Altin (Altino)

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Messaggioda Berto » dom dic 08, 2013 5:26 am

Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Altin

Messaggioda Berto » sab mar 08, 2014 9:17 am

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Re: Altin

Messaggioda Berto » gio mag 15, 2014 7:24 am

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Re: Altin (Altino)

Messaggioda Berto » dom giu 22, 2014 4:55 pm

???

Cfr. co:


Olt, Aluta, .... Lea, Lua, Luamaro, Leida, Leira, Loira ..., Limena, Emona, Limone, ..., Lyon, Lutetia, Luxasia, ..., Melegnan, Lignan, Legnago, ..., Lugan, Lugo, Palugana Palù, ..., Mel, Melma, Mala, Mara, Mos, Morsa, ...,
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... BXNGs/edit

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Re: Altin (Altino)

Messaggioda Berto » mar ago 19, 2014 3:25 pm

Li buxiari taliani li ciama Altin çità romana! (I veneti no li existe)

http://it.wikipedia.org/wiki/Altino_(città_romana)
me despiaxe ma el link nol funsiona, ranjeve
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Re: Altin (Altino)

Messaggioda Berto » mar feb 16, 2016 2:36 pm

On toco cavà fora da sta "entervista" :
http://www.senecio.it/rec/cresci.pdf

Intervista a Giovannella Cresci Marrone di Federico Moro
Giovannella Cresci Marrone è docente di Storia Romana all'Università di Ca' Foscari di Venezia. (2004)



..................................................
13-D) Come mai?
R) Prima di capire un territorio ci vuole tempo. Non si può arrivare, analizzare un documento e pretendere di decodificarlo.

14
D) Questione di Altino: ce la immaginiamo romana, ma ...

R) Adesso ce la dobbiamo immaginare veneta.
La novità più rilevante, emersa dagli scavi in località Fornaci è proprio questa, di Altino quale importante, molto importante, centro veneto.
È sul mare, cioè in laguna, vale a dire un porto.
Un caso rilevante per il mondo veneto.
A Ca' Tron hanno trovato un ponte veneto sotto una strada romana e Aquileia ha un'origine preromana.

Anche queste sono novità degli ultimi anni.
Una volta si riteneva che il mondo veneto si limitasse sostanzialmente a Este e Padova, e Altino, per esempio, fosse una propaggine periferica.
Oggi, invece, constatiamo l'importanza di questi centri veneti cosiddetti periferici, fatto che ci porta a riconsiderare l'intero processo di romanizzazione dell'area.
Fino a qualche tempo fa, si riteneva che la romanizzazione si fosse impiantata in una sorta di terreno vergine.

Adesso, più conosciamo il mondo veneto, più ci rendiamo conto che si tratta di un processo di acculturazione molto complesso e compartecipato.

Più capiamo com'erano organizzati i Veneti, più comprendiamo perché i Romani nel Veneto non abbiamo adoperato dei sistemi coattivi e violenti, ma come si sia arrivati a una stratificazione condivisa.

Per questo è interessante lavorare qua ... ci si confronta con un modello di romanizzazione diverso da quello di altri contesti.
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Re: Altin (Altino)

Messaggioda Berto » mar feb 16, 2016 2:39 pm

???

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Culti e divinità dei Veneti antichi: novità dalle iscrizioni - Anna Marinetti (2008)
................................

2.3. Altino (Venezia): il santuario in località Fornace (n17)

Il sito di Altino, collocato ai margini della laguna veneta e centro portuale sull’Adriatico settentrionale, ha assunto dopo le scoperte degli ultimi decenni una fisionomia radicalmente rinnovata: già ampiamente documentato come centro romano (in epoca romana) di primaria importanza, ha progressivamente restituito elementi che consentono di delineare una solida configurazione anche nella fase paleoveneta, fino dal IX-VIII secolo a.C.(n18).

Le novità più recenti riguardano il ritrovamento di un’area sacra a sud-est dell’abitato, in località Fornace, esito di campagne di scavo a partire dal 1997; il santuario mostra una frequentazione dal V secolo a.C. fino all’età imperiale, e presenta una vocazione spiccatamente emporica, come testimoniano i numerosi oggetti di importazione ivi rinvenuti.
I materiali del santuario sono attualmente in corso di studio, ma – in attesa di una pubblicazione sistematica – già sono comparse anticipazioni dei primi risultati delle ricerche (n19).
Dallo scavo del santuario sono state recuperate una trentina di iscrizioni votive, in buona parte ampiamente frammentarie. Riporto qui una selezione esemplificativa delle iscrizioni; la prima è già pubblicata (n20), mentre delle altre è stata data comunicazione nel corso del Convegno (citato a nota 19).


1) Frammento di skyphos attico a figure rosse, databile al primo quarto del IV secolo a.C.(n21).

.a. [.l] .t.no.i..e.m.a.-- [--] .o. [z] ona. [s. t] o
A[l]tnoi eim A----o [d]ona[st]o


2) Orlo di lebete bronzeo, in due frammenti combacianti:

] o. [--].O. [-] .tona.s.θo.a.l.θino.m.śa.i.natii.m..e.ni<r>p(r)eke.i.taθa.i.
----donasto Altinom sainatim eni prekei datai

3) Frammento fittile: ] a..l. θino.m. [ ]Altinom[

4) Frammento di coppa: a..l.tno.i. Altnoi

5) Frammento di coppa: ]dona.s. θ [ ]donast[o


Il testo n. 1 è redatto secondo il formulario votivo, con l’azione del “donare” esplicitata dal verbo al preterito (3° singolare) donasto “donò” e il dativo del nome della divinità destinataria dell'offerta, qui nella forma Altno-.

Il soggetto è da individuare nella sequenza interrotta dalla lacuna, probabilmente un antroponimo maschile in -o da tema in -on-. In em si può riconoscere una forma di deittico (“questo”), che trova precisi confronti con il latino arcaico (em, im). Complessivamente l’iscrizione suona: “A----o donò questo ad Altno”.

Il n. 2 presenta una formula analoga, con l’ulteriore aggiunta di un riferimento circostanziale reso dal sintagma eni prekei datai, che riguarda il carattere "sacrale” (eni prekei “in preke-”, cfr. lat. precor) di offerta (data-). I nn. 3 e 4 riportano il nome della divinità, nelle due forme grafico-fonetiche in cui compare (Altino-/Altno-), mentre nel n. 5 ritorna il verbo votivo donasto “donò”.

Il dato di più immediato rilievo portato dalle dediche del santuario Fornace è la menzione della divinità (o comunque della divinità principale) cui è dedicato il culto nella fase preromana (n22); si tratta di una divinità maschile, designata alternativamente come Altino- o Altno-(n23). {el xe el santolo patrono, patronus}.

Il teonimo è chiaramente connesso con il toponimo del luogo, attestato nella forma latina come Altinum; dovrebbe pertanto trattarsi della divinità “poliadica” che si identifica con il sito, come ad esempio in Etruria i casi di Fufluns/Populonia, Vei/Neio e, nello stesso Veneto, di Aponus/Abano.

Di particolare rilievo è l’attribuzione anche ad Altino- dell’epiteto sainati-, già noto in relazione ad altre divinità: Reitia ad Este e Trumusiati-/Tribusiati- a Lagole. La correlazione teonimo/toponimo – evidente ad Altino, possibile o probabile negli altri casi – e l’associazione con l’epiteto sainati- apre una nuova ipotesi sui caratteri e sulle prerogative delle figure divine così identificate, che sembra unificare, secondo tratti comuni, diverse realtà locali (vedi § 3.3).

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... -Altin.png

.....................................

???

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... eteghi.jpg


3.2. Divinità femminili e divinità maschili nel mondo veneto

Il tema richiederebbe una attenzione e un approfondimento adeguati alla sua importanza, per i quali non è questa la sede; mi limito pertanto ad alcune osservazioni che derivano da nuovi apporti dalle iscrizioni, e dalla revisione di alcune posizioni del passato. L’esito associato che ne deriva sembra porre un’ipoteca – quanto meno dal punto di vista quantitativo – sul primato da sempre attribuito nel Veneto ad una divinità femminile, esemplata nella dea Reitia (Śainate Reitia Pora) del santuario di Este.
La figura di una grande dea femminile è di fatto un topos, quasi mai messo in dubbio almeno nella vulgata, e a metterla in evidenza concorrono in maniera considerevole non solo le dediche iscritte di Este, ma anche rappresentazioni figurative che trovano la loro espressione più nota nei dischi bronzei dall’area “plavense” (Montebelluna, Musile, Ponzano) raffiguranti una dea clavigera (n36).

In realtà, come ha acutamente sottolineato Loredana Capuis, sul piano delle manifestazioni religiose vi sono differenze che connotano le diverse aree del Veneto: «...l’area sudoccidentale, gravitante sull’Adige e sul territorio di controllo atestino, e l’area nordorientale, gravitante sul Brenta-Piave e sul territorio di controllo patavino (...); tra i dati di maggiore evidenza mi è sempre apparsa di primaria importanza la predominante componente femminile della prima zona rispetto alla prevalente, e pressoché esclusiva, componente maschile della seconda. Anomala mi appariva proprio la zona tra Brenta e Piave, sia per i dischi di Montebelluna che per una particolare tipologia di bronzetti di “figure-madri”, diffusa tra territorio patavino e frangia lagunare...» (n37). La differenziazione in due grandi aree proposta dalla Capuis considera l’intero complesso delle forme di culto, e pertanto la prevalenza di femminile o maschile non guarda solo alle figure divine, ma anche alla frequentazione dei santuari, alla composizione del popolo dei devoti ecc. I nuovi dati non mettono in discussione questo quadro, ma piuttosto lo integrano, articolandolo ulteriormente.

L'attestazione di teonimi maschili nelle iscrizioni venetiche è in progressivo incremento; si tratta di dati non sempre pienamente utilizzabili, perché forme isolate, o incomplete; la frammentarietà della forma-base lessicale lascia indeterminati quei caratteri che, anche se con tutte le cautele sopra invocate, un’“etimologia” del nome divino potrebbe lasciar trasparire. La corrispondenza tra genere grammaticale e genere naturale non è, come noto, biunivoca; tuttavia la morfologia di tema in -o- (cui corrisponde il dativo -oi) riferita ad esseri animati designa di norma il genere naturale maschile.

Attraverso questo indicatore, alle già note forme in -oi, una di incerta lettura da Montegrotto (Pa 15)(nota 38), ed Einaio[(Es 75) da Este (n39), si aggiunge ora, ancora da Este, Heno---toi dal santuario di Meggiaro (nota 40); e ancora, evidente anche nella base, il caso di Alt(i)noi.

A questa serie maschile, così individuata a priori da una morfologia di tema in -o-, va aggiunto, credo senza riserve, il caso del teonimo Trumusiati-/Tribusiati- di Lagole. I temi in -i/e- cui appartengono tali forme possono riferirsi sia al genere maschile sia a quello femminile; la caratterizzazione al femminile di Trumusiati-/Tribusiati-, sostenuta in passato, da una parte si fondava su un possibile confronto etimologico con Hekate, dall’altra risentiva dell’influenza dell’epiteto sainati- già noto a Este in riferimento alla divinità (certamente femminile) Reitia.

Sia l’etimologia con Hekate, condotta sulla base di una lettura errata del nome (+Trumusicati-/Tribusicati), sia la valenza “al femminile” dell’epiteto sainati- sono ora venute a cadere (vedi § 3.3); se le forme di lingua non danno un'indicazione precisa per il “genere naturale” della figura divina, i dati extralinguistici al contrario sembrano coerentemente indirizzare al maschile: le dediche sono esclusivamente di uomini (n41), la frequentazione è tipicamente maschile e guerriera, in fase romana la divinità assume i contorni di Apollo.
Un caso in cui per l’opzione maschile/femminile la morfologia da sola non fornisce evidenze, ma concorre a delimitare il campo delle interpretazioni, è quello degli Alkomno del santuario “occidentale” di Este.
La morfologia di duale, qui riconosciuta nella finale -o, segnala la natura di “coppia” del designato; ciò fondatamente autorizza - insieme al confronto etimologico con il nome attestato in fonti latine come Alci- il collegamento degli Alkomno con i Dioscuri, presenti in loco in fase romana.
Anche se per via indiretta, se ne ricava ancora un caso di divinità maschili.
Nel caso di un nome plurale, a differenza che per quello singolare, il genere grammaticale maschile (meglio, la forma tematica in -o-) non è significativo ai fini di definire il genere naturale; in quanto “genere” non marcato potrebbe riferirsi sia a figure solo maschili, sia a maschili e femminili insieme. Ciò vale per le dediche Termonios deivos di Vicenza e Maisteratorbos di Auronzo (vedi § 3.4).

La continuità dei santuari in fase di romanizzazione, ove sia documentata, se non fornisce una vera e propria interpretatio delle divinità locali conferma quanto meno una attribuzione di genere coerente con quanto appare nella fase veneta: così a Montegrotto troviamo Aponus (?), a Lagole Apollo, ad Altino (forse) Iuppiter, ad Este i Dioscuri; nel santuario di Este il culto pare si continui con Minerva. ???

Propongo una tabella in cui riporto nomi e caratteri delle divinità menzionate nelle iscrizioni venetiche; restano esclusi, per prudenza, quei casi in cui la identificazione come figure divine (piuttosto che personaggi umani) è stata supposta ma è incerta o poco probabile, come per i nomi Laivna Vrota a Idria della Baccia e Vebelei a Este; inoltre si omettono le dediche di Gurina a (pl.) Ahsus/(sing.) Ahsun in quanto, nonostante la veneticità di lingua, formulario e tipologia materiale, le dediche promanano da un ambito culturale con influssi prettamente germanici, non fosse che per quanto riguarda il nostro tema, dal momento che gli dèi Asi fanno parte della più radicata tradizione religiosa dei Germani.

........................................

3.3. Relazione tra teonimi e toponimi: per il recupero di una funzione "poliade" di figure divine

In occasione dell”edizione complessiva dei materiali di Lagole di Cadore, ho riconsiderato (n42) la questione del teonimo locale per molti aspetti problematico; da una parte il suo presentarsi in un duplice significante, Trumusiati-/Tribusiati-, diverso se pur “assonante”, senza che vi siano ragioni per dubitare che ci si riferisca ad una stessa divinità, richiede una spiegazione adeguata; dall”altra perché -- anche dopo una possibile spiegazione della compresenza delle due forme -- il nome resta ancora privo di un”etimologia soddisfacente, dopo l’accantonamento (vedi sopra) della vecchia ipotesi che riconosceva in Trumusiati- una “triplice Hekate”. Ho proposto di riconoscere nella forma Trumusiati- un derivato in -ate/i- da un * Trumusio-, inteso come designazione del toponimo locale; ciò partendo da una formazione del nome come composto da *Ku(w/o)tru- (etimologicamente “quattro” ma qui usato come indicatore generale di molteplicità [n43]), più un derivato *muso- dalla radice indeuropea *mew- che rimanda alla sfera semantica dell’umido” (n44); il valore del composto pare bene adattarsi alla situazione geomorfologica di Lagole, area ricca di fonti, stagni, corsi d’acqua; pertanto un “(dio) in rapporto a * Trumusio-”: Rispetto alla forma originaria Trumusiate-, il teonimo che compare come Tribusiate- sarebbe una forma secondaria, reinterpretazione del precedente teonimo con il ricorso alla base di tribu- (forma già venetica o latina?); sarebbe cioè stato mantenuto un riferimento alla comunità locale non tramite il toponimo specifico del luogo, *Trumusio-, forse non più trasparente nel suo significato, bensì mediante il ricorso alla “tribus”; si avrebbe un nome “parlante” in senso “civico”, tramite una paretimologia -- latina o venetica non locale (n45) -- su una base lessicale tribu- significativa nel suo valore istituzionale legato a un territorio e a una comunità.
Un caso ben noto di coincidenza tra teonimo e toponimo in Veneto si ha in Aponus, divinità oggetto di un culto legato alle caratteristiche salutifere della zona termale, e insieme toponimo del luogo (n46); nelle fonti (n47) la forma Aponus pare prevalentemente riferirsi alla divinità, e solo nelle testimonianze più tarde affiora col valore di toponimo.
E verosimile che il latino Aponus costituisca la trasposizione di un teonimo locale, di cui non si ha attestazione diretta. Resta infatti in epochè il dato dell'unica iscrizione venetica (Pa 15), sopra richiamata (g 3.2), proveniente dall'area termale, per l’incerta lettura della sequenza: quanto si scorge dal tracciato della sequenza non sarebbe del tutto incompatibile con una lettura *aponoi, ma non ci sono gli estremi per affermarlo in positivo. Ciò che resta acquisito è in ogni caso il riferimento in Pa 15 ad una divinità locale di genere maschile (vedi § 3.2): l’identificazione di questa con l’Aponus della tradizione latina resta in sospeso.
A questa casistica si aggiunge ora, dal santuario di Altino, l’attestazione di una divinità il cui nome, Alt(i)no-, è perfettamente coincidente con il toponimo. Questo ci è noto nella forma Altinum esclusivamente da fonti latine, ma la datazione dei materiali del contesto e la paleografia delle iscrizioni fanno datare il nome ad una fase precedente a qualsiasi ragionevole possibilità di romanizzazione, per cui il toponimo va riportato alla fase veneta.
Per questi casi di coincidenza teonimo/toponimo si pone la questione della precedenza concettuale e cronologica dell’uno rispetto all'altro; se cioè il teonimo preceda la fissazione in toponimo, ipotesi ragionevole soprattutto in strutture di insediamento non urbane, o se si tratti di una personificazione in figure divine di una realtà geoantropica già definita.
È tuttavia difficile in situazioni come la nostra distinguere la pertinenza primaria; almeno per questo livello strutturale attenueremmo la distinzione fra teonimo e toponimo, quasi in una situazione di microtoponimia per cui le due sono facce di una stessa medaglia. In ogni caso la fenomenologia esiste, con certezza per i casi di Aponus ed Alt(i)no-, con buona probabilità per Trumusiati- di Lagole.
La documentazione di Altino ha fornito inoltre l'occasione per riprendere la questione del significato e del senso dell’epiclesi śainati- per una figura divina, in quanto vi è attestato qui come epiteto di Alt(i)no-(n48).
L’etimologia vulgata di śainati-, sotto l’influenza di una vecchia (ed errata) lettura +sahnate.i., stabiliva un’equivalenza con latino sanare, contestualmente giustificata per le prerogative di “risanatrice” attribuite sia alla divinità di Este, sulla base dei materiali votivi, sia a quella di Lagole, in relazione alle acque sulfuree e salutifere ivi presenti. M. Lejeune (n49), dopo aver portato la corretta lettura sainatei, aveva riconosciuto una morfologia di etnico in -ati-, tuttavia senza una convincente proposta per la base lessicale. Inoltre un altro elemento andava spiegato: la costanza della forma sainati- con un grafema iniziale ś, e non con la normale sibilante s, rispetto a cui s segnala un diverso valore fonetico (e quindi, tra l’altro, negativo per il confronto con lat. sanare).
Tutta la questione è pertanto rimasta in sospeso, fino a che la nuova attestazione ad Altino non ha riaperto il problema; un valore di śainati- come “salutifero, risanatore” non si attaglia qui minimamente alle caratteristiche della divinità, quali risultano dal complesso delle forme di culto. Il santuario di Altino può essere investito da una molteplicità di funzioni, principalmente legate alla sua vocazione emporica, ma la valenza di tipo iatrico pare estranea o, comunque, assolutamente minoritaria. Anche la (possibile) continuità in fase romana di Alt(i)no- con Iuppiter ne delinea una sfera di competenza del tutto diversa, per cui viene a mancare anche quanto si può invocare per Lagole, ove con la romanità Trumusiati- è sostituito da Apollo, cui l’attributo di “salutifero” potrebbe essere adeguato.
Rapportando la situazione di Lagole a quella di Altino (per Este non ci sono immediate evidenze), si riconosce nei rispettivi teonimi il medesimo contesto di “personificazione” della realtà insediativa. Con ciò concorda la morfologia del comune epiteto śainati-, che come detto presenta un suffisso -ati- che nel latino costituisce una tipica formazione per gli etnici (cfr. Arpinati-, Sarsinati- ecc.) Tuttavia, śainati- non può essere un etnico in senso proprio, perché è applicato a tre divinità diverse in tre luoghi diversi. L'apparente contraddizione si risolve semplicemente rivedendo la qualifica di -(a)ti- quale etnico proprio, e riportando il suffisso alla funzionalità primaria: l’uso per etnici è una applicazione-specializzazione rilevante, ma non esclusiva, di un valore più generale di appartenenza/inerenza. Ciò posto, probabilisticamente non c’è che un apriori: śainati- si riferisce ad un luogo che però non può essere un toponimo specifico, bensì deve essere “il luogo”, cioè per esclusione e verosimiglianza il nome comune per “insediamento, territorio (pertinente alla comunità)” o simili. Se è così, śainati- qualifica la divinità in questione come “topica” o, in termini forse meno propri per l’assetto urbano, ma più incisivi per la resa, come “poliade”.
Delimitato così per via morfologica e contestuale il possibile valore, occorre per śainati- un adeguato inquadramento come forma di lingua. I capisaldi sono, come detto, la derivazione in -ati- di (quasi-) etnico, che presuppone una forma śaino- o śaina-, cioè, morfologicamente, una base/radice śai- + una formante -no-/-na-; inoltre un valore fonetico di s nell’ambito delle sibilanti ma diverso da s; probabilisticamente dovrebbe rappresentare l’esito di un nesso “consonante + s”, a priori ks-.
A questo punto si propone il confronto con una radice indeuropea che rimanda alla nozione di “insediamento”: *k’pei- “siedeln, sich ansiedeln, eine Niederlassung gründen” (n50): tra i confronti l’antico indiano *kséi, ksiyái “abita”, l”armeno šēn “abitato, villaggio”, greco ktizō “fondare”; particolarmente significativo è il confronto con il greco rodio ktoínē che indica una divisione territoriale (“canton”) (n 51): la stessa forma è già presente nel miceneo ko-to-na (/ko-to-i-na), ove in contesto catastale designa una ripartizione del territorio.
La semicità della radice/base è evidente: la posizione sul territorio come delimitazione del/di un territorio; questo si congiunge e completa la conclusione dei dati interni al venetico, per cui sainati- qualifica la divinità come “del luogo, poliade”.

In questa chiave propongo di riconsiderare anche l’occorrenza dell’epiteto sainati - a Este; qui sembra mancare la giunzione diretta del teonimo col toponimo, certa ad Altino, probabile a Lagole; tuttavia tra le diverse possibili etimologie del teonimo Reitia del santuario atestino (richiamate sopra al § 1) vi è, con possibilità non inferiori alle altre, quella che vede nel nome un derivato in -io- da *reito- = “fiume”(n52).
Reitia come “ciò che è in rapporto con il fiume” potrebbe essere la trasposizione concettuale, diversamente lessicalizzata, del toponimo Ateste analizzato come ates-te “che è di contro = che sta sull’Ates (Adige)”; ciò nella prospettiva del fiume assunto quale riferimento centrale per l’insediamento che corrisponde a quello che sarà poi Ateste.
Non è forse fuori luogo ricordare che il nome primario della divinità è Pora, già riportato alla stessa base del greco poros “passaggio”; il valore qui può essere riferito a molti significati ma, considerato il contesto fisico del santuario, si potrebbe richiamare il “passaggio > guado (del fiume)”, e cioè una specificità della località di cui non è necessario sottolineare l’importanza per l’insediamento circostante.
Infine, si potrebbe riconsiderare secondo questa ottica anche l’iscrizione da Asolo (vedi sopra), ove era stata ipotizzata la presenza del toponimo locale (attestato in latino come Acelum); la forma letta (dubitativamente) akelon su uno degli ossicini iscritti -- pertinenti ad un rito di fondazione e dunque in contesto sacrale -- se rivista in questa ottica potrebbe indicare non tanto il toponimo, quanto il (coincidente) nome della divinità del luogo (n53); nell’iscrizione in questione tr akelon potrebbe portare nel suo complesso il riferimento (epiteto + teonimo proprio) ad una divinità.
In conclusione, dalla giunzione dei nuovi dati con le conoscenze già acquisite si delinea una solidarietà di comportamento nell’identificazione/personificazione in una figura divina del toponimo locale, ulteriormente ribadita nel suo valore topico mediante un attributo che lo esplicita come “(divinità) relativa al luogo”.

Note, 48) Qualche difficoltà per il pieno inquadramento di śainati- ad Altino potrebbe derivare dalla sua posizione sintattica nella sequenza “teonimo + epiteto”, che va contro la normalità riconosciuta per la struttura dei teonimi “epiteto + teonimo”: cfr mego donasto Voltiomnos Iuvants Ariuns Śainatei Reitiai (Este), Broijokos donom doto Śainatei Trumusijatei (Lagole) ma ]donasto Altinom Śainatim eni prekei datai (Altino). La difficoltà non va sottovalutata, anche se può trovare una spiegazione; non ritengo sia il caso di approfondirla in questa sede, in quanto non pare rilevante per l’attribuzione di valore all’epiteto. Per completezza, anticipo un’altra possibile obiezione proveniente dallo stesso corpus altinate; una delle iscrizioni, frammentaria, suona ]xośana[; se da integrare? me]go śana(t-... (in questo caso, si noti, con una sintassi “regolare” in cui l’epiteto precede il teonimo), si avrebbe qui il solo caso di śan- e non śain-: la possibilità di un *śanat- è confinata nei limiti aleatori di una incerta integrazione, e tuttavia può costituire un motivo di ritorno all’etimologia con sanare? No decisamente, per tutte le ragioni viste sopra; c’ tuttavia un indice, e cioè la possibilità che śainat- potesse essere reinterpretato per paretimologia con *sana- corrispondente di lat. sanare; ciò riporta ad una possibile reinterpretazione in chiave di accumulo di prerogative positive di una divinità che oltre che “topica-poliade” è anche genericamente benefica e pertanto “sanatrice”; in ogni caso sarebbe una valenza secondaria, che ha indotto in errore l’esecutore materiale di questa iscrizione.
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Re: Altin (Altino)

Messaggioda Berto » mar feb 16, 2016 3:11 pm

Ƚe çità sepeƚie da ƚa mota dei fiumi e ƚe ixle magnà dal mar
viewtopic.php?f=177&t=1280


Le çita de ara veneta spareste soto tera e soto aca, secondo Plinio:

Storia Natural de Plinio el Vecio: livro III

Plinio el vecio (Como, 23 – Stabia, dopo l'8 settembre. 79 d.C)
http://spazioinwind.libero.it/popoli_an ... cchio.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Gaio_Plinio_Secondo
http://it.wikipedia.org/wiki/Naturalis_historia
http://la.wikisource.org/wiki/Naturalis_Historia
http://la.wikisource.org/wiki/Naturalis ... /Liber_III
...
119
nec alius amnium tam brevi spatio maioris incrementi est. urguetur quippe aquarum mole et in profundum agitur, gravis terrae, quamquam diductus in flumina et fossas inter Ravennam Altinumque per CXX, tamen, qua largius vomit, Septem Maria dictus facere. Augusta fossa Ravennam trahitur, ubit Padusa vocatur, quondam Messanicus appellatus. proximum inde ostium magnitudinem portus habet qui Vatreni dicitur, qua Claudius Caesar e Britannia triumphans praegrandi illa domo verius quam nave intravit Hadriam.

120
hoc ante Eridanum ostium dictum est, ab aliis Spineticum ab urbe Spina, quae fuit iuxta, praevalens, ut Delphicis creditum est thesauris, condita a Diomede. auget ibi Padum Vatrenus amnis ex Forocorneliensi agro. proximum inde ostium Caprasiae, dein Sagis, dein Volane, quod ante Olane vocabatur, omnia ea fossa Flavia, quam primi a Sagi fecere Tusci egesto amnis impetu per transversum in Atrianorum paludes quae Septem Maria appellantur, nobili portu oppidi Tuscorum Atriae, a quo Atriaticum mare ante appellabatur quod nunc Hadriaticum.

121
inde ostia plena Carbonaria, Fossiones ac Philistina, quod alii Tartarum vocant, omnia ex Philistinae fossae abundatione nascentia, accedentibus Atesi ex Tridentinis Alpibus et Togisono ex Patavinorum agris. pars eorum et promum portum facit Brundulum, sicut Aedronem Meduaci duo ac fossa Clodia. his se Padus miscet ac per haec effundit, plerisque, ut in Aegypto Nilus quod vocant Delta, triquetram figuram inter Alpes atque oram maris facere proditus, stadiorum II circuitu.

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pudet a Graecis Italiae rationem mutuari, Metrodorus tamen Scepsius dicit, quoniam circa fontem arbor multa sit picea, quales Gallice vocentur padi, hoc nomen accepisse, Ligurum quidem lingua amnem ipsum Bodincum vocari, quod significet fundo carentem. cui argumento adest oppidum iuxta Industria vetusto nomine Bodincomagum, ubi praecipua altitudo incipit.
...
132
Alpis in longitudinem |X| p. patere a Supero mari ad Inferum Caelius tradit, Timagenes XXV p. deductis, in latitudinem autem Cornelius Nepos C, T. Livius III stadiorum, uterque diversis in locis. namque et centum milia excedunt aliquando, ubi Germaniam ab Italia summovent, nec LXX inplent reliqua sui parte graciles, veluti naturae providentia. latitudo Italiae subter radices earum a Varo per Vada Sabatia, Taurinos, Comum, Brixiam, Veronam, Vicetiam, Opitergium, Aquileiam, Tergeste, Polam, Arsiam DCCXLV p. colligit.


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Ammiana, Ammianella, Castrazio o Caltrazio
http://it.wikipedia.org/wiki/Ammiana
Ammiana era un importante centro della Laguna Veneta, da secoli completamente scomparso. Sorgeva tra le attuali isole di Santa Cristina e della Salina, a nord-ovest di Lio Piccolo.
Era contigua ad un altro sito abbandonato, Costanziaco.
La prima citazione scritta proviene dal Pactum Lotharii dell'840, dove l'imperatore Lotario sancisce alcuni diritti di sfruttamento: vengono qui ricordate, probabilmente in ordine d'importanza, Torceli, Amianae e Buriani.
I nomi dei tre centri sono di nuovo riportati, con lo stesso ordine, anche nel documento del 967 con il quale Ottone conferma gli accordi precedenti.
Appare tuttavia sicuro che Ammiana fosse sorta ben prima, probabilmente durante le invasioni barbariche (?) che portarono alla decadenza di Altino e, conseguentemente, al suo spopolamento a favore della Laguna (V-VII secolo).
Il Chronicon Gradense, scritto nella metà dell'XI secolo, riporta con precisione una cronologia di Ammiana incentrata sulle fondazioni delle numerose chiese e monasteri.
Secondo quanto si legge, la prima chiesa fu intitolata a San Lorenzo e venne costruita dalle famiglie dei Frauduni dei Willareni Mastalici (de jenia jermanega?).
Le stesse si trasferirono sull'isola ed edificarono poi anche un ponte, un castello e altri luoghi di culto, anche nella vicina Costanziaco.
In seguito alcune concessioni permisero lo sfruttamento di paludi e valli da pesca e la realizzazione di vigne e mulini.
Il centro si estendeva su tre isole che erano l'Ammiana vera e propria, Ammianella e Castrazio o Caltrazio ed ebbe varie chiese e monasteri.
Separato da un canale era invece il monastero dei Santi Felice e Fortunato.
Quest'ultimo e il monastero di San Lorenzo erano i centri religiosi più ricchi e importanti da cui dipendevano molti altri conventi e proprietà.
Per questo motivo, non erano infrequenti polemiche e attriti.
Presso Castrazio inoltre, contiguo a San Lorenzo, si trovava un fortilizio (un castrum, donde il toponimo ???).
Già nel XII secolo la zona cominciò a decadere soprattutto a causa del mutare delle condizioni ambientali e geografiche e, tra il XIV e il XV secolo, fu abbandonata del tutto.

Costanziaco o Costanziaca e Centranica
http://it.wikipedia.org/wiki/Costanziaco
Costanziaco o Costanziaca era un fiorente centro abitato, oggi scomparso, della Laguna Veneta, posto a nord-est di Torcello.
Fu fondata durante l'età barbarica da fuggiaschi dell'entroterra (?), così come Torcello, Burano, Mazzorbo, Murano e la stessa Venezia.
In particolare, la tradizione indica il 650 come data di fondazione per almeno due delle sette chiese che aveva la città.
Il nome sarebbe legato al personale Costantino (?) a ricordo di un personaggio rilevante se non del noto imperatore romano; altre ipotesi lo correlano a Costanzo, marito di Galla Placidia (?), o lo fanno derivare dalle legioni Costantiacae che, secondo Ammiano Marcellino, stazionavano in zona (???).
Il centro era contiguo ad Ammiana, da cui forse dipendeva, e questa vicinanza ha creato non poche difficoltà agli storici attuali nel ricostruirne i confini. Si ritiene che gli abitati fossero separati da una terza località, l'isola di Centranica, che avrebbe dato il nome all'attuale palude della Centrega.
Costanziaco è indirettamente citata in un documento risalente al dogato di Tribunio Menio (fine X secolo), dove si ricorda un Dominicus, filius Georgii Gambasyrica, de Costanciaco.
Una bolla del 1064, invece, emessa da papa Alessandro II cita esplicitamente alcuni monasteri e la pieve di Costanziaco.
Come testimonia un documento del 1105, era amministrata da un gastaldo (istituto jermanego).

Altre (de cu calkedouna forse la xe encora viva come Equilo rente Jexolo e Cittanova rente Eraclea ?)
http://it.wikipedia.org/wiki/Categoria: ... una_Veneta

Albiola, Cittanova (Eraclea), Equilio, Heraclia, Lio Piccolo, Metamauco, Porto di Cavergnago, Poveglia, Vigilia o Abbondia ...

Ƚe fonti greghe e latine so i veneti
http://picasaweb.google.it/pilpotis/LeF ... eSuiVeneti



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Ixle de ƚa lagouna venesiana spareste o sconparse, magnà o desfà dal mar

http://digilander.libero.it/venexian/ita/scompa.htm

Molte delle isole della laguna, per vari fattori naturali o storici, sono scomparse: si può scoprire la loro ubicazione grazie ad alcuni reperti che si trovano tra barene o canali, isole che probabilmente facevano parte di comunità importanti, ma ormai scomparse.

Antichi insediamenti

Ammiana

Si pensa che Ammiana, oggi isola scomparsa, dovesse trovarsi nella zona di S.Cristina, in direzione di Lio Piccolo. Questo centro di notevole importanza era composto da varie isole collegate da ponti; presentava numerose chiese e come ogni altro luogo lagunare anche questo fu fondato verso il V secolo dagli Altinati in fuga davanti alle invasioni barbariche. Il nome della città venne dato forse per ricordare una delle porte della originaria città di Altino. Verso il 1300 quest'isola fu abbandonata a causa delle condizioni ambientali che erano in continuo mutamento ed oggi la zona è diventata una grande distesa di barene e ghebi.

Costanziaca

Altra isola molto importante fu Costanziaca, probabile contrada di Torcello. Il nome le venne dato in onore dell'imperatore Costantino ed era situata tra le isole di S.Ariano e S.Cristina. La storia della sua fondazione è simile a quella delle altre isole della laguna, ed anche l'aspetto: doveva presentarsi come un grande centro con numerosi monasteri e chiese. Di certo sappiamo che esisteva almeno un monastero che ospitava delle monache di S. Maffio che in seguito al deterioramento ambientale dell'isola vennero trasferite a Murano. Delle attività e delle testimonianze di questa comunità non rimane nulla se non fango ed acqua.

S. Ariano

S. Ariano fu un altro centro vicino a Torcello ed anch'esso possedeva molti conventi. Dopo essere stata abbandonata a causa della malaria intorno al 1400, fu adibita a cimitero per quelli che morivano di malattie infettive: il luogo si presenta oggi pieno di rovi che crescono sopra ad uno strato di ossa ed un muro ricoperto da croci. In estate l'isola è popolata da piccoli serpenti che apparvero con la malattia che fece allontanare la popolazione.

S.Ilario

Nell'isola di S.Ilario il doge Angelo Partecipazio fece costruire un'abbazia che affidò ai Benedettini. Divenne rapidamente uno dei più importanti siti religiosi della laguna, ma subì numerosi attacchi dai Padovani e dalle forze imperiali dell'imperatore Federico II. Alcuni scavi archeologici hanno portato alla luce alcuni reperti che sono ora conservati al Museo Correr.

S.Marco in Boccalama

Lungo il Lama, un antico ramo del Brenta che serviva per arrivare a S.Ilario, si trovava l'isola di S.Marco in Boccalama, ed è per via di una chiesa dedicata a S.Marco che l'isola venne chiamata così. Verso il 1300 la località fu seriamente minacciata dall'erosione, ma in seguito alla diversione (taglio) del fiume Brenta la comunità rifiorì; furono allora costruiti numerosi edifici facendo diventare quest'isola un centro molto importante per i commerci. In seguito, a causa delle numerose pestilenze, questa zona fu adibita a cimitero assieme a diverse altre isole lontane dalla città. Anche questa è oggi diventata solo una grande distesa di barene.

San Cristoforo della pace

Questa isola è scomparsa solo di nome, in quanto unita all'isola di S.Michele (l'attuale cimitero di Venezia) nel 1836 mediante l'interramento del rio che le separava. Appare nell'elenco delle isole scomparse perchè ormai "l'isola" tra Murano e Venezia è diventata soltanto "S.Michele" anche tra i veneziani. Questa unione fu una conseguenza del proclama emesso da Napoleone Bonaparte riguardo l'istutuzione del "cimitero generale" per la sepoltura di tutti i morti della città. Prima di questa operazione l'isola era abitata ed utilizzata quale luogo di detenzione; ebbe ad ospitare anche Silvio Pellico dopo un anno di "piombi" (le prigioni del Palazzo Ducale). Per il visitatore ricordo che l'originale isola di S.Michele, detta "cavana de Muran" coincide con la parte più vicina all'isola di Murano.

http://it.wikipedia.org/wiki/Laguna_di_Venezia

Ammiana, Costanziaco, Metamauco, San Marco in Boccalama, Vigilia, La Caderna, Lio Major

Gli antichi centri lagunari

Nel corso dell'Alto Medioevo, con lo spopolamento dei maggiori centri urbani della terraferma, la laguna di Venezia fu un fiorire di centri urbani più o meno importanti, che declinarono poi successivamente con il parallelo sviluppo di Venezia, sino a scomparire in gran parte.

Albiola (scomparsa)
Ammiana (scomparsa)
Ammianella (scomparsa)
Bureana (odierna Burano)
Clodia Maior (odierna Chioggia)
Clodia Minor (odierna Sottomarina)
Costanziaco (scomparsa)
???
La Caderna (scomparsa)

Lio Maior (scomparso)
Lio Minor (odierno Lio Piccolo)
Maiurbo (odierna Mazzorbo: semi-disabitata)
Metamauco (scomparsa)
Mureana (odierna Murano)
Olivolo (odierno Castello, oggi parte di Venezia)
Pastene (odierna Pellestrina)
Popilia (odierna Poveglia: disabitata)
Rivoalto (odierno Rialto, oggi parte di Venezia)
Spinalonga (odierna Giudecca, oggi parte di Venezia)
Turricello (odierna Torcello: semi-disabitata)
Tre Porti (odierna Treporti)
Vigilia (scomparsa)

A queste si aggiungevano poi una miriade di isole minori e insediamenti monastici.

Meƚidisa (Melidissa-ixla) o Eraklia
http://it.wikipedia.org/wiki/Heraclia
Heraclia (o Civitas Heracliana o semplicemente Heracliana in latino, Eraklianè, Ηρακλιανή, in greco-bizantino, italianizzato in Eraclea, anticamente Melidissa, Μελιδίσσα in greco antico) era un fiorente centro della Laguna Veneta, scomparso verso il IX secolo. Nel 1950 il comune di Grisolera, nel cui territorio sorgeva la città, ha cambiato la propria denominazione in Eraclea, oggi nota località balneare della costa veneziana.


Medoacos, Meduna, Medola/e, ... Metamauco, Metauro... -meola, , -mego, -maza, -macia, -mede, -mide, -maize, -mato, ...
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Spina, Adria, Altin, Akiƚeja tute çità de fiume e no de mar
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Altin (Altino)
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Re: Altin (Altino)

Messaggioda Berto » mar feb 16, 2016 3:15 pm

Esiste anche un antico fiume sacro, nel Gargano (Puglie) chiamato Alteno:

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Alteno (antico fiume pugliese, da secoli scomparso, prosciugato)
http://www.manfredonia.net/2/3/516/2583
Antichi riti e guarigioni a Manfredonia.
Le acque miracolose dell'abbazia di Pulsano, la Lourdes dell'antichità.
Pubblicato il 4 luglio 2004 alle 10:55
di Teresa La Scala

Riprendiamo le tracce delle acque benefiche che percorrono il nostro territorio.
La volta scorsa ci siamo fermati alle soglie del Settecento ma, andando indietro nel tempo, ci imbattiamo in avvenimenti ancora più sorprendenti.
Da una notizia Ansa dell'8 gennaio 2003 si apprende, infatti, che l'abbazia di Santa Maria di Pulsano rappresentava la Lourdes di antiche popolazioni locali pagane, scomparse intorno al V sec. d.C. ???
L'ipotesi, che fino a ieri poteva sembrare un'eresia per i cultori della miracolistica cattolica, ha trovato conferma nell'eccezionale scoperta, fatta dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia, in un territorio dalle inesauribili risorse: il Gargano.
Infatti, a più di ottocento metri di altitudine, in quelle sperdute campagne di Monte Sant'Angelo che circondano l'attuale abbazia di Santa Maria di Pulsano, gli studiosi hanno individuato tracce del fiume Alteno: pare che le acque di questo fiume fossero miracolose, e i malati, che giungevano da ogni dove, vi si immergevano per ottenerne la guarigione.
Nei pressi del fiume è stata scoperta anche una grotta, dove si celebravano i riti di adorazione di Podalirio: figlio di Esculapio, il dio pagano della medicina, Podalirio era anch'egli medico, e si distinse per le sue virtù di guaritore durante la guerra di Troia; la sua immagine, dunque, veniva invocata per portare sollievo e guarigioni agli ammalati.
La scoperta del luogo dove scorreva il fiume, oltre a quella della grotta a pochi metri, è stata fatta dal responsabile del settore Archeologia della Soprintendenza ai Beni Culturali di Foggia, Francesco Paolo Maulucci, che ha diretto due campagne di scavi nella zona.
Nei pressi della grotta di Pulsano, l'equipe di archeologi ha rinvenuto anche i resti di un'antica necropoli pagana.
L'abbazia, che venne eretta nel VI secolo d.C., inizialmente era gestita dai monaci dell'ordine di Sant'Equizio; nel X secolo fu affidata a una comunità di benedettini cluniacensi.
Tra il XII e il XIII secolo i frati decisero di ristrutturarla e, lì dove in passato era sorta la necropoli pagana, realizzarono le terme con le acque dell'antico fiume Alteno.
"Lavorando nella necropoli pagana – ha affermato Maulucci – ho trovato tracce di chiodi sui muri, posti tutti alla stessa altezza, e di grosse tele, probabilmente di lino, che, secondo una nostra ricostruzione, venivano utilizzate per separare gli ambienti delle terme realizzate dai frati".
Dunque, dopo il rituale pagano di immersione nelle acque del fiume Alteno, l'utilizzo termale che ne fecero i frati nei secoli a seguire non può che confermare il fatto che il corso d'acqua fosse straordinariamente importante per la cura del corpo.

E adesso viene il bello.

Nei pressi dell'abbazia di Pulsano esiste un vallone, dove confluivano le acque dell'Alteno; infatti, nella roccia sono state individuate numerose fessure, da cui l'acqua del fiume sgorgava e, attraverso il vallone, raggiungeva quello che oggi è il Golfo di Manfredonia.
La scoperta è supportata da parametri geografici suggeriti anche dall'antica storiografia greca: "Ci sono moltissimi scrittori greci – ha continuato Maulucci – che indicano la grotta della divinità di Podalirio a una distanza di 100 stadi dal mare, nei pressi del fiumicello. Ebbene, dal Golfo di Manfredonia, percorrendo a piedi la strada fino alla grotta, che si trova nei pressi dell'abbazia, la distanza è esattamente di 100 stadi, e poi ci sono le tracce del fiume che sono inequivocabili. Ci sono, inoltre, graffiti che dimostrano come nel fiume ci si immergesse per ottenere la guarigione".

Fonti letterarie antiche che nominano tale fiume:
Da Armando Polito (uno studioso pugliese):
Le uniche testimonianze a me note sul fiume Alteno in territorio daunio sono quelle contenute in un frammento di Timeo di Taormina (IV-III secolo a. C.) e in Licofrone (poeta lirico probabilmente del III secolo a. C.); questi autori ci hanno tramandato la notizia dell’esistenza di santuari nelle vicinanze di detto fiume, ove venivano praticati riti di incubazione (usanza di dormire in un santuario per ricevere in sogno rivelazioni divine) e di abluzione risanatoria.



Eincubasion

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Le sorprendenti analogie di rito presenti nel tarantismo salentino e nell’antico culto ellenico di Asclepio
http://www.fondazioneterradotranto.it/2 ... i-asclepio

Asclepio

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Il rito dell'incubazione nella Civiltà Nuragica
L'Incubazione nella civiltà nuragica
di Dolores Turchi

L'incubazione a scopo terapeutico era assai praticata in Sardegna, a giudicare dai passi che si trovano nelle opere di alcuni scrittori classici e dai retaggi che di questa pratica sono giunti in varie maniere fino ai nostri giorni. Alcuni studiosi ne hanno scritto più o meno diffusamente (A. Della Marmora, E. Pais, R . Pettazoni, M.Pittau ), affrontando l'argomento da diversi punti di vista, a seconda delle proprie convinzioni, ma non si sono fermati ad esaminare le tradizioni che con quel lontano rito potrebbero avere delle connessioni.
Attraverso alcune consuetudini ancora vigenti o venute meno nel nostro secolo, è possibile risalire almeno in parte all'incubazione sarda e alle modalità con cui veniva praticata. ... Per quanto riguarda la Sardegna, il primo a parlare di incubazione fu Aristotele il quale scrisse che in quest'isola vi erano degli eroi presso le cui tombe andavano a dormire coloro che volevano liberarsi dagli incubi. La notizia viene ripresa da Tertulliano con queste parole:" Aristotele scrive che un certo eroe della Sardegna liberava dalle visioni coloro che andavano a dormire nel suo tempio " http://pierluigimontalbano.blogspot.it/ ... vilta.html

http://web.tiscali.it/progettosardegna/ ... zione.html


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Re: Altin (Altino)

Messaggioda Berto » mar feb 16, 2016 3:41 pm

Lagouna veneta (pristoria e storia)
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Rialto ke entel XII° secoło łi ła/ło ga ciamà Venesia
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Metamauco e Małamoco
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Adria
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Aquileia, Akileja
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Astego, Asteghelo, Lastego, Lastebàse/Alte, Laste, Lastaroli
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Este
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Bakilion (Bacchiglione)
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Foso, Fosò, Fosona, Fosalta, Fosoƚi, Fossombrone
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Jexoło/Giesolo (Equilio/Equilo)
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Mar-, mal-, mer-, mel-
Mar, Mare, Mara, Maran, Mareno, Marola, Marexane, Marta, Marsia, Marsi, Marsan, Marso (marcio), Mala, Mer, Merano, Morena, Moira, Mira, Mel, Melo,
Melma, molo, mojo ...

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Meskio (Meschio) e Mis
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Mira, Miran, Mirandola, Miranda, Miradolo, Mirabela, Moira, Moirago, Moriago, Maira
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https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... 1qSnM/edit
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Moxa (Mosa), Moxela, Moson (Mosson), Mosan (Mossano), Moussan, Musolente, Musi, Muzzi, Mexia (Mesia), Mixia, Muxon, Muxestre, Muxile, ... Mors, Orsara, Valdorsa, Santorso, Mala Ursara, Mortixe, Mortizza, Mortara, Mortigliano, Morterone, Mozzecane ...
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https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... 9YZHM/edit
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Mota (Motta)
(come Monte, Montagna, Moton, Monton, Motaron, Montà, ...)
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viewtopic.php?t=240&f=44#p663

Padova, Pava, Padoa, Padua, Patavium
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La Piave - etimoloja e storia
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Połexene, Połexia, Połexela, Połeo, Połeje (Polegge) - Poła, Po, Połexeła e Pol
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Pellestrina, Pistrine, Pelestrine, Pilistine, Pestrina
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Retron, Retrona, Retenone, Rodano, Rerrone, Rodrone, Rodolon, Aedrone
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Sile (etimoloja)
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Spina
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Timavo, Timoncio, Timok, Timiş, Timau, Timia
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Togisono
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Tore/Torre (torente)
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Istria, Istro, Dniester, Nistro
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