Anesion del 1866 - el plebesito trufa o farsa o iłuxion ?

Anesion del Veneto a el stado talian - el plebesito trufa

Messaggioda Berto » sab dic 31, 2016 7:14 pm

???

Le fonti non venete del plebiscito farsa del 1866
31 Dec 2016 di DON FLORIANO PELLEGRINI

http://www.lindipendenzanuova.com/le-fo ... del-1866-2

Ammettiamo, per ipotesi, doverosa, che noi Veneti siamo tendenziosi o preconcetti nell’interpretazione del plebiscito del 1866 quale atto in sé stesso invalido, vergognoso per Casa Savoja & C. e inadatto ad esprimere, come doveva essere, la libera volontà dei membri dell’allora regno del Lombardo-Veneto di aggregarsi o meno «agli Stati del regno d’Italia». Basta però una carrellata delle fonti in internet, italiane e straniere, comunque non venete, per accorgersi che questo è il pensiero riferito, quando esplicitamente e quando con qualche cautela, da tutti. Sinora non abbiamo trovato alcuna fonte che dica corretto il comportamento dei Savoja. E sì che fonti ce ne sono a centinaia, e di tutti gli orientamenti!

Prendiamo, per accertarsene, un sito tra i tanti. [1] Si vede bene che l’opinione sul comportamento dei signori Savoja & C. non è proprio lusinghiero e se, infine, viene loro riconosciuto un «successo politico», esso è nel senso meno nobile della parola.

Trattato di Vienna – 3 ottobre 1866

Il trattato di Vienna fu un accordo, firmato da Italia e Austria il 3 ottobre 1866, con il quale veniva dichiarata chiusa la terza guerra di indipendenza e il Veneto veniva ceduto dall’Austria alla Francia, che lo avrebbe poi trasferito all’Italia, previo il consenso degli abitanti tramite un plebiscito.

Il trattato fu firmato dal generale italiano Luigi Federico Menabrea e dal suo omologo austriaco, Emmanuel Félix de Wimpffen.

In seguito alla guerra Austro-Prussiana del 1866, battaglia di Sadowa, l’Austria fu sconfitta e dovette cedere il Veneto a Napoleone III. Il trattato di pace di Vienna firmato il 3 ottobre 1866 disponeva testualmente che la cessione del Veneto (con Mantova e Udine) al Regno d’Italia (che beneficiava della vittoria prussiana pur essendo stato sconfitta dall’Austria per terra a Custoza e per mare a Lissa) dovesse aversi sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate.

Napoleone III procedette all’organizzazione di un plebiscito, in onorevole ottemperanza del trattato di pace, tuttavia fu soggetto a forti pressioni da parte di casa Savoia, affinché cedesse anzitempo le fortezze e il controllo militare della regione in anticipo sull’esito del plebiscito ed anche alla stessa organizzazione del plebiscito.

Il generale Leboeuf, cui fu affidato provvisoriamente il territorio del Veneto attuale, più Mantova e il Friuli (Pordenone-Udine), cercò di rispettare l’impegno.

Le pressioni di casa Savoia furono tali che alla fine Napoleone III ordinò al generale Leboeuf di ritirarsi e di consegnare le fortezze e di lasciar occupare il Veneto alle truppe di casa Savoia. Così il plebiscito fu organizzato da casa Savoia, che lo organizzò in modo da non dover contrattare nulla con i Veneti, che secondo alcuni persero così l’ultimo sprazzo di autonomia e libertà.

L’accesso alle operazioni di voto, come per altri plebisciti dell’epoca (ad esempio: quello svolto per l’annessione di Nizza alla Francia), e per ogni altra consultazione elettorale dell’epoca, escluse le donne e fu limitato per censo: interessò pertanto solo una parte minoritaria della popolazione (meno di 650.000 votanti su un totale di 2.603.009 residenti).

Il risultato (646.789 sì; 69 no; 567 voti nulli), rispecchiò, secondo alcuni studi storici, l’assoluta mancanza di segretezza nel voto e di trasparenza nelle conseguenti operazioni di scrutinio. In tal modo, la sostanziale sconfitta militare del Regno d’Italia nella Terza guerra di indipendenza italiana del 1866 si trasformò in un successo politico per casa Savoia.


Alberto Pento
Mi dispiace tanto ma “no xe cusì” e le prove sono talmente evidenti che soltanto delle teste vuote e ceche non le vedono: 1) già nel 1848 i veneziani insorsero contro l’Austria sventolando il tricolore con al centro il leone marciano; 2) dall’annessione del 1866 mai una volta i veneti si sono ribellati contro lo stato italiano, nemmeno quando questo ha scatenato la guerra contro l’Austria che ha distrutto il Veneto. Me despiaxe tanto ma co ste ensemense i veneti no li saràve mai endipendenti. Non è il Plebiscito del 1866 l’errore, l’errore-illusione-distorsione è l’articolato Mito Risorgimentale basato sul mito dell’Italia Romana e sull’antigermanesimo del quale sono stati vittima anche i veneti, in particolare i veneziani, che prima non hanno saputo creare una vera Repubblica Federale a sovranità di tutti i veneti e poi per la viltà dell’aristocrazia veneziana che invece di allearsi con l’Austria contro Napoelone ha lasciato che questo diventasse padrone della terra veneta per poi cedergli la sovranità; il resto è venuto da sé come conseguenza che noialtri veneti continuiamo a pagare cara.
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Anesion del Veneto a el stado talian - el plebesito trufa

Messaggioda Berto » gio gen 26, 2017 9:41 am

Ła trufa del falbo mito del Resorximento ła se sente ben ente ste dełouxe e amare parołe de Bepo Verdi

https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Verdi
https://www.senato.it/3182?newsletter_i ... numero=151


http://www.veja.it/2016/01/19/gli-eroi- ... sorgimento

Così scriveva in proposito Giuseppe Verdi il 16 giugno 1867 all’Arrivabene:

“Cosa faranno i nostri uomini di Stato? Coglionerie sopra coglionerie! Ci vuol altro che mettere delle imposte sul sale e sul macinato e rendere ancora più misera la condizione dei poveri. Quando i contadini non potranno più lavorare ed i padroni dei fondi non potranno, per troppe imposte, far lavorare, allora moriremo tutti di fame. Cosa singolare! Quando l’Italia era divisa in piccoli Stati, le finanze di tutti erano fiorenti! Ora che siamo tutti uniti, siamo rovinati” .
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Anesion del Veneto a la Tałia - el plebesito trufa

Messaggioda Berto » gio mar 16, 2017 10:29 am

Nel 1848 Venezia era per l'Unione Italiana
Nel plebiscito del 1866 i veneti votarono per l'annessione all'Italia in
linea con quanto era accaduto nel 1848; mossi o motivati dall'illusione risorgimentale a cui avevano stoltamente aderito, perciò il plebiscito non fu una truffa. Il grande inganno storico è stato l'illusione risorgimentale da cui i veneti hanno avuto soltanto grandi mali.

La Repubblica di San Marco fu uno Stato costituito a Venezia il 22 marzo del 1848 a seguito dell'insurrezione della città, che aveva avuto inizio il 17 marzo dello stesso anno, contro il governo austriaco. L'episodio è uno dei più significativi nel contesto dei moti insurrezionali del 1848 che coinvolsero numerose città italiane ed europee. È inoltre inscindibilmente legato agli eventi della fallimentare prima guerra di indipendenza italiana. La repubblica sopravvisse fino al 22 agosto 1849 quando, dopo una strenua resistenza, la città tornò sotto il dominio asburgico.


Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... na-ipg.jpg
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Anesion del Veneto a la Tałia - el plebesito trufa

Messaggioda Berto » gio ott 05, 2017 9:02 pm

1848, 1866, 2017

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -Copia.png


Come si spiega il fatto che a Venezia, nel 1848, durante i moti contro il dominio austriaco, si sventolasse spontaneamente il tricolore italiano con il leone di San Marco, senza che nessun Savoia o carabiniere lo avesse imposto ai veneziani;
perché solo 18 anni dopo, nel 1866 anno in cui i veneti votarono sì all'annessione al Regno d'Italia, passando quindi dal dominio franco-austriaco a quello piemontese-savoiardo-italiano; perché i veneti non avrebbero dovuto votare sì e secondo alcuni lo avrebbero fatto soltanto perché costretti dall'intimidazione della non segretezza della votazione e dal timore delle conseguenze a votare No?
No no non vi è logica, non vi è coerenza in questa interpretazione.
https://www.facebook.com/groups/2376236 ... 5560650858


https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_di_San_Marco

Perché i veneti nel 1866 non avrebbero dovuto votare Sì all'annessione al Regno d'Italia preferendolo al dominio francese o austriaco, quando nel 1848, diciotto anni prima erano antiaustriaci e filoitaliani?

Per me, a mio modesto parere, gli storici venetisti sono come gli storici italianisti, la raccontano a modo loro falsificando la storia.
Se vi sono truffe queste stanno nelle menzogne dell'ideologia risorgimentale e in quelle dei venetisti venezianisti invasati dal mito di Venezia e che negano e calpestano la storia dei veneti non veneziani.

Personalmente per essere indipendentista veneto non ho bisogno né del mito di Venezia né di falsificare la storia; mi basta e mi avanza tutto il male che ci ha portato l'Italia con il suo stato italiano unitario e la sua ideologia mitizzata risorgimentale.
Poi sul Veneto e l'Europa che vorrei mi rifaccio pienamente all'esempio dei Comuni medievali, della Svizzera e di Israele. L'esempio della vecchia e morta Serenissima vale soltanto per taluni aspetti non certo per il suo centralismo non federale e per la sua ademocraticità che le è costata la vita e la testa tagliata da Napoleone.

Questa è l'Italia ed il suo stato dopo i mitizzati e cantati " Risorgimento (con i suoi falsi miti unitario romano e rinascimentale fatto passare per elemento unitario ma che unitario non fu mai), Resistenza Rossa e Repubblica della Casta con la sua Costituzione ademocratica"

I primati dello stato italiano e dell'Italia in Europa e nel mondo
viewtopic.php?f=22&t=2587

L'assunzione degli ideali risorgimentali con le sue artefazioni e menzogne, da parte dei veneti, fu una grande e tragica illusione, un grande errore e tutto dopo 1866 sta a dimostrarlo, questo falso ideale servì e serve da copertura alle peggiori nefandezze ieri come oggi.

Raccontare che il Plebiscito del 1866 fu una truffa perpetrata dall'Italia è una falsità, questa sì una vera truffa della verità storica.
A dimostrarlo non ci sta solo 1848 con il suo tricolore italiano a sostegno del Leone di San Marco, ma anche il fatto che in 150 anni di dominio italico, i veneti non si sono mai ribellati allo stato italiano; e se nel passato i veneti si sono ribellati all'invasione francese (moti anti francesi come le Pasque Veronesi) e a quella austriaca (rivolta del 1848 a Venezia), non lo hanno mai fatto contro l'Italia; non si sono mai rivoltati contro il dominio italiano.
E solo oggi lo stanno facendo, a parole, in parte e in certa misura con l'inutile voto, con qualche sporadico episodio maleorganizzato di resistenza fiscale e burocratica, e qualcuno per adesione a un mito veneziano infantilmente idealizzato, e solo perché una parte dei veneti si è liberata del mito risorgimentale italo-romano e sta recuperando a fatica e con tante contraddizioni la sua storia non solo veneziana; e sta divenenso cosciente del male portato e fatto dall'Italia e dal suo Stato Italiano.



Scommetto che in giro non c'è nessuno, ma proprio nessuno che è in grado di spiegare ragionevolmente perché nel 1866 i Veneti avrebbero dovuto votare NO al plebiscito per l'annessione al Regno d'Italia.

Chiedetelo al Comitato 1866
http://www.comitato1866.com

Oppure chiedetelo a Ettore Beggiato, se lui che ha tanto studiato questo evento storico, è in grado di darvi un qualche motivo sensato per cui i veneti avrebbero dovuto votare NO.



Perché i veneti hanno votato SI al plebiscito annettivo al Regno d'Italia nel 1866?

1) Perché credevano di andare a star meglio che con l'Austria o con la Francia;
2) perché non esisteva l'opzione dell'indipendenza veneta;
3) perché non potevano conoscere il futuro e prevedere quello che sarebbe poi arrivato con il Regno d'Italia: la miseria nera, la fame, la pellagra, l'esodo biblico, la morte e la distruzione della Prima Guerra Mondiale, il degrado materiale, civile e morale; lo sfruttamento economico, la servitù politica, l'annichilimento e la falsificazione della loro identità e della loro variegata e complessa storia.


I veneti avevano anche l'opzione di starsene a casa e di non andare a votare in segno di protesta, ma la stragran maggioranza degli aventi diritto è andata a votare e ha votato SI.
Nessun militare e nessun CC è andato a casa dei veneti aventi diritto per costringerli ad andare a votare.
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Anesion del Veneto a la Tałia - el plebesito trufa o farsa

Messaggioda Berto » mer giu 27, 2018 8:01 pm

???

Plebiscito 1866: gli aspetti poco considerati
7 giugno 2018 | Da daniele

http://www.life.it/1/plebiscito-1866-gl ... onsiderati

Del Plebiscito 1866 non se ne parla mai a sufficienza e, quando lo si fa, viene evidenziato soprattutto l’aspetto dei risultati scandalosamente falsati ma, quasi mai, vengono rilevate le situazioni che rendono giuridicamente nullo ab origine il plebiscito e l’annessione del Veneto all’Italia.

Nulla vale, se già una volta il Giudice Zacco del Tribunale italiano di Venezia, nella sentenza che vedeva LIFE Treviso citare in Giudizio il presidente della Repubblica italiana (allora Napolitano) ed il presidente del Consiglio dei Ministri (allora Prodi), rappresentanti di uno Stato che in maniera illecita aveva occupato e annesso il Veneto, sentenziava “trattarsi di questioni di diritto internazionale da tempo archiviate dalla storia”, sentenza venezia pdf perché da un fatto nullo sin dall’origine, non possono essere legittimati i suoi effetti con un’archiviazione da parte della storia.

L’argomento trova attualità nei recenti eventi internazionali con il caso di annessione della Crimea da parte della Federazione russa.

Allora, il Consiglio d’Europa per tentare di risolvere la conseguente vertenza internazionale sorta tra Russia, Europa e Stati Uniti, ha istituito la Commissione di Venezia* che nel suo parere n.762/2014 del 21 marzo 2014 metteva in dubbio la validità del Referendum sull’indipendenza della Crimea del 16 marzo 2014, sulla base di queste argomentazioni:

– la presenza massiccia di forze armate;
– l’inesistenza di una legge di preesistente regolazione del referendum;
– la violazione della libertà di espressione e altri diritti sanciti dagli artt. 19, 21 e 22** del Patto sui diritti civili e politici (anche con illeciti arresti e detenzione);
– il periodo assai breve (10 giorni)*** intercorsi tra l’indizione e lo svolgimento del referendum;
– il fatto che il quesito non era formulato in modo neutro.

Una fotocopia delle situazioni paradossalmente verificatesi nel Plebiscito del 1866, nella Venetia, “archiviate dalla storia” consentendo agli illeciti effetti di permanere attuali; ma nel caso Crimea, i leaders del G7 dichiararono quel referendum privo di effetti giuridici e l’Assemblea Generale ONU, con la risoluzione 68/262 del 27 marzo 2014, dichiarava nullo il referendum ed i suoi effetti.

Come conseguenza logica: NULLO, l’ancorché truffaldino, Plebiscito 1866 e NULLI i suoi effetti.

Sconcerto desta anche quel “questioni di diritto internazionale da tempo archiviate dalla storia” che, nel caso delle repubbliche baltiche, Estonia, Lettonia e Lituania, non è stato considerato, dalla Comunità internazionale degli Stati, elemento ostativo all’indipendenza di queste dalla Russia; queste, adducendo il fatto che l’indipendenza non fosse frutto di secessione, ma di un ritorno alla condizione di Stati indipendenti riconosciuti dal 1918 al 1940, anno di annessione non consenziente all’URSS, hanno riottenuto indipendenza e riconoscimento dell’intera comunità internazionale, URSS compresa.

Anche in questo caso, una paradossale similitudine alle condizioni del Veneto, smembrato e annesso all’Italia nel modo di cui sopra, impostosi e riconosciuto come repubblica indipendente per oltre 1100 anni.

In conseguenza, anche il Popolo Veneto, come l’ Estone, il Lettone ed il Lituano, ha diritto di ritornare indipendente non per secessione, ma per il ripristino di Stato indipendente della Repubblica Veneta , col pieno riconoscimento della Comunità internazionale.

Ma nulla avviene per caso:

– o i Veneti tira fòra i skei pa’ ‘ndare indove ke konta;
– o £i mostra de ‘ver £e ba£e e £i ciapa el forkòn in man.
In caso contrario £i kreparà da s-ciavi.

Daniele Quaglia

* Commissione di Venezia: nome profetico per il luogo e l’argomento in discussione.

** Strana questa sequenza di articoli che ricorda le date tragiche dell’annessione: 19, 21 e 22 ottobre 1866. Un’altra profezia?

*** Nel caso Veneto, il Plebiscito è stato deciso il 19 ottobre per svolgersi il 21 e 22 (sic!) ottobre medesimo: solo tre giorni e tutto era compiuto (con poca stampa, analfabetismo cronico, no TV, no telefono, no computer, no cellulari, no internet ….. !) per poi essere archiviato dalla storia!


Alberto Pento

Non condivido minimamente questa lettura incoerente e faziosa, assurda come tante posizioni venetiste:

a) il plebiscito del 1866 che confermò l'annessione del Veneto all'Italia è paragonabile al referendo del 2014 in Crimea che sancì l'annessione alla federazione Russa in quanto in Crimea si trattava di decidere tra l'appartenenza all'Ucraina o alla Russia e la maggioranza dei crimei è russa mentre in Veneto o nella Venetia si è trattato di decidere se restare sudditi francesi o austriaci (?) o diventare sudditi italiani e i veneti preferirono lo stato italiano;

b) i veneti che nel 1866 avevano il diritto di voto avrebbero potuto anche starsene a casa e non andare a votare se proprio non ne volevano sapere dell'Italia e avevano vilmente paura di esporsi votando pubblicamente e visibilmente NO, oppure potevano andare a avotare e votare coraggiosamente e fieramente NO, invece sonop andati a votare in massa e hanno votato SÌ e se lo hanno fatto due sono le possibilità o hanno votato SÌ per viltà o hanno votato SÌ convintamente nella speranza che con l'Italia sarebbero stati meglio.






Crimea
https://it.wikipedia.org/wiki/Crimea
La penisola è stata abitata in antichità da Sciti e Greci, fino a sviluppare durante i primi secoli d.C. un regno semi-autonomo dall'impero romano. Coinvolta nelle migrazioni di popoli della tarda antichità e dell'alto medioevo, la penisola ha visto il susseguirsi di Goti, Unni, Bulgari, Bizantini e diverse popolazioni slave e turcofone. Nel tardo medioevo fu parte dei territori mongoli e subì in parte la colonizzazione di Genova e Venezia. In età moderna, dopo la disgregazione degli imperi mongoli, fu sede del Khanato di Crimea, un regno tataro dipendente dall'impero ottomano, fino al 1783 quando fu conquistata dall'impero russo. Dopo la rivoluzione russa e la riorganizzazione territoriale degli anni successivi assunse nel 1921 il nome di Repubblica Socialista Sovietica Autonoma di Crimea, parte della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa.

Khanato di Crimea
https://it.wikipedia.org/wiki/Khanato_di_Crimea
Fondò il suo stato indipendente nel 1441 dopo una lunga battaglia per l'indipendenza dall'Orda d'Oro. Il khanato comprendeva la penisola della Crimea (eccetto la costa meridionale e sud-occidentale e i porti, controllati dalla Repubblica di Genova) e le steppe dell'attuale Ucraina e Russia, anche conosciute come Dasht-i Kipchak.
...
Nella prima metà del XVII secolo i Calmucchi avevano infatti formato il Khanato calmucco nella regione del basso Volga, e sotto la guida di Ayuka Khan intrapresero molte operazioni militari contro Tatari di Crimea e Nogay. Diventando parte della Russia e tenendo fede al giuramento di proteggere il suo confine sudorientale, il khanato calmucco prese attivamente parte a tutte le campagne militari russe del XVII e XVIII secolo, arrivando a parteciparvi con 40.000 cavalieri perfettamente equipaggiati.
Forze ucraine e russe insieme attaccarono il khanato durante le campagne Chigirin e le campagne di Crimea, e durante la guerra russo-turca (1735-1739) i Russi, sotto il comando del feldmaresciallo Burkhard Christoph von Munnich riuscirono finalmente ad attestarsi sulla penisola stessa. Le frizioni militari continuarono durante il regno di Caterina II. La nuova guerra russo-turca (1768-1774) terminò con il trattato di Kuchuk-Kainarji, che rese il khanato indipendente dall'Impero Ottomano, allineandolo però a quello Russo. Il regno dell'ultimo khan di Crimea Şahin Giray fu segnato dal crescere dell'influenza russa e da scoppi di violenza da parte della sua amministrazione contro la dissidenza interna. L'8 aprile 1783, Caterina intervenne nella guerra civile, annettendosi di fatto l'intera penisola. Nel 1787, Şahin Giray fuggì nell'Impero ottomano, dove venne poi giustiziato per tradimento a Rodi. Ciò nondimeno la stirpe reale dei Giray sopravvisse.

Repubblica autonoma di Crimea
https://it.wikipedia.org/wiki/Repubblic ... _di_Crimea
La Repubblica autonoma di Crimea è una repubblica che ha fatto parte dell'Ucraina dalla cessione del 1954 fino all'11 marzo 2014, quando, in conseguenza della crisi politica della Crimea del 2014, è divenuta una repubblica indipendente, ed è stata annessa alla Federazione russa il 18 marzo 2014, a seguito di un referendum, con il nome di Repubblica di Crimea.

La popolazione è per il 58,5% di etnia russa e per il 24,4% di etnia ucraina. La minoranza etnica dei tartari di Crimea, che nel 2001 formavano il 12,1% della popolazione, discende direttamente dal periodo della dominazione del Khanato di Crimea.

Il referendum sull'autodeterminazione della Crimea del 2014
https://it.wikipedia.org/wiki/Referendu ... a_del_2014



Il referendum sull'autodeterminazione della Crimea del 2014, ufficialmente referendum generale della Crimea (in russo: общекрымский референдум?; in ucraino: загальнокримський референдум?; in tataro: Umum Qırım referendumu), è stato un referendum sull'autodeterminazione della penisola di Crimea (comprendente la Repubblica autonoma di Crimea e la città autonoma di Sebastopoli), in Ucraina, che si tenne il 16 marzo 2014.
Inizialmente previsto il 25 maggio 2014, stesso giorno delle elezioni presidenziali in Ucraina[3], fu anticipato prima al 30 marzo e poi al 16 marzo. Il referendum fu preceduto il 4 marzo 2014 dalla richiesta del parlamento della Crimea, approvata con 78 voti su 81, che la repubblica - se fosse divenuta indipendente - potesse entrare a far parte della Federazione russa. Inoltre, l'11 marzo 2014 la repubblica dichiarò unilateralmente l'indipendenza dall'Ucraina.
Il 21 marzo 2014 la Duma discusse un disegno di legge per l'adesione della Crimea alla Federazione russa.



Il referendum proponeva due quesiti, tra cui i votanti dovevano scegliere, scritti nelle tre lingue coufficiali della Crimea (russo, ucraino e tataro di Crimea in alfabeto cirillico);

Sei a favore del ricongiungimento della Crimea con la Russia come soggetto federale della Federazione Russa?
Sei a favore del ripristino della Costituzione del 1992 e dello status della Crimea come parte dell'Ucraina?

L'affluenza fu di 1 548 197 votanti su 1 839 466 aventi diritto, pari all'84,2%.
Il quorum di validità del referendum, fissato al 50%, fu dunque superato.

Opzioni Voti %
Si Opzione 1 1 495 043 97,32
No Opzione 2 41 247 2,68
Totale 1 536 290 100,00
Schede bianche e nulle 11 907
Totale votanti 1 548 197
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Re: Anesion del Veneto a la Tałia - el plebesito trufa o far

Messaggioda Berto » sab lug 21, 2018 7:18 am

Giancarlo Rodegher Ho appena finito di leggere " VENEZIA TRADITA" di LORENZO DEL BOCCA

https://www.facebook.com/caterina.tanes ... 5645376937

All'origine della " questione veneta". Ebbene un'altro libro che squarcia ulteriormente il tricolore e svela molti retroscena di quella che è stata l'infamia ed il tradimento ai danni di tutti noi Veneti. Riporta anche alcuni passaggi dei libri di Ettore Beggiato noto storico veneto e benemerito nell'aver svelato a molti di noi come si svolsero i fatti all'epoca del famigerato plebiscito. Plebiscito che già la parola sapeva di imbroglio....non referendum capito, ma plebiscito e così fù anche se il 70% dei veneti non andò a votare e quelli che ci andarono furono praticamente obbligati ad inserire la scheda del SI' nell'urna del SI'...BIANCA, MENTRE L'ALTRA SCHEDA E L'URNA ERANO NERE. Noi Veneti, piaccia o non piaccia a quelli di roma non siamo mai stati italiani ma Veneti e per ben 1.100 anni di gloriosa Serenissima. La storia è stata volutamente falsata se non stuprata e dal 1947 in poi noi Veneti e specie i giovani non siamo stati ( come avrebbe dovuto essere proprio per la democrazia di cui si lavano la bocca specie gli ex comunisti ora PD), lasciati liberi di poter studiare a scuola chi in realtà eravano. Adesso ci dobbiamo accontentare dell'autonomia....se e come e quando ce la concederanno....ma alla fin fine credo non ci basterà perchè siamo veramente stanchi di appartenere ad un paese che non è degno di averci come suoi cittadini, ma sudditi solamente e sfruttati all'inverosimile. L'italia è solo una identità geografica e non potrà mai essere una vera nazione, se ne faccia una ragione anche Salvini il quale non sappiamo dove ci voglia condurre dopo il tradimento di Bossi &C. che a parole ma non nei fatti ci hanno sempre ingannati. WSM


Alberto Pento

Quante imprecisioni e falsità!

1) al Plebiscito del 1866 andarono a votare la stragran maggioranza dei veneti che avevano diritto di voto;
che non andarono a votare furono soltanto i veneti che non avevano diritto di voto;
2) i veneti non veneziani sono stati sudditi della Serenissima per 400 anni;
3) Venezia non fu Repubblica per 1200 anni, prima fu laguna bizantina, Rialto e ducato, poi democrazia comunale (come tutte le altre città venete che da ducati divennero comuni) e infine Repubblica aristocratica dal 13° secolo;
4) la storia è stata in parte falsata piegata al mito italiano risorgimentale e romano e anche quella raccontata dai venetisti è viziata e piegata al mito veneziano;
5) i veneti al tempo della Serenissima non erano cittadini liberi e sovrani ma sudditi di Venezia e Venezia mai promosse un popolo unitario, una nazione e uno stato sovrano di tutti i veneti e ciò fu la sua debolezza e il suo limite che la portò alla morte.
6) se vi fu un tradimento questo fu quello di Venezia che consentì a Napoleone di invadere, conquistare e depredare la terra veneta.
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Re: Anesion del 1866 - el plebesito trufa o farsa o iłuxion

Messaggioda Berto » sab nov 03, 2018 10:03 pm

Il plebiscito del 1866, non fu una farsa come raccontano certi venetisti



Per non parlare di come si svolsero le operazioni di voto: schede di colore diverso e obbligo di dichiarare le proprie generalità!

https://www.facebook.com/groups/2376236 ... 7425760669


19 OTTOBRE, IL VENETO PASSA ALL’ITALIA… DUE GIORNI PRIMA DEL “PLEBISCITO”
di ETTORE BEGGIATO

https://www.miglioverde.eu/19-ottobre-i ... plebiscito

Il 21 e 22 ottobre 1866 attraverso un plebiscito-truffa il Veneto fu annesso all’Italia, ma due giorni prima del voto era già stato deciso tutto e il Veneto fu passato al Regno d’Italia. Una truffa colossale ai danni del popolo veneto: sono i documenti che denunciano tutto questo. Ecco quanto scrive la “Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia” stampata a Firenze il venerdì 19 ottobre 1866:

Al Presidente del Consiglio dei Ministri è pervenuto oggi alle ore 10 ¾ antimeridiane il seguente dispaccio da Venezia:

“La bandiera Reale italiana sventola delle antenne di piazza San Marco, salutata dalle frenetiche grida della esultante popolazione. Generale Di Revel”

Il Presidente del Consiglio dei Ministri rispose immediatamente con questo dispaccio:

“Alla rappresentanza municipale di Venezia:

Il Governo del Re saluta Venezia esultante mentre la bandiera nazionale italiana sventola dalle antenne di Piazza San Marco simbolo di Venezia restituita all’Italia, dell’Italia restituita finalmente a se stessa. Ricasoli”

I Veneti vanno a votare quando tutto già stato deciso, visto che due giorni prima del voto il Veneto è già stato passato ai Regno d’Italia !

Alla fine della terza guerra d’indipendenza, che ha visto l’Italia sconfitta a Custoza e a Lissa, un trattato internazionale (fra Austria e Prussia, 23 agosto a Praga) prevede il passaggio del Veneto alla Francia che poi lo consegnerà ai Savoja; nel successivo trattato di pace di Vienna fra l’Italia e l’Austria del 3 ottobre si parla testualmente di “sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate”: i veneti dovranno decidere del loro destino, è un riconoscimento internazionale importantissimo, quello che oggi si chiama “diritto di autodeterminazione”.

Il plebiscito viene convocato per i giorni 21 e 22 ottobre, ma su pressione del governo italiano, due giorni prima del voto il Veneto passa ai Savoja in una oscura stanza dell’Hotel Europa lungo il Canal Grande e la Gazzetta Ufficiale ci conferma che i Veneti vanno a votare quando tutto è già stato deciso…

Per non parlare di come si svolsero le operazioni di voto: schede di colore diverso e obbligo di dichiarare le proprie generalità!

Ecco quanto successe a Malo (Vi):

“Le autorità comunali avevano preparato e distribuito dei biglietti col SI e col NO di colore diverso; inoltre ogni elettore presentandosi ai componenti del seggio pronunciava il proprio nome e consegnava il biglietto al presidente che lo depositava nell’urna”.

E l’arrivo dei “liberatori” italiani portò fame, disperazione e miseria come mai nella storia veneta. Interi paesi furono costretti a emigrare e quasi un milione di veneti lasciò la madrepatria.

E la rabbia dei veneti venne mirabilmente descritta in un passo de “I va in Merica” una poesia del grande Berto Barbarani:

“Porca Italia -i bastiema- andemo via!”.

Alziamo, allora, il velo di falsità e di ipocrisie risorgimentali che copre questa data fondamentale nella storia veneta, di quella che fu la prima di una serie infinita di truffe portate avanti dall’Italia nei confronti del popolo veneto!



Alberto Pento
Nel 1866 i veneti potevano votare NO e avrebbero potuto anche starsene a casa e non andare a votare in massa, invece ci andarono e votarono Sì e non lo fecero per paura e viltà.
Il fatto è che la maggioranza dei veneti, con diritto di voto, credendo di andare a stare meglio, votò per l'annessione al Regno d'Italia, anziché restare sudditi dei francesi o degli austriaci;
un pò come nel 1848 quando a Venezia in ribellione al dominio austriaco si sventolava il tricolore italiano con il leone marciano.


Anche i veneti si fecero ingannare e illudere dalle idee risorgimentaliste italiane.
Sopratutto l'aristocrazia veneziana fu responsabile di non aver fatto proprie le istanze democratiche e di non aver promosso uno stato a sovranità di tutti i veneti.


Roberto Martini
ahahaha. ti bastonavano se votavi no visto che sapevano chi lo avrevve fatto

Alberto Pento
Potevano boicottare il voto.

Se sono andati a votare e hanno votato SI volendo votare No non possono che essere stati dei dementi o dei vigliacchi, ma io mi rifiuto di crederlo e mi vergognerei solo a pensarlo.

I veneti che sono andati a votare non erano vecchi rimbambiti, dementi con l'alzhemer, ammalati e paralitici, bambini e donne indifese, no, no, erano tutti adulti, sani di mente, il meglio della società veneta, molti erano ricchi e benestanti, nobili,. professionisti, uomini di armi, dottori e professori, artigiani e commercianti, padri di famiglia, imprenditori con decine o centinaia di dipendenti, capitani di navi che solcavano gli oceani, tutta gente responsabile e io mi rifiuto di pensare che fossero o dementi o vili al punto da andare a votare quando avrebbero potuto non andarci e votare Sì quando avrebbero potuto votare No.

Io mi rifiuto di pensarlo ammenoché non siano stati tutti della stessa pasta e abbiano fatto tutti quello che hanno fatto i veneziani, l'aristocrazia veneziana 69 anni prima, di rifiutarsi di difendere il proprio paese, il proprio stato, la propria gente e patria.

Se così fosse stato allora vuol dire solo che noi veneti siamo un'etnia inferiore senza dignità e meritiamo solo la schiavitù.
Oppure sono andati volontariamente a votare e hanno votato in massa Sì per l'annessione, perché speravano di andare a stare meglio o opportunisticamente sperando di riciclarsi come classe dirigente e privilegiata nel nuovo regime che stava nascendo.



Roma. Voto segreto o palese, storia di un dilemma
GIANNI SANTAMARIA giovedì 11 febbraio 2016

https://www.avvenire.it/famiglia-e-vita ... un-dilemma

Prassi nel Regno d’Italia, abolito dal fascismo, ripristinato - e però con il tempo limitato a casi particolari - nell’Italia repubblicana. È questa l’altalena conosciuta dal voto segreto nella storia d’Italia. Nato con lo Statuto Albertino per difendere i parlamentari dalla possibile ingerenza del Re e del governo e usato sempre per i voti finali sui provvedimenti di legge, lo strumento si è sempre più profilato come modalità per condurre con successo la battaglia parlamentare, permettendo di far emergere le contraddizioni eventualmente presenti su un determinato tema in seno alla maggioranza di governo. Poi, dal 1988, è stato di fatto generalizzato il voto palese. Il voto segreto era, infatti, divenuto prevalente con i regolamenti del 1971, anche per l’introduzione del voto elettronico. E, poi, a partire dagli anni Ottanta la principale arma dei 'franchi tiratori'. Motivo per cui i governanti di allora, espressione dei principali partner del 'pentapartito', soprattutto Bettino Craxi e Ciriaco de Mita, corsero ai ripari. Nel 1988 vennero riformati i regolamenti parlamentari. E da allora il voto segreto è sostanzialmente limitato a questioni che toccano la coscienza del singolo parlamentare e laddove siano in ballo diritti personali (ad esempio, la richiesta di arresto di un parlamentare). Sull’inedito caso della decadenza di Silvio Berlusconi da senatore la battaglia per avere il voto segreto fu aspra, ma vana. Altro caso particolare in cui si applica questa forma di voto è l’elezione del presidente della Repubblica. Circostanza che spesso ha fatto sbizzarrire la fantasia dei votanti, indicando i nomi più improbabili. Oppure ha affossato, grazie ai franchi tiratori, candidature in pista, ultime quelle di Romano Prodi e Franco Marini. Contro il voto segreto, per ragioni assai diverse, nel tempo si sono schierati in molti. Il fascismo lo eliminò formalmente nel 1938, ma di fatto il controllo sui parlamentari da parte del regime rendeva superflua la questione delle modalità di espressione del voto. Tornata la democrazia, contro il voto segreto si espresse, però, pure l’antifascista Benedetto Croce, che ne attribuiva l’esistenza alla partitocrazia e al sistema proporzionale. In sede di Assemblea costituente un politico e giurista del calibro di Aldo Moro non volle, presentando un emendamento soppressivo, che tale prassi venisse costituzionalizzata. Tutto venne per l’appunto rimandato al regolamento dei due rami del Parlamento. Della stessa opinione liberali e alcuni socialisti. Mentre comunisti, altri socialisti e azionisti volevano lo scrutinio segreto. Non a caso erano storiche forze di opposizione e antigovernative. Lo scrutinio segreto, infatti, ha reso travagliata la vita di parecchi esecutivi. Nel passato caduti grazie ad esso. Come nel 1876, quando l’ultimo governo della destra storica, quello di Marco Minghetti, fu pugnalato dal voto contrario sulla nazionalizzazione delle ferrovie. In tempi recenti, emblematico il caso del Prodi II, tartassato dalle bocciature dei suoi provvedimenti al riparo del segreto. Ma caduto nel 2008 grazie al voto palese.

https://it.wikipedia.org/wiki/Suffragio_universale

Quando il voto era sanzionato
http://www.libertaegiustizia.it/2011/06 ... sanzionato


http://www.rivistameridiana.it/files/Di ... potere.pdf

http://www.treccani.it/enciclopedia/diritto-di-voto
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Re: Anesion del 1866 - el plebesito trufa o farsa o iłuxion

Messaggioda Berto » sab nov 03, 2018 10:04 pm

Chiediamoci perché 69 anni prima del 1866, nel 1797 Venezia permise a Napoleone di invadere con il suo esercito la terra veneta decretando così la fine della Repubblica Veneta a dominio veneziano e non di tutti i veneti


Che vergogna, che disonore!

Chiediamoci perché Venezia, o meglio la sua aristocrazia, non ha difeso la terra veneta e i veneti e i non veneti tutti dei suoi domini, dall'invasione napoleonica e ha lasciato che questo francese corso la invadesse, la conquistasse, la depredasse, la sovvertisse, addirittura finanziando la sua invasione con milioni di ducati?
Dove era l'amore di Venezia e della sua aristocrazia per la terra veneta, per la patria veneta, per il popolo veneto, per i veneti e i non veneti dei domini di terra che 4 secoli prima si erano dati a lei, dove erano questo amore e questa reponsabilità?
Semplicemente non c'era, non c'era mai stato, non vi era alcun amore, perché quando si ama si fa di tutto, ci si spacca in quattro e si da anche la vita per difendere chi si ama.
Non solo Venezia ha abbandonato i suoi domini e i suoi sudditi, ma ha impedito loro di organizzarsi e di difendersi, arrivando a finanziare demenzialmente l'invasore.
Che vergogna, che disonore!

E io dovrei idolatrare chi non mi ha amato, chi non mi ha difeso, chi mi ha abbandonato, chi mi ha impedito di difendermi, chi mi ha mantenuto come suddito e non ha mai fatto un passo per rendermi parte di un popolo, di una nazione, di uno stato repubblicano a sovranità comune di tutti veneti?
No, mi dispiace tanto, assolutamente no, mai!
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Re: Anesion del 1866 - el plebesito trufa o farsa o iłuxion

Messaggioda Berto » sab nov 03, 2018 10:05 pm

"UN FATTO POCO NOTO COME QUASI TUTTA LA MALCELATA VILE STORIA TALIANA. ECCO RACCONTATO DA UN ARTICOLO DI PARTE (italiana), COSA FECE IL CRIMINALE ABITUALE GENERALE LA MARMORA ALLA POPOLAZIONE DI GENOVA 1849; SOLO UN PRELUDIO ALLE INDICIBILI VIOLENZE PERPETRATE AI DANNI DEI POPOLI DELLA PENISOLA, NEL PERSEGUIMENTO DELLA UNIFICAZIONE VOLUTA E IDEATA DA INGHILTERRA E FRANCIA, ATTRAVERSO LO SGANGHERATO REGNO DEI SAVOIA. PIAGA CHE CI PORTIAMO DIETRO ANCHE OGGI, SPERIAMO ANCORA PER POCO.
http://www.lavoce.be/index.php/storia/1 ... sorgimento"

...

Alberto Pento

Nessuna stranezza, i veneti con diritto di voto avevano aderito al mito/sogno/ideale risorgimentale e sono stati fregati, perché era artefatto e falso.

Fu questo mito una truffa e non il plebiscito del 1866.

La truffa non fu il plebiscito del 1866 ma il mito risorgimentale da cui si erano fatti prendere anche i veneti dell'800.
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Re: Anesion del 1866 - el plebesito trufa o farsa o iłuxion

Messaggioda Berto » lun feb 25, 2019 10:19 pm

VENETO, IL PLEBISCITO DEL 1866 NON FU UNA “TRUFFA”, MA UNA FARSA!
PAOLO L. BERNARDINI
2017

https://www.miglioverde.eu/139352-2

La recentissima polemica sul plebiscito del 1866, che ha coinvolto anche Gian Antonio Stella, ha grande importanza. Innanzi tutto ricorda ai veneti e agli italiani tutti che nel 1866, nell’ottobre di quell’anno, il plebiscito ebbe luogo, o almeno “un” plebiscito ebbe luogo. Inoltre, se il referendum costituzionale avrà luogo ai primi di Novembre, saranno solo circa dieci giorni dall’effettuazione di quello del 1866, e dunque il plebiscito “truffa” acquisirà un valore sostanziale, nella coincidenza dei 150 anni dell’annessione del Veneto e di Mantova all’Italia, o piuttosto a quella che era l’Italia d’allora, il Regno.
A questo punto però si apre una serie di questioni, e di prospettive, cui vorrei qui brevemente accennare. Menzionando anche il fatto che la legge di annessione di Veneto e Mantova al Regno venne anni fa abrogata, forse distrattamente, dal Ministro Calderoli nel quadro di un decreto legge complessivo, e dunque – sarà pure forma, ma la forma, in diritto, dovrebbe avere un valore sostanziale – de iure tale annessione non dovrebbe più esistere, ed è questa materia per giuristi professionisti, categoria alla quale non appartengono, gius-pubblicisti soprattutto, ma non solo.
Il diritto pubblico, sappiamo, è un atto di forza, per cui la legge di annessione è abrogata, ma il Veneto è ancora annesso.
Occorre però, per onestà scientifica e politica, ovvero per onestà in generale, fare alcune precisazioni. Nessuno degli storici coinvolti in questa polemica è storico professionista. Il contrario di professionista non è necessariamente dilettante, per carità. Ma gli storici di professione esistono, con i loro ferri del mestiere, in continuo aggiornamento, e il fatto che oggi la storia che più incida sulle coscienze, e sull’opinione pubblica, sia fatta da chi tali strumenti poco e male conosce, non è una bella cosa. Non per ribadire gli argomenti dell’amico e illustre collega Sergio Luzzatto contro Gianpaolo Pansa, ma, a costo di apparire un vecchio conservatore, cosa che alla fine sono, e non me ne vergogno – l’indipendenza del Veneto se mai avverrà in modo serio sarà un perfetto esempio di rivoluzione conservatrice, come quella americana – vi sono imprescindibili strumenti della ricerca storica, che, ogniqualvolta ci si confronti col passato, debbono essere utilizzati. Per questo è da mettere in dubbio lo stesso concetto di “truffa”. Perché?
Il plebiscito, come ho scritto diverse volte, ma repetita iuvant, è diverso dal referendum, ha un’antica origine romana, legata alle figure dei Tribuni della Plebe, e non ha a che fare con una scelta davvero libera, ma è piuttosto un momento di “acclamazione”, non di scelta, per una decisione già diversamente presa, e non dal popolo, ma dai suoi rappresentanti, in concerto con i rappresentati di altri ceti. Imbevuti di mal recepito repubblicanesimo romano, i rivoluzionari francesi introdussero lo strumento del “plebiscito”, che cozzava però con l’idea di decisione democraticamente presa ereditata da Rousseau. Ne nacque una mostruosità storica, un vero e proprio aborto. Si tratta dei plebisciti rivoluzionari continuati fino ad oggi, forse, ma certo fino al referendum sulla repubblica, ovvero fino a 70 anni fa; da un lato pretendono l’acclamazione di quel che è già deciso, dall’altro esigono dal popolo l’espressione libera della propria scelta, e avvolti in tale contraddizione (e cambiando il nome in modo progressivo, da “plebiscito” appunto a “referendum”), costringono in qualche modo a truffe e manipolazioni, anche se in tutta onestà nel 1866 il plebiscito fu detto plebiscito, e non referendum. I “tribuni della plebe”, ovvero l’aristocrazia dei gabinetti e delle dinastie, aveva già deciso tutto. Si disperano che i popoli, di cui non hanno grande stima, non la pensino come loro, ed inscenano queste farse, degne del teatro della crudeltà, che più che truffe sono la violenza ennesima perpetuata verso le “plebi” malamente salite al rango di “cittadini”.

Che non si trattasse di libero voto lo disse già – ben prima di Beggiato – ad esempio Tomasi di Lampedusa, non certo un indipendentista, e basta leggere il libro o guardare il film, per rendersene conto. Gli italiani lo sanno bene, che non scelsero mai liberamente, dal Veneto alla Sicilia de “Il gattopardo”, per un Regno che era già stato a loro imposto. Il problema che però gli storici dovrebbero porsi, per non degradare a mera ideologia il mestiere dello storico, è più complesso. Che coscienza di “democrazia” avevano i votanti del 1866, ma non solo loro, coloro che ad esempio a Piacenza votarono en masse per l’adesione al Regno di Sardegna nel 1848, il 7 aprile 1848, avendo un vasto (5) ventaglio di scelte, facendo sì che Piacenza venisse chiamata “primogenita d’Italia”? Sapevano veramente quel che stavano facendo? Solo studiando tutti i plebisciti, scavando sistematicamente in tutti gli archivi, studiando a fondo le corrispondenze diplomatiche, la stampa del tempo, gli atti notarili di ratifica dei risultati, le memorie e magari i diari dei preti e religiosi, si può stabilire una verità storica, in cui l’elemento della consapevolezza politica, della coscienza della propria forza, da parte dei popoli interpellati, per la prima volta nella loro millenaria storia, si può rispondere ad una serie di domande sulla “costruzione” o “invenzione” (come dice Roberto Martucci) dell’Italia unita (o della Francia).
Certamente, se applichiamo categorie relative al “referendum” al “plebiscito”, allora certo che fu una truffa. Ma non lo fu molto probabilmente anche il referendum sulla repubblica, che pure ebbe nome di referendum, anche se i vincitori della guerra lo intendevano, vecchio stile, come “plebiscito”? Sono fermamente convinto della casualità dei numeri, e che il contabile che decise che solo 69 veneti e mantovani votarono contro l’annessione al Regno, scelse tale numero perché nel 1866 erano passati 69 anni, appunto, dal 1797, anno della fine della Serenissima. Fu un “memento” che forse nessuno colse.
Usare il passato per costruire i puntelli per un futuro radioso – qual sarebbe quello di un Veneto indipendente – è molto pericoloso. Meglio fare appello al futuro, come ogni vero discorso politico richiede. Il passato è davvero una terra straniera. Se furono truffati, perché non si ribellarono? Sapevano davvero per cosa votavano? Sono stati ingannati. Bene. Non lo siamo noi forse ogni giorno, ogni santo giorno, in cui vengono raccontate fandonie sul riscaldamento globale, sull’ISIS, sull’economia, che è al collasso, esibendo numeri inventati, truffando come e peggio del 1866? Meglio non coinvolgere nel grottesco in cui viviamo anche il grottesco del passato. E se si vuole ricostruire il passato, occorre armarsi di grande pazienza, cogliere il plebiscito del 1866 nel quadro di un secolo di “plebisciti”: forse, se visti con i criteri del “referendum” di oggi, tutti truffaldini. D’altra parte non furono mai i popoli a chiedere i plebisciti. Ma le élites del tempo, come a Piacenza, manipolarono ben bene l’opinione pubblica, in Italia, allora, veramente in statu nascendi.
Certamente nel momento in cui per legittimare l’attuale status del Veneto come regione italiana, si fa a ricorso al 1866, si cade nel ridicolo, ma infatti nessuno degli oppositori di Beggiato ha sostenuto che il libro di quest’ultimo dicesse il falso, come ha ben visto Carlo Lottieri. L’attuale status del Veneto è legittimato dal popolo veneto che non chiede, scendendo tutto o in gran parte in piazza, come i catalani, che si faccia di nuovo ricorso allo strumento democratico del voto per confermare, o meno, la propria appartenenza all’Italia. Finché sarà così, anche i segugi piemontesi e loro cucciolate venete che fanno i cani da punta e riporto per l’Italia unita, avranno buon giuoco. Farebbero bene a tacere del tutto, è uno scheletro nell’armadio ben vivo e in carne, a pensarci bene, il plebiscito del 1866. Infatti, fu certamente una truffa, ma fu veramente, effettivamente convocato e celebrato, un passo avanti rispetto al presente, mostruoso dirlo perché ai tempi le masse, il popolo, era per i sovrani davvero meno che carne da cannone. Eppure li fecero, seppur farsescamente, votare. E senza che lo chiedessero, d’altra parte chi avrebbe potuto prender la parola per loro, i loro occupanti austriaci? I loro intellettuali mazziniani? I preti?
Per tutti, meglio sarebbe lasciare che i morti riposino in pace, cosa peraltro che non fanno, visto che nella sola e unica volta in cui furono chiamati ad esprimere la propria volontà, essa venne così mostruosamente falsificata. Anche solo per vendicare l’offesa subita da quei morti, si dovrebbe scendere a milioni in piazza e chiedere di votare di nuovo. Ma in piazza scendono in tremila. E allora, vivi e morti, riposiamo tutti in pace.


Alberto Pento
A questo povero professor Bernardini ricordo che ai "Plebisciti per l'annessione" al Regno d'Italia, non votarono i popoli o le plebi italiche ma votarono le élites, le borghesie e le nobiltà.
Povero Bernardini quante parole a vanvera!
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