondazione ISEC (Istituto per la Storia dell'Età Contemporanea, Sesto S.Giovanni, Mi).
27.7.1942 - Zavrh pri Cerknici. 4 ostaggi scavano una buca prima della fucilazione da parte di militari italiani
31.7.1942 - Loska Dolina (Krizna Gora). Truppe italiane fucilano ostaggi del paese di Dane
Slovenia 1942 - Militi fascisti e belagardisti conducono un partigiano alla fucilazione
Slovenia 1942 - Il condannato viene assistito dal cappellano militare italiano
Slovenia 1942 - Il plotone di esecuzione composto da militari italiani e da belagardisti è pronto per l'esecuzione
Slovenia 1942 - Il condannato attende la scarica mortale
fonte: D. Mattiussi, L. Patat, M. Puppini, Una lunga notte 1942-1945. La collezione Erminio Delfabro, Comune di Gradisca d'Isonzo e Centro isontino di ricerca e documentazione storica e sociale "Leopoldo Gasparini", Gorizia novembre 2001.
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Re: Foibe

Messaggioda Berto » mer feb 05, 2014 8:43 am

Se Trieste viene privata di una “Casa delle memoria”

http://www.lindipendenza.com/se-trieste ... le-memoria

di SAMO PAHOR

Scriveva nel 1987 Alfredo Bonelli nell’introduzione al libro dell’ANPPIA sugli internamenti: “Lungo tutta la dittatura, nelle carceri e nei luoghi di confino il maggior numero di vittime politiche in rapporto alla popolazione fu sempre dato dalla Venezia Giulia, e soprattutto dalla componente slava dei suoi abitanti. Anche durante il periodo bellico, con l’internamento, il massimo contributo di vittime venne dagli slavi; e si deve ad essi se nei soli tre anni di guerra il totale degli internati ha superato di parecchie volte il totale dei carcerati e dei confinati nel corso di tutti i 17 anni in cui rimasero in vigore le leggi eccezionali”. Ne fu di meno la Venezia Giulia negli anni 1943-1945. Dei convogli che trasportarono nei lager tedeschi 23.826 cittadini italiani deportati politici (triangolo rosso) una metà è partita da Trieste.

Dal marzo 1942 operava nella Venezia Giulia l’Ispettorato speciale di P.S. istituito per combattere le forze partigiane slovene e croate ed entro l’8 settembre 1943 ha già arre-stato circa 3.000 sostenitori e familiari dei partigiani dai 14 agli 80 anni, di cui 2250 sono stati inviati nei campi di concentramento di Cairo Montenotte e di Fraschette di Alatri (circa 1400 maschi e 850 donne). Gli arrestati venivano così selvaggiamente torturati durante gli interrogatori che il 12.3.1943 il vescovo di Trieste ha chiesto al Ministero dell’interno di intervenire. Dopo l’armistizio l’Ispettorato ha servito fedelmente l’occupatore tedesco fino alla fine dell’aprile 1945, dando caccia agli aderenti al movimento di liberazione continuando a torturare selvaggiamente. I più indiziati venivano consegnati alle SS e spesso finivano nella Risiera, i meno indiziati venivano spediti nei lager tedeschi.

L’ultima sede di questo Ispettorato è ancora in piedi, ma gli incombe una triste fine. La provincia di Trieste, proprietaria dell’immobile, intende venderlo perché venga abbattuto per costruirvi una casa parking. Il fatto che l’immobile sia stato posto il 26.11. 2010 sotto tutela per l’interesse culturale non ha convinto la giunta di centrosinistra a rinunciare alla vendita ed alla successiva demolizione dello stabile. Così Trieste viene privata della possibilità di avere una “Casa della memoria” in cui poter esporre la documentazione sul primato della Venezia Giulia nell’opposizione e nella lotta contro il fascismo e contro il nazismo.
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Re: Foibe - par colpa dei nasionałeixmi edeołojeghi

Messaggioda Berto » mer feb 05, 2014 6:27 pm

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Ghe xe anca el caxo de ke l’onto maestro tałian e fasista, małà de tubercołoxi, ke ente łe scole istriane con a on putin xlavo ghe scapava na paroła entel so “diałeto o łengoa etnega e locale” el ghe verxeva a forsa ła boca e ‘l ghe spuava drento, łi so spuaci xałi e negri de tbc.
Co xe rivà l’ora i ło ga brincà e butà xo ente łe foibe.

E par mi łi ga fato benon!
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Re: Foibe - par colpa dei nasionałeixmi edeołojeghi

Messaggioda Berto » lun feb 10, 2014 9:16 am

Foibe, un lungo elenco per ricordare i nostri connazionali

http://www.lindipendenza.com/foibe-un-l ... nnazionali

I territori che i nostri compatrioti dovettero lasciare-vivi o morti-, erano stati difatti abitati dalla popolazione Veneta della Repubblica di Venezia dal 1100 circa d.C: nel corso di oltre otto secoli quei territori furono parte integrante della Serenissima e le Popolazioni che vi si stanziarono da quel lontano 1100, lungo le coste e in ampie zone interne della Venezia Giulia, erano fatte di cittadini Veneti.

Quelle Città sul mare, quei Paesi costruiti, furono per secoli funzionali al commercio e alla navigazione delle flotte veneziane verso l’Egeo e verso i commerci con l’Oriente e le popolazioni furono nei secoli autoctone per quelle coste e quelle isole. Radicarono nei Secoli una loro cultura le cui basi, lingua, abitudini, architettura, modo di sentire restarono integralmente legate a Venezia e al suo Governo. Tutto questo ebbe vita fino al Trattato di Campoformido (Campoformio) del 1797, tra Napoleone Bonaparte, per conto del Direttorio Francese, e l’Austria del Sacro Romano Impero, in virtù del quale Venezia e tutti i suoi territori passavano sotto gli Asburgo d’Austria; quelle terre e quelle popolazioni seguirono il destino di Venezia, mantenendo e seguitando a condividere con Venezia tutto quello che era il patrimonio culturale e storico comune.
Nel corso dei secoli solo un territorio/città un pò particolare si era inserito tra questi territori al di fuori del governo del Leone Alato: Fiume.
Tra le tante lingue parlate in città si usò, sino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il fiumano, ossia il Veneto da Mar, del quale esiste anche un dizionario, ed è una parlata tuttora usata dai membri della minoranza italica.

Fiume fu per secoli una città di confine e d’incontro tra le culture ungherese, austriaca, slava, veneziana; non fu -se non per breve periodo- sotto il governo di Venezia ma divenne nei secoli una specie di “libero Porto franco” da cui i mercanti italiani e veneziani si spingevano verso l’interno della Regione Balcanica fino in Ungheria. Fu Feudo dei Frangipani, poi sotto gli Asburgo d’Austria, poi Ungherese, Croata – con scarsa sopportazione- a metà del 1800, di nuovo Ungherese e di nuovo Austriaca fino al “colpo di testa”(e di mano) di D’Annunzio, che forzò dapprima, nel 1919 con il Trattato di Rapallo tra Italia e Regno Serbo-Sloveno-Croato, la Costituzione dello Stato Libero di Fiume e nel 1922, assieme ai fascisti, l’annessione all’Italia in spregio degli accordi internazionali e della volontà della Costituente Fiumana (presieduta da Riccardo Zanella) di restare Indipendente.
L’annessione fu formalizzata nel 1924 dal Trattato di Roma tra Italia e Regno di Jugoslavia ( l’Italia annesse parte della Slovenia, parte della Banovina di Croazia nord-occidentale (che venne accorpata alla Provincia di Fiume), parte della Dalmazia e le Bocche di Cataro (che andarono a costituire il Governatorato di Dalmazia). Anche qui i nodi vennero al pettine nel 1945 e non pagarono nè D’Annunzio né i suoi, ormai non più tra noi: pagarono i Fiumani.
Nei territori annessi fu avviata una politica di italianizzazione forzata del territorio e della popolazione.

In tutto il Quarnero e la Dalmazia si innescò dalla fine del 1941 una crudele guerriglia, contrastata da una repressione che raggiunse livelli di massacro dopo l’estate 1942.
Il 12 luglio 1942 nel villaggio di Podhum, per rappresaglia furono fucilati da reparti militari italiani per ordine del Prefetto della Provincia di Fiume, Temistocle Testa, tutti gli uomini del villaggio di età compresa tra i 16 ed i 64 anni.
Sul monumento che oggi sorge nei pressi del villaggio sono indicati i nomi delle 91 vittime dell’eccidio. Il resto della popolazione fu deportata nei campi di internamento italiani e le abitazioni furono incendiate.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Fiume fu occupata qualche settimana dai tedeschi, invece che dai croati di Ante Pavelić, quando nell’ottobre 1943 passò sotto la giurisdizione della RSI, fino all’agosto 1944, quando anche formalmente cessò l’amministrazione italiana, nonostante truppe della repubblica di Salò restassero insieme all’amministrazione tedesca.
Il resto del massacro lo fecero i Tedeschi e successivamente gli Jugoslavi: Tito confermò l’esistenza delle foibe come occultamento di cadaveri e i governi jugoslavi successivi mai smentirono. A partire dal maggio del 1945, si verificarono arresti e sparizioni in tutte le provincie della Venezia Giulia (Trieste, Gorizia, Fiume e Pola).
A Gorizia e Trieste (occupate dal 1º maggio), le violenze cessarono con l’arrivo degli alleati il 12 giugno; a Pola (occupata dal 5 maggio) soltanto il 20 giugno; invece a Fiume, semplicemente, gli alleati non giunsero, e il martirio continuò imperterrito. Dopo la liberazione delle tre città giuliane (seppur temporanea, come a Pola) si riscontrò l’uccisione di diverse migliaia di persone, molte delle quali gettate nelle foibe ancora vive.

Il quadro etnico-politico che nel corso del XIX° secolo si presentava in quei territori e nei territori dell’interno, oltre il Carso e lo spartiacque delle Alpi Dinariche, vedeva dunque il dominio totale dell’Impero Austro-Ungarico, pur nel rispetto formale della lingua, abitudini, riferimenti culturali delle varie Etnie, sia della Costa che dell’interno, e sia delle popolazioni inurbate che sparse nelle zone agricole e montuose.

Oltre alle divisioni etniche tra Slavi e Veneti, assumevano importanza anche le divisioni etniche tra Slavi (Sloveni, Croati, Serbi, Montenegrini, Bosniaci, Bosgnacchi ecc.) che si basavano anche su un bagaglio di divergenze e intolleranze reciproche plurigenerazionali.
Sempre nel XIX° secolo, nel risveglio delle coscienze nazionali- vedi il Risorgimento-presero campo teorie politiche tese al superamento delle divergenze interetniche per progettare uno Stato Nazionale Slavo; in questo Stato Nazionale si prevedeva una sorta di “supervisione” da parte dell’Austria (Piccolo Panslavismo) o della Russia (Grande Panslavismo); le tesi furono ufficializzate al Congresso di Praga del 1848; su queste teorie se ne innestava una terza, prevedente uno Stato Nazionale più limitato formato dalle sole etnie Slovena e Croata, denominata “Illirismo” o “Croatizzazione” e che prevedeva un confine con le Genti Italiche addirittura all’Isonzo. Nel disegno Panslavista- comunque lo si volesse realizzare- il confine occidentale era dunque addentro ai territori di pretto Popolo Veneto e le Genti Venete della Giulia, Istria e Dalmazia già erano ritenuti “corpi estranei”; un problema che le Etnie Slave avrebbero dovuto in qualche modo risolvere prima o poi.

Tenendo presente quanto esposto vorrei adesso condurvi in epoche a noi molto più vicine: Repubblica Jugoslava, anni ’90 dello scorso secolo; Guerre Jugoslave, guerre interetniche, condotte con massacri immani di civili, etnia contro etnia; Sloveni contro Croati e Serbi, Croati contro Bosniaci, Bosniaci contro Bosgnacchi, Serbi contro Bosniaci e Croati, Albanesi contro Serbi, Musulmani contro Cristiani in Bosnia e via dicendo per varie sfumature in un quinquennio di orrore e sangue. In questo casino immane e tragico, mentre a turno le Etnie si scannavano, la Germania del Cancelliere Kohl e gli Stati Uniti di Clinton foraggiavano di armi e denaro Slovenia e Croazia, per prepararsi a sfruttare il “dopo”, mentre l’Italia guardava, al solito, dal buco della serratura.

Gli Storici, quelli veri, non quelli che sulla storia fanno a volte interpretazioni e aggiustamenti per motivi di parte, hanno analizzato le cause di quelle guerre fatte di massacri, enormi per atrocità e numeri: sono più o meno le stesse che facevano individuare nei Giuliano/Veneti, Istro/Veneti, Dalmato/Veneti/Fiumani del 1800, il “corpo estraneo” nello Stato Slavo auspicato dalle teorie politiche; le ripeto per chiarezza: “…il nazionalismo imperante… gli antichi odi e contrapposizioni interetniche… le motivazioni economiche… la contrapposizione tra le popolazioni delle fasce urbane e le genti delle aree rurali e montane, oltre che gli interessi di alcune entità politiche e religiose…” .

Niente di nuovo sotto il sole, dunque!

In questo elenco sono segnalate foibe e cave nelle quali son stati trovati resti umani o che secondo le testimonianze conterrebbero dei resti umani, dei quali solo una minima parte è stata recuperata:

Foiba di Basovizza (Trieste) monumento nazionale (testimonianze di centinaia di infoibamenti)
Foiba di Monrupino(Trieste) monumento nazionale (testimonianze di centinaia di infoibamenti)
Foiba di Barbana
Foiba Bertarelli (Pinguente)
Foiba di Brestovizza
Foiba di Campagna (Trieste) (assieme alle foibe di Opicin e Corgnale, circa duecento infoibati, i cui corpi non sono stati recuperati)
Foibe di Capodistria (una commissione slovena fece ispezionare le ottantun cavità con entrata verticale che circondano la città: in diciannove di esse sono stati ritrovati resti umani. Recuperati cinquantacinque corpi, secondo le testimonianze nella zona furono eliminati centoventi persone di San Dorligo della Valle)
Foiba di Casserova (vicino a Fiume, estremamente difficile il recupero dei corpi)
Foibe di Castelnuovo d’Istria
Foiba di Cernizza (due salme recuperate nel 1943)
Foiba di Cernovizza (Pisino) (circa 100 uccisioni)
Foiba di Cocevie
Foiba di Corgnale (assieme alle foibe di Campagna e Opicina, circa duecento infoibati, corpi mai recuperati)
Foiba di Cregli (otto corpi recuperati nel 1943)
Foiba di Drenchia
Cava di bauxite di Gallignana (ventitré coripi recuperati nel mese di ottobre 1943)
Foiba di Gargaro o Podgomilla (Gorizia) (circa ottanta morti)
Foiba di Gimino
Foiba di Gropada (trentaquattro persone eliminate con colpo alla nuca il 12 maggio 1945, corpi non recuperati)
Foiba di Jurani
Cava di bauxite di Lindaro
Foiba di Obrovo (Fiume)
Foiba di Odolina
Foiba di Opicina (assieme alle foibe di Campagna e Corgnale, circa duecento infoibati, corpi mai recuperati)
Foiba di Orle (numero imprecisato di corpi recuperati nel 1946
Foiba di Podubbo (cinque corpi individuati e non recuperati)
Foiba di Pucicchi (undici corpi recuperati nel 1943)
Foiba di Raspo
Foiba di Rozzo
Foiba di San Lorenza di Basovizza
Foiba di San Salvaro
Foiba di Scadaicina
Abisso di Semez (individuati i resti di 80/100 persone, mai recuperati)
Foiba di Semi (Istria)
Abisso di Semich (un centinaio di corpi individuati ma non recuperati)
Foiba di Sepec (Rozzo)
Foiba di Sesana (un nuermo imprecisato di corpi recuperati nel 1946)
Foiba di Terli (ventisei corpi recuperati nel 1943)
Foiba di Treghelizza (due corpi recuperati nel 1943)
Foiba di Vesvovado (sei corpi recuperati)
Foiba di Vifia Orizi (testimonianze di circa 200 persone eliminate)
Foiba di Villa Surani (ventisei corpi recuperati nel 1943)
Foiba di Vines (54 corpi recuperati nel mese di ottobre 1943)
Foiba di Zavni (Selva di Tarnova)

Campi di Concentramento, nei quali morirono la maggior parte della vittime delle foibe furono:

Campo a Borovnica
Campo a Skofja Loka
Campo a Osijek
Campo a Stara Gradiska
Campo a Sisak
Campo a Zemun
Campo a Vrsac
Campo a Osseh
Campo a Aidussina
Campo a Maribor

Veneto Stato d’Europa
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Re: Foibe - par colpa dei nasionałeixmi edeołojeghi

Messaggioda Berto » lun feb 10, 2014 9:26 pm

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Re: Foibe - par colpa dei nasionałeixmi edeołojeghi

Messaggioda Berto » mar feb 11, 2014 7:01 am

Ke oror!

Immagine

Speciale Foibe – 4 / Anche le pietre parlano italiano

http://www.ilprimatonazionale.it/2014/0 ... o-italiano

Roma, 10 feb – “Sì come ad Arli, ove Rodano stagna a sì com’a Pola presso del Carnaro, ch’Italia chiude e i suoi termini bagna”. Dante Alighieri sulla nazionalità dei polesani non aveva dubbi. Non è sufficiente, però, il sigillo del Sommo Poeta per sancire l’italianità della principale città istriana. Pola è solo un esempio per affrontare tutta la questione delle terre contese giuliano-dalmate e istriane. Si tratta di una vicenda assai complessa che ha avuto come tragico capitolo finale le Foibe e l’esodo della popolazione. È necessaria, però, una ricostruzione storica che non può limitarsi all’ultimo secolo.

Le coste del nostro confine orientale furono da sempre ambitissime per la loro bellezza e loro posizione strategica.
Tanti popoli hanno invaso queste terre divenute romane nel quinto secolo.
Poi, con la caduta dell’Impero Romano, i barbari e l’instabilità politica l’hanno fatta da padrone.
Il sole tornò a splendere con la Repubblica di Venezia.
Un periodo lungo cinque secoli. La Serenissima fu difesa e voluta da chi viveva in quelle terre.
L’occupazione asburgica poi strinse di nuovo il cappio attorno al collo delle popolazioni giuliano dalmate. Vediamo come.

L’anno cruciale fu il 1866 quando Il verbale dell’imperatore Francesco Giuseppe d’Asburgo recitava testualmente: “Sua Maestà ha espresso il preciso ordine che si agisca in modo deciso contro l’influenza degli elementi italiani ancora presenti in alcune regioni della Corona e, occupando opportunamente i posti degli impiegati pubblici, giudiziari, dei maestri come pure con l’influenza della stampa, si operi nel Tirolo del Sud, in Dalmazia e sul Litorale per la germanizzazione e la slavizzazione di detti territori a seconda delle circostanze, con energia e senza riguardo alcuno”.
Scuole, municipi e Chiese furono i bersagli dall’Alto Adige fino alle estreme isole dalmate.
Fu abolito l’italiano come lingua d’istruzione nelle scuole e poi ci fu il rifiuto delle autorità provinciali e comunali nazionaliste di finanziare con soldi pubblici le scuole in lingua italiana che sopravvivevano.

Un’altra forma di slavizzazione della regione fu la “croatizzazione completa dell’amministrazione statale”.
Fu slavizzata persino la toponomastica latina (???), anteriore di gran lunga a quella slava.

Poi la religione. Secondo lo storico Attilio Tamaro: “Cooperavano a questo sistema di snaturamento dei lineamenti storici ed etnici della Regione Giulia e della Dalmazia i preti”. Tanto che le gerarchie ecclesiastiche locali furono spesso riprese dal Vaticano che, certo, non amava il tricolore. Nonostante questo, la presenza italiana almeno in Istria resisteva, in Dalmazia invece si era dimezzata. Secondo il censimento austriaco del 1910 gli italiani erano un terzo della popolazione. Per le autorità italiane nel 1921 i dati erano capovolti. Una storia scritta dai vincitori si dirà, ma non è così. La perfida politica fascista impose solo l’italiano come lingua, e poi molti cognomi furono italianizzati! Una persecuzione etnica che portò nel censimento del 1931 a vedere il numero degli slavi praticamente inalterato. Certo non si può dire la stessa cosa dell’esodo che vide 350 mila italiani abbandonare la loro terra (circa il 90%).

Il lavoro iniziato da Francesco Giuseppe fu portato a termine da Josip Broz detto Tito.
Il maresciallo Tito lasciò ai rimasti solo un tricolore con la stella rossa che potevano sventolare nelle occasioni ufficiali.
Tutto ciò avvenne nell’indifferenza generale del Bel Paese che vedeva negli esuli solo dei fascisti in fuga. Su l’Unità ai tempi si scriveva che in Sicilia c’era il bandito Giuliano e nel resto del Paese circolavano i banditi giuliani.
Oggi rimangono in Istria circa diciassette mila italiani e poche migliaia in Dalmazia. Il maresciallo Radetzky affermava che: “Bisogna slavizzare la Dalmazia per toglierla alla pericolosa signoria intellettuale di Venezia alla quale le popolazioni italiane si rivolgono con eccessiva ammirazione”. Ci sono riusciti. E allora la Giornata del Ricordo del 10 Febbraio diventa solo un’occasione per compiangere le vittime di una delle tante persecuzioni etniche. Nessuno ricorderà lo scippo di quelle terre e la fuga dei nostri fratelli.
Sarebbe opportuno, invece, riflettere sulla nostra stolta scaltrezza che ci porta a pensare che gli italiani per gli italiani sono sempre gli altri come diceva Cossiga. Non lamentiamoci, quindi, se ci trattano come uno zerbino. Se sulla fronte abbiamo scritto Salve, un motivo ci sarà.

Salvatore Recupero

Bauco le prie caxo mai le parla veneto e no talian!
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Re: Foibe - par colpa dei nasionałeixmi edeołojeghi

Messaggioda Berto » mar feb 11, 2014 8:37 am

Il ricordo celebrato all’ombra del tricolore, la bandiera delle nefandezze

http://www.lindipendenza.com/il-ricordo ... nefandezze

di GILBERTO ONETO

La cosiddetta Giornata del Ricordo è una occasione sprecata.
Avrebbe potuto essere un sereno momento di rivisitazione della più recente vicenda italiana, di dibattito documentato su tutta una serie di episodi controversi, negati o travisati su cui la storia ufficiale si è esercitata nei più acrobatici esercizi di ipocrisia e di menzogna.
La cosa è nata dalla commemorazione delle vittime della violenza titina ma avrebbe dovuto essere la migliore occasione per pensare a tutte le vittime dirette o indirette degli scontri ideologici e nazionalistici dell’ultimo secolo e mezzo: non solo esuli e infoibati, ma i liquidati dopo la seconda guerra mondiale, i massacrati durante la prima, le vittime del colonialismo e dell’imperialismo italiano, gli ammazzati dallo Stato, gli insorgenti meridionali e tutti quelli che sono stati imprigionati e uccisi per essersi opposti all’unificazione savoiarda e massonica.

La storia che viene insegnata nelle scuole italiane è una sequela di menzogne, ipocrisie, negazioni e ingiustizie culturali.
La Giornata del Ricordo avrebbe potuto essere la più bella occasione per spezzare l’odioso paravento della retorica, della censura e del trombonismo propagandistico.

Niente di tutto questo. Essa è diventata il peggior esercizio del peggior conformismo di potere. Si continua con le esagerazioni e le forzature sulle vicende istriane, si continua ad alimentare il fuoco perverso del nazionalismo italiano come sempre condito di panzane, vittimismo e necrofilia.

Viene ancora una volta fatta violenza alla correttezza storica ma anche alle povere vittime vere che sono strumentalizzate, inzaccherate da poltiglia tricolore, depredate del sacrosanto diritto alla verità e al rispetto che da essa deriva.

Se si vuole ricordare l’oppressione nei confronti di una comunità culturale ed etnica, non si può ricorrere all’esodo istriano e dalmata (che è stato il risultato di uno scontro fra ideologie, nazionalismi fasulli e convenienze politiche) senza ricordare le vicende degli slavi “incorporati” nel Regno d’Italia, dei sudtirolesi e di tutti gli altri che sono stati rinchiusi nella gabbia tricolore.
Il Ricordo deve coinvolgere tutte le vittime, dai soldati padani rimasti fedeli ai loro sovrani, ai combattenti meridionali, a tutti quelli che si sono ribellati ai soprusi dello Stato, che sono stati incarcerati e ammazzati, che sono stati costretti a emigrare, che sono stati macellati nelle trincee, in assurde spedizioni africane e balcaniche, e infine – e solo allora – anche i triestini, gli istriani e i dalmati sacrificati dall’Italia per maneggi davvero poco nobili.

Il Ricordo deve coinvolgere nell’esecrazione tutti gli aguzzini, non solo le milizie titine o gli sgherri nazisti e fascisti, ma anche le brutalità dei partigiani, l’esercito italiano e tutte le sue propaggini repressive e violente dal bombardamento di Genova del 1848 fino all’assalto al campanile del 1997.

In questi giorni si è celebrato il ricordo all’ombra del tricolore, proprio la bandiera in nome della quale tutte le nefandezze sono state commesse.

Comenti ================================================================================================================================

Garbin
11 Febbraio 2014 at 2:00 pm #
I veneti al di là dell’Adriatico sono stati vittime dello scontro tra due stati fasulli creati a tavolino.

Heinrich
11 Febbraio 2014 at 3:47 pm #
Veneti? Quali Veneti? Quelli mandati da Mussolini & co. a sostituire gli abitanti slavi per italianizzare la regione?
Smettetela anche voi fascionazionalisti veneti di comportarvi come i fascionazionalisti italiani, di etichettare i popoli altrui sulla base del nazionalismo linguistico e del revanscismo storico.
Quei popoli hanno già subito abbastanza per mano dei nazionalisti senza che ora vi ci aggiungiate pure voi.
Né italiani né veneziani, né sloveni né croati, ma solo Istriani e Dalmati.

pippogigi
11 Febbraio 2014 at 5:40 pm #
Quanta ignoranza….
L’Istria e la Dalmazia sono ancora piene di leoni di San Marco. La presenza dei veneti (o meglio venetofoni) in quelle nostre regioni è vecchia di almeno 1000 anni. Lo stesso Marco Polo era originario di una famiglia dalmata, quelli che i veneti chiamavano gli “schiavoni”.
Secoli di convivenza, in cui buona parte degli istriani e dalmati avevano anche antenati sloveni, croati, ungheresi austriaci ma di cultura e lingua veneta sono andati a farsi benedire con il fascismo che inviò dei funzionari, quasi tutti pugliesi, che totalmente ignari della cultura locale o padana in genere, si misero a vessare gli slavi locali con conseguente voglia di vendetta che poi portò all’esilio dei dalmati.
Tanto per capirci gli stessi orrori ed errori che gli italiani fecero in Istria e Dalmazia li fecero in Padania, pensiamo all’italianizzazione forzata dei toponimi e dei cognomi o la negazione di altre culture e lingue.
Ancora oggi gli italiani fanno fatica a studiare le lingue estere (e a parlarle, un italiano che parla inglese è quasi incomprensibile….) mentre la realtà padana era (è) quella del multiculturismo, le alpi non erano una frontiera ma una cerniera tra popoli simili. Per fare un esempio nella valle di Gressoney, dove si parla un dialetto tedesco, quasi tutti sapevano parlare anche il patois (per comunicare con i paesi della bassa valle) ed il piemontese (per il commercio) lingue certo non studiate a scuola….

Gianfrancesco
11 Febbraio 2014 at 12:42 pm #
“La storia che viene insegnata nelle scuole italiane è una sequela di menzogne, ipocrisie, negazioni e ingiustizie culturali”.

lorenzo s.
11 Febbraio 2014 at 12:15 pm #
Per non parlare dei terroristi spacciati come patrioti, tipo Oberdan. Se l’Italia vuole essere un paese che combatte il terrorismo deve iniziare a rivedere la storia e cambiare il nome di molte vie e piazze.

Sandi Stark
12 Febbraio 2014 at 9:25 pm #
Oberdank, prego. Fino al 1900 anche gli italiani lo chiamavano tutti Oberdank.Lo testimoniano centinania di articoli di giornale e le monete commemorative coniate dai suoi amici.
Sulla sentenza di condanna a morte c’era scritto Oberdank, non Oberdan come falsificato dagli italiani dopo gli anni ’20, abbiamo l’originale.
Nel liceo Oberdan di Trieste è esposto il manifesto della sua condanna a morte, generazioni di studenti esposti ad un colossale falso storico.
Anche il suo testamento con la firma “Oberdan” sarebbe un falso, non è mai stato sottoposto a perizia calligrafica.
Nella prima edizione del libro di Salata su Oberdank, era riportata una lettera che narrava come il criminale avesse compiuto una strage con la morte di due ragazzini, gettando due “bombe Orsini” sulla folla di Trieste. Reato rimasto impunito perchè il terrorista non confessò mai, anche se un confidente riportò una sua ammissione in carcere.
Quando si accorsero dell’errore tolsero la pagina delle edizioni successive, ma noi abbiamo trovato una copia dell’originale nel 1979, Spadolini vedendola disse: “Ogni tanto qualche bomba ci sta bene”. Abbiamo i testimoni, naturalmente.

terenzio varrone
13 Febbraio 2014 at 5:47 pm #
Ti sfugge che, dal 1866, Francesco Giuseppe, l’imperatore, emanò leggi contro i sudditi di lingua italiana . Queste leggi disponevano la totale cancellazione delle origini italiane e la germanizzazione o la slavizzazione di tutto quello che era italiano (veneziano) : si chiusero tutte le scuole italiane, ad eccezione di due istituti tecnici nautici presenti a Zara perchè le conoscenze tecniche di navigazione erano in lingua VENEZIANA e non potevano essere trasformate in lingua slava per mancanza di corrispondenza; furono licenziati tutti gli italiani impiegati nell’amministrazione pubblica e fu proibito agli italiani di accedere a cariche pubbliche e politiche . Insomma, fecero quello che Hitler fece con gli ebrei dal 1933 . Oberdan era italiano, mentre Oberdank, era il risultato della gemanizzazione .
Inoltre, con la trasformazione dei nomi, da italiani a germanici o slavi, si volle dimostrare all’imperatore che gli italiani erano quasi scomparsi da quei territori che abitavano dal II secolo a.C. .
La propaganda è una cosa, la storia è un’altra cosa!
Comunque, se avrai pazienza di leggere, ti allego un link di una pubblicazione trovata sull’argomento . Buona lettura se leggi .
http://www.focus.it/community/cs/forums ... 13051.aspx

Ghe respondo a sto Varon:

entel 1866 ghe jera stà l’anesion trufa de ła Venesia a ła Talia dapò łe goere contro l’Austria e łe xenti venete e venetofone de l’Istria ke na volta ła fea parte de ła Venesia, łe jera devegneste par forsa “tałiane” e ła łengoa veneta ła jera sta fata pasar par na variansa dialetal de ła łengoa tałiana (pensa łomè ła łengoa veneta ke se parla en Braxil ła vien ciamà Talian parké i migranti veneti łi ghea el pasaporto e ła çitadenansa tałiana) co l’Istria ła xe pasà soto a ł’Aostria coesta ła ga fato coel ke ła ga fato contro łi tałiani e i veneti łi ghe xe ndà de mexo parké devegnesti tałiani, se łi restava veneti no ghe capitava gnente de tute ste robe.
Coando kel Veneto el jera soto l’Austria coesta no ła ga mai fato pułisia etnega e teroreixmo łengoestego ente ła tera veneta; xe stà dapò co ła naseda del nasionałeixmo tałian ke xe vegensto fora łe dexgràsie.
Ł’Aostria ła ga fato benon a far coel ke ła ga fato, ła podea anca dimandarghe ai veneti se łi vołeva restar veneti en Aostria come çitadini aostriaghi o deventar çitadini tałiani e ndar fora da l’Istria.


http://it.wikipedia.org/wiki/Guglielmo_Oberdan
Guglielmo Oberdan, nato con il nome di Wilhelm Oberdank (Trieste, 1º febbraio 1858 – Trieste, 20 dicembre 1882).

jabbajabba
13 Febbraio 2014 at 10:08 pm #
Molto bene adesso a riscriverci la storia ci pensa addirittura un antico romano!
Peccato che la “legge”del 1866 sia una bufala.
http://felicitamodna82.wordpress.com/20 ... -ignoranti
Non fu chiusa alcuna scuola,anzi la Lega Nazionale ne eresse altre.
Sul licenziamento degli impiegati pubblici si mescolano i cosiddetti decreti Hohenlohe smontati nel link qui sopra.
Sul paragone con Hitler, stendiamo un velo pietoso.
Oberdank era veramente Oberdank di origine carinziano-slovena,mi dispiace.
Lo “storpiamento” dei nomi da parte dei curati se avvenne fu episodicamente e non in modo sistematico.
Per quanto riguarda il link scritto dal “grande storico” Lamberto1861 (un nome e un avatar tutto un programma) posso dire:
Magris-Musil-Cacania=letteratura (romanzi!, non storia!)
Le “stragi di Galizia”furono la contro-rivolta dei contadini sfruttati contro i loro padroni nobili.
Citazioni tratte da pubblicazioni irredentiste di inizio ’900 (in particolar modo degli anni della grande guerra o l’opera irredentista per antonomasia del Tamaro) non sono decisamente attendibili.
Per quanto riguarda il calo di italiani in Dalmazia in quegli anni si trattò di una combinazione di eventi quali una minor natalità, la fine dei legami con Venezia nel 1866, la migrazione da una terra povera, l’attrazione di qualcuno per l’Italia e un ritorno di molti alla lingua madre croata (vedi lingua d’uso nei censimenti austriaci).
Non esiste alcun decreto del 1912 che abolisce i nomi italiani (saria mejo dire veneti pero) sempre usati.
La politica asburgica cercò solamente di riequilibrare in parte un eccesso di potere che era gestito dalla ricca nobile e acculturata comunità italiana (o mejo Veneta).
Altri autori citati più recenti insegnano nelle università italiane la storia ufficiale di Stato dettata da Roma (altrimenti non lavorerebbero).
Nulla di più lontano da una libera ricerca storica da paese libero e moderno.
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