Elezioni francesi per salvare la Francia e l'Europa

Elezioni francesi per salvare la Francia e l'Europa

Messaggioda Berto » mar gen 11, 2022 9:31 pm

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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Elezioni francesi per salvare la Francia e l'Europa

Messaggioda Berto » mar gen 11, 2022 9:32 pm

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Re: Elezioni francesi per salvare la Francia e l'Europa

Messaggioda Berto » mar gen 11, 2022 9:33 pm

8 )
L'ebreo laico Zemmour difende i cristiani e la cristianità




Zemmour in Vandea per protestare con la decisione dei magistrati di abbattere una statua di San Michele
L'ebreo che difende le radici cristiane
Giulio Meotti
9 gennaio 2022

https://meotti.substack.com/p/lebreo-ch ... -cristiane

In nome della laicità, un tribunale ha appena ordinato la rimozione di una statua di San Michele a Les Sables d'Olonne, in Vandea. Éric Zemmour ieri è andato sul posto per protestare, accompagnato da Philippe de Villiers e Patrick Buisson. Il candidato all'Eliseo ha invocato la "difesa" della statua “simbolo delle tradizioni cristiane”, racconta Le Figaro. La statua di San Michele è "l'oggetto dell'idiota punizione dei laici obsoleti", ha detto Zemmour, chiedendo "rispetto delle tradizioni e della storia". "Non permetteremo di essere sradicati da un braccio armato giudiziario ostile alle tradizioni cristiane", ha aggiunto il saggista candidato, che ha denunciato una "nuova vittoria per la cancel culture che strumentalizza la giustizia per imporre la sua ideologia distruttiva”.

Nessun altro oggi in Francia si spende tanto per le radici e la cultura. E non è una manovra elettorale per corteggiare il voto cattolico. Zemmour da dieci anni conduce questa battaglia.

Dobbiamo vietare i presepi negli edifici pubblici? Due casi, in Vandea e in Hérault, nel 2014 suscitarono indignazione. “Quando suonerà la fine delle campane delle chiese, la fine delle croci per indicare le farmacie, la fine del segno più in matematica?”, chiese Zemmour. Per lui, l'obiettivo politico dei falsi laici e dei giudici è "scristianizzare lo spazio pubblico per servire il multiculturalismo, cancellare le nostre radici cristiane e imporre un'uguaglianza di culture e tradizioni". "Non diremo più Natale o Pasqua, ma feste di fine anno o di primavera!", ha detto Zemmour. Ma “questo vuoto spirituale, culturale e identitario non resterà tale a lungo”. Sette anni dopo, la Commissione Europea ha suggerito di non dire più “Buon Natale”…

Per questo Natale, Zemmour ha scritto: “Amici miei, la cristianità celebra il Natale, ma non solo la cristianità. È del tutto possibile non essere cristiani e amare il Natale. Basta amare l'Occidente in generale e la Francia in particolare. La notte di Natale celebra una civiltà, la nostra”. E prima, Zemmour aveva difeso l’integrità della cattedrale di Notre Dame dai piani di restaurazione politicamente corretti. E poi, come sua prima visita ufficiale da candidato, Zemmour a metà dicembre è andato in Armenia, “nazione cristiana in mezzo a un oceano islamico”, come l’ha definita, dicendo che “la Francia deve imparare da questi popoli che hanno rifiutato scomparire, l'Armenia ci dà una lezione, una lezione che abbiamo dimenticato in Francia, ci siamo dimenticati di essere fedeli alle nostre radici, alle nostre radici cristiane”. Per l’anniversario, lo scorso marzo, dell’uccisione di Arnaud Beltrame, il poliziotto assassinato a Trèbes dopo aver presto il posto di una donna come ostaggio dei jihadisti, Zemmour ha salutato “l'eroe cristiano che sacrifica la sua vita per gli altri, mentre l'eroe musulmano sacrifica la sua vita per uccidere gli infedeli”.

Quando la Baviera, in Germania, ha stabilito che ci fosse un crocifisso negli uffici pubblici e i vescovi tedeschi protestarono, Zemmour scrisse un articolo deridendo il clero: “Stiamo vivendo un periodo meraviglioso. Un secolo fa, quando i radicali francesi, mangiatori di preti, tolsero, in nome della laicità, i crocifissi delle scuole e dei municipi, la Chiesa protestò con veemenza. Oggi, quando la Baviera annuncia che metterà gli stessi crocifissi in tutti i luoghi pubblici, è lo stesso Arcivescovo di Monaco a denunciare questa decisione. Se la Chiesa non difende il simbolo della religione cristiana, chi lo farà? I paesi musulmani rimuovono la mezzaluna dalle loro bandiere? Israele rimuove la stella di Davide dalla loro? Il paradosso è che i crocifissi nei luoghi pubblici sconvolgono i laici molto più dei musulmani. La maggior parte di loro considera l'Europa una terra cristiana, così come i paesi arabi sono una terra musulmana”.

In poche righe, l’ebreo conservatore Zemmour fece saltare tutti i cortocircuiti del vuoto ecumenismo europeo.

“La Francia non è uno spazio a caso, quindici secoli di storia e geografia hanno determinato la sua personalità” recitava l’appello su Valeurs Actuelles per salvare la tradizione cristiana e firmato da intellettuali ebrei come il filosofo Alain Finkielkraut, la giornalista Elisabeth Lévy e lo stesso Zemmour. “Chiese, cattedrali, santuari e altri luoghi di pellegrinaggio danno senso e forma al nostro patriottismo”. E poi, su Le Figaro, è stato uno storico di vaglia come Pierre Nora, anche lui ebreo, a denunciare la ricostruzione in chiave ecumenica di Notre Dame.

Nel 1904 un saggio pubblicato su Le Figaro a firma di Marcel Proust, il più grande scrittore francese del Novecento e anche lui ebreo (in italiano In memorie delle chiese assassinate), recitava: “Non solo il governo non sovverrà più alla celebrazione delle cerimonie rituali nelle chiese, ma potrà trasformarle in tutto ciò che gli piacerà: museo, sala di conferenze, casino da gioco. L’anticlericalismo ispira enormi idiozie. Sconsacrare quella basilica significa ritirarne l’anima che le resta. Quando si sarà spenta la piccola lampada che brilla in fondo al coro, non sarà più che una curiosità archeologica. Vi si respirerà l’odore sepolcrale dei musei”.

Con un secolo di anticipo, l’autore della monumentale Alla ricerca del tempo perduto prefigurò quello che sarebbe successo. Ancora una volta, un ebreo che si dice “impregnato profondamente di cattolicesimo” ci mostra le crepe della nostra cultura.






Crescente sentimento anticristiano in 5 Paesi storicamente cristiani
Un rapporto evidenzia un aumento del 70% degli episodi esempi di discriminazione e violenza anticristiana in Europa dal 2019
13 dicembre 2021

https://it.aleteia.org/2021/12/13/5-pae ... ristiano/#

Una nuova analisi della persecuzione religiosa in Europa sta attirando l’attenzione sugli attacchi e sulla discriminazione contro i cristiani in cinque Paesi importanti dell’Unione Europea. Il rapporto, intitolato Under Pressure: Human Rights of Christians in Europe, è il prodotto di uno studio di due anni da parte dell’Osservatorio sull’Intolleranza contro i Cristiani in Europa (OIDAC).

I dati raccolti dall’OIDAC nel 2019 e nel 2020 hanno mostrato che cinque Paesi storicamente cristiani sono quelli ora più inclini a violare la libertà di credo cristiana. Queste Nazioni sono Francia, Spagna, Germania, Regno Unito e Svezia.

Il rapporto, di 71 pagine, ha anche evidenziato che negli ultimi due anni i crimini per odio anticristiano in Europa sono aumentati del 70%. Anche se il sentimento anticristiano si sta incrementando in tutto il continente, nelle cinque Nazioni elencate questo fenomeno ha avuto una maggiore incidenza. In Francia e Germania si verificano più episodi, ma quelli più gravi hanno avuto luogo in Francia e Spagna. Secondo il rapporto, ciò è “dovuto a una forma reazionaria di secolarismo”.

Le due “dinamiche minacciose” principali che interessano la vita cristiana sono state identificate nella ricerca come l’intolleranza secolare e nell’oppressione islamica. Delle due, l’intolleranza secolare è l’elemento prevalente. Il rapporto suggerisce che un fattore che contribuisce all’intolleranza secolare è una crescente analfabetizzazione religiosa, l’incapacità di comprendere una fede che non è la propria.

L’oppressione islamica è un fattore un po’ più isolato. Il rapporto ha indicato che in alcune zone calde i cristiani convertiti sono diventati un gruppo molto vulnerabile. Per l’OIDAC, i dati indicano che molti convertiti affrontano intolleranza e perfino violenza da parte delle loro ex comunità religiose, ma anche che la loro situazione è stata studiata poco e la loro piaga è spesso ignorata dalle autorità.

È stato evidenziato che i cinque Paesi elencati hanno anche problemi riguardo alla difesa della libertà di parola e al diritto all’obiezione di coscienza. Nel Regno Unito, c’è una tendenza crescente a perseguire il discorso religioso come “discorso di odio”. I tassi di procedimenti legali di questo tipo sono inferiori nelle altre quattro Nazioni, ma in queste i cristiani hanno riferito di una maggiore attenzione all’“autocensura”.

Durante l’attuale pandemia di Covid-19, nei cinque Paesi menzionati le chiese sono state ripetutamente discriminate. Ciò si è constatato in maniera minore anche in altri Paesi europei, in cui il trend diffuso punta alla negazione della libertà religiosa, e si è verificato nella forma di sproporzionati divieti generali all’adorazione e di sminuire la pratica religiosa come non essenziale.

Il rapporto conclude che c’è un’urgente necessità di ulteriori ricerche sulla questione. L’OIDAC ha indicato che “la religione è una realtà sociale” fondamentale per una società “stabile e sana”.

Secondo il Catholic Register, Regina Polak, esperta di sociologia della religione e una delle menti dietro il rapporto, ha affermato in una conferenza stampa che si tratta di “un appello a un’azione globale, in primo luogo sostenendo le vittime, promuovendo misure per l’aumento della consapevolezza e la ricerca”.



Il rapporto completo dell’OIDAC è disponibile qui.
https://www.intoleranceagainstchristian ... 020_01.pdf






Due sentenze danno ragione ai cristiani discriminati
Luca Volontè
11 gennaio 2021

https://lanuovabq.it/it/due-sentenze-da ... scriminati

L'infermiera di un ospedale pubblico è libera di portare il crocifisso al collo. I pasticcieri hanno diritto di non scrivere frasi inneggianti alle nozze gay. Due sentenze, una del tribunale del lavoro di Londra e l'altra della Corte Europea dei Diritti Umani, risolvono al meglio due casi giudiziari britannici.

Nel Regno Unito, negli ultimi giorni, due sentenze ‘storiche’ hanno riaffermato con forza il diritto assoluto alla libertà di religione e coscienza nella sfera pubblica e nella sfera professionale per i cristiani. Vietato perdere la speranza, ma che fatica a Londra come a Straburgo.

Il primo caso emblematico è quello accaduto alla infermiera cattolica di Londra Mary Onuoha che era stata rimossa dal suo ruolo di praticante del servizio sanitario (NHS) al Croydon University Hospital nel sud di Londra nel giugno 2020, dopo aver affrontato anni di ostilità da parte dei suoi superiori e dei capi dell’ospedale stesso. Il suo torto era stato quello di non accettare l’invito a togliersi dal collo o nascondere la catenina che indossava con il crocifisso esposto sul camice. Alla Onuoha è stato chiesto di rimuovere la sua collana nel 2014, 13 anni dopo aver iniziato a lavorare in ospedale, e successivamente nel 2015 e 2016. Le era stato detto che indossare una collana con un ciondolo forma di croce era una violazione del ‘codice di abbigliamento’ ospedaliero e che se non l’avesse tolta avrebbe affrontato un'azione disciplinare. Quando Mary Onuoha si è rifiutata, è stata rimossa dalle aree cliniche in cui operava e degradata a vari ruoli amministrativi, sino alla posizione di ‘receptionist’, prima di dimettersi nell'agosto 2020 a causa delle umiliazioni e vessazioni subite per la ‘croce’ che portava al collo.

Forte delle proprie ragioni e sostenuta dal team legale del Christian Legal Center, la Onuoha ha presentato denuncia contro l’Ospedale della Croydon University, chiesto il reintegro nelle proprie funzioni, i danni per le vessazioni subite ed il pieno rispetto del proprio diritto di libertà religiosa e, dunque di poter lavorare con in collo e sulla divisa la croce cristiana. Ha sostenuto che la direzione ospedaliera aveva violato il suo diritto alla libertà di religione ai sensi dell'articolo 9 della Convenzione europea sui diritti umani e che il trattamento era una discriminazione religiosa, una molestia e una vittimizzazione ai sensi dell'Equality Act inglese del 2010. Nella sua sentenza il Tribunale del lavoro di Londra ha criticato l’Ospadale per non aver preso in considerazione i diritti religiosi della Onuoha e per non aver applicato coerentemente la sua politica del codice di abbigliamento, visto che altre infermiere indossavano in bella mostra altri simboli e ciondoli, hijab, turbanti e braccialetti religiosi. Di conseguenza, ha ritenuto che il suo licenziamento fosse "senza una causa ragionevole e adeguata… perché “Non c'era alcuna spiegazione spiegazione adeguata del perché questi articoli fossero permessi, ma la collana a croce no".

La sentenza ha notato l'importanza di permettere ai cristiani di vivere pienamente e pubblicamente la loro fede basata sull'insegnamento biblico, aggiungendo che "impedire ai cristiani di mostrare la croce è stata una caratteristica di campagne di persecuzione " in tutto il mondo. Tutta la stampa inglese ha dovuto prenderne atto e rilevare l’importanza della decisione, ribadita dal capo di Christian Concern e Legal Center Andrea Williams che ha rilevato come "la sentenza chiarisce che il calvario di Mary è derivato in gran parte dall'incomprensione da parte dei dirigenti dell'Servizio Sanitario Nazionale (NHS) della guida del Dipartimento della Salute sulle uniformi per il suo personale… Sarebbe facile modificare la guida per chiarire che l'uso di croci da parte del personale medico deve essere consentito”.

La seconda sentenza di capitale importanza è quella presa dalla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo che, nel rigettare il ricorso di un leader dei diritti LGBTI inglesi, ha confermato la validità assoluta della sentenza della Corte Suprema del Regno Unito a favore di una coppia panettieri e pasticceri di Belfast che si erano rifiutati di preparare un torta che inneggiava al matrimoni gay. Il caso è arrivato a conclusione lo scorso 6 gennaio, sette anni dopo che la Ashers Baking Co., un negozio di panificazione e pasticceria a conduzione familiare di cristiani, ha rifiutato di scrivere "sostenete il matrimonio gay" su una torta del valore di 36 sterline. Uno dei leaders dei diritti LGBTI inglesi, Gareth Lee aveva allora denunciato i coniugi Mc Arthur, proprietari della Ashers, nel 2015, i quali erano stati condannati per ‘discriminazione’ sulla base dell’orientamento sessuale, dal tribunale di contea di Belfast e da una corte d'appello della stessa città. Tuttavia, i coraggiosi e giovani pasticceri Daniel and Amy McArthur non si erano dati per vinti e avevano impugnato le sentenze davanti alla Corte Suprema del Regno Unito. Il 10 ottobre 2018 la più alta Corte del Regno Unito dava ragione ai coniugi McArthur stabilendo, con una sentenza deliberata all’unanimità, che il rifiuto della panetteria Ashers di fare una torta con uno slogan a sostegno del matrimonio omosessuale non era discriminatorio. Una sentenza che proteggeva la libertà di parola e la libertà di coscienza di tutti, ma che per l’attivista LGBTI Gareth Lee era invece preoccupante per "le implicazioni per tutta la comunità gay".

Fatto ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, le pretese LGBTI di imporre i propri desideri ai cristiani sono crollate definitivamente. La Corte di Strasburgo ha riconosciuto che la Suprema Corte inglese abbia rispettato i diritti umani dei propri cittadini nel rispetto delle norme inglesi e della Convenzione Europea dei Diritti Umani. Il ricorso è stato respinto, perché inammissibile. È una grande vittoria per la libertà di espressione, religiosa e d’impresa. Mai perdere la speranza, ma che fatica e quanti soldi devono essere spesi dai cristiani nei tribunali di tutta Europa per veder rispettati i propri diritti umani e la propria libertà di coscienza. Bene le sentenze, ma riflettiamo sulla ragione di questo accanimento anticristiano.

Alberto Pento
Nella sua sentenza il Tribunale del lavoro di Londra ha criticato l’Ospedale per non aver preso in considerazione i diritti religiosi della Onuoha e per non aver applicato coerentemente la sua politica del codice di abbigliamento, visto che altre infermiere indossavano in bella mostra altri simboli e ciondoli, hijab, turbanti e braccialetti religiosi.



Contre l'immigration sauvage, Eric Zemmour veut un mur à toutes les frontières de l'Europe
FL24.net
10 febbraio 2022

https://fl24.net/2022/02/10/contre-limm ... e-leurope/

Le candidat patriote Eric Zemmour a réclamé mercredi soir la construction d’un mur à toutes les frontières extérieures de l’Union européenne pour lutter contre l’immigration et veut soutenir financièrement les pays prêts à en bâtir.

“Les pays qui ont fait un mur comme la Hongrie défendent la civilisation européenne”, a estimé le candidat Reconquête! à la présidentielle. Favorable à “l’immigration zéro”, Eric Zemmour veut un mur à “toutes les frontières européennes” extérieures terrestres. La France, du fait de sa géographie, ne serait pas concernée, a-t-il précisé.

Eric Zemmour a également proposée la création d’une police spéciale avec des garde-frontières aux frontières françaises. L’agence européenne Frontex joue actuellement un rôle de complices de l’immigration clandestine, en la favorisant plutôt que de la combattre.

Fin janvier, la Pologne avait indiqué entamer la construction d’une nouvelle clôture à sa frontière avec la Biélorussie pour bloquer la pénétration de migrants illégaux. Le mur doit coûter quelque 353 millions d’euros et doit être achevé au mois de juin.

Les médias gauchistes ont immédiatement fait un rapprochement entre ce projet d’un mur aux frontières européennes avec la politique de l’ancien président américain Donald Trump, avec l’érection d’un mur à la frontière mexicaine, l’idée de l’administration Obama et poursuivie sans enthousiasme par celle de Joe Biden.


Eric Zemmour vuole un muro su tutti i confini europei per combattere l'immigrazione incontrollata
FL24.net
10 febbraio 2022
Tradotto con www.DeepL.com/Translator (versione gratuita)

https://fl24.net/2022/02/10/contre-limm ... e-leurope/

Il candidato patriottico Eric Zemmour ha chiesto mercoledì sera la costruzione di un muro su tutte le frontiere esterne dell'Unione europea per combattere l'immigrazione e vuole sostenere finanziariamente i paesi che vogliono costruirne uno.

"I paesi che hanno costruito un muro come l'Ungheria stanno difendendo la civiltà europea", ha detto il candidato presidenziale di Reconquest! A favore dell'"immigrazione zero", Eric Zemmour vuole un muro a "tutte le frontiere terrestri esterne europee". La Francia, a causa della sua geografia, non sarebbe preoccupata, ha detto.

Eric Zemmour ha anche proposto la creazione di una forza di polizia speciale con guardie di frontiera alle frontiere francesi. L'agenzia europea Frontex gioca attualmente un ruolo complice nell'immigrazione illegale, incoraggiandola piuttosto che combatterla.

Alla fine di gennaio, la Polonia ha detto che stava iniziando a costruire una nuova recinzione sul suo confine con la Bielorussia per bloccare l'ingresso dei migranti illegali. Il muro costerà circa 353 milioni di euro e sarà completato a giugno.

I media di sinistra hanno subito fatto un collegamento tra questo progetto di un muro alle frontiere europee e la politica dell'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, con l'erezione di un muro alla frontiera messicana, idea dell'amministrazione Obama e perseguita a metà dall'amministrazione di Joe Biden.
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Elezioni francesi per salvare la Francia e l'Europa

Messaggioda Berto » mar gen 11, 2022 9:33 pm

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Elezioni francesi per salvare la Francia e l'Europa

Messaggioda Berto » mar gen 11, 2022 9:33 pm

9)
Varie



Che demenzialità sinistrate!
Riflessioni e considerazioni che muovono da postulati di realtà sbagliati, inesistenti, male interpretati, imprecisi e fuorvianti.
Il primo dato da chiarire è la cittadinanza che non è una condizione astratta e generica ma contiene implicazioni di natura etnico culturale e storica senza le quali la cittadinanza non avrebbe alcun senso.


L'intellettuale francese di sinistra Yascha Mounk chiede di accettare la grande sostituzione etnica: "L'unico modo per fermarla sarebbe una guerra civile o l'espulsione dei nostri concittadini"

14 gennaio 2022

https://www.islamnograzie.com/lintellet ... cittadini/

Le Point: Invece di parlare di “grande sostituzione etnica”, un argomento sulla bocca di tutti oggi, si preferisce parlare di ” grande esperienza “. Questi due lati dello stesso fenomeno non sono forse pessimisti, l’altro ottimista?

Yascha Mounk: Il grande scambio contiene tre idee: che la diversità etnica delle nostre società finirà male; che è una decisione consapevole delle élite eliminare il popolo “etnico”; che può essere invertito se si modificano le politiche. Mentre il cambiamento demografico che stiamo vivendo è una sfida cruciale, il suo esito può essere positivo se risposto in modo appropriato. In secondo luogo, la Grande Esperienza non è un test sulla nostra popolazione, ma piuttosto un processo che è stato messo in moto dal 1950 senza che nessuno prenda una decisione consapevole. In terzo luogo, non è realistico tentare di annullare la storia.

È irreversibile?

I nostri paesi sono già multietnici. L’unico modo per porre fine a questo movimento sarebbe estremamente crudele: la guerra civile o l’espulsione dei nostri compatrioti. L’esperimento generale è quello di rendersi conto, come abbiamo fatto dopo la Rivoluzione francese, che non sappiamo esattamente come dovrebbe funzionare, ma che deve funzionare. Il filosofo Pierre Manent ha proposto in “Situation de la France” di fare un trattato con i musulmani francesi – un allontanamento dalla visione repubblicana.

È un modo per rendere la grande esperienza un successo?

No. L’idea che lo status sociale di un cittadino debba dipendere dalla sua origine etnica o dalle sue convinzioni religiose equivarrebbe a ciò che i francesi a volte sono pronti a sottolineare: un tradimento dei valori della Repubblica. E se si guarda alla storia, i conflitti non diventano più miti nelle società in cui lo status civico degli individui dipende dal loro background etnico o religioso. Abbiamo visto a cosa questo ha portato in Libano. Non da ultimo perché crea divisioni sociali permanenti legate a un’epoca particolare. Invece, dovremmo interpretare i nostri principi di base in modo tale che le minoranze etniche o culturali possano davvero far parte di una società – per esempio, che ci si possa sentire completamente francesi senza sentire che non si può essere pienamente musulmani allo stesso tempo. Le Point


Alberto Pento
I concittadini francesi di origine africana e di tradizione maomettana con doppia cittadinanza e altra cittadinanza di provenienza che non rispettano i cittadini francesi autoctoni bianchi e cristiani perdono il diritto ad essere considerati cittadini francesi, fratelli francesi meritevoli di rispetto.





Éric Zemmour: L'ultima possibilità di sopravvivenza della Francia?

Guy Millière
16 febbraio 2022

https://it.gatestoneinstitute.org/18242 ... za-francia

Parigi, 18 dicembre 2021. La nazionale algerina di calcio vince la Coppa Araba in Qatar. Decine di migliaia di tifosi algerini, sventolando bandiere algerine, si precipitano sugli Champs-Élysées a Parigi. Le vetrine dei negozi vengono distrutte. I disordini durano fino al tramonto. Si scandiscono slogan del tipo: "Lunga vita all'Algeria", "Per Allah, il Corano", e anche "Fanc**o la Francia!" e "Fanc**o, Zemmour!" Alla polizia viene ordinato di non intervenire, ma viene comunque attaccata.

Il giorno dopo, Jean Messiha, ex membro del Partito [di Marine Le Pen ] Rassemblement National, rileva in televisione: "La Grande Sostituzione e l'odio etnico, possiamo vederli".

Éric Zemmour, candidato ebreo alla presidenza francese, non commenta e si limita ad affermare in un'intervista: "Scene divenute tristemente banali".

Dieci giorni prima, l'8 dicembre, a Nanterre, poche miglia a est di Parigi, un corteo cattolico organizzato per celebrare la festa dell'Immacolata era stato aggredito da giovani musulmani che gridavano insulti e minacce. I cattolici sono stati chiamati kuffar ("infedeli"). "Wallah [lo giuro] sul Corano, vi taglieremo la gola", ha gridato un giovane a un prete, per poi sputargli addosso. "Questa è la terra di Allah," gridavano altri, "andatevene". Episodi come questi sono diventati comuni in Francia. E nel recente passato sono stati ancora più violenti. La Francia è l'unico Paese in Europa in cui un insegnante è stato decapitato per strada con un coltello da macellaio perché uno studente lo aveva accusato di mancare di rispetto al profeta islamico Maometto. La Francia è anche l'unico Paese del Vecchio Continente in cui un prete è stato assassinato in una chiesa mentre celebrava la messa. Nell'era successiva alla Seconda guerra mondiale, la Francia è stato l'unico Stato europeo in cui dei bambini ebrei sono stati uccisi nel cortile di una scuola ebraica. La Francia ha anche il maggior numero di "no-go zones" (più di 750) in Europa.

La Francia è oggi un Paese in cui cristiani ed ebrei vengono insultati e aggrediti così frequentemente che i giornali riportano gli episodi solo se qualcuno viene ucciso o ferito.

Le "no-go zones" francesi dovrebbero essere chiamate "zone della shariah". Vengono governate da imam radicali e bande musulmane che vivono di furti e traffico di droga. Sebbene la maggior parte dei residenti siano cittadini francesi, molti non si definiscono francesi, ma cittadini dei Paesi mediorientali dai quali provengono. Non accettano alcuna presenza ebraica o cristiana e gran parte degli ebrei e dei cristiani che vivevano lì se ne sono andati anni fa per vivere altrove. La polizia non entra in tali aree e le autorità considerano addirittura pericoloso l'ingresso dei vigili del fuoco e delle ambulanze.

Da almeno quattro decenni, i successivi governi francesi hanno evitato di parlare della situazione o hanno affermato che il problema era la povertà, che poteva essere risolta con prestazioni sociali o inviando psicologi e sociologi. Ma la situazione non ha fatto che peggiorare. I responsabili evitano di parlare dell'Islam o affermano che l'Islam "ha il suo posto" in Francia ed è ora una "religione francese".

Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto di voler fare più dei suoi predecessori e ha promesso di combattere quello che lui definisce "separatismo islamico". Macron afferma che tutti i guai vengono da un gruppetto di islamisti, che ha definito seguaci di "movimenti radicali estranei all'Islam", e che sono stati incitati a vivere separati dagli altri francesi da pericolosi piantagrane che tradiscono la fede musulmana. Macron continua quindi a rifiutarsi di affrontare qualsiasi cosa considerata "inopportuna".

Secondo un sondaggio pubblicato nel settembre 2020, il 74 per cento dei musulmani francesi di età inferiore ai 25 anni ha affermato che le leggi dell'Islam sono più importanti di quelle della Repubblica francese. Da un altro sondaggio pubblicato due mesi dopo è emerso che il 57 per cento dei musulmani francesi di età inferiore ai 25 anni vuole vivere secondo la shariah islamica.

I sondaggi hanno inoltre rilevato che le bande musulmane che vivono nelle "no-go zones" e si dedicano al traffico di droga compiono anche furti e saccheggi contro attività gestite da non musulmani, in prossimità di quelle aree. L'illegalità spinge questi non musulmani a vendere le loro attività ai musulmani, che non rischiano né saccheggi né minacce. I membri delle gang affermano che quando rubano e saccheggiano, si limitano a "prelevare la jizya", una tassa islamica di "protezione" applicata ai non musulmani nei territori governati dalla legge islamica.

Da anni, coloro che hanno osato parlare espressamente della situazione sono stati portati in tribunale, accusati da organizzazioni antirazziste di "razzismo islamofobo", e poi condannati a pagare pesanti ammende. Dieci anni fa, nel 2011, lo scrittore Renaud Camus pubblicò un libro Le grand remplacement (La Grande Sostituzione) in cui si affermava che la civiltà musulmana stava sostituendo quella francese e che questa sostituzione era accompagnata, per i non musulmani, da violenze e da una mancanza di sicurezza. Camus non ha pagato soltanto le multe. Non è stato più invitato alla radio o alla televisione e tutti gli editori francesi hanno affermato che non avrebbero più pubblicato i suoi libri. Ora Camus si autopubblica.

Anche un altro autore e giornalista, Éric Zemmour, ha scritto altresì la stessa cosa ed è stato spesso condannato, anche per "razzismo islamofobo", al pagamento di multe onerose. I suoi libri, tuttavia, sono stati dei best-sellers e i talk show che lo hanno invitato hanno avuto un enorme successo, cosa che lo ha protetto. Le stazioni radiofoniche e televisive e il giornale che ha pubblicato le sue opinioni non lo hanno licenziato.

È questo il contesto in cui va compresa la decisione di Zemmour di candidarsi alla presidenza francese.

La France n'a pas dit son dernier mot ("La Francia non ha detto la sua ultima parola"), il libro pubblicato da Zemmour nel settembre 2021, parla delle sue deludenti conversazioni con i leader politici francesi. Nessuno ha contestato una parola che ha scritto. Ha organizzato incontri in tutto il Paese per spiegare cosa pensava fosse necessario fare e il 30 novembre ha annunciato la sua candidatura alle presidenziali, postando un video su YouTube.

Quanto dichiarato da Zemmour contrastava nettamente con quello che hanno affermato i suoi concorrenti. Zemmour non ha cercato di compiacere né di minimizzare alcun fatto. Ha parlato della distruzione della Francia dicendo:

"La Francia non è più la Francia, e tutti lo vedono. (...) Il Terzo mondo del nostro Paese e del nostro popolo immiserisce come si disintegra, rovina come tormenta".

Ha rilevato la mancanza di coraggio dei politici francesi:

"Ho visto che nessun politico ha avuto il coraggio di salvare il nostro Paese dal tragico destino che lo attende. Ho visto che tutti questi presunti professionisti erano, soprattutto, impotenti".

Spiegando la sua decisione, Zemmour ha detto:

"Ho deciso di chiedere il vostro voto per diventare il vostro Presidente della Repubblica, affinché i nostri figli e nostri nipoti non conoscano la barbarie. Perché le nostre figlie non siano velate e i nostri figli non siano costretti a sottomettersi".

Zemmour ha creato un partito politico e lo ha chiamato Reconquête, visto da alcuni come un riferimento alla Reconquista, la riconquista della Spagna da parte dei cristiani dopo secoli di occupazione musulmana.

Per alcune settimane è riuscito a porre al centro di ogni dibattito la questione della sopravvivenza della Francia e della sua civiltà. Ogni volta che i media lo invitavano a parlare, ripeteva instancabilmente che c'è in gioco la sopravvivenza della Francia, e che le elezioni del 2022 potrebbero essere l'ultima possibilità di salvare il Paese. Ha parlato del rischio di una guerra civile: "Non voglio che la Francia diventi un Libano su larga scala", ha detto.

Gli altri candidati all'Eliseo sono stati poi costretti a interrogarsi sulle stesse questioni che si è posto lui senza però dare alcuna risposta. Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, ha affermato che Zemmour è troppo pessimista e ha diviso i francesi. Valerie Pecresse, la candidata del partito della Destra moderata Les Républicains ha detto soltanto che "Éric Zemmour è un complice dell'estrema Destra. Appartengo a una Destra che ha costruito una diga contro l'estrema Destra". I candidati di Sinistra si sono rifiutati del tutto di rispondere e hanno asserito che Zemmour è un "fascista".

Anche i principali media francesi che hanno invitato Zemmour hanno dovuto interrogarsi sulle stesse questioni che si è posto lui e quasi tutti lo hanno considerato eccessivo, ossessivo, affermando che la Francia non è in pericolo.

Oggi, le organizzazioni "antirazziste" e quelle musulmane francesi continuano a definire Zemmour un razzista. Francis Kalifat, presidente del Conseil représentatif des institutions juives de France (Crif), ha dichiarato che nessun ebreo dovrebbe votare per Zemmour, e Yonathan Arfi, vicepresidente del CRIF ha scritto: "Come ebrei, ovviamente non siamo responsabili di ciò che Éric Zemmour dice. Ma abbiamo la responsabilità di ostacolare quanto da lui affermato". Haim Korsia, il rabbino capo di Francia, ha addirittura dichiarato che Zemmour, che si definisce un "ebreo berbero", è un "antisemita".

Il presidente Macron non parla mai di Zemmour, ma i membri del governo e i leader di La République en Marche, il partito creato da Macron nel 2017, lo fanno, e con parole forti. Il ministro della Salute Olivier Veran ha affermato che "Éric Zemmour incarna il rifiuto, il razzismo e la xenofobia" ed è in uno "stato permanente di delirio". Secondo l'ex ministro dell'Interno Christophe Castaner, Zemmour "insulta ogni giorno il popolo francese".

Le elezioni presidenziali in Francia si svolgono in due turni. Al primo turno ci sono molti candidati: ufficialmente ci sono 24 candidati alle presidenziali francesi del 2022, la maggior parte dei quali otterrà l'1-2 per cento dei voti. Al secondo turno si sfideranno solo i due principali candidati.

Fino a quando Zemmour non ha annunciato la sua candidatura, i sondaggi hanno indicato che al secondo turno il presidente Macron avrebbe affrontato Marine Le Pen e avrebbe vinto facilmente. Suo padre, Jean-Marie Le Pen, è stato più volte condannato per aver espresso commenti antisemiti. Anche se lei ha fatto del suo meglio per dimostrare di essere totalmente diversa dal padre e per nulla antisemita, porta ancora il suo cognome, il che sembra essere un handicap insormontabile. Nel tentativo di cambiare la sua immagine, la Le Pen ha anche moderato le sue posizioni, a quanto pare senza alcun risultato.

Da settembre a metà dicembre 2021, dai sondaggi è emerso che nel secondo turno delle elezioni, Zemmour potrebbe benissimo essere l'avversario di Macron. Da metà dicembre, però, i sondaggi sono cambiati, e Marine Le Pen, Valerie Pecresse ed Éric Zemmour sono a pari merito. È quindi possibile che la Le Pen possa arrivare al secondo turno. Se ciò accadrà, il risultato sarà lo stesso atteso prima della candidatura di Zemmour, e Macron sarà rieletto. Se Valerie Pecresse arrivasse al secondo turno, anche in questo caso verrà rieletto Macron: le sue posizioni sono vicine a quelle di Macron, il che significa che gli elettori che desiderano una politica più conservatrice probabilmente non voteranno per lei. "Valerie Pecresse condivide le stesse idee di Emmanuel Macron e non è in grado di sconfiggerlo", ha dichiarato il 10 gennaio Guillaume Peltier, vicepresidente del Partito. "Soltanto Éric Zemmour ha una possibilità". Il giorno prima, il 9 gennaio, Peltier ha lasciato Les Républicains per unirsi alla campagna di Zemmour.

Se Zemmour arriva al secondo turno, Macron ha ancora buone possibilità di essere rieletto. Macron alimenta la paura del Covid-19. Le norme imposte alla popolazione francese sono ancora estremamente rigide. La Francia è in uno stato di "emergenza sanitaria" e la polizia che garantisce il rispetto delle leggi ha ampi poteri di controllo. È stato predisposto un passaporto vaccinale: soltanto le persone che hanno completato il ciclo vaccinale possono recarsi al bar, al ristorante, al cinema o possono prendere un treno. La polizia può chiedere ovunque di esibire i passaporti vaccinali e i documenti di identità, tranne che a casa. Ogni giorno le prime pagine dei giornali sono dedicate alla pandemia e al numero di casi. Le persone ricoverate in ospedale e i decessi vengono indicati a caratteri cubitali. Anche i telegiornali sono in gran parte dedicati alla pandemia. Quando parla Macron, affronta quasi solo il tema della pandemia. Gli analisti politici a quanto pare pensano che se lui riuscisse a evitare tutti gli altri argomenti, la sua rielezione sarà una certezza. Se non lo facesse, tutto potrebbe andare a finire chissà come.

Un recente sondaggio mostra che la grande maggioranza dei francesi, il 60 per cento, approva l'uso del passaporto vaccinale e le rigide norme in vigore. La paura della malattia e della morte continua ad essere intensa.

I sondaggi, però, mostrano anche che le idee al centro della campagna di Zemmour sono ampiamente condivise dai francesi. Un istituto di sondaggi ha recentemente chiesto a un campione di francesi:

"C'è chi parla della grande sostituzione, delle popolazioni europee, bianche e cristiane minacciate di estinzione a seguito dell'immigrazione musulmana dal Maghreb e dall'Africa nera. Credi che un fenomeno del genere si verificherà in Francia?"

Il 67 per cento degli intervistati ha risposto: "sì". Il sondaggio ha poi chiesto se gli intervistati si preoccupano della possibilità di una grande sostituzione. Il 67 per cento ha risposto "sì" e il 63 per cento ha risposto di ritenere che l'Islam sia un pericolo per la Francia.

I giornalisti che hanno commentato il sondaggio hanno detto: "La grande sostituzione è una fantasia". Molti francesi chiaramente non sono d'accordo.

Durante un recente programma radiofonico, Zemmour ha dichiarato: "No, la grande sostituzione non è una fantasia". E ha fornito le cifre:

"Ogni anno in Francia entrano quattrocentomila immigrati musulmani. In cinque anni, sono due milioni di musulmani in più. Questi musulmani vanno a vivere nelle aree musulmane e non si integrano. (...) Cosa pensate che significhi?"

Invece di rispondere, i giornalisti che lo intervistavano hanno cambiato argomento. Le cifre da lui fornite sono tratte da documenti ufficiali: sono esatte.

Ha anche parlato della sua esperienza. Il 25 ottobre 2021, il conduttore televisivo Jean-Marc Morandini lo ha invitato a incontrare gli abitanti di Drancy, un paesino alla periferia est di Parigi dove Zemmour ha trascorso la sua infanzia. Negli anni Sessanta, ricorda Zemmour, vi avevano vissuto la classe media francese e molti ebrei che avevano lasciato l'Algeria nel 1962, alla fine della guerra franco-algerina. A quel tempo, ha continuato, la vita a Drancy era calma e pacifica. Ora a Drancy non c'è più una sola famiglia ebrea: oggi il piccolo centro è a predominanza musulmana, come molte città nei dintorni, e nel 2017 ci sono state una serie di rivolte accompagnate da denunce di atti di "brutalità da parte della polizia". Ad Aulnay-sous-Bois, una cittadina vicina a Drancy, un giovane criminale di origine africana, Theodore Luhaka, si era opposto con violenza agli agenti di polizia che lo arrestavano per poi accusarli di aggressione sessuale. L'intera periferia orientale di Parigi è stata messa a ferro e fuoco per una settimana. I poliziotti accusati sono stati sospesi e poi scagionati dalla magistratura. All'epoca, Luhaka ha ottenuto il sostegno del presidente François Hollande e non della polizia.

Zemmour è riuscito soltanto a camminare per la città protetto da una dozzina di agenti di polizia armati. Ha incontrato poche persone, tutte ostili. Lo seguiva una folla che gridava "Zemmour vattene" e "Allahu Akbar". Quando è entrato in una macelleria musulmana e ha chiesto al macellaio se c'era una macelleria non musulmana in città, il macellaio ha risposto: "Una macelleria francese? Penso che ce ne sia rimasta una nel quartiere francese". "C'è ancora un quartiere francese a Drancy?" ha chiesto Zemmour.

Il 26 novembre 2021 Zemmour ha cercato di visitare il Marsiglia. Ovunque andasse, è stato accolto al grido di "Allahu Akbar". giovani musulmani lo hanno minacciato verbalmente. Il ristorante dove doveva pranzare è stato completamente saccheggiato. La polizia non ha cercato di proteggerlo. La popolazione di Marsiglia è ora per il 40 per cento musulmana. Gli analisti prevedono che in meno di un decennio, Marsiglia, la seconda città più grande della Francia, sarà prevalentemente musulmana.

L'incontro pubblico organizzato da Zemmour per lanciare la sua campagna il 5 dicembre 2021 è stato protetto da centinaia di agenti di polizia. Le persone accorse sono state accolte da gruppi al grido di "Allahu Akbar" e "Zemmour, il fascista". Un uomo presente nella grande sala dove si è svolto l'incontro ha aggredito Zemmour e ha cercato di strangolarlo. Le guardie del corpo di Zemmour lo hanno consegnato alla polizia e l'uomo è stato accusato di lesioni personali intenzionali. Erano presenti tredicimila persone. Nel suo discorso, Zemmour ha detto loro: "Mi odiano perché odiano voi".

Il giornalista Ivan Rioufol ha scritto su Le Figaro, "Cosa dice il candidato se non che è urgente cercare di salvare la Francia morente e ascoltare le preoccupazioni del disprezzato popolo francese?".

"Se Macron verrà rieletto," ha detto Zemmour il 13 gennaio in televisione, "la guerra civile è quasi certa. Molti francesi lo sanno".

Il 21 aprile 2021, 1.200 soldati professionisti, di cui 20 generali, hanno pubblicato una lettera aperta sul settimanale Valeurs Actuelles , dicendo la stessa cosa. Macron non ha reagito, ma il ministro della Difesa Florence Parly ha reso noto che i firmatari erano "irresponsabili" e sarebbero stati pesantemente sanzionati. Molti di quelli ancora in servizio attivo sono stati sollevati dalle loro funzioni. Un mese dopo, l'11 maggio, Valeurs Actuelles ha pubblicato un'altra lettera aperta, firmata questa volta da migliaia di soldati professionisti che chiedevano che i loro nomi non fossero resi pubblici. Il testo è esplicito:

"Vediamo la violenza nelle nostre città e nei nostri paesi. Vediamo il comunitarismo prendere piede nello spazio pubblico, nel dibattito pubblico. Vediamo l'odio per la Francia e per la sua storia diventare la norma. (...) Voi abbandonate, senza reagire, interi quartieri del nostro Paese alla legge del più forte (...) se scoppia una guerra civile, l'esercito manterrà l'ordine sul proprio suolo. (...) Nessuno può volere una situazione così terribile, (...) ma sì, ancora una volta, la guerra civile cova in Francia e voi lo sapete perfettamente".

Valeurs Actuelles ha trasformato la lettera aperta in una petizione. Nel giro di poche ore migliaia di francesi l'avevano firmata. Anche in questo caso Macron non ha reagito. Ad oggi, non ha cambiato posizione. Non parla della crisi in Francia.

I giornalisti dei media mainstream e i nemici politici di Zemmour, tuttavia, vagliano ogni parola per trovare scuse per attaccarlo. Il 15 gennaio, durante un incontro con insegnanti e genitori degli studenti, Zemmour ha affermato di ritenere che i bambini diversamente abili dovrebbero essere educati in istituti speciali e ha aggiunto: "Questi bambini sono completamente sopraffatti. (...) Quindi penso che abbiamo bisogno di insegnanti specializzati che si prendano cura di loro". Anziché tenere conto delle reali difficoltà di cui ha parlato Zemmour, Sophie Cluzel, il segretario di Stato per la Disabilità, lo ha accusato di voler "rimuovere i bambini disabili dalle scuole della Repubblica" e di "rifiutare le differenze". Marine Le Pen ha accusato Zemmour di "attaccare i bambini indeboliti da una disabilità". Valerie Pecresse ha dichiarato: "Il mio progetto è più inclusione per i bambini disabili". Il 15 gennaio, Zemmour ha replicato di aver ricevuto il sostegno di migliaia di genitori di bambini disabili che affermavano di essersi sentiti abbandonati dal governo. Ha accusato i suoi detrattori di ipocrisia e menzogna e ha sottolineato che intende rimediare alla mancanza di scuole specializzate nella cura dei bambini disabili.

Altri attacchi seguiranno indubbiamente a qualsiasi affermazione che farà. Il 17 gennaio, un giudice ha condannato Éric Zemmour a pagare una multa (di diecimila euro) per "istigazione all'odio razziale", poiché aveva detto il 29 settembre 2020, in un talk show televisivo, che in Francia "i minori non accompagnati" stranieri non sono né isolati né minorenni, e commettono molti reati. I rapporti della polizia mostrano che ha ragione. Zemmour non ha parlato di razza. La sentenza sarà senza dubbio ribaltata, ma per alcuni giorni i media mainstream francesi hanno avuto l'opportunità di affermare che Zemmour era stato nuovamente condannato per "razzismo".

Quando Zemmour era un giornalista, era universalmente odiato dai sostenitori del politicamente corretto. Hanno cercato incessantemente di distruggerlo, senza successo. Ora che è candidato alla presidenza, coloro che lo odiavano sembrano odiarlo ancora di più e sono pronti a raddoppiare i loro sforzi per distruggerlo. Quando la campagna presidenziale francese inizierà sul serio a febbraio, gli attacchi molto probabilmente si intensificheranno.

Nonostante tutto questo, altri politici seri si sono uniti alla campagna presidenziale di Zemmour. Guillaume Peltier è stato solo il primo: Jérôme Rivière presidente del gruppo Rassemblement National al Parlamento Europeo è salito a bordo il 19 gennaio, come ha fatto il 22 gennaio Gilbert Collard, uno dei leader di Rassemblement National. Forse una tendenza sta prendendo forma ?

Guy Millière, insegna all'Università di Parigi ed è autore di 27 libri sulla Francia e l'Europa.



L'ex presidente americano al telefono con il candidato all'Eliseo di estrema destra: "Via a un'amicizia". Timori in casa Le Pen
Trump in Francia ha scelto Zemmour: "Non indietreggiare dalle tue idee"

Francesco De Remigis
16 Febbraio 2022

https://www.ilgiornale.it/news/politica ... 10774.html

Che Donald Trump non fosse politicamente morto, lo si era capito da tempo. Ma che stesse già guardando all'Europa, in vista di una delle elezioni più attese dell'anno, era forse meno scontato. Invece, digitato il numero dal Vecchio al Nuovo continente, gli è bastato rispondere al telefono, per far gridare allo scandalo.

Dall'altro capo della cornetta, l'ex editorialista del Figaro Éric Zemmour: oggi candidato alle presidenziali francesi col vento in poppa per giocarsi l'accesso al ballottaggio. Si vota il 10 e il 24 aprile. E una Francia che, fino a ieri, vedeva in lui soltanto il «terzo uomo» della destra, probabile meteora capace di far concorrenza al nazionalismo di Marine Le Pen con poche chance di sopravvivere al doppio turno, se lo trova invece più in pista che mai.

Zemmour non è più un oggetto non identificato nel cosmo politico transalpino. Un sondaggio di ieri ha già invertito l'ordine dei fattori: per la prima volta, col 14,5% Zemmour supera la gollista Valérie Pécresse (14%). Mezzo punto. È terzo in due diverse rilevazioni, con Emmanuel Macron in testa (25%). Seconda Marine Le Pen (17,5%). E il colloquio «politico» con l'ex presidente degli Stati Uniti dà al polemista un altro assist per apparire in tv.

«Per vincere, non cambiare linea: anche se i media ti trovano brutale, difendi la tua autenticità e il tuo coraggio, sii sempre sincero». Queste le parole consegnate da The Donald a «Z». Le ha svelate lo stesso Zemmour, inseguito per avere conferme sul vis-à-vis: «Una mezz'ora», dice con falsa modestia. Nella video-chiamata, durata in realtà 45 minuti (con interprete): migranti, sicurezza, economia e dimensione internazionale. «Non indietreggiare dalle tue idee», il consiglio dell'ex presidente.

Il polemista ammette d'essere stato folgorato dalle parole di Trump sull'immigrazione. Non un endorsement, come quello di Obama per Macron nel 2017: «En Marche! Vive la France!», disse il democratico americano in video a pochi giorni dal secondo turno per l'Eliseo. È però «l'inizio di un'amicizia», chiarisce lo staff di Trump.

Panico all'Assemblée francese. «Non vogliamo il trumpismo per la Francia, quel populismo di estrema destra che ha portato alla divisione della società americana», tuona il deputato centrista di Agir Pierre-Yves Bournazel, condannando la telefonata. «Mi ha detto di restare me stesso», insiste Zemmour a 53 giorni dal voto. «Abbiamo una cosa in comune, che gli Usa restino gli Usa e che la Francia resti la Francia». Entrambi outsider in politica con carriere diverse alle spalle, Trump è un modello per «Z». Come fece The Donald in America, Zemmour punta ad attirare i voti dei Républicains (che in teoria dovrebbero scegliere Pécresse). La mina è pronta a esplodere in una campagna elettorale appena iniziata.

A Le Pen, sua avversaria N.1, Zemmour ha già rubato pezzi del Rassemblement National. Ieri l'ha umiliata: «Ognuno ha la sua possibilità nella vita...», ha detto a chi ricordava come nel 2017 «BleuMarine» mancò l'incontro (cercato) col tycoon americano. Si fermò alla caffetteria della Trump Tower, salì in ascensore ma non trovò Trump a New York. Niente foto. Pochi ganci. Caos. Papà Jean-Marie nel 1987 strinse la mano a Reagan. Scatto storico. Lei fece una figuraccia. Così il duo Trump-Zemmour scassa la campagna transalpina, e mostra come potrebbero cambiare gli scenari. Trump avrebbe accettato pure l'incontro di persona. Viaggio in Florida complicato. Colloquio quindi via cavo. Embrione di special relationship. Discorsi ultra-patriottici. Mentre Le Pen e Pécresse (in)seguono. E Zemmour impone i temi in agenda.




Se ne va anche il segretario Bay, accusato di rivelare informazioni al rivale
Presidenziali al veleno fra spie e tradimenti: il braccio destro di Le Pen passa con Zemmour
18 Febbraio 2022

https://www.ilgiornale.it/news/politica ... 1645167416

L'estrema destra francese sembra, a due mesi dalle presidenziali, più impegnata a sgomitare al proprio interno che a sfidare gli altri poli. Gli ultimi sondaggi, che registrano una lieve flessione del presidente uscente Emmanuel Macron, sempre in testa con il 24 per cento, vedono i due sfidanti dell'area populista divisi da appena un punto, Marine Le Pen del Rassemblement National al 14,5 per cento e il tribuno outsider Éric Zemmour al 13,5 (in mezzo c'è Valérie Précresse della destra «presentabile» dei Républicains con il 14). E forse proprio questo clima da derby incoraggia i colpi bassi.

Negli ultimi giorni Zemmour ha scippato la Le Pen diversi suoi assi. Si parla di quattro eurodeputati, un senatore e soprattutto di Marion Maréchal, che della Le Pen è nipote e che pare a sua volta in procinto di unirsi alle truppe zemmouriane, ciò che addolora particolarmente la leader. Da un punto di vista del peso politico il cambio di casacca più significativo è stato però quello freschissimo dell'eurodeputato e segretario del RN Nicolas Bay, che ha annunciato un «pieno impegno» per Zemmour in un'intervista su Le Figaro. «Credo profondamente nella sua candidatura, nel suo progetto e nella sua strategia, mentre la candidatura di Marine Le Pen suscita una certa indifferenza», ha detto Bay, che prima di lasciare RN è stato accusato dagli ex compagni di partito di «sabotaggio» perché avrebbe fornito a Zemmour informazioni strategiche sulla campagna elettorale della Le Pen, ma nega ogni addebito. Ieri invece Jérome Rivière, un altro eurodeputato lepenista che si è unito a Zemmour, ha spiegato a Euronews che l'opinionista di origine ebraico-berbero algerina secondo lui ha maggiori possibilità di vincere anche a causa della «cattiva reputazione» che grava su RN.

Da parte sua la Le Pen parla di comportamento disgustoso da parte dei suoi «traditori», e ostenta disinteresse per i «piccoli giochi politici». Del resto Bay, Rivière e gli altri «sono persone che fin dall'inizio della campagna mi hanno rimproverato di difendere il potere d'acquisto dei francesi come priorità».

Resta però l'impressione che il magma dell'estrema destra creda sempre meno in Marine Le Pen, che corre per la terza volta per l'Eliseo: nel 2012 fu terza dietro a François Hollande (che poi avrebbe vinto il ballottaggio) e Nicolas Sarkozy, mentre nel 2017 si presentò con serie speranze di vittoria contro Emmanuel Macron, ma fu da questi spazzata via al ballottaggio. Insomma, la Le Pen si porta al guinzaglio lo stigma dell'eterna «quasi vincente» che poi non vince mai. E forse questa e la carta più importante da giocare per uno Zemmour che sogna il ballottaggio.



Zemmour tenta l'ultima carta: "Espellerò migliaia di migranti dalla Francia"
Autore Francesco Boezi
5 aprile 2022

https://it.insideover.com/politica/eric ... grati.html

Eric Zemmour è dato in difficoltà dai sondaggi, che lo piazzano tra il quarto ed il quinto posto del podio, e così l’editorialista de Le Figaro rilancia una delle sue istanze chiave: le limitazioni in materia di gestione dei fenomeni migratori. Se Marine Le Pen, che sta spingendo soprattutto su temi liberisti come il taglio delle tasse ed il rilancio del potere d’acquisto dei cittadini, propone un referendum sull’immigrazione, il politico conservatore la fa molto più semplice: si dice certo che, in caso di elezione all’Eliseo, potrà espellere un milione d’immigrati dalla Francia.

Sono le ultime battute di una campagna elettorale che, in questa fase finale, ha riavvicinato le “destre”: Zemmour ha aperto ad un discorso unitario con Marine Le Pen a partire dal secondo turno, mentre resta molto complessa l’ipotesi di un ricongiungimento con i Les Republicains di Valerie Pecresse che in seconda battuta, dovessero essere esclusi dopo il primo giro elettorale del prossimo 10 aprile, potrebbero sostenere in via diretta Emmanuel Macron. Zemmour, per questo suo intento sull’immigrazione, ha voluto individuare anche una strada concreta.

Il bonapartista ha dichiarato che, in caso di vittoria delle presidenziali, istituirà un “ministero del rimpatrio“. L’idea per la “remigrazione” è più o meno questa: istituire ex lege una fattispecie di reato che disciplini sugli status che sarebbero considerati non regolari. E dunque avere una pezza d’appoggio giuridica per far sì che delle persone debbano, e non possano, abbandonare la Francia. Zemmour lo ha ribadito in queste ore pure per mezzo di un’intervista concessa a France24, così come riportato dall’Agi. Il saggista vorrebbe intervenire anche sulla nazionalità, restringendo il campo delle possibilità: i migranti, insomma, dovrebbero scegliere se possedere quella francese o un’altra.

Questa è una delle ultime mosse: la campagna elettorale termina l’8 aprile. Zemmour ha il vantaggio di non dover arrivare al secondo turno a tutti i costi, a differenza di Marine Le Pen, e continua a contare su un effetto sorpresa. Se i sondaggisti hanno una difficoltà per questa tornata, quella riguarda proprio il sondare il candidato di Reconquete! che è all’esordio politico. Non esiste una base elettorale da sondare con precisione per comprendere che aria tiri rispetto a Zemmour. E quindi la forbice che oggi viene ventilata – quella che ritiene che il polemista transalpino possa assestarsi attorno al 10% – potrebbe anche essere smentita dalla realtà dei fatti (in un senso o nell’altro).

“Se non sarò eletto – ha dichiarato Zemmour in un’intervista rilasciata a Le Figaro e riportata dall’agenzia Nova – ci sarà la rielezione di Emmanuel Macron e questo significherà due milioni di nuovi stranieri che verranno in Francia, la delinquenza sempre più violenta, i poliziotti scoraggiati, il crollo della scuola, nuove tasse, un debito vertiginoso e presto una nuova Francia africana e islamizzata”. I toni sono quelli di chi sta provando a stringere a sé tutto l’elettorato di destra possibile, con gli accenti posti anche alla “sottomissione” dell’identità francese nei confronti dell’islam. Un tema che ha fatto le fortune di Marine Le Pen e dei lepinisti sino a qualche anno fa e che ora deve essere condiviso, per così dire, con l’altro candidato del lato sovranista della scacchiera.

Il presidente uscente Emmanuel Macron, nel comizio tenuto a Parigi in questa ultima settimana di campagna elettorale, ha chiesto ai suoi di non credere alle voci secondo cui sarebbe imbattibile. Macron ha segnalato la possibilità che un candidato sovranista riesca a batterlo eccome. Si tratta anche di un modo per evitare che i sostenitori di En Marche! si rilassino troppo ma è noto come la partita, stando alle ultime rilevazioni statistiche, si sia riaperta. Sarebbe – dicono i sondaggi – Marine Le Pen ad essersi avvicinata a Macron, avendo un distacco di appena cinque punti dall’attuale inquilino dell’Eliseo al secondo turno. Zemmour sarebbe fuori dai giochi ed è probabile che in queste ore la novità della politica d’Oltralpe aumenti di parecchio i toni per far parlare di sé.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Elezioni francesi per salvare la Francia e l'Europa

Messaggioda Berto » lun apr 11, 2022 3:32 am

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Re: Elezioni francesi per salvare la Francia e l'Europa

Messaggioda Berto » lun apr 11, 2022 3:32 am

10)
Elezioni del 10 aprile e del 24 aprile 2022




Elezioni Francia: Macron davanti a Le Pen. Exploit Mélenchon. Il leader di En Marche: “Fermare ultradestra, in gioco futuro nostro e dell’Ue”

Martina Castigliani
11 aprile 2022

https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/0 ... 1649628227

Emmanuel Macron in testa e davanti a Marine Le Pen. Ma Jean-Luc Mélenchon appena dietro con un exploit senza precedenti che, per un pelo, non gli permette di arrivare al secondo turno. Quando è stato scrutinato il 97% delle schede per le elezioni presidenziali in Francia, questi sono i risultati: Macron (27,3%), Le Pen (23,9%), Mélenchon (21,7%). Dietro il candidato di estrema destra Éric Zemmour (7%); la repubblicana Valérie Pécresse (4,7%); il verde Yannick Jadot (4,4%); il candidato degli agricoltori Jean Lassalle (3,2%); il comunista Fabien Roussel (2,3%); il sovranista Dupont-Aignan (2,1%); la socialista Anne Hidalgo (1,7%).

Ora comincia la “vera” campagna elettorale: 15 giorni in cui Macron dovrà riuscire a convincere gli elettori di sinistra che non è solo “il presidente delle élite”. A chi lo supporterà ha già promesso, nel primo discorso dopo il voto, che formerà “un grande movimento politico di unità e azione” e ha ribadito che in ballo ci sono “il futuro della Francia e quello dell’Europa”. Decisivi saranno anche tutti gli elettori che hanno disertato le urne: l’astensione, come da previsioni, ha infatti toccato il 26,5% ed è stata quattro punti più alta della scorsa tornata (il record negativo è del 2002 con il 28,4%). Comunque la nuova corsa per Macron, stando agli ultimi sondaggi svelati da Le Parisien, parte con un po’ di margine: il leader di En Marche al secondo turno sarebbe vincente con il 54% delle preferenze contro il 46 di Le Pen. Ma la salita inizia ora e, lo abbiamo visto, tutto può cambiare.

L’exploit Mélenchon (soprattutto tra i giovani) e le proiezioni che hanno fatto sperare nella rimonta – Dopo che le tv e i siti dei quotidiani francesi avevano dato per certo il ballottaggio Macron-Le Pen, e soprattutto dopo i discorsi di tutti i leader che certificavano le prime due posizioni, a destabilizzare è stata l’ultima proiezione di Ipsos-Sopra Steria delle 22.30. All’improvviso infatti, il presidente uscente era dato al 27,6%, Le Pen al 23% e Mélenchon al 22,2%. L’annuncio del vantaggio ridotto della leader del Rassemblement National ha subito agitato il quartier generale dell’Union populaire che fino all’ultimo ha sperato nella possibilità di veder ribaltare i risultati. A fare la differenza infatti, sono stati i voti delle grandi città, dove il successo per la sinistra radicale è stato molto più grande del previsto. Ma, nonostante lo scarto sia molto ridotto, non è sufficiente per ottenere il sorpasso.

Il risultato di Mélenchon è, in ogni caso, già storico (cinque anni fa prese il 19%): è riuscito nell’impresa che si era prefissato di conquistare “il voto utile” e in particolare quello dei più giovani (è il più votato nella fascia 18-35 anni). Il leader 70enne, che ha fatto campagna elettorale con lo slogan “un altro mondo è possibile”, ha portato alle urne ragazzi e ragazze che ormai sembravano destinati a votare in massa per la destra. Ed ha pagato il fuoco amico: la sinistra atomizzata e incapace di trovare un accordo unitario, ha disperso voti fondamentali su almeno altre tre candidati (comunisti, verdi e socialisti). Nel suo primo discorso ai sostenitori, Mélenchon ha parlato già proiettato alla sfida Macron-Le Pen: “Ora non bisogna dare un solo voto a madame Le Pen“, ha detto dopo che nei giorni scorsi qualcuno aveva sollevato il dubbio. Cero non ha citato direttamente Macron, che per molti dei suoi è visto come il fumo negli occhi, ma ha chiesto di votare “secondo coscienza”.

L’estrema destra al ballottaggio, Le Pen ora chiede i voti di Zemmour – Per la seconda volta Marine Le Pen si prepara a sfidare Emmanuel Macron al ballottaggio. La leader del Rassemblement national può rivendicare un miglioramento del suo risultato (al primo turno di cinque anni fa prese il 21,3% con 7 milioni e 600mila voti), anche se è decisamente ridimensionato rispetto alle aspettative. Da quindici giorni infatti era data in grande crescita, tanto da far temere al presidente uscente di perdere la prima posizione. Alla fine il grande soprasso non le è riuscito e ora dovrà lavorare per raccogliere consensi se vuole sperare nella vittoria. “Tutti quelli che oggi non hanno votato per Emmanuel Macron sono chiamati a unirsi al nostro raggruppamento“, ha detto nel suo discorso serale. Facile a dirsi, ma meno nella pratica. Le Pen guarda innanzitutto ai sostenitori dell’unico candidato più a destra di lei, Eric Zemmour, che ha però ottenuto un misero 7 per cento e non ha molto da offrire: “Ho molti disaccordi con Marine Le Pen”, ha detto il giornalista, “ma davanti a lei c’è un uomo che ha fatto entrare milioni di immigrati e che farà di peggio se sarà rieletto. Invito quindi a votare per Le Pen”. A destra chi ha invece già mollato Le Pen, è la candidata dei Républicains Valérie Pécresse: “Al ballottaggio “voterò in coscienza per Emmanuel Macron”, ha dichiarando, affermando che “il progetto di Marine Le Pen condurrebbe il Paese alla discordia, al fallimento, la sua vicinanza a Vladimir Putin la discredita“. Pécresse non è mai riuscita a trovare spazio nel centrodestra, perché di fatto già occupato da En Marche e il suo risultato segna la crisi nera di uno dei partiti tradizionali che (insieme ai Socialisti) hanno fatto la storia politica della Francia. Per Le Pen non resta che puntare su chi non ascolterà le indicazioni di Pécresse, e non sono pochi, e su tutti coloro che non sono andati a votare. Proprio la sua campagna elettorale incentrata sulla perdita del potere d’acquisto e quindi mettendo al centro le classi popolari, avrebbe dovuto permetterle di raccogliere consensi tra chi tradizionalmente non vota. Ma quelle fasce hanno invece, in molti casi, scelto Mélenchon. Anche per questo, per Le Pen, la partita si complica. Non bisogna però sottovalutare il fatto che mai la Francia si era trovata con un blocco di estrema destra così consistente in termini elettorali, anche se spaccato sue due candidati. E di certo si farà sentire anche al secondo turno.

Macron ottiene il primo posto. Ma ora deve convincere gli elettori di sinistra – Dopo una giornata che anche il suo staff ha descritto di “grande tensione”, il presidente uscente tira un sospiro di sollievo: è davanti a Marine Le Pen e da quel vantaggio (al primo turno di 5 anni fa prese il 24% con 8 milioni e 600mila voti) può ripartire. Ma non è sufficiente per dormire sonni tranquilli. Soprattutto perché il bacino di elettori a cui deve guardare ora è quello della sinistra radicale di Mélenchon e che nella maggior parte dei casi lo considera il presidente “dei ricchi” e comunque ormai troppo a destra per essere “accettabile”. Macron sa che ora inizia la parte difficile della campagna e, davanti ai suoi sostenitori, ha esordito ribadendo che l’elezione decide anche gli equilibri europei nel bel mezzo della guerra tra Ucraina e Russia: “Nulla è acquisito, il dibattito che avremo nei prossimi quindici giorni è decisivo per la Francia e per l’Europa”, ha detto. Quindi si è rivolto agli altri candidati a sinistra, dicendo di essere pronto a unirli in un nuovo progetto: “Ringrazio Anne Hidalgo, Yannick Jadot, Valérie Pécresse e Fabien Roussel, che questa sera mi hanno sostenuto. Contatterò tutti coloro che vogliono lavorare per la Francia e sono pronto a inventare qualcosa di nuovo per riunire diverse sensibilità e costruire con loro un grande movimento politico di unità e di azione“. Quindi, ha detto: “Invito solennemente i nostri concittadini, quale che sia stata la loro scelta al primo turno, ad unirsi a noi”. E poi rivolgendosi in particolare a Mélenchon, ha aggiunto: “Alcuni lo faranno per fare muro contro l’estrema destra. Sono pienamente cosciente del fatto che questo non è un sostegno al mio progetto, ed è una cosa che rispetto. So che questa è la scelta fatta, per esempio, da Jean-Luc Mélenchon“.

Basterà a Emmanuel Macron per rivincere le elezioni? E’ molto complesso e sicuramente il famoso fronte repubblicano, quello che si è crea ogni volta che l’estrema destra va al secondo turno (2002 e 2017), è sempre più difficile da formare. Lo aveva detto Marine Le Pen durante la campagna elettorale: “Non basta più gridare al lupo mannaro”. E mai come in questo caso aveva ragione. Senza contare che Macron può contare su un debole aiuto da parte degli ex amici Socialisti: Hidalgo, sindaca di Parigi e candidata del partito, non è riuscita ad andare oltre neppure il 2 per cento. E anzi è stata superata perfino dal candidato comunista. Segnali di una crisi pesantissima dentro i partiti tradizionali. Male anche sul fronte dei Verdi. Il risultato del candidato Yannick Jadot è deludente, non si avvicina neanche lontanamente ai successi di Municipali ed Europee e comunque, dopo una campagna elettorale che ha criticato tutto l’operato ecologista di Macron, difficile pensare al travaso dei voti. Resterà solo l’appello alla responsabilità. Ma in due settimane di campagna elettorale, tutto può ancora succedere.



Le Pen, la scossa per astenuti e delusi: «Una scelta di civiltà»
Marina Valensise
11 aprile 2022

https://www.ilmessaggero.it/mondo/le_pe ... 21141.html

«Non è un semplice voto, ma una scelta di civiltà. Il 24 saranno di fronte due visioni opposte del Paese: o la divisione, il disordine, oppure l’unione dei francesi intorno alla giustizia sociale garantita da un quadro fraterno. Ho ancora molta speranza, possiamo vincere». Marine Le Pen ha guadagnato il ballottaggio, ma, diversamente da quanto prospettato dagli ultimissimi sondaggi, non ha raggiunto un risultato che sembra darle molte chance di finire all’Eliseo. Sperava di ridurre il distacco da Emmanuel Macron, e invece resta sotto di circa 5 punti rispetto al presidente candidato di En Marche. Stando alle ultime proiezioni è 23 per cento dei voti, attorno al 2 per cento in più rispetto al primo turno delle presidenziali del 2017. Macron invece ha avuto il 27,6 per cento dei voti. E può già contare sulla dichiarazione di voto a suo favore da parte di Valérie Pécresse, candidata di Les Républicains, o quel che resta del partito gollista, che sotto la soglia del 5 per cento (col 4,8) non avrà diritto nemmeno al finanziamento dello stato, da parte del candidato ecologista, Jadot, che ha avuto il 4,7, da parte del Comunista François Roussel, che ha avuto il 2,3 e di Anne Hidalgo, la sindaca di Parigi, che ha portato il Partito socialista all’1,7 per cento.

L’interrogativo

Si tratta ora di capire se e come Marine Le Pen riuscirà a intercettare parte del 20 per cento dei voti che hanno premiato l’esponente della France Insoumise, Jean Luc Mélenchon esponente radicale di estrema sinistra, con un passato di agente cubano del Kgb. E l’interrogativo che ora molti si pongono è il seguente: riusciranno le estreme a convergere sul piano elettorale in nome del voto antisistema?
È vero che nei giorni scorsi, fedele al suo nuovo stile più morbido, alla ricerca di un’immagine meno bellicosa e molto più consensuale e in nome di una strategia di alleanze a ampio raggio, da realizzare puntando sulla difesa del potere d’acquisto e degli interessi dei ceti più deboli, degli esclusi dal sistema degli umiliati sociali, Marine Le Pen ha fatto direttamente appello all’elettorato di estrema sinistra, prospettando addirittura un governo di unità nazionale e tendendo la mano allo stesso Mélenchon. Dunque di sicuro cercherà in queste due settimane di stregare i duri e puri della sinistra estrema. Ma il tribuno della France Insoumise, terzo classificato, pur nella sua prosa lirica e ridondante è stato chiaro e netto. Ha fatto appello alla coscienza degli elettori, ha richiamato la scelta terribile in cui si trovano di fronte all’impotenza di fronteggiare una decisione netta e alla fine ha dichiarato: «No. Conosco la vostra rabbia, l’avete espressa. Ma non lasciatevi andare a una scelta che potrebbe comportare errori imperdonabili. Non potete regalare neanche un voto a Marine Le Pen».

La base elettorale

Certo, il voto resta sempre aleatorio e il risultato di un’elezione è sempre imprevedibile. Lo stesso Mélenchon ha voluto mettere in guardia i suoi elettori più anziani, richiamando all’ordine la sua base elettorale. Ma non è detto che le truppe seguiranno la consegna. Nell’ipotesi più rosea, Marine Le Pen potrebbe al massimo contare su un terzo dell’elettorato di Mélenchon. E non le basterebbe per spuntarla con Macron che ha forte distacco da lei. Di sicuro la candidata del Rassemblement National potrà contare soltanto sull’elettorato di Eric Zemmour, il giornalista sovranista, nostalgico della grandeur della Francia anni Sessanta, suo diretto concorrente nell’attingere al bacino della destra xenofoba e razzista. Abilmente, nel corso della campagna 2022, Marine Le Pen ha scelto di concentrarsi sulla questione sociale, lasciando a Zemmour il monopolio della protesta identitaria, minacciata dall’islamismo e dall’emigrazione. Ma Zemmour, nonostante un inizio di campagna promettente, alla fine ha ottenuto solo il 7 per cento dei voti. Troppo pochi se pur sommati al 3,1 per cento di Jean Lassalle, candidato di Résistons, partito della ruralità e degli agricoltori, e al 2,1 per cento del conservatore nazionalista Nicolas Dupont-Aignan, al quale si aggiungerà l’un per cento promesso dal gollista Eric Ciotti, ex sodale e ora rivale della sconfitta Valérie Pécresse. Per questo, nonostante l’allarmismo delle ultime ore, visti i risultati del primo turno, i francesi possono tirare un filo di sollievo davanti alla sovranista di estrema destra, che vuole riscrivere la Costituzione, smantellandone con un referendum l’universalismo democratico, che invoca Giovanna d’Arco, ma resta legata a doppio filo al prestito milionario ottenuto da una banca russa di oligarchi vicini a Putin, e rinegoziato fino al 2028. Scampato pericolo.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Elezioni francesi per salvare la Francia e l'Europa

Messaggioda Berto » lun apr 11, 2022 3:32 am

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