Łi sasini de l'ebreo Cristo, i romani

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Messaggioda Berto » mer gen 08, 2014 8:22 am

Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Li sasini de Cristo i romani

Messaggioda Berto » lun gen 13, 2014 11:29 pm

Baraba el jera on pareota/patriota partexan ebreo kel conbateva contro li envaxori romani e fato pasar par ribele/asasin/brigante.

Barabba era un patriota partigiano ebreo che lottava contro gli invasori romani e fatto passare per un criminale, quando invece era un eroe della lotta degli ebrei per la liberazione dal dominio romano.
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Re: Li sasini de Cristo i romani

Messaggioda Berto » lun gen 13, 2014 11:46 pm

Jexù Cristo

http://it.wikipedia.org/wiki/Ges%C3%B9

Ebraismo

L'Ebraismo non riconosce Gesù come il Messia atteso, né tantomeno gli attribuisce natura divina, caratteristiche non sono state considerate estranee alla tradizione ed alla religione monoteistica ebraica.[142] Mosè Maimonide, rabbino del XII secolo e fondamentale teologo ebraico, lo chiama «Gesù il Nazareno», e lo considera alla stregua di un rabbì itinerante – al quale la successiva tradizione cristiana, mentendo, ha attribuito miracoli, e del quale ha falsamente proclamato la resurrezione[143].
Circa il processo di Gesù che ne decretò la morte, secondo la Jewish Encyclopedia (1901-1906)[144] la responsabilità fu della "arrogante" gerarchia sadducea. Questa ne decretò la morte consegnandolo a Pilato (ke come warnador roman el ga dito l'oltema parola e el gà condanà Cristo par lexa maestà e no par le acouxe de li ebrei e li sodà romani li lo ga encroxà co i ciodi), ma non istituì un vero e proprio processo sinedrita (che avrebbe coinvolto anche l'ebraismo farisaico, sul quale si basa l'ebraismo contemporaneo).
Il principale motivo della condanna non derivò da questioni teologiche relative alla divinità o messianicità di Gesù ma dalla reazione all'episodio della cosiddetta Purificazione del Tempio da lui compiuto.
Gli aderenti al Giudaismo messianico, una corrente minoritaria particolarmente diffusa negli Stati Uniti e considerata eterodossa dal resto dell'Ebraismo, riconoscono la natura messianica di Gesù, i suoi miracoli e la sua risurrezione, pur non attribuendogli natura divina.

http://it.wikipedia.org/wiki/Purificazione_del_Tempio
Immagine

Anca el Papa Françesco a Roma lè drio parar fora li marcanti dal tenpio.
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Re: Li sasini de Cristo i romani

Messaggioda Sixara » mar gen 14, 2014 8:37 pm

Masì penso anca mi sèto ke l unico ca dixe la 'verità' ( o el ghe va vizin) l è Giovanni, ke l lo conosea mejo de tuti, ke l jèra so amigo e confidente. O almanco, mi a gò sta inpresion cuà e bixognaria sì ca me li lezese sti vanjelisti e prima o dopo a lo farò. Si, penso ke, fra le righe, calcòsa se dovaria capire.
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Re: Li sasini de Cristo i romani

Messaggioda Berto » sab gen 25, 2014 8:57 am

Vigneta antisemita statunitense ke ła dipinxe łi ebrei come ladri e sasini de Cristo

http://it.wikipedia.org/wiki/Antisemitismo

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -Money.jpg
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Re: Li sasini de l'ebreo Cristo, i romani

Messaggioda Berto » mer feb 19, 2014 5:41 pm

No xe tanto ke i me ga contà ke so ła traxmision tiviana de Quark
http://it.wikipedia.org/wiki/Quark_(pro ... televisivo)

i ga tratà de ła morte de Cristo e łi ga dixesto ke no se ben ki ke ga copa Cristo: se i ebrei o i romani.

I ga fato paseti envanti, na olta i gavaria contà ke jera stasti i ebrei.
Ke ghe sia vegnesto en vista o a łe rece ste paxene?
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Re: Li sasini de l'ebreo Cristo, i romani

Messaggioda Berto » lun mar 24, 2014 8:40 pm

E' stato un calabrese a trafiggere Gesù

http://www1.lastampa.it/redazione/cmsSe ... girata.asp

Immagine

Nella Palestina dell'epoca era di stanza la decima legione Fretensis. L'aveva voluta Ottaviano, i suoi soldati provenivano dalla zona dello Stretto
MIMMO GANGEMI
«Militum unus occidit Christum». A scriverlo, a gessetto sulla lavagna nera, l’insegnante di latino e greco di una terza liceo del Classico di Melito Porto Salvo. Melito si trova all’estremità dello Stivale, là dove le acque hanno appena smaltito il gelido che risale con le correnti dai fondali dello Stretto e sono ancora indecise tra mare Tirreno e mare Ionio. La professoressa, attempata e con occhiali da presbite spinti sulla punta del naso, collima severa un giovane defilato all'ultimo banco. Gli chiede di tradurre. Quello si alza in piedi e si raspa la testa, sulle prime pensieroso, poi passando sguardi, supplichevoli di un soccorso, sui compagni, senza ottenere granché. Si rassegna ad affrontare in proprio l’ardua prova - il latino è ora annacquato; ai miei tempi, sul finire degli anni '60, quando i nostri giorni erano migliori, al liceo Campanella di Reggio, ci sarebbe apparsa offesa imperdonabile proporci una simile traduzione, al massimo adatta a uno di seconda media - e rispose infine: «uno di Melito uccise Cristo». Nessuno della classe trovò da ridire o provò a farsi bello con una soluzione diversa. Al punto che il «nostro» si ritrovò speranzoso di averla scampata: cominciava a vederla una traduzione con discrete possibilità di passare.

«Uno di Melito?», inorridita la professoressa. «Uno di qua?».

«Sì, un Melitoto uccise Cristo» ribadì il poveretto.

L’insegnante preferì il riso all’indignazione culturale e «di latino non sai niente, conosci bene i Melitoti però» dissacrò arguta. Con il termine Melitoti sono comunemente indicati i cittadini di Melito Porto Salvo. La dizione corretta sarebbe «Melitesi», ma la consuetudine, trascinata fin qui dall’epoca bizantina, privilegia la desinenza in oto. Lo si riscontra spesso: Cristinoti sono ancora nel linguaggio corrente i Cristinesi del mio paese, Santa Cristina d’Aspromonte, dove il parroco si fregia del titolo di Protopapa, primo tra i preti - ma ce n’è uno solo, peraltro spartito con altri piccoli centri del circondario - anch’esso di derivazione ortodossa.

In questa terra reggina, infettata dalla piaga della 'ndrangheta, da duri e per duri, i Melitoti sono più duri della media. E la ‘ndrangheta, presente con le sue ‘ndrine, lì come in ogni altro centro della provincia, si fa sentire e rispettare, è di quella che più conta.

Aver tradotto «un Melitoto» al posto di «uno dei soldati» conduce dritto alla Sacra Sindone, a quel corpo morto - piagato, martoriato e sanguinolente - avvolto nel lenzuolo, a quel volto, impressionato tridimensionalmente, che vogliamo, e ci giova, continuare a credere il volto di Cristo, nonostante i risultati del Carbonio 14 spostino la datazione del telo 1300 anni in avanti.

Conduce alla Sacra Sindone perché la legione romana stanziata in Palestina al tempo di Gesù era la Decima Fretensis, voluta da Ottaviano e annomata Decima per ricordare e celebrare l’invincibile Legio X di Giulio Cesare. Il primo comandante ne fu Sesto Pompeo. Fretensis deriva da fretum, che significa frattura, stretto. E «fretum siculum» era chiamato lo Stretto. «Ad fretum» - «ad statuam», la dicitura alternativa - terminava la via Popilia, a Catona, davanti alle acque tormentate da Scilla e Cariddi, dove si ergeva la statua del Nettuno Infero a cui era devoto Sesto Pompeo. Lì la legione aveva la sua base, con il compito di presidiare lo Stretto. Le fu subito dato il «cognomen Fretensis», perché formata da legionari del luogo, reggini e Brettii, o Bruzii, ciò che rimaneva delle popolazioni dell’entroterra decimate due secoli prima dai soldati romani e ancora additati al disprezzo che spettava ai barbari più barbari - quando invece avevano cultura e civiltà significative - perché i primi a scansare la bandiera romana a favore di quella di Annibale e perché è sempre il vincitore che conia la storia. Reggio poté i suoi legionari perché era diventata Municipio, senza suffragio, nell'89 a.C., con il nome di Rhegium Julii. All’epoca di Cristo, la Legio X Fretensis era agli ordini di Ponzio Pilato. E le toccò flagellare e crocifiggere Gesù. Fu un suo soldato che «trafixit costatum Christi» - cronaca in un latino già adulterato - fu un suo soldato che Gli porse, sulla punta della lancia, una spugna imbevuta d’aceto quando Lui chiese acqua, fu un suo centurione a riconoscerLo figlio di Dio appena il sole si eclissò e calarono le tenebre da mezzogiorno alle tre, tremarono le terre e si squarciò il velo del Tempio.

La leggenda a sua volta si accanisce e tramanda che il legno della Croce di Cristo proveniva dalla Sila. Questo è difficile da digerire: in Palestina le crocifissioni erano all’ordine del giorno, sarebbe dovuto essere un continuo andare e venire di navi cariche di tronchi, quando cedri e ulivi non difettavano a quella terra. Si trattò probabilmente di un’infamia per mantenere il disprezzo sui Brettii macchiati dall’antico tradimento, mai dimenticato.

L’errore in cui incorse l’allievo Melitoto è quindi scolastico, non storico: furono davvero i reggini della «Fretensis» a crocifiggere Cristo. Da un articolo apparso su La Repubblica del 24 ottobre 1984, a firma di Salvatore Parlagreco e dal titolo «Storia della legione siciliana», si evince che i Messinesi - quantomeno l’autore, per conto loro - abbiano inteso assumersi il «merito» di aver loro ucciso Cristo. Viene infatti lì asserito che la Legio X era siciliana e composta da legionari siciliani. Sbagliando. Perché, mentre Reggio, da città federata, divenne Municipio romano, senza suffragio e con il nome di Rhegium Julii, nell'89 a.C., Messina ottenne ciò più tardi, da Ottaviano Augusto, che regnò dal 29 a.C. al 14 d.C., quando la Legio X era attiva e gloriosa fin dal 41 a.C. e stanziata sull'altro versante dello Stretto.

Si tratta tuttavia di un «merito» che i reggini cederebbero volentieri ai loro dirimpettai, e cugini, sebbene figli di sue sorelle in eterna lite, al punto che persino la buona Fata Morgana, stanca dei continui dissapori, da decenni ormai nega la celestiale magia di specchiare ampi scorci di Messina sulle acque antistanti Reggio.

Messina, assieme a Ragusa e a Siracusa, è «provincia babba». Sembra un disprezzo. E invece è un vanto, da appiccicare la medaglia sul vessillo cittadino, perché con «babba» s'intendeva che era immune dal fenomeno mafia, in una Sicilia invece in piena metastasi di questo cancro. Era, però. Non lo è più. Come erano, e non sono più, Ragusa e Siracusa. Infettate a loro volta. Messina rischia tuttavia di restare «babba» - senza alcun onore stavolta, ma nell'accezione vera del termine - se non si oppone a chi le accolla la Passione di Cristo, a chi vuole ascrivere alla sua storia e alla sua coscienza una macchia che non le appartiene.

Tornando al giovane studente poco incline al latino, gli va riconosciuto il merito di aver rinverdito la cronaca di allora: sulla Sacra Sindone, esposta in questi giorni per le visite di milioni di fedeli cui piange il cuore davanti ai segni del calvario del Salvatore, sono impresse tracce di sangue che, ahinoi, riconducono ai legionari di Rhegium Julii. Seppure io non vi veda granché colpa. Alla Legio X Fretensis è solo toccata la ventura di essere stanziata in Palestina. Vi fosse stata comandata un'altra, nulla sarebbe mutato del destino umano del Cristo, era già scritto.

Però non sia, come perfidamente mi scappa dai pensieri, che arcani disegni, estranei al cielo, mai vendicativo, abbiano dato vita, concretezza e spessore a qualche malefico sortilegio che pende sul popolo reggino, per essere stato il predestinato artefice del compiersi di quel destino. E, allo stesso modo dei Giudei, per millenni dispersi nel mondo, senza patria, perseguitati, disprezzati - «liberaci, o Signore, dai perfidi Ebrei» si recitava in chiesa, durante la Messa, fino agli anni '60 - e sparsi a milioni «fumo nel vento», come nella vecchia canzone Auschwitz dei Nomadi, non sia che questa terra debba pagare, e stia pagando, con il sangue quello innocente e divino sparso allora.
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Re: Li sasini de l'ebreo Cristo, i romani

Messaggioda Berto » gio apr 10, 2014 6:06 pm

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... A7esco.jpg

Speren kel Papa Françesco, el primo papa omo e pecador de la storia, dapò tanti Papa prinçipi e mexi divini, el gapie el corajo de sigarlo al mondo.

El creistianexemo e Cristo l'ebreo
viewtopic.php?f=24&t=38

Papa Francesco: “L’antisemitismo è un peccato. Gesù era ebreo”

In un'intervista rilasciata a Yediot Ahronot - la prima a un giornale israeliano - Papa Francesco riflette sul pericolo di una guerra di religione fra israeliani e palestinesi, sulla drammatica situazione delle minoranze cristiane sotto l'Isis e sulla minaccia dell'odio contro gli ebrei. "Ricordiamoci che Gesù era ebreo, e che il cristianesimo fiorì dal giudaismo.

http://www.mosaico-cem.it/articoli/prim ... -era-ebreo


Questi sono giorni difficili per Papa Francesco, molto preoccupato per la situazione a Gerusalemme, i timori per la sorte dei cristiani in Iraq e in Siria, e per il futuro dell’Europa.

“Condanno ogni forma di violenza in nome di Dio”, il pontefice spiega in un’intervista esclusiva, alla domanda circa la strage nella sinagoga di Gerusalemme e l’aumento del terrorismo delle ultime settimane.

“Seguo con preoccupazione l’escalation di Gerusalemme e di altre comunità in Terra Santa, pregando per le vittime e mi appello dal profondo del mio cuore alle parti, a porre fine all’odio e alla violenza”, dice. “Costruire la pace è difficile, ma vivere senza la pace è un incubo”.

Nella sua prima ampia intervista ai media israeliani, che apparirà in questo fine settimana su Ynet, Papa Francesco dice che la minoranza cristiana nelle aree sottoposte al controllo dello Stato islamico è nelle condizioni peggiori che abbia mai dovuto affrontare in tutta la sua storia.

“In Iraq, ad esempio, gli atti barbarici sono di un orrore indescrivibile. Sono in corso persecuzioni dei cristiani più gravi rispetto ai primi tempi della Chiesa” dice. “Le grida dei cristiani, yazidi e altre comunità etniche richiedono una posizione chiara e coraggiosa, sia da parte dei leader religiosi, soprattutto musulmani, sia dei leader politici”.

Papa Francesco, leader spirituale di 1,2 miliardi di credenti, condanna anche l’antisemitismo senza mezzi termini.

“L’antisemitismo è un peccato”, dice, sottolineando che Gesù è nato e morto da Ebreo. “Non si può essere un vero cristiano se non si accettano le sue radici ebraiche. La gente deve sempre ricordare che il cristianesimo fiorì dal giudaismo”.

Il pontefice ha fatto la sua prima visita ufficiale in Israele e Territori dell’Autorità palestinese all’inizio di quest’anno, quando si è incontrato con i leader politici e religiosi di Gerusalemme e Betlemme.
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Re: Li sasini de l'ebreo Cristo, i romani

Messaggioda Berto » dom apr 20, 2014 8:41 pm

Catołeghi Tradisionałisti

Ciao Berto
----- Original Message -----
From: mgruggiero@gmail.com
To: mgruggiero@gmail.com
Sent: Sunday, April 20, 2014 10:02 AM
Subject: AUGURI!

Voi già sapete, o cristiani, che la notte della domenica in cui risuscitò Gesù Cristo, un angelo discese dal cielo e, suscitato un grande terremoto e rovesciata la pietra del sepolcro, vi si assise al di sopra con un aspetto fulminante; sicché le guardie poste dai Giudei al sepolcro, atterrite a quella vista, restarono tutte come morte. Voi sapete parimenti che il sepolcro fu poi visitato e rivisitato dalle sante donne e dai discepoli. […] Dove intanto si trovassero le guardie, l’Evangelio non lo dice. Esso dice solamente che, partite le donne dal sepolcro, Quae cum abiisent, alcuni soldati della guardia andarono in città a riferire ai sommi sacerdoti tutto quello che era avvenuto […] vale a dire riferirono loro non solamente che il terremoto e l’aspetto minaccioso e terribile dell’angelo li aveva fatti dallo spavento tramortire, ma inoltre che, rovesciata dall’angelo la pietra del sepolcro, il corpo di Gesù Cristo non vi si trovava più. […] Ora i sacerdoti, assicurati così dalle guardie che il corpo di Gesù Cristo tra mezzo a inauditi prodigi era da sé sparito dal sepolcro, che dovevano essi pensare? Che dovevano fare? Essi dovevano pensare che Gesù Cristo era veramente risuscitato, come aveva promesso […] Allora fu che i capi de’ Giudei ebbero ben a pentirsi d’aver posta al sepolcro quella guardia di cui tanto dapprima si gloriavano. O consigli degli uomini, quanto siete voi ciechi contro i consigli di Dio! Senza quella guardia, sarebbe stato facile ai capi de’ Giudei il dire che i discepoli avevano rubato il corpo di Gesù Cristo: ma con quella guardia era loro ben difficile il dirlo e più difficile ancora il provarlo.

Difatti che cosa far credere al popolo di quella guardia? Forse che i soldati fossero stati forzati dai discepoli? Ciò li avrebbe disonorati nel punto per loro delicato della bravura; ed essi lo avrebbero costantemente negato. Forse ch’essi, quando fu rubato il corpo di Gesù Cristo, si trovassero tutti addormentati? Ciò era cosa evidentemente ridicola a dire, ma pur più facile a farla dai soldati attestare. Per qual mezzo adunque ottenere da loro la testimonianza? Per mezzo del danaro. Guai, cristiani, infelice danaro! Quanti delitti ha esso mai cagionati nel mondo! Guai a chi lo dà per render gli altri complici del proprio peccato; e guai a chi lo riceve per rendersi complice del peccato altrui! […]

L’avarizia era una delle passioni favorite dei capi de’ Giudei; […] Chiamati pertanto i soldati, i capi de’Giudei diedero loro una grossa somma di danaro, pecuniam copiosam dederunt militibus; ma col patto che andassero dicendo che i discepoli avevano rubato il corpo di Gesù Cristo mentre essi dormivano, vobis dormientibus.

Ma qui restava ancora un’altra difficoltà. Un soldato di guardia che si fosse lasciato prendere dal sonno era reo di morte. Quei soldati adunque, col dire che si erano tutti addormentati, si esponevano a pericolo d’esser tutti dal Governatore puniti di morte. Ma in tal caso i capi de’ Giudei presero sopra di loro stessi tutto questo affare: essi avrebbero acquietato il Governatore e messi i soldati al coperto d’ogni pena […]. Quanti delitti, o cristiani, e quanti deliri insieme in tutto questo procedere dei capi de’ Giudei! Si conosce la verità e si vuol farla passare per un’impostura; s’inventa un’impostura e si vuol farla passare per una verità; si fa attestare da guardie corrotte a prezzo d’oro ciò che non possono aver veduto, si fa dire a queste guardie ciò che le fa ree di morte e se ne promette loro l’impunità; insomma, purché l’odio contro di Gesù Cristo resti soddisfatto, si fanno passare per ragionevoli e giuste le assurdità più ridicole, insieme e le più esecrabili empietà. Tanto è vero, o cristiani, che le passioni talvolta arrivano a soffocare negli uomini ogni principio di retta coscienza e insieme di sana ragione.

Preso allora il danaro, i soldati andarono francamente spacciando la favola ch’era loro stata suggerita, sicut fuerant edocti: e questa favola si divulgò tra i Giudei e vi fu lungamente creduta: Et divulgatum est verbum istud apud Judaeos usque in hodiernum diem.

Insensati Giudei! Stupida credulità! I soldati, posti con tanta gelosia alla guardia del sepolcro, si sono addormentati tutti; e allo strepito inevitabile fatto per rovesciarne la pietra non se ne risvegliò neppure un solo; e i discepoli furono quelli che, rovesciata la pietra, hanno rubato il corpo di Gesù Cristo; e i testimoni irrefragabili ne sono i soldati, che tutti allora dormivano; e i soldati stessi sono quelli che pubblicano questo loro fallo degno di morte e fanno sapere a tutti che i discepoli hanno rubato quel corpo perché essi dormivano; e questi soldati non si accusano, non son fatti punire, anzi vengono assicurati dell’impunità, premiati, pagati profusamente; e i discepoli stessi, che per rubare il corpo di Gesù Cristo hanno infranti i sigilli pubblici e rubando quel corpo hanno cagionato un errore peggior del primo, un errore che rovescia sino dai fondamenti tutta la religione giudaica, questi discepoli si lasciano tranquilli nella città santa, in Gerusalemme, sotto gli occhi del Governatore insieme e dei sommi sacerdoti, senza perquisizioni, senza minacce, senza supplizj: ah! veramente mentita est iniquitas sibi, ps. XXV I, 12; si, cristiani, l’iniquità si smentisce da sé medesima, e la verità da tutte le parti si manifesta. […]

Divino Gesù, se la favola inventata contro di voi, dopo risorto, dai capi de’ Giudei e fatta credere al popolo giudaico ne ha fatti perire tanti tra loro eternamente, ah! non sia cosi di noi che crediamo e crediamo di tutto cuore la verità della vostra risurrezione. Deh! anzi questa fede, animata in noi dalle opere della santa carità e vincitrice per conseguenza di tutte le nostre passioni, che ce la potrebbero far perdere, questa fede ci tenga tutti a nostra santificazione e salute uniti inseparabilmente a voi, per viver tutti con voi la vita della vostra grazia sulla terra e la vita della vostra gloria nel cielo; vita che, al pari della vita vostra dopo risorto, sarà per tutti i secoli dei secoli immortale.

Spiegazione pastorale ordinata degli Evangelj, di Francesco Molena, già parroco de’ Santi Rocco e Domenico di Conegliano, dedicata a S.E. illustrissima e reverendissima Monsignor Giovanni Ladislao Pyrker von Felső-Eőr, già Patriarca di Venezia ed ora Arcivescovo d’Erlau. 2a edizione riveduta. Milano 1837, tomo V, pp. 211-217.


Con i migliori auguri di una Santa Pasqua in Domino Jesu Christo,

Maurizio-G. Ruggiero
e gli altri amici tradizionalisti veronesi

Il giorno 20 aprile 2014 11:11, pentoalb <pentoalb@pentoalberto.191.it> ha scritto:
Cristo el jera on judeo, n'ebreo: i cristiani li xe i seguaçi de l'ebreo Cristo.
A copar Cristo xe sta li romani e no li ebrei e mi no a go gnaona senpatia par el catoleghexemo roman.
A mi me piaxe Cristo l'Ebreo e no li catoeghi-romani.

Bona Pascoa, Berto.
----- Original Message -----
From: Maurizio Ruggiero
To: pentoalb
Sent: Sunday, April 20, 2014 6:56 PM
Subject: Re: AUGURI!
Intanto a uccidere Gesù Cristo furono gli ebrei, i romani eseguirono la sentenza. "E tutto il popolo rispose: ricada il suo sangue su di noi e sui nostri figli" (Mt. 27, 25). Cristo era ebreo per parte di madre, ma era Dio per parte di Padre. E Dio non ha nazioni. Inoltre, dopo il deicidio, tutto l'antico Testamento è riassunto nel nuovo e i riti giudaici non hanno più senso (terremoto, velo del tempio squarciato, successiva distruzione del tempio ecc.). Per di più i giudei osservano adesso una religione talmudica, che nulla ha a che fare con l'antica legge. E, comunque, bisogna salvarsi. L'unica religione per salvarsi è il Cristianesimo cattolico. Ma bisogna conoscerlo, non agire sentimentalmente. Né basta scegliersi ciò che piace per salvarsi. Ciao. M.G.R.


Il giorno 20 aprile 2014 19:14, pentoalb <pentoalb@pentoalberto.191.it> ha scritto:
Me dexpiaxe par le to credense ma a condanar Cristo xe sta el roman Pilato e a metarlo so la croxe a xe sta li soldà romani, no li ebrei.
Ke li ebrei li gapia sernesto de salvar el Pareota/Patriota Baraba anvençe ke l'eretego o raxiante Cristo no vol dir ke xe sta li ebrei a coparlo.
I romani anvense de coparghene do li ghi nà copa ono e grasià staltro ente l'ocaxion de la Pascoa.
Gnente ghe cava ai romani la so colpa.
Par mi a Roma e entel catolesexemo roman no ghè gnaona salvesa. La salvesa caxo mai la xe en Cristo.

Va bene. Cosa vuoi che Ti dica? Ti sei fatto una ricostruzione Tua che non è quella corretta, che non è quella della Chiesa e neppure quella che la Repubblica Marciana seguiva. L'anima è la Tua ... Ti mando un vecchio testo sul deicidio e un testo su Venezia e gli ebrei, che Ti fa vedere quanto si era convinti un tempo dell'unicità salvifica del cattolicesimo (quello tradizionale, si capisce, non quello deformato dele parrocchie di oggi, uscite dal concilio vaticano II): al punto da sanzionarsi, a Venezia, le prostitute che si concedevano a non cattolici. Ciao. M.G.R.
http://www.traditio.it/PASQUE%20VERONES ... /Ebrei.pdf

Chi ha ucciso Gesù Cristo (par i catoleghi romani tradisionalisti)
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... U4R2M/edit


Ghe sovegno a sti catołego-romani ke łi apostoli łi jera tuti ebrei-judei, anca Piero e Marco e ke gran parte dei disepołi de Palestina łi jera judei, ebrei come Cristo.

Basta co sto antiebraeixmo dei catołego-romani!

Sti catołego-romani pur de negar ke Cristo el fuse ebreo-judeo łi riva a negar ła nadura omana del Cristo.
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Re: Łi sasini de l'ebreo Cristo, i romani

Messaggioda Sixara » lun apr 21, 2014 9:26 am

Berto ha scritto:Ti mando un vecchio testo sul deicidio e un testo su Venezia e gli ebrei, che Ti fa vedere quanto si era convinti un tempo dell'unicità salvifica del cattolicesimo (quello tradizionale, si capisce, non quello deformato dele parrocchie di oggi, uscite dal concilio vaticano II): al punto da sanzionarsi, a Venezia, le prostitute che si concedevano a non cattolici.


Te gài convinto po' dell'unicità salvifica del cattolicesimo (quello tradizionale, si capisce, non quello deformato... :D
Ki xeli kei lì, i catecumeni? Màriavè..
Quanta ignoranza.
Però anca ti eh..
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