Clima, politica energetica US e Greta con i suoi gretini

Re: Clima, politica energetica US e Greta con i suoi gretini

Messaggioda Berto » gio nov 28, 2019 8:05 am

Amazzonia, arrestati 4 volontari Ong accusati di appiccare incendi
27 novembre 2019

https://tg24.sky.it/mondo/2019/11/27/am ... DYRP2i2B0M

Quattro volontari di una Ong che combatte gli incendi nella foresta dell’Amazzonia, in Brasile, sono stati arrestati. L’accusa: aver appiccato roghi ad Alter do Chao, nello Stato del Parà, per ottenere finanziamenti internazionali. A finire nel mirino degli inquirenti è stato il Progetto Salute ed Allegri (Psa), la cui sede è stata perquisita e dove sono stati sequestrati computer e documenti.

L'Ong e la donazione da DiCaprio

Tre dei quattro arrestati sono attivi nella brigata antincendio di Alter do Chao. Un portavoce della polizia ha poi spiegato che gli uomini fermati sono sospettati di aver appiccato i roghi lo scorso settembre (LE IMMAGINI DEGLI INCENDI DALL'ALTO). In base ad alcune intercettazioni telefoniche, la polizia ha inoltre scoperto che la Ong "aveva ottenuto un contratto con il Wwf, al quale hanno venduto 40 immagini per 70 mila reais (circa 15 mila euro)". Non solo: il Wwf ha anche ottenuto per loro donazioni, "come quella dell'attore Leonardo DiCaprio, per 500 mila dollari, per combattere i roghi in Amazzonia".

Direttore respinge le accuse: "Assurde"

Il direttore del Psa, Caetano Scannavino, ha però subito respinto le accuse, bollandole come assurde. "Sembra quasi uno scherzo, una situazione senza senso", ha detto in una conferenza stampa, aggiungendo che "ora manca solo che vadano ad arrestare i volontari che stanno pulendo le chiazze di greggio sulle spiagge".

La sinistra accusa Bolsonaro

Intanto, il caso ha attirato anche l’attenzione del deputato Edmilson Rodrigues, del Partito Socialismo e Libertà (Psol, sinistra) che ha ricordato che il presidente Jair Bolsonaro ha accusato proprio le Ong di essere responsabili degli incendi in Amazzonia. "Questa è chiaramente una montatura, una storia che stanno inventando per dare ragione a Bolsonaro", ha detto, sottolineando che "non si può permettere questa criminalizzazione dei movimenti sociali e delle Ong".


Gino Quarelo
Proprio come gli incendi in Sicilia appiccati dai vigili del fuoco volontari o dalle ditte che hanno interessi nei soccorsi


Incendi: dolosi i roghi alle porte di Palermo
3 agosto 2019

http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2019 ... 9ef73.html


Sono dolosi gli incendi che hanno devastato decine di ettari di boschi intorno a Palermo. Quella trascorsa è stata una notte di inferno.

Molti sfollati sono stati accolti nella scuola Antonio Veneziano di Monreale e per fortuna non ci sono stati feriti nel rogo, visibile dal capoluogo siciliano, che ha interessato monte Caputo e contrada Buttafuoco, nel territorio di Monreale, dove ancora stamane i Canadair effettuano lanci per spegnere gli ultimi focolai.

A Palermo le fiamme sono arrivate a ridosso delle abitazioni in contrada Falsomiele e alle pendici delle colline nel quartiere Villagrazia.

In provincia, roghi ad Altofonte Altro incendio ad Altofonte, Cerda (in contrada Rina), Trappeto (contrada Badiellla) e Montelepre (contrada Cippi). Tra Termini Imerese e Trabia sono state evacuate 20 famiglie. Altro rogo a Petralia Sottana, in contrada Sant'Elia. La prefettura ha coordinato gli interventi.

"Gli incendi a Monreale e San Martino delle Scale sono certamente dolosi. Sono stati trovati quattro punti di fuoco distanti tra loro", ha dichiarato Filippo Principato, dirigente generale del Corpo forestale della Regione Sicilia che insieme all'assessore al Territorio Totò Cordaro ha trascorso la notte nei luoghi degli incendi. "E' quanto meno sospetto - aggiunge - che attorno a Palermo, nello stesso momento, siano divampati gli incendi. Alla luce di quanto stiamo accertando, pare possa esserci stata una regia".

"Sessanta ettari di terreno, due case e un numero ancora imprecisato di auto è il primo bilancio dei danni causati dagli incendi che questa notte hanno accerchiato Monreale e che hanno portato allo sgombero temporaneo di 70 persone, le quali, in parte, sono già rientrate nelle proprie abitazioni. Mentre sono ancora in corso di accertamento i danni riportati dal patrimonio boschivo, che ha colpito in modo rilevante la zona di Monte Caputo", afferma l'assessore regionale all'Ambiente, Salvatore Cordaro.



Identikit di chi dà fuoco e scappa incendiando l'Italia
I piromani sono tra noi ma è difficile scoprirli. Cosa li spinge a bruciare i boschi? Non le ragioni che immaginereste. Ogni estate rispuntano. E restano impuniti
di Raffaele Oriani
11 luglio 2017

https://www.repubblica.it/venerdi/artic ... 170512008/

Il comandante dei vigili urbani di Falciano del Massico è lapidario: «Lavoro qui da 39 anni, incendi ce ne sono sempre stati, indagini non ne ho mai viste». La prima affermazione ha il pregio delle verità lapalissiane, la seconda il limite dei giudizi esasperati. Perché proprio in questo paese collinare in provincia di Caserta nel 2015 un’indagine ha incastrato l’ennesimo incendiario: nel video del Corpo forestale dello Stato si nota un uomo massiccio accostare a bordo strada, scendere dalla 500, guardarsi attorno e gettare a terra una cartina in fiamme. È luglio, non piove da settimane, la temperatura sfiora i 40 gradi e al fuoco bastano pochi secondi per farsi largo tra le erbacce.

Nascono così gran parte delle migliaia di incendi che ogni anno devastano le aree verdi del nostro Paese. Prima di essere domato con l’aiuto di un elicottero e due Canadair, il rogo di Falciano riuscirà a divorare 25 ettari di bosco: due anni dopo il colpevole ha fatto in tempo a tornare dietro il bancone del suo bar e a farsi riarrestare dalla polizia. E sì che gli incendi boschivi sono tra i pochi crimini ambientali che non hanno atteso la storica legge sugli ecoreati del 2015 per generare indagini, processi, condanne. Ma le pene sono miti, e guardando i tanti filmati di piromani colti sul fatto sembra quasi impossibile il contrario: c’è la signora che appoggia goffamente una candela nell’erba, il braccio che sbuca dal finestrino lanciando una carta accesa, il vecchio che lavora di accendino e poi sgambetta veloce per non farsi raggiungere dalle fiamme. Sono piccoli gesti, povera gente, che nascondono grandi crimini e banditi impenitenti: secondo il Rapporto Ecomafie di Legambiente anche l’anno scorso in Italia sono andati in fumo 27 mila ettari di bosco, qualcosa come i comuni di Milano e Brescia spariti interamente tra le fiamme.

Per anni gli incendi boschivi sono stati attribuiti all’appetito della speculazione edilizia, che appiccando il fuoco si libererebbe di insormontabili ostacoli naturali. Da tempo non è più così: «La legge del 2000 che per quindici anni blocca la destinazione d’uso delle superfici bruciate, ha funzionato» assicura il colonnello Marco Di Fonzo, a capo del Nucleo investigativo antincendio del Corpo forestale, ora confluito nei Carabinieri. «Stando alle nostre indagini il movente della speculazione edilizia semplicemente non esiste». Anche Fabrizio Madeddu a capo dell’unità di vigilanza cagliaritana del Corpo forestale sardo esclude l’interesse dei palazzinari: «Chi specula sul territorio ha bisogno di buoni avvocati, non di incendi». Ma allora, chi sono i piromani? Il comune di Villapiana è uno dei tanti centri calabresi tormentati dalle fiamme: «Da noi vanno in fumo almeno cinque ettari di pineta all’anno» si lamenta il sindaco Paolo Montalti. Per capire chi riduce il verde in cenere, a Villapiana hanno preso un provvedimento drastico: con delibera del 5 agosto 2015 la giunta comunale ha promesso un “premio civico” di tremila euro (ebbene sì, una taglia) “a chi favorirà l’individuazione dei responsabili degli incendi dolosi su aree boschive di proprietà comunale”. Risultato: «Nulla, l’omertà civica ha avuto la meglio anche sul bisogno» ammette Montalti. Senza segnalazioni e senza prove, al sindaco non resta che tenere a freno la bile e sospettare di chiunque: «Sono convinto che tra i volontari più solerti nello spegnere i roghi si nasconda almeno un incendiario».

I piromani purtroppo hanno vita facile, non solo a Villapiana. Secondo Legambiente nel 2016 in tutta Italia ci sono stati 4.635 incendi, ma solo 322 persone denunciate e 14 arrestate per lo stesso reato. Come si spiega quest’incredibile sproporzione tra peccati e peccatori? «A differenza di una rapina in banca, nei boschi la scena del crimine è sempre immensa e difficilissima da analizzare» spiega il colonnello Di Fonzo. Bisogna lavorare di intelligence, raccogliere le rare voci che circolano nei paesi, monitorare le vie d’accesso ai boschi e sperare che tra gli undici milioni di ettari di foreste che ricoprono la penisola, l’incendiario scelga di dare fuoco proprio al cespuglio inquadrato dalla fototrappola del Corpo forestale. Eppure accade: «Ma sono indagini, non coincidenze» precisa Di Fonzo.

La metà degli arresti del 2016 sono stati effettuati dai forestali sardi: «Si è trattato perlopiù di incendiari seriali» spiega il commissario Madeddu. «Il che da un lato complica le indagini perché impedisce di lavorare su moventi puntuali, dall’altro le facilita perché chi persevera prima o poi fa un errore che lo incastra». Il 40 per cento degli incendi italiani sono colposi: c’è chi brucia sfalci e perde il controllo delle fiamme, chi griglia salsicce e finisce per arrostire alberi interi. Del restante 60 per cento una minima parte è ascrivibile a patologia psichica, il grosso a un incredibile mix di astio personale, liti di vicinato, puro teppismo o deliranti pratiche agricole o venatorie. A seconda delle regioni, prevale chi appicca il fuoco per stanare i cinghiali, chi si vendica del vicino bruciandogli il pascolo, chi incenerisce il campo per favorire la ricrescita degli asparagi selvatici (capita!), chi dà alle fiamme il mondo per poter correre a spegnerlo.

Quello degli incendiari è un universo parallelo, che perlopiù si carica di rancori, reazioni e obiettivi paurosamente anacronistici. In tempi di turbocapitalismo non c’è insomma ritorno economico che tenga: «Dopo due anni di indagini, lo scorso agosto a Uras, in provincia di Oristano, abbiamo arrestato un pensionato responsabile di almeno venticinque incendi per centinaia di ettari di vegetazione» racconta Madeddu. Il vecchio passava le giornate nei campi, ed è ricorso all’accendino anche solo per punire chi, a male parole, gli aveva impedito di rubacchiare angurie. Ma un delirio del genere può ancora chiamarsi movente? Eppure non è un caso isolato: qualche anno fa, sul lungomare di Quartu, una coppia provocò 125 incendi in tre giorni per puro vandalismo, mentre a Capoterra, sempre in provincia di Cagliari, padre e figlio nel 2015 hanno confessato almeno quindici incendi appiccati con ordigni rudimentali a base di sigarette, cerini e zampironi. Le ragioni? «Nessuna» ammette Madeddu. «Sappiamo solo che erano disoccupati, e che il padre frequentava un’associazione di volontari antincendio». Volontario appunto: bruciava e spegneva per il puro piacere di farlo.

A seconda delle annate, gli incendi sono un problema, una tragedia o una catastrofe. Il 2012 è stato pesantissimo, il 2015 difficile, il 2016 nella norma, quest’anno i segnali non sono incoraggianti. Estate dopo estate, e canicola dopo canicola, un Paese intero teme quindi l’innesco tra moventi minimi, azioni da nulla e danni colossali. Questo quasi ovunque. Perché poi c’è la Sicilia, dove lo scorso anno decine di operai forestali sono stati licenziati proprio perché pregiudicati per incendio doloso. E dove le cause dei roghi sono spesso brutalmente all’altezza delle distruzioni che provocano: «Nel 2016 abbiamo subito un vero e proprio attacco da parte della criminalità organizzata, che così reagisce alla nostra volontà di restituire la terra agli onesti» spiega Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi che lo scorso 17 maggio è miracolosamente scampato a un attentato mafioso. A volerlo morto è la mafia dei campi e dei fondi europei, che dopo decenni di bengodi è stata messa all’angolo dal protocollo di legalità ideato dallo stesso Antoci e firmato da tutte le prefetture regionali: «Fino al 2015 gli affitti di terre demaniali prevedevano il certificato antimafia solo per canoni superiori ai 150 mila euro annui» spiega Antoci. «Ora la soglia è stata portata a zero, cacciando dal mercato tutti gli operatori in odore di mafia».

Al cronista stupito da tanto interesse malavitoso per qualche ettaro di terra, Antoci risponde con un dato: «Solo in Sicilia i contributi europei all’agricoltura valgono cinque miliardi di euro, spesso destinati a campi in cui non pascola e non cresce assolutamente nulla». Per questo lo vogliono morto, e per questo la Sicilia deve bruciare: «I boschi vanno a fuoco per ritorsione e intimidazione» continua Antoci. «Certo, c’è chi parla di autocombustione, ma il 16 giugno 2016 in tutta l’isola abbiamo avuto oltre 500 focolai d’incendio: le sembra possibile che fossero tutti dovuti allo scirocco?». E alla domanda (retorica) il presidente Antoci aggiunge una previsione inquietante: «Il nostro protocollo di legalità sta per diventare legge nazionale, questa battaglia andrà combattuta in tutta Italia». Il servizio antincendio nazionale dispone di sedici Canadair, venti elicotteri e seimila carabinieri forestali; i comandi regionali di altri 48 mezzi aerei e dei cinque corpi forestali delle regioni a statuto speciale. È un piccolo esercito: si è fatto le ossa con l’odio immotivato, saprà affrontare la rabbia dei mafiosi.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31381
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Clima, politica energetica US e Greta con i suoi gretini

Messaggioda Berto » lun dic 16, 2019 4:16 am

Criminale ipocrisia dalla COP25, fallimento senza precedenti
Angelo Bonelli
14 dicembre 2019

https://www.europaverde.it/2019/12/14/c ... d8O0u2zi8E


È con profonda delusione e immensa rabbia che siamo costretti a commentare le notizie che giungono dalla COP25 di Madrid. A dir poco inaccettabile, se non scandalosa, la bozza del documento finale proposta dai Governi dopo oltre due settimane di trattative. Quella che doveva rappresentare la Conferenza più ambiziosa di sempre, come l’emergenza richiedeva, si sta trasformando nell’ennesima drammatica lezione di criminale ipocrisia

I ragazzi, le comunità più vulnerabili e la totalità della società civile avevano chiesto a gran voce un impegno serio ma le promesse sono state ancora una volta tradite. La lotta al cambiamento climatico per molti governi è diventata una pratica di Greenwashing o di marketing politico. Un modus operandi che, ahinoi, ha fatto scuola anche nel nostro Paese, che infatti si è dotato di un Piano Clima, approvato da Conte e Costa, bocciato da Bruxelles e che non rispetta gli accordi su riduzione di CO2 e sugli obiettivi di aumento di energie rinnovabili. Nessuno dei grandi Paesi emettitori (Usa, Cina, Brasile, Canada) è stato in grado di garantire piani aggiornati per rimanere entro i +1,5 °C di riscaldamento. In questo modo gli accordi Parigi non verranno mai rispettati.

La distanza tra l’urgenza dettata dagli scienziati e ciò che è emerso da questa COP25 sancisce un fallimento senza precedenti che mette a rischio il futuro del nostro Pianeta.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31381
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Clima, politica energetica US e Greta con i suoi gretini

Messaggioda Berto » dom gen 05, 2020 2:11 pm

L'Australia è in ginocchio: almeno 23 morti in roghi
Francesca Bernasconi - Dom, 05/01/2020

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/lau ... yD-r-2X2j0

Per fronteggiare l'emergenza, le autorità hanno richiamato in servizio oltre 3mila militari riservisti. Migliaia le persone evacuate e numerose le spiecie a richio

L'Australia continua a bruciare. E, per cercare di contrastare l'emergenza incendi, che prosegue ininterrottamente da inizio settembre, le autorità hanno richiamato in servizio i 3mila militari riservisti.

Da settembre, i roghi hanno già causato 23 morti, la distruzione di 1.500 case e l'annientamento di un territorio grande due volte il Belgio. Solamente considerando il lasso di tempo dal 20 dicembre ad oggi, le fiamme hanno distrutto 100mila ettari di foresta, la maggior parte della quale rientra nel parco nazionale Flinders Chase, che ospita 60mila canguri, 50mila koala e diversi esemplari di altre specie in via di estinzione.

Nei mesi scorsi, avevano fatto il giro del mondo il video del koala, salvato dalle fiamme da una donna, che lo aveva coperto con la sua maglietta. Sono numerosi i koala morti nei roghi e oltre 100 quelli feriti, che sono stati sottoposti alle cure dei veterinari, come alcuni piccoli esemplari, rimasti orfani e salvati nella zona di Adelaide Hills, le cui immagini stanno facendo il giro del web (guarda il video).

La situazione non sembra accennare a un miglioramento, dato che le temperature dell'estate australiana sono sempre più torride e continuano a superare i 40 gradi, con punte di 48,9 gradi alla periferia di Sydney. Inoltre, i forti venti non fanno altro che alimentare il fuoco, rendendo ancora più difficile il lavoro dei vigili del fuoco. Le fiamme sono così intense da aver colorato il cielo di arancione intenso o di giallo, in alcune parti del Paese.

Le persone costrette ad evacuare sono oltre 100mila, in tre Stati, e il governo ha disposto che la nave da guerra Adelaide collabori alle operazioni e che le basi militari ospitino gli sfollati. Le autorità, inoltre, hanno richiamato in servizio oltre 3mila riservisti. Ad annunciare la più grande mobilitazione del dopoguerra è stato il primo ministro Scott Morrison, che ha spiegato: "Stiamo pagando un alto prezzo". Inoltre, il governo ha stanziato 20 milioni di dollari australiani (12,4 milioni di euro) per comprare 4 aerei per lo spegnimento degli incendi.

Il premier è sotto accusa per il ritardo nella risposta agli incendi e per il poco impegno nel contrastare i cambiamenti climarici. Intanto, le temperature non sembrano accennare a diminuire e anche nei prossimi giorni è previsto caldo torrido e vento forte. Agi riferisce che nello Stato di Victoria sono stati segnalati 73 nuovi incendi, che si sommano a quelli dei giorni scorsi. La parte più colpita è quella al confine con il New South Wales, dove 3mila pompieri sono alle prese con 150 roghi. Le immagini della devastazione disegnano uno scenario quasi apocalittico.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31381
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Clima, politica energetica US e Greta con i suoi gretini

Messaggioda Berto » mer gen 29, 2020 4:36 pm

Riscaldamento climatico, il geologo Uberto Crescenti: "L'Onu manipola i dati, ma è vietato dirlo"
28 Gennaio 2020
di Pietro Senaldi

https://www.liberoquotidiano.it/news/pe ... FpIZUUmzgw

L' anno scorso 15 professori universitari italiani hanno sottoscritto una petizione che invitava a non cadere nella trappola dei deliri ambientalisti, in base ai quali il surriscaldamento del pianeta dipenderebbe soprattutto dall' inquinamento creato dall' uomo. In pochi mesi la petizione ha raccolto oltre ottocento adesioni di scienziati di 18 Paesi. Essa è stata inviata al Quirinale, al governo e al Vaticano, ma nessuno ha voluto ricevere i suoi autori. La politica preferisce parlare di ambiente con Greta, che non va più neppure a scuola e si atteggia da santona, piuttosto che con chi da decenni studia il clima. E poi magari a Roma c' è chi ha il coraggio di dire che investiamo poco nell' Istruzione.

Abbiamo parlato con tre professori firmatari della petizione. Il geologo Uberto Crescenti, già magnifico rettore a Chieti e Pescara, il climatologo Nicola Scafetta, dell' Università di Napoli, e Francesco Battaglia, chimico dell' Università di Modena.
Sono da anni impegnati a riportare il dibattito sull' ambiente su un piano scientifico, libero dalle isterie di massa sollecitate da alta finanza e multinazionali, che cavalcano il tema del surriscaldamento del pianeta per monetizzarlo.

Lo schema è chiaro: diffondere il panico sul cambiamento climatico, legarlo all' azione umana con studi finanziati allo scopo, far delegittimare dai media gli scienziati che la pensano diversamente e poi cavalcare i timori del popolo bue, facendoci affari sopra e mettendogli le mani in tasca.


Professor Crescenti, perché ha firmato la petizione contro il catastrofismo ambientale?
«Negli ultimi decenni i mass media in tema di clima hanno dato ampio risalto alle opinioni dei catastrofisti, secondo i quali il mondo è destinato alla distruzione se non si attueranno politiche per limitare l' aumento della temperatura terrestre.
Nel 1999 la Repubblica titolava che a causa del surriscaldamento il nostro pianeta aveva dieci anni di vita. Ebbene, siamo ancora qui».

Eppure il catastrofismo ha molti seguaci. Perché?
«Lo ha spiegato l' economista Enzo Gerelli: è freudiano, la gente crede al catastrofismo perché l' idea cementa e produce solidarietà».

A lei invece agita?
«I catastrofisti sostengono che l' aumento della temperatura vada limitato al massimo a due gradi, per evitare l' immane catastrofe, ma in passato ci sono state fasi più calde dell' attuale senza che si sia verificata la fine del mondo. Centomila anni fa in Inghilterra vivevano ippopotami, elefanti, leoni e scimmie. Nel Medioevo la temperatura era superiore di almeno 2-3 gradi rispetto a oggi. Questi dati storici sono sistematicamente ignorati dai catastrofisti».

Da cosa è causato il riscaldamento del pianeta?
«Non si hanno dati certi. Il sole è la causa principale mentre non lo è la anidride carbonica. Non c' è correlazione tra l' aumento di questo gas nell' atmosfera causato dall' uomo e la variazione di temperatura».

Il catastrofismo però ha tra i suoi adepti anche molti scienziati. Perché?
«L' economia verde è un business mondiale. L' alta finanza ci ha scommesso e se sei un ricercatore allineato ottieni finanziamenti, altrimenti è difficile anche diffondere le tue opinioni. Gli ambientalisti cercano di impedire i nostri congressi. A volte ci è voluta perfino la polizia per allontanarli».


Sono accuse pesanti...
«Legga il libro di Mario Giaccio "Climatismo, una nuova ideologia", è essenziale per capire gli enormi interessi che ruotano attorno al cambiamento climatico».

Come è stata accolta la vostra petizione?
«Nel mondo ci sono ottocento scienziati che l' hanno sottoscritta ed è diventata la Petizione dell' Europa sul Clima dal titolo: "Non c' è emergenza climatica". L' abbiamo indirizzata pure al Quirinale e a vari ministri».

Avete avuto risposta?
«Solo il Colle ha risposto, dicendo che per i troppi impegni non poteva riceverci. Non ho potuto fare a meno di replicare che il presidente aveva avuto il tempo per incontrare Greta, non esperta di clima, mentre non trovava il tempo di ricevere professori universitari».

Che morale ne trae?
«Non si tiene conto della scienza ma di iniziative legate a ideologie senza fondamenti scientifici. Suggestioni e politica pesano più di dati e statistiche. Si vuol far credere che il 99% degli scienziati attribuiscono all' uomo la responsabilità del cambiamento climatico, ma in realtà non sono più del 40%».

Davvero?
«È stato provato che ricercatori collegati all' Onu taroccavano i dati per renderli utili alle loro idee. Il Climagate è stato lo scandalo scientifico più grave del secolo».
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31381
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Re: Clima, politica energetica US e Greta con i suoi gretini

Messaggioda Berto » lun feb 17, 2020 10:19 am

Dall'auto elettrica all'eolico, tutte le fisse ambientaliste che non sono poi così eco-friendly ma costosissime
Atlantico Quotidiano
17 Feb 2020
http://www.atlanticoquotidiano.it/quoti ... 6N5sUxS8r0


Nell’ultimo libro di Nicola Porro, “Le tasse invisibili”, c’è un capitolo intitolato “L’ipocrisia delle tasse sull’ambiente”. Spiega come si è arrivati a imporre, facendole persino approvare come buone e lodevoli, le “tasse ambientali”, quelle introdotte per ridurre le emissioni di gas serra, CO2 e CH4. Con i suoi dissennati comportamenti, l’uomo sta trasformando la Terra in un pianeta rovente, dicono i movimenti ambientalisti. È tempo che rimedi anche a costo di sacrifici e rinunce, avviando una transizione ecologica, verso fonti di energia “green”. L’Europa ha un piano di investimenti da adesso al 2030 per circa mille miliardi di euro, un Green New Deal a scapito di altri progetti che graverà sulle tasche dei contribuenti. La riduzione del CO2, spiega Nicola Porro, costerà agli italiani non meno di 240 miliardi.

Invano migliaia di scienziati avvertono che il global warming di origine antropica è una congettura, non ha fondamento scientifico, e quindi è da irresponsabili impostare su di essa le politiche economiche e sociali nazionali ed europee. Tutto deve diventare “green”, ecosostenibile, rinnovabile e su che cosa lo è o non lo è non si ammettono dubbi.

Ad esempio, la Tesla Model 3, del tutto elettrica, è universalmente ritenuta un’auto davvero “green”, amica dell’ambiente perché produce poco CO2. Invece il suo impatto ambientale, della sua batteria e della ricarica, soprattutto dove questa viene fatta usando lignite come in Germania, forse non è poi così “amichevole”. Leggendo il libro di Nicola Porro si scopre che nel 2019 il centro studi tedesco CEsifo ha messo a confronto le sue emissioni con quelle di un Mercedes diesel di ultima generazione arrivando alla conclusione che, mentre la Tesla immette nell’ambiente tra 155 e 180 grammi di CO2 per chilometro, il Mercedes ne immette solo 141. Tuttavia, il diesel ormai è condannato, chi ancora usa macchine diesel è bollato come una specie di “monatto” che attenta alla salute del pianeta.

Quanto alle energie rinnovabili, guai a mettere in discussione che siano il futuro e la salvezza del pianeta: sostenibili, inesauribili, pulite. È dovere di ogni cittadino contribuire a realizzare la transizione abbandonando le altre: individualmente, ciascuno a casa propria, e premendo sui rispettivi governi affinché le adottino. Molti Paesi si sono impegnati a usare solo energia pulita entro il 2050. L’Ipcc (Intergovermental Panel on Climate Change) ha classificato le fonti di energia in base alla loro emissione di CO2. Risulta che le peggiori sono il carbone e il gas. L’energia migliore è quella prodotta dalle turbine eoliche, con zero emissioni dirette e 11 grammi per quelle a terra e 12 per quelle in mare per quel che riguarda le emissioni nel ciclo di vita. Il suo utilizzo sembrerebbe quindi presentare solo indiscutibili vantaggi. Ma non è così. Ovviamente per funzionare le turbine eoliche hanno bisogno del vento, che non sempre spira, ed è stato criticato da tempo il loro elevato impatto paesaggistico, ad esempio, e il danno che rappresentano per l’avifauna. Adesso emerge anche il problema di come smaltirle al termine del loro ciclo di vita che al massimo è di 20-25 anni. Gli Stati Uniti prevedono di doverne rinnovare circa 8.000 all’anno nei prossimi quattro anni, l’Europa circa 3.800 all’anno e, dopo il 2022, molte di più. In tutto il mondo si tratta di smaltirne decine di migliaia e il problema non può che aumentare.

Le pale delle turbine eoliche di media taglia sono lunghe da 20 a 50 metri e superano i 50 metri nel caso di quelle più grandi. La turbina MHI Vestas V164 ha tre pale lunghe 80 metri, ciascuna del peso di 33 tonnellate, è alta 220 metri (oltre due terzi della Torre Eiffel) e pesa 5.900 tonnellate (più di 10 Airbus 380 a pieno carico). La off shore Adwen AD-180 pesa 86 tonnellate e le sue pale sono lunghe 88,4 metri.

Il primo problema, per smaltirle, è portarle via. Vanno tagliate almeno in tre pezzi e non è semplice perché sono fatte di materiali che devono resistere al continuo impatto delle particelle trasportate dal vento a velocità elevate, a temperature molto alte o molto basse, a grandi quantità di polvere, all’intensa esposizione ai raggi ultravioletti e a fenomeni meteorologici estremi come gli uragani. Il non facile lavoro di segarle va fatto all’aperto usando speciali seghe diamantate e libera una quantità di microfibre di vetro, resine epossidiche derivate dal petrolio e altri materiali inquinanti.

Non è facile farle a pezzi, ma neanche riciclarle e riutilizzarle. Per il momento vengono quasi sempre portate in discariche create apposta dove sono interrate per evitare che inquinino l’ambiente. Ma vuol dire accumulare quantità enormi di rifiuti non biodegradabili. Alcune pale in Europa vengono bruciate nelle fornaci che producono cemento o nelle centrali elettrice, ma l’energia che se ne ricava è poca e irregolare e bruciare fibre di vetro inquina. Il gruppo Veolia ha avviato un progetto pilota per frantumarle riducendole in polvere e cercando di estrarne delle sostanze chimiche. La Global Fiberglass Solutions ha sviluppato un metodo per ridurle in granuli e trucioli che possono essere impiegati nella costruzione di pavimenti e muri.

“L’ultima cosa che vogliamo è creare problemi ambientali ancora più seri” spiegano i dirigenti di Veolia illustrando i loro progetti. Tutti vogliono evitare di creare problemi ambientali. Ma la volontà non basta se la scienza si inchina alla ideologia ambientalista, se si decide di dare credito e ragione a una adolescente che marina la scuola, se seri e competenti scienziati “dissidenti” vengono tacitati e screditati chiamandoli “negazionisti”.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
Avatar utente
Berto
Site Admin
 
Messaggi: 31381
Iscritto il: ven nov 15, 2013 10:02 pm

Precedente

Torna a Anbiente

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite

cron