Dune e Delta del Po

Dune e Delta del Po

Messaggioda Sixara » gio giu 12, 2014 8:47 am

F.Fiori, Abbecedario Adriatico Natura e cultura delle due sponde, Diabasis, 2008

Duna
o della irrimediabile perdita delle risorse naturali

Duna è parola relativamente nuova nella lingua italiana, di derivazione olandese. (...) Nel gelido nord, come nel solare sud, la 'dune' è l'unica altura, seppur di modesta dimensione, che segna il confine tra la spiaggia bassa ... e quella alta, che è quasi terra, benché ancora salsa.
Questa è la duna viva, quella in continua evoluzione, in cui i venti e la vegetazione si confrontano, favorendo ...la sua crescita o decrescita, il suo essere mobile o stanziale.
Ci sono poi le dune relitte, sopra o sotto il livello delle acque salate.
Una parte della campagna ravennate, oggi lontana dal mare, è percorsa da lievi alture più o meno parallele alla riva; vecchi cordoni di dune che disegnano altrettanto remoti profili deltizi.
Rughe sabbiose di un passato non ancora geologico, comunque abbastanza remoto da risultare invisibile ai più.
Altre dune fossili sono poi ricoperte dalle acque.
A 30-40 km dalla riva, con profondità di 20-30 m., nel tratto di costa che va da Venezia a Ravenna, ci sono lunghi depositi di sabbie fossili, risalenti a qualche decina di migliaia di anni fa.

Dune che segnavano il confine di un Adriatico molto più piccolo dell'attuale, una ingolfatura dello Jonio che a partire da circa 12 mila anni fa, in contemporanea all'innalzarsi delle temperature, ha cominciato ad ampliarsi ... invadendo la grande pianura che si estendeva a nord della paleo-linea di costa che andava da Pescara a Spalato.
Quelle dune, dimenticate dall'uomo per millenni, immobili e popolate da una silenziosa fauna marina , sono da qualche anno la nuova frontiera delle insaziabili necessità umane.
Quei depositi sabbiosi stanno sostituendo quelli fluviali, ormai esauriti, diventando vere e proprie cave sottomarine, funzionali a contenere i fenomeni corrosivi delle coste.

(...) Ritornando alle dune che, solo un secolo fa, erano ancora forme vive, ... contestualmente alle fortune tardo ottocentesche del vocabolo natura, lungo le coste italiane si assistette al loro primo massiccio smantellamento.
La 'scoperta del mare' ottocentesco avviò un devastante interesse edificatorio lungo le rive.
La duna divenne così il primo ostacolo da rimuovere, insieme ad una indispensabile e preziosa fonte di sabbia.
A colpi di badile prima, di caterpillar poi, una a una, da nord a sud, le dune sono state spianate scomparendo quasi dall'orizzonte marino.
Alla decrescita delle dune è corrisposta la crescita muraria di milioni di villette e colonie, residence ed alberghi. Spesso, almeno agli inizi, la sabbia era la stessa.

I monti adriatici così come i tomboli tirrenici, si sono così quasi estinti o al più rinchiusi in microscopiche riserve, fortuitamente sopravvissute al fervore balnear-edificatorio.
Come si legge in antiche testimonianze e vecchie cronache , sulla duna si saliva per vedere più lontano il mare, alla ricerca di vele famigliari che si avvicinavano al porto ... I monti riparavano pinete e boschi costieri, colture ortive e stagni litoranei, dalle gelide sferzate della bora d'inverno, dalle arie salate dei venti marini durante tutto l'anno.
Le dune di Ravenna hanno segnato per secoli il confine fra l'azzurro del mare e il verde della pineta, un sipario mobile fra gli umori variabili dei flutti e quelli più quieti delle fronde.
(...) Oggi sulle dune relitte del delta del Po, su quelle dei cordoni lagunari di Lesina o Varano... si scopre un'inusuale vegetazione fatta delle spinose foglie dell'eringio marino e dell'echinofora, dei sottili steli delle graminacee agropiro e ammofila, delle delicate fioriture dell'erba medica delle spiagge, della ruchetta di mare, del convolvolo e del giglio delle spiagge.
Ma oltrepassando quelle dune si può scoprire anche un altro mare, più difficile da raggiungere e silenzioso, forse anche per questo più affascinante.

Dune a ghi n evimo on mùço anca naltri tel Delta del Po. Anca le anti-dune dire la verità e le retro-dune e medigo anca cuele de mèxo , se faxevìmo mancare gnente :
Atlante del territorio costiero, lagunare e vallivo del delta del Po, Biblioteca del parco,n.1 :

Le dune sono corpi sabbiosi di origine eolica (...); la loro forma, l'altezza e l'estensione dipendono dalla direzione del vento, dal rifornimento di sabbia e dalla vegetazione (con) lo scopo di intrappolare il sedimento ed impedire l'avanzamento della duna verso l'entroterra. Le dune sono corpi mobili che subiscono spostamenti lenti man mano che il vento spinge la sabbia in salita fino alla cresta; in questo modo il lato sopravento subisce un effetto di deflazione, mentre il lato sottovento, su cui la sabbia ricade per gravità, si accresce.

Gran parte di queste morfologie riconoscibili nel territorio deltizio, sono considerate fossili, sono cioè imputabili a fenomeni già completamente conclusi nel tempo. Esse costituiscono perciò delle 'istantanee storiche' insostituibili per la comprensione del delta del Po. Le dune fossili rappresentano infatti l'antico confine tra terra e mare, prima che il Po, con il trasporto dei detriti verso la foce costituisse le attuali terre deltizie spostando in questo modo molto più avanti la linea di costa. Grazie alle fonti storiche e ai numerosi reperti archeologici ritrovati nel corso di numerose campagne di scavo, è stata resa possibile la loro datazione.
Si sono in questo modo riconosciuti otto cordoni costieri, più o meno conservati, che ... rappresentano otto periodi storici.
dal più antico e quindi il più occidentale, di età pre-etrusca ( circa 3000 anni fa) rinvenibile nei pressi delle località di Loreo ed Ariano nel Polesine, in località Tombe e Tombine, ( in quest'ultima le dune fossili raggiungono un'altezza max. di 2 m. s.l.m.) fino al più recente cordone dunoso che si estende nella direttrice Fossone (S.Anna) - Caleri fin quasi al Po di Levante con una h max. di 7 m. s.l.m. e con una età posteriore al 1600 d.c. (CIABATTI,1967).
Molto spesso questi cordoni non sono più visibili a causa della degradazione naturale ( fenomeni alluvionali e subsidenza), o di fenomeni antropici ( utilizzo agricolo o estrazione di sabbia). Per questi motivi ai fini della loro localizzazione ci sono d'aiuto i toponimi ( Dossi, Paradossi, Ponticelli, Dosso della chiesa, Dosso Trombo, Motte, Tombe..). I litorali del delta, molto rimaneggiati nel tempo per costruire strutture turistiche, opere di difesa, porti etc, ormai non rispondono più ai caratteri di naturalità originari se non in alcuni lembi che presentano notevole interesse paesaggistico-naturalistico.

La chiave di lettura più semplice per capire e conoscere il territorio compreso fra la Sacca di Goro a sud e Porto Levante a nord (...) è quello di suddividerlo in 4 tipi di ambiente :
1. ambienti delle sabbie
2. ambienti delle acque salmastre
3. ambienti umidi d'acqua dolce
4. ambienti delle aree agricole

1. Ambienti delle sabbie : scanni, dune ( battigia, spiaggia, antiduna e dune embrionali, prime dune mobili, retroduna, depressioni umide infra-dunali, dune fisse)

2. Ambienti delle acque salmastre : sacche ( compl. circa 11.000 ha con attività di mollischicoltura, piscicoltura e pesca);
lagune ( bacini depressi, velme, barene, bonelli, ghebbi);
valli ( semiarginate o a chiusura mista, valli arginate o a stagno) costituiscono il 16,3% del territorio del delta del Po
3. Ambienti umidi d'acqua dolce : fiumi, canali e golene
Fiumi e canali, golene ( parti dell'alveo di piena di un fiume comprese fra l'alveo di magra e il limite esterno dello stesso alveo di piena).
4. Ambiente delle aree agricole :
gran parte dell'area deltizia è caratterizzata da territori chiamati 'isole' comprese fra i rami fluviali. Quasi tutto il territorio si trova al di sotto del livello del mare ( tra -2 e - 4 metri), mentre i corsi fluviali scorrono in condizione di pensilità.

M.CIABATTI,Ricerche sull'evoluzione del Delta Padano, " Giornale di Geologia", 34, f. 2, (1967), pp. 381-406;
M.BONDESAN, Aspetto geologico della pianura costiera fra Adige e Bevano, " Quaderni di Italia Nostra", 14, (1982), pp. 37-44;
A.VEGGIANI, Le variazioni idrografiche del fiume Po negli ultimi 3000 anni, " Padusa", 10, 1-2 (1974).
L. ALBERTI- R.PERETTO, Geomorfologia dell'area deltizia padana fra Adige e Po di Goro, in Preistoria e Protostoria nel bacino del Basso Po, Atti del convegno Ferrara, 30 nov. 1 dic. 1984

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Re: Dune e Delta del Po

Messaggioda Berto » dom giu 15, 2014 4:50 pm

Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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