La vergogna dei veneti e dei leghisti pro Russia di Putin

La vergogna dei veneti e dei leghisti pro Russia di Putin

Messaggioda Berto » dom mag 01, 2022 8:04 pm

Per questo povero intellettuale veneto venetista venezianista storico, la responsabilità e la colpa di quanto sta accadendo in Ucraina e dell'aggressione di Putin è dell'America, degli USA, di Biden.

Ecco la demenziale accusa frutto di un pregiudizio dogmatico e di una ignoranza abissale.
"Lavorando sull‘imbecillità umana, la cui madre come è noto è sempre incinta, gli Stati Uniti hanno fatto un uso smodato del sostantivo “imbecille”, che indica nell’etimo latino colui che è debole nel ragionamento. E facendo leva su un Presidente palesemente affetto da problemi di senilità hanno scientemente provocato Vladimir Putin, universalmente caratterizzato come un autocrate freddo, calcolatore e spietato."



Con la dezinformacja stiamo precipitando nella terza guerra mondiale
accademiadegliuniti
Enzo Trentin
11 aprile 2022

https://blogdiet.wordpress.com/2022/04/ ... -mondiale/

La verità verrà fuori alla fine. Lo fa sempre, in ogni paese, indipendentemente dagli ostacoli posti dalla propaganda statale, dalla censura e dai tipi di intimidazione. E la verità sarà devastante per la mente e l’anima di tutti noi.

A coloro che credevano che la guerra e i crimini di guerra in Europa nel 21° secolo fossero diventati impensabili, rammentiamo che Erodoto a proposito di democrazia, diceva, essa è fatta di tre cose: controllo dei governanti da parte dei governati, diffusione del potere, uguaglianza tra i cittadini. E purtroppo il problema, che nessuno vuole vedere, è che ci sono due popoli dentro i confini dell’Ucraina. Due soggetti che non riescono a convivere.

È sempre il paradosso popperiano della libertà che fa capolino, e che deve essere la bussola di ogni uomo libero: «in una democrazia – scrive l’autore della “Società aperta e i suoi nemici” – l’integrale protezione delle minoranze non deve estendersi a coloro che violano la legge e specialmente a coloro che incitano gli altri al rovesciamento violento della democrazia.» Ecco, è da qui che dovrebbe partire ogni seria politica. Ponendosi queste domande scomode prima di agire.

Ma alla democrazia del paese di Arlecchino & Pulcinella possono adattarsi bene le parole di George Bernard Shaw: «La democrazia è un palloncino che passa sopra le vostre teste, facendovelo guardare a bocca aperta, mentre altri frugano nelle vostre tasche.».

Infatti, Carlo Azeglio Ciampi, Lamberto Dini, Mario Monti, Mario Draghi, sono (o sono stati) tutti Presidenti del consiglio dei ministri, ma sono tutte persone che con la democrazia elettiva hanno poco a che spartire. Così pure la partitocrazia, imperante in Italia, ha poco a che fare con la sovranità del popolo di cui al Comma 2 dell’Art. 1 della Costituzione italiana: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.»

Infatti, se il popolo è sovrano che “limiti” può avere? Il “sovrano” popolo italiano può forse cambiare la Costituzione? No!

Invece, e per esempio, 100mila svizzeri (su una popolazione di 8.736.500) possono proporre delle modifiche e indire su di esse un referendum. La Costituzione Helvetica attualmente in vigore si basa sulla prima Costituzione del 1848, redatta in occasione della creazione dello Stato federale. La prima revisione completa di questo testo fondamentale data del 1874. L’ultima revisione completa è stata accettata dal popolo e dai Cantoni nel 1999 ed è entrata in vigore il primo gennaio 2000.

In ogni paese la dezinformacja (formula deliberata per trasmettere informazioni manipolate) causa la creazione di un’immagine del mondo incompatibile con la realtà.

Giovanni Paolo II portò un messaggio a Varsavia nel suo primo viaggio di ritorno a casa nel giugno del 1979. Era un messaggio sul potere: il potere della fede, il potere della resilienza e il potere del popolo. Non dei rappresentanti eletti dal popolo.

Dieci anni dopo l’Unione Sovietica crollò, la Polonia, l’Europa centrale e orientale furono libere. Niente in quella battaglia per la libertà era semplice o facile. Fu una lunga e dolorosa faticaccia combattuta non per giorni e mesi, ma per anni e decenni. Da quella grande battaglia per la libertà: una battaglia tra democrazia e autocrazia, tra libertà e repressione, tra un ordine basato su regole e uno governato dalla forza bruta, non sempre è emersa una democrazia degna di questa definizione.

Lavorando sull‘imbecillità umana, la cui madre come è noto è sempre incinta, gli Stati Uniti hanno fatto un uso smodato del sostantivo “imbecille”, che indica nell’etimo latino colui che è debole nel ragionamento. E facendo leva su un Presidente palesemente affetto da problemi di senilità hanno scientemente provocato Vladimir Putin, universalmente caratterizzato come un autocrate freddo, calcolatore e spietato.

Così Putin (che va compreso, ma non giustificato) ha sperperato il credito morale conferito alla Russia dal suo immenso contributo alla sconfitta della Germania nazista. La storia della Grande Guerra Patriottica è cara alla nazione russa ed è stata a lungo provata in romanzi, film, opere teatrali e monumenti pubblici. Ognuno di questi attesta i rigori di quella precedente guerra ed esalta l’eroismo, il sacrificio, la galanteria e il trionfo del popolo. Ogni russo, indipendentemente dall’istruzione o dalla posizione sociale, può recitare questa storia stimolante: dall’assedio di Leningrado, alla battaglia di Stalingrado, alla presa di Berlino. Certo, il credito morale della Russia è stato tassato durante la Guerra Fredda e alcuni anticonformisti hanno sollevato scomode domande sul culto della Grande Guerra Patriottica. Ma questo credito morale non è mai stato esaurito, nemmeno dalla soppressione dei riformatori ungheresi nel 1956 o dalla repressione del regime di Dubcek nel 1968 a Praga o dall’invasione dell’Afghanistan nel 1979. Ora, grazie alla follia ucraina di Putin, il credito morale apprezzato dai russi dal 1945 è esaurito.

C’è un’immagine virale dell’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Una donna dice a un soldato russo: «mettiti dei semi di girasole nelle tasche, così quando sarai sepolto nella mia terra, i girasoli cresceranno.», e ancora, una nonna ottantenne (tra l’altro una russa. Vedasi “Soldati russi, ascoltami” di Alice Blandy, New York Times, 22 marzo 2022, p. A20.) ha scritto di recente una lettera aperta ai giovani soldati di Putin, che comprende queste parole:

«Cosa guadagnerai dall’assassinare i tuoi vicini ucraini, che non volevano la guerra? Dov’è la gioia di distruggere un paese indipendente che non ti appartiene? […] Le persone in tutto il mondo odiano la distruzione che hai causato. Migliaia di manifestanti contro la guerra in Russia non ti rispetteranno […] Svegliati dal lavaggio del cervello con la falsa propaganda. […] I fantasmi delle donne assassinate, dei bambini e dei difensori del loro paese perseguiteranno i tuoi incubi.»

In effetti, come dovranno ammettere i soldati russi in Ucraina sulla base della loro esperienza, il mantello dell’eroismo si è sfilato. Scivolato via dalla Russia si è stabilito sull’Ucraina, sul suo popolo e sul suo leader. Mariupol ha sostituito Leningrado come una città assediata che sfida le probabilità schiaccianti. Kiev e Kharkiv hanno sostituito Stalingrado come luoghi di un popolo coraggioso che combatte per la vita contro un nemico spietato. Nel frattempo, l’idea a lungo accarezzata dagli apologeti russi – vale a dire, che il loro paese è il vero campione e custode dello slavismo – è stata screditata dalla guerra della terra bruciata contro la nazione che più gli somiglia per lingua, religione, cultura e tradizione. E peggio di tutto, i russi non sono i salvatori ma sono diventati gli invasori, una proposta assolutamente demoralizzante per ogni giovane coscritto russo e per la sua famiglia e i suoi amici. Questo fa presagire una desolazione esistenziale irradiata dalla guerra di Putin che deve rivelarsi difficile da superare e durerà per decenni. Durante questo periodo, l’Ucraina, con l’assistenza di vari paesi, alla fine riparerà le sue città, ricostruirà la sua economia, reinsedierà milioni di cittadini sradicati e si crogiolerà nella fiducia conquistata a fatica implicita in una versione ucraina della Grande Guerra Patriottica.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non vuole arrendersi a Putin. L’immagine di Zelensky che rimane al suo posto ha sostituito quella di Stalin nella Mosca assediata del 1941. Tuttavia da quando i media continuano ad elogiare il presidente ucraino Zelensky come un salvatore della patria, indiscutibilmente dalla parte del “bene” e paragonando lui, il battaglione Azov e Pravyj Sector alla resistenza antifascista durante la seconda guerra mondiale, sottovalutano o glissano sul fatto che lo stesso Zelensky durante una video intervista ha ammesso di ammirare il nazista ucraino Stepan Bandera. Costui era un collaborazionista dei nazisti, messo nel 1944 da Hitler a capo di un governo fantoccio, e organizzatore di terrorismo in Ucraina dopo la sconfitta della Germania.

Autore di decine di libri sulla politica estera e interna, Franco Fracassi è un profondo conoscitore delle dinamiche politiche e sociali ucraine. Qui spiega quale è il reale peso delle forze naziste in Ucraina, e perché dalla narrazione mediatica è scomparsa totalmente la divisione etnica e culturale tra Ucraina dell’est e dell’ovest. Fracassi è anche autore di Ucraina, dal Donbass a Maidan.

Zelensky avvisa il mondo intero su come proseguirà il conflitto contro i russi. Si sente spalleggiato dall’Occidente al quale chiede non solo armi ma anche azioni belliche che inevitabilmente condurrebbero alla terza guerra mondiale. È noto poi che le Forze armate dell’Ucraina sono addestrate dagli anglo-americani. La maggior parte poi delle loro esercitazioni sono tenute sotto il programma di cooperazione della NATO: “Partenariato per la pace”.

Questo non è solo il tempo dei politici, è anche l’arruolamento della politica spettacolo.

Mentre nei secoli scorsi un divieto della chiesa vietava agli attori di essere sepolti nei cimiteri sacri, negli ultimi decenni alcuni di essi sono stati “chiamati” con successo alla politica:
Ronald Reagan

Prima di entrare in politica Ronald Reagan è stato un attore cinematografico e fu il presidente della Screen Actors Guild, il sindacato degli attori di Hollywood. Divenne il 40° presidente degli Usa, e a 69 anni fu il più anziano neoeletto alla Casa Bianca.
Melina Mercouri

Melina Mercouri (al secolo: Maria Amalia Mercouris) era la nipote prediletta del Sindaco della capitale ellenica Spyros Mercouris e figlia del deputato e ministro greco Stamatis Mercouris. Fu anche ministro della cultura dal 1981 al 1990. Nel 1990 si candidò a Sindaco di Atene, ma venne sconfitta.
Glenda Jackson

Glenda Jackson, attrice in corsa alle elezioni con il Partito laburista, fu eletta parlamentare nel 1992 nei distretti londinesi di Hampstead e Highgate, e da allora continua con la sua carriera politica. Attualmente è deputato laburista alla Camera dei Comuni della Gran Bretagna.
Clint Eastwood

Clint Eastwood, attore, regista, produttore cinematografico e compositore statunitense, per 2 anni assunse la carica di Sindaco di Carmel-by-the-Sea (4.800 abitanti), in California.

Per l’attore hollywoodiano Arnold Schwarzenegger l‘occasione arrivò nel 2000, quando i repubblicani lanciarono l’offensiva per vincere contro il governatore democratico della California, Gray Davis.
Arnold Schwarzenegger

In puro stile hollywoodiano, Arnold Schwarzenegger annunciò la sua candidatura il 7 agosto 2003, al Tonight Show di Jay Leno. Due mesi dopo, gli elettori della California scelsero di spodestare Davis attraverso un recall, e di sostituirlo poi con il muscoloso attore di origine austriaca.

Nel paese di Arlecchino & Pulcinella non siamo ancora arrivati a tanto. Tuttavia Beppe Grillo s’è “inventato” il M5S. Supponiamo su mandato del “Deep State”, ovvero quello Stato Profondo che a livello politico rappresenta l’insieme di quegli organismi, legali o meno, che grazie ai loro poteri economici o militari o strategici condizionano l’agenda degli obiettivi pubblici, di nascosto e a prescindere dalle strategie politiche degli Stati del mondo, lontano dagli occhi dell’opinione pubblica.

A differenza dell’ucraino Volodymyr Zelensky, che sembra essere il frutto dello stesso concepimento politico, Grillo non ha assunto cariche parlamentari; ma è stato il garante del Movimento 5 Stelle dal 4 ottobre 2009 al 23 settembre 2017.

Tirannia

Nel [ https://freesouls.it/old/libreria/dizio ... annia.html ] Dizionario Filosofico di Voltaire si distingue la tirannia di uno solo e quella di molti. Questa tirannia di molti sarebbe quella di un corpo che usurpasse i diritti degli altri corpi, e che esercitasse il dispotismo per mezzo delle leggi da lui corrotte. E non volendo addentrarci nelle magagne della partitocrazia ricordiamo a noi stessi che in molti luoghi d’Europa si comincia a riflettere e progettare l’individuazione dei pubblici amministratori per mezzo del sorteggio.

Ed ecco, allora, la provocazione: revisionare la carta costituzionale introducendo il “metodo Pericle”, fondato sull’attribuzione delle cariche pubbliche mediante sorteggio tra persone altamente qualificate e moralmente irreprensibili.

Ad Atene, infatti, tutti i cittadini meritevoli, con un cursus honorum di rilievo, potevano ricoprire cariche pubbliche mediante sorteggio, rimanendo in servizio per un solo anno. Una forma di democrazia allargata, il governo dei molti, contro la degenerazione dell’oligarchia. E poiché molto abbiamo scritto su questo argomento, rimandiamo chi è interessato a ricercare il tema in questo blog.

Nel 1808, il generale prussiano Carl von Clausewitz scriveva negli appunti di quello che sarebbe diventato il suo principale lascito intellettuale, il libro intitolato “Della Guerra”, che: «La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è, dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi.»

Orbene crediamo sia difficile ricorrere alla guerra su mandato ricevuto tramite un apposito referendum.



Una demenziale Radio veneta un tempo di estrema sinistra, poi novax e oggi schierata con Putin contro l'Ucraina, eccola ospitare le demenzialità criminalmente calunniose di questo immondo individuo.



Gabriele Accornero a Radio Gamma 5
Cabala crolla cabala
9 aprile 2022
https://www.youtube.com/watch?v=ZF7HAC62x-Q

Questo farabutto dovrebbe essere portato in tribunale per calunnia razziale nei confronti del Popolo ucraino accusato di assurdità demenziali allo stesso modo che nel passato furono usate contro gli ebrei nell'infame documento
I Protocolli degli Anziani Savi di Sion
https://it.wikipedia.org/wiki/Protocoll ... vi_di_Sion
I Protocolli dei Savi di Sion o degli Anziani di Sion o dei savi Anziani di Sion (in russo: Протоко́лы сио́нских мудрецо́в, traslitterato: Protokoly sionskich mudrecov) sono un falso documentale creato dall'Ochrana, la polizia segreta zarista, con l'intento di diffondere l'odio verso gli ebrei nell'Impero russo.




La guerra in Ucraina divide i neofascisti d’Europa: l’allarme dell’intelligence
Giovanni Tizian ed Emiliano Fittipaldi
14 marzo 2022

https://www.editorialedomani.it/fatti/g ... o-x6noyl3h

La disinformazione russa sulla guerra passa dai canali social e media del Cremlino, dai simpatizzanti No vax e dai parlamentari populisti. Ma anche, si scopre, dalla galassia neofascista. Il legame emerge dell’analisi di migliaia di profili legati all’estrema destra che nei giorni dell’invasione hanno condiviso e amplificato i messaggi veicolati dal canale Telegram “World terror”.

Secondo i rapporti dei servizi segreti occidentali il canale è stato utilizzato per veicolare la «contro-disinformazione russa volta a influenzare l’opinione pubblica circa l’adozione di strategie di disinformazione online da parte di attori filo-ucraini». In pratica è la versione moderna dell’antico schema spionaggio e controspionaggio, reso celebre dai romanzi di Le Carrè e dai film di James Bond.

Tra le pieghe di questa guerra virtuale sullo sfondo del conflitto sul campo emergono gli schieramenti e i posizionamenti dei neofascisti d’Europa. Gruppi schierati con la Russia o con l’Ucraina. Uniti dal nazionalismo, divisi al fronte tra chi sostiene l’invasione ordinata da Vladimir Putin e chi, invece, parteggia per gli assediati di Kiev.


La geografia europea

La geografia dell’estrema destra europea non è una mappa di un unico colore, piuttosto rivela le spaccature interne dell’internazionale nera che da Varsavia a Lisbona, in tempi di pace, ha dominato la scena dell’opposizione radicale all’Unione europea, della lotta feroce all’immigrazione e alle misure dei governi contro la pandemia.

La guerra in Ucraina – e ancora prima il conflitto nel 2014 tra esercito ucraino e i battaglioni filorussi che ha portato alla proclamazione delle repubbliche autonome del Donbass – hanno rivelato una frattura interna ai movimenti neofascisti dell’Europa. Il caso di scuola tutto italiano ha riguardato la profonda divergenza tra Forza nuova e CasaPound, le due sigle dei nostalgici di Benito Mussolini più note nel paese, sulla questione russo-ucraina.

Dai ranghi della prima sono partiti militanti per combattere con i filorussi del Donbass, alla seconda appartenevano alcuni personaggi inquadrati nel battaglione Azov ucraino considerato il braccio militare del partito di estrema destra di Kiev, Pravy Sector (Settore destro).

La formazione, ben nota ai servizi russi, che è stata usata come pretesto per la «de-nazificazione» annunciata da Putin, omettendo di dire, però, che anche tra i miliziani filorussi sono ben rappresentanti i neofascisti. Uno dei battaglioni più “inquinati” è il Rusich, finito in diverse informative dell’antiterrorismo italiano per le presenze di soldati provenienti da gruppi della destra estrema europea, inclusa l’Italia.


I neofascisti

Tra i soldati di Forza nuova o legati al partito di Roberto Fiore, sotto processo per l’assalto alla Cgil del 9 ottobre 2021, c’è chi si trova ancora nelle repubbliche filorusse contese, motivo scatenante dell’invasione ordinata da Putin il 24 febbraio scorso. Il più importante per carriera fatta alla corte dei generali putiniani è certamente Andrea Palmeri, alias “il Generalissimo”, condannato in primo grado come arruolatore di camerati italiani destinati al fronte del Donbass con le milizie filo Putin. Palmeri nei documenti dell’antiterrorismo è segnalato per i suoi legami con il battaglione Rusich.

Tra Donesk e Lugansk c’è ancora un fotoreporter militante, partito nel 2014 per unirsi alle milizie filorusse e narrare l’epopea dei combattenti fedeli alla Russia. Si chiama Vittorio Nicola Rangeloni, il 27 febbraio sul suo profilo VKontact, il Facebook russo diventato meta dei neofascisti bannati dal social americano, scriveva: «Dal gelido inverno verso la caldissima primavera». Il post è accompagnato da un foto di lui con l’elmetto, alla sua destra un blindato dell’esercito russo con la Z bianca (simbolo dell’invasione) disegnata sul fianco.

Rangeloni nel settembre 2021 è stato insignito con una delle «onorificenze più importanti della Repubblica» del Donbass, ha scritto sulla sua pagina VK. È vicino ai neofascisti italiani, ha avuto simpatie certamente per il Movimento sociale europeo di cui ha fatto parte per un periodo Giuliano Castellino, capo romano di Forza nuova accusato, con Fiore, per l’assalto alla Cgil. Lo stesso Fiore è affezionato alla causa, con l’associazione Alexandrite ha portato un gruppo di imprenditori italiani in Crimea dopo l’annessione alla Russia per investire e delocalizzare nelle terre del Cremlino.


Damasco non è Kiev
LaPresse

I “neri” di Forza nuova dunque sostengono la Russia e hanno relazioni con gli ideologi che hanno teorizzato la Nuova Russia, termine che identifica l’area del Donbass con le due repubbliche ora riconosciute dal Cremlino. I loro gemelli diversi di CasaPound, invece, appoggiano l’Ucraina, o meglio i nazionalisti di estrema destra di Kiev. Lo confermano anche i report dell’intelligence: «CasaPound si è apertamente schierato a favore dei popoli europei, condannando ogni forma di imperialismo straniero».

Questa divergenza tuttavia palesa una confusione ideologica non da poco. Sulla guerra in Siria per esempio CasaPound e Forza nuova si sono schierati con il regime di Assad, sostenuto e armato dalla Russia. I due movimenti neofascisti in collaborazione con altri gruppi europei della medesima area hanno organizzato numerosi viaggi di solidarietà a Damasco, utilizzando spesso come schermo delle associazioni solidali.


Dallo stadio alla guerra

Nei report degli apparati delle intelligence occidentali c’è la fotografia di come sono schierati i singoli gruppi neofascisti. Il dato interessante è che persino alcune tifoserie dichiaratamente di estrema destra hanno dato sostegno all’una o all’altra parte. Le curve del resto sono l’ambiente in cui i movimenti neofascisti pescano militanti con più facilità.

«Gli ultras della squadra di calcio belga Bruges, vicini agli ambienti di estrema destra, hanno esposto degli striscioni e alcune bandiere a sostegno dell’Ucraina, durante uno degli ultimi match disputati», scrivono gli analisti. Sulla stessa linea i capi della curva della Dinamo Zagabria, i Bad blue boys, durante una delle ultime partite, «hanno espresso solidarietà nei confronti dell’Ucraina» esibendo bandiere giallo blu del paese sotto assedio.


Dal Belgio alla Bielorussia

Nel cuore dell’Europa il partito di estrema destra belga Nation, «tramite messaggi sui propri canali social, ha cercato di giustificare la Russia in merito a quanto sta accadendo in Ucraina, affermando che, la colpa risiede nel fatto che negli ultimi 7 anni, dopo gli accordi di Minsk, non sono state implementate le azioni definite negli accordi stessi e che, anzi, gli ucraini avrebbero continuato a bombardare il Donbass», si legge nei report.

A differenza dei nazionalisti bielorussi, che sono partiti in direzione Kiev per difendere la città dall’invasione «del nemico neobolscevico». Il fatto è rilevante, soprattutto perché Minsk appoggia Putin e ha concesso alla truppe del Cremlino di usare la Bielorussia come varco per entrare in Ucraina.

Anche i neofascisti croati sono pro Kiev. Dalle informazioni raccolte dall’intelligence un gruppo di 200 militanti è partito per unirsi ai combattimenti nel battaglione Azov. In Francia Les Nationalistes giustifica l’azione di Putin. La tesi è che l’Ucraina è un paese «artificiale», da sempre «sotto il controllo delle potenze dominanti del momento».

I Bordeaux Nationaliste al contrario sono solidali con i nazionalisti ucraini. In Germania c’è il partito neonazista tedesco Der III. weg, che tramite i suoi canali media ufficiali sostiene il «fiero popolo ucraino minacciato dal popolo russo». Mentre il Nationaldemokratische partei deutschlands non sposa né l’una nell’altra causa, «ci interessa solo la nostra patria tedesca», ribadiscono.

I nazionalisti greci riuniti sotto la sigla Elasyn sono filo russi e considerano l’Ucraina una continuazione della federazione. E sposano la teoria secondo cui l’Ucraina è uno stato fantoccio della Nato e degli Stati Uniti.

L’estrema destra polacca è con l’Ucraina. L’odio storico verso Mosca conta ancora molto a Varsavia. Da qui è già partito qualche volontario per unirsi alla legione internazionale istituita da Kiev: uno di loro appartiene «all’organizzazione politica Obóz narodowo–radykalny, si sarebbe unito al battaglione International volunteers in Ucraina con l’obiettivo di combattere contro Putin».

Su questo punto i servizi segreti occidentali monitorano con attenzione. E benché non sia ancora emersa «in forma evidente una organizzazione sistematica di milizie nazionaliste, appartenenti ai movimenti sopra menzionati, pronte a recarsi in Ucraina e combattere sul fronte di battaglia, sono stati rilevati segnali circa l’adesione di singoli ultra-nazionalisti alla causa ucraina e il rimpatrio di cittadini ucraini per combattere in difesa della propria patria».


Nato nemica

Su una cosa però sono tutti d’accordo: la causa di tutti i problemi è l’espansionismo della Nato. «Tale pretesto di strumentalizzare il conflitto russo-ucraino per enfatizzare l’inefficienza delle organizzazioni internazionali, è maggiormente emerso tra i partiti nazionalisti con forte spirito anti-europeo, nonché nella maggior parte di quelli facenti parte dell’Alliance for peace and freedom», scrivono gli analisti dell’intelligence. Alliance for peace and freedom è un movimento che raggruppa vari partiti neofascisti, fondato tra gli altri da Roberto Fiore, il capo di Forza nuova.
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La vergogna dei veneti e dei leghisti pro Russia di Putin

Messaggioda Berto » dom mag 01, 2022 8:06 pm

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Messaggioda Berto » dom mag 01, 2022 8:06 pm

LA GUERRA IBRIDA DI PUTIN IN ITALIA
Umberto Mosso
30 aprile 2022

https://www.facebook.com/umberto.mosso. ... 9774290737

L’opinione pubblica italiana è sottoposta da anni ad una incessante campagna filorussa, cioè filoPutin, da parte di alcune reti televisive, giornali, siti web, singoli giornalisti e così detti esperti, che hanno indotto in una parte del pubblico alcune convinzioni sbagliate sulla realtà dei fatti accaduti in Ucraina dal 2014 fino ad oggi.
Non sappiamo se questa opera di disinformazione sistematica sia direttamente collegata alle azioni messe in campo dal Cremlino nell’ambito della sua, così detta, guerra ibrida. Sappiamo, tuttavia, che questo tipo di guerra è in atto, in particolare in Italia, secondo una dottrina illustrata dal generale Gerasimov all’Accademia delle Scienze militari di Mosca nel 2013.
La guerra ibrida mira a formare una opinione pubblica occidentale favorevole alla politica di Putin, attraverso la diffusione di false informazioni politiche, storiche e scientifiche.
I canali principali della guerra ibrida non sono solo i siti ufficiali o vicini al Cremlino, o profili social dichiaratamente filorussi. Ciò che conquista di più la buonafede del pubblico sono le prese di posizione che, partendo da una analisi apparentemente obbiettiva, portano a conclusioni favorevoli alle tesi russe, creandone consenso. Oppure opinioni critiche sull’operato dei governi occidentali per creare disorientamento e divisioni nelle loro società.
Per questo si “comprano”, in molti modi, interi partiti o correnti di essi, anchorman/woman, giornalisti, opinionisti ed esperti. Oppure si conta sull’autonomo volontariato ideologico di alcuni di questi, convinti di espletare così la loro militanza politica.
Le menzogne, soprattutto se ben confezionate professionalmente, sono sempre state più convincenti delle verità. Perché queste ultime sono più complesse da cercare e comprendere.
La verità non esce in barca col mare buono, più spesso si trova sfidando il mare in tempesta che non tutti hanno la voglia o il coraggio di affrontare.
La menzogna è più facile da confezionare, non solo perché, per darle credibilità, basta partire da un paio di cose vere e poi stravolgerne il significato, ma soprattutto perché è rivolta a persone che sono predisposte ad accoglierla. Il bugiardo è come una colla speciale che salda solo certe superfici, non altre.
Faccio un esempio pratico su un paio di cavalli di battaglia della guerra ibrida di Putin.
Quante volte abbiamo sentito dire che la rivolta di Euromaydan del 2014 a Kyiv fu un colpo di stato ordito dagli Usa che ha portato a governi illegittimi, compreso quello attuale di Zelensky? Niente di più falso.
Quante volte è stato ripetuto, da presunti esperti e noti corrispondenti, che il governo e l’esercito ucraino hanno sottoposto le popolazioni russofone del Donbass ad ogni sorta di repressione brutale, culturale, politica e fisica, tale da giustificare l’intervento a loro difesa della Russia, l’annessione della Crimea e ora la guerra?
Per accertare la verità dei fatti ha svolto accuratissime e documentate indagini, concluse proprio in questi giorni, l’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa alla quale aderiscono 57 paesi, compresa la Russia.
Migliaia di osservatori di tutti i paesi hanno girato in lungo e in largo in Ucraina e soprattutto nelle regioni del Donbass raccogliendo e documentando prove e testimonianze dirette sulle violazioni dei diritti umani denunciate da entrambe le parti. Senza fare sconti a nessuna, dunque non tacendo neanche su quelle di parte ucraina.
A differenza del governo ucraino, che non ha posto agli osservatori Osce alcuna limitazione, nelle repubbliche autoproclamate filorusse limitazioni ci sono state, come l’impedimento a visitare le carceri e parlare coi prigionieri. Alcuni giorni fa i separatisti hanno arrestato senza alcun motivo alcuni funzionari Osce.
I report di lavoro e le risultanze dell’indagine Osce sono pubblicate sul sito https://www.osce.org/it/
Si tratta di informazioni documentate scrupolosamente che smontano le falsità sulla repressione delle popolazioni ucraine russofone, che infatti oggi resistono assieme ai non russofoni, e denunciano la natura autoritaria e violenta dei regimi separatisti fantocci di Putin.
Tuttavia in Italia si dà spazio alle menzogne dei vari Orsini, Santoro, Capuozzo, Vauro, Belpietro, Berlinguer, Travaglio, Borgonovo, Castellina, Montanari, come se si trattasse di opinionisti indipendenti, mentre non si da notizia dei risultati dell’indagine Osce, evidentemente considerata dagli amici di Putin condizionata dagli Usa.
Il fatto è che questi signori non sono in grado di contestare nel merito i risultati dell’Osce. Quando ci provano riescono solo a fare orride figure come accaduto sui fatti di Bucha.
Chi spaccia menzogne ha mercato tra i tossicodipendenti dalle menzogne, che cercano solo le informazioni che confermino i loro pregiudizi. Consumatori finali di falsità, vittime della guerra ibrida di Putin, appunto.
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La vergogna dei veneti e dei leghisti pro Russia di Putin

Messaggioda Berto » dom mag 01, 2022 8:08 pm

Guerra civile in Ucraina nel 2013/2014, fomentata dal nazi fascista russo Putin
dalle stragi di Euromaidan del 2013 a quella di Odessa del 2014

viewtopic.php?f=143&t=3006
https://www.facebook.com/alberto.pento/ ... 9099264249


Guerra civile in Ucraina nel 2013/2014 con repressione violenta del governo filorusso dei manifestanti filoeuropei e feroci scontri tra i filo russi e i filo europei, con centinaia di morti e migliaia di feriti.
Con interventi di cecchini, mercenari, infiltrati e squadre speciali russe contro gli ucraini antigovernativi e filoeuropei.
Fu in questo contesto di guerra civile, di repressioni poliziesche e militari, di scontri e violenze generalizzate, tra cui l'invasione russa della Crimea e l'inizio dei moti separatisti terroristici nel Donbass che avvenne anche la Strage di Odessa in cui morirono una quarantina di persone a causa di un incendio di cui non si conosce con certezza l'origine.
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La vergogna dei veneti e dei leghisti pro Russia di Putin

Messaggioda Berto » dom ott 09, 2022 8:56 am

Demenziali veneti venetisti novax e filo russi a Verona, gridano "NATO assassina", ma la NATO non ha mai ammazzato un russo, invece la Russia di Putin ha ammazzato migliaia di ucraini.
https://www.facebook.com/watch?v=293164969690479
Verona 8 Maj 2022 #Italy "NATO ubice" ... Građani Verone na protestu protiv NATO, vređali predsednika SAD Džo Bajdena ... !!! "NATO killers"



''La Nato sta mandando al massacro gli ucraini. Questa guerra è organizzata, voluta e mantenuta dall'Occidente'', i no vax in piazza per la prima manifestazione no Nato
04 May 2022

https://www.ildolomiti.it/politica/2022 ... ne-no-nato

VERONA. ''La Nato sta mandando al massacro il popolo ucraino. E i governi vassalli ubbidiscono. È per questa ragione che abbiamo deciso di reagire, dicendo, come è nel nostro stile, le cose come stanno. Lo faremo con una manifestazione e corteo del 07.05.2022. Unisciti a noi per sfilare tra le vie cittadine e dissentire dal "pensiero unico"''. I no vax di Verona escono allo scoperto e dopo aver condotto per settimane la battaglia contro il Green Pass e i vaccini, ora che con il caldo e i vaccini, appunto, il Covid sembra sotto controllo (circola ancora con forza ma l'impatto sul sistema sanitario è decisamente ridotto), cambiano ''missione'' e per restare in piazza decidono di sfilare contro la Nato.

Le parole d'ordine sono sempre le stesse, tipo ''no al pensiero unico'', ''la narrativa ufficiale è totalmente inaffidabile''; l'idea di fondo anche è identica: senza sapere niente ne sappiamo più di tutti gli altri; e anche le fonti alle quali attingere per formarsi l'opinione sono le solite: fake news e balle varie. Il risultato è tutto contenuto nel testo che invita alla piazza: ''Per settimane non abbiamo preso una posizione netta sulla Guerra in Ucraina. Ci siamo prima documentati, poi abbiamo ascoltato le fonti dirette. E abbiamo realizzato che la narrativa ufficiale, come per il Covid, è totalmente inaffidabile. Questa Guerra è organizzata, voluta e mantenuta in essere dalle forze Occidentali, manovrate dalla Nato. La Nato sta mandando al massacro il Popolo ucraino. E i Governi vassalli ubbidiscono. È per questa ragione che abbiamo deciso di reagire, dicendo, come è nel nostro stile, le cose come stanno. Lo faremo con manifestazione e corteo del 07 05 2022. Unisciti a noi per sfilare tra le vie cittadine e dissentire dal "pensiero unico"''.

L'appello è lanciato da Verona per la Libertà, il movimento che mira anche a partecipare alle elezioni comunali con il candidato sindaco, Alberto Zelger, fino a qualche settimana fa iscritto alla Lega e nella maggioranza che sostiene l'attuale primo cittadino di Verona Sboarina. In realtà il loro pensiero era parso ben evidente già nelle scorse settimane ed era chiaro a tutti dove sarebbero andati a parare: critica alla Nato e all'Occidente e sostegno indiretto a Putin e alla sua orrenda e ingiustificata aggressione a un Paese sovrano. Qualche settimana fa avevano messo in discussione gli eccidi più acclarati scrivendo, dopo Bucha, di ''presunti quanto discussi eccidi propagandati dai media ufficiali'' (che di fatto sarebbero tutti i giornalisti liberi del mondo presenti sul posto, centinaia di reporter delle testate più diverse e disparate, contro la sola propaganda russa che prova a negare anche l'evidenza trovando comunque qualcuno che abbocca, evidentemente).

Avevano criticato Draghi per le sanzioni economiche, l'invio di armi all'Ucraina e per aver espulso i diplomatici russi: ''Il Movimento Verona per la Libertà si dichiara contrario ad una linea politica Europea che appare sempre più mirata ad alimentare le tensioni con la Russia (...). Invitiamo pertanto la cittadinanza a prendere coscienza di tale deriva politica e a manifestare la propria distanza da chi, sostenendo o anche tacendo di fronte a tale gravità, ne è responsabile''.

E qualche giorno prima il movimento aveva direttamente inviato una lettera all'ambasciata russa in Italia dove spiegavano così: ''Con la presente vorremmo significarvi il nostro personale dissenso verso le decisioni dissennate che il nostro Governo sta prendendo nella questione della guerra fra il vostro paese e l’Ucraina. Il Presidente Draghi non ci rappresenta, nessuno l' ha voluto e, inoltre, perpetua decisioni lontane dal nostro modo di intendere le questioni di natura nazionale e internazionale''.

''Pertanto - prosegue il movimento no vax veronese - la preghiamo di tenere in considerazione che il popolo italiano è stretto in una morsa legislativa da cui fatica a liberarsi a causa delle continue fittizie emergenze orchestrate ad hoc dal Consiglio dei Ministri e dal Presidente Draghi. L’invio a sorpresa di armi ad una delle due parti ha lasciato tutti sgomenti e nelle strade non si parla che di questo. Un’antica amicizia lega i nostri paesi, un ormai consolidato rapporto socio-economico ci ha fatto conoscere ed apprezzare vicendevolmente e, non ultimo, il reciproco scambio artistico e culturale ha dilettato i nostri popoli sin dal ‘700. Non possiamo assistere inermi allo scempio che si sta compiendo in poche settimane per annientare tutto questo, a causa di un nugolo di persone che occupa, senza consenso, gli scranni del potere. Vogliate aiutarci a resistere e considerate le nostre lotte per il ripristino della democrazia e della Costituzione Italiana. Con ossequio''.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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La vergogna dei veneti e dei leghisti pro Russia di Putin

Messaggioda Berto » dom ott 09, 2022 8:57 am

La vergogna di Salvini e della Lega che lo sostiene

MELONI CONTE SALVINI
Giovanni Bernardini
15 maggio 2022

https://www.facebook.com/giovanni.berna ... 7157984815

Di solito quando è in corso una aggressione i difensori della pace si rivolgono all’aggressore. L’interruzione dell’aggressione è la precondizione necessaria per intavolare negoziati di pace.
Quelli che oggi ripetono almeno mille volte al giorno la parola “pace”, Conte e Salvini, per essere chiari, non si comportano però in questo modo. Non fanno pressioni su Putin ma su Zelens’kyj. Non chiedono a Putin di ordinare il cessate il fuoco, di ritirare le sue truppe sulle posizioni del 23 febbraio ed intavolare, su questa base, trattative con Zelens’kyj. No, chiedono che l’occidente la smetta di aiutare l’Ucraina. Spingono non nel senso della trattativa di pace ma della RESA degli ucraini. Gli ucraini si arrendano e ci sarà la “pace”, questo il senso vero delle loro posizioni.
Salvini si è addirittura dichiarato contrario all’ingresso della Finlandia nella Alleanza atlantica, in nome della “pace” naturalmente. Pare che per alcuni la pace equivalga alla accettazione di qualsiasi tipo di politica aggressiva. Io sono per la “pace” tu invadimi pure, io non muoverò un dito. Si generalizzino simili politiche e nel mondo ci saranno solo pirati pronti a farsi guerra fra loro.
La cosa più fastidiosa in tutto questo è il carattere strumentale, biecamente elettoralistico di certe manovre. Spaventati dai sondaggi Conte e Salvini cercano di recuperare qualche voto richiamandosi alla pancia anti americana di una parte del loro elettorato.
Calcolo del tutto sbagliato, almeno per ciò che riguarda la lega. È chiaro che su queste posizioni il centro destra non diventerà mai forza di governo. Lo ha capito benissimo la Meloni che sul problema dell’Ucraina ha assunto posizioni chiarissime di sostegno al paese aggredito, malgrado i dissensi che la sua posizione può incontrare in certe frange dell’elettorato di destra (a sinistra comunque le cose non vanno meglio, anzi).
Il disordine è grande sotto il sole. Proprio per questo i leader veri non devono inseguire tutti gli umori e le variazioni di umore del corpo elettorale.
La Meloni sta dimostrando di essere un vero leader, forse l’unico in circolazione in Italia, a parte Draghi che politico non è. Conte tutto è meno che un leader vero. Quanto a Salvini, è giusto difenderlo nel processo indecente che lo vede imputato, ma leader vero NON è. La lega farebbe bene a cercarsene un altro. Nel più breve tempo possibile.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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La vergogna dei veneti e dei leghisti pro Russia di Putin

Messaggioda Berto » dom ott 09, 2022 8:59 am

Il demenziale mitomaniacale gruppo venetista denominato Veneto Sernissimo Governo filo nazifascismo russo, antiUSA, antiNATO e antiUE atlantista



VENETO SERENISSIMO GOVERNO
Ufficio di Presidenza
per il Veneto Serenissimo Governo
il Ministro della giustizia Andrea Viviani
Venezia-Longarone 13 maggio 2022


Chi è il chierichetto?

L’argentino Bergoglio incontra Kateryna Prokopenko, moglie di Denis Prokopenko, e Yulya Fedosiuk, moglie di Arseniy Fedosiuk, comandanti del neonazista reggimento Azov, accompagnate dal fondatore delle Pussy Riot, Petro Verzilov.

Il reggimento Azov fa parte dell’esercito ucraino; è composto da criminali neonazisti responsabili di migliaia di morti, torture, stupri, furti… ed è sua abitudine sparare alle gambe dei prigionieri, per impedire che possano tornare a combattere, ha evirato decine di uomini.

Questi codardi sono intrappolati nei sotterranei delle acciaierie a Mariupol, stanno implorando per riuscire a salvarsi, visto che sono stati abbandonati al loro destino da Zelensky.

Questi delinquenti non hanno più centinaia di anziani, donne e bambini da usare come scudi umani.

Sono criminali e devono essere catturati e processati da un tribunale popolare delle repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk, territori dove hanno commesso i crimini.

Chiediamo: quando mai Bergoglio ha baciato le bandiere delle Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk? Chi si è schierato a favore delle bande banderiane ucraine non può ergersi a super partes. Ci chiediamo: chi è il chierichetto?

Il Veneto Serenissimo Governo chiede la libertà per Benedetto XVI, sotto custodia da ormai dieci anni; esso è l’ultimo rappresentante della Chiesa Cattolica Romana.

L’usurpatore ritorni in Argentina, dove ci sono i suoi amici.

Venezia-Longarone 13 maggio 2022
per il Veneto Serenissimo Governo
il Ministro della giustizia Andrea Viviani



Veneto Serenissimo Governo
segreteriadistato@serenissimogoverno.org, – kancelliere@katamail.com,
Tel. +39 349 1847544 - +39 340 6613027
www.serenissimogoverno.eu
www.radionazionaleveneta.org


“Il Suo indirizzo di posta elettronica risulta nei nostri archivi in quanto inseritovi in occasione di contatti istituzionali, di eventi organizzati dal Veneto Serenissimo Governo o perché appartenente a Soggetti Giuridici di rilevanza Istituzionale o mediatica.
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La vergogna dei veneti e dei leghisti pro Russia di Putin

Messaggioda Berto » dom ott 09, 2022 8:59 am

Il Nazifascismo Separatista Putiniano Nel Donbass
Spaziolibero Cris
Andrea Ferrario
6 giugno 2022

https://unaepidemiadivita.wordpress.com ... l-donbass/

I nazifascisti ed estremisti di destra che hanno fondato e diretto le due “repubbliche popolari” del Donbass a partire dal 2014.
Messi temporaneamente da parte dal Cremlino una volta terminati i loro compiti, sono tornati in questi giorni sulla scena della guerra.

Documentiamo come le leggende sull’esistenza di un autentico antifascismo nel Donbass siano una colossale “patacca”, occupandoci in particolare della figura del defunto comandante Mozgovoy e dei suoi nessi con l’estrema destra.

1) I nazifascisti delle “repubbliche” del Donbass

Mentre in Italia ci si è sempre concentrati esclusivamente sui neofascisti ucraini, il problema macroscopico del nazifascismo nelle “repubbliche popolari” e in Russia è stato sistematicamente ignorato. La sinistra italiana, e la massima parte di quella internazionale, si è fatta passare sotto il naso senza pronunciare nemmeno un timido “ohibò” quella che probabilmente è stata la più ampia operazione politica e militare nazifascista in Europa dopo il 1945, la creazione nel 2014 delle “repubbliche popolari” separatiste di Donetsk e Lugansk e le loro azioni militari, condotte sotto l’egida di Mosca per ottenere il controllo del Donbass.

Le modalità di creazione delle “repubbliche” e il profilo dei nazifascisti che le hanno fondate sono descritti nell’approfondita indagine pubblicata da “Crisi Globale”, con decine di link a fonti principalmente separatiste e russe, a fine aprile 2014, cioè quasi in presa diretta:

L’anima nera della “Repubblica di Donetsk”

Nell’articolo viene descritto nei dettagli come i gruppi all’origine delle due “repubbliche” separatiste create subito dopo Maidan e l’annessione della Crimea fossero formati interamente da nazifascisti, razzisti, antisemiti ed estremisti di destra filozaristi. I più importanti di loro venivano dalla Federazione Russa e non avevano in precedenza avuto nulla a che fare con il Donbass.
I due leader principali, Igor Girkin “Strelkov” e Aleksandar Boroday, corrispondono esattamente a questo profilo, e almeno il primo, con esperienze militari in Bosnia e in Cecenia, era sicuramente legato ai servizi segreti russi.
Lo stesso vale quasi sicuramente per l’intera dirigenza separatista, che ha agito in perfetta sintonia con la pianificazione degli eventi da parte di Mosca, sebbene per ovvi motivi solo per alcuni dei suoi esponenti vi siano precise evidenze.

Anche le forze armate delle due “repubbliche” erano sotto controllo fascista, basti pensare che quelle della “repubblica di Lugansk” sono state a lungo sotto il comando di un noto neonazista di San Pietroburgo, Aleksey Milchakov, e quelle della repubblica di Donetsk sotto quello di un altrettanto noto neonazista, Aleksandr Matyushin, già a capo della sezione di Donetsk del gruppo neonazista Russkiy Obraz e dell’organizzazione giovanile della relativa “repubblica”, nonché fondatore del battaglione nazifascista Varyag.

Sotto gli ordini dei loro camerati inviati da Mosca hanno agito anche alcuni microgruppi neofascisti locali del Donbass, attivatisi in funzione anti-Maidan già prima degli eventi del marzo 2014. Questi ultimi erano privi di ogni legame con la popolazione locale e hanno ottenuto i loro risultati unicamente grazie al sostegno di Mosca, nonché all’appoggio condizionato ricevuto dai potentati mafio-oligarchici locali.

Inoltre, i nazifascisti e gli altri estremisti di destra a capo delle “repubbliche” separatiste, facevano parte di una rete internazionale creata dal Cremlino attraverso “Unioni eurasiatiche”, “conferenze internazionali”, convegni, convocazioni di “osservatori internazionali” a elezioni farsa, mirati a fare convergere l’estremismo di destra europeo (e negli anni successivi, anche statunitense) verso gli interessi di Mosca.
Pertanto la dimensione dell’operazione nazifascista separatista, al contrario per esempio di quella del neofascismo ucraino, è anche di natura paneuropea.

Infine, avevamo pubblicato sempre nel 2014, a titolo documentativo, il testo “teorico” di un ideologo della “Repubblica di Donetsk”, Igor Droz, che è emblematico della natura di estrema destra, integralista cristiana e omofoba delle repubbliche separatiste: L’”antifascismo” neofascista della Novorossiya.
Igor Droz era vicino a Igor Strelkov e partecipava alle riunioni del think-tank separatista Izborsky Club, di cui faceva parte anche il noto neofascista russo Aleksander Dugin.

Ma cosa è successo dopo il 2014-2015?
Mosca ha progressivamente rimosso la maggior parte degli uomini della prima ora, cioè i fascisti di cui sopra. Questi ultimi si dimostravano poco controllabili, molti comandanti avevano creato dei veri e propri feudi in reciproco conflitto, o in conflitto con le dirigenze di Donetsk e Lugansk.
Putin grazie ai nazifascisti separatisti aveva portato a termine con successo la prima fase della sua guerra contro l’Ucraina, non era per il momento interessato ad allargare un conflitto per il quale non si riteneva ancora preparato e puntava per il momento a tenere in scacco il governo di Kyiv dopo avere messo un’ipoteca sul funzionamento del paese con la creazione delle “repubbliche” separatiste, continuando però a intessere una rete di estrema destra a livello europeo che gli poteva tornare utile su temi come le sanzioni, il gas e altro ancora.

I separatisti della prima ora sono stati fatti quasi tutti uscire di scena in un modo nell’altro. Strelkov e Boroday sono stati richiamati a Mosca (il secondo oggi è deputato di Russia Unita), svariati comandanti sono stati uccisi.

Il primo nuovo uomo, che nell’estate del 2014 ha sostituito il “presidente” separatista Boroday, è stato Alexander Zakharchenko, anch’egli proveniente da ambienti di estrema destra, ma più grigio e obbediente – il che non lo ha salvato però dal morire in un attentato nel 2018.

Anche svariati altri comandanti noti, come Motorola, Givi o Alexey Mozgovoy, sono stati uccisi. Oggi al potere rimangono personaggi privi di ogni personalità, veri e propri burattini di Mosca, come Denis Pushilin, l’unico sopravvissuto della prima ora, anch’egli connesso con l’estrema destra, ma lungi dall’esserne stato un militante attivo: nel periodo prima del “separatismo” si limitava a rubare soldi ai pensionati come dirigente di una piramide finanziaria.

Battaglioni neonazisti (il Rusich) o con una nutrita presenza neofascista al loro interno (il Somali) hanno però continuato e continuano a operare sul terreno in Donbass e in queste settimane Pushilin si è fatto cogliere mentre decorava un comandante che recava sulla divisa un simbolo neonazista.

Di tendenze naziste è anche il gruppo mercenario stragista Wagner (si vedano ad esempio gli articoli di Res Publica e del Guardian) che, come già nel 2014, sta oggi operando nel Donbass a fianco dei separatisti e dell’esercito russo, dopo avere combattuto e compiuto eccidi in Medio Oriente e Africa al servizio di Mosca.

L’eliminazione della maggior parte dei fascisti dei primi due anni delle repubbliche separatiste non vuol dire che queste ultime si siano democratizzate. Sono sempre rimaste dittature dove si praticano sistematicamente la tortura, gli omicidi mirati contro le briciole sopravvissute della società civile, le politiche omofobe e integraliste cristiane. Inoltre la dirigenza separatista ha distrutto l’economia locale con una pura politica di saccheggio, non pagando gli stipendi agli operai, o consegnando i beni del paese a grandi capitalisti della Federazione Russa.

Su questi aspetti una delle migliori fonti è il dettagliato articolo di Natalia Savelyeva pubblicato dalla Fondazione Rosa Luxemburg.
Molto utili anche i precisi materiali pubblicati dallo storico e attivista di sinistra Simon Pirani nel suo sito “People and Nature”, come ad esempio The “republics” Putin is fighting for e Social protest and repression in Donbass.

Sulla natura di estrema destra delle “repubbliche” separatiste fondamentale è il saggio “Russian White Guards in the Donbass” di Zbigniew Marcin Kowalewski, pubblicato da International Viewpoint, così come il suo “The oligarchic rebellion in the Donbass”.
Un altro articolo che traccia con precisione i nessi tra neonazisti russi, Cremlino e nazifascisti del Donbass è “Neo-Nazi Russian nationalist exposes how Russia’s leaders sent them to Ukraine to kill Ukrainians”.

Utili anche “The Involvement of Russian Ultra-Nationalists in the Donbas Conflict”, di Richard Arnold, e il recente “Neo-Nazi Russian Attack Unit Hints It’s Going Back Into Ukraine Undercover”, sul battaglione neonazista Rusich.

Per quanto riguarda i documenti fotografici, consigliamo queste due “gallerie” di immagini sui nazifascisti del Donbass:
http://www.evasiljeva.ru/2017/08/blog-post_20.html

https://glavnoe.ua/news/n186957

2) Antifascisti nel Donbass? Ma non scherziamo…

In Internet circolano numerosi materiali fotografici e “reportage” sulla presenza di comunisti e antifascisti tra i separatisti del Donbass. Molti di questi materiali tendono ad affermare che l’intero Donbass separatista è una roccaforte antifascista. In Italia questo discorso è amplificato da una serie di piccoli gruppi di una galassia stalinista che, per sua natura, è sempre pronta a schierarsi dalla parte degli stragisti, dal sito Contropiano (vicino al sindacato USB filo-Assad e filo-Putin), fino alla band militante Banda Bassotti o a piccoli gruppi.

Queste tesi sono tornate alla ribalta con la morte nel Donbass di Edy “Bozambo” Ongaro che, condannato per aggressione, aveva trovato rifugio prima in Spagna e poi nel Donbass separatista, dove si era arruolato nel battaglione Prizrak, l’unico della regione che in effetti esibisce spesso bandiere rosse (dell’Unione Sovietica) e accoglie militanti “internazionalisti” di gruppi neostalinisti europei.

La storia del battaglione Prizrak e del suo comandante, Aleksey Mozgovoy è esemplare di come l’idea dell’esistenza di una tendenza di sinistra ed effettivamente antifascista sia una pura “patacca”.
Mozgovoy, che a differenza della maggior parte dei suoi camerati separatisti non aveva avuto una storia di militanza di estrema destra prima del 2014 (era stato soldato a contratto per cinque anni, poi aveva vissuto di occupazioni occasionali), si era tuttavia legato fin dall’inizio degli eventi di quell’anno a Igor Strelkov, l’estremista di destra di cui abbiamo già parlato e che ha guidato le fasi fondamentali dell’annessione della Crimea e della “primavera russa” separatista nel Donbass su ordini di Mosca.

Mozgovoy, che controllava un suo “feudo” ad Alchevsk, nella regione di Lugansk, faceva parte di un settore di comandanti meno direttamente controllabili da Mosca ed era presto entrato in conflitto con l’ala più burocratica che governava la cosiddetta “Repubblica di Lugansk”. Inoltre, dopo i primi mesi della “primavera russa” gli effettivi del suo battaglione stavano calando di numero. Alla fine, nel 2015, Mozgovoy è stato ucciso in un agguato quasi di sicuro organizzato dalla dirigenza di Lugansk e/o da Mosca.

Mozgovoy è sempre stato su posizioni che, per quanto confuse, erano di estrema destra e anticomuniste, come testimoniato da molto di più dei suoi soli legami con Strelkov. Per esempio, a fine agosto 2014 Mozgovoy ha preso parte a Yalta a un congresso che, sotto l’occhio paterno di Sergey Glazyev, uomo forte del Cremlino e allora consigliere di Putin, ha riunito neofascisti e neonazisti di tutta Europa, come per esempio Roberto Fiore di Forza Nuova, il neonazista belga Luc Michel o l’antisemita Israel Shamir, tra i tanti altri.

Nel novembre dello stesso anno organizzava un processo “popolare” in perfetto stile fascio-stalinista contro due uomini accusati di rapporti con una minorenne, durante il quale è riuscito a colpevolizzare con parole tipiche di un fascista le donne che non se ne stanno a casa, dopo avere annunciato che quelle trovate a frequentare un locale sarebbero state arrestate:
“Il compito [delle donne] è badare ai figli. Nella nostra città è pieno di donne nei bar, anche nei night-club. […] Una donna dovrebbe essere la guardiana del focolare, la madre. E che tipo di madri diventano dopo aver frequentato i pub? …
Una donna dovrebbe stare in casa a cuocere pirozhki e bere un bicchierino solo il giorno della Festa delle donne. È ora di ricordare che siete russe!
È ora di recuperare la vostra spiritualità!
Perché una donna era innanzitutto una madre. Ma che madre potrebbe mai essere se rovina il suo organismo con l’alcool, e ai tempi d’oggi addirittura con le droghe?”.

Alcuni giorni dopo in un’intervista alla Novaya Gazeta Mozgovoy esprime il suo disprezzo per la Rivoluzione russa definendola “una sceneggiata” frutto di una cospirazione, interpretandola come l’inizio delle sventure della Russia, tutti concetti che sono un cavallo di battaglia dei reazionari di Mosca.
Della sua posizione politica sono testimonianza anche i video pubblicati dal canale Youtube del battaglione Prizrak quando era ancora vivo: Mozgovoy parla sullo sfondo di icone, bandiere nere con il teschio, ritratti di generali zaristi che hanno colonizzato il Caucaso facendo strage e simili.

La bandiera dello stesso battaglione Prizrak ha sullo sfondo una croce nera con un motivo chiaramente littorio, cosa che non deve meravigliare, visto che del battaglione hanno fatto parte come sottosezioni nel 2014-15 formazioni armate di gruppi neonazisti come Rusich, Feniks e Varyag.
Inoltre, il comandante aderiva all’ideologia omofoba imperante nelle “repubbliche” separatiste. Successivamente, verso la fine della sua carriera, il comandante ha allargato il suo battaglione anche alla partecipazione di volontari “comunisti”, ma senza alcuna contromarcia politica su tutto il resto.

Trovandosi in difficoltà e a corto di uomini nel contesto che contraddistingueva allora della regione di Lugansk, Mozgovoy ha poi cercato evidentemente di trovare una sponda in più in una serie di minigruppetti, o addirittura singoli, di tendenza stalinista. Tra di essi vi erano anche militanti di Borot’ba, un gruppo ultrastalinista che ha collaborato attivamente con i neofascisti e ha avuto pesanti responsabilità nei tragici eventi che hanno portato alla strage di Odessa del 2 maggio 2014.
Negli anni successivi è poi emerso che questo gruppo “di sinistra” era direttamente al soldo del Cremlino (si vedano Bellingcat e Nihilist).

Sappiamo benissimo tutti da sempre, e come minimo dal patto Hitler-Stalin del 1939, che non vi è alcuna stranezza nel nesso fascismo-stalinismo.
L’antifascismo dei “comunisti” del battaglione Prizrak è privo di ogni contenuto concreto, non critica il fascismo come tale, con i suoi sistemi di oppressione e repressione, che in realtà fa in buona parte propri.
Si limita a slogan di natura esclusivamente retorica e all’esaltazione della vittoria militare dell’Urss nel 1945 (interpretata però abusivamente come espressione della potenza della Russia, dimenticandosi i resistenti ucraini, bielorussi e di altri popoli che costituivano il nucleo portante della lotta sovietica contro il nazismo dopo il 1941 e che sono morti a milioni nella lotta contro i nazisti).

Infine, sulle divise dei combattenti del Prizrak, così come su ogni sfondo delle interviste a Mozgovoy, campeggia in bella vista la bandiera rossa con la X azzurra in bordi bianchi della Novorossiya.
Non solo il concetto di Novorossiya (Nuova Russia) è stato creato dal colonialismo dell’ultrareazionario Impero Russo, ma la sua bandiera odierna non si richiama ad alcuna tradizione locale: è stata scelta nel 2014 dai neofascisti che hanno fondato le repubbliche del Donbass copiandola intenzionalmente da quella dei loro camerati dell’estrema destra sudista americana.
E’ insomma una bandiera razzista, che esprime l’analoga ideologia di chi la utilizza come emblema, predicando lo schiavismo per gli ucraini e l’annullamento della nazione ucraina, che secondo loro deve essere diluita in quella russa con gli strumenti dello stragismo e della “rieducazione” forzata.

Lo studio più approfondito su Aleksy Mozgovoy è il lungo testo in tre parti di Kyrylo Tkachenko sui nessi tra neonazisti del Donbass e sinistra stalinista – scritto in tedesco, ma facilmente leggibile con un traduttore automatico:
Wie Teile der deutschen Linken Faschisten in der Ukraine unterstützen (Come parti della sinistra tedesca sostengono i fascisti in Ucraina).
Le parti specificamente dedicate a Mozgovoy e ai suoi collegamenti con l’estrema destra sono la seconda e la terza. Si tratta di un’inchiesta corredata di link a centinaia di fonti (quasi tutte separatiste o contigue) e molte foto che documentano i nessi tra il comandante e i neonazisti.

Sulla figura del comandante Mozgovoy si possono consultare anche un articolo con video di Vice, una testimonianza dell’anarchico Volodarskij ripubblicata con un commento dal sito di sinistra Ukraine Solidarity Campaign, nonché il profilo VKontakte di Mozgovoy stesso.

La realtà della guerra di oggi conferma in pieno che gli eventi del Donbass nel 2014 non sono stati altro che il primo capitolo della messa in atto di un programma genocida di chiara ispirazione fascista e neozarista.

A questo va aggiunto che chi nella sinistra italiana sostiene ossessivamente le tesi inventate di sana pianta di un’Ucraina da anni in mano a un governo fascista e in preda al terrore nazifascista, mentre in Ucraina vi è sì un preoccupante problema di estrema destra fascista da non sottovalutare, ma che rientra in limiti del tutto analoghi a quelli dell’Europa Occidentale, ignorando invece volutamente l’entità enorme del nazifascismo e dell’estrema destra nel Donbass e in Russia nell’ultimo paio di decenni, si schiera di fatto con la galassia nazifascista più potente, violenta e guerrafondaia del secondo dopoguerra.
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La vergogna dei veneti e dei leghisti pro Russia di Putin

Messaggioda Berto » dom ott 09, 2022 9:04 am

Il demenziale mitomane filo Putin Albert Gardin, antiUSA, antiNATO e antiUE atlantista


“La Repubblica Veneta riconosce il plebiscito di annessione delle Repubbliche del Donbass alla Federazione Russa”
Sergio Rolle Ufficio Dogale
Repubblica Veneta – Ufficio Dogale
29 settembre 2022

https://www.facebook.com/sergio.rolleuf ... hG7jDb1aAl
La Repubblica Veneta riconosce il voto favorevole all’adesione delle repubbliche del Donbass alla Federazione Russa, soluzione costruttiva e unica, imposta dalle circostanze e che mette finalmente al riparo la loro popolazione dalle aggressioni quotidiane dell’Ucraina golpista, protrattesi interrottamente per otto anni nel silenzio vergognoso complice dei regimi atlantisti.
La Repubblica Veneta persegue la sua politica internazionale per un’Europa riconciliata, solidale e inclusiva.
Venezia, 29 settembre, 2022
Albert Gardin – CXXI Doge
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Il demenziale mitomaniacale gruppo venetista denominato Veneto Sernissimo Governo filo nazifascismo russo, antiUSA, antiNATO e antiUE atlantista

VENETO SERENISSIMO GOVERNO
Ufficio di Presidenza
Al Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin
8 ottobre 2022
In occasione del suo 70° anniversario il Veneto Serenissimo Governo, erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica, il popolo veneto e io Le auguriamo buon compleanno Presidente.

Siamo coscienti del momento difficile per il popolo russo, a seguito della proditoria e programmata aggressione della NATO.

Siamo certi che il popolo russo e il suo Presidente sapranno essere all'altezza del momento storico in cui viviamo e degni eredi dell'Armata Rossa che sconfisse la canaglia nazifascista e salvò l'Europa nella Grande Guerra Patriottica.

La lotta contro l'aggressione della NATO non è solo contro la Federazione Russa ma è contro la nostra civiltà e il Decalogo che Dio, attraverso Mosè, trasmise ai suoi figli; quindi siamo tutti coinvolti e chiamati.

Il 7 ottobre (1571) ricorre anche il 451° anniversario della gloriosa battaglia di Lepanto che ha visto un analogo scontro di civiltà; dobbiamo affrontare l'attuale conflitto con lo stesso coraggio e la stessa determinazione. Il signor Biden, comandante della NATO otterrà lo stesso risultato di Muezzinzade Alì Pascià ("il sultano") e di Mehmet Shoraq ("scirocco") quando affrontarono la Lega Santa, guidata da Don Giovanni d'Austria e Sebastiano Venier, che fece argine e sconfisse l'Impero ottomano.

Il Veneto Serenissimo Governo e il popolo veneto sono a fianco del fratello popolo russo, in questa battaglia che anche se vinta non sarà l'ultima.

AUGURI PRESIDENTE

Venezia-Longarone, 7 ottobre 2022
Per il Veneto Serenissimo Governo
Il Presidente Luca Peroni
Veneto Serenissimo Governo
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