Questione siriana, come orientarsi e con chi stare?

Re: Questione siriana, come orientarsi e con chi stare?

Messaggioda Berto » lun apr 15, 2019 7:13 am

La Siria restituisce a Israele le spoglie dell’eroe Eli Cohen
francesco semprini
2019/04/14

https://www.lastampa.it/2019/04/14/este ... ePaEGceNS0

Un convoglio russo con le spoglie del più famoso agente segreto israeliano, Eli Cohen, è in viaggio da Damasco verso Israele. La notizia bomba è stata rivelata da fonti siriane e ripresa da media israeliani, a partire dalla tv Channel 2. Le autorità israeliano non l’hanno smentita e poco prima della mezzanotte locale la censura ha autorizzato alla sua pubblicazione, segno che sta per essere ufficializzata. Nello Stato ebraico Cohen è considerato un eroe della patria e il recupero del suo corpo era una delle priorità nazionali. Lo scorso luglio era stato annunciato il ritrovamento del suo orologio, un Omega svizzero, ceduto a un ex agente dei servizi siriani al Mossad.

Il colpo era stato visto come il preludio a qualcosa di molto più importante, che si è verificato con la collaborazione della Russia. Due settimana fa, alla vigilia dell’ultima visita del premier Benjamin Netanyahu a Mosca, il Vladimir Putin aveva ottenuto da Damasco la restituzione di un soldato caduto in Libano durante la guerra del 1982 e poi sepolto vicino alla capitale siriana, come lo stesso Cohen. Tre anni fa il presidente russo aveva fatto riportare in Israele il carro armato, conservato in un museo vicino a Mosca, catturato dall’esercito siriano nella stessa battaglia. Ma la restituzione del corpo di Cohen è molto più importante. Il luogo della sua sepoltura era uno dei massimi segreti di Stato in Siria, e lo stesso presidente Bashar al-Assad avrebbe contribuito al ritrovamento e all’esumazione perché fosse restituito agli israeliani.

Dopo il riconoscimento americano dell’annessione israeliana del Golan, quindi, la Russia è entrata nella partita fra Siria e Israele, come mediatrice fra le due parti formalmente ancora in guerra. Ed Eli Cohen ha avuto un ruolo decisivo proprio in questo conflitto. Ebreo egiziano, arriva nello Stato ebraico negli Anni Cinquanta e viene presto arruolato nei servizi esterni, anche perché di madrelingua araba. All’inizio degli Anni Sessanta viene scelto per un’operazione ad alto rischio. Si finge un siriano di ritorno dall’Argentina, dove c’è una grossa comunità damascena, oltreché ebraica. Arriva a Damasco via Bruxelles e si inserisce negli apparati governativi fino a diventare confidente di alti ufficiali, compreso il capo di Stato maggiore.

Cohen mette le mani su segreti militari strategici, compresa la disposizione dell’esercito e delle fortificazioni sul Golan. Informazioni che poi saranno decisive per la conquista in pochi giorni delle Alture nel 1967, dopo la sua morte. Trasmette i dati con un mini apparecchio telegrafico da casa sua, ma a un certo punto interferenze con la radio militare insospettiscono il Moukhabarat, i servizi siriani. Viene individuato, arrestato, torturato e impiccato dopo un processo di pochi giorni il 19 maggio 1965, nella piazza Marja al centro di Damasco. Il corpo è lasciato penzolare per ore, come monito, e poi sepolto nel cimitero ebraico della città. Ma pochi mesi dopo viene spostato, più volte, e infine sepolto nell’area che di lì a poco diventerà il quartiere Mezzeh della capitale siriana. Ora il segreto è stato rivelato e il corpo potrà tornare in patria dove riceverà un solenne funerale di Stato.
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Questione siriana, come orientarsi e con chi stare?

Messaggioda Berto » lun apr 22, 2019 7:49 am

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 21/04/2019, a pag.1/17, l'editoriale del direttore Maurizio Molinari dal titolo "Assad contro il ritorno dei profughi"
Informazione Corretta

http://www.informazionecorretta.com/mai ... 0&id=74392

È la prima volta che un quotidiano italiano a diffusione nazionale descrive la reale situazione della Siria nei confronti dei propri profughi. I numeri che il direttore della Stampa elenca con estrema precisione, oltre a inorridire, pongono una domanda che ogni lettore serio dovrebbe porsi: come mai nessun altro organo d'informazione ha mai descritto con questa chiarezza l'orrore messo in atto da un dittatore spietato come Assad? È finita così in basso la credibiità della maggioranza dei nostri media?

Per l'Europa in affanno davanti al fenomeno dei migranti un nuovo campanello d'allarme arriva dalla Siria dove il presidente Assad, dopo aver prevalso sul fronte militare, sta ostacolando il ritorno in patria di 5,5 milioni di profughi causati dalla guerra civile.
Su 18 milioni di abitanti, la Siria conta ben 11,6 milioni di profughi 5,5 espatriati e 6,1 senza dimora dentro i confini ovvero un terzo del totale dei rifugiati dell'intero Pianeta.
La maggior parte degli espatriati, causati dalla guerra civile iniziata nel 2011, si trova nei Paesi confinanti: 3,3 milioni in Turchia, 1 milione in Libano e 650 mila in Giordania a cui bisogna aggiungere un altro mezzo milione in Europa e 68 mila in Nordamerica.
Si tratta di milioni di famiglie che sono state accolte nella convinzione che una volta terminata la guerra civile sarebbero tornate in patria ma ora tale prospettiva si allontana. Il primo a sollevare l'allarme su quanto sta awenendo è stato Jumblatt, leader socialista druso libanese, e poi è toccato a Kuyumijan, ministro degli Affari Sociali a Beirut, rivelare che "meno del 20% dei profughi che hanno tentato di rientrare in Siria sono riusciti a farcela". Da Amman trapelano cifre ancora più ridotte: con solo pochi profughi siriani ammessi, in maniera sporadica, al rientro.
L'Alto commissariato per i rifugiati dell'Onu (Unhcr) ha documentato come alcuni profughi tornati dalla Germania in Siria abbiano ricevuto ogni sorta di maltrattamenti e alla fine hanno rinunciato. L' Istituto olandese per le relazioni internazionali è andato oltre, riuscendo a individuare "sette misure normative" che il regime di Assad ha adottato per limitare al massimo il ritorno di profughi che considera avversari: dalle norme sull'emissione di nuove carte di identità alla possibilità di privare della nazionalità chi ha commesso "reati contro lo Stato" trovandosi all'estero.
Ma è in particolare la legge numero 10, emanata nell'aprile 2018, a ostacolare i rimpatri perché consente al regime di Assad di requisire terreni e proprietà private per destinarle alla ricostruzione se i proprietari, tornati dall'estero, non hanno specifici "attestati di possesso".
Poiché gran parte dei siriani fuggiti dal 2011 vengono da aree rurali e piccoli villaggi dove questi "attestati di possesso" non esistevano, la decisione ora di renderli indispensabili significa ostacolarne il ritorno. Sradicandoli per sempre dalle loro terre. E poiché gran parte dei profughi sono sunniti, il timore fra gli esuli come nei Paesi arabi della regione è che Assad stia adoperando la legge 10 per generare tm ricambio di popolazione: sostituire l'etnia a lui più avversa con sciiti, cristiani ed altre minoranze che hanno invece sostenuto il regime durante una guerra civile che ha causato almeno mezzo milione di vittime.
Assad infatti appartiene alla minoranza alawita, ha avuto negli sciiti il maggior alleato militare e vede nella popolazione sunnita una sorta di cavallo di Troia delle nazioni mediorientali a lui più ostili: Turchia, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar.
Ovvero, dopo aver vinto la guerra con il sostegno militare di Iran e Russia, Assad punta oggi a trasformare la ricostruzione in un volano per eliminare dalla popolazione quanti più rappresentanti possibili delle etnie non gradite.
Per scongiurare nuove rivolte popolari in futuro contro il suo regime. E una forma sofisticata, spietata, di pulizia etnica, che alcuni recenti studi dell'Alto commissario per i rifugiati dell'Onu avvalorano attestando che "molti profughi siriani vogliono tornare ma temono di farlo in questa situazione".
A dimostrarlo sono i numeri: dall'inizio del 2018 appena 8.070 profughi sono rientrati dalla Giordania e 14.496 dal Libano. Da qui l'ipotesi che l'Europa e i Paesi arabi possano decidere di condizionare gli aiuti economici alla ricostruzione della Siria ad un cambiamento radicale della posizione del regime sul rientro dei profughi.
Facendo leva, come suggeriscono fonti diplomatiche a Bruxelles, sulla posizione della Russia maggiore protettore di Assad che sta chiedendo proprio all'Ue di essere protagonista della ricostruzione di un Paese devastato da distruzioni e stragi.
In attesa di vedere se Assad accetterà di far tornare i profughi sunniti nelle loro case, possono esserci pochi dubbi sul fatto che la pulizia etnica in corso in Siria ribadisce come dietro le grandi migrazioni che investono l'Europa c'è la ferocia di regimi e dittatori che disprezzano la propria gente.
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Re: Questione siriana, come orientarsi e con chi stare?

Messaggioda Berto » lun mag 27, 2019 2:53 pm

Riprendiamo dall' OSSERVATORE ROMANO di oggi, 25/05/2019, a pag.2, il redazionale dal titolo "Ancora raid e scontri in Siria"
Informazione Corretta

http://www.informazionecorretta.com/mai ... ErKU6W3Log

Finalmente il quotidiano della Santa Sede si è deciso di informare i propri lettori su chi attacca alcune città siriane, causando morti e feriti. IC l'ha puntualmente segnalato, tutti i pezzi erano titolati come quello di oggi, ma i responsabili degli attacchi rimanevano anonimi. Chi sarà mail l'attaccante?
Oggi cade la censura e veniamo informati che la resposabilità degli attacchi è da attribuirsi allo stesso Assad con l'aiuto delle forze militari di Mosca. Sono loro ad avere ordinato le stragi contro i civili siriani, evidentemente non in linea con il dittatore.
Mai dare notizie che possono dare una immagine negativa del mondo arabo-islamico, una regola pressochè comune nei paesi occidentali. Un passo importante sulla via della sottomissione.

DAMASCO, 24. Non tacciono le armi nella regione siriana di Idlib e nelle province limitrofe di Latakia, Hama e Aleppo. Ieri almeno sei civili sarebbero morti in conseguenza dei raid aerei delle forze governative coadiuvate dalle forze di Mosca. Altri tre uomini sono morti nel villaggio di Khan Shaykun e ancora non è noto il numero delle vittime negli scontri presso la valle del fiume Oronte. L'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) aggiorna, così, il bilancio dei civili coinvolti negli scontri dell'area nord-occidentale del paese all'indomani dell'attacco nel mercato ortofrutticolo di Maarrat Numan, dove hanno perso la vita 23 persone. Secondo l'Ondus, nelle ultime ore ammontano a oltre un centinaio gli attacchi aerei compiuti dalle forze di Damasco e di Mosca. A Kafr Aweid, nella provincia di Idlib, le incursioni aeree di giovedì hanno danneggiato gran parte degli edifici e aumenta il numero degli sfollati. Intanto, si incrementano gli scontri a fuoco nella provincia di Hama, dove le forze di Assad stanno accerchiando i jihadisti di Hayat Tahrir al Sham, gruppo vicino ad Al Qaeda. Assad promette di liberare le città della regione dalla presenza dei miliziani: ieri, nel terzo giorno di scontri, undici miliziani sono stati uccisi nella regione di Kafr Nabuda. Il ministero della Difesa della Russia ha riferito che un gruppo di jihadisti ha lanciato 17 razzi contro la base aerea russa di Khmeimim. Si tratta del secondo tentativo di attacco alla base russa in pochi giorni. Lo scorso settembre, l'area a nord-ovest della Siria è stata oggetto di un accordo tra Russia e Turchia su una zona demilitarizzata, creata per separare i territori occupati dalle forze ribelli al regime da quelli sotto il controllo del governo di Damasco. Secondo le organizzazioni umanitarie, tuttavia, questa zona cuscinetto non è stata rispettata: negli ultimi mesi, gli scontri si sono intensificati nel sud di Idlib e nel nord di Hama
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Re: Questione siriana, come orientarsi e con chi stare?

Messaggioda Berto » mer giu 05, 2019 7:50 pm

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Re: Questione siriana, come orientarsi e con chi stare?

Messaggioda Berto » mer giu 05, 2019 7:51 pm

Siria: quella mossa anti-iraniana che non ti aspetti da Putin
Darya Nasifi·Middle East·Giugno 5, 2019·

https://www.rightsreporter.org/siria-qu ... 2FgYlypBXk

Le forze militari russe e quelle siriane, in silenzio e senza tanti clamori, nelle ultime settimane hanno progressivamente espulso le milizie iraniane dal porto di Tartus dove si erano attestate in un bacino civile a seguito di un accordo tra il regime siriano e quello iraniano.

L’accordo firmato tra Damasco e Teheran circa un anno fa prevedeva che un bacino civile del porto di Tartus, che è strategico per la Russia, venisse usato dagli iraniani per rifornire via mare le proprie milizie in Siria.

Cosa è cambiato negli ultimi tempi per spingere Mosca a fare pressioni su Damasco affinché non rispettasse quell’accordo firmato in pompa magna solo un anno fa?

Prima di tutto la Russia si è trovata di fronte a una scelta importante: da un lato poteva permettere agli iraniani di attestarsi in Siria ben sapendo però che questo avrebbe portato ad una forte reazione israeliana, dall’altro poteva pensare al bene della Siria e alla salvaguardia del regime di Assad, due punti strategici per Mosca, impedendo lo schieramento iraniano in territorio siriano e accettando così le richieste di Gerusalemme e di Washington.

Ebbene sembra che Putin abbia scelto questa seconda ipotesi convincendo Assad della necessità non solo di allontanare gli iraniani dal porto di Tartus ma anche a non tener fede nemmeno all’accordo firmato solo poco tempo fa con Teheran per l’uso del porto di Latakia.

La mossa anti-iraniana voluta da Putin coincide con la notizia che per questo mese è prevista a Gerusalemme una riunione di altissimo livello tra Russia, Stati Uniti e Israele per discutere del futuro della Siria, una mossa chiaramente volta ad escludere Teheran da qualsiasi influenza in territorio siriano.

Secondo indiscrezioni molto attendibili da quel vertice dovrebbe uscire un accordo per mantenere Assad al potere in cambio però dell’espulsione delle milizie iraniane dal territorio siriano, oltre al fatto che gli Stati Uniti rimuovano alcune sanzioni alla Russia e alla Siria.

Il riconoscimento da parte di Israele e degli Stati Uniti della “legittimità” del regime di Assad porterebbe con se tutta una serie di conseguenze positive per Damasco e anche per la Russia oltre al fatto che con molta probabilità anche i Paesi arabi e la Lega Araba seguirebbero a ruota le decisioni di Washington e di Damasco con effetti incredibilmente positivi per la normalizzazione della Siria.
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Re: Questione siriana, come orientarsi e con chi stare?

Messaggioda Berto » mar giu 11, 2019 7:41 pm

Quegli incendi misteriosi che stanno colpendo Siria e Iraq
Matteo Carnieletto
11 giugno 2019

https://it.insideover.com/guerra/incend ... qeFh3YLcv4

“Sai, noi stiamo vivendo i sette anni di carestia annunciati dalla Bibbia, ma presto arriveranno quelli della prosperità”. Era il 2018, la guerra in Siria entrava nel suo ottavo anno e suor Yola Girges nutriva grandi speranze per il suo Paese. Dopo anni di attentati e battaglie, la Ghouta era appena stata liberata e Damasco – la capitale – era finalmente tornata sicura: niente più colpi di mortaio che piombavano sul quartiere cristiano di Bab Touma o razzi artigianali scagliati dai jihadisti dell’Esercito dell’islam sulla popolazione inerme. La riconquista della Ghouta ha visto l’esercito e l’aviazione siriana combattere aspramente, fino al controverso attacco chimico di Douma che piegò i ribelli e li costrinse a trasferirsi a Idlib, nel nord del Paese. Si poteva dunque sperare. Anche perché nel frattempo – a est – i curdi erano impegnati nella lotta contro lo Stato islamico, culminata con la sconfitta definitiva delle bandiere nere a Baghouz lo scorso maggio. Eppure, nonostante i tanti miglioramenti, il tempo della prosperità e della pace è ancora lontano. Così vicino e, allo stesso tempo, così lontano.

Basta guardare a nord, nelle terre controllate dai curdi. Qui – dopo dieci anni di crisi – i campi di grano erano finalmente tornati dorati e le spighe erano pronte per essere mietute. Eppure, in poco tempo, dei fuochi misteriosi hanno portato via tutto, comprese le speranze per un futuro un po’ più stabile. Intervistato dal Washington Post, Abbas al-Jaghjagh, che vive nella città di Tal Hamis, ha raccontato: “Siamo 24 in famiglia e ci aspettavano il miglior raccolto da dieci anni. Ora abbiamo perso tutto”. Un racconto molto simile a quello di un altro contadino – questa volta residente in Iraq – fornito ad Associated Press: “La vita che viviamo qui è già amara. Se la situazione continua così, direi che nessuno resterà qui”. Già perché questi misteriosi incendi stanno colpendo un’area immensa che si estende dai confini iracheni con l’Iran fino alle acque del Mediterraneo.

Le piste, dietro questi roghi, sono diverse, ma la rivendicazione è una sola – quella dello Stato islamico – che tramite Al Naba ha annunciato:

La stagione del raccolto è ancora lunga e diciamo ai soldati del Califfato: avete davanti della terra piantata con grano e orzo che ora è di proprietà di apostati

Lo stesso gruppo jihadista ha poi invitato i suoi miliziani ad appiccare ulteriori fuochi. Secondo Peter Schwartzstein, del Center for Climate and Security, il messaggio che il Califfato vuol dare è: “Se questa terra non sarà nostra, allora nessun altro potrà averla”. Ma c’è anche chi, come i curdi, ha puntato il dito – in verità senza grandi prove – contro Bashar al Assad: “Non possiamo dire che il regime e l’Isis stiano lavorando insieme – ha detto Salman Barudo, a capo del comitato per l’agricoltura curdo – ma condividono lo stesso interesse nel vedere fallire quest’area”. Infine, l’ultima ipotesi riguarda una possibile vendetta degli stessi curdi contro gli arabi che, negli scorsi anni, hanno deciso di aderire all’Isis. Come del resto spiega lo stesso Abbas al-Jaghjagh citato dal Washington Post: “Non sappiamo chi stia facendo tutto questo. Sono gli arabi? Non possiamo dirlo. Sono i curdi? Non possiamo dirlo. È il governo? Non possiamo dirlo. È la Turchia? Non possiamo dirlo. È qualcuno da fuori? Non possiamo dirlo. Ci sono molti nemici e nessuna prova”.

Quel che è certo è che la tranquillità, in questa parte di mondo, sembra esser perduta. Quasi per sempre.
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