Ła storia contà da Etore Bejato

Re: Ła storia contà da Etore Bejato

Messaggioda Berto » dom set 13, 2015 10:52 am

???

Il sogno del Veneto libero. Una lunga ricerca d'indipendenza perduta

Un saggio di Ettore Beggiato ricostruisce la storia di una regione che si sente nazione. E poco italiana
Carlo Lottieri - Mer, 22/07/2015
http://www.ilgiornale.it/news/cultura/e ... 54091.html

Una storia di più mille anni non può dissolversi senza lasciare tracce: e questo è ancor più vero se a quella vicenda plurimillenaria appartengono figure come Marco Polo e Paolo Sarpi, Tiziano Vecellio e Antonio Vivaldi.

La Repubblica di Venezia muore a Campoformio, per volontà di Napoleone, ma da quel 1797 in poi numerosi episodi hanno visto i veneti sognarne la rinascita. E non ci si riferisce solo alla Repubblica di San Marco guidata da Daniele Manin (un'esperienza istituzionale che durò quasi un anno e mezzo, dal marzo del 1848 all'agosto del 1849), poiché spinte ribelli si sono avute in varie circostanze.

L'ultimo lavoro di Ettore Beggiato ( Questione veneta. Protagonisti, documenti e testimonianze , edito da Raixe Venete e in vendita a 15 euro) accende i riflettori su questa costante aspirazione all'indipendenza. L'obiettivo dell'autore è aiutare a comprendere il profondo malcontento di un Veneto che continua a non sentirsi a proprio agio all'interno delle istituzioni italiane, così come era analogamente riottoso quando a governarlo erano i francesi o gli austriaci.

Dalla documentazione raccolta nel volume emerge una storia in parte sorprendente, se si considera che perfino il 12 giugno del 1945, poco dopo la conclusione della Seconda guerra mondiale, un telegramma del ministro dell'Interno si rivolgeva al prefetto di Venezia per avere informazioni sule spinte separatiste. Il motivo di quella richiesta stava nel fatto che su L'Avanti! , organo del partito socialista, un'intervista al professor Ugo Morin (presidente del Cnl del Veneto) aveva richiamato l'attenzione su un gruppo volto a ottenere «una autonomia integrale del Veneto e alla costituzione di una Repubblica di San Marco». Ma spinte centripete di questo tipo si incontrano di continuo, come un fiume carsico che periodicamente viene alla luce.

La prima importante manifestazione di questo spirito si ebbe nel 1809. Contro i francesi e in sintonia con altre rivolte in varie parti d'Europa, in Veneto hanno luogo ribellioni popolari che il 10 luglio portano addirittura alla nascita di un governo provvisorio con sede a Schio, nel Vicentino. In quegli anni le «insorgenze» anti-napoleoniche sono molte, dal Tirolo di Andreas Hofer alla Spagna della guerra d'indipendenza, ma ciò che colpisce della vicenda veneta è il silenzio successivo: il quasi totale oblio di quelle iniziative politiche che tentarono di riportare in vita la Serenissima.

La tesi di Beggiato è che studiare il passato aiuta a comprendere come il disagio del Veneto contemporaneo affondi in un'identità lungamente negata e in una serie di soprusi causati da un potere statale sempre più oppressivo. Da oltre due secoli il Veneto soffre una grave mancanza di libertà ed è vittima di malgoverni di ogni genere. Con determinazione esso ha manifestato a più riprese questa sua voglia di autogoverno in molteplici modi e, soprattutto, ha sempre coltivato un forte sentimento di ostilità verso le istituzioni.

Il volume sottolinea come taluni scrittori abbiano bene compreso questa difficoltà veneta a sentirsi a proprio agio in Italia. Nel 1982 sul Corriere della Sera Goffredo Parise scrisse un articolo memorabile che iniziava in questo modo: «Il Veneto è la mia patria». E qualche anno dopo Indro Montanelli parlò senza mezzi termini della Repubblica Veneta come di «una civiltà non italiana, ma europea e cristiana».

Quello che questi e altri autori colgono in forma intuitiva una volontà indipendentista che, sul piano politico, si traduce in un susseguirsi ininterrotto di iniziative e movimenti: più o meno spontanei, più o meno organizzati. Quanti pensano che parole come indipendenza o autodeterminazione siano apparse nel dibattito pubblico veneto solo a partire dalla nascita della Liga Veneta, nel 1980, forse non sanno che all'indomani della Grande Guerra l'onorevole Luigi Luzzatti, già presidente del Consiglio dei ministri, mise in guardia Vittorio Emanuele Orlando in merito alla possibilità di «un'Irlanda Veneta», e cioè di una rivolta separatista.

Non erano timori infondati, se si considera che nel 1921 alle elezioni politiche si presentò una lista «Leone di San Marco» che in provincia di Treviso ottenne il 6,1% dei voti. Parallelamente operava un socialista anomalo come il deputato Guido Bergamo, il quale arrivò ad affermare: «Ora basta! Il problema veneto è così acuto che noi da oggi predicheremo la ribellione dei veneti. Cittadini, non paghiamo le tasse, non riconosciamo il governo centrale di Roma, cacciamo via i prefetti, tratteniamo l'ammontare delle imposte dirette nel Veneto».

Come Beggiato sottolinea, è sempre un intreccio di motivi anche diversi a tenere in vita il desiderio dei veneti di essere «padroni a casa loro». Ci sono ragioni culturali e perfino linguistiche (se si considera l'attaccamento dei veneti alla lingua di Carlo Goldoni e Giacomo Casanova), motivazioni storiche e simboliche, frustrazioni economiche, aspirazioni libertarie. Se la Repubblica di Venezia era stata uno dei centri economici della prima globalizzazione, con la perdita dell'autogoverno questo territorio è entrato in un declino causato dalle tasse, dalla devastazione delle guerre, dalla coscrizione obbligatoria.

In tal senso a più riprese il leone di San Marco ha finito per incarnare un passato glorioso che fa sfigurare il presente, ma al tempo stesso è pure divenuto il simbolo di una battaglia ideale volta a restituire ai veneti la libertà di governarsi da sé.

Non è un caso se qualche settimana fa il sistema politico italiano, su richiesta del governo Renzi, ha dovuto scomodare la Corte costituzionale affinché annullasse una legge regionale veneta che istituiva un referendum consultivo sull'indipendenza. A Venezia si era pensato che se un plebiscito (truffaldino) nel 1866 aveva decretato il passaggio del Veneto all'Italia, un altro voto popolare potesse restituire ai veneti la facoltà di costruire proprie istituzioni. La repubblica italiana ha negato ai veneti la facoltà di votare, ma è forte la sensazione che - oggi come ieri - sotto la cenere vi siano braci che continuino ad ardere.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Ła storia contà da Etore Bejato

Messaggioda Berto » gio giu 09, 2016 12:43 pm

Sipion Mafei (Scipione Maffei) e ła fine de ła Repiovega Venesiana
viewtopic.php?f=160&t=2279
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Re: Ła storia contà da Etore Bejato

Messaggioda Berto » gio mag 31, 2018 12:24 pm

La storia, registrarla come cronaca e interpretarla come racconto, gli storici di professione e per passione.
https://www.facebook.com/groups/2376236 ... 5071023239


Tutti possono raccontare la loro storia.
Non sempre gli storici di professione la raccontano giusta come pure non la raccontano sempre giusta nemmeno gli appassionati dilettanti che con l'esperienza magari si sono fatti professionali.
Essere storico di professione, magari certificato da una laurea o da un titolo accademico, non sempre è garanzia che ciò che si racconta corrisponda al vero;
spesso sia li storici accademici che gli appassionati interpretano la storia a modo loro deformandola e alterandola con le loro ideologie, i loro dogmi, con i miti, i tabù, le favole e le menzogne.

Così hanno fatto e fanno anche gli storici italiani e veneti, italianisti, venezianisti e venetisti; sia gli storici accademici che i non accademici e appassionati.
La veridicità cronachistica e la validità interpretativa del racconto storico non dipende dal titolo accademico poiché si è ben verificato che gli storici di professione spesso raccontano storie false, menzogne per truffare, per ignoranza, per motivi ideologici e politici.



Tra i veneti che oggi raccontano storie sui veneti, si trovano principalmente appassionati e non accademici.
Franco Rocchetta, Ettore Beggiato, Bepin Segato, Luigi Zanon, Edoardo Rubini, Paolo Borsetto, Davide Guiotto, Lorenzo Fogliata, Alessandro Mocellin, Loris Palmerini, Alberto Pento, Piero Favero, Gianfranco Cavallin, Enzo Trentin, Millo Bozzolan, Umberto Sartori, ... , sono tutti veneti che raccontano di storia veneta più come appassionati che come storici accademici di cui nessuno di loro ha alcun titolo specifico.

La maggior parte di loro racconta una storia più interpretativa che cronachistica e prevalentemente incentrata su Venezia e la sua Repubblica Serenissima, trascurando la storia della maggioranza dei veneti che non sono veneziani e che per moltissimi secoli non è stata veneziana.
Alcuni di costoro hanno spaziato anche nella preistoria, protostoria e periodo veneto-romano ma tutti hanno trascurato il lungo periodo medievale della terra ferma veneta e della maggioranza dei veneti che non sono veneziani durato oltre 900 anni.
Tra i ricordati, gli unici appassionati che hanno indagato e raccontato qualcosa di veneto non veneziano relativo al lungo periodo medievale sono stati Enzo Trentin (sui comuni, le libertà e la democrazia comunale) e Alberto Pento su vari argomenti.



Raffaello Domenichini
Vero, verissimo! Verificato in Riviera del Brenta dove con particolare accanimento si sono semnate e si continuano a seminare bufale ed inesattezze anche pateali e sconcertanti avvallate quando non prodotte da accademici molto applauditi.


La maggior parte di questi appassionati sono esaltatori di Venezia, tutti presi dal suo mito che hanno idealizzato e posto a modello per il loro Veneto indipendente che vorrebbero, sono al contempo anche spregiatori della storia non veneziana del resto del Veneto e dei veneti, in particolare del lungo periodo a egemonia germanica.
Nessuno di costoro, a parte Alberto Pento, ha avuto il buon senso critico di indagare le responsabilità e le colpe dei Veneziani e di Venezia sulla fine della Repubblica Veneta e la mancata realizzazione di una Repubblica Veneta a sovranità di tutti i veneti e di una vera nazione veneta e di un vero e sodale popolo veneto. Per me questo è un merito e indice di credibilità e di capacità critiche che a molti altri storici per passione manca anche se laureati in qualche altra materia non storica.
Chi non sa guardare la trave del suo occhio, le sue responsabilità, le sue colpe, manchevolezze, deficenze, incapacità, limitatezza non fa un buon servizio a se stesso, agli altri e ai veneti tutti.
Raccontare storie inesatte, magari in parte false, ometterne altre, inventarsi favole esaltanti che nascondono la vergogna e negano la verità non è certo un buon modo di fare storia, di interpretare la storia.


Gran parte di questi storici per passione si è formata negli ultimi 30 anni e in stragrande maggioranza si è conformata acriticamente e fideisticamente al mito di Venezia e alla sua idolatria marciana, anche certi vecchi atei hanno aderito per convenienza a questo culto dogmatico teocratico, feticistico e teatrale che di religioso ha sì tanto ma che di spirituale e umanamente ragionevole però ha molto meno.
Sono quasi tutti antisemiti e antisraeliani che ancora credono alla demenziale calunnia cristiano-romana che a uccidere il rabbino ebreo Cristo siano stati i giudei quando invece sono stati proprio i romani invasori e dominatori della Giudea.
Sono al contempo anche filo nazi maomettani, filo palestinesi, antiamericani e filorussi, amano l'uomo forte Putin più che la democrazia diretta Svizzera, e la sovranità e la responsabilità dell'uomo di buona volontà, a cui preferiscono le caste aristocratica o borghese.

Hanno formato una circolo castuale di parlatori ademocratici arroganti, presuntuosi, dogmatici, che si fanno precedere dai generici titoli accademici di dr. prof. avv. come se questi bastassero a garantire autorevolezza e veridicità alle loro parole;
parlatori indotrinnatori che se ne vanno in giro per la terra veneta a raccontare di Venezia, della sua aristocrazia illuminata, delle sue istituzioni esemplari, della sua storia unica e gloriosa come se si trattasse del regno celeste in terra, del paradiso perduto dei veneti, di un mondo passato buono e perfetto, di purezza religiosa, etnico-culturale e istituzionale veneta;
indotrinnatori che nulla ci raccontano dei veneti e del Veneto che non è Venezia e che non sono veneziani, come se questi veneti che sono poi di gran lunga la maggioranza, non esistessero o come se fossero di un'altra razza o etnia meno veneta, un tantino inferiore, trascurabile e disprezzabile, magari di origine barbaro-germanica. Dimenticando che la democrazia repubblicana di Venezia è nata sulla terra ferma delle città di tutta Europa a democrazia comunale e che è un portato delle assemblee degli uomini liberi germanici più che del cristianismo in generale o marciano o dei municipi romani che erano finalizzati più al controllo politico amministrativo e fiscale delle comunità romane e non romane ma soggette a Roma, che a una gestione partecipativa assembleare e democratica delle comunità.

Ci raccontano che i veneti sono un vero popolo, una vera nazione fraterna, che sono stati uno stato unitario repubblicano e federale, che è durato oltre 1100 anni facendolo nascere a Rivoalto nella laguna veneta oltre 1500 anni fa, il che non è vero se non in parte e solo per Venezia.
Ci raccontano che i veneti sono stati vittime della corruzione illuminista, democratica, massonica, giacobina, atea e anticristiana; vittime dei veneti corrotti e degli omnipresenti ebrei corruttori e assassini di Cristo, dei giacobini e dei massoni, dei francesi e di Napoleone e poi dei Savoia e degli italiani, il che non è vero perché l'illuminismo e la democrazia non sono disvalori ma grandi valori umani di civiltà, cultura e progresso.
Questo racconto invece di essere veritiero è una storia piena di omissioni e falsità, mezze verità e solo qualche verità intera; una costruzione ingannevole e illusoria come lo è quella raccontata dai risorgimentalisti italiani tra i quali si trovano anche tanti veneti del passato e di oggi che amano il tricolore e cantano l'orrendo inno di Mameli con le sue assurdità radicate nel mito romano.
Ci raccontano che se i veneti tornassero alla fede cristiana e marciana riavrebbero la Repubblica Veneta Serenissima e che Venezia tornerebbe a splendere gloriosa nel mondo e sarebbe il Paradiso in terra non solo per i veneti ma par tutta l'umanità.

Costoro poi hanno la faccia tosta di lamentarsi perché gli italiani negano o sminuiscono e stravolgono la storia di Venezia e dei veneti, quando loro stessi fanno altrettanto con la storia non veneziana dei veneti e del lungo periodo medievale a egemonia germanica del Veneto terrestre non lagunare.

Il risultato di questo proselitismo venezianista è la formazione di schiere di adepti e fedeli, acritici, fideisti, idolatri, ignoranti, creduloni che non ragionano minimamente, che disprezzano la democrazia e il lavoro manuale degli uomini giudicandolo indegno della sovranità politica, che disprezzano l'uguaglianza, la dignità e la sovranità responsabile come valori democratici di tutti i cittadini, come questo povero laureato Bengy Dilan che in questo post così si esprime contro il libero appassionato e profondo studioso Alberto Pento che per mestiere fa lo spazzacamino e che ha la coscienza, la libertà e la dignità di non conformarsi all'idolatria venezianista e alla sua casta intelettuale:


REPUBBLICA VENETA – CAPIRE LA LEZIONE DI PAOLO SARPI
https://www.facebook.com/groups/2376236 ... 1401098606

Bengy Dilan
Lo conosco questo, è Pento.....è uno spazzacamino, non uno storico .
Di mestiere pulisce camini dalla fuliggine.
Non è storicamente certificato o certificabile. Ma solo l'opinione di uno spazzacamino.
Sulla bravura di spazzacamino, non discuto. Ma sulla sua competenza storica sono in migliaia a contrastarlo. Però basta dargli ragione e lui se ne ritorna da dove è arrivato, più che contento
In Raixe Venete lo chiamavano IL COPIAINCOLLATORE ! ALTRO CHE STORICO !!!
Non lo considera nessuno a livello storico. È come uno con la 5a elementare pretendesse di interpretare codici e leggi in latino.
Lui copiaincolla e malamente.....altro non sa fare.
Bengy Dilan
ok, ho capito.....CIAO HAI SEMPRE RAGIONE TU.....ESATTAMENTE COME PENTO !!!! BYE, BYE, MAN.
Se mi continui a postare le banalità di Pento lo spazzacamino, faccio quello che facciamo sempre con lui....gli diamo sempre ragione e lui così è contento :D :D :D
La ragione è ...... https://www.youtube.com/watch?v=Si-a3T2UKwk



Raffaello Domenichini
Forse non colgo l'ironia ma se Pento facesse veramente lo spazzacamino e tenesse lezione dentro un camino mi sporcherei ben volentieri di fuliggine incuriosito di sentire una voce fuori dal coro che poi valuterò e comunque interessante.
Da esterno alle "simpatie" personali non apprezzo Bengy Dilan quando infanga un operaio normalmente sporco di suo che tutto sommato cerca di "togliere incrostazioni" dovute al tanto fumo.
Rimprovero Dilan al quale vorrei mostrare, prove alla mano, cosa di vergognoso hanno combinato studiosi d'alto livello certificati e pieni di Master dove in loro aiuto è corsa una politica ipocrita e interessata più a coprire che a denunciare.
Credo, nel poco che ho valutato, che Pento "spogli" gli individui "storici" togliendo anche la foglia di fico e che quindi abbia contro le reazioni di chi si vergogna sapendo di aver peccato!



Un esempio indicativo di storia interpretata falsamente è quella raccontata inizialmente da Ettore Beggiato sul Plebiscito del 1866 che lui ha chiamato Plebiscito Truffa e su cui poi si sono conformati tutti gli altri intellettuali con il loro variegato seguito.
Secondo Beggiato e compagnia venetista/venezianista, il Plebiscito del 1866 sarebbe stato un truffa e i veneti sarebbero stati costretti a votare sì con il ricatto dell'intimidazione e della minaccia.


Secondo me invece i veneti hanno votato sì all'annessione al Regno d'Italia dei Savoia, in linea con l'atteggiamento filo italiano tenuto dai veneziani e da altri veneti, durante la rivolta contro il dominio austriaco del 1848;
hanno votato sì perché le idee risorgimentaliste italiane avevano fatto presa in molti veneti che si erano illusi che con l'Italia sarebbero andati a stare molto meglio.

Il risultato plebiscitario con la vittoria elevatissima dei sì non è indice del ricatto intimidatorio ma semplicemente di questa speranza che si è dimostrata un'illusione.
Se veramente i veneti aborrivano l'Italia avrebbero potuto votare no anche sotto minaccia o semplicemente starsene a casa e non andare a votare.
Votare sì contro la propria volontà sarebbe solo un segno di demenza o di vigliaccheria la stessa vigliaccheria che ha portato Venezia a consentire a Napoleone di invadere, depredare e conquistare la terra veneta.


1848, 1866, 2017
viewtopic.php?f=181&t=2684


Questa interpretazione falsata del Plebiscito del 1866 inventata dallo "storico" Beggiato risponde meno alle esigenze di un "vero storico" (scienziato della storia) che dovrebbe perciò ricercare la verità o ciò che più le si avvicina ma si adatta maggiormente alla necessità contingente del "politico" Beggiato di argomentare, sostenere, dimostrare in qualche modo l'illegittimità dello stato italiano per rafforzare, alimentare la sua azione politica all'inizio autonomista e poi indipendentista.
Per me questa "invenzione interpretativa" è stata un errore perché ha male indirizzato le menti e le azioni dei veneti che finora invano hanno cercato e ancora cercano di liberarsi dallo stato italiano che li opprime, depreda, maltratta e soffoca.
All'origine della scelta dei veneti di andare a votare e di votare in gran maggioranza sì al Plebiscito del 1866 vi è l'ideologia e l'ideale risorgimentale con al suo centro il mito di Roma e secondo me è questo il grande errore che poi ha portato alla prima guerra mondiale, all'imperialismo fascista e alla seconda guerra mondiale; l'errore di chi ha elaborato il progetto risorgimentale italiano è quello di aver posto al centro dell'elaborazione storica ed ideale il mito di Roma la cui funzione politica era venuta meno già da moltissimi secoli e che la Storia aveva superato come inadatta, inutile e dannosa.
Un errore analogo è stato compiuto dai pensatori e dai politici autonomisti e indipendendentisti quello di formare il loro progetto modellandolo come risorgimento veneto sul mito di Venezia che come il mito di Roma per il progetto italiano, a sua volta la storia aveva superato essendosi Venezia dimostrata inadeguata e incapace a cogliere le istanze di rinnovamento sociale, economico e politico.

Per motivare l'autonomismo o/e l'indipendentismo dei veneti non servono i miti, basta la realtà con le sue imperfezioni, contraddizioni, necessità.
Io vorrei essere indipendente per poter stare e vivere meglio con tutto ciò che questo richiede e comporta; non ho bisogno di miti né tantomeno di ripristinare stati più o meno gloriosi del passato che come la storia ci insegna non erano certo gloriosi per tutti e nemmeno più adatti ai tempi nuovi.


Un'altra invenzione menzognera è quella di Beggiato sulla Battaglia di Lissa dove si fa passare come guerra tra la Repubblica Serenissima che non esisteva più, con il Regno d'Italia; quando in realtà si trattava della guerra tra l'Impero austriaco e il Regno d'Italia dove i veneti/veneziani da sudditi dell'impero austriaco combattettero come suoi soldati e marinai e non certo come esercito e marina della Repubblica Serenissima.

Ecco il libro di Beggiato
Lissa, L'ultima Vittoria della Serenissima (20 luglio 1866)
https://www.ibs.it/lissa-ultima-vittori ... 8884498366

La realtà storica di Lissa (e pure di Custoza)
Battaglia di Lissa
https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Lissa
La battaglia di Lissa fu uno scontro navale nell'ambito della terza guerra d'indipendenza italiana e si svolse il 20 luglio 1866 sul mar Adriatico nelle vicinanze dell'isola omonima (in croato: Vis), tra la Kriegsmarine, la Marina da Guerra dell'Impero austriaco e la Regia Marina del Regno d'Italia. Fu la prima grande battaglia navale tra navi a vapore corazzate e l'ultima nella quale furono eseguite deliberate manovre di speronamento.
La battaglia rientrò nella guerra austro-prussiana, in quanto l'Italia all'epoca era alleata della Prussia a sua volta in guerra contro l'Impero austriaco. L'obiettivo principale italiano era quello di conquistare il Veneto sottraendolo all'Austria e scalzare l'egemonia navale austriaca nell'Adriatico.


Ecco un esempio delle conseguenze su questo modo sbagliato di raccontare addomesticando la storia:
Personaggi attivi nella discussione: Demetrio Serraglia, Rosa Kamuna idolatri di Lissa veneziana e il critico Gino Quarelo sostenitore di Lissa austriaca.

https://www.facebook.com/permalink.php? ... ed_comment

Rosa Kamuna
Gino nn amo parlate con gente che tira fuori cialtronate ... Eravamo talmente inadeguati che la marina serenissima sconfisse l italia nel 1866 due volte ... Nonostante nn ci fosse piu il doge da un pezzo ... Per il passaggio d napoleone

Gino Quarelo
La marina serenissima non sconfisse nessuno, a Lissa fu la marina austrica di cui faceva parte anche quella veneta a sconfiggere la marina italiana. La guerra era tra l'Austria e l'Italia e non tra Venezia o il Veneto e l'Italia; i veneti erano sudditi dell'Austria e operavano come soldati e marinai dell'esercito austriaco.

Rosa Kamuna
Gino studia ... Non c era neanke un wazmooller nella marina... I nomi di chi ha combattuto li puoi trovare...... Battenti bandiera serenissina ..... L austria poi non aveva la marina ... Si appoggio su quella serenissima ...

Demetrio Serraglia
Gino Quarelo la marineria era Veneta e gli ufficiali austriaci che davano ordini in Veneto.
Quando fu affondata l'ammiraglia italiana i marinai veneti gridarono viva san Marco.

Rosa Kamuna
Tanto è vero che la serenissima marina ha combattuto con le navi che gli erano rimaste ... ... E dopo la battaglia e la disfatta italica... il capo austriaco disse la famosa frase ...
UOMINI DI FERRO SU NAVI DI LEGNO HANNO SCONFITTO UOMINI DI LEGNO SU NAVI DI FERRO

Demetrio Serraglia
Vincendo la Battaglia di Lissa i Veneti conquistano il diritto all’Autodeterminazione
http://www.serenissimogoverno.eu/2006/0 ... azione/amp

Gino Quarelo
A Lissa i veneti e i veneziani non hanno conquistato nulla per loro stessi. I veneti hanno sempre combattuto come sudditi per i loro padroni: per Napoleone e la Francia in Russia, per l'Austria a Lissa e a Custoza, per l'Italia nella prima guerra mondiale, in Africa e pure nella seconda.

Demetrio Serraglia
Gino Quarelo mi rendo conto che non ami molto il tuo popolo....mi dispiace per te

Gino Quarelo
Io amo la verità e non le menzogne. Mentire non è amare, come non è amare avvalorare la menzogna.

Rosa Kamuna Piu mensogna dell unita d italia

Rosa Kamuna
Fammi capire ... Combattevano con l austria ma ERANO VENETI .....le navi erano austriache MA D ORIGINE SERENISSIMA.... Ahahah sei bello confuso ...
Ma perche nn c parli dell italia ? Cosi vediamo le vere mensogne storiche e anke attuali ... E ci facciamo 4 risate
Fedeli ascoltatori e seguaci delle fole di Ettore Beggiato
http://www.lindipendenzanuova.com/raixe ... cominciare
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Re: Ła storia contà da Etore Bejato

Messaggioda Berto » gio mag 31, 2018 12:33 pm

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Re: Ła storia contà da Etore Bejato

Messaggioda Berto » mar apr 07, 2020 10:33 pm

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Re: Ła storia contà da Etore Bejato

Messaggioda Berto » mar apr 07, 2020 10:34 pm

Plebiscito–truffa. Quei sette parroci vicentini di dubbi sentimenti patriottici …
Ettore Beggiato
3 Aprile 2020

https://www.lanuovapadania.it/veneto/pl ... triottici/

Le porcherie, le repressioni, gli inganni che hanno caratterizzato il plebiscito-truffa di annessione del Veneto all’Italia che si è tenuto il 21 e 22 ottobre 1866 sono, ormai, di dominio comune.

E d’altra parte basta sfogliare testi di autori con un minimo di obiettività per trovare sempre nuove testimonianze delle cialtronerie di casa Savoja.

È il caso di un volume che sto leggendo in questi giorni, complice la quarantena da coronavirus, dell’autorevolissimo monsignor Ermenegildo Reato, una istituzione a Vicenza, prova ne sia la cittadinanza onoraria che la Città berica gli ha recentemente conferito.

Si tratta di “Le origini del movimento cattolico a Vicenza (1860-1891), edito nel 1971 dalla prestigiosa Accademia Olimpica.

A pagina 88 si legge testualmente

“Il Mordini fece allontanare dalle loro parrocchie i parroci di Sarmego, di Poiana di Granfion, di Brendola, nonchè gli arcipreti di Valdagno, di Recoaro, di Chiampo e di Poiana Maggiore, e ne consentì il ritorno solo all’indomani del plebiscito e dopo ampie assicurazioni da parte del vescovo che essi avrebbero -atteso solo al bene spirituale delle loro popolazioni- “
Antonio Mordini è il commissario straordinario del re mandato a Vicenza un paio di settimane prima del plebiscito per “normalizzare” la provincia e i preti vengono fatti allontanare dalle loro parrocchie in quanto di dubbi sentimenti patriottici … in barba alle disposizioni del trattato di pace, firmato a Vienna dall’Italia e dall’Austria il 3 ottobre 1866 secondo il quale il Veneto sarebbe passato sotto Casa Savoja solamente “sotto riserva del consenso delle popolazioni debitamente consultate”.

Altro che controlli internazionali e libere votazioni… e ancor peggio, due giorni prima del voto, il Veneto passa a Casa Savoja in una oscura stanza dell’Hotel Europa a Venezia: è venerdì 19 ottobre e la notizia viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia n. 288 stampata a Firenze lo stesso giorno; i veneti vanno a votare domenica 21 ottobre e lunedì 22 quando tutto è già stato deciso …




Alberto Pento

I veneti se non volevano potevano votare NO oppure non andare a votare, invece sono andati a votare e hanno votato SI in gran numero, che poi vi sia stato qualche prete antisavoia perché avrebbe preferito uno Stato italiano a guida papale (oppure perché i Savoia avevano abbattuto lo Stato della Chiesa) non è un mistero e nemmeno la prova di un complotto europeo massonico e ateo antiveneto.

Beggiato manipola la Storia e riesce a gabbare qualche facile credulone.

Il povero Beggiato omette di ricordare che i Veneti in maggioranza, fin dal 1848 aspiravano a far parte dello Stato italiano e che non avevano alcun motivo, a parte qualche prete anti Savoia, per non voler esservi annessi nel 1866, anche perché non è che l'alternativa fosse la restaurazione della Serenissima che nessun veneto tral'altro chiedeva e nemmeno un nuovo Stato veneto a sovranità di tutti i veneti che Venezia non aveva mai promosso e sempre ostacolato.




1848 en Ouropa, ara tałega, ara veneta
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 148&t=2344


1848, 1866, 2017
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 181&t=2684


Prima del 1866 i veneti non avversavano lo Stato italiano, non né avevano alcun motivo, anzi né avevano molti per desiderarlo e per tanto non avevano alcuna sensata ragione per votare No al plebiscito per l'annessione allo Stato italiano.
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 153&t=2874
https://www.facebook.com/groups/2376236 ... 1553982588


La truffa ideologica venetista della falsa tesi secondo cui il Pebiscito del 1866 fu una truffa
http://www.filarveneto.eu/forum/viewtop ... 176&t=2859


Verifica storica comune e pubblica della tesi sostenuta da taluni venetisti che il Plebiscito del 1866 per l'annessione delle terre venete allo Stato italiano fu una truffa.
Si prega di portare documenti e testimonianze certificate.
viewtopic.php?f=153&t=2883
https://www.facebook.com/groups/2376236 ... 9314425478



Giancarlo Rodegher
Di prove ce ne sono più d'una come la gazzetta ufficiale dei Savoia, il passaggio delle Venezie avvenuto prima del plebiscito in un hotel di Venezia tra personaggi di dubbia autorità, Solo in 600.000 ca. andarono a votare...come mai? Diversi territori della Serenissima non poterono votare, etc..etc.. tutto documentato.


Alberto Pento
Il plebiscito era solo consultivo e quindi aveva solo un valore ideologico, non era vincolante per nessuno e la prova è che la formalizzazione della cessione è avvenuta tre giorni del plebiscito.
Andarono a votare i sudditi veneti del Lombardo Veneto e non quelli della Serenissima che non esisteva più da 70 anni e nessuno di costoro pensava alla restaurazione della morta Serenissima.


Per quanto riguarda il numero dei votanti, questo è quanto:

abitanti dell'area veneta del Lombardo Veneto, compreso donne, bambini, vecchi e ammalati = 2.306.875.
Minimo la metà erano donne, della metà rimanente almeno la metà erano bambini e giovani con meno di 21 anni, poi vi erano i vecchi inamovibili e gli ammalati, quindi i rimanenti con diritto di voto corrispondono più o meno a quelli che sono andati a votare.
Basta usare la testa e ragionare, non ci vuole poi molto, non serve un'intelligenza superiore basta quella normale.

Secondo il censimento austriaco del 1857, rispetto alla popolazione totale, gli uomini con età maggiore di 21 anni erano il 27% nelle province venete (624.728 su 2.306.875)

https://it.wikipedia.org/wiki/Plebiscit ... o_del_1866
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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