Altin (Altino)

Re: Altin (Altino)

Messaggioda Berto » gio mar 17, 2016 9:31 am

???

Altino - Prima di Venezia

https://www.facebook.com/altinoprimadiv ... 4431419951

Oggi, giovedì 17 marzo, alle ore 18:00, al centro culturale Candiani di Mestre, inaugurazione della mostra "Altino prima di Venezia.
Sguardi in tecnologia avanzata sulla città antica".

Ascoltando dentro te, sentirai il vociare del foro dove si commerciavano spezie e lana, ricorderai le sepolture dei cavalli degli antichi veneti, annuserai i profumi che utilizzavano le matrone romane prima degli amplessi, danzerai come le ancelle devote al dio Altino, verrai accarezzato dallo sciacquio della laguna in prossimità del porto, rammenterai di quando quel tuo antenato decise di abbandonare la città antica e di trasferirsi nelle isole, portando con sè le pietre con cui era costruita Altino perché un'altra città, un'altra storia e altri ricordi potessero prendere vita.

Tutto questo nella mostra sarà solo evocato. La memoria del passato dipenderà solo da te, dalle tue esperienze, dal tuo vissuto profondo. Ascoltando dentro te, in silenzio, lasciando sgorgare il ricordo dei tuoi avi, cercando di cogliere il senso della Storia, delle storie, delle narrazioni attorno alla Storia e alle storie.

Oggi l'inaugurazione. La mostra resterá aperta dal 18 marzo al 30 aprile.


Scuxè ma la xente de la vecia Altin (ke la jera na çità veneta e no romana) no ła se ga trasferesta tuta ente łe ixle de ła łagouna:
Altin (Altino)
viewtopic.php?f=151&t=99

Lagouna veneta (pristoria e storia)
viewtopic.php?f=177&t=1249

El falbo mito sol popoƚamento de ƚa lagouna veneta, co xe termenà l’enpero roman, da parte dei veneti de ƚa teraferma par scanpar da ƚ’envaxion dei barbari.
viewtopic.php?f=176&t=1276



A Altin molo fluviale (e no marino)

http://www.archeopd.beniculturali.it/in ... 159/altino
...
L'area archeologica coincide con l'estensione di un'insula trapezoidale della città romana (axeni, saria pì justo dir çità veneta ente łi ani diti romani e no çità romana, axeni) delimitata a est dal kardo maximus, a sud dalla prosecuzione del decumano esposto nell'Area Est e nel giardino del Museo, a ovest e a nord da un canale che doveva comunicare con il Sioncello e che lambiva la città. I resti più consistenti si riferiscono ad una delle porte urbiche della città, la settentrionale, e al kardo maximus. Il filare di pini marittimi ripercorre l'andamento del canale che delimitava la città a nord.
Lungo la sponda dello stesso canale gli scavi hanno messo in luce una grande struttura in parte porticata e dotata di una banchina di ormeggio, interpretabile come un deposito di merci connesso con un molo fluviale.
L'impianto della porta e della struttura porticata risale alla fine del I secolo a. C.


La porta urbica: l'edificio è costituito da una corte centrale a pianta quadrata di 9 m di lato e da due torri quadrangolari presso gli angoli settentrionali; presenta fondazioni in blocchi di arenaria legati da malta e costruite sopra una palificata in grossi tronchi di rovere; l'alzato era in laterizi. Ai lati della porta gli scavi hanno messo in luce un breve tratto delle mura della città, che, però, non si distribuivano lungo tutto il suo perimetro e, pertanto, sia la porta che le mura tendono ad essere interpretate non tanto come un'opera a carattere difensivo, quanto, piuttosto, come un ingresso monumentale alla città. Originariamente l'accesso dall'esterno avveniva attraverso un approdo dal canale che cingeva la città, pertanto il complesso della struttura nell'impianto originale è da interpretare come una porta-approdo.
Il ponte: di poco posteriore alla porta è un avancorpo rettangolare addossato all'interturrio, sostenuto in parte da palificate e in parte dalle riseghe di fondazione delle torri. Esso si interpreta come il basamento di un ponte che attraversava il canale e portava all'esterno della città. Alla fine del I secolo d. C. l'espansione verso nord dell'area urbana determinò l'interramento del canale.



Altino città venetica
http://www.europaveneta.org/areacultura ... ltino.html

Altino città venetica
La conformazione urbanistica di Altin è tipica di molte città, che appartenevano alla serena Venetia e non solo, basti pensare alla venetica Vannes in Armorica (attuale Golfo di Morbihan in Bretagna).
Altin sorgeva su tre isole di un'antica laguna e l'abitato era diviso dal Canale di S. Maria, (non si conosce ancora il nome venetico del canale) costituito da un ramo del fiume Dese (cfr. co Adexe).
In origine non aveva mura di cinta; queste vennero edificate solo nel periodo augusteo e cioè quando essa aderisce all'ordinamento di autonomia municipale (el muniçipo no lè n'ordenamento de otonomia ma el so contraro) - secondo l'espressione di Appiano - organicamente regolato dalla Lex Julia, con la conservazione degli antichi Statuti, dopo il 42 a.C. e quindi non fu mai una colonia romana.

Gli scavi del 1981,'84,'88 danno la conferma della datazione delle mura.

Vicino ad Altin - popolata da mercanti, armatori, artigiani, pescatori, magistrati, agricoltori ed altro - sorgevano ricchi villaggi, laghetti e paludi, ove si praticava l'allevamento del pesce (piccole valli da pesca) e la già citata e mitica selva fetontea; boschi le cui tracce sono rimaste sino alla prima metà del 1900 nei paesi intorno a Mestre e a Treviso (Tessera, Campalto, Favaro, Dese, Marcon, Mogliano ecc).

Il suo porto è stato localizzato al Montiron.
Durante gli scavi del 1962 e del 1964 è emersa una strada, che partiva proprio dai pressi del Museo archeologico e che conduceva al mare, si sono conservati - praticamente intatti - circa 44 m. di lunghezza.

Scavi recenti hanno portato alla luce tombe risalenti al VII secolo a.C., la più antica risale al 625 a.C. circa.
Altri ritrovamenti di fibule, anelli d'oro, d'argento, oggetti in bronzo, situle, monete danno l'idea di un alto tenore di vita e della raffinatezza tipica di una grande città, dove alcuni facoltosi “Veneti e Romani” (o mejo veneti ke jera çitadini romani) in epoca storica - approfittando della salubrità del clima - costruirono sontuose ville e palazzi (v. testimonianze di Marziale e degli stessi reperti archeologici).
Dalle iscrizioni ritrovate sappiamo che esistevano dei bagni (piccole terme) ed un tempio dedicato ad una divinità femminile, verosimilmente venetica, sincretizzata con Venere.
Nel 1998 è venuto alla luce sulla sponda sinistra del Canale di S. Maria un emporio-santuario, con tre frammenti di scrittura venetica, bronzetti (votivi?) di cavalieri, guerrieri e devoti. Secondo la Sovraintendente M. Tirelli il santuario - dove si praticavano sacrifici di animali - continuò l'attività anche in età romana.

Mariarosaria Stellin
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Re: Altin (Altino)

Messaggioda Berto » gio mar 17, 2016 9:53 am

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Re: Altin (Altino)

Messaggioda Berto » gio mar 17, 2016 10:29 am

Buxiara no se trata de ła łagouna romana ma de coeła veneta, tuta tera ke a ke łi ani no ła jera drento l'acoa salsa de ła łagouna ma tera suta piena de a coa dolçe.

La Laguna «romana» - Claudia Fornasier
06 dicembre 2013 (modifica il 04 gennaio 2014)

http://corrieredelveneto.corriere.it/ve ... 6098.shtml

Tracce di decine di «domus» costruite tra il I e il III secolo. Le scoperte di Ernesto Canal: la vita prima della nascita di Venezia

Cosa può fare, da grande, un bambino che a sette anni gioca nel magazzino dei musei di storia naturale e del Correr tra resti di antiche spade giapponesi, pezzi di armature e burattini del Settecento che lancia tra la polvere per l’effetto esplosione? Soltanto l’esploratore della storia. Ernesto Canal, detto Tito, classe 1924, allora aveva 7 anni e sette tra fratelli e cugini con cui giocare nella soffitta del museo dove il nonno era il custode. «Quando decenni dopo, i restauratori del Correr andarono a prenderli per esporli li trovarono tutti ammaccati», sorride Canal, che un po’ si sente ancora in colpa. Adesso che di anni ne ha quasi 90 e ha collezionato decine di soprannomi, da «el matto par le piere» a «professore» a «pioniere dell’archeologia lagunare», Canal pubblica dopo dieci anni di lavoro e cinquanta di ricerche, l’enciclopedia della sua vita: Archeologia della laguna di Venezia, 1960-2010 (Ed. Cierre) con l’introduzione di Wladimiro Dorigo, che lo chiamava «il mio maestro».

L’inizio fu quella soffitta di bambini e poi la «prigionia» in guerra. Non il carcere, ma la casa in Canal grande dove Tito - disertore per i tedeschi - restò rinchiuso un anno. «Quando sono uscito soffrivo di vertigini che sparivano solo in barca. E allora io stavo in barca, anche solo attraccata alla riva di casa». Benedette vertigini, lo hanno portato a scoprire da Costanziaco a San Lorenzo di Ammiana, a San Marco in Boccalama, a Santa Maria cava, decine di isole scomparse e 730 siti archeologici, con le tracce dei primi abitanti della laguna: frecce del tardo neolitico, olle biconiche dell’XI secolo a.C., fino a duecento strutture di epoca romana con i pavimenti in mosaico e marmo azzurro solo nella laguna nord. I reperti che ha consegnato alla Soprintendenza, di cui è ispettore onorario dal 1971, sono oltre 90 mila: vetri, anfore, monete, le colonne lignee delle domus, mosaici, intonaci dipinti, barche, urne cinerarie.
La teoria, che con i suoi ritrovamenti ha supportato per gli storiografi, è che la laguna è stata abitata almeno fin dal 1600 a.C., ma le ingressioni marine (alte maree) che più o meno ogni 500 anni hanno sommerso isole e barene, hanno impedito (con qualche eccezione), la trasmissione del ricordo dell’esistenza di insediamenti. Le ingressioni marine, secondo Canal e studiosi e archeologi accademici, sono state una cesura storica e ambientale, ma in tutti i periodi intermedi di regressione (bassa marea), ci sono stati insediamenti, ricchi in epoca romana e poveri in epoca medievale.
Mai questi insediamenti, secondo Canal, hanno avuto carattere cittadino, sempre «periferico», che fossero capanne vicino alle saline o ville al mare dei romani di Altino. ??? «Avevo sedici anni quando mi sono appassionato a una polemica tra studiosi sulle origini di Venezia, medievali o romane e ho deciso che avrei cercato di capire. Ma prima, per dieci anni, ho studiato ghebo a ghebo la laguna, con i pescatori e il mio amico Archimede D’Iseppi, che mi ha insegnato a riconoscere ogni sfumatura di colore e increspatura dell’acqua».

Poi un giorno Memo, il pescatore che conosceva bene Paul McCartney e il caratteraccio dei buranelli in laguna, armò la barca con un bottiglione di vino. «Al decimo bicchiere insieme — racconta Canal che è astemio — un pescatore, Borraccio, era a prua della nostra barca e diceva "vai qua a destra, qua noi peschiamo sempre ossa", "vai qua sinistra, sul fondo ci sono anelli di terracotta". Erano le bocche di anfore interrate. Fu così che scoprimmo otto colonne allineate di un portico ligneo». Alle spalle di Canal, nello studio, c’è una carta geografica: è la laguna delle sue scoperte, Venezia prima di Venezia, fatta di strade, capanne, ville, saline, porti, torri di difesa, dove oggi ci sono rii grandi e piccoli e nuove barene. In una parte della laguna nord i simboli rossi dei siti archeologi si fanno più fitti. E’ là, vicino all’isola di Santa Cristina, di Swarovski, che Tito ha scoperto il «Canal Grande dei romani», lungo il canale Gaggian, che forse all’epoca era un ramo del Piave. Sulle ex rive sommerse, vicino alla pieve di San Lorenzo d’Ammiana, dall’85 Canal e i suoi sommozzatori trovarono le tracce di decine di domus, costruite tra il I e il III secolo, larghe quaranta metri, con pavimenti di mosaico e marmo azzurro. «Il canale portava dritto ad Altino - spiega l’archeologo - e quelle probabilmente erano ville a baia, oggi diremo le case delle vacanze». Una manciata di anni più tardi l’altra scoperta famosa, la villa romana di Lio piccolo, con gli intonaci dipinti a fiori, uccelli, spirali. «È stata la più emozionante, perchè non era sott’acqua e ho potuto vederla». Nell’atlante, in libreria da qualche giorno, c’è tutto, tranne forse gli 80 milioni di lire spesi da Canal di tasca sua, per l’esame del Carbonio 14 sui reperti, le sei barche e i 7 motori consumati, la storia delle attrezzature pionieristiche, l’asta di metallo, i magnetometri, gli ecoscandagli. E non c’è la rabbia di fronte alle benne che distruggevano le colonne romane sotto il fango, per costruire valli da pesca o moderne vie d’acqua.

La teoria, che con i suoi ritrovamenti ha supportato gli storiografi, è che la laguna è stata abitata almeno fin dal 1600 a.C., ma le ingressioni marine (alte maree) che più o meno ogni 500 anni hanno sommerso isole e barene, hanno impedito (con qualche eccezione), la trasmissione del ricordo dell’esistenza di insediamenti.

Ƚe çità sepeƚie da ƚa mota dei fiumi e ƚe ixle magnà dal mar
viewtopic.php?f=177&t=1280

Spina, Adria, Altin, Akiƚeja tute çità de fiume e no de mar
viewtopic.php?f=177&t=1272

Immagine
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Re: Altin (Altino)

Messaggioda Berto » gio mar 17, 2016 1:03 pm

ALTINO DAL CIELO:LA CITTÀ TELERIVELATA
Lineamenti di Forma urbis
ATTI DEL CONVEGNO
Venezia 3 dicembre 2009

http://www.academia.edu/5538904/Note_su ... mana_testo

Il valore di riferimento offerto dall’Autore per
l’Italia settentrionale si aggira tra gli 80 e i 100/120 ettari, occupati sn dall’inizio in modo predeterminato; questo spazio coincide con unità morfologicamente individuabili, come un terrazzo o un dosso, ad esempio a Este, a Padova, a Oppeano e a Oderzo. In linea di massima i municipia di epoca romana, quindi, esorbitano solo marginalmente dai centri precedenti, mentre il cuore pulsante delle città sembra occupare i medesimi spazi, riproponendo in questo aspetto il rapporto sottolineato da Renato Peroni tra gli abitati villanoviani e le relative “città del periodo storico” che “non superano mai i limiti raggiunti dagli agglomerati protourbani”. Nel caso di Altino, le novità sono rilevanti anche riguardo alla connotazione geomorfologica, in quanto è stato accertato non solo dai pochi ma significativi saggi di profondità, ma anche dai carotaggi e dalle analisi altimetriche, che i dossi, così tipici dello scenario altinate, corrisponderebbero in toto ad apporti antropici, depositi accumulatisi tra la preistoria e il tardoantico a partire da una quota planiziaria pressoché omogenea, fino a formare un vero e proprio
mound. Su scala più ampia, tuttavia, l’area di insediamento appare attorniata da una serie di significative bassure sia in relazione al corso del Sile a nord-est, sia ai paleoalvei dello Zero a nord-ovest, sia verso il margine lagunare, in particolare la località Fornace, sede dell’abitato della prima età del ferro e poi del santuario, corrisponde ad una “dorsale rialzata che corre a fianco di un canale”. È del resto esito ‘atteso’ che la scelta insediativa antica si sia rivolta ad un contesto territoriale ‘rilevato’ rispetto alle bassure di un panorama lagunare/paludoso, o comunque
considerato tale, come traspare piuttosto chiaramente dal toponimo. Anna Marinetti, infatti, sottolinea che nel toponimo Altno-/Altino- (che è anche nome della divinità), se non nel nome della divinità (che è
anche toponimo) “la semicità di ‘alto’ potrebbe riferirsi ad un luogo prominente sul margine della laguna,
e perciò atto ad un insediamento”.


Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... roAsia.jpg

Serio, Serioła/Sariol, Sercio/Auser, Aiser, Sarno, Saar, Sars, ... Sernja/Sernaglia, Cernaia, Cernusco, ... Ixarco, Ixer/Isara, ... Ozzeri, Ozieri, ... Ozero, Jozero, Jezioro, Jezero, Jazero, (Jexolo ?), ... Zero, Zeriolo e Zerra (Xeriol e Xera), Cervio, Cervo, Cervia, Cervignano, Cervarexe, ...
viewtopic.php?f=45&t=474
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... twMmc/edit

Immagine


In realtà esiste anche tutto ciò, con cui fare i conti:

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... xarco1.jpg

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... ozero1.jpg


Jezioro (= lago e laguna in polacco)
http://pl.wikipedia.org/wiki/Jezioro


Jexoło/Giesolo (Equilio/Equilo)
viewtopic.php?f=45&t=840
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Re: Altin (Altino)

Messaggioda Berto » gio mar 17, 2016 1:58 pm

Toponomastega ouropea e fora Ouropa:

Da: Lingua Venetica di Aldo Prosdocimi
Immagine

Altinum (Veneto)
Ha corrispondenti in Altinum, Altino in Pannonia (altri riscontri in Karg 1941-42 p. 173; cfr. LV I p. 394).
La base semantica è quella di latino altus, participio alo nel senso di ‘alto’ (vel. sim.), forse con il valore assunto nel celtico, cfr. medio irlandese alt ‘Höhe, Ufer, Küste’, gallico allt ‘bewaldeter Felsen’, anctico cornico als ‘litus’, bretone aot ‘Gestade’; sia ‘alto’ (cfr. il tipo ‘Le Alte’) sia ‘lido, spiaggia’ sono buone fonti toponomastiche.
Per la fortuna del toponimo nel medioevo si veda G. Serra, Da Altino alle Antille. Appunti sulla fortuna e sul mito del nome «Altilia» «Attilia» «Antilia», nel volume Lineamenti di una storia linguistica dell’Italia medioevale, I. Napoli 1954, pp 1-66.

Alte
antico fiume illirico (vedasi Studi Lingua Venetica di Pellegrini)


Toponomastega oruropea de la fameja de Altin
https://picasaweb.google.com/pilpotis/T ... ejaDeAltin

Alteno (Germania)
http://de.wikipedia.org/wiki/Luckau

Altena (Germania)

Altea (penisola iberica)
Altone (Regno Unito)
Altina (Romania)
Altana (Udine)
Altino (Chieti)
Altino (comune nell’ Abbruzzo e monte nel Lazio)
http://it.wikipedia.org/wiki/Altino_%28CH%29
http://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Altino
Immagine
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Re: Altin (Altino)

Messaggioda Berto » lun mar 21, 2016 1:04 pm

Cavałi, arki, bràghe, armadure, capei: shiti, sarmati, cimeri, amàsoni
viewtopic.php?f=108&t=1524

Bronxeto venetego de arçere catà a Altin
viewtopic.php?f=43&t=1523

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... altino.jpg
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Re: Altin (Altino)

Messaggioda Berto » gio mar 31, 2016 6:11 am

Sti pori toxati kì łi crede ancora e łi conta ke Altin ła sipia stà na çità romana, anvençe ła jera veneta, senpre stà veneta anca ente łi ani diti romani.

https://www.facebook.com/enrico.cerni/p ... 4765346190

Il capoluogo veneto e' di fondazione medievale, ma vi siete mai chiesti dove stavano gli abitanti di ‪#‎Venezia‬ quando ancora Venezia non c'era? Galatea Vaglio ci porta a spasso per l'antica città romana (ma prima ancora veneta) nella gronda lagunare che dopo 1500 anni torna a far parlare di sé grazie alla determinazione dei suoi abitanti.
La Carta di Altino ringrazia.

Buona lettura!
Con Mario Defina, Maurizio Donadelli, Giancarlo Pavan, Rossella Pogliani, Gianni Fazzini, Alberto Toso Fei, Busato Davide, Andrea Cipo, Federica Spampinato, Nicolò Marcon, e i tanti amici e le tante amiche che in questi anni sono stati al fianco dell'associazione.
Condividete, se potete.



Sti kì łi fa propaganda romana e rensiana; łi ga respeto par tuti fora ke par łe xenti venete e łe so raixe pristoreghe, par sti pori toxati, le xenti venete łe xe romane e tałiane e deso de tuto el mondo ma fora ke venete e veneteghe, çelte e xermane.
I nativi veneti par lori no łi existe e no łi ga diriti e łi ga el corajo de dirse magari cristiani, ke pori toxati, co te te confronti co łori de fondo łi xe rasisti co ła xente veneta e łi ga atejamenti e conportamenti nasifasiti bianco-rosi.



???

http://www.lacartadialtino.it


La Carta di Altino

Un gruppo di persone
Ci siamo ritrovati ad Altino con una intuizione comune: vorrei che Altino diventasse il luogo in cui…
Questo LUOGO è capace di far nascere sogni: solo individuali o anche collettivi?
E’ questo il primo passaggio impegnativo.
Riusciremo a scoprire il denominatore comune fra chi coltiva dei valori e chi persegue delle buone pratiche?
Reimparare a stare insieme nell’ascolto, nella moderazione della propria espressione, nella passione di costruire un NOI capace di proporre.

Un luogo
Non sarebbe la prima volta che un luogo dimenticato e marginale diventa il cuore di QUALCOSA.
Questo luogo ha restituito oggetti che parlano di una civiltà alta, presente qui da qualche migliaio di anni.
Questo luogo custodisce una città sepolta che attende di essere rivisitata.
Questo luogo emana un’ENERGIA che vogliamo ascoltare.
Ma Altino non è solo archeologia, è anche ambiente naturale conservato intatto che è possibile incontrare, guardare, sentire, amare.
E’ storia di un ambiente rurale che ha vissuto la rinascita della bonifica.

Un cammino
Forse ci siamo messi insieme proprio perché tutto questo l’abbiamo percepito e abbiamo condiviso il desiderio di ricordare e di guardare avanti.
Questa COSA che ci è accaduta ad Altino ci apre un cammino verso nuovi STILI DI VITA.
Scriviamo per fissare gli elementi già condivisi e per mostrare con semplicità le linee a chiunque volesse unirsi a questa ricerca, qui o in qualsiasi altro luogo ove si trovi.
Consideriamo questo testo come la prima pietra della CARTA di ALTINO che si svilupperà a seconda delle esperienze che riusciremo a vivere e condividere.

Accoglienza
L’accoglienza degli altri è un atto quotidiano che va oltre le diversità. Gli altri sono un valore. Gli altri ci consentono di sviluppare la dimensione del noi.

Memoria
Passato, presente e futuro sono dimensioni della vita di ciascuno e della storia. Memoria, ricordo e storia sono le fondamenta per progettare il nostro futuro, nella consapevolezza di essere ognuno “pro tempore”. Il mantenimento della memoria è legato alla narrazione.

Radicamento territoriale
Questo luogo ci ha insegnato la storia, il contatto con la città sepolta, con la natura e con un tempo lento. Può una periferia trasformarsi in un centro? Radicamento è il contrario di spaesamento.



CON LA CARTA DI ALTINO SI RISCOPRONO LE ORIGINI DI VENEZIA
La riscossa di Altino. Dopo quasi 1500 anni di decadenza e abbandono, l'antica città romana nella gronda lagunare torna a far parlare di sé grazie alla determinazione dei suoi abitanti che, riuniti in una associazione di volontari, promuovono la ricerca archeologica e riscoprono l'orgoglio di essere il vero “centro storico” di Venezia
di Mariangela Galatea Vaglio
29/3/2016

http://www.archeostorie.it/archeostorie ... di-venezia

???

Agli occhi dei turisti e dei veneziani stessi, Venezia appare una città molto antica. I palazzi, le case, le calli e i campielli sono, contrariamente a quanto avviene in qualsiasi altra città d'Italia, rimasti uguali a quelli che guardavano i nostri avi del Rinascimento. Eppure Venezia, per gli standard italiani, è un insediamento recente: è “solo” una fondazione medievale. Mancano quasi del tutto, salvo qualche raro ritrovamento, gli strati preromano e romano che invece troviamo nelle altre città venete. Ma dove stavano gli abitanti di Venezia quando ancora Venezia non c'era? Abitavano in una città poco distante, Altino, posta ai margini settentrionali della laguna di Venezia.
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Re: Altin (Altino)

Messaggioda Berto » gio mar 31, 2016 8:51 am

Sti pori toxati kì łi crede ancora e łi conta ke Altin ła sipia stà na çità romana, anvençe ła jera veneta, senpre stà veneta anca ente łi ani diti romani.

https://www.facebook.com/enrico.cerni/p ... 4765346190

Il capoluogo veneto e' di fondazione medievale, ma vi siete mai chiesti dove stavano gli abitanti di ‪#‎Venezia‬ quando ancora Venezia non c'era? Galatea Vaglio ci porta a spasso per l'antica città romana (ma prima ancora veneta) nella gronda lagunare che dopo 1500 anni torna a far parlare di sé grazie alla determinazione dei suoi abitanti.
La Carta di Altino ringrazia.

Buona lettura!

Con Mario Defina, Maurizio Donadelli, Giancarlo Pavan, Rossella Pogliani, Gianni Fazzini, Alberto Toso Fei, Busato Davide, Andrea Cipo, Federica Spampinato, Nicolò Marcon, e i tanti amici e le tante amiche che in questi anni sono stati al fianco dell'associazione.

Condividete, se potete.


Sti kì łi fa propaganda romana e rensiana; łi ga respeto par tuti fora ke par łe xenti venete e łe so raixe pristoreghe, par sti pori toxati, le xenti venete łe xe romane e tałiane e deso de tuto el mondo ma fora ke venete e veneteghe, çelte e xermane.
I nativi veneti par lori no łi existe e no łi ga diriti e łi ga el corajo de dirse magari cristiani, ke pori toxati, co te te confronti co łori łi xe de fondo łi xe rasisti co ła xente veneta e łi ga atejamenti e conportamenti nasifasiti bianco-rosi.




???

http://www.lacartadialtino.it

La Carta di Altino

Un gruppo di persone
Ci siamo ritrovati ad Altino con una intuizione comune: vorrei che Altino diventasse il luogo in cui…
Questo LUOGO è capace di far nascere sogni: solo individuali o anche collettivi?
E’ questo il primo passaggio impegnativo.
Riusciremo a scoprire il denominatore comune fra chi coltiva dei valori e chi persegue delle buone pratiche?
Reimparare a stare insieme nell’ascolto, nella moderazione della propria espressione, nella passione di costruire un NOI capace di proporre.

Un luogo
Non sarebbe la prima volta che un luogo dimenticato e marginale diventa il cuore di QUALCOSA.
Questo luogo ha restituito oggetti che parlano di una civiltà alta, presente qui da qualche migliaio di anni.
Questo luogo custodisce una città sepolta che attende di essere rivisitata.
Questo luogo emana un’ENERGIA che vogliamo ascoltare.
Ma Altino non è solo archeologia, è anche ambiente naturale conservato intatto che è possibile incontrare, guardare, sentire, amare.
E’ storia di un ambiente rurale che ha vissuto la rinascita della bonifica.

Un cammino
Forse ci siamo messi insieme proprio perché tutto questo l’abbiamo percepito e abbiamo condiviso il desiderio di ricordare e di guardare avanti.
Questa COSA che ci è accaduta ad Altino ci apre un cammino verso nuovi STILI DI VITA.
Scriviamo per fissare gli elementi già condivisi e per mostrare con semplicità le linee a chiunque volesse unirsi a questa ricerca, qui o in qualsiasi altro luogo ove si trovi.
Consideriamo questo testo come la prima pietra della CARTA di ALTINO che si svilupperà a seconda delle esperienze che riusciremo a vivere e condividere.

Accoglienza
L’accoglienza degli altri è un atto quotidiano che va oltre le diversità. Gli altri sono un valore. Gli altri ci consentono di sviluppare la dimensione del noi.

Memoria
Passato, presente e futuro sono dimensioni della vita di ciascuno e della storia. Memoria, ricordo e storia sono le fondamenta per progettare il nostro futuro, nella consapevolezza di essere ognuno “pro tempore”. Il mantenimento della memoria è legato alla narrazione.

Radicamento territoriale
Questo luogo ci ha insegnato la storia, il contatto con la città sepolta, con la natura e con un tempo lento. Può una periferia trasformarsi in un centro? Radicamento è il contrario di spaesamento.


Sti pori toxati kì, li xe ensmenii da ła retorega romanista, łi riva a negar łe raixe venete dei veneti de ancó fandołe pasar par romane; e łi sostien el nasixmo xlamego el so dirito a l'envaxion de l'Ourropa e ła so persecusion dei cristiani, de łi ebrei e de tuti i diversamente relijoxi e pensanti; sti pori toxati gnoranti łi xe on pericoło par ła nostra vita, par i Diriti Umani Ogniversałi e par ła coultura.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Altin (Altino)

Messaggioda Berto » sab apr 02, 2016 10:15 pm

https://www.facebook.com/altinoprimadivenezia/?fref=ts

In questa ipotesi di ricostruzione Altino sembra molto più grande dell'ipotetica ricostruzione di Aquileia.

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... Altino.jpg


Aquileia, Akileja
viewtopic.php?f=43&t=317
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Re: Altin (Altino)

Messaggioda Berto » sab apr 02, 2016 10:26 pm

https://www.facebook.com/altinoprimadivenezia/?fref=ts

Forse non esiste alcun Dio Altino ma più semplicemente il nome della città è anche il nome dello spirito della città, lo spirito del luogo, dell'anima del luogo. Non dimentichiamoci che siamo comunque in un periodo ancora dominato dai tratti spirituali magici e il nome è anche l'essenza spirituale o anima dei luoghi, delle persone, delle piante, degli animali. Il toponimo è piuttosto diffuso in area europea: cfr. con la variante Alteno e con l'Alteno antico fiume del Gargano (oggi scomparso) nelle cui grotte sul Monte Sant'Angelo si praticavano le cure per immersione o abluzioni sanatorie e forse anche quella del sonno e dell'incubazione per l'interpretazione dei sogni (Timeo di Tauromenio (IV-III secolo a. C.) e in Licofrone (poeta lirico probabilmente del III secolo a. C.) mi pare d'aver letto da qualche parte di un Althano di cui ne parlerebbe anche Strabone).


O forse Altin el ga a ke far co l'etrusco Tin, Tinia, Tina (Giove Pluvio) e co Tinia, Tinna/Timia fiumi
http://www.archeosub.it/lgngreca.htm

...
"La laguna nord è la più ricca di ritrovamenti ed è legata all'area di Altino", interviene Maurizia De Min, archeologo della soprintendenza ai Beni architettonici di Venezia.
"Quella sud è invece collegata all'area di Padova.
È comunque attestata una via endolagunare (veneta e de epoca preromana ?) che rappresentava una specie di scorciatoia via acqua, della via Popilia costiera e della strada Adria, Lova, Campagna Lupia.
Era la più veloce per arrivare ad Altino senza passare dalla terraferma".

Oggi è possibile disegnare una mappa dei ritrovamenti in laguna. Fusina ha restituito i materiali protostorici più interessanti: ceramica attica della fine del VI-V sec. a.C. e due bronzetti etruschi (o vicino alla produzione etrusca).

Dall'insediamento di San Leonardo in Fossa Mala provengono frammenti di ceramica greca, attica, del V sec. (almeno un centinaio), per la maggior parte crateri. Mancano invece le kylix.

Torcello è area particolarmente ricca e problematica: a San Pieretto le scoperte più interessanti con bronzi protostorici (trovati alla fine dell'800). Ma soprattutto ci sono gli oggetti che oggi costituiscono il museo di Torcello: bronzi e ceramiche recuperate durante lo scavo di un vigneto.

Rimane invece un mistero il vaso miceneo integro conservato in museo per il quale si dubita ancora, date le condizioni straordinarie di conservazione, sia stato trovato a Torcello, dove invece, 30 anni fa, sono usciti tre frammenti di ceramica micenea, in corso di studio.
Non mancano ritrovamenti di bronzi etruschi, vlllanoviani e paleoveneti: tra questi, un'applique a forma di ariete (VII sec. a.C.), un'ansa di oinochoe etrusca con desinenze a testa di ariete.
Statuine di devoto di fattura umbro-meridionale. Statuine di suonatore paleoveneto (Vsec.).

Dietro Torcello, in canal Riga, vicino al canale di San Felice, è stato rinvenuto un frammento di biconico.

Da San Giacomo in Paludo frammenti di ceramica attica recuperati durante la sistemazione delle palanche metalliche a 6 metri di profondità.
Erano tutti conservati in un butto.

Da Mazzorbo una testina greca e un'altra cosiddetta "a pallottola" forse etrusca, e una statuina etrusca con braccia e gambe incrociate: sono tutti materiali sporadici che si sovrappongono ad altri trovati in contesto (ceramica micenea).

"Da Grado ed Aquileia ad Adria", spiega Elodia Bianchin della soprintendenza del Veneto,"siamo di fronte a un'area omogenea per un lungo periodo che va dal XV al VII secolo a.C., al quale appartengono i siti di Pegolotte di Cona e Bojon di Campolongo, Mestre, Campalto, Altino, Meolo, Cittanova di Eraclea, Concordia, Caorle: tutti vicino ai fiumi, su rilievi sabbiosi.
Si va dalla media età del Bronzo al Bronzo evoluto (XV-XII sec.a.C.) caratterizzati da materiale ceramico (brocche, grandi dolii) e pochi bronzi sporadici del medio Bronzo, asce ad alette (XV-XIV sec.)".


I siti dell'età del Bronzo erano su zone protette, a ridosso di fiumi, facilmente raggiungibili dal mare.
Qui i micenei venivano a rifornirsi di metalli: e i molti oggetti in bronzo rinvenuti confermano questa abbondante circolazione di metalli. Ma finora il materiale miceneo in strato non è stato ancora verificato.
Poi nel XII sec. cadono i siti con la cultura dei popoli terramaricoli.

Ma la laguna torna ad animarsi nella prima età del Ferro.
È in questo periodo che comincia a imporsi Altino.
"Esiste una Altino protostorica (dalla fine del VII secolo alla romanizzazione) ben inserita nel sistema lagunare", conferma Margherita Tirelli, direttore del Museo archeologico nazionale di Altino.


"Lo conferma l'ultima eccezionale scoperta: un luogo di culto. Trovati tre frammenti lapidei di un altare votivo con iscrizioni in venetico (VII-IVsec.) che provengono dalla zona di un santuario emporico misto articolato in sette aree votive, esterna al limite urbano, e raccordata alle strade Annia, Opitergina e Claudia Augusta".
È lì che sono stati rinvenuti molti bronzetti votivi: rappresentano guerrieri, devoti e cavalieri.
Alcuni si riferiscono a tipologie ed esemplari veneti, altri etruscoumbri. E poi punte di lance, ollette, un alare, palette: sono tutti bronzi miniaturistici. "E' il primo complesso votivo protostorico trovato ancora in situ, comprese le fosse votive: lo studio di questo luogo sacro sarà oggetto di un convegno che si terrà a Ca' Foscari nei prossimi mesi".

Il santuario si trova sulla sponda sinistra del canale di Santa Maria, che sbocca in laguna.
Il santuario ha un evidente ruolo emporico, collegato alla presenza dell'acqua.

Fu realizzato probabilmente tra il VII e il VI secolo e poi continuò fino all'età romana quando assunse un aspetto monumentale con dedicazione a Giove.
"È evidente che questa dedicazione non soppresse nè cancellò la divinità locale alla quale era precedentemente intitolato: quindi con ogni probabilità si trattava di una divinità maschile (visti anche i numerosi ex voto) assimilabile a Giove".

Tutta la ceramica greca rinvenuta ad Altino è attica: si tratta di kylix e skiphoi (per la maggior parte).
Ciò non può essere un caso, ma risponde ad esigenze della committenza, visto che è confermato dagli scavi sia in contesto sacro, che funerario o abitativo.

Tutta questa ceramica risale al V-IV secolo a.C.: non c'é ceramica greca del VI secolo.
Al V secolo appartengono le kylix a figure rosse, a vernice nera; lo skiphos di tipo attico a vernice; gli skiphoi con civette.

Un solo frammento, finora, con figura umana viene dal santuario alla Fornace, e risale al V-IV secolo.
Invece del IV secolo sono gli sklphoi con il ragazzo grasso (un soggetto molto diffuso).
Ma chi portava queste ceramiche?
Secondo Simonetta Bonomi, direttore del Museo archeologico nazionale di Adria, gli etruschi.
"I fornitori, i commerclanti che ad Altlno hanno lasciato solo tazze e coppe per bere (quindi la gente di Altino del V secolo sembra non aver assimilato il sistema egeo del simposio canonico, con crateri e oinochoe), probabilmente non erano greci, ma etruschi dell’Altoadriatico
(adriesi, spinetici e parké no euganei, reti e veneti? osia ła jente i nostri havos de łe pałafite e daspò de łe teremare ?).

Venivano ad Altino dove sbocca il Piave, che rappresenta uno degli assi di comunicazione dal centro Europa, da dove provenivano i minerali più importanti dell'antichità". G.T.

El santoaro de Altin stando a coel ke łi scrive kìve pararia ke ente łi primi secołi dapò C. e se fuse convertesto a Jove Pluvio e Giove Pluvio el va cfr. co Tinia etrusco

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 02/144.jpg

http://it.wikipedia.org/wiki/Tinia
Tinia o Tin (secondo alcune versioni d'epoca romana si registra anche Tunia) è la più importante divinità etrusca, marito di Thalna o di Uni, corrisponde allo Zeus greco o al Giove romano.
Insieme a Menrva e Uni formava una potente triade divina, che dominava il pantheon etrusco.
Era il padre con Uni di Hercle.
Da Tarquinia e dal suo territorio (Ferento) provengono le più antiche iscrizioni votive per Tinia, apposte su frammenti di bucchero.
In una incisione sulla Chimera di Arezzo leggiamo TINSCVIL o TINS'VIL che possiamo tradurre con donata a Tin.
La divinità è quella più menzionata nel Fegato di Piacenza: vi sono cinque caselle o regioni in cui Tin viene nominato, sempre insieme al nome di altre divinità.
Non sono stati identificati con sicurezza i suoi luoghi di culto. Solo recentemente, a Tarquinia, è stata rinvenuta una parte di trono imperiale con dedica a Giove (Tinia) appartenente al grande tempio detto "Ara della Regina", dinanzi al quale si svolgevano i ludi.



Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 02/155.jpg


Cfr. co:

Lago Tenna e Tenno entel trentin, Tenna en Norveja, e Lago Tana

https://it.wikipedia.org/wiki/Tenna_%28Italia%29
https://it.wikipedia.org/wiki/Tenno

Lago Tana
https://it.wikipedia.org/wiki/Lago_Tana
Il lago Tana è lo specchio d'acqua più esteso dell'Etiopia, ha una superficie di circa 3.600 km2 ed è situato nella parte Nord del paese a 1788 metri di altezza. Ha per emissario il Nilo azzurro, che da esso prende origine verso Sud, formando, dopo un tratto di qualche km, le imponenti cascate del Nilo Azzurro, seconde in Africa solo alle cascate Vittoria.

Forse na vecia voxe de ła łengoa del Sapiens migrà da l'Afrea etiopega




Cfr. co:

Timavo, Timaf, Timau (Reka e Kavoda)
viewtopic.php?f=45&t=314
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