Anesion del 1866 - el plebesito trufa o farsa o iłuxion ?

Anesion del 1866 - el plebesito trufa o farsa o iłuxion ?

Messaggioda Berto » mar feb 04, 2014 9:34 am

Anesion del Veneto a el stado talian - el plebesito trufa o farsa o illusione ?
viewtopic.php?f=139&t=518


"La vera storia del 1866: il Veneto subì l'annessione" * 21-22 OTTOBRE 1866: "LA GRANDE TRUFFA"  Il plebiscito di annessione del Veneto all'Italia"
(in fondo: "1859: IL VENETO COME IL LUSSEMBURGO?"

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -trufa.jpg


E' l'esplicito titolo di un agile e documentato libro di ETTORE BEGGIATO ( Editoria Universitaria Venezia )

http://cronologia.leonardo.it/storia/a1866a.htm

l libro racconta una storia vicinissima eppure inaudita, la storia del Veneto che è stata negata e sostituita dalla propaganda sabauda, che fatta l'Italia pretese di fare gl'italiani cancellandone le diverse identità. La scuola e gli intellettuali, come sempre, si prestarono alla bisogna: buttate i testi e le antologie di Storia e Letteratura Veneta, generazioni di veneti impararono che la loro lingua non era che ridicolo dialetto di servette migranti, e il loro millenario passato di nazione indipendente, onorata e rispettata tra le grandi potenze europee, non era che miserabile folclore di repubblichetta marinara.
1866: l'anno della cessione del Veneto ai Savoia. Ci insegnarono che quel plebiscito fu una specie di festa nella quale un popolo esultante ed unanime si riunì alla patria.
Beggiato smonta la menzogna lasciando parlare i documenti, ci racconta una storia veneta che nessuno ci ha mai raccontato. E la prefazione di Sabino Acquaviva che impreziosisce il volume (che riportiamo sotto) ha il merito di riconoscere la dignità di queste posizioni, talvolta oggetto d'ingiusta e spesso ignorante derisione, e di porre un problema di verità: tanti anni dopo, nell'Unione Europea, è tempo che nelle scuole e fuori si racconti finalmente la verità sul Veneto e sul Risorgimento, sulla forzata annessione all'Italia di un popolo che voleva restare veneto. Ed è tempo che su questa verità si costruisca quell'Italia "federazione di popoli" per la quale si battè l'insorta Venezia di DANIELE MANIN (Al.F. recensione su Il Gazzettino, 2.12.1999).
La Prefazione di SABINO ACQUAVIVA


ANNO 1866 I PLEBISCITI "con gioia" o "con mano tremante" ?

" ..il SI .... lo si vota a fronte alta, sotto lo sguardo del sole, colla benedizione di Dio.... 
il NO ....con mano tremante, di nascosto, come chi commette un delitto..."

http://cronologia.leonardo.it/storia/a1866b.htm

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Sulla libertà del voto e sulla segretezza dello stesso ci illumina la lettura di "Malo 1866" di Silvio Eupani:
"Le autorità comunali avevano preparato e distribuito dei viglietti col SI e col NO di colore diverso; inoltre, ogni elettore, presentandosi ai componenti del seggio, pronunciava il proprio nome e consegnava il viglietto al presidente che lo depositava nell'urna".

"il viglietto del SI"

L'urna del SI era a destra, quella del NO a sinistra.

Federico Bozzini così descrive in L'arciprete e il cavaliere quanto avvenne a Cerea:
"Come già si disse, vi dovevano essere due urne separate, una sopra un tavolo, l'altra sopra l'altro. Se per caso non avesse urne apposite, potrà adoperare un quartarolo del grano (una specie di secchio per la misura del grano. Ndr.) Sopra una sarà scritto ben chiaro il SI e sopra l'altra il NO".

E PER LO SPOGLIO?
"I protocolli (registri dove si scrivono i nomi dei votanti) sono due, uno per i votanti che presentano il viglietto del SI , l'altro per il viglietto  del NO, in modo che il numero complessivo dei viglietti, finita l'operazione del voto, rende inutile lo spoglio di ciascheduna urna. Nel protocollo dei viglietti  del NO si dirà: votarono negativamente i seguenti cittadini. Alla fine la Commissione concluderà gridando "Viva l'Italia unita sotto lo scettro della Casa di Savoia".

Poi c'era il manifesto che non lasciava dubbi in quanto "serenità" di come votare.
Poi i giornali citati sopra: La Gazzetta di Verona del 17 ottobre era chiarissima: "...SI vuol dire essere italiano ed adempiere al voto dell'Italia. NO, vuol dire restare veneto e contraddire al voto dell'Italia".
Una sottolineatura importante: già allora qualcuno aveva capito che una cosa erano i veneti e un'altra gli italiani e che gli interessi degli uni raramente coincidevano con gli interessi degli altri.

Illuminante il seguente dialogo tratto da Le elezioni comunali in villa  nelle quali Domenico Pittarini (non un austriacante, ma un membro liberale, perfino arrestato dagli austriaci) descrive i fatti tragicomici che caratterizzarono le "elezioni" post 1866, per andare "sotto" il governo monarchico sabaudo:

"Primo contadino: "Ciò, chi ghetu metesto ti sulle schede?"
(cosa hai messo sulla scheda?)
Secondo contadino: "Mi gniente, me la ga consegnà el cursore scrite e tutto"
(me l'ha consegnato lo scrutatore già scritta)
Primo contadino: "E anca mi isteso, manco fatiga"
(io lo stesso, così meno fatica).
Secondo contadino: "Manco secade"
(meno seccature).
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Anesion del Veneto a el stado talian - el plebesito trufa

Messaggioda Berto » dom mar 16, 2014 9:33 pm

1866: PLEBISCITO TRUFFA - Veneto e Italia (in lingua veneta)

http://www.youtube.com/watch?v=dlDbeFQCM94

Dixen ke ła Repiovega Veneta lagounar ła ga 650ani e no 1100 e coeła de Mar e de Tera 450ani.
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Messaggioda Berto » mer mag 07, 2014 7:32 am

Le fonti non venete del plebiscito farsa del 1866

http://www.lindipendenza.com/le-fonti-n ... a-del-1866

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DON FLORIANO PELLEGRINI

Ammettiamo, per ipotesi, doverosa, che noi Veneti siamo tendenziosi o preconcetti nell’interpretazione del plebiscito del 1866 quale atto in sé stesso invalido, vergognoso per Casa Savoja & C. e inadatto ad esprimere, come doveva essere, la libera volontà dei membri dell’allora regno del Lombardo-Veneto di aggregarsi o meno «agli Stati del regno d’Italia». Basta però una carrellata delle fonti in internet, italiane e straniere, comunque non venete, per accorgersi che questo è il pensiero riferito, quando esplicitamente e quando con qualche cautela, da tutti. Sinora non abbiamo trovato alcuna fonte che dica corretto il comportamento dei Savoja. E sì che fonti ce ne sono a centinaia, e di tutti gli orientamenti!

Prendiamo, per accertarsene, un sito tra i tanti. [1] Si vede bene che l’opinione sul comportamento dei signori Savoja & C. non è proprio lusinghiero e se, infine, viene loro riconosciuto un «successo politico», esso è nel senso meno nobile della parola.

***

Trattato di Vienna – 3 ottobre 1866

Il trattato di Vienna fu un accordo, firmato da Italia e Austria il 3 ottobre 1866, con il quale veniva dichiarata chiusa la terza guerra di indipendenza e il Veneto veniva ceduto dall’Austria alla Francia, che lo avrebbe poi trasferito all’Italia, previo il consenso degli abitanti tramite un plebiscito.

Il trattato fu firmato dal generale italiano Luigi Federico Menabrea e dal suo omologo austriaco, Emmanuel Félix de Wimpffen.

In seguito alla guerra Austro-Prussiana del 1866, battaglia di Sadowa, l’Austria fu sconfitta e dovette cedere il Veneto a Napoleone III. Il trattato di pace di Vienna firmato il 3 ottobre 1866 disponeva testualmente che la cessione del Veneto (con Mantova e Udine) al Regno d’Italia (che beneficiava della vittoria prussiana pur essendo stato sconfitta dall’Austria per terra a Custoza e per mare a Lissa) dovesse aversi sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate.

Napoleone III procedette all’organizzazione di un plebiscito, in onorevole ottemperanza del trattato di pace, tuttavia fu soggetto a forti pressioni da parte di casa Savoia, affinché cedesse anzitempo le fortezze e il controllo militare della regione in anticipo sull’esito del plebiscito ed anche alla stessa organizzazione del plebiscito.

Il generale Leboeuf, cui fu affidato provvisoriamente il territorio del Veneto attuale, più Mantova e il Friuli (Pordenone-Udine), cercò di rispettare l’impegno.

Le pressioni di casa Savoia furono tali che alla fine Napoleone III ordinò al generale Leboeuf di ritirarsi e di consegnare le fortezze e di lasciar occupare il Veneto alle truppe di casa Savoia. Così il plebiscito fu organizzato da casa Savoia, che lo organizzò in modo da non dover contrattare nulla con i Veneti, che secondo alcuni persero così l’ultimo sprazzo di autonomia e libertà.

L’accesso alle operazioni di voto, come per altri plebisciti dell’epoca (ad esempio: quello svolto per l’annessione di Nizza alla Francia), e per ogni altra consultazione elettorale dell’epoca, escluse le donne e fu limitato per censo: interessò pertanto solo una parte minoritaria della popolazione (meno di 650.000 votanti su un totale di 2.603.009 residenti).

Il risultato (646.789 sì; 69 no; 567 voti nulli), rispecchiò, secondo alcuni studi storici, l’assoluta mancanza di segretezza nel voto e di trasparenza nelle conseguenti operazioni di scrutinio. In tal modo, la sostanziale sconfitta militare del Regno d’Italia nella Terza guerra di indipendenza italiana del 1866 si trasformò in un successo politico per casa Savoia.

(1) http://www.acrilforte.it/trattato%20di%20Vienna.html
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Messaggioda Berto » dom giu 29, 2014 9:12 pm

Piccola storia di annessione del Lombardo Veneto

http://www.palmerini.net/blog/piccola-s ... rdo-veneto

Nel 1860, molti dei "patrioti" carbonari che hanno fatto il risorgimento, ossia l'Italia unita, altro non erano che carabinieri in missione segreta mandati a sovvertire gli ordini costituiti. Illuminante in proposito il memoriale di un agente segreto del Cavour.

Comunque fosse, il Regno d’Italia nacque nel 1861, però senza il Veneto (di cui il Friuli è sempre stato parte) che invece rimase sotto amministrazione Austriaca fino al 1866.

Il Lombardo Veneto era uno dei regni della famiglia Asburgo imparentata con molti nobili europei. Era il territorio più ricco e redditizio del Impero Austro-Ungarico, e con un quinto della sua popolazione forniva al regime il terzo del redditto statale (molto, ma meno di quanto oggi esso dia all'Italia!).

Possiamo dire che il tenore di vita era alto oltre la media europea. L' amministrazione austriaca era efficiente, e seppure non lo era quanto quella della Repubblica Veneta, la bassa tassazione (circa il 10% ! ) la rendeva sopportabile alle genti. Le opere pubbliche però veniva realizzate in quello che oggi chiamano "project-financing" ossia a debito delle comunità locali.

Tutto questo faceva si che gli austriaci, seppure non ben accetti, erano comunque sopportati dalla popolazione, anche perché molti del Lombardo-Veneto lavoravano nella amministrazione statale. Il fatto che l'amministrazione asburgica non era molto amata, ed era aliena alle genti del luogo per lingua e tradizioni, è dimostrato dalle rivoluzioni del 1848, che non erano però fatte per l'unità d'Italia, come dimostrano i fatti del 1866.

Allo stesso tempo a tutti era chiaro, per primi agli austriaci, che il benessere di cui si godeva era derivante principalmente dalla Repubblica Veneta (che si estendeva fino al fiume Adda, oltre Bergamo), con con i suoi oltre 3 secoli di presenza aveva formato tutti i fattori che determinarono la nascita del primo asse industriale. Questo benessere fatto di lavoro e capacità non era dunque una novità storica, anzi, si era verificato diverse volte nella storia fin da quando la Venetia et Histria era la parte più ricca dell'Impero Romano .

Poi nel 1859 la Lombardia venne invasa dai Franco-Piemontesi (erano più francesi che altro) e in violazione del trattato di Zurigo il Piemonte la annettè senza nemmeno un plebiscito obbligatorio per il diritto internazionale. L'Italia svaligiò la Lombardia, e con il bottino oltre a ripianare le proprie casse cominciò ad invadere gli altri stati d'Italia. Si spiega con questa consapevolezza il fatto che i veneti, nel 1861 ancora sotto l'Austria, se ne stettero buoni buoni e non cercarono l'annessione. D'altra parte c'era stato un miglioramento del rapporto con l'amministrazione, e il benessere sociale ed economico vedeva ormai solo poche centinaia di funzionari austriaci operare nel territorio.

L'intenzione dei Veneti di non diventare italiani si confermo nel 1866 quando l'Austria era in guerra contro la Prussia che l'attaccava da Nord. L'esercito prussiano era potente e l'Italia era legata ad esso da un patto di alleanza. L'Italia dichiarò a sua volta guerra all'Austria ma venne sconfitta per terra a Custoza e per mare a Lissa. A sconfiggere l'Italia furono la marina Austro-Veneta, che parlava veneto, e le truppe di terra per lo più composte di Veneti , entrambe ovviamente sotto le insegne austriache

L'Austria però non vinceva contro la Prussia, e così l'Italia fece una proposta vergognosa: si offrì di smettere le ostilità se l'Austria le avesse consegnato il Veneto tradendo il patto con la Prussia . L'Italia ottenne senza combattere il Veneto (con il Friuli) , ma in realtà, come ho trovato in documenti storici, ottenne legalmente l'intero Lombardo-Veneto, in quanto fino ad allora possedeva la Lombardia illegalmente.

Da una parte l'Austria fu costretta a cedere il Veneto per concentrarsi nella guerra con la Prussia, ma lo aveva già offerto all'Italia ancor prima delle ostilità con l'Italia, la quale rifiutò preferendo la guerra che poi perdette.

L'Austria a quel punto non di meno non volle dare il Lombardo-Veneto direttamente agli sconfitti, troppo umiliante anche per le popolazioni che per essa avevano combattuto e vinto. Dette dunque la sovranità del Lombardo-Veneto alla Francia che si impegnò a garantire che si facesse un plebiscito per accertare la volontà dei popoli del lombardo-veneto di diventare "italiani".

Dunque per il trattato di Vienna del 3 ottobre 1866, si doveva far approvare l'annessione con il voto di tutte le popolazioni del Lombardo-Veneto, e questo è una mia scoperta del 2007.

Il governo italiano , che già controllava la Lombardia dal 1859, entrò invece illegalmente nel Veneto mesi prima del voto, e organizzò lei stessa i plebisciti, dettando le regole, stravolgendo le anagrafi, usando dei prestanome per il passaggio di carte, e con l'oppressione poliziesca che gli era possibile dato che già controllavano tutte le prefetture al momento del voto. Incredibilmente fece votare i propri soldati, anche di soli 16 anni, cosa che non era permessa invece ai veneti . Anche questa è una mia scoperta del 2007.

Le anagrafi erano talmente truccate che è stato dimostrato che in un certo numero di collegi dove si votò si registrarono più voti che votanti aventi diritto al voto, essendo che votavano i soldati.
E' stato verificato che in molti collegi i voti non furono nemmeno scrutinati, e fu dichiarata l'annessione senza scrutinio.

La gente votava palesemente sotto gli occhi dei carabinieri. Alcuni prelati furono arrestati.

Ora occorre chiedersi perso se i brogli nel voto invalida LEGALMENTE il plebiscito. E' certamente un problema politico, ma non invalida legalmente il plebiscito.

Quello che invalida l'annessione è il fatto che la Lombardia non votò, e che votarono i soldati italiani, oltre che la stessa presenza italiana e i prestanome che falsificarono il passaggio di sovranità dalla Francia al governo fantoccio italiano.

La storia ufficiale italiana racconta che nel 1866, pochi mesi dopo le tremende battaglie, il Veneto volle diventare italiano.

La verità documentale dice invece che dopo aver perso per terra e per mare, l'Italia si impossessava illegalmente del Lombardo-Veneto che l'aveva sconfitta, e che divenne italiano non volontariamente ma perché l'Italia violò gli accordi internazionali, e costrinse i Veneti a subire l’invasione militare di quello stesso nemico che aveva sconfitto pochi mesi prima. E impedì il voto pure della Lombardia.

Che il plebiscito fosse una truffa era noto a tutti, già il giornalista ex-fascita Montanelli definì il plebisciti come una "burletta", ma nessuno ha mai messo in discussione la legalità del possesso italiano che dipendeva invece da un accordo internazionale . Si parlò di qualche broglio. Punto.

Così è stato fino al 2007, quando per primo, leggendo il memoriale del Commissario Italiano che gestì l'invasione, e leggendo i trattati, ho dimostrato la NULLITA' LEGALE, cioé giuridica, del plebiscito, ossia il fatto che Lombardo-Veneto non è legalmente sottoposto al governo italiano, lo è solo di fatto ma in violazione al diritto dei popoli che risale al 1840.

La vera storia è diversa : l'Italia nel 1866 ha sfrontatamente violato il trattato non facendo votare la Lombardia, che pure occupava militarmente, ma non la deteneva con il possesso legale che doveva essere ratificato, appunto, dal plebiscito. E dove si votò fece votare i suoi soldati, per cui possiamo dire che nemmeno i veneti votarono. E lo testimonia l'esiguo numero dei votanti pari a poco più del numero dei soldati italiani.

Ho accertato per primo infatti che il Governo Italiano, NON FACENDO VOTARE oltre il 60% della popolazione del Lombardo-Veneto, commetteva violazione del trattato, ed essendo violato il trattato l’annessione è a tutt'oggi ILLEGALE e lo resterà per sempre.

Aggiorno questa pagina dicendo che probabilmente a seguito dei nostri ricorsi l'Italia ha annullato l'annessione del 1866, quindi la domanda diventa: con quale titolo l'Italia governa il Lombardo-Veneto?

Data questa nullità giuridica dell'annessione, anzi la sua inesistenza legale, anche le elezioni successive o altre nuove non possono confermare mai lo status quo, perché sono organizzate, oggi come allora, da un occupante abusivo per il diritto internazionale.

Questo principio di insanabile illegalità dell'Italia non è possibile affermarlo altrimenti che con i documenti da me evidenziati, perché anche dimostrando i gravissimi brogli l'annessione avrebbe un valore , perché de jure i brogli parziali non rendono illegale l’annessione .

Mentre lo fanno le violazioni che ho dimostrato nel 2006 e 2007 QUI , QUI e altrove, come nel mio libro. C'è qualche cretino o qualche emissario che per intorbidare la acque dice che io lavoro per il governo italiano, ed è invece evidente che chi lo dice lo fa proprio a solo vantaggio italiano.

Che fare allora per tornare sovrani ?Certamente è diritto del Lombardo-Veneto tornare Stato sovrano o quanto meno, se lo volesse, avere il pieno autogoverno.

Si dovrà battagliare , ma se esiste la legge internazionale (quella italiana non esiste come dimostrato dalla violazione della legge elettorale regionale per opera del governo), allora questa occupazione prima o dopo terminerà e il Lombardo-Veneto avrà la sua libertà. Non è questione di SE, ma di come e quando.
Molte persone a leggere queste verità scioccanti hanno una reazione nevrotica. Invocano il fatto che nelle guerre dei popoli barbari è sempre stato così e che ragionando così si dovrebbe tornare ai popoli antichi.

Come Veneto posso perfino accettare anche questa iperbole, perché noi veneti eravamo presenti nelle Venetie già nel 1200 A.C. , ossia qualche 700 anni prima che nascesse l'Impero Romano, e dunque essendo originario prima di qualunque altro popolo noi siamo "aborigeni" e il territorio non lo abbiamo rubato altri che al mare, non ad altre genti.

Ma oggi però si devono tenere in conto ben altri valori. Le bugie storiche raccontate per giustificare lo status quo non costituisco un diritto, prevalgono invece i diritti umani e diritti dei popoli, ossia il principio di decolonizzazione. Sulla base di questo molti stati hanno dovuto rendere liberi quei territori che gestivano al pari del resto dello Stato, che però erano colonie. E così sarà per noi se sapremo organizzarci e non crederemo alle bugie dei politicanti.

Per altro il fallimento economico dell'Italia ci obbliga a guardare avanti. Confrontandosi con la storia veneta, che è la base della storia europea moderna, di fronte a noi resta un termine di paragone che impedisce l'accettazione del presente. Però occorre conoscere la propria storia, e non farsi incantare o ingannare da chi dice che i veneti sono quelli della Regione Veneto.

Sopratutto lo "stato di diritto" sistematicamente violato, e imposto dal trattato di Lisbona, ci mettono di fronte a nuovi valori fondamentali, valori europei, di fronte ai quali l'unità d'Italia ha solo da vergognarsi. Possiamo e dobbiamo richiamare quei valori come il rispetto delle minoranze per far valere la nostra identità di veneti anche e sopratutto di fronte all'Italia oltre che all'Europa.

Pur sempre noi veneti possiamo guardare con fiducia al futuro se sapremo ricordare cosa siamo stati e siamo ancora.

Ci sono state poche civiltà più longeve della nostra, (in ordine di durata decrescente) solamente gli Egizi , i Persiani, i Cinesi e poi i veneti con la Repubblica Veneta. Noi già conoscemmo i Greci e i Romani, i secondi li abbiamo salvati dai Celti.

Ma la civiltà veneta è l'unica che in sostanza non ha conquistato i popoli con la violenza .

Abbiamo una storia differente, e non possiamo accettare l'unione sulla base ( per la prima volta si conobbero la fame e la pellagra nelle Venetie) ne fece morire decine di migliaia in inutili guerre studiate apposta per "crogiolare nel sangue la patria". Oggi si chiama genocidio.
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Anesion del Veneto a el stado talian - el plebesito trufa

Messaggioda Berto » sab lug 05, 2014 2:50 pm

QUANDO I VOTI NON SI POSSONO CONTROLLARE…
di Don Floriano Pellegrini

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DOPO 148 ANNI DAL REFERENDUM DI ANNESSIONE DEL VENETO, L’ITALIA BLOCCA ANCORA LA VERIFICA E L’ACCESSO ALLE SCHEDE!

http://vivereveneto.com/2014/04/13/quan ... ontrollare

Mi scrive un noto e insospettabile studioso: “Sul plebiscito del 1866 ci sono moltissimi dubbi. Qualche anno fa un amico aveva appena iniziato lo spoglio delle schede di voto ed ha avuto la certezza che ci fossero stati dei brogli, molto evidenti. Purtroppo, la ricerca non si è conclusa, perché è stata chiusa la sezione alla Giudecca dell’Archivio di Stato di Venezia (dove stanno le schede) e quindi le casse che le contengono sono ancora sigillate come all’origine [!] e non sono più consultabili”.

Sono trasalito: com’è possibile non siano consultabili? Il regno d’Italia unì a sé il Veneto solamente dopo che, con il Trattato di Vienna del 3 ottobre 1866, s’era esplicitamente impegnato a ricevere “il consenso delle popolazioni [del Lombardo-Veneto] debitamente consultate”. In altre parole: né Napoleone III, imperatore dei Francesi, né Francesco Giuseppe, imperatore d’Austria, cedevano la sovranità direttamente all’Italia, ma la trasmettevano al Popolo Veneto, il quale avrebbe potuto liberamente e sovranamente decidere il suo avvenire, se unirsi o meno all’Italia.

Seggio del plebiscito truffa del 1866 ricostruito a Villafranca di Verona l'11 settembre 2011 4Questo, ripeto, è quanto sottoscritto dall’Italia a Vienna; ma lo fece già con l’intenzione di tradire, sia la Francia, che l’Austria e il Popolo Veneto. Dieci giorni dopo, infatti, nel proclama di indizione del referendum e quindi prima dei risultati, l’Italia definiva sé stessa come liberatrice, il Popolo Veneto era ormai declassato a sue province e l’Austria (bella correttezza!) era definita una tirannide; insomma, una catena di falsità e calunnie per tutte le parti in causa, eccetto che per sé stessa.

Fu così che si guardò bene dal permettere che la messinscena del referendum trovasse una minima verifica internazionale; e dopo 148 anni si dice che le schede non sono ancora consultabili?

Sarebbe nell’interesse stesso dell’Italia poter dimostrare che dal 1866 è in Veneto per la corretta applicazione del Trattato di Vienna, da essa sottoscritto, e non per un tradimento del diritto internazionale; tradimento che, invaliderebbe all’istante la dichiarata legittimità della presenza dell’Italia sul territorio veneto.
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Messaggioda Berto » lun ott 06, 2014 6:19 am

http://www.miglioverde.eu/3101866-ricon ... dei-veneti

3/10/1866, RICONOSCIUTO IL DIRITTO DI AUTODETERMINAZIONE DEI VENETI

di ETTORE BEGGIATO*

Il 3 ottobre 1866 veniva firmato a Vienna il trattato di pace fra l’Italia e l’Austria con il quale si poneva fine alla cosiddetta terza guerra di indipendenza.

L’Italia era entrata in guerra il 20 giugno 1866 per “liberare” il Veneto ed si era alleata con la Prussia, in funzione anti austriaca; gli italiani erano stati sconfitti sia per terra (Custoza, 24 giugno) che per mare (Lissa, 20 luglio) ma la devastante vittoria dell’esercito prussiano a Sadowa era stata determinante per costringere l’Austria a chiedere la pace; l’Italia pur così pesantemente sconfitta si sedeva al tavolo dei vincitori grazie alla potenza dell’alleato prussiano.

L’impero asburgico, però, proprio per rimarcare tutto questo, e cioè che non si poteva considerare i Savoia come dei vincitori, si rifiutò di consegnare direttamente il Veneto al Regno d‘Italia e lo consegnò alla Francia affinché facesse da garante internazionale, un po’ come l’ONU ai giorni nostri, per intendersi.

Il Veneto sarebbe eventualmente passato al Regno d’Italia solo dopo un libero voto, “sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate” è la formula testuale del trattato di pace: in quel preciso momento un trattato internazionale riconosce ai veneti quello che oggi si chiama “diritto di autodeterminazione”; sarebbero stati i veneti a decidere il loro futuro attraverso la libera espressione del voto.

Il diritto di autodeterminazione è un diritto “naturale” che viene prima del diritto degli stati, ed è un diritto inalienabile dei popoli, questo dovrebbe essere compreso anche a Roma, dove invece ci si ostina a portare avanti un atteggiamento irrispettoso dei diritti dei popoli, prova ne sia che recentemente il governo italiano è ricorso alla corte costituzionale per bloccare le due leggi approvate dal Consiglio Regionale del Veneto tendenti a convocare due referendum consultivi (e sottolineo consultivi) relativi uno, all’indipendenza del Veneto e l’altro a forme più avanzate di autonomia.

E questo nonostante l’Italia abbia firmato più documenti internazionali nei quali viene riconosciuto il diritto all’autodeterminazione, e questo nonostante la repubblica italiana sia la legittima continuatrice di quel regno d’Italia che ha riconosciuto i diritti dei veneti nel 1866, attraverso un trattato internazionale.

Dopo quel trattato di pace, sappiamo purtroppo, come andarono le cose: il plebiscito viene convocato per i giorni 21 e 22 ottobre, ma su pressione del governo italiano, il 19 ottobre, due giorni prima del voto, il Veneto passa ai Savoia in una oscura stanza dell’Hotel Europa lungo il Canal Grande: i Veneti vanno a votare quando tutto è già stato deciso…

Per non parlare di come si svolsero le operazioni di voto: schede di colore diverso e obbligo di dichiarare le proprie generalità!

Ecco quanto successe a Malo (Vi):

“Le autorità comunali avevano preparato e distribuito dei biglietti col SI e col NO di colore diverso; inoltre ogni elettore presentandosi ai componenti del seggio pronunciava il proprio nome e consegnava il biglietto al presidente che lo depositava nell’urna”; altro che segretezza del voto, altro che controlli internazionali!

Il plebiscito è stato una grande grande truffa, la prima di una serie interminabili di truffe che i governi italiani hanno perpetrato nei confronti dei veneti; ed è anche per questo che uno stato democratico dovrebbe consentire il libero svolgimento di un referendum consultivo: per dare ai veneti la possibilità di esprimersi sul presente del proprio popolo, sul futuro, ma anche sul passato, su quella presenza italiana che è stata e continua ad essere, una delle parentesi più negative negli oltre 3.000 anni di storia del popolo veneto.

*Autore di “1866:la grande truffa. Il plebiscito di annessione del Veneto all’Italia”
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Messaggioda Berto » gio ott 16, 2014 9:42 pm

Il Plebiscito, ieri come oggi il lavaggio del cervello. Chi vince cancella la storia

http://www.lindipendenzanuova.com/noi-v ... o-presente

di ETTORE BEGGIATO
(da venetoindipendente)plebiscito-veneto
“CHI CONTROLLA IL PASSATO CONTROLLA IL FUTURO, CHI CONTROLLA IL PRESENTE CONTROLLA IL PASSATO.” (G. ORWELL)

11 OTTOBRE 2014
Riproponiamo il testo della premessa di una interpellanza (n.35) in consiglio regionale (ottava legislatura) che ben riassume come andarono le cose in Veneto nel 1866.
21 – 22 OTTOBRE 1866, ANNESSIONE DEL VENETO ALL’ITALIA. FU VERA FESTA?

… il plebiscito che sancì l’annessione del Veneto all’Italia (21-22 ottobre 1866) viene liquidato dai nostri libri di storia in poche battute visto che la storiografia ufficiale sostiene che “tutto si svolse con mirabile ordine e fra universali manifestazioni di gioia”(1).
E i risultati sembrano sottolineare tutto questo. Nell’esito della Corte d’Appello di Venezia leggiamo infatti che su una popolazione di 2.486.789; i voti contrari furono 70 e le schede nulle 72.
I voti favorevoli sono pari al 99,99 per cento: una percentuale che fa nascere più di qualche sospetto, sia per il ricordo positivo che gli austriaci hanno lasciato nella nostra regione, sia perché simili percentuali non sono state ottenute neanche dai regimi di Stalin o di Pinochet.
Il popolo veneto nell’ultima settimana prima del voto fu letteralmente sballottato da un potente all’altro; pur con i mezzi di informazione dall’intuibile livello ed un apparato burocratico-organizzativo alquanto traballante, appena pochi giorni dopo lo squallido mercanteggiamento il voto fornì un simile risultato.
E la lettura di “Malo 1866″ di S. Eupani non può che inquietarci ancor di più: l’autore scrive infatti: “Le autorità comunali avevano preparato e distribuito dei biglietti col si e col no di colore diverso; inoltre, ogni elettore, presentandosi ai componenti del seggio, pronunciava il proprio nome e consegnava il biglietto al presidente che lo depositava nell’urna”.
In barba alla segretezza del voto e ai controlli internazionali che dovrebbero funzionare in simili frangenti! Del resto, che i brogli elettorali fossero prassi diffusa ce lo conferma perfino il buon Garibaldi sostenendo che “la corruzione dei pubblicisti, nei plebisciti, nei collegi elettorali, nella Camera, nei Ministeri, nei Tribunali fu alzata a sistema di governo”(2).
Illuminante è il seguente dialogo tratto da “Le elezioni comunali in villa”(13) nelle quali il Pittarini descrive i fatti tragicomici che caratterizzarono le elezioni post 1866:

l ° contadino: Ciò, chi ghetu metesto ti sulle ‘schede?
2° contadino: Mi gniente, me la ga consegnà el cursor scrite e tutto.
1 ° contadino: E anca mi isteso, manco fadiga.
2° contadino: Manco secade.

È doveroso sottolineare che il Pittarini fu membro del Comitato Liberale Vicentino e che fu arrestato dalle autorità austriache nel 1859: non siamo dunque di fronte ad un austriacante, bensì a un liberale veneto che si accorgeva d’avere semplicemente cambiato padrone e di aver cambiato in peggio.
Inquietanti sono poi le analogie con il plebiscito che si svolse nel Regno delle Due Sicilie il 21 ottobre 1860; stesse schede prestampate, stessi risultati (e soprattutto in Sicilia), stessi subdoli “avvertimenti” pre-elettorali(3).
Va peraltro ricordato che il plebiscito fu una enorme farsa, una messa in scena realizzata dagli italiani perché nei fatti il “Veneto” (termine inizialmente coniato dagli Austriaci per indicare il Regno “Lombardo-Veneto” e rimasto monco dopo la perdita dei territori oltre Mincio) era già stato ceduto, infatti la Gazzetta di Venezia del 20 ottobre notifica: “Questa mattina (il 19) in una camera dell’albergo Europa si è fatta la cessione del Veneto”. L’Austria, che aveva sconfitto il Regno d’Italia a Custozza (24 giugno 1866) e a Lissa (20 luglio 1866), fu costretta, nelle condizioni di pace, con la Prussia a cedere il Veneto al Regno d’Italia, alleato di quest’ultima. Così l’Austria per mortificare l’Italia consegnò alla Francia il Veneto e chiese a quest’ultima di interpellare le popolazioni con regolare plebiscito prima di consegnarlo al Piemonte.

Dopo queste rivelazioni sull’estrema correttezza elettorale del nuovo regno italico, vale forse la pena di fare un piccolo passo indietro.
È infatti tutto da dimostrare che il popolo veneto (che aveva dimostrato sventolando la bandiera nazionale con il Leone di S. Marco tutto il proprio valore ed ardimento sia nel 1809-10 sia nel 1848) fosse così ansioso di essere “liberato” dai Savoia. Non si riesce altrimenti a capire che necessità ci fosse di far precedere il plebiscito da “una vera campagna-stampa intimidatoria dei fogli cittadini”(4).
Si scriveva ad esempio: “ricordino essi (i Parroci e i Cooperatori dei ns. villaggi) che ove in alcuna parrocchia questo voto non fosse sì aperto, sì pieno quale lo esige l’onore delle Venezie e dell’Italia, sarebbe assai difficile non fame mallevadrice la suddetta influenza clericale, e contenere l’offeso sentimento nazionale dal prendere contro i preti di quelle parrocchie qualche pubblica e dolorosa soddisfazione…”(5).
Questa politica intimidatoria tuttavia non ebbe grossi effetti sulla partecipazione popolare: “A Valdagno, ad esempio nonostante il plebiscito venisse decantato non come semplice formalità e cerimonia, ma una festa, una gara, solo circa il 30 per cento sulla complessiva popolazione del Comune si recò a votare, mentre un buon 70 per cento, per chissà quale motivo, preferì continuare a occuparsi dei fatti propri, indifferente all’avvenimento. Analogamente in tutti i distretti…”(6).
Lo stesso D. Mack Smith scrive “Garibaldi (ancora lui!) si infuriò perché i veneti non si erano sollevati per conto proprio, neppure nelle campagne dove sarebbe stato facile farlo”.
La stessa “Arena di Verona” giornale da sempre nazional-tricolore fu costretta a denunciare il 9 gennaio 1868: “Fra le mille ragioni per cui noi aborrivamo l’austriaco regime, ci infastidiva sommamente la complicazione e il profluvio delle leggi e dei regolamenti, l’eccessivo numero di impiegati e specialmente di guardie e di gendarmi, di poliziotti e di spie. Chi di noi avrebbe mai atteso che il governo italiano avesse tre volte tanto di regolamenti, tre volte tanto di personale di pubblica sicurezza, di carabinieri, ecc….?”.

I liberatori “tagliani” arrivarono al punto di proibire le tradizionali processioni religiose in quanto “assembramento pericoloso per l’ordine pubblico”!(7), imposero la coscrizione obbligatoria, aumentarono vertiginosamente le tasse e introdussero quella famigerata sul macinato portando il Veneto ad uno stato di miseria e di disperazione come mai nella sua storia. Ai veneti non restò che emigrare: un vero e proprio esodo biblico si abbatté nelle nostre campagne.
E la rabbia dei veneti viene mirabilmente descritta in un passo de “I va in Merica” una poesia di Berto Barbarani: “Porca Italia” i bastiema “andemo via!”.
E l’ira della nostra gente, che tante volte viene accompagnata da una buona dose di ironia, fu espressa in tutta una serie di filastrocche, alcune delle quali ancora oggi molto popolari.

Partiamo da questo riassunto politico alimentare:

“Co San Marco governava
se disnava e se senava;
coi francesi bona zente
se disnava solamente
co la casa de Lorena
no se disna e non se sena
poi arrivarono gli italiani….
e col regno de Sardegna
chi lo ha in tel cul
se lo tegna!”(8).

Per non parlar di quel
“Viva Savoia!
chè i n’à portà ‘na fame roja”(9)

o di quanto scrive Dino Durante nel “Strologo 88″:

“Eco na strofeta che nell’800
cantava i veneti i quali,
evidentemente, no gera tuti amanti
dell’Italia:
- Co le teste dei taliani
zogaremo le borele (bocce)
e Vittorio Manuele metaremo par
balin”.

Alberto Benedetti nel suo “Montagne e montagnari tra Verona e Kufstein” scrive testualmente:
“quassù erano così infervorati della
liberazione e dell’Italia unita che
cantavano spesso:
- Vegnerà Vitorio Manuele
se patirà nà stissa de coele
‘l vegnarà con mostaci e barbeta
se patirà na fame maledetta”

e più avanti

“Se dura il furor dei monumenti
un monumento avrà Quintino Sella
che con un tratto di saggezza rara
la polenta ci ha resa assai più cara”.

Sempre a Verona, un battagliero giornale satirico dell’epoca, “L’asino”, commentava così l’unità:

“Noi l’abbiam fatta! l’abbiam fatta noi!
- dicono in coro gli italiani eroi
l’avete fatta, è vero, ma per Dio,
puzza che leva il fiato! dico io”(10).

E tutto questo tenendo conto che come giustamente scrive Federico Bozzini nel suo “L’Arciprete e il cavaliere”: “C’è stato dopo il 1866 un concorso generale a truccare e a italianizzare ex post tutti i brandelli di storia dell’opposizione veneta al dominio austriaco”.

Altrettanto interessante quanto scrive nel 1903 lo storico Luigi Sutto di Rovigo, incaricato dal costituendo Museo del Risorgimento “Carlo Alberto”, di ricostruire dati ed episodi del Plebiscito. L’insuccesso del suo impegno durato qualche anno fu quasi totale. Il decreto sulle norme del Plebiscito prevedeva che i pretori trasmettessero alla Corte d’Appello i verbali dei. risultati Comune per Comune del referendum. Il nostro ebbe apprezzamenti e consigli anche in sede ministeriale, ma non ebbe mai in visione i fascicoli. E annota sconsolato che né pretura né Municipi li hanno! Sutto scrive: “Nelle mie ricerche e investigazioni… ho potuto conoscere solamente i voti dei singoli Comuni del Friuli, nessun giornale del Veneto fece altrettanto, nemmeno la Gazzetta di Venezia, che neppure pubblicò i voti dei Comuni appartenenti alla provincia di Venezia. Ho voluto scrivere tutto ciò perché sarebbe interessante conoscere i voti del Plebiscito dati dal 1866 da ciascun Comune del Veneto. Però da biasimare la nostra ignoranza e la nostra noncuranza: è deplorevole che i Comuni non conoscano i voti che essi hanno dato per la loro unione alla Patria, voti che in pari tempo indicano la fine della dominazione straniera.”(11).

Un altro episodio che la dice lunga sul patriottismo tricolore dei veneti accade a Bolzano Vicentino nel corso del Consiglio comunale del 19 maggio 1875.
Il Sindaco Giacomo Giaretta faceva presente dell’opportunità di acquistare una fascia tricolore per portarla nelle pubbliche manifestazioni. Messa ai voti la proposta, si trovò con nove contrari e un sol favorevole!(12).

E allora non può non venirci in mente quanto Mario Zocaro, pseudonimo di Pietro Zenari, per lunghi anni parroco a Caldi ero (VR), fa dire al contadino Zelipo in una commedia: “Coss’ela sta Italia, sta patria, compare coss’è ste cose che ghemo da amare?”.
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Anesion del Veneto a el stado talian - plebesito trufa

Messaggioda Berto » ven ott 17, 2014 6:38 am

IL PLEBISCITO FU UNA GRANDE TRUFFA...BASTA LEGGERE LA "GAZZETTA UFFICIALE DEL REGNO D'ITALIA"...

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... Gazeta.jpg

Quando nel 1999 stampai la prima edizione di “1866:la grande truffa. Il plebiscito di annessione del Veneto all’Italia”, nonostante la lusinghiera prefazione del prof. Sabino Aquaviva, ci furono tanti sorrisini di “compatimento” da parte degli ambienti che contano, sia culturali che politici che del mondo dell’informazione.

E questo nonostante abbia fatto parlare i documenti, i riferimenti fossero precisi ed inattaccabili, le fonti assolutamente attendibili.

Naturalmente ho continuato a studiare, a ricercare, a “rimpolpare” il mio archivio, acquistando anche manifesti originali dell’epoca (come quelli di Zelarino e di Treviso relativi al voto), avendo la fortuna di trovare ripetuti riscontri (come il dispaccio dell’Archivio Comunale di Pordenone datato 19/10/1866 firmato dal generale Revel)…tutto materiale che si trova nelle mie pagine di FB…

In questi giorni ho trovato la “GAZZETTA UFFICIALE DEL REGNO D’ITALIA” stampata a Firenze venerdì 19 ottobre 1866, n. 288 dove sta scritto:

Al Presidente del Consiglio dei Ministri è pervenuto oggi alle ore 10 ¾ antimeridiane il seguente dispaccio da Venezia:

“La bandiera Reale italiana sventola delle antenne di piazza San Marco, salutata dalle frenetiche grida della esultante popolazione. Generale Di Revel”
Il Presidente del Consiglio dei Ministri rispose immediatamente con questo dispaccio:
“Alla rappresentanza municipale di Venezia:
Il Governo del Re saluta Venezia esultante mentre la bandiera nazionale italiana sventola dalle antenne di Piazza San Marco simbolo di Venezia restituita all’Italia, dell’Italia restituita finalmente a se stessa. Ricasoli”
E’ la prova provata che il plebiscito fu una truffa … I Veneti andarono a votare il 21 e 22 ottobre 1866 quando tutto era già stato deciso, il 19 ottobre il Veneto era già passato sotto il Regno d’Italia, e non è Ettore Beggiato a dirlo ma è la GAZZETTA UFFICIALE DEL REGNO D’ITALIA …

ETTORE BEGGIATO
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Anesion del Veneto a el stado talian - el plebesito trufa

Messaggioda Berto » mer ott 22, 2014 9:45 pm

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Anesion del Veneto a el stado talian - el plebesito trufa

Messaggioda Berto » ven ott 30, 2015 9:37 pm

???

Il Veneto nel 1866 non è mai stato ceduto all’Italia … Concludendo
30/10/2015
http://vivereveneto.com/2015/10/30/il-v ... oncludendo

di Alessandro Mocellin e Giorgio Burin
Alle luce dei due articoli precedenti sull’annessione del Veneto all’Italia nel 1866, sentiamo il bisogno di evidenziare e riassumere alcuni punti, fondamentali per la comprensione dei fatti.

http://vivereveneto.com/2015/10/23/il-v ... rima-parte
http://vivereveneto.com/2015/10/26/il-v ... onda-parte



Il Protagonista

Come spiegato, il protagonista principale dei fatti in questione, cioè il Popolo Veneto chiamato dal Trattato di Vienna ad essere “debitamente consultato”, è stato invece ampiamente trascurato da coloro che hanno tessuto le trame del gioco.
Immaginiamo cosa era il Veneto all’epoca. Nel 1866 erano ancora vivi molti che nella loro infanzia erano stati cittadini della Serenissima. Certamente la maggioranza dei votanti era cresciuta in un ambiente sociale e familiare in cui il ricordo della Serenissima era molto vivo.
In aggiunta a questo, pochi mesi prima dei fatti del Plebiscito i Veneti avevano combattuto vittoriose battaglie, come soldati dell’Esercito e della Marina austriaca, contro il regno sardo-piemontese dei Savoia, recentemente diventato Regno d’Italia.
Una quarantina di Marinai Veneti erano stati addirittura decorati dall’Austria per il loro comportamento durante la battaglia di Lissa, ove la marina italiana fu sonoramente battuta dai successori della Imperial-Regia Marina Militare Austro-Veneziana. Risulta difficile credere che dopo aver rischiato la vita per l’Austria contro l’Italia, abbiano entusiasticamente votato per l’appartenenza allo Stato dei nemici di pochi mesi prima.
Immaginiamoci quindi una parte del Popolo nostalgica della Serenissima, una parte affezionata all’Austria, che se pur era un padrone “foresto”, aveva dimostrato di amministrare bene e con tolleranza, una parte, innegabilmente, con simpatie verso l’Italia dettate dai motivi più vari.
A questo popolo mancava però una autorevole classe dirigente, che sapesse rappresentarlo difendendone le istanze. E’ emblematica la scelta dei 3 notabili, il Michiel e il De Betta per il Veneto e l’Emi-Kelder per Mantova. Figure di basso profilo, furono nominati dall’Italia, che non ne aveva giuridicamente alcun diritto per farlo: un po’ come se il ladro decidesse chi sarà l’avvocato del padrone di casa.


Altri Attori

Gli altri Protagonisti, Stati organizzati, hanno avuto facile gioco gestire le cose secondo i loro interessi, o, in altri casi, secondo il loro disinteresse. Il Plenipotenziario Francese, agli ordini di quel Napoleone III che non aveva ancora dimenticato, evidentemente, le grazie della Contessa di Castiglione, o piuttosto voleva tenersi buono lo scomodo vicino piemontese, si trovò con le mani legate.

I Savoia, che perso Cavour da qualche anno, non avevano perso il vizio del gioco sporco, già ampiamente praticato nella Penisola (in Toscana, nel Regno delle Due Sicilie etc.), pur di avere il Veneto spinsero l’operazione truffaldina ad un nuovo livello: la violazione piena e diretta del diritto internazionale, cioè dello jus gentium, del “diritto delle genti” che si basa sul rispetto dei patti siglati (“pacta sunt servanda”).
Rassegnata l’Austria, reduce dalla sconfitta che segnava, in realtà, l’inizio della Sua parabola discendente.
Distratto e distante, infine, il Regno di Prussia, che aveva per il prossimo futuro ben altri interessi che il Veneto e che di lì a poco avrebbe fatto pagare alla Francia il prezzo delle sue colpe sconfiggendola pesantemente fin sotto le porte di Parigi.


Come sarebbe quindi dovuta andare ?

Difficile, o troppo facile, parlare dopo 150 anni. Probabilmente il Francese Leboeuf avrebbe dovuto organizzare una scelta popolare o almeno più oculata, dei rappresentanti veneto-impiccatodel Veneto e questi, forti dell’incarico ricevuto, avrebbero dovuto e potuto organizzare un vero Plebiscito, regolare, in cui i Veneti fossero consultati e non insultati, in cui contare le varie anime del Popolo Veneto e decidere, democraticamente, il proprio destino. Il tutto sotto la protezione dei garanti francesi (oggi sarebbe l’ONU) e non certo sotto la minaccia delle baionette italiane che già occupavano militarmente il territorio. Non fu un caso che i tre notabili, la cui scelta è stata illegittimamente pilotata dall’Italia, provenissero proprio dalle tre province (Mantova, Verona e Venezia) che non avevano ancora conosciuto l’occupazione militare italiana.
Non è escluso, ovviamente, che la fazione vincente potesse risultare quella italiana anche se ci fossero state delle garanzie di imparzialità della consultazione: non lo sapremo mai. Certamente chi ha votato non era cosciente di cosa stesse votando: non vi fu alcuna informazione, neanche la minima identificazione delle conseguenze di ciascuna scelta. Se c’era una vaga idea su cosa significasse il SI’ (per l’annessione all’Italia), certamente non era chiaro cosa significasse il NO: oggi, alla luce delle ultime scoperte giuridiche, il “NO” sarebbe risultato nella creazione di uno Stato Veneto indipendente, giacché il Veneto, prima del plebiscito, era stato retrocesso “a sé stesso” ed era diventato “padrone del suo destino” (cit.).


Cosa c’è ancora da fare ?

Oggi siamo ingiustamente legati da una scelta fatta in modo sommario e senza cognizione di causa: una scelta compiuta da altri, quando invece il diritto internazionale prevedeva che fossero i Veneti in prima persona a decidere, nel bene e nel male, il proprio futuro.
Questa è una ragione in più per rivendicare, dopo 150 anni, il diritto dei Veneti ad esprimersi, e questa volta in maniera ponderata e cosciente, sul tema annessione all’Italia. E’ un diritto riconosciuto internazionalmente ai Veneti il 3 ottobre 1866 e a ben vedere, vista l’illegittimità della consultazione del 21-22 ottobre 1866, non si tratterebbe di votare “di nuovo” ma di votare “finalmente”:
la sovranità, fin che qualcuno la rivendica, non cade mai in prescrizione.

???

E ki xe ke podaria e dovaria indir sto referendo?

Mi credo ke ło posa endir lomè el Popolo Veneto.
Lomè ła vołontà de miłioni de veneti ke łi se mostra al mondo come veneti, ła pol ativar percorsi połedeghi e łegałi de endependensa, sensa sta vołontà gnente a xe posibiłe.
Se manca el Popoło Veneto, se manca i milioni de veneti ca se mostra al mondo come Popolo Veneto, no a ghè gnaon percorso legal ke se posa prategar e kel tegna entel confronto co el Stado Tałian.
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