Ma il Plebiscito del 1866 fu una truffa?

Ma il Plebiscito del 1866 fu una truffa?

Messaggioda Berto » mar set 03, 2019 3:12 pm

Ma il Plebiscito del 1866 fu una truffa?

Verifica storica comune e pubblica della tesi sostenuta da taluni venetisti che il Plebiscito del 1866 per l'annessione delle terre venete allo Stato italiano fu una truffa.
Si prega di portare documenti e testimonianze certificate.
viewtopic.php?f=153&t=2883


https://www.facebook.com/groups/2376236 ... 9314425478
Si prega di portare documenti e testimonianze certificate, tralasciando libri e film di mera propaganda che in quanto tali non dimostrano nulla.
Mi pare ovvio che citare affermazioni/testimonianze verbali o scritte dogmatiche (ossia prive di prove documentali e come ipotesi anche di argomentazioni logiche e sensate, intrinsecamente congruenti e solidamente resistenti alla verifica argomentativa contraria) non costituisce alcuna prova.
Così possiamo verificare insieme, pubblicamente dove sta la verità storica.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Ma il Plebiscito del 1866 fu una truffa?

Messaggioda Berto » mar set 03, 2019 3:16 pm

Io sostengo il contrario, che non vi fu alcuna truffa e che la truffa è quella operata dai venetisti a cominciare da Ettore Beggiato che l'ha inventata.

La truffa ideologica venetista della falsa tesi secondo cui il Pebiscito del 1866 fu una truffa
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 176&t=2859
Si tratta di uno dei dogmi del venetismo indipendentista e venezianista.
Per quanto mi riguarda se i veneti lo volessero veramente potrebbero diventare indipendenti senza la necessità di sostenere le loro ragioni con dogmi siffatti.


Annessione del Veneto all'Italia - il plebiscito truffa o farsa o illusione?
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... =139&t=518

Io sarei strafelice se qualcuno riuscisse a dimostrare senza ombra di dubbio che il Plebiscito del 1866 per l'annessione allo Stato italiano delle terre venete della ex Serenissima fu veramente una truffa.

Sono anche del parere che la truffa, l'inganno, l'imbroglio caso mai furono nell'illusione del mito risorgimentale, costruito con l'apporto di molti intellettuali della penisola italica e sfruttato dai politici, dai ceti dominanti e da taluni stati preunitari ....?????



Ettore Beggiato ha edito il suo libro per la prima volta nel 1999 e l'idea dell'opera probabilmente gli è venuta di riflesso alla propaganda meridionalista contro l'Unità d'Italia che aveva fatto dei Plebisciti tenutisi in meridione un punto di forza per dimostrare l'imposizione violenta dell'annessione fatta contro la volontà popolare della maggioranza dei meridionali.
Beggiato ha fatto propri gli argomenti dei meridionalisti contro l'annessione e i plebisciti senza minimamente preoccuparsi di verificare le differenze tra le due situazioni.
Infatti la realtà però è ben diversa se il meridione in parte non voleva l'unità statuale con il Regno d'Italia, nel settentrione italiano le cose sono andate assai diversamente:
il mito risorgimentale è nato nel settentrione e vi hanno aderito tutti i ceti dirigenti e intellettuali delle sue varie realtà statuali preunitarie;
anche l'iniziativa dei mille è partita dal settentrione e i mille provenivano da tutte le regioni del nord.
La situazione del sud non era equiparabile a quella del nord, non lo era ieri e non lo è oggi.
Se il sud non gradiva l'unità statuale italiana il nord invece l'auspicava, come l'auspicavano i veneti che non potevano minimamente richiamarsi alla defunta Serenissima che si era chiamata fuori dalla storia rinunciando a se stessa, al suo rinnovamento nella modernità europea democratica promuovendo uno stato veneto a sovranità di tutti i veneti e poi combattendo contro l'invasione di Napoleone.
Gli unici al nord che non l'hanno gradita sono stati i genovesi che si sono rivoltati contro il Piemonte, i Savoia e il loro regno:
https://it.wikipedia.org/wiki/Moti_di_Genova



Tesi di Laurea anno 2011/2012
Università di Padova
Matteo Morandini

http://tesi.cab.unipd.it/42289/1/Tesi_M ... andini.pdf
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Re: Ma il Plebiscito del 1866 fu una truffa?

Messaggioda Berto » mar set 03, 2019 3:17 pm

Partiamo dalla definizione di truffa:

Nel diritto italiano, la truffa è l'ottenimento di un vantaggio a scapito di un altro soggetto indotto in errore attraverso artifici e raggiri.
Nel diritto anglosassone si parla di "false rappresentazioni", così come, diversamente dall'Italia, in altri diritti oggettivi (austriaco e tedesco, ad esempio) l'errore può essere già presente nella mente della vittima.
https://it.wikipedia.org/wiki/Truffa

Truffa
http://www.treccani.it/vocabolario/truffa
truffa s. f. [dal fr. ant. trufe, provenz. trufa, propr. «tartufo», e per traslato non bene spiegato «burla, inganno»]. – 1. In diritto penale, reato commesso da chi, inducendo taluno in errore con artifizî o raggiri, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno: fare, commettere una t.; scoprire gli autori di una t.; essere condannato (alla reclusione, a una multa) per truffa; restare vittima di una t.; t. all’americana, in cui il truffatore trae in errore colui che vuole truffare inducendolo a credere nella possibilità di derubarlo o di truffarlo a sua volta. Legge truffa fu definita, nella polemica politica e giornalistica, la legge elettorale che nel 1953 stabiliva il «sistema maggioritario» nelle elezioni alla Camera dei deputati. Nell’uso com. anche con sign. più generico, inganno, frode, imbroglio, richiesta di prezzo troppo alto, ecc.: so ch’egli è di sì nobil famiglia, Che mai non fece tradimento o truffa (Pulci); ma questa è una t., una vera truffa! 2. ant. Bagattella, chiacchiera.

Discussione

Mazarol Veneto
Se par ti al problema se riduse in pratica in tel'uso del termine,te lo digo in veneto,l'e stà na gran ciavada perpetrada contro un popoło e un stato! T'è poco da girarghe in torno!

Alberto Pento
Quale popolo e quale stato?


Mazarol Veneto
Alberto Pento te lo sà benissimo!


Alberto Pento
All'epoca del Plebiscito del 1866 non esisteva alcun stato veneto, esistevano solo i sudditi austriaci delle terre venete, lombarde, friulane e mantovane (ceduti allo stato italiano attraverso la mediazione francese) che dovevano confermare o meno l'annessione allo Stato italiano, come a gran maggioranza fecero, in linea con la volontà espressa 18 anni prima durante la ribellione contro l'Austria (1848).


Mazarol Veneto
Alberto Pento ma và in mona,400 ani de storia prima par ti no i conta gnent 50 invese i e determinanti par far un popolo e na nasion?! Strorego de le me scasee!!


Gino Quarelo
Nessuno a quel tempo si auspicava il ritorno della Serenissima e del dominio veneziano che non esistevano più da 69 anni. I vari trattatti e accordi tra l'Austria, la Francia e il Piemonte sul plebiscito non fanno alcun riferimento al morto Stato Veneziano, e nei territori soggetti alla cessione allo Stato italiano non vi è stata alcuna manifestazione pubblica popolare per il ritorno/ripristono della Serenissima come non vi è mai stato successivamente all'annessione.



Giancarlo Franco Lora
Giancarlo Franco Lora Alberto Pento, scuza, però el referendum nó se gà svolto regołarmente, ai Segi nó ghe gera łe Guardie super partes, ghe gera i carabinieri che i gera na forsa in cauza, o sbałio? Łe Tere Venete łe gera za ocupà, come i posti de comando. Ok, contestuałizando el tuto ghe stà, parché al'epoca i gera pì itałiani che Austriaghi, però par Mi el referendum nó łè stà regołare.


Alberto Pento

Giancarlo Franco Lora ha scritto:
Giancarlo Franco Lora Alberto Pento, scuza, però el referendum nó se gà svolto regołarmente, ai Segi nó ghe gera łe Guardie super partes, ghe gera i carabinieri che i gera na forsa in cauza, o sbałio? Łe Tere Venete łe gera za ocupà, come i posti de comando. Ok, contestuałizando el tuto ghe stà, parché al'epoca i gera pì itałiani che Austriaghi, però par Mi el referendum nó łè stà regołare.

???
Il referendum non si è svolto regolarmente:
1) ai seggi non vi erano guardie super partes, c'erano i carabinieri che erano una forza in causa o sbaglio?
2) Le terre venete erano già occupate, come i posti di comando?
3) Contestualizzando il tutto ci stà, perché all'epoca c'erano più italiani che austriaci, per me il refrendum non è stato regolare?

Alberto Pento osserva:
Giancarlo Franco Lora Alberto Pento, scuza, però el referendum nó se gà svolto regołarmente, ai Segi nó ghe gera łe Guardie super partes, ghe gera i carabinieri che i gera na forsa in cauza, o sbałio? Łe Tere Venete łe gera za ocupà, come i posti de comando. Ok, contestuałizando el tuto ghe stà, parché al'epoca i gera pì itałiani che Austriaghi, però par Mi el referendum nó łè stà regołare.

???
Il referendum non si è svolto regolarmente:
1) ai seggi non vi erano guardie super partes, c'erano i carabinieri che erano una forza in causa o sbaglio?
2) Le terre venete erano già occupate, come i posti di comando?
3) Contestualizzando il tutto ci stà, perché all'epoca c'erano più italiani che austriaci, per me il refrendum non è stato regolare?

Alberto Pento osserva:

Il quesito era Sì o No all'annessione allo stato italiano e non la scelta tra l'annessione allo stato italiano e il ritorno della Serenissima (morta da 69 anni) o di un'altro e nuovo possibile stato ma mai però ipotizzato da nessuno.
Anche oggi come ieri i seggi sono presidiati da carabinieri o da altri militari a garanzia dell'ordine pubblico e della regolarità del voto, non vedo dove sia il problema.

Le terre venete erano dominio austriaco e stavano passando al dominio dello Stato italiano quindi è ovvio che fossero occupate dalle autorità e dalle forze dell'ordine e militari del nuovo stato e che queste fossero in numero maggiore degli austriaci che se ne stavano andando.

I veneti sono andati a votare in massa e hanno votato Sì al 99%, erano liberi di votare No oppure di starsene a casa e di non andare a votare, nessuno li ha costretti ad andare a votare e a votare Sì.
Il voto era segreto e solo per coloro che non erano capaci di leggere e di scrivere vi erano le schede di diverso colore.

Il Sì era coerente con la volontà dei veneti già manifestatasi nel 1848, a favore dell'annessione al Regno dei Savoia dopo la rivolta contro l'Austria, nessuno né prima, né durante, né dopo ha mai manifestato per il ritorno della Serenissima.

I veneti presi dal mito/illusione risorgimentale speravano di stare meglio con lo stato italiano e coerentemente hanno votato Sì per l'annessione; se poi sono stati male o peggio questo è un'altra questione che non inficia la validità del Plebiscito ma che dimostra soltanto come il mito risorgimentale fu un'illusione e un inganno, unitamente al fatto che la Serenissima non promosse un popolo veneto unito, una nazione unitaria dei veneti e uno stato a sovranità di tutti i veneti e che per viltà non difese i suoi domini e i suoi sudditi abbandonandoli al loro destino e alla conquista di Napoleone.

Giancarlo Franco Lora
Non sono d'accordo : in un referendum dove si deve decidere se stare da una parte o dall'altra, nei seggi devono esserci i rappresentanti delle due parti ; il voto non fu segreto ma palesemente pubblico, la presenza delle due urne è emblematica ; per il resto posso anche essere d'accordo, a Me basterebbe invalidare quello scempio e rifarne uno adesso, visto quello sull'autonomia

Alberto Pento
Non esistevano parti contrapposte (quali sarebbero state mai le parti contrapposte e in conflitto, l'Austria e l'Italia? I veneti erano già da decenni palesemente e manifestamente per l'ialia e contro l'Austria), poi non esistevano due urne ma un'urna sola (quella delle due urne è una menzogna inventata dai venetisti ignoranti e bugiardi, sono esistite caso mai due schede con due diversi colori una per il Sì e una per il No usate solo per chi non sapeva leggere e scrivere poiché il voto era a suffragio universale escluse le donne).

Giancarlo Franco
Lora Ah, non c'era conflitto? Cioè i Piemontesi si sparavano addosso da soli? Se poi le due urne sono una menzogna allora ho capito da che parte sta ; grazie comunque delle risposte.

Alberto Pento
Il conflitto c'era stato con gli austriaci e non con i veneti, e a votare al plebiscito andavano i veneti e non gli austriaci.
Non esiste nessun documento o testimonianza che sostenga l'assurdità delle due urne, nemmeno Beggiato arriva a sostenere questa demenzialità nel suo Libro (a pagina 63 del suo libro parla di una sola urna e non di due urne una per i Sì e una per i No).
Io sto dalla parte della verità e dei veneti tutti e non dalla parte dei veneti bugiardi siano essi italianisti o venezianisti.

Aggiunta del 20 agosto 2019
A dire il vero Beggiato cita due autori contemporanei di cui riporto i testi dal libro di Beggiato (ma mancano le fonti dei due autori):

"Malo 1866" di Silvio Eupani
Silvio Eupani

Sulla libertà del voto e sulla segretezza dello stesso ci illumina la lettura di "Malo 1866" di Silvio Eupani:
"Le autorità comunali avevano preparato e distribuito dei viglietti col SI e col NO di colore diverso; inoltre, ogni elettore, presentandosi ai componenti del seggio, pronunciava il proprio nome e consegnava il viglietto al presidente che lo depositava nell'urna".

"il viglietto del SI"

L'urna del SI era a destra, quella del NO a sinistra.

L'arciprete e il cavaliere
di Federico Bozzini

L'urna del SI era a destra, quella del NO a sinistra.

Federico Bozzini così descrive in L'arciprete e il cavaliere quanto avvenne a Cerea:
"Come già si disse, vi dovevano essere due urne separate, una sopra un tavolo, l'altra sopra l'altro. Se per caso non avesse urne apposite, potrà adoperare un quartarolo del grano (una specie di secchio per la misura del grano. Ndr.) Sopra una sarà scritto ben chiaro il SI e sopra l'altra il NO".

E PER LO SPOGLIO?
"I protocolli (registri dove si scrivono i nomi dei votanti) sono due, uno per i votanti che presentano il viglietto del SI , l'altro per il viglietto del NO, in modo che il numero complessivo dei viglietti, finita l'operazione del voto, rende inutile lo spoglio di ciascheduna urna. Nel protocollo dei viglietti del NO si dirà: votarono negativamente i seguenti cittadini. Alla fine la Commissione concluderà gridando "Viva l'Italia unita sotto lo scettro della Casa di Savoia".

Alberto Pento
Verificherò le fonti dei due autori, non dovrebbe essere difficile, se non si tratta di invenzioni.
Avrebbe dovuto farlo anche Beggiato citando tutte le fonti, che nel suo libro "1866: la grande truffa" a pagina 19 laddove tratta del libro di Federico Bozzini di Cerea cita soltanto una fonte primaria usata da Bozzini ossia la Gazzetta di Verona del 17 ottobre del 1866 limitatamente però a queste frasi: "Sì vuol dire essere italiano ed adempiere al voto dell'Italia. No vuol dire restare veneto e contraddire al voto dell'Italia".
Perché non ha citato anche le altre fonti sulle due urne, forse perché non ci sono?






Alberto Pento
Raixe Venete vergognosamente e stupidamente ha contribuito a diffondere la falsità delle due urne:

Alberto Pento
Quelli che hanno inventato e diffuso informazioni false (qualcuno forse in buona fede) devono solo scusarsi con i veneti e fare ammenda a favore della verità.

Mazarol Veneto
Gino Quarelo che caso ditu! Mi lo sò ben,ghe gero! Te seti a dir monae,se nisun gà scrito no vol dir che no sia stà! Ma ti te lesi solche paperino e topoino!


Alberto Pento
Mazarol Veneto Ti a te si lomè ke on buxiero.

Mazarol Veneto
Gino Quarelo secondo tì parchè i gà desfà i confini i gà anca demoio e estinto un popolo? Prava andar in tei Stati Uniti a veder se dopo quasi treswnto ani i gà distruto completamente i Siux o altri,magari i li gà confinà a fenomeni da baracon ma no i li gà ancora estinto comletamente,ti invese te disi che in 60 in europa i gà scanceà i Veneti! L'unico posto dove i lo gà scanceà xe dentro ala to testa!WSM!!!


Giancarlo Franco
Lora Alberto Pento, łu połéo documentarme łe "só" verità?

Alberto Pento
Mazarol, i veri masariol i fa skersi ma i porta el vero, ti a te si on falbo masariol.

Mazarol Veneto
Alberto Pento frà mi e tì no sò chi xe pì busiero! Mì cuando conto bale lo sò che le conto e xe evidente che le xe bae,tì invese te le disi come se fuse oro cołà,no sò se sia par ignoransa congenita o par incasinar le robe,de fato no te iuti al popoło che gà bisogno de spiegasion semplici e veoci no de lucubrasion tolte sù de quà e de là sensa na logica!


Alberto Pento
Giancarlo Franco Lora, se io l'accuso di essere un assassino lei è in grado di dimostrarmi di non esserlo ? Non credo. Vede generalmente è chi accusa che deve dimostrare la sua tesi.

Mazarol Veneto Alberto Pento infati mi son al Mazarol no al masariol!

Giancarlo Franco
Lora Alberto Pento nò và beh ałora stémo stémo zugando a chi fa manco

Alberto Pento
Giancarlo Franco Lora le accuse indimostrabili si chiamano calunnie ovunque nel mondo e sono perseguibili penalmente.

Alberto Pento
Mazarol Veneto il popolo sei anche tu e lo sono anch'io; tu non sei altro dal popolo e superiore al popolo. Il popolo va rispettato con la verità e non racontandogli menzogne. Chi racconta balle al prossimo, al popolo è solo un bugiardo e un criminale quando ne consegue un grande male.

Mazarol Veneto
Alberto Pento e nò caro al Mazarol,se ancora no te lo g'avevi capio,xe la coscensa dei Veneti,cuindi ne sora ne dentro,ma de fianco!
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Re: Ma il Plebiscito del 1866 fu una truffa?

Messaggioda Berto » mar set 03, 2019 3:17 pm

??? Altra discussione

Nicola Severini
Alberto pento ma che male c e se un popolo lotta per la propria indipendenza?


Nicola Severini
Gino Quarelo menzogne , quante ce né sono. Da tutte le parti e mi sembra in tutte le religioni. E dal passato non si impara nulla.


Alberto Pento
Nicola Severini, nessun male, il male c'è quando si ricorre alla menzogna e si inganna la propria gente.
La forza della verità è infinita, quella della menzogna invece è nulla.
Il vero diritto si fonda sulla verità e non sulla menzogna. Ed è per questo che il venetismo non fa strada, non convince e non conquista la volontà della maggioranza dei veneti, proprio perché è intrinsecamente debole e incoerente sia con la storia passata sia con la realtà presente, e solo la verità lo può rendere forte e coerente.
È la verità che da forza e sempre comporta inevitabilmente l'assunzione delle proprie responsabilità storiche ed esclude ogni possibile scappatoia vittimistica.
Menzogna, deresponsabilità e vittimismo sempre si accompagnano e sempre sono fallimentari.

Nicola Severini
Mah il discorso e vago. Io da Veneto aspetto il momento in cui l Italia implodera su se stessa. Ed avendo , questo lo concederai, una comunque storia millenaria di origine con la serenissima, né auspico il ritorno. E questo dovrebbe valere per tutti i popoli.

Alberto Pento
Mi dispiace ma non c'è alcuna storia millenaria di origine con la Serenissima. La Serenissima non era lo Stato dei Veneti ma lo Stato di Venezia della quale la maggior parte dei veneti non veneziani sono stati sudditi per 400 anni e che Venezia non ha mai considerato fraternamente e degnamente da farli diventare tutti sovrani della sua Repubblica.
Io non auspico alcun ritorno della Serenissima come non lo auspica la maggioranza dei veneti, anche perché non era per niente un paradiso e non era lo stato del Popolo Veneto.

Repubblica Veneta Serenissima, specificità e durata, realtà e mito; la mia Patria, no!
viewtopic.php?f=183&t=2879
https://www.facebook.com/groups/2376236 ... 8312942245
La mia Patria è il Veneto e non la Serenissima.


Mari Busetti
Ti posso dire che le schede erano di due colori, chi non votava per l'annessione veniva ucciso. A Verona molti morti perché non volevano votare per l'Italia, questi sono racconti ma sono anche scritti sui libri di storia, quindi una bugia non è.


Alberto Pento
Posta i documenti non le chiacchere che il più delle volte veicolano menzogne. I due colori erano solo per agevolare gli analfabeti e non i letterati che avevano la scheda anonima. Nessuno è mai stato ucciso come racconti tu.


Mazarol Veneto
Nicola,dalla storia si impara tantissimo invece,solo che lo si fà leggendo la storia,non i libri di testo,quelli li scrivono i vincitori non è mai la realtà,ma solo un sacco di menzogne e ben veicolate,come quelle che ci propina Alberto Pento,anche se ho l'impressione che lo faccia per far discutere la questione!
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Re: Ma il Plebiscito del 1866 fu una truffa?

Messaggioda Berto » mar set 03, 2019 3:18 pm

Potrei fare a meno di intervenire ma lo faccio per indurre a ulteriore riflessione sulla necessità di soppesare per bene quanto si scrive.

Paolo Marcon ha scritto:
L'indipendentista lotta contro le forme artificiali della statualità moderna, l'autonomista mira ad efficientarle.
L'indipendentista è portavoce di un'etica della libertà universale, l'autonomista intende tenere sul proprio territorio la maggior parte dei soldi di quel territorio come principale se non unica istanza.
A me che i soldi dei veneti siano espropriati dalla classe politica locale, anziché da quella romana, per fare "3 pedemontane", interessa ben poco anzi preoccupa pure, dato che la classe dirigente italianista del Veneto ha dato ampia prova nel tempo del proprio cinismo politico.
Aggiungiamoci pure che l'autonomia è pura utopia in un sistema chiuso, fallito e schiacciato dai debiti come quello italiano.
In Veneto al momento non c'è alcun strutturato partito indipendentista.


Alberto Pento
Paolo Marcon ha scritto:

L'indipendentista lotta contro le forme artificiali della statualità moderna, l'autonomista mira ad efficientarle.
L'indipendentista è portavoce di un'etica della libertà universale, l'autonomista intende tenere sul proprio territorio la maggior parte dei soldi di quel territorio come principale se non unica istanza.
...

Alberto Pento scrive:
Difficile capire il senso di queste affermazioni.


Paolo Marcon risponde:
Non mi sembra tanto difficile: l'indipendentista lotta contro le logiche coercitive dello Stato moderno (es. le logiche giacobine della Costituzione italiana che proclama l'indivisibilità della repubblica italiana), l'autonomista accetta queste logiche ed anzi le rende in qualche modo più efficienti/penetranti mirando ad "organizzare meglio" il carcere politico dello Stato
Quanto alla seconda parte, l'autonomista è spesso concentrato su aspetti materialistici (tenere i soldi del territorio sul territorio) tralasciando quelli spirituali e connessi alla storia l'identità di un popolo e senza mettere in discussione il dis-funzionamento del sistema politico/partitico. L'indipendentista non rinuncerebbe alla lotta neanche se 2/3 delle tasse rimanessero sul territorio, cosa tra l'altro che pur essendo impossibile ci è stata promessa per cinismo dai politici "Veneti"


Alberto Pento scrive:

Espressioni generiche come "forme artificiali della statualità moderna" non dicono proprio nulla (cosa vuol dire forme artificiali?) e non vi è alcuna relazione con:
"l'indipendentista lotta contro le logiche coercitive dello Stato moderno (es. le logiche giacobine della Costituzione italiana che proclama l'indivisibilità della repubblica italiana), l'autonomista accetta queste logiche ed anzi le rende in qualche modo più efficienti/penetranti mirando ad "organizzare meglio" il carcere politico dello Stato".
La Svizzera è un paese con una "statualità moderna" ed è al contempo indipendente e federale.
Poi le logiche coercitive esistevano anche nel passato e non solo nei totalitarismi della modernità, le troviamo anche negli stati premoderni, anche presso la Serenissima aristocratica e antidemocratica quando prima di essere cancellata dalla storia ha represso le istanze democratiche dei sudditi veneti.

Poi non si capisce cosa sia mai la spiritualità che probabilmente viene confusa con la religiosità e nemmeno cosa sia e chi sia questo fantomatico popolo veneto con un'identità che mi pare di capire sia quella della Serenissima che la storia ha provveduto a cancellare proprio perché identità debole e non aggregante.
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Re: Ma il Plebiscito del 1866 fu una truffa?

Messaggioda Berto » mar set 03, 2019 3:19 pm

Potrei fare a meno di intervenire ma lo faccio per indurre a ulteriore riflessione sulla necessità di soppesare per bene quanto si scrive.

Paolo Marcon ha scritto:
L'indipendentista lotta contro le forme artificiali della statualità moderna, l'autonomista mira ad efficientarle.
L'indipendentista è portavoce di un'etica della libertà universale, l'autonomista intende tenere sul proprio territorio la maggior parte dei soldi di quel territorio come principale se non unica istanza.
A me che i soldi dei veneti siano espropriati dalla classe politica locale, anziché da quella romana, per fare "3 pedemontane", interessa ben poco anzi preoccupa pure, dato che la classe dirigente italianista del Veneto ha dato ampia prova nel tempo del proprio cinismo politico.
Aggiungiamoci pure che l'autonomia è pura utopia in un sistema chiuso, fallito e schiacciato dai debiti come quello italiano.
In Veneto al momento non c'è alcun strutturato partito indipendentista.


Alberto Pento
Paolo Marcon ha scritto:

L'indipendentista lotta contro le forme artificiali della statualità moderna, l'autonomista mira ad efficientarle.
L'indipendentista è portavoce di un'etica della libertà universale, l'autonomista intende tenere sul proprio territorio la maggior parte dei soldi di quel territorio come principale se non unica istanza.
...

Alberto Pento scrive:
Difficile capire il senso di queste affermazioni.


Paolo Marcon risponde:
Non mi sembra tanto difficile: l'indipendentista lotta contro le logiche coercitive dello Stato moderno (es. le logiche giacobine della Costituzione italiana che proclama l'indivisibilità della repubblica italiana), l'autonomista accetta queste logiche ed anzi le rende in qualche modo più efficienti/penetranti mirando ad "organizzare meglio" il carcere politico dello Stato
Quanto alla seconda parte, l'autonomista è spesso concentrato su aspetti materialistici (tenere i soldi del territorio sul territorio) tralasciando quelli spirituali e connessi alla storia l'identità di un popolo e senza mettere in discussione il dis-funzionamento del sistema politico/partitico. L'indipendentista non rinuncerebbe alla lotta neanche se 2/3 delle tasse rimanessero sul territorio, cosa tra l'altro che pur essendo impossibile ci è stata promessa per cinismo dai politici "Veneti"


Alberto Pento scrive:

Espressioni generiche come "forme artificiali della statualità moderna" non dicono proprio nulla (cosa vuol dire forme artificiali?) e non vi è alcuna relazione con:
"l'indipendentista lotta contro le logiche coercitive dello Stato moderno (es. le logiche giacobine della Costituzione italiana che proclama l'indivisibilità della repubblica italiana), l'autonomista accetta queste logiche ed anzi le rende in qualche modo più efficienti/penetranti mirando ad "organizzare meglio" il carcere politico dello Stato".
La Svizzera è un paese con una "statualità moderna" ed è al contempo indipendente e federale.
Poi le logiche coercitive esistevano anche nel passato e non solo nei totalitarismi della modernità, le troviamo anche negli stati premoderni, anche presso la Serenissima aristocratica e antidemocratica quando prima di essere cancellata dalla storia ha represso le istanze democratiche dei sudditi veneti.

Poi non si capisce cosa sia mai la spiritualità che probabilmente viene confusa con la religiosità e nemmeno cosa sia e chi sia questo fantomatico popolo veneto con un'identità che mi pare di capire sia quella della Serenissima che la storia ha provveduto a cancellare proprio perché identità debole e non aggregante.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Ma il Plebiscito del 1866 fu una truffa?

Messaggioda Berto » mar set 03, 2019 3:20 pm

Sulla questione delle due urne (una per il Sì e una per il No) vi sono due autori moderni che ne parlano, citati da Beggiato (che però si è dimenticato di citare anche le loro fonti storiche ben più importanti, sempre che esistano).


Da verificarne le fonti.
Andrò a documentarmi nelle biblioteche e negli archivi di Malo e di Cerea.


"Malo 1866" di Silvio Eupani
Silvio Eupani

Sulla libertà del voto e sulla segretezza dello stesso ci illumina la lettura di "Malo 1866" di Silvio Eupani:
"Le autorità comunali avevano preparato e distribuito dei viglietti col SI e col NO di colore diverso; inoltre, ogni elettore, presentandosi ai componenti del seggio, pronunciava il proprio nome e consegnava il viglietto al presidente che lo depositava nell'urna".

"il viglietto del SI"

L'urna del SI era a destra, quella del NO a sinistra.




L'arciprete e il cavaliere
di Federico Bozzini

L'urna del SI era a destra, quella del NO a sinistra.

Federico Bozzini così descrive in L'arciprete e il cavaliere quanto avvenne a Cerea:
"Come già si disse, vi dovevano essere due urne separate, una sopra un tavolo, l'altra sopra l'altro. Se per caso non avesse urne apposite, potrà adoperare un quartarolo del grano (una specie di secchio per la misura del grano. Ndr.) Sopra una sarà scritto ben chiaro il SI e sopra l'altra il NO".

E PER LO SPOGLIO?
"I protocolli (registri dove si scrivono i nomi dei votanti) sono due, uno per i votanti che presentano il viglietto del SI , l'altro per il viglietto del NO, in modo che il numero complessivo dei viglietti, finita l'operazione del voto, rende inutile lo spoglio di ciascheduna urna. Nel protocollo dei viglietti del NO si dirà: votarono negativamente i seguenti cittadini. Alla fine la Commissione concluderà gridando "Viva l'Italia unita sotto lo scettro della Casa di Savoia".

Alberto Pento
Verificherò le fonti dei due autori, non dovrebbe essere difficile, se non si tratta di invenzioni.
Avrebbe dovuto farlo anche Beggiato citando tutte le fonti, che nel suo libro "1866: la grande truffa" a pagina 19 laddove tratta del libro di Federico Bozzini di Cerea cita soltanto una fonte primaria usata da Bozzini ossia la Gazzetta di Verona del 17 ottobre del 1866 limitatamente però a queste frasi: "Sì vuol dire essere italiano ed adempiere al voto dell'Italia. No vuol dire restare veneto e contraddire al voto dell'Italia".
Perché non ha citato anche le altre fonti sulle due urne, forse perché non ci sono?



Alberto Pento
Oggi sono stato a Malo, la biblioteca è chiusa e riaprirà tra una settimana; il dr. Silvio Eupani che è stato anche sindaco di Malo è vivo e molto anziano con difficoltà di rapportarsi ad estranei e il suo libro sul Plebiscito 1866 a Malo non si trova più nelle librerie da anni.
Però ho trovato una sua opera sintetica nell'ufficio culturale del comune (ed. anno 2000), che mi è stata regalata dalla responsabile signora Laura Lunardon, con alcune pagine dedicate al mese di ottobre del 1866 che posto affinché anche voi possiate valutare, dove si esprimono solo alcune perplessità sulla segretezza del voto (mi riservo di ritornarvi tra una settimana per consultare l'opera specifica) :


L'arciprete e il cavaliere di Federico Bozzini
è un libro scritto nel 2010 e ripete quanto ipotizzato in precedenza da Silvio Eupani e poi sostenuto da Beggiato.
Non ha nememno senso verificarlo poiché è la riproposizione senza verifica delle fonti della tesi di Eupani e di Beggiato.
https://www.libreriauniversitaria.it/ar ... 8886496971

http://edizioni.cierrenet.it/html/uploa ... bognin.pdf


https://books.google.it/books?id=p7Y3Dw ... ni&f=false
Lorenzo del Bocca


Quali prove Beggiato, quelle dell'ex sindaco di Malo? Ma le hai verificate le fonti del dr. Silvio Eubani ex sindaco di Malo

Beggiato: «Minacce e schede nominali, ci sono le prove: fu una vera truffa»
A 150 anni dal Plebiscito, parla l’autore del libro sul 1866. «Nella mia ricerca ho trovato testimonianze inattaccabili, mi auguro che si arrivi a un referendum sull’indipendenza»


A 150 anni dal Plebiscito, parla l’autore del libro sul 1866. «Nella mia ricerca ho trovato testimonianze inattaccabili, mi auguro che si arrivi a un referendum sull’indipendenza»
22 ottobre 2016

https://corrieredelveneto.corriere.it/r ... 5335.shtml

Ettore Beggiato, il centocinquantesimo del plebiscito lo ha voluto celebrare in un libro il cui titolo non lascia spazio a grandi dilemmi: «1866. La grande truffa» (Editrice Veneta).

Lei tiene a sottolineare di essere uno studioso di storia veneta, e non uno storico professionista. In cosa consiste, secondo lei, la grande truffa? «Il plebiscito era stato convocato per il 21 e 22 ottobre 1866. Ma due giorni prima, in una oscura camera dell’Hotel d’Europa di Venezia, lungo il Canal Grande, il Veneto veniva passato ufficialmente al Regno d’Italia. La notizia viene riportata sulla gazzetta ufficiale del Regno, stampata a Firenze il 19 ottobre del 1866. Si trova su internet, è facilmente scaricabile. Quindi: i veneti vanno a votare quando tutto è stato già deciso. Il Veneto è già passato all’Italia. Ecco l’inganno».

Lei contesta anche la forma del plebiscito, ritenuto poco democratico. Ma l’Europa del 1866 non era quella del 2016, e un voto plebiscitario è comunque meglio di nessun voto. «Il suo è un ragionamento che ha un senso. Ma il problema è che quel plebiscito Casa Savoia non lo aveva scelto. Alla fine della Terza guerra d’indipendenza, nel trattato di pace tra Italia e Austria, rifiutandosi di passare direttamente il Veneto al Regno d’Italia, l’Austria lo trasmise alla Francia, affinché potesse eventualmente, “sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate”, cederlo a Casa Savoia. In quel momento si riconosceva quello che adesso si chiamerebbe diritto all’autodeterminazione: i Savoia dovevano rispondere di quel documento. E lo fece con la consueta logica espansionista dei plebisciti truffaldini. Molti autori di oggi e di ieri riconoscono i brogli del plebiscito. Basta leggere Tomasi di Lampedusa, il Gattopardo ».

In cosa consistettero i brogli? «Nella mia ricerca ho trovato testimonianze inattaccabili. Come quella del sindaco di Malo, che scrisse che chi andava a votare aveva schede di colore diverso, e doveva dichiarare le proprie generalità. Con tanti saluti alla segretezza del voto. Non parliamo poi delle minacce, soprattutto quelle rivolte ai preti, perché c’era il timore che soprattutto il basso clero, nella campagne, che era risaputamente antisabaudo, potesse esprimersi contro l’annessione. Solo nella mia provincia, Vicenza, in pochi mesi vengono rimossi sette preti perché sospettati di simpatie verso l’Austria».

C’è chi dice che l’Austria non chiese il parere di nessuno quando annetté il Lombardo- Veneto nel 1815. «E’ vero. E allora? Per quello che mi riguarda non sono un filo- austriaco. Anzi considero uno dei più punti alti della nostra storia veneta la rivoluzione del 1848, i moti che erano appunto contro il dominio di casa Asburgo».

La sua ricerca è fatta solo per chiarire delle verità o ha un fine politico? «Il Veneto è entrato a far parte centocinquant’anni fa del Regno d’Italia attraverso un voto truffaldino. Io credo che i tempi siano maturi per riconsiderare l’appartenenza di questa regione all’Italia. Mi auguro che si arrivi a un referendum almeno consultivo sull’indipendenza del Veneto».
Beggiato: «Minacce e schede nominali,ci sono le prove: fu una vera truffa»
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Re: Ma il Plebiscito del 1866 fu una truffa?

Messaggioda Berto » mar set 03, 2019 3:20 pm

Un film truffa, propaganda revisionista truffaldina
https://www.facebook.com/lucioantonio.f ... 8658221663
Quante falsità indimostrate e indimostrabili che contrastano con la generale volonta di far parte dello Stato italiano, già espressa nel 1848, nella speranza di stare meglio che con l'Austria!

Il Leone di vetro
https://www.youtube.com/watch?v=mMl04hQ8iZU
Le due urne non sono dimostrate in alcun modo. Poi i veneti che non volevano l'annessione oltre a votare No potevano anche starsene a casa o se veramente erano la maggioranza potevano benissimo organizzarsi prima contro l'annessione, e poi boicottare il voto in massa con manifestazioni pubbliche, come hanno fatto nel 1848 contro l'Austria, invece non è accaduto nulla di tutto ciò e anche dopo 1866 non vi è mai stata alcuna rivolta contro lo stato italiano, nonostante tutto.

Oltre ad essere una truffa ideologica è anche un insulto ai veneti.
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Re: Ma il Plebiscito del 1866 fu una truffa?

Messaggioda Berto » mar set 03, 2019 3:22 pm

Altra discusssione


Pietro Alvise Gaggio
Sono ancora in attesa di una risposta intelligente (cosa abbastanza improbabile) sulla impossibile percentuale dei «NO» (0,01%) mai verificatasi in una qualsiasi votazione in tutto il mondo e nemmeno considerata come ipotesi nel mondo statistico di chi si occupa di sondaggi politici.



Alberto Pento
Pietro Alvise Gaggio ha scritto
Sono ancora in attesa di una risposta intelligente (cosa abbastanza improbabile) sulla impossibile percentuale dei «NO» (0,01%) mai verificatasi in una qualsiasi votazione in tutto il mondo e nemmeno considerata come ipotesi nel mondo statistico di chi si occupa di sondaggi politici.

Alberto Pento scrive:
Cosa mai dovrei dire a riguardo?
Questi sono i dati disponbili e più che plausibili per due ordini di ragioni:
1) i veneti del 1866 non avevano alcun motivo per non voler essere annessi allo Stato italiano che ancora non avevano sperimentato e che si presentava loro come una speranza di un futuro migliore:
2) in tutte le situazioni storico-politiche vi è sempre un certo conformismo, ieri come oggi, per adesione ideologica o ideale, per interesse, per speranza, per timore di dissentire e di trovarsi in minoranza e in contrasto con gli altri che potrebbero penalizzarti, per ignoranza, per mancanza di alternative;
e questi filoni di discussione ne sono un chiaro esempio di conformismo alla maggioranza dove l'anticonformista è in forte minoranza ma che non manca di argomenti, di coraggio e di sensatezza.


Prima del 1866 i veneti non avversavano lo stato italiano
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 153&t=2874

Che motivi avevano i veneti per avversare e odiare il Regno d'Italia prima del 1866?
https://www.facebook.com/groups/2376236 ... 1553982588
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Re: Ma il Plebiscito del 1866 fu una truffa?

Messaggioda Berto » mar set 03, 2019 3:22 pm

??? Altra discussione

Renato Moro
E allora non ze vero che i ga fatto votar i soldati italiani al posto dei veneti

Alberto Pento
Renato Moro ha scritto:
E allora non ze vero che i ga fatto votar i soldati italiani al posto dei veneti

Alberto Pento scrive:
no non è vero, hanno votato i veneti, alcuni non veneti ma residenti da mesi e forse qualche soldato italiano non veneto (da verificare e da dimostrare).

Nel comune di Venezia gli aventi diritto erano 30.601, ma votarono 4.000 persone in più (34.004 sì, 7 no e 115 nulli), poiché furono ammessi al voto anche i militari e gli esiliati che erano rientrati.
https://it.wikipedia.org/wiki/Plebiscit ... o_del_1866
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