25 ani de Lega e de Liga cosa ne gałi portà?

Re: 25 ani de Lega e de Liga cosa ne gałi portà?

Messaggioda Berto » mer mag 11, 2016 9:15 am

Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Messaggioda Berto » mer mag 11, 2016 9:18 am

25 marso e 25 apriłe feste venesiane
viewtopic.php?f=122&t=1553

https://www.facebook.com/groups/2376236 ... 1182877338

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... sinico.jpg

https://www.facebook.com/ComunediVenezi ... 0781838565

Pensa ti, altro ke endependensa veneta! Ke fanfaroni. "Venezia citta inclusiva, metropolitana e internazionale" ... altro che Veneto endependente. Ste çeremogne no le porta ai veneti gnaona lebartà e endependensa e le ghe confonde la so storia fando pasar la storia de Venesia cofà la storia de tuti i veneti; purpio come ke gà fato li taliani co la storia de Roma fata pasar par storia de tute le xenti taleghe. So ste falbetà no te pol costruir gnaon diman de lebertà e de endependensa. Sti do fanfaroni filibustieri li xe come el gato e la volpe de penocio. Venesia no lè el Veneto! Li exaltadori fanadeghi de Venesia, mi no li considaro pàreoti veneti. I veri e boni pàreoti veneti li ga enamente e entel cor tuto el Veneto e tuti i veneti e no lomè Venesia e i venesiani. Me despiaxe asè ma semo fora strada.
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Re: 25 ani de Lega e de Liga cosa ne gałi portà?

Messaggioda Berto » mer mag 18, 2016 1:18 pm

Zaia: reintrodurre la leva negli Alpini
18 May 2016

http://www.lindipendenzanuova.com/zaia- ... gli-alpini

Alpini demonstration in Milan“Nella riforma del Terzo Settore venga inserito il servizio di leva civile, fra gli alpini”. L’auspicio è del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, intervenuto peraltro alla celebrazione ad Asti dell’89/a adunata delle penne nere. “Il servizio civile è un’esperienza di vita – ha aggiunto Zaia – e penso che chi la farà negli alpini, nei lagunari, negli artiglieri o in altre realtà associative avrà modo di conoscere un mondo che altrimenti non conoscerebbe”.

Coanti xełi i fiłoleghisti entel mondo dell'endependentixmo veneto ?
Ghè coerensa tra endependentisti e fiło leghixmo? Mi a credo de no ca ghe sipia lomè encoerensa, encosiensa, buxiari e fanfaroni.
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Re: 25 ani de Lega e de Liga cosa ne gałi portà?

Messaggioda Berto » gio mag 19, 2016 6:31 am

Un politico è un uomo di Stato che pone la nazione al suo servizio
16 May 2016
di ENZO TRENTIN
http://www.lindipendenzanuova.com/un-po ... o-servizio

Matteo Renzi sembra adeguarsi egregiamente al titolo che diamo a questo intervento. Anzi con le modifiche alla Costituzione del 1948, per cui è previsto un referendum confermativo a ottobre, sembra calzare perfettamente le vesti del famoso Marchese del Grillo: «Ah… mi dispiace. Ma io so’ io… e voi non siete un cazzo!»

Non da meno gli fa eco Luca Zaia, Presidente della Regione Veneto, laddove persiste nella allucinata determinazione d’indire un referendum consultivo per l’autonomia del Veneto che non solo le modifiche costituzionali volute da Renzi & Co. non prevedono, anzi; ma che un Parlamento illegittimo, secondo la sentenza della Corte costituzionale del dicembre 2013, ed altri di questa conformazione non concederanno mai.

Lo Zio Tom Luca Zaia, e gli altri manovali e i braccianti dell’indipendentismo veneto suoi pari, scrivono e sostengono: «Però la schiacciante vittoria del Sì all’Autonomia, renderà di fatto consapevoli i Veneti della loro volontà, la loro identità, il loro senso d’appartenenza a questa terra. Vi sarà una campagna informativa per i Veneti tutti che punterà sulla nostra storia, sul nostro percorso culturale, sulle nostre radici Venete e non Italiche, sui soprusi avvenuti e taciuti in queste terre. Si creerà una coesione identitaria, un senso d’appartenenza collegati all’obbiettivo motivazionale attorno al referendum, l’Italia non concederà pressoché nulla creando un senso di perdita su qualche cosa di democraticamente ottenuto, questo creerà una voglia di rivalsa che oggi non in tutti c’è!»

Caltrano

Questi peones dell’indipendentismo veneto ignorano in realtà alcuni princìpi fondamentali su cui si reggeva la millenaria Repubblica di San Marco. Abbiamo già scritto qui: http://www.lindipendenzanuova.com/autod ... nte-veneta di come il Comune di Caltrano (VI) si gestiva mediante Statuti di autogoverno.
Ed ora il lettore Alberto Pento ci segnala una nota per rafforzare questa cognizione: «1. Gli Statuti comunali del 1545 – Durante la repubblica veneta (1404-1797) la Serenissima esercitò il proprio dominio in modo diretto solo nei capoluoghi e nelle città di maggior rilievo attraverso i Rettori, cioè il Podestà (con prerogative civili e giudiziarie) e il Capitano (al quale competeva il comando delle milizie ma anche il controllo dell’intero Territorio o – diremmo oggi – Provincia), mentre rispettò l’autonomia locale delle comunità minori lasciando a tutte amplissima libertà di dotarsi di un proprio Statuto, di scegliere cioè come governarsi, di stabilire le regole della convivenza, purché queste naturalmente non andassero contro le leggi della Signoria di Venezia e fossero comunque garantite le quote [che decidevano i Comuni e non la Signoria. Ndr] di gravezze o imposte dirette. L’organizzazione della vita civile nei Comuni rurali era regolata fin dal Medioevo da norme e da consuetudini tramandate spesso in forma orale e abbastanza simili tra paese e paese».

Ecco perché Luca Zaia è uno Zio Tom dell’indipendentismo veneto, perché non solo rimane sordo alle modifiche dello Statuto regionale (che spetta esclusivamente a lui ed al suo Consiglio regionale) introducendovi reali strumenti di democrazia diretta; [a tutt’oggi è inevasa questa petizione: https://piudemocraziavenezia.wordpress. ... ia-diretta ] ma nemmeno sollecita i Comuni del suo territorio a farlo.

Lo Zio Tom e suoi sodali sproloquiano all’infinito dichiarando di volere un territorio veneto gestito come la vicina Svizzera, ma non sanno o non vogliono prendere atto di come tra quelle montagne si amministri la Res publica. In “La democrazia diretta vista da vicino!” (Ed. Mimesis) Leonello Zaquini, un ingegnere italiano emigrato in Svizzera, nei primi anni del 1990, al tempo dei “cervelli in fuga”, che è stato eletto nel Consiglio comunale della città degli orologiai racconta la democrazia diretta, il suo uso, i suoi effetti sui cittadini e sui rappresentanti:

«È solo lì che ho veramente capito a cosa serve questa forma di democrazia (la democrazia diretta). La sua esistenza determina il fatto che ad ogni seduta del Consiglio, come in tutte le riunioni delle Commissioni, ma anche nelle riunioni preparatorie interne ai gruppi consiliari, (i partiti), insomma sempre, la domanda ricorrente tra i rappresentanti eletti sia: “… e se poi i cittadini prendono l’iniziativa?” Un intervento in Consiglio può terminare con la seguente frase: “…per cui, cari colleghi consiglieri, teniamo conto che questa sera prendiamo noi questa decisione, oppure non è affatto escluso che i cittadini prenderanno loro stessi l’iniziativa…”.
I cittadini questa benedetta iniziativa non la prendono quasi mai, eppure questa semplice eventualità influenza tutto il sistema rappresentativo nel suo agire quotidiano. Se poi i cittadini “prendono l’iniziativa” non succede niente di grave per i rappresentanti, resta il fatto che questi sono come forzati a fare veramente i “rappresentanti”, nel senso corretto e proprio del termine, dato che si domandano continuamente se e cosa i cittadini deciderebbero al posto loro. E se lo domandano perché questi possono effettivamente decidere al posto loro. […] (ovvero) si domandano continuamente se e cosa i cittadini deciderebbero al posto loro, nel senso corretto e proprio del termine. E se lo domandano perché questi possono effettivamente decidere al posto loro».

Gli svizzeri lo possono fare perché, al contrario di quanto avviene a livello nazionale, nelle Regioni e nei Comuni amministrati dalla partitocrazia italiota, loro hanno quegli strumenti per l’esercizio della sovranità popolare che non è solo un vuoto enunciato del Comma 2, dell’articolo 1 della Costituzione “più bella del mondo”; ma solo per guitti di regime lautamente remunerati.

Quanto sia infondata ogni paura riguardo gli strumenti di democrazia diretta lo si può verificare anche nella prassi ormai ventennale della Baviera. Le iniziative popolari su questioni che riguardano progetti di mobilità, di servizio, economici, sociali, infrastrutturali e culturali sono ormai 2.676, che hanno portato a 1.629 votazioni referendarie. La partecipazione dei cittadini supera in media il 50%, e proprio nulla fa rilevare che l’esercizio di questo potere abbia comportato svantaggi per l’economia bavarese. Anzi, questi strumenti di partecipazione, dopo averne fatto esperienza per molti anni, vengono ora apprezzati anche dagli oppositori di una volta.
Se non ne sono convinti, agli Zio Tom dell’indipendentismo ricordiamo che: «Il potere entro l’ordine e al servizio del diritto è il polo opposto alla violenza, intesa come il potere privo di diritto e ad esso contrario. Di conseguenza, per ogni società è importante superare il sospetto sul diritto e i suoi ordinamenti, poiché solo così si può bandire l’arbitrio e vivere la libertà in quanto bene condiviso. Il sospetto nei confronti del diritto, la rivolta contro di esso sorgeranno sempre quando il diritto stesso non apparirà più come espressione di una giustizia che sia al servizio di tutti, ma come il prodotto di un arbitrio, di una pretesa di essere nel diritto solo perché si detiene il potere su di esso.» (da “Etica, religione e Stato liberale” di Joseph Ratzinger, Jürgen Habermans, Editrice Morcelliana, pag. 41).


Pento Alberto

Si aotonomia 'ministrativa ke però no lè federałixmo o soranedà połedega. La storia ła ne conta ke i veneti co Venesia no łi xe stà mai na vera nasion e on popoło połedegamente ognio, parké łi jera lomè suditi de Venesia. Entel senado arestogradego de ła Repiovega Serenisima no ghe jera tuti i veneti ma solké i venesiani a parte coalke raro caxo de coptasion de nobiłi de ła tera ferma furlana e veneta longo i secołi. Sta mancansa de onedà połedega lè stà ła debołesa veneta ke ła ne ga portà prima soto a Napoleon e a l'Aostria e dapò soto a ła Tałia; na debołesa ca ghemo anca ancó e de cu i venesiani de na olta łi ga na gran colpa; debołesa ke ła seita ente ła mitomania del mito venesian kel ga envaxà, enfasà e parałexà ła crapa de ła majoransa dei "venetisti, marcianisti, venesianisti, pàreoti e nasionałisti veneti".
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Re: 25 ani de Lega e de Liga cosa ne gałi portà?

Messaggioda Berto » ven mag 20, 2016 9:24 am

“PASTORI DI NUVOLE” DELL’INDIPENDENTISMO VENETO - ENZO TRENTIN


Cane da guardia della democrazia. Questo è il ruolo che il giornalismo svolge (deve svolgere, deve poter svolgere) in una società democratica, secondo una formula ripetutamente utilizzata, con lessico anglosassone, dalla Corte Europea Dei Diritti Dell’uomo. Non ce ne voglia quindi il lettore se correremo il rischio di procurargli una specie di bulimia nervosa, un circolo auto-perpetuante di preoccupazione “facendo le bucce” allo Zio Tom Luca Zaia, Presidente della Regione Veneto, e ai suoi sodali: manovali, braccianti e peones dell’indipendentismo veneto, laddove scrivono e sostengono con favore un inutile referendum consultivo per l’autonomia dal costo di 14 milioni di Euro, non tenendo conto:

che la crisi economica dal 2008 ad oggi ha cancellato un terzo del sistema produttivo Veneto;
delle centinaia di suicidi di imprenditori aggrediti da un fisco persecutorio;
che il governo ha già detto no all’ipotesi d’imitare in Veneto il Trentino-Alto Adige;
di un Parlamento alieno all’autonomia di altre Regioni dopo le 5 a Statuto speciale.

Gli Zio Tom vogliono spendere 14 milioni di Euro per un referendum che – come dicevamo – non porterà a nulla, ma che – secondo i loro intendimenti – potrebbe rafforzare propagandisticamente la figura del Governatore che appartenendo alla Lega Nord non dà alcuna garanzia di risultato. Infatti, quante sono le battaglie politiche proposte e vinte dalla LN? Nessuna! Ma soprattutto dopo che a marzo 2016, secondo i dati di Bankitalia, contenuti nel Supplemento “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”, il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 14 miliardi rispetto a febbraio, salendo a 2.228,7 miliardi.

Potremmo fermarci qui, perché è di certo un po’ saccente ricordare che la democrazia è la forma più alta di gestione del potere. L’hanno inventata i greci un bel mucchio di anni fa anche se, a tutt’oggi, solo una parte del genere umano la pratica rispettando il suo significato. Anzi spesso la si applica in modo distorto mantenendo, di fatto, la facciata più che la sostanza. Quando i “padri fondatori” della nostra democrazia post bellica si riunirono per creare l’impalcatura della nuova Italia post fascista e, soprattutto, moderna, si posero con grande serietà questo interrogativo. Ma costoro nemmeno immaginavano le potenzialità degli odierni sistemi elettronici automatizzati, e della telematica.

E a dimostrazione di quanto siano nel pallone gli Zio Tom dell’indipendentismo (vogliamo rifiutare l’idea che siano in malafede), e quanto siano ignavi, c’è la constatazione del fatto che le riforme che potrebbero fare e che sono nella loro completa disponibilità, nemmeno se le sognano. Infatti, non ci sono solo le petizioni inevase [ https://docs.google.com/document/d/1WR0 ... dV9OU/edit ] che chiedono maggiori e più adeguati strumenti di democrazia diretta. Ci sono altri strumenti di buon governo.

Vediamo allora come si comportano le democrazie più mature lasciando stare, per una volta, l’esame di quanto avviene in Svizzera, per esaminare come detti strumenti siano presenti in altri Stati. Negli USA, per esempio, sono utilizzati: L’INIZIATIVA, I REFERENDUM ED IL RICHIAMO.

L’Iniziativa – Nella terminologia politica, l’iniziativa è un processo che consente ai cittadini di bypassare il legislatore statale proponendo Statuti e, in alcuni Stati, emendamenti costituzionali sulla scheda elettorale. Il primo Stato ad adottare l’iniziativa fu il South Dakota nel 1898. Da allora, altri 23 Stati hanno incluso il processo di iniziativa nelle loro Costituzioni, il più recente è il Mississippi nel 1992. Questo fa un totale di 24 Stati con un processo di iniziativa. Naturalmente qualche anima bella potrebbe obiettare che in Italia c’è la proposta di legge di iniziativa popolare; ma sono circa 630 quelle giacenti nelle cassepanche del Parlamento che non ha alcun obbligo di esaminarle, tanto meno approvarle. Quanto alla Regione Veneto, una sommaria ricerca del sito istituzionale non ha dato alcun risultato.

Negli USA ci sono due tipi di iniziative: dirette e indirette. Nel processo diretto, le proposte che si qualificano vanno direttamente sulla scheda elettorale. Nel processo indiretto, sono presentate al legislatore, che può agire in merito alla proposta. A seconda dello Stato, la questione dell’iniziativa va al ballottaggio se il legislatore la respinge, presenta una proposta diversa o non esegue alcuna azione. In alcuni Stati con il processo indiretto, il legislatore può presentare una misura concorrente che appare sulla scheda elettorale insieme alla proposta iniziale. Uniti con una qualche forma di processo indiretto sono Maine, Massachusetts, Michigan, Mississippi, Nevada e Ohio. In Utah e Washington, i sostenitori possono selezionare il metodo diretto o indiretto.

Non ci sono due Stati che hanno esattamente gli stessi requisiti per le iniziative di qualificazione per essere posizionati sulla scheda elettorale. Generalmente, tuttavia, il processo include le seguenti fasi:

deposito preliminare di un progetto di petizione ad un ufficiale di Stato designato.
revisione della domanda di conformità con i requisiti di legge e, in diversi Stati, una revisione del linguaggio della proposta.
preparazione di un titolo per la scheda elettorale, e di una sintesi.
la circolazione della petizione per ottenere il numero di firme di elettori registrati [negli USA tutti hanno diritto al voto, ma è necessario iscriversi alle apposite liste per esercitarlo. Ndr]. Di solito una percentuale dei voti espressi per un ufficio in tutto lo Stato nelle elezioni generali precedente; e
presentazione delle petizioni al funzionario preposto, che deve verificare il numero di firme stabilito.

Se un numero sufficiente di firme valide è ottenuto, la questione va al ballottaggio o, negli Stati con il processo indiretto, viene inviato al legislatore. Una volta che l’iniziativa è sulla scheda elettorale, il requisito generale per il passaggio è un voto di maggioranza. Eccezioni ci sono in: Nebraska, Massachusetts e Mississippi. Questi Stati richiedono una maggioranza, a condizione che i voti espressi su una iniziativa sia pari a una percentuale del totale dei voti espressi nelle elezioni: il 35% in Nebraska, il 30% in Massachusetts e il 40% in Mississippi. Nel Wyoming, l’iniziativa deve ricevere la maggioranza dei voti totali espressi in un’elezione generale. Per esempio, nel 1996 nel Wyoming l’elezione generale espresse i seguenti voti: 215.844, e l’iniziativa avrebbe dovuto ricevere almeno 107.923 per essere promossa. Si tenga presente che il Wyoming aveva 584.153 abitanti. In Nevada le iniziative che modificano la Costituzione devono ricevere un voto di maggioranza in due elezioni generali consecutive.

I Referendum – “Referendum” è un termine generico che si riferisce a una opzione che appare sulla scheda elettorale. Ci sono due tipi principali di referendum: il referendum legislativo, per cui il legislatore si riferisce ad una misura che gli elettori possono approvare, e il referendum popolare, una misura che appare sulla scheda elettorale a seguito di una petizione elettorale. Il referendum popolare è simile all’iniziativa nel senso che entrambi sono determinati dalle petizioni, ma ci sono differenze importanti. I legislativi sono spesso necessari per riferirsi ad alcune misure che si vuole approvate dagli elettori. Ad esempio, le modifiche alla Costituzione dello Stato che devono essere approvate dagli elettori prima che possano avere effetto. In molte legislazioni statali sono inoltre richiesti dalle loro Costituzioni per riferirsi a misure obbligatorie e modifiche fiscali. Anche se questo non è sempre il caso, i referendum legislativi tendono ad essere meno controversi delle iniziative dei cittadini, sono più spesso approvati dagli elettori di iniziative dei cittadini, e spesso ricevono soglie di voto più alte. I referendum legislativi possono apparire sulla scheda elettorale in tutti i 50 Stati.

Il referendum popolare è un dispositivo che permette agli elettori di approvare o abrogare un atto della Legislatura. Se il legislatore passa una legge che gli elettori non approvano, possono raccogliere le firme per chiedere una votazione popolare sulla legge. Generalmente, vi è un periodo di 90 giorni dopo che la legge è passata durante il quale il petitioning deve avvenire. Una volta che un numero sufficiente di firme sono raccolte e verificate, appare la nuova legge sulla scheda elettorale per un voto popolare. Durante il periodo tra il passaggio e il voto popolare, la legge potrebbe non avere effetto. Se gli elettori approvano la legge, ha effetto come programmato. Se gli elettori rifiutano la legge, è annullata e non ha effetto. 24 Stati hanno il referendum popolare. La maggior parte degli Stati hanno anche l’iniziativa.

L’Elezione di richiamo- Il Recall election è chiamato anche referendum revocatorio o richiamo del rappresentante [ https://en.wikipedia.org/wiki/Recall_election ]. Il Recall è una procedura che consente ai cittadini di rimuovere e sostituire un pubblico ufficiale prima della fine di un mandato. Ricordiamo che esso differisce da un altro metodo per la rimozione dall’ufficio di funzionari – impeachment – in quanto si tratta di un dispositivo politico, mentre l’impeachment è un processo legale. L’impeachment richiede di portare accuse specifiche e al Senato di agire come una giuria. Diciotto Stati consentono il richiamo dei funzionari statali. Un recente esempio del processo di richiamo di alto profilo, è stato il richiamo del governatore della California Gray Davis e la sua sostituzione con Arnold Schwarzenegger nel 2003.

Alla Regione Veneto, invece, solo ciarpame e libertinismo politico. Se i “rappresentanti” pseudo indipendentisti non riescono a realizzare ora queste riforme, cosa induce l’elettorato a credere che lo faranno ad indipendenza ottenuta? La più chiara ed evidente risposta a chi si chiede perché molti non partecipano più attivamente alle battaglie indipendentiste, è ravvisabile nel comportamento di Antonio Guadagnini con la sua storia politica ondivaga da un movimento/partito all’altro. È capogruppo di se stesso prima in “Indipendenza Noi Veneto”, oggi “Siamo Veneto”, è anche Consigliere Segretario in Ufficio di presidenza, a circa 12.000 € al mese.

Eletto con artifici elettorali dalla lista “Indipendenza noi Veneto con Zaia” ha sveltamente abbandonato questa formazione per crearne una tutta sua. I suoi ex colleghi di coalizione sostengono: «Guadagnini ha violato, trattenendo per sé l’intera retribuzione, quando in realtà aveva sottoscritto d’impegnare quota parte degli emolumenti a favore di iniziative indipendentiste determinate dal direttivo.» Risponde lui: «È chiaro che i nostri rapporti sono compromessi da tempo, sono mesi che non ci parlavamo. Era inutile, allora, che continuassimo a usare lo stesso simbolo. Io sono stato eletto dai cittadini e, soprattutto, non ho vincoli di mandato. Loro volevamo comandarmi, impormi perfino le persone della squadra con cui lavorare. Si sbagliavano, le persone di cui mi devo fidare le scelgo io».

E infatti, con l’incarico di segretario responsabile del gruppo consiliare “Indipendenza Noi Veneto”, stipendiato dalla Regione dal 1° luglio 2015 con 80.444,05 €, nomina Ettore Beggiato, [ http://bur.regione.veneto.it/BurvServic ... 15/09/2015 ] che avendo già fatto tre legislature in Regione Veneto percepisce un vitalizio annuo sui 49 mila €. Identico vitalizio sui 49 mila € per Fabrizio Comencini, il fondatore della Liga Veneta Repubblica dopo essere stato detronizzato dalla LN da Umberto Bossi; [ http://mattinopadova.gelocal.it/regione ... -1.9734534 ] approdato recentemente al Corecom, con una indennità annua lorda (compensi aggiornati al 2013, ultimo dato reperibile. Ndr) di ulteriori: 19.800 € annui. Insomma a tutti costoro sembra interessino più che altro i compensi e privilegi connessi.

Naturalmente questo dell’allocazione di alcuni pseudo leader della coalizione “Indipendenza noi Veneto con Zaia” è il “prezzo” della “fiducia”. Per i peones seguaci, invece, sono state prestamente allestite un paio di associazioni culturali che sicuramente vivranno – se vivranno – in funzione dei contributi pubblici che il “riformista” Guadagnini procurerà loro; ma sempre di soldi scuciti dalle tasche dei contribuenti si tratterà. Insomma per dirla con Max Weber, (“La politica come professione”, 1919): «Ci sono due modi di fare il politico: si può vivere “per” la politica oppure si può vivere “della” politica.»

Ovviamente non si tratta di persone particolarmente malvagie; semplicemente appartengono ad una cultura politica (Tsz!) non più up-to-date, tanto meno accettabile. E la logica domanda è: «per chi aspira sinceramente all’indipendenza del Veneto, questi pastori di nuvole potranno condurre all’autodeterminazione?».
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Re: 25 ani de Lega e de Liga cosa ne gałi portà?

Messaggioda Berto » mer giu 01, 2016 6:57 am

Bovolone co Lucio Chiavegato e Luca Zaia

https://www.facebook.com/loris.ferro.18 ... 6502803343
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Re: 25 ani de Lega e de Liga cosa ne gałi portà?

Messaggioda Berto » mer lug 13, 2016 8:09 pm

Jacopo Berti
Se il partito di riferimento di Monte dei Paschi di Siena è il Pd, quello di Veneto Banca è la Lega.
In Aula gli ho sbattuto in faccia le loro responsabilità. Tutti devono sapere quali sono i partiti che hanno difeso le banche truffatrici!
https://www.facebook.com/JacopoBertiM5s ... 5999279661
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Re: 25 ani de Lega e de Liga cosa ne gałi portà?

Messaggioda Berto » sab ott 29, 2016 6:55 pm

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Re: 25 ani de Lega e de Liga cosa ne gałi portà?

Messaggioda Berto » sab gen 14, 2017 1:48 pm

Salvini trumpista, ma difende l’articolo 18 che non esiste nell’America di Donald! Matteo lontano anni luce dal mondo che fa impresa
14 Jan 2017

http://www.lindipendenzanuova.com/salvi ... fa-impresa

di ROBERTO BERNARDELLI – Strana la politica. Con una mano prende, con l’altrà dà… Salvini ne è il caso più evidente. Fa il tifo per un imprenditore alla Casa Bianca, si dichiara liberista alla Donald Trump, uno che mai nella vita si sognerebbe di mettere nell’ordinamento americano l’articolo 18, uno che di aziende e di investimenti se ne intende. Poi, però, attacca la Corte costituzionale che boccia il referendum sull’articolo 18. Ma come, Salvini?! Stai con la Cgil o con gli imprenditori? Il segretario del Carroccio forse non ha contatti con il mondo del lavoro, e non sa che le tutele non devono servire per garantire l’intoccabilità degli statali… Se un imprenditore ha collaboratori di valore, non li lascia a casa. Se li tiene stretti. A meno che la Lega sia diventata un sindacato che cerca nuovi consensi tra i lavoratori. Basta decidersi e dire che cosa si vuole dalla vita. O no!? Nell’affermare che quella “della Consulta è una sentenza politica, gradita ai poteri forti e al governo come quando bocciò il referendum sulla legge Fornero”, è non avere il senso della realtà. Le aziende e i lavoratori chiedono meno tasse, più efficienza del sistema pubblico, un sistema giudiziario che non lasci in ammollo chi vanta crediti. Basta questo per far funzionare il paese. Non è l’articolo 18 che frena la disoccupazione, è questo Stato corrotto e i partiti che vivono sulla Luna a decretarne lo sfascio eterno!

Presidente Indipendenza Lombarda
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Re: 25 ani de Lega e de Liga cosa ne gałi portà?

Messaggioda Berto » dom gen 22, 2017 10:19 am

L’Opinione dell’Uomo Qualunque di Roberto Agirmo - AUTONOMIA del Veneto Vs INDIPENDENZA del Veneto

Roberto Agirmo con Gabriele Riondato e altre 49 persone.
19 gennaio alle ore 10:47

https://www.facebook.com/robertoagirmo/ ... 9362366873

Perché questi due termini devono viaggiare assieme.

Leggo da parte di alcuni “Indipendentisti” indefessi che correre appresso all’Autonomia sarebbe “stupido” e “solo” l’Indipendenza potrebbe portarci fuori dalle secche!

Questi stessi “Indipendentisti” vedono come fumo negli occhi questa iniziativa regionale.

Qui di seguito cercherò di spiegare da INDIPENDENTISTA quale io sono, perché il percorso AUTONOMISTA sia INDISPENSABILE!

L'Italia è inequivocabilmente un paese irriformabile è fallito sia economicamente che socialmente e moralmente, oggi l’Italia è metaforicamente paragonabile ad un Titanic che affonda e neppure troppo lentamente!

Con l'indipendenza i problemi si risolverebbero e questo è certo, basti pensare al residuo fiscale di € 21.000.000.000 che rimarrebbe a “casa” e già con questo avremmo un Rating finanziario pari ad una tripla AAA ( Dichiarazione Fitch )

Però ....
l'indipendenza non può arrivare dall’oggi al domani, serve un percorso programmatico legale è pacifico!

Il 7 dicembre è stata approvata una legge ( passata quasi inosservata ) d’importanza strategica, ovvero la " Tutela della minoranza nazionale Veneta" ( primo passo oggi in fase attuativa ) l’attuazione di questa legge anche se probabilmente proveranno a cassarla, creerà movimento d’opinione, creerà interesse, creerà curiosità e fondamentalmente creerà informazione sulle istanze dei Veneti! ( che aiuterà il disegno complessivo )

Adesso grazie a persone come Luca Zaia , Roberto Ciambetti ed a molti altri, cosi come era anche previsto nel programma elettorale delle regionali che hanno eletto l’attuale giunta si sta procedendo all’indizione del referendum per l’Autonomia!

Che sia ben chiaro, nessuno s’illuda che il giorno dopo la vittoria del SI all’Autonomia le cose cambino sul lato del pratico!

Il giorno dopo la Vittoria, non cambierà quasi nulla …….. ma ciò che cambierà avrà EFFETTI DIROMPENTI;
la maggioranza dei Veneti avrà preso coscienza in modo esplicito che sono coesi verso un obiettivo e sarà quindi meno difficile portare avanti tutte le rivendicazioni a partire da quelle economiche ad arrivare a tutte le altre, quelle sociali, identitarie storiche e culturali, questo processo “virtuoso” aggregherà sempre di più i Veneti e come diceva Alexandre Dumas …… Uno per tutti tutti per uno, perché l’unione farà la forza, quella forza di popolo indispensabile per portare avanti istanze sempre più “Importanti”.

Passo indietro ……..
passando attraverso l'autonomia potenzialmente qualora applicata ( ipotesi assai remota ) potremmo spostarci in una suite di questo Titanic Italia che sta affondando, potremmo quindi iniziare a strutturarci per il passo successivo, quel passo indispensabile all’approssimarsi dell’affondamento completo di questo stato allo sbando; il passo successivo quindi sarà quello di prendere questa suite e navigare in modo indipendente.

Quando questA STRATEGIA sarà chiara a tutti diventerà più veloce il cammino e prima raggiungeremo l'obiettivo finale!

Per tanto da Indipendentista convinto dico SI con tutte le mie forze al Referendum per l’Autonomia del Veneto.



Alberto Pento
Tutta propaganda filoleghista; la Lega-Liga e i suoi filatori esterni sono del tutto inaffidabili e l'hanno dimostrato in tutti questi anni e continuano a dimostrarlo con le loro continue falsità propagandistiche e illusorie, per garantirsi i voti necessari a permanere negli scranni politico-amministrativi degli enti locali e garantirsi i relativi privilegi castuali in parte estesi ai filatori esterni. In attesa, raccontano: "che i veneti del Veneto raggiungano la fantomatica unità politico-partitica nella Regione italiana del Veneto per conquistarla a stragrande maggioranza per poi legiferare in senso automista-indipendentista come se ciò fosse possibile (legale) sulla base della legislazione italiana, europea e internazionale.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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