Ensemense, falbarie, mitomanie e enpreçixion sora i veneti

Ensemense, falbarie, mitomanie e enpreçixion sora i veneti

Messaggioda Berto » mar feb 19, 2019 9:33 am

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Ecco il testo dell'Ufficio Dogale destinato a una riunione di organizzazioni venete proposta per ieri, 16.2.2016, dal CLNV, ma annullata all'ultimo minuto.

https://www.facebook.com/groups/2376236 ... 5754063502

Il mondo indipendentista veneto si presenta come una galassia, fatta di molti corpi estranei e lontani uno dall’altro anche se, da uno sguardo lontano, sembrano costituire un solo corpo ed essere come atomi di una stessa molecola.

La rivendicazione di una libertà veneta è passata attraverso diverse proposte e progetti, da quelli autonomistici della Liga Veneta ad altri che si sono tenuti fuori dal tsunami politico effettuato dalla Lega Nord.

Quattro anni fa il Parlamento Veneto che faceva riferimento alla LIFE di Spresiano, e costituito da deputati delegati dal popolo (ogni deputato era rappresentante di 20 cittadini veneti deleganti), decideva di ricomporre il Maggior Consiglio della Repubblica Veneta, nel quale esso si sarebbe convertito.
Il Maggior Consiglio era inteso come la riproposizione della massima magistratura della RV e formato non da "votati" o da "delegati" ma da "patrioti responsabili".
Perché “patrioti responsabili”?
Perché coloro che si ipegnano a tenere in piedi la Repubblica Veneta lo fanno per un impegno con se stessi e cioè con le proprie radici generazionali, sono persone legate ai “padri”, eredi della cultura, degli insegnamenti, della civiltà, dei valori dei padri: sono dei “patrioti”!
Ma per essere coerenti con l’eredità dei padri, bisogna praticare responsabilità e coerenza. Non tutti i discendenti dei padri si assumono le responsabilità dell’eredità che hanno ricevuto, solo i figli “responsabili, cioè i patrioti, assumono la responsabilità dei padri!
Il Maggior Consiglio della Repubblica Veneta, nell’arco della sua indipendenza e sovranità storica, era composto non da "eletti" ma da “patrizi”, cioè da persone legate all’eredità morale e politica ricevuta dai padri.
I Patrizi si preoccupavano di assicurare lo sviluppo economico, politico, morale e religioso della patria veneta nella continuità della sua impostazione sui valori di libertà, giustizia e indipendenza.
Ricomponendo il Maggior Consiglio, ne abbiamo assunto tutte le impostazioni organizzative e la filosofia politica o “costituzionale”.
Dunque il Maggior Consiglio, dal 2015 (anno della sua ricomposizione), non aderiva alle logiche democraticistiche della “rappresentanza” o della "delega", ma a quelle “aristocratiche” della Serenissima, cioè quelle basate sulla responsabilità patriottica.
I membri del Maggior Consiglio non sono dunque dei "rappresentanti del popolo" ma dei patrioti che si assumono degli impegni istituzionali a dare vita e continuità alla Repubblica Veneta.
Nel periodo storico della Serenissima, fino al 1797, il loro numero era limitato, fino a 1500 componenti del Maggior Consiglio, oggi con l’ausilio della tecnologia, il limite non si pone e diventa soltanto un problema di buona organizzazione.
Oggi si aderisce al Maggior Consiglio presentando una semplice domanda, nella quale ci si impegna anche a contribuire finanziariamente alle necessità della Repubblica nelle forme indicate dagli organi competenti.
Sulla carta, oggi, il Maggior Consiglio è costituito da circa 140 membri. Di questi, solo 60 hanno partecipato all’elezione de Doge nel 2016, ma alle riunioni il loro numero superava difficilmente la ventina di effettivi.
La nostra preoccupazione interna oggi è quella di risistemare le cose, di mettere ordine nelle contribuzioni, di sostenere e di allargare la partecipazione; l’11 maggio 2019 faremo un Maggior Consiglio per una importante valutazione sui risultati raggiunti.

Sul piano dell’impegno politico le istituzioni venete conseguono due obiettivi:

1) Risvegliare la coscienza e consapevolezza dei Veneti sulla loro identità e sul loro diritto all’indipendenza nella Repubblica Veneta.
2) Rimettere la Repubblica Veneta nel gioco delle relazioni internazionali.
Il conseguimento dei due punti viene operato contestualmente.
Le operazioni internazionali hanno una ricaduta culturale sulla popolazione veneta che prende coscienza dell’esistenza di istituzioni venete (oscurte dai media occupanti) e approva le iniziative politiche internazionali coerenti con gli interessi del Popolo Veneto.
La Repubblica Veneta ha sviluppato una rete di iniziative verso: la Repubblica Francese, la Repubblica di Austria, gli Stati Uniti (presenti abusivamente nei territori veneti con le basi di Vicenza e Aviano), il Vaticano (presente nella Repubblica Veneta grazie a un lascito italiano) e, ultimamente, verso la Repubblica Italiana alla quale viene proposto una trattativa per chiarire e risolvere i problemi insorti dalla sua indebita annessione dei territori veneti del 1866.
Riguardo questa ultima iniziativa, va detto che è la prima volta che la Repubblica Italiana riceve una lettera dalla Repubblica Veneta, data per "uccisa e sepolta"! La lettera, firmata dal 121° Doge, dimostra invece la continuità della Repubblica Veneta e la sua riorganizzazione interna.

Riguardo all'ONU, la Repubblica Veneta non si trova né nell'interese né nella necessità di pensare di aderirvi.
I prossimi obiettivi internazionali della RV sono:
– trattativa con Francia e Austria per la revisione del Trattato di Campoformido nei punti che hanno riguardato indebitamente la Repubblica Veneta e per il risarcimento degli ingenti danni che ne sono derivati;
– trattativa con gli Stati Uniti per definire le relazioni reciproche e la permanenza delle basi USA nella Serenissima;
– trattativa con il Vaticano per la rimessa alla RV della Basilica del Santo, ricevuta nel 1929 dal Governo italiano a compensazione dei furti italiani contro lo Stato Pontificio nel 1870;
– trattativa con l’Italia per il riconoscimento della sovranità della RV sui suoi territori e il ritiro dell’Italia dagli stessi.
– chiarimento con Unione Europea e con la NATO sulla posizione indipendente della Repubblica Veneta;
– sostegno di una proposta di riorganizzazione europea, dall’Atlantico allo Stretto di Bering, basata sul federalismo e il rispetto delle sovranità delle Nazioni europee. Un'Europa indipendente alla quale proponiamo, con grande convinzione ed impegno, Venezia come capitale.

Rispetto alla riunione odierna, 16.2.2019, proponiamo la riunione di tutti i Veneti nel Maggior Consiglio e il riconoscimento del Doge come passi basilari.

Venezia 16.2.2019

Ufficio Dogale

Ufficio Dogale – San Polo 2398 – 30125 Venezia – governoveneto@gmail.com – info 338 8167955


Alberto Pento
Mi dispiace ma vi è un errore fondamentale che rende demenziale tutto il ragionamento, ossia quello di considerare la Repubblica Serenissima come se fosse stata la Repubblica dei Veneti e alla sua base una nazione veneta, una nazione di tutti i veneti, e una terra quella composta dai domini veneziani di terra e di mare come se fosse la Patria Veneta ma così non era e così non è.
Chi si rifà alla Serenissima non è un patriota veneto allo stesso modo di uno che si rifacesse alla Repubblica romana o all'Impero romano non sarebbe un patriora romano.
Costruire un programma politico di indipendenza politica dei veneti partendo da un mondo che non esiste più da 220 anni, anziché dalla realtà attuale è demenziale, pura illusione, una sicura perdita di tempo.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Ensemense, falbarie, mitomanie e enpreçixion sora i veneti

Messaggioda Berto » mar feb 19, 2019 9:35 am

“Nessuna elaborazione politica, solo ricerca di potere”
15 Febbraio 2019
Lettere al giornale, Opinioni, Politica
Enzo Trentin


https://www.facebook.com/groups/2376236 ... up_comment

https://www.vicenzareport.it/2019/02/so ... rca-potere


Vicenza – Registriamo la testimonianza di Eraldo Barcaro (laureato in Medicina, neurologo, 71enne. Si schermisce come ormai in età geriatrica) quale ultimo presidente del partito “Veneto Stato” finito purtroppo – dice Barcaro – in un buco nero per il Veneto ed i Veneti, ma non per alcune persone.

Come nasce il partito indipendentista “Veneto Stato”?

Nasce con un patto fra alcuni movimenti indipendentisti Veneti, che sottolineavano la necessità di una lotta in comune per essere conosciuti sul territorio, e portare avanti un loro progetto politico-amministrativo. Questo seguiva, per quello che conosco, un tentativo analogo ma meno politico e più culturale fatto con i “Veneti”, e poi più chiaramente politico con “Veneto Libertà” che presentava ottime prospettive. Subito fu infiltrato da un personaggio regionale, non si sa bene da chi invitato, politicamente allevato dalla Democrazia Cristiana, e poi passato in numerosi altri partiti. In occasione della fondazione di “Veneto Stato” presi anch’io la parola, e come mio punto di plusvalore positivo indicai la mia recente espulsione dalla Lega Bossiana, Ma questa è un’altra sporca storia.

All’inizio, dopo un breve periodo di pace interna, incominciarono i malumori che nascevano da una tendenza di supremazia da parte di un gruppo trevisano che si credeva la mente del Movimento, cercando di relegare il braccio a manovalanza (almeno questa era la sensazione), che l’allora Presidente Giustino Cherubin (persona splendida da cui tutti noi che amiamo il Veneto abbiamo da imparare) cercava in ogni modo di tamponare e sedare. Si distinse, con sorpresa, Antonio Guadagnini. Costui era conosciuto per il tentativo, sfociato anche a Roma, di riunire il maggior numero di Sindaci veneti per cercare di trattenere almeno il 20% dell’Irpef nei vari territori. Oggi è conosciuto un po’ meglio, come illustrato qui [https://www.vicenzareport.it/2018/08/politica-indipendentismo-veneto/ ]. In un’altra importante riunione Guadagnini fu verbalmente molto duro nei confronti di Alessio Morosin e Ludovico Pizzati, allora rispettivamente presidente onorario e segretario di “Veneto Stato”. Lo si può riscontrare in alcuni video che girano ancora in Internet. Eppure sedeva accanto a loro fino al giorno prima. Sembrò una pugnalata alle spalle. E con l’eliminazione di Pizzati prese il suo posto.

Ai giorni nostri (potenza di certa politica) Guadagnini e Morosin allora tanto “fratelli coltelli”, sembra vadano a braccetto per convergere in un unico soggetto elettorale atto a ottenere qualche seggio in Consiglio Regionale nel 2020, passando prima per le amministrative di questa primavera. Ennesimo segno, a mio modo di vedere, che non perseguono un obiettivo politico, ma di potere similmente a quanto fece all’epoca il “duttile” Ettore Beggiato, che ha svolto il ruolo di foglia di fico della partitocrazia lasciando credere all’elettorato che anche quest’ultima fosse disposta all’autonomia e al federalismo. Infatti, ha fatto l’assessore per la Giunta di Giuseppe Pupillo [ex comunista – Durata mandato 11 maggio 1993 – 26 maggio 1994] e quella di Aldo Bottin [ex democristiano – Durata mandato 26 maggio 1994 – 26 maggio 1995], in tal modo “addomesticando” il voto degli elettori che lo credevano un innovatore autonomista, federalista, oggi indipendentista.

Questo modo di fare il “rappresentante” mi ricorda il paradosso del Comma 22. Ovvero: per i piloti ci potrebbe essere il modo per farsi esentare dalle missioni di guerra, perché: “Chi È pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo“, però “chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo.“

Mi si consenta qui di parafrasarlo in questo modo: “dal 1861 la mala gestio dello Stato italiano è talmente documentabile per cui i veneti che chiedono l’indipendenza non sono pazzi”. Però ”chi chiede a «Indipendentisti Veneti», «ProVeneto», «Progetto Nord-Est», «Liga Veneta Repubblica», «Indipendenza Noi Veneti con Zaia», «Siamo Veneto», «Indipendenza Veneta», l’indipendenza o anche solo l’autonomia, è pazzo.” Anche perché dietro molte di queste sigle si cela una sola persona.

Ma soprattutto costoro non sono dei leader di pensiero, poiché non hanno una soluzione riguardo, ad esempio, all’inferma e sclerotica Unione Europea. Infatti, la Gran Bretagna fa fatica a uscirne, e l’eurocrazia sta facendo di tutto per “rendere dolorosa” la Brexit. I catalani che oggi sono in UE, una volta indipendenti vorrebbero restarci, ma è già stato detto loro che dovrebbero fare la trafila per appartenervi. Idem per gli scozzesi. Gli pseudo indipendentisti veneti, a questo proposito che progetto hanno? E ancora: hanno un’idea diversa di società? Non mi è noto! Naturalmente, un Veneto indipendente potrebbe anche diventare un nodo informatico, cognitivo-elitario per l’innovazione e/o l’eliminazione della tassazione a livello globale (es. Singapore); ma non si conoscono i progetti politico-istituzionale di questi soggetti.

Eppure “Veneto Stato” era un partito molto promettente. Nella primavera del 2012 aveva quasi 2000 soci. Poi si è letteralmente disgregato sotto la guida di Antonio Guadagnini. Cos’è andato storto?

Sì il Partito/Movimento, dopo la fondazione, ebbe una rapida crescita. Solo nella mia piccola città Rovigo facevamo circa un gazebo la settimana. Riuscimmo a proporne molti in vari Comuni della Provincia. Gazebi diurni e incontri serali, e sempre con interesse in crescita da parte della popolazione, che ai nostri interventi dichiarava: Magari ! C’era il direttore del giornale locale: «La Voce» (un’ottima personalità libertaria che dava molto spazio a varie idee e parole innovative) il quale faceva in modo che si potessero aprire ampi spazi di discussione, e in questi spazi, su qualsiasi tema, mi intrufolavo firmando con nome e cognome, ma sempre affiancando “Veneto Stato”. Nel volgere di un paio di anni almeno una cinquantina di articoli, che poi certe volte venivano pubblicati anche nell’edizione locale del «Gazzettino», e un altro giornale autoctono on line. Oltre a questo si erano in quel periodo indette varie conferenze stampa. Si iniziava a essere convocati come esponenti del Partito in varie assemblee e riunioni. Cominciavano a conoscerci personalmente e a stimarci. Si parlava di tutto all’infuori di posti, careghe, prebende, votazioni. Queste parole, questi termini, questi nuovi scopi vennero portati all’interno di “Veneto Stato” dal lessico di Guadagnini, e questo portò purtroppo all’implosione del movimento.

Il 13 ottobre 2013, similmente all’avvento del fascismo (naturalmente qui non mi si prenda alla lettera, perché siamo in una dimensione più banale), anche in “Veneto Stato” erano comparsi i “Ras di Guadagnini” (in fondo anche nella vecchia DC c’erano le “correnti”) di cui non farò i nomi per carità di patria. Tuttavia questi “pretoriani” realizzarono una mezza rissa. Il socio Luigi Pozza, di Bassano del Grappa, che stava filmando tutta la riunione si prese un pugno in faccia, tanto che chiamò le forze dell’ordine per denunciare il fatto. Con fatica ho cercato di buttare acqua sul fuoco tranquillizzando il più possibile le parti. È singolare che il verbale di questo ultimo Maggior Consiglio sia scomparso. Avevo chiesto di pubblicarlo sul sito di “Veneto Stato”, ma mi è stato risposto picche!

Successivamente Guadagnini non prese troppo bene un rapporto disciplinare stilato da Giovanni Dalla Valle per il Consiglio dei Diexe, e questi si trovò (da uno dei “Ras”con pseudonimo: Gatto Mannaro) brutalmente diffamato pochi giorni dopo sul sito “Basta Italia” [http://www.bastaitalia.org/il-venetismo-da-operetta-fa-harakiri/ ]. Un blog creato a scopi denigratori e coperto dall’anonimato da un altro disinibito sedicente indipendentista. Comprensibile che Dalla Valle se ne ritornasse (dopo oltre 30 voli ad hoc) nel Regno Unito sbattendo la porta.

Ci furono irregolarità troppo lunghe da descrivere. Potrei sintetizzare con la constatazione del fatto che non c’era alcuna elaborazione politico-programmatica, bensì la semplice ricerca di un potere. Basti osservare dove si trovano oggi i “Ras” su accennati: in qualche ente, o commissione, o alla presidenza di qualche associazione che senza i contributi pubblici nemmeno esisterebbe. Insomma, chi si propone come innovatore della mala gestio dell’Italia, nutre le stesse pulsioni di potere della vecchia Democrazia Cristiana.

Eppure un progetto mi sembra indispensabile, perché anche Antonio Gramsci (un autore da me frequentato pochissimo) ha descritto l’interregno (tra il distacco dall’Italia e il sorgere del nuovo soggetto indipendente) come il tempo in cui “il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati.” Durante questo periodo il nuovo è percepito come una cosa folle, malvagia e pericolosa da contemplare. Così, consultando la mia rubrica, in data 13 ottobre 2013, riscontro d’aver scritto: “Maggior Consiglio – h. 09.00 – Hotel Venice Grisignano (VI) – Poi STOP !”. E qui finisco la mia testimonianza su “Veneto Stato”.

Ai giorni nostri si sta proponendo un nuovo soggetto politico che sembra molto promettente: “Asenblèa Veneta”. Cosa ne pensa?

Mi auguro sinceramente che mantenga le promesse, ovvero che sia la sede di una Intelligencija Veneta, e come hanno dichiarato che nessun aderente ai partiti indipendentisti che abbia un incarico, possa assumerne uno in “Asenblèa Veneta”. Tuttavia una vocina nel cervello mi continua a ricordare ciò che diceva Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». Ebbene, io noto quattro indizi, sui quale però lascio al lettore ogni valutazione:

Qui abbiamo il comitato promotore di “Asenblèa Veneta”: Marco Bassani, Andrea Favaro, Renzo Fogliata, Carlo Lottieri, Davide Lovat, Massimo Vidori.
Qui abbiamo il libro: «Io sovrano» di Antonio Guadagnini e Andrea Favaro. La mia pulce nell’orecchio è che ci sia una sorta di tentativo di tirare la volata a Guadagnini per le elezioni regionali del 2020.
Qui la stessa impressione la ricavo dal libro «Il rischio della libertà. Tra globalizzazione e diritto di autodeterminazione», autori Davide Lovat e Roberto Ciambetti. Quest’ultimo ha fatto carriera nella Lega Nord bossiana che sosteneva la secessione della Padania. Il suo seggio di Presidente del Consiglio regionale lo deve anche a quegli elettori che hanno creduto a questa promessa. Oggi però lo stesso personaggio, agilmente presente nella Lega salviniana (quella dell’Italia che si salva tutta unita), cerca di convincere l’elettorato veneto della bontà di una autonomia che si sa già non sarà tale.
Qui infine un intervento di Massimo Vidori che si firma indipendentista veneto. Singolare assonanza con «Indipendenza Veneta», partito di cui è stato portavoce sino a non molto tempo fa; mentre altri usano la dizione: Patriota Veneto.

Naturalmente spero che la vocina nel cervello altro non sia che un passeggero sintomo geriatrico. Tuttavia, già l’opera di Umberto Bossi provvide a depotenziare il federalismo (chi ne parla più oggi?); mentre Marco Pannella predicava la democrazia ma intanto faceva passare delle regole che limitano l’ingresso nelle istituzioni ai nuovi soggetti politici, e Antonio Di Pietro con “Italia dei Valori” predicava una moralità pubblica che si fa fatica a intravvedere; mentre adesso Matteo Salvini (e la sua attuale Lega) o Beppe Grillo che ultimamente ha cominciato a distinguersi dal M5*, altro non sono che dei Prof. Dulcamara intenti a distrarre l’opinione pubblica per la sopravvivenza del sistema partitocratico, senza la deterrenza e il contro bilanciamento dell’esercizio della democrazia diretta.

* * *

Qui finisce l’intervista realizzata alcuni giorni fa; ci corre ora l’obbligo di segnalare la notizia dell’ultima ora: l’Asenblèa Veneta fondativa, con presentazione di scopi, finalità, statuto, e organi. Si terrà domenica 17 febbraio a Limena (Pd), presso teatro “Falcone Borsellino” di Via Roma n. 44, dalle ore 9 del mattino. La partecipazione è riservata ai soli soci.


Alberto Pento
Par fortuna ke da ani a me so' cavà fora da sto falbo e farloco mondo "venetista e lighista", ma a go perso isteso masa tenpo par enparar, a gavaria podesto xvejarme prima, a gavaria sparagnà tenpo, skei e rabiade.
Mejo tardi ke mai!


Raffaello Domenichini
sintesi principali punti negativi/errati secondo te?

Alberto Pento
Ecco alcuni elementi negativi:
1) Infantilismo vittimista e irresponsabile nell'interpretazione delle vicende storiche
2) Mitomania venezianista e non riconoscimento delle gravi mancanze e lacune veneziane tra cui quella di non aver mai promosso un popolo e una nazione veneta di tutti i veneti e aver ostacolato in ogni modo l'evoluzione della sovranità democratica dei veneti in terra veneta;
lo scambiare i 4 secoli dello Stato Veneto a dominio veneziano per un periodo in cui vi era il paradiso in terra, paradiso che nessuno, nemmeno Venezia e i veneziani, ha difeso mettendo in gioco i suoi beni e la sua vita
3) Ideologismo teocratico marciano accompagnato da accentuato antisemitismo, uso politico della retorica religiosa cristiana anche da parte di atei storici conclamati, con derive filo nazi maomettane, autocratiche alla Putin e alla Maduro e nazi comuniste
4) Grave omissione della storia non veneziana della maggioranza dei veneti non veneziani a partire dalla fine dell'impero romano con disprezzo per i veneti non veneziani e per il veneto germanizzato diverso dal veneto lagunare bizantinizzato
5) Errata identificazione della Patria Veneta con la Repubblica Veneziana e i suoi domini
6) Confusione tra la condizione di sudditanza di gran parte dei veneti verso Venezia con una mai esistita cittadinanza veneta sovrana da parte di tutti i veneti e con una nazione veneta che ai tempi del dominio di Venezia non esisteva affatto checché ne dicano coloro che sventolano la scritta "semo na nasion"
7) Uso strumentale e pretestuoso dell'indipendentismo e dell'autonomismo veneto per carrierismo politico, protagonismi per trarre vantaggi personali, personalismi demenziali
8) Mancanze gravi di rispetto tra veneti e immoralità e slealtà diffusa nei comportamenti e nelle relazioni con gli altri
9) Disprezzo per la democrazia, esaltazione dell'arrogante aristocrazia ademocratica veneziana e dell'aristocratismo patriziale, demenze complottiste pluto-giudaico-massoniche, asssenza di un vero dibattito e confronto all'interno del mondo venetista
10) Fanatismi ed esaltazioni demenziali inutili e dannose; presunzioni e arrroganze a non finire;
un mondo pieno di demenziali presuntuosi patrioti che si credono in possesso della chiave per risolvere i problemi dei veneti e per portarli all'indipendenza, proponendosi e vendensosi come tali senza alcun ritegno e pudore



Coała xeła l'etega de l'endependenteixmo veneto?
viewtopic.php?f=126&t=1885

Referendo par l'endependensa e i fanfaroni
viewtopic.php?f=126&t=420

Veneti venezianisti marciani idolatri e teocratici, che disprezzano la democrazia e che non conoscono la storia e che la reinterpretano a loro gradimento e la ricostruiscono con fantasia.
viewtopic.php?f=183&t=2786

Coel parlamento veneto de tuti i veneti mai nato
viewtopic.php?f=183&t=2597

Parlamento Veneto e CNL, tuto fondà sol mito de Venesia, come se ła storia no ła contase gnente e come se el termene de ła Repiovega Veneta el fuse colpa e responsabełetà de altri fora ke dei veneti-venesiani e de Venesia ke ła jera ła çità domenante
viewtopic.php?f=167&t=1580


Alberto Pento
Io vorrei l'indipendenza del Veneto, del territorio e dei suoi abitanti che oggi costituisce la Regione Italiana del Veneto non per ripristinare la Repubblica Veneziana ma semplicemente perché penso che la condizione politica di piena sovranità, libertà e responsabilità sia quella dove vengono rispettati maggiormente i diritti umani delle persone, dei cittadini (degli indigeni e dei rispettosi migranti) e che meglio consente agli esseri umani che vi vivono di realizzarsi sotto ogni profilo umano, economico, culturale, sul modello della Svizzera e penso che ciò sia più oggettivamente, storicamente e realisticamente possibilee probabile (sia pure tenendo conto delle integrazioni/implicazioni italiane ed europee che ci determinano e condizionano), più semplice e sensato, più comprensibile alla maggioranza della gente, meno utopico, irrealistico e assurdo come l'idea del Ritorno della Serenissima terminata 220 anni fa per volontà e responsabilità prevalente dei veneti, dei veneziani e della loro aristocrazia politica che governava la Repubblica Veneta.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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