Aquileia, Akileja

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Messaggioda Berto » lun gen 06, 2014 9:09 am

Aquileia, Akileja
viewtopic.php?f=43&t=317

Pristoria del Friul Venetia Julia
http://picasaweb.google.it/pilpotis/Pri ... netiaJulia

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Piante storia del Friul Venetia Julia
http://picasaweb.google.it/pilpotis/Pai ... iaDelFriul
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Storia Aquileja
http://picasaweb.google.it/pilpotis/StoriaDeAkileja
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La solita o mema menestra romana e latina:


MAURIZIO PUNTIN

BREVE EXCURSUS SUL NOME DI AQUILEIA E SULLA SUA TOPONIMIA DALL’ANTICHITÀ AL MEDIOEVO
http://www.comune.aquileia.ud.it/upload ... astica.pdf

L’Italia a motivo della sua storia plurimillenaria è uno dei paesi con il patrimonio toponimico più stratificato e complesso. In particolare nell’Italia settentrionale si va dagli strati ritenuti più antichi fra i quali si annoverano quelli derivati da lingue preindoeuropee cosiddette “di frammentaria attestazione” (1), a quelli che rimandano a lingue anarie conosciute almeno parzialmente come l’etrusco (Adria, Felsina (2), Mantova, Modena ??? ecc.). Hanno trovato invece una qualche interpretazione etimologica gli idronimi ed i toponimi che derivano da lingue di origine indoeuropea (???) come il venetico (Venezia, Oderzo, Padova, Po, Trieste ecc.) ed il celtico (Belluno, Bologna, Ivrea, Milano, Treviso ecc.).

...
Ma la maggior parte di questo enorme patrimonio italiano ha origine comprensibilmente nella lingua latina e nelle diverse parlate romanze regionali. ??? (No xe vero e tuto el me laoro de serca etimolojega el lo mostra ciàro!!! )

Un antico nome di città sulla cui etimologia fin quasi dal principio non c’è stata concordanza di vedute è Aquileia, al di là della sua apparente “trasparenza” (aqua o aquila).

Il nome di Aquileia

Antichità

I sec. a.C. “Aquileia” (Cesar, De bello gallico I, 10, 3); I sec. a.C./ I sec. d.C. “ í ” (Strabon,
Gjeografie II, 5, 20; V, 1, 8); I sec. a.C./ I sec. d.C. “Aquileia colonia latina” (Livi, XL, 34); II sec. d.C.
“ i í” (Tolomeu, Gjeografie III, 1, 25) (3); “Aquilea” (Itin. Ant. 124, 1 Q); “Aquilegia” (Codici latini medievali, ThLL 378).

Denominazioni medievali e dell’inizio dell’epoca moderna

Aglei, Agolea, Agolia, Agulea, Agulia, Angolia, Aquilegia, Aulea, Aulege, Auleia, Auleie, Auolea, Golia,
Gulea, Naculeja, Naquilea, Niculea, Niculeja, Ogla, Olea, Oleja, Olejo, Oleo (4); Aglar, Aglay (5), Oglei,
Oglar (ted. ant.), Ogloja, Voglej (slov. ant.)
.
Denominazioni da parlate e lingue varie – (fr. aquil. sec. XIX) Niculèa, (fr. aquil. mod.) Acuilèa, (fr. mod. centrale e della koinè) Acuilèe, (bis.) Nacuilèa, Nicuilèa, (slov.) Oglej.

La storia delle etimologie e delle paretimologie avanzate nel corso dei duemila anni sul nome di Aquileia resta ancora da fare.
Qui a si proverà a stendere un elenco delle più note, soffermandoci soprattutto sulle ultime, che sono svolte con metodo scientifico.
È probabile che fin quasi dall’inizio della colonizzazione romana si sia imposta l’idea che il nome della città riflettesse il nome dell’aquila, l’uccello più nobile ed anche quello rappresentato sui labari delle legioni romane.
Se, come parrebbe secondo una delle ipotesi oggi più accreditate, il toponimo derivasse da una modifica operata dai Romani su un nome venetico come *Akuleia, sarebbe lecito supporre che la straordinaria vicinanza tra i due termini li avesse indotti fin dall’inizio a imporre la prestigiosa e bene augurale denominazione.
Comunque è con l’imperatore Giuliano (355-363) che possiamo fissare la prima spiegazione di cui ci sia giunta notizia: egli infatti volle scorgere nel nome di Aquileia “il fausto augurio, che sarebbe apparso al momento della fondazione della colonia” (un’aquila sorvolante questo tratto di pianura).
Si tratta, come si può vedere, di una tipica “leggenda di fondazione” come ve ne sono tante in diverse culture e tradizioni storiche.
...
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Re: Aquileia, Akileja

Messaggioda Berto » lun gen 06, 2014 9:10 am

Aquileia

Nome di una località veneta (furlan-veneta) che viene da basi antichissime.

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Aquileia (Acuilee o Aquilee in friulano, Aquilèa nel dialetto locale) è un comune di 3.487 abitanti della provincia di Udine.
Un tempo documentata nelle forme popolari : Agolia, Aquilegia, Aolèe, Olèe, Olèo e nelle forme tedesche Aglar, Agley e nelle forme slave Voglej, Oglej (tratto da i Veneti Antichi di Prosdocimi e Fogolari).

Così raccontano di Aquileia e del suo nome:

1) http://it.wikipedia.org/wiki/Aquileia
Aquileia, in Friuli, si trova a 12 km dalla linea di costa, mentre era precedentemente una città in riva al mare
che oggi è la laguna di Grado.
http://www.crestsnc.it/divulgazione/med ... sto6-3.pdf


2) Il Friuli alla ricerca delle sue origini celtiche
http://www.celticworld.it/sh_wiki.php?a ... =664&im=22


3) Da: I Veneti Antichi di Aldo Luigi Prosdocimi e Giulia Fogolari

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In realtà è molto probabile (più che sicuro) che le cose stiano diversamente e forse così:

Toponimi genericamente associabili ad Aquileia. in prima battuta:

Ad una attenta analisi dello stretto rapporto nome del luogo e sua topografia (fondamentale):

anche i toponimi come Aquila, Aquilonia, Aquilaria, .....e forse anche Equilo (Jesolo) per i quali è stata ipotizzata anche una loro possibile riconducibilità a basi lessicali che denominano una punta (come il becco dell'aquila e il naso aquilino) o il vento "aquilo, aquilone, aquilonis o l'oscurità, ecc." (tralasciando per Equilo il tradizionale rimando a eculus, eculeus = cavallo giovane, puledro), in realtà è possibile che anche questi appartengano alla stessa famiglia toponomastica da ricondurre più a toponimi come il greco Achillea, il giapponese Aki o l'italico Aqui Terme e il gallico Aquitania, ecc. per la I formante Aqui- (che richiama l'acqua più che una punta o il vento o i cavalli) e per la II formante -lea a idronimi come l'inglese Lea e a toponimi come il gallico Lione e il veneto Val Liona (nei Monti Berici).



Da Le Origini della Cultura Europea del filologo Giovanni Semerano

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Acheloo
Il nome di cinque fiumi greci ΆχελÏος è certamente di rispettabile antichità: fu chiarito con indoeuropeo *ek(w) –el- "acqua" e accostato al nome del fiume lituano Akele. Ma la radice indoeuropea dice meno della voce storicamente attestata: sumero a-gi(.)-a, accadico agû, a-gi-a (latino aqua) e etû del valore di illu (innondazione) che rispecchia il regime ancora primitivo e libero di molti antichi fiumi.
L'antichissimo idronimo è calcato da accadico aḫ(u) elû (riva alta): accadico aḫu ('bank of a canal') e elû ('tal, high'); dopo le bonifiche per contrastare le antiche allluvioni.

Lea

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El fiume lituan Akele:
http://www.donneinweb.org/profano/muse.htm
Edronimi lituani:
http://water.worldcitydb.com/lithuania_country.aspx

Lithuania (General):
Ackminge
Agilos Ilanka Agliuona Agluona Aise Aisetas Aiseto Ezeras Aisetos Ezeras Aista Aitra Aklioniu Pelke Akmena Akmene Akmenos Ezeras Akmere Akmyana Aknysta Akusas Al'te Memel' Alanga Alanta Alantas Alausai Alausas Alauso Ezeras Aldra Aleja Algupys Alioniu Pelke Aliosa Alksnas Alksnos Alkupys Alme Alonos Ezeras Aloves Ezeras Alsa Alsakys Alsedziai Alsedziu Ezeras Aluona Aluonta


Edronimi ucraini:
http://water.worldcitydb.com/ukraine_country.aspx

Alcalia Aliaga Aliyaga Alkaliya

Edronimi de l'est ouropeo
http://water.worldcitydb.com/eastern_eu ... egion.aspx

Edronimi de l'Africa Central
http://water.worldcitydb.com/central_af ... egion.aspx
Burundi (General)
Akabizi Akagera

Central African Republic (General)
Abaga Abagra Abakata Abala Abanga Abangala Abangassoro Abaza Abazanga Abeko Abele Abelindja Abicombo Abobo Abogorre Abolo Abolokwad Abou Aboundou Aboungou Ada Adi Adja Adjere Adjia Adokolo Adolo Adou Adria Aedokou Aembiri Afambe Afingue Afoungi Agangobro Agaza Agba Agboro Agboto Agbotou Agouende Agougou Agounouda Ague Aha Ahapoue Aibacongo Aka Akada Oroko Ake Akengue Akongo Akongoro Akoua Akoya Akra Akro Akwa Al Beida Alama Alamba Alapa Alego Aleka Alenga Aleti Aletre Ali Alia Alindou Alioue Allia Alliou Alo Alombe Aloodou Alopa


Akele (fiume del Congo )

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Akele (fiume etiopico)

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Akeronte (ono dei fiumi de l'Ade):

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http://it.wikipedia.org/wiki/Acheronte
Acheronte (in greco Ἂχέρων, -οντος, in latino Ăchĕrōn, -ontis) è il nome di alcuni fiumi della mitologia greca, spesso associati al mondo degli Inferi.
Il principale Acheronte si trova in Epiro, regione nord-occidentale della Grecia, nei pressi della cittadina di Parga, sulla costa che fronteggia l'isola di Corfù. È un affluente del lago Acherusia e nelle sue vicinanze sorgono le rovine del Necromanteio, l'unico oracolo della morte conosciuto in Grecia.



Da Le Origini della Cultura Europea del filologo Giovanni Semerano

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Re: Aquileia, Akileja

Messaggioda Berto » lun gen 06, 2014 9:17 am

???

Achillea/Akillea (Grecia)

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Achillea (Gran Bretagna)
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Achillea, ChiliaVeche (Romania)

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http://en.wikipedia.org/wiki/Chilia_Veche
Chilia Veche (pronunciation: /ki.'li.a 've.ke/; meaning Older Chilia; Ukrainian: Stara Kilia; also, formerly: Licostomo, Kiliya Veki, Khilvaci, Achillea) is a commune in Tulcea County, Romania, on the Danube Delta (Dobruja). It gave its name to the Chilia branch of the Danube, which separates it from Ukraine.
Founded by the Byzantines, it was given its name after the word for "granaries" - κελλίa, kellia, recorded earliest in 1241 in the works of Persian chronicler Rashid al-Din. A town on the other side of the Danube, in Ukraine, known as Novo Kilia (Romanian: Chilia Nouă[;)] or "Newer Chilia", was built by Stephen the Great of Moldavia in order to counteract the Ottoman Empire (that had taken control of the former town in the 15th Century).


http://it.wikipedia.org/wiki/Chilia_Veche
Chilia Veche è un comune della Romania di 2.496 abitanti, ubicato nel distretto di Tulcea, nella regione storica della Dobrugia.
Il comune è formato dall'unione di 4 villaggi: Câşliţa, Chilia Veche, Ostrov Tătaru, Tatanir.
Chilia Veche ha dato il nome al cosiddetto Ramo di Chilia del Danubio, sulla cui riva destra si trova e che qui fa da confine con l'Ucraina.
Fondata dai Bizantini, trae il nome dal greco κελλίa - kellia, che significa granai e viene ricordata per la prima volta nel 1241 nelle cronache del persiano Rashid al-Din. Di fronte a Chilia Veche, sull'altra riva del Danubio, si trova la città, oggi ucraina, di Novo Kilia (in romeno Chilia Nouă, ossia Nuova Chilia), che venne fondata dal Principe di Moldavia Ştefan cel Mare per contrastare l'Impero ottomano, che aveva conquistato la zona della città vecchia nel XV secolo.
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Re: Aquileia, Akileja

Messaggioda Berto » lun gen 06, 2014 9:20 am

???

Aquilinia (Trieste)

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Aquilonia (Avellino)
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http://it.wikipedia.org/wiki/Aquilonia
Di origine medievale, si chiamava Carbonara, ... assunse il nome di Aquilonia dopo l'Unità d'Italia, nel 1861, per volontà politica dell'amministrazione liberale del tempo. Nel 1860, infatti, il paese di Carbonara conobbe una cruenta sommossa popolare filoborbonica contro l'Unità italiana che culminò con l'uccisione di nove persone. Per cancellare la macchia antinunitaria della storia del piccolo centro irpino, si chiese e si ottenne di cambiare nome al paese. Il centro assunse allora quello di "Aquilonia" in omaggio alla tradizione erudita locale che, in modo infondato e campanilistico, sulla base di alcune ipotesi del XVI secolo, identificava con il piccolo centro di Carbonara l'antica città dei Sanniti che oppose l'ultima resistenza all'espansione romana nel Sud Italia, citata da Tito Livio nella sua opera.


L'Aquila (città italica)
http://it.wikipedia.org/wiki/L%27Aquila

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Aquila (Svizzera)
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Com. TI, distr. Blenio; (1196: Aquili). Posto a 782 m, comprende le frazioni di Dangio, Grumarone, Pinaderio e Ponto Aquilesco. Pop: 600 ab. nel 1602, 804 nel 1801, 1040 nel 1850, 719 nel 1900, 627 nel 1950, 451 nel 1990. Nel 1200 includeva anche la vicinanza di Ghirone; gli attuali confini vennero definiti nel 1853, quando fu sancita la separazione definitiva tra i due com. ...

http://fr.wikipedia.org/wiki/Aquila_%28Tessin%29



Aquitania (Francia)
aqui + tania (v. Thiene, La Tenne, Tana, ecc.)
http://it.wikipedia.org/wiki/Aquitania
(in francese Aquitaine, in basco Akitania, in occitano Aquitania)

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Acqui Terme (in piemontese Àich) (Alessandria)
http://it.wikipedia.org/wiki/Acqui_Terme
... Anche se ritrovamenti verificatisi nel territorio circostante (Ponzone, Sassello) risalgono al Paleolitco, le prime testimonianze finora individuate della presenza umana ad Acqui risalgono al neolitico (5500-3500 a.C.): un insediamento si trovava vicino al fiume Bormida in regione Fontanelle. Già nell'età del bronzo fu abitata da popolazioni Liguri, in particolare dalla tribù degli Statielli il cui centro principale, Carystum, si trovava probabilmente nel luogo dove sorge Acqui. ...

Kelibia (Tunisia)
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Probabilmente è da connettersi anche:

Aquilaria, ae, f.,
Aquilaria, città dell'Africa, CAES.
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http://www.leggievai.it/01/05/2006/in-t ... ei-falchi/
In Tunisia il festiv al dei falchi
Scritto da Stefano, Lunedì 01 Maggio 2006

Ogni anno, nell’ultimo fine settimana di maggio, che quest’anno cade il 26, 27 e 28, nel borgo di El Haouaria, rinomata città delle aquile, anticamente chiamata “Aquilaria”, si svolge il tradizionale Festival dei Falchi Pellegrini.

La cittadina tunisina sorge sulla punta estrema della penisola di Cap Bon, una zona molto verde e ricca di vigneti.
Da questo luogo ogni anno gli uccelli migratori, come i rapaci, le gru, le cicogne e i falchi pellegrini, lasciano l’Africa per passare l’estate nel continente europeo.
Fin dall’antichità, una serie di famiglie locali si sono trasmesse l’arte della caccia al falcone pellegrino. Ogni primavera, da fine marzo a fine maggio, durante la migrazione degli uccelli, i cacciatori tunisini catturano dei piccoli falchi con delle reti installate nella campagna circostante.
Durante la tre giorni dedicata ai falchi, a El Haouaria si riuniranno circa centocinquanta falconieri accompagnati dal canto e dai tamburi.
El Haouaria è famosa anche per le cave di epoca romana.

Cap Bon
http://www.tutelafauna.it/interna.asp?s ... =2413&ln=0
Quando venire
Il periodo più interessante per il birdwatching a Cap Bon è quello tra Aprile e Maggio. Infatti, è soprattutto in questo periodiche si possono osservare giornalmente migliaia di rapaci e cicogne in migrazione. La piccola città di El Haouaria è sita nella estremità settentrionale di Cap Bon. Si può arrivare in questa cittadina percorrendo la strada lungo il lato orientale della penisola attraverso Hammamet, Nabeul, Korba, Menzel Temime e Kelibia oppure seguendo la strada più tranquilla che nel lato occidentale del Capo passa per Soliman e Takelsa. Conosciuta storicamente come "la città di aquile" o "Aquilaria", El Haouaria si trova nel flusso principale di migrazione primaverile di cicogne, rapaci e gru della Tunisia. Fin dagli anni cinquanta, il Djebel (= Monte) El Haouaria è stato uno degli hot spot più interessanti per ornitologi e botanici a causa della grande varietà della flora e fauna presente. El Haouaria è anche estremamente interessante per il turista per le sue feste etniche e per gli importanti siti archeologici presenti nella regione.
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Re: Aquileia, Akileja

Messaggioda Berto » lun gen 06, 2014 9:22 am

Aquileia no la xe stasta fondà dai romani!

Non è esatto affermare che Aquileia fu fondata dai romani.

Numerose sono le testimonianze di insediamenti umani protostorici (esempio: Santo Stefano di Aquileia, Monastero e Canale Anfora); poi la testimonianza dell'Essicatoio Nord, in cui nei lavori di sistemazione archeologica hanno portato alla luce un'area abitativa molto estesa, risalente al IX-VIII secolo a.C., poi abbondonato probabilmente a causa di un'alluvione (l'area all'epoca era molto instabile).
Va ricordato che il livello medio marino, ha subito sensibili variazioni, che 2000 anni fa la linea di costa era spostata più a Sud di Gravo (Grado) e che gran parte della laguna gradese non esisteva.
Altre testimonianze archeologiche confermano la continuità insediativa umana dell'area, con facies riconducibili all'area veneta per quelle risalenti ai secoli VIII, mentre altri (frammenti ceramici e fustoli carboniosi tra il 916 ed il 790 a.C.) sono risalenti all'area friulana e istriana.
Poi vi sono altre, numerose e continuative testimonianze degli insediamenti umani per il periodo che va dal VI al III secolo a.C. compreso, i cui ritrovamenti archeologici raccontano di una intensa attività commerciale con l'area Adriense, l'area greco-orientale (anche traffico d'ambra fossile) e etrusco-laziale.
Aquileia già nei secoli preromani aveva assunto un ruolo emporiale nell'alto Adriatico nei traffici tra il nord e il sud Europa.
Veste commerciale che continuerà nel periodo cosidetto romano, assumendo un carattere preminente nell'economia dell'impero romano.


RACCOLTA ED ELABORAZIONE DELLE FONTI SU AQUILEIA ROMANA
de Vanna Vedaldi Iasbez


http://www2.units.it/epilab/notep97/not97/lett/aq.html

2.1. L'epoca preromana

Allo stato attuale risulta molto difficile abbozzare, anche a grandi linee, un quadro organico della preistoria e della protostoria di quello che in età romana sarà il territorio di Aquileia e della regione circostante. Fino a pochi decenni fa anzi questa zona veniva di solito ignorata, oppure trattata sommariamente, poiché era opinione diffusa fra gli studiosi che il Friuli fosse stato abitato solo in epoca piuttosto tarda, e che fosse rimasto pressoché deserto almeno fino alla discesa dei Carni.
Si privilegiava quindi l'attenzione per il centro coloniale di Aquileia rispetto allo studio del territorio in generale e agli aspetti culturali più antichi.
È noto che solo a partire dagli anni '70 la ricerca archeologica su basi scientifiche ha cominciato ad avere in Friuli un considerevole incremento (nota 4): campagne di scavo, prospezioni archeologiche di superficie, inventariazione, schedatura e studio dei materiali; nel contempo si sono andate moltiplicando le iniziative di revisione di vecchie collezioni museali, integrate da ricerche nelle biblioteche e negli archivi; le indagini di scavo sono state pubblicate con rigore scientifico e una nutrita messe di programmi in corso o in fase di elaborazione, spesso con il sostegno e la collaborazione anche delle amministrazioni locali, arricchisce le prospettive future.

Tra le nuove acquisizioni in campo preistorico e protostorico, è sufficiente ricordare, solo a titolo esemplificativo, gli scavi di Pozzuolo del Friuli, di Udine, di Canale Anfora e di Aquileia medesima, oltre a quelli presso le foci del Timavo.

Le ricerche archeologiche iniziate nel 1979 dagli Istituti di Archeologia e di Storia antica dell'Università di Trieste e dalla Soprintendenza Archeologica e per i B.A.A.A.S. del Friuli-Venezia Giulia, in collaborazione con l'école Française di Roma, hanno consentito di mettere alla luce un insediamento protostorico di lunga durata, che si è rivelato tra i più importanti delle regioni nord orientali d'Italia; il sito per la sua posizione eccezionalmente favorevole, al centro della pianura compresa fra Tagliamento e Isonzo, con facilità di contatti commerciali e di approvvigionamento idrico, risulta frequentato anche in epoca più antica, forse fin dal Neolitico, e poi, con alterne vicende, in età romana, tardoromana e altomedievale (nota 5).

A partire dal 1985, importanti ritrovamenti archeologici nel centro storico di Udine hanno rivoluzionato le conoscenze sulla vita della città, permettendo di stabilire che l'abitato fu frequentato ininterrottamente - pur con probabili limitate crisi - dal Tardo Bronzo Medio-inizi del Bronzo recente almeno fino alla matura età del Ferro (vale a dire nel periodo di transizione tra il II millennio e i primi secoli del I) (nota 6).

Nei pressi di Aquileia, a canale Anfora (Terzo di Aquileia) è stata individuata un'area di una certa estensione abitata nell'età del Bronzo medio-recente (nota 7).
E sempre in relazione alle fasi più antiche dell'abitato di Aquileia, indagini recenti (nota 8) hanno confermato quello che era già stato ipotizzato, sulla base di sporadici elementi presenti nelle collezioni museali, ossia l'esistenza di un abitato protostorico.
Infatti scavi archeologici condotti tra il 1993 e il 1996 nella zona nord occidentale dell'odierno centro, nell'area dell'ex Essiccatoio Nord, hanno riscontrato la presenza di un abitato su bonifica, alla confluenza di due corsi d'acqua, collocabile cronologicamente fra il IX e l'VIII sec. a.C. Dai materiali protostorici rinvenuti, esclusivamente ceramici, emerge che nell'VIII secolo a.C. vi sono consistenti apporti veneti accanto a forme comuni all'area friulana e carsico-istriana.
Questo fenomeno, riscontrato nei coevi abitati del Friuli, non sembra propagarsi ad oriente di Aquileia. Attestano la presenza di un centro, precedente alla colonia, inserito nelle correnti di traffico che percorrono l'Adriatico, i materiali di III sec. a.C., specialmente il vasellame a vernice nera di produzione forse etrusca o adriatica.

Indagini condotte negli anni '80 nel terzo ramo delle risorgive del Timavo (nota 9), dove già erano stati rinvenuti materiali di età romana e di età protostorica, hanno accertato due strati, dei quali, quello inferiore di materiale protostorico, databile ad una fase avanzata della prima età del Ferro, ossia all'VIII -VII secolo a.C. I ritrovamenti hanno confermato inoltre l'ipotesi di un punto d'approdo esistente fin dall'età protostorica, e la continuità della sua utilizzazione in età successiva.
Questi e altri consimili scavi di siti pre- e protostorici nel territorio vanno configurando un quadro dell'insediamento e del popolamento preromano diverso, anche se ancora frammentario e discontinuo, da quello che si aveva in passato, mentre le testimonianze che emergono dagli scavi stessi, e in parallelo le nuove acquisizioni della linguistica (da una parte due documenti che attestano l'uso del venetico sul litorale alto adriatico all'epoca della romanizzazione: un coccio iscritto da Marano Lagunare; un coccio dello stesso tipo da Stramare di Muggia; dall'altra l'accertamento del carattere incontestabilmente veneto (o saria mejo dir “balto-xlavo”) del toponimo Aquileia, a lungo in passato ritenuto celtico) (nota 10), inducono a rivedere il quadro generale e a riconsiderare le vicende storico-culturali della regione friulano-giuliana nella tarda protostoria alla luce di una influenza culturale veneta che si va confermando sempre più estesa sia nel tempo che nello spazio.



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Pristoria furlana:


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Nella zona lagunare aquilense probabilmente esisteva già un porto marittimo veneto, testimoniato dal ritrovamento di un sepolcreto veneto a Santo Stefano di Aquileia (del primo periodo del ferro).

1) http://protostoria.uniud.it

2) http://www.comune.maranolagunare.ud.it/index.php?id=782

È però con il Neolitico, intorno al 5500 a.C., che tutto il territorio viene intensamente popolato e vede la nascita di veri e propri villaggi stabili, con aree in alcuni casi occupate per molti secoli da popolazioni di agricoltori-allevatori. Uno di questi abitati è stato individuato anche a Marano, nella zona delle Valli da Pesca, ove - sulla sponda dell'Ara del Gorgo nel 1990 sono venuti casualmente alla luce alcuni strumenti in selce scheggiata. Ricche testimonianze, riferibili al Neolitico antico, provengono inoltre da Muzzana-Bonifica, in un'area oggi emersa solo grazie all'opera delle idrovore.
I dati provenienti da Piancada, l'unico sito sistematicamente indagato, consentono di delineare un quadro abbastanza completo della vita dei villaggi dell'inizio del Neolitico. Sono attestate attività di agricoltura e di allevamento e anche la caccia risulta saltuariamente praticata. Gli abitati, in genere collocati sugli antichi dossi fluviali rilevati di pochi metri rispetto al resto della pianura, erano provvisti di canali artificiali che permettevano di drenare le superfici di insediamento; vi erano inoltre aree specializzate per la lavorazione della selce, strutture di combustione e pozzetti-silos per l'immagazzinamento dei cereali.

3) http://www.celticworld.it/sh_wiki.php?a ... t&iart=664
4) http://www.google.it/search?sourceid=na ... A+FRIULANA
5) http://www.ibs.it/code/9788860450357//p ... a-del.html
8) http://www.libroco.it/cgi-bin/dettaglio ... 88/web=map
9) http://www.lintver.it/storia-vicendesto ... iarzo.html


Timavo, Timoncio, Timok, Timiş, Timau, Timia (Reka e Kavoda)
viewtopic.php?f=45&t=314

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http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... 02/212.jpg


Gravo, Grado, Grau/Grao (etimołoja e storia)
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... ZPak0/edit
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Friul/Friuli, Priula, Friola, Feriole, Feriolo, Ferriol, Frejus
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... JoWWc/edit
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Concordia-Cuncuardia
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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Berto
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Re: Aquileia, Akileja

Messaggioda Berto » lun gen 06, 2014 9:43 am

Canal Anfora

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http://www.museoarcheo-aquileia.it/scav ... /porto.htm

La presenza di un fiume navigabile è stata una delle concause che portarono alla scelta dell'area dove fondare la nuova colonia nel 181 a.C.: la realizzazione di punti di approdo attrezzati appare pressoché contemporanea, come anche la costruzione del Canale Anfora, destinato a regolare i flussi delle acque in relazione alle maree.
Le barche potevano risalire la corrente anche tramite alaggio, ossia attraverso il traino con funi lungo appositi percorsi, le viae helciariae (alsaie/alzaie), delle quali sono state riconosciute le tracce.


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Alsaje e restare
https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnR ... FTWlE/edit

Recentissimi studi interdisciplinari hanno fatto emergere aspetti di notevole interesse inerenti la portualità di Aquileia romana, specie per quanto concerne il rapporto con l'idrografia della zona. Nel quadro delineatosi, il Porto in epoca repubblicana e proto- imperiale era posto più a occidente di quello attualmente visibile, in relazione allo spostamento del fiume verso Est: il canale Anfora era ad esso collegato da un sistema basato su corsi d'acqua e canali artificiali. Nella zona di Monastero, a nord del porto fluviale, sono stati scoperti tre ponti, uno dei quali di notevoli dimensioni; in località S. Stefano, subito a Nord del Foro, si è evidenziata la presenza di un canale fornito di banchina.
In base a quanto riscontrato era possibile circumnavigare il perimetro cittadino.

Il viale degli scavi inaogurà el 3 giugno 1934 -, costituisce il principale tramite per la conoscenza del Porto di Aquileia. Esso, infatti, è stato costruito con la terra di riporto delle indagini condotte nel bacino e ricalca l'andamento del corso d'acqua formato dalla confluenza del Natiso cum Turro.
Strabone, storico e geografo di età augustea, descrive il Porto di Aquileia come un attivissimo centro di scambi commerciali, punto di incontro fra i paesi transalpini e l'ambito mediterraneo: la sistemazione del sito con opere di edilizia monumentale andrebbe riferita alla fine del I sec.d.C.
Il fiume, che si apriva con un letto largo m.48, presenta impianti che si dislocano su una fronte di m. 380 di lunghezza. Il molo era formato da due banchine, una superiore ed una inferiore, verosimilmente per ovviare ai dislivelli delle acque per piene e maree. La banchina superiore era fornita di anelli d'ormeggio orizzontali e sporgenti, quella inferiore di punti di approdo verticali e incassati nei blocchi che rinforzavano la sponda. E' da rilevare come le strutture siano state costruite in pietra d'Istria, notoriamente resistente all'azione corrosiva delle acque salmastre.
Entrambe le banchine erano poste in collegamento con la città da strade lastricate, in leggera pendenza, le quali si innestavano nei decumani che conducevano al Foro, punto di transazioni. I magazzini erano tre, costruiti in muratura con paraste di rinforzo, di ampie proporzioni su pianta rettangolare allungata: risultano collegati alla banchina inferiore da rampe lastricate, disposte perpendicolarmente ai lati delle strade succitate.
Il Porto Fluviale va considerato una componente di primaria importanza per la lettura e la comprensione dei fenomeni che investirono Aquileia: le modifiche strutturali provano la vitalità del centro e, allo stesso tempo, gli sforzi di adeguamento alle esigenze determinate dagli eventi storici. Il primo di essi si individua nel 238, anno del bellum aquileiense: la risposta fu l'approntamento di opere di difesa. Nel 361, anno dell'assedio di Giuliano, il Porto subì ulteriori modifiche: la deviazione del fiume, o i tentativi in tal senso, determina la diminuizione della portata d'acqua. Un'alluvione, forse riconducibile all'episodio, causa l'abbandono del quartiere orientale, sancito dall'installazione di tombe. Il quartiere occidentale viene ancora utilizzato, come provano le opere di rinforzo promosse forse alla fine del IV secolo, se non in epoca ancora più tarda. La funzionalità tuttavia appare di difficile valutazione: dopo la calata di Attila anche tale zona viene abbandonata e riutilizzata per sepolture .

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Natixon, Nadison, Nadiža, Natisone
Nadison in friulano, Nediža in dialetto sloveno locale, Nadiža in sloveno, Natisone en tajan e Natixon en veneto.

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viewtopic.php?f=45&t=320


Tore (Torre)
viewtopic.php?f=45&t=328
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Timavo, Timoncio, Timok, Timiş, Timau, Timia
viewtopic.php?f=45&t=314

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IL PORTO

Il sistema delle vie d'acqua nella zona aquileiese La presenza di un fiume navigabile è stato un elemento determinante per la scelta del luogo in cui fondare la colonia di Aquileia; attraverso i resti che ci sono pervenuti possiamo notare che la costruzione di punti di approdo fu pressoché contemporanea alla creazione della città. La rete idrografica comprendeva diversi corsi d'acqua e alcuni canali. Il canale Anfora, chiamato così dal Medioevo per le anfore ritrovatevi, fu costruito subito dopo la fondazione della colonia per bonificare il territorio circostante: questo canale, insieme con le altre opere idrauliche di scolo, mantenne il clima salubre e permise così il successivo sviluppo agricolo. Inoltre l'Anfora era collegato alla portualità di Aquileia poiché congiungeva la sua zona occidentale con il mare, rendendo possibile la risalita delle barche tramite l'alaggio: le imbarcazioni erano trascinate con funi lungo tragitti costruiti appositamente, le viae helciariae, qualora non fosse possibile sfruttare la forza del vento e le maree.
Questo canale viene ricordato nell'opera di Vitruvio, il De architectura, anche perché era stato lastricato sul fondo con la pietra d'Istria.
Il bacino del porto era formato dalla confluenza di due corsi d’acqua, che si univano nella zona dell'attuale frazione di Monastero; è stato possibile stabilire ciò grazie al ritrovamento nella zona settentrionale di due ponti che segnalano il passaggio di due distinti corsi d'acqua destinati a confluire più a sud. Uno di questi era un fiume di risorgiva, che oggi attraversa ancora la frazione di Monastero, chiamato Roggia della Pila. L’altro aveva una portata maggiore perché riceveva le acque del Natisone e del Torre. Attualmente il Natisone non attraversa più la città, poiché confluisce nell'Isonzo; invece ciò che rimane del vecchio corso d'acqua è il fiume Natissa.

La rete di canali artificiali unita ai corsi fluviali presenti rese facile nell'antichità il collegamento con il mare e probabilmente consentì la circumnavigazione della città. Infatti su quasi tutti i lati sono state ritrovate delle strutture portuali collegate fra di loro; è incerta solamente la presenza di un percorso verso ovest.

Le strutture portuali più antiche

I primi scavi sono stati svolti a partire dalla fine dell'Ottocento con tecniche che non includevano ancora le osservazioni stratigrafiche; perciò molti elementi di valutazione e datazione riguardanti il porto di Aquileia sono andati perduti.
Durante gli scavi Giovanni Brusin ha scoperto delle strutture probabilmente databili all’età repubblicana, coperte dalle costruzioni del porto monumentale: questi ritrovamenti consistono in due fasce di lastricato e tre gradini che risalgono verso il fiume, interpretati come la prima sistemazione delle rive, e delle tavole sostenute da pali di legno, che potrebbero essere i primi tentativi di arginare il fiume. Grazie a studi recenti siamo venuti a conoscenza del fatto che questo primo porto era più a occidente rispetto a quello attualmente visibile: ciò è dovuto allo spostamento del fiume verso est.
Il porto monumentale Si giunge al porto fluviale percorrendo la via Sacra, una passeggiata archeologica posta nell’alveo del fiume e lunga circa un chilometro, che è stata creata con la terra di risulta degli scavi e lungo la quale sono stati collocati resti architettonici e monumentali provenienti dagli scavi delle mura e del foro. Il porto, scoperto nella parte orientale della città, ha un bacino largo 48 metri e dista dal mare circa 10 chilometri; sono state ritrovate e scavate entrambe le sponde, ma quella occidentale, la più vicina alla città, ha rivelato di essere quella meglio attrezzata e perciò è quella ancora oggi visibile. Il porto fluviale è stato scavato per la prima volta verso la fine dell’Ottocento da Enrico Maionica, poi l’opera è stata portata avanti da Giovanni Brusin negli anni Trenta; gli scavi sono tuttora oggetto di studi e di convegni, poiché rimangono ancora molti aspetti da specificare.

A. Datazione

La sistemazione del porto monumentale risale probabilmente alla fine del I secolo d. C. Giovanni Brusin l'aveva ipotizzato studiando i moduli dei mattoni, riferibili all'età di Claudio per la struttura e anche per la fama di questo imperatore in campo di impianti portuali. Inoltre si può anche osservare che l’area abitata settentrionale fu abbandonata verso la fine del I secolo a. C. con l’inizio della grande impresa edilizia. Invece non sappiamo se la costruzione della banchina orientale fu contemporanea a quella occidentale.

B. La banchina occidentale e i magazzini

La banchina della sponda occidentale del porto è lunga 380 metri ed è costituita da lastre verticali in pietra d’Istria. Vi è un primo piano di carico sovrapposto a questi lastroni e composto da blocchi con grandi anelli di ormeggio a foro passante verticale; il secondo piano di carico, che si trova circa 2 metri più in basso, è costituito da un marciapiede lastricato largo circa 2 metri e fornito di anelli di ormeggio a foro passante orizzontale. Il fatto di avere due diversi piani di carico rendeva possibile sia che fossero accolte imbarcazioni di stazza grande o piccola, sia che il porto venisse utilizzato anche nei periodi di bassa marea. Dalla banchina partono tre vie di accesso alla città che conducono ognuna ad un diverso decumano: l’accesso posto più a sud è costituito da una gradinata, mentre gli altri due sono strade lastricate in pendio (questo perché l'angolazione delle vie con la linea del porto non permettesse la salita dell'acqua in caso di piena del fiume); queste ultime due strade sono dotate di coppie di rampe perpendicolari che conducono ai magazzini.
I magazzini, situati quindi a ridosso del porto e probabilmente con la facciata verso questa struttura, erano costruzioni lunghe e strette, di circa 350 metri per 13; è possibile che questa forma sia dovuta allo spazio disponibile esistente tra il porto e le mura della città. Questi edifici non presentavano divisioni trasversali o pavimentazioni e venivano attraversati dalle rampe che provenivano dal porto, in modo che le operazioni di carico e scarico potessero essere svolte al coperto; perciò sarebbe improprio definirli magazzini, in quanto un magazzino non può avere un lato aperto. La loro funzione era perciò quella di accogliere le merci che giungevano dal porto in attesa di essere inviate verso la città. I nuovi magazzini, influenzati nel loro ampliamento dalla costruzione delle prime opere di difesa del II secolo d. C. sulla banchina del porto, avevano solamente la funzione di immagazzinamento delle merci e non più quella di transito. Questi edifici furono costruiti a navate multiple, la loro copertura fu migliorata grazie a dei sostegni centrali e il pavimento fu sopraelevato; un pezzo di banchina fu ricostruito e fu collegato ai magazzini tramite due scalinate.

C. La banchina orientale

La riva orientale è stata scavata per un breve periodo negli anni Trenta e ne sono stati riportati alla luce poco più di 150 metri, anche perché ad un certo punto la struttura sembra interrompersi brutalmente. La banchina è molto stretta e composta da parallelepipedi di pietra, vi si notano solo quattro scalinate inserite nel muro e alcune pietre di ormeggio; dietro sono situati degli edifici, possibili magazzini o uffici. Analizzando le diversità di struttura tra le due banchine, Brusin è giunto alla conclusione che quella occidentale sia anteriore; bisogna anche notare che la banchina orientale si trovava in una zona suburbana, mentre quella occidentale era più vicina al foro e al centro della città così da necessitare forse di un aspetto monumentale.

D. Le opere difensive sul porto

Il porto ha subito nel tempo diverse modifiche che dimostrano la vitalità del centro e anche i molti sforzi per adeguarsi agli avvenimenti storici del tempo.
Le prime opere di difesa, che sono state realizzate sulla banchina occidentale, risalgono quasi sicuramente al 238, anno del bellum aquileiese, e riflettono la crisi politica e militare del tempo; in seguito queste strutture hanno anche influito sulla costruzione dei magazzini retrostanti. Probabilmente nel 361, quando la città si schierò con Costanzo II e fu assediata da Giuliano l’Apostata, il fiume fu deviato per motivi strategici e di conseguenza la portata d’acqua diminuì. Queste opere provocarono poi un’alluvione, che fu la causa dell’abbandono del quartiere orientale. In epoca tardo-antica, verso la fine del IV secolo, furono realizzate altre opere difensive e di queste mura è stato ritrovato il lato orientale sulla banchina; si pensa che queste fortificazioni siano state costruite in grande fretta, anche perché i materiali utilizzati sono stati quelli recuperati da altre strutture (trabeazioni marmoree, iscrizioni votive e onorarie, colonne, ...). L’intero porto fluviale, anche in seguito alle numerose invasioni barbariche (quella di Alarico nel 410, di Attila nel 452, di Teodorico nel 489 e infine dei Longobardi nel 568) e alle lotte dei pretendenti per il trono di Roma, fu così trasformato in una pura opera difensiva.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Aquileia, Akileja

Messaggioda Berto » mer mag 07, 2014 8:11 pm

Massimino il trace, il dio Beleno e Aquileia

http://www.romaspqr.it/roma/Imperatori/ ... _trace.htm

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Il culto di Beleno ad Aquileia

Vi sono da aggiungere alcune testimonianze letterarie, cito dall'opera "Origini della cultura europea" del filologo Giovanni Semerano:

Erodiano (VIII, 3,8-9), a proposito dell’assedio di Aquileia da parte di Massiminio, informa che Belen era il nome tutelare della città, identificato con Apollo, e i soldati di Massimino asserivano di aver visto l’immagine del dio, il quale dall’alto partecipava alla difesa della città.

Belinius come è attestato per lo più dalle iscrizioni, Balenius da Tertulliano (Apol., 24 e Ad Nat., II,8), è definito in effetti divinità del Norico. Oltre all’accenno di Erodiano che parla di έπιχορίον (...)εοũ, alcune iscrizioni danno Appolloni Belino, Appolloni Beleno Augusto.

A tale assimilazione apollinea si riferisce l’interpretazione che dette del nome d’Arbois de Jubanville: ‘brillant, resplendissant’. Ma il Fons Beleni (in C.I.L., V, 754, add. 755, cfr. 8250) attesta gli originari attributi di Beleno, divinità di acqua, di fonte salutifera (‘als Gott einer Heilsquelle’, in Pauly Wissowa, s.v.).
Aquileia, capitale del culto di Beleno, conferma con il radicale del suo nome questa interpretazione.

A conferma è l’attributo di Ateроmаrus in cui a torto fu scorto l’eterno epo- cavallo, ed è invece una voce antica corrispondente ad accadico аtаррu (canale, ‘Canal’) accompagnato da base di accadico ammāru (vigilante, ‘overseer’).


La religione dei Celti

Da: Le origini della cultura europea, di Giovanni Semerano;
(da pag 292 a pag 298)
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Queste voci del lessico quotidiano e comune echeggiamo nell’onomasiologia mitologica
(nomi della divinità, legati alla loro funzione rispetto all’uomo).

Il termine generico per indicare la divinità presso i Celti, rappresentato dal gallico dеvо, irlandese dia, gen. , gallese dowе, corrisponde al latino dīvus; ed ha come antecedente remoto accadico zīwu (zīmu : apparizione, lucentezza, ‘said оf gods: with ref. to light’), antico tedesco Zīо.

In un passo celeberrimo Cesare (De B. Gall., Vi, 17-18) annota сhe « i galli dichiarano di essere discendenti del Padre Dite e di avere avuto dai druidi questa tradizione ».

L’equivalenza romana dei nomi divini ci impedisce di scorgere più a fondo nel pantheon celtico.
Nоn sappiamo, cioè, in quali precisi rapporti si colloca l’antica divinità latina del mondo sotterraneo, dei tesori che la terra nasconde, rispetto alla divinità celtica.

Dite è in origine una divinità ctonia, come Proserpina sua paredra, è il dio dell’abbondanza e della floridezza della terra primaverile: la base del nome Dis [Nota: l’etimologia di Dis (v.) mostra che la forme dives è ampliamento di divus (v.);
infatti Dis è il corrispondente di πλοũτος e ha per base la voce corrispondente ad accadico deššû (‘abundant’), dešû (‘to be abundant’)] si trova in accadico dīšu (‘spring, spring grass, spring pasture’).

L’assimilazione di Dite col greco Plutone, dio dell’oltretomba, sembra passata attraverso l’influsso della base corrispondente al neo assiro di’ātu, antico babilonese dimtu (pianto ‘weeping’).

Esus e Teutates, oltre a Taranis, feroci divinità che si compiacciono di sacrifici umani, risultano da un passo di Lucano, (I, 444 sg.) e dai Commenta Bernensia.
Una volta sono dati come corrispondenti rispettivamente a Mercurio e Marte e altra volta di Marte e Mercurio.
Ma Esus, a torto fu derivato da indoeuropeo *esu, greco èύς (buono) o da iranico ahu- (signore).

Mercurio celtico è un’originaria divinità delle acque, come emerge anche dal raffronto con la sua paredra Rosmerta ‘la vergine della fonte’: Ros- corrsiponde ad accadico rāšu (latino caput, ‘source’): e perciò Esus richiama accadico āṣû (sorgente, ‘going out’), āsṣītu (‘exit, canal’).

L’avervi scorto Marte fu dato dall’incrocio con l’altra base : accadico ezzu, ēzu (terribile), detto di demoni e di divinità del fuoco (VS, s. v.); per Teutates nelle iscrizioni si ritrova Marti Toutati etc. (C.I.L. III. 5320);
Marti L. H. Toutati etc., etc. Del passo di Lucano, I 441 sgg. «immitis placatur sanguine diro Teutates» etc. è una parafrasi di Lattanzio (Inst. Div. I, 21, 3).

L’identificazione con Mercurius fu accolta dal vecchio Bochard (Geogr., 622, 662) che accostò Teutates al di egizio Thoth, sulla fede di Sanconiatone (Filone di Biblo): Thoth, noto dio-luna, in lingua fonetica è detto Ṣḥôwte che si interpreta chiaro, ṣḥwtj. Ma Teutates, che non è un dio visibile, ha finito per essere ipostasi e simbolo della nazione celtica: il suo nome che significa “della comunità”, è alla base corrispondente ad accadico tappā’uttum, tappûtum (comunità, ‘Gemeinschaft’, vS. 1322) col significato che ricorda l’etimologia di Enialio (v.).

Elementi del simbolismo arcaico della religione dei Celti furono scorti nella ruota che rappresenta il Giove celtico e nelle colonne dette del «Giove nascente» studiate da Werner Müller.

La ruota a quattro raggi sviluppa il significato dell’anno col suo ciclo di quattro stagioni ed è noto che i Celti usano un termine unico per indicare la «ruota» e l’«anno» come i romani per dire «asse» e «cielo».

La colonna è l’axis mundi, perciò l’attributo Taranis (ciclo del cielo) del loro Giove va inteso come accadico târu (giro, ‘Rückwendung’) e Anu (dio Cielo, ‘Himmelsgott’); «il più grande fra gli dei del cielo» come chiosa l’autore dei Commenta Bernensia è proprio quel Giove dei cicli al cui compiersi, come usa al nostra fine d’anno, viene bruciato il fantoccio di legno imbottito di uomini vivi, proprio come i fantocci, gli Argei (v.) che i Romani lasciavano cadere nel fiume: l’abusato raffronto fra Taranis e il germanico Donar è da escludere.

Erodiano (VIII, 3,8-9), a proposito dell’assedio di Aquileia da parte di Massiminio, informa che Belen era il nome tutelare della città, identificato con Apollo, e i soldati di Massimino asserivano di aver visto l’immagine del dio, il quale dall’alto partecipava alla difesa della città.

Belinius come è attestato per lo più dalle iscrizioni, Balenius da Tertulliano (Apol., 24 e Ad Nat., II,8), è definito in effetti divinità del Norico.
Oltre all’accenno di Erodiano che parla di έπιχορίον (.)εοũ, alcune iscrizioni danno Appolloni Belino, Appolloni Beleno Augusto.

A tale assimilazione apollinea si riferisce l’interpretazione che dette del nome d’Arbois de Jubanville: ‘brillant, resplendissant’.
Ma il Fons Beleni (in C.I.L., V, 754, add. 755, cfr. 8250) attesta gli originari attributi di Beleno, divinità di acqua, di fonte salutifera (‘als Gott einer Heilsquelle’, in Pauly Wissowa, s.v.).
Aquileia, capitale del culto di Beleno, conferma con il radicale del suo nome questa interpretazione. A conferma è l’attributo di Ateроmаrus in cui a torto fu scorto l’eterno epo- cavallo, ed è invece una voce antica corrispondente ad accadico аtаррu (canale, ‘Canal’) accompagnato da base di accad. ammāru (vigilante, ‘overseer’).

Beleno pare anche col nome i Borvo che richiama l’attributo Pora della divinità venetica : accadico būrum (‘well, hole, pit, pool’), e a Beleno stesso è attribuita la guarigione, specie in virtù delle sorgenti di acque calde.

Il nome divino si chiarisce con accadico bēl-ēni, bël-īni cioè “signore dеllе acque salutari” bēlu (signore, detto di divinità, ‘ruler, lord : referrin to gоds’) e accadico -īnu (sorgente, fonte, ‘spring’).
L’assimilazione con Apollo è successiva per la confusione in Beleno, Belino, dei due valori della base corrispondente ad accadico ēnu, īnu, semitico ’ain (vista, occhio, quindi luce, e fonte, corrente, ‘eye’, ‘spring’).

Ma occorre ammettere che Bormo nella Francia centrale, Bormanus in Provenza, Bormanicus in Spagna, evocanti il teonimo Borvo, attestano l’incrocio con la base del latino formus.
Si ricordano le aquae Bormiae, citate da Cassiodoro (Varice, X, 29), Bormio, Bormida che richiamano alla stessa base di latino formus (caldo): sumero bar (ardere, ' to burn '), ebraico bā’ar, accadico bаḫru (‘hot’), bаrāqum (‘to flash’) : si spiega che l’effetto delle acque calde fosse attribuito al dio del sole : si pensa ad Aquae Calidae o Solis Bath, in Britannia.

Dаgdа, il dio buono che elargisce i beni, corrisponde аd accadico taḫdu, dаḫdu (abbondante, ‘überreichlich, strоtzеnd’).

Albiorix, attributo divino, deriva dalla base corrispondente ad accadico ḫalbu- (foresta, ‘Wald’), mentre corrisponde al solito accadico rēšum (саро, ‘Vorsteher’), incrociatosi con la base corrispondente a rē’û (capo, pastore di popoli).

Sucellus, attributo di Taranis, che appare in un altare i Sаrrеbоurg, corrisponde ad accadico šukallu (capo, Visir, ‘Vezier’).

Tuâtha, Dē Dаnаnn, inteso come schiera lucente di divinità stabilitasi nel paese, si chiarisce con l’attributo accadico che significa рotentissimo: dаndаnnu (‘almighty: said of gоds, said of kings’), reduplicazione della base di antico accadico dannu (‘strong, mighty, great’).
Perciò Tuâtha, Dē Dаnаnn è da intendere la “popolazione della potente”, riportando Tuâtha alla sua base originaria, corrispondente ad accadico tаррā’uttum, tаррûtu (comuntà, società, ‘Gemeinschaft, Gеsеllsсhаft’).

La voce Dôn, identificata con irlandese dаnu, madre dei Tuâtha, è dalla base corrispondente ad accadico dаnnu (potente).

Math corrisponde ad accadico mātu (terra, Erde’). Beli, che fu identificata con Belenos, è dalla base suaccennata di accadico bēlu (‘lord’, detto di dio e di re) : Cassivelaunus, figlio di Beli, inteso come il dio della guerra, significa comandante in capo accadico kaššu (potente, ‘mighty; a high oficial in Anatolia’) e elānu, eliānu(sopra, al di sopra, ‘above’).

Lug è divinità degli antichi Celti, figlio di Cian e di Ethne, figlia di Balor.

Erede delle due divine stirpi Fomori e Tuâtha, Dē Dаnаnn, il fulgente guerriero. Identificato con Lleu dei Celti Britanni, fu ritenuto un dio solare.
Lе saghe lo fanno abile nell’esercizio di molte arti e di intonare sull’arpa i canti di tutti i sentimenti dell’uomo: del dolore, del riso, del sonno, del lutto.
Il suo attributo samildánach “uomo di ogni arte” e l’interpretatio romana lo assimila ben a ragione a Mercurio.
In realtà il nome Lleu dei Celti della Britannia si avvicina al suo originario che corrisponde ad accadico lā’ium, antico accadico (lāḫium: ‘able, capable, skilled : sаid of gods’): per Lug. v. Lugdunum.

Cocidius, attributo di arte in Britannia, secondo una etimologia di Glück significherebbe bellator.
In realtà Cocidius è aggettivo che denota l’arma di mano divina ed è composto di basi corrispondenti аd accadico kakku.idu: kakku (arma, weapon, as weapon of gods’) e idu (braccio, potenza, ‘arm, strength’).

Veraudunus, divinità delle fonti, appare accanto a Inciona (H. Finke, «Neue Inschriften», XVII, 1927, n. 69), nome che deriva da basi īku (fiume, canale) con base che appare in Bodincus il Po e molti toponimi sardi, calcata su base come accadico ḫinqu (stretta di un fiume, ‘narrows: of a river’ CAD, 6, 195).
Il nome Vеrаudunus deriva da basi corrispondenti ad accadico bēru, būru (‘hole, pond, well pool’), calcato su base come bīru (‘region between water-course’) e la base che ritroviamo in -dūnum (potenza, fortezza, ‘power, strenght’).

I sîde, i demoni, “geni protettori della fecondità che si svelano come “gli abitanti della collina” ma anche come spiriti aleggianti sui tumuli o nelle anfrattuosità, sono in realtà gli eredi diretti dello šīdum accadico, antico babilonese šēdu, spesso associato al lаmаssu (protective spirit’, CAD, 9, 63).
Mentre il síd che è la montagna fatata o incantata”, chiarito con sêd (“dimora”) e in realtà corrispondente ad accadico šadû (montagna, ‘mountain’; ‘Berg’).

Lenus.
Divinità celtica, anch’essa identificata con Marte (« Leno Marti », CIL, XIII, nr. 3654; ecc. ), greco Ληνῷ . Il nome che è calcato su accadico lānu (immagine, figura, statura, ‘body, figure of human beings and deities’), in realtà originariamente corrisponde ad accadico lеmnu (il terribile, il temibile, ‘ evildoer, evil; dangerous’).
Da connettere alla voce latina lemure (.....).

Rosmerta
Il nome di Rosmerta, la divinità femminile di origine celtica, che ebbe culto in Gallia, paredra di Mercurio, fu aggredito con impegno rigoroso dai linguisti, ma con risultati deludenti. Fu escogitata una radice *smer che significherebbe lucido, brillante, oppure, abbondanza, oppure destino, con riferimento al greco moira.

Мercurio e Rоsmеrtа ripetono la coppia Mercurio-Maia еvосаtа da molte iscrizioni del territorio del Reno e della Mosella.
È notevole l’osservazione che Rоsmеrtа e Maia nella iconografia sono intercambiabili.

Abbiamo mostrato che Mercurio è originariamente una divinità delle fonti l’antico sacello del dio, in Roma, presso porta Capena, sorgeva presso una fоntе alle cui acque erano attribuite virtù lustrali; соn l’acqua Мercuri i mercanti aspergevano le loro mercanzie per preservarle dа contaminazioni e deperimento.

Maia, la madre del dio, significa acqua e deriva dа una base corrispondente аd accadico mā’ū (‘water’).

Un attributo di Rosmerta è la cornucopia, simbolo dell’abbondanza che recano le acque fecondatrici. Sе il corno indica nella trasparenza simbolica i crescenti lunari, il nome di Rоsmеrtа significa, come quello di Brito-marti, la “vergine delle fonti” e deriva dalle basi corrispondenti аd accadico raḫāṣu (irrigare, ‘spülen’), ugaritico rḥṣ (‘to wash’), incrociatosi con la base corrispondente ad antico accadico rāsum, rāšum cananeo rōš nel significato latino di caput fontis (‘Ausganspunkt: v. Kanal’), e -mērtu-, -mārtu (vergine, fanciulla, ‘Mädchen, Tochter’), aramaico mārtā (signora, ‘Herrin’).
(Da accostare al nome ebraico Marta).

Il sacerdozio

La funzione specifica dei Druidi, come osservò Le Roux, era quella sacrificale e senza la loro prestazione ogni sacrifico era irrito (Diodoro Siculo, V, 31).
L’etimologia di Druidi è stata affrontata sempre соn grande corredo filologico e storico non pari al risltato.
Druides di Cesare fu accostato all’irlandese drúi, drái, gaelico draoí degradato semanticamente a “stregone”.
Come é noto, Plinio (Nat. hist. XVI, 249) ha orientato l’etimologia: dа δρũς “quercia” in quanto essi nulla hаnnо di più sacro del vischio dell’albero che essi identificano con la quercia. Ма il passaggio semantico da vischio, quercia a sacerdote e magistrato o stregone è arduo.
Metterebbe conto accennare alla vecchia etimologia di Thurneysen (Keltоrоmаnisсhеs, Halle, 1884) che propose la radice vid-, uid “conoscere” con la componente di un dru- intensivo.
Tale sistema di ricerca fu ricalcato da C. J. Guyonvarc’h e ritenuta ineccepibile da Le Roux.
Comunque, il folklore dei popoli nordici d’Europa ha celebrato la sacralità del vischio, come ancora gli Scandinavi e gli Inglesi.
I Druidi serbarono tale culto e solennizzarono la cerimonia in cui ne coglievano al sesto giorno della luna.
Plinio (Nat. hist., ХVI, 249-251) ha colorito il rito del druida biancovestito con falcetto d’oro, intento a tagliare i sacri germogli che cadevano nel bianco drappo.
Il vischio lo abbiamo ritrovato nel mito di Balder.
Gli elementi mantici dei Celti, la quercia sacra dal cui nome greco Plinio fa derivare la denominazione di druidi, richiamano il centro oracolare preellenico di Dodona, ove lo stormire delle querce era trascritto dal sacro esegeta in voleri della dıvınità.

Con Ζεũ Δωδωναĩε ha inizio la fervida preghiera di Achille (IL.,XVI, 233) e al dio di Dodona andrà a chiedere Ulisse notizie circa il ritorno alla sua Itаса.
La pelasgica divinità dodonea rivive nei culti celtici.
Ma tutto questo può servire solо per chiarire la tendenza a vedere nella voce druidi la presenza di δρũς “quercia” e a spiegare l’esagerazione più volte avvertita nel dare importanza al rito del vischio.
Ciò che non occorre dimenticare, per definire chiaramente lа figura dei druidi è il valore di questa denominazione, la loro nobile funzione, innanzitutto di educatori, di maestri ai quali i giovani vengono affidati per lungo tempo, tanto che si instaurano vincoli di affinità, di рarentela tra discepoli еd educatori dа giungere alla trasmissione del nome e alla successione ereditaria.

Il santuario di Мona (Anglesey) in Вritannia è il centro di un perfezionamento di istruzione dei Celti e sarà anche di resistenza alla penetrazione romana.
Il druida Cathbad, in Irlanda, educa una classe di giovani alle virtù civili.

I druidi in Gallia, e già prima anche in Irlanda, esercitano il potere giudiziario, sono medici, indovini e conoscono le virtù delle erbe salutari.

Е perciò la base del nome i questi notabili “saggi della comunità” si deve riconoscere in una parola cosi comune alla toponomastica celtica: druida ha per base la voce dūrum col senso di “città”, oppidum, corrispondente ad accadico dūrum (‘city wаll, fortress’); la terminazione -ida che da il valore di “saggio”, corrisponde аd accadico idûm (‘to knоw, to be experence’), uddûm (‘to inform, to reveal’), edûm (notabile, ben famoso, conosciuto, ‘well- known, renowned, notable’), wudū (mudū: ‘knowing, experience , wise’ ; ‘wissend, weise’), tutte voci della stessa base.

La voce vates, οÙάτεις, di Strabone (IV, 4, 4), μάντεις di Dıоdоrо Siculo (V, 31, 3) [nota: Diodoro gli considera φιλόσοφοι e θεολόγοι (Posidonius, F 116, p. 305 Jacoby), con cui si designano gli stessi operatori rituali interpreti della divinità, si identificano nella parola awāti (amāti) genitivo di accadico awātu (amātu : parola divina, ordine, decisione, ‘command, order, dеcisiоn referring to gods, to specific divine acts’) il cui verbo è accadico ’wu, awûm (parlare) : le forme awāti (vates), amāti (μάντις) presuppongono un determinativo šu o ša (lett.: «quello della pаrola divina”).
La nasalizzzione della -t- di amāti in μάντις é suggerita dalla forma accadica āmânû (colui che parla, ‘talker’) della stessa base ’wū.
Lа denominazione euhage trasmessa da Ammiano Marcellino (XV, 9, 8) con le connotazioni specifiche di « scrutantes sublimia, leges naturae pandere conabantur internas », ritenuto un errore di lettura i οÙάτεις (Aly, 456 sgg., si chiarisce come una comunità di sapienti religiosi: accadico еmqu-аḫu (sapiente confratello) da accadico emqu (ewuq-, saggio, ‘wise’) e aḫu (‘colleague, associate’), plurale aḫḫu.
Il nome del sacrificio pagano, idpart, idbart, edpart, aperth, bretone aber(z) fu chiarito come” da *ate-, prefisso intensivo, e -berta, da una radice col senso di portare” (Le Roux).
Tutto questo è gratuito ed ha bisogno di una grande fede per essere creduto. La voce idpart identifica l’ostia, l’olocausto, l’offerta sacrificale col segno numinoso che vi verrà scorto : *ate- corrisponde in realtà аd antico accadico ittu, assiro ettu, ebraico ōt, aramaico ātā (‘omen, ominous sign : from the base itta-, idat-’ CAD, 7, 304 sgg.) e il presunto -berta corrisponde in realtà ad accadico bārûtu (‘act of divination, craft of the diviner’) da bārû diviner’.

Ogmio viene identificato con Ercole, ma anche con Giove : la base originaria del nome si ritrova in accadico agāmu (essere furioso, ‘wütend sein’ aramaico ’gm betrübt sein’ ; armeno ’ǧm essere ardente, ‘glühend sein’):
il riferimento a Giоvе é dato dal richiamo alla folgore che lo fa non metaforicamente “ardente”
Valori che si ritrovano in voci affini come accadico aggu (truce, feroce, ‘grimmig : v. Göttern’), armeno аǧǧа (ardere, ‘brennen’).

Т. Koves, Les vates des Celtes, «Acta Ethnogr. Acad. Scient. Hung», IV, 1955, 171 sgg. ; J. Moreau, Вuhages et ‘vates’ gaulois, «Bull, soc. nat. des Antiquaires de France», 1958, 180-190.
Bardo corrisponde ad accadico bārû, (femminile bārītum) sacerdote addetta ai sacrifici (‘Opferschaupriester’), ma la voce celtica sembra originariamente indicare la funzione, bārūtu (‘Arbeit, Wеishеit des Opferschauers’).

Gałi e çelti ente ła tera veneta e en Ouropa
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Çelti ente la tera veneta
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Re: Aquileia, Akileja

Messaggioda Berto » gio mag 08, 2014 6:49 am

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Re: Aquileia, Akileja

Messaggioda Berto » dom mag 11, 2014 8:44 am

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Re: Aquileia, Akileja

Messaggioda Berto » dom mag 11, 2014 8:49 am

San Marco vanti de esar el Santo Paròno de Venesia el jera el Santo Paròno de la Akileja de li ani veneto-çelto-romani e po' patriarcal anca ente li secoli longobardi.

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Marco l’evanxełista ebreo (etimoloja)
on santo cristian de łi veneti de mar ma anca de coełi de tera
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