Palù de Nadia Breda

Re: Palù de Nadia Breda

Messaggioda Berto » sab giu 25, 2016 1:37 pm

Le fiascaie
02 Ottobre 2009

http://www.visitvaldelsa.com/toscana/be ... scaie.html

In Toscana e in particolare in Valdelsa, l’arte della lavorazione del vetro iniziata nel XIII secolo tra Gambassi Terme e Montaione, rimase a livello artigianale nelle mani di abili maestri vetrai fino ai primi del 1800 quando, sotto la spinta all’agricoltura voluta da Cosimo Ridolfi, si sviluppò una vasta produzione di contenitori in vetro per i principali prodotti provenienti dalla campagna: l’olio e il vino.

Questo portò allo sviluppo dell’industria del vetro nella zona di Empoli – più avvantaggiata rispetto a Montaione e Gambassi, dalle moderne vie di comunicazione – e alla nascita di nuovi mestieri come l’industria e l’artigianato del vetro e quello delle fiscale.

Uno dei prodotti principali dell'industria vetraria di Empoli, il fiasco rivestito, era strettamente legato al lavoro effettuato dalle fiascaie: donne di tutte le età che realizzavano a mano il rivestimento esterno della bottiglia con fibra di erba palustre essiccata.

Solitamente, il rivestimento esterno era realizzato con la "sala" – un tipo di erba palustre molto diffusa e coltivata nei pressi del Padule di Fucecchio -, mentre all'interno veniva utilizzato il "salicchio".

Il lavoro di queste donne si svolgeva a domicilio – pratica molto diffusa in Toscana fin da medioevo – interessando svariati settori; dalla tessitura, ai ricami, all'impagliatura dei fiaschi, fino alla sartoria.

L'impagliatura dei fiaschi, delle damigiane e di altri oggetti in vetro era molto importante per l'economia locale, in quanto coinvolgeva uomini e donne, a partire dalla coltivazione delle erbe palustri, come la "sala" nei pressi di Fucecchio, fino alle fiascaie che si occupavano dei rivestimenti.

Le fiascaie si alzavano molto presto al mattino per conquistare i primi posti in fila presso le fabbriche del vetro per consegnare i fiaschi impagliati e ritirare quelli nudi, aiutandosi con i famosi carretti da fiaschi.

Nel periodo di maggiore sviluppo, in Toscana, nel territorio di Empoli e nella Valdelsa si contavano circa 4/5000 fiascaie.
Tuttavia tra i primi del 1900 e il secondo dopoguerra, si ebbe un declino del fiasco, dovuto anche all'introduzione sul mercato della bottiglia bordolese, di dimensioni più piccole e quindi più facile da trasportare, ma soprattutto non rivestita, causando la fine del lavoro delle fiascaie.

Il Fiasco
In Toscana, alcune testimonianze figurative fanno risalire il fiasco alla metà del XIV secolo, epoca in cui il contenitore in vetro risulta avere diverse misure ed era intrecciato con erba palustre, comunemente chiamata sala. Continua a leggere >
L'industria del vetro ad Empoli
In Toscana, l'industria vetraria con la sua secolare tradizione artistica e artigianale costituisce una delle attività produttive più antiche di Empoli e nel territorio della Valdelsa.

https://it.wikipedia.org/wiki/Fiasco


https://it.wikipedia.org/wiki/Sala_(botanica)
Sala è il nome comune con cui sono conosciute alcune erbe di palude della classe delle Monocotiledoni.
In particolare si chiamano con questo nome erbe appartenenti ai generi Typha (soprattutto Typha latifolia), Carex e Sparganium (soprattutto Sparganium erectum), nonché Andropogon caricosus, caratterizzate da foglie lunghe chiamate, nel loro insieme, anche garza o sgarza. Sono usate come materiale d'intreccio e imballaggio e in passato anche come riempimento di materassi, con la peluria che ricopre i loro frutti e semi, ma sono note specialmente per essere utilizzati nel rivestimento tradizionale dei fiaschi.

https://it.wikipedia.org/wiki/Sparganium

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http://www.etimo.it/?term=stipa
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http://www.etimo.it/?term=stroppa
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Re: Palù de Nadia Breda

Messaggioda Sixara » lun giu 27, 2016 1:49 pm

sàla, vàla, pavéra,... e ki sà coanti altri nomi, ke a ghi n è domìla tipi de erbe palustri, ma: no i è el palù.
E i palù no i è paludi. :?

Come se fà catàrlo e còsa serve pa tajàre el palù?
Bisogna catarlo dove che l'é el pì bel posibile e dove che l'é pì bèl l'é in mèdho a le roe, a i spìn, a le batarìe de 'l mondo .

E lora, sa te vò el palù- pì bèl bixogna catàrlo te i posti pì bruti : destirarse par tèra, co la masèla pozà n tèra o so l acoa, conforme, e col cortelét tajarlo el pì posibile n bàso, pa goadagnare in longhé'za, e tajarghene on manotèl, on fàso de palù ke l te stàga so na man.
Ogni manotèl el và ciapà pa le ponte, stando tènti a no tajarse co te lo volti e te lo scorli par bèn, pa far vegner fòra tute erbe e erbà'ze da infra mèzo. Podopo i manotèl i vièn mucià a fare on manotèl pì grando ke i lo lìga col palù e i se lo porta caxa. I lo desfa e i lo spargùgna sol sélexe a ciapar sole pa na jornata intièra. A fine jornata, co el palù el se ga spanìo ( nò secà ), i lo fà-su danòvo e i lo porta dentro:
A la sera fàe bèi manelét, fasìne come, el porte dentro e èl pìche a sti fili de fèro quà.

( no capìso : el manotèl/i manotèi ... e i manelét cosèi? come fasìne, el dixe Massimiliano Falcade, gròsi come fasìne, e lora no i xe pì manotèi)

No se capìse indove ke i li pìca sti manelét, forse a de i travi te on soto-pòrtego parké i sta lì a l onbrìa, a secarse fin là setenbre-otobre e dopo,
quando che l'é bèi sech èl porte in sofìta al scuro e al sut, bianca la vién dopo la paja, ma se prima no l'é verda, la vien bruta negra.

I trè pasàji i è inportanti e i va fati : on giorno de sole pièn a jugno, trè mexi a secarse co l aria a l onbrìa, e dopo pasàre l inverno a l scuro e al sùto, e lora el palù el resta de kel bel colore verdolìn, né bianco cofà la paja e gnanca negro cofà... boh, tuta altra roba palustre ke no xe el palù.
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