I veneti venesianisti ke łi nega e falba ła storia veneta

I veneti venesianisti ke łi nega e falba ła storia veneta

Messaggioda Berto » sab set 05, 2015 9:35 am

I veneti venesianisti ke łi nega e falba ła storia veneta
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I veneti ke nega e falba ła storia veneta no łi xe lomè i veneti tałiani ma anca i veneti venesiani:

i veneti tałiani
łi nega ła storia del Veneto mexoeval xerman, de ła Serenisima e del Veneto venesian:

i veneti venesiani
łi nega i 900 e pàsa ani de storia del Veneto mexoeval xerman,
e łi fa pasar i migranti xermani e el domegno xerman cofà calcosa de orendo e enfernal ke dapò lè stà canvià entel paradixo del domegno venesian;
en pì łi fa pasar ła storia dei veneti de łe lagoune e coeła de Venesia come se ła fuse ła storia de tuti i veneti;
da xontarghe l'exaltasion de l'ordenamento istitusional venesian come se l fuse stà el mejo del mondo e coeło pì democratego: scondendo e dexmentegando ke ła Repiovega Veneta a domegno arestogratego venesian no ła jera democratega, no ła jera federal e no ła jera de tuti i veneti ma solkè dei venesiani ke łi tegneva naltri veneti de tera cofà suditi. E ke stà peca lè ła caouxa del desfamento de ła Repiovega Veneta a opara de Napoleon.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: I veneti ke nega e falba ła storia veneta

Messaggioda Berto » sab set 05, 2015 9:45 am

Kì i veneti venesiani łi se lagna parké ente ła Talia a vien sconta ła storia de Venesia, del leon, de ł'enpero venesian e parké ła storia de ła Repiovega Veneta o Stato Veneto ła vien scursà e banałixà ente ła storia de łe Repioveghe marinare:

Coanta retorega, co i leoni no se va pì da gnaona parte!

« Il Veneto nel 1866 non è mai stato ceduto all'Italia (seconda parte)
La Repubblica senza San Marco »

E ora censurano il Leone!

http://guiotto-padova.blogautore.repubb ... o-il-leone

La storia si ripete, a quanto pare.

Una delle prime iniziative intraprese da Napoleone, che alla fine del 1700 arrivò nelle terre venete devastando e depredando quanto trovava lungo il suo cammino, fino a portare alla caduta della millenaria Repubblica Veneta, fu quello di distruggere i Leoni di San Marco. Leoni presenti su tutto il territorio della Serenissima, dall'Adda all'Isonzo, e poi giù, fino alle Isole greche ed anche oltre, emblema non solo del prestigio politico plurisecolare delle istituzioni venete, ma anche segno distintivo di un'identità che per secoli aveva guidato la nostra gente, garantendo un destino comune di prosperità e buon governo per tutti i veneti, e non solo. ???

Veneti che per migliaia di anni erano stati Popolo, con buona pace di chi è allergico oggi a questa definizione, Veneti conquistati da quell'Attila (così si era autoproclamato il Bonaparte poco prima di intraprendere la sua campagna di conquista delle terre venete) che ha cercato di toglierne la forte identità che li caratterizzava.
D'altronde, per annientare un popolo basta privarlo della sua memoria storica e nel giro di qualche generazione quel popolo sparirà. Ben lo sapeva Napoleone quando fece distruggere una quantità enorme di Leoni di san Marco, e ben lo sa l'Italia, che fin dai sui esordi ha volutamente tenuta nascosta e censurata la storia veneta dai libri e dai programmi scolastici.

Se da una parte Napoleone umiliava i nostri avi facendo scalpellare davanti ai loro occhi i bassorilievi raffiguranti l'emblema del Santo Patrono dei Veneti, dall'altro l'Italia ci umilia mostrandoci la Repubblica più longeva, che per secoli fu faro di civiltà, arte e cultura, come una delle varie repubblichette marinare, piccole parentesi storiche se paragonate all'Italia di oggi (dicono loro!).

Cancellare la memoria storica, svilire e sminuire un'identità ancora forte sul nostro territorio - nonostante tutto e nonostante tutti - imponendo nuove ideologie a noi "foreste". Ecco quanto si è tentato, e si sta tentando di fare anche oggi.
L'ultimo esempio ci arriva da Venezia ("città dei Veneti"): nell'atrio di Palazzo Ferro Fini, sede del nostro Consiglio Regionale, l'imponente Leone di San Marco è da giorni coperto dai pannelli raffiguranti immagini del cosiddetto "risorgimento" italiano. Un fatto emblematico, che indigna ma non sorprende. E' uno schema che ormai conosciamo a memoria, l'ennesimo tentativo di umiliare chi invece ad essere umiliato proprio non ci sta più.

La misura è colma, e la Storia, quella vera, non si può più tenere nascosta.
Non saranno certamente quattro pannelli a fermare uno spirito che sta rinascendo e che ci ha visti risorgere molte e molte volte durante la nostra Storia. Anche davanti alla crisi di oggi, che non è solamente economica ma soprattutto morale e culturale, è proprio dai valori che quel Leone di San Marco rappresenta per la nostra gente che potremo trovare la forza per riscattarci e per costruire un nuovo futuro per noi e per le generazioni a venire.
La censura non potrà fermare la forza di un Popolo, ne' riuscirà mai a cancellare quanto siamo stati.

C'è da scommettere invece che quel Leone, oggi imprigionato dai simboli di un'"italianità-a-tutti-i-costi", potrebbe presto ritrovare la forza per reagire, per riscattarsi e per tornare a segnare il destino futuro dei Veneti.
Prima di quanto credano...

Davide Guiotto

Se ghe fuse stà on bon governo la Repiovega Veneta ła ghe saria ancora!

Contała justa ła storia Guioto!

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... enesia.jpg


El mito de Venesia lè n'entrigo par l'endependensa veneta
viewtopic.php?f=183&t=1816
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Re: I veneti ke nega e falba ła storia veneta

Messaggioda Berto » sab set 05, 2015 10:18 am

El caxo de on veneto costreto a xbandonar ła so tera e a migrar par colpa de l'onto e ensipio domegno tałian e roman.

Cosiensa/encosiensa, miti e peke:
ente sta łetara de adio a ła tera veneta se pol ciapàr cosiensa de tuti i łimiti de na çerta conta de ła storia dei veneti.



ADDIO VENETO, ME NE VADO IN AMERICA MA TI LASCIO IL MIO CUORE
di FRANCESCO LEON
http://www.miglioverde.eu/addio-veneto- ... -mio-cuore

Ultimamente ascolto una canzone dell’album del 1966 di Adriano Celentano, il Ragazzo della via Gluck e comparo il sofferto esodo dalla campagna alla città con la mia scelta di vita: l’emigrazione. In particolare pensando al Veneto mi scorre sulla mente questa frase della canzone: “Ma un giorno disse, vado in città, e lo diceva, mentre piangeva”.
Questa mia scelta è l’epilogo di una storia aziendale ultracentenaria finita miseramente negli ultimi mesi. Non do la colpa a nessuno (o forse dovrei fare un elenco di qualche pagina) di questo triste finale: il motivo è semplicemente il calo della domanda del settore edile. La causa? Chi lo sa? L’Euro? Le banche? L’indebitamento dello Stato? Burocrazia? Costi energetici? Tre anni di crisi ci hanno messo in ginocchio: chiuso tutto e tutti a casa. Un disastro completo.
E cosa fare adesso? Io sono ancora giovane. Ricostruire? Non ci sono le condizioni di mercato, di Paese e di sistema bancario. Io dal sistema bancario italiano sono bannato a vita. Chissà perché? E’ vero le banche hanno perso molti soldi (milioni) ma io non ne ho rubati. Dimenticano che c’è sempre il rischio di default. Quando hanno fatto investire alla nonna ultranovantenne di un mio caro amico quasi tutti i suoi averi in bond argentini, anche lì pensavano che il default non esistesse? Probabilmente, pensano che la crisi dell’edilizia sia colpa mia: contenti loro. Comunque il problema bancario non deriva dal solo fatto che sono bannato a vita dal loro sistema ma anche e soprattutto dall’incompetenza nella comprensione delle dinamiche aziendali, con personale anche di livello medio-alto a dir poco mediocre, eccetto qualche eccezione a dir il vero. Vivono in un mondo parallelo. A loro interessa solo l’EBITDA e l’attivo patrimoniale, indipendentemente da cosa produci: pane o barre d’acciaio. E’ proprio vero quello che diceva una vecchia pubblicità: ti riempiono di ombrelli quando c’è il sole (avevo la coda di banche nel 2007 a chiedermi se avevo bisogno di qualsivoglia finanziamento) e ti tolgono tutto appena piove (non ufficialmente si intende: le linee a breve pur non essendo revocate sono state inutilizzabili a singhiozzo per due anni). Trovare un lavoro da dipendente? Non sono il tipo: ho bisogno di stimoli, non di limiti. Allora forse aprire una nuova attività più tranquilla? Ma siamo pazzi? Notaio, licenze, visite della guardia di finanza, commercialista, INPS, mercato disastrato… no grazie. Suicidio come tanti nella mia situazione? Sono giovane ed ho famiglia: posso ricostruirmi una vita e devo costruire un futuro alla mia famiglia. I miei figli troveranno mai lavoro qui tra 20 anni? Non ho fiducia. E poi, dopo anni di fatiche non ho proprio voglia di ricominciare… qui.
Ho scelto: voltiamo pagina, andiamo via. Ben lontani: circa 8.000 km da casa dove le noiose seccature del post chiusura delle aziende arriveranno in maniera lieve. Una tranquilla città degli Stati Uniti dove un mio caro amico, un amico vero che si vede nel momento del bisogno, mi ha aiutato nell’iter del visto. Una città con una qualità di vita molto alta, il tasso di disoccupazione ed il tasso di criminalità tra i più bassi degli Stati Uniti. E sempre torna alla mente Adriano Celentano: “…Io gli domando amico, non sei contento? Vai finalmente a stare in città. Là troverai le cose che non hai avuto qui, …”. Un posto dove in due ore esci dall’ufficio della motorizzazione con la patente in mano e 23 dollari in meno. Niente corsi obbligatori, bolli, test e quant’altro: un test al computer e 5 minuti di esame al volante. E aprire una attività? Nessuna licenza, iscrizione all’equivalente registro delle imprese online senza notaio…… a descrivere tutte le differenze rispetto al sistema Italia potrei stare qui mesi. Certo ora l’economia degli Stati Uniti ha molte più regole che nel periodo di Ronald Reagan, il debito fa paura e le cartiere stampano banconote. Ma prima che diventi come l’Italia (spero mai) ci vorranno ancora decenni di politica consociativa.

Tutto è pronto per l’intervista presso l’ambasciata di Roma, l’ultimo step prima del rilascio del visto. L’auto di mia moglie l’ho già venduta, quella mia è in vendita da mesi. Il contratto di locazione della mia casa è da affinare ed il testo di procura generale ad una persona di fiducia è fatto: devo solo contattare il notaio. Ho la mia lista (“garage sale”) dei beni che metto in vendita ed il preventivo pronto per trasferire 5 metri cubi di beni personali in Stati Uniti. Ho firmato il preliminare per l’acquisto della casa in America, eseguita in modo soddisfacente la “house inspection”, aperto il conto corrente. Alle scuole dei bambini in America è già stato comunicato il nostro arrivo per i primi di Ottobre. Ci siamo, manca solo l’ok e la consegna del visto e poi andrò a comprare quattro biglietti aerei: solo andata.

Ma il Ragazzo della via Gluck tristemente afferma: “Mio caro amico, disse, qui sono nato, in questa strada ora lascio il mio cuore”. E’ vero, lascio il mio cuore: ho sempre sognato un Veneto Libero, libero di vivere nella sua cultura, nelle sue tradizioni di onestà e laboriosità, ma devo dare la priorità al futuro della mia famiglia e dei miei figli.
Chi mi conosce sa che sono ho l’animo del patriota. Sono uscito dalla politica e mi sono legato ai vari movimenti culturali del Veneto. Ho partecipato attivamente a varie iniziative, ho scritto due libri, ho ideato e partecipato a questa e quella attività. Ma non mi sono mai esposto: non cerco notorietà. Per me esiste solo la causa: il Veneto Libero.

Sembrerà strano detta da un ragazzo con laurea e master in economia che è stato amministratore delegato di grandi imprese, ma a me dell’indipendenza del veneto per questioni economiche non interessa nulla. Se in Italia abbassassero le tasse dell’80% appenderei il tricolore alla porta? No, per me è una questione di Popolo. Il Veneto è un’altra cosa. E’ come se la Germania invadesse la Francia: la Francia vorrebbe la sua indipendenza perché è un Popolo non perché le tasse in Germania sono più alte o più basse. Così anche il mio indipendentismo si basa su concetti culturali e storici, non economici ???. E neppure di contrapposizione: il Veneto è meglio della Campania? I veneti sono meglio dei calabresi? Non mi interessa. Per me è come comparare Australiani con Olandesi: sono due cose diverse, non li comparo.

Durante le ultime elezioni regionali sono andato ad un comizio di Fabio Padovan, una persona che stimo da quando l’ho conosciuto di persona (avevo 14 anni), una persona che parla dal cuore al cuore. Mi ricordo benissimo quando diceva in Piazza a Santa Lucia che “i Veneti sono delle persone legate morbosamente alla loro terra”, che lui imprenditore non vuole andar via di qui, vuole che gli altri se ne vadano. Caro Fabio, ho pensato molte volte a chiamarti in questi giorni per chiederti di venire a prendere un caffè per parlare della mia decisione. So come la pensi: avresti cercato di convincermi a restare, e tu sai convincere.
Ma Fabio, io qui non ho più niente e devo costruire un futuro per la mia famiglia. Se non avessi famiglia starei qui, ti giuro, a dedicare la mia vita al Veneto Libero. Un po’ di soldi da parte ce li ho, non ho mai fatto la “bella vita” come avrei potuto permettermi: tre settimane di ferie all’anno, una sola auto del valore mai superiore ai 30.000 euro (ora ne ho una che vale si e no 15.000), una casa, poche volte al ristorante, vestiti belli ma comprati all’outlet nei saldi… La “bella vita” non mi interessa.
Passerei giornate a leggere e scrivere sul Veneto, a visitare i nostri luoghi storici… quanto mi piacerebbe avere la conoscenza del Veneto che aveva Bepin Segato.
E poi lavorare notte e giorno per il Veneto Libero. Questa e quella iniziativa, dimostrazione, azione. Politica? No grazie. Vedere 7-8 partiti con scritto Veneto Autonomo, Indipendenza Veneta, Veneto Stato, Stato Veneto ecc… mi fa male al cuore.
Fino a quando non ci sarà il Capo del Partito Unico, il condottiero che quando la situazione si fa tesa accelera e non mette il freno a mano, quando ci sarà colui che riempie le piazze di giovani sotto il vessillo marciano… allora si sarò in politica al suo fianco.
Ora è solo delusione e perdita di tempo e soldi. Bisogna lavorare per far riscoprire la propria identità: noi siamo prima di tutto Veneti, poi siamo del PD, di destra, di sinistra ecc.
La gente deve riscoprire le proprie radici ed il proprio orgoglio nazionale. E ci sono i segnali: fuori di molte case ora c’è il gonfalone storico della Serenissima ???. Non c’è la bandiera di partito: bene, avanti così.
Solo quando i veneti si ricorderanno di essere veneti potranno partorire il Capo.


Cari ex colleghi imprenditori che forse avete perso tutto come ho perso io, e magari non avete una giovane età come la mia, dove io ho il “lusso” del tempo e della forza per potermela ricostruire altrove, non toglietevi la vita. Non limitate la vostra esistenza al vostro tenore di vita. Un magnete consegnatomi fuori dallo stand del Vaticano all’Expo di Milano dice: “Non di solo pane vive l’uomo”: è vero. Cercate un ideale, un progetto, un obiettivo che vada al di fuori del contesto economico. Al di là della realizzazione dell’uomo attraverso il lavoro, ci sono tante altre strade per realizzarsi: il lavoro, l’imprenditorialità, i soldi non sono tutto ???.

Ora sto leggendo il diario di Bobby Sands, “Un giorno della mia vita”, martire dell’IRA morto dopo anni di torture, la blanket protest, la dirty protest e oltre 60 giorni di sciopero della fame nei famosi Blocchi H. Alla giovane età di 27 anni con una moglie ed un figlio è morto. Perché? Perché il suo ideale dell’Irlanda libera era più forte delle torture, del carcere duro della Thatcher, della famiglia e del figlio. Ritengo che morire per un ideale abbia un senso, ma morire per un fallimento imprenditoriale assolutamente no. Cari ex colleghi guardate oltre i confini del vostro ex capannone: il Veneto ha bisogno di voi. Forse è meglio così, aver chiuso, piuttosto che vivere una vita da imprenditore martoriato in questo Paese.
Parafrasando un po’ Braveheart si potrebbe dire che chi continua a fare l’imprenditore resta vivo, almeno per un po’… ”ma agonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso, siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi per avere l’occasione, solo un’altra occasione, di tornare qui sul campo, ad urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita ma non ci toglieranno mai la libertà!”.


Sto toxat el ga el mito dei Serenisimi, de Bepin Segato, de ła storia de Venesia come se ła fuse ła storia de tuti i veneti; el ga el mito del partido połedego, del capo połedego dux/doxe e gnanca el se enacorxe ke manca el popoło pì ke on capo carexmatego. E manca dal tuto l'Ouropa.

Ono dei pì boni motivi par l'endependensa lè coeło economego come ke xe stà par łe cołonie angrexi de ła Merega e anca l'enpro roman lè termenà par coestion economeghe, co łe tase te sofega e łe te copa no resta ke ła lebertà e l'endependensa.
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Re: I veneti ke nega e falba ła storia veneta

Messaggioda Berto » sab set 05, 2015 12:14 pm

I tałiani łi conta ła storia de Roma e dei romani come se ła fuse ła storia de tute łe xenti de l'ara tałega e de l'Ouropa oçidental e al memo łi fa çerti veneti (i venesiani e i veneti ciapà dal mito de ła Serenisima) ke łi conta ła storia de Venesia e dei venesiani come se ła fuse coeła de tuti i veneti, de tute łe xenti venete, ma cusì no xe.
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Re: I veneti ke nega e falba ła storia veneta

Messaggioda Berto » sab set 05, 2015 12:37 pm

Ona par ona tute łe dexmenteganse ke no łi conta e łe falbarie ke łi conta:

łi se ga dexmentegà i 930 e pàsa ani de i dogadi venet-xermani, dei regni xermani, de łi secołi comounałi e de łe segnorie de łe çità de ła tera veneta;
łi se ga dexmentegà ke ła democrasia comounal lè nata ente łe çità de tera par opara de łe xenti xermane migrà ente l'ara tałega longo i secołi;
łi fa pasar par bruta e cativa xente i migranti xermani e l'arestograsia venet-xermana e par bona e brava xente i venesiani de ła lagouna veneta co łe so raixe anca bixantine;
łi conta i 900 ani del mexoevo a domegno xerman, ke łè pì del dopio de coeło del domegno venesian (400 ani), come sel fuse stà on periodo enfernal, falbando ła storia e dexmentegandose ke l'Ouropa ła xe resorxesta co se ga desfà l'enepero roman, gràsie ai xermani;
łi sconde łe raixe xermane de łe xenti venete (almanco on terso dei veneti łi ga raixe xermane) e i prefarise xjonfar coełe latine e romane ke łe xe tanto manco (se pense kel periodo del domegno roman lè durà lomè 650 ani, on terso de manco del periodo mexoeval a domegno xerman);

ła Repiovega Veneta ła ga 1100 ani;
ła Repiovega Veneta ła jera federal;
ła Repiovega Veneta ła jera demogratega;
łe istitusion de ła Repiovega Veneta łe jera łe mejo del mondo ke łe saria sta copià anca da łi USA;
i domegni o posedimenti de ła Repiovega Veneta łi jera tera veneta;
ła Repiovega Veneta lè termenasta par colpa de Napoleon e i venesiani no łi ga gnaona responsabełetà;

dexmentegandose ke łe istitusion repiovegane łe jera on portà de coełe comounal nate ente l mexoevo;
ke ła Repiovega Veneta lè nata co Rivoalto lè devegnesto Venesia e el dogado da monarkia lè canvià en comoun entel XII° secoło e ke prasiò ła Repiovega Serenisima ła ga 650 ani e no 1100;
xe caxo mai el Stato Veneto Venesian kel ga 1100 ani metendo anseme el periodo del dogado monarkego e coeło del dogado comounal e repiovegan;
dexmentegandose ke ła Repiovega Veneta ła jera arestogratega a domegno venesian, ke no ła ghea gnente de federal e ke i veneti de tera łi jera suditi de Venesia e dei venesiani;
ke se Napoleon el ga podesto desfar tuto a xe stà par colpa dei venesiani ke no łi ga mai vołesto spartir el poder połedego co tuti i veneti de tera, ke lori i considerava suditi e ke sto fato lè sta el tarlo o bào kel ga enpedio a ła Repiovega Veneta de esar ognia e forte 'sì da poder rexistar a Napoleon e ke sta kì lè stà ła pì gran peca de ła Repiovega Veneta a domegno venesian, peca ke ła xe stà pagà co l'arestograsia vnesiana ła ga consegnà ła Repiovega entełe man de Napołeon ... .
...

On caxo de cativa conta de storia dei veneti
La storia contà da Milo Boz Veneto - el mexoevo nol ghè
viewtopic.php?f=148&t=1044

Ła storia del veneto-lagounar e de łi veneti-venesiani e deła Repiovega Veneta contà da Fojata
viewtopic.php?f=148&t=920
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Re: I veneti ke nega e falba ła storia veneta

Messaggioda Berto » dom set 06, 2015 8:55 pm

Mexoevo - ani o secołi veneto-xermani (suxo 900 ani) e naseda o sorxensa dei comouni
viewforum.php?f=136

I Duki o Doxi e łe grandi fameje venet-xermagne
viewforum.php?f=179

Comun, Arengo, Concio, Mexoevo, Istitusion
viewtopic.php?f=172&t=273

El mito de łi barbari ençevełi (l’etno-soço rasixmo e ła ‘gnoransa, a łe raixe del mito)
viewforum.php?f=114

No se pol negar le raixe xermane de na bon aparte dei veneti del Veneto e gnanca parlar mal de li so avi xermani: goti, longobardi, franki, normani, sasoni, alemani, bavaresi, tirolexi ... .
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Re: I veneti ke nega e falba ła storia veneta

Messaggioda Berto » dom set 06, 2015 8:57 pm

Mexoevo - ani veneto-venesiani en lagouna - 1.000 e pì ani - de cu 650 come comoun e repiovega (Bixansio e Repiovega Serenisima)
viewforum.php?f=137

Da ła Venesia de mar bixantina a ła Repiovega Veneta venesiana
viewtopic.php?f=137&t=1783


El Comoun Venesian e ła Concio
viewtopic.php?f=137&t=1835


Il Commune Veneciarum
https://it.wikipedia.org/wiki/Commune_Veneciarum
Il Commune Veneciarum (latino per "Comune di Venezia") è il titolo con cui dal 1143 venne designato il governo della città di Venezia e della sua Repubblica. Il comune, similmente agli altri Comuni medievali si basava sul potere dell'assemblea popolare, a Venezia chiamata Concione, rappresentativa degli uomini liberi, e su un sistema di assemblee da questa derivate: Maggior Consiglio, Minor Consiglio, Consiglio dei Pregadi, Quarantia. A differenza che nelle altre città italiane, però, a Venezia permanevano alcune vestigia proprie del precedente istituto monarchico incarnato dal Doge, per limitare il potere del quale le assemblee vennero sviluppate. Il gruppo dirigente dei maggiorenti del Comune venne nel tempo a raccogliersi attorno al nucleo delle antiche famiglie patrizie, creando un nuovo patriziato mercantile che con la Serrata del Maggior Consiglio del 1297 di fatto si appropriò del potere esautorando l'assemblea popolare.
In nome del Commune continuò tuttavia ad operare il massimo organo di rappresentanza della sovranità dello Stato - costituito dal Doge, dal Minor Consiglio e dai capi della Quarantia - sino a che nel 1423 con l'abolizione della Concione si pose fine anche all'ultimo residuo degli istituti comunali e l'organo supremo prese il nome di Serenissima Signoria.
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Re: I veneti ke nega e falba ła storia veneta

Messaggioda Berto » dom set 06, 2015 8:59 pm

El Parlamento Arestogratego Venesian (e nò de tuti i veneti)
viewtopic.php?f=138&t=1405

La Repiovega Veneta a domegno venesian no ła jera federal, no ła gheva gnente de federal
viewtopic.php?f=167&t=1602


Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... nesian.jpg

Immagine
http://www.filarveneto.eu/wp-content/up ... Veneto.png

L'arestocrasia venesiana jereła na casta veneta?
viewtopic.php?f=137&t=36


Pararia de sì.

Immagine

Scipione Maffei e el so projeto de Reforma de la Repiovega Veneta

(Projeto ke no lè mai stà descuso en Major Consejo e tegnesto senpre sconto)

http://it.wikipedia.org/wiki/Scipione_Maffei

Alla conclusione del viaggio europeo, scrisse, nel 1737, il Consiglio politico, rivolto al governo veneziano, in cui denunciò la debolezza veneziana nei confronti degli stati europei. Nel Consiglio politico, Maffei metteva in discussione tutto il delicato e complesso sistema di equilibri del governo di Venezia (fondato sul dominio di un ristretto numero di famiglie patrizie veneziane e sull'esclusione di uomini dalla Terraferma), svelandone la decadenza e proponendo una soluzione ardita. Avvertiva la crisi anche fisiologica della classe dirigente veneziana, ed offriva una prima critica a quella che sarebbe stata la soluzione poi scelta dal Senato, cioè la cooptazione di un certo numero di famiglie patrizie della Terraferma nei ruoli della città. Questa soluzione rimandava semplicemente il problema. Venezia aveva in realtà creato un sistema opposto a quello dell'antica Repubblica romana, grande esempio seguito da Maffei, estraniando da sé e dalle responsabilità la maggior parte dei suoi sudditi.

La fragilità di Venezia, la sua impossibilità di fare una politica estera convincente, la sua chiusura in una neutralità che nascondeva l'impotenza, erano il frutto di questo sistema, che aveva escluso i patriziati delle città della Terraferma. Mancava l'amor di patria, unica possibilità per resistere alle crescenti pressioni degli stati europei. La soluzione di Maffei era dunque il coinvolgimento di tutti i cittadini, con un trasferimento del potere dal popolo al Senato e il coinvolgimento delle popolazioni conquistate, “sul modello di Roma Repubblicana” (Mi diria cofà coelo xvisaro!).

A fianco al modello romano Maffei poneva esempi come il modello inglese e olandese, un sistema non assoluto, in cui le rappresentanze conservavano alcuni poteri fondamentali.
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Re: I veneti ke nega e falba ła storia veneta

Messaggioda Berto » dom set 06, 2015 9:19 pm

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Re: I veneti ke nega e falba ła storia veneta

Messaggioda Berto » lun set 07, 2015 7:39 am

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