Pensa prima alla tua gente che agli africani e all'Africa

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Messaggioda Berto » mer ago 14, 2019 8:37 pm

"La povertà in Africa è una scelta". Le parole coraggiose del vescovo di Kumasi
Anna Bono
13-08-2019

http://www.lanuovabq.it/it/la-poverta-i ... A.facebook

“La povertà in Africa è una scelta. È dimostrato. I problemi dell’Africa sono il risultato di scelte sbagliate”. Così si è espresso Monsignor Gilbert Justice Yaw Anokye, arcivescovo di Kumasi, Ghana, e Presidente di Caritas Africa. Fra i fattori che elenca: guerre, estremismo religioso, instabilità politica, corruzione, tirannie, incuria. "Abbiamo dormito per troppo tempo, dobbiamo svegliarci subito". Il contrario di quel che dicono Fao e Christian Aid. Che danno la colpa principale ai cambiamenti climatici.

“La povertà in Africa è una scelta.
È dimostrato. I problemi dell’Africa sono il risultato di scelte sbagliate”. Così si è espresso Monsignor Gilbert Justice Yaw Anokye, arcivescovo di Kumasi, Ghana, e Presidente di Caritas Africa, intervistato il 9 agosto mentre si trovava in Kenya per visitare la sede regionale di Caritas Africa. “Questo – ha proseguito – succede quando si scelgono dei cattivi leader. Abbiamo votato dei leader corrotti seguendo criteri tribali, per paura o per convenienza. Dall’indipendenza abbiamo scelto dei leader che non hanno aiutato l’Africa a crescere. Ci sono stati dei buoni leader, ma che sono stati deposti con colpi di stato sostenuti per interesse da persone o da paesi. Perciò i problemi dell’Africa sono causati da pessime leadership”.

A riprova che uscire dalla povertà è questione di scelte, Sua Eccellenza ha citato il caso di paesi come la Malesia e Singapore che ci sono riusciti grazie al fatto di aver scelto dei buoni leader: “anche l’Africa può farcela. Abbiamo dormito per troppo tempo, dobbiamo svegliarci, subito. E ci riusciremo se faremo in modo di scegliere dei buoni leader che si impegnino nella democratizzazione dei nostri paesi, leader con politiche buone non per le loro tasche e per le loro pance, per quelle delle loro famiglie o dei loro gruppi etnici. Quell’epoca si deve chiudere e non deve più ritornare”.

Nel corso dell’intervista monsignor Anokye ha elencato i principali fattori critici del continente africano di cui l’uomo è responsabile: guerre civili, come in Sudan del Sud, estremismo religioso, come in Somalia e in Nigeria, instabilità politica, come in Burkina Faso. Ha accennato anche ai danni all’ambiente causati dall’uomo: “tagliamo gli alberi senza ripiantarli – ha detto – scaviamo per estrarre oro, diamanti e rame senza richiudere le cave, coltiviamo senza prenderci cura del suolo … Tutti questi sono danni causati dall'uomo e devono essere evitati”.

Sono parole coraggiose quelle di monsignor Anokye. Benché viva in un paese relativamente sicuro come il Ghana, migliore di altri per democrazia, stabilità e buona politica, potrebbero costargli care perché ai leader africani non piace sentirsi accusare. Fanno sparire o chiudono in carcere gli oppositori che li sfidano, minacciano i direttori dei mass media e se non basta ne chiudono i giornali e le reti televisive. Se è la comunità internazionale a criticarli reagiscono con protervia. Quando la Corte penale internazionale ha deciso di indagare sulle violazioni dei diritti umani commesse dal suo governo, il presidente del Burundi, Pierre Nkurunziza, prima ha negato l’ingresso alla commissione inquirente e poi, nel 2017, ha revocato l’adesione del suo paese alla Corte. Era il 27 ottobre. Il presidente ha dichiarato il giorno successivo festa nazionale per permettere alla popolazione di celebrare la “storica giornata”.

Proprio il Burundi di Nkurunziza è uno degli stati che meglio dimostrano quanto monsignor Anokye abbia ragione. Il “Rapporto mondiale 2019 sulle crisi alimentari” della Fao colloca il piccolo stato africano tra i paesi del mondo più colpiti da insicurezza alimentare. Un altro rapporto, “Lotta alla fame: indice del clima & della vulnerabilità alimentare” pubblicato all’inizio di agosto da Christian Aid, la nota organizzazione no profit britannica impegnata nella lotta contro la povertà, pone il Burundi al primo posto nell’elenco dei paesi in cui si soffre maggiormente la fame.

Anche la Fao e Christian Aid, come monsignor Anokye, affermano che povertà e fame sono una scelta, che i problemi dell’Africa e quindi anche del Burundi sono il risultato di scelte umane sbagliate. Solo che per Fao e Christian Aid l’insicurezza alimentare del Burundi e degli altri paesi che ne soffrono è dovuta agli effetti già percepibili del cambiamento climatico di origine antropica.

Non considerano che, a causa del succedersi di governi irresponsabili, avidi e incapaci, a quasi 50 anni dall’indipendenza oltre il 90% degli abitanti del Burundi sono agricoltori gran parte dei quali tentano, come hanno fatto i loro predecessori per secoli, di sopravvivere coltivando piccoli appezzamenti e allevando bestiame con le tecniche, i modi e i rapporti di produzione delle economie di sussistenza più elementari: con attrezzi rudimentali, senza controllo delle acque, senza fertilizzanti e diserbanti, secondo una divisione del lavoro che fa gravare la maggior parte delle mansioni su donne e bambini.

Ne deriva che la produttività del lavoro è molto bassa, i risultati incerti e irregolari, la carestia un evento sempre incombente. Ma non è questo il problema, secondo Fao e Christian Aid. La causa dell’insicurezza alimentare non è neanche il tribalismo che in questo paese, come nel vicino Rwanda, oppone Hutu e Tutsi, due etnie che tra il 1993 e il 2006 hanno combattuto una guerra devastante con un bilancio di 300.000 morti quasi tutti civili, e che continuano a nutrire sentimenti ostili con la minaccia costante che di nuovo degenerino in conflitto cruento.

Per Fao e Christian Aid povertà e fame non derivano nemmeno dalla corruzione e dal malgoverno sfrenati, ostentati, rivendicati come il diritto del più forte; né dal fatto che il Burundi dal 2005 è governato da un presidente folle, Pierre Nkurunziza, un Hutu, che si considera unto da Dio; un leader che, violando la costituzione, nel 2015 si è candidato per un terzo mandato, che alle proteste della popolazione ha risposto reprimendo il dissenso con ferocia – torture, esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate… – armando i giovani Hutu e assicurandosi la vittoria elettorale con brogli e intimidazioni: al costo di migliaia di civili morti e centinaia di migliaia di profughi.

Tutt’al più, secondo Fao e Christian Aid, questi sono fattori aggravanti. È il global warming provocato da uomini che vivono in paesi lontani la causa dell’insicurezza alimentare in Burundi.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Messaggioda Berto » sab ago 17, 2019 9:11 pm

Spineto in rivolta: “Don Luca cacciato per le sue posizioni su porti e migranti”

2019/07/11

https://www.lastampa.it/torino/2019/07/ ... oQXuYpi7UM


Cinque anni nella comunità di un piccolo borgo non si cancellano facilmente. E se hai lavorato bene, come spesso capita, unendo le anime e prendendoti cura di loro, può succedere che l'intero paese faccia di tutto per non farti andare via. Spineto, tra le tante frazioni di Castellamonte, è quella più grande: una farmacia, un bar tabacchi, una parrocchia. Oggi è una frazione in subbuglio: le voci del trasferimento di don Luca Pastore si sono rincorse per settimane, fino alla conferma, l'altra mattina, per mezzo del bollettino della diocesi di Ivrea. Apriti cielo.

Frazione con il parroco

In questi cinque anni don Luca ha saputo conquistare la comunità. Con semplicità e ascolto, a suon di iniziative, proposte, eventi.

E sui social, dove è stato fondato il gruppo «Lasciate don Luca a Spineto», 470 persone (più di metà frazione) hanno già testimoniato a favore del parroco. Senza se e senza ma. «Così si svuoterà la chiesa - dice Daniela Franda Pol - don Luca avrà fatto i suoi errori ma è una persona umana, chi non li fa?».

Oppure: «Don Luca è il più bell'esempio di che cosa vuol dire clero secolare, cioè stare in mezzo alla gente, interpretandone disagi, sofferenze, bisogni», conferma Alessandra Boetto. E se anche don Luca non ha mai risolto alcun delitto, c'è già chi lo definisce «il nostro don Matteo».

Ma allora perché trasferirlo altrove?

Polemica sui migranti

«Come parroci, forse è bene entrare nelle dinamiche di chi non ha voce, di chi ha bisogno, delle famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese. Non possiamo buttare nel cestino la nostra storia e le nostre tradizioni. La carità vera si fa in casa, guardando alle nostre famiglie e ai nostri giovani». Don Luca Pastore disse questo, un anno e mezzo fa, nel corso di un convegno pubblico a Castellamonte organizzato dalla Lega.

Il riferimento sui migranti sembrava indirizzato all'arciprete della città della ceramica, don Angelo Bianchi, responsabile dell’accoglienza per la diocesi di Ivrea. Don Angelo che, oltretutto, è stato scelto dal vescovo, monsignor Edoardo Cerrato, per prendere il posto di don Luca. Allora la curia prese le distanze dalle parole del giovane sacerdote.

E a Spineto sono pronti a giurare che la rimozione di don Luca sia figlia di quello scontro. «Perchè qualcuno vuole portare altri profughi in frazione - scrive Massimiliano Bernardi - in tal caso sarà ribellione totale».

Pronti a manifestare

Il trasferimento del parroco è previsto il primo settembre. I cittadini stanno organizzando anche una manifestazione per tentare di far cambiare idea al vescovo.

Don Luca dice a chi gli sta vicino di essere «sorpreso di quanto gli vogliano bene a Spineto». Ma, si sa, «gli ordini si rispettano». Continuerà ad occuparsi delle parrocchie della Valle Soana senza rimpianti, insomma. A meno che il vescovo (che sui social è stato anche oggetto di pesanti insulti) non decida diversamente. «Negli ultimi giorni ho ricevuto diverse sollecitazioni - ammette il sindaco di Castellamonte, Pasquale Mazza - tutte a favore di don Luca. Chiaramente non sono questioni che competono all'amministrazione comunale e non entro nel merito delle motivazioni di questo avvicendamento.

Però è vero, la frazione vorrebbe fare di tutto per trattenere il proprio parroco, visto l'ottimo lavoro svolto».

Dibattito politico

Dalla diocesi di Ivrea, per ora, nessun commento ufficiale. Ma il caso è ormai diventato politico. «Scelta incomprensibile - dice il Senatore della Lega, Cesare Pianasso - mi auguro che il provvedimento venga al più presto revocato». Per Pianasso la decisione della curia eporediese è «un’ulteriore testimonianza di come alla Chiesa odierna non piaccia chi pensa prima ai propri parrocchiani».

Il riferimento, è chiaro, va proprio a quanto don Luca disse sulla gestione dei migranti: «Ebbe il coraggio non comune di esporsi pubblicamente, contestando la politica dei porti aperti e dell’immigrazione incontrollata. E’ chiaro che le sue parole hanno dato fastidio. Così, però, si punisce la comunità che lo ama».



Don Donato, è polemica: “Aiutiamo chi ha bisogno, non i migranti”
Alberto Pastori
2019/08/17

https://www.notizie.it/cronaca/2019/08/ ... lA0lMlfT0Y


Don Donato Piacentini ha recitato un'omelia dai toni fortemente politici: molte le polemiche suscitate dalle sue parole.

Sta generando molte polemiche, soprattutto sui social, l’omelia recitata da Don Donato Piacentini, parroco di Sora, paese in provincia di Frosinone, durante i festeggiamenti di San Rocco. Stando a quanto riportato dal sito open.online, Don Donato avrebbe effettuato una vera e propria omelia anti-immigrazione, connatata da forti toni politici.

La vicenda è accaduta ieri, venerdì 16 Agosto 2019. Il prete, mentre celebrava la funzione nella piazza del paese, ha sottolineato come sia importante aiutare il “prossimo tuo”, dal lui inteso come “chi vive strettamente a fianco di qualcuno”. Sono moltissime le persone, secondo Don Donato, che vivono in difficoltà e abbandonate a se stesso. Hai partecipanti alla messa ha chiesto: “Dove sono gli uomini che se ne fanno carico?”.

Don Donato, parroco di Sora

Il parroco era ben consapevole che le sue parole avrebbero scatenato reazioni contrastanti ma ha voluto continuare. Secondo lui, le persone bisognose “non sono sulle navi che si vanno a soccorrere.

Non sono le persone che hanno telefonini oppure catenine catene al collo e dice di venire dalle persecuzioni. Quale persecuzioni?”.

Don Donato invita tutti a dare un’occhiata attorno a sè: “guardiamo la nostra città, guardiamo la nostra patria, guardiamo le persone che ci sono accanto che hanno bisogno“. Ha poi concluso, rimarcando il fatto che molte persone vicine a noi si trovano in grossa difficoltà: “Quante ne conosco io. Sono tante, tantissime. Sono una marea le persone che si vergognano del loro stato di vita perché non si può vivere in un certo modo con queste disuguaglianze”.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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