Difendiamo il Mondo Libero, difendiamo l'Ucraina!

Re: Difendiamo il Mondo Libero, difendiamo l'Ucraina!

Messaggioda Berto » mer mar 02, 2022 9:50 pm

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Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Difendiamo il Mondo Libero, difendiamo l'Ucraina!

Messaggioda Berto » mer mar 02, 2022 9:51 pm

22)
La falsa narrativa della propaganda filo russa, antiucraina e anti occidentale


vedasi anche capitoli


1)
Il primo dicembre 1991 fu tenuto in Ucraina il referendum sull’indipendenza dalla URSS/Russia
Giovanni Bernardini

https://www.facebook.com/giovanni.berna ... 5531793313

Il primo dicembre 1991 fu tenuto in Ucraina il referendum sull’indipendenza
L'unica domanda scritta sulle schede era: "Approvi l'Atto di Dichiarazione di Indipendenza dell'Ucraina?" con il testo dell'Atto stampato prima della domanda. Il referendum fu richiesto dal Parlamento dell'Ucraina per confermare l'Atto di Indipendenza, adottato dal Parlamento il 24 agosto 1991.
Vinsero i SI con una percentuale del 90,32%.
I SI vinsero in TUTTE le regioni del paese.
In Crimea i SI ottennero il 54,19% dei suffragi.
E quindi anche nella russofona Crimea e nel russofono Donbass vinsero gli indipendentisti a grande maggioramza.

Piccolo particolare, NON c’erano carri armati nelle vicinanze dei seggi, neppure ai confini del paese o delle varie regioni.
Per qualcuno la cosa non è sufficiente. Si tratta di altri tempi, si dice. Ora occorre aggiornare la situazione.
Quindi in un paese normale si dovrebbero tenere ogni due o tre anni dei referendum sull’indipendenza dello stesso o sulla secessione di questa o quella regione.
In Italia ad esempio si potrebbe tenere oggi un referendum sulla secessione della Sardegna, nel 2023 un altro per la secessione della Valle D’Aosta, nel 2025 un altro ancora per la secessione della Sicilia. Non solo, questi referendum si dovrebbero tenere con i carri armati di un altro paese nelle vicinanze dei seggi elettorali.
Si può anche amare Putin, ma amare è una cosa, farsi travolgere dalla passione un'altra.
PS. NON ho voglia di rispondere a commenti che a mio insindacabile giudizio qualifico idioti. Prego chi li volesse scrivere di astenersi.

https://it.wikipedia.org/wiki/Referendu ... a_del_1991
Il referendum riguardo all'indipendenza dell'Ucraina si è svolto il 1º dicembre 1991. L'unica domanda scritta sulle schede era: "Approvi l'Atto di Dichiarazione di Indipendenza dell'Ucraina?" con il testo dell'Atto stampato prima della domanda. Il referendum fu richiesto dal Parlamento dell'Ucraina per confermare l'Atto di Indipendenza, adottato dal Parlamento il 24 agosto 1991.
I cittadini ucraini espressero un sostegno schiacciante per l'indipendenza. Al referendum votarono 31.891.742 (l'84.18% dei residenti) e tra di essi 28.804.071 (il 90.32%) votarono "Sì".
Nello stesso giorno, si tennero anche le elezioni presidenziali, nella quale gli ucraini elessero Leonid Kravčuk (all'epoca Capo del Parlamento) Presidente dell'Ucraina.


Le città e i cittadini del Donbass in questo referendo del 1991 dissero in massa sì all'indipendenza dell'Ucraina dalla Russia dell'URSS.
https://it.wikipedia.org/wiki/Referendu ... a_del_1991
Donec'k- Oblast' di Donec'k 76,85
Luhans'k - Oblast' di Luhans'k 83,86
Charkiv- Oblast' di Charkiv 75,83%


2)
Il caso Donbass e Ucraina: Il presunto colpo di stato a Kiev, la Strage di Odessa e il genocidio in Donbass

Nel 2014 a Kiev non vi è stato alcun colpo di stato orchestrato dall'Occidente, dagli USA, dalla UE e dalla NATO per prendersi l'Ucraina a danno degli ucraini stessi e specialmente di quelli della minoranza russofona e russofila e più ancora della Russia.
Nel Donbass non vi è stato alcun genocidio di 14mila "russi" compiuto dai nazionalisti ucraini; presunti "russi" che poi russi non sono poiché trattasi solo di una minoranza russofona e russofila; nel Donbass che è terra ucraina non vi è il 90% di russi, ma solo una minoranza di russofoni e di filorussi buona parte prezzolati, sovvenzionati e finanziati da Putin.
Etnie in Ucraina
https://it.wikipedia.org/wiki/Ucraina
Seguono le percentuali dei gruppi etnici in Ucraina secondo il censimento del 2001:

Ucraini 77,5%,
Russi 17,2%,
Rumeni e Moldavi 0,8%,
Bielorussi 0,6%,
Tatari di Crimea 0,5%,
Bulgari 0,4%,
Ungheresi 0,3%,
Polacchi 0,3%,
Armeni 0,2%
Greci 0,2%,
Tatari 0,2%,
altri (Rom, Azeri, Georgiani, Tedeschi, Albanesi, Gagauzi e altri ancora) 2,5%.

L'unica strage vera compiuta dai nazionalisti indipendentisti ucraini è quella di Odessa dove morirono 42 persone tra la minoranza golpista degli ucraini comunisti ed ex comunisti filorussi, uccisi dagli ucraini nazionalisti e filo europei (che erano e sono la stragrande maggioranza) per l'odio feroce che si era sviluppato tra le due parti a seguito dell'invasione violenta della Crimea da parte della Russia di Putin nel marzo del 2014.
Che ha generato le proteste di Kiev, la cacciata del Presidente oligarca filorusso gradito alla Russia, per non aver difeso la Crimea e che ha portato alle nuove elezioni di un presidente ucraino non più legato, dipendente e sottomesso alla Russia.
L'ultimo presidente l'ebreo Volodymyr Zelens'kyj con il suo programma filo Europa e filo NATO è stato eletto con il 73% dei voti dei votanti.


3)
Il referendo del 2014 nel Donbass
https://it.wikipedia.org/wiki/Referendu ... s_del_2014
Il referendum sull'indipendenza del Donbass (in ucraino: Референдум про незалежність Донбасу?) è stato un referendum organizzato l'11 maggio 2014 dai separatisti ucraini filo-russi della Nuova Russia. Il referendum è stato fortemente criticato dal governo centrale dell'Ucraina, dagli Stati Uniti, dall'Unione europea, dal Giappone e parzialmente dalla Bielorussia.
Organizzazioni internazionali e osservatori hanno denunciato forti brogli elettorali e repressioni militari.
L'unico Stato a riconoscere il referendum è stata la Federazione Russa di Vladimir Putin.
Il referendum si è svolto in tre regioni ucraine: Oblast' di Donec'k (79%), Oblast' di Luhans'k (86%) e Oblast' di Charkiv (60%). Nell'ultima il referendum è fallito.
Secondo la dichiarazione del Presidente f.f. dell'Ucraina Oleksandr Turčynov, circa il 32% degli elettori ha preso parte al referendum nella regione del Donbass.

Alberto Pento
Inoltre a riconoscere come valido questo referendo farsa e falso è stata la parte più demenziale dell'indipendentismo veneto, nostalgica della defunta Serenissima, fanaticamente i idolatramente cristiana, demenzialmente filo Russia del falso cristiano Putin, anti USA e antisemita.
Indipendentismo che è comunque assai minoritario tra i veneti che propendono di più e giustamente per una forte autonomia che sarebbe indice di evoluta civiltà umana e politica.

4)
Se vi è da sempre in Ucraina un comportamento nazi fascista, violento, discriminatorio e prevaricatore non è quello generale degli ucraini filo europei che a ragione non gradiscono la Russia (come non la gradiscono tutti gli stati che si sono liberati dal dominio russo dopo il crollo dell'URSS) o quello della minoranza che si richiama al nazi fascismo storico del 900, fenomeno ideologico che esiste in ogni paese d'Europa tra cui anche l'Italia.
Il vero nazi fascismo razzista e violento lo troviamo nelle file degli ucraini filo russi e nella Russia di Putin, sono loro che hanno aggredito l'Ucraina e gli ucraini cercando di destabilizzarla dopo l'indipendenza (voluta dalla stragran parte della popolozione ucraina di ogni etnia) per impedirle di entrare a far parte del Mondo libero della UE e dell'Occidente euro americano e di essere quindi protetta dalla NATO che è sorta per proteggere tutti i paesi ad essa associati da eventuali aggressioni esterne in particolare dall'URSS sovieica e dalla Russia imperiale degli oligarchi oligopolisti post URSS.
La Russia di Putin è la continuazione della Russia imperiale degli Zar e dell'URSS dei soviet comunisti ed è come tale una potenza aggressiva, sopraffatrice, violenta, senza alcun rispetto per gli altri, per i vicini, come lo è un qualsiasi predatore della terra e come lo sono la Cina da migliaia di anni e il nazismo maomettano da quando è apparso con il predone idolatra Maometto 14 secoli or sono.
Il loro imperio è quello della violenza sopraffatrice e nulla più, questo è il tratto principale che le caratterizza e che le discrimina più come inciviltà maleficche che come civiltà benefiche.




5)
I possibili loschi affari di Biden in Ucraina ai danni dei contribuenti americani e legati agli aiuti e ai prestiti USA all'Ucraina non c'entrano nulla con la questione Ucraina-Russia che si protrae dal quando nel 1991 l'Ucraina si è dichiarata indipendente dalla Russia dell'URSS, a stragrande maggioranza.

Quei loschi affari ucraini della famiglia Biden. Da seppellire in fretta con una guerra
Martina Giuntoli

https://visionetv.it/quei-loschi-affari ... na-guerra/

Siamo davvero sicuri di aver capito cosa sta spingendo Biden verso la guerra ad Est tanto da invocare palesemente attacchi russi all’Ucraina? E’ chiaro a tutti ormai che il presidente voglia trovare un modo per poter legittimare un suo intervento in quell’area ma farlo attraverso annunci del tutto scomposti, comunicazioni ufficiali di bombardamenti inesistenti dà piuttosto l’idea di un soggetto simil paranoide che ha fretta di concludere l’affare perchè ha qualcosa da nascondere.

E la famiglia Biden ha infatti molto da nascondere, se non altro lunghi anni di rapporti intricati e molto poco limpidi tra Joe, suo figlio Hunter e certi personaggi di rilievo ucraini, anni in cui corruzione e riciclaggio di denaro sono divenuti ambo le parti uno schema rodato di potere e posizionamento internazionale, oltre che di generosi bonifici sui conti correnti.

Dopo la rivoluzione del 2014, l’Ucraina si guadagnò un presidente molto filo occidentale, Petro Poroshenko, un politico che in accordo con il WEF ed il Fondo Monetario Internazionale di fatto metteva la sua nazione a disposizione degli organismi sovranazionali che lo appoggiavano per fare dell’Ucraina uno stato fantoccio a tutti gli effetti.

Joe Biden, sotto il controllo diretto di Barack Obama, fece diversi viaggi in Ucraina, ufficialmente inviato dal presidente a verificare che gli aiuti alla nazione fossero ben spesi e che “la corruzione venisse tenuta a bada” , non formalmente invece per infilarsi proprio in quella compagine e trarne profitto prima per sè, poi eventualmente anche per i suoi uomini.

Immediatamente dopo la comparsa di Poroshenko sulla scena, e subito dopo che Joe Biden fu incaricato di supervisionare la questione ucraina, il figlio Hunter cominciò ad accompagnare il padre nei suoi viaggi e in breve tempo ottenne una posizione di estremo rilievo nella più grande compagnia di gas del luogo, la Burisma, con stipendi mensili da capogiro, si parla addirittura di cifre del calibro di 50.000$ al mese, solo per il fatto di far parte del consiglio di amministrazione.

Lo scorso 2 giugno 2021 in un documentario dal titolo “A LOT OF HOT AIR, Who’s telling the truth in the Burisma gas scandal?”, alcuni coraggiosi giornalisti britannici hanno affrontato in maniera inedita la questione presentando la pellicola anche a Bruxelles.

Nel documentario si sostiene la teoria per cui l’amministratore della compagnia del gas Burisma avesse bisogno di Hunter Biden sia per non ricevere formalmente sanzioni, sia per poter riciclare i soldi sporchi che la compagnia aveva fatto negli anni precedenti. Si pensi che addirittura alcuni testimoni anonimi hanno parlato recentemente di circa 10 milioni di dollari al mese di soldi non fatturati, soldi in nero fatti sparire e trasferiti a vari altri conti tra cui la compagnia americana Rosemont Seneca fondata nel 2009 proprio da Hunter Biden, attraverso bonifici con la causale di “servizio di consulenza”. Ma cosa ne poteva mai sapere Hunter Biden di consulenze nel campo dell’energia?

Quando Obama cedette il posto a Trump nel 2016, mantenere in piedi queste relazioni non fu facile, sappiamo tuttavia adesso che Joe Biden e Poroshenko continuarono a fare affari anche dopo che il tycoon newyorkese si insediò, attraverso la pubblicazione di telefonate sui media,in cui i due parlavano di circa un miliardo di dollari pubblici per mantenere attivi gli “schemi di Burisma”.

Biden oggi ha una popolarità praticamente nulla. Mai alcun presidente si è ritrovato ad appena un anno dall’inizio del suo mandato ad essere tanto osteggiato dal suo elettorato. Tutto ciò di cui non ha bisogno Biden è un nuovo scandalo e visto come si stanno mettendo le cose per il deep state americano da quando Durham ha aperto i fascicoli, sa benissimo che è solo questione di tempo. Oltre tutto Biden è perfettamente consapevole che non avendo più controllo diretto sullo stato profondo ucraino con il nuovo presidente in carica, non ha più la possibilità di avere un alleato che copra i suoi affari del passato.

Ecco che quindi sceglie la vecchia cara soluzione del passato. La guerra. I conflitti cancellano prove, riposizionano alleanze, rovesciano governi e cambiano leaders.

Unico consiglio a Biden: che stia attento affinchè non tocchi a lui questa volta.




I possibili loschi affari di Biden non c'entrano nulla con la questione ucraina.

Il primo dicembre 1991 fu tenuto in Ucraina il referendum sull’indipendenza dalla URSS/Russia
Giovanni Bernardini

https://www.facebook.com/giovanni.berna ... 5531793313

Il primo dicembre 1991 fu tenuto in Ucraina il referendum sull’indipendenza
L'unica domanda scritta sulle schede era: "Approvi l'Atto di Dichiarazione di Indipendenza dell'Ucraina?" con il testo dell'Atto stampato prima della domanda. Il referendum fu richiesto dal Parlamento dell'Ucraina per confermare l'Atto di Indipendenza, adottato dal Parlamento il 24 agosto 1991.
Vinsero i SI con una percentuale del 90,32%.
I SI vinsero in TUTTE le regioni del paese.
In Crimea i SI ottennero il 54,19% dei suffragi.
E quindi anche nella russofona Crimea e nel russofono Donbass vinsero gli indipendentisti a grande maggioramza.

Piccolo particolare, NON c’erano carri armati nelle vicinanze dei seggi, neppure ai confini del paese o delle varie regioni.
Per qualcuno la cosa non è sufficiente. Si tratta di altri tempi, si dice. Ora occorre aggiornare la situazione.
Quindi in un paese normale si dovrebbero tenere ogni due o tre anni dei referendum sull’indipendenza dello stesso o sulla secessione di questa o quella regione.
In Italia ad esempio si potrebbe tenere oggi un referendum sulla secessione della Sardegna, nel 2023 un altro per la secessione della Valle D’Aosta, nel 2025 un altro ancora per la secessione della Sicilia. Non solo, questi referendum si dovrebbero tenere con i carri armati di un altro paese nelle vicinanze dei seggi elettorali.
Si può anche amare Putin, ma amare è una cosa, farsi travolgere dalla passione un'altra.
PS. NON ho voglia di rispondere a commenti che a mio insindacabile giudizio qualifico idioti. Prego chi li volesse scrivere di astenersi.

https://it.wikipedia.org/wiki/Referendu ... a_del_1991
Il referendum riguardo all'indipendenza dell'Ucraina si è svolto il 1º dicembre 1991. L'unica domanda scritta sulle schede era: "Approvi l'Atto di Dichiarazione di Indipendenza dell'Ucraina?" con il testo dell'Atto stampato prima della domanda. Il referendum fu richiesto dal Parlamento dell'Ucraina per confermare l'Atto di Indipendenza, adottato dal Parlamento il 24 agosto 1991.
I cittadini ucraini espressero un sostegno schiacciante per l'indipendenza. Al referendum votarono 31.891.742 (l'84.18% dei residenti) e tra di essi 28.804.071 (il 90.32%) votarono "Sì".
Nello stesso giorno, si tennero anche le elezioni presidenziali, nella quale gli ucraini elessero Leonid Kravčuk (all'epoca Capo del Parlamento) Presidente dell'Ucraina.

Le città e i cittadini del Donbass in questo referendo del 1991 dissero in massa sì all'indipendenza dell'Ucraina dalla Russia dell'URSS.
https://it.wikipedia.org/wiki/Referendu ... a_del_1991
Donec'k- Oblast' di Donec'k 76,85
Luhans'k - Oblast' di Luhans'k 83,86
Charkiv- Oblast' di Charkiv 75,83%


Presunto colpo di stato


Questa guerra è nata nel 2014, quando è stato fatto un colpo di stato in Ucraina sostenuto da Stati Uniti (c'era Biden vicepresidente e la Clinton segretario di Stato).
Elena Ribotta Zaccheo
27 febbraio 2022
https://www.facebook.com/elena.ribotta/ ... 1231544970
Per chiarezza.
Questa guerra è nata nel 2014, quando è stato fatto un colpo di stato in Ucraina sostenuto da Stati Uniti (c'era Biden vicepresidente e la Clinton segretario di Stato).
Tolsero il Presidente ucraino filo-russo che si rifugiò a Mosca, presero il potere con la forza e piazzarono un governo filo- americano.
Dopo il colpo di stato sono subito state emanate delle leggi anti russe. Solo che l'Ucraina è un paese diviso in due, a ovest sono ucraini, nazionalisti e vicini all'Europa, ad est e in Crimea sono russi.
La Russia con un colpo di mano si è ripresa la Crimea senza sparare un colpo (perché il 90% sono russi e hanno fatto un referendum). Mentre nelle altre province sono state fatte persecuzioni (multe se parli in russo, sparatorie a chi pregava in russo). I dati OSCE parlano, di 14000 morti fra civili e militari nel Donbas in 7 anni.
Nel 2014 c'è stata la strage di Odessa, ma ne hanno parlato troppo poco in tv. Gli ucraini diedero fuoco a un sindacato che era pieno di anziani, donne con bambini, quelli che scamparono all'incendio furono uccisi a colpi di fucile.
Putin ha più volte denunciato il genocidio nel Donbas (14.000 morti) ma nessuno nei media occidentali ha approfondito.
Poi è arrivato Trump e l'Ucraina è rimasta sola, a lui non interessava. C'è stato i cessate il fuoco e sono stati fatti gli accordi di Minsk che prevedevano il riconoscimento delle due repubbliche da parte dell'Ucraina come regioni a statuto speciale.
Si arriva così all'elezione di Biden, che affermò subito che Putin è un killer e che gliel'avrebbe fatta pagare.
Il figlio di Biden, Hunter, ha diversi gasdotti in Ucraina, e affari milionari. Biden ha chiesto l'ingresso nella Nato dell'Ucraina, inaccettabile per la Russia. Inaccettabile perché i missili sarebbero puntati a 300 km da Mosca. Perché sarebbero puntati su Pechino, infatti la Cina ha sostenuto la Russia con contratti sul gas altissimi.
Da dicembre è iniziata l'isteria americana sull'inizio della guerra. Hanno pompato Zelensky a bombardare di nuovo il Donbas per riprenderselo promettendogli aiuto militare. Lui ci è cascato. La Russia si è seduta al tavolo con tutti i presidenti e con tutti i ministri degli esteri ma senza risultati. Nessuno voleva trattare, ma ribattevano che l'Ucraina ha il diritto di entrare nella Nato. La Russia ha offerto di demilitarizzare l'Ucraina e farlo uno stato cuscinetto, come la Svizzera, di transito di gas e di merci, ma senza armi. Gli è stato risposto di no.
Aggiungo che gli USA hanno piazzato in questi anni in Ucraina 14 laboratori che producono armi chimiche, lungo tutto il confine russo. Dunque una minaccia di non solo missili.
A questo punto non è difficile comprendere la reazione di Putin, acclamato dalle popolazioni filo-russe del Donbass come un liberatore di quelle zone che non devono essere annesse alla Russia ma rese alla loro libertà dopo i massacri di questi anni.
Non esistono buoni e cattivi, ma solo una buona o una cattiva informazione.(R.Humber)
Commento di Daniele DC


Rivolta di Kiev
https://it.wikipedia.org/wiki/Rivolta_di_Kiev
La rivolta di Kiev è scoppiata in risposta alle leggi anti-protesta ucraine (annunciate il 16 gennaio 2014 e messe in atto cinque giorni dopo), ed è sfociata in una serie di scontri nel centro di Kiev a via Hrushevshoko, fuori dallo Stadio Dinamo Lobanovski ed adiacente alle proteste dell'Euromaidan in corso.
Durante una manifestazione dell'Euromaidan che radunò più di 200.000 persone, i manifestanti marciarono verso la Verkhovna Rada dove incontrarono i cordoni della polizia. Dopo una fase tesa di stallo, la polizia cominciò ad affrontare i manifestanti con episodi di violenza. Da quel momento i manifestanti eressero barricate per impedire l'avanzamento delle truppe del governo. Quattro manifestanti sono stati confermati deceduti durante gli scontri con le forze dell'ordine, tre dei quali uccisi.
Il 28 gennaio 9 delle 12 leggi anti-protesta vennero abrogate e il Primo ministro Mykola Azarov rassegnò le dimissioni, annunciando la nascita di una legge di amnistia per i manifestanti arrestati e accusati. Il 14 febbraio seguente i gruppi incaricati di organizzare la situazione di stallo concordarono nello sbloccare parzialmente la strada per ripristinare il traffico ma mantenendo le barricate e le proteste. Dopo l'amnistia dei manifestanti del 16 febbraio, la polizia e i manifestanti si ritirarono entrambi, consentendo l'apertura di un corridoio per il traffico. Il 18 febbraio, ancora una volta, migliaia di manifestanti marciarono verso il Parlamento, ristabilendo gli stalli con la polizia in via Hrushevskoho e nelle strade collegate. Entro il giorno seguente, tutte le barricate vennero eliminate dalle strade e i manifestanti vennero respinti.


Euromaidan
https://it.wikipedia.org/wiki/Euromaidan
Euromaidan (in ucraino: Євромайдан?, traslitterato: Jevromajdan; letteralmente Europiazza) furono una serie di violente manifestazioni pro-europee iniziate in Ucraina nella notte tra il 21 e il 22 novembre 2013, all'indomani della sospensione da parte del governo dell'accordo di associazione, che costituiva una Zona di libero scambio globale e approfondito (Zone de libre-échange approfondi et complet, ZLEAC in francese o Deep and Comprehensive Free Trade Area, DCFTA in inglese) tra Ucraina e l'Unione europea. Durante le proteste, concentrate nella capitale Kiev, il 30 novembre 2013, si verificò un'escalation di violenza a seguito dall'attacco perpetrato dalle forze governative contro i manifestanti. Le proteste sfociarono nella rivoluzione ucraina del 2014 e, infine, alla fuga e alla messa in stato di accusa del presidente ucraino Viktor Janukovyč.


L'inesistente genocidio nel Donbass e le origini dell'Ucraina: cosa c'è che non va nel discorso di Putin
Open
David Puente
23 dicembre 2022

https://www.open.online/2022/02/23/disc ... o-donbass/

Nel corso dell’attuale conflitto tra Russia e Ucraina, nel quale la disinformazione cerca di avere il sopravvento, il discorso alla nazione del Presidente russo Vladimir Putin del 21 febbraio 2022 non è esente da bufale e da forzature di carattere storico. Uno dei punti di forza nel sostenere l’intervento russo nelle aree del Donbass è quello di un inesistente genocidio ad opera degli ucraini, così come il continuo sostenere che l’Ucraina moderna sia una creazione della Russia bolscevica, quando il nazionalismo ucraino risulta essere di gran lunga precedente a quello attribuito al secolo scorso.

Putin accusa l’Occidente di non accorgersi di un «genocidio» a cui sarebbero sottoposte 4 milioni di persone. Un numero che combacia con i presunti abitanti che risiedono nei soli territori controllati dai separatisti, ossia quelli delle autoproclamate Repubbliche di Donetsk (circa 2 milioni e trecento mila di abitanti) e Luhansk (circa 1 milione e mezzo), non di entrambe le regioni ucraine.
...


Donbass, gli abitanti condividono lingua, religione ed etnia. Le divisioni? Le vogliono solo politici e oligarchi
Gabriele Lagonigro
25 febbraio 2022

https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/0 ... i/6504663/
...


Donbass, dov'è e cosa rappresenta la regione al centro della crisi fra Ucraina e Russia
21 feb 2022
https://www.ilgiorno.it/mondo/donbass-1.7388474
...







L'inesistente genocidio nel Donbass e le origini dell'Ucraina: cosa c'è che non va nel discorso di Putin
Open
David Puente
23 dicembre 2022

https://www.open.online/2022/02/23/disc ... o-donbass/

Nel corso dell’attuale conflitto tra Russia e Ucraina, nel quale la disinformazione cerca di avere il sopravvento, il discorso alla nazione del Presidente russo Vladimir Putin del 21 febbraio 2022 non è esente da bufale e da forzature di carattere storico. Uno dei punti di forza nel sostenere l’intervento russo nelle aree del Donbass è quello di un inesistente genocidio ad opera degli ucraini, così come il continuo sostenere che l’Ucraina moderna sia una creazione della Russia bolscevica, quando il nazionalismo ucraino risulta essere di gran lunga precedente a quello attribuito al secolo scorso.

Putin accusa l’Occidente di non accorgersi di un «genocidio» a cui sarebbero sottoposte 4 milioni di persone. Un numero che combacia con i presunti abitanti che risiedono nei soli territori controllati dai separatisti, ossia quelli delle autoproclamate Repubbliche di Donetsk (circa 2 milioni e trecento mila di abitanti) e Luhansk (circa 1 milione e mezzo), non di entrambe le regioni ucraine.

Ecco la trascrizione in russo dal sito del Cremlino:

А так называемый цивилизованный мир, единственными представителями которого самозванно объявили себя наши западные коллеги, предпочитает этого не замечать, как будто и нет всего этого ужаса, геноцида, которому подвергаются почти 4 миллиона человек, и только потому, что эти люди не согласились с поддержанным Западом переворотом на Украине в 2014 году, выступили против возведённого в ранг государственного движения в сторону пещерного и агрессивного национализма и неонацизма. И борются за свои элементарные права – жить на своей земле, говорить на своём языке, за сохранение своей культуры и традиций.

Non è la prima volta che utilizza il termine «genocidio», alimentando tale convinzione nei suoi sostenitori. Partiamo dalla definizione: «Sistematica distruzione di una popolazione, una stirpe, una razza o una comunità religiosa». Nel sito delle Nazioni Unite (ONU) è presente un’area dedicata per la definizione di genocidio con il riferimento all’articolo 2 della “Convenzione sulla prevenzione e la repressione del reato di genocidio“: «l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso».

Secondo un documento delle Nazioni Unite, pubblicato il 27 gennaio 2022, dal 2014 a fine 2021 il numero delle vittime si aggira tra i 14.200 e i 14.400: almeno 3.404 civili, circa 4.400 membri delle forze ucraine e circa 6.500 membri dei gruppi armati.

Ecco il testo del documento delle Nazioni Unite:

OHCHR estimates the total number of conflict-related casualties in Ukraine from 14 April 2014 to 31 December 2021 to be 51,000–54,000 : 14,200-14,400 killed (at least 3,404 civilians, estimated 4,400 Ukrainian forces , and estimated 6,500 members of armed groups), and 37-39,000 injured (7,000–9,000 civilians, 13,800–14,200 Ukrainian forces and 15,800-16,200 members of armed groups)

Le Nazioni Unite non ritengono che vi sia in atto un genocidio o un tentato genocidio da parte dell’Ucraina nei territori contestati.

Nel territorio ucraino – e non solo – è stato riconosciuto da diversi Paesi un caso di genocidio tra il 1932 e il 1933, quello noto con il nome di Holodomor o della “Grande fame”. Al contrario di altri, non venne incluso dalla formulazione dalla Convenzione del 1948 sul genocidio delle Nazioni Unite a causa delle pressioni dell’Unione Sovietica, in quanto accusata di averlo causato. Il primo a denunciare l’accaduto fu un giornalista gallese, Gareth Jones, che visitò l’Ucraina sovietica durante la carestia.

L’Ucraina è un’invenzione della Russia?

Putin sostiene che l’Ucraina moderna sia stata interamente «creata dalla Russia, precisamente dai bolscevichi, dalla Russia comunista». Il processo di creazione sarebbe iniziato – sempre secondo Putin – nel lontano 1917 attraverso «Lenin e i suoi collaboratori», in «modo molto rude nei confronti della Russia stessa», strappando «parte dei suoi territori storici» (l’Ucraina, ndr). In questo breve racconto, Putin conclude così: «Naturalmente, nessuno ha chiesto alcunché ai milioni di persone che vivevano nella zona».

Putin addossa tutte le colpe a Lenin, il quale avrebbe concesso troppo ai nazionalisti ucraini dell’epoca. «Perché è stato necessario soddisfare le ambizioni nazionaliste in continuo aumento nella periferia dell’ex impero?», quesito che il Presidente russo ripropone poco dopo: «Perché è stato necessario fare doni così generosi, che nemmeno i nazionalisti più ardenti non si sarebbero mai sognati prima, dando persino alle repubbliche il diritto di separarsi dallo stato unito senza alcuna condizione?». Tutto questo viene definito da Putin in questo modo: «una semplice follia».

Putin espone un percorso che introduce la sua versione del recente passato, quello relativo alla fine all’Unione Sovietica, dove non attribuisce l’indipendenza dell’Ucraina al referendum del 1991 quanto piuttosto alle azioni dei suoi predecessori: «Ora sono i radicali e i nazionalisti, compreso e soprattutto quelli in Ucraina, che si attribuiscono il merito aver ottenuto l’indipendenza. Come possiamo vedere, non è affatto così». Secondo Putin sono tutti errori commessi dai leader bolscevichi, colpevoli di aver portato il crollo della «Russia storica».

Il punto di riferimento di Putin è la «Russia storica», ossia l’Impero Russo nato nel 1721 e guidato per l’ultima volta dallo Zar Nicola II fino al 1917. Non viene considerato il pregresso, soprattutto il fatto che Kiev fosse stata addirittura fondata ancor prima di Mosca, un elemento della storia che oggi gli viene rinfacciato anche in tono scherzoso. C’è chi, infatti, ricorda a Putin e alla Russia che prima ancora i loro territori fossero stati sotto il controllo dei mongoli. C’è da dire che nel suo discorso, Putin fa riferimento all’attuale Ucraina («Ucraina moderna») e non a quella storicamente più antica di Kiev.

Putin sbaglia anche nel dare colpe a Lenin. Di fatto, il sentimento nazionale ucraino era già presente nel corso della metà del 1800, mentre si riscontrano ancor prima delle composizioni in lingua ucraina: nel 1794 venne pubblicata l’Eneide travestita, la prima opera letteraria in ucraino dello scrittore Ivan Petrovyč Kotljarevs’kyj. Una situazione per niente tollerato dallo zar Nicola I, il quale mise sotto processo i principali protagonisti del sentimento ucraino. La storia dell’Ucraina, tuttavia, è ancora più antica e precedente a quella russa.

I territori del sud-ovest della “Russia antica”

Durante il suo intervento, Putin parla dell’unione dei territori contesi alla Russia antica nel 17° secolo. Qui la trascrizione in russo:

Издавна жители юго-западных исторических древнерусских земель называли себя русскими и православными. Так было и до XVII века, когда часть этих территорий воссоединилась с Российским государством, и после.

Nel 17° secolo l’area dell’Ucraina venne contesa tra il Gran principato di Mosca e la Polonia. Nella narrativa di Vladimir Putin rientra anche quella della cosiddetta «Novorossiya», o «Nuova Russia», al fine di sostenere che l’area fosse sempre appartenuta all’Impero russo, senza però riportare un fatto storico: prima ancora della nascita dell’Impero russo e del precedente Gran principato di Mosca, esisteva l’ex impero medievale noto con il nome Rus’ di Kiev guidato da Vladimir I detto il Grande (958-1015), considerato il padre fondatore dell’Ucraina. Se Rus’ di Kiev esisteva dal 882, il primo insediamento di Mosca risalirebbe intorno al 1147.

Tornando a Vladimir I, il Presidente russo Vladimir Putin fece costruire nel 2016 una statua a lui dedicata nei pressi del Cremlino, attribuendogli i meriti di aver posto le basi dell’attuale Russia. Questo gesto venne descritto come un’appropriazione indebita di quello che da sempre viene definito il fondatore dell’Ucraina, come già testimonia una sua statua eretta proprio a Kiev nel 1853.

La storia dei territori appartenenti all’ex Unione Sovietica e dell’Impero russo è molto più complessa rispetto a quella che Vladimir Putin riporta. Volendo andare più indietro nella storia, basti considerare che i Rus’, nome della popolazione che diede origine alla Rus’ di Kiev e dal quale presero il nome le popolazioni russe, non rano propriamente “russi”, ma scandinavi.




Donbass, gli abitanti condividono lingua, religione ed etnia. Le divisioni? Le vogliono solo politici e oligarchi
Gabriele Lagonigro
25 febbraio 2022

https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/0 ... i/6504663/

LA SCHEDA - Nell'Ucraina sudorientale non ci sono etnie, la parlata è pressoché identica, il dio è lo stesso, per quanto l'autocefala chiesa di Kiev si sia staccata da Mosca, e la storia, la cultura, i classici ottocenteschi rappresentano il substrato comune. Eppure si combatte, si muore, ci si scanna fra le miniere di carbone. Ecco perché questa guerra non può essere paragonata a quella nella ex Jugoslavia

Qualcuno, impropriamente, l’ha paragonata alla guerra nella ex Jugoslavia, ma fra quanto successe negli anni ’90 fra serbi, croati e bosniaci e quanto sta capitando oggi in Donbass ci sono assai poche similitudini. Nei Balcani erano differenti le religioni, le tradizioni, in parte anche la lingua. Nel bene e nel male, per quasi mezzo secolo Tito aveva tenuto insieme popoli che in comune non avevano moltissimo e che dopo la morte del Maresciallo hanno dato sfogo ai propri nazionalismi più sfrenati. Nell’Ucraina sudorientale, invece, non ci sono etnie, la parlata è pressoché identica, il dio è lo stesso, per quanto l’autocefala chiesa di Kiev si sia staccata da Mosca, e la storia, la cultura, i classici ottocenteschi rappresentano il substrato comune. Eppure si combatte, si muore, ci si scanna fra le miniere di carbone di una regione che non è ricca, non ha il mare, non ha turismo, dove i giovani sono già scappati da tempo, la maggior parte a Kiev ed altri in Russia, e dove ormai sono rimasti i più anziani, le famiglie con bambini, chi non ha i mezzi o le conoscenze per andarsene lontano.

È una guerra difficile, quasi impossibile da spiegare se non con la lente d’ingrandimento della geopolitica internazionale da una parte e dei potenti oligarchi locali dall’altra, che con il beneplacito di Putin diedero vita nel 2014 a una separazione anche per interessi personali. Perché è vero che l’auto-proclamazione delle due repubbliche arrivò dopo le proteste di Maidan e la svolta europeista (o nazionalista) di Kiev con la destituzione di Yanukovich. Il divieto della lingua russa nei luoghi pubblici e un’atmosfera meno benevola verso l’est del Paese spinsero i separatisti a staccarsi dall’Ucraina e a intraprendere un lungo conflitto con l’esercito regolare. Ma è anche chiaro che in una zona già pesantemente in crisi dopo il crollo dell’Unione Sovietica, avvicinarsi a Mosca e ricevere i lauti aiuti del Cremlino ha rappresentato per i nuovi governanti del Donbass secessionista un buon motivo per essere indipendenti.

Le lotte interne, fra bande non sempre inclini alla legalità, si risolsero nel 2018 con l’omicidio del “primo ministro” storico di Donetsk, Aleksander Zacharcenko, freddato in un bar del centro. La Russia e l’establishment della neonata repubblica popolare diedero subito la colpa a Kiev, ma molti analisti (anche a Mosca) sostennero invece la tesi del regolamento di conti interno.

Una guerra per interessi, quindi, non certo per l’odio fra i popoli. Un conflitto in cui la linea di confine non divide filo-russi e filo-ucraini, ma è semplicemente il frutto di otto anni di scontri. Ci sono i sostenitori di Kiev fra gli abitanti del Donbass separatista ed i fan di Putin nelle zone controllate dall’esercito regolare. Hanno vissuto insieme per secoli, ma la politica e non l’odio etnico ne sta segnando i destini.

Donetsk, la città simbolo di quest’area con quasi 1 milione di abitanti e sede nel 2012 dei Campionati Europei di calcio, è stata a lungo anche il regno di Rinat Akhmetov: 7 miliardi di dollari di impero personale, uomo più ricco d’Ucraina, proprietario della titolata squadra dello Shakhtar, con investimenti in mezzo mondo ma un passato non proprio trasparente. Putin ha “regalato” oltre 700mila passaporti russi ai cittadini di Donetsk e Luhansk e ha investito parecchi rubli in quest’area per accalappiarsi le simpatie di una popolazione stanca, disillusa ed economicamente depressa. Un’operazione semplice e tutto sommato a basso costo ma che sta destabilizzando il mondo. Una guerra per interessi, non certo per l’odio fra i popoli.



Donbass, dov'è e cosa rappresenta la regione al centro della crisi fra Ucraina e Russia
21 feb 2022

https://www.ilgiorno.it/mondo/donbass-1.7388474

Un territorio ad alto tasso russofono, ma anche e soprattutto un ricco bacino carbonifero. Questo è il Donbass, bacino del Donec, dal nome dell'omonimo fiume che lo attraversa. Una zona dell'Ucraina orientale al confine con la Russia, che si estende in tre oblast' (regioni), tra cui quello di Doketsk, la città principale.

Ucraina Russia, le ultime notizie. Onu: "Si rischia una grande guerra"

Nel Donbass oltre 770mila ucraini hanno il passaporto russo, su una popolazione di circa 5 milioni di abitanti, e secondo Mosca negli ultimi giorni altri 950mila residenti hanno fatto la stessa richiesta. Con la 'madre Russia' c'è un legame antico, rafforzato da una chiesa ortodossa locale che si è staccata da quella ucraina per legarsi a Mosca. Questo legame si nutre anche dell'insofferenza della popolazione verso lo Stato centrale. Perché le condizioni generali di vita, dall'uscita dell'Ucraina dall'Urss, nel 1991, sono peggiorate progressivamente. E allo stesso tempo, sono cresciute le pulsioni secessioniste.

La miccia si accende nel 2014, quando dopo la rivolta filo-Ue di Maidan e la cacciata di Viktor Yanukovich dal potere, Mosca in reazione decide l'annessione della penisola della Crimea, nel sud dell'Ucraina. Da quel momento parte la mobilitazione anche del Donbass, con gruppi militari delle regioni di Lugansk e Donetsk che riescono in breve tempo a prendere il controllo di parte della regione, grazie all'appoggio occulto di Mosca, che fornisce denaro e armi. I secessionisti vittoriosi sul campo dichiarano l'indipendenza dall'Ucraina proclamando la nascita della Repubblica Popolare di Donetsk e la Repubblica Popolare di Lugansk. In seguito organizzano un referendum, che secondo i leader ribelli ha un esito bulgaro: la stragrande maggioranza della popolazione vota a favore dell'annessione alla Russia.

Gli sforzi della diplomazia internazionale per riportare stabilità nell'area e porre fine a un conflitto che ha provocato oltre 10mila morti conducono agli accordi di Minsk, che vengono sottoscritti sia dai filo-russi che da Kiev, sotto il cappello delle potenze occidentali, Francia e Germania in primis, e della Russia. I combattimenti sulla carta devono finire e il Donbass deve tornare sotto il controllo dell'Ucraina, in cambio di una maggiore autonomia. Ma le intese sottoscritte nella capitale bielorussa non sono risolutive, anche perché in parte non attuate. Da un lato Mosca non è formalmente parte nel conflitto e quindi non si sente vincolata; dall'altro le autorità di Kiev, su pressione della frangia nazionalista del Paese, non riescono a concedere l'autonomia ai separatisti. Ed il conflitto, anziché finire, è riesploso, inserendosi ora nella più ampia battaglia Russia-Occidente sull'allargamento a Est della Nato.


L’Onu: in Ucraina 13mila morti per la guerra del Donbass tra i due contendenti
Monica Ricci Sargentini
22 gennaio 2019

https://lepersoneeladignita.corriere.it ... l-donbass/

Dall’aprile 2014 alla fine del 2018 sono state quasi 13 mila le vittime della guerra nel Donbass. Lo ha reso noto la missione di monitoraggio per i diritti umani delle Nazioni Unite in Ucraina. Nello specifico, i civili rimasti uccisi sarebbero 3.300, oltre a 4 mila soldati ucraini e 5.500 miliziani separatisti. In aggiunta, un numero di persone fra le 27 e le 30 mila sono rimaste ferite nel corso del conflitto armato.
Tutta l’area orientale dell’Ucraina vive una situazione di profonda instabilità e incertezza dall’aprile del 2014, dopo che le autorità di Kiev lanciarono un’operazione militare per riprendere il controllo della regione dalle milizie delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk che sostengono l’indipendenza del Donbass. Gli accordi raggiunti a Minsk dal Gruppo di contatto trilaterale dell’Osce (Russia, Ucraina e le due autoproclamate repubbliche) prevedono un completo cessate il fuoco; il ritiro degli armamenti dalla linea di contatto nell’Ucraina orientale; lo scambio reciproco di tutti i prigionieri detenuti da entrambe le parti; delle riforme costituzionali che conferiscano uno statuto speciale alle autoproclamate repubbliche. Il Formato Normandia (Francia, Germania, Russia e Ucraina) monitora il rispetto di quest’intesa. Dalla sigla degli accordi, tuttavia, le due parti si accusano reciprocamente di contrastarne l’attuazione.


https://www.facebook.com/flaminio.march ... 5145976766


I bambini morti ci sono stati da tutte le parti, ma la responsabilità è di chi ha provocato tutto ciò, la Russia di Putin che ha fomentato il separatismo violento dei russofoni-russofili.

L’Onu: in Ucraina 13mila morti per la guerra del Donbass tra i due contendenti
Monica Ricci Sargentini
22 gennaio 2019
https://lepersoneeladignita.corriere.it ... l-donbass/
Dall’aprile 2014 alla fine del 2018 sono state quasi 13 mila le vittime della guerra nel Donbass. Lo ha reso noto la missione di monitoraggio per i diritti umani delle Nazioni Unite in Ucraina. Nello specifico, i civili rimasti uccisi sarebbero 3.300, oltre a 4 mila soldati ucraini e 5.500 miliziani separatisti. In aggiunta, un numero di persone fra le 27 e le 30 mila sono rimaste ferite nel corso del conflitto armato.
Tutta l’area orientale dell’Ucraina vive una situazione di profonda instabilità e incertezza dall’aprile del 2014, dopo che le autorità di Kiev lanciarono un’operazione militare per riprendere il controllo della regione dalle milizie delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk che sostengono l’indipendenza del Donbass. Gli accordi raggiunti a Minsk dal Gruppo di contatto trilaterale dell’Osce (Russia, Ucraina e le due autoproclamate repubbliche) prevedono un completo cessate il fuoco; il ritiro degli armamenti dalla linea di contatto nell’Ucraina orientale; lo scambio reciproco di tutti i prigionieri detenuti da entrambe le parti; delle riforme costituzionali che conferiscano uno statuto speciale alle autoproclamate repubbliche. Il Formato Normandia (Francia, Germania, Russia e Ucraina) monitora il rispetto di quest’intesa. Dalla sigla degli accordi, tuttavia, le due parti si accusano reciprocamente di contrastarne l’attuazione.


La strage di Odessa nel maggio del 2014, fu la sola strage compiuta dai nazionalisti ucraini contro la minoranza filorussa per l'odio feroce che si era sviluppato tra le due parti e a seguito dell'invasione e occupazione violenta della Crimea che è terra ucraina da parte della Russia di Putin nel marzo del 2014


La strage di Odessa
https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Odessa
La strage di Odessa è un massacro avvenuto il 2 maggio 2014 ad Odessa presso la Casa dei Sindacati, in Ucraina, ad opera di estremisti di destra, neonazisti e nazionalisti ucraini ai danni dei manifestanti che si opponevano al nuovo governo instauratosi nel Paese in seguito alle rivolte di piazza di Euromaidan. In concomitanza del rogo, preceduto e seguito da linciaggi e violenze nei confronti degli aggrediti, trovarono la morte almeno 48 persone tra impiegati della Casa dei Sindacati, manifestanti contrari al nuovo governo, o favorevoli al separatismo, simpatizzanti filo-russi e membri di partiti di estrema sinistra.
Con le rivolte di Euromaidan a Kiev il presidente ucraino filo-russo Viktor Janukovyč venne destituito. Questo cambio di governo provocò la reazione dei sostenitori di Janukovyč e di una parte della popolazione ucraina contraria alla svolta filo-occidentale (tra cui i membri del Partito Comunista dell'Ucraina). Il 2 maggio 2014 si ebbero quindi anche ad Odessa scontri di piazza tra le fazioni contrapposte.

In seguito agli scontri, in cui erano intervenute anche frange paramilitari nazionaliste (in particolare quelle di "Pravyj Sektor")[2], i manifestanti antigovernativi si rifugiarono nella Casa dei Sindacati. Questi manifestanti vennero seguiti ed aggrediti ferocemente all'interno dell'edificio dai sostenitori di Euromaidan e dai militanti di estrema destra, che successivamente circondarono l'edificio e appiccarono il fuoco.

Nell'incendio che ne scaturì trovarono la morte 42 persone (34 uomini, 7 donne e un ragazzo di diciassette anni), alcune delle quali del tutto estranee ai fatti in quanto si trovavano all'interno dell'edificio per ragioni di lavoro. Gli estremisti di destra impedirono ai vigili del fuoco di accedere all'area per poter intervenire. I pochi che riuscirono in maniera fortunosa a fuggire dall'incendio furono linciati dai militanti neonazisti che circondavano il palazzo. Alla fine del rogo i testimoni trovarono i corpi carbonizzati dei manifestanti aggrediti e cadaveri di donne seviziate e violentate, tra cui una donna incinta strangolata con dei cavi telefonici. Si scoprì che tra le vittime del massacro vi erano anche persone colpite da armi da fuoco e mutilate con armi da taglio.

Il nuovo governo ucraino a capo di Oleksandr Turčynov e Arsenij Jacenjuk si limitò a parlare di una fatalità che era costata la vita a circa 30 persone.42 Il Ministro degli Interni ucraino e la Polizia sostennero da subito che i manifestanti anti-governativi fossero rimasti uccisi dalle fiamme scaturite dai loro stessi lanci di bombe molotov.[6] Anche la stampa vicina al nuovo governo attribuì l'incendio ai manifestanti filo-russi. Ben presto questa versione venne smentita dalle testimonianze dei sopravvissuti e di vari osservatori.

Il Parlamento europeo si espresse in tal senso:

«Numerosi indizi suggeriscono che non è stato il presunto incendio dell’edificio a uccidere coloro che si trovavano all’interno, lì rifugiatisi per non essere massacrati in strada, bensì sono stati colpi di arma da fuoco o armi di altro genere. Esistono filmati che mostrerebbero poliziotti sparare sui disperati che cercavano di fuggire dalle finestre e tutte le prove disponibili indicano che gli assedianti intendevano uccidere».

Nessun processo è stato intentato per la strage.


La Strage di Odessa (42 vittime) da parte degli ucraini che volevano la libertà dalla Russia è sta una reazione all'invasione violenta e all'annessione russa della Crimea ucraina

https://it.wikipedia.org/wiki/Annession ... lla_Russia
L'annessione della Crimea alla Russia fu il primo evento della crisi russo-ucraina nel 2014. Nello specifico, in seguito alla rivoluzione ucraina del 2014, la Russia inviò proprie truppe senza insegne a prendere il controllo del governo locale. Il nuovo governo filorusso dichiarò la propria indipendenza dall'Ucraina. Fu quindi tenuto un referendum sull'autodeterminazione della penisola il 16 marzo (criticato e non riconosciuto da gran parte della comunità internazionale), segnato dalla vittoria del "Sì" con il 95,32% dei voti, le autorità della Crimea firmarono il 18 marzo l'adesione formale alla Russia.
Durante la prima fase del conflitto sono rimasti feriti vari manifestanti filo-ucraini e alcuni manifestanti filo-russi, mentre tra i militari sono stati uccisi quattro soldati delle Forze armate dell'Ucraina, uno del Servizio di sicurezza dell'Ucraina e uno delle Forze armate della Federazione Russa.
Il 22-23 febbraio 2014, il presidente russo Vladimir Putin ha convocato una riunione notturna con i capi dei servizi di sicurezza per discutere la liberazione del presidente ucraino deposto, Viktor Janukovič. Al termine dell'incontro, Putin ha sottolineato che "dobbiamo iniziare a lavorare per il ritorno della Crimea in Russia". Il 23 febbraio si sono svolte varie manifestazioni filo-russe nella città crimeana di Sebastopoli. Il 27 febbraio, le truppe russe mascherate senza insegne, i cosiddetti omini verdi, con varie sparatorie con le locali Forze armate dell'Ucraina, hanno assunto il Consiglio supremo (parlamento) della Crimea e hanno catturato siti strategici in tutta la penisola, il che ha portato all'insediamento del governo filo-russo Aksyonov in Crimea e alla conduzione del referendum sull'autodeterminazione della Crimea. La Russia ha formalmente incorporato la Crimea come due soggetti federali della Federazione Russa il 18 marzo 2014 (Sebastopoli e Repubblica di Crimea).
L'occupazione della penisola di Crimea da parte dell'esercito russo è iniziata il 20 febbraio 2014. Erano gli ultimi giorni della presidenza di Viktor Janukovič[4].
Presto all'ingresso di Sebastopoli apparvero posti di blocco e mezzi corazzati russi.
A quel tempo, le città della Crimea, secondo il governo ucraino, erano già piene di agenti russi, omini verdi e membri di varie formazioni paramilitari come i cosacchi, che costituirono la base della cosiddetta "autodifesa della Crimea" e rappresentavano i presunti "stati d'animo" della popolazione locale.[5]

Mentre sulle coste crimeane arrivó la flotta del Mar Nero della Federazione Russa.
Ilya Vladimirovich Ponomarev, un politico russo e membro della Duma di Stato della Russia (fazione della Russia Giusta), sostiene che la guida dell'annessione della Crimea è stata affidata al ministro della Difesa Sergej Šojgu e all'aiutante di Vladimir Putin Vladislav Surkov.[6]
Ad opporsi all'annessione in Russia furono Boris Nemcov e il partito di Alexej Navalny — Partito del Progresso.
L'Ucraina e molti altri paesi hanno condannato l'occupazione e l'annessione e la considerarono una violazione del diritto internazionale e degli accordi firmati dalla Russia che salvaguardano l'integrità territoriale dell'Ucraina, compresi gli accordi di Belavezha del 1991 che hanno istituito la Comunità di Stati Indipendenti, gli accordi di Helsinki del 1975, gli accordi del 1994 Memorandum di Budapest sulle garanzie di sicurezza e Trattato del 1997 sull'amicizia, la cooperazione e il partenariato tra la Federazione russa e l'Ucraina. Il governo ucraino ha portato gli altri membri dell'allora G8 a sospendere la Russia dal gruppo, quindi a introdurre un primo round di sanzioni contro il paese.



Stefano Battaglia
Alberto Pento provi a chiedere ad un americano cosa pensa se la Russia schierasse missili nucleari a Cuba. Probabilmente proverebbe un altro colpo di stato ( baia dei porci). Sa quanti morti ci sono stati a seguito della guerra di Crimea?

Alberto Pento
Stefano Battaglia
Certo lei confonde il male con il bene, Caino con Abele, il carnefice con la vittima, l'aggressore con l'aggredito.
A quel tempo come oggi il male, l'aggressore, il carnefice, Caino erano e sono ieri la Russia sovietica o URSS e oggi la Russia di Putin.
Non esiste il caso inverso quindi il paragone che lei porta non ha alcun senso, è assurdo.

Alberto Pento
I morti per le vicende della Crimea e Donbass sono stati causati da Putin e si sono avuti da ambo le parti.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Difendiamo il Mondo Libero, difendiamo l'Ucraina!

Messaggioda Berto » mer mar 02, 2022 9:51 pm

Per me sono due bastardi che fanno pagare l’odio reciproco alla povera gente, come succede sempre
Emanuel Segre Amar
2 marzo 2022
https://www.facebook.com/emanuel.segrea ... 8387516912

Articolo del Mondo di oggi, che termina con queste parole: In una intervista al New York Times Zelensky accoglie con favore l'esito delle presidenziali Usa: "Joe Biden conosce l'Ucraina meglio del precedente presidente e aiuterà davvero a risolvere la guerra nel Donbass e a porre fine all'occupazione del nostro territorio", diceva molto fiducioso il presidente ucraino. La storia dei nostri giorni dice tutt'altro.
Biden e l'odio verso Putin - È stato Joe Biden in quegli anni a portare avanti la politica di avvicinamento dell'Ucraina alla Nato. Voleva togliere potere politico ed economico alla Russia. I rapporti con Putin non sono mai stati sereni. I biografi americani parlano di un odio tra i due e lo stesso Biden ama ricordare un loro incontro. Cremlino, 9 marzo 2011, cena di gala. Joe Biden si avvicina a Putin per sussurrargli: "Signor Presidente, io la sto guardando negli occhi e penso che lei non abbia un'anima". Putin sorridendogli gli rispose: "Io e lei ci capiamo". Biden volò a Kiev e di fatto bloccò l'avanzata di Putin dalla Crimea. Otto anni dopo il presidente russo nell'annunciare l'operazione militare in Ucraina ha detto: "Non rifaremo lo stesso errore una seconda volta". In parte riferendosi proprio a quell'episodio.
La famiglia Biden e i rapporti economici con l'Ucraina - Negli ultimi anni il nome di Joe Biden è stato associato anche a uno scandalo sull'Ucraina che aveva fatto vacillare anche la sua candidatura. Uno scandalo, va detto, fatto anche di fake news portate avanti dal suo antagonista, Donald Trump, che per alcune accuse fasulle è arrivato anche a subire un processo di impeachment, ancora in corso. Lo "scandalo" riguarda l'assunzione di Hunter Biden, figlio di Joe. In famiglia Hunter è sempre stato considerato la "pecora nera". Era nei riservisti della Marina dove però nel 2014 fu congedato perché trovato positivo alla cocaina. Di tutt'altra pasta rispetto al fratello Beau, promettente politico e probabilmente vero "erede" di Joe, stroncato nel 2015 da un tumore al cervello. Hunter Biden non aveva grandi prospettive in casa ma grazie alla sua laurea in legge trovò "fortuna" nella consulenza.
Il caso Burisma Holdings - Siamo ad aprile 2014 quando la Burisma Holdings, la maggiore compagnia energetica dell'Ucraina (attiva sia su gas che petrolio), assume per una consulenza proprio Hunter Biden. Avere nel proprio board un nome di "peso" avrebbe sicuramente portato giovamento al prestigio dell'azienda. Va detto che l'Ucraina, e le sue aziende, sono spesso ricordate per la scarsa trasparenza ma soprattutto l'alta corruttibilità. Hunter Biden viene assunto con uno stipendio di 50mila dollari al mese. Tutto trasparente, se non fosse che durante quei mesi Joe Biden ha proseguito la politica americana volta a far riprendere il possesso da parte dell'Ucraina di quelle zone del Donbass ora divenute Repubbliche riconosciute dalla Russia. La zona di Donespt è ritenuta ricca di giacimenti di gas non ancora esplorati finite nel mirino della Burisma Holdings. Una politica internazionale intrecciata a quella economica che ha fatto storcere il naso anche ai media americani in quegli anni.
Trump, l'elezione e le fake news - E si arriva al 2017 anno in cui diventa presidente Donald Trump. E arriva alla Casa Bianca anche grazie all'uso, un po' arrembante dei social network. Solo dopo la sua elezione si scoprono aziende come Cambridge Analytica che usava informazioni degli utenti di Facebook per pilotare informazioni spesso e volentieri fasulle che però hanno pilotato il voto alle presidenziali. E poi gli hacker russi, i quali, su ordine di Putin stando a quanto dichiarato mesi dopo dalla Cia, danneggiarono la campagna dell'altra candidata Hillary Clinton. L'elezione di Trump fece fuori "l'amico" dell'Ucraina, Joe Biden.
L'Ucrainagate su Joe Biden - Durante la campagna elettorale del 2020 scoppiò l'Ucrainagate. Donald Trump nel tentativo di screditare il suo avversario fece pressioni sul presidente Volodymyr Zelensky affinché aprisse un'inchiesta nei confronti del figlio di Biden e dei rapporti con la Burisma Holdings. Una inchiesta che avrebbe potuto mettere in cattiva luce Biden. Trump in una telefonata con Zelensky fece capire che gli aiuti all'Ucraina erano legati all'apertura di questa inchiesta. Ed effettivamente gli aiuti economici e militari all'Ucraina furono bloccato pochi minuti dopo quella telefonata. Evidentemente Zelensky non aveva dato "garanzie" sufficienti su quell'inchiesta. Ma quella telefonata (oltre a una serie di testimonianze) aprì di fatto la porta all'impeachment contro il tycoon.
Biden e Zelensky, l'ultimo atto - Arriviamo a dicembre 2020, Joe Biden è il nuovo presidente degli Stati Uniti. La situazione in Ucraina si comincia scaldare nuovamente visto che ritorna in campo il "nemico" di Putin. In una intervista al New York Times Zelensky accoglie con favore l'esito delle presidenziali Usa: "Joe Biden conosce l'Ucraina meglio del precedente presidente e aiuterà davvero a risolvere la guerra nel Donbass e a porre fine all'occupazione del nostro territorio", diceva molto fiducioso il presidente ucraino. La storia dei nostri giorni dice tutt'altro.


La Russia di Putin è sempre stata malvagia e fonte di male

5)
Quelli che il male è l'America USA e la Russia il bene
La demonizzazione dei bianchi, dei cristiani e dell'Occidente euroamericano non viene solo dal sinistrato Politicamente Corretto (con il suo suprematismo utopico comunista, con la sua Cancel culture e l'esaltazione LGBT, con i suoi suprematismi nero e nazi maomettano), ma anche dal Politicamente Corretto cristiano di Bergoglio e dal Politicamente Corretto dell'estrema destra nazi fascista antiamericana, anticapitalista e schierata con la Russia violenta imperialista, autoritaria e totalitaria di Putin e generalmente questa destra nazi fascista un po' cristiana, un po' pagana e un po' atea è anche immancabilmente e profondamente antisemita e antisraeliana e demenzialmente filo nazi maomettana in funzione antiamericana.
Se così fosse, se il male è l'America USA e la Russia il bene,
bisognerebbe però chiedersi e spiegarsi come mai da tutto il Mondo, gli uomini preferiscono migrare negli USA piuttosto che in Russia e perché dalla Federazione russa stessa preferiscono andarsene e in Europa e negli USA, lo stesso capita nei paesi nazi maomettani dove la popolazione preferisce andarsene nell'Occidente euroamericano cristiano, laico e ateo come mai non restano nei loro santi paesi dove vige la legge coranica.
Anche i paesi e i popoli europei dell'ex impero zarista e dell'ex impero sovietico dell'URSS preferiscono il male europeo e americano al bene e al paradiso della Russia imperiale degli zar, dell'URSS e di Putin, ma come mai?


16)
La triplice alleanza del Male:

la Russia nazi fascista e imperiale di Putin, prosegue quella degli Zar e quella internazi comunista dell'URSS;
Putin è un falso cristiano che usa il cristianismo per legittimarsi con il suopopolo e con l'Occidente cristiano, dove una parte dei cristiani abbandonati dall'Europa e dal Papa sinistrati e politicamente corretti, lo hanno eletto a loro paladino ed eroema che e con il suo imperialismo nazionalista opprime e ammazza i cristiani d'Europa;
la Russia dal primo novecento è sempre alleata dei paesi canaglia, di tutta la terra, come oggi con:
Cina/Corea del Nord/Venezuela di Maduro/Cuba nazi comunisti,
Iran nazi maomettano ed altri paesi islamici, che vogliono distruggere Israele,
da ricordare sempre:
i pogrom russi contro gli ebrei,
la persecuzione degli ebrei nella Russia sovietica,
I Protocolli dei Savi di Sion per demonizzazre calunniosamente gli ebrei elaborati dalla Russia antisemita,
l'invenzione del Popolo palestinese e l'organizzazione del suo terrorismo ad opera dell'URSS,
gli scud sovietici che nel 1991 Saddam Hussein fece piovere su Israele,
mai dimenticare che la Russia di Putin all'ONU ha sempre votato contro Israele.
Il regime russo sovietico dell'URSS ha oppresso come mai nessun'altro i popoli d'Europa su cui era riuscito a imporre il suo dominio e questi popoli al crollo dell'URSS hanno scelto l'Europa e la NATO come anche l'Ucraina liberatasi dal gioco russo moscovita con il Referendo del 1991 scegliendo il Sì con oltre il 90%.


Nessun paragone è possibile con il caso dei bombardamenti della Serbia prima per la questione della Boosnia eppoi per quella del Kosovo, motivati da ragioni umanitarie a difesa di presunte e criminali azioni di pulizia etnica genocidaria da parte dei serbi nei confronti dei bosniaci e dei kosovari mussulmani, iniziative o missioni belliche solo in parte approvate dall'ONU. In questo caso si trattò di interventi in buona fede per far desistere i serbi dalla loro politica militare aggresiva genocidaria.
La serbia non fu né invasa né sottomessa politocamente alla UE e alla NATO di cui a tutt'oggi non fa parte.
Non si trattò come oggi in Ucraina di un'invasione armata per ridurre in schiavitù e sottomettere un popolo, la sua nazione e il suo stato uccidendo migliaia di ucraini.

https://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Allied_Force
https://it.wikipedia.org/wiki/Operazion ... rate_Force
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Re: Difendiamo il Mondo Libero, difendiamo l'Ucraina!

Messaggioda Berto » mer mar 02, 2022 9:51 pm

La destabilizzazione dell'Ucraina libera e il sorgere del separatismo russofono e russofilo nelle aree della Crimea e del Donbass, inizia qualche anno dopo il referendo per l'indipendenza dell'Ucraina del 1991 e coincide con l'insediamento e i consolidamneto di Putin alla guida della Russia post URSS nei primi anni del 2000.
Il programma e il compito di Putin è stato ed quello di ripristinare la Grande Russia sconfitta con il crollo dell'URSS, con ogni mezzo lecito e illecito, dalla propaganda menzognera, alla promozione, all'organizzazione e al finanziamento dei movimenti separatisti, a quello dei partiti russofili da insediare al governo dell'Ucraina, come ha sempre fatto la Russia ai tempi dell'URSS.

L'aggressione del regime di Putin all'Ucraina ha tolto il velo anche sull'ipocrisia regnata nel Donbass dal 2014 ad oggi. Quello che, secondo le autorità di Mosca, sarebbe il teatro di un genocidio condotto ai danni della popolazione russofona, altro non è che un buco nero mafioso
Matteo Zola
25/02/2022
(Pubblicato in collaborazione con East Journal )

https://www.balcanicaucaso.org/aree/Ucr ... sia-216155

Lo scorso 21 febbraio la Russia ha riconosciuto l’indipendenza delle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk. Il giorno seguente l’esercito russo entrava nelle due repubbliche per una missione di peacekeeping che, da un lato, affermava la sovranità russa sui due territori e, dall’altro, preparava l’invasione del resto dell’Ucraina.

Dopo anni di ipocrisie e falsità, è finalmente caduto il velo dal Donbass. Ripercorrere la storia recente di questa regione significa addentrarsi nei meandri di un conflitto definito “a bassa intensità” ma che, dal 2014, non ha smesso di seminare morte associando alla destabilizzazione politica e al controllo militare, pratiche criminali comuni, traffici, regolamenti di conti e violenza. Quello che, secondo le autorità di Mosca, sarebbe il teatro di un genocidio condotto ai danni della popolazione russofona, altro non è che un buco nero mafioso.

Il furto dello stato
Dossier

Vai a tutti i nostri approfondimenti sull'aggressione del regime di Putin all'Ucraina nel dossier "Ucraina: la guerra in Europa"

All’indomani della dissoluzione sovietica molti vecchi esponenti della nomenklatura hanno saputo riciclarsi e trasformarsi in magnati e imprenditori grazie alla spoliazione dei beni pubblici in un processo di privatizzazione selvaggia che il politologo Steven L. Solnick ha chiamato "il furto dello stato". Un fenomeno che ha avuto luogo in molte regioni dell’ex Urss ma che in Donbass ha visto l’emergere di clan oligarchici capaci di prendere il controllo politico e sociale della regione, limitando gravemente la formazione di una società civile. Una regione industriale così ricca di risorse si è rivelata comprensibilmente attraente per le nuove generazioni di dirigenti mafiosi che cercavano di consolidare le proprie posizioni sociali ed economiche assumendo un controllo formale sul mondo della politica e del diritto.

Anni prima che Viktor Yanukovich diventasse presidente dell'Ucraina, lui e la sua famiglia stavano già esercitando il controllo sulla regione di Donetsk. Molti degli attori politici ed economici più influenti dell’Ucraina indipendente provengono da questa regione: gli ex presidenti Kuchma e Yanukovich ma anche Rinat Akhmetov, Oleksandr Yefremov, Borys Kolesnikov, nomi più o meno noti che hanno segnato le sorti della regione e del paese. Grazie a loro il Donbass è divenuto il tempio della corruzione, un luogo in cui soprusi e vessazioni erano il pane quotidiano, e la lotta tra gruppi armati al soldo di opposti magnati insanguinava le strade. La speranza di vita era, poco prima della guerra, due anni inferiore al resto del paese mentre la regione registrava i più alti tassi europei nel consumo di oppiacei e nella diffusione dell’HIV . E tutto questo malgrado la regione valesse un quarto di tutto l’export ucraino. Una ricchezza che però non andava nelle tasche della popolazione.

Regioni filorusse?

È in questo contesto che si svilupparono gli eventi che hanno portato alla nascita delle repubbliche separatiste. Nel momento in cui il presidente Yanukovich fuggì dal paese, cominciarono ad emergere conflitti all’interno del mondo oligarchico che lo sosteneva. Tra la popolazione si diffusero sentimenti contrastanti tra coloro che lo ritenevano un traditore e quelli che sentivano invece di aver perso un punto di riferimento a Kiev . Lo possiamo capire da un sondaggio dell’IRI condotto proprio in quei mesi che testimonia il malessere dei residenti negli oblast di Donetsk e Lugansk: in quelle regioni solo il 40% degli intervistati riteneva l’occupazione della Crimea “una minaccia per la sicurezza nazionale” contro al 90% dei residenti nelle regioni centro-occidentali.

Allo stesso modo, ben il 30% esprimeva la necessità di una “protezione per i cittadini russofoni”. Tuttavia il favore verso l’integrazione con la Russia non era elevato: 33% a Donetsk, 24% a Lugansk e Odessa, 15% a Kharkiv, mostrando come anche nelle regioni orientali del paese sussistessero grandi differenze e non fosse affatto vero, come si è poi affermato e si continua a ripetere da più parti, che nell’est dell’Ucraina la popolazione fosse largamente favorevole all’integrazione con la Russia. Anzi, uno studio del 2018 ha rilevato come la guerra non abbia modificato nella popolazione del Donbass la propria identità ucraina che, quindi, è qualcosa di più di una semplice appartenenza linguistica.

Una guerra civile?

Mentre a Kiev si andava consolidando il fronte rivoluzionario, nell’est del paese cominciarono i disordini. A marzo 2014 si registrarono scontri a Kharkov, Donetsk e Lugansk, con l’occupazione dei municipi e delle istituzioni locali. Secondo gli osservatori OSCE le forze di polizia non intervennero o si mostrarono solidali con i manifestanti filorussi. In aprile vennero occupate le amministrazioni di Kramatorsk, Sloviansk e Mariupol, questa volta con il supporto di uomini armati. Si trattava perlopiù di paramilitari che arrivavano dalla Russia . La provenienza russa dei miliziani e di larga parte dei dimostranti che occuparono le varie municipalità è la prova che non si è mai trattato, fin dall’inizio, di una guerra civile ma di uno “scenario crimeano” fatto di agitatori e truppe irregolari inviate da Mosca per destabilizzare e infine occupare le regioni orientali dell’Ucraina.

Si arrivò così alla proclamazione di indipendenza delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, rispettivamente il 7 e il 27 aprile 2014. Nel mese di maggio un referendum confermativo venne tenuto nelle due repubbliche registrando il 90% dei consensi. Un dato che contrasta fortemente con quello raccolto appena un mese prima dal sondaggio dell’IRI e che appare del tutto inverosimile. Intanto i combattimenti si intensificarono con l’arrivo di mezzi blindati, artiglieria pesante, lanciarazzi e sistemi antimissile di provenienza russa. Nel mese di luglio il volo MH17 della Malaysian Airlines venne abbattuto uccidendo 298 persone. Un’indagine internazionale concluse che l’aereo era stato colpito da un missile terra-aria partito dalla base della 53esima brigata antiaerea di Kursk, in Russia. A quel punto il velo sulla crisi ucraina era già stato squarciato, ma per molto tempo non si è voluto vedere in faccia il responsabile.

Fine prima parte

Seconda parte

Gli sforzi della diplomazia condussero, in settembre, al Protocollo di Minsk, conosciuto come “Minsk I”: venne stabilita la linea di contatto tra l’Ucraina e le due repubbliche separatiste; si stabilì l’immunità per “tutti i partecipanti agli eventi nelle regioni di Donetsk e Lugansk” senza distinzione tra crimini comuni e crimini di guerra; vennero stabilite elezioni locali in presenza di osservatori OSCE (che si tennero infine il 2 novembre senza rispettare nessuna delle condizioni di t
rasparenza previste). Iniziava così una nuova fase di negoziati che, nel febbraio 2015, approdò agli Accordi di Minsk (noti come “Minsk II”).

L’economia dei separatisti

Dopo la stipula degli accordi di Minsk (febbraio 2015) si è avviata una fase di relativa stabilità anche se tra il 2017 e il 2020 si sono registrate più di 900 vittime civili. La situazione economica nelle due repubbliche separatiste era tuttavia resa difficile proprio dagli Accordi di Minsk che impedivano relazioni economiche con Mosca. L’assenza di collegamenti bancari con la Russia impediva alle fabbriche e alle aziende delle “repubbliche popolari” di avere la liquidità necessaria per mantenere la produzione. In questa situazione, l’Ossezia del Sud è diventata l'estrema risorsa: dopo aver stabilito rapporti ufficiali con Mosca, Donetsk e Lugansk, la piccola repubblica separatista georgiana è diventata l’intermediario attraverso cui la Russia versava fondi e pagamenti al Donbass. Tra il 2014 e il 2018, gli investimenti diretti esteri sono stati inferiori all'uno per cento del PIL del Donbass. Le aziende esitano a investire risorse in un'area in cui si verificano quotidianamente scambi di artiglieria. Per questo motivo, l'economia fatica a svilupparsi ed è stata particolarmente colpita dalla pandemia di Covid-19 diffondendo ulteriore malcontento tra la popolazione.

L'economia è stata monopolizzata da imprese di proprietà dei separatisti. I leader locali che si sono succeduti nel tempo hanno avviato una vera e propria economia di rapina, nazionalizzando e controllando le industrie locali. Gli stipendi sono crollati ai minimi storici. Chi ha potuto lasciare le due regioni, l’ha già fatto. Sono quasi due milioni coloro che sono emigrati nel territorio sotto controllo ucraino. Di fronte al crollo dell’economia locale, alla distruzione delle infrastrutture civili e industriali, i leader separatisti hanno agito come veri e propri boss mafiosi , imponendo la propria legge con la violenza. Tra i più noti vale la pena citare Aleksandr Borodai, primo capo della repubblica di Donetsk, che oggi siede alla Duma russa, e Aleksandr Zacharčenko, capace di costruirsi un piccolo impero estorcendo denaro a ristoranti e supermarket, prima di essere ucciso nel 2018 da un’autobomba piazzata da qualche rivale interno.

Le due repubbliche separatiste sono arrivate a costare miliardi di dollari alla Russia, costretta a versare soldi nelle casse dei separatisti, i quali non hanno esitato a farne un uso personale. Il regime semi-coloniale russo nel Donbass sarebbe stato insostenibile sul lungo periodo. Forse anche per questo Mosca ha deciso per il riconoscimento delle due repubbliche, uscendo dagli accordi di Minsk e prendendo il controllo diretto della regione. Ai piccoli boss locali si sostituisce così l’unico vero signore della guerra, Vladimir Putin.
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Re: Difendiamo il Mondo Libero, difendiamo l'Ucraina!

Messaggioda Berto » mer mar 02, 2022 9:51 pm

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Re: Difendiamo il Mondo Libero, difendiamo l'Ucraina!

Messaggioda Berto » mer mar 02, 2022 9:52 pm

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Re: Difendiamo il Mondo Libero, difendiamo l'Ucraina!

Messaggioda Berto » mer mar 02, 2022 9:53 pm

23)
Mettiamo fuori di casa la bandiera dell'Ucraina e facciamo qualche regalo alle badanti ucraine per le loro famiglie in Ucraina, boicottiamo i prodotti e le merci russe.



Ecco la differenza tra un falso e cattivo cristiano come Putin e un vero e buon ebreo come Zelensky:

Agli oligarchi e parlamentari che sono scappati da Kiev con le loro auto di lusso e le loro borse, salendo poi su jet privati verso Zurigo e Monaco, Zelensky ha mandato un messaggio:
La tua forza non è nei tuoi soldi e nei tuoi aerei, ma nel ruolo civile che interpreti. Torna dalla tua gente e nel tuo Paese grazie ai quali hai fabbriche e fortuna. Oggi si supera il test per dirsi cittadini Ucraini, passalo con dignità.
Sono parole di un uomo integerrimo che braccato dai Russi ha preferito stare con la sua gente e difendere il suo Paese.
Zelensky ha scelto di far trovare la sua faccia e non le sue spalle.
Zelensky è ebreo e sta affrontando un dittatore perché è coraggioso e perché un ebreo sa, cosa succede, se non lo fa.

https://www.facebook.com/permalink.php? ... 4786604731


Le sanzioni di Trump contro la Russia di Putin, quando era presidente


Trump vara le sanzioni alla Russia Blocco a quattro contro il Cremlino
Giuseppe Sarcina
15 marzo 2018

https://www.corriere.it/esteri/18_marzo ... 628a.shtml
È il primo colpo di Donald Trump contro Vladimir Putin. Il documento firmato dal ministro del Tesoro Steven Mnuchin accusa i vertici dei servizi segreti militari russi ed Eugeny Prigozhin, uno degli oligarchi più vicini al leader del Cremlino, di «aver inquinato la campagna elettorale del 2016» e «di aver condotto attacchi informatici devastanti contro infrastrutture strategiche degli Stati Uniti». Pertanto verranno sanzionati «cinque entità» e 19 cittadini russi: non potranno entrare negli Usa, recuperare eventuali proprietà o il denaro depositato nelle banche americane.

Ma in questo momento l’intreccio è veramente difficile da decifrare. Nello stesso giorno delle sanzioni, ecco che il super procuratore Robert Mueller impone alla Trump Organization di consegnare «tutti i documenti» in qualche modo collegati ai russi. Adesso, però, la crisi è internazionale: tutto l’Occidente contro Putin. Trump firma insieme con il francese Emmanuel Macron, la tedesca Angela Merkel e la britannica Theresa May una dichiarazione che accusa Mosca di aver avvelenato con gas nervino l’ex spia russa Sergej Skripal e la figlia Yulia a Salisbury, lo scorso 4 marzo. I due sono ancora ricoverati in ospedale, in «condizioni critiche». Nel testo dei quattro leader si legge: «La mancata risposta della Russia alle legittime richieste del Regno Unito, ne sottolinea la responsabilità». Ieri si è fatto vivo anche il governo italiano. Il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, ha detto: «Ho espresso profonda solidarietà al collega britannico, Boris Johnson. È un fatto gravissimo e scioccante cui occorre rispondere con azioni coordinate e coerenti, ma bisogna accertare in modo incontrovertibile le responsabilità». Oggi il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni sentirà Theresa May. Ieri la premier britannica ha visitato la cittadina di Salisbury, dove ha insistito sulla necessità di «tenere unito il fronte degli alleati». È in allarme il segretario della Nato, Jens Stoltenberg: «Manterremo un approccio fermo, difensivo e proporzionato». Salgono i toni anche nel Consiglio di sicurezza dell’Onu. Durissima l’ambasciatrice americana Nikki Haley: «Se non prendiamo misure concrete, le armi chimiche potrebbero essere usate qui a New York o in altre città».

La reazione dei russi, per il momento, è solo verbale. Il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, ha definito le accuse britanniche «al limite dell’isteria» e ha annunciato l’arrivo di misure contro il Regno Unito: «Lo faremo presto, lo assicuro». Il Cremlino nega ogni coinvolgimento nel caso Skipral e l’utilizzo di gas nervino. Ma le sanzioni di Trump amplificano le tensioni. Anche perché, secondo un rapporto del Dipartimento della Sicurezza nazionale, scrive il «New York Times», gli hacker al servizio del governo russo si sarebbero già infiltrati nelle reti elettriche e idriche sia negli Stati Uniti che in Europa. In caso di conflitto, potrebbero sabotarle.

È interessante notare come Mnuchin abbia seguito le tracce proprio del super procuratore Mueller, che lo scorso 16 febbraio, accusò tre società e 13 cittadini russi «di aver interferito» nelle elezioni presidenziali. Tra i nomi pescati da Mueller e ora presenti nella lista di Mnuchin spicca quello dell’oligarca Eugeny Prigozhin, noto come «il cuoco di Putin». Prigozhin versava 1,2 milioni di dollari al mese all’Internet Research Agency Organization, la «fabbrica dei provocatori» via Internet negli Usa.

A sorpresa l’amministrazione Trump riprende il provvedimento di Barack Obama del dicembre 2016, puntando contro i vertici dei servizi segreti di Mosca, l’Fsb (Federal security service) e il Gru (la direzione generale dell’Intelligence militare). Sono sei i dirigenti che avrebbero gestito una serie di cyber incursioni contro gli Stati Uniti. Quattro di loro erano già indicati nelle schede di Obama: Igor Korobov, il capo del Gru dal gennaio 2018; i vice, in periodi differenti tra il 2016 e 2018, Igor Kostyukov, Sergey Gizunov e Vladimir Alexeyev.



Caso Skripal, Trump impone nuove sanzioni alla Russia
La Casa Bianca ha imposto un secondo round di sanzioni alla Russia per l’utilizzo di un agente nervino nel tentato omicidio di Serghej Skripal, l’ex spia avvelenata insieme alla figlia a Salisbury (Regno Unito). L’ordine esecutivo firmato da Donald Trump proibisce alle banche statunitensi di acquistare debito sovrano russo
3 agosto 2019

https://www.ilsole24ore.com/art/caso-sk ... ia-ACSZg6c

La Casa Bianca ha imposto un secondo round di sanzioni alla Russia per l’utilizzo di un agente nervino nel tentato omicidio di Serghej Skripal, l’ex spia avvelenata l’anno scorso insieme alla figlia a Salisbury (Regno Unito). L’ordine esecutivo firmato da Donald Trump proibisce alle banche statunitensi di acquistare debito sovrano russo, nel tentativo di impedire a Mosca di finanziarsi all’estero. Washington si opporrà all'estensione di qualsiasi prestito o assistenza finanziaria e/o tecnica alla Russia da parte di istituzioni come la Banca Mondiale e il Fondo monetario internazionale, oltre a fissare restrizioni sull’export dei principali beni e tecnologie controllate dal Dipartimento del commercio Usa.

Le sanzioni scatteranno dal 19 agosto e rimarranno applicabili per «almeno» 12 mesi. La notizia ha provocato un calo brusco del rublo sul dollaro, lasciando trasparire i timori dei mercati per un’ulteriore escalation di tensioni fra Washington e Mosca.

Chiusa l’era degli accordi sul disarmo
La nuova tranche di sanzioni fa da suggello a una giornata già turbolenta per i rapporti fra Stati Uniti e Russia. Proprio il 2 agosto gli Stati Uniti hanno formalizzato il ritiro del trattato Inf, il testo che ha garantito dal 1987 la messa al bando dei missili nucleari. Il suo stralcio elimina, di fatto, l’unico accordo vincolante rimasto in piedi fra Washington e Mosca per preservare l’equilibrio fra i due maggiori arsenali nucleari al mondo. Il ritiro degli Usa era stato annunciato lo scorso ottobre, concedendo alla Russia sei mesi di tempo per trattare prima che il passo indietro venisse formalizzata. Il termine è scaduto ieri.


Le sanzioni odierne dell'Europa e degli Usa contro la Russia di Putin che ha invaso l'Ucraina


Ecco che cosa sono le sanzioni e quali le prime misure della comunità internazionale contro Mosca
Natasha Caragnano
22 febbraio 2022

https://www.repubblica.it/esteri/2022/0 ... 338808697/

Dopo l'annuncio del presidente russo, Vladimir Putin, di riconoscere l'indipendenza delle autoproclamate repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk e inviare truppe nella regione del Donbass per "garantire la pace", la reazione della comunità internazionale non si è fatta attendere. Gli Stati Uniti, l'Unione europea, il Regno Unito e altri Paesi alleati hanno già annunciato le prime sanzioni nei confronti della Russia. Misure che, secondo Mosca, l'Occidente mette in campo da tanto tempo: "Non ha inventato nulla di nuovo", ha detto il ministero degli Esteri Lavrov ostentando la propria indifferenza rispetto alla decisione della comunità internazionale.

Le sanzioni sono azioni intraprese da Stati; istituti sovranazionali, come l'Unione Europea; organizzazioni internazionali, come la Nazioni Unite, nei confronti di un Paese per impedirgli di agire in modo aggressivo o per punire una violazione del diritto internazionale. L'obiettivo è quello di determinare un cambiamento nella politica o nell'attività del Paese di destinazione, evitando lo scoppio del conflitto. Spesso progettate per danneggiare l'economia, prevedono in realtà una varietà di forme: divieti di viaggio, embargo sulle armi, restrizione del movimento dei capitali, riduzione degli aiuti dall'estero e restrizioni commerciali.


Le sanzioni degli Stati Uniti

La prima risposta all'annuncio del presidente russo, Vladimir Putin, è arrivata dagli Stati Uniti. Il presidente Joe Biden ha vietato l'esportazione, la vendita, la fornitura di beni, servizi e tecnologie dagli Stati Uniti alle due repubbliche separatiste nell'Ucraina orientale. Ma il divieto per gli americani di fare affari nelle aree controllate dai ribelli filorussi di Donetsk e Lugansk è solo l'inizio di una serie di misure che gli Usa, insieme agli alleati, hanno previsto e di cui hanno parlato nei giorni scorsi. La Casa Bianca, per la prima volta, ha definito l'ingresso delle truppe russe nell'est dell'Ucraina una "invasione", sorpassando una linea rossa che porterà il presidente americano ad annunciare sanzioni più dure contro Mosca.


Le misure dell'Unione europea

Il pacchetto di sanzioni messe a punto dall'Unione europea colpirà le banche che stanno finanziando le operazioni militari nel Donbass e i canali di finanziamento con cui la Russia accede ai capitali e ai mercati finanziari europei. Saranno incluse anche misure individuali contro personalità ritenute responsabili della destabilizzazione dell'area e per non riconoscere i passaporti russi emessi dalle autorità separatiste. "Questo solido pacchetto di sanzioni contiene un numero di misure calibrate. È una chiara risposta a questa violazione della legge internazionale da parte del Cremlino. Renderemo il più difficile possibile per il Cremlino continuare le sue azioni aggressive", ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Fra le misure adottate singolarmente dagli Stati membri, invece, la Germania ha sospeso il processo di certificazione del gasdotto NordStream 2 (condizione indispensabile perché possa iniziare a funzionare), come annunciato oggi dal cancelliere Olaf Scholz. La struttura, il cui progetto è stato a lungo contestato dall'Ucraina e dagli Stati Uniti per la potenziale influenza che potrebbe dare a Mosca sullo scenario energetico europeo, è in grado di trasportare 55 miliardi di metri cubi di gas all'anno una volta in funzione.


La risposta del Regno Unito

Il primo ministro britannico, Boris Johnson, ha annunciato sanzioni su cinque banche e tre oligarchi russi vicini al presidente Putin. A Gennadj Timchenko, Boris Rotenberg e Igor Rotenberg, non sarà permesso entrare nel Regno Unito, ai cittadini o alle organizzazioni britanniche sarà vietato trattare con loro e gli sarà congelato qualsiasi bene a essi riconducibile. Mentre gli istituti bancari oggetto del provvedimento sono invece Rossiya, Is Bank, General Bank, Promsvyazbank e Black Sea Bank. Si tratta solo "della prima tranche di una serie di mosse che siamo pronti a intraprendere", ha detto Johnson.


Il precedente: le sanzioni per l'annessione della Crimea

Dal 2014 la comunità internazionale ha imposto gradualmente misure restrittive nei confronti della Russia in risposta all'annessione illegale della Crimea, penisola nel sud dell'Ucraina, che diede inizio a una situazione di instabilità e guerra civile nel Paese. Le sanzioni imposte dall'Unione europea e dagli Stati Uniti, ancora in vigore, prevedono il divieto di viaggio e congelamento dei beni per individui coinvolti nella crisi, restrizioni alle relazioni economiche con la Crimea e Sebastoboli e alla cooperazione economica.


Tutte le sanzioni contro la Russia: l’Ue congela i beni di Putin e Lavrov
Il pacchetto Usa: sanzioni anche su Fondo russo di investimenti diretti
25 febbraio 2022

https://www.ilsole24ore.com/art/le-sanz ... a-AE6ncCGB

Le sanzioni Usa contro Vladimir Putin e il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov vanno oltre quelle europee e prevedono il bando di ingresso negli Usa: lo ha detto la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki. Gli Stati Uniti impongono sanzioni anche sul Fondo di investimenti diretti russo, “entità finanziaria controllata da Mosca che funziona come un fondo sovrano e che ha come obiettivo quello di attirare capitali nei settori ad alta crescita dell’economia della Russia”.

Nel discorso alla nazione di giovedì 24 febbraio, il presidente americano Joe Biden aveva illustrato la risposta americana all’invasione russa dell’Ucraina. Sanzioni ad altre quattro banche statali russe (per un valore di mille miliardi di dollari), tra cui il colosso Vtb, e dimezzamento dell’export di materiale tecnologico alla Russia. Tra le nuove sanzioni Usa contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina ci sono anche restrizioni ai prestiti sul mercato americano per tredici imprese ed entità russe, tra cui banche, società energetiche e dei trasporti: Sberbank, AlfaBank, Credit Bank of Moscow, Otkritie, Novikom e Sovcom, Gazprombank, Russian Agricultural Bank, Gazprom, Gazprom Neft, Transneft, Rostelecom, RusHydro, Alrosa, Sovcomflot, Russian Railway.

Colpiti i potenti vicini a Putin

Colpiti anche alcuni esponenti di primo piano della potente cerchia di Putin e i loro famigliari. Tra loro il potente capo di Rosneft Igor Sechin, e suo figlio Ivan (dirigente della stessa azienda), l’ex ministro della difesa Serghiei Ivanov, inviato del Cremlino per i trasporti e l’ambiente, suo figlio Serghiei (presidente e ceo di Alrosa), il segretario del consiglio di sicurezza nazionale Nikolai Patrushev, insieme a suo figlio Andrei (dirigente di Gazprom Neft), Andrei Puchkov e Yuri Soloviev (dirigenti della Vtb bank), Alexander Aleksandrovich Vedyakhin, first deputy chairman di Sberbank. Nel mirino Usa anche 24 tra persone e organizzazioni bielorusse per il sostegno dato all’invasione russa. Il presidente americano non sfodera però le armi più temute, pur lasciandole ancora “sul tavolo”: le sanzioni personali contro lo stesso Putin e l’esclusione di Mosca dal circuito Swift delle transazioni internazionali.

Gli Usa avevano già varato una serie di provvedimenti graduali, dal bando delle attività economiche nel Donbass alle sanzioni contro due banche, il debito sovrano e alcuni esponenti dell’elite russa, prima di mettere nel mirino anche il gasdotto Nord Stream 2, colpendo uno dei progetti chiave del Cremlino per rafforzare la presa energetica sull’Europa.

Swift può attendere

Per quanto riguarda Swift, Biden ha detto nel suo discorso alla nazione che «è sempre un’opzione ma adesso il resto d’Europa non è intenzionato a prendere questa decisione». La Gran Bretagna ha congelato gli asset di tutte le maggiori banche russe, inclusa la seconda più grande banca VTB. Tutte le maggiori compagnie russe non potranno raccogliere finanziamenti sui mercati del Regno Unito e stessa interdizione per lo stato russo che non potrà operare sui mercati britannici.


Sanzioni sportive contro la Russia di Putin

LA GUERRA – Tutte le sanzioni sportive inferte dal CIO alla Russia di Putin
Giuseppe Sacco
Cancellati anche il tennis a Mosca e le gare della Fis
il Feb 26, 2022

https://www.ilnapolionline.com/2022/02/ ... -di-putin/

Il CIO sollecita tutte le federazioni internazionali a spostare altrove o cancellare tutti gli eventi internazionali assegnati alla Russia e alla Bielorussia. Ufficialmente per violazione della tregua olimpica, che scade dopo le Paralimpiadi. Invita le federazioni anche a bandire le bandiere e gli inni di Russia e Bielorussia da tutti gli eventi. Il presidente del Coni Malagò sposa il boicottaggio a eventi sportivi in Russia . La Federcanoa invita atleti ucraini: « Pronti a ospitarli ».

Basket
Le squadre russe di Eurolega d’ora in poi giocheranno le partite casalinghe in campo neutro .

Calcio
Sospeso il campionato ucraino.
Spostata la finale di Champions League da San Pietroburgo a Parigi (29 maggio).
Spareggi play off per i mondiali Qatar 2022 in campo neutro (a fine marzo). Ultima decisione spetta alla Fifa.

Fis
Cancellate tutte le gare delle Coppe del Mondo di tutti gli sport invernali in Russia.

Formula Uno
Cancellato GP di Russia di F.1 (25 settembre).

Tennis
Annullato il torneo challenger a Mosca (28 febbraio).

Tiro a volo
Non si svolgeranno più a Mosca gli Europei (dal 15 al 30 agosto).

Volley
Spostati i Mondiali di volley maschile, che erano stati assegnati per la prima volta alla Russia (26 agosto-11 settembre).





Altre possibili sanzioni e boicottaggi.

La Russia ha un punto debole. Ma colpirla lì è un rischio
Andrea Muratore
1 marzo 2022

https://www.ilgiornale.it/news/economia ... 14239.html

Nel quadro delle sanzioni occidentali alla Russia il campo del petrolio è finora passato sotto traccia nel discorso, dato che la partita ha essenzialmente riguardato l'ipotesi di diversificare le forniture energetiche in materia di gas naturale. Ma l'oro nero ha un peso ancora maggiore rispetto a quello blu nel quadro dell'economia di Mosca. Estratto in larga misura in giacimenti posti a ridosso del Circolo Polare Artico o nel Mar Caspio il petrolio russo è un asset strategico fondamentale: "l'export di greggio pesa il doppio di quello di gas in base ai dati forniti dalla banca centrale russa sulla bilancia dei pagamenti del 2021 e circa il 60 per cento delle vendite all'estero riguardano l'Unione europea", fa notare in un'analisi Il Foglio. I dati mostrano inoltre che il petrolio rappresenta la "metà delle esportazioni russe, mentre il gas naturale il 6 per cento. Quello che viaggia attraverso i gasdotti vale 54,2 miliardi di dollari, mentre il petrolio rappresenta 110,2 miliardi e i prodotti petroliferi 68,7, su poco meno di 490 miliardi di dollari di esportazioni totali".

Certo, tagliare questo rapporto di dipendenza sarebbe sanguinoso per ogni Paese in campo ma se, da un lato, l'Europa potrebbe cercare altrove le sue forniture (Nigeria, Kazakistan, Azerbaijan, Norvegia, Canada, ma anche Ecuador, Suriname, Angola possono essere Paesi indiziabili) per la Russia l'opzione di una svolta verso la Cina anche dell'export del petrolio sarebbe più complessa, dato che "trasferire il petrolio destinato all'Europa sarebbe più complicato perché mancano infrastrutture".

I numeri pesanti citati dal Foglio però aprono a una riflessione che ci portano a pensare al fatto che, ad oggi, il petrolio è uno dei campi in cui difficilmente Mosca può essere assalita dalle sanzioni occidentali. Questo per una triplice serie di fattori.

In primo luogo, l'Europa, come detto, è un primario ricevente delle forniture energetiche russe anche per quanto riguarda l'oro nero, ma la dipendenza energetica riguarda pure gli Stati Uniti. Gli Usa sono i primi produttori di petrolio al mondo (11,3 milioni di barili al giorno nel 2020) e la Russia è la seconda (10,1 milioni) davanti all'Arabia Saudita (9,3 milioni), ma hanno un consumo interno superiore del 437,5% (17,2 milioni contro 3,2), il che rende Mosca passabile di entrare nel paniere dei fornitori di Washington. E infatti dopo Canada e Messico la Russia era nel 2020 il terzo fornitore di improtazioni con 595mila barili di greggio al giorno, secondo i dati raccolti da Forbes.

In secondo luogo, la dipendenza è duplice nel quadro di un mercato interconnesso. Il gas naturale ha una strutturazione di mercato molto più complessa in cui i livelli di trasmissione degli shock di prezzo sono molto più concentrati nel quadro dei mercati di afflusso e in cui molto più forte è il peso dei cosiddetti "mercati spot", che viaggiano sull'onda delle transazioni istantanee. Il petrolio, invece, è un mercato globale normato da regole legate, in primo luogo, all'ampio forum dell'Opec e dei Paesi che con esso dialogano (Opec+) in cui la Russia ha un ruolo determinante. Dunque un attacco al settore del petrolio russo finirebbe per generare uno shock energetico ulteriormente peggiore di quello già in atto su scala internazionale.

In terzo luogo, l'Occidente rischia un durissimo circolo vizioso da questo scenario. Attaccare il settore energetico russo sul campo del petrolio significa in sostanza alimentare il volo del prezzo del petrolio, ai massimi dal 2014, e dunque dare alla Russia un'arma politica con cui muoversi per resistere economicamente alle sanzioni consolidando il suo bilancio.

In quest'ottica, non è un caso che sotto il profilo geopolitico le sanzioni sul gas abbiano avuto una precedenza politica (e anche narrativa) rispetto a quelle sul petrolio. Lo storico dell'economia Adam Tooze ha detto chiaramente che l'amministrazione di Joe Biden ha disegnato un "pacchetto di sanzioni" che "appare sviluppato appositamente per permettere ai pagamenti per le forniture energetiche" di continuare. Time cita che il pacchetto, anche in caso di esclusione russa da Swift, consentirà all'eccezione nel contesto del petrolio di continuare. E Bloomberg segnala che Washington intende "fare il massimo danno possibile" all'economia russa evitando "contraccolpi all'economia americana", esportatrice di gas ma ancora assetata di petrolio.

Il petrolio appare, ancora più del gas, l'arma definitiva con cui l'economia russa, visti i volumi in campo, potrebbe essere mandata a terra, obiettivo che Bruno Le Maire ha esplicitamente indicato oggi. Ma un attacco al greggio made in Russia rappresenterebbe un'opzione nucleare che metterebbe a terra l'economia mondiale, ancora oggi ancorata all'effetto del petrolio su inflazione, crescita, catene del valore e rapporti internazionali. E oggi non è detto che l'Occidente sia pronto a spignersi così avanti per Kiev.



Ucraina, banche russe fuori da Swift: accordo nell'Ue. Ecco la lista dei sette istituti fuori dal sistema di pagamento
1 marzo 2022

https://www.ilmessaggero.it/mondo/ucrai ... 35942.html

Altre sanzioni per la Russia. È arrivala la lista nera delle banche russe, quelle cioè che saranno escluse dal circuito Swift. Cosa vuol dire? Che i pagamenti internazionali di questi banche verranno bloccati. Dopo un lungo negoziato Bruxelles è riuscita a compilare la lista di queste sette banche. C'è stata infatti una lunga maratona diplomatica, ci sono stati i ripensamenti della Polonia, ma poi è arrivata l'intesa finale.

È forse la sanzione che potrebbe far più male a Mosca e non a caso il negoziato tra i Paesi membri è stato durissimo. Alla fine è passata la proposta della Commissione: le banche cancellate dal sistema di pagamenti internazionali sono sette. C'è il colosso Vtb Bank ma non la banca del gas, Gazprombank, lasciata almeno per ora fuori dalle misure restrittive.

L'Italia, e non solo, potrà quindi continuare a pagare il metano russo con gli strumenti usati in tempi di pace. In mattinata, sul tavolo del Coreper, è arrivata finalmente la proposta della Commissione. Tra gli ambasciatori europei la discussione è stata lunga e, nel pomeriggio, ad un certo punto l'unanimità sembrava addirittura essere saltata. La Polonia, infatti, chiedeva di più. Poi la resistenza di Varsavia ha capitolato ed è arrivato il via libera che renderà la misura effettiva già nelle prossime ore.

La lista dei sette istituti di credito colpiti

Gli istituti colpiti sono, oltre a Vtb Bank, la Bank Rossiya, Bank Otkritie, Novikombank, Promsvyazbank, Sovcombank e Veb.rf. Manca anche il maggior gruppo bancario russo, Sberbank. E i motivi non sono legati solo al gas. Come spiega una fonte europea l'Unione ha bisogno di lasciarsi uno spazio di manovra per poter continuare a infliggere sanzioni via via più dannose. Gazprombank e Sberbank, insomma, potrebbero essere salve solo per una manciata di giorni.

Anche perché per il G7 e l'Ue la strada della deterrenza resta quella delle sanzioni civili. «L'Occidente è pronto a intensificarle finché sarà necessario», ha avvertito il primo ministro britannico Boris Johnson. Lo schema del nuovo pacchetto potrebbe comprendere anche lo stop all'uso dello spazio marittimo da parte dei russi.

«L'annuncio delle sanzioni occidentali ha già un impatto massiccio, dopo quanto sta accadendo non può esserci alcun business as usual», ha spiegato il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner nella riunione dei responsabili dell'Economia dei Paesi del G7. «Sarà operativa inoltre nelle prossime ore la messa al bando di Russia Today e Sputnik da tutti i media Ue: televisione, satellite, streaming, app, Iptv e Isp», ha annunciato il commissario al Mercato interno Thierry Breton.

Anche Taiwan nel frattempo ha deciso di varare sanzioni contro Mosca, mentre la Turchia si è smarcata: nessuna misura restrittiva, con l'obiettivo di tenere aperto il dialogo, ha spiegato Ankara. Bruxelles prova insomma a stringere Mosca nella morsa economica fornendo, parallelamente, armi all'Ucraina. L'hub dove i Paesi membri stanno consegnando materiale militare anche letale all'esercito ucraino è in Polonia. Ma allo stesso tempo crescono, in Ue, i timori sugli effetti della guerra e delle sanzioni stesse.

«Dobbiamo sospendere il patto di stabilità, scorporare le spese militari e umanitarie dal debito e creare un fondo che aiuti famiglie e imprese dei Paesi più danneggiati», ha raccomandato il vicepresidente del Ppe Antonio Tajani. Un Recovery di guerra, insomma, al quale l'Italia - visti i rapporti commerciali con Mosca e Kiev - potrebbe ambire. Un Ecofin informale, previsto nel pomeriggio, analizzerà la situazione. Il Patto di stabilità, ha spiegato una fonte europea, è escluso che sia ulteriormente sospeso.

Il binario su cui muoversi sono le linee guida per le leggi di bilancio del 2023 che presenterà il commissario Paolo Gentiloni. Linee guida di certo più flessibili nel ritmo di riduzione del debito e che terranno conto dell'altissima incertezza legata a questi mesi in cui, dopo l'ondata Omicron, l'Europa si è ritrovata in guerra. Con un peso sulla crescita del 2022 che, nelle stime peggiori, arriva allo 0,7%.



800 MILIARDI E IL NADA
Niram Ferretti
28 febbraio 2022

https://www.facebook.com/permalink.php? ... 4575318063

I depredatori dello Stato russo che in questi ultimi vent'anni hanno ammassato all'estero cifre incalcolabili. I difensori dei "valori cristiani" della "famiglia", della "patria" contro la decadenza occidentale, contro il suo simbolo più perverso, Conchita Wurst.
Si sta discutendo anche su come colpire le ricchezze imboscate nei paradisi fiscali. Il Tesoro americano ha accolto con grande soddisfazione il passo storico della Svizzera che ha deciso di unirsi alle sanzioni. Secondo Il National Economic Bureau, prestigioso istituto di Cambridge (Usa), Putin e un folto gruppo di oligarchi e di militari avrebbero occultato circa 800 miliardi di dollari tra Svizzera, Regno Unito, Cipro e altre zone franche nel mondo. È una cifra equivalente al patrimonio totale degli altri 144 milioni di russi.
800 miliardi di dollari. Si provi a sforzarsi di immaginarseli. Chiudiamo gli occhi...Qualche secondo...Più concentrazione...Niente, è impossibile.
È come cercare di immaginare il Nulla.



La Svizzera adotta le sanzioni contro la Russia
28 febbraio 2022

https://www.swissinfo.ch/ita/economia/l ... a/47388778

I consiglieri e le consigliere federali Ueli Maurer, Viola Amherd, il presidente della Confederazione Ignazio Cassis e Karin Keller Sutter (da sinistra a destra) durante la conferenza stampa nel quale annunciano la decisione di adottare le sanzioni varate dall'Unione europea contro la Russia. Keystone / Peter Schneider

La Confederazione svizzera ha compiuto un passo storico, adottando le sanzioni contro la Russia già decise dall'Unione europea. La decisione è stata presa nel corso di una riunione straordinaria del Governo. Le sanzioni colpiscono beni, società e persone vicine al presidente russo Vladimir Putin. Anche lo spazio aereo elvetico sarà chiuso ai voli russi.
Questo contenuto è stato pubblicato il 28 febbraio 2022 - 16:34

Alla luce dell'intervento militare russo in Ucraina, la Svizzera ha deciso di riprendere le sanzioni adottate dall'Unione europea (UE) il 23 e 25 febbraio. Lo ha annunciato lunedì 28 febbraio il Consiglio federale, al termine di una seduta straordinaria. Parallelamente il Governo ha riaffermato la sua solidarietà con l'Ucraina e il suo popolo e la volontà di aiutare chi è fuggito dal Paese, come ha precisato in un comunicatoLink esterno.

“Gli Stati che rispettano il diritto internazionale devono poter contare sulla Svizzera. Fare il gioco dell’aggressore non è compatibile con la nostra neutralità”, ha dichiarato il presidente della Confederazione, Ignazio Cassis, di fronte ai media.

L'aggressione della Russia all'Ucraina è un'aggressione alla sovranità, alla libertà, alla democrazia e alla popolazione civile di una Paese sovrano, ha affermato Cassis. Il presidente della Confederazione ha aggiunto che l'intervento miliare russo è inaccettabile non solo per il diritto internazionale, ma anche politicamente e moralmente. Cassis ha sottolineato che si tratta di un passo che il Governo non compie alla leggera.

La conferenza stampa del Consiglio federale del 28 febbraio:
Contenuto esterno

L'oligarchia russa al centro delle sanzioni

Le misure prevendono che i beni di una serie di persone e società che compaiono nelle liste dell'UE siano congelati con effetto immediato e che tali persone ed entità non possano aprire nuovi conti in Svizzera. Inoltre, vengono adottate sanzioni finanziarie contro il presidente russo Vladimir Putin, il primo ministro Mikhail Mishustin e il ministro degli esteri Sergey Lavrov.

L'ordinanza del Consiglio federale sarà rivista di nuovo questa settimana, non appena i dettagli delle misure europee saranno noti, ha detto il ministro delle finanze Ueli Maurer. Ma è indubbio che la Confederazione partecipi all'esclusione della Russia dal sistema finanziario Swift, ha garantito il consigliere federale. "La Svizzera sosterrà la decisione", ha sottolineato.

Inoltre oligarchi russi - o di origini russe ma con passaporto ucraino - vicini a Putin non sono più persone gradite in Svizzera, ha detto la consigliera federale Karin Keller-Sutter. Il Consiglio federale ha infatti deciso di vietare l'ingresso a diverse persone che hanno un legame con la Svizzera e fanno parte della cerchia più stretta di Vladimir Putin.

Ma tale misura colpisce la totalità del popolo russo: l'Esecutivo elvetico ha infatti deciso di sospendere parzialmente l'accordo del 2009 sulla facilitazione del rilascio del visto per i russi e le russe. Per consentire alla Svizzera di fornire i suoi buoni uffici portando avanti colloqui e negoziati per la risoluzione del conflitto, i titolari di un passaporto diplomatico potranno continuare a entrare nella Confederazione senza visto.


Chiuso lo spazio aereo elvetico ai velivoli russi

In linea con le decisioni prese dagli altri Paesi europei, anche lo spazio aereo sopra la Confederazione sarà chiuso a tutti i voli provenienti dalla Russia e a tutti i movimenti di aerei con identificativo russo, ad eccezione dei voli per scopi umanitari, medici o diplomatici, a partire dalle 15.00 di lunedì 28 febbraio.

Berna invierà nei prossimi giorni 25 tonnellate di aiuti umanitari, per un valore di 8 milioni di franchi per sostenere i profughi ucraini. Presto inoltre offrirà una protezione speciale ai rifugiati: una proposta in tal senso verrà presto discussa dal Governo.



Le Maire, ministro dell'Economia francese, a testa bassa contro la Russia: l'obiettivo delle sanzioni occidentali è il "crollo dell'economia" del Paese di Putin

"Faremo crollare l'economia russa". La mossa finale contro Putin
Andrea Muratore
1 Marzo 2022

https://www.ilgiornale.it/news/mondo/fa ... 1646144567

Il ministro dell'Economia francese Bruno Le Maire non usa mezzi termini sull'obiettivo finale della strategia occidentale contro la Russia in seguito al proseguimento dell'offensiva in Ucraina: "Provocheremo il crollo dell'economia russa dopo l'operazione militare contro l'Ucraina". Le Maire ha dichiarato l'intento esplicito all'emittente radiotelevisiva "France info" in un'intervista di questa mattina, sottolineando come a suo avviso la via delle sanzioni sia quella più adatta per contrastare la Russia.

La dichiarazione è di quelle che fanno rumore, specie se pronunciate dal ministro di un presidente, Emmanuel Macron, che più di tutti si è speso per evitare l'invasione russa dell'Ucraina e trovare una mediazione e ancora nelle giornate seguite all'attacco di Mosca ha mantenuto aperto il dialogo con Vladimir Putin. "L'equilibrio del potere economico e finanziario è totalmente a favore dell'Unione Europea che sta scoprendo il suo potere economico", ha sottolineato l'ex esponente gollista diventato uomo forte del governo di Macron. La Francia ha finora supportato tutte le mosse sanzionatorie proposte contro Mosca: dal depotenziamento degli accordi commerciali alla rimozione della Russia dalla piattaforma Swift, arrivando infine alla fornitura di armi e strumenti difensivi all'Ucraina.

Le Maire minimizza le conseguenze che la guerra potrebbe avere in patria, sottolineando che al massimo provocherà un aumento moderato dall'inflazione, ma al contempo si prepara a dichiarare guerra alla Russia sul fronte energetico, spostando il focus sulla possibilità che Total e Engie possano muoversi fuori dai confini della Federazione. In particolare, per la prima che è una partecipata pubblica la decisione è in capo al governo di Parigi e Le Maire assicura che delle decisioni "saranno prese nei prossimi giorni".

British Petroleum ha di fatto rinunciato a attivi in Russia per 25 miliardi di dollari annunciando di voler lasciare il Paese e la Total appare destinata a seguirla. Dopo il blocco degli asset in rubli presso la Banca d'Italia, la sospensione del Nord Stream 2, la velata minaccia di un congelamento delle proprietà russe all'estero, l'attacco alle fortune miliardarie degli oligarchi, l'esclusione russa dai contesti sportivi internazionali che ha azzerato miliardari investimenti in soft power e l'inizio di un clima di profonda volatilità sui mercati interni la mossa di Le Maire appare la conferma di una volontà punitiva sempre più profonda.

Con un'inflazione vicina alla doppia cifra, una graduale esclusione dai mercati internazionali e il muro contro muro dell'Occidente vede le mosse promosse da Usa e Regno Unito adottate da tutti gli alleati. Secondo il Wall Street Journal, che nei giorni d'inizio dell'attacco era stato critico sulle prime azioni economiche promosse dall'Occidente, adesso "le sanzioni stordiscono l'economia russa", stanno "azzoppando il suo sistema finanziario e annullando di fatto trent'anni di impegno post-Guerra Fredda". Vladimir Putin voleva promuovere un attacco di decapitazione della leadership ucraina, e ora in contropiede l'Occidente agisce colpendo al cuore del suo sistema con l'arma dell'economia. L'escalation che Le Maire esplicita segnala, dunque, un clima acutissimo di tensione nelle relazioni dopo l'azzardata mossa in Ucraina.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: Difendiamo il Mondo Libero, difendiamo l'Ucraina!

Messaggioda Berto » mer mar 02, 2022 9:54 pm

Spazi aerei chiusi agli aerei russi: anche l'Italia insieme alla Finlandia
Paolo Mauri
27 febbraio 2022

https://it.insideover.com/guerra/spazi- ... andia.html

Le misure di ritorsione dell’Europa per l’aggressione russa all’Ucraina si palesano non solo attraverso una serie di sanzioni economiche e commerciali, come l’esclusione di Mosca dal circuito di transazioni interbancarie Swift: diverse nazioni europee hanno deciso di chiudere il proprio spazio aereo ai velivoli russi, andando così a comporre una fascia dal Mare di Barents sino al Mar Nero che impedisce agli aerei di nazionalità russa di volare liberamente.

Il Regno Unito è stato tra i primi a prendere questa decisione seguita dai Paesi Baltici, dalla Polonia, dalla Repubblica Ceca, Romania, Bulgaria e Slovenia. Nelle ultime ore si è aggiunta anche la Finlandia mentre, è notizia di poco fa, anche l’Italia ha preso la stessa decisione.

Questo settore interdetto al volo si aggiunge a quello sull’Ucraina, Bielorussia e Moldavia chiuso per questioni belliche: Eurocontrol immediatamente con l’inizio del conflitto ha emesso un Notam per avvisare i piloti di stare lontani da quei cieli che molto facilmente potrebbero essere attraversati da cacciabombardieri e missili da crociera.

Tutta questa serie di spazi aerei chiusi ha creato quindi, come dicevamo, una “fascia” che avvolge i confini occidentali della Federazione, complicando quindi l’attività dei voli commerciali e passeggeri battenti bandiera russa. Già senza la decisione finlandese, un volo da Mosca a Kaliningrad, exclave di Mosca nel Baltico, avrebbero dovuto effettuare una circumnavigazione dei cieli di Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia. Con la decisione finlandese di stamane la situazione dell’oblast di Kaliningrad, che per la quantità di installazioni militari presenti si può quasi considerare un’enorme base militare russa sul Baltico, si complica.

Lo spazio aereo nazionale, infatti, si individua, sul mare, in corrispondenza del limite delle 12 miglia nautiche dalla costa di un Paese, e il Golfo di Finlandia, chiuso tra Helsinki e Tallinn, rappresenta una strozzatura che potrebbe essere addirittura totalmente chiusa ai voli per questo motivo. Non sappiamo con esattezza se ci sia la possibilità che, nel tratto più stretto del Golfo, si possa comunque avere un piccolo corridoio aereo libero, ma la probabilità che non ci sia è alta.

I voli russi che dovranno raggiungere Kaliningrad, pertanto, dovranno per forza di cose effettuare un lungo tragitto sul Mare di Norvegia, e attraversare gli spazi aerei svedesi o norvegesi, se non saranno anch'essi chiusi. Questa situazione, però, apre a un'altra possibile fonte di tensione: Kaliningrad va rifornita in qualche modo, e i russi potrebbero decidere di tentare di passare dal Golfo di Finlandia che, se fosse effettivamente totalmente chiuso, scatenerebbe la reazione estone o finlandese.

Si tratta di uno scenario molto preoccupante, dato il nervosismo che serpeggia tra tutti i Paesi coinvolti, e che vede la Finlandia nel mirino di Mosca che, recentemente, ha avvisato Helsinki (e contestualmente Stoccolma) che se dovesse decidere di entrare nella Nato andrà incontro a serie conseguenze, anche di tipo militare. I due Paesi scandinavi, come già ampiamente spiegato, non fanno nominalmente parte dell'Alleanza, con la Svezia che ha pubblicamente stabilito di non aderirvi, ma il caso svedese è singolare perché Stoccolma, di fatto, non è più un Paese neutrale ed è già legato, in qualche modo alla Nato. La Finlandia, a sua volta, è legata tramite meccanismi di condivisione del sistema di sicurezza militare, anche agli altri due Paesi della Scandinavia, cosa che ne fa un attore allineato e non più effettivamente neutrale.

Un caso particolare poi, se torniamo alla questione degli spazi aerei chiusi, è rappresentato dalla Transnistria, ufficialmente Repubblica Moldava di Pridniestrov o Pridnestrovie, che è uno Stato indipendente de facto, non riconosciuto dai Paesi membri dell'ONU, essendo considerato de iure parte della Moldavia. Stretta tra Moldavia e Ucraina, la Transnistria, se non viene raggiunta dalle truppe russe che avanzano anche nel settore del Mar Nero, si troverà altrettanto isolata, anche considerando il fatto che, fondamentalmente, è dipendente dagli aiuti russi.

La questione della chiusura degli spazi aerei non è affatto da sottovalutare per quanto riguarda il peggioramento della crisi internazionale, e diventa una tessera di un mosaico preoccupante che si aggiunge ad altri come l'indicazione, da parte di Mosca, che droni statunitensi abbiano fornito dati per un contrattacco di unità sottili ucraine durante le operazioni navali nel Mar Nero.



Abramovic, ma non solo: gli affari degli oligarchi danneggiati dalla guerra
Andrea Muratore
28 febbraio 2022

https://it.insideover.com/economia/i-da ... mlino.html

Colpire Vladimir Putin per mezzo del cerchio magico degli oligarchi e dell’economia clientelare russa. Questo obiettivo potrebbe essere una strategia occidentale per fermare Mosca guardando i problemi che in pochi giorni hanno subito i super-ricchi della Federazione Russa. Molti di questi sono compatti dietro il presidente che li ha favoriti nella guerra tra sistemi di potere economici che li ha favoriti nell’ultimo ventennio: tra questi Quotidiano.net cita “il banchiere Oleg Tinkov, Vagit Alekperov (siderurgia), Igor Sechin (petrolio), Igor Chemezov (meccanica)” e “Arkady Rotenberg, che dello zar è stato compagno di judo e si è arricchito con le linee elettriche”. Ma per quanto a lungo ciò potrà durare, in un Paese in cui il 70% del Pil ha origine statale ed è concentrato nelle mani di pochi privilegiati che con la loro fedeltà mantengono stabile il fronte interno?

La domanda si pone in un contesto in cui 40 miliardi di dollari al giorno sfumano dal patrimonio dei Paperoni di Russia. Secondo le stime di Forbes, solo nei primi tre giorni l’invasione dell’Ucraina è costata 128 miliardi di dollari agli uomini di affari russi più in vista. Un bagno di sangue economico che sta portando molti uomini a prendere le contromosse temendo che il prossimo passo da Ovest possa essere molto dura: la fine del legame tra la Russia e il sistema di pagamenti Swift può colpire gli affari oltre i confini del Paese, il tracollo del rublo danneggia il loro patrimonio, il rischio di un congelamento degli asset all’estero preoccupa le loro prospettive economiche.

Questo ha portato i Paesi occidentali, Usa, Regno Unito e Unione Europea, a aumentare la pressione sugli oligarchi di Mosca per convincere la Russia a desistere dalla pressione sull’Ucraina. I governi occidentali vedono gli oligarchi russi più ricchi come i veri abilitatori del regime di Putin. Le sanzioni che li colpiscono, secondo Quartz, devono causare “sofferenze all’elite russa” che ha stanziato buona parte della sua ricchezza in “real estate, squadre sportive, yacht, beni di lusso, investimenti finanziari in città come New York, Londra e Barcellona” o nascondendoli in paradisi fiscali.

Coloro che si sono arricchiti nell’assalto alla diligenza negli Anni Novanta, partecipando alla spoliazione del bottino dello Stato russo nell’era Eltsin, creando potentati come Norilsk, Nickel, Yukos, Lokoil, Sibneft, hanno poi avuto o la possibilità di scegliere di venire a patti col ralliement di potere imposto da Putin o di contrastarlo. Chi ha scelto la seconda strada ha in larga parte perso il braccio di ferro, come dimostrano i casi di Boris Berezovskij, Vladimir Gusinskij, Michail Khodorkovskij. Chi ha scelto la prima è entrato, a vari livelli, nel cerchio magico, sia all’interno che all’estero. Ma ora si rischia il panico.

L’oligarca più celebre nel mondo occidentale, Roman Abramovic, ha temuto che l’invasione dell’Ucraina potesse essere il volano per il suo annichilimento finanziario e ha giocato d’anticipo. Per il magnate basato tra Londra e Israele, proprietario del club di calcio del Chelsea, la decisione più immediata è stata la cessione della proprietà dei Blues a un trust fiduciario, misura volta a anticipare le sanzioni del governo di Boris Johnson che bloccheranno i suoi beni patrimoniali di uno degli uomini più vicini a Putin. E secondo l’esponente laburista Chris Bryant, Abramovic avrebbe dovuto essere inserito in prima fila tra i bersagli delle nuove sanzioni dall’esecutivo conservatore: la scelta dell’ex patron di Sibneft è dunque tutt’altro che una critica a Putin, sia ben chiaro, ma mostra che tra i Paperoni di Russia c’è maretta.

Inoltre, sempre a Londra, come ricorda il Corriere della Sera, uno “degli uomini più ricchi di Russia”, Mikhail Friedman, ceo della società di private equity LetterOne, forte di un patrimonio di 15 miliardi di dollari, “ha scritto una lettera per chiedere che finisca il bagno di sangue”. Friedman, che non è alleato di Putin ma con lo Zar ha cercato un modus vivendi, evitando la guerra totale da cui Boris Berezovskij, Vladimir Gusinskij e Michail Khodorkovskij sono usciti indenni. Una mossa, la sua, dettata sia dalle origini ucraine che dalla volontà di lanciare un chiaro messaggio: demolire il cerchio magico di Putin è la strategia scelta dall’Occidente per strangolare la capacità d’azione della Russia in Ucraina. Colpire i colonnelli e il fronte interno per depotenziare l’azione del generale. C’è da vedere se la mossa avrà successo: ma ad oggi, in una fase di acuta volatilità per l’economia di Mosca, l’inquietudine dei pretoriani del potere di Putin può giocare un ruolo nella risoluzione del conflitto. Non ci sono ancora state defezioni, tra i fedelissimi. Ma se casi come quelli di Abramovic e Friedman dovessero moltiplicarsi, anche tra le inscalfibili mura del Cremlino potrebbe aprirsi una breccia.



Ue, scatta il bando di Russia Today e Sputnik. Chi sono e cosa fanno i canali di propaganda di Mosca
Raffella Menichini
1 marzo 2022

https://www.repubblica.it/esteri/2022/0 ... 339891902/

L’isolamento della Russia è anche un isolamento informativo: dopo l’annuncio da parte della presidente dell’Unione europea Ursula von der Leyen, il 27 febbraio, del bando dei media di Stato russi in Europa, oggi Youtube ha annunciato una misura drastica, la più dura assunta finora: Russia Today e Sputnik verranno bloccate sulla piattaforma video di Google, con effetto immediato.

È l’ultimo passo compiuto da Big Tech nei confronti dei mezzi di informazione (e disinformazione) russi da quando è cominciato l’attacco all’Ucraina: Facebook ha cominciato a tagliare le risorse pubblicitarie ai due organi, e Twitter marchia i loro contenuti come “informazione collegata allo Stato” e sta gradualmente riducendone la diffusione sulla piattaforma.

"Nessuna persona che ha lavorato fedelmente e continua a lavorare per noi sarà licenziata in nessun Paese. Sappiamo come fare il nostro lavoro nelle condizioni di divieti. Queste persone amanti della libertà ci hanno preparato a questo da otto anni" risponde con aria di sfida su Telegram Margarita Simonyan, che dirige entrambi i media.

Sono in effetti più di otto anni che il complesso RT-Sputnik, entrambi nati dalle costole dell’agenzia di Stato Ria-Novosti, è finito nel radar di chi si occupa, in politica e nel mondo dell’accademia e del giornalismo, di disinformazione e interferenze nella politica internazionale da parte di attori esterni. Si tratta in entrambi i casi di macchine mediatiche di grandi dimensioni, che operano in decine di lingue con quartier generali in diversi continenti e hanno negli anni raffinato la mira della loro missione: non solo comunicare il punto di vista delle autorità russa, ma creare uno “spin” alternativo di quel che accade in Occidente, in particolare negli Stati Uniti e in Europa.


Russia Today, il canale filo Putin finanziato dal governo

Fondata nel 2005, Russia Today lega il suo atto di nascita alla “rivoluzione arancione” che in Ucraina aveva estromesso il candidato filorusso Viktor Yanukovych e installato al potere l’europeista Viktor Yushchenko. Nel 2009, l’anno prima del lancio negli Usa, ha cambiato nome diventando RT. La casa madre di RT è TV-Novosti, registrata come organizzazione non commerciale di proprietà dello Stato, interamente finanziata dal governo.

Russia Today opera ora - oltre che in inglese - anche in spagnolo, arabo, spagnolo, tedesco e francese. Ha sedi negli Usa e in Gran Bretagna, dove produce anche notiziari locali, con circa 2000 dipendenti. Il budget statale dedicato alla tv è aumentato vertiginosamente negli ultimi anni: dagli 80 milioni di dollari del 2007 agli oltre 300 annuali a partire dal 2012, con costi allocati all’80% al di fuori della Russia. Secondo i dati di RT, il canale è trasmesso su 22 satelliti attraverso oltre 200 operatori nel mondo, con una capacità di raggiungere 700 milioni di utenti in oltre 100 paesi. Almeno 85 milioni di americani hanno accesso alla rete, che si presenta in tutto e per tutto come un clone dei grandi network Usa: dall’aspetto dei presentatori al format del talk show, al tono dei servizi. Se non fosse che i contenuti sono da guerra fredda dell’informazione.

Dall’attentato alla maratona di Boston divenuto una cospirazione interna delle autorità Usa, ai Protocolli dei Savi di Sion, o il piano degli Illuminati di impadronirsi del mondo, su RT hanno trovato ospitalità le più classiche teorie del complotto. Insieme a notizie confezionate per diffamare individui e potenze ritenuti avversari della Russia: contro l’Ucraina la campagna non è di oggi, e già nel 2014 furono clamorose le prese di distanza in diretta tv di giornalisti dell’emittente durante gli attacchi nel Donbass. Dopo quegli eventi, RT è stata bandita in Ucraina, e negli anni successivi anche da Lettonia, Lituania e Germania. Ma la tv aveva attirato negli anni anche le simpatia di frange libertarie, anarchiche, no global negli Usa e in Europa, grazie alla disponibilità a offrire lunghi segmenti di potenziale grande audience a personaggi altrimenti privi di visibilità sui media mainstream occidentali, a patto che fornissero punti di vista fortemente critici dei governi invisi a Mosca.


Sputink, la macchina della disinformazione in 31 lingue

Simile la traiettoria di Sputnik, già Voice of Russia e Ria Novosti. Nata nel 2014, con sede a Mosca e uffici a Washington, Cairo, Pechino, Parigi, Madrid, Berlino, Montevideo e Rio de Janeiro, è un’agenzia di stampa, radio e sito, operante in 31 lingue (tra l’italiano, oltre a inglese, spagnolo, polacco). Produce 800 ore di materiale radiofonico al giorno e l’agenzia online lavora h24, sette giorni su sette. La diffusione di disinformazione avviene spesso per interposta persona: nel 2019 Facebook cancellò 364 pagine di siti di news apparentemente indipendenti, operanti in paesi dell’Est Europa e Baltici (Moldavia, Romania, Lituania, Estonia, Lettonia, Georgia), che diffondevano disinformazioni anti-Nato e antioccidentali ai loro 800mila follower. In realtà dietro buona parte dei siti c’era Sputnik, che gridò all’epoca alla censura.

Ma che la missione dei due media sia improntata più alla “belligeranza informativa” che non all’etica del giornalismo, era già esplicitato nelle parole della stessa direttrice (di entrambi i media), la quarantenne armena (educata negli Usa) Margarita Simonyan, messa al vertice della tv di Stato quando aveva appena 25 anni: “RT è necessaria per lo stesso motivo per cui un paese ha bisogno di un ministro della Difesa”, diceva nel 2012 al giornale Kommersant. “In questo momento non siamo in guerra con nessuno. Ma nel 2008 eravamo in guerra. Il ministro della Difesa combatteva contro la Georgia, ma noi conducevamo la guerra dell’informazione, e contro l’intero mondo occidentale. Non si può cominciare a costruire un’arma quando la guerra è già iniziata. Ecco perché il ministro della Difesa adesso non sta combattendo contro nessuno, ma è pronto. E lo siamo anche noi”. Dieci anni dopo, la profezia si è avverata.




Alberto Pento
Io non mi sono mai fidato di Telegram e di Kapersky che sono russi.


I 3 motivi per cui Telegram è molto meno sicuro di quello che pensi
Viola Stefanello
22 febbraio 2022

https://www.italian.tech/2022/02/22/new ... 338079304/

Ci si trovano tantissime immagini di nudo non consensuale, e la usano i No Vax per far circolare le liste di bar e ristoranti che non chiedono il Green Pass. Ma l’hanno usata anche i manifestanti di Hong Kong per organizzarsi nel 2019, e ospita alcuni fra i giornalisti indipendenti più coraggiosi, che osano raccontare cosa succede davvero sul campo in zone di guerra e Paesi autoritari. È Telegram, il servizio di messaggistica e broadcasting creato dall’imprenditore russo Pavel Durov nel 2013, diventato popolare per l’approccio molto permissivo alla moderazione dei contenuti e l’idea che sia più sicuro del principale competitor mainstream, che è WhatsApp.

Attratte dalla promessa di una piattaforma altamente crittografata, che tenga gli utenti al sicuro dalle richieste di cooperazione dei governi e che permetta anche a chi ha posizioni politiche estreme di coordinarsi senza essere cacciato, nel 2021 milioni di persone si sono unite al servizio, e Telegram ha superato il traguardo del mezzo miliardo di utenti mensili attivi.

A incentivare questa diaspora digitale è stata un po’ l’ondata di panico attorno all’idea erronea che WhatsApp avrebbe iniziato a condividere molti più dati con Facebook (che, per usare un eufemismo, non gode di moltissima fiducia da parte del pubblico), dopo un aggiornamento delle politiche di privacy, e un po’ il fatto che le piattaforme social più mainstream sono diventate molto meno permissive con i gruppi e le pagine di estrema destra negli Stati Uniti dopo l’attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021: “Abbiamo avuto picchi di download in passato, durante i nostri 7 anni di storia di protezione della privacy degli utenti - ha scritto Durov proprio da Telegram, dando il benvenuto ai nuovi arrivati - Ma questa volta è diverso. Le persone non vogliono più scambiare la propria privacy con servizi gratuiti".

Considerate le parole di Durov e il fatto che, fin dal debutto, Telegram venga venduta come un’alternativa pesantemente crittografata agli altri servizi di messaggistica, tantissimi sono convinti che le loro comunicazioni e i propri dati siano totalmente al sicuro quando avvengono su Telegram. Solo che non è così.

Il primo problema: la crittografia

Telegram utilizza un protocollo di crittografia proprio, chiamato MTProto, che è stato sviluppato dall’azienda stessa e viene usato soltanto da lei. Questa scelta fuori dal comune è spesso criticata dagli esperti di sicurezza informatica, perché scoprire vulnerabilità in un nuovo protocollo richiede molti anni di lavoro e ampio scrutinio, dunque è più probabile che un protocollo utilizzato da tante compagnie sia più sicuro di uno fatto in casa. Su questo punto, un portavoce della compagnia ha spiegato a Italian Tech che "qualsiasi ricercatore può utilizzare il codice dell'app open source di Telegram e protocolli di crittografia completamente documentati per "verificare l'integrità e l'implementazione della nostra crittografia" e che "non è mai stato trovato alcun modo per violare la crittografia attualmente utilizzata da Telegram".

Al contrario di WhatsApp o Signal (che tra le app di messaggistica più note è nettamente la più sicura per chi vuole proteggere dati e comunicazioni), su Telegram le chat non godono automaticamente della crittografia end-to-end. Questo vuol dire che, nella maggior parte dei casi, i messaggi inviati tramite Telegram sono decifrati e salvati sui server dell’azienda, e dunque potenzialmente leggibili non soltanto dall’azienda stessa, ma anche da eventuali hacker che si introducano nei server, nonché da eventuali governi che richiedano accesso ai server per una specifica ragione. L’azienda si è spesso sottratta alle richieste delle autorità (su questo, è in lite con la Germania da mesi), ma ha talvolta deciso di cooperare per reprimere i contenuti relativi all’estremismo islamico o alla pedopornografia.

Telegram dà la possibilità di mandare i messaggi con crittografia end-to-end, ma soltanto se si seleziona specificatamente l’opzione Chat Segreta con un altro utente. L’opzione dev’essere selezionata individualmente per ognuno dei contratti, al contrario di come accade su Signal e WhatsApp. La crittografia end-to-end, inoltre, non è disponibile per le chat di gruppo, che vengono usate massicciamente per organizzare manifestazioni o scambiare informazioni sensibili.

Il secondo problema: i metadati

La società conserva anche altri metadati (come l’indirizzo Ip, le informazioni dei dispositivi con cui si accede all’applicazione, il nome utente e le foto profilo) per un massimo di 12 mesi, e si riserva di leggere i messaggi salvati nel cloud alla ricerca di spam o altre forme di abuso. Questo significa che è molto difficile utilizzare l’applicazione in modo anonimo: per iscriversi, d’altronde, è obbligatorio fornire il numero di cellulare, ed è raro che qualcuno abbia un numero che non è facilmente riconducibile a loro.
Il terzo problema: la localizzazione

Recentemente, poi, l’analista Jordan Wildon ha fatto notare che c’è un’altra caratteristica dell’applicazione che mette potenzialmente in pericolo gli utenti. Telegram mette a disposizione la funzione Persone nelle Vicinanze, che viene pubblicizzata come modo per trovare nuovi amici e gruppi nella propria zona in base alla posizione del Gps. Questa funzione, che non è attiva automaticamente, è precisa in modo preoccupante: “Basta una sola persona che abbia questa funziona accesa e che invii un messaggio in una chat di gruppo in cui, per esempio, si sta organizzando una protesta, per rivelare i movimenti di tutte le persone con cui sta - ha sottolineato Wildon - Non sarebbe la prima volta che una posizione in diretta viene condivisa in questi gruppi durante una manifestazione”.

“Un esempio: oggi ho fatto una ricerca nel raggio di un chilometro attorno a un luogo dove stava avvenendo una nota manifestazione di scettici del coronavirus”, ha chiarito. Individuando un account con l’opzione Persone nelle Vicinanze accesa all’interno di uno dei gruppi che organizzano la protesta, è riuscito a trovare altri gruppi di cui fa parte.

Insomma: “Per me è sorprendente che dopo tutto questo tempo, quasi tutta la copertura mediatica di Telegram lo chiami ancora un servizio crittografato - aveva commentato a dicembre Moxie Marlinspike, fondatore di Signal, considerata invece un’alternativa molto più sicura sia a Telegram sia a WhatsApp - Telegram ha molte caratteristiche interessanti, ma in termini di privacy e raccolta dei dati, non c'è scelta peggiore”.




"Ecco come Putin può disconnettere l'Italia", il rischio dell'antivirus Kaspersky utilizzato dagli enti pubblici
Il Riformista
Nicola Biondo
28 febbraio 2022

https://www.ilriformista.it/ecco-come-p ... ci-282811/

Fabio Pietrosanti è un attivista digitale, presidente del centro Hermes per i diritti digitali e un passato da hacker. Il suo sguardo sulla guerra è asimmetrico, chirurgico. L’allarme che lancia è pesante come un attacco militare, perché lo spazio cibernetico è campo di guerra. “Tantissimi enti pubblici, piccole e grandi aziende italiane utilizzano un antivirus russo, un software che ogni giorno si collega a Mosca per effettuare gli aggiornamenti. Devo continuare?”.

Siamo qui per questo. Partiamo dal nome di questo software e da chi lo gestisce.
“Si chiama Kaspersky e il suo inventore è un ex ufficiale del KGB”.

Quanto è diffuso in Italia e quali sono le realtà italiane che lo usano?
“Non sono noti i numeri delle installazioni di Kaspersky in Italia, possiamo ragionevolmente stimare da qualche centinaia di migliaia a qualche milione di computer che ogni giorno si collegano a Mosca per scaricare gli aggiornamenti.”

Ci sono enti pubblici che usano Kaspersky?
“Secondo la mia analisi svolta nel 2018 il suo utilizzo era pervasivo addirittura in istituzioni preposte alla sicurezza nazionale. Oggi, seppur senza indicazioni ufficiali del governo, alcuni apparati di sicurezza l’hanno abbandonato.Ma i dati sono in costante aumento”.

Parliamo di questi numeri allora.
“Ad oggi stando al portale Contratti Pubblici (https://contrattipubblici.org/search?q=kaspersky) oltre 2270 PA hanno acquistato il software Russo. Ad Ottobre 2021 il Ministero dell’Interno ha rinnovato il suo utilizzo per 36 mesi per non parlare della Guardia di Finanza e della Agenzia per la Coesione, oltreché di molte Regioni che custodiscono i sistemi sanitari. Ma non bastano le PA, stando a Kaspersky c’è stata una crescita di oltre il 23% nelle vendite alle aziende, e questa informazione esatta dovrebbe essere oggi urgentemente richiesta da parte delle autorità.”

Quali sono i rischi?
“Il Governo Russo può ordinare a Kaspersky di rilasciare un aggiornamento software automatico, ordine a cui l’azienda non può sottrarsi. L’Italia potrebbe trovarsi centinaia di migliaia, se non milioni di computer, al servizio dell’azione militare e di intelligence Russa”.

Uno scenario da apocalisse digitale.
“Esattamente: Distruzione di banche dati e di sistemi informativi (ci ricordiamo dei sistemi della Regione Lazio?) a Spionaggio Digitale e devastazione delle reti di telecomunicazione. Niente di meno di quanto è già capitato all’Ucraina per mano Russa nelle scorse settimane.”

Kaspersky viene utilizzato anche in altri Paesi?
“Certamente è usato anche in altri paesi, seppur il suo impiego è stato sostanzialmente bloccato in Cina dal 2014 e in US dal 2017.

In Europa, nonostante la Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo con la mozione A8-0189/2018 ne abbia richiesto la messa al bando definendo l’azienda “malicious per i suoi legami con l’FSB russo”, hanno visto una azione esplicita di divieto dell’uso nei sistemi più sensibili solo da parte di Olanda, Inghilterra e Lituania.
“Oggi nessun paese Europeo può più permettersi la diffusione pervasiva di agenti software di origine Russa dotati di capacità autonome di auto-aggiornamento, sopratutto in esecuzione sui computer con il massimo livello di privilegio amministrativo, e quindi con molte più possibilità di occultare funzionalità nascoste”.

Perché l’Italia è così distratta su questi temi?
“C’è da domandarsi perché il Copasir non svolge un’analisi approfondita? Perché nessun Parlamentare si interessa ad un argomento così importante? Questo è il Parlamento che vuole farci votare online, ha presente di cosa stiamo parlando?”

Kaspersky è uno sponsor Ferrari se non sbaglio.
“La Ferrari, oltre a dichiarare l’uso del software Russo per la propria difesa digitale, accompagna l’autorevolezza del proprio brand a quello di Kaspersky con una sponsorizzazione pluriennale. Ma dietro quel logo c’è l’apparato di intelligence russo.”

Lei ne è certo?
“C’è un’evidenza messa in luce da Stafano Quintarelli, uno dei massimi esperti di Rete in Italia, oggi su Il Post: fino a pochi giorni prima dello scoppio del conflitto in Ucraina il sito della Difesa russa veniva gestito dai servizi rilasciati da Kaspersky. Noi facciamo scansionare tutti i giorni i nostri computer da questa entità”.

Il prezzo di questo servizio è concorrenziale. C’è un motivo anche politico?
“Quando un prodotto software o un servizio viene anche erogato ad un prezzo sensibilmente più basso di quello medio di mercato, è legittimo domandarsi se la competizione sia figlia di una volontà commerciale o di una attenta politica di diffusione di agenti software, in grado di adeguare le proprie funzionalità in funzione del contesto geopolitico, rischio oggi assolutamente pragmatico”.

Lei sta dicendo che abbiamo fatto entrare un trojan horse nel cuore del nostro apparato di sicurezza?
“Certamente. Interno, Finanza, Esteri, Istat, CNR, Istituto di Fisica Nucleare, Regione Emilia Romagna, Autorità Garante Concorrenza e Mercato ed altri migliaia di enti pubblici hanno acquistato tecnologie Kaspersky e le hanno ora in utilizzo”.

Quindi qualsiasi informazione classificata è vulnerabile da Mosca?
“C’è di più, l’Italia ha certificato l’uso di Kaspersky proprio un mese fa, il 31/01/2022 secondo lo standard Common Criteria EAL2+, requisito necessario alla fornitura di tecnologie negli ambiti “Classificati”.

Ciò significa che Kaspersky è già in utilizzo, o prossimo ad essere usato, anche nel novero dei più sensibili ambiti di comunicazione classificata Italiani, altrimenti perché avrebbe conseguito tale certificazione?”
Non abbiamo una esatta percezione della sua diffusione a livello privato e aziendale”.

Quali possono essere le contromisure?
“Nel lungo periodo, attuare strategie di Sovranità Digitale, secondo i paradigmi definiti nel novero Comunitario, e fare scelte di politica di sicurezza nazionale basate sul buon senso, che includano come già in altri comparti della sicurezza nazionale come gli armamenti e le tecnologie di telecomunicazione classificate, la verifica e approvazione d’uso delle tecnologie più a rischio paese.

Nel breve periodo, attuare una azione urgente e incisiva di bonifica, eliminazione e sostituzione del software Kaspersky.
Affinché ciò accada è necessario che il Governo e tutte le istituzioni, inclusa la Agenzia per la cybersicurezza nazionale, prendano consapevolezza del rischio ed emanino direttive ad-hoc”.

Come giudica le attività di Anonymus?
“Posto che le attività di Anonymous, in un contesto di politica internazionale, nascondono spesso l’azione delle divisioni di cyber-intelligence di stati che preferiscono a questi attribuire le responsabilità, siamo di fronte al primo vero grande conflitto digitale e diffuso.

L’ucraina stessa ha creato la propria IT Army diffusa, una unità digitale che ha chiamato a raccolta tramite telegram centinaia di migliaia di esperti IT e hacker per contrattaccare le infrastrutture IT di Russia e Bielorussia.
Oggi il mondo assiste ad una “chiamata alle armi digitali” da parte dell’ucraina, per sabotare i sistemi Russi come forma di deterrenza rispetto all’invasione in atto. What a time to be alive!

Queste sono le domande che abbiamo rivolto a Kaspersky tramite Noesis che cura l’ufficio stampa in Italia.
1) Se hanno ricevuto disdette da clienti italiani dopo lo scoppio della guerra in Ucraina;
2) Kaspersky, laddove ricevesse richieste dalle autorità russe di intervenire sui prodotti installati in un paese, quale tipologia di reazione avrebbe a tutela dei propri clienti? Sarebbe nella condizione di opporsi e/o di renderlo noto?
3) Quali sono i rapporti tra l’azienda e il ministero della Difesa russo;
4) Quali sono i rapporti dei vertici dell’azienda con il Presidente Putin.



Biden: «Putin dittatore, ha sbagliato. Guerra premeditata, pensava di dividerci». Chiuso lo spazio aereo Usa ai voli russi
2 marzo 2022

https://www.ilmessaggero.it/mondo/biden ... 37281.html

«Putin è un dittatore. Guerra premeditata in Ucraina, ma ha sbagliato perché pensava di dividerci. La libertà trionferà sempre sulla tirannia». Sono le parole forti del Presidente americano Joe Biden nel suo primo discorso sullo Stato dell'Unione. «Sta invadendo un Paese straniero e pagherà un prezzo alto per questo», dice il presidente americano. Biden sottolinea che Putin «ha fatto male i calcoli»: pensava di invadere senza problemi l'Ucraina invece si è trovato di «fronte un muro che non si aspettava, quello degli ucraini». Biden ha poi annunciato la chiusura dello spazio aereo del Paese ai voli russi.

«Americani voglio essere sincero con voi - ha detto Biden -, come vi ho sempre promesso. Un dittatore russo» sta invadendo un paese straniero e pagherà un prezzo alto per questo. «Nelle battaglie contro le autocrazie, le democrazie sono unite».

Il presidente ha inoltre annunciato la chiusura dello spazio aereo del Paese alle compagnie russe: «Ci uniamo al resto del mondo nel chiudere lo spazio aereo americano ai voli russi», ha detto tra gli applausi bipartisan.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto a Biden di dare un messaggio "forte e utile" sull'invasione dell'Ucraina da parte della Russia nel discorso sullo Stato dell'Unione. In un'intervista esclusiva a Cnn e Reuters, dal bunker in cui è nascosto a Kiev, il leader ucraino, ex attore, ha detto: «E' una situazione molto seria, non siamo in un film. Io non sono una figura iconica, l'Ucraina lo è - ha aggiunto Zelensky - il mondo non può perdere qualcosa di così speciale».

Biden, discorso in due parti: Ucraina e politica interna

«Sei giorni fa Vladimir Putin ha tentato di scuotere le fondamenta del mondo libero pensando che avrebbe potuto piegarlo alle sue minacce ma ha calcolato male. Pensava che avrebbe potuto entrare in Ucraina e che il mondo si sarebbe arreso, invece ha trovato un muro di resistenza che non ha mai immaginato, ha trovato il popolo ucraino»: mentre Kiev era sotto le bombe, Joe Biden ha iniziato così il suo primo discorso ufficiale sullo stato dell'Unione al Congresso, che ha reso omaggio al coraggio del popolo ucraino con molte deputate vestite con i colori giallo-blu della bandiera ucraina e con una lunga standing ovation, alla presenza dell'ambasciatrice di Kiev Oksana Markarova, ospite d'onore del presidente. Un discorso nel quale ha cercato di riunire il Paese intorno al conflitto ma anche intorno alla sua agenda in parte ancora in stallo, promettendo di combattere l'inflazione con un aumento della produzione made in Usa.

Il cuore del suo intervento però è stato l'attacco a Putin, «un dittatore russo» che ha «seminato violenza e caos», «ora più isolato che mai» e che deve pagare il prezzo delle sue azioni perchè «la libertà trionfa sempre sulla tirannia». «Può circondare Kiev con i tank ma non avrà mai i cuori e l'anima del popolo ucraino», ha sottolineato. Il commander in chief ha anche annunciato una nuova misura, la chiusura dello spazio aereo americano ai voli russi, come hanno già fatto Ue e Canada. «Attraverso la nostra storia abbiamo imparato la lezione che quando i dittatori non pagano un prezzo per la loro aggressione causano più caos, continuano a muoversi. E i costi e le minacce all'America e al mondo continuano a salire», ha spiegato, definendo quello all'Ucraina un «attacco premeditato e non provocato». «Pensava che l'Occidente e la Nato non avrebbero risposto, che avrebbe potuto dividerci a casa. Putin ha sbagliato, noi eravamo pronti», ha proseguito, ricordando i suoi sforzi personali per costruire «una coalizione di nazioni che amano la libertà dall'Europa (citata anche l'Italia) alle Americhe, dall'Asia all'Africa per fermare Putin».

In una «battaglia tra democrazie e autocrazie nella quale le democrazie sono state all'altezza della sfida». Quindi ha ricordato le sanzioni che colpiranno duramente l'economia russa, compresi gli oligarchi, cui ha promesso di sequestrare yacht, ville e jet privati, e si è impegnato di continuare ad aiutare l'Ucraina. Come pure di «difendere ogni centimetro del territorio Nato», rafforzando il fianco orientale «nel caso Putin decidesse di continuare a muoversi verso ovest».

L'altra metà del suo discorso Biden l'ha dedicata ai fronti interni, nella speranza di risalire nei sondaggi (è ai minimi storici, sotto il 40%) e di dare una spinta ai dem in vista delle elezioni di Midterm: dai «progressi» nella pandemia che consentono di «tornare a routine più normali» alla necessità di varare anche gli altri capitoli della sua agenda, come clima e welfare, dopo il successo del piano per le infrastrutture. Il presidente ha promesso anche di avere un piano per combattere l'inflazione, vero tallone d'Achille del suo primo anno alla Casa Banca: non abbassando i salari ma producendo di più in Usa, dalle auto ai semiconduttori. Il presidente ha evocato infine altri temi scottanti, dalla tutela dei minori sulle piattaforme social a quella dell'aborto, sino alla necessità di leggi più restrittive contro le armi.
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Re: Difendiamo il Mondo Libero, difendiamo l'Ucraina!

Messaggioda Berto » mer mar 02, 2022 9:54 pm

LA DOLCE VITA IN OCCIDENTE ("IMPERO DELLA MENZOGNA") DEI FEDELISSIMI DI PUTIN
da Il Corriere della Sera
Niram Ferretti
6 febbraio 2022

https://www.facebook.com/permalink.php? ... 4575318063

Primi sequestri di beni in Italia degli oligarchi russi mentre si intrecciano in Francia le storie di due fedelissimi di Putin. Due megayacht e svariati immobili per 143 milioni totali sono stati sottoposti a «congelamento» dalla Guardia di Finanza per le sanzioni decise dalle Ue.
«Lady M», 65 metri di lussuosissimo yacht ormeggiato a Imperia, non è più a disposizione di Alexei Mordashov (presidente del gigante siderurgico Severstal) che l’aveva pagato un milione al metro. A Gennady Timchenko, un impero nell’energia, amico di Putin, è stato bloccato a Sanremo il Lena, imbarcazione da 50 milioni. In Costa Smeralda, ad Arzachena, la Gdf ha messo i sigilli a un compendio immobiliare da 17 milioni del magnate russo-uzbeko del gas Alisher Usmanov, nel comasco a immobili per 8 milioni di Vladimir Roudolfovitch Soloviev e sulle colline di Cannori (Lucca) alla villa seicentesca (3 milioni) di Oleg Savchenko. Gli oligarchi del cerchio magico putiniano sono nel mirino. Ma c’è anche un mondo di «figli di» e «mamme di» fedelissimi, fuori dal perimetro delle sanzioni, anzi talvolta in dissenso con la linea del Cremlino.
Elizaveta Peskova ha appena compiuto 24 anni e insieme alla mamma Katerina Solonitsyna, 45 anni, divorziata, studiosa di filologia, abita in una lussuosa casa di quattro piani con vista sull’Arco di Trionfo, intestata alla loro società francese Sirius. Elizaveta è stata stagista all’Europarlamento del deputato francese Aymeric Chauprade, ex Front National. Entrambe russe, vivono a Parigi dal 2012, una delle grandi capitali dell’ «impero della menzogna» secondo Vladimir Putin. Il padre della ragazza, che presumibilmente contribuisce alle spese «occidentali» di figlia ed ex moglie, si chiama Dmitry Peskov. È l’ombra di Putin, suo portavoce da 10 anni. Elizaveta e la madre hanno postato una story su Instagram con lo schermo nero e l’hashtag #noallaguerra. Mossa tattica? Probabilmente no, 24 anni non è un’età di calcoli di convenienza.
Valentina Petrovna, 83 anni, residenza a Mosca a pochi minuti dalla Piazza Rossa, passa l’inverno al mare, come fanno tanti anziani. Il figlio Oleg invece di prenotarle una pensione sul Mar Nero le ha «venduto» una società in Costa Azzurra, la Sci Winberg, titolare di una villa a St Tropez: valore imprecisato ma gigantesco visto che solo la ristrutturazione è costata 15 milioni. La mamma ha pagato la villa 1.509,75 euro: un affarone o una compravendita fittizia. Oleg Deripaska, il re dell’alluminio, è tra i finanzieri più vicini a Putin. Per l’Fbi «gestiva gli asset del presidente Vladimir Putin e i fondi neri da riciclare». Buona parte del patrimonio è intestato alla madre e al cugino Pavel Ezubov. Pochi giorni fa Deripaska su Telegram ha chiesto la fine della guerra. Mossa tattica? Forse un mix di convinzione, realismo e convenienza.
Ciò che serve agli oligarchi del calibro di Deripaska, Mordashov, Timchenko ecc. è il tempo. Tempo per vendere il patrimonio fisico. Tempo per blindare le partecipazioni finanziarie. Tempo (poco) per fuggire dai paradisi fiscali a rischio come quelli anglofoni e traslocare in porti più sicuri come Dubai, Hong Kong e perfino Vanuatu. Ma da quello che si racconta nei grandi studi legali e fiscali non è solo per la paura delle confische.
Sullo sfondo c’è il rischio concreto di crac a catena delle grandi compagnie russe, di cui gli oligarchi sono grandi soci, soprattutto quelli della black list. E allora addio lussi. Hanno quote rilevanti anche grazie a imponenti finanziamenti bancari garantiti dal valore del loro pacchetto o da altri beni. La chiusura della Borsa di Mosca li aiuta a rimanere in stand by. Ma chi è quotato all’estero crolla. Noris Nickel, il gruppo minerario di Vladimir Potanin è precipitato da 30 a 3 dollari in 3 settimane. A Novatek, settimo produttore mondiale di gas guidato da Leonid Mikhelson, finora è andata bene perché ha perso solo il 25%.
Mordashov, il russo più ricco (29 miliardi di dollari secondo Forbes), ha la banca (Rossiya) fuori dal sistema swift e la Severstal, uno dei gruppi siderurgici leader al mondo di cui è il principale azionista, che ha annunciato la sospensione delle consegne di acciaio alla Ue, pari a un terzo della produzione; il sequestro a Imperia del suo yacht da 65 metri, è un’ ulteriore piccola crepa nell’impero. L’acciaieria Evraz di cui Abramovich è il primo socio con il 28,6% quotava a Londra 513 sterline il 2 febbraio e oggi è a 60. Insomma come a Kiev per le bombe, suonano le sirene del crac per molti imprenditori cresciuti sotto l’ala protettrice del Cremlino.
Schierarsi contro la guerra come hanno fatto Mordashov («tragedia di due popoli fratelli») e Abramovich (mai nessuno contro Putin), è anche una questione di vita o di morte dei lussi, degli yacht, delle ville, insomma di tutto quello che l’«impero delle bugie» garantisce liberamente, paradisi fiscali compresi. Ma se a Valentina Petrovna Deripaska dovessero confiscare la villa di Saint-Tropez c’è sempre l’alternativa della Sardegna. Villa Walkirie a Porto Cervo è uno spettacolo di 2.900 metri quadrati che il paesaggista di Parigi Louis Benech ha adeguato alle esigenze di un’ anziana mamma-prestanome di oligarca.
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Re: Difendiamo il Mondo Libero, difendiamo l'Ucraina!

Messaggioda Berto » mer mar 02, 2022 9:54 pm

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