Clima, politica energetica US e Greta con i suoi gretini

Clima, politica energetica US e Greta con i suoi gretini

Messaggioda Berto » mer lug 05, 2017 8:25 pm

???

Stephen Hawking: «Piogge acide, temperature di 250° La Terra diventerà come Venere»
Giovanni Caprara
Milano, 5 luglio 2017 - 09:53

http://www.corriere.it/ambiente/17_lugl ... F020103COR

Le previsioni dell’astrofisico sul riscaldamento globale: «Siamo vicini a un punto di non ritorno». E contesta la scelta di Trump di ritirare gli Usa dall’accordo sul clima di Parigi

«Siamo vicini a un punto di non ritorno oltre il quale il riscaldamento globale diventerà irreversibile. La scelta di Trump potrebbe spingere la Terra oltre questa soglia e farla diventare come Venere, con temperature oltre 250 gradi e piogge di acido solforico». È Stephen Hawking a tratteggiare la terribile prospettiva. Il grande astrofisico, che ha spiegato gli enigmi dei buchi neri, punta il dito contro il presidente americano e la sua decisione di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima: «Il cambiamento climatico è uno dei grandi pericoli da affrontare - ha detto in un’intervista alla Bbc per i suoi 75 anni -, se vogliamo fermarlo dobbiamo farlo ora».

Venere è il più caldo dei pianeti del sistema solare e a renderlo tale è un effetto serra con nuvole opache e perenni di acido solforico che impediscono la sua visione diretta. L’ambiente è infernale: il termometro lì può salire anche a 450 gradi, mentre la pressione è quasi cento volte più alta della nostra. Eppure è considerato per molti aspetti un pianeta gemello della Terra, simile in origine per poi degradarsi a causa delle emissioni di anidride carbonica.

Oggi Venere è una sorta di laboratorio cosmico nel quale studiare un nostro potenziale destino se la CO2 dovesse continuare a crescere oltre il record delle 400 parti per milione già superato. Dal 1962 lo scandagliano sonde russe, europee e americane. La russa Venera 9 è arrivata al suolo e, sopravvissuta qualche secondo, ha trasmesso l’immagine di un ambiente pietroso e rosso. Altre con i radar hanno «fotografato» i 167 vulcani del pianeta, alcuni ritenuti ancora attivi e responsabili dei numerosi fulmini registrati.

La sorte di Venere, «stella mattino», è segnata. Ma Hawking è pessimista anche verso il nostro «pianeta azzurro». «La Terra ha i giorni contati - dice - per il comportamento degli uomini». E aggiunge: «La migliore speranza per la sopravvivenza della specie umana può essere la costruzione di colonie indipendenti nello spazio».
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Re: Politica energetica US

Messaggioda Berto » gio lug 27, 2017 8:52 pm

Conferenza sul clima
di Riccardo Cascioli

https://www.facebook.com/arianna.pomozz ... 2726402429

«...Le generazioni future si meraviglieranno, attonite, di come agli inizi del XXI secolo il mondo sviluppato sia stato colpito da un panico isterico per un aumento della temperatura a livello mondiale di pochi decimi di grado e di come, sulla base di grossolane esagerazioni nelle proiezioni fatte al computer, abbia potuto profetizzare la necessità di un totale rovesciamento dell’era industriale». In queste parole del fisico dell’atmosfera Richard Lindzen sta tutta la follia delle Conferenze sul clima, di cui quella di Parigi apertasi ieri è la 21esima.

Lindzen è uno dei massimi esperti mondiali in materia di clima, è stato anche uno degli autori principali del Terzo Rapporto dell’IPPC (Intergovernmental Panel on Climate Change), l’organismo pseudo-scientifico che ogni sei-sette anni sforna un voluminoso e dettagliatissimo rapporto sull’evoluzione del clima, il cui unico scopo è quello di fornire elementi a suffragio del catastrofismo climatico. Lindzen – come tanti altri scienziati – ha dato il suo contributo pensando che lo scopo fosse davvero scientifico, ma una volta realizzato che si trattava di pura strumentalizzazione della scienza a fini politici se ne andò spiegando come stanno le cose. Tanti altri hanno percorso lo stesso itinerario, ma di questo non passa molto sui media, tutti unanimemente schierati alla ricerca di chi la spara più grossa: alcuni per militanza, altri per conformismo, i più per puro interesse economico essendo che le notizie catastrofiche e le profezie di sventura fanno vendere di più.

Eppure, come abbiamo già dimostrato in diversi articoli in questi giorni – compreso quello odierno di Francesco Ramella - non è così difficile mettere in discussione miti e luoghi comuni sul clima. Ma tant’è, evidentemente ci sono interessi ideologici ed economici talmente forti dallo sconsigliare l’uso della ragione. Così dal 1995 ogni anno di questi tempi siamo costretti a sorbirci una COP, una conferenza delle parti per trovare un accordo improbabile. E ogni volta è la stessa liturgia a base di rapporti che prevedono catastrofi imminenti, proiezioni terrificanti sull’andamento del clima, e via di questo passo. E anche quest’anno, per la ventunesima volta siamo di fronte a «l’ultima chiamata», «o adesso o sarà troppo tardi», «siamo al punto di non ritorno».

La pressione propagandistica è talmente forte che anche i vertici della Chiesa ci sono andati dietro. Purtroppo. Si scambia il rispetto per il Creato, la sua salvaguardia, con la lotta ai cambiamenti climatici, i quali cambiamenti ad ogni buon conto fanno parte dell’ordine stabilito da Dio. È sconcertante vedere cardinali, patriarchi, vescovi, rappresentanti della Santa Sede e delle conferenze episcopali di tutto il mondo, firmare (lo scorso 26 ottobre) un appello ai capi di Stato perché si impegnino con accordi vincolanti a non superare i 2°C di aumento delle temperature rispetto all’età pre-industriale (evidentemente anche loro credono che la Terra abbia un termostato per regolare la temperatura a nostro piacimento).

Non solo, nello stesso appello i vescovi di tutto il mondo chiedono la fine totale dei combustibili fossili entro il 2050, roba che viene da parafrasare ciò che a suo tempo disse Gesù: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che dicono». Ma molto peggio è stato vedere nei giorni scorsi episcopati di tutto il mondo impegnati a mobilitare i cattolici per marciare contro i cambiamenti climatici (provate a fare un paragone con il comportamento dell’episcopato italiano per la marcia dello scorso 20 giugno a Roma quando c’era da difendere i nostri figli). Addirittura, in una lettera a tutti gli episcopati del mondo il presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, cardinale Peter Turkson, ha invitato non solo a partecipare il 29 novembre alla Marcia globale per il clima, definita «un vero esercizio di cittadinanza ecologica mondiale» (ma che significa?); ha addirittura chiesto che le messe del 29 novembre in tutto il mondo avessero come intenzione la buona riuscita della Cop21.

E infatti, non pochi cattolici, anche in Italia, nell’omelia della prima domenica di Avvento si sono visti rifilare un predicozzo sui cambiamenti climatici. Così che questo periodo di attesa per la nascita di Cristo è stato trasformato nell’attesa dell’accordo di Parigi, si spera nei capi di Stato per la salvezza del Pianeta invece che nel Salvatore di noi poveri uomini. A rafforzare questo messaggio ci si è messo ieri nella conferenza stampa anche Papa Francesco che, a proposito di cambiamenti climatici, ha detto che «siamo al limite del suicidio». E meno male che anche da Parigi – così come per i vent’anni precedenti – non uscirà quell’accordo fondamentale invocato, al massimo un accordicchio, altrimenti avremmo dovuto subire anche lo scampanio globale a festa, in onore di Madre Terra.

Una mobilitazione del genere da parte dei vertici della Chiesa, con appelli congiunti da tutti gli episcopati del mondo, non se ne erano mai visti, neanche per questioni che ci si aspetterebbe un po’ più urgenti, come la persecuzione dei cristiani (tocca a 150 milioni nel mondo, 100mila uccisi ogni anno) o la difesa della vita (solo di aborti sono 50 milioni l’anno). No, queste cose meglio evitarle, sono temi divisivi. Il clima invece ci unisce con tutti, ci fa sentire tutti fratelli. E guai a ricordare che in realtà Gesù ci aveva detto “Andate e annunciate” e non “Emettete meno anidride carbonica”: sei un fondamentalista, sei più o meno come l’Isis.

Tutti in piazza dunque a marciare per il clima e in chiesa a pregare per un successo a Parigi. Noi no, però. Noi continueremo ad andare in chiesa a pregare che Cristo venga nella nostra vita e ci liberi dal peccato. E anche da questa follia collettiva.
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Re: Politica energetica US: Climate Science Special Report

Messaggioda Sixara » mar ago 15, 2017 7:49 pm

On Rèport sol clima ke nol gavarà mai l aprovazion de Trump e de la so banda de petrolieri. E intanto se perdarà altro tènpo, fra on dixastro e kelaltro.
Cuà le sièzento e pàsa pajne del Rèport ( ke mi a ghe le farìa magnare, ona dòpo kelaltra a cuei ca ghe và drìo le bùfale) e buona lettura soto l obrelon ( o l onbrèlo, anca, o el coèrto de la caxa, se l se ga salvà da l oltema sionèra o tenpestà).
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Re: Politica energetica US

Messaggioda Berto » lun ott 09, 2017 10:21 pm

Trump rottama i tagli alle emissioni di gas serra. "Ritirerà il Clean Power Plan"
9 ottobre 2017

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10 ... an/3903465

Donald Trump prepara la nuova offensiva contro l’ambiente e l’eredità di Barack Obama. Scott Pruitt, capo della Enviromental Protection Agency, l’equivalente del nostro ministero dell’Ambiente, ha annunciato che tutto è pronto per rottamare il Clean Power Plan che taglia le emissioni degli impianti a carbone e rovesciare le politiche messe in campo dall’ex presidente sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici. Alla quale infligge il secondo colpo in pochi mesi dopo l’annuncio di voler ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima.

“La guerra contro il carbone è finita”, ha detto Pruitt – durante un evento a Hazard, in Kentucky, con il capo della maggioranza del senato Mitch McConnell – riecheggiando le parole pronunciate tempo fa dal capo della Casa Bianca. Il capo dell’Epa firmerà nelle prossime ore il ritiro dal piano varato da Obama e di cui il tycoon aveva ordinato la revisione alla fine di marzo. I sostenitori del Clean Power Plan giudicano questo pezzo di legislazione fondamentale nell’ambito degli sforzi contro il riscaldamento globale, mentre i critici hanno sempre accusato Obama di aver ucciso con tali norme migliaia di posti di lavoro nel settore del carbone.

Secondo il New York Times, il piano è il seguente: Trump annullerà il Clean Power Plant e avvierà una consultazione chiedendo al settore industriale e al pubblico di suggerire idee per rimpiazzarlo. Lo si evince, scrive il Nyt, da un documento interno dell’Epa che il quotidiano newyorkese ha potuto consultare. La proposta di abrogazione, ottenuta dal Washington Post e da altri mezzi di informazione la scorsa settimana, sostiene che l’Epa ha superato la propria autorità legale nel tentativo di obbligare le utilities a ridurre le emissioni di carbonio al di fuori delle proprie strutture per soddisfare gli obiettivi di emissione federali.

Il Clean Power Plan, volto a ridurre le emissioni di gas serra del settore energetico, è entrato in vigore nel 2015 ed è stato immediatamente contrastato da 27 Stati Usa, che si sono rivolti al tribunale. I giudici hanno dato tempo all’Epa fino a venerdì prossimo per presentare un rapporto sulla situazione. Il provvedimento, inoltre, è da tempo nel mirino di Trump, che ha definito il piano “stupido” e “ammazza-lavoro”. Nel marzo scorso il presidente Usa ha firmato un ordine esecutivo con cui ha dato mandato all’Epa di revisionarlo, e a giugno ha annunciato l’intenzione di fare marcia indietro dall’accordo di Parigi sul clima.
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Re: Politica energetica US

Messaggioda Berto » gio mar 14, 2019 10:06 pm

???

L'enciclica di papa Francesco su clima e futuro del pianeta in 5 punti
18 Giu, 2015

https://www.wired.it/attualita/ambiente ... esco-clima

Pagare il debito sociale gravoso nei confronti dei paesi più poveri e svoltare sul clima con azioni concrete e continuative in difesa del pianeta, o meglio, della casa comune umana: sono due tra i tanti richiami che attraversano l’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, resa pubblica oggi, molto attesa per il suo contributo alla dottrina sociale della Chies e già al centro dei rumors nei giorni scorsi per un caso di leak.

Un’enclica che, certo, non è un manifesto green ma che pure vede nell’ambiente, e nella declinazione delle sfide a esso connesse, una delle questioni più centrali e attese, nell’anno che guarda alla Conferenza di Parigi ma anche al viaggio settembrino del papa negli Usa, paese dove la spaccatura sul clima è spesso anche ideologica. Tuttavia, la conversione ecologica e l’invito a proteggere “la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale”


Sei capitoli, ognuno con una propria tematica e basato su una metodologia specifica, che declinano il pensiero di Bergoglio, su una serie di assi portanti che vanno dall’”intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta” alla “critica al nuovo paradigma e alle forme di potere che derivano dalla tecnologia”, dalla responsabilità della politica internazionale alla cultura dello scarto.

Proviamo in cinque punti a sottolineare alcuni passaggi chiave della Laudato si’:

1. Terra come immenso deposito di immondizia
“La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia”: una metafora semplice ma diretta con cui Bergoglio si sofferma sull’aspetto quantitativo del problema, passando in rassegna le cause, ma non mancando di rilevare che molte volte le misure si prendono quando gli effetti irreversibili sono già in atto.

Un tema che si riconnette alla cultura dello scarto che, “colpisce tanto gli esseri umani esclusi quanto le cose” e che finisce per danneggiare il pianeta intero, a causa di progressi definiti “scarsi”.

2. Cambiamento climatico: troppi nascondono i sintomi
Un atto di accusa nemmeno troppo velato a chi detiene risorse e potere politico; secondo papa Francesco, sono in troppi ad affrontare il problema del cambiamento climatico semplicemente cercando di “mascherare i problemi o nasconderne i sintomi”. La chiamata a un taglio drastico delle emissioni inquinanti è chiara, come il riconoscimento alle attuazioni di buone pratiche ma che restano “lontane dal diventare generali”.

3. Acqua, chi non ce l’ha e chi la “privatizza“
Lo scarso accesso all’acqua per milioni di persone è un problema serio che il pontefice riporta all’attenzione passando in rassegna conseguenze come le malattie, dovute a scarsi servizi igienici: un mondo sbilanciato dove “in alcuni luoghi avanza la tendenza a privatizzare questa risorsa scarsa, trasformata in merce soggetta alle leggi del mercato”. Tuttavia, nemmeno il Papa nega che anche i paesi poveri la sprecano evidenziando“che il problema dell’acqua è in parte una questione educativa e culturale, perché non vi è consapevolezza della gravità di tali comportamenti in un contesto di grande inequità”.

4. Tecnologia come paradigma unidimensionale
Una nuova era in cui la tecnologia può realmente migliorare la vita: una consapevolezza che si accompagna però al dubbio per “il modo in cui di fatto l’umanità ha assunto la tecnologia e il suo sviluppo insieme ad un paradigma omogeneo e unidimensionale”. Non solo il problema del credere a una crescita illimitata ma anche la difficoltà di poter abbracciare uno stile alternativo, lontano “dai suoi costi e dal suo potere globalizzante e massificante”.

5. Nuove politiche nazionali e locali
Secondo Bergoglio, “le questioni relative all’ambiente e allo sviluppo economico non si possono più impostare solo a partire dalle differenze tra i Paesi”: le ricette uniformi secondo il Papa non funzionano e soprattutto cambiano sempre a seconda delle classi dirigenti, facendo ripartire tutto il processo da capo. Tuttavia,”i risultati richiedono molto tempo e comportano costi immediati con effetti che non potranno essere esibiti nel periodo di vita di un governo”.


Clima. Il Papa: basta negazionismi sul riscaldamento globale
giovedì 16 novembre 2017

https://www.avvenire.it/papa/pagine/pap ... to-globale

Il messaggio alla Conferenza sulla Convenzione-Quadro dell'Onu sui Cambiamenti Climatici (COP-23), in corso a Bonn: «Contrastare il fenomeno dei cambiamenti climatici e combattere la povertà»

«Dovremmo evitare di cadere in questi quattro atteggiamenti perversi, che certo non aiutano alla ricerca onesta e al dialogo sincero e produttivo sulla costruzione del futuro del nostro pianeta: negazione, indifferenza, rassegnazione e fiducia in soluzioni inadeguate». Lo scrive papa Francesco nel messaggio inviato a Frank Bainimarama, premier delle Fiji, presidente della 23esima Sessione della Conferenza sulla Convenzione-Quadro dell'Onu sui Cambiamenti Climatici (COP-23), in corso a Bonn. IL TESTO INTEGRALE

«In questi giorni siete riuniti a Bonn - ricorda il Papa - per portare avanti un'altra fase importante dell'Accordo di Parigi» sul clima. In questo percorso, esorta, «è necessario mantenere alta la volontà di collaborazione». Citando l'enciclica Laudato si', papa Francesco ribadisce il proprio «invito urgente a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta» e ricorda che «non ci si può limitare alla sola dimensione economica e tecnologica: le soluzioni tecniche sono necessarie ma non sufficienti; è essenziale e doveroso tenere attentamente in considerazione anche gli aspetti e gli impatti etici e sociali del nuovo paradigma di sviluppo e di progresso nel breve, medio e lungo termine».

Si tratta, in concreto, prosegue Francesco, «di far propagare una "coscienza responsabile" verso la nostra casa comune (cfr Enc. Laudato sì, 202; 231) attraverso il contributo di tutti, nell'esplicitazione delle differenti forme di azione e di partenariato».

A conclusione del messaggio, il Papa auspica che «i lavori di questi giorni siano animati dallo stesso spirito collaborativo e propositivo manifestato durante la COP21. Ciò permetterà di accelerare la presa di coscienza e di consolidare la volontà di adottare decisioni realmente efficaci per contrastare il fenomeno dei cambiamenti climatici e contestualmente combattere la povertà e promuovere un vero sviluppo umano integrale».


Clima, Papa Francesco: "In pericolo l'equilibrio della civiltà attuale"
Filomena Fotia
gennaio 2019

http://www.meteoweb.eu/2019/01/clima-pa ... le/1214687

Cambiamenti climatici

“È facile vedere come i vari eventi occorsi sul pianeta hanno contribuito in modo significativo alla messa in pericolo dell’equilibrio della civiltà attuale“: è il messaggio di Papa Francesco, in occasione della IV Conferenza internazionale ‘Per l’equilibrio del mondo‘ in corso a L’Avana.
Bergoglio sottolinea che “gli uomini buoni dovrebbero unirsi e incontrarsi in eventi di questa natura, in un quadro di pluralità, per ottenere un’autentica promozione umana, sapendo anche che coloro che si sforzano di difendere la dignità delle persone, possono trovare nella fede cristiana gli argomenti più profondi per questo impegno“. “L’ambiente umano e l’ambiente naturale vanno di pari passo e possono degradarsi insieme. Il degrado ambientale non può essere adeguatamente affrontato se non comprendiamo le cause che hanno a che fare con il degrado umano e sociale“.
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Re: Politica energetica US

Messaggioda Berto » gio mar 14, 2019 10:06 pm

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Re: Politica energetica US

Messaggioda Berto » gio mar 14, 2019 10:32 pm

???


Sciopero per il clima: Greta Thunberg proposta per il Nobel per la pace
Simone Cosimi
Non lasciamo le nuove generazioni solo ad affrontare i cambiamenti climatici e non irridiamo gli studenti che domani manifesteranno per il loro futuro.

https://www.greenstyle.it/sciopero-per- ... 92840.html

Non lasciamoli soli. Peggio: non irridiamoli. Sarebbe una colpa ancora più grave di quella che già ci portiamo sulle spalle. Cioè l’incapacità di dare ai bambini e ai ragazzi una prospettiva per il futuro del pianeta che ci ospita e che, per più tempo, ospiterà loro, i nostri nipoti e i loro pronipoti. Domani andrà in scena in più di 500 città e 150 Paesi il “Global strike for future”, uno sciopero globale per il clima che è filiazione diretta di quei geniali “Friday for future” della giovane attivista svedese Greta Thunberg. Ormai il volto di una rinnovata – e forse stavolta definitiva – coscienza ambientalista internazionale che pretende – pretende, non chiede – il contenimento dell’aumento della temperatura globale sotto 1,5 gradi centigradi rispettando gli accordi stabiliti dalla Cop21 del 2015 a Parigi. E una serie di altri obiettivi chiari, come l’abbattimento del 50% delle emissioni di gas serra entro il 2030. Anche in Italia sono previsti cortei e sit-in in più di cento città.

Uragani sconvolgenti, fenomeni meteorologici violentissimi, estati caldissime e speculari picchi verso il basso del termometro, innalzamento del livello dei mari per lo scioglimento dei ghiacci, guerre per le risorse ambientali e migrazioni di massa. L’elenco dei modi in cui la Terra sta rispondendo allo stupro delle sue ricchezze, all’avvelenamento di Co2 e gas inquinanti, al moltiplicarsi delle mafie ambientali, in definitiva a un modello di sviluppo che ci marchia a morte, sarebbe sterminato. Dalle più piccole forme di vita avvelenate dalle microplastiche ai grandi mutamenti dei ghiacciai perenni o della calotta polare artica, tutto ci parla di sofferenza e dolore per gli esseri viventi, per le piante, per l’aria maligna che secondo il Global Environment Outlook dell’Onu provoca ormai un quarto delle morti e delle patologie al mondo.

La 16enne Greta dallo scorso agosto prima da sola, poi con un seguito che in pochi mesi l’ha resa una leader coscienziosa e influente, ha saltato a scuola ogni venerdì. Invece di andare in classe, presidia il Parlamento di Stoccolma. Come lei moltissimi nel mondo, Italia inclusa. Il messaggio, esplicitato negli interventi di Thunberg alla Cop24 di Katovice, è durissimo: accusare del disastro l’indifferenza della politica. Sostanziata dalla marcia indietro di Donald Trump dagli accordi sul clima, certo, ma anche dal menefreghismo di molti Paesi in via di sviluppo, ai quali dobbiamo dire che il nostro paradigma non è vincente né più percorribile. E dalle piccole-grandi sconfitte quotidiane che arrivano fin sotto casa nostra: difficile impegnarsi contro il cambiamento globale, per il rispetto dell’ambiente, per una transizione seria alle fonti rinnovabili se il quotidiano – fatto di raccolta differenziata, di colonnine di ricarica elettrica, di piani efficienti per il trasporto pubblico, di cibo sostenibile e di mille altri provvedimenti come questi – non cambia. O cambia a una velocità tremendamente insoddisfacente.

L’impegno di Greta Thunberg potrebbe essere coronato addirittura dal premio Nobel per la Pace. La proposta è partita da un deputato norvegese, Andrè Ovstegard, e sta ricevendo apprezzamenti da molti attivisti ambientali sui social. La Thunberg, con un messaggio su Twitter, si è detta onorata di questa nomina:

“I nostri politici hanno fallito” ha detto Greta lo scorso dicembre. “Dite di amare i vostri figli al di sopra di ogni cosa ma state rubando loro il futuro davanti agli occhi. Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo”. La sensazione, insomma, è che il cronometro con cui valuteremo i provvedimenti che le classi dirigenti mondiali metteranno in campo contro il cambiamento climatico sia davvero ripartito in questi mesi, e la grande mobilitazione internazionale del 15 marzo ne è una prova chiarissima e toccante. Ma dalle parole della Thunberg e del movimento giovanile mondiale per il clima si ricava una carica inedita, una richiesta di giustizia e soprattutto di scelte nette: come dire, non accetteremo più mosse di circostanza, balletti diplomatici, esitazioni di convenienza. Gli sconvolgimenti del clima vanno affrontati a viso aperto: chi non ci riuscirà, o almeno non si impegnerà per riscattare il fallimento degli ultimi cinquant’anni, sarà spazzato via da una nuova generazione costretta a vivere nell’allarme rosso.






Tranquillo, Presidente: non c'è nessuna "crisi climatica"
Franco Battaglia
14 marzo 2019

http://lanuovabq.it/it/tranquillo-presi ... E.facebook

Anche secondo il Presidente della nostra repubblica saremmo «sull’orlo di una crisi climatica». Probabilmente il capo di Stato è stato colpito dalle parole della piccola Greta (che però, una volta cresciuta, si vergognerà di quel che sta dicendo). Non esiste alcuna crisi climatica. Il clima è sempre cambiato. E non a causa dell'uomo.

Secondo il Presidente della nostra repubblica saremmo «sull’orlo di una crisi climatica». Mi verrebbe da dire che Sergio Mattarella è sull’orlo d’una crisi di nervi. E mi viene spontaneo chiedermi da dove l’amato presidente s’è inventato l’allarme. Non certo dai propri studi scientifici, visto che di formazione è giurista. La voce più vicina nel tempo che gli ha scosso il sistema nervoso deve allora essere stata Greta, la quindicenne svedese in sciopero dalla scuola ogni venerdì «contro l’ingiustizia climatica» (sic!).

Io conterò meno della quindicenne, almeno quanto a scuotere un qualche sentimento – e come competere con una bimba? – però rimane il fatto che anche costei non può avere avuto il tempo, almeno data l’età, per focalizzare un problema che non esiste. E provare che una cosa non esiste è molto più difficile che provarne l’esistenza. Provate voi a dimostrare che non esistono i cani a tre teste nel sottosuolo di Venere. Comunque sia, sulla quindicenne è stata costruita una campagna mediatica e pubblicitaria tale da violare ogni articolo del codice penale quanto a sfruttamento minorile. Greta è stata trascinata davanti al Parlamento svedese e nelle pubbliche piazze e indotta a fare affermazioni di una tale stupidità che, quando sarà cresciuta e avrà modo di riascoltarsi, se ne vergognerà fino a nutrire sentimenti indicibili nei confronti dei suoi sfruttatori, a cominciare dagli stessi genitori. Al momento la piccina è lo strumento della raccolta di circa 3 milioni d’euro, al grido dello slogan, ideato da professionisti nel marketing senza scrupoli, «non abbiamo più tempo» (per ritardare la lotta ai cambiamenti climatici).

Ma si può essere più fessi? L’umanità dovrebbe dedicare i propri sforzi a impedire che il clima cambi: più facile dedicarli a svuotare gli oceani! Perché, caro Presidente Mattarella, non solo il clima è sempre cambiato, ma soprattutto noi non possiamo farci niente. Provo a spiegarglielo. In uno stesso luogo la temperatura ha, nel corso di un anno, una variabilità anche di diverse decine di Celsius. Nello stesso momento la temperatura ha, nei vari punti del pianeta, una variabilità dell’ordine di 100 Celsius. Dall’anno Mille, quando si era all’apice del Periodo Caldo Medievale, quando la temperatura media globale era un paio di Celsius superiore a oggi, fino al 1650, al minimo della Piccola Era Glaciale, quando la temperatura era oltre un paio di Celsius inferiore a oggi, la temperatura è variata di circa 5 Celsius. Stiamo appunto uscendo dalla Piccola Era Glaciale, e lo stiamo facendo da oltre tre secoli e non possiamo farci niente. Anzi, proprio questi ultimi 150 anni ci hanno offerto un clima straordinariamente stabile. Oltre ogni aspettativa: +0.8 gradi appena!

E gli eventi climatici disastrosi? Sono diminuiti, Signor Presidente. L’America è stata colpita da 149 uragani (di cui 10 di forza 4), negli 80 anni compresi fra il 1850 e il 1930; e fu colpita da 135 uragani (di cui 8 di forza 4) negli 80 anni compresi fra il 1930 e il 2010 (dati della National Oceanic and Atmospheric Administration americana). Quindi, come vede, gli uragani sono diminuiti per intensità e numero. Ma le emissioni di CO2 sono aumentate senza sosta. Per fortuna. Perché vede, signor Presidente, noi dobbiamo ringraziare Dio di essere nati nell’era del petrolio e non in quella della pietra o in qualunque altra era successiva: nella nostra era, almeno, la schiavitù è un tabù, differentemente a prima, quando la pratica non era neanche moralmente in discussione.
Tranquillo, Signor Presidente: keep calm and be relaxed. Non mi vorrà scioperare pure lei!
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Re: Politica energetica US

Messaggioda Berto » dom mar 17, 2019 7:17 pm

“Ci hanno dichiarato la guerra. E alla guerra bisogna combattere”
17 marzo 2019
Ornella Mariani
https://www.facebook.com/permalink.php? ... 1271611780

Sono due gli argomenti che tengono banco in queste ore: le attività di “Venerdì per il futuro”, che ha visto sfilare nelle piazze italiane migliaia di Giovani galvanizzati da Greta Thunberg ed esigenti il cambiamento climatico e la prevenzione del riscaldamento globale; il sanguinario attentato che ha prodotto quarantanove vittime islamiche a Christchurch e ha stimolato le reazioni logorroiche di Bergoglio e di Mattarella, invece muti a fronte del massacro di seicentoquarantasei Cristiani attuato in Nigeria nei mesi scorsi.

Sul primo immagino che, come me, tutti abbiano constatato la ignoranza abissale e la vacuità indecorosa di una Generazione prestata ad interessi lobbystici internazionali: non Uno, del gran numero di Intervistati, è stato capace di spiegare le ragioni della protesta alla base di una giornata di astensione scolastica; non Uno si è rivelato in grado di rappresentare le circostanze che lo avevano portato in piazza; non Uno è andato oltre i “cioè” inconclusi e distanti dalla stucchevole presunzione di competenza esibita dalla Thunberg.
Fin dall’agosto del 2018, costei ha sollevato l’attenzione internazionale con la pretesa che il Governo svedese si allineasse all’Accordo di Parigi attraverso la riduzione delle emissioni di carbonio, ogni giorno esibendo fuori dal Riksdag e durante l’orario scolastico il cartello Skolstrejk för klimatet.
In realtà, il preteso rispetto del contenuto di quel protocollo e lo slogan Fridays For Future sono del tutto sconosciuti a quegli Studenti dalla imbarazzante vacuità ed ignoranza, ma hanno arricchito la Famiglia della Adolescente, nota col diminutivo internazionale di Gretina.

In realtà, privi di qualsiasi cognizione dell’argomento, oscillando fra una volgarità ed una approssimazione del linguaggio, i Giovani continuano a prestarsi agli interessi di quella Società dei Consumi contro la quale manifestano.
Questa quindicenne priva di spontaneità non sa nulla di crisi climatica: affetta dalla Sindrome di Asperger, non può essere interessata agli effetti del riscaldamento globale, stante, nella specificità della sua sintomatologia, la incapacità di provare qualsivoglia forma di empatia e, più ancora, stante la scientificamente provata inclinazione alla sviluppo di atteggiamenti ossessivi.

Gretina è solo l’esito di una accurata ed abile strategia di marketing, come assume Andreas Henriksson, stimato Giornalista d’inchiesta svedese.
A suo avviso, l’iniziativa della Thunberg è stata cruciale: al lancio di Scenes from the Heart, un libro scritto da Malena Ernman, madre dell’inquietante Genio; agli interessi del Pubblicitario Ingmar Rentzhog che, conosciuta la fanciulla il 20 agosto del 1018, ne ha sfruttato l’immagine per lanciare la sua start up We Do not Have Time, nel cui board l’ha nominata per effetto della pressione mediatica, lanciando una campagna di crowdfunding per 30 milioni di corone svedesi; alla visibilità di Bo Thorén, membro del consiglio di amministrazione di Fossilfritt Dalsland ed esponente del movimento ambientalista internazionale Extinction Rebellion.

In definitiva, il Climate Strike è una ignobile farsa, come può dedursi dalle argomentazioni esposte in materia climatica con rigorosa chiarezza dal Professore Franco Battaglia, in sprezzo anche delle diverse posizioni di Bergoglio.

In sostanza: imbroglio, impostura, mistificazione ed interessi, alla base del fenomeno Gretina, sono comuni al secondo tema: la strage che ha insanguinato la Nuova Zelanda nelle scorse ore.
E mentre, con sempre maggiore insistenza, circola in Francia voce che l’attentato dello scorso dicembre a Strasburgo abbia avuto la regia di Macron, deciso a distrarre l’opinione pubblica francese dalle tensioni sociali dei Gilet Jaunes, il gesto di Brenton Tarrant ci obbliga a riflettere sugli stravolgimenti prodotti da un cinismo istituzionale sempre più abietto.

La partita di un conflitto ormai latente si gioca sul tavolo delle elezioni europee; denuncia ampie zone d’ombra; invita a riconsiderare l’uso provocatorio e capzioso di etichette contro Quanti siano in grado di ragionare sulla reale portata degli eventi: Sovranisti, Suprematisti, Populisti, segnati dalle stimmate di un Razzismo politico, religioso, sociale, etnico ed economico.

Non sfugge l’indifferenza alla contraddizione:
l’attentato in danno degli Islamici è espressione di Razzismo.
Gli attentati verso i Cristiani in genere e gli Occidentali in particolare, NO.
Brenton Tarrant è un Attentatore e un Suprematista.
Il Mohamed di turno, responsabile di centinaia di vittime, NO.
Il Paladino della propria radice identitaria è Populista.
Il Dispensatore di morte in nome di Allah è un Depresso.
Si stigmatizza l’uccisione di un bambino di tre anni, ma si tace sulla brutalità e sugli orrori consumati all’interno del Bataclan.
Così Recep Tayyp Erdogan per il quale la strage della Nuova Zelanda è “esempio di un crescente razzismo e islamofobia”.
Così Jean-Claude Juncker, indignato da chi vuole “ annientare le nostre società e il nostro stile di vita”.
Ovvero quell’Europa che Egli ancora presiede.

E i dubbi: il video del massacro nella moschea, tempestivamente sparito, è stato manipolato e da chi e perché o quale spiegazione è plausibile con la mancanza di urla a fronte del rumore secco degli spari di Tarrant?
Pesano su di noi: l’ambigua apologia dell’Islam; la decristianizzazione dell’Occidente e il rischio sempre più concreto della definitiva oppressione dell’Etica e della Cultura.

Occorre prendere atto che Noi tutti non abbiamo più tempo.
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Re: Clima e politica energetica US

Messaggioda Berto » dom mar 17, 2019 9:30 pm

La bimbocrazia diventa l'arma finale anti-populisti
Nicola Porro - Dom, 17/03/2019

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 63936.html

C'è qualcosa che non quadra nelle manifestazioni ambientaliste globali dei giorni scorsi.

Tanti giovani uniti in piazza senza grandi bandiere di partito. Belle e giovani facce: pulite, si sarebbe detto un tempo. Per una causa che in fondo tutti condividono: rispettare il nostro pianeta. Poi in Italia si mischia tutto a Bella ciao, e buonanotte. Ma il fenomeno ha una sua forza politica che non deve essere sottovalutata.

Piuttosto ci si deve chiedere dove vada. Sui media italiani c'è stata la veloce intuizione del nuovo direttore de La Repubblica, che l'ultima volta che ha sbagliato una battaglia riguardava forse una copertina di Vanity Fair, che sin da subito ha ballato sulle scorie del pianeta. E poi la geniale Confindustria-Sole24 ore, che fino a prova contraria dovrebbe rappresentare quelli che in qualche modo inquinano, ci regala un bel pezzo in cui denuncia l'economia dei consumi (quelli che gli imprenditori vorrebbero più sostenuti in Italia) e quella dell'usa e getta. Prima ancora arriva il neo segretario del Pd, Zingaretti, al quale Veltroni e Renzi hanno scippato tutto il Pantheon e che dedica la sua vittoria alla svedesina Greta. Ovviamente non poteva mancare il presidente della Repubblica Mattarella, sempre democristiano e pacato, ma per una volta preciso e tranchant: il mondo è sull'orlo del precipizio.

E allora bisogna solo seguire i puntini, le briciole e si arriva al premio. L'ecologismo pulito nella forma di Greta, le masse dei bambini che non hanno letto Canetti, le certezze sul clima di chi ha dimenticato la fine del pianeta pronosticata dal Club di Roma, l'inquinamento di chi non ricorda i piloni all'amianto del Ponte Morandi simbolo di una ricostruzione che ora sta marcendo, i gradi Celsius che aumentano perché tutti lo sanno, ma nessuno ricorda Rubbia che in Senato ci ha detto che tra il 2000 e il 2014 sono scesi di mezzo punto, ebbene tutte queste briciole del sapere assoluto sono in fondo l'ultimo straordinario sforzo delle élite (si può ancora dire?), degli sconfitti, nel combattere il populismo e il sovranismo.

È la disperata trovata del perdente per risalire la china. È la nuova religione, tutta verde, per combattere il giallo. È la clava di chi la pensa giusta contro Trump, ma anche Salvini. Il «gretinismo» è quel collante politico che unisce anche i diversissimi per combattere gli inetti sovranisti sul loro stesso campo, con le loro stesse armi e tecniche. Se per i primi uno vale uno, per i secondi una ragazzina vale tutti. La bimbocrazia è la genuina battaglia contro l'incapacità e l'improvvisazione: è la sua sublimazione per cui ad incompetente si risponde con fanciullo. Non vi stupite, le vie della politica sono infinite. Furono la Confindustria e il Corriere della Sera, by Luca Cordero di Montezemolo, ad inventarsi la Casta, che esisteva ed esiste. Furono loro a svegliare la bestia populista affamata di stipendi, pensioni, rimborsi e che oggi ci governa e di cui oggi loro stessi si dolgono assai.

E così oggi tutti uniti per un pianeta più pulito e meno sviluppato. Tutti uniti contro il sovranpopulismo. I bambini ci salveranno.

Ps. solo Giuliano Ferrara il gran nemico del Truce e compagnia dell'anello, non c'è caduto. Ma ha letto Tolkien.
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Re: Clima e politica energetica US

Messaggioda Berto » lun mar 18, 2019 5:38 am

Salvate l’uomo, non solo la Terra
Marcello Veneziani
16 marzo 2019

http://www.marcelloveneziani.com/artico ... o-la-terra

Greta e i gretini. Ma credete davvero che una ragazzina paffuta di sedici anni abbia mosso il mondo, l’Onu, i governi, i media in questa “storica” giornata di mobilitazione planetaria per salvare la Terra? Ci voleva lei, coi suoi cartelli e slogan, per scoprire quelle emergenze planetarie? Dai su, non ci vuole molto per capire il marketing politico-mediatico che si è mosso usando l’icona minorenne di Greta, trasformandola in una specie di Bernadette della religione ecologista, con relativo pellegrinaggio alla Lourdes miracolosa di piazza, e il racconto, lo storytelling, ad usum gretini. Il mondo salvato dai ragazzini era un testo poetico di Elsa Morante, uscito – guarda caso – nel ’68; è il titolo più adatto per la manifestazione planetaria che si è svolta ieri in migliaia di piazze di tutto il mondo, da Oriente a Occidente, dal nord Europa al sud Africa.

Una sinistra spompata e smarrita, che non sa più che pesci pigliare, si è tuffata a pesce sul fenomeno Greta e i suoi milioni di sodali, cercando di trarre un populismo buono e giovanile in un rigurgito miracoloso di sessantotto e di appropriarsene. Se leggete i giornali di sinistra, non solo italiani, coi loro titoloni entusiastici, le paginate euforiche, è stata una flebo di vitalità in un corpo smorto, un soccorso da respirazione bocca a bocca. Perché permette di cavalcare un tema santo e corretto, che permette ancora di spartire il mondo in buoni e cattivi, che poi sarebbero tutti i governi in carica che oggi guarda caso non sono di sinistra, né qui né altrove; un modo per attaccare l’America trumpista e paraggi.

Mi è capitato ieri mattina di passare a mezzogiorno per Piazza Venezia (non andavo dal Duce, vi assicuro) e mi sono trovato nel sole trionfale di Roma, nel pieno di queste fiumane di ragazzi che sembravano felici di essere al mondo, lì, proprio lì, felici di aver “giobbato” la scuola, e di essere in tanti, a far la storia e anche un po’ di goliardia, un po’ di politica e di socialità dal vero, finalmente, e non tramite social e smartphone. Li ho invidiati, lo confesso, era bello sentirsi ragazzi in quell’atmosfera di luce. Oltre il piacere di trovarsi, riconosco che il tema agitato è verace: avere a cuore le sorti del pianeta, mobilitarsi per salvarlo, o perlomeno suscitare attenzione sui temi sensibili, è cosa davvero buona e giusta. Anzi, aggiungo, che la salvaguardia dell’ambiente, l’amore per la natura, la denuncia del degrado ecologico, non dovrebbero essere lasciati ai verdi e tantomeno agli speculatori politici, reduci dai fallimenti del progressismo. Anzi, mi spingo oltre: chi si definisce conservatore, chi ama e difende la terra dei padri, dovrebbe sentirsi particolarmente sensibile al tema di salvare il pianeta, conservare la natura e criticare lo sviluppo illimitato, la crescita abnorme dell’inquinamento. Quindi sacrosanta la battaglia contro la morte della terra, e decisamente positivo che i ragazzi si mobilitino per questi temi anziché per altri, o peggio per nulla, se non i propri appetiti.

Vorrei solo che gli slogan principali di questa mobilitazione non fossero limitati all’orizzonte ambientalista. Salvare la terra è un nobilissimo proposito, anche se suona velleitario declamarlo nelle piazze, o pretendere di farlo con una mattinata da passeggio in corteo. Ma si può davvero pensare che il pericolo per l’umanità siano la plastica, l’aumento della temperatura o i gas di scarico, e poi basta? Non pensate che altre tragedie planetarie si abbattano nel mondo, come lo sradicamento dei popoli, l’inebetimento dei giovani tramite i media, la diffusione della droga e dell’alcol, il collasso delle femiaglie, degli stati e la decadenza delle società? Non pensate che il tema di salvare la terra debba inserirsi all’interno del più grande proposito di salvare l’uomo e l’umanità che è in lui? Così rivendicare il diritto al futuro, sacrosanta istanza, ha valore e coerenza se non si limita a salvare il futuro delle piante e delle piste ciclabili. Stiamo perdendo il futuro in ogni senso e direzione, non solo a livello d’ambiente: perdiamo il futuro perché noi italiani ed europei non facciamo più figli. Rischiamo di estinguerci per questo, prima che per le emissioni di anidride carbonica. Perdiamo il futuro perché abbiamo spezzato i ponti tra le generazioni, non facciamo più lunghi progetti, non abbiamo più un’idea del futuro e un orizzonte di aspettative, stiamo perdendo le identità. Avere una visione del mondo vuol dire non preoccuparsi solo di salvare l’aria, l’acqua e la terra, ma anche quegli altri elementi che sono importanti come l’aria, l’acqua e la terra, ossia le nostre radici, le nostre tradizioni, la nostra civiltà.

E poi, quando chiediamo di salvare la natura, cerchiamo di capirci: ritenete raccapricciante una carota ogm, geneticamente modificata, ma ritenete sacrosanto il diritto all’umanità ogm, geneticamente modificata e transgenica. Non è una contraddizione, difendere la natura relativamente agli ortaggi e stravolgere la natura relativamente agli umani? Pensate che sia fruttuoso e coerente auspicare fecondazioni artificiali per gli umani ma denunciare sdegnati le sofisticazioni alimentari di carni, frutta e verdura?

Salvare la natura, la terra, il futuro è un progetto più grande che comprende anche l’uomo, la sua natura e la sua cultura, il suo corpo, la sua mente. Ci pensate ragazzi? Ripetete spiritosamente “non rompeteci i polmoni” ma all’inquinamento mentale e ideologico, all’espianto degli organi vitali, mentali e spirituali dell’umanità ci pensate alle volte? Aprite gli occhi e le menti, ci sono più cose in cielo e in terra, e nella vostra anima, che non riguardano solo la salute del pianeta.
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