Friul/Friuli, Furlania

Re: Friul/Friuli, Furlania

Messaggioda Berto » mer ott 08, 2014 8:02 pm

Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Friul/Friuli, Furlania

Messaggioda Berto » sab set 15, 2018 8:31 pm

A so' veneto-vixentin co mare furlana a servisio intiero:

Friul/Friuli, Furlania
viewtopic.php?f=163&t=819

Łengoa de area furlana (e veneto furlana)
viewforum.php?f=106
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Re: Friul/Friuli, Furlania

Messaggioda Berto » sab set 15, 2018 8:31 pm

QUESTA STORIA NON S'HA DA SAPERE
http://www.lavosdalfriul.eu/?q=article% ... -da-sapere


“Abbiamo fatto l'Italia, ora dobbiamo fare gli italiani”
Chissà quante volte ci siamo trovati di fronte a queste parole studiando un libro di storia, preparando un tema oppure svolgendo la traccia per qualche esame di stato. Dall'unità d'Italia in avanti, rappresentano un dogma proposto in diverse occasioni dalla scuola primaria fino alla preparazione universitaria.

Rispolverando tra i ricordi, in maniera quasi meccanica, si identifica in questa frase l'emblema dell'unità, il “desiderio” e l'”entusiasmo” di creare uno stato unitario, di costituire un'area geografica che in realtà è composta da piccole nazioni con percorsi linguistici, economici e culturali quasi inconciliabili, tanto erano le specificità maturate nel corso dei secoli.

Cosa volevano veramente le persone di queste piccole nazioni?

Questa domanda, spesso, non trova risposta nei libri di storia che riportano, invece, con dovizia di particolari, la cronologia delle battaglie, degli scontri, degli accordi e di tutte le procedure del protocollo passato alla storia con l'etichetta “facciamo l'Italia”. E' stato sufficiente cambiare alcuni confini, redigere alcune leggi e l'Italia era pronta. L'unità sembra aver portato progresso, istruzione, salute e libertà ovunque. Poco o quasi nulla si sa del Friuli: viene dipinto come una zona gestita dalla monarchia asburgica che, seppur illuminata, per il popolo rappresentava l'opprimente invasore.

Sarà vero?

Per conoscere a fondo la questione è necessario armarsi di pazienza, operare in maniera autonoma, e consultare archivi storici e fonti storiografiche locali in grado di aprire nuovi orizzonti di ricerca. Non tutti hanno avuto la possibilità e gli strumenti culturali per poter accedere a questo diverso punto di vista, ma solo fin dalla più tenera età una panoramica dettagliata del fenomeno Italia.
Nel disegno post unitario la storia del Friuli, come tutte le altre storie locali, è stata “dimenticata” per far posto alla storia dello stato costruito a tavolino da gruppi di potere e di interesse. Per far sentire tutti italiani era fondamentale far convincere dell'esistenza di un percorso condiviso, far emergere il bisogno di ricercare nelle singole storie un ipotetico innato istinto all'unità.
Pochi conoscono monsignor Pio Paschini, storico e religioso friulano e le “vicende tanto svariate e prove tanto atroci” che hanno caratterizzato le nostre terre. Il 3 aprile è una ricorrenza che, nel corso degli anni, si ricorda senza conoscere nel dettaglio la ragione. La Patrie dal Friûl, una delle più antiche forme politiche democratiche europee, nonostante i suoi sei secoli, è una conoscenza esclusa dalla memoria collettiva italiana. Nei programmi scolastici il Friuli è spesso una zona d'ombra dove il tempo è passato come un fantasma senza lasciare grosse tracce. In realtà basta guardarsi attorno per rendersi conto che i nostri luoghi sono stati teatro di invasioni, guerre, incontri e scontri tra popoli e civiltà diverse. Un crocevia che ha dato vita ad una nazione che, dal 1866, è stata progressivamente ritoccata e compressa in una regione autonoma, organismo che toglie respiro alla specificità “tutelandola” in maniera restrittiva.

Dimenticare le proprie radici senza difendere e tramandare la nostra storia significa arrendersi a una cultura della quale non faremo e non saremo mai parte, significa aderire ad eventi e decisioni di un passato che non è il nostro. Leggiamo e facciamo leggere a i nostri ragazzi le pagine di Pier Silverio Leicht, di Tito Maniacco, le opere di Novella Cantarutti e di Padre David Maria Turoldo. Per il Parlament Furlan è basilare riportare alla luce e a conoscenza di tutti la nostra storia e identità millenaria. Un impegno che sarà presto concretizzato dall'attività e dalle proposte che nasceranno dal confronto attivo e partecipato della Commissione Cultura e Istruzione con tutti coloro che si riconoscono in questa scelta. Se vogliamo davvero continuare a scrivere la nostra storia diventiamo promotori attivi di tutte le vicende che hanno reso unico il nostro “piccolo compendio dell'universo”.

Sabrina Pivetta
Parlament Furlan


Alberto Pento
El Parlamento Furlan nol jera demogratego ma arestogratego, no femo confouxion. Come kel jera arestogratego el Parlamento Venesian.
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Re: Friul/Friuli, Furlania

Messaggioda Berto » sab set 15, 2018 8:32 pm

Dal Patriarcato d’Aquileia alla Patria del Friuli
FRIULI VIMADO

https://friuli.vimado.it/storia-cultura ... del-friuli

L’atto costitutivo della Patria del Friuli venne redatto a Pavia nel 1077 dall’imperatore Enrico IV di Franconia. Con quest’atto ci fu un investitura del Patriarca Sigeardo come feudatario del Friuli, dando inizio ai caratteri significativi della friulanità ed alla sua identità. Tra le donazioni di Pavia a detto Patriarca e ai suoi successori si menzionava anche la Villa di Lucinicco.

Ma torniamo indietro di qualche secolo per ricostruire i passaggi che portarono il Vescovo della Diocesi di Aquileia a diventare un feudatario Imperiale. Esso assommava in sé sia il potere spirituale, sia quello temporale, con tutte le prerogative ed i privilegi del rappresentante feudale del territorio friulano, dipendente direttamente dall’Imperatore.

Si può far iniziare la storia con Carlo Magno che, nel 799, ebbe una definitiva vittoria sugli Avari. Dopo tale importante evento egli estese la su influenza su un’ampia zona che andava dalla Alpi orientali al Danubio. Per meglio amministrarla la divise in zone: la Marca Australe e la Marca del Friuli, che si estendeva a sud della Drava.

Alla morte di Carlo la Marca del Friuli fu divisa in quattro contee dal Duca Boldrico.

Nel’ 899 iniziò per il Friuli un periodo terribile dovuto alle numerose invasioni e saccheggi degli Ungari che cessarono solo con la vittoria di Ottone I di Sassonia.

Ottone I, nella dieta di Augusta (952), trasformò tutto il territorio italico in un feudo della Corona di Sassonia. Nel 989 il Friuli venne staccato dal Regno Italico e annesso al Ducato di Baviera e Carinzia, retto da Enrico, fratello di Ottone.

Perché questo declassamento Forse per la devastata situazione in cui si trovava l’antica Marca del Friuli, dopo il passaggio delle orde Ungare, che le avevano tolto potere e ricchezza. Successivamente gran parte dei feudi friulani divennero ovviamente proprietà delle famiglie germaniche.

Intanto nel tragico periodo delle invasioni ungare crebbe, in prestigio e potenza politica, il Patriarcato di Aquileia. Questi iniziò l’opera di ricostruzione delle contrade e dei villaggi distrutti. Tutto ciò fu possibile anche grazie alla ricchezza dei Patriarchi , dovuta alle numerose donazioni loro concesse.
Le donazioni territoriali al Patriarcato di Aquileia

Già nel 792 Carlo Magno aveva assegnato territori alla chiesa Aquileiese. Nel 921 l’Imperatore Berengario donò al Patriarca diversi possedimenti.

Nel 967 Ottone I concesse al Patriarca il Monastero di Sesto al Reghena, il Castello di Farra e altri importanti territori. Fu proprio questa donazione a costituire il primo nucleo del potere temporale del Patriarca.

Ottone II (983) ampliò i possedimenti del patriarcato di Aquileia (Castello di Rubbia, Udine, Fagagna, Brazzacco).

Ottone III incrementò ancora il territorio patriarcale con varie ville e castelli e decise di dividere il Castello di Gorizia tra il Patriarca e il Conte Variento, innescando le future liti tra i due feudatari.

Ulteriori donazioni e favori arrivarono nel 1027 e nel 1028 dall’imperatore Corrado II che consentì al Patriarca di Aquileia di riscuotere imposte e di coniare moneta. Il provvedimento fu di fondamentale importanza in quanto riconobbe al Patriarcato un ruolo economico vitale per l’intera regione.

In quest’epoca il Patriarca più influente fu Popone (1019-1042) che rilanciò le attività commerciali, facilitò la ripresa culturale dei monasteri, e promosse la rinascita socio-politica ed economica dell’intera regione.

Il simbolo del pastorale vescovile e della spada feudale avevano trovato una fusione, rinsaldando il potere temporale della chiesa di Aquileia.
Perché la donazione del 1077 al Patriarca Sigeardo?

Nel 1076 scoppiò un evento gravissimo per il Friuli e per tutto l’impero germanico: la lotta per le investiture. L’imperatore Enrico IV convocò a Worms un sinodo per deporre il Papa, accusato di essere un usurpatore. A sua volta il Papa Gregorio VII lanciò una scomunica contro l’Imperatore, che l’anno successivo venne annullata, grazie alla celebre penitenza dell’Imperatore a Canossa, dove il Papa era ospite nel Castello della Contessa Matilde.

Il problema tra il Papato e l’Impero era dovuto al fatto che il pontefice pretendeva di eleggere tutti i Vescovi della Santa Romana Chiesa, anche se le loro sedi erano sparpagliate per l’Impero.

L’imperatore Enrico IV aveva a sua volta designato molti vescovi in Germania (ed in particolare quelli con funzione di elettori imperiali) senza chiedere il benestare del Papa.

Il contrasto vedeva da una parte il Pontefice con un’importante produzione dottrinale, dall’altra l’Imperatore che pretendeva la laicità delle sue decisioni.

Questa disputa aveva acceso in alcuni principi tedeschi ed, in particolare, nel Conte del Friuli Ludovico, il desiderio di schierarsi con il Papa, contrastando Enrico IV, ed eleggendo un nuovo Imperatore: Rodolfo.

Enrico cercò di tornare in Germania, dopo il perdono del Pontefice, per sconfiggere i ribelli, ma trovò la strada sbarrata ad opera dei feudatari ostili.

Fu grazie al Patriarca Sigerardo, che in Friuli contava più del Conte Ludovico, ed alla sua azione di forte sostegno, se Enrico potè accedere alle terre germaniche passando per le Alpi Carniche.

L’intervento del fedele Sigerardo a favore di Enrico IV fece si che questi ripagasse il Patriarca concedendo ad Aquileia l’investitura feudale con potere ducale su tutta la Contea del Friuli.

Il Diploma Imperiale decretò poi che il Friuli doveva staccare dalla Marca di Verona (correggendo la riforma di Ottone I) e che il territorio del Patriarca poteva arricchirsi della Marca di Carniola e della Contea d’Istria.

Grazie alla fedeltà di Sigeardo il Friuli tornò ad essere uno stato potente, ufficialmente riconosciuto, per i secoli seguenti, fino all’intervento di Venezia nel 1420.
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Re: Friul/Friuli, Furlania

Messaggioda Berto » sab set 15, 2018 8:32 pm

Tracce di storia del Friuli

http://forumeditrice.it/cirf-didattica- ... riuli.html


Il Parlamento della Patria è un istituto di governo adottato dai patriarchi a partire dalla seconda metà del XIII secolo (ma il primo atto rimastoci è del 1231). L’assemblea comprendeva rappresentanze dei centri principali, che occupavano la porzione laica dei seggi, unitamente al clero e alla nobiltà. Le funzioni di governo demandate al Parlamento riguardavano la difesa, organizzata su base comunitaria, la fiscalità e, in parte, l’amministrazione della giustizia. L’insieme delle leggi emanate dal Parlamento costituirono il fondamento delle Costituzioni della Patria del Friuli. La prima raccolta di questo codice di norme, che avrebbe regolato la convivenza friulana nei secoli a venire, risale al patriarca Marquardo di Randeck (1365-1381). Il corpus delle leggi fu periodicamente rinnovato nei secoli successivi. Con l’avvento della Dominante, larga parte delle prerogative del Parlamento furono assorbite dalle magistrature centrali dello Stato veneto, svuotandolo, di fatto, di funzioni. Tuttavia, anche in ragione della portata simbolica delle riunioni dell’assemblea per una società fortemente segmentata per ceti, la sua attività proseguì fino all’avvento dell’amministrazione francese nel 1805, che lo sciolse in quell’anno. Le Costituzioni della Patria del Friuli volgarizzate da Pietro Capretto, Udine, 1484.
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Re: Friul/Friuli, Furlania

Messaggioda Berto » sab set 15, 2018 8:34 pm

Parlamento friulano
...

Il parlamento della Patria del Friuli: sua origine, costituzione e legislazione (1231-1420)
...

Rappresentanze e territori. Parlamento friulano e istituzioni rappresentative territoriali nell’Europa moderna
...

Costituzioni della Patria del Friuli nel volgarizzamento di Pietro Capretto del 1484 e nell’edizione latina del 1565
...
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