El canevo o mariuana come cura e farmago

Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » gio apr 14, 2016 7:02 pm

Come Israele vuole diventare l’epicentro mondiale del business della cannabis
14 marzo 2016

http://www.dolcevitaonline.it/come-isra ... a-cannabis

Quando pensiamo ai maggiori centri di ricerca sulla cannabis siamo soliti pensare all’Olanda e agli Stati Uniti, o in misura minore alla Spagna e al Canada. Pochi si aspetterebbero che la nazione dove la ricerca scientifica sulla cannabis sta invece muovendo i passi più veloci è Israele.

NIENTE FIERE PER FRICCHETTONI. Proprio a Tel Aviv, la scorsa settimana, si è tenuto il Cannatech, un evento molto distante dalle fiere della canapa come siamo solite intenderle, niente cilum e grinder, niente piccole aziende di canapa alimentare, al loro posto manager in giacca e cravatta, esperti di finanza e del settore farmaceutico. La stessa presentazione dell’evento ne certifica le intenzioni: «L’industria della canapa è l’economia in più rapida espansione al mondo. Ora è il momento per aziende, imprenditori, ricercatori e investitori di sviluppare soluzioni innovative per rispondere alle crescenti esigenze di questo nuovo mercato. CannaTech è il luogo dove si inizia a fare sul serio».

INVESTIMENTI ANCHE DALLA PHILIP MORRIS. E di aziende che stanno facendo “sul serio” in Israele se ne contano ormai parecchie. Dalla Syqe Medical, che ha sviluppato e brevettato un inalatore di cannabis high-tech attirando anche una sponsorizzazione di 20 milioni di dollari da parte della Philip Morris, alla Eybna che seleziona e sviluppa genetiche di cannabis su misura per disturbi specifici. Dalla Tikkun Olam, che si occupa di produrre varietà di cannabis senza Thc a scopo terapeutico, fino alla Kalytera, che sviluppa farmaci a base di cannabis per il trattamento dell’osteoporosi. Tutte aziende che si stanno ponendo come leader mondiali nei loro settori specifici.

IL VANTAGGIO DI ISRAELE SUI CONCORRENTI. Oltre alla storica vocazione dell’economia israeliana verso la ricerca, c’è un’altra ragione che sta garantendo alle società del paese un cospicuo vantaggio sui concorrenti del resto del mondo. La legge israeliana infatti garantisce la possibilità di portare avanti ricerche e studi clinici sulla cannabis senza particolari limitazioni, mentre negli Usa la legge federale (che ancora classifica la cannabis come droga illegale negandone gli utilizzi terapeutici) rende difficile e piena di ostacoli burocratici la ricerca anche per le aziende che hanno sede negli stati che l’hanno legalizzata.

L’EPICENTRO DI UN BUSINESS MONDIALE. Un vantaggio che imprenditori e ricercatori israeliani stanno mettendo a frutto per guadagnare un gap di know-how e tecnologia nei confronti dei concorrenti. E si tratta di un’operazione che a quanto pare sta riuscendo, visto che anche il Quartz, uno dei più influenti quotidiani online di economia e finanza, ha definito Israele come «l’epicentro del business della cannabis mondiale», raccontando come sempre più grandi investitori stiano dirigendo il proprio denaro nel paese ebraico per finanziare le ricerche sulla cannabis.



Così Israele vuole conquistare il mercato della cannabis
L'utilizzo a scopo terapeutico della marijuana è un business con un potenziale da miliardi di euro. E nel Paese mediorientale decine di aziende e startup si preparano all'esportazione nei nuovi stati che apriranno alla legalizzazione
di Federica Sasso
10 ottobre 2016

http://espresso.repubblica.it/internazi ... s-1.285550

"The cat is out of the bag". Basta, non è più un segreto per nessuno. Saul Kaye è il fondatore dell’incubatore "Israel Cannabis" e ha il tono di chi ripete una cosa ovvia: "L’utilizzo della cannabis a scopo terapeutico si diffonderà ovunque, ormai questo è un movimento, una rivoluzione". E Israele si presenta al mondo come un epicentro, l’ecosistema dove si incontrano hi-tech in campo agricolo e ricerca medica. Mentre a livello internazionale si aprono spazi per investimenti legati alla legalizzazione della cannabis stimati in miliardi di dollari, la Startup Nation sfrutta la sua esperienza nella coltivazione delle piante per scopo terapeutico, lo spirito imprenditoriale e anni di ricerca.

Da quando nei primi anni Sessanta il chimico Raphael Mechoulam ha deciso di studiare le proprietà della cannabis (e ha isolato il THC, il principio attivo famoso per gli effetti psicoattivi) il paese è sempre stato all’avanguardia per le scoperte del suo potenziale in campo medico e farmacologico. "E poi, rispetto agli Stati Uniti per esempio, qui è sempre stato più facile ottenere permessi per fare ricerca", afferma Mechoulam.

Con un bacino di 23 mila pazienti che già utilizzano prodotti derivati dalla cannabis e un mercato in espansione, aziende e governo stanno cogliendo l’opportunità. A giugno è stata approvata una riforma che regola tutta la filiera, dalla coltivazione alla distribuzione dei prodotti nelle farmacie, il ministro della Salute, Yaakov Litzman, vuole aumentare il numero dei coltivatori autorizzati e il ministro dell’Agricultura, Uriel Arieli, ha affermato che presto (forse entro un paio d’anni) i coltivatori israeliani avranno il via libera per le esportazioni.

Secondo Saul Kayne oggi in Israele ci sono già 150 aziende coinvolte nel "business" della cannabis terapeutica. Il suo incubatore "Israel Cannabis" si occupa delle startup che vogliono buttarsi in questo settore, e anche se si tratta di un mercato agli inizi Kayne è entusiasta: "La differenza con l’hi-tech di 20 anni fa è che abbiamo una base di utenti già pronta ad acquistare i prodotti", spiega.

Kaye e il suo team hanno anche lanciato "CannaTech", conferenza che porta a Tel Aviv leader di aziende hi-tech, agro-tech, e, ovviamente, investitori. "Siamo interessati all’Italia e tutta l’Europa, l’Australia e l’Africa, questi sono i mercati emergenti secondo noi".
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » lun ago 15, 2016 12:07 pm

La marijuana “uccide” la proteina che scatena l’Alzheimer
Francesco Bianco
1 luglio 2016

http://www.ok-salute.it/diagnosi-e-cure ... lalzheimer

Un nuovo studio americano conferma le proprietà terapeutiche dello stupefacente contro la malattia

I malati di Alzheimer solo in Italia sono oltre i 600.000 e a causa dell’invecchiamento della popolazione il loro numero è destinato a crescere rapidamente. C’è quindi la necessità urgente di scoprire cure efficaci per combattere questa patologia, che tra l’altro ha un costo sociale spaventoso: nel nostro Paese la spesa per l’assistenza superano gli 11 miliardi di euro, di cui 8 sono a carico delle famiglie.

Un nuovo studio del Salk Institute for Biological Studies di La Jolla in California rivela che potrebbe essere nella marijuana la chiave della cura di questa malattia che secondo l’Oms triplicherà il numero delle persone colpite entro il 2050.

A giocare un ruolo determinante è il THC, il delta-9-tetraidrocannabinolo, il principio attivo della marijuana che se inalato o ingerito può causare euforia, rilassamento, percezione spazio-temporale alterata, ma anche alterazioni uditive, olfattive e visive, ansia, disorientamento, stanchezza, e stimolazione dell’appetito. Insomma gli effetti tipici provati da chi fa uso di cannabinoidi. Il THC, però, secondo lo studio riduce i livelli di una proteina, la beta amiloide, che è all’origine proprio dell’Alzheimer. Questa proteina, infatti, inizia il suo processo distruttivo aggregandosi in ammassi che alterano le comunicazioni tra le sinapsi nel cervello dei soggetti affetti da Alzheimer molto prima di formare le caratteristiche placche.

La ricerca, pubblicata sul journal Aging and Mechanisms of Disease, rivela proprio come il THC impedisca l’azione di questa proteina nelle cellule nervose. Prevenire l’accumulo di beta amiloide nel cervello è quindi un modo efficace di attaccare l’Alzheimer.

I ricercatori hanno spiegato che le cellule nervose nel cervello contiene recettori che sono attivati da alcune molecole che si chiamano endocannabinoidi. Questi lipidi sono prodotti naturalmente dalle cellule nervose e aiutano la “comunicazione” tra le stesse cellule. Il THC contenuto nella marijuana è del tutto simile agli endocannabinoidi e attivano gli stessi recettori, riuscendo a proteggere le cellule nervose.

Nei test l’équipe californiana ha dimostrato che il THC riduce i livelli di beta amiloidi e spegne la risposta infiammatoria della proteina, prevenendo la morte della cellule.

«Anche se altri studi – spiega David Schubert, autore della ricerca – hanno dato prova che i cannabinoidi svolgano un’azione neuroprotettiva contro i sintomi di Alzheimer, il nostro studio è il primo a dimostratre che i cannabinoidi colpiscono sia l’infiammazione sia l’accumulo di beta amiloidi».
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » lun nov 28, 2016 7:47 am

Vendita cannabis in Farmacia: situazione 2016

http://www.farmagalenica.it/vendita-can ... zione-2015

...

Per quali patologie è possibile prescrivere la cannabis?

Se si parla di cannabis a pagamento, la risposta è “per qualsiasi patologia per la quale esista un minimo di letteratura scientifica accreditata“.
Se si parla di cannabis a carico SSR (Sistema Sanitario Regionale), la risposta è “per le sole indicazioni terapeutiche che la Regione ha accreditato come riconosciute“. Attualmente, gli utilizzi (diverso da indicazioni terapeutiche) riconosciuti dal DM 9/11/2015 per la prescrizione gratuitamente a carico SSR sono: sclerosi multipla, dolore oncologico e cronico, cachessia (in anoressia, HIV, chemioterapia), vomito e inappetenza da chemioterapici, glaucoma, sindrome di Tourette*.
Importante: ogni Regione è AUTONOMA nel decidere quali patologie rientrano nella distribuzione gratuita e quali no.

...

Domanda: è possibile guidare dopo l’assunzione di cannabis terapeutica?

Ni.
Da Dicembre 2015, il DM 9/11/2015 ha sancito che

I soggetti in terapia [dei cannabinoidi, ndr.], inoltre, dovrebbero essere esentati dalla guida di veicoli o dallo svolgimento di lavori che richiedono allerta mentale e coordinazione fisica per almeno 24 ore dopo l’ultima somministrazione con cannabis per uso medico.

La parola dovrebbero non rappresenta un obbligo, ma una raccomandazione. Per questo non è possibile sostenere che è categorico NON guidare.
In caso di incidente automobilistico dal punto di vista civilistico/penalistico, dato che è possibile rilevare tracce di cannabinoidi a distanza di settimane dall’assunzione, è necessario essere consapevoli che comunque potrebbe aprirsi un contenzione in cui sarà necessario dimostrare (con copia delle prescrizione e etichette del farmaco) che l’assunzione è avvenuta a scopo terapeutico.
Attualmente però non è prevista una legge precisa sulla guida per chi assume cannabis terapeutica, anche se il seguente post è di grande aiuto per orientarsi.

...
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » lun nov 28, 2016 7:49 am

Marijuana, un possibile rimedio contro l’ansia
I cannabinoidi contenuti nella Marijuana sembrano essere particolarmente attivi nella regolazione dell’ansia.

http://www.lastampa.it/2014/03/10/scien ... agina.html

L’ansia sarà forse un giorno ribattezzata come il male del Ventunesimo secolo. Conduciamo una vita per niente a misura d’uomo, le nostre azioni sono una corsa a ostacoli perché ci manca il tempo per pensare a chi siamo e cosa desideriamo realmente. Tutto ciò non fa altro che aumentare il grado di stress con conseguenti stati d’ansia più o meno marcati.

Eppure un rimedio che sia realmente in grado di contrastarla ancora non esiste. Gli psicofarmaci, infatti sono per lo più sedativi dell’intero sistema nervoso, per cui, di norma, sopprimo solo il disturbo anziché guarirlo davvero.
Una nuova speranza, tuttavia, ci arriva da un gruppo di ricercatori internazionali – tra cui gli scienziati della Hokkaido University di Sapporo (Giappone), l’Accademia Ungherese delle Scienze di Budapest e l’Indiana University di Bloomington – guidati da alcuni professori della Vanderbilt University. Secondo i loro studi, i nostri recettori dei cannabinoidi – i principali principi attivi della Marijuana – esercitano un importante ruolo a livello cerebrale coinvolto nella regolazione dell’ansia e la risposta allo stress (flight-or-fight response).

Per la prima volta uno studio è stato in grado di mettere in evidenza i recettori dei cannabinoidi nel nucleo centrale dell’amigdala (in uno studio condotto su animali).

La ricerca, riportata sulla rivista Neuron e guidata da Sachin Patel – professore di Psichiatria e di Fisiologia Molecolare e Biofisica – potrebbe in qualche modo spiegare il motivo per cui i consumatori di Marijuana, affermano molto spesso di assumerla soprattutto per ridurre i loro stati d’ansia.

I dati, ottenuti anche grazie alla collaborazione di Teniel Ramikie, uno studente laureato nel laboratorio di Patel, hanno anche potuto dimostrare come le cellule nervose prodotte da questa zona del cervello siano in grado di rilasciare naturalmente degli “endocannabinoidi”.
Secondo Petel, «Lo studio potrebbe essere molto importante per capire come la cannabis esercita i suoi effetti comportamentali».

In alcuni Paesi la Marijuana è già stata legalizzata. In Italia, per ora non si sa nulla, ma quello che è certo è che se accadrà le persone che potranno avere a disposizione l’eventuale farmaco saranno sempre maggiori.

Secondo i ricercatori, che si sono basati anche su studi precedenti, il sistema endocannabinoide è un regolatore naturale dell’ansia e dello stress che coinvolge il neurotrasmettitore glutammato.
Lo stress, sia di tipo acuto o cronico o un grave trauma emotivo, possono causare la riduzione della produzione di tali endocannabinoidi e la reattività dei sensori che comunicano con il neurotrasmettitore. Il risultato è che senza questo effetto “buffering”, l’ansia aumenta notevolmente. Se da un lato i cannabinoidi esogeni provenienti dalla Marijuana riducono l’ansia, è anche vero che dall’altra parte l’uso continuativo di questa sostanza potrebbe aumentarla e innescare un circolo vizioso, di potenziamento del dosaggio fino a creare una vera e propria dipendenza.

Per arrivare a tali ipotesi, durante la ricerca sono state adoperate apparecchiature di microscopia elettronica che hanno permesso di visualizzare sia le singole sinapsi che gli spazi esistenti fra una cellula nervosa e l’altra.

«Sappiamo dove sono i recettori, sappiamo qual è la loro funzione, sappiamo come questi neuroni rendono i propri cannabinoidi. […] Tutto ciò potrebbe cambiare radicalmente la nostra comprensione della comunicazione cellulare nell’amigdala», concludono gli autori.
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » dom dic 11, 2016 10:09 pm

Via libera alla vendita in farmacia della cannabis a scopi terapeutici
Passa in giunta il regolamento che autorizza la distribuzione per il trattamento di patologie gravi. Necessaria la prescrizione del medico. La spesa sarà a carico del Servizio sanitario nazionale di Diego D’Amelio

http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cro ... 1.14215970


TRIESTE. Da oggi gli ammalati residenti in Friuli Venezia Giulia potranno accedere gratuitamente alla cannabis per uso terapeutico. Ieri la giunta Serracchiani ha infatti stabilito che i farmaci cannabinoidi siano posti a carico del Servizio sanitario regionale, secondo linee guida che schierano il Fvg accanto alle Regioni più avanzate su questo terreno: Toscana, Puglia, Liguria e Campania.

La legge regionale è stata varata all'unanimità nel 2013 come uno degli ultimi atti della giunta Tondo, ma è rimasta inapplicata fino ad ora: la svolta è avvenuta a giugno quando, su iniziativa del M5s, la norma è stata arricchita con gli elementi recepiti ieri dal nuovo regolamento votato dall'esecutivo: il principio dell’erogazione gratuita per il trattamento di alcune patologie e la possibilità di avviare una coltivazione sperimentale decentrata, che assicuri maggiore facilità nell'approvvigionamento della sostanza. Il governo ha infatti prescritto nel 2015 che la coltivazione di cannabis terapeutica venga svolta in modo esclusivo dallo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, che ha annunciato il suo primo raccolto solo pochi giorni fa, in quantità tuttavia molto al di sotto delle effettive necessità.

Come previsto dal decreto ministeriale del 9 novembre 2015, la Regione detta dunque le proprie linee guida su modalità di prescrizione, allestimento, dispensazione e monitoraggio dei farmaci cannabinoidi. Lo fa dopo anni di denunce da parte delle associazioni degli ammalati, per una legge che non aveva finora avuto gli effetti sperati, essendo basata esclusivamente su prescrizioni su ricetta bianca (e quindi a pagamento per i pazienti) e minata da difficoltà di rifornimento del prodotto, disponibile solo tramite importazione.

Il regolamento stabilisce ora che l'inizio del trattamento con farmaci cannabinoidi a carico del Ssr avvenga sulla base di una prima prescrizione effettuata dai centri specialistici ospedalieri pubblici e privati inseriti nella rete delle cure palliative e della terapia del dolore, nonché dalle neurologie del Ssr. La terapia potrà quindi proseguire a livello domiciliare grazie alla prescrizione da parte del proprio medico di medicina generale, sulla base del piano terapeutico redatto dai centri specialistici.

I cannabinoidi saranno acquistati in modo centralizzato dall'Egas e dispensati dalle farmacie del Servizio sanitario, ma la legge prevede che la fornitura di cannabis terapeutica possa avvenire attraverso le normali farmacie, secondo un accordo che dovrà essere stipulato nei prossimi mesi con le associazioni di categoria. L’accesso gratuito ai cannabinoidi sarà possibile solo per precise patologie e dopo il fallimento di terapie tradizionali a base di oppiacei, cortisonici, antidepressivi, antinfiammatori e anticonvulsivanti.

Sarà rimborsabile il ricorso a cannabinoidi per la riduzione del dolore associato a spasticità in caso di sclerosi multipla o malattie neurodegenerative come la Sla,
per il trattamento della sindrome di Tourette,
per l'analgesia del dolore cronico neuropatico,
per la riduzione del dolore cronico terminale.
Per indicazioni diverse, laddove un medico lo ritenga opportuno, la prescrizione avverrà su ricetta bianca e sarà a carico del paziente:
è questo il caso del contrasto alla nausea e del vomito causati da chemioterapia, radioterapia e terapie per Hiv,
ma anche dello sviluppo dell'appetito in pazienti anoressici, oncologici o affetti da Aids e ancora del trattamento ipotensivo del glaucoma.


La prescrizione sarà sempre da motivare con la non risposta a metodi tradizionali: come recita il documento approvato dalla giunta, «le evidenze scientifiche sono di qualità moderata» e l'uso medico della cannabis può allora «rappresentare un trattamento sintomatico di supporto ai trattamenti standard, quando questi ultimi non hanno prodotto gli effetti desiderati o hanno provocato effetti secondari non tollerabili».

L'ultimo scoglio da superare resta quello della reperibilità della sostanza, posto che la produzione dello Stabilimento di Firenze sembra ben lontana da poter soddisfare il fabbisogno nazionale. È per questo che la legge regionale prevede la possibilità di avviare un progetto pilota di coltivazione e sperimentazione decentrata autorizzato dal ministero della Salute.

Per l'assessore alla Salute, Maria Sandra Telesca, «uno dei problemi che viene segnalato dalle associazioni degli ammalati è la difficoltà di approvvigionamento: la nostra legge non solo mette a carico del Ssr i costi della terapia, ma permette anche di avviare le pratiche per chiedere l'autorizzazione alla coltivazione sul territorio regionale». Sul punto insiste anche Andrea Ussai (M5s): «La possibilità di prescrizione gratuita è il grande risultato di questa legge di cui andiamo fieri. Ancora da definire resta però il nodo della sperimentazione sul territorio: speriamo che la giunta avvii presto il confronto con il governo».
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » mar gen 03, 2017 10:41 pm

Cannabis sativa (Bedrocan), farmaco galenico in Farmacia
Pubblicato il 19 dicembre 2016 da Dr. Marco Ternelli

http://www.farmagalenica.it/cannabis-sa ... o-farmacia


IMPORTANTE: dopo aver letto questo articolo, leggere anche le domande frequenti aggiornate al 2016 – 2017.

Alcune farmacie aderenti a Farmagalenica sono in grado di realizzare farmaci e preparazioni galeniche a base di bedrocan o bediol o bedrobinol o bedica o bedrolite o FM2 (Cannabis sativa / indica inflorescenze femminili essiccate) per i medici e pazienti che ne avessero bisogno, nella Sclerosi Multipla, nell’inappetenza, vomito e nausea da chemioterapia o HIV, glaucoma e (in base alla legge Di Bella 94/98) nel trattamento del dolore oncologico, neuropatico e non o (solo se a pagamento) a qualsiasi altra indicazione terapeutica (es. morbo di Chron, epilessia, fibromialgia, Parkinson, eccetera) di cui sia presente sufficiente letteratura scientifica accreditata.


In quali forme farmaceutiche può essere assunta la cannabis?

Ad oggi, le preparazioni a base di cannabis terapeutica che possono essere realizzate nelle Farmacie Galeniche di Farmagalenica sono:

cartine per decozione in tisana
cartine per vaporizzazione mediante vaporizzatori
capsule apribili per decozione in tisana di cannabis micronizzata
capsule decarbossilate ad uso orale
estratto in olio di oliva di cannabis (Cannabis Olive Oil)
estratto alcool etilico di cannabis: tintura
estratto alcool etilico di cannabis: resina (Rick Simpson’s Oil o FECO)
estratto in CO2 supercritica
estratti glicolici/glicerici
estratti per sigarette elettroniche (eCig).
cannabis in gel transdermico (PLO)
colliri alla cannabis

Infatti, il Ministero della salute con DM 23/01/2013, GU n. 33 del 08/02/2013 ha inserito nella Tabella dei Medicinali, sezione B, i medicinali stupefacenti di origine vegetale a base di Cannabis (sostanze e preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture) con entrata in vigore il 23 febbraio 2013.
Tale decreto conferma la possibilità di utilizzare in terapia, non solo il delta-9-tetraidrocannabinolo o THC, ma anche i composti vegetali che lo contengono (cioè la cannabis).
Non è quindi necessario alcun modulo di importazione dall’estero o autorizzazione, ma la sola ricetta del medico (QUALSIASI MEDICO, di base o specialista).


Quali sono le varietà di cannabis terapeutica utilizzabili in Italia?

Esistono 6 varietà teoricamente utilizzabili:

bedrocan: titolato al 19% in THC (Delta-9-tetraidrocannabinolo o dronabinolo) e < 1% in CBD (cannabidiolo) varietà SATIVA
bedrobinol: titolato al 12% in THC (Delta-9-tetraidrocannabinolo o dronabinolo) e < 1% in CBD (cannabidiolo) varietà SATIVA
bediol: titolato al 6% in THC (Delta-9-tetraidrocannabinolo o dronabinolo) e 7,5% in CBD (cannabidiolo) varietà SATIVA
bedrolite: titolato a <0,4% in THC (Delta-9-tetraidrocannabinolo o dronabinolo) e 9% in CBD (cannabidiolo) varietà SATIVA
bedica: titolato al 14% in THC (Delta-9-tetraidrocannabinolo o dronabinolo) e < 1% in CBD (cannabidiolo) varietà INDICA
FM2 (Istituto Farmaceutico Militare): titolato al 5-8% in THC (Delta-9-tetraidrocannabinolo o dronabinolo) e 7-12% in CBD (cannabidiolo) varietà SATIVA.

Dei 6 preparati vegetali di cannabis sativa, quelli importati attivamente (in ampie quantità) in Italia dai grossisti autorizzati sono il bedrocan, bediol e bedrolite. Si consideri inoltre che il costo al grammo delle varietà (a parte FM2) è pressoché identico: ne consegue che essendo il bedrocan quello con il più alto titolo in THC, è sufficiente usarne un quantitativo minore rispetto al bedrobinol e bediol. Questo si riflette sul costo finale della preparazione che, a parità di contenuto di THC, ha un prezzo inferiore.
Ovviamente, questo discorso vale se si vuole sfruttare il THC; se è necessario utilizzare il CBD, allora la scelta “obbligata” è per il Bedrolite, essendo quello che ne contiene la quantità più alta a parità di costo. Altrettanto, se si considerano i terpeni presenti, forse si ricorre al Bedrobinol.

Poiché il Bedrocan (e tutte le altre varietà legali di cannabis terapeutica) presente nelle Farmacie viene importato dall’Olanda, i costi di importazione e lavorazione sono mediamente elevati (la spesa è fiscalmente detraibile in quanto medicinale), ma dipendono moltissimo dalla quantità di cannabis richiesta per dose e dal numero di dosi indicate in ricetta.
Parlando di prezzo della cannabis, esso merita un discorso a parte: la cannabis ha un costo medio-basso. Il problema del prezzo è legato (come appena detto) alla necessità di importazione, al fatto che si tratta di uno stupefacente, alla normativa delle farmacie, al fatto che indipendentemente dalla quantità ordinata, il prezzo è fisso (non c’è convenienza per la farmacia nell’acquistare quantitativi elevati).


Quanto costa la cannabis terapeutica di grado farmaceutico?

Questo cosa vuol dire?
Che da un prezzo all’origine della cannabis olandese di circa 8-9€ 6-7€ 5-6€ al grammo, il fornitore italiano vende alle Farmacie ad un prezzo, concordato con il Ministero della Salute, di circa 18-19€/grammo 14-15€/grammo 11-12€/grammo (IVA 22% inclusa). Le Farmacie, in base alla Tariffa Nazionale dei Medicamenti (in vigore dal 1993), sono obbligate a raddoppiare il prezzo di acquisto, e si arriva così ad un prezzo di vendita al pubblico di circa 30-35€ 28-29€ 19-21-22€/grammo (IVA 10% inclusa) (per approfondimenti sul prezzo, leggere questo articolo).

Che da un prezzo all’origine della cannabis italiana FM2 di 6,88€ + IVA 22% (8.39€) al grammo (prezzo cui l’istituto vende), le Farmacie, in base alla Tariffa Nazionale dei Medicamenti (in vigore dal 1993), sono obbligate a raddoppiare il prezzo di acquisto, e si arriva così ad un prezzo di vendita al pubblico di circa 15€/grammo (IVA 10% inclusa) (per approfondimenti sul prezzo, leggere questo articolo).

IN LINEA DI MASSIMA, per dare una stima molto approssimativa del costo finale della cannabis OLANDESE, risulta che

30 cartine da 100mg hanno un costo indicativo di circa 118€ 110€ 99€ 89€ 69€
30 cartine da 200mg hanno un costo indicativo di circa 222€ 210€ 188€ 175€ 136€
30 cartine da 300mg hanno un costo indicativo di circa 330€ 300€ 277€ 265€ 215€
30 cartine da 500mg hanno un costo indicativo di circa 540€ 500€ 455€ 435€ 344€

Cosa serve per poter acquistare legalmente cannabis terapeutica in Italia?

Dal punto di vista della ricetta medica, è necessaria una Ricetta Non Ripetibile redatta su ricettario privato (“c.d. “ricetta bianca”) prescritta da un medico qualsiasi (neurologo, oncologo, medico di base, medico non specialista, pediatra ecc…) nel rispetto dei formalismi previsti della Legge 94/98 (Legge “Di Bella”).
Per chiarimenti e spiegazioni sulla redazione e compilazione della ricetta e sulle modalità di prescrizione, con possibilità di DOWNLOAD di vari FACSIMILE, fare riferimento a questo post.
Per cercale quali Farmacie di Farmagalenica preparano la cannabis per uso terapeutico, utilizzare il motore di ricerca cercagalenico.it (si aprirà una nuova pagina).

IMPORTANTE: per Legge, ogni Farmacia che si approvvigiona di cannabis terapeutica non può MAI cedere la cannabis in quanto tale (nei contenitori sigillati da 5 grammi che vedete nella foto di questo post), ma solo dopo averla ripartita nelle dosi indicate dal medico in ricetta.

Le Farmacie non possono dispensare la Cannabis direttamente nei flaconi originali
Ci fossero ancora dei dubbi...

Per questo, la Farmacia prepara delle cartine/bustine contenenti la dose indicata dal Medico (es. 100mg), pronte per essere usate per infusione o via inalatoria.
Se la Farmacia a cui il paziente si rivolge, fornisce dosi NON ripartite in cartine/bustine, magari il paziente avrà risparmiato qualcosa, ma dall’altro lato bisogna chiedersi: il Farmacista ha preferito commettere un illecito già una volta; per quale motivo allora dovrebbe essere onesto nel consegnare effettivamente cannabis farmaceutica (Bedrocan, Bediol, ecc…), piuttosto che una mescolanza con cannabis di strada o altro (!), allo scopo di lucrare ulteriormente sulla salute del paziente?

Per anni, nel caso di distribuzione diretta dopo importazione, al paziente sono stati forniti direttamente i barattolini con tappo giallo, con l’indicazione di “comprare una bilancia e farsi le dosi a casa” (…).
Chi perseguiva questa linea, si “giustificava” dicendo che poiché la normativa (DM 11/02/1997) per l’importazione di specialità medicinali non registrate (commercializzate) in Italia, si riferisce appunto a specialità medicinali, motivo per cui la cannabis diventa automaticamente specialità medicinale, ossia prodotto industriale.
Una incredibile magia quindi. Lo stesso identico contenitore, stesso lotto (!!), stessa sostanza, stesso produttore:

se importata per le farmacie va obbligatoriamente ripartita come richiede il RD 1938 (“È vietata la vendita delle sostanze farmaceutiche non in forma e dose di medicamento), altrimenti scattano sanzioni penali.
se importata per essere distribuita direttamente, allora diventa (??) “specialità medicinale” (termine impreciso) quindi non sconfezionabile quindi non utilizzabile per realizzare cartine e fornita nei barattolini intonsi.

Senonché il Consiglio di Stato (sentenza N. 02934/2015) ha ribadito che (semplificando) anche le specialità medicinali possono essere sconfezionate per la preparazione di galenici. E cade tutta l’impalcatura precedente. Questo è uno dei motivi per cui negli ultimi mesi, molti pazienti che prima ricevevano i barattolini integri, si sono visti fornire le dosi già ripartite.


Consigli del Farmacista per l’uso e l’assunzione della cannabis terapeutica

Al momento della dispensazione del bedrocan, bedrobinol, bedica, bediol o bedrolite, verranno fornite tutte indicazioni (a voce e scritte in un protocollo) necessarie al corretto utilizzo della Cannabis, alla sua conservazione, alla sua preparazione, ecc…
Fondamentalmente, la somministrazione terapeutica viene effettuata o mediante infusione (con metodiche descritte nel protocollo che forniamo) o tramite inalazioni/vaporizzazioni orali (mediante l’utilizzo di dispositivi appositi acquistabili anche in Farmacia) oppure, nel caso dell’olio, per via orale in gocce già pronte all’uso.
La posologia dei derivati della Cannabis è estremamente variabile e dipende da numerosi fattori che concorrono a determinare il dosaggio; tra i fattori più rilevanti vi sono:

sesso
età e peso del paziente
natura della patologia
tipo e gravità dei sintomi
risposta individuale
terapie concomitanti
via di somministrazione

In letteratura generalmente la posologia si riferisce al contenuto in milligrammi di THC, pur sapendo che il fitocomplesso comprende altri principi attivi che possono influire sull’effetto farmacologico. I derivati della Cannabis, incluso il bedrocan possono essere somministrati per via orale o inalatoria.
La via orale prevede la preparazione di una tisana da assumere una o più volte durante la giornata.
La via inalatoria prevede l’utilizzo di speciali apparecchi riscaldatori/vaporizzatori ed una serie di inalazioni ripetute.
La scelta della via di somministrazione influisce notevolmente sulla farmacocinetica e sulla farmacodinamica del farmaco:

la via inalatoria comporta un rapido assorbimento dei principi attivi ed una rapida comparsa dell’effetto (circa in 5 minuti). I picchi ematici sono elevati e l’eliminazione rapida.
la via orale tramite tisana (decotto), comporta una comparsa degli effetti dopo 30-90 minuti raggiungendo il picco massimo dopo due o tre ore. L’effetto si prolunga per altre 4-6 ore e l’eliminazione è graduale.
la via orale tramite olio, comporta una comparsa degli effetti dopo 90-110 minuti raggiungendo il picco massimo dopo due o tre ore. L’effetto si prolunga per altre 6-8 ore e l’eliminazione è graduale.

Nota importante: si raccomanda di non “fumare” il farmaco in quanto la combustione determina una notevole perdita di principi attivi (fino al 40% del THC).
Normalmente la preparazione viene preparata in farmacia entro 24-48 ore, (salvo difficoltà di reperimento della materia prima) ed ha una scadenza (calcolata con parametri stabiliti per legge) di circa 4-5 mesi.
———————
Su gentile concessione della Farmacia Dr. Ternelli, si rende disponibile al download una scheda riepilogativa sulla Cannabis terapeutica in Italia, incluso un appendice con tabelle di equivalenze tra olio, milligrammi e gocce.

Scaricala!
http://www.farmagalenica.it/wp-content/ ... UTICHE.pdf


Per informazioni sulla possibilità di avere gratuitamente la cannabis sativa per uso terapeutico, fare riferimento a quest’altro post. Nella maggior parte dei casi, la cannabis terapeutica si paga, ma alcune Regioni permettono di ottenerla gratuitamente: per maggiori informazioni, modalità, indicazioni terapeutiche, ecc.. consultare la sezione apposita Cannabis Mutuabile.

Per sapere quali Farmacie italiane aderenti a Farmagalenica preparano, o sono in grado di preparare, Bedrocan, Bedrobinol, Bedica, Bediol o Bedrolite cannabis sativa e indica, clicca QUI (si apre nuova pagina).
http://www.farmagalenica.it/cannabis-mu ... ne/veneto/
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » mar gen 17, 2017 8:41 pm

Il Monitoring the Future rileva la diminuzione dell'uso di sostanze illegali (cannabis, alcol e tabacco) e dell'abuso d farmaci da prescrizione tra gli adolescenti americani. Il National Institute on Drug Abuse: "E' la prima volta (dal 1975)''
17 gennaio 201

http://www.repubblica.it/salute/ricerca ... -156226604

SONO ben 63milioni gli americani che vivono negli Stati (28, oltre a Washington, D.C.) dove l'uso di marijuana è ormai legale, eppure i numeri sul consumo tra i più giovani sembrano diminuire. A registrare il calo tra i teenager (15-18 anni) è il 42esimo rapporto Monitoring the Future, commissionato dal National Institute on Drug Abuse. Dati affatto scontati, secondo la dottoressa Nora Volkow, direttore del National Institute on Drug Abuse, interpellata dalla Cnn e pronta a ricordare i pareri funesti che avevano accompagnato la nuova regolamentazione.

I risultati dell'indagine che ha visto coinvolti oltre 45mila studenti di istituti pubblici e privati evidenziano, come riportato da Vice, una diminuzione significativa del consumo giornaliero di marijuana, rimasto stabile nei due anni precedenti tra i giovani in età da college. Mentre cannabis e sigarette elettroniche sembrano avere conquistato una maggiore popolarità rispetto alle sigarette 'tradizionali'. Il calo più significativo è tra i più giovani, tra i 13 e i 14 anni, il cui consumo è diminuito dal 5,4% del 2016 al 6,5% dell'anno scorso. Così come tra loro l'uso giornaliero è passato dal 1.1% lallo 0,7%.

La tendenza alla diminuzione è confermata anche in Colorado, che da quando ha permesso agli adulti anche l'uso ricreativo della sostanza stupefacente, registra un analogo calo del consumo tra i più giovani. Questo perché, anche se la legalizzazione sembra avere reso più facile l'accesso alla marijuana, in realtà nel contesto giuridico attuale è la droga è avvertita come più ''sicura'' da parte delle persone di tutte le età, giovani compresi, spiega Volkow. A preoccupare, sottolinea l'esperta, è l'incremento del consumo che interessa la fascia di età tra i 18 e i 24 anni.

D'altrocanto la diminuzione non stupisce i sostenitori della legalizzazione, come chiarisce Tom Angell, a capo del movimento Marijuana Majority. ''Strappare la marijuana dalle mani della criminalità per regolamentarne la diffusione non può che limitarne l'uso soprattutto tra gli adolescenti'', sostiene Angell. Anche perché diventa sempre più difficile trovarla. E i numeri sembrano confermarlo.
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » sab feb 04, 2017 8:59 am

Un uomo affetto da Parkinson grave prova la marijuana per la prima volta. Ecco cosa gli accade:
(Il documentario "Ride with Larry" è disponibile su Amazon; parte del ricavato viene devoluto alla ricerca sul Parkinson)
https://www.facebook.com/Curioctopus.it ... 6373914048
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » mer feb 15, 2017 10:41 pm

Ragazzo suicida, Finanza chiamata da madre: 'Fumare canne non è normale'

http://www.fanpage.it/ragazzo-suicida-m ... -e-normale

Tantissime persone hanno partecipato oggi nella Basilica di Santo Stefano di Lavagna ai funerali di Giò, il ragazzo di sedici anni che si è ucciso due giorni fa gettandosi dalla finestra della sua abitazione mentre era in corso un controllo della Guardia di Finanza che qualche ora prima lo aveva sorpreso con qualche grammo di hashish. Tanti occhi lucidi e facce ancora incredule per quello che è accaduto. “Nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore di chi resta”, recita uno degli striscioni appesi alla balconata della chiesa. Sulla bara, portata a spalla in chiesa, c’era la maglia della Virtus Entella del sedicenne, considerato una promessa del calcio. A celebrare le esequie Don Andrea Buffoli, cappellano della Virtus Entella. “Ai ragazzi qui presenti voglio dire due cose: parlate di voi e della vostra vita, perché vuol dire farsi volere bene ed essere accolti, non abbiate paura di farlo. E la seconda cosa è noi non siamo i nostri sbagli ma siamo le nostre cose belle. Se n'è andato in modo tragico e assurdo ma voi qui testimoniate il bene che gli avete dato e che da lui avete ricevuto. Questo amore va custodito. È stato un riferimento per tanti: era una bandiera e come tutte le bandiere per essere animate hanno bisogno di vento”. Anche il papà di Giò aveva pronunciato parole simili.
La mamma: “Vi vogliono far credere che fumare una canna è normale”

“Vi vogliono far credere che fumare una canna è normale, che faticare a parlarsi è normale, che andare sempre oltre è normale. Qualcuno vuol soffocarvi”, le parole invece della mamma del ragazzo durante i funerali. Antonella Riccardi e l’ex marito Marco Bianchi avevano adottato il ragazzo quando era un bambino. “Diventate protagonisti della vostra vita e cercate lo straordinario. Straordinario è mettere giù il cellulare e parlarvi occhi negli occhi. Invece di mandarvi faccine su whatsapp, straordinario è avere il coraggio di dire alla ragazza sei bella invece di nascondersi dietro a frasi preconfezionate”, ha aggiunto la donna. E ancora: “Straordinario è chiedersi aiuto proprio quando ci sembra che non ci sia via di uscita. Straordinario è avere il coraggio di dire ciò che sapete. Per mio figlio è troppo tardi ma potrebbe non esserlo per molti di voi, fatelo”. “Noi genitori invece di capire che la sfida educativa non si vince da soli nell'intimità delle nostre famiglie, soprattutto quando questa diventa una confidenza per difendere una facciata, non c'è vergogna se non nel silenzio: uniamoci facciamo rete”, ha aggiunto affermando di essersi chiesta “perché è successo” ma di aver capito che “a cercare i perché ci arrovelliamo”. “La domanda non è perché, ma come possiamo aiutarci. Fate emergere i vostri problemi”, ha detto a tutti i giovani presenti.

Finanza chiamata dalla madre, manifesti di ringraziamenti alla G.d.F.

“Un pensiero particolare va alla Guardia di Finanza. Grazie per avere ascoltato un urlo di disperazione di una madre che non poteva accettare di avere suo figlio perdersi e ha provato con ogni mezzo di combattere la guerra contro la dipendenza prima che fosse troppo tardi”, ha detto ancora la donna durante le esequie di Giò a cui hanno partecipato finanzieri in borghese. Era stata lei infatti ad andare a parlare con i finanzieri perché aveva sentore del fatto che girasse la droga davanti a scuola. "Si è rivolta a noi perché dopo innumerevoli tentativi di convincere il figlio a smettere di farsi di spinelli non sapeva più cosa fare, noi abbiamo organizzato un servizio e siamo andati lì", ha raccontato il generale Renzo Nisi, comandante provinciale della Guardia di Finanza. Nei manifesti che annunciavano i funerali del ragazzo la famiglia ha voluto ringraziare la Guardia di Finanza quasi a non voler colpevolizzare i militari per quel che è successo.

“Perdonami, non ho saputo colmare il tuo vuoto”

“Le ultime parole sono per te, figlio mio. Perdonami per non essere stata capace di colmare quel vuoto che ti portavi dentro da lontano”: è quanto ha detto ancora la mamma di Giò rivolgendosi al figlio morto. “Voglio immaginare che lassù ad accoglierti ci sia la tua prima mamma e come in una staffetta vi passiate il testimone affinché il tuo cuore possa essere colmato in un abbraccio che ti riempia per sempre il cuore”, ha detto ancora la donna che in chiesa era accompagnata dal padre del ragazzo e suo ex marito. “Fai buon viaggio piccolo mio”, ha concluso.

"Grazie per aver ascoltato l'urlo di disperazione di una madre che non poteva accettare di vedere suo figlio perdersi". Lo ha detto in chiesa la madre del sedicenne di Lavagna che si è tolto la vita in seguito ad una perquisizione per droga. Era stata lei al mattino ad andare a parlare con i finanzieri perchè aveva sentore del fatto che girasse la droga davanti a scuola. "Si è rivolta a noi perchè dopo innumerevoli tentativi di convincere il fgilio di smettere di farsi di spinelli non sapeva più cosa fare _ racconta il generale Renzo Nisi, comandante provinciale della Guardia di Finanza _ noi abbiamo organizzato un servizio e siamo andati lì". Poi è successo tutto. La famiglia comunque conferma la fiducia nella Finanza, lo ha fatto anche con i manifesti pubblicati nella cittadina ligure.


NON CI SI PERDE PER UNO SPINELLO DI MARIJUANA, STUPIDA MADRE!

Alberto Pento
Mi dispiace tanto per voi, ma per me questa madre è stata una stolta, non si va a perdere un figlio per uno spinello. Uno spinello di mariuana non è un delitto, un peccato, un crimine è un semplice atto normalissimo a quell'età e non produce alcunché di male. Madre e figlio sono entrambi vittime di una incultura incivilisssima. Anche la Guardia di Finanza poteva farsi più cauta, avere più rispetto e agire con maggior delicatezza ... ma questi forse pensavano allo scoop, alle tonnellate di droga cocaina, eroina, ecc. . La marijuana cura la SLA e molte altre malattie come anche la depressione e fa meno male del tabacco e dell'alcool. Casi come questi sono una vergogna!


https://www.facebook.com/floriana.gaiaf ... nref=story

Dunque, il giovane morto suicida per la vergogna e la paura, nel corso del blitz delle forze dell'ordine - chiamate dalla madre- era FIGLIO ADOTTIVO???!!????
Ho capito tutto.... questo spiega molte cose.......
Certe madri si comportano come bambine dell'asilo: quando la bambola è rotta, smettono di amarla e la gettano via senza tanti rimorsi......
Non so come ti chiami, tizia che hai denunciato tuo FIGLIO; una cosa voglio dirtela, però : se Dio non ti ha reso madre per vie naturali, sapeva bene quel che faceva......
Hai tutto il mio disprezzo.


Alberto Pento
Per questo ragazzo "problematico, con disagio piscoemotivo (?)" la marijuana forse era un farmaco che lo faceva star meglio come può far star meglio i malati di SLA, di fibromialgia, di depressione, di Parkinson e di tante altre patologie. Averlo non compreso e criminalizzato è semplicemente demenziale. Non si confonda la marijuana con il crash, l'eroina, la cocaina e le idiozie giovanili che portano a inalare la trielina ed altri solventi, ed altri stupefacenti o droghe similari come le anfetamine, ecc. . Poi si consideri la famiglia degli pscicofarmaci che sono veramente dannosi, utilizzati da milioni di persone. Poi si considerino i danni degli integratori anabolizzanti adoperati da tanti per migliorare le prestazioni fisiche in un ambito patologico di ossessione prestazionale. In questo contesto la canapa è una grazia della preistoria e per chi ci crede anche del cielo.



I dieci grammi del ragazzo di Lavagna e i miliardi della mafia
Il suicidio è un gesto privato, ma le responsabilità sono pubbliche
di ROBERTO SAVIANO
15 febbraio 2017

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/0 ... -158332627

HA SEDICI anni e all'uscita da scuola viene perquisito dalla Guardia di Finanza. Ha addosso dieci grammi di hashish, i classici cinquanta euro di fumo che comprano i ragazzi. Avrebbe ammesso di averne ancora un po' a casa. Quindi la Guardia di Finanza perquisisce la sua cameretta ed effettivamente trova, dove lui stesso aveva indicato, altro fumo. La cronaca ci dice che il ragazzo, durante la perquisizione o mentre uno dei finanzieri stava parlando con sua madre, si alza dal divano dove era seduto, apre la finestra e si butta giù, dal terzo piano. Viene trasportato in elicottero in ospedale, ma non ce la fa. Muore.

I fatti sono questi. Forse è utile localizzare l'evento per un solo dato: Lavagna è un paese di poche migliaia di abitanti, in provincia di Genova. A Lavagna ci si conosce un po' tutti e magari il peso di ciò che la comunità pensa di te ancora si sente forte, fortissimo. Posso ipotizzare che in una città più grande, dove basta cambiare quartiere per diventare perfetti sconosciuti, si cresca in fondo con la sensazione che non esistano marchi a fuoco che ti rovinano la vita per sempre e che la rovinano a chi ti sta vicino.

Questi i fatti a cui non mi va di aggiungere dettagli emotivi. Inutile parlare di quelli che noi presumiamo essere i rapporti con la famiglia: questo non è un romanzo e quindi guardiamoci dall'interpretare i pensieri del ragazzo e dal riempire il vuoto di parole che crediamo siano state pronunciate ma che non hanno, ai fini della nostra valutazione, alcun peso. Concentriamoci, invece, sulle responsabilità politiche che si celano dietro un gesto privato. Concentriamoci sui motivi che portano i media a interessarsi di droga solo quando ci sono sequestri enormi, arresti eccellenti o morti tragiche come questa. Interroghiamoci su cosa uno Stato paternalista possa davvero fare per salvare vite. Concentriamoci sul fallimento della proibizione in materia di stupefacenti, in ogni luogo e in ogni tempo.

E mentre scrivo ho davanti agli occhi il corpo martoriato di Stefano Cucchi e in mente i motivi che hanno condotto al suo arresto. Il 15 ottobre 2009, Cucchi viene fermato dai Carabinieri perché era stato visto cedere droga in cambio di soldi. Lo portano in caserma e addosso gli trovano 21 grammi di hashish, divisi in 12 confezioni, e tre dosi di cocaina. Durante la custodia cautelare accade quello su cui da anni si cerca di fare chiarezza.

Perché ho citato Cucchi? Per un motivo preciso. Stefano muore dopo una settimana, mentre è affidato allo Stato Italiano. Stefano muore perché trattato da tossico, da spacciatore, non mancano al riguardo commenti agghiaccianti. Ricordo Giovanardi che disse che tra spacciatori e carabinieri sceglieva i carabinieri, di fatto fotografando un clima da guerra civile tanto assurdo quanto ingiustificato. E poi il "mi fai schifo" di Salvini rivolto a Ilaria Cucchi che aveva deciso, coraggiosamente, di mostrare le immagini terribili del corpo martoriato di suo fratello. Ma cosa ha raccontato, al nostro Paese, la morte di Stefano Cucchi? Che se sei uno spacciatore e un tossico meriti di morire. E che se ti trovano in possesso di droga, sei una merda e ti sei rovinato la vita. La tua e quella della tua famiglia. Non c'è appello. Non c'è possibilità di riscatto.

È questo che hanno raccontato la morte di Federico Aldrovandi e poi quella di Stefano Cucchi. Ecco perché oggi, di nuovo e con urgenza, dobbiamo riflettere sulla necessità di avviare un dibattito parlamentare serio sulla legalizzazione della cannabis e lo facciamo ancora una volta sul corpo di un altro ragazzo la cui vicenda solo apparentemente non c'entra nulla con le altre che ho citato. In realtà con loro ha in comune il contesto, un contesto che condanna senza processo. Ma ci pensate mai? Solo alla presenza di un corpo morto, ci si distrae per un attimo dalla politica fatta di messaggi mandati via chat intercettati, interpretati, smentiti e per qualche ora si raccolgono idee e dichiarazioni per dirci quanto anche sulla legalizzazione delle droghe l'Italia sia in colpevole ritardo. Poi si seppellisce il corpo e tutto torna alla normalità.

E intanto stupisce l'impiego di una tale solerzia militare su un sedicenne, è ovvio che si tratta di procedure, ma non ci si può esimere dal constatare la spropositata attenzione in questo caso su un dettaglio, rispetto al problema. E anche qui si tratta di valutazione politica e non militare. Di valutazioni generali che prescindono dalle responsabilità dei singoli. Che prescindono dal numero di finanzieri che hanno effettuato la perquisizione, ma hanno a che fare con una logica doppia che non può non saltare all'occhio. Da dove arriva il fumo che si spaccia a Lavagna? Da quelle piazze di spaccio a cielo aperto delle periferie romane o napoletane dove le forze dell'ordine hanno difficoltà a effettuare i seppur minimi controlli. E le scuole di mezza Italia, oggi come ieri, sono piazze di spaccio dove arriva qualunque tipo di droga.

Allora mi domando: ha più senso tracciare il fumo prima che arrivi nelle mani dei sedicenni o ha più senso punire il sedicenne consumatore? E ancora: è più accettabile che un sedicenne possa acquistare fumo in un coffee shop o da spacciatori che hanno anche altro da vendere e soprattutto hanno a che fare con un sottobosco criminale dal quale sarebbe consigliabile tenersi alla larga? Il fumo che si spaccia davanti alle scuole, nelle discoteche, negli stadi e ovunque ci siano ragazzi è fornito dai cartelli criminali. Il problema sono loro o sono gli studenti che fumano? Si dirà: ma se non parti dal piccolo come arrivi al grande? Questo non è assolutamente vero, perché il rischio è che si parta dal piccolo per fare gran numero di fermi e di perquisizioni, perché arrivare alla gestione delle basi è molto complicato.

Si parte dal piccolo spacciatore per rimanere al piccolo spacciatore o al consumatore. Per smantellare piazze di spaccio si rischia di lavorare a vuoto per mesi. E invece ci vogliono fatti concreti, bisogna fare numero, fermi, droga perquisita, grammi su grammi da comunicare nei dati che a fine anno verranno pubblicati affinché l'opinione pubblica si convinca che le forze dell'ordine fanno il loro lavoro.

Quando Patrizia Moretti e Ilaria Cucchi hanno avuto il coraggio di mostrare le immagini dei volti tumefatti di Federico Aldrovandi e di Stefano Cucchi, io ho sentito verso di loro enorme gratitudine. Lo hanno fatto, certo, per un figlio, per un fratello, morti in circostanze odiose, ma lo hanno fatto anche perché sapevano che i diritti si ottengono utilizzando corpi, corpi che diventano campi di battaglia. Oggi però mi assale lo sconforto nel constatare che il corpo morto, quello senza vita (che sia il corpo del piccolo Aylan trovato esanime sulla costa turca, quello di Federico o quello di Stefano) ci indigna, ci fa incazzare, rabbrividire, commuovere, ma ci restituisce anche la tristissima consapevolezza che ormai più nulla è dato fare. Che oltre la morte non c'è più niente. Che ogni nostro gesto, ogni nostra azione è ormai vana. La nostra distrazione è quindi giustificata, naturale conseguenza, quasi ovvia, scontata, dovuta. Normale. Chi si occupa di mafie questo lo sa bene: non si spiegherebbe altrimenti l'indifferenza ai morti in terra di camorra, morti giovani, minorenni, morti innocenti, morti colpevoli.

E penso a Marco Pannella e all'intuizione che ha avuto, intuizione geniale, da politico di razza, sulle battaglie politiche, che andavano necessariamente condotte utilizzando il corpo vivo, il suo corpo vivo. Gli scioperi della fame per i detenuti e la distribuzione di marijuana e cannabis. Oggi prendiamo la sua eredità perché è sui corpi dei vivi che vanno combattute e vinte le battaglie. Dei corpi morti ci dimentichiamo in poco tempo. È il suo metodo che dobbiamo utilizzare, un metodo analitico che dal particolare va subito all'universale e non indugia sui turbamenti intimi dell'animo umano, ma punta dritto alle responsabilità collettive e su quello che c'è da fare.

Qui, dunque, non è minimamente in discussione l'incapacità che un sedicenne ha, per inesperienza, di relativizzare ciò che gli accade, ma la necessità di porre seriamente le basi perché gli innocenti, ma anche i colpevoli, non vengano condannati a morte dalla pubblica morale. E se il decesso di Stefano Cucchi è stato procurato, il ragazzo di Lavagna ha anticipato il giudizio sociale e, in una manciata di minuti, si è autoprocessato, si è trovato colpevole, togliendo a chiunque altro la possibilità di giudicarlo. Non giriamoci troppo attorno, lui è l'ennesima vittima di un sistema criminogeno, di un sistema che non funziona per calcolo, inerzia, incompetenza, comodità.

E rendiamoci conto che uno Stato paternalista, che pretende di preservare i suoi figli vietando, è uno Stato destinato a fare un numero incalcolabile di vittime e che regala alle organizzazioni criminali un mercato stimato tra 4 e 9 miliardi di euro all'anno. Questo è il valore della cannabis consumata.

Smettiamo, quindi, di fare regali alle mafie e legalizziamo, ora. Legalizziamo.

Anzi, in realtà bisognava averlo già fatto, ieri.


Perquisito davanti alla madre: suicida a sedici anni per 10 grammi di hashish
Un giovane sedicenne si è lanciato dal terzo piano dopo aver consegnato alla guardia di finanza 10 grammi di hashish che possedeva in casa
Andrea Cuomo - Mar, 14/02/2017

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ ... 63796.html

Si dice che l'anima pesi 21 grammi; e il regista Alejandro González Iñárritu, quello di «Birdman» e «Revenant», dedicò qualche anno fa alla faccenduola anche il titolo di un suo film.

Ma a 16 anni non si hanno bilancini molto precisi per queste cose, e 10 grammi di hashish, la più leggera delle droghe, devono essere sembrati a un adolescente di Lavagna, in Liguria, assai più gravosi della propria anima pure pesante del doppio. Al punto di scegliere di gettarsi dal terzo piano di casa sua, in via Torino, di essere raccolto ferito ma vivo e di morire sull'elicottero che lo trasportava all'ospedale San Martino di Genova, e i 21 grammi della sua anima in una frazione di secondo non avevano più nessun valore nemmeno per il più incarognito degli spacciatori.

È morto per la vergogna, quel ragazzo. Per il senso di colpa nei confronti dei suoi genitori, molto noti nel suo paese, che mentre lui apriva quella finestra di casa non gli badavano, perché stavano nell'altra stanza a parlare con quei finanzieri che pochi minuti prima avevano bussato a casa sua. Erano lì per lui. Poche ore prima il ragazzo, con qualche problema di profitto scolastico negli ultimi tempi, era finito per caso nelle maglie di un controllo antidroga davanti al suo liceo di Chiavari. I militari gli avevano trovato in tasca o nello zaino, vai a sapere, un sacchetto con quella miserabile quantità di cannabis. Era scattato il sequestro e i militari avevano avvertito i genitori convocandoli a casa per una perquisizione. Tutto da procedura, tutto da copione, i finanzieri con la ramanzina pronta e forse anche un po' di simpatia per quel ragazzino che poteva essere come un figlio loro, solo un po' più sventato.

La perquisizione era stata fatta, in casa non c'era altra droga, tutto a posto o quasi, i militari stavano spiegando ai genitori che il ragazzo avrebbe rischiato solo una segnalazione al prefetto ma che magari avrebbero dovuto sorvegliarlo un po' di più. Troppo tardi, perché era quello il momento per tenerlo d'occhio. Il tempo di girare la maniglia di una finestra e di farsi inghiottire dal nulla. Che è poco, pochissimo meno di 21 grammi e soprattutto di 10.



Sedicenne suicida durante perquisizione, il generale della Finanza Renzo Nisi: “Umanamente non rifarei il blitz”

Il comandante provinciale di Genova torna a parlare in un'intervista con il QN- Quotidiano nazionale del suicidio del 16enne di Lavagna cui le Fiamme Gialle avevano trovato dell'hashish. A chiedere l'intervento dei finanzieri era stata la mamma del ragazzino che durante i funerali li ha ringraziati. L'alto ufficiale: "Conoscendo l’esito tragico di quel servizio, adesso dico che era meglio non farlo"
di F. Q. | 17 febbraio 2017

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02 ... tz/3397226

“Potendo tornare indietro, avrei rifatto quel blitz? Umanamente, dico di no. Col senno di poi immaginerei sicuramente un intervento diverso, con un supporto psicologico presente in casa. Penserei a una soluzione alternativa, ci sto ragionando tutti i giorni. Conoscendo l’esito tragico di quel servizio, adesso dico che era meglio non farlo”. Il generale Renzo Nisi, comandante provinciale della Guardia di finanza di Genova, torna a parlare in un’intervista con il QN- Quotidiano nazionale del suicidio del 16enne di Lavagna cui le Fiamme Gialle avevano trovato dell’hashish. A chiedere l’intervento dei finanzieri era stata la mamma del ragazzino che durante i funerali ha ringraziato la Finanza.

Il comandante, che era stato in silenzio subito dopo le polemiche per l’intervento dei suoi uomini, ripete che “se un cittadino ci chiede aiuto, dobbiamo aiutarlo nel miglior modo possibile. Nel caso del ragazzino siamo intervenuti con tutte le cautele del caso, predisponendo una squadra speciale per l’occasione, composta da padri di famiglia che sapessero bene come approcciare un giovane. Erano tutti militari in grado di creare un ambiente meno traumatico possibile. Abbiamo fatto in modo che nell’abitazione ci fosse la madre con il compagno”. Il finanziere spiega che durante l’intervento non c’erano stati liti, ma “classico rimprovero da genitori”. Alla domanda sulle dichiarazioni del procuratore dei minori della Liguria, Cristina Maggia, ha detto che bastava una chiamata e avrebbe sconsigliato la perquisizione, l’alto ufficiale risponde: “Non entro in polemica con il procuratore: noi operiamo strada per strada, con la gente e per la gente. Le decisioni vanno prese nell’arco di un attimo e ci appelliamo alla professionalità. Se si giudica in base al risultato, anche la vita di ognuno di noi è da rivedere”. La stessa procuratrice aveva spiegato che l’intervento della Finanza era stato corretto e tutto si era svolto nel pieno rispetto delle regole. “Abbiamo messo in campo la migliore esperienza e rispettato le procedure per tutelare il minorenne. Il risultato non ci ha dato ragione, non siamo tranquilli. Ci sentiamo profondamente colpiti e dispiaciuti – prosegue nel colloquio con QN – Fare il massimo non è bastato, si può pensare di mettere più forze in campo. Normalmente non si fa, ma nelle perquisizioni casalinghe potrebbe entrare in gioco da prassi lo psicologo”. Una riflessione che aveva fatto anche il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi.

Alla domanda se c’è una spiegazione al gesto del ragazzo, Nisi dichiara: “Non lo so, me lo sto chiedendo in tutti questi giorni e soprattutto ieri (mercoledì, ndr) al funerale quando ho visto l’enorme partecipazione per l’addio. Quel ragazzo era inserito ovunque, aveva amici, conoscenti, compagni di squadra. Non si spiega, è imponderabile“. Per il generale la scelta dei genitori del sedicenne di rivolgersi alla Finanza è stata opportuna: “La loro scelta è stata giusta, l’esito era imponderabile. Se la gente non si rivolge allo Stato nel momento del bisogno, la società perde il suo valore. In questi giorni ho sentito di tutto, tranne che la fiducia nello Stato. Noi aiutiamo chi ha bisogno”.




Ragazzo suicida a Lavagna, è stata la madre a chiamare la Finanza
«Perdonami per non essere stata capace di colmare quel vuoto che ti portavi dentro da lontano» ha detto la donna durante le esequie

http://www.lastampa.it/2017/02/15/itali ... agina.html

«È stata la mamma del ragazzo a rivolgersi a noi, quella stessa mattina venendo in caserma, perché non sapeva più cosa fare. Aveva provato tante volte a cercare di convincerlo a smettere ma non sapeva più come fare». Alle 19.45 arriva la dichiarazione del comandante provinciale della Guardia di Finanza Renzo Nisi che rende esplicito quanto si era capito dai manifesti affissi a Lavagna che annunciavano i funerali e dalle parole in chiesa della mamma del povero Gio, il ragazzo di 15 anni che si è tolto la vita durante la perquisizione in casa perché era stato trovato con 10 grammi di hashish.

«Quella di questo ragazzo - prosegue il comandante - è una famiglia da ammirare perché non ha fatto finta di nulla, perché ha avuto il coraggio di non nascondersi dietro a un problema. Un problema che c’era, anche banale, ma c’era. La mamma si è data da fare in tutti i modi e alla fine si è rivolta a noi».

«Quello che è successo - sottolinea Nisi - è una cosa imponderabile, fuori da quello che umanamente uno si può immaginare. La mamma del giovane è venuta in caserma e ci ha detto che il figlio usava droghe leggere, che aveva paura che fosse finito in un brutto giro. Abbiamo capito che non ci trovavamo davanti a un criminale e siamo intervenuti quasi con una finalità pedagogica visto che erano appunto pochi grammi». «Noi siamo al servizio dei cittadini - conclude l’ufficiale - e capita a volte che siano gli stessi genitori a chiamarci per chiederci aiuto. Abbiamo agito con tutte le cautele del caso, ma è stato un fatto davvero imponderabile».

Ragazzo suicida a Lavagna, la madre: “Perdonami per non aver colmato quel vuoto dentro di te”

“Nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore di chi resta”. Recitava così uno striscione appeso alla balconata della chiesa di Santo Stefano di Lavagna già strapiena dentro e fuori per il funerale del sedicenne che si è tolto la vita gettandosi dalla finestra della sua abitazione mentre era in corso un controllo della Guardia di Finanza che qualche ora prima lo aveva sorpreso con della droga leggera durante un controllo fuori dalla scuola. Tanti giovani, tanti amici della famiglia, le divise della Virtus Entella e il simbolo del gruppo folcloristico a cui il giovane apparteneva. In chiesa l’urlo di disperazione della madre: “Perdonami per non essere riuscita a colmare quel vuoto che ti portavi dentro”.

I funerali

Almeno duemila persone hanno partecipato ai funerali del ragazzo di 15 anni che si è tolto la vita a Lavagna durante una perquisizione in casa sua.

Ad un certo punto la folla è diventata così traboccante che non è stato più possibile entrare nella Basilica di Santo Stefano di Lavagna (foto) . Centinaia di persone si sono disposte nel grande piazzale e sulla lunga balconata dove è stato appeso un cartello disegnato con lo spray con la scritta “nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore di chi resta” e un grande cuore blu. Un altro cuore blu per un altro striscione con le parole di “in morte di SF” di Francesco Guccini e una foto del ragazzino suicida mentre gioca a calcio nella squadra in cui militava.

La madre: «Non è normale andare sempre oltre»

«Vi vogliono far credere che fumare una canna è normale, che faticare a parlarsi è normale, che andare sempre oltre è normale. Qualcuno vuol soffocarvi». Lo ha detto ai giovani la madre del ragazzo suicida durante i funerali. «Diventate protagonisti della vostra vita e cercate lo straordinario. Straordinario è mettere giù il cellulare e parlarvi occhi negli occhi. Invece di mandarvi faccine su Whatsapp, straordinario è avere il coraggio di dire alla ragazza sei bella invece di nascondersi dietro a frasi preconfezionate».

Lavagna, il dolore dei genitori al funerale del quindicenne suicida

«Vi vogliono far credere che fumare una canna è normale, che faticare a parlarsi è normale, che andare sempre oltre è normale. Qualcuno vuol soffocarvi». Lo ha detto ai giovani la madre del ragazzo suicida durante i funerali. «Diventate protagonisti della vostra vita e cercate lo straordinario».


«Straordinario è chiedersi aiuto proprio quando ci sembra che non ci sia via di uscita. Straordinario è avere il coraggio di dire ciò che sapete. Per mio figlio è troppo tardi ma potrebbe non esserlo per molti di voi, fatelo», ha detto la donna.

«Noi genitori invece di capire che la sfida educativa non si vince da soli nell’intimità delle nostre famiglie, soprattutto quando questa diventa una confidenza per difendere una facciata, non c’è vergogna se non nel silenzio: uniamoci facciamo rete», ha aggiunto. «In queste ore ci siamo chiesti perché è successo, ma a cercare i perché ci arrovelliamo. La domanda non è perché, ma come possiamo aiutarci. Fate emergere i vostri problemi», ha detto la madre ai ragazzi.

«Un pensiero particolare va alla Guardia di Finanza che ha saputo ascoltare l’urlo di dolore di una madre»: ha aggiunto la donna che ha concluso il discorso così: «Le ultime parole sono per te, figlio mio. Perdonami per non essere stata capace di colmare quel vuoto che ti portavi dentro da lontano», e poi accennando alla storia familiare del figlio, la signora Antonella ha aggiunto: «Voglio immaginare che lassù ad accoglierti ci sia la tua prima mamma e come in una staffetta vi passiate il testimone affinché il tuo cuore possa essere colmato in un abbraccio che ti riempia per sempre il cuore», ha detto la donna che in chiesa era accompagnata dal padre adottivo del ragazzo e suo ex marito. «Fai buon viaggio piccolo mio», è stato l’ultimo saluto.

Gli amici ai funerali

Tanti giovani, tanti amici della famiglia, le divise della Virtus Entella e il simbolo del gruppo folcloristico a cui il giovane apparteneva. Nei manifesti che annunciavano le esequie la famiglia ha voluto ringraziare anche la Guardia di Finanza quasi a non voler colpevolizzare i militari per quel che è successo.

ANSA

Il parroco ai giovani: «Parlate di voi e della vostra vita»

A celebrare le esequie Don Andrea Buffoli, cappellano della Virtus Entella. «Ai ragazzi qui presenti voglio dire due cose: parlate di voi e della vostra vita, perché vuol dire farsi volere bene ed essere accolti, non abbiate paura di farlo. E la seconda cosa è noi non siamo i nostri sbagli ma siamo le nostre cose belle. Se n’è andato in modo tragico e assurdo ma voi qui testimoniate il bene che gli avete dato e che da lui avete ricevuto. Questo amore va custodito. È stato un riferimento per tanti: era una bandiera e come tutte le bandiere per essere animate hanno bisogno di vento». Ieri il padre aveva detto: «Non sono stato un bravo padre, non ho saputo capire mio figlio».

ANSA

Gasparri e Giovanardi contro Saviano

La morte dello studente è diventata un caso nazionale, di cui si è occupato oggi anche Roberto Saviano, stigmatizzando l’accanimento contro i “piccoli” a vantaggio della criminalità organizzata. Rispondono con rabbia in una nota i senatori Carlo Giovanardi (Idea Popolo e Libertà) e Maurizio Gasparri (Forza Italia): «Il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani sotto i 20 anni in Italia con 500 morti ogni anno. Una tragedia che negli ultimi giorni si è rinnovata con gesti estremi collegati con situazioni le più disparate e incomprensibili, compreso un episodio collegato con il possesso di stupefacenti. Di tutto questo ha immediatamente approfittato Roberto Saviano, strumentalizzando un angoscioso problema di vulnerabilità degli adolescenti per rilanciare la liberalizzazione dell’uso degli stupefacenti anche ai minorenni, che aggraverebbe ancora di più la situazione della fragilità giovanile».



Imponderabile un cazzo. Le mamme stronze esistono.

https://nonsiseviziaunpaperino.com/2017 ... e-un-cazzo


State per leggere forse le peggiori righe che una persona, addirittura io, possa scrivere riguardo qualcuno che soffre.

Qualche giorno fa un sedicenne si è suicidato, l’ha fatto gettandosi dalla finestra mentre i finanzieri perquisivano la sua camera per una decina di grammi di fumo trovatigli addosso durante i controlli richiesti dalla mamma. Una reazione inconsulta, esagerata, dettata dalla paura, dall’ignoranza, dal panico, una reazione sciocca, una di quelle cose che ci si potrebbe aspettare solo, che so, da un adolescente.

Non so come impedirvi di leggere quanto segue, quindi se potete evitatelo.
Odio, rabbia, frustrazione, offese veementi e neanche un cazzo da ridere. Giuro che se avessero lasciato il cadavere dov’era non avrei avuto nulla da dire, ma quando ho visto che qualcuno ha iniziato a ballarci sopra, mi sono sentito in diritto di offenderlo.

Premessa: non conosco le persone coinvolte né la loro storia, né i dettagli della reale situazione prima dell’accaduto, né c’ero quando è successo, né ho voluto esaminare un particolare di vita. Ma, cazzo, ho sentito e letto quelle maledette parole, e se è possibile far morire qualcuno due volte, è quello che è stato fatto.

Non ce l’ho con quella donna per quello che è, quello è un problema suo ed è qualcosa che non possiamo sapere fino in fondo, ma trovo terribile quello che ha detto.

Non parlerò del proibizionismo, che trova in questa occasione la ciliegina su di una torta più piena di merda delle crociate e della Jihad messe insieme. Parlerò invece della signora mamma di questo ragazzo, una signora che ha perso un figlio, l’evento più doloroso possibile nella vita di un genitore. Una signora che potrebbe per questo aver perso il lume di una ragione già latitante. Forse quando avrò finito non vorrete più aver nulla a che spartire con me, ma parlerò di questa mamma e delle sue parole senza pietà alcuna. Lo farò perché ne ho bisogno, per denunciare la mancanza di un’altro tipo di pietà, quella che certe idee stanno spargendo tra gli uomini, lo farò perché se nemmeno una madre in questo momento riesce a liberarsi dai vincoli di queste idee, non c’è “le donne ci salveranno” che tenga, non c’è “se i poveri governassero”, non c’è “l’uguaglianza tra le razze porterà giustizia”; non ci sarà null’altro che “io”, tanti, troppi piccolissimi “io” che scinderanno l’umanità fino al minimo comune denominatore: la merda che siamo.

Questa madre aveva un figlio che perdeva colpi a scuola, lo vedeva smarrirsi un po’, e ha reagito chiamando la Guardia di Finanza e “mandandolo bevuto”, causandone “indirettamente” la morte.

Si può sbagliare, anche in modo grave, e le conseguenze ricadono su di noi. Non è questo, il problema. Il problema è che la reazione di questa madre è stata quella di scaricare la propria responsabilità di genitore sulle spalle “della gioventù”, che, immplicitamente, non capisce un cazzo.

Spoiler, mamma dell’anno: la gioventù capisce quello che gli spieghi.

Accusando i giovani di manie di protagonismo e di altre amenità usa l’altare della chiesa come il palco di un reality per la sua performance da tronista. Ed ora,siccome io sono più merda di lei, risponderò al suo comizio passo per passo, perché uno schifo del genere, questa mamma e tutti quelli che assecondano il medesimo pensiero, devono schiaffarselo nel culo ogni volta che viene loro in mente di avere un figlio. Anzi, INVECE, di avere un figlio.

Iniziamo:

“Le ultime parole sono per te, figlio mio. Perdonami per non essere stata capace di colmare quel vuoto che ti portavi dentro da lontano. Voglio immaginare che lassù ad accoglierti ci sia la tua prima mamma e come in una staffetta vi passiate il testimone affinché il tuo cuore possa essere colmato in un abbraccio che ti riempia per sempre il cuore. Fai buon viaggio piccolo mio.”

Questo è l’unico mea culpa che sentirete, insieme a quello del padre, che ammette di non essere stato un buon padre, tanto per rinforzare la tautologia insita in questa rubrica. Non possiamo sapere se e quanto questa donna abbia provato a stare vicino al figlio adottivo, la cosa che stupisce è però la bellissima frase sulla staffetta che, se la rileggete, non vuol dire un cazzo. Il testimone di cosa? Boh. “FInalmente sei con la tua vera mamma”, pare consolarsi la donna, omettendo di dire che il perché di questa reunion potrebbe non essere una fortuita disgrazia.

“La domanda che risuona dentro di noi e immagino dentro molti di voi è: perchè è successo, perchè a lui, perchè adesso, perchè in questo modo? Arrovellandoci sul perchè, ci siamo resi conto che non facevamo altro che alimentare uno stato d’animo legato alla sua morte senza possibilità di una via d’uscita. Allora abbiamo capito che forse la domanda da porsi in questa situazione è piuttosto: come?“.

E invece no, principessa Myškin: “perché” era proprio la domanda giusta, e il non voler accettare la risposta non è un buon motivo per cercare la scorciatoia di una domanda di riserva. Bisogna affrontare i problemi, anche e soprattutto quando il problema deriva da una propria mancanza. Ma quanto è più facile dire “è colpa della droga”? Quanto è miserabile e vigliacco evitare così la questione principale, alla disperata ricerca di un’assoluzione, non nel privato del proprio dolore, ma in pubblica piazza?

Prosegue, rivolgendosi ai ragazzi: “Vi vogliono far credere che fumare una canna è normale, che faticare a parlarsi è normale, che andare sempre oltre è normale. Qualcuno vuol soffocarvi”.

Un adolescente che ha difficoltà ad esprimersi? Davvero? Perché non ha chiamato direttamente le teste di cuoio?
Sa cosa? Fumare una canna È normale, quanto bere alcolici, è solo meno legale, se sapesse distinguere il “mala in se” dal “mala quia prohibita” capirebbe che l’unica cosa soffocante è la garrota dell’ignoranza in cui ha fallito di crescere suo figlio.

“Diventate protagonisti della vostra vita e cercate lo straordinario. Straordinario è mettere giù il cellulare e parlarvi occhi negli occhi. Invece di mandarvi faccine su whatsapp […]”

Disse la protagonista del film indie “Piuttosto che parlarci ancora chiamo la finanza“.
Insistere sulle idee che hanno portato il proprio figlio ad un’ingiusta fine prematura, questo sì che è cercare lo straordinario. Se avesse mai giocato ai videogiochi con suo figlio saprebbe che una mossa del genere la chiamano overkill. Ma è un’eresia pensare che lei facesse qualcosa del genere, visto che denigra persino l’utilizzo dello strumento tecnologico per comunicare. “Ah, maledetti giovinastri che utilizzate cose che non capisco”. E sicuramente chi usa Whatsapp non parla mai guardando l’interlocutore negli occhi, è sempre stato così, nella vita vera a Paperopoli.

“[…] straordinario è avere il coraggio di dire alla ragazza ‘sei bella’ invece di nascondersi dietro a frasi preconfezionate“. “Straordinario è chiedersi aiuto proprio quando ci sembra che non ci sia via di uscita. Straordinario è avere il coraggio di dire ciò che sapete. Per mio figlio è troppo tardi ma potrebbe non esserlo per molti di voi, fatelo.”

E certo che a questo punto usare una frase preconfezionata da lei dev’essere senza dubbio MEGLIO che usare una frase preconfezionata da un poeta, da un cantante o da chiunque altro. Perché lei sa cosa è meglio per i giovani. Si capisce dalla quantità di figli morti che può vantare.
Straordinario è chiedere ciò che non si sa e accettare che le cose possano essere diverse da come le si immagina o pretende. Dire ciò che si sa, o peggio imporlo, è solo da straordinarie teste di cazzo. Straordinario è andare incontro alle esigenze del prossimo invece che imporre le proprie “soluzioni”.
Questo discorso è un tale coacervo di umanità retrograda che persino i beduini che hanno scritto la bibbia l’avrebbero guardato con sospetto, mentre segnavano la lapidazione come metodo contraccettivo.

“Noi genitori invece di capire che la sfida educativa non si vince da soli nell’intimità delle nostre famiglie, soprattutto quando questa diventa una confidenza per difendere una facciata, non c’è vergogna se non nel silenzio: uniamoci facciamo rete.”

La “rete”. Funziona un casino la “rete”. Forse dovrebbe iscriversi ad un meetup. O forse avrebbe dovuto frequentarli un po’ ‘sti cazzo di giovani invece di giudicarli senza conoscere altro che i voti di scuola e i telefilm sulla droga.
La sfida educativa. Cristo, si lamentava dello studio di suo figlio, ma lei quanto ha studiato per fare il genitore? Quanti libri di psicologia, di sociologia, di neurologia, di scienze comportamentali ha studiato prima di decidere come fare il genitore? Forse il ragazzo non zoppicava per la droga. Forse qualcuno l’ha azzoppato “nell’intimità della famiglia”.
Non possiamo saperlo, certo. Ma, per esempio, sarei anche curioso di sapere quali specialisti ha provato a contattare prima di prevedere per suo figlio una segnalazione alla prefettura da sbandierare con orgoglio quando sarebbe diventato direttore di banca.
Vergogna invece ce ne dovrebbe essere, e non solo nel silenzio, ma anche e soprattutto nelle parole dannose, perché signora, con quello che sta dicendo e facendo con queste sue parole, le garantisco che per lei e per ciò che rimane della sua famiglia il silenzio sarebbe l’unico scampolo di dignità.

“In queste ore ci siamo chiesti perché è successo, ma a cercare i perché ci arrovelliamo. La domanda non è perché, ma come possiamo aiutarci. Fate emergere i vostri problemi“, ha detto la madre ai ragazzi.

Ancora. La domanda invece è proprio “perché”, e la risposta probabilmente è “perché prima di suo figlio i veri problemi li ha avuti lei”. L’unica differenza è che lei può continuare ad averne. Perché ha scelto il modo peggiore per dimostrare che forse non era la persona più indicata per avere figli.

E alla Finanza ha detto anche: “Grazie per aver ascoltato l’urlo di disperazione di una madre che non poteva accettare di vedere suo figlio perdersi. E ha provato con ogni mezzo di combattere la guerra contro la dipendenza prima che fosse troppo tardi.

Le canne, lei lottava contro la dipendenza di suo figlio dalle canne. Se avesse davvero chiesto aiuto a qualcuno, prima che alla Guardia di Finanza, probabilmente le avrebbero spiegato che le canne erano la lotta contro la dipendenza da una madre ottusa e ignorante, i cui limiti hanno sbarrato la vita del figlio. I cui limiti hanno creato il “troppo tardi” di cui parla. “Con ogni mezzo” significa che li provi tutti, i mezzi, prima di far arrestare tuo figlio daventi ai compagni di scuola, prima di farlo trascinare da uomini in divisa nella sua stanza, in modo che possano violare legalmente l’unico posto “intimo” per un adolescente, nell’incoerente tentativo di dimostrare che sì, le canne fanno meno male di un salto nel vuoto che parte dalla vergogna e finisce diversi piani più in basso.

Non c’è colpa né giudizio nell’imponderabile, e dall’impoderabile non può che scaturire linfa nuova e ancora più energia nella lotta contro il male. Proseguite“.

“La legge non ammette ignoranza”, per una che risolve le difficoltà del figlio chiamando le forze dell’ordine, dovrebbe essere un concetto semplice da comprendere; ecco, allo stesso modo, quando uno concorre alla morte del proprio figlio potrebbe non essere la cosa più dignitosa da fare lo scaricare le responsabilità su un generico “male” usando la frase “chi l’avrebbe mai detto”.
Il male contro cui lottare è questo modo di pensare.
Le sue idee e il suo comportamento incarnano la rovina delle nuove generazioni che, semmai nonostante voi troveranno la forza di lottare, dovranno farlo proprio contro l’ottusa, convinta e prepotente ignoranza che li sta costringendo ad essere ciò che non sono o, in alternativa, a non essere più.
Prima l'uomo poi caso mai anche gli idoli e solo quelli che favoriscono la vita e non la morte; Dio invece è un'altra cosa sia dall'uomo che dai suoi idoli.
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Re: El canevo o mariuana come cura e farmago

Messaggioda Berto » gio feb 16, 2017 8:09 am

Anche la fibromialgia viene curata con i cannabinoidi


Fibromialgia
https://it.wikipedia.org/wiki/Fibromialgia

La fibromialgia, detta anche sindrome fibromialgica (abbreviazione FM) o sindrome di Atlante, è una sindrome idiopatica e multifattoriale caratterizzata da dolore muscolare cronico, diffuso, fluttuante e migrante, associato a rigidità, astenia (calo di forza con affaticabilità), insonnia o disturbi del sonno, alterazioni della sensibilità (come eccessiva percezione degli stimoli) e calo dei livelli di serotonina, con possibili disturbi d'ansia e depressivi in parte dei pazienti.

La sua stessa diagnosi e le caratteristiche cliniche sono state a lungo controverse. La fibromialgia è altresì descritta come forma generalizzata di reumatismo extra-articolare non infiammatorio, ad origine incerta. Non si tratta di un disturbo psichico, anche se lo stress psicofisico e l'ansia possono incidere su di essa, e tuttora alcuni specialisti la vedono come un insieme disparato di sintomi spesso trattati come psicologici, o come gli effetti fisici del disturbo depressivo.



http://www.farmacoecura.it/malattie/fib ... ri-di-cura

La fibromialgia è una sindrome muscolo-scheletrica causa di dolore ed affaticamento. Solo negli ultimi 10-15 anni si è potuto approfondire la conoscenza di questa malattia che in Italia colpisce circa 1.5-2 milioni di persone, sopratutto di sesso femminile.

Ad essere colpiti sono sopratutto muscoli e tendini e, nonostante assomigli ad una patologia articolare, non si tratta di artrite e nemmeno causa deformità delle articolazioni.

Ricevo e pubblico volentieri da una lettrice colpita dalla fibromialgia:

Vorrei aiutare con alcuni fatti sulla fibromialgia.

Sono in Sud Africa e ne soffro da più di dieci anni. Non soffriamo di depressione, bensì di una frustrazione che ci porta alla tristezza, perchè la mente è molto attiva e il corpo non risponde e ci tradisce con dolori estremi e sintomi che i dottori non capiscono. L’esercizio aiuta solo all’inizio di questa patologia, ma poi contribuisce ancora di più a far star male.

Parlo da persona molto attiva, facevo yoga, mi piaceva ballare ed anzi lavoravo sul palcoscenico come cantante. Ora mi è difficile camminare in casa da una stanza all’altra.

Ho cercato di continuare con gli esercizi sino a che ho potuto, ma poi è subentrata la post-exertional fatigue, che menzionano in molti siti (nel mondo) per cui un minimo sforzo fisico provoca giorni di dolori e ricadute.

Vorrei poter aiutare, confermando i sintomi della fibromialgia e raccontando la mia storia personale, …

Ho avuto analisi praticamente di tutto e dovrei essere la persona più sana del mondo, anche come dieta. Eppure mi posso a malapena muovere. Riesco a guidare forse una volta ogni due settimane per andare al supermercato e poi sono completamente esausta. Questa malattia è avanzata gradualmente e vedo che peggiora con il tempo. Essendo da sola e senza aiuto mi preoccupo per il futuro naturalmente.

Non si guarisce da questo. Ho avuto sintomi di fibromialgia per un paio d’anni quando ero più giovane, poi è sparita per ritornare più grave dopo i quaranta.
[…]

Solo provando questo livello di dolore e di infermità si può davvero capire quello che soffriamo noi pazienti tutti i giorni. Gli antidolorifici e simili non aiutano e farmaci come Lyrica danno effetti collaterali (almeno a me) insopportabili.

Viviana C.




Cura e terapia

http://www.farmacoecura.it/malattie/fib ... a/#steps_5


Alla terapia farmacologica è indispensabile associare attività fisica ed una completa informazione ed educazione del paziente, per esempio all’igiene del sonno, in grado di migliorare od eliminare i fattori scatenanti e/o in grado di peggiorare la sintomatologia.

Per quanto riguarda i farmaci sono utilizzati paracetamolo (Tachipirina, Efferalgan, Acetamol), antinfiammatori, antidolorifici (ad esempio il tramadolo, nome commerciale Contramal).

Per migliorare la qualità del sonno si prescrivono spesso antidepressivi e miorilassanti (Flexiban, Lyseen, Muscoril).

Gabapentin (Neurontin) e pregabalin (Lyrica) danno risultati apprezzabili solo in una parte di pazienti.

Come detto non si può prescindere poi da una moderata ma periodica attività fisica: nonostante la riluttanza ad intraprendere del movimento fisico a causa del dolore, quest’ultimo migliora rapidamente donando sollievo al paziente. Negli ultimi anni, fra le attività consigliate, si è inserito per la sua efficacia anche lo Yoga.

Alcuni medici provano inizialmente un approccio naturale che prevede innanzi tutto riposo (però senza immobilizzazione, causa di peggioramento della sintomatologia); in seguito stretching ed un’attività fisica da aumentare gradatamente. E’ possibile poi ricorrere a massaggi rilassanti per migliorare la qualità del sonno.

Vengono talvolta prescritti integratori vitaminico-minerali, senza una reale prova di efficacia e con risultati contrastanti.


“Ho la fibromialgia, curo il dolore con la cannabis, ma nessun dottore mi segue”
26/03/2015
Isabella Palazzo

http://www.cannabisterapeutica.info/201 ... e-mi-segue


“Non solo appena sentono la parola Bedrocan, tra i medici che ho consultato si scatena un fuggi-fuggi generale. Non riesco a trovare nemmeno un medico che mi rinnovi la ricetta bianca per avere la prescrizione delle infiorescenze. Ma io mi chiedo: cosa deve fare una paziente per potersi curare? Rivolgersi al mercato nero e finanziare così la delinquenza e la criminalità organizzata? Io non ci sto perché è contro qualsiasi mio principio, ed ora capisco perché molti malati ed associazioni insistono sulla necessità dell’auto-coltivazione, sono le leggi e le istituzioni a portare al fatto che diventi l’unica soluzione plausibile”.

È questa l’amara conclusione alla quale è giunta Isabella Palazzo (nella foto), giovane mamma e paziente che utilizza la cannabis terapeutica per placare i dolori dovuti alla fibromialgia che la affligge. Ma andiamo con ordine. Isabella per una patologia pregressa si è sottoposta ad una cura di un anno con l’interferone che le ha negativizzato la malattia causandole però molti problemi a livello fisico e psicologico.

“Ho avuto crisi depressive fortissime che mi hanno portato a pensare di potermi suicidare”, racconta puntualizzando che “l’interferone mi ha sconvolto la vita. Tra gli altri problemi mi ha causato una paralisi facciale temporanea, indebolimento del fisico in generale e dei denti, perdita di capelli, dimagrimento e progressiva perdita della memoria”.

Qui inizia ad informarsi presso un epatologo per chiedere se il Bedrocan potesse darle una mano, ma il medico si rifiutò di prescriverglielo. Intanto Isabella comincia a patire una serie di dolori e reumi che non l’abbandonano e si fanno sempre più insistenti. Una visita da un reumatologo le conferma che è affetta da fibromialgia e il consiglio del dottore è quello di iniziare una cura a base di antidolorifici e psicofarmaci miorilassanti.

Ricetta Alessio Mercurio“In quel momento ho pensato che anche la fibromialgia fosse una conseguenza della cura con l’interferone e ho deciso che non avrei continuato le terapie tradizionali: lì è cominciata la mia odissea per ottenere il Bedrocan, che mi è stato prescritto per la prima volta a febbraio, dal medico Alessio Mercurio (la ricetta nella foto a sinistra), in una giornata informativa organizzata dall’associazione LapianTiamo. Al trattamento con la cannabis per placare i dolori ho affiancato l’oro colloidale, che è uno stimolante e antidepressivo naturale e la zeolite, che è un minerale naturale con funzioni disintossicanti, come fosse uno spazzino dell’organismo”.

Oggi come stai? “Se assumo regolarmente il Bedrocan sto benissimo. Solo che appena nomino il farmaco ad un dottore mi rispondono che non conoscono la terapia e che non vogliono prescrivermelo. Io in generale con il Bedrocan dormo tutta la notte, cosa che non mi capitava da mesi, e non sento più i dolori che mi tormentavano. Bevo una tisana alla mattina preparata con le infiorescenze mentre la sera la fumo, anche se non mi piace molto e quando potrò permettermelo acquisterò un vaporizzatore. In generale ne assumo circa mezzo grammo al giorno a volte anche meno, fermandomi ad uno 0,3 grammi perché se sto già bene e non ho particolari dolori diminuisco. Diciamo che visto anche il fatto che le scorte stanno per finire e non trovo nessuno in zona che mi faccia la ricetta, nemmeno quella bianca, sto facendo “la formichina” tentando di far durare il farmaco più a lungo possibile”.

Intanto su change.org è partita una petizione perché anche l’Italia, così come è già stato fatto dal Parlamento europeo, riconosca la fibromialgia come patologia gravemente invalidante. La petizione è stata lanciata da Morena Pantalone, 53enne che spiega di essere affetta da questa patologia da oltre 7 anni e chiede che che “la comunità medica, i responsabili politici nazionali ed europei contribuiscano ad eliminare lo scetticismo attorno a questa malattia, per garantire a tutti i pazienti un miglioramento della qualità di vita”. Riguardo invece a cannabis e fibromialgia avevamo già raccontato una storia simile, quella di Maria Durante, affetta da fibromialgia dalla nascita, che aveva dichiarato di utilizzare la cannabis per placare i dolori e di non riuscire a trovare un medico che gliela prescrivesse.

L’anno scorso, invece, un sondaggio dell’organizzazione no-profit americana National Pain Foundation condotto online su oltre 1300 pazienti, suggeriva che la cannabis potrebbe funzionare meglio dei farmaci approvati attualmente dalla Food and Drug Administration americana nel trattamento della fibromialgia.

“Non penso di chiedere la luna – spiega Isabella che oltre a tutte le difficoltà ha anche un figlio piccolo a cui badare – e posso anche capire i timori dei medici, ma io non mollo e continuo a credere che al primo posto debba esserci il diritto alla salute dei pazienti”.

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