On livro so la LIFE

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Messaggioda Berto » mer mar 26, 2014 11:29 am

Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Berto
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Re: On livro so la LIFE

Messaggioda Berto » ven mag 22, 2015 11:15 am

Storia di Life, degli imprenditori senza più nulla da perdere

di Francesca Carrarini

http://www.lintraprendente.it/2013/06/s ... da-perdere

Fino a quando la protesta degli imprenditori, schiacciati da tasse, burocrazia e controlli fiscali, si limiterà a urla di disperazione sulle televisioni nazionali, a voti di protesta o a manifestazioni silenziose nelle piazze, lo Stato lo sa, la situazione è ancora governabile, domabile, sotto controllo. Ma è quando a quegli imprenditori togli quello che hanno di più caro, il loro lavoro, il loro capannone, la loro conoscenza tramandata da padre a figlio, la loro famiglia. È quando non avranno più niente da perdere, che lo Stato dovrà preoccuparsi. Perché se non c’è nulla più da difendere, loro saranno pronti a tutto. E quel momento, in Veneto, è arrivato. E scandito chiaramente da quando la LIFE, Liberi imprenditori federalisti europei, è tornata. Più determinata che mai, aperta a tutti, non solo al “popolo dei capannoni”, ma anche ai dipendenti, agli operai e alla gente comune. Bastano poche parole scambiate al telefono con Lucio Chiavegato per capire che il tempo dei giochi è finito: il gioco della politica, delle riforme e delle mani tese. Basta chiedergli che cosa sono disposti a fare, per fugare ogni dubbio: «C’è da spettarsi di tutto, abbiamo ormai raggiunto la vetta della sopportazione. Le strade percorse dai partiti portano sempre al nulla, perché indipendentemente da tutto sei sempre chiuso nelle regole della politica. Abbiamo deciso ora di alzarci in piedi e di dire basta: basta a questo sistema, basta a questo Stato che ci sta distruggendo, basta a queste regole. E basta che a dettare queste regole siano i primi che non le rispettano». Lui, presidente dimissionario del partito indipendentista Veneto Stato, persosi tra le frammentazioni pre e post elezioni politiche, torna alla carica più convinto che mai. Dal 19 maggio riconfermato presidente di questa associazione nata negli anni ’90 dall’intuizione di Fabio Padovan, che molto fece parlare di sé, al tempo. Il braccio operativo di quel tentativo di difesa dallo Stato che già prendeva corpo nello stesso periodo in cui Bossi accorpava sotto il simbolo unico della Padania la Liga Veneta e la Liga Lombarda. Stampavano manuali che in venti punti spiegavano come comportarsi davanti ai finanzieri che bussavano alla porta della tua azienda. Vademecum pratici che anticipavano – per destino e non per modus operandi – i GIR, i Gruppi di Intervento Rapido, in cordone davanti al braccio armato dello Stato in tenuta antisommossa, che di tutto faceva per tentare di «portare a casa il bottino»: il pignoramento di un bene, o degli uffici, o della casa. Partite Iva iscritte sulla fronte, perché gli imprenditori non sono persone, sono numeri. Foto di foulard gialli con la scritta inglese “vita”, legati al collo, che dopo una nuova protesta tornavano a casa sempre più venati di rosso.

Ora i GIR non ci sono più, ma ci sono i GRA, Gruppi di Intervento Attivo, che su base volontaria continuano la missione di difesa del lavoro, perché a stare fermi si rischia il pari: «Stanno chiudendo imprese e aziende in tutto il Veneto. Aziende che muoiono in silenzio, persone anche non iscritte alla LIFE, che in tutti questi anni sono stati in disparte, cercando di fare quello che potevano per salvarsi. E alla fine non ci sono riusciti – dice Chiavegato, che aggiunge – Noi vogliamo rispetto, noi lavoriamo. Vogliamo che lo Stato smetta di trattarci come delinquenti. Quelli sono Roma, persone che rubano milioni e milioni di soldi alla gente e poi vanno in televisione a parlare e a spiegare. Gli stessi che ti mandano in azienda i controllori. Uno Stato che tollera il suicidio degli imprenditori, ma anche della gente, non può essere considerato uno stato legale. Lui è il responsabile». Parole dure, come duri e determinati sono gli obbiettivi: «Noi ci batteremo sui pignoramenti, ci batteremo per difendere il lavoro qui a casa nostra, perché io non ho nessuna intenzione di andarmene» dice ancora il presidente. E il tempo delle prime battaglie sembra essere scandito dai fogli strappati sul calendario verso quella data di giugno, quando le imprese saranno chiamate a pagare l’Imu: «Noi non diremo loro cosa fare, ma rendiamoci conto che per un imprenditore è più conveniente chiedere la rateizzazione della tassa che non un mutuo in banca. Mutuo che la banca non ti da per pagare i lavoratori, ma che vedrai che per pagare le tasse te lo concede eccome». «Capitano Lucio’s», come lo chiamano gli iscritti all’associazione, è uno che il Veneto non è abituato a vederlo per strada a chiedere elemosina, ne piatti caldi alla Caritas. Questa è gente che tutto da per salvare il salvabile, anche se la moria di aziende sembra essere inarrestabile. E guardando alla sua azienda lui decide di non voler «morire» nell’indifferenza: «Se devo farlo, lo farò con dignità».

???

No ła ghè pì da on toco sta LIFE e Lucio Chiavegato lè devegnesto el fanfaron del 9 diçenbre e on połegante veneto-tałian.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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